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Amily, Shyrad in 23 Luglio 2007


Piazza Duomo: il fine meriggio allunga le ombre, sdraiandole sulla pavimentazione bianca, che ignare le persone calpestano, come fosse uno sporco tappeto, insozzato dai loro peccati. Gente, accaldata e stanca nella piazza: forze dell'ordine, turisti, accattoni, studenti... Ogni sorta di figura è riconoscibile nei dintorni, basta solo volgere il capo e ogni profilo immaginabile prende vita, come la trama di un lungometraggio. Il sole saluta oggi le guglie candide del Duomo, colonna portante della Chiesa, baluardo insormontabile che in molti profetizzano cattedrale immortale, ma ben salda sul sangue di coloro che per erigerla ne han lasciato la vita.

Il silenzio rimane costante in quella piccola cameretta spoglia. Lo sguardo di Amily perso nel vuoto, nella bellezza e nell'imponenza del Duomo. Quel marmo bianco cosĂŹ delicato ed aggraziato stona di certo con le visite che la bimba fa con la fantasia dentro quel luogo. Un sospiro dalle labbra di Amily, la quale poggia la piccola mano destra contro il vetro; la piccola bambola di pezza e' sempre con lei, stretta nella manina sinistra, avvicinata al vetro per farle mirare il Duomo. La vocina piccola e flebile,


impercettibile." Tra poco e' ora della nanna." Sembra sconsolata nel dire quelle parole: ancora una volta non vuole abbandonare il mondo fantastico che stava creando con tanta fatica e dedizione.

Seduta ad un tavolino di un bar ai margini della piazza, mentre sorseggia un freddo thè al limone. Il leggero vestito di chiffon sembra quasi incollato all'esile corpo, non un alito di vento che lo muova o che venga rinfrescar la giovane dal caldo torrido. Osserva distrattamente la piazza, forse fin troppo nota ai suoi occhi. Turisti con miriade di macchine fotografiche e lattine passano anonimi davanti ai suoi occhi senza procurale alcuna emozione.


Freddo glaciale e dalle labbra, ora livide, della piccola Amily fuoriesce del vapore, che va ad appannare il vetro innanzi ai suoi occhi. Tutto accade in un attimo e lei non ha avuto nessun sentore di ciò che la circonda. Un bianco braccio alle sue spalle si avvicina, nel tentativo di accarezzarla o peggio ancora portarla là dove nessuno potrà più tornare. Non è la prima volta che la piccina vive attimi simili, ma questa volta le sue sensazioni paiono averla abbandonata, confusa e tradita. Una paura ancestrale ciò che l'assale, e l'unico desiderio è abbandonare quella camera, nella ricerca disperata di un luogo che la sua mente o il suo cuore possano ritenere "franco". Shyrad avvolta dalle anime prive di significato, resta a godere della vita che le cammina poco distante, distaccata, alla ricerca forse di un qualcosa che la risvegli, che la attiri o forse colpisca. Una figura vestita di nero, un uomo imberbe e dai lineamenti tirati si siede accaldato ad un tavolo, poco distante ella. I capelli neri della figura maschile ricadono sul volto, celando in parte gli occhi neri profondi e cupi, a prima vista quelli di un uomo stanco della arsura e in cerca solo del refrigerio e di qualcosa di fresco da bere.


Gli occhioni grigi si sgranano, la razionalità abbandona Amily. La bambola viene stretta forte dalla piccola manina, grandi lacrime lasciate cadere. Si volta verso il braccio candido: non riesce a pensare in quel momento. Stringe la bambola al petto e corre in direzione della porta della stanza. La apre, varca la soglia in preda al panico ed al terrore. Si avvia verso la segreteria dell'orfanotrofio: cerca una suora, un prete, chiunque che possa salvarla da quel "mostro" all'interno della sua stanza. "Aiuto!" Inizia a gridare la piccola bambina in preda ai singhiozzi. Le sue sensazioni l'hanno abbandonata questa volta e la paura è agghiacciante. Le ombre della sera si fanno sempre sempre piÚ vicine, solleva una mano per richiamare l'attenzione del cameriere che si affaccenda di tavolino in tavolino. <Il conto, per favore.> La mente vola alla telefonata del pomeriggio, il gruppo di conoscenti sconquassato con cui di tanto in tanto si vede per un aperitivo o per una serata in discoteca. "Ci vediamo stasera per una seratina? Suona un gruppo che ho già sentito." Primo


pensiero di Shyrad "Immagino un gruppo di checche come te.” E invece risponde: “No, mi spiace, ho un altro impegno." Con il televisore, come al solito. Una rapido sguardo verso il tizio che si siede ad un tavolo poco distante dal suo: a prima vista sicuramente un bell'uomo, ma nulla di più. Una suora appare da una porta, spalancandola e sgranando gli occhi nel rivedere la solita bambina "diversa" dagli altri fare chiasso: spettacolo già visto un migliaio di volte e che non la colpisce più di tanto. L'anziana "carceriera" le sbraita contro: "Zitta e torna in camera tua, sennò ti metterò in castigo nella camera della preghiera." Le suora si riferisce ad una vecchia camera del convento di frati che risiedeva lì moltissimi anni fa e dove più di un sacerdote sarebbe stato trovato morto in circostanze misteriose. Leggenda o realtà? Amily, ora, fuori dalla sua stanza riacquista coscienza di sè, ma il desiderio di tornare in camera sua non l'aggrada, anzi le dona un senso di terrore profondo. Shyrad presa dai suoi affanni quotidiani dona un'occhiata veloce all'uomo, che ora la osserva con aria di sufficienza. "Questa città è davvero morta, cade a pezzi e si sgretola con troppa facilità." Dice fra sé nel ricevere l'ordinazione: una sorta di bevanda scura, irriconoscibile e dall'odore, che impregna l'aria circostante. Intenso e dolce, ma anche nauseante ed amaro ciò che Shyrad sente nel naso, un profumo intenso e attraente, che la invita a non fuggire, ma dal quale se vorrà potrà cercare di liberarsi. L'uomo


sorride e ne beve un primo sorso, allungando la mano con il bicchiere in mano e cercando di comunicare qualcosa, che Shyrad non comprende, dato il suo distacco da quello sconosciuto. Fissa la suora: sembra rincuorata da quella visione di preghiera e severità. Le si butta ai piedi stringendola alle gambe. "Non voglio tornare lì dentro!" Continua ad urlare. E' comunque grata che si trovi fuori di lì, ma l'idea di farvi ritorno non la convince. La stanza della preghiera: una stanza dove le leggende parlano, dove i fantasmi prendono vita: forse è il caso di tornare in camera o di andare lì? Povera piccola Amily. Stringe la bambolina dolcemente adesso, come se il suo unico desiderio fosse quello di diventare come lei. Stringe gli occhi più che può cercando di immaginarsi all'interno del Duomo: lì sicuramente qualcuno la capirà e le toglierà questo male che da dentro l'affligge giorno dopo giorno. Le piace aiutare queste persone, ma la spaventano alle volte: Proprio come questa sera. Amily, la piccola Amily, non riesce ad afferrare la suora, la quale invece la stringe per la collottola e con gran vigore la strattona senza ferirla e la conduce verso la famosa camera dei supplizi. I passi riecheggiano per i corridoi silenti a quest'ora. Nessuno dei piccoli ospiti preferisce sfidare le ire delle suore e sbirciare incuriosito. Amily si ritrova ben presto innanzi alla porta della cella di isolamento che veniva quindi usata dai frati, moltissimo


tempo fa. Non ha paura la piccina e le sue sensazioni su un qualcosa di mistico e terribile all'interno del loco la invade appieno: le sue sensazioni sono ora tornate pulsanti e vive. Si, qualcuno la sta attendendo oltre la soglia, qualcuno di molto antico e ghiacciato. Shyrad percepisce l'invito dell'uomo a fargli compagnia, a bere qualcosa offerto da lui. Riesce a resistere al profumo, che le delizia e nausea le narici, ma ora non la attira come fino a poco fa. Gli occhi neri dell'uomo la fissano, mentre il volto ancora di poco resta celato dietro la folta mora capigliatura. Nulla dice, solo un gesto della mano per porgerle l'invito nel sedersi al suo stesso tavolo. Sorride, in un'espressione simile a quella di un eterno bambino, al quale piace "accettare caramelle da sconosciuti", anche se la sensazione che può avere Shyrad d'egli è soprattutto che l'uomo non gradisca nulla come giocattolo, se non rarità preziose: oscuro ed enigmatico, pieno di sé o forse davvero consumato nella noia e in cerca di stimoli, come ella. Smette adesso di piangere Amily: si fa strattonare dalla suora opponendo una resistenza che ella ritiene minima e sindacale. Non si vuol far vedere troppo frettolosa di entrare in quella camera, anche perché la suora potrebbe ripensarci. Le lacrime piano piano si seccano sulle gote appena paffute della bambina. Gli occhi grigi sono arrossati per le lacrime


versate: ancora una volta l'hanno spaventata, ancora una volta non ha saputo fare altro che scappare; stringe la bambolina al petto come a volerla rassicurare: secondo Amily la sua piccola amica ha paura di queste persone. Alza appena lo sguardo verso la suora: la guarda con odio e disprezzo, ma anche con ammirazione e formale gratitudine. Non proferisce alcunché la piccola Amily, che tenta di nascondere la sua curiosità. Qualcuno la sta aspettando, forse per parlarle, forse per chiederle aiuto: cosa che accade più spesso di quanto lei stessa riesca a ricordare. L'odore della bevanda comincia a darle un po' di nausea. <Vi ringrazio per il cortese invito, ma mi son già bevuto un thè freddo.> Non si siede al tavolo ma educatamente si presenta allungando la mano <Shyrad.> Solitamente non è così socievole, ma quest'uomo, un po' scanzonato, par alla ricerca di qualcosa esattamente come lei. La suora accompagna la spalla della piccina, facendola scivolare a passi lenti nella camera buia e senza alcuna ventilazione data da finestre, ma solo da uno sfiatatoio in basso alla porta. L'aria è stagnante, come fosse un'antica tomba appena scardinata. "Vedremo se così starai buona, peste che non sei altro!" Richiude la porta la donnaccia con un movimento secco: un tonfo terribile annuncia la sigillatura della serratura. La bimba ora è sola e dispersa, inghiottita in quel vuoto che in qualche modo la fa sentire


davvero a casa. Le emozioni tornano vive in quel buio opprimente e una voce dal nulla compare, ma Amily resiste alla paura, come se anche lei fosse ombra tra le ombre. "Amily..." Flebile la voce di un uomo, lontana, infinitamente sottile, che anche il battito del cuore può coprire. "Amily..." L'uomo allunga la mano stringendo quella di Shyrad delicatamente, saggiandone la pelle morbida. "Shyrad, bel nome... Esotico direi..." L'uomo parla con voce sensuale, calda e avvolgente. Seduttore a quanto pare, ma freddo nello sguardo. "Sedetevi, prego, che vi costa? Due parole, una battuta veloce, tanto poi, ognuno prenderà strade differenti e questa nostra chiacchierata sarà solo il frutto della nostra fantasia. Solo due parole e magari una sana risata: da troppo non rido di gusto e magari la compagnia di una bella ragazza mi metterà davvero di buon umore." Gentile nel proporre: ora sta a Shyrad accettare o declinare. Viene lanciata all'interno della stanza: la sensazione di sollievo è immensa e la puzza altrettanto. Stringe la piccola bambolina al petto cercando di mettersi seduta. La mano libera che tenta di capire bene come e dove sedersi. "Chi... Chi c'è?" Domanda infine la piccola bambina: solo i grandi occhi grigi si vedono di lei. I piedini scalzi e freddi; fuori fa caldo sicuramente, ma dentro all'orfanotrofio, dentro al cuore di Amily c'è gelo. Una canzone le risuona dolcemente in testa: la bambina si abbandona alle


note ed alla voce flebile che tenta di individuare. Si impegna per fare ciò. Gli occhi che si socchiudono e l'immagine del Duomo bianco che le si para innanzi lo sguardo. Quel luogo di storia, preghiere che non la può proteggere: la bambina sembra arrabbiarsi ma tenta di mantenere la concentrazione necessaria per il contatto con lo spirito. Rimane perplessa Shyrad, con lo sguardo cerca di capire l'uomo che le sta davanti, poi un pizzico di follia la invade. <E sia... Due risate me le faccio volentieri.> Con grazia si alza dal suo tavolo per prender posto in quello a lei vicino. "Un po' maleducato il tipo, neppure si è presentato, pazienza ... Tanto, chi lo rivedrà mai più.” Silenzio avvolge Amily, silenzio e tenebre, che presto la portano ad assopirsi, immersa in un leggero ed intenso sogno. Impressa nella sua mente la voce rimbalzerà a lungo nell'onirico, permeando a lungo le pareti dei suoi sogni. Buona notte piccina, e benvenuta oltre la soglia di chi riesce a vedere ciò che le persone comuni chiamano fantasia. Il buio la carezza, come fosse la mano di una madre, che nelle sue tenebre la culla e protegge. La figlia della notte piano piano prende vita nei palpiti di quella cella. L'uomo all'improvviso alza lo sguardo, serio e preoccupato. Silente volge lo sguardo verso una delle vie secondarie. Lascia una banconota da cento


Euro ad un cameriere di passaggio, volgendo lo sguardo a Shyrad e con voce preoccupata, dicendole. "Scusa, debbo andare. Mi dispiace. Se ci rincontreremo sono sicuro che mi prenderai a schiaffi, ma non posso spiegarti. Scusa ancora, Shyrad." Gli occhi cercano di imprimersi l'immagine di ella, con la coda dell'occhio, mentre il capo si volta velocemente. Forse una lacrima, ma lo sconosciuto si dirige di corsa, nella via. Shyrad potrà tornare alla sua vita, infastidita, incuriosita o affascinata dal comportamento dell'uomo. Lentamente le palpebre calano sugli occhietti grigi, i quali si rivoltano diventando bianchi. Il corpicino che inerme si poggia contro il muro della stanza. Il respiro regolare: dolcemente si lascia cullare da una madre mai avuta e sognata di continuo. La bambolina cade tra le ginocchia di Amily assopendosi anch'essa. Pensieri prima del respiro del sonno il quale l'avvolge con la sua coperta di stelle e sogni. La bambina sprofonda con dolcezza in un sonno che le pare eterno dal quale non sa se si sveglierà molto presto. Mormora quasi tra sé e sé non avendo il tempo di rispondere allo sconosciuto, che nel giro di qualche attimo si allontana. <Che razza di zotico maleducato!> Per poi proseguir mentalmente. “Mai dare confidenza agli sconosciuti...” Aspira ancora l'odore della bevanda, mentre con lo sguardo


incuriosito segue lo sconosciuto per qualche attimo per poi alzarsi. Tentata dalla bevanda non sa se sorseggiarla o meno: invitante e nauseante al tempo stesso. Prende la sua borsetta e si allontana.

23 luglio 2007 - amily shyrad  

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