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Amily in 23 Agosto 2007


Il quartiere Bovisasca sta poco a poco prendendo vita, grazie soprattutto al rientro timido dei primi milanesi e al magnetismo dei due centri commerciali della zona. Il pomeriggio trascorre tranquillo e sereno fra le vie dei dintorni, popolate piÚ che altro da insetti assopiti al riparo dalla pioggia sotto le foglie dei pioppi. Le ultime notizie dei giornali riportano i seguenti avvenimenti: tre presunti rapimenti. Dei due fratelli scomparsi, la sorella è stata ritrovata morta, mentre del piccolo si ha solo un probabile avvistamento proprio sulla soglia di casa sua in Galleria; della terza figura, una bambina orfana, invece non ci sono tracce. Gli inquirenti stanno indagando, seguendo come possibile traccia anche quella di un omicida, che ha colpito la scorsa notte in centro città : una triplice aggressione, che è sfociata in un omicidio con tre vittime, due delle quali sono forze dell'ordine e una giovane studentessa liceale.

Il modesto appartamento di Siegfried ora è silente, deserto, se non per la presenza della piccola Amily, immersa nel dormiveglia e ben coperta dal lenzuolo del divano-letto nel soggiorno. Gli unici rumori percettibile, oltre


al suo respiro profondo, sono quelli delle ventole del frigorifero, mentre quelle del condizionatore restano immobili, dato l'abbassamento di temperatura di questi giorni. A parte il ronzio degli elettrodomestici in casa, la piccola è sull'orlo del sonno: a lei se tentare di restare sveglia o se lasciare che i sogni possano prendere il posto della realtà.

Il ronzio degli elettrodomestici è forse l'unica cosa in grado di tenere la bambina sull'orlo del sonno. Non c'è nessuno in casa: solo Amily con la sua dolce amica bambola, la quale viene stretta con timidezza fra le braccia. Siegfried è tornato al lavoro da qualche ora: hanno mangiato del cibo cinese freddo che lui aveva comprato la mattina presto. Quanto si prende cura di Amily e lei che cosa potrà fare per ringraziarlo? Ormai il fascino che l'aveva attratta è svanito, sente che lui non la può comprendere al cento per cento, come forse potrebbe fare il suo adorato "amico". Coperta da un lenzuolo la bambina chiude e riapre piano piano gli occhietti grigi; dalle labbra esce uno sbadiglio e poi il nulla: il sonno dolcemente coglie l'infante e la trascina nella landa desolata dei suoi sogni. Amily tenta di immaginarsi


il volto del suo salvatore ancora per una volta, come se volesse richiamarlo a sÊ, come se desiderasse seguirlo. Il sonno infine coglie la piccola; gli ultimi barlumi della ragione svaniscono inesorabili, mente vengono inghiottiti dall'onirico: forse Siegfried non potrà comprenderla a sufficienza, tuttavia il senso di gratitudine nei confronti di egli è immancabile. Un giorno magari potrebbero pareggiare i conti e potrebbe essere la bambina a prendersi cura del ragazzo. Tutto scompare avvolto nel buio e poco a poco i sogni iniziano a prendere vita: il tranquillo appartamento si trasforma in una landa desolata, arida e desertica. Un caldo opprimente invade Amily, che osservandosi si ritrova completamente nuda e sdraiata nella sabbia ocra cocente. Tutto è illuminato solo dai lampi dei vulcani che si stagliano agli orizzonti: una terra inospitale ed invivibile; tuttavia poco distante da ella si presentano delle rovine, all'apparenza romane. A prima vista sembrerebbe un antico tempio dedicato a qualche sorta di divinità. Amily respira a fatica in questo luogo da incubo e in cuor suo desidererebbe destarsi e tornare alla sua monotonia cittadina.


Il sonno dolcemente culla Amily, la quale, qualche istante dopo, si trova catapultata in un deserto completamente nuda e con la sabbia cocente sotto i piccoli piedi bianchi. L'unico desiderio è quello di tornare a casa di Siegfried, di svegliarsi da questo sogno non poco strano e poter abbracciare la sua adorata bambola. Una manina scatta verso la parte genitale, coprendola. Le gote arrossiscono appena, mentre l'infante inizia a camminare verso quello che le sembra un tempio di una divinità . Rimane in silenzio, mentre si guarda con sospetto attorno. "Dove ti sei cacciata?!" Una domanda nella sua testa, mentre continua imperterrita a camminare nella sua direzione. "Amico mio vieni a tirarmi fuori da qui..." Una preghiera nella sua testa, mentre si morde il labbro inferiore. I piedini scottano ed Amily non può trattenere un gemito di dolore. I piccoli piedi iniziano a dolere: vesciche e bolle si formano sotto ad essi, andando ad intaccare il suo coraggio però, non il suo corpo. Si rende presto conto che i sogni sono lo specchio dell'anima, non della vita, quindi il dolore si manifesta sotto forma di scoraggiamento e paura, non sotto forma di


lesioni vere e proprie. Dovrà presto trovare un riparo, se non vuole spossare la sua anima. Dal tempio dista oramai una decina di metri e per giungere ad esso dovrà passare attraverso file di tombe accatastate senza un apparente senso e con nomi incisi in una scrittura a lei incomprensibile. Una voce femminile, ma dalla tonalità bassa, le annuncia: "Benvenuta! Così tu saresti la preferita di Tenebra: sono venuta qui per portarti con noi, dove potrai dare un senso al tuo risveglio di maga. Facciamo un gioco? Se riesci a trovarmi e poi a tenermi testa, vorrà dire che meriti di essere condotta da lui, sennò resterai a marcire in questo luogo per l'eternità: io odio i maghi inutili." Amily ode la voce, ma non riesce a comprenderne la direzione perfettamente: forse proviene dall'interno del tempio. Una cosa è certa, si tratta di una creatura soprannaturale, ma quale di preciso? Continua a camminare con il dolore ai piedi; si sforza per affrettarsi e giungere al riparo. Una voce ora la blocca; ne ascolta le parole: come fa a sapere che è una maga? E soprattutto: chi è Tenebra? La bambina si guarda a destra e a sinistra senza trovare la fonte di quella voce che sta iniziando ad odiare. Vorrebbe la sua bambola certo, vorrebbe Siegfried, ma è da sola. E' da sola contro un qualcosa che non conosce, che si beffa di lei. "Chi sei?! Fatti vedere... Altrimenti vorrà dire che hai paura di me, no?" Un risolino che non sembra convinto, come lei voleva far sembrare. Continua a camminare passando in mezzo alle tombe accatastate; un


brivido d'eccitazione le percorre la nuda schiena. Dalla porta diroccata in pietra del tempio fuoriesce una figura femminile vestita in abiti neri ed eleganti, con un cilindro in testa, che le calza elegantemente e le fornisce un'aria da ragazza sbarazzina. "Paura di te, io? Di una mocciosa tremolante, che ancora beve latte la mattina?" La ragazza da profondi occhi azzurro ghiaccio e i capelli castani dai riflessi mogano si accende una sigaretta, sbuffando il fumo stizzita dalle parole della bambina. Poche boccate, per poi lasciare scivolare la sigaretta dalla bocca gridando: "Estrai!" Una spada di luce multicolore le compare nella mano destra e alla piccola Amily pare che la distanza dalla ragazza si sia incrementata di centinaia di metri. "Ognuno di noi possiede una spada e uno scudo nella sua anima: mostrami i tuoi e combatti da vera maga."

La bambina fissa in silenzio la donna, che finalmente si palesa davanti ai suoi occhi. Silente rimane nell'osservare la distanza che si è incrementata e la spada lucente. Socchiude lentamente gli occhi cercando


nella sua anima, nel profondo, la sua arma e la sua difesa. Ecco che tra le piccole mani di Amily si palesa una falce a due mani dal manico ossuto. Come scudo compare un muro davanti alla bambina che poco dopo viene inghiottito dal suolo. "Come mai tutta quest'aria di sufficienza? Non ti avrò fatta arrabbiare, vero?" Domanda infine sbattendo le palpebre; ancora nuda la bambina storce il naso nell'osservare l'abbigliamento della creatura ed il suo cappello che la fa sorridere visibilmente. "I cani si arrabbiano... Io preferisco colpire e far tacere." Lingue multicolori si snodano dalla spada, che viene agitata con un fendente secco, serpeggiando come scintille verso Amily. Le lingue eludono lo scudo della bambina, che fuori uscendo dal terreno crea una terribile cascata di sabbia rossa nelle sue vicinanze. Poco può la piccina, mentre sente la sua forza interiore affievolirsi debolmente. Amily contrattacca prontamente, prendendo fiato e correndo in contro alla ragazza: vestiti neri di pelle ed aderenti le compaiono sul corpo, ora che la sua coscienza si sta risvegliando; una maschera, anche essa in pelle nera, le si posa delicatamente in volto, celando i suoi lineamenti. La lama della falce si abbatte sulla fastidiosa ragazza, che con un passo laterale evita il colpo e torna in posizione di guardia. "Patetica mocciosa! Vedi di far meglio, se non vuoi lasciarci le penne qui! Aggiungerò una nuova tomba, in questo luogo, anonima, dato che non conosco neppure il tuo nome, ma poco importa, dato che sei abile quanto un dormiente."


La fastidiosa ragazza schiva il suo colpo: una rabbia interiore esplode dentro la bambina che si accinge a colpire di nuovo. Gli abiti coprono le fattezze della piccola, una nera maschera sul volto che le cela i lineamenti. La falce viene roteata tra le mani e porta un attacco da destra verso sinistra per tentare di colpire la donna alla vita. Come un fuoco la rabbia della piccina divampa facendola urlare d'odio. "Patetica, a me?!" Grida contro la donna; null'altro proferisce, mentre attende l'esito del suo attacco sperando in bene. La spada della ragazza viene ancora agitata in aria con un fendente secco, ma questa volta il muro di ossa, che fuoriesce dal terreno, di Amily le salva la vita, parando il colpo tremendo e multicolore. La ragazza resta ben protetta all'ombra del tempio, proprio per evitare di scottarsi, muovendosi fra le colonne, come se in quel luogo si sentisse a suo agio. "Non sai che fatica faccio per sopravvivere in questo spazio dimenticato da Dio! Se non fosse per i miei poteri dell'arcano di Morte, sarei già carbonizzata da un bel pezzo. Come ti chiami mocciosa? Mi stai dando del filo da torcere, quindi il tuo nome mi interessa alquanto." L'attacco della bambina non va a buon fine, la osserva e finalmente il suo muro di ossa la difende. Un sorrisetto che le compare sulle labbra per poi proferire nuovamente. "Umbra, questo è il mio nome..." La fissa con


indecisione: non sa se attaccare nuovamente oppure rimanere immobile. Nell'incertezza è sempre meglio attaccare. Rimane silente tentando nuovamente di attaccare la donna. "Mi chiamano Carne, forse per la mia passione per essa." Sorride la ragazza, che agita ancora la sua spada: lingue luminose invadono l'ambiente, serpeggiando fra le colonne e aggirando il muro di ossa, infine avvolgendosi al corpo della bambina e stritolandone il coraggio. "Attendo il tuo attacco: spero di averti insegnato qualcosa di utile. I duelli sono un confronto regolare fra due maghi, di solito messe in scena per mettersi in mostra e dare un fine alle dispute. Sono di rado mortali e avvengono molto spesso con un arbitro: per evitare danni nel mondo reale esistono incantesimi, che celano le nostre armi. Attaccami e vediamo dunque la tua magia a che livello si è risvegliata." Le lingue di scintille della spada avvolgono il piccolo corpo di Amily, rubando il coraggio dell'infante. Forse leggermente scoraggiata porta nuovamente un attacco tentando sempre di colpire la donna alla vita. La voce della ragazza le da sui nervi, la vorrebbe uccidere, solo per studiare il fenomeno della morte in se stessa. L'odio nei confronti di Carne fa andare a buon fine l'attacco portato da Umbra, la quale sembra sorridere soddisfatta. La falce di Amily penetra nella carne della donna


derubandola a sua volta del coraggio. La pelle di Carne sembra diventare più vecchia, raggrinzita, mentre la falce fa il suo percorso sulla pelle della fanciulla; Amily ride soddisfatta questa volta: almeno è riuscita a colpirla finalmente! "Ottimo duello, Umbra!" Esclama infine la ragazza, portandosi le mani ai fianchi e facendo scomparire sia la spada, che il senso di inafferrabilità. "Vedo con piacere che i tuoi arcani maggiori si sono svegliati infine: hai solo bisogno della giusta giuda ora. Sono qui per condurti in un luogo dove potrai sviluppare al meglio le tue conoscenze. Non esiste l'età fra noi, non esiste una classe sociale: nelle nostre fila i maghi di serie B sono destinati a morire presto. Ti auguro di apprendere avida ogni insegnamento possibile e di fare tesoro di tutto ciò che ti verrà insegnato. Per ora sei affidata alle mie capacità: non esiste un ufficio reclami, mi dispiace, quindi se vuoi far parte della cerchia, che gira intorno a Tenebra, dovrai seguire le mie orme e fare ciò che ti dirò. Prende o lasciare, la scelta è tua Umbra." Le parla con rispetto dovuto aggiustandosi il cravattino nero a strisce bianche. Lentamente scompaiono la falce ed il muro di ossa; Amily fissa in silenzio Carne per poi aggiungere. "Ma allora, chi è questo Tenebra?!" Domanda infine, avvicinandosi ad ella: i piedini scottano ancora. "E comunque accetto, ma ti prego, portami via di qui..." La fissa adesso,


avvicinandosi sempre di più a lei; la squadra aggiustarsi il cravattino per poi sorridere. Si aggiusta anche lei per qualche istante per sembrare un po' più presentabile. "Questo luogo è un tempio eretto da Tenebra stesso per potersi ritirare in solitudine quando ne ha più bisogno. Siamo nel regno dello Stigia: in lontananza puoi vedere la Torre di Ossa, quella che ti appartiene. Sono luoghi inospitali, dove chi non sa come creare l'ombra è destinato a morire carbonizzato. Le tombe che vedi sono quelle dei maghi che hanno osato sfidare l'ira di Tenebra e quella della famiglia dalla quale discende: la stessa tua famiglia, Umbra. Anche lui da piccolo ha percorso i tuoi stessi passi, divenendo lo Ierarca, il più potente mago, di Milano, oltre che essere temuto dai maghi del mondo intero. Apri gli occhi Umbra e torna alla realtà." Carne torna all'interno del tempio, svanendo alla vista di Amily, che però riesce ancora ad udire la sua voce chiara nell'aria. "Amily, svegliati..." La sabbia intorno al tempio si muove e la piccola scorge il dorso di una creatura crostacea, che si aggira nei pressi delle tombe e delle rovine. "Amily, svegliati e scappa: non riuscirai ad affrontare quello spirito. Fuggi all'interno del tempio e destati." Amily corre in direzione del tempio, tentando di trovare riparo e di svegliarsi. Si guarda intorno, cercando la figura di Carne. "Aiutami!"


Esclama infine, tentando sempre di svegliarsi: si da dei pizzicotti sulle braccia, qualche schiaffo sul viso, pesta i piedi. “Devo escogitare qualcosa, una cosa qualunque!” Amily infine dischiude gli occhi, destandosi e riuscendo così a fuoriuscire dai sogni. "Ben tornata da questo viaggio dal Mondo Superno, Umbra." Chiara la figura di Carne, che tiene fra le braccia Amily; non è più il salotto della casa di Siegfried, ma una bella camera un letto a baldacchino, dove la ragazza giace seduta con la bimba in braccio. "Benvenuta a casa, Umbra..." La voce dell'uomo dei sogni di Amily rincalza quella di carne. "Bentornata forse dovresti dirle. Sono io Tenebra e queste mura sono il palazzo, che la nostra famiglia ci ha lasciato in eredità di generazione in generazione." Come lei è abituata ad incontrarlo, lui con un passo deciso sbuca dalle ombre di un angolo della stanza, andandosi a sedere di fianco alle due figure femminili: una carezza sulla testa di Carne e una sulla guancia di Amily. "Grazie Carne, mia diletta discepola, per il servigio donatomi. Umbra, da oggi fai parte delle file dei Guardiani del Velo, i protettori dei segreti dei maghi. La magia deve restare un bene solo dei risvegliati, lasciando l'umanità nella sua ignoranza. Il nostro scopo è prevenire che tali arti si diffondano, poiché si giungerebbe ad un crollo della società, come già accadde nel passato, ma di questo te ne parlerà Carne più avanti. Ora riposati, ne hai bisogno. Vi voglio bene mie care..."


23 agosto 2007 amily  

23 agosto 2007 amily

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