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Kosmas in 21 Marzo 2008


Villa Scheibler è avvolta dall'oscurità, intervallata solo da quei pochi lampioni ancora funzionanti: Madre Luna resta celata dietro al suo manto di nuvole, come se volesse lasciare il parco immerso in quell'atmosfera lugubre e malinconica. Le stanze interne della villa richiamano un senso di grottesco: sembra come essere immersi in un lungometraggio tipico di Tim Burton.

Kosmas attende l'arrivo si Stone: il capo branco ha richiesto di conferire con lui privatamente, senza orecchie esterne alla conversazione. Tempo di scavalcare la finestra dai vetri rotti, che l'Irraka fa la sua comparsa dalle scale che portano allo scantinato: non ci sono dubbi, si stava allenando al piano di sotto, dove hanno gli attrezzi utili allo scopo. “Ares... Sei puntualissimo. Accomodati! – si siede su un gradino, attendendo che il Rahu gli si faccia vicino – Penso ad Helen, sai?! Volevo accompagnarla io, soprattutto perché amo il paese dove si è diretta. E' bello, sai?! Poche persone, quasi tutti taglialegna o pastori, la natura... Sicuramente mi capisci, vero? - sospira – Nei miei pensieri c'è anche Darty... Non si


hanno sue notizie da troppo tempo, come fosse scomparsa. Sei l'unico che è in grado di riportare lei e Vanilla sane e salve a Milano. Non saprei a chi chiedere, se non a te: saresti disposto a partire di nuovo per la Grecia in cerca loro? E' una decisione difficile, lo capisco, ma il branco ha bisogno di Necromorphina e noi di lei come amica. Anche Capotreno è in agitazione senza Vanilla: purtroppo il suo branco è esiguo di numero rispetto al nostro. Non ha avuto torto nel dire che è compito nostro riportargli indietro la sua piccola Irraka. Che mi dici? - si asciuga con un panno pulito la fronte – Ci beviamo qualcosa? Abbiamo bibite fresche giù...”

Sono passati alcuni giorni da quando Ares è ritornato dalla Grecia; crede di aver fatto la cosa giusta o almeno così pensava, ma negli ultimi


giorni un dubbio lo attanaglia: come mai Athina non era ritornata indietro a vedere cosa gli fosse successo e perché suo figlio era nella gola della vallata? Era realmente nato morto o era stata Athina a gettarlo? Molte domande circolano per la sua mente, ma nessuna di esse trova una risposta plausibile o sicura. Scende con calma le scale della villa, entrando nei sotterranei. “Chissà di cosa vuole parlarmi Stone: non ha mai richiesto di conferire con me in privato. – pensa dubbioso Ares – Sono proprio curioso di sentire quello che ha da dire.” Questa è una notte di luna piena e Ares sente il suo sangue di Rahu ribollire di eccitazione per l’adrenalina; nei paraggi non c’è nessuno e non vuole che qualcuno dei loro nemici possa coglierlo con le “braghe calate”, soprattutto in un ambiente stretto come quello dove ci sono poche vie di fuga, quindi decide di attivare i doni di Chiarezza e Velocità di Padre Lupo, attingendo direttamente all’essenza del suo spirito. “Credo che questo possa bastare per stare sicuro.” Ares entra nella sala degli allenamenti perfettamente attrezzata, vedendo improvvisamente la figura di Stone entrare da una finestra rotta, il giovane uratha rimane esterrefatto dalla sorprendente agilità che dimostra il suo alpha, ma il suo orgoglio di guerriero gli impedisce di mostrarla apertamente, rimanendo lì fisso nella stanza a guardare la scena. “Vedo che sei sempre in forma, ma penso che domani dovremmo chiamare il vetraio.” Ares, dopo l’invito di Stone, decide di sedersi accanto a lui per ascoltare le sue parole con attenzione. “Vedo che sei molto preoccupato per Darty e, dalle tue parole, capisco che sotto c’è molto di più che una semplice


legame tra due fratelli.” Un sorriso beffardo scappa dalle labbra del guerriero, che rimane dubbioso sul da farsi; accarezza delicatamente il guanti da combattimento che gli sono stati donati da Darty, come gli stivali e il giubbotto, tutti oggetti benedetti in precedenza da sua sorella. “Sono stato io a chieder a Darty di andare a vedere che mia moglie stesse bene. – un profondo sospiro – Mi sento in colpa e molto preoccupato: effettivamente è molto che mancano, ma soprattutto si sono persi i contatti. Forse tu sai dove poterli trovare o da dove iniziare le ricerche?” Gli occhi di Ares si riempiono di speranza, pensando che sarebbe potuto ritornare in Grecia. “Sono stato avventato nelle mie parole, ma posso dirti che non ero propriamente in me: probabilmente Victor deve averti già avvisato di ciò, ero sconvolto. – la faccia di Ares si incupisce nel ricordare quelle scene – Avevo il cadavere di mio figlio in mano...” Come incubi a occhi aperti, le immagini del cadavere in decomposizione del figlio gli si stagnano davanti agli occhi: immagini così orribili che Ares deve sbattere vigorosamente le ciglia per farle scomparire. “Un altro incubo che attanaglierà le mie notti... Non c’è problema.” Dopo il pensiero, continua il discorso. “In Grecia, vuoi che torni in Grecia a cercare Darty? Lo sai che non sono un grande cacciatore: cosa credi che le sia successo? Perché mi hai mandato in Grecia? Ed Helen dove deve andare? Capisco la tua preoccupazione, ma diavolo, sei il mio alpha! Tu dammi un ordine e io obbedirò, qualunque esso sia, per quanto possa essere pericoloso: hai la mia massima fiducia.” Ares si alza in piedi, appoggiando una mano sulla spalla di Stone. “Adesso


scendiamo a bere qualcosa: caspita, ho la gola secca. Raccontami più dettagliatamente cosa diamine sta succedendo.”

“Già, bere qualcosa ci farà bene. Dopo gli allenamenti ho sempre una sete... - dice Stone, rialzandosi ed iniziando percorrere le scale – Non mi piace impormi Ares, non mi è mai piaciuto e penso che non lo farò mai: preferisco parlare e discutere, esponendo i miei pensieri e decisioni. Ti avevo mandato in Grecia proprio per darti l'opportunità di dare l'addio ai tuoi cari, quel saluto che quella carogna di Caronte sicuramente non ti ha dato il tempo di dare. Lo conosco abbastanza per dire che è andata così: fece la stessa cosa a Darty e a tutti coloro che sono passati sotto di lui. raggiungono la sala interrata; l'Irraka apre un vecchio frigorifero e da esso prende un paio di bibite fresche – Tieni! Tu conosci i territori greci meglio di chiunque fra noi del branco, inoltre sei un Rahu con coraggio da vendere. Da amico, ti chiedo solo: riporta indietro Darty e Vanilla, sane salve. Se non abbiamo più contatti con loro un motivo deve pur esserci. Non ho certo una pista da seguire, ma posso dirti di tornare dove le hai


viste l'ultima volta. Segui i loro odori: sono sicuro che Vanilla avrà lasciato una pista per farsi trovare, non è una sprovveduta. Trova la pista e troverai lei e di conseguenza Necromorphina. Hai domande o bisogno di qualcosa per il viaggio?”

Ares ascolta interessato e con molta attenzione le parole di Stone. “Ha reagito proprio come pensavo. Riflette fra sé e sé, quindi si lascia sfuggire. “Sei un grande capo, ma prima di tutto un grande fratello e amico.” Un sorriso si stampa sul suo volto “Va bene, Stone, farò il l’impossibile per ritrovare le nostre sorelle e ti prometto che le riporterò a casa vive, – marca la parola - ne va del mio onore e poi mi sono affezionato a Darty, con quel suo modo molto diretto di dire le cose: è incantevole.” Ride, cercando di sdrammatizzare la situazione. “Se posso chiederti qualunque cosa per il viaggio, allora necessito di un po’ di Dracme: ho notato, a malincuore, che l’uomo ha smesso di onorare gli antichi dei prendendo spunto e ispirazione dalle gesta degli antichi eroi, abbassandosi a un dio minore e più subdolo, il dio denaro. Parlando con Darty mi sono fatto spiegare un po’ di cose sul suo ruolo all’interno del branco e sui riti: avrei bisogno di uno di essi, detto di Condivisione, insomma mi servirebbe il sangue di Darty o di Vanilla, questo mi aiuterà molto a seguire le loro tracce, tenendo conto che sono passati più di dieci giorni da quando mi sono recato là l’ultima volta.” Ares comincia a camminare tenendo il “drink” offertogli da Stone in mano; gli


occhi fissano per terra, ma non un punto preciso: sono come persi nel vuoto, nel vuoto dei pensieri nel quale la mente sta cercando di schematizzare tutto il possibile senza tralasciare nulla. “Soprattutto quest’ultimo, mi sarebbe di grande aiuto; se non fosse possibile, mi servirebbero degli indumenti che abbiano ancora fresco il loro odore: mi serve una corda ed un rampino, oltre naturalmente agli oggetti benedetti che mi ha gentilmente donato Darty. Non ho idea di cosa potrei trovare.” Il giovane guerriero è preoccupato e continua a camminare aventi e indietro in un lento dondolio del corpo, che risulta quasi ipnotico. “Stone, non sarà una passeggiata. – lo testa si volta a fissare gli occhi di Stone – Anzi, credo che sarà molto dura: se per caso dovessi incontrare qualche sgherro di Caronte? Ed Helen, dov’è diretta?” Ares tracanna frettolosamente la bevanda, come se essa potesse concedere lui un po’ di sollievo dalle preoccupazioni. “Credi che possa aver bisogno di qualcos’altro? Insomma, sei tu l’esperto nei pedinamenti.” Ride di gusto Stone. “Esperto in pedinamenti, diciamo più esperto in furti con scasso. Mi prendo quello che mi piace, ecco tutto. In fin dei conto ogni oggetto è uno spirito e io mi impossesso dello spirito affinché mi serva. beve qualche sorsata della bibita – La corda ed il rampino comprali pure in Grecia. Ti darò del denaro per il viaggio: sarà un dio minore, ma senza questo, si fa ben poco per ottenere le cose senza passare guai con la legge. fissa anche lui il pavimento, seguendo i movimenti oculari di Kosmas – Ma che guardi? Belle quelle venature, sembrano la faccia di Capotreno


quando è incazzato! - un'altra risata si perde nella stanza – Per ciò che riguarda il rito: è proprio Darty a conoscerlo... Non servono abiti suoi o oggetti: posso dirti che i nostri sensi registrano per un anno l'odore del sangue di una preda, se lo assaggiassimo, e di un'intera stagione solo l'odore emanato dal corpo. Troverai la strada senza difficoltà, stai tranquillo. riflette un attimo - Non credo che gli sgherri di Caronte si spingano sino lì, ora che potenzialmente ha a disposizione un attacco a Milano per allargare il suo territorio. Ha sguinzagliato Montu già una volta e temo che tornerà a fargli fare il giretto per la pipì serale. Necessitiamo di tornare uniti, se non vogliamo trovarci presto senza casa. Allo stesso modo attendo Helen, che sta percorrendo le orme che non era riuscito a percorrere suo padre anni fa. Anche per lei è una prova difficile, fatta di mille insidie. Mi fido di voi fratelli: tornate vincitori, perché non esiste un secondo posto sul podio della vita di uratha. Si vince e si prende tutto o si perde e si perde tutto.

Le risate di Stone sono contagiose e anche Ares comincia ridere di gusto. “Hai ragione sai, più che investigatore, ti comporti come uno scassinatore, ma in fondo è così, la nostra vita è già complicata com’è: spiriti, demoni, gli stesi nostri fratelli che vogliono farci la pelle, vampiri... Insomma, chi più ne ha più ne metta.” La mano si allunga con il bicchiere verso Stone in segno di volere un altro bevuta, “Vai, versa pure, questa


roba va giù bene: ha un sapore strano, ma molto gustoso e pastoso.” Il bicchiere si riempie della strana bevanda; Ares lo alza ed intona una preghiera in Greco. ”O dei, voi che vegliate su noi, voi che avete scritto il nostro destino, conducetemi alla verità. Padre Zeus, guida i miei passi e Madre Selene, che oggi mandi tua figlia Pandia a fare le tue veci, donami la saggezza e abbraccia le mie sorelle lontane, così che il calore del tuo amore possa essere a loro di conforto in queste notti fredde sui monti della Tessaglia. A voi tutti Dei, innalzo la mia preghiera, a voi, che brillate nel firmamento.” Lo sguardo di Ares si abbassa verso Stone, sguardo fiero e pieno di orgoglio, nel quale divampa la luce della speranza; sorridendo avvicina il bicchiere a quello del suo anziano fratello. “Brindiamo Stone, brindiamo alla missione e che la fortuna ci assista o, in questo caso, mi assista.” Dice con voce lievemente sarcastica. Dopo ciò il Rahu porta il bicchiere alla bocca e, facendo tre sorsi, butta giù lo strano nettare. “Un sorso per Zeus, uno per nostra Madre ed uno per le nostre sorelle. - nota di aver trangugiato tutto – Caspita, questi bicchieri sono proprio piccoli, si svuotano troppo velocemente: devi prenderne di più grossi. Fai come Capotreno: lui usa direttamente le caraffe per bere. Ah, ah, ah, ah! E sia amico, è ora di preparasi: partirò il prima possibile, sperando che l’odore non sia stato coperto da altri. Ti prometto che farò il possibile per trovarle te lo giuro; non preoccuparti, potrai godere della spinosa personalità di Darty molto presto.” L’atmosfera è piena di pace e solidarietà: i due fratelli nello spirito ridono in uno dei loro pochi momenti di tranquillità.


Raramente riescono a stare vicini come fossero una vera famiglia: un famiglia è qualcosa che Ares pensa di aver perso da tempo, è qualcosa che ha giurato di vendicare, è un pensiero effimero che sfugge dal suo destino, eppure in questa città così lontana da casa, così lontana da tutto ciò che lo rappresentava, dalle tombe dei suoi padri, dall’altare degli dei, sembra aver trovato qualcosa per cui vale la pena combattere, per cui vale la pena morire, per cui lottare. Fino all’ultimo spasmo di ogni suo muscolo, fino a quando il cuore sarebbe riuscito a pompare, fino a quando ci sarebbe stata aria nei suoi polmoni, fino a quando il suo corpo non sarebbe stato maciullato, lui avrebbe protetto quel legame che tanto scaldava la sua anima.

21 marzo 2008 kosmas  

21 marzo 2008 kosmas

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