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Vincent in 16 Marzo 2008


Sogni, fugaci visioni del Mondo Superno, dove le coscienze umane perdono il loro raziocinio, abbandonandosi all'estro creativo dei desideri o cercando una via d'uscita dagli incubi più oscuri. Nuvole nere, eterne, alimentate dalle fiamme degli inferi, coprono i cieli dello Stigia, la terra dove il Torre di Guardia dei Moros, la costruzione d'ossa e polvere reggente la moneta d'oro, simbolo del pedaggio per il riposo eterno, vigila dalle profondità dell'Ade.

“Vincent... - la voce di Reina si fa più chiara – Vincent, apri gli occhi. Ce l'hai fatta, sei nel Mondo Superno ora.” Lunghe ore di tentativi: una lezione fondamentale impartitagli dalla maga. “Come hai notato, noi maghi possiamo andare ben oltre la meditazione umana: varchiamo la soglia di quella profonda, raggiungiamo i nostri sogni, fino a penetrare nei sogni collettivi, dall'Onirico, al Temenos. Oltre i sogni comuni si estendono quelli più profondi, la chiave di essi, dove prendono vita, popolati dagli spiriti più ancestrali, quegli esseri primordiali che han generato al fantasia.” Reina porge una mano al mago, nel tentativo di aiutarlo:


l'ambiante è caldo, soffocante, e la sabbia sotto il corpo di Vincent è cocente. All'orizzonte solo montagne di polvere e a perdita d'occhio si estende il deserto, intervallato da tombe, lapidi in pietra, tante, come fossero alberi.

Il vento del deserto sposta i capelli di Vincent, turbinando e vorticando lungo correnti invisibili: un vento rovente ed affilato come un pezzo di vetro implacabile. Vincent osserva i movimenti rapidi e leggeri dei cespugli mobili che rimbalzano come vecchi fogli di giornale, venuti da ogni posto e dal nulla. Il rampollo dei Dudrov plasma a piacere le lingue di fuoco purpuree scaturite dal suo Zippo d'argento, mentre si accende una sigaretta. Tutto è così vitale, intenso: la magia è più reale di alcuni


appannati e superati pensieri filosofici, primo fra tutti le religioni. Non ha mai avuto una percezione così forte del mondo che lo circonda, una tale sicurezza nei gesti ed una fede incrollabile nel suo potere. Fiamme sottili e fragili che danzano senza combustione, che si modellano seguendo un capriccio, delicate ballerine o spietati sicari. L'importante è mantenere la calma: come sarebbe facile perderla e lasciare che il fuoco si sprigioni in tutta la sua irruenta passione. Centellinare, godere del poco, dosando: un concetto difficile per un edonista come Vincent. Controlla il calore, creando un area fresca che circonda se stesso e Reina. “Tutto questo è magnifico cara. ma non potevi portarmi in un posto più accogliente, che ne so, tipo Chernobyl?! Scommetto che sarebbe stato meglio! - sorride, avvicinandosi alla maga, schioccandole un delicato bacio sulla fronte Questo luogo... Queste tombe...” Si interrompe bruscamente senza aggiungere altro. Nulla, a parte i vestiti, un completo elegante rosso, si manifesta, se non fugacemente, innanzi al pensiero del mago: il suo imago è troppo debole nello Stigia, gli è avverso, gli è ostile. I suoi incantesimi non sono espressi col potere affine alla propria torre, al suo paradiso, che tanto gli dona ispirazione per alimentare o muovere fiamme e calore. Reina socchiude gli occhi nel ricevere il bacio sulla fronte datole da Vincent. “Non ti ho portato qui per nulla... Vieni, devo mostrarti qualcosa di importante. Ho visto che Iride si è molto affezionata a te, vero? Ti vede come uno zio... Ogni tanto


vedo che ti prende in disparte: cosa vi dite di bello? Non vorrai fuorviare la mente della mia piccola, vero? Ora che l'ho trovata, non voglio più perderla... - allunga una mano all'Obrimos – Vieni... So che questa terra pare inospitale, ma è dimora di segreti importanti, segreti che solo le tombe possono ricordare.” Muove qualche passo verso una delle strade in pietra nuda, le quali serpeggiano fra fila di lapidi, sepolte e soffocate dalla sabbia rovente. Nomi sparsi, a volte solo segni incomprensibili, sono tracciati come epiteti, ma Arcenalìa non riconosce nessuno, per ora. "Accidenti, che caldo... - dice, slacciandosi i primi due bottoni della camicia di seta - Sembra che io non sia abbastanza bravo da rinfrescare quest'area. Giuro che non stavo pensando ad un climatizzatore Daikin! Beh, forse al cammello." Si sventola con il cappello, in modo da resistere all'arsura, che gli gonfia la gola. E' una soluzione di ripiego che non serve quasi a nulla, ma lo tiene distratto quanto basta. "Accidenti, Reina, al massimo avrò insegnato un paio di parolacce alla piccola: quelle con la "C" e quelle con la "M"... Prima o poi le avrebbe imparate comunque, tanto meglio se le dico io!" Fa una faccia semiseria. Come educatore ed esempio non è il massimo per una bambina che abbisogna di una figura paterna, tuttavia non compie l'errore più comune per un genitore improvvisato, molto più grave del fatto di non badare alla educazione dei figli. Vincent manifesta sempre il suo affetto per la piccola ed è sempre disponibile quando Iride vuole giocare. "I segreti custoditi nei cimiteri sono uguali in


qualsiasi cimitero. Magari c'era un luogo ancora più segreto e fresco!" Cammina, seguendo Reina in quell'inferno di pietre ed epitaffi. "Mi sa che dovrai scavarmi la fossa da queste parti: mi sto squagliando! Prendi nota, ci voglio scritto: “Vincent Dudrov, egli dimostrò che si può vivere senza faticare!” Avanti Reina, me lo puoi dire adesso: che ci siamo venuti a fare?! Non è un pic nic!" Ride, portandosi la mano destra alle labbra, Reina. “Ma certo che non siamo venuti a fare un pic nic, caro... - lo sguardo del suo viso muta, passando dal languido al maligno – Dovevo solo distrarti un po', giusto il tempo di prenderci quello che ci dovevamo prendere, mentre tu eri assorto in un bel viaggio astrale con me. - ride ancora, mentre la sua figura inizia a svanire – Il gioco è finito... Stammi bene, Vincent, e cerca di dimenticarti di me: sono una persona molto cattiva, davvero. Proprio per questo non ho mai voluto coinvolgerti nella mia vita. Non tornerà più il tempo dei giochi con la sabbia, non ci sarà più un fazzoletto profumato per me, lo so: sono anni che convivo con questa convinzione. Mi sono fatta una ragione, ho tirato avanti, sono dovuta diventare spietata per sopravvivere in questo mondo. Grazie per avermi sempre trattato come una vera principessa... Sei sempre stato l'unico ad averlo fatto, l'unico che davvero abbia significato qualcosa per me. Addio Vincent... - ride di gusto – Erano queste le sue parole mentre le portavo via la vita! Ha pensato a te sino all'ultimo istante... Personalmente, grazie per i servigi che mi hai


portato, Obrimos.” La sua figura svanisce del tutto: dietro a lei, a quella donna dall'aspetto di Reina, si erge una lapide in marmo rosa, avvolta di spine e rose: “Reina Dudrov, a Vincent, quando era un bambino”.


16 marzo 2008 vincent