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Siegfried, Amily in 16 Agosto 2007


Caldo ed afoso pomeriggio milanese: il tranquillo quartiere, dal buffo nome Bovisasca, di periferia nel quale risiede Siegfried è deserto, poiché gli abitanti sono letteralmente "emigrati" verso le mete marittime. L'isolato vede le saracinesche dei negozi chiuse, tranne il supermercato del poco distante e piccolo centro commerciale, praticamente deserto ad Agosto. La mancanza di vita è simile a quella presente nei film "western": qualche cane randagio insegue un altrettanto gatto, donando ad occhi ignari uno spettacolo molto simile ad un "guardia e ladri" fra animali, ora veri padroni della città.

Siegfried siede sullo sgabello della cucina, sfogliando il giornale quotidiano inviatogli dalla redazione nella quale lavora, mentre la lettera indirizzata a lui, e scritta dal suo capo responsabile, giace sul bancone: non ha il coraggio di aprirla, poiché potrebbe trattarsi di un taglio del personale. La notizia, che sta sconvolgendo il territorio della città, è il presunto rapimento di tre bambini, aumentando così il numero delle persone scomparse: l'ultima bambina a svanire è stata una fanciulla dal nero crine e gli occhi grigi,


orfana e residente all'orfanotrofio delle Suore Benedettine del Duomo di Milano. Siegfried è un mese che sta tenendo con se la bambina, infrangendo la legge, ma imparando a conoscerla e a comprendere gli abusi che subiva, ma rendendosi conto che se denunciasse i terribili maltrattamenti verrebbe arrestato come sequestratore. La vede come una bimba cupa, triste e molto profonda, amante della conoscenza e dedita ad apprendere e carpire ogni informazione possibile da lui, quasi fosse un maestro.

Amily è sdraiata sul divano-letto del modesto soggiorno della casa in affitto di Siegfried. Osserva le dita del ragazzo sfogliare delicatamente le pagine del giornale, ben sapendo cosa ci sia scritto. In questo periodo sta scoprendo un nuovo mondo fatto di colori, novità, suoni e studio non forzato, ma piacevole. Nel ragazzo ritrova parte delle sue sensazioni, amiche inseparabili, e con lui ha avuto modo di confrontarsi per comprendere meglio ciò che provano, ma che il resto delle persone ignora e teme. Non ha più rivisto in sogno l'uomo dalla nera chioma, ma è come se


sentisse che mai l'abbia abbandonata, anzi, ad occhi chiusi la voce di egli risuona ancora chiara nella mente di Amily. Anche lei osserva la lettera sul bancone e il timore di Siegfried: cosa potrà contenere di così terribile da non poter essere aperta e letta? In fin dei conti ad Amily pare che ci siano cose ben peggiori al mondo di qualche parole scritta su un foglio: la dolce ingenuità dei bambini forse.

Legge da un po' il quotidiano del giornale dove lavora; certo, l'ambiente attorno non aiuta. A prescindere dal monolocale, al quale ormai è abituato, è proprio il paese ad essere desolato, non come Gallico o Catona a Reggio: di certo sperduto sì, proprio così, come quei film “western” di John Wayne. Non sorride alla battuta; sotto gli occhi la foto di quelle bambine che scappano da quel cretino di Daniele, Daniele Rossi. “Ma è possibile mandare in giro una tale carogna? Si sarà appostato fuori dall'orfanotrofio; una sua amica avrà distratto le suore e lui avrà intervistato le bambine. Che spregevole corvo, sempre pronto a vivere sul male altrui.” Pensa e questo lo riporta ad Amily, sfuggita forse alle sevizie


di quei rapitori e delle suore stesse. E questo, la loro strana amicizia, è adesso in pericolo da una lettera, simbolo di ogni sua indecisione ed insoddisfazione. Pensa che, forse, sia ora per la bambina di mangiare; la guarda, abbozzando un sorriso. "Allora Amily, ti va della pizza? Vuoi Cenare?" Per qualche istante fissa le mani di Siegfried che sfogliano il giornale; un sospiro esce dalle labbra rosee della bambina, che si siede sul divano e coccola la sua bambola di pezza: il suo unico amore e tesoro da custodire nelle tenebre. La voce di Siegfried la richiama alla realtà: una piccola mano si avvicina al pancino. "Si ho fame..." Gli occhi grigi scrutano il volto dell'uomo e poi quella lettera poggiata sul bancone. "Chissà che cosa c'è scritto..." Nella mente della bambina tanti pensieri rimbalzano. "Dove sei uomo dei miei sogni? Dove sei mio salvatore?" I pensieri affollano la mente della bambina, che continua a coccolare la sua piccola bambola poggiata tra le ginocchia. "Se vuoi posso sempre cucinare io: mi hanno insegnato, sai?" La vocina cristallina di Amily invade la camera dolcemente. Fredde saette di terrore penetrano nelle ossa di Siegfried, incutendogli un certo senso di vuoto, ma senza deprimerlo o infangando i suoi pensieri: lucido, avverte queste sensazioni, percependo distintamente delle presenze in


casa sua. Gli elettrodomestici si fermano improvvisamente e la luce si spegne con un suono metallico, che un poco lo desta dai brividi, che ancora percorrono la sua schiena. Il silenzio avvolge l'ambiente, mentre poco distante il muro di sala si dipinge di un azzurro tenue: un volto, che poco a poco prende vita e forma in un viso ben noto al ragazzo, quello di sua madre Elisa. La mano della donna si avvicina verso il volto del figlio, come se lo volesse accarezzare; nel farsi più vicino il corpo si tramuta in un cadavere di fumo azzurro e scompare in un lamento tetro. Riconoscibile la voce pronuncia: "Birghit..."

Calde sensazioni avvolgono la piccola Amily: le sue “amiche”, scosse di brividi intensi, tornano a farle visita in questa calda notte di estate. Distingue delle presenze nel luogo, straziate da un dolore incolmabile. Imperdibile l'apparizione del fantasma di una donna, ma ancora più pregna di energia latente è la seconda presenza, incastrata ancora nel crepuscolo ed incapace di manifestarsi. La lettera scivola dal tavolo come sospinta da una debole brezza tiepida, cadendo chiusa innanzi alla bimba,


che si sente molto più a suo agio con queste creature che con gli essere umani. S’avvicina al cellulare per chiamare la pizza da asporto che, ecco qualcosa di nuovo succede. Freddo nelle ossa: ogni tanto gli capitava da piccolo, sì, di sentire questo freddo particolare, ma non aveva mai collegato il tutto a qualcosa di innaturale, pensava fosse solo l’umidità della casa. Ormai però, dopo l’incontro con Fortuna, che lui ha chiamato Chiromante per via della carta che gli ha lasciato, non sente più paura. Solo una sensazione di vuoto, che praticamente lo lascia freddo; qualcuno sta arrivando, lo sa. Si avvicina alla bimba non sapendo come lei possa vivere la cosa. Vuole proteggerla, istintivamente: sente di esserne capace. Ed ecco che però qualcosa lo sconvolge, qualcosa d’inaspettato. Il viso di sua madre: Elisa. Non riesce a parlare, la voce gli muore in gola. Così come la voglia di muoversi, contro la sua volontà rimane fermo. I suoi occhi si riempiono di lacrime.. Lei s’avvicina, ma poi sparisce; Sieg non sente nulla, tenta solo d’abbracciare il vuoto. La piccola Amily stringe debolmente il braccio della sua bambola. Le sensazioni arrivano calde ed avvolgenti come un fuoco che si sprigiona dentro la bambina. La piccola mano afferra tremolante la lettera che piano piano viene aperta. Si volta qualche attimo verso Siegfried ed il


cadavere azzurro, che poco dopo scompare. Un sorriso sulle labbra di Amily che tenta di leggere la lettera. Per fortuna che questa volta si è accorta di quello che le stava accadendo attorno, altrimenti sarebbe dovuta uscire da quella stanza terrorizzata come l'ultima volta. Si volta qualche attimo in direzione di Siegfried: non sa se si sia o meno spostato, quindi sussurra soltanto. "Stai tranquillo, non ti faranno del male, sono amici..." La voce che piano piano diventa più cupa e meno fanciullesca, meno bambina. Ma tanto velocemente la figura della madre scompare, tanto rapidamente appare quella della ragazza che Siegfried vide in Piazza Duomo il giorno che arrivò a Milano; ancora le stesse parole pronunciate da un ectoplasma grigio intenso: "Brighit... - la presenza ha la forza di aggiungere una seconda frase - Menzogna... La soglia del Mondo Superno si sta destando..." Il ragazzo si accorge che la bambina si accascia al suolo, ma prima che possa reagire, ella è già in piedi ed è oltre la porta di casa aperta, mentre con passo deciso si dirige verso la tromba delle scale.


Gli occhi della piccina si perdono nella catatonia, mentre ella porta il collo all'indietro, recitando una nenia incomprensibile, subito dopo aver letto la frase "possibile promozione" sulla lettera. La realtà muta, perde di significato e colore per Amily, che si ritrova ora in una sorta di grotta dove alle pareti giacciono pendenti stalattiti di ossa acuminate. Una voce cupa e profonda la richiama a sé, mentre una sorta di scheletro le indica l'uscita di quel luogo. Il cuore le batte in petto vigoroso e potente, destando in lei emozioni mai provate prima. "Amily..." La voce risuona nell'aria facendo vibrare la terra sotto i suoi piedi. Ed ecco la ragazza arrivata il primo giorno che gli si palesa davanti, come in un mescolarsi di figure in un effetto televisivo; una parola “Brighit”, che sembra detta dalla madre, viene ripetuta dall’altro fantasma. La ragazza del primo giorno quando arrivò. Brighit, la Dea, la divinità di cui aveva letto in una poesia di sua madre: dea dei campi e delle messi per i pagani, per i cristiani una santa. Ancora le sue lacrime non gli permettono di capire bene tutti questi “input”, vede solo che la bimba coglie la lettera e sussurra “possibile promozione” con ancora in mano la bambola. Tutto questo, mentre lo spettro aggiunge ”menzogna… La soglia del Mondo Superno si sta destando...” Non ha il tempo di capire cosa questo implichi, né lo vuole fare; la bimba scappa, fugge per le scale. “Dove vai, Amily?” Così dice; non è la paura d’essere beccato a fermarlo,


visto che c’è solo la vecchia pazza sotto a poterlo sentire e quella starà dormendo, ma la paura che lei gli sfugga in questo immenso complesso di appartamenti addormentati. S’alza d’istinto, dimentico di tutto e la segue. “Amily, dove vai?” E dopo aver letto la frase Amily inizia il suo moto in quella grotta mai vista. Gli occhi che si muovono a destra e a sinistra, le piccole mani che sfiorano delicatamente le stalattiti di ossa. Un brivido lungo la schiena della bambina; la piccola bambola viene stretta nella mano sinistra, mentre i lunghi capelli corvini sono lasciati ricadere morbidamente sul nero abito, che custodisce le fattezze acerbe della bambina. Lo scheletro che le indica la strada ed ella prosegue per quella direzione: la testa alta e lo sguardo fiero, eccitata da quel mondo che ormai sente suo, che l'attrae sempre di più. Forse il suo salvatore è di questo mondo, forse appartiene a quello che Amily considera la normalità. I piccoli piedi della fanciulletta toccano delicatamente il terreno; ascolta la voce che la chiama e la segue come in “trance”. Il silenzio delle scale viene interrotto solo dai passi di Siegfried, poiché la piccina cammina scalza. Il ragazzo cerca di inseguirla correndo a perdifiato per le scale, ma quando ha raggiunto il portone d'ingresso del palazzo ne avvista la sagoma in lontananza. La piccola imbocca la strada


che porta al modesto cimitero locale. Siegfried vede solo la piccola intrufolarsi attraverso un pertugio del muro e fare l'ingresso fra le tombe accatastate, mentre egli percepisce ancora la presenza della madre e della ragazza. "Eliana è in pericolo. Siamo qui per guidarti Siggie..." La voce della madre riecheggia nella mente di egli, poi incalzata da quella della ragazza: "Come angelo ti risveglierai, in nome della giustizia: creatura dalle ali piumate di nera luce: questo è ciò che ti attende." La visione nitida di Eliana in lacrime colpisce Siegfried, che nota ora un cancellino di servizio aperto, attraverso il quale può entrare nel cimitero, appena in tempo per vedere la bimba stesa al suolo in estasi con un frammento di pietra fra le dita.

Amily viene accompagnata dallo scheletro per una landa desolata, che vive


di urla strazianti, seguite dal tintinnio opprimente di monete che cadono. Viene posta delicatamente su una piccola imbarcazione in legno dall'aspetto inquietante e traghettata oltre un fiume, nero e palpitante, da un barcaiolo con il volto celato sotto una mantello nero e logoro. Il bastone d'egli affonda nell'acquitrino più volte con rumori sordi e cupi. Infine viene posta a riva, innanzi ai piedi di una torre di nere ossa formata. Le manca il respiro, mentre le sue mani con movimenti ritmici, scolpiscono il suo nome su un osso della costruzione stessa. "Pronuncia il tuo nuovo nome nel quale oggi rinasci a nuova vita, figlia mia." La voce della torre di guardia le parla con il suo terribile tono, piacevole alle orecchie di Amily.

La insegue a perdifiato per le scale; all’ultima rampa crede di cadere, ma qualcosa lo guida, qualcosa lo conduce e non succede. Ecco l’ingresso, la bimba sta andando… “Lentamente? Ma come...” Lei prosegue verso il cimitero locale. “Ma guarda tu!” Dice Sieg tra sé. La madre è ancora lì però e gli indica un pertugio; ormai non è più il pavido ragazzo, ma è diventato la parte più vincitrice di lui: è Bastiano Baldassarre Bucci, tiene


l’Auryn in mano, non lo sa però, non ci pensa. Ecco Eliana precederlo come un folletto: lei è alta, riccia e ha gli occhi verdi, veste sempre una lunga giacca scura e lo precede, come un mantra ripete la poesia che scrisse per lei, per scacciare la profondità delle parole che lei dice. Il bello è che ci crede. “Alma riccia, cerco ispirazione di te in me, sei di quel luogo il pulsante motore, centro del mio vivere. Alta come una sottil elfa, ti ergi nella tua complessità. Una fiamma verde arde nelle fessure del tuo dolce ridere ed io impallidisco al tuo incedere segnato dal fumo della tua sigaretta. Che sei tu che tanto m’ispiri? Sei forse un angelo sceso in terra per salvarmi? Anelo a te come Dante a Beatrice.” La bimba è distesa in terra nel cimitero, sembra illesa: s’affretta a raggiungerla, facendosi strada tra le tombe e le lapidi Ed in silenzio la bambina trascina la bambola con sé; lo scheletro l'accompagna oltre il fiume nero, gli occhi di Amily luccicano eccitati e incupiti. Scende dalla modesta barca per poi avvicinarsi, senza quasi una stilla di fiato in corpo, alla nera torre d'ossa. La voce che invade le orecchie della bambina e la inebria nel profondo. Nella piccola mano Amily stringe un osso con il quale incide sulla torre d'ossa il suo nuovo nome: Amily Rose Umbra. Osserva in silenzio la grande torre con tanti nomi scritti sopra ed il suo che si incorpora bene con gli altri. Creature spaventose che la fanno sorridere e che la eccitano ad un punto tale da sentirsi


finalmente a casa; dimora in un posto così remoto che tanti altri hanno visitato ed anche lei finalmente trova la sua via nel dolore della morte e tra le ombre materiali. Siegfried finalmente raggiunge la bimba, che crolla fra le sue braccia esausta. Il suo corpicino è freddo, ma palpitante. Eliana è apparsa nella visione di egli con alcuni tratti ben differenti da come egli la ricordasse, ma il cuore ha sussultato come se la stesse sfiorando. Ella in pericolo, Possibile? I fantasmi svaniscono, proprio come sono apparsi, mentre Siegfried abbraccia Amily, tornando sui suoi passi per tornare a casa. Prima di uscire dal cimitero osserva inquieto un piccolo rosario posto su una delle punte del cancellino: una croce nera termina l'icona religiosa, la stessa croce che Fortuna portava con sé al fianco. Un caso forse? La mano del giovane si allunga come ipnotizzata a prendere la reliquia, mentre la nasconde in tasca gelosamente. Presto o tardi ogni domanda avrà una risposta: il tempo chiarirà ogni dubbio. Amily apre gli occhi, mentre nella sua mente viva l'immagine della torre, che a poco a poco sfuma dalla sua vista, ma non dal suo cuore. La voce nitida di Tenebra le sussurra nella mente. "Ben svegliata, erede del sapere eterno." Il terzo occhio, l'Ayna, ora è completamente aperto, vigile ed incredulo sulle bellezze che circondano il mondo: cadaveri deambulanti fra le lapidi, ogni forma è distorta in morbide figure terribili, che la piccola


sente di apprezzare con ogni sua stilla di felicitĂ  macabra. Un fiore muore vicino ad ella rinsecchendosi al suo sguardo, mentre un ciottolo rotondo muta il suo aspetto in una forma affusolata e spigolosa. Il suo vero nome ora giace impresso e custodito su una lapide fra mille, introvabile se non da ella stessa: il segreto deve restare celato al sapere di chiunque.


16 agosto 2007 siegfried amily