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Lara in 14 Marzo 2008


Ombre gelide si aggirano per i sotterranei del Castello Sforzesco, antica dimora di segreti celati e misteri racchiusi fra le sue mura in pietra. Porte rinforzate che scricchiolano, serrature che si chiudono, lo sferzare del ferro caldo e i suoni sinistri delle lame seghettate che tranciano le carni fanno da padroni in questo luogo dimenticato da Dio: è come essere ripiombati nei Secoli Bui, ad un Anno Mille in chiave moderna, seppur rispecchiante gli antichi metodi di “persuasione” al dialogo.

Lara, seppur nutrita e non più in catene, ancora giace in cattività: probabilmente il momento ancora non è proprio per la sua entrata in scena. La razione serale di sangue portato di nascosto da Christine ha fatto il suo effetto e Lara non soffre più dei dolori dovuti dalla sete: anche i suoi poteri sono tornati vivi, come se non l'avessero mai abbandonata. “E' l'ora di fare due chiacchiere, signorina Eve Lombardi o forse dovrei chiamarti Lara Ludovichi? - Claw, la Gangrel dai capelli blu, compare da uno dei muri, come se prima fosse stata fusa con esso: la sua figura si delinea prima confusa, amorfa quasi, poi chiara e nitida – Scherza su tutto, bamboletta,


ma non su una mia cara amica e sulla sua morte ultima. L'ultima volta che ci siamo viste, parlavi troppo e non rispettavi le autorità a dovere. Forse non ci siamo capite bene: tu a Milano non vali un cazzo! E questa volta non ci sarà Seleste a fermarmi. Dammi una buona ragione, almeno una, per non fare di te la nuova carta da parati di questa stanza.”

Lara osserva Claw, la ascolta; vorrebbe vomitarle addosso tutta la sua frustrazione, ma ritiene che ciò servirebbe solo ad aumentare il suo odio per lei: sa che nulla potrebbe farle cambiare idea sul suo conto. Non sa che pesci prendere, si è scusata, anche se un po' goffamente forse, le ha spiegato il perché delle sue menzogne, ma non è servito a nulla. Come se tutto ciò non bastasse adesso la donna è anche convinta del fatto che la figura della


sua cara amica venga derisa, nulla di più assurdo: il ricordo di quel momento è impresso nella mente di Lara a fuoco, dove ha cercato anche di aiutare lei e Seleste sparando quando la situazione si era fatta pesante. "Vai a far capire una cosa del genere ad una persona che non accetta chiacchiere o spiegazioni..." Sa che la Gangrel ha ragione e che la sua vita al momento vale meno di zero: non le resta che provare a parlare, il mutismo potrebbe esser preso come una sfida e questa è davvero l'ultima cosa che vorrebbe Lara. “Come posso farti cambiare idea su di me? So di aver sbagliato, ma non avevo molte altre alternative. Non so che altro posso dirti, se non che mi dispiace.” Parole, solo parole e null'altro: non ha altri mezzi per reagire e non vuole certo andare contro le regole, non farebbe altro che peggiorare la sua situazione. “Ti dispiace?” Ringhia di rabbia Claw, battendo un pugno sul muro e facendo cadere dalla rastrelliera della parete alcune pinze da tortura. “Mentivi, mentivi, mentivi... Una stronzata dietro l'altra e ogni nuova era sempre più grossa... E poi basta continuare a darmi del tu!” Quel suo braccio, terribile creazione della non morte, sibila con decisione nell'aria; in un solo istante, un solo gesto, e l'occhio sinistro di Lara è polvere fra le dita artigliate di Claw. “Io non so che ha in mente De Rienne, ma sappi che non sono alle sue dipendenze, non le devo nulla, non ha poteri su me. Non cerco delle scuse, cerco solo di farti capire che le menzogne a volte non sono fini a se stesse: non siamo bambini noi vampiri, soprattutto quando non


abbiamo diritti. Hai rinunciato a opportunità d'oro e per cosa? Per cosa, cazzo! Io me lo sono dovuto sudare il mio fazzoletto di sangue ogni santa notte che Cristo metteva in terra. Ho dovuto abbassare il capo ai grandi, imparare che loro avevano sempre ragione, anche nel torto. Ho visto fratelli morire solo per il capriccio degli anziani ed altri ancora passarmi avanti solo perché di lignaggio nobile rispetto a me, che ero infante di un vampiro di passaggio. No, cara mia, no, tu non starai qui prendermi per il culo, no... Ora apri la boccuccia e inizi a rivolgerti a me come si deve e a raccontarmi per filo e per segno cosa minchia ci facevi lì in Via Messina, cosa hai visto e chi ti ci ha mandato. Io non ti darò una seconda opportunità come ha fatto Dakruon, quindi...” Si porta una mano all'occhio ridotto in cenere da Claw. “Ma porca...” A tutto c'è un limite e la pazienza di Lara quel limite lo ha già superato da molto tempo: rinchiusa in una putrida cella, senza la possibilità di muoversi o nutrirsi liberamente, anche se onestamente Christine ha sempre placato la sua sete. Come se non bastasse ci si mette anche Claw a darle il tormento: la rabbia comincia ad insinuarsi in Lara. "Devo stare calma, calma." Prova a trarre un profondo respiro: questo di solito la calmava sempre, ma non questa volta, non può trarre un profondo respiro, anche questo le è negato. “Tutto quello che ho detto la settimana scorsa è stato confermato da Christine e risponde a verità!” Non riesce a spiegarsi il perché di quel nuovo interrogatorio: ha detto tutto la settimana


scorsa, ne è certa, come è certa che anche Claw avesse sentito tutto. Forse non è stata lei a far in modo che Lara vuotasse il sacco. Riprende con calma, studiando la vampira e cercando di capire se è tutta scema o se la sua presenza è opera di una disciplina vampirica che lei non conosce. “Crede davvero di essere la sola ad aver avuto dei problemi in passato? Mi creda si sbaglia, anche io ho le mie rogne, non sono tutte rose e fiori come lei è convinta che siano per tutti, tranne che per lei stessa. Prenda me per esempio, rinchiusa in una cella con la sola colpa di... Beh, conosce già la mia colpa.” Si sforza di capire, cerca anche un solo indizio che le possa far comprendere se la donna che ha davanti sia davvero quella che dice di essere. “So che le devo del rispetto e so anche che la mia vita non ha valore: sono nulla per la società vampirica, perché dunque tanto interesse per me? Devo ripetere ancora la storia della mia vita? Ero una ragazzina timida ed impacciata, tutti a scuola mi evitavano, perché non scherzavo mai con nessuno e non davo mai confidenza. Mi piaceva studiare solo la storia, ero davvero molto brava in storia. Ricordo ancora il mio primo bacio...” Non sente costrizione, può raccontare di sé omettendo per lo meno i nomi, sperando di non perdere anche l'altro occhio. “No, non devi ripetere la storiella della tua vita, vile... - scocciata Claw osserva Lara con aria di sufficienza – Vedo che le mie parole, prima ti entrano in un orecchio, poi ti escono subito dopo dall'altro... Vediamo se parlando più da vicino mi riesci a sentire!” Un altro fendente taglia l'aria e


un attimo dopo un padiglione auricolare della Mekhet è fra le mani artigliate della Gangrel, che lo porta vicino alle labbra, poco prima che diventi polvere. “Mi senti?! Oh, oh, mi senti quando parlo?” Le dita lasciano cadere al suolo i resti di cenere, quindi Claw torna a parlare. “Ti ho chiesto, di darmi una buona ragione per non farti fare la fine del topo. Ti ho chiesto, gentilmente, cosa che potrei anche evitare di fare, di darmi una seria spiegazione degli eventi di Via Messina. Mi ha portata via l'araldo, non so che vi siete detti e se ciò che hai detto a Seleste fosse la verità. Io, fossi in te, farei meno la sarcastica, mi calmerei e inizierei a parlare, raccontando per filo e per segno quello che è successo quella notte. Non ho neppure capito chi sia il tuo sire... Chi cazzo è 'sto Nero che hai nominato l'altra volta? Poco importa, non deve essere di Milano. Da dove vieni? Bada a come parli, perché alla prossima insolenza ti lascerò qui con un buco che ti dovrai portare dietro per l'eternità.” Le sembra così strano vedere solo Claw senza Seleste, fino ad oggi li aveva visti sempre in coppia: lui sembra essere la mente e lei il braccio. Ha raccontato tutto ed i pensieri prendono il volo: deve capire e non ha tempo. Solo cinque persone conoscono il suo vero nome: Claw, Seleste, Dazio, Christine e Il Nero e lei l'ha chiamata per nome. Era lì durante il suo interrogatorio, deve aver sentito tutto, non può non aver capito. Sì, si è allontanata poco prima che fosse rivelata la vera identità del suo sire: non sa se fidarsi o meno, non riesce a capire è completamente disorientata Lara.


"Quando cavolo è entrata quella cosa nella mia cella?" L'aria si lacera, portando via il suo orecchio, oltre che il filo dei pensieri. “Cazzo! - trattiene a stento un'imprecazione - Via Messina, ero appostata lì per uccidere colui che ha sterminato la mia famiglia, colui al quale lei ha fatto saltare la testa, togliendomi il gusto della vendetta. Il suo nome era Lotar. Di voi non sapevo nulla, neppure chi foste, prima di vedervi nella sala dove mi ha condotto Christine.” Riprende quasi subito Lara dopo una breve pausa, nella vana speranza di riuscire a soddisfare la curiosità di quell'essere che le sta di fronte. “Il mio sire, le posso garantire che è Il Nero, il nome con il quale si è presentato e l'unico con il quale io lo abbia chiamato. Come ho già detto vengo da Bologna, sono a Milano solo da pochi mesi: dia un'occhiata ai giornali. Qualche mese fa la mia famiglia è stata uccisa e anche io risulto morta. Secondo l'articolo mi sarei tolta la vita in un magazzino abbandonato. Il Nero mi ha salvata e portata a Val Ganna, mi sembra, non sono sicura, non conosco bene le zone prealpine. Comunque è lì che sono diventata vampira. - solo per cercare di far capire a Claw che ci sono molti modi di rispettare le persone, non solo dando del lei e non del tu. Riprende - Il mio sire mi aveva chiesto la massima riservatezza ed è solo per questo che non dicevo nulla di lui. Lo rispetto: mi ha offerto la possibilità di vendicarmi. Come potevo io negargli riservatezza? Non so cosa avrebbe fatto lei al mio posto. Lui mi ha donato la vita... Parlare e tradirlo, no grazie, non ne sono stata capace. Le opportunità che mi avete offerto voi erano certo molto allettanti, ma non mi vendo al miglior


offerente.” Sa che nel giro di pochi secondi vedrà un altro pezzo del suo corpo diventare cenere sotto le sferzate di Claw: spera solo di essere stata esauriente. “Imparerai presto che vendersi al miglior offerente garantisce l'immortalità, mentre la lealtà ad un qualcuno che non è qui a salvarti le chiappe, porta alla rovina. Dopo tutte le cazzate che hai detto su Violetta spero che tu possa crepare all'Inferno: non scollerò gli occhi da te neppure per un istante, lo sai vero? Lo sai che ad ogni passo che farai io sarò lì come la tua ombra? Ti perseguiterò, ti renderò la vita impossibile... Viciu ha detto che tu servi non morta, ma non mi ha detto in che condizioni: pessima dimenticanza quella dell'Araldo! - un altro gesto secco, veloce e terribile: l'artiglio di Claw strappa via il braccio destro di Lara in un unico suono ovattato – Mi troverai sempre qui, notte dopo notte, come fossi il tuo peggiore incubo. Ti lascio la scelta: occhio, orecchio o braccio: uno lo perderai per sempre... Fatti trovare tutta intera la prossima volta, come tutte le prossime volte a venire, che ci rincontreremo e ti giuro che il tuo cuore sarà la mia cena quella stessa notte.” Poggia una mano ad una parete, quindi lascia che il suo corpo si fonda con il materiale del muro in pietra, svanendo, allo stesso modo in cui era apparsa. La vendetta sta portando Lara verso un baratro terribile, fatto di prove estenuanti e scelte difficili. Solo il ricordo di suo figlio la sostiene in questo momento, mentre dovrà decidere se e cosa sacrificare per il benestare di Claw.


14 marzo 2008 lara