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Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli

Per Muzio Studi in onore di Muzio Mazzocchi Alemanni a cura di Franco Onorati


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EPISTOLA DEDICATORIA

Caro Muzio, grazie. In vista di un traguardo significativo, il tuo novantesimo genetliaco, la comunità di quanti ti vogliono bene e ti stimano – e mai come nel tuo caso affetto e ammirazione si saldano più fortemente – ha voluto farti omaggio di questa raccolta di scritti. Considero un “segno del destino” che io ne abbia potuto curare la pubblicazione, voluta fortemente da tutti gli amici del Centro Studi G.G. Belli: perché assieme all’anniversario che ti riguarda personalmente, anch’io festeggio le tante stagioni trascorse con te. Quanti incontri nella tua casa di via Arenula, di solito in giorni ed ore concordati, in modo da rispettare i tempi e i ritmi che, ad esempio, sei solito dedicare alla tua persona; un aspetto intimo, dirai, non meritevole di essere pubblicizzato? E invece no, anche in questa abitudine, che ti restituisce alle visite degli amici sempre in perfetto ordine – persino nei momenti in cui qualche acciacco ostile ti molesta – vedo uno dei segni del tuo stile. Quante lettere ti ho sottoposto per la firma? Ricordo che all’inizio della mia collaborazione, almeno per quelle più impegnative, te ne sottoponevo preventivamente il contenuto in bozza o per telefono. Poi, crescendo alla tua scuola, mi sono, come dire?, emancipato, fino a guadagnarmi da parte tua la definizione di “epistolografo” ufficiale del Centro Studi. Ed è per richiamare questo “titolo” conquistato sul campo che – forse con un pizzico di enfasi e presunzione – ho voluto chiamare “epistola” questa lettera aperta. Eppure non posso nascondere che ancora oggi, a distanza di tanti anni, ogni volta che ti propongo la missiva di turno, seguo con una certa ansietà la lettura che ne vai facendo: perché nulla sfugge alla tua perizia di attento lettore. Nel sodalizio trascorso con te ho sperimentato nei fatti quanto ti si addica il titolo di maestro di vita. Sì, lo so, anche queste sono parole che l’uso o l’abuso hanno consunto, occultandone il senso profondo a causa della ripetitività o delle improprie citazioni. Ma dovremo pur avere il coraggio di rilanciarle e restituire loro il valore che nonostante tutto mantengono. Nelle ore vissute assieme – spesso nella vigile compagnia di Berta, cui non poche volte ricorrevi per colmare un vuoto di memoria o recuperare il nome di qualche amico, dei tanti, anche illustri, che hanno animato la vostra esistenza – sei ritornato a rievocare i tempi della tua giovinezza: e allora ho scoperto che sei


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stato “obiettore” ante litteram, rinunciando a quella carriera di ufficiale cui la tua cultura e il tuo status sociale ti predestinavano. Quel rifiuto della guerra esprimeva, già allora nettamente, una fede nella democrazia e nella libertà che ha poi segnato alcuni aspetti della tua vita di intellettuale militante. Non farò ricorso a riconoscimenti pleonastici relativi alla tua cultura e alle tue attività: all’Università, nelle biblioteche, alla Olivetti, nei giornali e riviste cui hai collaborato; piuttosto, di questo versante della tua personalità voglio sottolineare un aspetto troppo a lungo sottaciuto, che mi porta in modo irresistibile a inciampare in un’altra citazione; di te si può dire che “hai quel che hai donato”. Quanti studiosi non ti sono debitori di quel lavoro paziente, prezioso, magari svolto in sordina, con il quale hai affiancato, con disponibilità maieutica, il lavoro di altri? Lasciami almeno citare gli indici dell’edizione Vigolo dei Sonetti belliani; e le tante pagine introduttive scritte per altri che stanno a testimoniare una disponibilità e un altruismo davvero non frequenti. Virtù di cui ho potuto giovarmi persino io, cui può solo concedersi il riconoscimento di belliano di complemento. Il complesso profilo che emerge da questi sommari tratti, che rinuncio ad esemplificare ulteriormente per non ferire il tuo naturale riserbo, vanno o non vanno a comporre la figura di un esemplare maestro di vita? Una figura, voglio dire, in cui i valori etici si saldano a quelli intellettuali. In questo giorno di festa ti consegniamo questa miscellanea per dirti grazie per tutto quello che hai fatto per noi personalmente e per le attività del Centro Studi; questo anche a nome dei non pochi assenti che l’urgenza di licenziare la raccolta ha tenuto fuori. Anche il ricco contenuto dell’opera risulta felicemente peculiare all’ampiezza dei tuoi interessi: la natura composita del volume crediamo corrisponda all’innata curiosità del destinatario. Il merito di questa impresa va non solo ai collaboratori che vi hanno contributo coi loro scritti, ma anche all’editore Carmine Vaccaro e a sua moglie Lucia Maresca che, ancora una volta, ci hanno fatto toccare con mano quanto siano fecondi professionalità e rigore se coniugati al servizio della cultura.

Franco Onorati


E a cche sserveno poi tante parole?TITOLO 7

presentazione marcello teodonio


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