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Storia di un viaggio …Quella sera del 1950, erano le ore 21, vedevo allontanarsi da casa mia una strana auto scura (che ora possiamo trovare in qualche museo); ricordo bene quella scena. A quei tempi io e la mia famiglia abitavamo a ridosso piazza XX Settembre, più o meno dove abitiamo adesso. Era una sera come tante altre, scura, un po’ calda, del mese di Luglio (tempo di mietitura), poche luci; la piazza era deserta, a destra gli antichi portici ad arco, a sinistra il famoso ristorante “Al Gallo”. L’auto fece la curva e scomparve: erano i miei che emigravano in Argentina in cerca di fortuna. Papà Alfonso ed io restammo qui in Italia, soli. Racconto tutto questo, per il motivo che fu proprio da quel momento lontano che iniziò il mio viaggio nel mondo del colore, proprio così. L’anno seguente ( 1951) la mamma, come promesso, mi fece arrivare la cassetta dei colori a olio. A quei tempi averne una tutta mia, era un sogno. Da quel lontano giorno la mia vita fu felicemente

A Bepi

legata a qualcosa in più.

Dov’è …Mi trovo seduto sul mio famoso sgabello, “posso ben dire famoso perché su di questo ho passato tutta la mia vita pittorica ed esso mi lega profondamente ai ricordi più cari con i miei genitori” davanti a me sul cavalletto, ben salda, una tela bianca, sopra la tavolozza pennelli e colori,

il mondo

ecco mi cingo a dipingere; in quel momento di silenzio l’aria è quasi religiosa. Questo attimo, che vorrei definire spirituale, fa parte di un rito che si ripete ogni volta prima di posare il pennello sulla tela. Tuffarmi in questa tela bianca è far scorrere i primi segni e le prime pennellate creano nel mio animo un’ansia e un’emozione indescrivibile, non sento più nulla, mi sembra di entrare nella tela e volare nel mondo del fantastico. Sentire il profumo dell’olio e della vernice che evaporano dalla tavolozza mi fa inebriare nel mondo dei colori. Ad un certo punto la fantasia dell’invisibile prende forma, in quel momento mi sveglio, apro gli occhi e vedo la via, come una strada da seguire; da quell’ attimo la mia voglia di dipingere diventa frenesia, da quel fato ne nasce sofferenza, ansia e nervosismo che mi consumano l’animo e si placheranno solo alla fine dell’opera.

su una tela bianca.

Purtroppo l’opera non sempre si realizza, sì, perché dobbiamo sapere che la riuscita dell’opera non dipende tutto da noi, ma da una magia di accostamenti di forme e colori, direi una cosa sopranaturale. A quel punto se il dipinto non nasce, dovrò rifare tutto. Ma se l’opera si compie, il mio esultare non ha confini; la gioia è grande, e potrò essere felice fino al prossimo quadro.

quando riversi fiumi di colori Idee sparse dentro un pennello e il dolore dell’incompiuto. Guizzi di verde e di giallo che un sole nascosto trascolora. E tutto diventa candido, puro, celeste. E’ un mondo sereno

“Andrea”


Quadro di Giuseppe Nardi pittore  

Opera di pittura

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