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«In contrata Spinocela». «E dov'è?». «Non lo saccio, dottori. Comungue, ora passa a pigliarlo Gallo». «A chi? Al morto?». «Nonsi, dottori, a vossia di pirsona pirsonalmenti. Gallo veni con la machina e ci lo trasporta lui stisso in loco che sarebbi all'allocalità di contrata Spinocela». «Ma non ci poteva andare Augello?». «Nonsi, in quanto che al momento dell'acchiamata che gli feci la mogliere arrisposi che attrovavasi fora di casa». «Ma non ha un telefonino?». «Sissi. Ma trattasi di tilifinino astutato». 192 Ma figurati se alle sei del matino Mimi era nisciuto! Sicuramenti dormiva della bella. E aviva ditto a Beba di diri 'na farfantaria. «E Fazio dov'è?». «È già partitosi con Galluzzo per la suddetta aUocalità». Gallo tuppiò alla porta che lui aviva ancora la facci 'nsapunata. «Trasi, tra cinque minuti sono pronto. Ma dov'è 'sta contrada Spinoccia?». «A casa di Dio, dottore. 'N campagna, 'na decina di chilometri sutta a Giardina». «Sai niente del morto?». «Nenti di nenti, dottore. Mi telefonò Fazio dicen-nomi di passare a pigliarlo e io lo venni a pigliare». «Ma tu lo sai come arrivarci?». «In teoria, sì. Taliai sulla carta». «Gallo, guarda che siamo supra a 'na trazzera,,non siamo supra alla pista di Monza». «Lo so, dottore, per questo vado piano». E doppo ciuco minuti: «Gallo, ti ho detto di non correre!». «Sto andando pianissimo, dottore». Annare pianissimo, supra a una fitusa trazzera tutta scaffe, sdirrupi, fossi, pirtusa che parivano fatti da bumme, e pruvolazzo a tinchitè, per Gallo significava mantinirisi attorno agli ottanta. Stavano traversanno 'na terra sdisolata, arsa, gialla, con qualichi raro àrbolo stento. Era un paisaggio che 193 a Montalbano piaciva assà. L'ultimo daduzzo bianco di 'na casa l'avivano lassato alle loro spalli già da un chilometro. Avivano 'ncontrato sulamenti un carretto che da Vigàta acchianava verso Giardina e una mula con un viddrano che annava in senso inverso. Passata 'na curva, vittiro a 'na certa distanza la machina del commissariato e uno scecco. L'asino, che sa-piva benissimo che torno torno non c'era nenti da mangiari e sinni stava perciò scoraggiato allato alla machina, li taliò arrivare con scarsissimo interesse. Gallo ghittò la machina fora della trazzera con una sterzata tanto 'mprovisa che il commissario abboccò tutto di lato a malgrado della cintura di sicurezza e si sintì staccare la testa dal resto del corpo. Si misi a santiare. «Non ti potevi fermare tanticchia cchiù avanti?». «Mi fermo qua, dottore, accussì lasso posto per le altre machine quanno arrivano». Scinnero. AUura s'addunaro che al di là della machina del commissariato, sul lato mancino della trazzera, as-sittati 'n terra vicino a 'na para di troffe di saggina, c'erano Fazio, Galluzzo e un viddrano che mangiavano. Il viddrano aviva tirato fora dalla visazza pani di frumento e tumazzo e aviva fatto le parti. Un quatretto idilliaco, campestre, 'na specie di déjeu-ner sur l'herbe. Dato che il soli già quadiava assà, erano tutti in maniche di cammisa. Appena Fazio e Galluzzo vittiro comparire il commissario, si susero addritta 'nfilannosi le giacchette. Il viddrano restò assittato. Ma si portò 'na mano alla cop194

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