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«Ma non lo sappiamo con certezza. Una cosa è certa: hanno prescia di trovare quello che cercano. E se non l'hanno trovato, forse ci riproveranno oggi stisso, o stanotti 0 al massimo dumani». «M'è venuta un'idea» disse Fazio. «Dilla». «Vossia è squasi sicuro che lo tengono d'occhio?». «Al novanta per cento». «A che ora la so cammarera sinni va dalla so casa ?». «Verso le dodici e mezza, l'una meno un quarto», «può telefonarle dicennole che torna a casa a mangiare?». «Sì, certo. Ma pirchì?». «Vossia va a mangiare alla so casa in modo che ni-sciuno può trasire mentre vossia è dintra. Alle tri arrivo io con una machina di servizio. Metto la sirena e faccio 'na gran battana. Vossia nesci di cursa, acchia- N na in machina e partiamo». «Dove andiamo?». «Andiamo a fare 'na visita ai templi. Se quelli la tengono d'occhio, si faranno certamente persuasi che sono vinuto a pigliarlo per un'emergenza. Ed entreranno subito in azione». «Embè?». «Quelli che la sorvegliano non sanno che c'è Galluzzo appostato nei paraggi. Ce lo mando subito, spiegannogli la situazione», «Ma no, Fazio, non è il caso di... ». «Si lassassi prigari, dottore. 'Sta facenna non mi persuade e non mi piace». «Ma tu hai idea di quello che cercano?». «Non lo sapi vossia e lo voli sapiri da mia?». «Quanno accomenza il processo a Giacomo Liceo ?». «Mi pare tra 'na simanata. Pirchì me l'addimanna?». il 128 129 Giacomo Liceo era stato arrestato da Montalbano, tempo avanti. Era 'na scartina della mafia, un esattore del pizzo. Un jorno aviva sparato alle gammi di un commerciante che si era arrefutato di pagare. Il commerciante, scantato, aviva sempre sostenuto che a sparargli era stato uno scanosciuto. Il commissario però aviva trovato 'na gran quantità d'indizi che portavano a Giacomo Liceo. Ma si trattava di un processo, nel quali avrebbe dovuto testimoniare, che non si sapiva come poliva annate a finire. «Può darsi che non vengono a circare nenti. Porsi si tratta di un avvertimento: stai attento a come ti regoli al processo pirchì noi possiamo trasire e nesciri dalla tò casa quanno e come vogliamo». «Macari questo è possibile». «Pronto, Adelina?». «Mi dicìsse, dutturi». «Che stai facendo?». «Staiu circannu di rimettiti a posto la casa». «Hai priparato il mangiari?». «Lo fazzo doppo». «Fallo subito. All'una vengo a mangiare a Marinella». «Comu voli vossia». «Che accattasti?». «Dù linguale che ci fazzo fritte. E per primo pasta coi broccoli». Trasì Fazio. «Galluzzo è partito per Marinella. Sa dove ammucciarsi per tenere d'occhio la so casa dalla parte di mari». «Va bene. Senti, non ne parlare con nessuno, manco con Mimi». «D'accordo». «Assettati. Augello c'è?». «Sissi». Sollevò la cornetta. «Catarella, dì al dottor Augello di venire da me». Mimi s'appresentò subito. «Aieri sono annato a Fiacca che c'era 'na cursa di cavalli- Correva macari la signora Esterman con un cavallo prestatole da Lo Duca. Il quale Lo Duca mi ha parlato a longo. Secondo lui, si tratta di una vendetta di un tale Gerlando Gurreri, un suo ex stalliere. L'aviti mai 'ntiso nominare?».

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