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Quanno arrivaro davanti ai box, Rachele lassò la mano di Montalbano, sciogliennosi dall'abbrazzo. Da uno dei box spuntò la testa di un cavaddro che in qualichi modo so aviva sintuto la prisenza della fìmmina. Rachele gli si accostò, gli avvicinò la vucca alla grecchia tinennogli un vrazzo supra al collo, e accomenzò a parlargli a voci vascia. Po' l'accarizzò a longo supra alla fronti, lo lassò, si voltò verso Montalbano, gli si avvi114 1 cìnò, l'abbrazzò e lo vaso. A longo, aderendo con tutto il corpo a quello dell'omo. Al commissario parse che Ja temperatura ambientale era acchianata di colpo di 'na vintina di gradi. Po' lei si scostò. «Questo però non è il bacio che Je avrei dato se avessi vinto». Montalbano non arrispunnì, ancora 'ntronato. Lei lo ripigliò per la mano e se lo tirò appresso. «E ora dove andiamo.?». «Voglio dare da mangiare a Raggio di luna». Si fermò davanti a un fienile nicareddro, la porta era 'nserrata, ma abbastò tirarla che si raprì. Il sciauro del fieno era accussì forti che assufficava. Lei trasì, il commissario la seguì. E appena fu trasuto, Rachele richiuì la porta. «Dov'è la luce.?». «Lascia perdere». «Ma così non si vede niente». «Vedo io» disse Rachele. E se la ritrovò, nuda, tra le vrazza. S'era spogliata in un vidiri e svidiri. Il sciauro della so pelli sturdiva. Appisa al collo di IVIontalbano, la vucca incoddrata a quella di lui, si lassò cadiri narrò trascinannusillo supra al fieno. Montalbano era accussì 'ntordonuto che pariva un manichino. «Abbracciami» ordinò con una voci addivintata diversa. Montalbano l'abbrazzò. E lei, doppo tanticchia, si girò mittennusi a panza sutta. 115 «Montami» disse la voci sgraziata. Si voltò a taliare la fìmmina. Non era cchiù fìmmina, ma squasi un cavaddro. Si era mittuta a quattro zampe... Il sogno! Ecco che cosa gli aviva fatto provare disagio! Il cancello assurdo, la fìmmina cavaddro... Per un attimo s'im-mobilizzò, lassò la fìmmina... «Che ti prende? Abbracciami!» arripitì Rachele. «Montami, dai» arripitì. Lui montò e quella partì al galoppo che parse un fur-garone... Doppo la sintì che si cataminava, si susiva e tutto 'nzemmula 'na luci giallastra illuminò la scena. Rachele, sempre nuda, sinni stava allato alla porta, indove c'era l'interruttore, e lo taliava. AU'improviso si misi a ridiri a modo so, ghittanno la testa narrè. «Che c'è?». «Sei buffo. Mi fai tenerezza». Gli anno vicino, s'inginocchio e l'abbrazzò. Mon-talbano accomenzò a rivistirisi di furia. Ma persero ancora deci minuti a livarisi reciprocamente i fili di paglia che s'erano 'nfilati in tutti i posti indove che si potivano 'nfilare. Rificiro la strata di prima, senza parlari, tanticchia scostati l'uno dall'altra. Non avivano proprio nenti da dirisi. ,: 116 Po', come aviva previsto, Montalbano anno a sbat-tiri contro un albero. Ma stavolta Rachele non gli anno in aiuto pigliannolo per la mano. Si limitò a spiare; «Ti sei fatto male?». «No». però, che ancora s'attrovavano nella parti scura dello spiazzo in cui c'erano i tavoli, Rachele l'abbrazzò d'improviso e gli disse in una grecchia: «Mi sei piaciuto molto». Montalbano, dintra di lui, provò 'na speci di vrigo-gna. Si sintì macari tanticchia offiso. Mi sei piaciuto molto! Che minchia di frase era ? Che stava a significare ? Che la signora era sodisfatta della prestazione ? Era rimasta cuntenta del prodotto ? La cassata Montalbano vi farà

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