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«Sa, Sciscì è stato un vero gentiluomo. Voleva a tutti i costi risarcirmi per la perdita di Super». «Ha rifiutato?». «Certamente, Che colpa ne ha lui? Indirettamente, forse... Ma poveraccio è rimasto così mortificato... Anche perché io l'ho preso un po' in giro». «Che gli ha detto?». 109 «Beh, vede, lui si vanta di essere rispettatissimo in Sicilia, va dicendo che nessuno s'azzarderebbe mai a fargli un torto e invece... ». S'appresentò un cammareri con tri piatti, li distribuì e sinni anno. Era 'na ministrina giallastra con striature virdognole, il cui aduri stava tra la birra marciuta e la trementina. «Aspettiamo Guido?» spiò Montalbano. Non per bona educazioni, ma semplicementi per ar-ricogliere il coraggio nicissario a mittirisi 'n vucca la prima cucchiarata. «Ma no. Si raffredda». Montalbano inchì il cucchiaro, se lo portò alle labbra, chiuì l'occhi e agliuttì. Spirava che almeno aviva quel sapori-non sapori delle ministrine del «Boccone del povero», invece era pejo. Abbrusciava il cannarozzo. L'avivano forsi condita con Tacito muriatico. Alla se-cunna cucchiarata, mezzo assufficato, raprì l'occhi e s'ad-dunò che, in un vidiri e svidiri, Rachele se l'era mangiata tutta pirchì aviva davanti il piatto vacante. «Se non le va, la dia a me» disse Rachele. Ma com'era possibili che le piaciva quella gran fi-tinzia? Le passò il piatto. Lei lo pigliò, si calò tanticchia di lato, lo svacantò sull'erba del prato, glielo ripassò. «Questo è il vantaggio di un tavolo poco illuminato». Arrivò Guido con le sicarette. «Grazie. Mangia la minestrina, caro, che ti si raffredda. E ottima. Vero, commissario?> 110 Di sicuro, quella fìmmina doviva aviri un lato sadico. Bidiente, Guido Costa si mangiò in silenzio tutta la minestrina. «Vero che era buona, caro. » spiò Rachele. E da sutta al tavolo, il ginocchio della fìmmina batti dù volte contro quello di Montalbano, in signo d'intisa. «Non era male» arrispunnì il povirazzo con una voci 'mprovisamente arragatata. L'acito muriatico doviva avergli arso le corde vocali. Po', per un attimo, parse che 'na nuvola fosse passata davanti ai proiettori. Il commissario isò l'occhi; era 'na nuvola, sì, ma di muschitte. Doppo un minuto, in mezzo alle voci e alle risate accomenzò a sintirisi scruscio di timpulate. Ma-scoli e fìmmine si autoschiaffeggiavano, si davano manate supra al collo, alla fronti, alle grecchie, «Ma dov'è andata a finire la mia mantellina?» spiò Rachele talianno sutta al tavolo. Macari Montalbano e Guido si calarono a taliare. Non la vittiro. «Deve essermi caduta mentre venivamo qui. Vado a prendermene un'altra, non voglio essere mangiata dalle zanzare». «Vado io» disse Guido. «Sei un santo. Sai dov'è? Dev'essere dentro la valigia grande. Oppure dentro a un cassetto dell'armadio». Dunque, non c'era dubbio che si corcavano 'nzem-mula, c'era troppa 'ntimità tra loro dù. Ma allura pirchì Rachele Io trattava accussì ? Gli piaciva avirlo come servo ? Ili Appena Guido si allontanò, Rachele disse: «Mi scusi». Si SUSI. E Montalbano allucchì. Pirchì Rachele pigliò in tutta tranquillità la mantillina supra alla quali stava assittata, se la misi sulle spalli, sorridi a Montalbano e gli disse: «Non ho voglia di continuare a mangiare queste porcherie».

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