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«Sì, molta». «Si spieghi meglio». «Vede, signor Lo Duca, se nessuno della sua scuderia ha chiamato la signora Esterman, questo vuol dire che a farlo è stato Gerlando Gurreri». «E perché l'avrebbe fatto?». «Forse perché pensava che lei, fino all'ultimo, avrebbe cercato di non mettere al corrente la signora Ester-man del furto del cavallo nella speranza di ritrovarlo al piti presto, magari pagando un grosso riscatto». «In altri termini, per farmi perdere la faccia e sputtanarmi davanti a tutti?». «Può essere un'ipotesi, non le pare ? Ma se lei mi di103 ce che Gurreri, quasi fuori di testa com'è, non è in condizioni di ragionare così sottilmente, allora la mia ipotesi cade». Lo Duca stetti a pinsarisilla tanticchia. «Beh» disse a un certo momento. «Può darsi che ad architettare la storia della telefonata non sia stato Gurreri, ma qualcuno dei delinquenti coi quali si è associato». «Anche questo è probabile». «Salvo, dove sei?». Era Ingrid che lo chiamava. 104 Otte Saverio Lo Duca si susì. Montalbano puro. «Mi dispiace d'averla importunata così a lungo, ma, lei capirà, non ho voluto perdere la preziosa occasione che mi si presentava». «Salvo, dove sei?» fici ancora Ingrid. «Ma s'immagini! Anzi sono io che devo sinceramente ringra2Ìarla per quello che ha voluto dirmi con tanta cortesia». Lo Duca accennò a un inchino. Montalbano macari. Manco nell'ottocento, tra il visconte di Castelfrom-bone, cui il Buglione fu antenato, e il duca di Loman-to, di quartettocetresca memoria, si sarebbe potuto svolgere un dialogo accussì eleganti e forbito. Girarono l'angolo. Ingrid, elegantissima, stava davanti a 'na porta-finestra e taliava torno torno. «Sono qua» fici il commissario isanno un vrazzo. «Mi scusi se la lascio, ma devo incontrarmi con...» disse Lo Duca allunganno il passo e non dicenno con chi si doviva 'ncontrari. In quel momento si sintì un potenti colpo di gong. Porsi gli avivano mittuto un microfono davanti, fatto sta che parse il principio di un tirrimoto. E tirrimoto fu. 105 Dall'interno della villa rimbombò un coro disordinato e orgiastico: «Hanno suonato! Hanno suonato!». E po' tutto quello che vinni appresso fu priciso 'nti-fico a 'na valanga o al tracimamento di un fiume. Am-muttannosi, spingennosi, truppicanno, urtannosi, dalle tri porte-finestre si riversò nel vialone un'ondata di piena fatta di mascoli e fìmmine vocianti. In un attimo, In-grid non si vitti cchiù, pigliata 'n mezzo, vinni irresistibilmente trascinata avanti. Si voltò verso di lui, raprì la vucca, disse qualichi cosa, ma le paroli non s'accape-ro. Pariva il finale d'una pillicula tragica. Sturduto, Montalbano aviva avuto la 'mpressione che nella viUa era scoppiato un incendio violento, ma le facci allegre di tutti quelli che currivano alla dispirata, gli fici subito ac-capire che si stava sbaglianno. Si scansò per non essiri travolto e aspittò che la sciumara passasse. Il gong aviva annunziato che la cena era pronta. Ma com'è che avi-vano sempri fami 'sti nobili, 'sti imprenditori, 'sti omini d'affari? S'erano già puliziati dù tavolate d'antipasti e pariva che non avivano mangiato da 'na simanata. Quanno l'ondata si esaurì in un ultimo rivoletto di tri o quattro ritardatari che currivano come centome-tristi, Montalbano osò rimettiti pedi supra al vialone. Valla a trovari ora a Ingrid! E se inveci di annare a mangiare, si faciva dari dall'ergastolano le chiavi della machina, ci s'infilava dintra e si faciva un dù orate di sonno? Gli parse propio 'na gran bella pinsata. «Commissario Montalbano! » si sintì chiamati da 'na voci fimminina. a

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