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Traversarono una hall tipo albergo vittoriano a deci stelle, un altro cammarone immenso chino chino di ritratti d'antenati, un secunno cammarone, cchiù gran-ni ancora, chino chino d'armature che avi va tri porte-finestre in fila, aperte supra a un vialone alberato. Fino ad allura, a parte l'ergastolano e il maggiordomo, non avivano 'ncontrato anima criata. «Ma gli altri dove sono?». «Sono già lì. Svelto». Il vialone annava dritto per una cinquantina di metri, po' si dividiva in dù viali, uno a dritta e l'altro a manca. Appena che Ingrid ebbe imboccato il viale a manca, chiuso da altissime siepi, a Montalbano arrivò una gran battaria di voci, di richiami, di risate. E tutto 'nzemmula s'attrovò in un prato con tavolini e seggie, ombrelloni, sdraio. C'erano macari dù tavole longhe longhe con cose da mangiare e da viviri e relativi cammareri in giacca bianca. A parte c'era 'na casuzza di ligno con una finestra darre alla quali ci stava un omo, davanti c'era 'na fila di genti. II prato era affollato da un minimo di tricento pir-sone tra mascoli e fìmmine, chi assittato e chi addrit-ta, che parlavano e ridivano a gruppi. Oltre il prato, s'intravidi va il cosiddetto ippodromo. Le pirsone erano vistute che pari va cannali vari: tra 1 mascoli c'era chi era vistuto da cavallerizzo, chi da ricevimento della regina d'Inghilterra con tanto di ci87 lindro, chi in jeans e maglione a girocollo, chi da tirolese, chi in divisa da guardia forestale (almeno ac-cussì gli parse), uno addirittura s'era parato come un arabo e un altro stava in pantaloncini corti e ciavatte da spiaggia. Tra le fimmine c'erano quelle che portavano cappelli tanto granni che ci potiva atterrare un elicottero, chi era in minigonna a livello ascellare e chi in un lungo tale che chi ci passava vicino inevitabilmente c'inciampicava rischianno di rumpirisi l'osso del coddro, una era col tubino e il vistilo da cavallerizza dell'ottocento, 'na picciotta vintina portava pantaloncini aderentissimi di jeans che si potiva permettere dato il notevole posteriore di cui matre natura l'aviva addotata. Quanno finì di taliare, s'addunò che Ingrid non era cchiù allato a lui. Si vitti perso. Gli vinni, potentissima, la tintazione di voltare le spalli, rifare il vialone e i saloni della villa, raggiungere la machina di Ingrid, 'nfilarisicci dintra e... «Ma lei è il commissario Montalbano!» fici 'na voci mascolina. Si voltò. La voci appartiniva a un quarantino sic-co sicco e longo longo con una sahariana cachi, cazìma corti, calzittuna, un casco coloniale 'n testa e un binocolo a tracolla. Aviva macari 'na pipa 'n vucca. Porsi si cridiva in India ai tempi dell'ingli-si. Gli pruì 'na mano sudatizza e molle che pativa pani vagnato. «Ma che piacere! Sono il marchese Ugo Andrea di Villanella. Lei è parente del tenente Colombo?». «Il tenente dei carabinieri di Fiacca? No, non sono.. » «Non parlavo del tenente dei carabinieri, ma di quello della televisione, sa, quello con l'impermeabile e con la moglie che non si vede mai... ». Ma era cretino o lo voliva pigliari per il culo ? «No, sono gemello del commissario Maigret» arri-spunnì sgarbato. L'altro parse sdilluso. «Non conosco, mi dispiace». E s'allontanò. Decisamente un cretino, un cretino ma-cari tanticchia pazzo. Si fici avanti un altro, vistuto come un giardiniere, con una parannanza lorda che fitiva e con una pala in mano. «Lei mi pare nuovo». «Sì, è la prima volta che...». «Su chi ha scommesso?». «Veramente ancora non ho... ». «Lo vuole un consiglio ? Scommetta su Beatrice della Bicocca». «Io non...». «Lo conosce il tariffario?».

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