Issuu on Google+


ATTUALITÀ

QUALCHE NOTA SUL NATALE di Dionisio Pinna

Il giornale Vulcano ha sede presso il Circolo Arci Bauhaus di Decimomannu Via Cagliari 22, Tel.\fax 070.962660 e.mail arci.vulcano@tiscali.it , dove è redatto. La testata è registrata presso la cancelleria del Tribunale di Cagliari al n° 15RS 5/4/96. DIRETTORE RESPONSABILE SANDRO BANDU sandro.bandu@tiscali.it

ino a qualche decennio fa era il presepe il simbolo più comune del Natale. Nella maggioranza delle famiglie il suo allestimento coinvolgeva adulti e bambini e spesso l’intera operazione durava anche parecchi giorni. Il primo atto consisteva nella ricerca del muschio e dei materiali occorrenti per la sua realizzazione: sabbia, sassolini, cartapesta, ramoscelli, farina, pezzetti di specchio, ecc. Chi poteva permetterselo comprava nelle botteghe i personaggi caratteristici in terracotta, altrimenti ci si arrangiava con cartoncini decorati, raffiguranti animali o figure umane. Anche nelle scuole la preparazione del presepe veniva curata con particolare attenzione e segnava un momento alto per la trasmissione dei contenuti religiosi della sacra rappresentazione. Una società povera, fondamentalmente agricola e pastorale, attendeva il Natale con trepidazione. Non tanto per scambiarsi i regali, quanto per fermarsi un momento e ritrovare il piacere di stare tutti insieme intorno al focolare in attesa della messa di mezzanotte. Tutte le feste religiose venivano vissute con grande intensità. Il Natale, per tutto il suo articolato universo simbolico, conteneva un fascino straordinario e tutti si sentivano partecipi di un rituale che poneva al centro un avvenimento straordinario carico di mistero e di suggestione. Ma anche prescindendo dall’aspetto squisitamente reli-

F

2

gioso, il Natale era veramente il momento dell’unità familiare, del ritrovarsi, dell’imbandire una tavola con cibi “pregiati”, attesi lungamente da grandi e piccini. Era anche il momento della solidarietà verso i vicini più sfortunati, con i quali si cercava di condividere quel poco che si era riuscito a conservare per la circostanza. Oggi, almeno nei nostri paesi, quel fascino non esiste più. Nonostante si cerchi di riempire le strade di luminarie, il Natale ha perso di significato. Il consumismo ha preso il sopravvento e siamo bombardati di offerte, di inviti all’acquisto, di specchietti per le allodole. I bambini vengono sommersi di regali ancor prima di nascere. Non sentono più il piacere di un dono lungamente atteso, soprattutto quando è semplice e non tecnologico. Un tempo la Befana (altro simbolo in esaurimento) portava frutti della terra e qualche cioccolatino, e si era felici. Abbiamo costruito una società dell’opulenza che crea al contempo povertà e violenza, guerra ed emarginazione sociale. Un Natale cristiano più serio richiederebbe un cambiamento di rotta delle politiche globali. Ma il discorso ci porterebbe lontano. Questo Natale proprio non ci piace. E’ troppo sgargiante. C’è persino chi quel bimbo di duemila anni fa lo fa nascere dentro un centro commerciale. Altro che dentro una capanna o una grotta!

N° 54 / 2007

REDATTORI ALBERTO NIOI a.nioi@tiscali.it GIANNI RALLO torrnt@tiscali.it LUCIANO LOCCI luciolocci@libero.it GIANCARLO PILLITU g.pillitu@tiscali.it FABRIZIO BACHIS fa.bux@libero.it MATTEO PORTOGHESE matteo.portoghese@gmail.com LUCA PES pesluca@tiscali.it FRANCESCO CUCINOTTA cucinottafra@tiscali.it VIVIANA STATZU vivania@tiscali.it LUIGI PALMAS gigi.palmas@gmail.com ANTONELLO SECCI antonello.secci@tiscali.it SEGRETARIA DI REDAZIONE MARIOLINA RICCIARDI HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Giuseppe Giuliani, Franco Trudu Greca Pibia, Bruno Carcangiu Marco Massa, Salvatore Assante Walter Melis, Carlo Manca, Marco Massa, Bruna Caboni Simona Serra, Arnaldo Cocco Silvia Corrias, Fabrizio Racis Gino Lampis, Barbara Demuru Teresa Medda, Paolo Mascia, Silvana Schirru, Anna Piras, Antonella Soddu, Luca Scalas Antonio Soddu, Nicola Medda, Cristina Onnis, Moreno Pilloni Giuseppe Corda, Alessio Masala Ettore Massa, Giuliana Mallei PER LE IMMAGINI Tomaso Fenu, Caterina Casula Antonio Mallica, Renzo Melis Roberto Concas, Enrico Locci Archivio Vulcano, Mare FINITO DI IMPAGINARE Il 12.12.2007 PER ABBONARSI A VULCANO TEL. 070.962660 – 338.5221040, 5 NUMERI PER UN ANNO, VERRÀ RECAPITATO DIRETTAMENTE A DOMICILIO Chiunque è autorizzato a riportare e ripubblicare le notizie contenute su Vulcano ma deve citare la fonte


OMM SS OM A RM I OA R I O DAI COMUNI:

2

ATTUALITÀ

21

4

EDITORIALE

22 23 ATTUALITÀ CULTURA 24 CULTURA 25 DECIMO NEWS 26

Qualche nota sul Natale

Forum con le istituzioni

• Villaspeciosa: Precisazioni • Villasor: Verde partecipato dedicato a tutti

ATTUALITÀ

C’era una volta ... la Formazione Professionale

La storia scippata

40 LA POLITICA LOCALE: ASSEMINI 41 DAI COMUNI: VILLASOR 42 MUSICA

Intervista a Simone Rivano.Vecchia politica e modo moderno: serve una cura?

Storica giornata culturale a Villasor

Ligabue: primo tempo

Villanova di Seruis: un territorio conteso da tre Comunità

Eleonora de Bas-Serra Giudicessa D’Arborea

5 6

ATTUALITÀ

E’ Natale ... festeggiato cercasi

IL BILANCIO DI FINE LEGISLATURA E GLI AUGURI DEI SINDACI

• Mostra del fungo e dell’ambiente al centro sociale • Visite ufficiali per Aeronautica e Carabinieri a Decimo

Luciano Casula: la litigiosità politica non è produttiva

7

IL BILANCIO DI FINE LEGISLATURA E GLI AUGURI DEI SINDACI

7

IL BILANCIO DI FINE LEGISLATURA E GLI AUGURI DEI SINDACI

8

FORUM NELLA REDAZIONE DI VULCANO

Il confine tra l’immaginazione e l’etica

Incontri in biblioteca: Rossana Copez

Elio Mameli: un bilancio sicuramente positivo

8 LE VIGNETTE DI BARBARA GLI AUGURI DEL SINDACO DI 9 VILLASOR FORUM SULL’AMBIENTE NELLA 12 REDAZIONE DI VULCANO Intervista al Sindaco Walter Marongiu

• Luciano Casula: la salvaguardia dei nostri territori è fondamentale • Gli interventi di Leopoldo Trudu e Pinuccio Melis all’incontro nella sede di Vulcano

13

LE POLITICHE SULL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI CAGLIARI

16

FORUM SULL’AMBIENTE NELLA REDAZIONE DI VULCANO

Intervista all’Avv. Franco Trudu

Elio Mameli: le amministrazioni hanno il dovere di intervenire

FORUM SULL’AMBIENTE NELLA

17 REDAZIONE DI VULCANO

Villasor: Intervista all’Assessore all’ambiente Ivo Abis

LA POLITICA LOCALE: DECIMOMANNU

18 19 ECONOMIA E POLITICA 20 LETTERE AL GIORNALE

Decimesi fermiamo questa Amministrazione comunale

Etica: la parola più fuori moda che c’è

I topi vanno a scuola

Intervista alla Preside dell’Istituto comprensivo “Leonardo da Vinci”

Cinque domande al Sindaco Leopoldo Trudu

Forum sulle discariche

43 IN FONDO AL CRATERE LA VOCE DELLA SCUOLA: 44 45 ATTUALITÀ FILOSOFICA 46 DAI COMUNI: DECIMOMANNU 47 DAI COMUNI: DECIMOMANNU 48 DAI COMUNI: ASSEMINI 49 DAI COMUNI: ASSEMINI 50 PERSONAGGI: ASSEMINI 51 DAI COMUNI: ASSEMINI 52 SPORT: DECIMOMANNU

LE RUBRICHE DI VULCANO

27 28 DAI COMUNI: VILLASPECIOSA ASSEMINI NEWS 29 30 DIRITTI E DOVERI: VILLASPECIOSA 31 DIRITTI E DOVERI: VILLASOR 32 ASTRONOMIA 33 PERSONAGGI ATTUALITÀ 34 LA POLITICA NAZIONALE 35 37 DAI COMUNI: VILLASOR • Il medico amico • La cucina di Greca

Venti anni in attesa di giustizia • Incontri intellettuali • Concerti imperdibili Per non dimenticare

Arte e Mestieri di un tempo

50 anni fa: lo Sputnik

E’ già Natale

Assemini a sostegno dell’ambiente

In viaggio ad Asiago, per riflettere ...

Faccia a faccia con la storia

Un nuovo nome sul monumento ai caduti

ASD Tennistavolo - Buona la prima

Sebastiano Satta

A Roma il 20 ottobre la Sinistra si è ripresa la piazza

Perché aderire al progetto del Partito Comunista dei Lavoratori

Il 2° Seminario Internazionale di studi a Villasor

38 PERSONAGGI: ASSEMINI 39 CURSUS RERUM Un hobbista tra le nuvole

Ti racconto il Carbone

54 SPORT: ASSEMINI 55 SPORT: DECIMOMANNU 55 SPORT: DECIMOMANNU

• Line Up Contest 2007 • Inizio difficile per il Basket Decimo Amichevole Cagliari-Decimese al Centro Cellino di Assemini Angelo Pistis: “il rientro di Grudina in panchina non basta, i vertici della società vanno azzerati!”

N° 54 / 2007

3


EDITORIALE

DI SANDRO BANDU

FORUM CON LE ISTITUZIONI: VULCANO VIGILERÀ SUGLI IMPEGNI PRESI DALLE AMMINISTRAZIONI razie cari lettori. L’ultimo numero di Vulcano ci ha fatto percepire quanto sia popolare, e forse utile, il nostro piccolo giornale nel nostro territorio. Certo abbiamo toccato, e con questo numero abbiamo cercato di approfondire con gli addetti ai lavori, un argomento molto sensibile e caro a tutti noi: l’ambiente e il suo degrado. In queste ultime settimane tanti sono stati gli attestati di stima e di incoraggiamento a proseguire su questa strada; innumerevoli le segnalazioni di siti più o meno deturpati o addirittura inquinati; alcune mail sono pervenute in redazione. A un certo punto ci siamo chiesti se noi, con le nostre piccole forze, saremmo stati in grado di rispondere a tutte queste sollecitazioni. La risposta è sempre quella che ci accompagna da dodici anni a questa parte: non dobbiamo fare più di quello che le nostre possibilità ci consentono ma, statene certi, le piccole risorse di cui disponiamo le metteremo in campo e le utilizzeremo fino in fondo. Nel numero precedente noi abbiamo lanciato il sasso, in chiave ironica e provocatoria abbiamo promosso il “cafoni’s day” e, vista la risposta della gente, abbiamo voluto vedere se anche da parte delle istituzioni vi fosse la stessa sensibilità. La risposta è stata positiva e così abbiamo invitato presso la nostra redazione, per un forum, i sindaci e gli assessori all’ambiente di Decimomannu, Assemini, Villasor e Villaspeciosa; è risultato assente, per improrogabili motivi di lavoro, solo il sindaco di Villasor, Walter Marongiu. Nelle pagine interne troverete ampio resoconto dell’avve-

G

4

nimento: è stato interessante vedere e sentire i responsabili dei nostri quattro Comuni scambiarsi consigli, vedute e impressioni sul tema che ha sollevato il nostro giornale. Le vedute tra gli amministratori, non sempre all’unisono, andavano da chi voleva imporre una tolleranza zero a chi, invece, puntava verso una sensibilizzazione e comunicazione maggiori. Sicuramente questo è un primo passo e noi non ci fermeremo qui: pensiamo che ci sia ancora molto da dire e da fare su questo argomento. Pensiamo, inoltre, che questo tavolo debba essere allargato e aperto a un soggetto molto importante, un soggetto che l’ambiente lo vive tutti i giorni: il soggetto siete voi, cari lettori e concittadini. Pertanto abbiamo rilanciato e proposto ai rappresentanti dei nostri paesi un dibattito pubblico da tenersi a fine gennaio: ancora una volta la proposta è stata accolta e tutti voi, con noi, sarete pro-

N° 54 / 2007

tagonisti di quel dibattito. In quella sede avrete la possibilità di proporre e suggerire, ai nostri amministratori, le misure da adottare per ciò che concerne la salvaguardia e la valorizzazione del nostro territorio. Siamo sicuri che dai vostri suggerimenti potranno scaturire provvedimenti concreti. Non possiamo lasciare mano libera a qualche irresponsabile che noi abbiamo definito, con un eufemismo, cafone. Non possiamo permettere che il nostro ambiente diventi il paradiso dell’illegalità impunita: vogliamo che chi si rende protagonista di questi scempi venga individuato e punito. Gli Auguri Intanto lasciatemi fare un piccolo plauso e gli auguri più sinceri a tutti i componenti e collaboratori della redazione di Vulcano. In questi ultimi due anni il nostro giornale è cresciuto in tutti i sensi, grazie al lavoro disinteressato e

all’abnegazione di tanti ragazzi. È questo il giornalismo che ci piace. Auguri anche a voi, cari lettori, che il nuovo anno vi porti qualcosa di più e meglio di quello che già avete. Auguri ai disoccupati: che il nuovo anno sia meno triste e diverso da quello appena trascorso. Auguri al nostro parroco, don Beniamino Tola, anche se ha ritenuto poco importante invitarci ai festeggiamenti tributati a Sua Eccellenza Monsignor Mani, in occasione della sua visita pastorale a Decimomannu. Auguri e ancora auguri, cari lettori, e una piccola preghiera: Vulcano non ha un grosso imprenditore alle spalle, non ha nessuna disponibilità economica. Vulcano ha solo il vostro sostegno. Pertanto, in questo ultimo mese dell’anno passeremo per proporvi l’abbonamento per l’anno 2008: fate e fatevi un regalo sottoscrivendo l’abbonamento annuale al nostro giornale.


ATTUALITÀ Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv. 1,11). È da qualche anno che in questo periodo mi sorprendo a chiedermi: “Ma a Natale, c’è ancora posto per Gesù Bambino?”. Gli addobbi e le luminarie per le strade e nei centri commerciali sono sempre più in anticipo e sempre più variegati, i quindici giorni di vacanze scolastiche sono sacrosanti, i mortaretti fanno sempre “imbestialire” i cani, per non parlare della pubblicità: sempre più assordante nel riproporci i consueti cesti regalo con panettoni, pandori, torroncini, datteri, spumanti e dolci di ogni tipo... Ma Lui, il festeggiato, colui che compie gli anni (e sono almeno 2007 gli anni compiuti), dove lo potremo trovare? Stiamo forse facendo festa con l’assenza del festeggiato? Naturalmente, la mia, è solo una provocazione. Il festeggiato, Gesù, l’Emmanuele, il Dio-con-noi,

È NATALE … FESTEGGIATO CERCASI a cura di Sac. Efisio Zara è presente più che mai; sua madre Maria ce l’ha portato dal cielo per lasciarlo per sempre sulla terra accanto a ciascuno di noi, dentro i

nostri cuori. E poi, se, come dice il profeta Isaia, un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio, come si fa ad essere pessimi-

Don Efisio Zara

N° 54 / 2007

sti, come si fa a non lasciarci invadere anche quest’anno dalla gioia, dalla speciale atmosfera, dalla poesia del Natale? Perché la nascita di ogni bambino è motivo di gioia, dinanzi ad ogni culla ci sommerge la speranza. Ed è proprio la speranza il tema della nuova enciclica di Benedetto XVI dal titolo “Spe Salvi” presentata proprio questi giorni in Vaticano. In questo documento, l’uomo contemporaneo è invitato a sperare e soprattutto i cristiani sono esortati a superare il pessimismo, il fallimento delle ideologie, il relativismo ed un falso rapporto con una scienza scollegata all’etica, per arrivare a credere nel futuro attraverso una fede guidata dalla ragione. Ed allora, a tutti gli affezionati lettori del “Vulcano” Buon Natale con l’auspicio che tutti, credenti e non credenti, possiate riappropriarvi di quel sentimento indispensabile al buon vivere che è la speranza.

5


IL BILANCIO DI FINE LEGISLATURA E GLI AUGURI DEI SINDACI

LUCIANO CASULA: LA LITIGIOSITA’ POLITICA NON E’ PRODUTTIVA

Il Sindaco di Assemini Luciano Casula - Foto di Caterina Casula

di Luca Pes Signor sindaco, è possibile tracciare un bilancio complessivo della sua esperienza amministrativa, indicando le priorità che la stessa avrà nel 2008? Mancando soli quattro mesi alla fine del mio mandato, seconda esperienza personale da sindaco, ritengo sia un grande successo aver completato i cinque anni di amministrazione. Siamo in un periodo in cui le autonomie locali, ed in particolar modo le amministrazioni comunali, attraversano notevoli difficoltà, diventando spesso il parafulmine di tutti i problemi della società. Addirittura di problemi per cui non hanno nessuna competenza, ma di cui dovrebbero farsi carico altri livelli istituzionali come il Governo, le Regioni o le Province. Per quanto riguarda i nostri cinque anni di governo, ci riteniamo molto soddisfatti degli importanti interventi realizzati in diversi settori, quali quello dell’artigianato, dell’urbanistica, dei lavori pubblici, delle politiche sociali e dell’ambiente. Fondamentale è l’adozione di un nuovo Piano Urbanistico Comunale, che sarà completata nel 2008, dopo ben trentasette anni di attesa. Per quanto riguarda il settore artigianato, abbiamo dato enorme importanza alle ceramiche asseminesi, partecipando a diversi concorsi atti a valorizzare il prodotto locale ed allestendo la Mostra Museale della ceramica. Abbiamo realizzato importanti opere pubbliche riqualificando le scuole, sistemando importanti tratti stradali e realizzando nuove aree verdi. La piscina comunale, fiore all’occhiello dei lavori pubblici, è in

6

avanzato stato di realizzazione. Abbiamo inoltre adottato, come pochi altri comuni in Sardegna, un piano di protezione civile. Per il 2008, le priorità sono quelle di portare a termine il programma elettorale, sottolineo in particolare che è stato approvato un piano triennale di opere pubbliche da quaranta milioni di euro. A gennaio, inoltre, partirà il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti. Tutto ciò si è potuto realizzare grazie alla stabilità politica, che da tempo mancava all’interno di un’amministrazione asseminese. Per il prossimo anno, quale scenario politico vede per Assemini? E, nel dettaglio, che ruolo pensa ricoprirà? Naturalmente è difficile fare previsioni sul futuro. Personalmente, sono cresciuto con la disciplina e la militanza politica, e ho messo sempre in campo la mia disponibilità. Il cittadino ha bisogno che i propri amministratori siano a disposizione della gente. Bisogna però partecipare alla vita politica rispettando anche alcune regole basilari di lealtà, rendendosi utili anche nel momento in cui non si hanno più interessi personali. Di conseguenza il mio ruolo, indipendentemente dal fatto che io continui ad essere sindaco o meno, sarà quello di far affermare il Partito Democratico anche nella nostra cittadina. Ora è di vitale importanza la composizione della coalizione che si presenterà alle elezioni e si proporrà per governare nel corso dei prossimi cinque anni. Al momento attuale, al centrosinistra mancano delle forze fondamentali come Rifondazione Comunista e il Partito Sardo d’Azione, soggetti politici che, a ridosso delle precedenti elezioni, hanno fatto scelte diverse dalla nostra. Lo stesso SDI, nonostante le incomprensioni che ci sono state negli ultimi tempi tra noi ed alcuni suoi esponenti, è una componente importante del nostro schieramento politico. Io sarò a disposizione del mio partito e della coalizione, che dovranno valutare se è opportuna una mia nuova candida-

N° 54 / 2007

tura come sindaco. L’attività politica per me non è solo un servizio ma è anche una missione, e continuerò a svolgerla anche quando non farò più parte delle istituzioni politiche. Dato che lei ne è uno dei massimi esponenti, quali sono i pregi e i difetti della politica cittadina? Purtroppo riscontro troppa litigiosità all’interno della politica asseminese, e a causa di ciò abbiamo perso parecchi treni, per quanto riguarda sia lo sviluppo che la visibilità politica. Quando ci si confronta con altre istituzioni, per godere di maggiore considerazione, è fondamentale la stabilità politica. Per quanto mi riguarda, posso riscontrare un pregio nel fatto che, con un po’ di buona volontà ed unione d’intenti, si è potuta restituire alla città una certa continuità amministrativa. Questo è uno dei valori fondamentali da trasmettere alla politica e, per me, è motivo d’orgoglio personale.

Il Sindaco di Villaspeciosa Elio Mameli

di Salvatore Assante Signor sindaco, è possibile tracciare un bilancio complessivo della sua esperienza amministrativa, indicando le priorità che la stessa avrà nel 2008? Quando ci si presenta davanti agli elettori, lo si fa con un programma elettora-

Quale augurio si sente di fare, a sé e alla comunità, in vista del nuovo anno? Mi auguro innanzitutto che sia un anno sereno, dal punto di vista personale, indipendentemente dagli sviluppi politici che si avranno. Alla cittadinanza asseminese auguro serenità, oltre che per le imminenti feste, anche per la vita sociale della città. Il mio auspicio è che vengano alla luce valori fondamentali come la solidarietà e la tolleranza. Bisogna voltarsi alle spalle e ricordare che ci sono persone meno fortunate di noi. Stiamo diventando sempre più una società qualunquista, che guarda solo ai propri interessi personali e dimentica le persone che stanno male. Infine rivolgo un augurio sincero ai giovani, affinché possano riuscire ad inserirsi, a pieno diritto, nel mondo del lavoro, per riuscire a programmare la propria vita come meglio desiderano.

le, che diventa esecutivo una volta eletti. Noi abbiamo lavorato sin da subito per rispettare i patti elettorali. Siamo riusciti a realizzare un programma molto complesso e, tra le tante cose, abbiamo sistemato la rete idrica, le strade di campagna e messo a norma tutte le scuole. Siamo inoltre riusciti a fare una buona politica ambientale. Una delle grosse novità è stata quella di riuscire a presentare dei progetti in associazione tra comuni, mentre prima Villaspeciosa lavorava in modo molto isolato. Il Comune non ha grosse risorse per fornire direttamente dei posti di lavoro a chi ne necessita, ma abbiamo lavorato sulla zona industriale e sul P.I.P., cercando di far nascere delle opportunità occupazionali attraverso l’ampliamento e il completamento dei lotti destinati alle industrie. Abbiamo avuto una buona risposta da parte delle imprese, e questo può rappresentare una boccata


IL BILANCIO DI FINE LEGISLATURA E GLI AUGURI DEI SINDACI

CINQUE DOMANDE AL SINDACO LEOPOLDO TRUDU di Matteo Portoghese Signor sindaco, è possibile tracciare un bilancio complessivo della sua esperienza amministrativa, magari indicando le priorità che la stessa avrà nel 2008? Personalmente, posso definirla un’esperienza positiva. Per chi è impegnato in politica, infatti, essere sindaco del proprio paese riempie d’orgoglio e responsabilità. Quello che più mi interessa è il contatto con i cittadini, con le scuole, con la gente. Conoscere i problemi dei decimesi e fare del mio meglio per risolverli sono sempre stati la mia bussola durante questi cinque anni. Entrando più nel particolare, le priorità del 2008 sono il completamento degli importanti progetti avviati, come la casa anziani, la sistemazione di alcune vie importanti del paese (ad esempio Viale Italia) e la realizzazione di una pista da skate per i ragazzi. Principalmente, però,

il nostro principale scopo sarà rispondere alle aspettative e ai problemi del cittadino, cercando di fronteggiare le nuove povertà che in questi anni sono emerse. Per il prossimo anno, quale scenario politico vede per Decimomannu? E, nel dettaglio, che ruolo pensa ricoprirà? Essendoci le elezioni, non si può essere certi di nulla! Tuttavia, mi auguro che la gente abbia fiducia nel nostro gruppo politico, e posso dire certamente che non verrà meno il mio impegno politico a livello comunale e provinciale (Leopoldo Trudu è anche consigliere provinciale, ndr). Una cosa è certa: sarò nel Partito Democratico. Mi auguro si mettano da parte i problemi di questi anni, e che anche a Decimomannu la costituzione del comitato cittadino del nuovo partito sia fatta mettendo da parte personalismi da Prima repubblica.

Dato che lei ne è uno dei massimi esponenti, quali sono i pregi e i difetti della politica cittadina? Storicamente, purtroppo, Decimo non è mai uscita dalla prima repubblica. Personalismi, rivalità fra quelli che un tempo chiamavamo democristiani e comunisti, inquinano tuttora la nostra politica. Questo ha portato due conseguenze: un vero centrosinistra, che segua le tendenze regionali e nazionali, non è mai nato, così come l’unità di intenti, nelle proposte politiche di opposizione al nostro operato, fra settori di destra e di sinistra rappresenta un’anomalia che non fa bene ai nostri cittadini. Un pregio, sicuramente, è il fatto che Decimo è tornata, grazie alla politica, alla ribalta su scala regionale e nazionale: viene dalla nostra scuola, infatti, un assessore regionale, e stiamo avendo centralità nel territorio a livello di servizi ai cittadini non solo decimesi.

ELIO MAMELI: UN BILANCIO SICURAMENTE POSITIVO d’ossigeno per i giovani disoccupati. Ma occorre ancora del tempo, anche le aziende incontrano grosse difficoltà. Per aumentare la qualità della vita del nostro comune l’amministrazione, in collaborazione con le tante associazioni locali, ha lavorato molto sulle politiche sociali ed in particolar modo su quelle giovanili e per gli anziani. Sono state svolte tantissime manifestazioni e spettacoli e a breve verrà inaugurato un teatro, piccolo orgoglio per Villaspeciosa. Inoltre si è lavorato molto per il verde pubblico, sistemando il parco comunale, rendendolo sicuro e agibile per i bambini e creando nuove piazze e numerosissimi altri spazi verdi. In questi ultimi mesi vogliamo completare le opere iniziate e lavorare ancora molto per il verde pubblico. Per il prossimo anno, quale scenario politico vede per Villaspeciosa? E, nel dettaglio, che ruolo pensa ricoprirà? Non ho certamente la sfera magica, ma la prossima primavera ci saranno sicuramente degli avversari politici che si contrapporranno alla nostra coalizione. Noi siamo abbastanza fidu-

ciosi, abbiamo lavorato molto bene, vedo molta soddisfazione e maturità nella cittadinanza. Dato che lei ne è uno dei massimi esponenti, quali sono i pregi e i difetti della politica locale? Alle volte gli elettori riscontrano odio tra le varie coalizioni, lasciandosi influenzare dai rapporti che corrono tra i diversi candidati. Personalmente, ritengo che i candidati debbano diversificarsi solo nei progetti e nei programmi politici e che i cittadini dovrebbero andare a votare per quello. La politica dovrebbe essere vissuta con più serenità, poi ovviamente la fiducia dei cittadini si conquista con la concretezza e la buona amministrazione. Quale augurio si sente di fare, a sé e alla comunità, in vista del nuovo anno? Un augurio importante che mi sento di fare, è quello che si possano trovare, soprattutto in questi giorni di festa, sempre più quei valori di solidarietà, comunità e amicizia. Un pensiero speciale lo rivolgo ai giovani, con la speranza per loro di un lavoro e di un futuro sempre migliore.

N° 54 / 2007

Il Sindaco di Decimomannu Leopoldo Trudu

In questa era, emerge la necessità di comunicare con il “paese reale”. Dal punto di vista dell’informazione, come si è mossa l’amministrazione per stare a contatto con i cittadini? Avvertiamo la necessità di comunicare ai cittadini quanto di buono (e non solo) abbiamo fatto, e in questo spero gli organi di informazione in futuro si rivelino più obiettivi. Proprio per far capire ai decimesi le nostre politiche, invieremo ad ogni famiglia il bilancio di fine mandato, sia in supporto cartaceo che su internet. Ci saranno poi altri incontri pubblici, al Centro Sociale, perchè stare a contatto con i cittadini, informarli di ciò che sindaco e giunta fanno per loro, è una questione cruciale. Quale augurio si sente di fare, a sé e alla comunità, in vista del nuovo anno? Per quanto mi riguarda, sarei folle a non augurarmi di vincere le elezioni! Qualunque sia il ruolo che mi vedrà partecipe. Ai decimesi, auguro di continuare, chiunque vinca la prossima primavera, ad avere un’amministrazione comunale che li pone al centro della propria azione politica. Fra le tante cose, vorrei ci fosse una campagna elettorale serena, dove le giuste contrapposizioni fra schieramenti non siano inquinate da offese o colpi bassi. In questo contesto, la nascita del PD decimese sarebbe funzionale a riportare questa serenità.

7


FORUM NELLA REDAZIONE DI VULCANO Specifici articoli illustrano la posizione delle singole amministrazioni comunali, ma una cosa sembra comune ed evidente: chi pratica saltuariamente lo sport del lancio del sacchetto dal finestrino dell’auto o chi professionalmente scarica pneumatici o materiale di risulta dell’edilizia vede un vantaggio immediato, ma non il danno, anche economico, che provoca a se stesso. Quel sacchetto rientra nell’auto dall’altro finestri-

Giuseppe Giuliano - Foto di Tomaso Fenu

UN FORUM SULLE DISCARICHE di Giuseppe Giuliani ello scorso numero di Vulcano la provocazione: cerchiamo una data per celebrare chi sporca e inquina. Facciamo una grande festa per chi contribuisce ad accrescere numero e dimensioni delle discariche a cielo aperto. La provocazione ha centrato il bersaglio. Segnalazioni e denunce sono arrivate alla nostra redazione. Il tema è sentito, una risposta attesa. Cosa fanno le amministrazioni comunali interessate ? Lo abbiamo chiesto a sinda-

N

8

ci e assessori all’ambiente dei comuni di Assemini, Decimomannu, Villasor e Villaspeciosa. Li abbiamo convocati in redazione per capire quale sia la percezione del problema, quali gli interventi e gli strumenti utili a risolvere, almeno in parte, la questione. La strada da percorrere è lunga, educazione e repressione devono camminare di pari passo per raggiungere obiettivi diversi in tempi differenti. N° 54 / 2007

no sotto forma di spese per le quali anche lui è chiamato a contribuire e non rientra solo il suo di sacchetto, ma anche quelli lanciati da tutti gli altri. Aiutiamolo a capire che non sta risparmiando. Aiutiamolo a capire che dal finestrino sta buttando soldi. Facciamolo con la convinzione, l’urgenza e i mezzi che servono in situazioni eccezionali.


GLI AUGURI DEL SINDACO DI VILLASOR

INTERVISTA AL SINDACO WALTER MARONGIU di Luigi Palmas Signor Sindaco, dopo sei mesi di attività della sua Amministrazione, qual è il suo bilancio ? “Stiamo lavorando per portare a termine alcuni lavori e strutture ereditate dalla precedente Amministrazio-ne senza stravolgerne le finalità prefissate. Il principale intervento di fine anno da realizzare con progetti già esecutivi, finanziati con euro 900.000,00 col bando Civis (Titulos), è la ristrutturazione delle case Podda e Medda che vanno recuperate per adibirle a finalità ricettive e prospettive ospitanti nel circuito turistico. Il recupero del Convento dei Cappuccini, risalente al 1600, che sarà ultimato nel 2008, consentirà di ospitare la sede dell’Archivio Storico tramite un finanziamento importante da parte della Provincia di Cagliari, Assessorato alla Cultura. E’stato revocato il Piano Urbanistico Comunale (PUC) per poter dare respiro alla edilizia abitativa . Stiamo approvando varianti del vecchio Piano di fabbricazione (PDF), in attesa di approvare il nuovo PUC, che avrà la definizione con l’approvazione da parte della Regione nel giro di un anno. Abbiamo recuperato trentatre alloggi dismessi, di ottanta mq. l’uno, dell’ex zuccherificio, da destinare ad abitazione a canone moderato e l’area circostante da destinare alla costruzione di altri 33 alloggi con un finanziamento di euro 1.800.000,00 ottenuti da AREA, ex IACP (Istituto Autonomo Case Popolari). Abbiamo firmato un importante accordo tra le parti per la riconversione dello zuccherificio nell’area industriale di Macchiareddu, e non ad Oristano e Sanluri, come voleva qualche personaggio potente, contribuendo a salvaguardare tutti i posti di lavoro esistenti e ottenendo per il nostro Comune grandi vantaggi, tra cui la possibilità di urbanizzare l’area dismessa, di proprietà della Società Maccaferri, da destinare ad attività produttive, edilizia abitativa, servizi e strutture sportive, ricettive e di ristorazione. Abbiamo ottenuto, dopo le scelte sciagurate della precedente Amministrazione, che se ne è infischiata, con un accordo di programma Regione-Italfer (Azienda che sta costruendo il doppio binario ferroviario) e un progetto preliminare, attuabile con un finanziamento della Regione di euro 1.200.000,00, la possibilità concreta di realizzare il sottopassaggio veicolare ciclabile lungo la SS. 196, via Felice Serra, per sostituire il passaggio a livello della stazione ferroviaria. Stiamo attuando numerose iniziative sociali e culturali molto importanti e partecipate dai nostri concittadini e da molti

ospiti, non solo sardi , dopo dieci anni di buio totale per iniziative a livello culturale. Stiamo attuando numerosi interventi sulla viabilità. Siamo intervenuti subito per ristabilire la fruibilità per tutti dell’acqua della fonte di “Su Pardu”. Abbiamo iniziato gli interventi per riportare le strutture sportive, ereditate in stato pietoso dalla precedente Amministrazione, ad uno stato di decoro, di fruibilità e di sicurezza. Stiamo lavorando di concerto con le autorità amministrative e scolastiche provinciali e regionali per istituire la struttura scolastica superiore dell’Istituto Agrario sperimentale. Abbiamo stabilizzato tutti i lavoratori socialmente utili (L.S.U.)”. Per l’anno 2008 quale linea strategica d’azione amministrativa intende perseguire e con quali priorità? “Stiamo lavorando perché entro sei mesi, spero, e comunque entro il 2008, Villasor abbia l’erogazione dell’acqua potabile per 24 ore con la sistemazione definitiva della rete idrica per mezzo di un finanziamento da parte dell’Autorità d’Ambito di euro 900.000,00 e di altri euro 350.000,00 da parte di altri Enti preposti. Saranno resi possibili dagli indennizzi stanziati per Villasor, secondo la legge 104 per le servitù militari, di euro 1.380.000,00, numerosi interventi di lavori pubblici previsti nel Piano Triennale, che è stato recentemente approvato dal Consiglio Comunale. Si abbatteranno velocemente le barriere architettoniche negli edifici pubblici. Ci sarà il completamento del centro diurno per anziani in via Renzo Cocco e il recupero del Mercato Civico da adibire a piccolo polo commerciale. Approveremo il nuovo PUC, come già detto. Ripristineremo l’Informa

Cittadini, chiuso da otto anni. Attiveremo l’U.R.P. (Ufficio Relazioni col Pubblico) con figure professionali specifiche e amplieremo la pianta organica del Comune. Sarà costituita la Consulta delle donne, dei giovani, degli anziani”. Con quale rapporto di fiducia con i cittadini Lei sarà seduto fra un anno su quella poltrona? “Penso che gli elettori che mi hanno dato e ci hanno dato la loro fiducia, con le iniziative portate avanti nel 2007 e nel 2008, con il rapporto diretto con tutti i cittadini e con il favorire la loro partecipazione attiva e democratica, come scritto nel programma elettorale, non si pentano. Spero, dopo un anno, che non ci siano dubbi di averlo dimostrato anche a chi non ha votato la nostra lista. Stiamo operando con capacità e attenzione per risolvere i veri problemi del paese, non solo quelli di facciata”. Quali aspettative Lei ha nei confronti dei cittadini di Villasor per il 2008? “Tutti proseguano nella loro fattiva azione e partecipazione, prendano coscienza del loro ruolo attivo nella società facendo analisi e proposte costruttive, lasciando da parte i metodi della contrapposizione solo denigratoria nei confronti di tutti coloro che pensano ed operano in modo diverso da loro, sia a livello politico che sociale, economico, culturale e religioso”. Signor Sindaco, quali auguri porge ai suoi concittadini per il 2008? “Auguro che dopo un periodo lungo di crisi economica e sociale tutti si impegnino con tutti i mezzi a disposizione per contribuire a superare le difficoltà e a costruire una prospettiva di vita più serena, con meno preoccupazioni, risolvendo insieme i problemi grandi e piccoli”.

Il Sindaco Walter Marongiu - Foto di Antonio Mallica

N° 54 / 2007

9


AUGURI

10

N째 54 / 2007


AUGURI

N째 54 / 2007

11


FORUM SULL’AMBIENTE NELLA REDAZIONE DI VULCANO

GLI

INTERVENTI

LUCIANO CASULA E DELL’ASSESSORE ALBERTO NIOI NELL’INCONTRO SVOLTOSI DEL SINDACO

LUCIANO CASULA: LA SALVAGUARDIA DEI NOSTRI TERRITORI È FONDAMENTALE Un momento del Forum - Foto di Caterina Casula

di Luca Pes iguardo ai temi ambientali scaturiti durante il dibattito organizzato dal giornale, il sindaco Luciano Casula ha messo in risalto l’importanza della materia, la quale “ci porta a riflettere anche sulla situazione al di fuori dei confini delle nostre città. La salvaguardia dei nostri territori è fondamentale, c’è la necessità di far affermare una cultura diversa sulla tutela ambientale”. Il primo cittadino asseminese ha poi sottolineato “l’importanza delle campagne di sensibilizzazione, le quali dovrebbero partire già dall’età della scuola”, ricordando poi che “il senso civico e una maggiore responsabilità da parte di tutti, forse porterebbero a qualche risultato”. Tutti i comuni sono sulla stessa linea per quanto riguarda l’attenzione nei confronti dei temi sull’ambiente ed alcuni progetti proposti sono molto validi. Il sindaco Casula però nota che “è inutile constatare a danno avvenuto che si sarebbe potuto fare qualcosa, bisogna intervenire con misure preventive concrete”, denunciando che “le amministrazioni comunali non sono messe in condizioni di punire i trasgressori” e lamentando “l’assenza di industrie adatte a lavorare alcuni tipi di rifiuti”, con il conseguente blocco del processo di riciclaggio. L’assessore all’Ambiente, Alberto Nioi, ha invece parlato delle “differenze del sud rispetto al nord”, indicando il settentrione come la zona geografica dove “si riscontra una maggiore sensibilità in questo senso”. Nioi ha poi riscontrato che il problema del proliferare delle discariche a cielo aperto “si presenta in misura maggiore nelle aree fortemente urbanizzate, dove il benessere, e di conseguenza i consumi, sono maggiori. Nei grandi centr, non si trovano risposte adeguate in termini di gestione dei rifiuti”. L’esponente di Legambiente ha inoltre lamentato l’assenza di ecocentri, nonché “una scarsa informazione su come conferire alcuni tipi di rifiuti, come frigoriferi o lavatrici”. “All’interno del territorio asseminese abbiamo dei dati allarmanti”, prosegue l’assessore, “sono stati spesi ben 50.000 euro per la pulizia di una piccola parte del territorio,

R

12

mentre per una bonifica completa ci vorrebbe almeno dieci volte tanto. Abbiamo inoltre realizzato un censimento dei rifiuti per avere un quadro completo della situazione, sono stati addirittura ritrovati degli scarti industriali in zona Macchiareddu”. Emblematico ed ammirevole, l’episodio di un asseminese che “ha segnalato la targa dell’auto di un cittadino, sorpreso a gettare rifiuti dalla propria vettura”. In termini di progetti concreti, il comune di Assemini è molto attivo, infatti “è stato

N° 54 / 2007

PRESSO LA SEDE DI

VULCANO realizzato un appalto per la costruzione di due ecocentri, i quali verranno realizzati uno a spese del Comune e l’altro a spese della ditta che si è aggiudicata l’appalto stesso”. In ogni caso, risultano fondamentali l’informazione e la sensibilizzazione, ed in particolare “i cittadini verranno informarti sulla raccolta differenziata, con un vademecum utile a spiegare nel dettaglio cosa cambierà in futuro”. L’assessore sottolinea infine che “sarebbe molto utile la costruzione di ecocentri di dimensioni minori, a ridosso del centro urbano, per rendere più agevole il conferimento dei rifiuti, in particolare di quelli che non verranno prelevati col servizio di raccolta differenziata”. Il sindaco Casula, infine, si augura che ci sia “una stretta collaborazione tra amministrazione, cittadinanza e stampa, per tentare di risolvere il problema ed evitare passaggi di responsabilità ed accuse reciproche”.

GLI INTERVENTI DI LEOPOLDO TRUDU E PINUCCIO MELIS ALL’INCONTRO NELLA SEDE DI VULCANO di Matteo Portoghese urante l’incontro organizzato nella sede del Vulcano, il sindaco Leopoldo Trudu ha indicato il principale motore dello sport dei cafoni: “L’ignoranza, una grande ignoranza di una parte comunque minoritaria dei cittadini: addirittura prendere i rifiuti ingombranti e caricarli in auto, per poi gettarli nelle campagne comporta più fatica e costi della semplice telefonata al servizio di ritiro a domicilio”. L’esponente del Partito Democratico, poi, ha invitato gli organi di stampa locale a “continuare le campagne di sensibilizzazione, che sono anche uno dei primi obiettivi dell’ammistrazione comunale, e prendersela contro chi rovina l’ambiente invece che contro chi governa”. Queste iniziative continueranno e partiranno dalle scuole, e in particolare sul nodo della comunicazione, Trudu ha ricordato “la grande pagina centrale di Vulcano lo scorso natale, con gli auguri ai decimesi e un ulteriore invito, da parte del Comune, al riciclo dei rifiuti e la salvaguardia dell’ambiente. Stiamo inoltre puntando alla realizzazione di un ecocentro, e all’espansione dell’isola ecolo-

D

gica, così da poter smaltire anche i rifiuti che nella raccolta differenziata non rientrano, ad esempio gli scarti da grandi e piccoli cantieri edili”. L’assessore all’Ambiente, Attività produttive e servizi cimiteriali Giuseppe Melis ha inoltre ricordato “lo sforzo dei decimesi e dell’amministrazione nel corso della raccolta differenziata, che ha anche permesso al comune d’esser segnalato come comune riciclone. Quanto al problema delle campagne invase da rifiuti, non solo gli ingombranti preoccupano: la mancanza di senso civico di qualcuno ha reso il lancio selvaggio del sacchetto, spesso nella strada 130, uno sport molto in voga. Dobbiamo continuare a sensibilizzare, ma andare avanti con interventi concreti: parlo per esempio di un sito che storicamente è stato soggetto all’abbandono dei rifiuti, e che grazie all’applicazione delle telecamere ora è pulito, come la campagna merita di essere”. E’ un problema di coordinamento fra enti, secondo l’Assessore, che rilancia la “costituzione di consorzi intercomunali, dato che spesso le zone più degradate stanno fra un paese e l’altro, dove è difficile avere vigilanza. L’idea della Polizia Rurale Provinciale, da questo punto di vista, sarebbe utile”.


AMBIENTE

INTERVISTA ALL’AVV. FRANCESCO TRUDU, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE AMBIENTE DELLA PROVINCIA residente, quali politiche la provincia ha messo in campo per la tutela dell’ambiente? “Prima di rispondere alla sua domanda è necessario precisare che la Provincia attraverso i suoi organi, assessorato e commissione compresi, si occupa della tutela dell’ambiente in senso lato, infatti l’assessorato è denominato “Ambiente e difesa del territorio”. Il campo della nostra operatività è esteso, è uno degli assessorati più importanti dell’attività provinciale. La materia ambientale di cui ci occupiamo è distinta in due branche: “settore ecologia e protezione civile” e “settore Ambiente e servizio antinsetti”. Su richiesta della Commissione ambiente, condivisa dal Consiglio Provinciale, le attribuzioni del servizio bonifiche sono passate sotto il coordinamento del settore ecologia e protezione civile, quale prevenzione contro la proliferazione degli insetti nocivi, stante l’attuazione dei programmi per la tutela dei bacini idrografici, pulizia di vaste aree in campagna, in aree collinari, nonché fluviali, insieme alla pulizia di canali, fossi, il tutto per prevenire i rischi di frane e alluvioni. Il coordinamento delle attività lo abbiamo ricondotto nell’ambito dell’attività della protezione civile, pianificando meglio così la prevenzione dei rischi naturali. Alla Provincia la recente legge sul trasferimento delle competenze, legge 9/2006, ha riservato il compito di coordinamento delle attività di protezione civile da parte delle associazioni dei volontari della protezione civile insediate nel territorio”. Si spieghi meglio. “Abbiamo monitorato le associazioni che svolgono attività di protezione civile nella provincia di Cagliari, acquisendo i dati dal servizio regionale della protezione civile che le ha censite, contattandole e provvedendo altresì a riorganizzare il

P

LE POLITICHE SULL’AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI CAGLIARI di Sandro Bandu nostro ufficio per la protezione civile, che ha lavorato per monitorarne le dotazioni, le risorse e la loro specializzazione, ai fini della tempestività ed efficacia degli interventi operativi. Recentemente abbiamo predisposto il piano di prevenzione dei rischi naturali e dato avvio a delle esercitazioni simulate che hanno interessato nel 2006 il territorio di Sinnai e nel 2007 quello di Sadali. Il primo ha riguardato la prevenzione dei rischi da incendi, mentre il secondo quello degli allagamenti, alluvioni, frane e recupero dei dispersi. Vi è stata una partecipazione massiccia delle associazioni coordinata dai tecnici della provincia nonché un ottimo coordinamento dei sindaci dei Comuni interessati. Sul punto intendiamo sensibilizzare i Comuni affinché predispongano i piani operativi locali per la protezione civile. Per quanto riguarda il settore ambiente abbiamo, in questi due anni di legislatura, definito l’attribuzione adeguata delle risorse delle dotazioni con un forte finanziamento destinato all’antinsetti per la stabilizzazione del personale precario e dei lavoratori socialmente utili, inquadrati con un nuovo contratto a tempo determinato nella società in house “Proservice””. Sulla gestione dei rifiuti, quali sono gli impegni della provincia di Cagliari? “La problematica rientra nel settore dell’ecologia. La Provincia segue un’attività di monitoraggio attraverso il lavoro dell’osservatorio provinciale dei rifiuti e nel 2006 abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata dei rifiuti, sulle tecniche del riciclo e di riuso, attraverso una programmazione in cui verranno coinvolte pure le scuole di ogni ordine e grado. Tale programmazione è stata possibile anche attraverso il lavoro svolto dalla Commissione Ambiente, la quale ha presentato in aula un ordine del giorno, accompagnato da un documento sulla attuale gestione dei rifiuti in

provincia di Cagliari. Tali indirizzi sono stati approvati dal Consiglio Provinciale e sono stati avviati alla loro attuazione. Ritengo altresì importante il dialogo con 35 comuni della nostra provincia sulla necessità di costituire la società di gestione integrata dei rifiuti, che consentirebbe di realizzare forti economie di scala contribuendo alla riduzione delle tariffe, al riciclo più efficace e al recupero dell’organico trasformandolo in fertilizzante o per altri usi, incrementando così anche i livelli di occupazione”. Come mai, nonostante le vostre iniziative, diversi Comuni continuano a lamentarsi della situazione disastrosa in cui versano i territori comunali e le campagne nelle quali vengono abbandonati rifiuti di ogni genere?” “E’ necessario fare una premessa: nell’avvio dell’inversione del sistema, del passaggio dalla raccolta indifferenziata a quella differenziata, è fisiologico che qualche cittadino, finché non assume un livello culturale di risposta al nuovo servizio, abbandoni i propri rifiuti per strada. Insieme alla forte campagna di sensibilizzazione di cui abbiamo già parlato, è necessario aiutare i comuni a monitorare il territorio e soprattutto le vaste aree intercomunali, affinché venga posto rimedio all’attuale situazione, con un piano straordinario che vada oltre l’intervento del finanziamento regionale “Sardegna fatti bella”; tra l’altro sarebbe importante verificare se tali finanziamenti hanno avuto la loro effettiva destinazione. La Commissione ha avuto modo di convocare i Sindaci del territorio provinciale i quali hanno riferito delle difficoltà nella gestione degli ingombranti e dell’abbandono dei rifiuti di ogni genere nelle campagne. Siamo pervenuti alla conclusione di ritenere necessario attuare anche interventi di vigilanza più efficaci. La Commissione Ambiente, con un documento che formula la proposta al Consiglio ed al Presidente della Giunta, approvato all’unanimità, ha chiesto

N° 54 / 2007

il finanziamento del progetto per la costituzione del corpo di “Polizia Provinciale Ambientale”, la cui attuazione consentirà di dotarci di uno strumento di prevenzione, di vigilanza, di controllo e sanzione in ultimo, a tutela del bene primario dell’ambiente e del decoro del territorio”. “Quali altre iniziative la Provincia ha avviato nel settore ambiente”? A tutela della biodiversità, del territorio e delle risorse naturali, abbiamo proseguito nell’attuazione delle direttive “Habitat e Uccelli”. Abbiamo potenziato l’ufficio per la biodiversità e la banca del Germplasma, diretti alla tutela della conservazione delle specie. La Gestione dell’Oasi del WWF ha visto un forte contributo finanziario della provincia nel rispetto degli impegni assunti dalla Giunta precedente, per la cogestione dell’oasi dove ricade la zona SIC (sito di interesse comunitario) e la Zona di protezione speciale di Monte Arcosu, nelle quali sono presenti il falco, la cicogna, il tordo, la colomba e il cervo che fino a qualche hanno fa era a rischio di estinzione ed oggi è stato ricondotto ad oltre 1000 capi. A tale scelta naturalistica si sono aggiunti gli impegni della Provincia sulla progettazione POR misura 1..5 (finanziamento Europeo) rete ecologica regionale Piano per la gestione dell’area SIC “Foresta di Monte Arcosu”, intervento coordinato dalla provincia con il coinvolgimento di 13 Comuni, per una superficie complessiva di 33.353, ricadente nel territorio della provincia di Cagliari e del Sulcis iglesiente (Decimomannu, Assemini, Capoterra, Domus De Maria, Pula, Sarroch, Siliqua, Teulada, Uta, Villa San Pietro, Teulada, Santadi e Nuxis).

Franco Trudu - Archivio Vulcano

13


AUGURI

14

N째 54 / 2007


AUGURI

N째 54 / 2007

15


FORUM SULL’AMBIENTE NELLA REDAZIONE DI VULCANO

ELIO MAMELI: LE AMMINISTRAZIONI HANNO IL DOVERE DI INTERVENIRE

Il Sindaco di Villaspeciosa Elio Mameli con l’Assessore all’Ambiente Nanni Picciau - Foto di Tomaso Fenu

INTERVENTO DEL SINDACO DI

VILLASPECIOSA ELIO MAMELI NELL’INCONTRO SVOLTOSI PRESSO LA SEDE DI

VULCANO di Salvatore Assante

ul numero precedente della nostra rivista, abbiamo pubblicato alcune foto che documentavano gli orrori di rifiuti nelle campagne e nelle periferie dei nostri comuni. Naturalmente, questo problema coinvolge anche Villaspeciosa ed è per questo motivo che abbiamo posto alcune domande al sindaco Elio Mameli. Qual è la percezione che l’amministrazione e gli abitanti hanno del problema della salvaguardia dell’ambiente, rispetto al proprio territorio? E’ luogo comune che ogni comunità abbia problemi di questo genere. E’ una questione molto sentita non

S

16

solo dalla popolazione ma anche dalle amministrazioni, le quali hanno il dovere di intervenire. Noi abbiamo inserito nel nostro programma elettorale, diventato poi esecutivo, delle proposte di risanamento e di tutela ambientale, per questo ci siamo preoccupati di partecipare ad una serie di progetti ed in particolare ad uno, promosso dalla Regione Sardegna, che consiste nella bonifica delle zone di abbandono dei rifiuti urbani e non. La Regione ci ha finanziato 125000 euro per un piano biennale che ci ha permesso di scovare quantità considerevoli di rifiuti. Per fare alcuni esempi, solo nel 2006 l’azienda appaltatrice è riuscita a recuperare più di 35500 kg di materiali ferrosi, oltre 5500 kg di apparecchiature elettriche, elettroniche e affini, 2200 kg di batterie auto esauste e 1230 mq di mattoni, mattonelle e ceramiche varie. Stiamo naturalmente proseguendo la bonifica nel 2007 e pensiamo che la quantità di rifiuti scovati possa ancora aumentare considerevolmente. Inoltre Villaspeciosa ha aderito al progetto Agenda 21, nel quale è stata fatta una dichiarazione di intenti in

N° 54 / 2007

associazione di comuni, monitorando le reali problematiche dei vari territori. Quali saranno le misure future, gli impegni e le eventuali sanzioni che colpiranno i trasgressori? Le misure pesanti e coercitive indubbiamente servono, ma ritengo che il discorso sia da porre in altri termini. È infatti importante far capire al cittadino qual è l’importanza di un territorio pulito e di un ambiente sano. Per poter sanzionare tutti i trasgressori bisognerebbe essere dotati di personale, ma Villaspeciosa ha un territorio abbastanza vasto e occorrerebbero decine e decine di vigili. Le videocamere possono monitorare una zona circoscritta, due o tre, ma alla fine le restanti aree rimarrebbero scoperte. Non credo che il problema possa essere risolto con la videosorveglianza, la quale potrebbe essere utile per il controllo di un parco, per proteggere un fabbricato o un edificio di pregio. L’installazione di telecamere nelle campagne mi sembra un discorso troppo avventato e parecchio costoso, la nostra amministrazione comunale non può supportare certi costi. Una delle

soluzioni per la sorveglianza delle campagne, potrebbe essere l’utilizzo della compagnia barracellare. Su questo versante, esistono leggi specifiche e si potrebbe creare un consorzio tra comuni, risorse permettendo. Io partirei dalla sensibilità del cittadino. Noi, ad esempio, con circa 2800 abitanti e 850 famiglie, possiamo, ogni tanto, scrivere ai cittadini e fare una politica di informazione. Una soluzione molto valida è il quella degli ecocentri, delle aree a norma dove sono allocati dei box di stoccaggio dei vari rifiuti differenziati; box che poi possono essere facilmente trasportati nei vari centri di smaltimento e riciclaggio. Noi abbiamo già presentato un progetto esecutivo, per il nostro comune, del costo di quasi 250000 euro, che l’amministrazione cofinanzierà per il 35% del costo totale. Fondamentali sono la formazione e l’educazione ambientale, la nostra amministrazione ad esempio ha attuato un’iniziativa, riservata alle scuole materne, che consiste nel dotare tutte le aule di contenitori “giocattolo” per la raccolta differenziata, dove giocando si insegna al bambino come gestire i rifiuti. Questo è un progetto che ha costi molto contenuti. I risultati della sensibilizzazione non possono essere valutati immediatamente. Cosa si può fare, subito, di concreto? Oltre ai progetti che ho elencato prima, la concretezza degli interventi è avvenuta tramite la raccolta differenziata e le campagne pubblicitarie e informative. È fondamentale coinvolgere il cittadino e portarlo a conoscenza dei risultati delle varie iniziative, come nel caso della raccolta differenziata. Inoltre, siamo riusciti a non far incidere sulle tasse degli speciosesi le maggiori spese della differenziata perché la popolazione non percepisse come onere ed obbligo il nuovo servizio del “porta a porta”.


FORUM SULL’AMBIENTE NELLA REDAZIONE DI VULCANO Assessore Abis, anche nel territorio di Villasor, all’interno e all’esterno del paese, nelle strade, soprattutto nei pressi dei cassonetti per la raccolta del vetro e dell’alluminio, in periferia, con discariche abusive dove vengono abbandonati scarti dell’edilizia e di imprese di tutti i tipi, copertoni e batterie d’ auto, elettrodomestici di ogni genere e dimensione, nelle strade provinciali e statali, nelle cunette, nelle campagne c’è ormai un’invasione continua di rifiuti di tutti i tipi. Qual è la situazione nel territorio? Qual è la percezione del problema? “La situazione non è felice, anzi è molto grave. Villasor ha 90 kmq. di territorio e una popolazione formata dal 60% di agricoltori. La campagna è una fonte di reddito. Gli agricoltori difendono la campagna con la segnalazione di siti e di persone sorprese a scaricare abusivamente, ma in realtà non c’è nessun miglioramento. Le strade sono percorse ovviamente dai sorresi e da tutti, soprattutto le provinciali e le statali e sono pressoché incontrollabili. Sport preferito da molti nostri, si fa per dire, automobilisti: il lancio del sacchetto nelle cunette”. Quali interventi, quali misure state adottando? Quali adotterete? Con quali mezzi? “La raccolta differenziata ormai è avviata, ma c’è ancora molto da fare. Bisogna sensibilizzare di più le persone al rispetto delle modalità . Stiamo predisponendo insieme al CISA con l’assessore ai servizi tecnologici Lucio Montis un servizio di raccolta differenziata del vetro e dell’alluminio, con un minimo costo aggiuntivo per utente e la realizzazione di un’isola ecologica dove poter scaricare in modo ordinato tutto quello che non si riesce a smaltire con la differenziata giornaliera. I nostri vigili urbani, insufficienti come

VILLASOR: INTERVISTA ALL’ASSESSORE ALL’AMBIENTE IVO ABIS di Luigi Palmas numero, stanno facendo un censimento e sono stati trovati e fotografati 75 siti abusivi con buste di indifferenziata. Stiamo per appaltare il servizio per la raccolta dei rifiuti nelle discariche abusive. Si spenderanno euro 39.000,00 che saranno messi a disposizione per la raccolta dei vari rifiuti nei canali e nelle cunette”. Quali sanzioni per chi si rende responsabile di reati, perché di reati si tratta, contro l’ambiente, dal più piccolo al più grande? C’è un’ordinanza del Sindaco che preveda sanzioni anche di carattere amministrativo? “Si possono applicare le sanzioni previste dal Codice

Civile, ovviamente in flagranza di reato o di accertamento. L’ordinanza dettagliata non c’è ancora ma si dovrà fare al più presto, perché si rende necessaria, secondo l’opinione di molti, e non si dovrà più guardare in faccia nessuno”. Quale comunicazione e quale informazione? In alcuni punti può servire la videosorveglianza? Le associazioni di volontariato possono essere utili? E la Compagnia Barracellare? “E’ un lavoro lento, sfiancante verso chi ha comportamenti scorretti. No alle telecamere: costano troppo. Abbiamo fatto un preventivo per “Su pardu”: 15 punti costerebbero 350.000 euro,

non possiamo permettercelo. La Compagnia Barracellare, da ricostituire, è sicuramente utile per la sorveglianza, la prevenzione e la repressione nelle campagne. Importante nel tempo, spero non lungo, è investire per educare e informare. Insieme con l’assessore alla Pubblica Istruzione Lucio Montis stiamo predisponendo una campagna di informazione e di sensibilizzazione rivolta alle scuole elementari e medie, con l’apporto formativo ed educativo determinante degli insegnanti e alla popolazione adulta con una serie di strumenti informativi speriamo efficaci”.

L’assessore all’ambiente di Villasor, Ivo Abis – foto di Caterina Casula

N° 54 / 2007

17


LA POLITICA LOCALE

DECIMOMANNU

DECIMESI FERMIAMO QUESTA AMMINISTRAZIONE COMUNALE: VOGLIONO VENDERE I TERRENI COMUNALI EDIFICABILI AL “MIGLIORE OFFERENTE” PREZZO MEDIO 300 EURO A MQ l Consiglio Comunale ha deliberato l’assestamento di bilancio 2007. La manovrina, anzi manovra, ha riguardato la somma complessiva in entrata di circa 600.000 euro. Purtroppo, ancora una volta, l’amministrazione Comunale con il sindaco in testa, hanno scippato le risorse finanziare derivanti dal fondo unico e dall’accreditamento dell’indennità per la servitù militare della base aerea (fondo unico nel quale è confluito il finanziamento ex legge 37 in conto piano straordinario per il lavoro) omettendo di destinarle ad un progetto a favore dei disoccupati del nostro paese o a favore di coloro che sono fuoriusciti dal mondo della produzione ed in tarda età si trovano ormai a sopravvivere aiutati da amici e da qualche sussidio. Nessuna lira è stata riservata a costoro. Riteniamo che la giunta debba vergognarsi del suo comportamento, posto che nel fondo unico sono confluite anche le somme destinate all’occupazione, ma i nostri amici Amministratori hanno deciso di aprire la campagna elettorale destinando parte della somma sopraindicata ad altre scelte meno prioritarie. Risulta infatti un nuovo finanziamento di altre 150.000 euro per l’Isola ecologica, dopo essere stata impegnata una somma di pari importo anzitempo. Pensate, cittadini, che un’isola ecologica nelle altre parti della Sardegna e nella penisola si aggira su un costo totale medio totale di 150.000 euro e non 300.000 euro come per Decimomannu.

I

te per oltre 4 anni ora sta cercando di recuperare terreno: è sufficiente rilevare che la volontà manifestata da questa amministrazione nel consiglio comunale del 04.12.2007 è quella di ritenere prioritarie il rifacimento delle piazze principali del paese, piuttosto che affrontare il disagio sociale; scelte sulle quali avremmo potuto attendere, quantomeno ai prossimi bilanci di previsione, dando precedenza alle situazione di maggiore urgenza. EVIDENTEMENTE le ragioni elettorali non possono attendere, mentre il PIP (PIANO PER GLI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI) attende ancora un suo decollo, così il possibile centro servizi richiesto più volte dall’opposizione consiliare. . No alla vendita degli ultimi terreni comunali EDIFICABILI, Sì alla loro assegnazione in regime PEEP (piano per l’edilizia economica e popolare)

Da tempo abbiamo proposto più volte un progetto per l’occupazione, ma siamo rimasti soli senza una efficace interlocuzione.

Cittadini, grave è stata inoltre l’ulteriore decisione della giunta e dell’amministrazione comunale di includere nel programma per le alienazioni immobiliari del patrimonio del Comune gli ultimi lotti di terreno di proprietà comunale (il vecchio campo sportivo ed altri 5000 metri cubi di terreni edificabili in zona B e C: vendita prevista ad un prezzo base MEDIO DI EURO 300, con maggiorazione di offerte e senza vincolo alcuno per gli acquirenti. La conservazione dell’area del campo sportivo, oltre 12.000 mq, avrebbe consentito un’integrazione del Piano per gli insediamenti produttivi, anche con un centro servizi più volte inutilmente chiesto dall’opposizione, mentre i terreni edificabili, e tra l’altro già urbanisticamente serviti, avrebbero consentito, e possono consentire, l’assegnazione dei terreni, secondo un nuovo bando PEEP, edilizia economica e popolare, ai nostri giovani, alle famiglie a basso reddito o monoreddito e ad altre categorie economicamente svantaggiate, non in grado di accedere agli esosi prezzi ormai praticati nel mercato privato. Abbiamo tecnicamente calcolato che utilizzando questo volume edificabile per le nostre famiglie, in edilizia agevolata avremmo potuto e potremmo assegnare almeno 15 lotti di terreno. Questi disattenti (o attenti Amministratori!!), hanno creato la corsia preferenziale affinché le aree a Decimomannu possano ancora una volta essere di accaparramento esclusivo della speculazione edilizia, che già ha acquistato numerosi lotti con la benevolenza del Sindaco e degli illuminati Amministratori.

E’ stata accolta soltanto la richiesta formulata dall’opposizione circa l’integrale copertura dei costi per l’ultimazione dei marciapiedi in località Sa Serra. Verosimilmente la decisione è stata intrapresa perché si stanno avvicinando le elezioni e questa maggioranza consiliare che è rimasta iner-

18

Cari compaesani, fermiamo lo scippo delle nostre risorse, riappropriandoci del buon governo consentendo a Decimomannu una migliore opportunità di sviluppo. L’OPPOSIZIONE CONSILIARE

Comune di Decimomannu Il consigliere di opposizione Lilli Cocco – foto archivio vulcano

N° 54 / 2007


ECONOMIA E POLITICA

UNO

SGUARDO, ANCHE SOLO PARZIALE,

AD ALCUNE QUESTIONI

ETICA: LA PAROLA PIÙ FUORI MODA CHE C’È

CALDE DEL NOSTRO TEMPO DOVREBBE ESSERE

di Gianni Rallo

SUFFICIENTE A METTERE IN DUBBIO L’IDEA CHE SIA POSSIBILE CONIUGARE MORALITÀ ED ECONOMIA a scena politica italiana è, in questi giorni, quasi interamente occupata dal nuovo “partito” di Berlusconi, dai possibili accordi tra quest’ultimo e Veltroni sulla nuova legge elettorale, dai mal di pancia di maggioranza e opposizione rispetto alle reciproche difficoltà. Io credo che i problemi veri siano altri e che essi risiedano al di là delle nostre amate sponde, sebbene le ricadute, quasi sempre negative, al loro interno siano ormai inevitabili. Veniamo a sapere, innanzitutto, che il Santo Padre scopre, col dovuto rispetto, l’acqua calda quando annuncia che la politica non è guidata dall’etica: quando mai lo è stata, Sua Reverendissima Santità? E l’economia, è forse essa guidata dall’etica, allora? A questo proposito è recente la notizia che, allo scopo di meglio influenzare le scelte dei consumatori, la pubblicità ha fatto ricorso alle neuroscienze e ai numerosi esperimenti indirizzati ad individuare le funzioni delle varie parti del cervello umano, per far sì che la frequenza e le caratteristiche dei messaggi pubblicitari sollecitino inconsce e prevedibili risposte da parte del target, dell’obiettivo: cioè di noi consumatori. Lo so che è questione vecchia, ma qui si tratta di ricerche specifiche che si sono avvalse di modernissime tecnologie utilizzate, per esempio, per scoprire neoplasie cerebrali (e acquistate con denaro pubblico). Si scopre così che “un’adeguata carica emotiva genera la secrezione di certe sostanze dall’amigdala, che favoriscono la memorizzazione” (Le monde diplomatique, novembre 2007, per chi voglia vederci più chiaro). E se queste tecniche venissero, per pura ipotesi, applicate alla propaganda politica? Se, mettiamo caso, qualcuno esperto in queste tecniche pubblicitarie, scendesse in politica, si potrebbero ancora definire libere le scelte dei consumatori/elettori? Come spiegarsi il fatto che, ad esempio, nel nostro Parlamento siedono molti pubblicitari, alcuni dei quali credono che “Kennedy sia morto per un raf-

L

freddore” (L’Espresso, 29/11/2007) ma partecipano ad importanti decisioni legislative? Ma andiamo avanti: le guerre. Il mondo non è mai stato in guerra come oggi: sono una trentina le guerre in corso e più di 7 milioni i morti da esse provocati (vedi, ad esempio, il sito Peace Reporter). In molte di queste guerre sono in ballo gli interessi del mondo occidentale od occidentalizzato. Molti Paesi emergenti (Cina, India, Sudafrica, Brasile) stanno mettendo in discussione questa supremazia occidentale, ma il punto di vista è lo stesso: puri interessi economici, nessun rispetto dei diritti umani (parlo dei fatti non delle dichiarazioni di comodo), indifferenza per le immense sofferenze che tutto ciò costa. Le grandi organizzazioni mondiali (Wto, FMI, la Banca Mondiale) finiscono per favorire il più forte a scapito del più debole, ad esempio costringendo i Paesi sottosviluppati ad aprire le frontiere ai prodotti europei, in nome di una parità di diritti fondata su una sostanziale disuguaglianza dei soggetti (Internazionale, 23/11/2007): è questa l’etica dell’odierno capitalismo selvaggio, né – la storia lo insegna fin troppo chiaramente – è stato diverso in passato. Chi se ne stupisce, o è male informato o fa un gioco sporco. E allora parliamo di finanza, in particolare di quel tipo di fondi di investimento chiamati private equities (ancora Le monde diplomatique). Questi fondi, dotati di capitali enormi in mano a poche gigantesche multinazionali,

rastrellano denaro da banche, assicurazioni, privati, fondi pensione: in quattro anni, dal 2002 al 2006, il loro capitale è passato da 94 a 358 milioni di euro. Questa enorme massa di denaro viene destinati all’acquisto di aziende in tutto il mondo (negli Usa un dipendente su quattro dipende ormai da loro) – in parte con capitale, in parte con prestiti bancari - , nel riorganizzarle e nel rivenderle ad un prezzo superiore, con profitti, nel breve periodo, stratosferici. La riorganizzazione consiste nel ridurre l’occupazione, nel ridurre i salari aumentando il ritmo di lavoro e nel delocalizzare. Altro che etica! Ora, quale campione di ingenuità può aspettarsi che in un mondo in preda (irreversibilmente, temo) ad un cancro tanto vorace e devastante, trionfi la moralità e non piuttosto la potenza di fuoco, militare o finanziario? Quale campione di ingenuità, allo stesso modo, può aspettarsi – per tornare alla nostra triste realtà – che un imprenditore introdottosi in quasi tutti i settori produttivi, ma in special modo nel settore televisivo, approdato alla politica (grazie alla stupefacente, e persistente, ottusità di molti), capace di criticare con faccia di bronzo l’operato di un governo a fronte di disastri da lui stesso provocati, quale campione di ingenuità, dicevo, può credere che costui, e la sua corte dei miracoli, abbiano davvero a cuore la democrazia, gli interessi dei cittadini, la libertà di pensiero? Una qualche forma di moralità civile, in una parola …

N° 54 / 2007

19


LETTERE AL GIORNALE Tutti i lettori che desiderano scriverci, possono farlo in merito a qualsiasi argomento. Le lettere devono essere contenute nello spazio di 10-15 righe, firmate e provviste di recapito telefonico, in fase di stampa, su richiesta, possiamo omettere le generalità di chi scrive. Le lettere non devono recare offese o calunnie di alcun genere. In modo particolare sarebbero gradite segnalazioni di quesiti, notizie e fatti significativi, legati all’ambiente cittadino. E.mail: arci.vulcano@tiscali.it lavora) o più soldi nella pensione per le persone già a riposo. Io auguro a tutti i lettori di Vulcano, e anche a chi non legge il nostro piccolo periodico, che queste festività regalino a tutti quello che di Gino Lampis ognuno sogna e spera. In questo periodo dovremmo dimenticare i rancori e le offese. Dovremmo accentuare la nostra azione per Tra poco è Natale e con lui arriverà il Nuovo Anno. Le famiglie dimostrare più amore verso i nostri cari e verso quelle persone avranno molte speranze ma pochi soldi per regali e cenoni. Le meno fortunate di noi che in queste notti, per noi di festa, dormifestività natalizie sono da sempre un simbolo di gioia e allegria e, ranno sulle panchine o saranno sole e abbandonate a se stesse, per i più piccoli, di magia. Sperano, scrivendo la letterina a Babbo senza un posto dove mangiare e dormire. Ma per fortuna anche per Natale, di ricevere il dono sognato. loro ci sarà un piccolo sollievo donato da persone generose e E per gli adulti? Cosa ci sarà in arrivo? Se fossimo in grado di leg- instancabili che cercheranno di attenuare i loro disagi: i volontari. gere le menti, capteremmo una vasta gamma di pensieri: un lavo- Ecco, tra tanti valori che vanno scomparendo, si sta affermando ro, più salute, più assistenza, più soldi nella busta paga (per chi sempre più questa galassia costituita da uomini e donne, che offrono il loro tempo libero per gli altri: è questa forse la vera magia del nostro tempo: speriamo che non si dissolva anche questa. Un augurio sincero da un volontario vero. misti viene corrisposto un conCarissimo Direttore, sono un decimese che nel gen- tributo spesso non equo per lo naio del ’70 emigrò come tanti smaltimento dell’usato, che gli giovani alla ricerca di un futuro stessi dovrebbero tenere un Egregio Signor Direttore, economico stabile, classe 1951. registro dove annotare non solo Il mio nome è Sarigu la ricezione ma avere la fattura leggo sul numero 53 di settembre-ottobre 2007 della sua Gianfranco e da sempre, grazie dello smaltimento presso dite bella e interessante rivista “ VULCANO”, a pagina 26, ad un regalo di un amico specializzate, non è mai venuto l’articolo della Sig.na Simonetta Murtas dal titolo: “La “Politicamente impegnato”, in mente alle amministrazioni salute: diritto di tutti o privilegio di pochi?” che diretdi fare un controllo incrociato leggo questo periodico. tamente mi chiama in causa. Vengo ispirato da tre articoli presso questi operatori? Non Le chiedo pertanto ospitalità per intervenire nel merito letti nel n° 53, vorrei risponde- viene il dubbio che via sia una della questione. re sia a lei che ai redatori: doppia frode? Devo ahimé ammettere che quanto dichiarato dalla Alberto Nioi e Gianni Rallo. […] Nel corso degli anni, in Sig.na Murtas è tristemente vero. Mi sono personalmen[….] Ho vissuto per ben 36 Emilia Romagna, ho visto l’evote prodigato per questo caso individuale descritto con anni a Bellaria, in provincia di luzione con progetti non di sola dovizia di particolari medici e scientifici nel numero 46 di Rimini, alla cui amministrazio- repressione ma di incentivazio“VULCANO” del maggio 2006 dalla stessa Sig.na ne ho anche collaborato. Oggi ne, prima con la carta e lattine, Murtas, che non trovava soluzione nel “capitolo delle sono tornato in Sardegna dopo venivano donati in base ai chili malattie rare”, nonostante le numerose tranquillizzazioni essere andato in pensione […], portati al deposito dei bonus che a voce, più volte, sono state offerte alla Sig.na Murtas eleggendo la mia residenza a spendibili per acquisto presso il e a me che mi facevo carico del suo problema. Purtroppo magazzino del verde pubblico di Pula. nulla è stato fatto! Eppure si tratta di ben poca cosa da Pula è uno dei primi comuni ad fiori o piante per appartamento, farsi, visto che il problema è stato risolto autonomamenavviare la raccolta differenzia- successivamente si è passati a te senza l’intervento della Regione: adesso, però, la soluta, porta a porta, una scelta bonus sulla nuova tassa zione grava economicamente e per intero sulle spalle imposta, forse necessaria, pur- (Tarsu).[…] della famiglia Murtas che non può permettersi tale impetroppo da subito impopolare, Concludo. Dalla mia analisi gno economico. fatta in modo creando malcontento e mal spesso Ciò, però, in cui ha più ragione la Sig.na Murtas è che costume, non era meglio essere Donchisciottiana, ritengo che i nonostante il disimpegno totale dell’Assessore regionale sardi abbiano voglia di collabopiù prudenti? alla Sanità, lo stesso Assessore continua a pontificare in […] Io stesso, che spesso devo rare, vogliano bene al loro territutti i congressi, i convegni e in tutte le manifestazioni partire in giorni più strani, non torio, sono le scelte spesso drapubbliche e a garantire impegni che puntualmente non posso lasciare il mio bidone stiche ed interessate dei politimantiene. Ha, perciò, ragione la Sig.na Murtas, non solo sotto la palazzina in cui vivo, ci, pensierosi spesso di consera lamentarsi, ma a chiedere e ad aspettarsi da parte […] devo ricorrere al favore del vare il loro scranno cercando dell’Assessore un atteggiamento di vergogna. Voglio subivicino […]: no, lo ritengo un favoritismi piuttosto che chieto disilluderla dicendole che l’Assessore non si vergognedisservizio, una imposizione che dere al comune cittadino in rà di ciò che non ha fatto e che probabilmente continueinvoglia alla trasgressione, modo preventivo se quel prorà a non fare. anche se convengo funziona getto può essere o meno attuaSono anche consapevole che questo caso sia solo la punta to affinché tutti possano proall’85%. di un iceberg: esiste intorno a noi una moltitudine di pro[…] Faccio notare: la legge porre è collaborare. […]Sì, giublemi altrettanto drammatici non risolti. Problemi che Ronchi prima Decreto legge sto, puniamo chi inquina, proper pudore umano e dignità personale di chi ne è colpito successivamente tramutato in grammiamo delle mostre edunon vengono portati all’attenzione dell’opinione pubblica legge nel 1997, anche se nei cative presso la scuola non solo e degli organi competenti. Per questo il mio intervento piani regionali Articolo 22 ove primaria, disincentiviamo le vuole servire da stimolo per tutti coloro che abbisognano, chiede ampia partecipazione aziende che per lucrare inquiperché esprimano la loro condizione di necessità, consadei cittadini, non impone dra- nano, sfruttiamo associazioni di pevoli del fatto che a questa corrisponderà l’impegno sticità nella raccolta differen- volontariato per controllare il della Regione e dei Consiglieri Regionali impegnati nelle ziata, la legge impone delle territorio, ma soprattutto le questioni riguardanti la Sanità. Il nostro compito, infatti, regole per raggiungere una per- amministrazioni gli uomini che è quello di aiutare tutti i cittadini bisognosi di salute e centuale accentabile, soprattut- la fanno funzionare siano non di fregarcene! to il controllo dei materiali alta- rispettosi del pensiero popolare mente inquinanti: gomme per chiedendo collaborazione in Distinti saluti. auto, batterie, olii esausti, ecc. modo diverso e costruttivo, non (mi soffermo sulle gomme per impositivo. Raimondo Ibba auto il territorio di Assemini, Consigliere Regionale Socialista, Gianfranco Sarigu Decimo e Uta ne è disseminato, Presidente dell’Ordine dei Medici di Cagliari. tenendo presente che ai gom-

IL VOLONTARIATO: UN MONDO MAGICO

20

N° 54 / 2007


DAI COMUNI VILLASPECIOSA ello scorso numero di Vulcano è stato pubblicato il mio articolo “ Permesso di accesso”, con una foto estranea al contesto dell’articolo. Rimediamo in questo numero anche perché la foto era emblematica, ovvero riprendeva numerose macchine parcheggiate nella

PRECISAZIONE

N

di Antonello Secci

zona di divieto di transito ed il viale privo di alberi. Nel frattempo, ovvero nel tempo intercorso fra l’invio del mio articolo alla redazione e l’effettiva pubblicazione, il Comune ha provveduto a

Foto scattata il 13 ottobre 2007

VILLASOR oinvolgere tutti, dai più piccoli ai più anziani, per valorizzare il nostro territorio, per salvaguardare il patrimonio a verde esistente, per inculcare i valori del rispetto dei beni pubblici, dell’ambiente, e incentivare gli studenti verso un indirizzo di studi rivolto al settore agrario. Con questo intento, scuole e amministrazione dovrebbero unire gli sforzi per realizzare un progetto studiato per ideare e valorizzare percorsi didattici e ambientali. Per esempio: coinvolgere studenti e docenti nel recupero di sentieri agresti significativi per la collettività. Si potrebbe studiare un’area didattico – ricreativa di particolare interesse e coinvolgere gli studenti locali nella progettazione e riqualificazione di aree incolte. Anche i singoli cittadini, se vorranno, potranno essere coinvolti, in particolare gli anziani, affidare a loro per esempio la cura delle aiuole dei marciapiedi, del tratto di viale Repubblica, e inoltre affidare la manutenzione del verde presente nel sito ove è ubicato il monumento ai caduti in guerra, all’ associazione combattenti e reduci. La prima cosa da farsi dovrà essere quella di raccogliere i primi dati per la stesura del progetto attraverso un censimento delle aree a verde, individuare e censire le aree incolte e infine analizzare le tipologie e le modalità di intervento da adottare. Grazie alla progettazione si potranno raggiungere risultati significativi, quali il recupero appunto delle aree incolte che, ricor-

C

chiudere tutto il parco compresa la chiesa di san Platano per poter piantumare il manto erboso. Ci si augura per l’avvenire che i nostri amministratori trovino il sistema per esercitare un più accurato controllo soprattutto della chiesa. Sarebbe auspicabile inoltre che il nostro Comune reintegri quanto prima l’organico dei Vigili Urbani, poiché da un paio d’anni non è stato ancora rimpiazzato il vigile trasferito ad Assemini. In un paese in fortissima espansione edilizia (anche qui ci sarebbe qualcosa da dire, ad esempio, sul disinteresse per il centro storico in gran parte stravolto da nuove costruzioni) si rende necessario aggiornare la pianta organica di chi deve controllore il territorio. Non sarebbe giusto infatti gettare la croce sull’unico vigile urbano in servizio, oberato

da mille incombenze. Tornando alla piantumazione del viale San Platano, va comunque evidenziato che nel giro di pochi mesi in sostituzione dei platani piantati poco più di 5 anni fa sono state piantate e poi sradicate piantine di querce e recentemente di falso pepe. In particolare quest’ultima essenza non è durata a lungo: nei primi giorni di dicembre, dopo poco più di un mese dalla loro sistemazione, anche queste piantine sono sparite dal viale. Tutto sommato è stato un bene eliminare l’esotico falso pepe (= Schinus molle, originario del Brasile, Perù ed Equador, nome sardo: pibiri burdu) e sostituirlo finalmente, a metà dicembre, con le nostrane querce. Forse sarebbe stato meglio collocare le palme a ricordare il martirio di san Platano ma comunque va bene così, ed è giusto riconoscere che l’Amministrazione comunale si è mossa in maniera adeguata.

VERDE PARTECIPATO DEDICATO A TUTTI di Antonella Soddu diamolo, oltre ad essere focolaio di zecche e sporcizia dannose per la salute pubblica, sono anche ad alto rischio di incendio nei periodi estivi. A questo proposito si potranno per esempio utilizzare i fondi regionali del progetto “Sardegna fatti bella” (se ancora disponibili). E’ sotto gli occhi di tutti lo stato di abbandono delle strade di uscita dal paese verso le campagne, erbacce alte e folte, immondezza (abbandonata da concittadini che di senso civico ne hanno ben poco), rottami ecc. Non dimentichiamoci poi dell’ area di Santa Vitalia, cara a tutti i sorresi per la festa che tutti gli anni a ottobre viene dedicata alla Santa, appunto; da sempre il recupero di quell’area è “il sogno” dei sorresi, promessa di molte campagne elettorali, sempre, purtroppo, disattesa. Orbene, con l’evolversi del fabbisogno dell’ uomo nei confronti dell’ecosistema urbano e con lo sviluppo dello sfruttamento della copertura verde, cresce anche il bisogno della proprietà intesa come bene collettivo e la volontà di identificarsi in essa. Coinvolgere tutti, dai più piccoli agli anzia-

ni, alle associazioni di volontariato e culturali ecc. , significa anche rafforzare la speranza che i futuri fruitori del verde pubblico sviluppino un senso di appartenenza al territorio, quale parte della loro vita, rispettandolo e tutelandolo. L’amministrazione comunale potrebbe istituire una sorta di concorso con premi finali, con targhe ricordo (e, qualcos’altro), chiamarlo per esempio con il nome di questo articolo, 1° concorso verde partecipato, suddividere il paese a rioni e invitare i cittadini a riunirsi per curare, mantenere e migliorare le aree a verde esistenti. Iniziative del genere sono state portate avanti con successo da altre amministrazioni, Villasor può e deve investire e scommettere sul territorio, ma soprattutto deve “contare”sulla collaborazione di tutti. Sono sicura che la nuova amministrazione sarà capace di cogliere l’ invito a voler valutare attentamente questo suggerimento e a voler attivare tutti i canali per la sua realizzazione.

N° 54 / 2007

21


ATTUALITÀ

C’ERA UNA VOLTA … LA FORMAZIONE PROFESSIONALE di Ettore Massa i risiamo! La storia infinita della Formazione Professionale sembra giunta al termine. Non per volontà propria ma per un’ostinata e precisa

C 22

strategia del governo Soru. Il suo quadro strategico sta ponendo fine in poco meno di tre anni di governo ad una Istituzione storica che ha vissuto ed ha

N° 54 / 2007

dato un notevole contributo per oltre quarant’anni all’istruzione, crescita, formazione e inserimento al lavoro di tantissimi giovani. Diverse le tappe che hanno contraddistinto la lunga sofferenza e agonia degli operatori della F.P., tante le perdite nel campo di battaglia di una lotta impari: esodo incentivato, licenziamento, cassa integrazione. Mai e poi mai si sono provate tante umiliazioni, mai e poi mai si è scesi in piazza così tante volte a manifestare, in modi diversi, la disapprovazione; sit-in interminabili davanti al Palazzo Regionale, occupazione dell’Assessorato al Lavoro e dei Centri di Formazione sino all’ultimo disperato tentativo, iniziato venerdì 17 novembre dopo l’ennesimo fallimento di mediazione con Renato Soru, irremovibile nelle sue decisioni. Otto colleghi, di cui sei dell’Enaip (tre del Csf di Decimomannu), uno ciascuno del Crfpa e del Cnos, hanno ufficialmente dichiarato e iniziato “lo sciopero della fame” sino a quando non otterranno garanzie scritte e mantenute sulla salvaguardia del posto di lavoro di tutti gli operatori della Formazione Professionale. Un atto coraggioso e disperato che ha trovato sostegno e solidarietà nella gran parte dei massmedia, nella Chiesa, in alcune sigle sindacali e in tanti politici, sindaci compresi. Si sono vissuti giorni di tensione psicologica con l’affetto e la sensibilità di tante persone accorse numerose anche durante la Santa Messa celebrata insolitamente sotto il portico del Palazzo. Pareva che, ancora una volta, il disperato appello non venisse ascoltato o passasse inosservato ma, al compimento del 7° giorno di “fame”, quando le forze e la lucidità iniziavano a mancare, il sospirato documento, siglato come impegno da tutti i capigruppo del Consiglio Regionale, poche righe strappate quasi da tutta l’opinione pubblica che ridava un ulteriore serenità al settore. L’impegno preso e sottoscritto era riportato in due brevissimi punti e garantisce anche per la Finanziaria 2008 l’adeguamento dei procedimenti di ricollocazione del personale presso gli Enti e le Pubbliche Amministrazioni Locali e la proroga dei termini di scadenza dell’Albo della L.R.42/89. Si chiudeva un altro capitolo amaro di questa lunga disavventura che riapriva qualche speranza ma che lasciava le stesse preoccupazioni: è l’inizio della sospirata Riforma o un ulteriore allungamento della fine del Sistema Formativo in Sardegna?


ATTUALITÀ a recente vicenda dei Savoia – Vittorio Emanuele padre e Emanuele Filiberto figlio –, i quali rivendicano all’Italia il patrimonio della Corona come risarcimento del lungo periodo d’esilio della Casata dopo il 2 giugno del 1946, ha risvegliato in noi sardi il ricordo del danno politico, sociale ed economico subito nel 1861 quando l’allora re di Sardegna, Vittorio Emanuele II, su suggerimento del Cavour cambiò il nome dello Stato da Regno di Sardegna in Regno d’Italia, dando inizio a quella che ancora oggi si può definire la “Grande Truffa”. In verità, il cambio del nome di uno Stato non è una cosa incostituzionale, rivoluzionaria, eccezionale. Sia il nome sia il titolo sia la simbologia statuale appartengono alla categoria degli “attributi di personalità” dello Stato, i quali possono essere modificati o addirittura aboliti senza che lo Stato ne soffra o cambi la propria condizione giuridica. Nel corso della storia ciò è avvenuto tante volte in tutto il mondo: nel 1302 il Regno di Sicilia cambiò il nome in Regno di Trinacria, nel 1789 il Regno di Francia cambiò il titolo e il nome in Repubblica Francese, dal 1939 al 1947 la Spagna non ebbe né titolo né nome, chiamandosi semplicemente El Estado. Il cambio del nome nel 1861, da Regno di Sardegna in Regno d’Italia, fu, probabilmente, una cosa giusta e sensata, in quanto la maggior parte dell’ecumene statale era ora rappresentata dalla penisola italiana. Ciò che, invece, fu e resta ingiusto e inaccettabile è che il cambio del nome si sia portato dietro anche il cambio della storia dello Stato, e, con esso, il mito che tutto ciò che era dello Stivale prima del 1861 facesse parte di un unico idem sentire, di un’unica cittadinanza e nazionalità. Da quella mattina del 17 marzo 1861, infatti, la storia dello Stato non è stata più la storia del Regno di Sardegna, iniziato nel 1324 e impregnato per 537 anni dal sangue e dal sudore dei sardi ma la storia della penisola italiana, dagli etruschi ai romani ai lombardi ai piemontesi. Per cui, a scuola, dove si plasma e s’indirizza la società del domani, s’insegna la battaglia di Legnano o la disfida di Barletta affatto ininfluenti nella formazione dello Stato, e non la battaglia di Lutocisterna o la battaglia di Sanluri senza le quali, oggi, non ci sarebbe quell’entità per la quale tutti noi, insulari e peninsulari, lavoriamo, preghiamo, combattiamo e paghiamo le tasse.

L

* * * Secondo tutte le fonti storiche, sia archivistiche che iconografiche (documenti ufficiali, simboli, cartine politiche, ecc.), il Risorgimento per l’unificazione statuale della penisola italiana fu condotto, a cominciare dal 1848, e fino al 1861, dallo Stato chiamato Regno di Sardegna con capitale Cagliari.

LA STORIA SCIPPATA di Francesco Cesare Casula Purtroppo, la storiografia tradizionale non dice quando è nato, dove è nato e come è nato questo Stato. Ebbene, questo nostro Stato è nato a Cagliari, nel quartiere di Bonaria, il 19 giugno 1324. Per 300 anni, dal 1420 al 1720, si è identificato con tutta l’isola. Nel 1720 si federò con il Principato di Piemonte, col Ducato di Savoia e con la Contea di Nizza per formare uno Stato composto. Tutta la federazione si chiamò Regno di Sardegna, sempre con capitale Cagliari. Durante l’occupazione napoleonica del Piemonte il Regno di Sardegna s’identificò ancora una volta col solo territorio dell’Isola e fu per quindici anni – dal 1799 al 1814 – sede del Governo e della Corte sabauda ospitando la famiglia reale che solo dopo la prigionia di Napoleone all’Elba ritornò sulla terraferma per proiettarsi, con Carlo Alberto di Savoia-Carignano, verso l’avventura risorgimentale. Il 3 dicembre 1847, in conseguenza della “perfetta fusione” finì la federazione e lo Stato diventò unitario o semplice. Dal 1848 al 1860 lo stesso Stato si annetté, per guerra o plebiscito, il Ducato di Parma, il Ducato di Modena, il Granducato di Toscana e il Regno delle Due Sicilie. Il 17 marzo 1861 gli venne cambiato il nome da Regno di Sardegna in Regno d’Italia. Dal 17 marzo 1861 al 2 giugno 1946 lo Stato mantenne il titolo e il nome di Regno d’Italia con capitale prima Torino, poi Firenze, infine Roma. Il 2 giugno 1946 ha cambiato il titolo e il nome in Repubblica Italiana.

ebbero nell’Ottocento tutti i sudditi regnicoli di cittadinanza sarda – sia isolani che di terraferma (savoiardi, nizzardi, piemontesi e liguri) – nel Risorgimento; intende diffondere la visione storica dello Stato sardo-italiano attraverso tutti i mass-media; intende intraprendere tutte le azioni politiche possibili per ottenere il riconoscimento di Cagliari quale capitale della regione-madre dello Stato; intende condividere e partecipare alla programmazione generale delle iniziative culturali, politiche ed economiche dell’evento previsto per il 2011, al fine di far usufruire alla Città di Cagliari e alla Sardegna di parte proporzionata e qualificata degli stanziamenti statali e regionali, privati o di qualsiasi provenienza indirizzati alla realizzazione di eventi, iniziative culturali, infrastrutture ed opere pubbliche, che costituiscano per la Città e per la Sardegna occasione di sviluppo economico, attrazione di flussi turistici, centralità nella comunicazione multimediale, utili ad attenuare le note diseconomie e l’isolamento insulare e rafforzare i rapporti culturali, economici ed istituzionali con le regioni italiane peninsulari. La partecipazione della Città di Cagliari e, più in generale, della Sardegna alle iniziative previste dal 2008 al 2011, potrà assicurare una visione pluralista del processo risorgimentale, contribuendo alla formazione di una moderna identità dei cittadini della Repubblica indispensabile per la realizzazione di un processo di riforma federalista dello Stato realmente condiviso.

* * * Per riequilibrare la storia patria generale e il ruolo che ha avuto la nostra isola e in particolare Cagliari, capitale del Regno di Sardegna, nel Risorgimento italiano, con conseguenze politiche di enorme rilevanza per tutte le regioni della Repubblica, in occasione dei festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, si è costituito presso l’Istituto di Storia dell’Europa mediterranea del CNR, un Comitato sardo spontaneo, formato da personalità politiche e culturali, col compito di organizzare convegni, congressi e tavole rotonde per sensibilizzare i cittadini della Repubblica, sia insulari che peninsulari, alla storia statuale di quella che oggi è la Repubblica Italiana. Inoltre, il Comitato intende sensibilizzare tutte le scuole di ogni ordine e grado tramite lezioni e conferenze su Cagliari capitale del Regno di Sardegna; intende realizzare pubblicazioni scientifiche e divulgative sul ruolo che

Sviluppo storico dello Stato Sardo-Italiano

N° 54 / 2007

23


CULTURA

VILLANOVA DI SERUIS: UN TERRITORIO CONTESO DA TRE COMUNITÀ II

PARTE: LE CONTROVERSIE, LA SAGRA, LA PREBENDA DI

S. SPERATE

di Antonella Secci a tradizione riporta che i pochi abitanti di S.Giovanni di Seruis, attorno alla fine del XV sec., abbandonarono il villaggio per trasferirsi in gran parte a San Sperate. Sono però semplici supposizioni. Certo è che il territorio di San Giovanni confluì, in tempo imprecisato, nella prebenda di San Sperate, forse prima del 1522 quando, cioè, il villaggio risulta spopolato. Secondo quanto riportato nei Quinque libri della parrocchia di Villa Speciosa, il 7 marzo del 1661 nei salti di San Giovanni fu rinvenuto il cadavere di un giovane pastore, Sanna, ucciso in un agguato. Per il trasporto del cadavere fu necessaria l’autorizzazione del parroco prebendato di San Sperate Rev. Giacinto Polla. A detta degli anziani del paese, ancora nella seconda metà del XIX secolo, il 24 giugno di ogni anno, veniva effettuata una grande festa campestre, accompagnata da una fiera del bestiame, a cui partecipavano i paesi di Villa Speciosa, Siliqua e San Sperate (probabilmente erano i centri nei quali si erano rifugiati gli ultimi abitanti di Villanova di Seruis). La festa era sicuramente in vigore nella prima metà dell’800 e vedeva la presenza anche di gente proveniente da altri paesi del circondario (Uta, Decimomannu, Decimoputzu) e persino dal Sulcis che giungevano attraverso l’antica strada denominata Bia ‘e is viaggiantis che passava in vicinanza di Monte Truxionis. A confermare i rapporti di san Sperate con la festa, in un foglio inventario redatto dal parroco Francesco Cardia del 27.1.1837, esistente tuttora nell’archivio parrocchiale di San Sperate, si rilevava infatti che nella chiesa parrocchiale esisteva un simulacro denominato San Giovanni di Seruis che veniva trasportato ogni anno in solenne processione fino a Seruis per festeggiare in quella campagna la sua festa. La chiesetta, riportata dal Fara nel 1580 (Flumen Sigerris ..ad Siliquae oppidum curatoriae Decimi pervenit et per eam incedit iuxta castrum Ioiosae Guardae et Sancti Ioannis templum…, era ancora in piedi e in buono stato nel 1850.. Ma, quasi a contraddire Vittorio Angius, oggi sappiamo che già agli inizi dell’800 la chiesa era in cattive condizioni, come riportato nella visita pastorale dell’Arcivescovo di Cagliari, Cadello il giorno 20 aprile 1805 (“…esposta al ricovero di pastori e anche di facinorosi”…). Oggi la chiesa è praticamente distrutta. Ma non più di quaranta anni fa era ancora possibile osservare la zona absidale e le mura portanti.

L

24

L’antico territorio di Villanova di Seruis

La chiesa, a pianta rettangolare, aveva l’asse principale disposto da ovest a est dove terminava con un abside semicircolare. Secondo l’architetto Freddi aveva somiglianza, anche se in misura ridotta, con le chiese di Santa Maria del porto (oggi distrutta) e San Pietro dei Pescatori a Cagliari, nonché con la parte primitiva della chiesa di San Michele di Plaiano vicino Sassari. Il salto di san Giovanni di Seruis è stato causa di una dura controversia che ha visto per oltre due secoli e mezzo fronteggiarsi per il possesso del territorio i paesi di Decimomannu, Siliqua e Villaspeciosa. Il contenzioso riguardò anche i canonici prebendati di san Sperate e Siliqua Tutto ebbe inizio il 16 gennaio 1692, quando Siliqua ebbe il libero ed esclusivo dominio sul salto di san Giovanni in virtù di una carta di concessione feudale. Questo fatto creò profondo risentimento nelle altre due comunità che da oltre duecento anni utilizzavano promiscuamente il salto. La lite si trascinò nel XVIII secolo, giacchè Villa Speciosa e Decimomannu lamentavano che il salto doveva essere di proprietà comune, o comunque, anche se fosse stato considerato di proprietà di Siliqua, dovevano essere riconosciuti alle due comunità gli usi civici (soprattutto legnatico e pascolo) in virtù di quanto riportato negli atti d’investitura del feudatario Cristobal Brondo y Crespi del 1752. Nel 1797 la controversia era più che mai viva, alimentata anche dai canonici prebendati che in quei limitrofi salti avevano diritto. Ancora nel 1806 e, successivamente, nel 1828 andarono a vuoto le ipotesi di com-

N° 54 / 2007

promesso. La lite che oltre ad essere lunga, fu aspra e dispendiosissima, fece intervenire in un primo tempo l’autorità giudiziaria e ultima ratio perfino lo stesso re Carlo Alberto che emanava con Regie Patenti dell’11 ottobre 1842 speciali provvedimenti per far cessare la controversia, lasciando alla reale Delegazione Feudale l’incarico di dirimere il contenzioso. Su convocazione del giudice della Reale Udienza cav. Don Stanislao Caboni, presenti il notaio Luigi Serra procuratore della Comunità di Siliqua, il notaio Giovanni Schirru, procuratore della Comunità di Decimomannu, e Antioco Trudu, contadino, procuratore della Comunità di Villa Speciosa, si arrivò ad una transazione proposta dal Comune di Siliqua: Il salto di Poadas (prima facente parte del vasto salto di san Giovanni) diventava di esclusiva proprietà del Comune di Siliqua; il salto di san Giovanni di Saruis veniva diviso in cinque parti uguali, di cui due parti andavano alla comunità di Siliqua ed una parte e mezza ciascuna alle Comunità di Decimo e Villa Speciosa. Veniva eliminato ogni diritto promiscuo, per cui ciascuna Comunità acquisiva il diritto esclusivo su quanto assegnatole. Il comune di Siliqua garantiva agli altri due comuni “ il diritto di legnatico”. All’atto della firma il Comune di Villa Speciosa accettava la transazione a patto che il Comune di Siliqua gli concedesse una parte del salto di Poadas necessario al pascolo del bestiame e per poter accedere più liberamente al rio Cixerri. In cambio concedeva a Siliqua la stessa estensione di terre al di là del fiume. Accettata la proposta di Villa Speciosa, così era delimitata la porzione spettante: Da Sa guardia de Funtana Juncu a Su Pitzargiu de sa bia a s’arriu. A Decimomannu andava invece la porzione di territorio al di là del rio verso i limiti di Uta. La transazione veniva approvata da Re Carlo Alberto con Regie Patenti date a Torino il 17 febbraio 1844. Purtroppo la controversia era stata sanata solo apparentemente. Già nel 1850 era scomparso un cippo di confine, il cosiddetto pilastro di Rio Bau Suergiu, trafugato dai Siliquesi. In sede di rilevazione del Nuovo Catasto, Villa Speciosa si appropriava in modo arbitrario della frazione cosiddetta di san Giovanni, grazie ai ragguagli forniti da indicatori incapaci ed interessati tanto da far dire al rilevatore catastale che “ ciò potrà essere causa in avvenire di liti fra i proprietari dei due


CULTURA comuni di Siliqua e di Villaspeciosaò nel 1876 si rinnovò la lite fra i comuni di Siliqua e Villaspeciosa perché le proprietà di quest’ultima nei pressi di Riu Bau Suergiu e Truxionis erano state usurpate dai Siliquesi . Purtroppo l’Amministrazione comunale di Villa Speciosa non fu solerte nel reclamare i terreni che furono inseriti nel Nuovo Catasto appartenenti al Comune di Siliqua. La controversia sembrava essersi conclusa quando Villaspeciosa concesse il possesso del territorio previo congruo compenso. Ma nel 1881 e sino al 1910 le usurpazioni erano continuate tanto che Villaspeciosa fu costretta a richiedere un nuovo accertamento catastale, però, ancora nella metà del secolo scorso i confini non erano ancora stabili. Che il confine del

paese fosse sconosciuto agli stessi abitanti di Villaspeciosa è dimostrato dalle contravvenzioni applicate nel territorio speciosese dalle guardie comunali di Siliqua e Decimomannu per la non esatta conoscenza dei limiti di quei comuni. Ma ancora l’anno successivo Villa Speciosa teneva in piedi il contenzioso a causa dei terreni usurpati, a suo dire, dai Siliquesi (delib.Com.. 16 aprile 1950). Conosciamo anche i confini del villaggio di Villanova. Nel processo verbale di delimitazione del territorio di Villaspeciosa (1842) “si trova un termine di pietra viva in poca distanza dalla pietra detta de sa corte Marroccu il quale termine è limite di Uta, San Giovanni di Sarruis e di Villaspeciosa. Sempre secondo lo stesso verbale il salto di

San Giovanni terminava alla punta di Su Silixianu e da lì iniziava il territorio di Decimoputzu. Sulla base della cartografia dei Comuni, effettuata dal De Candia fra il 1842 ed 1847, praticamente il territorio di Villanova partiva da Monte Silixianu, si inoltrava attraverso la regione di Poadas verso Siliqua, piegava a SW verso il riu Su Casteddu adiacente il castello di Acquafredda per finire a sud alla punta di Arcosu. Da qui risaliva a nord est, costeggiando l’attuale limite amministrativo di Uta per terminare in località Corte Marroccu, che costituisce l’attuale confine fra i Comuni di Villaspeciosa, Uta e Decimomannu.

ELEONORA DE BAS-SERRA GIUDICESSA D’ARBOREA di Giuliana Mallei

INIZIAMO CON QUESTO NUMERO UNA RUBRICA DEDICATA AI PERSONAGGI STORICI CHE HANNO DATO LUSTRO ALLA SARDEGNA. PRESENTARE LA STORIA DI ELEONORA D’ARBOREA, CURATA DALLA NOSTRA COLLABORATRICE GIULIANA MALLEI, NON POTEVA ESSERE MIGLIORE INIZIO (N.D.R.) iglia secondogenita del giudice d’Arborea Mariano IV e di Timbora de Rocabertì, Eleonora salì al trono d’Arborea in qualità di regina reggente nel 1383, in seguito all’efferato omicidio di suo fratello – il giudice Ugone III – e della figlia di quest’ultimo. Acclamata dalla Corona de Logu – il Parlamento del Giudicato - rientrò da Genova, dove risiedeva con il marito, Brancaleone Doria, e i due figli bambini, Federico e Mariano. La posizione politica della sovrana si rivelò da subito molto delicata. In quanto figlia di Mariano IV e sorella di Ugone III, non poteva sottomettersi al re Catalano – Aragonese Pietro IV il Cerimonioso, che reclamava la sovranità sulla Sardegna tutta –, in quanto moglie di Brancaleone Doria, vassallo fedelissimo del suddetto monarca, doveva obbedienza assoluta al sovrano iberico. La Ragion di Stato ebbe la meglio, Eleonora obbedì al suo popolo e non si sottomise al re. Purtroppo in quegli stessi giorni, suo marito si trovava a Monzòn per partecipare alla riunione delle Corti Reali. Fu catturato e tradotto in Sardegna per convincere la consorte a piegarsi alla superiorità del re Pietro IV e condurre il giovane giudice Federico come ostaggio a Barcellona. Naturalmente Eleonora rifiutò sdegnosamente. La conseguenza fu la cattura e la

F

reclusione di Brancaleone Doria nella Torre di S. Pancrazio di Castel di Castro di Cagliari. Lo scaltro Brancaleone – nonostante gli fosse stata concessa libertà di movimento in città – tentò di organizzare la fuga per far rientro ad Oristano. Il suo piano fu scoperto e sventato e la sua prigionia divenne più dura in quanto fu rinchiuso nella Torre dell’Elefante. Intanto la diplomazia Catalano–Aragonese e quella Arborense proseguivano le trattative al fine di trovare un accordo politico che placasse gli animi di tutti. Finalmente, negli ultimi mesi del 1386, Eleonora d’Arborea e Pietro IV d’Aragona trovarono un punto d’incontro. Purtroppo la notte di Natale il sovrano Aragonese si ammalò gravemente e morì nei primi giorni di gennaio del 1387. Di lì a pochi giorni morì anche il giudice bambino Federico Doria – Bas. Al trono Aragonese salì Giovanni I e al trono Arborense salì il piccolo Mariano V. Ancora una volta Eleonora fu chiamata alla reggenza del trono. Nel 1388 i due sovrani sottoscrissero la pace che stabiliva il ripristino dello status giuridico antecedente al 1353, quindi la restituzione di tutti i territori conquistati da Mariano IV e da Ugone III. All’Arborea rimaneva il territorio storico e tutte le terre oltregiudicali del Logudoro; a Brancaleone Doria venivano riconosciuti tutti i suoi possedimenti privati. Brancaleone fu liberato solo il 1 gennaio 1390. Dopo sette anni di durissima prigionia, si trasformò in uno dei più accaniti nemici della Corona d’Aragona e, a partire dai primi mesi del 1391, guidò la riscossa dei sardi contro gli odiati calatano – aragonesi. Richiamò alle armi tutti i sardi dai 14 ai 60 anni (risposero in 10.000) e in soli sei mesi riconquistò tutti i territori estorti con la pace del 1388.

La storia ricorda Eleonora come una donna di grande coraggio, intelligenza, audacia e grande bellezza. Questo è vero solo in parte. Infatti la sovrana si trovò, per una serie di contingenze, a barattare parte del suo regno pur di avere in dietro il suo amato consorte e a barcamenarsi alla meno peggio in una situazione politicamente difficile per chiunque. Sicuramente emerge una donna dal carattere equilibrato, al servizio del suo popolo ma allo stesso tempo determinata a rivolere al suo fianco il suo sposo. In quanto alla sua bellezza, è ormai stato dimostrato che non era affatto bella, anzi il suo viso era deturpato da un’orribile cicatrice che le rendeva i tratti asimmetrici e affatto gradevoli. (Chiesa di S. Gavino Martire a S. Gavino) Sicuramente il suo atto più importante fu l’emanazione della Carta de Logu, di gran lunga il più autorevole documento che la storia sarda abbia mai prodotto. Essa si compone di 132 capitoli in aggiunta ai 66 già esistenti nel Codice Rurale di Mariano IV, per un totale di 198 capitoli. Il Codice Rurale intendeva salvaguardare i vigneti, gli orti, i campi cerealicoli spesso devastati dal bestiame brado e manso lasciato sovente incustodito. La Carta de Logu contiene una normativa articolata che precorre i tempi istituzionalizzando principi progressisti che nel resto d’Europa non erano lontanamente immaginati. La donna, nella società Arborense, è tutelata in modo a dir poco contemporaneo, vedi cap. XXI – XXII – XXIII. La storia del Regno d’Arborea si concluse tragicamente nel 1420 ma la Carta de Logu rimase in vigore in tutta l’isola fino al 1827, quando venne soppiantata dal Codice Feliciano (sottoscritto da Carlo Felice di Savoia), alle soglie del Risorgimento italiano.

N° 54 / 2007

25


A CURA DI MATTEO PORTOGHESE

foto di Tomaso Fenu

DECIMO NEWS

MOSTRA DEL FUNGO E DELL’AMBIENTE AL CENTRO SOCIALE ’Associazione Turistica Pro Loco di Decimo, in collaborazione con l’UBI Micologica di Quartu Sant’Elena, l’Ente Foreste della Sardegna e l’Enaip di Decimomannu, ha organizzato l’ottava edizione della “Mostra del Fungo e dell’Ambiente”, svoltasi l’ultimo week-end di novembre al Centro Sociale. Durante la manifestazione, che ha previsto anche la degustazione di piatti sardi a base di funghi, c’è stata la proiezione di fotografie e immagini sul “Meraviglioso mondo dei funghi”, mentre sono stati premiati i vincitori del concorso, per le scuole, “Io nel bosco”. Il tutto insieme a “il Fungo più..”, un concorso a premi aperto a tutti, per i funghi più speciali e particolari. Nei locali del Centro di aggregazione sociale, inoltre, ha avuto luogo l’esposizione dei prodotti e delle atti-

L

vità artigianali che, nel territorio, fanno ricerca, raccolta e conservazione dei funghi. Alla due giorni hanno partecipato diverse autorità istituzionali, fra cui l’Assessore all’Agricultura e al Verde pubblico Luigi Murtas. La festa, che ha avuto una buona affluenza di pubblico, ha dimostrato che insistere su argomenti e occasioni di ritrovo per i cittadini è la via giusta, e inoltre è stata l’occasione per sensilizzare la cittadinanza ad amare e valorizzare il mondo della natura. La collaborazione fra Pro Loco, Ente Forestale e Enaip e UBI ha consegnato ai decimesi una due giorni positiva che, ci auguriamo, avrà seguito nelle prossime edizioni della mostra. E poi, ammettiamolo, i funghi non sono solo un piatto prelibato, ma un’occasione per vivere e respirare il mondo dei boschi e della natura.

VISITE UFFICIALI PER AERONAUTICA E CARABINIERI DI DECIMO ell’ambito degli incontri “Airman to Airman Talks”, delegazioni aeronautiche italiane e tedesche hanno visitato, il 13 novembre, la base di Decimomannu. L’incontro ha toccato in particolare la sala radar (dove ha luogo il controllo del traffico aereo degli scali di Decimo e Elmas), il sistema di addestramento simulato, la torre di controllo e la sede locale del distaccamento dell’Alenia. Sempre nel mese di novembre, inoltre, il generale di Brigata Carmine Adinolfi ha visitato la stazione dei Carabinieri di Decimomannu. Dopo gli incontri con le autorità militari locali (fra cui il comandante maresciallo Capo Tolomeo Tosini), il generale Adinolfi ha incontrato i sindaci locali, Leopoldo Trudu (Decimomannu), Gianfranco Sabiucciu (Decimoputzu) e Elio Mameli (Villaspeciosa).

N

26

N° 54 / 2007


LE RUBRICHE DI VULCANO

“IL MEDICO AMICO” a cura del dott. Bruno Carcangiu

LA CELIACHIA Ho 27 anni e fino a 4 anni fa sono stata abbastanza bene. Da qualche anno soffro di disturbi intestinali vari. Addome gonfio, dolente con saltuaria diarrea o stitichezza ostinata. Parlando con delle amiche mi è stato detto che potrei essere affetta da celiachia. Mi potrebbe dare qualche spiegazione più precisa, anche perché ho sempre pensato che questa malattia dovesse colpire sempre fin dall’età infantile e non alla mia età. (Anna F.)

INGREDIENTI

La malattia celiaca (MC) è dovuta all’interazione di diversi fattori di natura immunologica, genetica e ambientale. La sostanza ambientale scatenante è costituita da sostanze (peptidi) contenute nelle proteine del glutine del grano, dell’orzo e della segale. Questi peptidi sono scarsamente digeriti dagli enzimi intestinali (proteasi), attraversano gran parte della parete intestinale (fino alla così detta lamina propria) e in questa sede innescano una serie di reazioni infiammatorie con secondario danno intestinale. Tuttavia la malattia si manifesta solo in individui geneticamente predisposti e per tale motivo è importante ricercare la MC anche nei familiari asintomatici dei pazienti celiaci. Per gli stessi motivi le persone affette da altre malattie autoimmuni (Diabete tipo 1, tiroidite autoimmune, psoriasi, artrite reumatoide epatite autoimmune etc.) devono essere indagate per la celiachia. La malattia si presenta prevalentemen-

te nelle popolazioni europee o d’origine europea (Nord America, Australia), è meno frequente nella razza araba e piuttosto rara nelle popolazioni afroasiatiche e afroamericane. L’insorgenza della malattia, inizialmente appannaggio dell’età infantile, avviene in età sempre maggiori. La classica forma di celiachia ad esordio nei primi anni di vita si sta osservando sempre meno, preferendo l’esordio adolescenziale o addirittura nell’età adulta. Ciò probabilmente per la recente buona abitudine di allattare più a lungo i neonati ritardando così l’introduzione del glutine tra gli alimenti della prima infanzia. La malattia misconosciuta si presenta con numerosi sintomi tipici e atipici. Tra i primi, il meteorismo intestinale, la mancanza d’appetito, la diarrea frequente, il dimagramento o lo scarso incremento di peso. Tra i secondi, dolori addominali, dolori articolari, vomito frequente, stipsi, stomatite, alterazioni nella dentizione, ritardo dell’esordio della pubertà, carenza di ferro. Come già detto, si può associare ad altre malattie autoimmuni o genetiche associate (Sindrome di Down, Sindrome di Turner). I celiaci che continuano ad assumere glutine possono andare incontro ad un danno grave della mucosa intestinale che può portare ad una sindrome da malassorbimento importante o a gravi disregolazioni del sistema immunitario della parete intestinale. Comunque, di fronte ad un sospetto

clinico compatibile con una diagnosi di malattia celiaca, bisogna eseguire alcuni esami di laboratorio. Il dosaggio degli anticorpi antigliadina (AGA IgA e IgG), antitransglutaminasi di classe A o di classe G se i primi sono ridotti e la ricerca degli anticorpi anti endomisio sia di classe A che G dovrebbe essere dirimente. La diagnosi definitiva è data dall’esame istologico della mucosa della seconda porzione duodenale, prelevata con gastroscopia, che ci permette di vedere le alterazioni della mucosa intestinale tipiche della celiachia (semplice infiltrazione infiammatoria nelle forme iniziali e lievi, atrofia parziale o totale dei villi nelle forme gravi o inveterate). Fatta la diagnosi di celiachia è intuitivo che la terapia consiste nell’eliminare dalla dieta la presenza del glutine. Si è visto che dopo una dieta congrua il paziente comincia a migliorare e in un periodo variabile dai 6 ai 12 mesi anche gli anticorpi che ci avevano fatto porre la diagnosi di celiachia, tendono a ridursi fino a sparire. La malattia continua però a covare sotto la cenere e il malato dovrà per tutta la vita evitare il contatto continuativo con il glutine. Talora i danni provocati dalla malattia diventano permanenti e in tal caso bisognerà correggere volta per volta la patologia secondaria che dovesse manifestarsi. Il SSN fornisce a tutti gli ammalati di celiachia alimenti totalmente privi di glutine.

“LA CUCINA DI GRECA” FRITTATA COTTA AL FORNO - Grammi 150 di lardo affumicato - tre uova - un cucchiaio d’olio - mezzo litro di latte - Grammi 100 di farina - Grammi 100 di gruviera grattugiata

PREPARAZIONE Far rosolare in un tegame il lardo affumicato; successivamente spostate dal fornello il tegame e versate all’interno tutti gli ingredienti. Mescolate bene il lardo con gli ingredienti. Subito dopo imburrate una teglia e mettete all’interno il contenuto del tegame appena amalgamato. Disponete la teglia all’interno del forno. Buon appetito.

N° 54 / 2007

27


DAI COMUNI

VILLASPECIOSA

VENTI ANNI IN ATTESA DI GIUSTIZIA di Matteo Portoghese Lo scrittore Luigino Scricciolo, il sindaco di Villaspeciosa Elio Mameli e il moderatore Enrico Pili – foto di Roberto Concas

enerdì 30 novembre Villaspeciosa ha ospitato la presentazione del libro “Venti anni in attesa di giustizia”, scritto da Luigino Scricciolo ed edito da Memori. La serata, organizzata al Centro culturale nel parco di San Platano, ha visto intervenire nel dibattito lo stesso autore del libro, con il sindaco speciosese Elio Mameli, il segretario comunale di Villasor Enrico Pili e diverse persone che hanno preso parola dal pubblico. Venti anni in attesa di giustizia è il diario di un’esperienza che, da italiani, vorremmo non fosse mai successa. Luigino Scricciolo, di origini umbre, era un autorevole sindacalista quando, su segnalazione di un pentito, fu accusato di terrorismo, accusa che per due decenni gli ha pesato addosso come un macigno. Il libro (“che oltre a raccontare una storia drammatica, è scritto veramente bene”, ha detto Enrico Pili) racconta le emozioni, i drammi, le esperienze che per tutti quegli anni hanno tormentato l’autore. Prendendo parola, Elio Mameli s’è detto colpito “dal dramma della persona: carcere, arresto, arresti domiciliari, solitudine”, che segnano l’esistenza dell’individuo. “Posso solo immaginare, e mi vengono i brividi - ha proseguito il primo cittadino - cosa significhi stare per vent’anni sotto la gogna giudiziaria pur sapendo di essere completamente innocenti”. Il problema, come i relatori hanno tutti espresso, è proprio l’incapacità, da parte del sistema, di condannare o assolvere, o per lo meno processare, un cittadino. Dopo vent’an-

V

28

ni, infatti, Scricciolo è stato prosciolto in istruttoria. “E chi gli restituisce questi vent’anni? A nome mio e della nostra piccola cittadina, non posso che esprimergli solidarietà”. Ha preso poi parola Enrico Pili, autore anche lui d’un libro (“Adesso, a poche ore da qui”, vedi Vulcano n° 50), che oltre ad elogiare la qualità della scrittura del volume, ha ricordato quanto tre cardini del nostro sistema liberale abbiano tradito, durante questi vent’anni, un cittadino innocente: “Per la magistratura, il sindacato e la stampa Luigino era colpevole già senza processo! E’ incredibile, sebbene esistano comunque tanti sindacalisti e magistrati seri e scrupolosi, che solo dopo tanto tempo si sia arrivati alla giustizia, al proscioglimento”. Ma come fare in modo che di casi del genere non ce ne siano più? “Bisogna riformare la magistratura - ha poi rilanciato - sicché non basti il dito puntato di un pentito per rovinare la vita di una persona”. Il problema, tuttavia, tocca anche il Quarto potere, quello dei mezzi di comunicazione di massa. Tutti i giornali avevano espresso il loro verdetto, e purtroppo questo è un problema che tocca anche casi di fresca attualità. “Esistono delle isole felici, spesso piccole riviste fatte con passione e senza altri interessi, però nei grandi giornali la verità mediatica giudica più pesantemente che un giudice”. Scricciolo ha esordito ringraziando l’amministrazione comunale per l’ospitalità: “Io sono di sinistra, non mi vergogno a dirlo,

N° 54 / 2007

però sono contento che esistano persone come il sindaco di Villaspeciosa che, pur con opinioni politiche antitetiche alle mie, s’interessano e capiscono queste problematiche. Siamo tutti cittadini, di fronte alle ingiustizie, a prescindere dalle bandiere ideologiche”. L’ex sindacalista ha poi ricordato i momenti più duri, quelli in cui la madre ogni sera vedeva la mia faccia nei notiziari. “Sentire che per l’Italia tuo figlio è una spia, un assassino non è il massimo”. Ma non ha rancore, sebbene “un po’ mi girino, perchè mi hanno rubato vent’anni di vita”, e anzi ha perdonato, stringendo un sincero rapporto d’amicizia con uno dei giudici che aveva portato avanti l’accusa. Ciò che lo amareggia, invece, è che “vengano fatte concessioni ai brigatisti, che in realtà non erano altro che assassini, che alimentavano l’instabilità del sistema”. Oltre al danno, la beffa: Scricciolo s’era sempre impegnato a portare avanti la non-violenza (altro che brigatista), fino a conoscere Nelson Mandela, Lech Walesa (leader del movimento sindacale polacco Solidarnosc) e tanti altri che hanno subito il dramma della prigione, della gogna mediatica e politica. “Spero che nessuno più abbia esperienze come la mia. Ma ho deciso di ripartire, recuperare il tempo, conoscere sempre più gente, raccontare la mia storia, cercare sempre le cause delle cose. Ho perdonato, ho ingoiato tanti rospi, perchè il perdono serve per vivere, per guardarsi in faccia”.


ASSEMINI NEWS

A CURA DI CRISTINA ONNIS ’ piacevole sorseggiare un tè tra amici uniti attorno ad un libro. E’ un’occasione, rara e da non perdere, offerta dalle biblioteche dei comuni di: Assemini, Decimo, Elmas. In venti giorni quattro appuntamenti con degli autori sardi, per conoscere meglio e ricordare la nostra terra: la Sardegna. La rassegna viene aperta ad Assemini da Antonello Pellegrino con il romanzo “Bronzo”, che riporta in vita una civiltà millenaria; segue Decimomannu con Rossana Copez e il suo “Si chiama Violante”, che racconta le vicende della prima donna feudataria nel XIV secolo; ad Elmas, invece, si ha l’occasione di conoscere Francesco Abate con “I ragazzi di città (Mister Dabolina Remix)”, avvincente storia di un uomo dalla doppia vita con un’evoluzione noir; il ciclo si chiude ad Assemini attraverso i saggi di Luigi Giuseppe Nonnis “Cagliari passeggiate semiserie. Marina”, dove si narrano storie e leggende del caratteristico quartiere della Marina, e “Cagliari passeggiate semiserie Castello” sulla stessa linea della precedente opera: una passeggiata fatta girovagando per le vie di Castello a guardare monumenti e chiese, ad ammirare panorami improvvisi ed immensi. L’iniziativa è nata dal desiderio di alimentare l’interesse e la curiosità degli utenti della biblioteca in continua crescita. Pertanto, in un ambiente confortevole ha preso vita il desiderio di molti lettori: poter avere un rapporto diretto con un grande alimentatore dei sogni: lo scrittore, figura romantica spesso circondata da un alone misterioso e poter avere un confronto e una risposta a tutte le curiosità che stanno dietro al lavoro della scrittura. Questo progetto è uno dei frutti avuti da Bibliomedia: un innovativo sistema bibliotecario nato dalla collaborazione tra Assemini, capofila, Elmas, Decimomannu, Siliqua, Vallermosa e l’istituto tecnico agrario Duca degli Abruzzi, allo scopo di accrescere le risorse informative condividendole, aumentare i servizi in funzione dei bisogni, costruire un sistema di qualità per standardizzare le procedure e per una comunicazione più efficace tra operatori e cittadini. La conversazione con gli autori è stata ripetuta ora, dopo le risposte positive avute nel gennaio scorso sempre con autori sardi, per la semplicità nei contatti nonché l’economicità, ma soprattutto per animare e rinvigorire il nostro vali-

E

INCONTRI INTELLETTUALI do panorama sardo, di cui spesso dimentichiamo le radici, e di conseguenza le fonti d’ispirazione. Accanto ai libri, in questi giorni, la biblioteca di Assemini ha attirato una volta in più l’attenzione su di sé, mettendo a disposizione i suoi spazi per gli utenti artisti, dietro loro gentile richiesta, mettendo in mostra dipinti, lavori in découpage, fiori in pasta di pane, opere di ricamo e all’uncinetto. Efficace idea, allo scopo di avvicinare nuovi e vecchi fruitori della biblioteca ai libri, amici validi anche per imparare alcune arti manuali. Tutte le informazioni e le iniziative che ruotano intorno al sistema bibliotecario adesso si possono avere anche comodamente a casa cliccando sul sito: bibliomedia.ca.it.

CONCERTI IMPERDIBILI pesso nel Comune di Assemini vengono organizzati eventi interessanti, ma con scarsa partecipazione in seguito a insufficienza d’informazione, come il concerto tenutosi lo scorso novembre nella chiesa di san Pietro. Pertanto, informiamo i lettori di Vulcano che, sotto le feste natalizie, la cittadina verrà allietata da concerti: il 22 dicembre, ore 19 presso la chie-

S

sa parrocchiale di San Pietro, con il coro Campidano, la vocale Nocte Urgentes, il Cuntrattu Seneghesu e l’associazione musicale Arcadia. A seguire, il 5 gennaio 2008, stesso posto stessa ora, con la Polifonica Asseminese, il coro polifonico Santa Barbara di Furtei e il coro polifonico Claudio Monteverdi di San Nicolò d’Arcidano. Vi aspettano, non mancate.

N° 54 / 2007

29


DAI COMUNI

VILLASPECIOSA

PER NON DIMENTICARE di Antonello Secci

INAUGURATI A VILLASPECIOSA UNA PIAZZA ED UN MONUMENTO DEDICATI AI CADUTI DI

NASSIRIYA

rano le 10,40 in Iraq, 8,40 ora italiana, del 12 novembre 2003 quando un camion bomba riempito di esplosivo si schiantava contro la sede della missione italiana dei Carabinieri a Nassiriya. Morivano a seguito della devastante esplosione19 italiani: 12 carabinieri, 5 militari dell’esercito e due civili, oltre ad altri civili iracheni. L’evento tragico fu vissuto con grande emozione in Italia, si pianse per quei soldati in missione di pace, sacrificati sull’altare del terrorismo di AL QUEDA e delle lotte tribali fra sciiti e sunniti. In questa fase di vero e proprio scontro fra due civiltà, quella occidentale e quella islamica, è estremamente difficile esprimere un giudizio positivo o negativo sulla presenza dei nostri soldati nelle cosiddette missioni di pace nel mondo. Resta comunque la sensazione che, a differenza di altri governi occidentali, i nostri contingenti militari nel mondo svolgano effettivamente una missione di pace e di collaborazione con le popolazioni locali. Questo atteggiamento, o se vogliamo, questa strategia, ha attirato la stima delle nazioni nelle quali i nostri militari operano e indotto ad una riflessione seria nazioni come gli USA o la Gran Bretagna che in genere perseguono strategie dure, muro contro muro, che portano spesso in un vicolo cieco. Per ricordare quel tragico avvenimento, il Comune di Villaspeciosa ha

E

30

Monumento ai caduti di Nassiriya foto Antonello Secci

indetto una manifestazione nel corso della quale è stata inaugurata una piazza ai Caduti di Nassiriya e, soprattutto, un monumento simbolico dedicato ai caduti. Il giorno 12 novembre 2007, a quattro anni esatti dall’eccidio, è stata infatti sistemata nella piazza una pregevole opera in trachite opera del caporalmaggiore capo Picci Raimondo, militare in servizio a Nassiriya. A Nassiriya era presente anche il nostro concittadino Sanna Andrea che ha collaborato alla realizzazione dell’avvenimento. La manifestazione ha avuto una degna cornice di autorità civili, militari e religiose ed è stata preceduta da una

N° 54 / 2007

messa officiata dal parroco don Carlo Rotondo e dai cappellani militari. La popolazione ha risposto con la consueta generosità ed ha partecipato in massa all’avvenimento. Commovente è stato il ricordo del maresciallo Silvio Olla di Sant’Antioco, morto a Nassyriya, L’abbraccio del Sindaco Elio Mameli al padre del nostro soldato, presente alla cerimonia, ha significato un abbraccio ideale a tutti i soldati caduti nelle missioni di pace e alle loro famiglie. Per non dimenticare. La manifestazione ha avuto un degno epilogo con i canti della gloriosa Brigata Sassari.


DAI COMUNI

VILLASOR ’era una volta ..., nel paese di Villasor, un uomo di nome Domenico, nato nell’anno 1902, che faceva il mestiere di maniscalco, fabbro ferraio, il meccanico, il carpentiere e tante altre cose. Lui era tutto questo, ma era soprattutto un artista del ferro battuto. Si sposò nell’anno 1925; appena sposato partì a Torino per lavorare alla famosa Fiat, ma questa è un’altra storia. Amato dalla sua famiglia, ben voluto da tutto il paese, e non poteva che essere così, per la sua incommensurabile bontà e onestà. Ma non è di lui come padre o come uomo che voglio parlare, è troppo personale, ma di lui come artista. Era un grande manipolatore del ferro, fosse ferro piatto o tondo, era una materia che per lui non aveva segreti. Dopo averlo scaldato alla forgia, lo dice la parola stessa, lo forgiava a suo piacimento estraendo dalla materia grezza delle straordinarie forme di volute da sembrare dei pizzi, delle trine del Settecento. Riusciva a fare delle volute

C

ARTE E MESTIERI DI UN TEMPO di Bruna Caboni piccolissime, per ornare dei portagioielli, con la stessa maestria e professionalità di quando riparava un trattore, un aratro e tutti gli altri attrezzi agricoli, o di quando ferrava cavalli, buoi, asini. Se non vado errato, fu un pioniere in tante cose nel suo mestiere, fu il primo a meccanizzare la sua officina. Avendo la fortuna di avere un fratello più grande, che era rimasto a Torino, Zio Mino, mentre lui era rientrato dopo circa cinque anni più o meno, fu il primo ha dotare la bottega di un trapano a colonna, saldatrici elettriche, gasometri, fu senz’altro uno dei primi a portare in Sardegna gli spandiconcime, le mietitrebbia. Di ogni attrezzatura innovativa di cui era dotata la Fiat di quei

tempi, che poteva essere utile in una piccola officina della Sardegna, mio padre veniva subito informato dal fratello; se le finanze glielo permettevano, si faceva spedire il tutto, ci pensavano le rate a dilazionare i pagamenti. Ma lui diceva sempre che avere qualcosa da pagare lo stimolava a lavorare sempre di più. Ricordo ancora oggi, pur essendo trascorsi ben cinquantacinque anni, nella vecchia casa di Via Arborea, c’era in forno “de ladri”, cioè i classici mattoni crudi, fatti di fango e paglia come si usava allora, con delle misure approssimative, era un forno alto circa due metri, profondità due metri, largo un metro, si accendeva il fuoco lì dentro per terra, ci s’infilavano i cerchi di ferro che sostenevano le grandi ruote dei carri trainati dai cavalli o dai buoi, affinché non si consumasse il legno della ruota stessa. Una volta finito tutto il lavoro, dentro il forno restava tanta di quella brace, bella rossa, viva, sfavillante; ricordo che chiamava mia madre e le diceva: “Anna, compra due chili di cipolle che le mettiamo ad arrostire nella brace, è un vero peccato lasciare che questo fuoco si spenga così”. A questo punto però non ricordo se quelle cipolle fossero la merenda per tutta la famiglia formata da circa dodici persone, o addirittura fosse un pranzo da signori. E sì, proprio così, pane e cipolla, altro che brioche, pizzette e merendine varie! Poi correva l’anno 1964, non si sa né come né perché, si ammalò di ulcera e tra un’emorragia e l’altra, in ospedale ci dissero che sarebbe vissuto al massimo da sette a dieci mesi, ma grazie a Dio si sbagliarono di brutto, rimase con noi altri dieci anni, pur essendo l’ulcera ormai diventata cancro. Essendo rimasta solo io con la mamma, l’abbiamo coccolato, accudito, con tutto l’amore di cui eravamo capaci, credo siano stati gli anni più belli della

nostra esistenza, in quanto ormai si dedicava solo ai piccoli lavori in ferro battuto. Ed è allora che è continuata la favola: nell’arco di questi dieci anni, dopo aver lavorato tutta la vita a ferrare cavalli, asini, buoi, aggiustato aratri, trattori ecc. ecc., faceva l’artista in tutte le sue sfaccettature, il ferro per lui non aveva segreti, la prova più evidente sono i suoi lavori che ancora oggi abbelliscono la mia casa.

N° 54 / 2007

31

La forgia Mio padre s’alza presto che ancora non è l’alba, si reca in officina per accendere il fuoco, tira e ritira il mantice, il carbone si accende a poco a poco. Il cortile si riempie di scintille, metà si spegne, diventando scoria, l’altra continua a fare le faville, infila in mezzo fuoco, di ferro piatto un metro, che a poco a poco si fa incandescente, deve fare uno spiedo per la festa, due colpi di martello per appiattirlo, un altro colpo per la punta arrotondare, lui gli dà forma par quasi giocando, a poco a poco batte e continua cantando. Sull’incudine pesta col martello, che sembra quasi un accompagnamento, per dare ritmo ad ogni sua canzone. Lo spiedo è fatto, il fuoco si è gia spento, ma lui col suo martello, continua a pestare, finché non ha finito,la canzone di cantare.


ASTRONOMIA

50 ANNI FA: LO SPUTNIK di Marco Massa, presidente dell’Associazione Astrofili Sardi inquant’anni fa, il 4 ottobre 1957, il futuro ci piombò addosso di colpo e colse di sorpresa il mondo. Il lancio del primo satellite artificiale Sputnik diede inizio a un’epoca irripetibile in cui la realtà ha superato l’immaginazione. Fu il detonatore di una straordinaria sfida tecnologica e di esplorazione fra USA e URSS che permise all’umanità di lasciare il proprio pianeta per avventurarsi in un ambiente misterioso, ostile e senza limiti: lo spazio. Lo Sputnik fu lanciato dallo storico cosmodromo di Baikonur, in Kazakhistan, con un razzo R-7 chiamato Semyorka, primo missile intercontinentale sovietico. Era un razzo gigantesco alto quasi trenta metri e aveva un diametro alla base di 8 metri. Lo Sputnik era una sfera di alluminio di 83,3 kg, con un diametro di 58 cm e quattro antenne a baffo, lunghe 2 metri e mezzo. In 96 minuti percorreva un’orbita con apogeo a 947 km di altezza e perigeo a 228 km. Aveva a bordo un misuratore di pressione e temperatura interna che, grazie al fatto che il satellite era pressurizzato con azoto, permise di stabilire che non fu mai colpito da un meteorite. Le informazioni erano codificate nell’onda radio portante; questa, poi, era modulata, e ciò permetteva, sfruttando l’effetto Doppler, di misurare la densità della ionosfera. I trasmettitori radio operavano alle frequenze di 20 e 40 MHz ed i segnali erano ritmati ad intervalli di 0,2 e 0,6 s, producendo quello che sarebbe divenuto il celebre “bip-bip”. Lo Sputnik continuò a trasmettere dati per 3 settimane ed il 3 Gennaio 1958 rientrò negli strati più densi dell’atmosfera, disintegrandosi. Oggi, a distanza di cinquant’anni, durante i quali le esplorazioni spaziali sono divenute comune routine, è difficile per i giovani immaginare le reazioni scatenate nel mondo da quell’evento. Il lancio di quella piccola luna artificiale accese l’immaginazione di milioni di persone, inorgoglì un intero popolo abituato a sacrifici e sofferenze, mise in discussione gli equilibri militari successivi alla seconda guerra mondiale e innescò quella gara spaziale che in meno di 12 anni avrebbe portato l’uomo sulla Luna con l’avventura delle missioni Apollo. Negli Stati Uniti lo scacco subito fu cocente e l’amministrazione di Eisenhower si trovò a dover fronteg-

C

32

Foto dello Sputnik

giare dure critiche. Era ormai evidente che l’Unione Sovietica disponeva di missili intercontinentali in grado di trasportare armi nucleari, in poco meno di mezz’ora, sui cieli americani. Per recuperare il prestigio ed il tempo perduto gli Stati Uniti furono costretti a modificare pesantemente la loro struttura economica per reperire e gestire le enormi risorse necessarie a finanziare la corsa agli armamenti e la conquista dello spazio. Le industrie impegnate nei settori militare e spaziale, alimentate da ingenti finanziamenti pubblici, ebbero uno sviluppo di crescita esponenziale ed i risultati non tardarono a venire. E’ triste pensare che una delle maggiori conquiste della scienza e della tecnica, come il volo spaziale, sia maturata nel sinistro clima della guerra fredda. E’ destino fatale che gli uomini debbano raccogliere le loro forze e concentrarle in sforzi enormi solamente quando cercano di distruggersi fra loro? Sicuramente, senza l’evento Sputnik, l’uomo avrebbe ritardato di molto lo sbarco sulla Luna, visto i costi enormi di tale impresa, e i progressi in campo tecnologico, scientifico e spaziale oggi sarebbero notevolmente più modesti. Ma torniamo a quei giorni di ottobre del 1957 per raccontare ai giovani di oggi, quali furono le reazioni nella nostra piccola comunità di ragazzi. L’ambiente dei paesi della Sardegna

N° 54 / 2007

era quello di una regione povera di mezzi e di cultura, con gli elettrodomestici che erano ancora di là da venire, e la televisione si andava a vederla nei pochi bar attrezzati. Nelle piccole botteghe del paese si comprava la misera spesa quotidiana a credito, annotando il conto su un quaderno che veniva saldato il 27 del mese, all’arrivo del salario. Noi ragazzetti facevamo a gara per andare a comprare la conserva di pomodoro che veniva contenuta in carta oleata, piegata a forma di cono, per cui era semplice infilarci l’indice e mangiare, durante il viaggio di ritorno a casa, una buona parte di tale condimento. In un mondo così ancora arretrato, che stentava ad uscire dalle condizioni miserevoli lasciate in eredità dalla guerra, il magico suono del “bip-bip” dello Sputnik fu come un segnale di risveglio che influenzò positivamente la nostra generazione. Ricordo che, messe da parte le trottole, le biglie, le figurine ed i fucili ad elastico, che erano gli strumenti dei nostri giochi preferiti, passammo alla costruzione di un missile fatto di legno, con alla base un barattolo metallico che faceva da contenitore del propellente, costituito da carburo di calcio. Al contatto con l’acqua contenuta nella “rampa di lancio” il carburo di calcio generò il gas di acetilene la cui pressione esplosiva lanciò in alto il missile con un boato che spaventò tutto il vicinato. L’esperimento era riuscito perfettamente! Questo mio ricordo personale vuole essere una piccola testimonianza per i giovani lettori di questo periodico di ciò che furono le emozioni, i sentimenti e gli entusiasmi suscitati da quell’impresa storica che ha condizionato buona parte di una generazione di ragazzi e tutta la mia vita con la nascita della passione per le esplorazioni spaziali e poi l’astronomia. Ora, a distanza di cinquant’anni, possiamo affermare che quello fu l’evento che aprì le porte dello spazio, le cui applicazioni tecnologiche ci accompagnano nella vita quotidiana. Nel 1969 Neil Armstrong pose per primo il piede sulla Luna ed oggi ci allacciamo le scarpe con il velcro, materiale ideato per evitare che gli strumenti degli astronauti delle missioni Apollo fluttuassero in assenza di gravità. Un nipote dello Sputnik, in orbita geostazionaria, ci accompagna


PERSONAGGI

SEBASTIANO SATTA di Carlo Manca a Barbagia (in sardo Barbàgia o Barbaza) è un territorio storico della Sardegna comprendente essenzialmente paesini montuosi della provincia di Nuoro. Terra aspra, abitata da gente radicata alle proprie tradizioni e molto amata per questo dagli artisti sardi. Uno di questi fu l’aulico poeta nuorese Sebastiano Satta, il quale, con il suo lirismo, cantò l’anima della Barbagia. Satta nacque a Nuoro nel 1867 e fu, oltre che poeta, avvocato penalista e giornalista. Le sue poesie scaturirono da una profonda umanità e da una forte coscienza sociale. Egli amò intensamente la Barbagia, terra natale, rude

L

e bellissima al tempo stesso. Esordì con la raccolta Versi ribelli (1893), per poi proseguire con una corposa serie di raccolte, tra le quali Canti barbaricini (1910) e Canti del Salto e della Tanca (1924). Dai più viene ancora ricordato come “barbaricino di razza e poeta dei sardi”. Tra le sue numerose attività sono da citare le collaborazioni con La Nuova Sardegna e la fondazione del periodico L’isola. Il suo carattere sensibile influenzò anche la carriera di avvocato, ricordata per il grande senso di umanità con cui la svolse. Morì a Nuoro nel 1914. La città di Nuoro gli ha dedicato alcuni monumenti, tra cui alcune importanti opere di artisti isolani come il monumento sul

nelle nostre serate con la sua moltitudine di canali televisivi. Una costellazione di satelliti artificiali guida con sicurezza gli aerei e le navi da una parte all’altra del globo, oppure ci indica la strada più libera in una città trafficata. Una moltitudine di piccoli satelliti assicurano le telecomunicazioni mondiali. I satelliti meteorologici, ormai, sono diventati indispensabili per una

colle di S. Onofrio fatto da Francesco Ciusa o la piazza Satta nel centro storico, progettata dallo scultore Costantino Nivola. Le poesie di Satta nacquero da una sentita coscienza sociale e da una profonda speranza nel progresso e nel riscatto sociale. Fu personaggio molto particolare, una delle sue peculiarità ad esempio fu la simpatia per i banditi che si davano alla macchia per sfuggire alla cattura. Il loro stile di vita misterioso lo suggestionava e affascinava. La Sardegna che ritrasse non fu solo quella bella ed incontaminata ma anche quella dei brutti retroscena e delle sfortune che l’hanno sempre accompagnata, riuscendo quasi a dar voce alle sofferenze di un popolo intero. Egli intuì l’avvento della modernizzazione in atto nell’isola e colse, forse con un pizzico di nostalgia, i caratteri più tipici e autentici della sardità. Leggendo i titoli delle sue poesie è facile inquadrare il fulcro della sua poetica: protagonisti sono i luoghi della Barbagia e del Gennargentu, le suggestive leggende pastorali, i macabri colloqui coi morti, i personaggi umili come le madri, i pastori, i banditi, i nomadi nonché personaggi illustri come lo scultore Francesco Ciusa. Di sotto sono riportati alcuni versi dedicati proprio a Ciusa, versi la cui lettura riesce a trasfigurare le parole in immagine, l’immagine de La madre dell’ucciso dello scultore, vincitrice nel 1907 del primo premio alla Biennale di Venezia.

più affidabile previsione del tempo. I satelliti scientifici scrutano la Terra e lo spazio, prevedendo maremoti, controllando l’andamento delle risorse del globo, monitorando la situazione degli incendi ed alcuni, dotati di telescopi, osservando altri pianeti e remote galassie ai confini dell’universo. Uomini e donne abitano in permanenza la stazione spaziale internazionale dove si stu-

CANTI BARBARICINI; IN LODE DI FRANCESCO CIUSA; MERIGGIO; La madre dell’ucciso, versi 132: 1 Madre, nel grido della turba, il carro Trainò l’ucciso figlio tuo dal monte; E troppo lenti erano i gravi bovi A portartelo al tuo solo dolore. Or te lo senti ripassar sul core Il sanguinoso carro. E ti stai sulla pietra Del focolare, ove spartivi il farro Con la sua gioia; e inconsolata e tetra 10 Ti affliggi, o madre, nell’immota pena Della tua vita; e ti discarna e adunca Il dolore col suo ferreo ronciglio Più d’allor che con lui, col dolce figlio, Falciavi l’orzo per le chiuse valli. Altra messe ora mieti: La falce del pensiero Taglia spighe di pianto; Leghi i mannelli del gran sogno infranto Nel tuo silenzio, sotto il cielo nero. 20 E non sola una madre con un solo Dolor tu sei, ma sei Ahi! tutta la Barbagia di Sardigna, Sola sui tristi monti Tra il singulto del mare Tra il singulto dei venti, In vista agli orizzonti Seminati di pene, Tacite e vive come fiamme ardenti Di bivacchi notturni. 30

O Francesco, o fratello! Da quali nostri cieli taciturni, Errando per pianure d’ oleastri (...)

Fonti: http://www.sitos.regione.sardegna.it/ nur_on_line/personaggi/biografie/seb astiano_satta.htm http://www.mediaporcusatta.it/Sebast iano%20Satta%20bio.asp

diano e si fabbricano nuovi materiali, in collaborazione tra USA, Europa, Russia, Canada e Giappone. Nei primi 50 anni di vita dell’Era Spaziale la Scienza ha davvero compiuto passi da gigante ed ora si guarda alla Luna come sede di una installazione umana permanente che possa portare gli uomini un passo più in là, e lasciare le orme sulle sabbie rosse di Marte ...

N° 54 / 2007

33


ATTUALITÀ

A ROMA IL 20 OTTOBRE LA SINISTRA SI È RIPRESA LA PIAZZA di Moreno Pilloni

hi ha detto che non si può essere allo stesso tempo partito di piazza e di governo? Il venti ottobre scorso a Roma la politica, in un periodo in cui per via dei “vaffa” e di un populismo a basso prezzo, è diventata fuori moda, si è ripresa il suo spazio. Un milione di persone hanno risposto all’appello lanciato dai direttori di Liberazione e Manifesto in modo tanto forte da lasciare di stucco gli stessi organizzatori, ed ora non si può far

C

34

finta di nulla, non si può non tenerne conto. Colonne di pullman, aerei e treni a pieno carico provenienti da tutto il paese hanno affollato la Città Eterna fin dalle prime ore del mattino. Poi quella nave proveniente dalla Sardegna, tappezzata di rosso e piena come un uovo, che al suo arrivo a Civitavecchia non ha lasciato indifferente Franco Giordano, visibilmente commosso da tanta adesione. Un popolo festoso ma allo N° 54 / 2007

stesso tempo preoccupato per l’incerto futuro, sempre più “precario”, una folla che non una volta ha gridato “via Prodi”, non uno slogan contro il governo in carica, ma tanti “andiamo avanti però riprendiamo la giusta via”, quella delle riforme, della lotta al precariato,dell’ambientalismo, dei diritti dei deboli e degli emarginati, degli omosessuali, delle donne, degli emigrati. Un corteo variopinto, ma soprattutto tinto di rosso, che il percorso previsto non è riuscito a contenere, tanto

che si è arrivati alla tappa finale, piazza Giovanni, da numerose direzioni diverse da quella tracciata. La giornata, a detta di chi l’ha voluta, dei partecipanti e dei rappresentanti dei due partiti comunisti presenti, non aveva lo scopo di colpire né tanto meno far cadere il governo, piuttosto lo si è voluto rafforzare, riportandolo verso i cittadini e ricordandogli che esiste un programma. Chiederne il rispetto sembra essere diventato qualcosa di rivoluzionario.


LA POLITICA NAZIONALE

PERCHÈ ADERIRE AL PROGETTO DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI a cura del Partito Comunista dei Lavoratori Dini, che massacrò le pensioni. E’ così oggi: dove i grandi movimenti di lotta per cacciare Berlusconi sono stati piegati ad un governo Prodi che ripropone, in forme diverse, le stesse politiche di Berlusconi... con il voto di tutta la sinistra governativa (Bertinotti in testa). E ieri come oggi, il tradimento dei lavoratori produce frustrazione, passività, abbandono e spiana la strada alla rimonta delle destre. Poi, ogni volta, si ricomincia da capo. Ecco, noi vogliamo rompere con questa spirale infernale.

PER

UNA SINISTRA

CHE NON

TRADISCA,

ALTERNATIVA A

PRODI

E A

BERLUSCONI

ome Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori, veniamo dalla rottura con Fausto Bertinotti e con Rifondazione Comunista nel momento stesso del loro ingresso nel governo Prodi. Assieme al nostro compagno Marco Ferrando non abbiamo accettato il baratto delle ragioni dei lavoratori con qualche ministero, sottosegretariato, Presidenza della Camera. In questa scelta sta la sostanza nel nuovo partito che vogliamo costruire, in totale rottura con decenni di trasformismo della sinistra italiana. Ogni volta i gruppi dirigenti della sinistra hanno finito con l’usare le lotte dei lavoratori e dei movimenti per stringere compromessi con i loro avversari, sulla loro pelle. Fu così con il compromesso storico tra P.C.I. e D.C. negli anni 70, che iniziò la svendita delle conquiste del ‘68. Fu così negli anni 90 quando i grandi scioperi a difesa delle pensioni contro Berlusconi furono svenduti dal PDS al governo

C

capitalismo. In caso contrario il futuro delle giovani generazioni sarà molto peggiore del loro presente. L’alternativa socialista e’ un’utopia? Niente affatto. L’idea che l’umanità possa decidere del proprio destino - e non i banchieri, le multinazionali, e i loro stati contro l’umanità stessa - è in fondo l’idea più ragionevole che esista. Folle semmai è la società capitalista . Ma i lavoratori e la maggioranza della società hanno la forza per costruire un mondo finalmente ragionevole e libero da ogni oppressione (sociale, sessuale,nazionale)? Sì, i lavoratori e la maggioranza dell’umanità possiedono una forza immensa: devono solo prenderne coscienza contro l’abitudine alla rassegnazione e il peso di tante delusioni. Ecco, vogliamo una sinistra che in Italia e nel mondo sappia costruire controcorrente tra le classi subalterne la coscienza della necessità e della possibilità di una rivoluzione liberatrice. Collegando le lotte quotidiane alla prospettiva di una vera alternativa di società. Il progetto del Partito Comunista dei Lavoratori, che terrà il proprio congresso fondativo il 34-5-6 Gennaio 2008, vuole dare vita a questa sinistra nuova. Se vuoi sostenere questo progetto, aderisci al nostro movimento per costruire insieme il nuovo partito.

Vogliamo costruire, semplicemente, una sinistra che non tradisca. Una sinistra che abbia come proprio obbiettivo non quello di raccattare qualche poltrona di governo o sottogoverno a braccetto con gli avversari dei lavoratori e in subordine ai loro programmi. Ma che voglia davvero costruire un’altra società libera dal dominio del capitalismo e del profitto: e che per questo stia sempre, sino in fondo e senza riserve, dalla parte dei lavoratori e di tutti gli oppressi. PER UN ALTRO ORDINE DEL MONDO. LIBERATO DAL CAPITALISMO. Era questo il programma originario del comunismo prima che venisse stravolto dallo stalinismo. Noi crediamo che quel programma sia oggi più attuale di ieri non solo in Italia, ma nel mondo. Di più: crediamo sia l’unica alternativa globale al dilagare della miseria, al disastro ecologico annunciato, al saccheggio di interi continenti, al ritorno delle guerre coloniali, alle grandi migrazioni dalla fame e dalla morte, tutti effetti della logica perversa del profitto e della barbarie del

N° 54 / 2007

Nella foto Marco Ferrando

35


Via Sardegna, 83

TEL./FAX 070.944046 ELMAS “RESIDENZA KILTON” consegna maggio 2008, rifiniti trivani, soggiorno, cucina abitabile, due camere, due bagni, termocondizionati, possibilità cantina, posto auto, a partire da Euro 136.000,00

ASSEMINI “RESIDENZA LARNACA” zona residenziale, minicondominio, attico tipologia trivano, soggiorno zona cottura e predisposizione camino, due camere, bagno, veranda mq 50, rifiniture superiori, Euro 170.000,00

Assemini

ASSEMINI - VIA SARDEGNA trivano mq 60 utili, terzo e ultimo piano con ascensore, soggiorno angolo cottura, due camere, bagno, ripostiglio, veranda mq 17, termocondizionato, posto auto coperto, euro 115.000,00 trattabili. ASSEMINI - VIA TEVERE Quadravano di mq 90 utili, terzo e ultimo piano con ascensore, soggiorno, cucina abitabile, tre camere, due bagni, due verande, riscaldamento autonomo, posto auto, euro 170.000,00 DECIMOMANNU - VIA GIOVANNI XXIII, recente e rifinito trivano di mq 75 utili, ultimo piano con ascensore, soggiorno, cucina abitabile, due camere, bagno, tre verande, terrazza sovrastante, riscaldamento autonomo, garage, euro 145.000,00 VILLASPECIOSA COMPLESSO RESIDENZIALE “I PLATANI” Villette bilivelli tipologia quadravano, soggiorno, cucina abitabile, tre camere, due bagni, giardino su due lati, caposchiera con giardino su tre lati, a partire da euro 150.000,00 ASSEMINI CAGLIARI, VIA CARMINE, VIA PIAVE, VIA SASSARI affittasi locali commerciali varie metrature, a partire da euro 350,00

VIA

ASSEMINI - VIA TAGLIAMENTO pronta consegna, bivano mq 51 utili, primo e ultimo piano, soggiorno angolo cottura, camera, bagno, termocondizionato, posto auto, cantina, no condominio, Euro 110.000,00

www.immobiliareassemini.com

36

N° 54 / 2007

ASSEMINI - VIA SICILIA Recente ufficio mq 280, terzo e ultimo piano con ascensore, 13 vani, 2 bagni, termocondizionato, 4 posti auto, euro 2.000,00 trattabili

azimmobiliare@tin.it


DAI COMUNI

VILLASOR

Il coro polifonico Nocte Surgentes - Foto di Luigi Palmas

IL 2° SEMINARIO INTERNAZIONALE DI STUDI A VILLASOR di Simona Serra

i è svolto tra il 1 e il 2 dicembre, nel Castello Siviller di Villasor, il II Seminario Internazionale di Studi. Autorevoli studiosi dell’Università di Cagliari, del CNR e dell’Università di Valencia sono intervenuti su “ Imprese e fortune dei Carròs nel Valenzano e in Sardegna tra il secolo XIV e il secolo XVIII”. Il seminario, secondo gli intenti dell’Amministrazione Comunale, ha dato luogo ad una manifestazione di carattere culturale di ampio respiro. Durante le giornate di sabato e domenica, infatti, è stato anche possibile visitare i monumenti di Villasor, prendere parte a suggestive dimostrazioni dell’arte della falconeria e assistere all’esibizione dell’insieme vocale e strumentale Nocte Surgentes di Villasor, diretto da Giuseppe Tassara. L’insieme vocale, il cui intervento ha aperto e chiuso la conferenza di sabato sera, ha eseguito alcuni dei brani-testimonianza della devozione mariana nel Medioevo iberico, in perfetta aderenza tematica col seminario. I pezzi cantati nella prima parte del concerto sono stati tratti infatti dalle Cantigas de Santa Maria e dal Libre Vermell De

S

L’INTERVENTO DELL’INSIEME VOCALE

NOCTE SURGENTES: CANTI DI DEVOZIONE PER LA

VERGINE MARIA.

Montserrat Le Cantigas de Santa Maria, databili al XIII secolo, sono poemi musicali di argomento sacro scritte in lingua gaelicoportoghese. Tali componimenti, per la loro coerenza interna, sia tematica che formale, per l’omogeneità stilistica, per il numero e la bellezza dei manoscritti, costituiscono il canzoniere di argomento mariano più ricco d’Europa. Il Libre Vermell del Montserrat invece deve il suo nome alla custodia di colore vermiglio in cui, nel XIV secolo, venne rilegato. In esso i monaci di Montserrat raccolsero i canti di devozione, le danze processionali e le preghiere che i pellegrini intonavano davanti alla statua della Madonna Nera, ancora oggi presente nel monastero. Canti di lode per la Vergine, dunque, la figura forse più venerata dalla cristianità di allora e di oggi, che Nocte Surgentes ha eseguito in un’atmosfera suggestiva e gioiosa. La particolare attenzione per i valori espressivi del canto e l’accompagnamento di strumenti originali ha concesso al pubblico di cogliere lo spirito religioso di un’epoca lontana e subire il fascino della musicalità del Medioevo iberico.

N° 54 / 2007

37


PERSONAGGI ’arte del modellismo, da tanto tempo, ha raggiunto una grande diffusione, per diversi motivi. Innanzi tutto è un “hobby”, o meglio un passatempo intelligente, che impegna con ragionevoli difficoltà e, soprattutto, sfrutta il fascino che l’aeroplano, il trenino, la nave, l’automobile esercitano su molte persone, giovani e meno giovani. Il modellismo mette un po’ alla portata di tutti la possibilità di realizzare un modello perfettamente uguale alla realtà. Questo hobby, per qualcuno, può diventare qualcosa di più economico, silenzioso, pulito e poco ingombrante: il materiale costa poco, comunque mai cifre proibitive, non occorre un apposito ambiente, si lavora senza sporcare la casa e senza disturbare nessuno. Impegna ed esercita l’abilità manuale (verniciare, incollare, saldare, assemblare); abitua a seguire una linea logica nell’assemblaggio e, quindi, a compiere un ragionamento creativo; insegna la storia di quanto si sta realizzando attraverso la costruzione, la raccolta dei dati e la documentazione dei pezzi delle varie epoche, permette di realizzare e collezionare oggetti piacevoli e, in qualche caso, di discreto valore. Questo è in linea di massima, il discorso che mi ha accennato il signor Antonio Mattana, un arzillo anzianotto di 82 anni che ha la passione per l’aeromodellismo e che costruisce lui stesso con le sue mani numerosi modelli. Mentre mi racconta alcuni aneddoti del passato, mi invita ad osservare gli aerei sistemati con cura sopra i tavoli, il suo minuscolo magazzino di lavoro, ordinato e ben fornito dei “pezzi di ricambio”, conservati ordinatamente in varie cassettine, in vani e recipienti adatti. - Il magazzino è particolarmente importante per quei modellisti che decidono di costruire aerei quasi sempre della stessa “scala”- dice il signor Antonio. Signor Mattana, come le è venuta la passione del modellismo aereonavale? - Ho iniziato ad averla sin da

ASSEMINI

L

38

Il signor Antonio Mattana, posa con alcune sue creazioni (foto Luca Pes)

UN HOBBISTA, TRA LE NUVOLE di Fabrizio Racis bambino. Avrò avuto 7-8 anni, quando facevo il pastore e osservavo gli aerei che volavano bassi in campagna e sfioravano i campi di grano. Io, vedendoli, mi facevo già un’idea su come costruirli a modo mio, per giocarci -. Quando realizzò il suo primo modellino? - Il mio primo aereo l’ho costruito intorno al 1936, durante la guerra, nonostante mio padre non fosse molto d’accordo: gli sembrava una cosa inutile che rubava del tempo prezioso al lavoro giornaliero per portare aiuto alla famiglia. Avrei voluto fare il mestiere del falegname, dato che ero un po’ portato. Mio zio voleva che andassi a scuola a studiare, per potermi assumere, ma non c’era la possibilità e quindi svolsi altri lavori, come l’ortolano e l’operaio in un’acciaieria -. Come inizia a costruire un aereo? Lo disegna su carta o segue dei manuali? - Quando iniziai a farli, non avevo altra possibilità che riprodurli a memoria, ricreando quell’immagine che rimaneva impressa nella mia mente, mentre li vedevo volare. Non avevo modo di vederli da vicino e non c’erano ancora riviste in quel periodo. Mi confrontavo con N° 54 / 2007

un amico ufficiale dell’aeronautica militare, che mi incoraggiava e mi suggeriva anche dei particolari di questi aerei. Per iniziare a crearli, uso semplicemente il coltello (preparato dallo stesso autore), la raspa e cartavetrata. I miei modelli sono costruiti in legno di pioppo e incollati con la colla “Vinavil”-. Quanto tempo ci vuole per realizzarne uno? - Diciamo che, lavorando tre ore al giorno, in cinque giorni si finisce il lavoro -. I suoi modelli sono assolutamente del periodo della seconda guerra mondiale? - Sì, principalmente conosco quelli, perché fanno parte dei miei ricordi del passato, come gli Spitfire e gli Hurricane della fortissima aviazione inglese, gli Avenger americani, che furono usati contro la flotta giapponese nel Pacifico, alcuni aerei russi, tedeschi, francesi, italiani e tanti altri, ma sempre di quel periodo. Diciamo che conosco benissimo tutte le macchine belliche della seconda guerra mondiale, mentre quelli moderni mi fanno un po’ più di paura, perché hanno una forza distruttrice maggiore, rispetto a quelli che sono esposti qui sul tavolo. Ho conosciuto la guerra e

vorrei non accadesse mai più una cosa del genere: le armi odierne distruggerebbero il mondo intero e cambierebbe la vita di tutti, ormai abituati ad avere tutte le comodità -. Ha portato i suoi lavori in mostre ed ha avuto alcuni riconoscimenti? - Sì, ho partecipato ad alcune mostre e convegni organizzati dall’aeroporto militare di Decimomannu, di quello di Elmas e dalla caserma di Siliqua. Ho presentato i miei modellini e mi hanno concesso la possibilità di osservare gli aerei da vicino, conoscere ufficiali piloti e tanti amici appassionati come me. Custodisco gelosamente tutti gli attestati di riconoscimento e i premi che ho ricevuto, con tanta soddisfazione -. Oltre agli aerei, ho visto che riproduce anche navi! Devo dire che sono veramente belle… - Costruire le navi non è facile come gli aerei, ma me la cavo benissimo! Da poco ho terminato la “Garibaldi” e sto ultimando il “Titanic ”, ma quello che mi piace di più è un veliero spagnolo di fine ‘700, inizi ‘800: la “Santissima Trinidad”, che era uno dei più grandi mercantili di quell’epoca -. Prima mi accennava che non ha mai volato con l’aereo. Se è proprio vero, è il colmo per un aeromodellista! - Ebbene, sì. Non sono mai salito su un aereo perché ho paura! Ho avuto molte proposte, ma ho sempre rifiutato. Per esempio, poco tempo fa mi hanno invitato a Pisa a volare con un C130, quel grosso aereo da trasporto. Il comandante mi ha rincuorato dicendomi che un paio d’ore passano velocemente in viaggio, ma per me sarebbero lentissime e preferisco stare a terra a costruire i miei modellini, volando con la fantasia! -. Si chiude qui la bella chiacchierata con il signor Antonio. Per i curiosi, gli appassionati e non, vi consiglio di andare a vedere i suoi aerei artigianali fabbricati in legno e realizzati a mano.


CURSUM RERUM

TI RACCONTO IL CARBONE VIAGGIO NEL TEMPO NELLA MINIERA DI SERBARIU di Matteo Portoghese ardegna di mare. Di turismo, di lunghe giornate estive passate sotto gli ombrelloni. Nell’immaginario collettivo, la nostra terra è paradiso di vip, yacht e gossip. O di ferie estive negli hotel delle zone costiere. Nel discutere sulla “questione sarda”, la politica del turismo è una delle priorità: un patrimonio naturale e storico inimitabile deve essere motore trainante di uno sviluppo economico che ci agganci al resto dell’Italia. Dopo la corsa all’edificazione selvaggia e al lusso, i voli low-cost e il turismo di massa rappresentano il nuovo target verso cui lavorare: non solo il calciatore ma anche e soprattutto la famiglia media viene in vacanza dalle nostre parti. Sarebbe riduttivo, per i sardi e per chi a questa terra è affezionato, lavorare solo sul turismo “da spiaggia”. La valorizzazione storica e sociale del popolo sardo passa attraverso la rete museale, da casa Deledda alla residenza di Garibaldi a La Maddalena. Da Sassari a Cagliari, passando per le otto province, la Sardegna è terra di cultura del lavoro, del sacrificio e della ricerca del miglioramento della propria condizione. Per rendere onore a una terra che, per dirla con David Herbert Lawrence, “non assomiglia a nessun altro luogo”, ognuno di noi dovrebbe andare alla ricerca di percorsi culturali importanti, di cui essere orgogliosi. Qualcosa di cui essere fieri è, certamente, il Centro Italiano della Cultura del Carbone, sito a Carbonia presso la Grande Miniera di Serbariu, una delle più importanti miniere di tutto il territorio nazionale. In questo territorio, luogo di lavoro, lotta e sofferenze per milioni di minatori sardi, è stato allestito un museo che valorizzi la miniera come patrimonio storico, in tutte le sue sfaccettature. Per i lettori di Vulcano, abbiamo visitato il museo e la galleria, che certamente consigliamo quale migliore “gita”, anche invernale. La nascita del Centro nel 2006, come associazione tra il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna e il Comune di Carbonia, ha permesso l’allestimento del Museo del Carbone, che offre la visita dei locali della Lampisteria, della sala argani e del primo livello sotterraneo della miniera. Tanti reperti, come libri paga di minatori, lampade ad olio, caschi dell’epoca fascista, trasportano nell’atmosfera della storia sarda, in particolare di Carbonia,

S

fondata dal regime fascista e diventata uno dei poli industriali della regione. Nel grande spazio del museo, numerosi stands trattano del carbone come fonte energetica, dal punto di vista scientifico e socio-economico. Dovendo provvedere a una discreta parte del fabbisogno nazionale, s’utilizzavano materiali e tecniche di “coltivazione” all’avanguardia per l’epoca, fino alla chiusura avvenuta nel 1971. E’ interessante, fra un tema e l’altro, il carattere multimediale della visita: tanti filmati, molti dei quali dell’Istituto Luce, raccontano del periodo fascista e del dopo-guerra, della storia urbanistica e sociale della città. Grazie ad un casco (che dà l’idea di un viaggio nel tempo) e alla ottima preparazione

delle guide del museo, la visita continua nella galleria: i carrelli, quell’atmosfera solforosa che dà i brividi, danno idea di quanto fosse difficile lavorare “sotto terra”. Al termine della visita, l’impressione di un viaggio nel tempo, all’interno di un museo-laboratorio ben allestito che si spera sarà d’ispirazione per tutto il resto della Sardegna. Nel sito internet (museodelcarbone.it) si trovano informazioni su orari di visita e storia della miniera, con una speranza: visto che oltre alle spiagge la Sardegna ha una storia? Invitiamo i nostri lettori a segnalarci visite e siti museali interessanti, o a dare contributi con idee per il dibattito sulla giusta politica turistica e culturale della Sardegna.

Attrezzatura del minatore al Museo del Carbone

N° 54 / 2007

39


LA POLITICA LOCALE

ASSEMINI

VECCHIA POLITICA E MONDO MODERNO: SERVE UNA CURA? di Nicola Medda

Simone Rivano, esponente del Partito Democratico

CON

INCONTRO SIMONE RIVANO UNO DEI GIOVANI

POLITICI ASSEMINESI egli ultimi tempi, la delusione nei confronti della politica si è fatta crescente e, a gran voce, si chiede che la classe dirigente sia composta da volti nuovi e, soprattutto, giovani. Abbiamo incontrato Simone Rivano, consigliere comunale di Assemini e neo eletto tra le file del Partito Democratico, per una conversazione sulle trasformazioni della politica e sulle nuove esigenze della gestione dello Stato. Quali sono state le tappe del suo percorso politico? Ho fatto la prima tessera di partito con il PDS, poi divenuto DS, e sono stato eletto consigliere comunale per la prima volta nella giunta di Salvatore Nioi, durata otto mesi. L’anno successivo mi sono candidato nuovamente, con la giunta di Luciano Casula, risultando il più votato nel territorio asseminese. Per quattro anni sono stato anche vicepresidente della XXIII Comunità Montana, incarico che si è concluso nel febbraio del 2007, mese in cui l’ente è stato commissariato. Infine, nel corso delle recenti primarie, sono stato eletto come capolista della lista “Per Veltroni con Soru”. Considerando la sua esperienza all’interno della Comunità Montana,

N

40

qual è la sua opinione sui provvedimenti della giunta Soru in proposito? È opportuno dire che in Sardegna c’era un numero spropositato di comunità montane, ovvero ventisei enti, il cui personale era sicuramente eccessivo rispetto alla mole di lavoro da affrontare. In sostanza, sono d’accordo con la decisione del presidente Soru. Certo, dispiace, perché nel territorio la comunità montana poteva, negli anni, fare di più. Ma l’interesse generale deve sempre prevalere su quello dei singoli. Inoltre, anche la finanziaria nazionale prevede un ridimensionamento delle comunità montane perché la linea che si sta seguendo è l’accorpamento degli enti per limitare la spesa pubblica. Come valuta il periodo trascorso nella XXIII Comunità Montana? Giudico la mia esperienza in modo assolutamente positivo, in quanto ho avuto la possibilità di farmi conoscere nel territorio e di realizzare alcune cose che ritengo utili per la comunità: la pianificazione della salvaguardia di aree di interesse ambientale, ad esempio, o lo skate-park, struttura che si è rivelata molto gradita e molto vissuta da tanti ragazzi, non solo di Assemini ma anche dei comuni vicini. La società sembra ormai sfiduciata nei confronti della politica e c’è quasi un’ostilità verso la classe dirigente. Cosa porterà di nuovo il Partito Democratico? Il Partito Democratico cercherà di dare risposte alle nuove esigenze che provengono dalla comunità. Sappiamo bene come, negli ultimi anni, ci sia stato un distacco della società rispetto a quelli che erano i tradizionali partiti politici. Il PD deve prima di tutto rispondere a un’esigenza che in Italia è ormai imprescindibile: un partito che sia in grado, attraverso la stabilità e tramite delle scelte fatte prima di entrare nel governo, di assicurare un’amministrazione duratura. Ci sarà sicuramente un anno di difficoltà perché ci stiamo impegnando a ricostruire tutti gli organismi, ma credo che la scelta di costituire un nuovo partito sia vincente e, nel tempo, i fatti ci daranno ragione.

N° 54 / 2007

Per quanto riguarda la politica locale? In campo comunale, bisogna partire da un dato di fatto: le primarie svolte nel mese di ottobre hanno fornito un risultato importante per quanto riguarda Assemini. Le liste che appoggiavano Renato Soru, che erano in buona parte composte da persone di forte rinnovamento, si sono imposte rispetto alle liste che rappresentavano la coalizione di Antonello Cabras e da questo dato politico bisogna partire. Forse anche ad Assemini c’è la necessità di un rinnovamento vero, di un rinnovamento che non può essere fatto solo a parole. Il tutto, per venire incontro alle nuove esigenze che la città ci pone. Lei è una figura molto giovane, decisamente al di sotto della media dei politici italiani, e oggi il mondo sta subendo trasformazioni sempre più rapide, soprattutto grazie alle nuove tecnologie. Anche in politica esiste la necessità di avere persone giovani nelle cariche di rilievo? Innanzitutto ritengo quasi scandaloso che io, a 33 anni, sia ritenuto un giovane della politica, mentre in altri paesi europei alla stessa età qualcuno è diventato addirittura primo ministro. In Italia, purtroppo, se non si ha almeno 50 anni non si viene considerati in grado di occupare una carica importante. Credo che questo sia uno dei motivi che ha creato un allontanamento dalla classe politica e che ogni generazione debba avere la possibilità di trovare risposte attraverso lo strumento politico e quindi istituzionale. Per gestire certe situazioni, è giusto che ci sia una generazione politica in grado di capirle, di recepirle e di dare risposte. Come si può promuovere una classe dirigente più giovane? Ho molta fiducia nel sistema delle primarie, uno dei punti principali del PD, che sta imponendo a tutti i livelli la scelta del personale politico attraverso questo meccanismo. Assemini probabilmente sarà uno dei primi centri della Sardegna ad avere il sindaco eletto tramite le primarie. I giovani saranno agevolati da questo sistema; credo


DAI COMUNI

VILLASOR

STORICA GIORNATA CULTURALE A VILLASOR di Antonino Soddu omenica 28 Ottobre 2007, in occasione della manifestazione tenutasi al Castello Siviller per la presentazione del libro: “Bidd’e Sorris Bidda mia” di Mons. Antonio Desogus (autentico ed eclettico artista, pittore, scultore e musicista Sorrese), si è svolta la giornata celebrativa del nostro illustre compaesano con un raffinato concerto da camera presso la Parrocchia di San Biagio, patrono di Villasor, in collaborazione con l’Associazione culturale Idea Musica. Dopo la celebrazione della Santa Messa, presieduta dallo stesso Mons. Desogus, infatti, si è dato vita all’atteso concerto vocale – strumentale, con una selezione di brani musicali, composta da autori che hanno marcatamente segnato la storia della musica classica, sinfonica–cameristica e lirica. Quali, Mozart, Gounod, Chopin, Rossini, Schubert, Puccini con i quali ha trovato degna collocazione il nostro illustre compaesano con il brano: “Ave Verum”, composta proprio da Mons. Desogus. Apre il concerto il “Notturno op. Postum n.20” di F. Chopin, eseguito con mirabile espressività dalla bravissima pianista Rosalba Piscedda, appena rientrata dalla Germania dove risiede e dove insegna, e dopo aver partecipato ad alcuni concorsi vinti in diversi Paesi europei. Seguono altri brani di grande livello musicale come la “Petit Messa; Domine Deus” di Rossini, cantata dal bravo ed esperto tenore Salvatore Cacciuto, accompagnato dal classico e soave pianista Valerio Carta. La serata, entrando nel vivo del programma, è continuata con un affiatato quintetto da camera composto dal professore di clarinetto Augusto Piscedda, già primo clarinetto dell’Orchestra dell’Istituzione dei Concerti di Cagliari, dai professori docenti

del Conservatorio musicale di Cagliari Paolo Cossu (viola) ed Ennio Murtas (violoncello) e dai due violinisti, bravissimi seppur giovanissimi, Sandro Medda e Sandro Piscedda (figlio del clarinettista Augusto e fratello della pianista Rosalba,) che hanno eseguito il “Quintetto in La maggiore per clarinetto ed archi” di W. A. Mozart. Hanno fatto seguito altri brani di alto livello e pregio musicale ai quali il pubblico presente non ha fatto mancare frequenti e lunghi applausi di apprezzamento rivolti agli artisti che li hanno eseguiti. Durante il concerto, la musica ha concesso un breve ma significativo spazio alla calda e armonica voce recitante di Greca Secci, interprete di una bellissima poesia di Mons. Desogus in lingua sarda. La serata chiude in bellezza con altri due brani: il duetto tratto dalla Boheme di Puccini: “O soave fanciulla”, interpretato dalla straordinaria voce del soprano spa-

che ad Assemini ci siano diverse figure nuove che possono ben governare questo paese. Il sistema delle primarie può essere anche una risposta al temuto ritorno dell’antipolitica? Sicuramente sì. “Ogni testa un voto”, questo è lo slogan che si sente dire sulle primarie. Non saranno più le tessere di partito o i dirigenti di partito, che ormai sono diventati autoreferenti, delle vere e proprie oligarchie, a decidere chi dovrà rappresentare i cittadini nelle massime istituzioni. Grazie alle primarie ogni cittadino può, in base alla propria sensibilità politica, scegliere le persone che meglio lo rap-

presentano. Quali sono i suoi obiettivi futuri? Spero di affermarmi in campo lavorativo e di crearmi una famiglia. Credo che questa sia la speranza di tutti i giovani visto che, al giorno d’oggi, dobbiamo affrontare una serie di difficoltà come il precariato o i problemi per acquistare la prima casa. Per quanto riguarda l’aspetto strettamente politico, spero che il PD dia i segnali di novità e cambiamento a cui aspiriamo, indipendentemente da un mio coinvolgimento diretto. Mi ritengo un uomo di partito e, in quanto tale, lavorerò per la costruzione di un buon soggetto politico.

D

gnolo, naturalizzata in Sardegna, Chara Delgado, che ha riscosso un personale successo per le sue doti artistiche, la grazia di una voce ora soave ed intensa, ora decisa ed appassionata, e dalla grande qualità timbrica del tenore Salvatore Cacciuto, accompagnati al pianoforte da Valerio Carta, e con l’“Ave Verum” di Mon. Desogus, accompagnati, in quest’ultima occasione, dalla pianista Rosalba Piscedda. La serata è risultata di grande gradimento da parte di tutti, grazie anche alla presentazione garbata e discreta, ma sempre precisa, della professoressa Silvana Biancu che ne ha curato anche la direzione artistica e che, per dovere di cronaca, informiamo essere moglie del clarinettista Augusto e madre di Sandro e Rosalba. Con la speranza di riavere al più presto occasione per rincontrare e risentire questi bravissimi artisti, auguriamo a tutti i lettori di “VULCANO” infiniti auguri di Buon Natale e un gioioso anno 2008.

Un momento del concerto – Foto di Luigi Palmas

Quanto è importante che i giovani siano all’interno del mondo politico o comunque competenti nei suoi contenuti e nel suo linguaggio? Ritengo che l’apporto dei giovani sia addirittura vitale per la politica. È sempre stato così, la storia insegna. Oggi, purtroppo, le sezioni dei partiti si sono svuotate, quasi nessuno dei giovani partecipa ai dibattiti, l’età media dei politici, come dicevo prima, è molto alta e tutto questo provoca la mancanza del ricambio generazionale. Il mondo politico e istituzionale, se i giovani non entrano a farne parte, avrà sempre più difficoltà a trovare soluzioni alle necessità del cittadino.

N° 54 / 2007

41


MUSICA

LIGABUE: PRIMO TEMPO di Luciano Locci ecensire una raccolta antologica non è mai un compito facile perché, in molti casi, le raccolte sono poco utili e vengono pubblicate dai discografici solo per fini commerciali. La maggior parte dei musicisti ed artisti devono pubblicarle per vincoli e obblighi contrattuali, in alcuni casi non ne hanno neppure il controllo e non possono bloccare le troppe pubblicazioni speculative di questo tipo. L’unica loro funzione (quando sono ben curate) che ha un senso è quella di offrire all’ascoltatore una fedele panoramica sull’artista. Anche “Primo tempo” di Luciano Ligabue, ovviamente, svolge questa funzione riassuntiva (ma anche commerciale). Detto questo bisogna anche dire che questa sua prima antologia, per fortuna, non ha solo e unicamente questi scopi, nel box in questione ci sono altri validi motivi che danno un senso all’acquisto; il principale è la presenza di due brani di valore inediti. Il merito di questo è senz’altro dell’artista che ha sempre avuto il grande pregio di curare con sincerità ed

R

42

onestà artistica tutti i propri lavori discografici. Il primo brano inedito incluso nella raccolta è intitolato “Niente paura” e il secondo (l’ultimo nel cd) è “Buonanotte all’Italia”, entrambi i pezzi sono stati prodotti con Corrado Rustici . Personalmente posso affermare che sono entrambe due ottime canzoni, con dei testi davvero belli ed ispirati. La prima è musicalmente un po’ più energica, la seconda rimane più arrangiata grazie alla presenza di strumenti musicali come gli archi e i corni francesi che rendono bellissimo tutto il crescendo finale. Il testo di questa canzone, come già riportato nel titolo, parla dell’Italia. Leggendo il testo con attenzione si percepisce quanto il rocker emiliano sia deluso dalla politica nazionale e soprattutto quanto dispiacere provi per la situazione che vive l’amata Italia di questi anni tumultuosi, confusi e politicamente amorali. Il testo è particolarmente riflessivo in questi punti: “...e zanzare e vampiri / che la succhiano lì / se lo pompano in pancia / un bel sangue così…

N° 54 / 2007

…fra un domani che arriva / ma che sembra in apnea / ed i segni di ieri che non vanno più via / di carezza in carezza / di certezza in stupore / tutta questa bellezza / senza navigatore... Buonanotte all’Italia / con gli sfregi nel cuore/ e le flebo attaccate / da chi ha tutto il potere

dvd che contiene tutti i videoclip (per la prima volta in formato digitale) del periodo appena citato. Tutto il percorso antologico di Ligabue, ovviamente, non finisce qui. L’anno prossimo, come annunciato dallo stesso artista (si parla di maggio), verrà completato il lavoro con la pubbli-

…”. Il resto del cd è completato da altre 16 memorabili canzoni, le più note del primo periodo, quello che parte dal primo album “Ligabue” del 1990 e finisce con “Buon compleanno Elvis” del 1995 . Tutti questi pezzi sono stati ripuliti con le più moderne tecnologie per la rimasterizzazione. Oltre al cd, nella raccolta è incluso anche un disco

cazione del secondo volume intitolato “Secondo tempo”, che conterrà i successi dei dischi del periodo 19972005 (da “Su e giù da un palco” a “Nome e cognome”) più i videoclip e qualche nuovo inedito. Per maggiori informazioni consulta la fonte ufficiale di queste notizie: http://www.ligachannel.c om .


ASSEMINI d Assemini i topi vanno a scuola. Il clamoroso caso che sta interessando la comunità scientifica internazionale si è verificato negli ultimi tempi in due istituti. Ovviamente, a livello locale, l’importanza del fenomeno non è stata compresa e le due scuole sono state subito chiuse dalla Asl per dare il via ad interventi di derattizzazione. Ma l’episodio, che presenta ancora aspetti misteriosi, ha comunque varcato i confini nazionali. Quello di Assemini non è il primo caso di ratti che entrano a scuola, anche se sembra che sinora nessun roditore abbia ottenuto la licenza media. La presenza dei topi è stata rilevata sia nelle scuole medie Costantino Nivola di via Cipro che in quelle Giovanni Pascoli di corso America. Entrambi gli istituti sono stati chiusi per diversi giorni nonostante le vivaci proteste degli studenti, preoccupati per i giorni di lezione persi. I topi sono stati convinti a restare all’interno dell’istituto con la scusa di un corso di recupero e poi, prima spaventati con una lezione sulle abitudini alimentari dei felini e quindi soppressi, pare, con quattro ore consecutive di analisi logica. Per festeggiare l’avvenuta disinfestazione i ragazzi anno subito inciso scritte goliardiche sulla fiancata dell’auto dell’insegnante di religione e chiuso il bidello in bagno per due giorni. Ritenendo diseducativo prendere provvedimenti nei confronti degli studenti, il preside ha deciso di non far pagare niente all’insegnante di religione per la decorazione della sua auto e di non punire il bidello per essersi assentato dal lavoro per ben 48 ore. I genitori hanno giudicato esemplare il comportamento del preside e ripreso severamente i ragazzi perché le incisioni sull’auto dell’insegnante non erano visibili come quelle realizzate in altre occasioni. I ragazzi hanno promesso che si impegneranno di più nella prossima occasione. Il bidello si è licenziato e ha chiesto di partire subito come volontario in Afghanistan. Pare che i topi frequentassero gli istituti già da diverso tempo, alcuni, interrogati, conoscevano il programma di storia e dimostravano di aver appreso nozioni di matematica. Come i roditori siano stati scoperti è anco-

A

IN FONDO AL CRATERE

I TOPI VANNO A SCUOLA di Giuseppe Giuliani ra poco chiaro. Qualcuno sostiene di aver visto un video su YOU TUBE dove alcuni studenti sottoponevano un ratto a turpi attenzioni, mentre altri riprendevano tutto con il cellulare. Altri ritengono che una professoressa si sia insospettita

quando si è accorta che mentre spiegava alcuni studenti, “grigi e piuttosto pelosi”, non mandavano sms con i telefonini. Circola anche una voce secondo la quale un topo si sia presentato volontario all’interrogazione e l’insegnante abbia avuto un sussulto alla terza risposta esatta alle sue domande e, sollevando il capo, si sia resa conto di non avere davanti il solito studente. Qualcuno dice, invece, che sono state trovate tracce degli ospiti indesiderati nella palestra ed è allora più credibile l’ipotesi secondo la quale un topo non abbia retto allo sforzo di alcuni esercizi di ginnastica piuttosto intensi e abbia lasciato segno della propria presenza. Il fenomeno, come

detto, non è passato inosservato. C’è chi chiede l’immediata integrazione dei topi ai quali sarebbe giusto fornire un’adeguata istruzione, chi sottolinea che a questo punto sarebbe meglio iscriverli direttamente all’Università per non fargli perdere tempo. Qualcuno, allarmato per il possibile diffondersi di malattie, ha chiesto rassicurazioni sullo stato di salute dei topi, mentre le madri-merdone hanno espresso preoccupazione davanti alla possibilità che i propri piccoli frequentando gli studenti possano prendere le brutte abitudini dei giovani d’oggi. Da questo punto di vista appare significativa l’evidente differenza nell’uso della biblioteca da parte di studenti e topi. I primi sono particolarmente attratti dai libri di Federico Moccia, gli altri da qualsiasi volume che consumano avidamente nel giro di pochi minuti. Quale delle due cose sia più deleteria è al momento oggetto di studio da parte di un’equipe di esperti. Il problema nella sua complessità potrebbe essere affrontato in una prossima seduta del Consiglio comunale di Assemini. Sarebbero già stati ordinati i plastici delle due scuole.

N° 54 / 2007

43


LA VOCE DELLA SCUOLA

DECIMOMANNU

INTERVISTA ALLA PRESIDE DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO “LEONARDO DA VINCI” di Matteo Portoghese o scorso mese Vulcano ha pubblicato, nelle pagine della “voce della scuola”, la lettera di un gruppo di cittadini, i cui figli frequentano l’istituto comprensivo di Decimomannu Il contenuto di quella lettera esprimeva un disagio circa alcuni problemi che starebbero colpendo la scuola negli ultimi tempi. Prima della pubblicazione stessa del nostro giornale, la stampa locale (L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna), aveva raccontato della polemica fra genitori, insegnanti e direttore amministrativo. Il giornale sassarese, in particolare, titolava nelle pagine interne “Un despota chiamato direttore”, in un articolo che raccontava le proteste del personale docente attraverso il suo sindacato e il Collegio dei docenti (“novantotto insegnanti fra maestri e professori”), al centro di una “dura contestazione contro il responsabile amministrativo”. Noi di Vulcano, così come avevamo acconsentito alla pubblicazione della lettera di un gruppo di genitori, abbiamo deciso di incontrare, per un’intervista, la nuova Dirigente scolastica Carmen Campus, per cercare di fare chiarezza circa questa situazione e per analizzare pregi, difetti e progetti dell’istituto comprensivo “Leonardo Da Vinci”. Professoressa Campus, lei è in carica da settembre presso questo istituto. Nella lettera pervenuta alla nostra redazione, i genitori lamentano carenze di organizzazione circa l’utilizzo dei laboratori e dei parcheggi interni della scuola. Come ha interpretato il contenuto della lettera di protesta? Leggendo la lettera, di una cosa sono certa: non esprime il parere della maggior parte dei genitori, ma solo di una piccola minoranza. La lettera ha usato dei pretesti per attaccare il direttore amministrativo. Un chiaro esempio è offerto dalla questione dei parcheggi. C’è chi lamenta, infatti, che non abbiamo dato la possibilità di utilizzo dei parcheggi interni. Se è andata così, è solo per una questione di sicurezza. Le due aree teoricamente destinate al parcheggio, infatti, sono in posizioni poco consone alla sicurezza: una è vicino alla caldaia e l’altra a due passi da alcune classi. Basta quest’esempio per capire che solo una minoranza di genitori ha partecipato a quella lettera: non credo ci sia così tanta gente che non tiene alla sicurezza dei propri figli. Ma la stampa locale ha messo in luce un problema più grande: quello dei modi “dispotici”, per riprendere un’espressione che è stata usata, del direttore amministrativo. Per quanto mi riguarda, posso parlare solamente degli ultimi mesi, e assicurarvi che il Direttore amministrativo svolge solo i suoi normali ruoli burocratici. Non ci vedo nulla di dispotico. Semmai il problema è un altro, cioè che stiamo cercando di far rispettare delle semplici regole. Non regole dispotiche o autoritarie, ma di convivenza civile. Di quali regole parla?

L

44

Mi riferisco, per esempio, al fatto che, durante gli orari di lezione, tante persone passano per i cortili della scuola, per prendere una scorciatoia mentre vanno a fare la spesa (come mi è stato riferito quando ho chiesto perchè degli adulti stessero nei nostri cortili). Sono sicura che la gente è la più buona del mondo, dato che Decimo è un paese tranquillo, ma per legge non possiamo permettere a degli adulti estranei al personale di passare per la scuola. Un’altra regola che cerchiamo di applicare è quella della sicurezza in tutte le sue sfaccettature. Se l’area dei laboratori (che qualcuno ha menzionato come problema urgente) non è stata agibile, per i bambini, fin dal primo giorno, è proprio perchè prima di autorizzarne l’utilizzo io voglio aspettare che sia in completa sicurezza. E poi non credo che i computer (solo per fare un esempio) siano indispensabili all’insegnamento: certo servono, ma i docenti potranno avvalersene quando sarà garantita la sicurezza dei bambini. Forse è un problema generale di allergia alle regole, eppure non credo che la gente non voglia la sicurezza dei propri figli o alunni. Un altro punto di scontro è stato quello del pagamento delle ore di lavoro extracurriculare dei docenti, avvenuto in forte ritardo. Ai tempi in cui ho iniziato ad insegnare, non solo si veniva pagati in ritardo per le proprie normali ore di lavoro, ma addirittura non esistevano retribuzioni per le attività extracurriculari: nessuno se ne lamentava, perchè insegnare dovrebbe essere un piacere. Ora, i tempi sono cambiati, e giustamente agli insegnanti queste ore vengono pagate, ma i ritardi sono un problema classico della scuola, dato che i normali tempi burocratici (specie quando si parla di denaro) tendono spesso ad allungarsi. Questo non certo per colpa del dirigente amministrativo, ma per i normali problemi di ogni burocrazia. Ha trovato forti differenze, rispetto alle altre esperienze della sua carriera di insegnante e dirigente, fra questa e altre scuole? Vengo da esperienze molto positive, per esempio l’ultima a San Sperate, e certo vedere questi screzi nell’istituto di Decimo non mi fa piacere. Tuttavia, nonostante

N° 54 / 2007

questa polemica (che fra l’altro, sulla stampa, ha fatto pubblicità negativa alla comunità), la situazione è buona. Proprio perchè stiamo facendo applicare quelle semplici regole, stiamo ricevendo delle richieste di iscrizione di alunni provenienti da altre scuola. Se ci fosse così tanto “dispotismo” o se il problema dei parcheggi fosse così vitale, nessuno chiederebbe di iscriversi a questa scuola! Penso che quelle della lettera siano lamentele di poche persone, che non hanno voluto prendere visione dei reali problemi della scuola e della comunità: i problemi certo ci sono, ma sono quelli che ogni istituto deve affrontare. Siamo qui per migliorare le cose, senza però dover vedere una situazione disastrosa laddove si affrontano invece i problemi di normale amministrazione. In questi primi mesi di incarico, c’è stata collaborazione e sinergia d’intenti con l’amministrazione comunale di Decimomannu? Le istituzioni, fra cui i diversi assessori, si stanno rivelando sensibili e disponibili alla realizzazione di progetti importanti che coinvolgano i ragazzi. Come ha detto la preside del Mattei nell’intervista sul vostro giornale, i ragazzi vanno ascoltati e invogliati: abbiamo in programma tutta una serie di progetti interdisciplinari per invogliare gli alunni e facilitarne l’apprendimento. In cosa consistono questi progetti? Personalmente, per la formazione che ho avuto, credo molto in tutte le artiterapie: mi piacerebbe che la musica, l’equitazione e altre discipline “diverse” dalle normali materie scolastiche aiutassero i bambini nell’apprendimento. Qual è la sua ricetta, dunque, per riportare la pace in seno all’istituto comprensivo? Non credo ci sia bisogno di una pace, perchè non credo a quel disagio espresso nella lettera, e nelle descrizioni della stampa locale. Bisogna migliorare la scuola, risolverne i problemi, invece che crearli! La mia sola ricetta è quella per il miglioramento della scuola. Da questo punto di vista, credo all’eguaglianza fra alunni. Quando si formano le classi, ad esempio, che un bambino si chiami Tizio e l’altro Sempronio non deve interessarci: dobbiamo semplicemente dare a tutti l’opportunità di imparare, di studiare le stesse lingue e fare le stesse attività. Un’altra cosa su cui punto molto è la valorizzazione dell’identità culturale sarda: sono d’accordo con quanto fatto dalla scuola “Randaccio”, che ha introdotto l’insegnamento del cagliaritano nelle classi, perchè per i ragazzi è fondamentale avere un’idea di tutto quanto la nostra terra ci offre. C’è da conoscere la storia e la natura sarda non per chiudersi, ma per essere ancora più aperti al mondo esterno, a ciò che ci circonda. Tutte queste cose renderanno ancora migliore questa scuola. Non siamo infallibili, ma è nostro dovere provare a cambiarla e in meglio, con la collaborazione di genitori, insegnanti e personale dell’istituto.


ATTUALITÀ FILOSOFICA ean Baudrillard (19292007), con un’analisi dedicata all’attentato dell’11 settembre 2001 al World Trade Center (Lo spirito del terrorismo, Milano, Cortina, 2002), ci consente di riflettere sulle implicazioni etiche dell’esercizio della facoltà immaginativa. Tali implicazioni si riferiscono al confine tra due campi differenti: l’immaginazione e l’etica. Un confine che occorre tenere ben presente, per evitare confusioni ed argomentazioni fallaci. Noi riteniamo che tra l’immaginazione e l’etica il confine sia dato dalla responsabilità, che pertiene all’etica, ma non all’immaginazione. Il sociologo e filosofo francese non riconosce tale distinzione e sembra considerare equivalenti il piano simbolico e il piano dell’immaginazione. Sostiene, infatti, che inconsapevolmente siamo tutti animati dall’”immaginazione terroristica”, la quale ci rende più che complici degli attentatori, ovverosia mandanti: “sono loro che l’hanno fatto, ma siamo noi che l’abbiamo voluto” (p. 9). La tesi di fondo, dunque, è quella dell’inseparabilità del bene dal male, splendidamente narrata da Robert Louis Balfour Stevenson (1850-1894) nel celeberrimo romanzo Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde (1885). Il male non solo sarebbe diffuso ovunque, ma eserciterebbe una potente ed oscura attrazione. Baudrillard ritiene che il significato simbolico dell’evento consista proprio in tale inconscia complicità col terrorismo. Il pensatore che alla dimensione simbolica ha dedicato un’opera fondamentale, Lo scambio simbolico e la morte (1976) lamenta, riprendendo l’espressione dello scrittore argentino Macedonio Fernàndez, lo “sciopero degli eventi” - eventi simbolici, s’intende - che ha caratterizzato gli stagnanti anni Novanta (p. 7). Considerata tale interpreta-

J

IL CONFINE TRA L’IMMAGINAZIONE E L’ETICA di Giancarlo Pillitu zione, diventa veramente necessario comprendere se tutto ciò che possiamo immaginare, anche le cose più scellerate, appartenga al piano simbolico o meno. Siamo propensi a ritenere che l’attività immaginativa esuli dal simbolico. La sfera del simbolico, infatti, riguarda le credenze, anche di tipo morale, di cui siamo portatori e, come tale, è parte integrante della realtà in cui viviamo, poiché contribuisce corposamente a regolare la nostra azione nel mondo. Al contrario, l’immaginazione è una sorta di laboratorio sperimentale in cui tutto e il contrario di tutto può accadere e, accadendo, sortisce, fra gli altri, l’effetto dell’esorcizzazione del male. Ciò significa che l’immaginazione, al contrario del simbolico, è totalmente svincolata dalla morale, e pertanto non è gravata, sempre a differenza del simbolico, da alcuna responsabilità. L’accusa di “complicità profonda” e “inconfessabile”, lanciata da Baudrillard a tutto il mondo occidentale, è, a questo punto, insostenibile, poiché se può essere suscettibile di denuncia il sistema simbolico-culturale di un popolo o di una parte dell’umanità, lo può essere decisamente meno o per niente la libertà immaginativa del singolo o della collettività. Ed è soltanto nell’opera della facoltà immaginativa che si può ravvisare un’irresponsabile complicità, conscia o inconscia, col terrorismo. Gianni Vattimo (1936) precisa che nel Novecento è avvenuta una sostituzione terminologica: la parola “immaginario” in luogo

della parola “immaginazione”, e aggiunge che mentre l’immaginazione è una facoltà, l’immaginario, ovvero il simbolico, è un prodotto (G. Vattimo, voce “immaginazione”, in Enciclopedia Garzanti di Filosofia, Milano, Garzanti, 1993). L’oggetto della riflessione e dell’elaborazione teorica in ambito filosofico, psicologico e antropologico è, dunque, cambiato. Quando si pensa al simbolico ci si riferisce alla cultura nel senso più ampio e profondo del termine. Da questo punto di vista, si può sostenere che l’immagi-

nazione si configuri, rispetto al simbolico e al mondo che esso rappresenta, come uno scarto, una rottura, un rovesciamento, un sovvertimento, un trascendimento, tanto che Jean-Paul Sartre (1905-1980), nella sua opera L’immaginario (1940), la identifica con la libertà. Siamo piuttosto lontani, come si può ben vedere, dal poter condividere con Baudrillard l’equazione del simbolico, e pertanto dell’etica, con l’immaginazione, ovvero con la libertà assoluta, equazione sulla quale si regge il suo atto d’accusa all’Occidente.

Robert L. Stevenson (1850-1894)

N° 54 / 2007

45


DAI COMUNI

DECIMOMANNU

INCONTRI IN BIBLIOTECA: ROSSANA COPEZ di Antonio Mallica o incontrato Rossana Copez in biblioteca, al Centro Sociale di Via Aldo Moro, dove lei presentava il suo romanzo dal titolo “SI CHIAMA VIOLANTE”, recentemente riedito. Dalla conversazione emerge subito la sua coinvolgente personalità, per la documentata ricerca storica e per il puntuale spirito divulgativo, che stempera in simpatica affabulazione. La ricerca storica sulla dinastia dei Carroz, che risale al periodo della dominazione catalana in Sardegna, pone innanzi a Rossana Copez tre donne di questa dinastia, chiamate con uguale nome: VIOLANTE.. La prima di esse, zia di Violante “la sanguinaria”, il cui sarcofago è custodito a Decimo, la coinvolge a tal punto da portarla a farne la protagonista del romanzo.

H

Rossana Copez – foto di Antonio Mallica

46

N° 54 / 2007

Rossana Copez, complici l’argomento ed il suo fluido discorso, ci calamita tutti, trasportandoci nel tempo di questi che furono tra i nostri dominatori, quelli che rimasero più a lungo in Sardegna. Il romanzo prende avvio con Violante, la prima donna feudataria arrivata in Sardegna dalla Catalogna, che dalla nave entrante nel porto antico di “Su Siccu”, volge lo sguardo alla città, mentre alla sua mente si affolla un turbinio di pensieri… presagi…ma il mistero, appena adombrato, lo lascio intatto alla vostra curiosità. Tra gli appassionati presenti all’incontro, l’attuale custode del sarcofago di Violante “la sanguinaria”, il Dottor Salvatore Bellisai, che ha ripercorso le vicende storiche per le quali questo manufatto funerario è pervenuto a Decimo ed alla sua famiglia.


DAI COMUNI

DECIMOMANNU

É GIÀ NATALE di Antonio Mallica Alla base N.A.T.O. è arrivato il Natale? Certamente no, però se ne è già proposto il clima di bontà, generosità e cordialità col classico e variopinto BAZAR. L’apertura ufficiale, alla presenza di Autorità Civili, Militari e Religiose, è stata seguita da un folto pubblico di tutte le età che ha poi gremito i locali dove si offriva all’acquisto solidale una gran quantità di belle e buone cose, dal dolce casalingo, al panino col salsicciotto, al giocattolo, composizioni floreali, oggetti d’arte. All’ingresso, un pannello con le divise del CAGLIARI Calcio e su un tavolo alcuni palloni ufficiali con le firme dei giocatori e dell’Allenatore Sonetti che, con altri esponenti della

nostra squadra, si prestava cordialmente al fuoco di fila dei giovani (e non) tifosi

armati di foglio e penna per l’autografo o di macchina fotografica o di telefonino per la foto di rito. Il Comandante Coloraffi, il Cappellano Don Gian Mario e tutti gli uomini della base, aiutati nella spe-

ciale occasione anche da volontarie e volontari, con la proverbiale efficienza che alla base stessa è riconosciuta, hanno assicurato ai numerosi presenti la calorosa accoglienza che contraddistingue questo evento.

Gli organizzatori del Bazar con l’allenatore del Cagliari Nedo Sonetti foto di Antonio Mallica

N° 54 / 2007

47


DAI COMUNI

ASSEMINI

ASSEMINI A SOSTEGNO DELL’AMBIENTE di Viviana Statzu lce nero, capo indiano Lakota, diceva di non aver ereditato la terra dai propri antenati ma di averla presa in prestito dai propri figli. Nel 1974, l’ecologo Lovelock, parlando dei problemi dell’ambiente in senso globale, coniò lo slogan: Un battito d’ali di una farfalla a Tokio scatena un maremoto a Santiago del Cile. Da allora ad oggi il problema della difesa dell’ambiente è diventato più forte e il mondo occidentale è sempre più sensibile ai temi dell’energia rinnovabile, del riciclo dei rifiuti e della salvaguardia del territorio. Assemini ha un territorio vasto caratterizzato da un forte crescita urbanistica, aree naturalistiche di primo piano, come Gutturu Mannu e Santa Gilla, ma anche aree industriali ad alto rischio di disastro ambientale come Macchiareddu. Il discorso sull’ambiente è, dunque, necessario e inevitabile anche nel nostro paese. A partire dal mese di ottobre fino a dicembre l’Assessorato Tutela dell’Ambiente si è fatto promotore di iniziative volte alla sensibilizzazione della cittadinanza nei confronti di questi temi: “Autunno Sostenibile. Ecologia- ambiente- natura”. Sotto questo nome sono state raggruppate varie manifestazioni: domeniche ecologiche, escursioni guidate nelle aree naturalistiche, la festa dell’albero, mostre e attività dedicate al mondo della scuola. I bambini sono stati i protagonisti maggiori di questo progetto perché l’educazione ambientale deve partire fin dalla più tenera età. Oltre alla possibilità di giocare per strada nelle domeniche ecologiche, presso le scuole elementari i bambini hanno potuto assistere ad uno spettacolo di burattini (dal titolo “Pinco Paletta contro i rifiuti”), sul tema del riciclo e della raccolta differenziata, e ad una mostra sul sistema integrato di Molentargius. I ragazzi delle medie invece hanno avuto la possibilità di fare delle escursioni nella laguna di Santa Gilla e hanno potuto vedere “Una scomoda verità”, film denuncia sui cambiamenti climatici di Davis Guggenheim. Tra gli appuntamenti più interessanti e suggestivi ci sono da ricordare le escursioni, a cura della Pro-Loco nelle zone naturalistiche, dimenticate e quasi sconosciute ormai, di Monte Lattias, Bidd’e Mores e della miniera di San Leone. A pochi giorni dalla conclusione di questa grande iniziativa abbiamo fatto qualche domanda all’Assessore all’Ambiente, Alberto Nioi, che ci ha spiegato come è nata l’idea e quali sono le sue idee sul futuro per l’ambiente. Come è nata l’idea di Autunno Sostenibile e quali sono le finalità di una simile iniziativa? L’idea è nata per caso, dovuta a motivi con-

A

48

tingenti. L’approvazione del bilancio di previsione con un ritardo piuttosto considerevole ha imposto un po’ a tutti la necessità di concentrare le spese previste nella parte finale dell’anno. Inoltre, visto che alcune iniziative che intendevo programmare si sarebbero svolte all’aperto, mi è sembrato più logico concentrarle in un periodo dell’anno nel quale il clima è ancora non particolarmente rigido. E’ nata quindi l’idea di una rassegna autunnale, un programma articolato che in qualche modo segnasse, nell’ambito delle attività che l’Amministrazione organizza tutto l’anno, una sua peculiarità, considerata la centralità che i temi ambientali hanno assunto nella vita di tutti noi. Una serie di iniziative che hanno coinvolto il mondo della scuola con proiezione di film, visite guidate in laguna, spettacoli di burattini, mostre naturalistiche e momenti educativi, ma rivolte anche al resto della comunità con le prime domeniche ecologiche: tre appuntamenti domenicali in tre quartieri diversi dove, senza traffico e automobili, famiglie e bambini hanno avuto l’opportunità di uscire di casa e riappropriarsi della città, passeggiare, divertirsi e socializzare. In ultimo, Autunno Sostenibile ha previsto un ciclo di escursioni guidate in montagna: un modo per ricordare a tutti che quel patrimonio meraviglioso che abbiamo a pochi chilometri dalla città, ci appartiene, merita di essere goduto, protetto e valorizzato. Quali obiettivi si sono raggiunti? Uno degli obiettivi raggiunti è stato quello di tentare un’inversione di rotta, e, lo ripeto, portare con maggiore forza fra le azioni dell’Amministrazione Comunale, i temi della tutela, protezione e valorizzazione delle risorse ambientali, attraverso cui la qualità della nostra vita migliora. E dico tentare, perchè non è semplice stimolare e risvegliare l’interesse di una comunità come quella asseminese che, per certi versi, appare disattenta o forse disamorata nei confronti di quanto si fa in città. C’è bisogno di ricostruire un rapporto fiduciario tra istituzione e comunità che necessita di costanza e tempi lunghi. Dopo Autunno Sostenibile ci sarà anche una “Primavera Sostenibile”? Ci sono altre manifestazioni simili in cantiere per i prossimi mesi? A me piacerebbe che Autunno Sostenibile diventasse un appuntamento fisso, ma è evidente che non può dipendere solo da chi oggi amministra, ma soprattutto da chi verrà domani. Vero è che si fa un gran parlare di questi temi, spesso in campagna elettorale, e io dico giustamente perchè abbiamo una gran fortuna ad avere un simile territorio, ma si fatica tanto a mettere in pratica azioni concrete. Personalmente ci ho

N° 54 / 2007

tentato, spero con qualche piccolo risultato. Per quanto riguarda il futuro e l’idea di una “Primavera Sostenibile”, considerando il mio pensiero su quale debba essere l’azione di governo in tutti i settori e a tutti i livelli, ogni stagione dovrebbe essere sostenibile per cui, se sarà possibile, ci sarà anche una primavera sostenibile, magari non di nome, ma sicuramente di fatto. Quali attività sono state apprezzate particolarmente dalla cittadinanza? A me è parso che nell’ambito delle domeniche ecologiche, la presenza dell’Associazione Antonio’s Dog Agility school abbia senz’altro entusiasmato tutti i partecipanti, per la simpatia e l’abilità dei cani che si esibiscono. Talvolta si tratta di campioni dell’agility e la qualità straordinaria dei loro esercizi lo dimostra chiaramente. Anche le due mostre naturalistiche fin qui realizzate, la prima allestita dall’Ente Foreste presso il vecchio municipio e la seconda curata dal Gruppo Zonale Micologico Sangavinese che con grande competenza ha allestito una splendida mostra del fungo, sono state due iniziative particolarmente apprezzate. Quante persone hanno partecipato a questa manifestazione? Non è facile valutare le presenze. Direi che le mostre hanno registrato un discreto flusso di pubblico, mentre le domeniche ecologiche, partite in sordina, già al secondo appuntamento hanno visto un incremento di pubblico partecipante. Come dicevo prima, si tratta di iniziative che rappresentano quasi una novità per Assemini e non è facile spingere le persone fuori di casa. L’importante, in ogni caso, è stato dare un segnale e non spendere tanti soldi: in passato solo la Festa dell’Albero è costata circa 5 mila euro, quest’anno l’intera programmazione di Autunno Sostenibile è costata poco più di 8 mila euro. A conclusione l’assessore ringrazia tutte le persone che hanno contribuito con il loro lavoro e l’impegno organizzativo alla riuscita dell’iniziativa, in primis il personale dell’Area Tecnica del Settore Ambiente. Naturalmente il riconoscimento va esteso anche alle associazioni, gruppi di volontariato come ORSA e PRO.CIV., Pro-Loco e Direzione dell’Ente Foreste della Sardegna che si sono dimostrati molto disponibili ad offrire il loro contributo.


DAI COMUNI

ASSEMINI

IN VIAGGIO AD ASIAGO, PER RIFLETTERE … di Luca Pes ell’ambito delle celebrazioni del 4 novembre, giornata in onore dei caduti di tutte le guerre, il Comune di Assemini ha promosso una manifestazione, in collaborazione con la locale Associazione Combattenti, a cui hanno preso parte la banda musicale cittadina, alcune scolaresche e le autorità civili e religiose. Così, nella mattinata di sabato 3 novembre, dopo il tradizionale corteo e la deposizione delle corone di alloro presso i quattro monumenti ai caduti della città, l’Amministrazione Comunale ha realizzato, presso l’aula consiliare, un incontro al quale hanno partecipato l’Associazione Combattenti, le scuole e la cittadinanza asseminese. Momento clou della cerimonia, il conferimento di quindici borse di studio ad altrettanti studenti

N

delle Scuole Medie statali della cittadina, frequentanti le terze classi. I ragazzi premiati si sono distinti grazie ad un tema dal titolo: “Assemini nella 1a Guerra Mondiale, protagonista con cittadini illustri e sconosciuti ma portatori ed artefici del mito della Brigata Sassari. Ricerca e racconta la vita dei tuoi cittadini”. Tali borse di studio, del valore di ¤ 666 cadauna, consentiranno ai ragazzi di effettuare un viaggio di istruzione presso Monte Zebio, sull’altopiano di Asiago, sede del cimitero militare dove riposano i due concittadini caduti durante la Prima Guerra Mondiale. Un viaggio non fine a se stesso, ma utile per ricordare alle giovani generazioni che la libertà con cui oggi possiamo vivere è stata conquistata, a caro prezzo, grazie al sacrificio dei nostri avi.

Uno dei ragazzi, premiato dal sindaco con la borsa di studio - foto Renzo Melis

N° 54 / 2007

49


PERSONAGGI

ASSEMINI

IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE COMBATTENTI E REDUCI DI

ASSEMINI, GIOVANNI DESSÌ, RACCONTA, TRA PRESENTE E PASSATO, LE VICISSITUDINI DI UNA VITA TRASCORSA AL FRONTE

Il presidente dell’associazione, Giovanni Dessì, all’interno del cimitero militare di Monte Zebio

FACCIA A FACCIA CON LA STORIA n tavolo di amici di lunga data che giocano a carte, sorseggiano di tanto in tanto un liquore e, tra una giocata e l’altra, ricordano i tempi che furono. Una situazione all’apparenza ordinaria ma in questo caso caratterizzata da un elemento comune che la rende unica, speciale, preziosa. Sì, perché quelle persone formano parte dell’associazione di combattenti e reduci asseminesi, un vero e proprio pezzo di storia vivente, un tramite diretto verso il secolo delle grandi guerre, degli estremismi, dell’olocausto e delle foibe. Fra di loro, spicca la figura di un reduce della seconda guerra mondiale, il presidente dell’associazione Giovanni Dessì, un arzillo anziano asseminese (87 anni il prossimo gennaio) che, per l’occasione, fa un tuffo nel passato e mostra con orgoglio e un pizzico di nostalgia, medaglie, foto di cerimonie solenni e i ricordi di una vita al fronte. Signor Dessì, ci racconti, brevemente, la storia della vostra associazione: anno di nascita, organigramma, cariche interne ed eventuali finanziamenti che ricevete.“Purtroppo non riceviamo alcun tipo di finanziamento, gli unici soldi arrivano dai tesseramenti. In quanto

U

50

di Francesco Cucinotta all’associazione so che è stata fondata nel 1922 in campo nazionale e credo che anche ad Assemini sia nata nello stesso periodo. La sede si trova in piazza San Pietro, dove ci riuniamo quasi tutte le sere. Non abbiamo un vero e proprio organigramma, la carica del presidente dura 3 anni, anche se siamo in pochi quindi raramente la cambiamo. Rimarrò presidente finché vivrò anche perché nessun altro vuole ricoprire tale carica”. Esistono associazioni di ex combattenti in tutta Italia? C’è una direzione nazionale o siete completamente autonomi? “In tutta Italia vi sono associazioni di combattenti e reduci anche se magari in qualche paese sta venendo a mancare tale organizzazione. La direzione nazionale si trova a Roma, mentre per quanto riguarda Cagliari l’ufficio centrale è a Pirri”. Cosa fate in concreto oltre a presenziare alle cerimonie solenni? “Gli appuntamenti importanti sono le manifestazioni del 4 novembre e del 25 aprile. Da diversi anni a questa parte, Assemini commemora le sue due medaglie d’oro Giuseppe

N° 54 / 2007

Pintus e Giuseppe Scalas. Il 29 giugno, ad esempio, c’è stata la commemorazione, insieme alla Brigata “Sassari”, dei 90 anni dalla morte di Pintus”. Sappiamo che il 21 e 22 settembre scorsi, lei e il sindaco Casula vi siete recati ad Asiago per visitare il cimitero dei caduti della Brigata “Sassari” sul monte Zebio. Cosa ricorda di quella esperienza? “È stata una grande soddisfazione per me, perché fra i tanti presenti ero il più anziano, hanno dovuto aiutarmi per portarmi su a monte Zebio. È stato un bel momento, hanno celebrato una messa solenne, dopodiché c’è stata la lettura dei nomi dei caduti e la benedizione del cimitero. Noi, poi, ci siamo recati presso la tomba di Giuseppe Scalas che si trova nel cimitero e successivamente al sacrario militare dove è sepolto Pintus, l’altra medaglia d’oro storica di Assemini. In corrispondenza di ogni croce ci sono i nomi delle persone che vi sono sepolte e il paese d’origine. Potete immaginare che vedere i nostri due illustri compaesani è stato motivo di grande orgoglio per me”.

La presenza del sindaco ad Asiago ci induce a pensare che l’amministrazione di Assemini si impegni sufficientemente nel ricordare i propri caduti. È così o si può fare di più? “L’amministrazione è sempre stata presente, fino ad ora, alle celebrazioni solenni. Io sono iscritto da più di 60 anni a questa associazione (dal 1945 per l’esattezza) e non posso certo lamentarmi dell’operato del Comune”. Spesso durante le celebrazioni si sentono le note del Silenzio, dell’inno di Mameli o della canzone del Piave e si assiste a momenti tradizionali come l’alzabandiera e la deposizione delle corone d’alloro nei pressi dei monumenti ai caduti. Che significato hanno, per voi, questi momenti? “Il significato principale è l’anniversario della fine della guerra del 1915-’18 e il ricordo delle tante vittime da essa provocate. Per noi combattenti tali celebrazioni hanno un valore particolare, anche se ci rendiamo conto che per i giovani possono non avere lo stesso significato”. Crede che le “giornate della memoria”, emozionanti ma pur sempre troppo isolate, possano realmente servire a ricordare, riflettere e tra-


DAI COMUNI

ASSEMINI smettere ai nostri figli quei valori di un tempo che forse oggi stiamo perdendo? “Sono certamente utili perché permettono di ricordare i morti e le sofferenze che il genere umano ha patito in guerra”. Generalizzando il discorso, ritiene che ricordare la storia possa aiutare la società a non dimenticare e trarre insegnamento per il futuro? Non sembrerebbe visto che l’uomo raramente impara dagli errori dei suoi predecessori. “La guerra non è mai stata utile nella storia dell’umanità. Quando l’uomo la intraprende commette un grave errore e temo che continuerà sempre a commettere errori del genere. Le guerre hanno caratterizzato la storia dell’umanità e continueranno a farlo anche in futuro. Il problema è che gli uomini difficilmente riescono a mettersi d’accordo perché troppi fattori influiscono. Prima di tutto l’egoismo, in secondo luogo l’ambizione. Caratteristiche delle quali difficilmente l’uomo riuscirà a fare a meno”. Cosa si prova ad aver preso parte a conflitti bellici cruenti quali la seconda guerra mondiale? Vedere la morte da vicino aiuta a prendere consapevolezza di essa e temerla di meno o non fa che turbare i sogni di un ex combattente? “Vedere la morte in faccia è stata un’esperienza che non tutti hanno fatto, però non possiamo avere la presunzione di affermare che non è possibile non temere la morte, perché nessuno vuol morire. Tuttavia in quei momenti non si pensa alla morte, si pensa a difendersi e vendere cara la pelle”. Come ricordate i momenti trascorsi al fronte? Prevale il ribrezzo per ciò che è stato oppure traspare in voi una certa nostalgia dei (immaginiamo pochi) bei momenti trascorsi con gli altri commilitoni? “I ricordi sono tanti, ho amici che sono rimasti senza gambe e son stati fortunati rispetto a chi ha perso la vita, però purtroppo i bei ricordi sono pochi. Abbiamo conosciuto molte persone però sempre in un contesto di guerra. Chiaramente l’amicizia era un valore fondamentale, il semplice fatto di poter condividere con qualcuno certi momenti duri ti dava la forza per andare avanti”. Facciamo un salto dal passato ai giorni nostri. Da un lato nazismo, fascismo e comunismo, estremismi che hanno assicurato all’umanità solo morte e

miseria, dall’altro il terrorismo, nuova minaccia mondiale. Son due mondi distanti o si possono trovare dei punti in comune? “Bisogna condannare sia gli uni che gli altri, questo è un grande punto in comune. I personaggi che si son resi protagonisti nella prima metà del ‘900 e coloro che costituiscono la nuova minaccia per la pace del mondo non sono che degli esempi che ci fanno capire che se l’uomo continua su questa strada non va da nessuna parte. La concordia, questo è uno dei valori sul quale l’uomo deve costruire il proprio futuro”. Per concludere, un aneddoto, una curiosità, un breve ricordo, o semplicemente una frase che le è rimasta impressa e che merita di essere citata. “Ripeto, i ricordi sono davvero tanti, ho conosciuto parecchie persone e ho avuto modo di incontrare superiori davvero in gamba. In particolare ricordo il tenente Antonio Gandini, un avvocato di Ventimiglia che fu ucciso nell’isola greca di Cefalonia, una persona veramente speciale. A Cefalonia, un signore tedesco che è ancora in libertà, ha ucciso 5000 soldati italiani che prima sono stati fatti prigionieri e poi sono stati mitragliati come se fossero bestie. È una vergogna che dopo più di 60 anni certa gente sia ancora in libertà. Purtroppo ci sono tanti criminali tedeschi ancora in circolazione e questa, per me, costituisce una ferita ancora aperta”. EXCURSUS STORICO Durante la seconda guerra mondiale, nel maggio del 1941, l’isola di Cefalonia fu occupata dalle forze italiane della divisione “Acqui”. Alla firma dell’armistizio con gli Alleati (8 settembre 1943) la divisione, comandata dal generale Antonio Gandini, rifiutò di consegnare le armi ai tedeschi. Ebbero così inizio i combattimenti, che durarono una settimana e finirono in un eccidio. Nessuna nave fu mandata da Brindisi in aiuto della divisione “Acqui”, mentre i tedeschi, inizialmente inferiori per numero, avevano ricevuto rinforzi di fanteria e bombardavano di continuo le postazioni italiane con gli Stukas. Infine, la sera del 21 settembre 1943 fu decisa la resa: tra caduti in combattimento, ufficiali ammazzati a freddo dopo la resa e vittime del naufragio delle due navi su cui i tedeschi trasportavano i prigionieri, i soldati e gli ufficiali italiani morti a Cefalonia furono 9646.

UN NUOVO NOME SUL MONUMENTO AI CADUTI di Luca Pes l Comune di Assemini ha da poco fatto incidere sul monumento ai caduti, collocato all’interno del parco comunale, il nome di un militare asseminese, morto a causa di un linfoma dopo aver partecipato a tre missioni, tra Bosnia e Kosovo. Si tratta del primo caso, in Italia, di amministrazione comunale che decide di onorare alla stessa maniera dei caduti in guerra, un soldato morto per una malattia contratta in servizio. Si tratta del caporalmaggiore Fabio Porru, facente parte del 152° Reggimento della Brigata Sassari, ammalatosi di un linfoma dopo il rientro dall’ultima missione nei Balcani. Il soldato ha partecipato ad una missione in Bosnia e poi è stato per due volte, nel 1999 e nel 2000, in Kosovo. Porru è scomparso nel 2003, dopo aver lottato per alcuni anni contro il suo terribile male. Il sindaco ha deciso l’inserimento del nome del militare sulla lapide che onora i caduti di Assemini (tra i quali il caporalmaggiore Giuseppe Pintus, medaglia d’oro al valor militare dopo la sua scomparsa nella battaglia di Monte Zebio, il 10 giugno 1917), dopo un confronto avvenuto in consiglio comunale. Consiglio di cui fa parte, come esponente della minoranza, anche il colonnello Gianfranco Scalas, storico portavoce dell’Esercito Italiano.

I

Il nome di Fabio Porru, scolpito sul monumento ai caduti - foto Fabrizio Racis

N° 54 / 2007

51


SPORT TENNISTAVOLO

DECIMOMANNU

ASD TENNISTAVOLO DECIMOMANNU – BUONA LA PRIMA di Alessio Masala l primo Dicembre è iniziato il campionato a squadre della serie D/2 di tennistavolo, organizzato dal Comitato Regionale Sardo della Federazione Italiana Tennistavolo (FiTet). Quest’anno partecipa anche l’ASD T.T. Decimomannu che, dopo due anni dalla sua costituzione, è riuscita ad allestire una squadra competitiva che possa ben figurare e competere concretamente alla promozione nella categoria superiore. La serie D/2 quest’anno è composta da tre gironi, due per il centro-sud e uno per il n o r d

I

Foto di Tomaso Fenu

52

N° 54 / 2007

Sardegna. Il girone A è composto da G.S. Fintes ASD “A” di Cagliari, ASD T.T. Quartu, due squadre Muraverese T.T. “rossa” e “gialla”, ASD S.Barbara T.T. di Burcei, ASD T.T. Mandas e ASD Muravera T.T.; il girone B, oltre all’ASD T.T. Decimomannu, è composto da ASD Quattro Mori di Cagliari, pol. D. Kimbeh di Tratalias, ASD T.T. S. Gavino, G.S. Fintes ASD “B” di Cagliari e Abas ASD di Ales; il girone C, invece, è composto da A.S. Sindia, ASD pol. Juve Luras, GS T.T. Alghero, ASD T.T. Norbello e ASD Lib. Monterosello di Sassari. Di questi tre gironi verranno promosse alla serie superiore (D/1) ben quattro squadre. Gli incontri tra le squadre si svolgeranno ogni quindici giorni, di norma il sabato pomeriggio/sera e/o la domenica mattina. Ciascuna squadra è composta da tre giocatori titolari più due riserve, i tre giocatori titolari chiamati A, B e C si scontrano con i tre avversari chiamati X, Y e Z su un solo tavolo da gioco secondo la formula “mini SWAYTHLING”, la successione degli incontri è la seguente: A-X, B-Y, C-Z e poi continuando con B-X, A-Z e C-Y, l’incontro si conclude


SPORT TENNISTAVOLO

DECIMOMANNU quando una delle due squadre ottiene quattro punti oppure con il pareggio qualora nessuna delle due squadre abbia totalizzato quattro punti. Al termine delle prime tre partite il capitano della squadra ha la facoltà di decidere la sostituzione di un giocatore titolare con un atleta di riserva precedentemente riportato nel referto della squadra. Per l’ASD T.T. Decimomannu il campionato non poteva iniziare meglio, infatti alla prima giornata è andata a vincere in trasferta in casa dell’ASD T.T. S. Gavino che in un capannone della zona industriale di Villacidro ha allestito un improvvisato e scomodo campo di gara al limite della regolarità delle norme federali. La squadra decimese, accompagnata dal presidente Tomaso Fenu, è scesa in campo con Fabio Ferrabue, Maurizio Saiu (capitano e tecnico) e Carlo Orrù come titolari, mentre Mattia La Gaetana e Michele Pusceddu formavano le riserve. L’incontro è cominciato bene vincendo le prime due partite Ferrabue-Vacca 3-0 e Saiu-Lisci 3-1, mentre alla terza partita Carlo Orrù, pur vincendo per due set a zero, non riusciva a chiudere e si faceva raggiungere e superare da Claudia Vacca in un pur evidente ritardo di preparazione. Ha continua-

to poi lo scontro Saiu-Vacca finito 3 a 2, e a nulla è valsa l’entrata in campo del capitano-factotum della squadra di casa, Sergio Vacca, che dall’alto della sua esperienza in ben altre serie ha inflitto un secco tre a zero a Fabio Ferrabue portando il risultato sul 3 a 2 per gli ospiti decimesi. Determinante quindi l’ultima partita vinta dal sedicenne Carlo Orrù contro il più anziano Sandro Lisci con un secco 3 a 0, fissando il risultato finale per 4 a 2 per l’ASD T.T. Decimomannu. Per chi fosse interessato, l’ASD Tennistavolo Decimomannu svolge la propria l’attività sportiva nella palestra dell’Istituto Comprensivo “Leonardo da Vinci” ubicata in via Eleonora d’Arborea n.45, martedì, mercoledì e sabato sera, la domenica tutto il giorno. I ragazzi tesserati che fanno parte delle categorie giovanili seguiti da Maurizio Saiu, istruttore con qualifica federale FiTet, in pochi mesi di allenamento

hanno raggiunto un buon livello di gioco che li porta a far parte della rosa della prima squadra e ad occupare una buona posizione nelle rispettive classifiche di categoria giovanile. “Questo è uno sport molto tecnico anche se abbastanza intuitivo” dice il tecnico dei ragazzi Maurizio Saiu, “necessita di una continua applicazione per un apprezzabile miglioramento, ma i ragazzi si applicano con grande impegno e dedizione allenandosi dalle due alle quattro volte a settimana”.

Foto di Tomaso Fenu

N° 54 / 2007

53


SPORT

ASSEMINI

LINE UP CONTEST 2007 di Luca Scalas uccesso meritato per il Line up contest 2007. Tenutasi domenica 25 novembre, la manifestazione organizzata dalla consulta dei giovani ha riscontrato una notevole affluenza di pubblico e più di 30 iscritti, provenienti da ogni parte dell’isola. Complice la buona giornata, lo skate park comunale inizia ad affollarsi sin dalla mattina e, fra i primi ad iscriversi c’è anche Edgar, un bambino di circa 6 anni, a cui spetterà l‘onore di aprire la gara nel pomeriggio, supportato dal tifo dei presenti. Gli atleti si sono confrontati in run da un minuto ciascuno, tempo a disposizione per convincere la giuria composta da Michele Locci, Walter Mandas, Bizio Frau, Alessandro Crobeddu, Lello Cocco e Gigi Pistis. Le agguerrite selezioni, commentate da Gianluca Lai in doppia veste di speaker e concorrente, sono continuate per l’ intero pomerigio

S

e, in tarda serata, prima delle semifinali, si è svolto il best trick contest, una competizione parallela in cui viene premiata la migliore manovra assoluta. Best trick della serata è stato un ollie indy eseguito da Gigi Sirigu, piazza d’ onore per Gian Marco Pala che ha chiuso uno shove it flip 360.

Decretato il vincitore del best trick, si sono svolte semifinali e finale della gara principale: la giuria ha riconosciuto vincitore Michele Boy, seguito da Gigi Sirigu, Denis Frau, Mirko Bandinu e Andrea Rolesu. Tutti i vincitori sono stati premiati con materiale e buoni acquisto offerti dallo

skate shop Line up, sponsor principale e organizzatore dell’ evento in collaborazione con la consulta. . Archiviata la premiazione, la serata é continuata all’insegna della musica. I primi a esibirsi sul palco allestito per l’ occasione sono stati gli asseminesi Cavoona, alla loro prima uscita in formazione ampliata. A seguire le atmosfere 60’s per The Rippers e conclusione con l’allegria dei Benestanti e mediamente abbienti.

A lato il bellissimo gesto atletico di uno skater - foto Luca Scalas

Qui a lato il gruppo musicale CAVOONA - foto Luca Scalas

INIZIO DIFFICILE PER IL BASKET DECIMO di Alessio Masala

SCONFITTA CASALINGA PER I RAGAZZI DI PER I

GIRAU: 58-66

DOCTORS

MONSERRATINI

54

on inizia nel migliore dei modi il cammino del Decimo Basket nel campionato di Promozione 2007/08. La prima sfida casalinga, disputatasi il primo Dicembre al palazzetto dello sport di Via Eleonora d’Arborea, ha visto i padroni di casa cedere all’esperienza dei monserratini Doctors. Questi, nonostante l’età media avanzata, hanno gestito gran parte della gara servendosi, grazie ad una ferrea zona, di qualità fisiche piuttosto che tecniche. Dopo i primi due quarti sotto di 20 punti, i biancorossi reagiscono fissando il pun-

N

N° 54 / 2007

teggio in parità e ridando speranza ad una gara che sembrava ormai persa. Quando il più sembra fatto, tuttavia, una serie di scelte sbagliate da parte dei decimesi porta gli ospiti a spuntarla nel finale, chiudendo la partita sul punteggio di 58-66. D’altro canto, la grinta e la tenacia nel perseguire la vittoria, esplose nella seconda parte di gara, non lasciano adito a dubbi riguardo alle potenzialità della squadra di Ignazio Girau che, dato il talento di alcuni elementi, punta senza ombra di dubbio alle vette della classifica.


SPORT CALCIO

DECIMOMANNU

Foto di Enrico Locci

AMICHEVOLE CAGLIARI-DECIMESE AL CENTRO CELLINO DI ASSEMINI

di Matteo Portoghese lla vigilia della delicata sfida con il Livorno, il Cagliari di Sonetti ha affrontato la Decimese, in un’amichevole utile a provare schemi e tattiche per il campionato. Per i ragazzi di Grudina, al primo anno di Eccellenza dopo la cavalcata trionfale del 2006-2007, è stata l’importante occasione per confrontarsi con giocatori di Serie A e dimostrare il proprio valore. Nel primo tempo, su azione di calcio d’angolo, il vantaggio rossoblu è arrivato da capitan Lopez, capace di deviare di testa il calcio piazzato e battere il portiere decimese Nioi. Nel secondo tempo, dopo numerosi cambi, i gol di Canini (splendida azione personale del difensore cagliaritano) e Verachi hanno chiuso i conti con la Decimese che comunque ha onorato al meglio l’importante partita, dimostrando i suoi progressi anche sul prato del campo di Assemini.

A

N° 54 / 2007

55



Vulcano