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a cura del Centro Fisioterapico Canavesano Occasione edicola • In abbinamento con Sprint&Sport • DIRETTORE RESPONSABILE: Claudio Verretto • REGISTRAZIONE: Tribunale di Torino, n.51 del 8/8/11 • TIPOGRAFIA: ITS Industrie tipografiche Sarnub Srl, via A.Bertone 14 - Cavaglià (BI) • EDITRICE: Sport Edition Srl, C.so M.D’Azeglio 70 (TO)

MAGGIO 2012

TERAPIE MANUALI

LE LESIONI MUSCOLARI

Taping Neuro-Muscolare è una tecnica basata sui processi di guarigione naturali del corpo. I muscoli non sono solo legati ai movimenti del corpo, ma anche al controllo della circolazione dei liquidi venosi e linfatici, della temperatura corporea ecc. Quindi il funzionamento non appropriato dei muscoli induce differenti tipologie di sintomi. La tecnica del Taping NeuroMuscolare si basa su un concetto terapeutico che, adottando i principi della scienza Kinesiologica, agevola liberi movimenti al fine di permettere al sistema muscolare di aiutare il corpo ad auto guarirsi biomeccanicamente.

LESIONI MUSCOLARI

L’importanza della fisioterapia

TERAPIE STRUMENTALI

a pag 7

PATOLOGIE DELL’ADULTO

a pag 4

Una buona terapia per prevenire le ricadute a pag 3

L’ALTRA MEDICINA

Agopuntura possibile metodo alternativo

PAROLA ALL’ESPERTO

Attiva i processi di riparazione e antiinfiammatori

Pratiche risarcitorie del colpo di frusta

a pag 6

Esercizio posturale su panca

Dolore cervicale

PATOLOGIE DELL’ADOLESCENTE

Osteocondrosi dell’apofisi tibiale

Per migliorare la salute e il benessere dell’individuo a pag 4

Conoscere il morbo di OsgoodSchlatter

Mal di schiena: le cause le cure e la prevenzione

Decreto liberalizzazioni del governo Monti: cosa cambia? a pag 5

TERAPIE MANUALI

Il massaggio connettivale La schiena

Diatermia applicata alle patologie

Gli aghi

Macchinario per diatermia

Nell’ultimo decennio la fisioterapia ha subito un processo evolutivo a trecentosessanta gradi, dalle tecniche manuali alle terapie strumentali, dall’approccio alle patologie, alla scelta della terapia e in questo lo sport, e ovviamente gli atleti, hanno dato un contributo notevole. Non fosse altro che spesso i programmi di ricerca e le fasi sperimentali passano prima di tutto attraverso di loro. Questo giornale parte con l’entusiasmo e la voglia di approfondire di volta in volta le patologie abbracciando tutte le fascia di età: dal bambino all’anziano passando dall’atleta agonista, all’atleta amatoriale dando suggerimenti e consigli su come curare e come prevenire gli infortuni. Buona lettura.

Il Taping Neuro-Muscolare

segue a pag 2

Eminenza ossea tibiale anteriore

C

ari amici, lettori di Sprint&Sport e non solo, siamo qui a proporvi un inserto unico nel suo genere. La professionalità, la precisione e la competenza che da sempre caratterizzano la nostra testata qui trova, se mai fosse possibile, ancora maggior aderenza. Ma non potrebbe essere altrimenti perché quando si parla di salute non c’è spazio per l’approssimazione. Naturalmente i suggerimenti non vengono dalla nostra penna perché non siamo medici e allora, con l’obiettivo di dare informazioni semplici e comprensibili, ci siamo avvalsi di tutta una serie di professionisti e terapisti che sono leader con la loro attività. Spesso ci si rende conto di avere un problema fisico ma ancora più spesso non si sa dove iniziare: fare una visita? Che tipo di visita? Quali sono le terapie più adatte al mio problema? E’ per questo motivo che, senza avere la presunzione di farci portatori della verità assoluta, abbiamo deciso di realizzare questo giornale.

Un’atleta nell’istante dell’immediato post infortunio

Conoscere, il segreto della buona salute

Riabilitazione

L’EDITORIALE

Applicazione massoterapica che stimola la circolazione a livello locale a pag 7


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Maggio 2012 Sport & Salute

Lesioni muscolari

MEDICINA DELLO SPORT / Riconoscere, curare e prevenire

Le lesioni muscolari nella pratica sportiva Le lesioni muscolari sono fra le più comuni patologie curate in medicina dello sport, tanto che rappresentano dal 10 al 30% di tutte le patologie sportive. Il significato delle lesioni muscolari è spesso sottovalutato perché la maggior parte dei pazienti può continuare le attività giornaliere subito dopo il trauma. In genere si tratta di lesioni benigne, ma il trattamento inadeguato può causare lunghe assenze dai campi di gara. Le fibre muscolari rispondono e si adattano rapidamente ai cambiamenti. Un muscolo danneggiato può cicatrizzare

SEGUE DA PAGINA1

Quando usare il Taping Neuro-Muscolare Taping Neuro-Muscolare può essere utilizzato in varie situazioni come ausilio post-operatorio, nella riabilitazione e nella medicina dello sport, per migliorare il drenaggio linfatico, in tutto l’ambito sportivo ( prima durante e dopo ). E’ utilizzato come complemento in agopuntura, in osteopatia, in chiropratica, terapia manuale. A seconda delle situazioni e dell’esigenze ci sono diversi tipi di applicazioni. Ottimi risultati sono stati ottenuti nelle applicazioni per infiammazioni, sciatica, distorsioni, compressioni per atleti, discopatie, ernie, edemi, post operatorio (edemi, gonfiori e cicatrici) Caratteristiche del Tape in applicazione: permette la traspirazione e la permeabilità, resistente all’acqua, utilizzabile per più giorni fino ad una settimana, il nastro non lascia alcun residuo, sfrutta l’azione biomeccanica, non contiene farmaci o ingredienti chimici, agisce con un drenaggio linfatico costante 24 ore al giorno.

Applicazione decompressiva

rapidamente e le sue fibre si rigenerano in circa 3 settimane. Quando avviene una lesione, dal momento che il tessuto muscolare è fornito di un’estesa rete di piccoli capillari sanguigni, vi è inevitabilmente un certo sanguinamento che può influire meccanicamente sul processo di cicatrizzazione riducendo il contatto tra le terminazioni delle fibre rotte. I muscoli possono essere lesi sia da traumi diretti (impatto) sia indiretti (sovraccarico). Le lesioni conseguenti possono essere suddivise in strappi, che possono essere completi o parziali, ed in contusioni, a loro volta suddivisi in extra o intramuscolari. Gli strappi sono causati da un eccessivo allungamento o da un sovraccarico eccentrico e sono localizzati più frequentemente a livello della giunzione muscolotendinea. Le contusioni invece sono conseguenti a un impatto diretto sul muscolo, in cui il muscolo viene schiacciato contro il sottostante osso. I fattori di rischio che favoriscono le lesioni muscolari sono: inadeguata preparazione e riscaldamento, eccessivo affaticamento, terreno di gioco scivoloso e pesante, eccessiva esposizione al freddo, tensione muscolare da fattori emozionali (ansia da gara), precedenti lesioni. I muscoli più frequentemente interessati da lesioni muscolari sono i muscoli ischiocrurali (flessori della coscia), gli adduttori, il quadricipite ed il gastrocnemio (muscolo del polpaccio) (Figura 2) e il bicipite brachiale. Gli strappi avvengono più frequentemente negli sport che richiedono uno sforzo muscolare esplosivo concentrato in un breve periodo di tempo, come negli sprint, nei salti, nel calcio e in tutte quelle situazioni che prevedono arresti improvvisi, decelerazioni, rapide accelerazioni o combinazioni di accelerazioni, decelerazioni e salti (Figura 3).

Innanzitutto va osservato un periodo di riposo, per limitare l’emorragia sono utili un bendaggio compressivo, l’applicazione di ghiaccio, l’elevazione dell’arto. Va sottolineato che il massaggio, che può causare traumi minori in sede di lesione, non deve essere impiegato nelle 48-72 ore successive al trauma. Una diagnosi precisa, possibile mediante indagine ecografica è solitamente difficile durante la fase acuta e per i primi 2-3 giorni una lesione deve essere considerata potenzialmente seria. Una volta trascorse 72 ore, in caso di lesioni di modesta entità sono utili la compressione con un bendaggio elastico e l’applicazione locale di caldo. Gli esercizi riabilitativi vanno iniziati dopo 2-5 giorni di riposo. La riabilitazione e i successivi controlli sono fondamentali ai fini di una più rapida ripresa alla pratica sportiva. A questo proposito una lesione muscolare può essere considerata completamente guarita quando non è presente dolore spontaneo e alla contrazione del muscolo. Normalmente perché ciò avvenga deve trascorrere un tempo variabile che va da 3 a 16 settimane a seconda dell’entità della lesione. Esercizi di condizionamento generale e una graduale e progressiva attività muscolare contro resistenza devono essere prioritari rispetto agli esercizi di forza esplosiva e alla ripresa dell’attività agonistica. L’atleta colpito da una lesione muscolare non dovrebbe partecipare a competizioni fino a quando non sia più presente dolore durante gli allenamenti più intensi. DOTT. LUCA STEFANINI Specialista in Medicina dello Sport

Gli strappi possono essere classificati in funzione dell’entità del danno in: I grado o lesione lieve: è caratterizzata da un eccessivo stiramento del muscolo con rottura di meno del 5% delle fibre muscolari. Non causa una limitazione del movimento anche se questo oppure l’allungamento passivo causano dolore intorno all’area interessta. II grado o lesione grave: interessa una parte maggiore del muscolo senza che via sia una rottura completa. Il dolore è aggravato da ogni tentativo di contrarre il muscolo. III grado o lesione gravissima: vi è la rottura completa del muscolo. Dopo circa 24 ore è possibile apprezzare un livido sulla cute, più in basso rispetto alla sede della lesione, ed è indicativo dell’avvenuto sanguinamento. La riparazione della lesione muscolare richiede la formazione di nuove fibre muscolari e la simultanea produzione di tessuto cicatriziale. Se la cicatrice copre una vasta area, la funzione potrà essere danneggiata e se si formano molte aree con differente elasticità il rischio di lesioni ricorrenti sarà notevolmente aumentato. Pertanto è fondamentale che le lesioni muscolari siano seguite con un programma di riabilitazione a lungo termine. Quali sono i provvedimenti da adottare in caso di lesione muscolare?

Lesione muscolare del bicibite femorale


Maggio 2012

Lesioni muscolari

Sport & Salute

VERSO LA GUARIGIONE / Tempistiche e metodologia

E’ UTILE SAPERE

Le fasi della riabilitazione Tre fasi sono state identificate in questo processo: 1. fase infiammatoria, caratterizzata dalla rottura e dalla necrosi delle miofibrille, dalla formazione di un ematoma fra i monconi rotti del muscolo e dalla reazione infiammatoria cellulare; 2. fase di rigenerazione, consistente nella fagocitosi del tessuto necrotizzato, dalla rigenerazione delle miofibrille e dalla produzione concomitante di una cicatrice di tessuto connettivo, così come la proliferazione capillare nella zona danneggiata. 3. fase di rimodellamento del muscolo, è un periodo durante il quale avviene la ma-

pendenti dal trattamento attuato nella fase iniziale (24-48 ore). Trattamento dopo 3-6 giorni Se la fase acuta è passata senza particolari problemi e il recupero della lesione sembra che progredisca in modo favorevole, può iniziare il trattamento più attivo del muscolo lesionato, se i sintomi causati dal muscolo danneggiato non riescono a migliorare 3 - 5 giorni dopo il trauma, questa è la fase nella quale è necessario riconsiderare l’esistenza di un ematoma intramuscolare o vasti danni del tessuto che potrebbero richiedere una at-

Lesione di 2° grado del bicibite femorale

turazione delle miofibrille rigenerate, la contrazione e la riorganizzazione del tessuto cicatriziale ed il recupero della capacità funzionale del muscolo. Le ultime 2 fasi – riparazione e rimodellamento – sono solitamente associate e/o sovrapposte. Il trattamento fisiochinesiterapico dell’atleta infortunato ha come scopo di: 1) limitare le conseguenze dell’azione lesiva sui tessuti interessati dal trauma; 2) prevenire i danni futuri; 3) restituire il più rapidamente possibile l’atleta alle competizioni nel rispetto dei tempi di guarigione biologica. Questi tre punti sono strettamente legati tra di loro e di-

tenzione speciale. Fase di Rigenerazione (dal 7° al 20° giorno) Gli studi mostrano che dopo 10 giorni dal trauma i muscoli testati hanno evidenziato una sufficiente resistenza tensile della cicatrice, La mobilizzazione precoce, facilita l’allineamento adeguato delle fibre del muscolo di rigenerazione ed aiuta nel recupero della resistenza alla trazione del muscolo lesionato. È di particolare importanza notare che tutte le attività fisiche di riabilitazione dovrebbero cominciare sempre con un riscaldamento sufficiente del muscolo danneggiato, Quando il riscaldamento è unito

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all’allungamento, l’elasticità del muscolo è migliorata, ed incrementata la capacità del muscolo lesionato per resistere ad eventuali ri-rotture. L’altro scopo dello stretching è quello di stendere la cicatrice durante una fase nella quale essa è ancora plastica, ma già ha la resistenza richiesta per impedire una retrazione dei monconi muscolari. L’allungamento non doloroso della cicatrice può essere realizzato allungando gradualmente, cominciando con stiramenti di 10 - 15 secondi alla volta per arrivare fino ad un periodo di 1 minuto. L’allungamento dovrebbe coinvolgere più volte lo stesso muscolo, perché l’allungamento ripetuto è stato indicato che diminuisce l’effetto resistente del muscolo allo stretching. Questi processi di guarigione devono essere tenuti in considerazione nel programmare il trattamento perché condizionano la cicatrice a seconda degli stimoli che subiscono. In questa fase quindi il trattamento fisiochinesiterapico deve rispettare il processo di cicatrizzazione, intervenendo esclusivamente per orientarlo secondo le caratteristiche delle strutture colpite. In questo periodo suggeriamo l’utilizzo di alcune terapie fisiche strumentali: 1) Ipertermia e/o tecarterapia che migliorano la vascolarizzazione e l’apporto di ossigeno; 2) Ultrasuonoterapia che facilita la rimozione dei cataboliti; 3) Massoterapia dapprima distanti dal focolaio e successivamente, a seconda dell’evoluzione, anche nella cicatrice e comunque non prima del 10°-15° giorno. Fase di Rimodellamento (dal 21° al 60° giorno) A guarigione quasi completata, deve essere iniziato il recupero specifico che si propone di ripristinare l’efficenza muscolare, lo schema motorio e la forza muscolare. Per il recupero completo questa fase si avvale degli esercizi isotonici (concentrici ed eccentrici) e delle esercitazioni tecniche specifiche. Questi indirizzi di trattamento permettono il recupero dell’atleta in tempi brevi, con minimo rischio, mentre l’osservazione dell’atleta sul campo permette di giudicare l’avvenuta guarigione e concedere il ritorno all’agonismo. PAOLO MATTANA Massofisoterapista osteopata

L’importanza della fisioterapia nelle lesioni muscolari 1

2

1 es. concentrico 2 es. eccentrico

P

er spiegare il perché è importante la riabilitazione nelle lesioni muscolari, è necessario capire quello che distingue un processo di guarigione di un muscolo scheletrico da un processo di guarigione di un osso. Nel muscolo scheletrico la guarigione è un processo di riparazione, mentre nell’osso la guarigione è un processo di rigenerazione. La maggior parte dei tessuti nel corpo, quando sono lesionati, guariscono con una cicatrice, che è un tessuto differente rispetto al precedente, mentre quando un osso è rotto, il tessuto riparato è identico al tessuto originale. Il processo di guarigione di un muscolo scheletrico danneggiato segue un modello pressochè costante indipendentemente dal tipo di trauma (contusione, stiramento o strappo). Per questo motivo, mentre la guarigione del tessuto osseo non può essere influenzata dall’iter riabilitativo, questo è fondamentale per la corretta guarigione del muscolo lesionato.

Ritorno all’attività agonistica


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Maggio 2012 Sport & Salute

Patologie dell’adulto

L’ALTRA MEDICINA

L’agopuntura può aiutare anche te

L’applicazione degli aghi

L’agopuntura fa parte delle medicine cosiddette non convenzionali e utilizza l’inserzione di aghi in specifici punti del corpo con lo scopo di migliorare la salute ed il benessere dell’individuo. Tale medicina è nata in Cina ed i primi riferimenti risalgono al 3.000 a.C. Secondo la Medicina Tradizionale Cinese il corpo umano deve essere considerato nel suo insieme armonico in cui la malattia rappresenta una alterazione del normale equilibrio che dovrebbe governare sia l’organismo del soggetto che l’ambiente che lo circonda. In tal senso l’agopuntura sfrutta alcuni canali che percorrono il corpo umano noti come Meridiani, attraverso i quali scorre il Qi (da intendersi come energia vitale che regola la vita della persona); il Qi può essere regolato e armonizzato attraverso l’infissione degli aghi in caso di presenza di patologie specifiche degli organi o dei meridiani stessi.. Nella Medicina Tradizionale Cinese spesso molti sintomi apparentemente diversi fra loro appartengono in realtà ad un unico quadro patologico e pertanto curando quel determinato quadro è possibile intervenire su diversi disturbi. Attualmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce valida l’agopuntura per il trattamento della nausea da chemioterapia, nella nausea gravidica, nella cefalea, nella depressione, nella cervicalgia, nella lombalgia e sciatalgia. In molte altre patologie, anche se non sono ancora stati effettuati studi accurati, sono stati riscontrati effetti positivi come ad esempio nel rivolgimento fetale, nella dismenorrea, nel dolore post-operatorio, nell’ipertensione, nella sindrome climaterica. Effetti dimostrati scientificamente attraverso studi di RM funzionale sono l’effetto antalgico, quello decontratturante e quello di aumento della vascolarizzazione locale. L’agopuntura è una tecnica poco invasiva e gli effetti collaterali sono estremamente ridotti.

IL MAL DI SCHIENA / La più comune causa di assenza dal lavoro

Cause, terapia e prevenzione La lombalgia (mal di schiena), rappresenta un problema molto diffuso. Statistiche americane dicono che riguarda il 15-20% della popolazione adulta ed è la più comune causa di assenza dal lavoro sotto i 45 anni. Il dolore interessa la parte bassa della colonna vertebrale subito sopra le natiche, principalmente lungo i fasci muscolari ancorati sulla colonna vertebrale (m. erector spinae). Si può manifestare al risveglio, coi primi movimenti della colonna, o la sera alla fine della giornata lavorativa. Per chi svolge, invece, un lavoro prevalentemente

le cause più frequenti di mal di schiena che interessano la popolazione in generale. Nel contesto di questa categoria il dolore può essere prevalentemente di origine discale, articolare (le faccette vertebrali), o miofasciale. La spondilodiscoartrosi è un processo di tipo degenerativo, che riguarda le varie parti della colonna vertebrale (disco, corpo vertebrale, faccette articolari, fasce muscolari) ed è particolarmente frequente nelle donne dopo la menopausa ed in generale negli anziani. L’osteoporosi induce la riduzione della massa ossea, cioè una

Kinesiterapia: esercizio di rinforzo muscolare

sedentario il dolore si manifesta dopo essere stati seduti a lungo o nel momento in cui ci si alza dalla sedia. Al contrario per alcuni il dolore si manifesta acutamente dopo uno sforzo o un movimento incongruo, con un irrigidimento muscolare che blocca i movimenti della schiena. Le cause più frequenti possono distinguersi principalmente in quattro categorie: Degenerative (Spondilodiscoartrosi) Osteoporosi (Crolli vertebrali) Traumatiche (Fratture) Ernia del disco. Nella dizione di “spondilodiscoartrosi” vengono raggruppate

diminuzione del contenuto di calcio e di proteine dell’osso. Ciò può condurre, per traumi minimi (od anche per movimenti usuali), a fratture dei corpi vertebrali. Tali fratture sono definite anche fratture spontanee e sono più di frequente appannaggio del sesso femminile dopo la menopausa. Le fratture traumatiche del rachide invece sono sempre provocate da traumi ad alta energia (incidenti moto-automobilistici, cadute dall’alto etc.) L’ernia del disco è una affezione della colonna vertebrale consistente in una rottura o uno sfiancamento dell’anello fibroso del di-

sco e conseguente dislocazione del nucleo polposo. La rottura o e lo sfiancamento del disco sono abitualmente secondari ad una degenerazione o invecchiamento del disco. Le ernie più frequenti sono quelle lombari, seguite da quelle cervicali e da quelle dorsali. Frequenti i casi di ernie multiple e di ernie famigliari. Tutte le età possono essere affette da ernia del disco, anche se la più colpita è quella compresa tra i 30 ed i 40 anni. La Terapia Per la lombalgia l’armamentario terapeutico è ampio, ma la scelta della terapia più adeguata è legata alla intensità delle manifestazioni ed allo scopo terapeutico. Dolori acuti, intensi e violenti, devono essere trattati innanzitutto con i farmaci antinfiammatori. La scelta è piuttosto ampia, ma molti sono gastrolesivi. Quelli più recenti sono meglio tollerati a livello gastrico. Dolori continui e persistenti richiedono un trattamento più complesso che implica la presenza di più figure professionali (ortopedico, fisioterapista, etc). In genere inizialmente si associano antinfiammatori non gastrolesivi con la fisioterapia strumentale (Tecar, TENS), seguiti poi non appena le condizioni cliniche del paziente lo consentono da un adeguato programma di attività fisica riabilitativa (Rieducazione posturale Globale, Stretching, Massoterapia). Quando sia ben individuabile un danno strutturale (instabilità delle faccette, stenosi lombare, bulging discale) la chirurgia può essere l’alternativa migliore. Prevenzione Un ruolo molto importante riveste la prevenzione. Infatti la lombalgia spesso esprime un decadimento fisico. Il mal di schiena si evita soprattutto mantenendo un buon tono posturale ed osteo-muscolare. Vanno evitati atteggiamenti viziati sul lavoro ed è fondamentale un’attività fisica di base in palestra. La menopausa può essere un notevole fattore aggravante e predisponente per via dell’osteoporosi, del decadimento muscolare e della lassità legamentosa. DR. GIORGIO IANNACCHERO MEDICO CHIRURGO Specialista in Ortopedia e Traumatologia


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Patologie dell’adulto

Sport & Salute

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SINTOMI DA NON TRASCURARE / “...quando cammino mi fanno male le gambe…”

L’arteriopatia degli arti inferiori La malattia aterosclerotica che colpisce le arterie coronarie determinando stenosi o occlusioni con conseguenti angina o infarto ha altri distretti bersaglio: le arterie cerebrali, le arterie renali, le arterie degli arti inferiori. In questo breve articolo ci interesseremo dell’arteriopatia degli arti inferiori. L’insorgenza della patologia è graduale, subdola, tanto che il paziente si abitua a conviverci senza darle troppa importanza. Come si manifesta? Durante il cammino, con una soglia variabile, ma relativamente stabile per ogni individuo, insorgono dolori muscolari (soprattutto ai polpacci, con indurimento della parte) che richiedono al paziente di fermarsi. Con il riposo, in pochi minuti il dolore si risolve e si può ripartire. In seguito i dolori si presentano per camminate sempre più brevi, quindi i piedi e poi le gambe diventano fredde. Per ultimo i dolori si presentano a riposo e possono comparire ulcere che testimoniano un insufficiente arrivo di sangue.. La patologia interessa circa il 70% dei soggetti con più di 70 anni. In letteratura esiste uno studio effettuato in Italia (1) con un questionario che Medici di famiglia distribuivano ai propri pazienti ed i risultati sono una “fotografia” del come vanno le cose nel nostro Paese. Come riportato in precedenza la malattia era presente, o meglio il paziente sapeva di esserne affetto, nel 70% dei casi sopra i 70 anni, ma è molto interessante notare come il 34% dei pazienti con arteriopatia degli arti inferiori presentasse anche una patologia coronarica. Non è tutto, in questi pazienti la malattia coronarica era più subdola in quanto essendo limitati nelle camminate i pazienti non manifestavano sintomi specifici, ma la coronaropatia progressivamente peggiorava per manifestarsi solo alla fine con infarto. Come conseguenza i pazienti con arteriopatia degli arti inferiori presentano un rischio di morte 4 volte maggiore rispetto ad una popolazione “sana” da questo punto di vista. Il rischio di morte cardiovascolare è addirittura 8 volte maggiore!

Schema di by-pass femoro-popliteo

Peraltro la mortalità cardiovascolare a 24 mesi di questa popolazione di pazienti era del 8,3%, ma si riduceva al 2,7% nei pazienti seguiti presso un ambulatorio dedicato (2). Si inizia a capire quindi che la presenza di un problema circolatorio in un distretto (cuore o gambe ad esempio) è solo un segnale di un problema che colpisce tutto l’organismo e non solo un suo “organo”. L’aspetto incredibile è che il 44% dei pazienti con arteriopatia, seppur sintomatici, ignorava la presenza della patologia e quindi non assumeva alcuna terapia specifica! Questo aspetto è legato al fatto che la malattia si manifesta molto lentamente e ci abituiamo poco per volta alla sua presenza limitandoci nella nostra attività. A volte il paziente che si muove poco non si rende conto della presenza del problema e la patologia si manifesta direttamente con la comparsa di ulcere (lesioni della pelle) che presentano difficoltà alla guarigione. Il motivo è facilmente spiegabile dall’origine delle ulcere: scarso arrivo di sangue e quindi morte delle cellule con comparsa della lesione; finchè non si riuscirà a far arrivare più sangue in questa zona l’ulcera non solo avrà difficoltà a rimarginarsi, ma tenderà a peggiorare progressivamente. Quindi risulta fondamentale rendersi conto della presenza del problema. Se pensiamo che in Italia in questi anni tanti pazienti vanno incontro ad amputazioni per problemi circolatori senza essere stati sottoposti neanche ad un ecodoppler ecco che abbiamo il quadro completo della situazione nel nostro Paese! Risulta prima di tutto importante che il paziente segnali la presenza del problema al proprio Medico perché se rilevate in tempo queste patologie possono essere trattate ed anche risolte con l’angioplastica (inserzione di palloncini o strumenti simili nell’arteria per migliorare il passaggio del sangue) o con veri e propri interventi chirurgici che con modalità diverse permettono la ripresa della circolazione del sangue. L’arteriopatia degli arti inferiori è quindi un aspetto subdolo della malattia aterosclerotica che risulta spesso sottovalutato dallo stesso paziente; il corretto inquadramento ed il successivo trattamento migliorano drasticamente la prognosi. Cosa fare quindi se camminando ho male alle gambe? Parlarne con il proprio Medico o con il proprio Specialista (Ortopedico, Cardiologo, Chirurgo Vascolare) che con una semplice visita può verificare lo stato della circolazione degli arti inferiori; nel caso in cui la patologia sia presente seguirà un ecodoppler e quindi una valutazione specialistica per valutare l’opportunità di intervenire o per ottimizzare la terapia. Sarebbe utile che, come avviene all’estero, il paziente venisse indirizzato in Centri dove potesse essere valutato nella sua completezza (abbiamo visto come la patologia aterosclerotica purtroppo sia una malattia di diversi distretti) in modo da non curare solo una gamba, ma il paziente nella sua interezza e complessità. Questo permetterà di non doversi sottoporre a ripetute valutazioni in tempi diversi da parte di diversi

Specialisti e non dover ripetere esami (ad esempio in alcuni Centri, pochi in Italia, in corso di angiografia delle gambe si possono valutare anche le coronarie e quindi il cuore) in modo da poter inquadrare il paziente in un modo completo senza analizzarlo “a pezzi separati”. Non trascuriamoci! DOTT. PAOLO RUSSO Medico Chirurgo, Specialista in Cardiologia, Emodinamista presso Maria Pia Hospital

LA PAROLA ALL’ESPERTO

IL COLPO DI FRUSTA VERRA’ ANCORA RISARCITO ?

Secondo il decreto liberalizzazioni imposto da Monti si potrebbe pensare che il c.d. colpo di frusta non dovrebbe più essere risarcito. ATTENZIONE!!! In effetti le cose non stanno propriamente in questi termini. La verità é che il danno và provato. Questo significa che, in caso di tamponamento o di incidente che provochi una distrazione del rachide cervicale, non é più sufficiente, contrariamente al passato, recarsi al pronto soccorso, fare un ciclo di fisioterapia, e farsi risarcire. Da oggi occorre sottoporsi ad esami più approfonditi che dimostrino realmente il danno subito, oltre che gestire la pratica in modo seri e professionale, per non vedersi negare il giusto ed equo risarcimento. Non esitare quindi a rivolgerti ad un esperto del settore, che sappia consigliarti il giusto percorso da seguire, oltre a rappresentarvi nei confronti della compagnia di assicurazioni. Oggi più che mai la figura del professionista esperto in risarcimento del danno costituisce la vera garanzia di tutela per il danneggiato. Studio blu


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Maggio 2012 Sport & Salute

Patologie dell’adolescente

OSTEOCONDROSI / Patologie interessanti i nuclei di accrescimento osseo

Il morbo di Osgood Schlatter Il morbo di Osgood-Schlatter, patologia che colpisce le ginocchia, altresì noto come osteocondrosi dell’apofisi tibiale anteriore fu descritto per la prima volta nel 1903 a opera di un ortopedico statunitense, Robert Bayley Osgood, e di un chirurgo elvetico, Carl Schlatter. La patologia interessa sia femmine che maschi, ma in questi ultimi la frequenza è tre volte superiore. Nei maschi si manifesta generalmente nel periodo compreso tra gli 11 e i 15 anni di età, mentre nelle femmine in quello compreso fra gli 8 e i 13 anni; ciò è dovuto al fatto che nel sesso femminile il processo di ossificazione dell’apofisi tibiale inizia più precocemente. Nel 25% dei casi, la patologia colpisce bilateralmente. Solitamente, i soggetti colpiti dal morbo di Osgood-Schlatter sono bambini che praticano sport in modo attivo, si riscontra specialmente in quelli che usano largamente il muscolo quadricipite (come accade, per esempio, nell’atletica, nel basket, nel calcio, nella danza, nel pattinaggio ecc.); la patologia è dovuta infatti alla ripetuta azione trauma-

Taping neuro-muscolare

tica causata dalla trazione del tendine rotuleo sulla sua inserzione a livello dell’apofisi tibiale nella fase di contrazione del muscolo estensore della gamba. L’intensità del dolore è maggiore al termine dei movimenti di flessione o di estensione del ginocchio; in alcuni casi è possibile riscontrare la formazione di una tumefazione locale. Una complicanza abbastanza frequente della sindrome di Osgood-Schlatter è la formazione di una salienza ossea che in genere è abbastanza piccola e non procura dolore a meno che non sia

sottoposta a una discreta pressione diretta; in alcuni casi è possibile la formazione di calcificazioni intra-tendinee che potrebbero essere, in età adulta, causa di processi infiammatori. Un’altra complicanza, invero molto rara, che potrebbe verificarsi è il distacco della tuberosità tibiale. L’indagine diagnostica per eccellenza, nel caso si sospetti la sindrome di Osgood-Schlatter, è l’esame radiografico che, generalmente, viene effettuato anche sull’arto controlaterale per permettere una migliore valutazione delle condizioni della tuberosità della tibia; il reperto radio-

CURE E PREVENZIONE / Quali le terapie indicate

La riabilitazione no proporzionalmente più deboli dei quadricipiti allora non saranno in grado di agire come una forza contraria alle contrazioni forti dei quadricipiti, che potrebbero mettere ulteriore stress sul tendine. Se i muscoli quadricipiti sono più deboli rispetto ai muscoli posteriori della coscia (molto raro) saranno cronicamente costretti a resistere ai muscoli posteriori della coscia. Il rafforzamento dei quadricipiti aiuta anche a facilitare l’allungamento muscolare e aumenta la flessibilità, se fatto correttamente attraverso una gamma completa di movimenLaser terapia to. In fase di ripresa è possibile L’approccio terapeutico è abbapraticare sport atraumatici come il stanza semplice e si avvale innannuoto, eccezion fatta per lo stile a zitutto della sospensione dell’attivi- rana, e il ciclismo, ovviamente su tà sportiva traumatica che, a sepercorsi facili e pianeggianti. Il deconda del grado di gravità della corso della malattia è generalmenmalattia, potrebbe durare diverse te benigno e ha una durata media settimane o addirittura alcuni mesi. che può arrivare ad alcuni anni. Nella fase acuta è possibile ricorPrevenire la malattia di Osgoodrere alla crioterapia e a farmaci di Schlatter significa evitare o modifitipo analgesico sia locali che siste- care le condizioni che portano ad mici, sottoporsi a sedute di magne- esso quale le ipertrofie del muscototerapia tecar-terapia. Superata la lo quadricipide rispetto ai muscoli fase acuta è possibile iniziare la fa- fessori ischiocrurali. Diventa quinse rieducativa, primo step di una di importante ridurre lo stress crolenta, ma graduale ripresa dell’atti- nico sul tendine rotuleo che provovità sportiva il programma rieduca- ca questo disturbo. L’uso di correttivo avrà lo scopo di rinforzare la te tecniche di riscaldamento contrimuscolatura. Lo sviluppo di un buiranno a preparare i muscoli e i equilibrio tra i tendini del ginocchio tendini per l’attività e ad aumentare e quadricipite è importante. Se i la flessibilità del tendine protegmuscoli posteriori della coscia so- gendolo da tale patologia.

grafico mostra spesso una tuberosità tibiale dall’aspetto irregolare e in qualche caso frammentato. L’indagine radiografica, oltre a precisare lo stadio di evoluzione della malattia, consente di verificare la presenza o meno di altre forme di osteocondrosi a carico del ginocchio. Nella fase curativa alcuni autori propongono anche l’immobilizzazione del ginocchio tramite una ginocchiera gessata (Ehrenborg, il primo autore a sostenere l’utilità dell’immobilizzazione, aveva osservato una riduzione dei tempi necessari alla guarigione pari a circa il 50%), ma tale pratica non trova tutti concordi; altri consigliano sedute di ultrasuoni o magnetoterapia. Il ricorso alla chirurgia è da considerarsi un’evenienza molto rara, da riservarsi a casi particolarmente gravi. Negli ultimi anni, per la cura della malattia, è stata introdotta un’ indagine posturale dalla quale spesso viene evidenziato uno squilibrio tra i muscoli estensori e i muscoli flessori della gamba. PAOLO MATTANA Massofisioterapista osteopata

RX del ginocchio


Maggio 2012

Terapie strumentali

Sport & Salute

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LA TECNICA / Attivazione dei processi riparativi e antiinfiammatori attraverso strumenti d’alta tecnologia

La Diatermia nel trattamento delle lombalgie La Tecarterapia o Diatermia ( Tecar e Tacarterapia sono marchi registrati di Unibell International), introdotta da alcuni anni anche in Italia, è una tecnica fisioterapica che stimola energia dall’interno dei tessuti, attivando i naturali processi riparativi ed antiinfiammatori attraverso uno strumento d’alta tecnologia. Il concetto di trasferire energia (calore) a scopi terapeutici ai tessuti dolenti infiammati o lesionati è comune a molte terapie fisioterapiche che fondano la propria efficacia sull’irradiazione di energia. Nelle tradizionali terapie, strumentali e non, l’irradiazione di energia si genera dall’esterno e si trasferisce ai tessuti, con TECAR la generazione di calore è endogena (interna) e si realizza attraverso il richiamo nell’area di trattamento di cariche elettriche presenti sotto forma di ioni nei nostri tessuti. Il metodo TECAR è un condensatore e funziona con modalità CAPACITIVA o RESISITIVA.

decontratturanti e di leggero stiramento applicando una temperatura medio bassa per poi salire sino a livello dorsale, associando le manovre ad una corretta respirazione diaframmatica da parte del paziente. La sensazione di calore che il paziente avverte è molto piacevole e permette un completo rilassamento delle catene muscolari ampliando l’efficacia

del trattamento a tutto il corpo che in condizioni di dolore acuto, come nel dolore lombare, va incontro a posture di compenso che aumentano la percezione di malessere generale. Come precedentemente accennato, Tecar è utilizzabile in modalità capacitiva o resistiva, solitamente in patologie come la lombalgia entrambe vengono

La Tecarterapia nella lombalgia La Lombalgia è una patologia molto frequente: la maggioranza delle persone ha avuto nella sua vita almeno un episodio di lombalgia. Questa può insorgere in modo acuto o cronico. I sintomi obiettivi sono: un dolore nella parte bassa della schiena spontaneo ed accentuato dai movimenti( soprattutto in flessione ed in rotazione), contratture delle masse muscolari della zona lombare direttamente collegate ad una rigidità del tronco. Tecar è ormai, per il terapista un ottimo e consolidato metodo per il trattamento della lombalgia. La seduta ha una durata media di trenta minuti all’interno dei quali il terapista può decidere e personalizzare, in base al soggetto ed al tipo di dolore da trattare, i tempi e le quantità di energie da utilizzare per ottenere nel minor tempo possibile una discreta risoluzione del dolore. Nella patologia lombare è fondamentale interrompere il circolo vizioso del dolore-contrattura-dolore. In questo tipo di trattamento è quindi possibile intervenire anche in fase acuta utilizzando un basso dosaggio di energia (calore) al fine di decongestionare i tessuti lombari interessati dall’infiammazione. La seduta si effettua con il paziente prono (a pancia in giù) e con la piastra sotto l’addome; viene trattato inizialmente e per almeno 10’ tutto il segmento muscolare lombare effettuando manovre

utilizzate ed alternate all’interno di ogni seduta per avere la possibilità di arrivare a diversi tessuti o strutture che possono essere interessate dall’infiammazione lombare. I protocolli tecar per il trattamento della lombalgia prevedono circa tre sedute la settimana per passare da una situazione di blocco e di dolore acuto ad una condizione accettabile per il paziente e permettere al terapista di risalire all’eventuale problematica primaria che ha scaturito la lombalgia. Solitamente un ciclo di cura completo consta mediamente di un numero di sedute che varia da 6 a 10 in base a diversi fattori e soprattutto alla prescrizione medica specialistica che deve essere sempre presente. E’ importante sottolineare che è un trattamento terapista dipendente, questo significa che la mano del terapista e le diverse tecniche applicate sono sempre fondamentali per un buon esito della cura. Si ricorda che Tecarterapia non ha controindicazioni ( fatte salve quelle relative a tutte quelle apparecchiature elettromedicali, come la presenza di pacemaker o la condizione di gravidanza) nè effetti collaterali. DOTT. ADRIANO GIACONELLI Tecnico ortopedico massofisioterapista

Una fase del trattamento per la lombosciatalgia

TERAPIE MANUALI / Tecnica massoterapica riflessogena

Il massaggio neuro-connettivale L’applicazione massoterapica connettivale risulta molto utile nelle malattie degli organi interni, soprattutto di natura funzionale. Il massaggio connettivale é a tutti gli effetti una tecnica massoterapica, il nome gli fu dato da una fisioterapista tedesca di noma Dike che sperimentando su se stessa il trattamento, si rese conto in prima persona della sua efficacia. L’applicazione di questa particolare tecnica di massaggio porta alla normalizzazione della tensione elastica e alla scomparsa di ogni reazione anomala dei tessuti.I tessuti sani si solleveranno con facilità di 2-3 cm in avanti e in alto, mentre se c’è un aumento della tensione dei sottocutanei circostanti, i tessuti si solleveranno con minor intensità rispetto a quelli normali. Il

dehor cortile interno

massaggio connettivale grazie alle particolari manovre che utilizza ha quindi la capacità di stimolare la circolazione a livello locale, e di apportare così maggior ossigeno alla parte trattata. Le reazioni del tessuto connettivo al massaggio possono spaziare dal prurito più o meno intenso ad ecchimosi più o meno estese che appaiono solitamente alla prima seduta. In alcuni casi possiamo avere delle reazioni neurali, quali sudorazione e palpitazioni ciò avviene per la diretta dipendenza dal sistema neurovegetativo. Il massaggio connettivale è controindicato in caso di: febbre o influenza in fase acuta, problemi cardiaci gravi, indigestione, diarrea, vomito, infiammazioni cutanee evidenti, bruciature.

Le zone riflessogene


Maggio 2012 Sport & Salute

8 Italia

U.S.D. CASELLE CALCIO

Coni

“Il Calcio è un linguaggio con i suoi poeti e prosatori” Pier Paolo Pasolini

Stage di tecnica calcistica per giovani calciatori dai 7 ai 16 anni

pranzo in loco assicurazione fornitura di 1 kit da allenamento LE ATTIVITA’ SARANNO SVOLTE dal 25/06/2012 al 20/07/2012 presso il Campo Sportivo Comunale di Caselle Torinese - Via alle Fabbriche, 127

La Scuola Calcio Rossonera organizza, inoltre, uno stage gratuito aperto a tutti i bambini nati tra il 2000 e il 2008 2008, nelle prime due settimane di Settembre dal Lunedì al Venerdì dalle ore 17,30 alle 19,30 presso lo Stadio Comunale "Fabrizio Mensone" di Via alle Fabbriche, 127 – Caselle Torinese. Il responsabile Roberto Virardi e numerosi istruttori patentati saranno a completa disposizione e terranno una serie di lezioni di avviamento al calcio e attività ludiche per i più piccoli. Si tratta di allenamenti quotidiani con giochi ed esercitazioni eseguiti secondo le regole indicate dalla F.I.G.C. Lo stage, aperto a tutti compresi i bambini che non hanno mai praticato il gioco del calcio, è totalmente gratuito. Come partecipare? Contattare la segreteria del U.S.D. Caselle Calcio al 011 9914343 oppure inviare una e-mail all’indirizzo casellecalcio@casellecalcio.it, o meglio ancora presentati al campo con visita medica sportiva valida e scarpette da calcio! Entra a far parte del U.S.D. Caselle Calcio! Vi aspettiamo numerosi!


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