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Progetto CREATIVITA Cooperazione per la Riscoperta delle Espressioni Artistiche Tradizionali ed InnovatiVe tra ITalia e Albania Interreg/Cards Italia-Albania, Asse IV: “Turismo, beni culturali e cooperazione istituzionale” - Misura 4.1: “Protezione e valorizzazione dei beni culturali” - Azione 3): “Progetti integrati per la valorizzazione delle culture tradizionali e moderne” lett. a), b), c). Partner Capofila Università degli Studi di Bari - Dipartimento per lo Studio delle Società Mediterranee

Partners di Progetto Conservatorio di Musica “N. Piccinni” Associazione UNISCO Network per lo sviluppo locale Puglia, Lavoro e Comunicazione Compagnia delle Formiche ITACA - International Theatre Academy of Adriatic Università degli Studi “Aleksander Xhuvani” - Elbasan Associazione Art & Culture For The Future - Tirana EPTA - European Piano Teacher Association - Tirana Pubblicazione realizzata da Associazione UNISCO Network per lo sviluppo locale Redazione a cura di Lucrezia Solimando - Elira Karaja Traduzione in albanese a cura di Blerina Mecule Progetto grafico Creativiassociati srl

Fotocomposizione WIP Edizioni

I dati e le informazioni contenuti in questa pubblicazione sono aggiornati al mese di ottobre 2008.


PREMESSA IL PROGETTO CREATIVITA Il progetto CREATIVITA Cooperazione per la Riscoperta delle Espressioni Artistiche Tradizionali ed InnovatiVe tra ITalia e Albania ambisce all’evoluzione socio-culturale delle comunità locali Italo – Albanesi attraverso un percorso di riscoperta delle diverse espressioni artistiche, classiche e contemporanee, di comune interesse. CREATIVITA, rientrante nel Programma di Iniziativa Comunitaria Interreg Italia-Albania, è a titolarità dell’Università degli Studi di Bari, in partenariato con Enti ed Organizzazioni pugliesi (Conservatorio di Musica “N. Piccinni”, Associazione UNISCO, Puglia Lavoro e Comunicazione, Compagnia delle Formiche, ITACA – International Theatre Academy of Adriatic) ed albanesi (Università degli Studi “Aleksander Xhuvani” di Elbasan, Associazione Art and Culture for the Future e EPTA Albania di Tirana). Le attività hanno come obiettivo quello di realizzare differenti azioni, combinazioni di più attività integrate, focalizzate sui seguenti ambiti: teatro, musica, letteratura ed elementi linguistici della civiltà albanese e pugliese. Le azioni di sviluppo del progetto sono state le seguenti. La promozione di attività teatrali. Obiettivo di questa azione è stato quello di replicare sui territori di riferimento del progetto la mitica impresa “Baracca del Teatro Universitario” di Federico García Lorca, impresa leggendaria con la quale Lorca si propose di portare la cultura classica spagnola nelle realtà rurali del Paese. Il progetto CREATIVITA ha svolto un’azione di recupero, sensibilizzazione e divulgazione analoga a quella lorchiana, incentrata però sulla Cultura Teatrale. La valorizzazione ed educazione artistica teatrale e musicale. È stato realizzato un percorso formativo per la costituzione di un

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gruppo di artisti e tecnici dello spettacolo teatrale e musicale, pronti a costituire la spina dorsale delle “masse artistiche e tecniche” di Enti Teatrali ed affini sia italiani che albanesi presenti nel territorio Adriatico. La valorizzazione degli elementi linguistici che ha avuto come fine ultimo quello di porre la lingua italiana “al servizio” della trasmissione e dell’approfondimento di contenuti della letteratura e della civiltà albanese tanto in Albania quanto in ambito transfrontaliero visto il valore veicolare che essa va assumendo soprattutto nell’area orientale ed interadriatica. Al fine di garantire una continuità delle buone pratiche nate in fase di sperimentazione della cooperazione e consolidare i risultati progettuali, è stato realizzato un percorso di “creazione d’impresa” curato da UNISCO, associazione che opera da anni nella formazione professionale, cooperazione internazionale e consulenza alle imprese, affinché si potesse incrementare quantitativamente e qualitativamente la cooperazione transfrontaliera Italia - Albania in ambito culturale ed artistico. Nello specifico il percorso di “creazione d’impresa” ha avuto i seguenti obiettivi: ✔ trasferire conoscenze e competenze specialistiche in materia di creazione e gestione d’impresa, in generale, con approfondimenti inerenti l’area specialistica delle imprese operanti in ambito culturale e teatrale; ✔ fornire un servizio di consulenza ed accompagnamento alla costituzione di organismi teatrali e culturali a favore dei beneficiari finali del progetto e cioè giovani italiani ed albanesi;

✔ creare uno strumento che fungesse da “guida” per tutti coloro che desiderano intraprendere un’attività d’impresa in Italia o in Albania o un’attività di matrice italo - albanese, con indicazioni specifiche per l’area artistica e culturale.

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IL VADEMECUM CREATIVITA Il Vademecum CREATIVITA è frutto di un approfondito lavoro di riordino dell’ampia legislazione civilistica e fiscale esistente sia in Italia che in Albania in merito alla creazione d’impresa. L’intento non è stato semplicemente raccogliere e riordinare la normativa esistente, ma tradurne i concetti in modo da renderli facilmente leggibili ed applicabili da tutti coloro che “sognano” di avviare un’attività economica siano essi già a conoscenza di elementi di economia ed organizzazione aziendale o meno. In sintesi, il Vademecum CREATIVITA è una guida pratica per muoversi con maggiore sicurezza nel grande panorama legislativo, italiano ed albanese, in tema di start – up d’impresa. L’ASSOCIAZIONE UNISCO L’Associazione UNISCO è un’organizzazione no profit che ha come filosofia di base dei suoi fondatori e dei suoi associati la volontà di unire, collaborare e fare rete con le organizzazioni e le risorse professionali pugliesi, nazionali e comunitarie, al fine di attivare un network che contribuisca con il suo operato allo sviluppo locale, con particolare riferimento ai giovani. Attraverso la divulgazione delle tematiche e dei principi relativi alla crescita culturale, economica e sociale dell’Unione Europea e dei Paesi terzi, UNISCO ha l’obiettivo di favorire lo sviluppo di politiche e di iniziative dirette all’informazione ed all’orientamento formativo e professionale dei giovani, le politiche attive del lavoro, la cultura dell’auto-impiego e dell’imprenditorialità e più in generale il raccordo con il mondo del lavoro, contribuendo così alla crescita di un’Europa “sociale” rispettosa dei valori della persona.

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SOMMARIO PARTE PRIMA – ITALIA

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1. INTRODUZIONE

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2. LAVORO AUTONOMO 2.1 L’Iva e i lavoratori autonomi 2.2 Il contratto 2.3 Aspetti previdenziali 2.4 Dichiarazione di inizio attività 2.5 I registri obbligatori 2.6 I costi di gestione 2.7 Detrarre l’Iva 2.8 Liquidare l’Iva 3. DITTA INDIVIDUALE 3.1 Impresa familiare 3.2 Impresa coniugale

4. SOCIETÀ DI PERSONE 4.1 Società semplice 4.2 Società in nome collettivo 4.3 Società in accomandita semplice

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5. SOCIETÀ DI CAPITALI 5.1 Le società per azioni 5.2 Le società in accomandita per azioni 5.3 Le società a responsabilità limitata 5.4 Gli organi sociali delle società di capitali 5.5 La fase costitutiva

30 31 33 33 34 36

7. INPS

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6. LA CLASSIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ ECONOMICHE 38 6.1 Quando è richiesto il codice dell’attività economica 38

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8. INAIL 9. TRIBUTI LOCALI 10. REGISTRO ESERCENTI IL COMMERCIO

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11. L’ATTRIBUZIONE DELLA PARTITA IVA 11.1 Contenuto delle dichiarazioni 11.2 Apertura della partita Iva presso la Camera di Commercio 11.3 Soggetti non residenti

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12. OPZIONI PER IL REGIME CONTABILE

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46 47

13. REGIME ORDINARIO 13.1 Adempimenti contabili 13.2 Come si determina il reddito

51 51 51

14. REGIME SEMPLIFICATO 14.1 Adempimenti contabili 14.2 Come si determina il reddito

52 52 53

15. REGIME SUPER – SEMPLIFICATO 15.1 Adempimenti contabili 15.2 Come si determina il reddito

54 54 55

16. REGIME SOSTITUTIVO PER LE ATTIVITÀ MARGINALI 16.1 Adempimenti contabili 16.2 Come si determina il reddito

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17. REGIME FORFETARIO 17.1 Adempimenti contabili 17.2 Come si determina il reddito

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18. REGIME SOSTITUTIVO PER LE NUOVE INIZIATIVE PRODUTTIVE

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Fattura Scontrino fiscale Ricevuta fiscale Documento di trasporto (DDT) Le registrazioni obbligatorie La liquidazione e il versamento

61 62 63 64 64 65 66

19. IVA 19.1 19.2 19.3 19.4 19.5 19.6

20. IMPOSTE SUI REDDITI

21. DICHIARAZIONI ANNUALI 21.1 Dichiarazione dei redditi 21.2 Dichiarazione Irap 21.3 Dichiarazione annuale Iva 21.4 Dichiarazione annuale dei sostituti d’imposta 22. ALTRI ADEMPIMENTI 22.1 Comunicazione annuale dati Iva 22.2 Acconto Iva

23. LE SOCIETÀ MUTUALISTICHE 24. LE SOCIETÀ COOPERATIVE

PARTE SECONDA – ALBANIA

1. ATTIVITÁ IMPRENDITORIALE IN FORMA INDIVIDUALE 2. MODELLI DI SOCIETÀ COMMERCIALI IN ALBANIA 2.1 Società in accomandita semplice 2.2 Società in nome collettivo

68 69 69 70 70 70 72 72 72 76 77 81 83 84 84 84

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2.3 Società a responsabilità limitata 2.4 Società per azioni

3. REGISTRAZIONE DELLE SOCIETÀ COMMERCIALI PRESSO IL REGISTRO COMMECIALE 4. REGISTRAZIONE / SOGGETTO GIURIDICO 4.1 Soggetti stranieri

5. OBBLIGHI DI GESTIONE ORDINARIA

6. TASSE 6.1 6.2 6.3 6.4 6.5

SULLE IMPRESE Tassi di imposta sulle persone giuridiche Base imponibile Spese deducibili dalle tasse Tassa di ritenuta alla fonte L’Amministrazione Fiscale

PARTE TERZA – ITALIA. FORME GIURIDICHE SUGGERITE PER ATTIVITÀ ARTISTICA

1. LA COOPERATIVA – PRINCIPI DELLA COOPERAZIONE 1.1 La cooperativa – Vademecum del cooperatore 1.2 Che cos’è una società cooperativa 1.3 Come si costituisce una società cooperativa 1.4 Le altre leggi sulla cooperazione 1.5 Adempimenti per costituire una cooperativa 1.6 La normativa della cooperazione 1.7 Costituire e gestire una cooperativa comporta costi contenuti 1.8 Avete un buon progetto? C’è chi può aiutarvi

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85 85 87 91 92 94 95 95 96 96 97 98

99 101 102 103 104 105 105 106 108 109


2. ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE 2.1 Come si costituisce un’associazione di promozione sociale 2.2 Atto costitutivo e Statuto 2.3 Assemblea costitutiva 2.4 Registrazione 2.5 Richiesta del Codice Fiscale 2.6 Iscrizione al Registro Nazionale 2.7 Agevolazioni fiscali per le Associazioni di Promozione Sociale

112 113 113 114 114 115 115 115

3. POSSIBILI FONTI DI FINANZIAMENTO 3.1 Lavoro autonomo 3.2 Microimpresa 3.3 Finanziamenti regionali a favore dello Spettacolo

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PARTE QUARTA – ALBANIA

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1. OJF – ORGANIZZAZIONI NON PROFIT (LEGGE 8788/2001) 1.1 Forme giuridiche delle O.N.P. (OJF) 1.2 Costituzione e registrazione delle O.N.P. 1.3 L’atto costitutivo delle O.N.P. 1.4 Lo statuto 1.5 L’organizzazione e il funzionamento 1.6 Organizzazioni Non Profit straniere 1.7 Documentazione e atti necessari per la domanda di esercizio dell’attività a tempo determinato 1.8 Disciplina dell’attività economica delle O.N.P. 1.9 Disposizioni scioglimento e liquidazione delle O.N.P.

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2. ESEMPIO RECENTE DI FINANZIAMENTO. ASSOCIAZIONI CULTURALI IN ALBANIA

3. RIFERIMENTI ASSOCIAZIONI CULTURALI (O.N.P.) ALBANESI

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PARTE QUINTA DISCIPLINA IMPRESE ITALO-ALBANESI

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1. ARTICOLO 14 CONVENZIONE ITALO-ALBANESE

2. A.T.I. ASSOCIAZIONE TEMPORANEA DI IMPRESE 2.1 Aspetti civilistici 2.2 Aspetti fiscali

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PARTE PRIMA ITALIA

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INTRODUZIONE Avviare un’attività imprenditoriale è un sogno di tante persone che, per le proprie attitudini, preferiscono “lavorare in proprio”, piuttosto che da dipendenti, e crearsi uno spazio nel mondo del lavoro. A volte rappresenta, invece, un’alternativa alla disoccupazione. Ma come si fa ad avviare un’impresa? Quali requisiti occorrono? Quali variabili bisogna considerare quando si avvia una nuova attività? Quali e quanti sono gli adempimenti amministrativi e fiscali richiesti? L’avvio di un’attività imprenditoriale necessita, in effetti, di una molteplicità di adempimenti che potrebbero scoraggiare se non si possiede una buona dose di entusiasmo e spirito d’iniziativa.

Per esercitare diverse attività commerciali sono ancora richieste agli operatori economici licenze, autorizzazioni, concessioni, nulla-osta, iscrizioni alla Camera di Commercio e alle gestioni previdenziali, denunce al Repertorio Economico Amministrativo (REA), eccetera.

Dal punto di vista fiscale, la situazione, almeno per quanto riguarda l’avvio di una nuova attività, è molto più semplice: è sufficiente, infatti, comunicare l’inizio dell’attività all’Agenzia delle Entrate, facendosi attribuire la partita Iva, e scegliere il regime contabile più rispondente alla forma giuridica dell’impresa che si vuol intraprendere (individuale o societaria).

Questa guida vuol essere d’aiuto a tutti quelli che, volendo intraprendere un’attività autonoma, desiderano orientarsi nel mondo degli adempimenti fiscali ed avere così soluzioni ad alcune delle domande sopra indicate.

Una delle prime scelte che deve fare chi inizia un lavoro in proprio è quella della forma giuridica che dovrà assumere la gestione. Si tratta di stabilire, in pratica, se lavorare individualmente o associarsi con altre persone, costituendo una società. Se si sceglie quest’ultima soluzione occorre, inoltre, decidere il tipo di società da costituire: società di capitale o società di persone (Snc, Sas, società semplice).

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Pubblicazione realizzata nell'ambito del progetto "CREATIVITA. Cooperazione per la Riscoperta delle Espressioni Artistiche Tradizionali ed InnovatiVe tra ITalia e Albania"

È importante avere le idee chiare sulla forma giuridica che si intende assumere, poiché le scelte effettuate all’inizio possono rivelarsi, in un secondo momento, inadeguate se non addirittura antieconomiche. Infatti, l’errore nella scelta della forma giuridica può determinare un sottodimensionamento o un sovradimensionamento dell’impresa che può generare, in entrambi i casi, ulteriori costi. Pertanto, è opportuno non trascurare di analizzare una serie di elementi, tra cui:

✔ la responsabilità patrimoniale: si dovrà decidere se limitare la responsabilità patrimoniale al capitale sottoscritto o coinvolgere l’intero patrimonio personale dell’imprenditore; ✔ la convenienza fiscale: la tassazione diretta, pur coinvolgendo la stessa categoria di reddito (quello d’impresa), varia a seconda della forma giuridica assunta; relativamente all’Irpef, ad esempio, le società di persone sono tassate in modo diverso (“per trasparenza”) rispetto alle ditte individuali;

✔ le prospettive economiche e finanziarie dell’attività aziendale: se per l’esercizio dell’attività servono ingenti capitali sarà preferibile scegliere una forma giuridica più evoluta, e quindi costituire una società.

Alla luce di tali considerazioni, si analizzano, di seguito, dal punto di vista giuridico, le principali caratteristiche della ditta individuale e delle società di persone e i vantaggi conseguibili scegliendo una forma rispetto all’altra.

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LAVORO AUTONOMO Sono da considerarsi lavoro autonomo: le attività artigianali, di impresa, commerciali, le libere professioni, sia quelle regolamentate che quelle non regolamentate, e i contratti a progetto. Rientrano, inoltre, in questa categoria le cosiddette libere professioni, vale a dire: ✔ quelle per il cui esercizio è necessaria l’iscrizione obbligatoria in albi o elenchi, tra queste: 1) le professioni tecniche: agronomi e forestali, architetti, geologi, geometri, ingegneri, periti agrari, periti industriali 2) le professioni giuridico-legali: avvocati, notai, attuari

3) professioni amministrative-economiche: commercialisti, consulenti del lavoro, ragionieri, agenti di cambio, spedizionieri doganali

4) professioni mediche e socio-sanitarie: biologi, chimici, tecnici di radiologia, veterinari, medici, odontoiatri, ostetriche, farmacisti, infermieri, assistenti sociali 5) altre professioni: giornalisti e pubblicisti

✔ quelle per il cui esercizio non è prevista alcuna iscrizione obbligatoria in albi o elenchi, ma sono comunque professioni disciplinate dalla legge

✔ quelle non regolamentate

Quali sono le condizioni necessarie per aprire una partita Iva, che cosa comporta e soprattutto quando conviene? La convenienza, infatti, può essere determinata da una serie di fattori, quali il reddito lordo annuo del lavoratore, la presenza o meno di altre fonti di reddito, il numero di committenti e la qualità degli stessi, i costi relativi ad acquisti (computer, cancelleria, libri, ecc.) od operazioni inerenti alla propria attività (l’affitto di un ufficio, per esempio). L’opportunità di aprire la partita Iva è però legata anche ad alcuni fattori soggettivi, quali la consapevolezza di maggiori responsabilità e adempimenti per il lavoratore, la necessità di autogestione e di autopromozione. In altri termini, il lavoratore autonomo assume su di sé il “rischio dell’impresa” che per gli altri lavoratori è assunto,

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invece, dal datore di lavoro. Tra i fattori oggettivi, assume particolare rilevanza il numero di committenti e, quindi, il reale grado di autonomia del collaboratore. Se, infatti, sei titolare di partita Iva, ma lavori per un unico committente, svolgendo la tua attività presso la sua struttura, utilizzando gli strumenti dell’impresa, se insomma la tua condizione lavorativa assomiglia molto di più a quella dei lavoratori dipendenti o parasubordinati, non ti sarà facile sfruttare una delle poche opportunità offerte dalla apertura di una partita Iva e cioè la possibilità di detrarre/dedurre le spese inerenti l’attività (perché, in questo caso, sono sostenute e scaricate dal committente stesso); e nemmeno ti sarà possibile diversificare il pur minimo rischio d’impresa che accompagna il lavoratore autonomo (in quanto se l’unico committente recede dal contratto, ti trovi senza lavoro). Se invece hai, o progetti di avere, più committenti, oppure intendi investire sulla promozione della tua attività, la partita Iva può esserti utile sia dal punto di vista del “riconoscimento” della tua professionalità e autonomia, che rispetto alla semplicità nell’attivazione di nuovi rapporti commerciali. 2.1 L’Iva e i lavoratori autonomi L’Iva è un’imposta generale gravante sui consumi che si applica alle cessioni di beni (vendita, somministrazione, ecc.) e alle prestazioni di servizi (tutte le prestazioni svolte in cambio d’un corrispettivo) effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o di arti e professioni. Possono aprire una posizione Iva, sono cioè soggetti passivi di Iva, gli artisti e i professionisti, cioè coloro che svolgono qualsiasi attività di lavoro autonomo con carattere di professionalità. Per essere tale, l’attività di lavoro autonomo in primo luogo deve essere caratterizzata dall’autonomia, vale a dire dall’assenza di vincolo di subordinazione nei confronti del committente. Non richiede l’esistenza di un’organizzazione e non richiede necessariamente l’iscrizione ad un albo professionale. Per professionalità si intende, infatti, un’attività di lavoro autonomo

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esercitata in modo abituale e non occasionale, anche se non esclusivo (può coesistere, ad esempio, con il lavoro dipendente) dietro corrispettivi di non modesta rilevanza economica. 2.2 Il contratto Una volta definita tra lavoratore e committente la consulenza o la prestazione d’opera, sebbene non sia obbligatoria la forma scritta, generalmente si procede alla compilazione di un contratto di prestazione d’opera scritto e firmato dalle parti. Questo documento, poiché è l’unico oggetto di riferimento in un eventuale contenzioso, è bene che comprenda la descrizione sufficientemente dettagliata dell’opera o del servizio richiesti; i tempi di consegna da parte del committente dei materiali necessari alla progettazione e/o realizzazione; i tempi di consegna del lavoratore; il prezzo pattuito; i tempi di pagamento; la data e le modalità di recesso. 2.3 Aspetti previdenziali In quanto lavoratore autonomo, il titolare di partita Iva deve iscriversi obbligatoriamente ad un Ente di Previdenza obbligatoria. Alcune professioni, nel tempo, hanno istituito un Albo (per tutelarsi dall’esercizio abusivo della professione) e delle “Casse”, ovvero degli Enti preposti alla riscossione e gestione dei contributi previdenziali e assistenziali degli iscritti. Non per tutte le professioni, però, esiste ed è attiva una Cassa Previdenziale di categoria, quindi per tutti i professionisti “orfani di cassa” (come ad esempio i grafici, gli informatici, i formatori, gli interpreti) è previsto l’obbligo di iscrizione all’ INPS. La misura del contributo INPS è del 17,80% o del 18,80%, a seconda del reddito prodotto, avendo diritto alle stesse prestazioni previdenziali (indennità di maternità e di malattia, assegni al nucleo familiare, pensione di anzianità) dei collaboratori. 2.4 Dichiarazione di inizio attività Per diventare titolari di partita Iva, occorre presentare la dichiarazione di inizio attività presso l’Ufficio Iva territorialmente compe-

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tente. In tale occasione, ti viene attribuito anche il numero di partita Iva che resta invariato fino alla cessazione dell’attività anche in caso di variazione del domicilio fiscale. 2.5 I registri obbligatori Aprire una partita Iva comporta la compilazione dei registri obbligatori che servono per effettuare le liquidazioni periodiche dell’Iva, per rilevare i ricavi e i costi di gestione, in breve per documentare contabilmente tutte le operazioni rilevanti ai fini delle imposte dirette (Iva) e indirette (IRPEF, IRAP e contributi) e rendere possibili i controlli dell’amministrazione finanziaria. I registri spesso sono conservati presso terzi (ad es. il commercialista). 2.6 I costi di gestione Se intuitivamente il concetto di ricavo è alla portata di tutti (è il compenso imponibile delle tue fatture, il corrispettivo per il servizio prestato), più difficile e meno immediato è il concetto di costo di gestione. Aprire una partita Iva non comporta dei costi fissi se sei un professionista; le imprese individuali, invece, sono soggette al diritto richiesto della C.C.I.A.A. pari a 80 € l’anno. Così come tutti i lavoratori dipendenti e collaboratori, anche i professionisti sostengono dei costi di produzione del reddito, per esempio costi di trasporto e costi telefonici, ma, a differenza delle altre categorie di lavoratori, devono far fronte anche ad altre spese correlate alla loro condizione di liberi professionisti. Parliamo essenzialmente delle spese per l’acquisto di beni (che per i dipendenti sono sostenute dal datore di lavoro) e per la copertura dei rischi legati alla professione (assicurazioni per rischi professionali). Tutti questi costi, in misura diversa, vanno ad abbattere l’importo su cui si calcoleranno le imposte, determinando un risparmio d’imposta tanto più alto quanto più alte saranno queste spese. 2.7 Detrarre l’Iva Così come i costi riducono l’imponibile delle imposte, l’Iva pagata sulle fatture di acquisto consente di ridurre l’Iva da versare all’Era-

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rio (quella esposta nelle fatture emesse). La detrazione Iva consiste nel diritto di sottrarre dall’Iva dovuta all’Erario sulle prestazioni rese, l’Iva relativa agli acquisti effettuati o alle operazioni eseguite dal contribuente nel medesimo periodo, purché si tratti di acquisti o operazioni inerenti all’attività del soggetto e l’Iva sia stata addebitata nella fattura emessa a carico del soggetto che ha acquistato il bene o ricevuto il servizio.

2.8 Liquidare l’Iva La liquidazione consiste nel calcolare la differenza fra l’ammontare complessivo dell’Iva inerente alle operazioni imponibili (Iva a debito) in un periodo e l’ammontare complessivo dell’Iva detraibile (Iva a credito) nello stesso periodo. La liquidazione può essere fatta con periodicità mensile o trimestrale. La liquidazione in sede di dichiarazione annuale consente, invece, il conguaglio dell’imposta relativa all’intero anno sulla base di tutti gli elementi attivi e passivi relativi al contribuente, tenendo conto anche degli eventuali versamenti periodici e dell’eventuale credito risultante dalla dichiarazione annuale dell’anno precedente non richiesto a rimborso.

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DITTA INDIVIDUALE La ditta individuale rappresenta una forma giuridica semplice in quanto per la costituzione non sono richiesti particolari adempimenti. Si ha una ditta individuale nel caso in cui una persona fisica intraprende un’attività economica volta alla produzione e/o allo scambio di beni o servizi, organizza e coordina a tale fine i fattori produttivi necessari (essenzialmente, capitale e lavoro), assumendo personalmente il rischio di tale attività. Il titolare della ditta individuale è l’unico responsabile dell’attività ed è esposto al rischio d’impresa. Infatti, egli risponde delle obbligazioni assunte in nome della ditta con tutto il proprio patrimonio presente e futuro (responsabilità illimitata). La ditta individuale può configurarsi anche come impresa familiare o azienda coniugale.

3.1 Impresa familiare L’impresa familiare è caratterizzata dal fatto che, oltre al titolare, vi partecipano il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo. I partecipanti all’impresa familiare hanno diritto agli utili, ad una quota dei beni acquistati con gli utili e ad una quota sugli incrementi dell’azienda. Il titolare dell’impresa, pur avvalendosi dei familiari, rimane, però, l’unico responsabile dell’attività: solo egli potrà essere soggetto ad eventuali procedure fallimentari. La normativa fiscale prevede che l’impresa familiare debba costituirsi per atto pubblico o scrittura privata autenticata.

3.2 Impresa coniugale L’impresa coniugale rappresenta l’unica forma d’impresa collettiva per la quale non è necessaria nessuna formalità in sede di costituzione. Le uniche condizioni per la costituzione di un’azienda coniugale sono: ✔ la sua costituzione deve avvenire dopo il matrimonio;

✔ i coniugi devono essere in regime legale di comunione (caratteristica non rilevante in caso d’impresa familiare);

✔ i coniugi gestiscono entrambi l’impresa senza alcuna posizione di subordinazione.

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SOCIETÀ DI PERSONE Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili (art. 2247 del Codice Civile). Nelle società di persone i soci (ad eccezione di quelli accomandanti della società in accomandita semplice) rispondono illimitatamente e solidalmente per qualsiasi debito contratto nell’esercizio dell’attività. In altri termini, per i debiti contratti dalla società, i soci rispondono con tutto il patrimonio personale e non soltanto nei limiti del proprio conferimento. Tale responsabilità è, però, sussidiaria. Ciò significa che i creditori sociali possono rivalersi sui patrimoni dei singoli soci solo dopo che il patrimonio sociale si sia rivelato insufficiente. Le società di persone sono di tre tipi: società semplice, società in nome collettivo, società in accomandita semplice. Vediamo, in sintesi, le principali caratteristiche di ciascuna di esse. 4.1 Società semplice Utilizzando la forma della società semplice è possibile esercitare solo attività non commerciali (ad esempio, agricola, professionale in forma associata, gestione di proprietà mobiliare o immobiliare). L’atto costitutivo non è soggetto a forme speciali, salvo quelle richieste dalla natura dei beni conferiti, mentre è invece obbligatoria l’iscrizione della società in una sezione speciale del Registro delle Imprese. Amministrazione, rappresentanza e responsabilità L’amministrazione della società, se non pattuito diversamente, spetta a ciascun socio disgiuntamente dagli altri. Inoltre, se il contratto non dispone diversamente, la rappresentanza spetta a ciascun socio amministratore e si estende a tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale. Per quanto riguarda la responsabilità, tutti i soci rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali. La responsabilità dei soli soci che non amministrano direttamente la società può essere esclusa mediante un esplicito patto contrario. Tale

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patto, per essere opponibile ai terzi, deve essere portato a conoscenza di questi ultimi con mezzi idonei (iscrizione nel Registro delle Imprese). I creditori sociali sono liberi di aggredire tanto il patrimonio sociale quanto i beni personali dei soci. Il socio fruisce, però, di un ridotto beneficio di preventiva escussione del patrimonio sociale e può quindi invitare il creditore ad agire preventivamente sui beni della società indicandogli quelli di più facile e pronta convertibilità in denaro. I creditori particolari del socio, invece, possono chiedere la liquidazione della quota del socio debitore, ma solo se dimostrano che gli altri suoi beni sono insufficienti a soddisfare i loro crediti. Possono colpire, inoltre, gli utili spettanti al socio debitore tramite il pignoramento presso terzi e procedere al sequestro conservativo della quota dello stesso in sede di liquidazione. Scioglimento La società semplice si scioglie in caso di: ✔ decorso del termine;

✔ conseguimento dell’oggetto sociale o sopravvenuta impossibilità di conseguirlo; ✔ volontà di tutti i soci;

✔ venir meno della pluralità dei soci, se nel termine di sei mesi questa non è ricostituita;

✔ altre eventuali cause previste nel contratto sociale.

Lo scioglimento del rapporto in capo ad un singolo socio può avvenire, invece, per morte, recesso o esclusione, di diritto o facoltativa (cioè per volontà degli altri soci). 4.2 Società in nome collettivo Per costituire una società in nome collettivo occorre la stipula di un atto pubblico o scrittura privata autenticata. L’inosservanza di tale adempimento comporta il divieto di iscrizione nel Registro delle Imprese (adempimento da eseguire entro 30 giorni dalla costituzione,

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a cura del notaio o degli amministratori): ciò significa che la società esiste, ma è considerata irregolare. La società agisce sotto una ragione sociale, costituita dal nome di uno o più soci con l’indicazione del rapporto sociale, e può esercitare sia attività commerciali che attività non commerciali; il reddito prodotto è comunque da considerarsi reddito d’impresa. Amministrazione, rappresentanza e responsabilità L’amministrazione, in mancanza di diversa pattuizione, spetta disgiuntamente a tutti i soci. Coloro che hanno l’amministrazione della società devono essere espressamente indicati nell’atto costitutivo. Anche gli amministratori che hanno la rappresentanza della società devono essere espressamente indicati nell’atto costitutivo: essi possono compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, salve le limitazioni che risultano dall’atto costitutivo o dalla procura. Per quanto riguarda la responsabilità, tutti i soci rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali. Nel caso in cui è stato stabilito un patto contrario, questo non ha effetto nei confronti dei terzi. I creditori sociali possono far valere i loro diritti sui beni sociali. Il divieto dei creditori sociali di agire direttamente nei confronti dei soci cessa solo dopo la preventiva escussione del patrimonio sociale. Invece, i creditori particolari del socio, finché dura la società, non possono chiedere la liquidazione della quota del socio debitore. Divieto di concorrenza e scioglimento Per la società in nome collettivo è previsto che, salvo deroga, nessun socio può svolgere, per proprio conto o altrui, un’attività concorrente con quella della società di cui fa parte, né può partecipare in qualità di socio illimitatamente responsabile ad un’altra società concorrente. L’attività in concorrenza potrà essere svolta, quindi, solo se c’è il consenso degli altri soci. Per quanto riguarda le cause di scioglimento, la società in nome collettivo si scioglie per:

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✔ decorso del termine;

✔ conseguimento dell’oggetto sociale o sopravvenuta impossibilità di conseguirlo;

✔ volontà di tutti i soci;

✔ venir meno della pluralità dei soci, se nel termine di sei mesi questa non è ricostituita;

✔ dichiarazione di fallimento (solo se ha per oggetto un’attività commerciale);

✔ provvedimento dell’autorità governativa;

✔ altre eventuali cause previste nel contratto sociale.

Lo scioglimento del rapporto in capo ad un singolo socio può avvenire, invece, per morte, recesso o esclusione di diritto o facoltativa (cioè per volontà degli altri soci). 4.3 Società in accomandita semplice Anche la costituzione di una S.a.s. deve avvenire mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata (l’inosservanza di tale adempimento comporta il divieto di iscrizione nel Registro delle Imprese, con conseguente irregolarità della società). Nella società in accomandita semplice convivono due categorie di soci (da indicare nell’atto costitutivo): ✔ accomandatari, responsabili solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali;

✔ accomandanti, obbligati nel limite della quota di capitale sottoscritta.

La società, che deve essere iscritta nel Registro delle Imprese entro 30 giorni dalla costituzione a cura del notaio o degli amministratori, agisce sotto una ragione sociale costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari; la presenza del nome di un socio accomandante nella denominazione comporta a questi la perdita della responsabilità limitata.

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Amministrazione, rappresentanza e responsabilità L’amministrazione della società può essere conferita solamente ai soci accomandatari. I soci accomandanti non possono, pertanto, compiere atti di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome della società, se non in forza di procura speciale e per singoli affari. Il socio accomandante che contravviene a tale divieto, assume responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali e può essere escluso dalla società. La rappresentanza della società spetta ai soci amministratori. Divieto di concorrenza e scioglimento Per la società in accomandita semplice, il divieto di concorrenza sussiste solo per i soci accomandatari. Le cause di scioglimento sono le stesse di quelle elencate per le società in nome collettivo.

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SOCIETÀ DI CAPITALI Le società di capitali sono definite tali in quanto l’elemento del capitale ha una prevalenza concettuale e normativa rispetto all’elemento soggettivo rappresentato dai soci. La partecipazione dei soci al capitale sociale può essere rappresentata da azioni o da quote a seconda della specifica tipologia societaria. Le caratteristiche delle società di capitali sono:

✔ personalità giuridica e autonomia patrimoniale perfetta (la società risponde soltanto con il suo patrimonio). Fanno eccezione le Sapa, dove i soci accomandanti sono obbligati soltanto nei limiti della quota del capitale sociale sottoscritta, mentre i soci accomandatari rispondono solidamente e illimitatamente;

✔ responsabilità dei soci per le obbligazioni sociali limitata. I soci rispondono per le obbligazioni assunte dalla società nei limiti delle azioni o quote sottoscritte; in caso di insolvenza della società i creditori non possono rivalersi sul patrimonio personale dei singoli soci. Un’eccezione a questo principio si verifica quando il socio firma delle fideiussioni a garanzia di prestiti alla società: in quel caso il creditore può rivalersi sul patrimonio personale del socio-fideiussore; ✔ potere di amministrazione svincolato dalla qualità di socio. Il socio può solo esercitare funzioni di controllo e di partecipazione ad utili e perdite e contribuire, con il suo voto proporzionale alle azioni/quote possedute, a scegliere gli amministratori; ✔ organizzazione di genere corporativo, con organi definiti dalla legge (sia nella tipologia che nelle funzioni: assemblea dei soci, amministratori, collegio sindacale);

✔ gestione con metodo collegiale a principio maggioritario. Le decisioni vengono prese collegialmente, con diritti di voto proporzionati all’entità della partecipazione al capitale sociale

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Le società di capitali si dividono in: ✔ Società per azioni (Spa);

✔ Società in accomandita per azioni (Sapa);

✔ Società a responsabilità limitata (Srl).

5.1 Le società per azioni Nelle società per azioni (Spa) il capitale sociale è rappresentato da azioni (il capitale sociale minimo è di 120.000 Euro). Le società per azioni possono emettere varie categorie di azioni (ordinarie, privilegiate, di godimento, senza voto, con voto limitato, di risparmio). Le società per azioni si distinguono in:

✔ società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, ovvero società che emettono azioni diffuse tra il pubblico in maniera rilevante (è il regolamento della Consob che stabilisce, in base al numero dei soci e all’ammontare del patrimonio netto della società, cosa si debba effettivamente intendere per “rilevante”). Queste società si distinguono a loro volta in società quotate (società quotate nei mercati regolamentati, che di solito non operano come società singole ma sono piuttosto inserite in un gruppo di imprese) e società non quotate (società che non ricorrono alla quotazione, ma sono tuttavia “aperte” al mercato del capitale di rischio in quanto hanno azioni diffuse in maniera rilevante presso il pubblico). Tra le società quotate, inoltre, si distingue tra società a ristretta base azionaria e società con azionariato diffuso (che coinvolgono su scala di massa azionisti detti “risparmiatori”).

✔ società che non fanno ricorso al mercato dei capitali di rischio, cioè non fanno ricorso al pubblico risparmio. Si tratta di società “chiuse” formate da un ristretto numero di soci.

Inoltre, per legge hanno carattere d’impresa esercitata da società per azioni le imprese di intermediazione mobiliare (imprese che, nell’interesse degli investitori, operano sui mercati finanziari con

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strumenti finanziari, definiti come “valori negoziabili sul mercato dei capitali” ed espressamente rivolti alla raccolta del risparmio su larga scala). Le imprese di intermediazione mobiliare sono: banche, imprese di assicurazione, società di gestione del risparmio (anche dette società ad investimento mobiliare - s.i.m.). Esse sono società azionarie a diritto speciale, vista la particolare normativa che le riguarda e che prevede: ✔ garanzie di trasparenza della proprietà, delle attività e degli assetti azionari, con particolare riguardo alle Partecipazioni rilevanti (le Partecipazioni rilevanti sono disciplinate dall’art. 120 del Testo Unico della Finanza quando: una persona fisica o società o ente partecipano, direttamente o indirettamente, in una società con azioni quotate in misura superiore al 2% del capitale sociale di questa; o quando una società con azioni quotate partecipa, direttamente o indirettamente, in altra società con azioni non quotate o in una società a responsabilità limitata, anche estera, in misura superiore al 10% del loro capitale. La Consob può variare le soglie per la rilevanza della partecipazione);

✔ disciplina dei rapporti di gruppo e degli accordi parasociali che possono intercorrere tra i soci di comando; ✔ nuovi diritti degli azionisti di minoranza;

✔ obblighi in materia di offerte pubbliche di acquisto e di scambio;

✔ disciplina della rappresentanza e delega nell’esercizio del diritto di voto e voto per corrispondenza; ✔ funzioni di controllo contabile e di gestione della società (esercitati dalla Consob, Commissione nazionale per le società e la borsa), con particolare riguardo ai documenti di bilancio.

Tali norme sono poste a particolare garanzia degli investitori, in linea anche con quanto stabilito dall’art. 47 della Costituzione (“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”).

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5.2 Le società in accomandita per azioni Le società in accomandita per azioni (Sapa) rappresentano una derivazione delle società per azioni; sono caratterizzate dalla presenza di due categorie di soci: i soci accomandatari, che rispondono solidalmente e illimitatamente dei debiti sociali ed hanno la qualifica di amministratori della società, e i soci accomandanti, che rispondono limitatamente alle quote sottoscritte e non possono svolgere le funzioni tipiche degli amministratori. Sia le Sapa che le Spa devono possedere le seguenti caratteristiche: ✔ il capitale sociale minimo è di 120.000 Euro;

✔ il capitale sociale è composto da azioni;

✔ le azioni devono essere di uguale valore, ma possono attribuire diversi diritti (azioni ordinarie, privilegiate, con voto limitato);

✔ possono far ricorso alla raccolta del risparmio pubblico attraverso l’emissione delle obbligazioni. 5.3 Le società a responsabilità limitata Le società a responsabilità limitata (Srl) costituiscono un modello societario a ristretta compagine sociale; in esse le quote sociali non possono essere rappresentate da azioni ed è vietata la raccolta del risparmio presso il pubblico. Le caratteristiche delle Srl sono: ✔ il capitale sociale minimo è di 10.000 Euro; ✔ il capitale sociale è diviso in quote;

✔ le quote possono essere di importo diverso, ma non possono essere oggetto di sollecitazione all’investimento del pubblico risparmio;

✔ i titoli di debito emessi dalla società possono essere sottoscritti soltanto da investitori professionali.

Il valore dei conferimenti non può essere complessivamente inferiore all’ammontare del capitale sociale. Le decisioni vengono prese con deliberazione assembleare, ma l’atto costitutivo può derogare

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a tale norma. Le Srl possono essere costituite per contratto o con atto unilaterale, purché l’atto costitutivo rispetti i requisiti indicati dalla legge. 5.4 Gli organi sociali delle società di capitali Perché la società operi regolarmente occorre che al suo interno vengano svolte correttamente determinate funzioni comuni a tutte le società: l’organizzazione, la gestione e il controllo (artt. 2363-2409 CC). Nelle società di capitali ciascuna di queste funzioni compete ad un organo corrispondente: a) l’Assemblea, che delibera sull’organizzazione interna e le questioni più importanti della società; b) il Consiglio di amministrazione, oppure l’Amministratore unico, che ha funzione esecutiva e di gestione; c) il Collegio sindacale, che ha funzioni di controllo. a) L’Assemblea L’Assemblea è l’organo collegiale nel quale si forma, secondo il criterio maggioritario, la volontà sociale. Gli altri organi, cioè l’Amministratore e il Collegio sindacale, sono subordinati all’Assemblea. Il pieno diritto di voto in Assemblea spetta ai soci possessori di azioni ordinarie, i quali possono intervenire in Assemblea anche per procura e non quindi per forza di persona. L’Assemblea ordinaria e quella straordinaria sono fondamentalmente lo stesso organo, ma deliberano su questioni diverse. Sono previsti per i due tipi di assemblee diverse soglie minime di costituzione (quorum costitutivi) e di decisione (quorum deliberativi) (art. 2368 CC). L’Assemblea è ordinaria quando (art. 2364): ✔ approva il bilancio;

✔ nomina o revoca gli amministratori, i sindaci, il presidente del collegio sindacale e il revisore contabile;

✔ determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non è stabilito dallo statuto;

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✔ delibera sulle responsabilità degli amministratori e dei sindaci;

✔ delibera sulle altre questioni poste alla sua attenzione dalla legge, dallo statuto o dagli amministratori.

L’Assemblea è straordinaria quando è chiamata a deliberare (art. 2365 CC): ✔ sulle modificazioni dello statuto;

✔ sulla nomina e sui poteri dei liquidatori.

b) Gli amministratori Gli amministratori costituiscono l’organo esecutivo della Spa. Agli amministratori, nominati dall’assemblea o dall’atto costitutivo, è affidato il compito di dare materiale esecuzione sia alle delibere dell’assemblea, sia agli atti di gestione, tanto di ordinaria quanto di straordinaria amministrazione (art. 2380 CC). L’amministrazione può essere: ✔ unica: viene nominato un amministratore unico (AU);

✔ collegiale: viene nominato il consiglio di amministrazione (CdA), diretto da un presidente che viene designato dall’assemblea oppure dagli stessi componenti del consiglio di amministrazione. In questi casi spesso il consiglio delega ad un amministratore delegato alcune funzioni.

Gli amministratori hanno l’obbligo di:

✔ far tenere i libri obbligatori, sociali e contabili;

✔ redigere il bilancio di esercizio;

✔ convocare l’assemblea dei soci.

Nelle Spa l’amministrazione è affidata a persone solitamente diverse dai soci, mentre nelle Sapa sono amministratori di diritto i soci accomandatari.

c) Il controllo sulla gestione e il controllo contabile Nelle Spa la funzione di controllo sulla gestione è affidata al Colle-

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gio sindacale, che è composto (art. 2397 CC) da tre o cinque membri effettivi e da due membri supplenti, tutti nominati dall’Assemblea, ed ha la durata di tre anni. L’Assemblea designa anche il presidente del Collegio sindacale, che deve vigilare: ✔ sull’osservanza della legge e dello Statuto;

✔ sul rispetto dei principi di corretta amministrazione;

✔ sull’adeguatezza dell’organizzazione amministrativa e contabile della società e sul suo concreto funzionamento.

Il controllo contabile, che può essere affidato anche a un revisore contabile od a una società di revisione, consiste, invece: ✔ nella verifica periodica della regolare tenuta della contabilità sociale e della corretta registrazione nella contabilità dei fatti di gestione; ✔ nella verifica del bilancio e, in particolare, della rispondenza dello stesso alla normativa e alle risultanze della contabilità;

✔ nella formulazione di un giudizio sul bilancio.

5.5 La fase costitutiva Per costituire una Società per Azioni occorrono la stipulazione dell’atto costitutivo, il deposito dello stesso presso l’ufficio del Registro delle Imprese entro 20 giorni dalla costituzione e l’iscrizione della società presso l’ufficio del Registro delle Imprese. Questa stessa procedura deve essere osservata anche per le eventuali modificazioni apportate allo statuto e all’atto costitutivo nel corso della vita della società. Le condizioni preliminari per la costituzione di una Spa o Sapa sono: ✔ sottoscrizione dell’intero ammontare del capitale sociale;

✔ versamento del 25% dei conferimenti;

✔ presentazione della relazione di un esperto designato dal tribunale se vi sono conferimenti di beni e crediti (viene stabilito il valore del conferimento);

✔ sussistenza di leggi speciali od autorizzazioni governative in

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relazione all’oggetto sociale.

Le condizioni preliminari per la costituzione di una Srl sono:

✔ sottoscrizione dell’intero ammontare del capitale sociale;

✔ versamento del 25% dei conferimenti oppure stipulazione di una polizza assicurativa o di una fideiussione bancaria per un importo almeno corrispondente;

✔ presentazione della relazione di un esperto iscritto all’Albo dei revisori (oppure di una società di revisione) se vi sono conferimenti di beni e crediti (viene stabilito il valore del conferimento); ✔ sussistenza di leggi speciali od autorizzazioni governative in relazione all’oggetto sociale.

Nella Società per Azioni la costituzione può avvenire secondo due diverse modalità:

✔ costituzione simultanea: effettuata da parte di un gruppo ristretto di persone che, in presenza di un notaio che redige l’atto costitutivo, sottoscrive l’intero capitale e stabilisce lo statuto;

✔ costituzione per pubblica sottoscrizione: detta anche costituzione successiva, mediante la quale un gruppo di soci promotori stabilisce un programma sulla cui base si raccolgono sottoscrizioni secondo le modalità stabilite dalla legge.

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LA CLASSIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ ECONOMICHE Tutte le attività economiche sono classificate in una tabella e contraddistinte da un apposito codice identificativo che va utilizzato dai contribuenti in tutti gli atti e le dichiarazioni da presentare all’Agenzia delle Entrate.

È stata approvata con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia del 16/11/2007 la nuova tabella di classificazione delle attività economiche - ATECO 2007 - che a partire dal 1° gennaio 2008 deve essere utilizzata dai contribuenti negli atti e nelle dichiarazioni da presentare all’Agenzia delle Entrate.

6.1 Quando è richiesto il codice dell’attività economica L’indicazione del codice dell’attività economica esercitata è espressamente richiesta in numerosi modelli che il contribuente è chiamato a presentare all’Agenzia delle Entrate per assolvere gli adempimenti fiscali previsti. L’individuazione del codice attività assume particolare importanza, ad esempio, quando si presenta la dichiarazione di inizio attività, di variazione dei dati, di cessazione dell’attività. Inoltre, l’indicazione del codice attività è prevista nelle dichiarazioni annuali da presentare per l’assolvimento delle imposte sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto (si pensi, ad esempio, al Modello Unico, alla Dichiarazione Iva, alla Comunicazione annuale dei dati Iva). Dal punto di vista fiscale, il primo atto formale per chi intraprende un’attività economica, sia di tipo autonomo che imprenditoriale, è quello di segnalarlo all’Agenzia delle Entrate mediante la presentazione di apposita dichiarazione entro 30 giorni dall’inizio dell’attività o dalla costituzione della società. Sostanzialmente, gli adempimenti principali da assolvere sono: ✔ la richiesta di attribuzione del numero di partita Iva; ✔ la scelta del regime contabile.

Anche se si tratta di un adempimento di natura amministrativa, si

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ricorda che entro 30 giorni dall’inizio dell’attività quasi tutte le imprese (sia individuali che societarie) hanno l’obbligo di iscriversi nel Registro delle Imprese e nel Repertorio Economico Amministrativo (REA), registri tenuti presso le Camere di Commercio. Per i principali adempimenti amministrativi si rinvia alla tabella.

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INPS Dal 01/01/2006, gli imprenditori che si iscriveranno alla Camera di Commercio (titolari e soci di società), verranno automaticamente iscritti anche all’INPS senza nessun ulteriore adempimento da parte loro, ricevendo poi in breve tempo copia di avvenuta iscrizione negli elenchi previdenziali. Resta in vigore, invece, l’obbligo personale di iscrivere gli eventuali collaboratori familiari che svolgono attività nell’impresa e vanno sempre comunicate le variazioni anagrafiche intervenute successivamente alla nascita dell’azienda. www.inps.it

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INAIL Provvede soprattutto all’assistenza economica ai lavoratori soggetti a rischio d’infortunio sul lavoro o di malattia professionale; oltre ai dipendenti è obbligatoria l’iscrizione anche per i familiari collaboratori del titolare e i soci di società, nonché per il solo titolare artigiano. La denuncia all’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro deve essere presentata contestualmente all’inizio dell’attività, mentre vanno comunicate 30 giorni successivi all’evento le variazioni intervenute o la cessazione dell’attività soggetta ad assicurazione. http://www.inail.it

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TRIBUTI LOCALI Per poter esercitare una qualsiasi attività imprenditoriale in locali appositamente predisposti, l’impresa dovrà iscriversi ai ruoli della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, comunicando al comune di competenza i mq. occupati a qualsiasi titolo (proprietà, locazione, comodato, ecc.); inoltre, qualora volesse pubblicizzare la nuova attività collocando una targa o un’insegna, dovrà ottenere la preventiva autorizzazione all’installazione del mezzo pubblicitario (scritta, cassonetto, ecc.) sempre presso il competente ufficio comunale. Una volta completato l’iter burocratico dei primi adempimenti, l’imprenditore dovrà espletare annualmente una serie di incombenze obbligatorie, quali: ✔ versamento periodico allo Stato dell’Iva (mensile o trimestrale); ✔ redazione ed invio del modello UNICO relativo alla denuncia dei redditi annuali;

✔ versamento di acconti o saldi, in date prestabilite, delle imposte sui redditi (Irap, Irpef ed Irpeg).

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REGISTRO ESERCENTI IL COMMERCIO L’art. 3 del Decreto Legge n. 223/2006 (G.U. n. 153 del 4 luglio 2006), convertito con Legge n. 248/06 (G.U. n. 186 dell’11 agosto 2006), ha soppresso il Registro Esercenti il Commercio (REC) previsto dalla legge n. 187/91 – Disciplina dell’attività di somministrazione). Di conseguenza l’ufficio REC non accetta più domande di iscrizione o domande di esame. Chi intende avviare un’attività di somministrazione di alimenti e bevande dovrà documentare direttamente al Comune il possesso dei requisiti personali, morali e professionali richiesti dalla Legge 287/91.

L’art. 3, comma 1, lett. a), fa salvi i requisiti professionali soggettivi riguardanti il settore alimentare e quello della somministrazione di alimenti e bevande. Ciò significa che ai fini dell’accesso all’attività di vendita dei prodotti appartenenti al settore alimentare e all’attività di somministrazione di alimenti e bevande il possesso dei requisiti professionali resta obbligatorio. A seguito della soppressione del Registro Esercenti il Commercio per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande e degli esami, il requisito della pratica commerciale, ovvero l’avere “prestato servizio, per almeno due anni negli ultimi cinque, presso imprese esercenti attività di somministrazione di alimenti e bevande, in qualità di dipendenti qualificati addetti alla somministrazione, alla produzione o all’amministrazione o, se trattasi di coniuge, parente o affine entro il terzo grado dell’imprenditore, in qualità di coadiutore” (cfr. art. 2, comma 3, ultimo periodo, della legge n. 287), può essere ritenuto valido ai fini della dimostrazione del possesso della qualificazione professionale, analogamente a quanto già previsto ai fini dell’avvio dell’attività di vendita nel settore alimentare dal D. Lgs. n. 114 (cfr. art. 5, comma 5, lett. B.).

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L’ATTRIBUZIONE DELLA PARTITA IVA La partita Iva è un codice formato da 11 caratteri numerici: i primi 7 individuano il contribuente attraverso un numero progressivo, i 3 successivi individuano il codice dell’Ufficio, mentre l’ultimo è un carattere di controllo. Per i soggetti diversi dalle persone fisiche, che non fossero già in possesso di un codice fiscale al momento di iniziare l’attività, la partita Iva assume anche valore di codice fiscale. Richiedere la partita Iva è abbastanza semplice e non ha alcun costo. I modelli che si utilizzano sono quelli predisposti per denunciare l’inizio attività (approvati con provvedimento del Direttore dell’Agenzia del 12 novembre 2002) e sono di due tipi, secondo la veste giuridica del richiedente: ✔ Mod. AA9/7, per ditte individuali e lavoratori autonomi;

✔ Mod. AA7/7, per soggetti diversi dalle persone fisiche (società, enti, ecc.).

I predetti modelli, con le relative istruzioni di compilazione, si possono prelevare gratuitamente dal sito dell’Agenzia (www.agenziaentrate.gov.it) nella sezione “Modulistica - Altri modelli”. Essi vanno presentati in uno dei seguenti modi: a) presentazione diretta (anche a mezzo di persona appositamente delegata) ad un qualsiasi ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate, in duplice esemplare. L’ufficio assegnerà gratuitamente un numero di partita Iva che resterà invariato fino al momento della cessazione dell’attività, anche se dovesse variare il domicilio fiscale. Tale numero deve essere indicato nelle dichiarazioni fiscali, nella homepage dell’eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto;

b) invio per posta (mediante raccomandata), ad un qualsiasi ufficio locale dell’Agenzia, di un unico esemplare, allegando copia fotostatica di un documento di identificazione del dichiarante. In questo caso le dichiarazioni si considerano presentate nel giorno in cui sono spedite; c) invio telematico direttamente dal contribuente o tramite gli intermediari abilitati. In tal caso le dichiarazioni si considerano pre-

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sentate nel giorno in cui sono trasmesse telematicamente all’Agenzia delle Entrate. La prova della presentazione è data dalla comunicazione dell’Agenzia, che attesta l’avvenuto ricevimento della dichiarazione. L’invio telematico dei Modelli AA7/7 e AA9/7 L’invio telematico richiede l'utilizzo di un prodotto che consenta di compilare le dichiarazioni in formato elettronico. L’Agenzia delle Entrate ha reso disponibili i seguenti software: - ATTVAPF141 (inizio attività imprese individuali e lavoratori autonomi); - ATTVAPNF131 (inizio attività soggetti diversi dalle persone fisiche); - VARVAPF131 (variazione dati imprese individuali e lavoratori autonomi); - VARVAPNF121 (variazione dati soggetti diversi dalle persone fisiche); - CESVA140 (cessazione attività). Per scaricare le applicazioni basta accedere alla sezione “Software” del sito dell’Agenzia (http://fisconline.agenziaentrate.gov.it/). L’invio diretto della dichiarazione va eseguito dal responsabile della stessa o, per i soggetti diversi dalle persone fisiche, dal rappresentante del soggetto. Per ogni dichiarazione trasmessa è predisposta una comunicazione di avvenuta presentazione (ricevuta), resa disponibile sullo stesso sito entro 24 ore dall’invio.

11.1 Contenuto delle dichiarazioni Le dichiarazioni devono contenere i dati anagrafici del contribuente e le informazioni inerenti l’attività esercitata. Se varia uno degli elementi indicati nella dichiarazione di inizio attività (ad esempio il domicilio fiscale) il contribuente deve presentare, entro 30 giorni, la dichiarazione di variazione (sugli stessi modelli AA9/70 AA7/7) ad un qualunque Ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate.

11.2 Apertura della partita Iva presso la Camera di Commercio In alternativa alle modalità sopra descritte, coloro che sono tenuti all’iscrizione nel Registro delle Imprese o alla denuncia al Repertorio Economico Amministrativo (REA), hanno la possibilità di aprire

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una posizione Iva o dichiarare la cessazione della loro attività (per le comunicazioni di variazione non è ancora possibile) direttamente presso la Camera di Commercio. Per quanto riguarda le regole di presentazione, un recente decreto del Ministero delle Attività Produttive, ha previsto:

✔ per le imprese individuali, la presentazione su supporto cartaceo, con utilizzo in duplice esemplare del Modello AA9/7, ovvero la presentazione telematica o su supporto informatico; ✔ per i soggetti diversi dalle imprese individuali, solo la presentazione per via telematica o su supporto informatico (la trasmissione, in tal caso, deve essere corredata da firma digitale).

All’ufficio del Registro delle Imprese spetta poi trasmettere i dati, in via telematica, all’Agenzia delle Entrate, rilasciando apposita certificazione dell’avvenuta operazione al contribuente interessato.

11.3 Soggetti non residenti I non residenti possono nominare, anche in presenza di una stabile organizzazione nel territorio dello Stato, un rappresentante fiscale o, in alternativa, identificarsi direttamente (art. 3S-ter del D.P.R n. 633/1972), al fine di assolvere gli obblighi o esercitare i diritti che derivano dall’effettuazione di operazioni rilevanti agli effetti dell’lva

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in Italia non imputabili alla stabile organizzazione. Pertanto, il soggetto non residente potrà assumere una duplice posizione Iva, da cui deriva l’attribuzione, da parte dell’Anagrafe tributaria, di due distinti numeri di partita Iva.

Sia i non residenti che si avvalgono di una stabile organizzazione in Italia che i rappresentanti fiscali, dagli stessi nominati ai sensi dell’art. 17 (secondo comma) del D.P.R n. 633/1972, devono provvedere all’apertura di una posizione Iva utilizzando uno dei predetti modelli (AA7/7 o AA9/7) a seconda della forma giuridica.

Quelli che intendono identificarsi direttamente, invece, devono redigere la dichiarazione di inizio attività sul modello ANR/l (disponibile anch’esso sul sito dell’ Agenzia) e presentarla, direttamente o tramite servizio postale, esclusivamente all’Ufficio locale di Roma 6, competente a gestire i rapporti con tali contribuenti. Non è previsto, per questo tipo di dichiarazione, l’invio telematico, che è invece possibile per le dichiarazioni di variazioni dati o cessazione attività. ATTENZIONE Gli istituti della “rappresentanza fiscale” e della “identificazione diretta” sono alternativi. Pertanto, i soggetti non residenti che intendono adottare un istituto in luogo dell’altro, precedentemente adottato, devono prima cessare l’attività chiudendo la partita Iva in loro possesso e conservare il codice fiscale già attribuito in passato da utilizzare per la nuova attività scelta.

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OPZIONI PER IL REGIME CONTABILE Nella richiesta del numero di partita Iva, il contribuente che inizia una nuova attività non ha l’obbligo di indicare anche l’opzione per il regime contabile scelto. Infatti, la validità dell’opzione è basata sul comportamento del contribuente. Tuttavia, le opzioni vanno comunicate nella prima dichiarazione Iva annuale da presentare successivamente alla scelta operata. Se il contribuente è esonerato dalla presentazione della dichiarazione annuale Iva, deve comunicare l’opzione o la revoca del regime contabile nel modello di dichiarazione dei redditi (Modello Unico), allegando allo stesso l’apposito quadro per le comunicazioni delle opzioni e revoche contenuto nella modulistica della dichiarazione annuale Iva. In caso di mancata comunicazione, pur restando valida la scelta del contribuente, si applica la sanzione amministrativa da 258 a 2.065 Euro.

Come per la forma giuridica, anche per il regime contabile da adottare è possibile per le imprese scegliere tra più soluzioni. La scelta, che condizionerà i conseguenti obblighi nei confronti del Fisco, dipende da molteplici fattori, i più importanti dei quali sono: ✔ il volume d’affari che si presume di realizzare;

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✔ la forma giuridica adottata; ✔ le dimensioni aziendali;

✔ la possibilità di usufruire di semplificazioni, sia per la tenuta dei registri contabili che per il calcolo delle imposte.

Vediamo, allora, quali sono i regimi contabili a disposizione delle imprese, i principali adempimenti che ciascuno di essi comporta, i vantaggi e le semplificazioni.

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REGIME ORDINARIO Si tratta di un regime sempre obbligatorio per le società di capitali. Per le società di persone e le ditte individuali, la tenuta della contabilità ordinaria è obbligatoria solo se nel periodo di imposta precedente sono stati conseguiti ricavi superiori ai seguenti importi: ✔ 309.874,14 Euro, nel caso di attività di prestazione di servizi; ✔ 516.456,90 Euro, negli altri casi.

Al di sotto di tali limiti il regime ordinario è facoltativo.

13.1 Adempimenti contabili Le ditte individuali e le società di persone in contabilità ordinaria devono tenere i seguenti registri: ✔ libro giornale e libro degli inventari;

✔ registri Iva (registro delle fatture emesse, registro dei corrispettivi e registro degli acquisti);

✔ scritture ausiliarie (o conti di mastro);

✔ scritture di magazzino, solo nel caso di superamento di determinati limiti di ricavi e di valore di rimanenze finali;

✔ registro beni ammortizzabili (facoltativo, a condizione che le registrazioni siano effettuate sul libro giornale - nel termine di presentazione della dichiarazione dei redditi - o sul libro degli inventari).

Per le registrazioni contabili va utilizzato il metodo contabile della partita doppia.

13.2 Come si determina il reddito La determinazione del reddito avviene sulla base dell’utile o perdita derivante dal bilancio di esercizio a cui si applicano le variazioni (in aumento e in diminuzione) previste dalla normativa.

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REGIME SEMPLIFICATO La contabilità semplificata si applica, indipendentemente dall’attività svolta, alle imprese individuali e alle società di persone che, nell’anno precedente a quello in corso, e relativamente a tutte le attività esercitate, abbiano conseguito ricavi non superiori ai seguenti limiti: ✔ 309.874,14 Euro, nel caso di attività di prestazione di servizi; ✔ 516.456,90 Euro, negli altri casi.

14.1 Adempimenti contabili La semplificazione, rispetto al regime ordinario, consiste nell’esonero dalla tenuta dei registri obbligatori ad eccezione dei: ✔ registri Iva (fatture emesse, corrispettivi e acquisti); ✔ registro beni ammortizzabili.

I registri Iva vanno integrati riportando:

✔ entro 60 giorni dall’effettuazione dell’operazione, i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa non rilevanti ai fini dell’Iva. Si tratta, ad esempio, di spese per salari, interessi passivi, tasse di concessione governativa, ecc.;

✔ entro il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi, le annotazioni rilevanti ai fini della determinazione del reddito, cioè le rettifiche da apportare ai ricavi e ai costi in base al principio della competenza economica (ad esempio ratei e risconti, fatture da emettere e fatture da ricevere, ecc.);

✔ entro il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi, nel registro degli acquisti, il valore delle rimanenze con indicazione sia delle quantità e dei valori per singole categorie di beni, sia dei criteri eseguiti per la valutazione.

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ATTENZIONE Le annotazioni riguardanti i beni ammortizzabili possono essere eseguite, anziché nell’apposito registro, nel registroIva acquisti, entro il termine della dichiarazione dei redditi. Inoltre, a partire dal 1° gennaio 2002, tali scritture possono non essere tenute purché il contribuente sia in grado di fornire, su richiesta dell’Amministrazione, i dati previsti dal registro dei beni ammortizzabili.

14.2 Come si determina il reddito Per le imprese minori il reddito imponibile è determinato dalla differenza fra i ricavi ed i costi dell’esercizio, applicando alcune regole specifiche contenute nel T.U.I.R. (nell’articolo 66). Non essendovi l’obbligo della redazione del bilancio annuale, il reddito si determina compilando l’apposito quadro della dichiarazione dei redditi.

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REGIME SUPER-SEMPLIFICATO È il regime contabile previsto per i contribuenti cosiddetti “minori”, vale a dire le sole ditte individuali esercenti attività d’impresa che nell’anno solare precedente hanno rispettato tutti i seguenti requisiti: ✔ volume d’affari non superiore a 15.493,71 Euro per le attività di prestazioni di servizi e a 25.822,85 Euro negli altri casi; nell’ipotesi di contemporaneo esercizio di attività di cessione di beni e di prestazioni di servizi occorre far riferimento all’attività prevalente; ✔ acquisti (al netto di Iva) non superiori a 18.075,99 Euro in caso di cessione di beni ovvero a 10.329,14 Euro negli altri casi; ✔ costo complessivo dei beni strumentali utilizzati (anche in leasing), al netto degli ammortamenti, non superiore a 25.822,85 Euro;

✔ compensi corrisposti a dipendenti o collaboratori stabili (esclusi gli occasionali) per importi complessivi non superiori al 70% del volume d’affari di cui sopra (si tiene conto anche dei contributi previdenziali ed assistenziali).

ATTENZIONE I contribuenti che intendono avvalersi di tale regime contabile devono attestare, nell’apposita casella della dichiarazione d’inizio attività ai fini Iva (modello AA9/7), di presumere di non superare i predetti limiti nel corso dell’anno, senza indicare il volume d’affari presunto.

15.1 Adempimenti contabili Nel regime super-semplificato è possibile tenere i soli registri Iva o, in alternativa, un apposito prospetto semplificato, approvato con D.M. 11 febbraio 1997, ove registrare le annotazioni obbligatorie. Inoltre, sono previste le seguenti ulteriori semplificazioni:

✔ registrazione cumulativa mensile, distinta per aliquota, delle operazioni fatturate o effettuate entro il giorno 15 del mese

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successivo a quello di riferimento;

✔ registrazione cumulativa, mensile o trimestrale, degli acquisti e delle importazioni rilevanti ai fini Iva, con indicazione dell’lva detraibile, da effettuarsi entro il termine previsto per le liquidazioni Iva;

✔ conservazione della documentazione riguardante i costi, non rilevanti ai fini Iva, deducibili ai fini della determinazione del reddito, imputati direttamente nella dichiarazione dei redditi, senza alcuna indicazione nelle scritture contabili;

✔ annotazione, entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, del valore delle eventuali rimanenze di magazzino. 15.2 Come si determina il reddito Coloro che adottano il regime super-semplificato determinano il reddito imponibile con le stesse regole previste per le imprese minori in contabilità semplificata, di cui si è già detto.

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REGIME SOSTITUTIVO PER LE ATTIVITÀ MARGINALI È un regime fiscale agevolato che prevede una tassazione ridotta (imposta sostitutiva del 15% sul reddito d’impresa conseguito).

Le imprese individuali, anche sotto forma di imprese familiari, possono scegliere il regime sostitutivo per le attività marginali (c.d. “forfettone”) in presenza dei seguenti requisiti:

✔ l’attività svolta deve rientrare fra quelle effettivamente soggette agli studi di settore;

✔ i ricavi e i compensi del periodo d’imposta precedente devono essere di ammontare non superiore al limite individuato con appositi decreti ministeriali, tenuto conto delle dimensioni medie degli operatori del settore. Tale limite, differente in relazione ai diversi settori d’attività, non può, in ogni caso, essere superiore a 25.822,85 Euro.

ATTENZIONE I contribuenti che vogliono avvalersi di tale regime. la cui durata è a tempo indeterminato, salvo il verificarsi delle cause di decadenza e rinuncia previste, devono presentare domanda redatta su apposito modello (disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate all’indirizzo www.agenziaentrate.gov.it) all’ufficio delle Entrate competente in ragione del domicilio fiscale entro il mese di gennaio dell’anno a decorrere dal quale si intende fruirne. L’opzione è valida per almeno un periodo d’imposta con rinnovo automatico alla sua scadenza salvo rinuncia o sopravvenute cause di cessazione.

16.1 Adempimenti contabili I soggetti ammessi al regime agevolato sono obbligati: ✔ a conservare i documenti ricevuti ed emessi; ✔ a presentare la dichiarazione dei redditi;

✔ se prescritto, a fatturare e certificare i corrispettivi.

Le semplificazioni consistono, invece, nell’esonero da numerosi adempimenti contabili, quali la registrazione e la tenuta delle scritture contabili rilevanti ai fini delle imposte dirette, dell’Irap e del-

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l’lva, le liquidazioni e i versamenti periodici rilevanti ai fini dell’lva (l’imposta va versata in sede annuale). Inoltre, i contribuenti che si avvalgono del regime fiscale delle attività marginali possono farsi assistere negli adempimenti tributari dall’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente in ragione del domicilio fiscale.

16.2 Come si determina il reddito Il reddito imponibile si ottiene dalla differenza tra i ricavi e/o i compensi (risultanti dal programma Ge.Ri.Co., cioè il software di calcolo degli studi di settore) e i costi e le spese determinati secondo le regole previste per l’attività d’impresa in contabilità semplificata. Sul reddito così determinato si applica un’imposta sostitutiva dell’lrpef pari al 15% dello stesso. DA RICORDARE Le somme ricevute dai contribuenti che hanno scelto il regime sostitutivo per le attività marginali non sono soggette a ritenuta d’acconto. Pertanto, chi le ha pagate (sostituto d’imposta) non deve operare alcuna trattenuta. Per evitare che questo avvenga, i contribuenti interessati devono consegnare ai loro committenti una dichiarazione dalla quale risulti che il loro reddito è soggetto ad imposta sostitutiva e che, perciò, non deve essere eseguita la ritenuta d’acconto.

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REGIME FORFETARIO La legge n. 662/96 ha introdotto un particolare regime di contabilità semplificata e di determinazione forfetaria dell’lva e del reddito d’impresa o di lavoro autonomo per i contribuenti cosiddetti “minimi”. Il regime forfetario, salvo che non si scelga il regime ordinario o semplificato, è obbligatorio per le ditte individuali che, nell’anno solare precedente, presentano contemporaneamente le seguenti caratteristiche: ✔ volume d’affari non superiore a 10.329,14 Euro, ragguagliato ad anno, compresi i corrispettivi e i compensi non rilevanti ai fini dell’lva;

✔ costo complessivo dei beni strumentali (anche in leasing), al netto degli ammortamenti, al 31 dicembre dell’anno precedente, non superiore a 10.329,14 Euro; ✔ non hanno compiuto alcuna cessione all’esportazione;

✔ non hanno corrisposto compensi a dipendenti o collaboratori fissi (esclusi gli occasionali) per importi complessivi superiori al 70% del volume d’affari di cui sopra (tenendo conto anche dei contributi previdenziali e assistenziali). 17.1 Adempimenti contabili Per i contribuenti in regime forfetario sono previsti i seguenti adempimenti (semplificati):

✔ emissione (solo su richiesta del cliente) e conservazione delle fatture o, se ne è previsto l’obbligo, emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale; ✔ obbligo di richiedere e conservare la documentazione degli acquisti oggetto dell’attività propria, senza che la stessa debba essere annotata sul registro Iva acquisti (che, quindi, non è obbligatorio);

✔ annotazione, entro il 15 del mese successivo, dell’ammontare complessivo, distinto per aliquota, delle operazioni imponibili Iva effettuate in ciascun mese; la registrazione si

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esegue nei registri delle fatture o dei corrispettivi ovvero in apposito prospetto, che li sostituisce, conforme al modello approvato con D.M. 12 febbraio 1997. 17.2 Come si determina il reddito Ai fini delle imposte sui redditi, il reddito imponibile si determina forfetariamente e in relazione all’attività prevalente, applicando, sul volume d’affari, aumentato dei corrispettivi e dei compensi non rilevanti ai fini Iva, una percentuale pari al: ✔ 75%, per le imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi;

✔ 61% per le imprese esercenti altre attività; ✔ 78% per gli artisti e professionisti.

Per quanto riguarda l’Iva, invece, l’imposta è determinata forfetariamente, sull’attività prevalente, applicando, sull’imposta corrispondente alle operazioni imponibili, una percentuale pari al:

✔ 73%, per le imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi;

✔ 60% per le imprese esercenti altre attività; ✔ 84% per gli artisti e professionisti.

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REGIME SOSTITUTIVO PER LE NUOVE INIZIATIVE PRODUTTIVE Si tratta del regime fiscale agevolato introdotto dalla Legge 388/2000 (la legge Finanziaria per il 2001) e rivolto alle ditte individuali e imprese familiari che avviano una nuova attività imprenditoriale.

Esso prevede, principalmente, una tassazione ridotta che si realizza attraverso il versamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef pari al 10% del reddito prodotto. In questo capitolo si propone una sintesi sui fondamentali obblighi fiscali che deve adempiere chi esercita un’attività e sui principali documenti previsti ai fini dell’imposizione diretta (Irpef) ed indiretta (in particolar modo, Iva).

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IVA Iva è l’imposta (disciplinata dal D.P.R. 633/72) che si applica sulle cessioni di beni e sulle prestazioni di servizi eseguite in Italia da tutti i titolari di partita Iva, per i quali, comunque, è “neutra”, nel senso che non rappresenta né un costo né un ricavo. Di fatto, è pagata dal consumatore finale.

Essa si determina sottraendo l’Iva pagata ai fornitori per l’acquisto di beni e servizi (Iva a credito) da quella incassata dalla vendita dei prodotti o dalle prestazioni dei servizi eseguite (Iva a debito).

L’aliquota ordinaria dell’imposta è del 20%; tuttavia la legge prevede per alcuni beni e servizi anche delle aliquote ridotte pari al 4% (come, ad esempio, latte fresco, frutta, giornali, libri e periodici, somministrazione di alimenti e bevande nelle mense di aziende o attraverso distributori automatici) o al 10% (ad esempio, latte conservato, uova, agrumi, acqua e birra, prodotti di pasticceria, energia elettrica e gas per uso domestico, medicinali, somministrazione di alimenti e bevande in esercizi pubblici). a) OPERAZIONI SOGGETTE AD lVA E RELATIVA DOCUMENTAZIONE Le principali operazioni rientranti nel campo d’applicazione dell’Iva, che devono essere documentate da chi esercita un’attività, si distinguono in: ✔ operazioni imponibili, cioè quelle su cui si applica l’imposta con aliquota variabile (4%, 10%, e 20%);

✔ operazioni non imponibili, su cui non si calcola l’Iva ma che sono lo stesso soggette agli altri obblighi formali. Si tratta generalmente:

- di esportazioni, cioè cessioni verso paesi non appartenenti alla Comunità europea; - di operazioni assimilate all’esportazione (ad esempio, la vendita di navi destinate ad attività commerciali e di pesca); - di servizi internazionali, come i trasporti di persone eseguiti parte in Italia e parte all’estero o i trasporti relativi a beni in esportazione;

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✔ operazioni esenti, su cui non si applica l’Iva, ma soggette generalmente agli altri obblighi formali; si tratta di operazioni espressamente elencate dalla legge (art. 10 del D.P.R. 633/72), tra cui, ad esempio: - gli affitti di fabbricati e di terreni; - le operazioni di assicurazione; - le cessioni fatte ad enti pubblici, ad associazioni o fondazioni aventi finalità di assistenza e beneficenza, alle Onlus; - le scommesse, il lotto e le altre lotterie nazionali; - il trasporto urbano delle persone. Le suddette operazioni vanno documentate, in relazione all’attività svolta, attraverso: ✔ la fattura;

✔ lo scontrino fiscale; ✔ la ricevuta fiscale;

✔ i documenti di trasporto.

Generalmente, per ogni operazione soggetta ad Iva, si deve emettere la fattura. Solo per alcune attività, ad esempio per i commercianti al minuto, ristoranti, bar, artigiani, o per particolari operazioni elencate dalla legge, è prevista l’emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale (a meno che la fattura non sia richiesta dal cliente).

19.1 Fattura La fattura va emessa lo stesso giorno in cui l’operazione è effettuata (vale a dire: al momento della consegna per le cessioni di beni mobili, al pagamento del corrispettivo per le prestazioni di servizi, al momento della stipulazione dell’atto notarile per le cessioni di beni immobili).

Solo con riferimento alle cessioni di beni mobili, la cui consegna risulti da un documento di trasporto (D.D.T.), si può emettere una fattura differita entro il 15 del mese successivo a quello della consegna. Tale fattura dovrà riepilogare le cessioni effettuate nel

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mese precedente.

La fattura è generalmente emessa in due esemplari, uno dei quali è consegnato al cliente, e deve contenere: ✔ la data di emissione e il numero progressivo della fattura; ✔ dati identificativi di chi emette la fattura e del cliente;

✔ la natura, la quantità e la qualità dei beni ceduti e dei servizi erogati; ✔ l’aliquota Iva applicata e l’ammontare dell’imposta distinta per aliquota;

✔ norma e titolo di inapplicabilità per le operazioni non imponibili Iva o esenti; ✔ data e numero del documento di trasporto in caso di fatture differite.

19.2 Scontrino fiscale Lo scontrino fiscale deve essere emesso utilizzando appositi registratori di cassa (previsti dalla legge ed installati da un tecnico autorizzato). Esso deve riportare: ✔ ragione sociale ovvero cognome e nome del soggetto che lo emette; ✔ partita Iva e ubicazione dell’esercizio;

✔ corrispettivo comprensivo di Iva ed eventuali sconti; ✔ data, ora di emissione e numero progressivo;

✔ numero di matricola dell’apparecchio e logotipo fiscale.

Alla fine della giornata il contribuente deve stampare lo scontrino di chiusura giornaliera che riporta sia il totale dei corrispettivi del giorno sia l’ammontare cumulativo dei totali giornalieri precedenti.

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19.3 Ricevuta fiscale La ricevuta fiscale va emessa in duplice copia al momento di ultimazione della prestazione (anche se il corrispettivo non è pagato) riportando i seguenti dati: ✔ numerazione progressiva attribuita dalla tipografia; ✔ data di emissione;

✔ ragione sociale, partita Iva, indirizzo del luogo di esercizio dell’attività e indirizzo del luogo in cui sono conservate le ricevute fiscali;

✔ natura, qualità e quantità dei beni venduti e dei servizi prestati; ✔ ammontare dei corrispettivi dovuti comprensivi di Iva.

19.4 Documento di trasporto (D.D.T.) Il D.D.T. va emesso in forma libera in almeno due copie. Deve contenere: ✔ il numero progressivo attribuito; ✔ la data;

✔ i dati identificativi del cedente, dell’acquirente e dell’eventuale impresa incaricata del trasporto; ✔ la descrizione dei beni trasportati (natura, qualità, quantità);

✔ l’eventuale causale del trasporto (quando non si tratta di vendita).

Il D.D.T., non dovendo necessariamente accompagnare i beni ceduti, può essere anche spedito. L’obbligo di emettere tale documento sussiste nel caso della fatturazione differita ed è utilizzabile anche per il trasferimento di beni a titolo non traslativo (in lavorazione, deposito, comodato, ecc.).

Si ricorda che per alcune tipologie di merci è ancora obbligatoria l’emissione della bolla di accompagnamento (tabacchi, fiammiferi, prodotti soggetti ad accise e imposte di consumo).

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Le recenti novità in materia di fatturazione (D. Lgs. 20 Febbraio 2004, n. 52): ✔ chi deve emettere la fattura può subappaltare la fatturazione ad un soggetto terzo o direttamente al cliente;

✔ il contenuto della fattura è stato ridefinito;

✔ è possibile gestire ed archiviare elettronicamente le fatture senza alcuna preventiva autorizzazione da parte dell’amministrazione finanziaria, ma semplicemente dandone comunicazione alla stessa;

✔ in caso di fatturazione elettronica i documenti vanno autenticati tramite la firma elettronica. b) GLI ALTRI ADEMPIMENTI IVA Oltre all’obbligo di certificare le operazioni effettuate con l’emissione di fattura (o di scontrino o ricevuta fiscale), la normativa che disciplina l’imposta impone: ✔ la registrazione;

✔ la liquidazione e il versamento. 19.5 Le registrazioni obbligatorie I documenti emessi per certificare le operazioni attive e quelli ricevuti a fronte delle spese sostenute devono essere annotati, con determinate modalità ed entro precisi termini, su appositi registri Iva. Si tratta, in particolare, dei seguenti registri: ✔ fatture emesse, in cui vanno annotate, entro 15 giorni dalla data di emissione, le fatture immediate (le fatture differite si registrano, invece, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di consegna dei beni);

✔ corrispettivi, cioè il registro che deve essere tenuto dai commercianti al minuto e dagli altri soggetti che certificano i corrispettivi con ricevute fiscali e scontrini fiscali. In esso va annotato, giornalmente, l’ammontare complessivo dei corrispettivi con l’indicazione distinta degli importi imponibili (Iva

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compresa), suddivisi per aliquota, degli importi non imponibili, degli importi esenti. Chi emette scontrini o ricevute può effettuare un’unica registrazione mensile entro il giorno 15 del mese successivo;

✔ acquisti, in cui si registrano le fatture ricevute dall’impresa per i beni ed i servizi acquistati. Il diritto di detrazione della relativa imposta deve essere esercitato, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il medesimo è sorto (data d’effettuazione dell’operazione ai fini Iva).

In presenza di specifiche fattispecie, sono previsti, inoltre, altri registri tra cui, si ricordano, quello degli omaggi e quello dei corrispettivi di emergenza.

19.6 La liquidazione e il versamento Con periodicità mensile o trimestrale, il contribuente deve procedere alla liquidazione ed al versamento dell’Iva eventualmente dovuta. La liquidazione, di norma, avviene mensilmente. Tuttavia, alcuni contribuenti (con un determinato volume d’affari) possono scegliere la liquidazione trimestrale, pagando, in questo caso, un interesse dell’1% sull’Iva da versare. Le operazioni di liquidazione periodica hanno lo scopo di determinare l’imposta di ciascun periodo (mensile o trimestrale) che si deve versare all’Erario o l’importo risultante a credito del contribuente. In sostanza, la liquidazione consiste nel calcolo della differenza tra l’Iva sulle vendite di beni e servizi e l’Iva sugli acquisti di beni e servizi ammessa in detrazione, relativamente alle operazioni effettuate nel mese o nel trimestre precedente, a seconda che l’obbligo della liquidazione sia mensile o trimestrale. La liquidazione mensile dell’imposta deve essere compiuta entro il giorno 16 per le operazioni registrate nel mese precedente, e contestualmente deve essere versata l’eventuale differenza a debito. I contribuenti che optano per le liquidazioni trimestrali, invece, ese-

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guono le liquidazioni e versano l’Iva dovuta entro le seguenti scadenze: ✔ 16 maggio, per il primo trimestre;

✔ 16 agosto, per il secondo trimestre; ✔ 16 novembre, per il terzo trimestre.

L’ultimo trimestre sarà liquidato con la dichiarazione annuale dell’lva.

In tutti i casi, se la scadenza cade di sabato o in un giorno festivo, è prorogata al primo giorno lavorativo successivo. I versamenti dell’lva vanno eseguiti utilizzando il modello “F24” (scaricabile dal sito internet dell’Agenzia). Non è obbligatorio versare l’Iva a debito se l’ammontare dovuto non supera l’importo di 25,82 Euro. ln tal caso, il debito deve essere portato in avanti e computato nella liquidazione successiva.

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IMPOSTE SUI REDDITI A seconda della forma giuridica, le imposte che gravano sul reddito prodotto dall’impresa sono:

✔ Irpef ed Irap per le ditte individuali. L’lrpef si applica sulla base imponibile costituita da tutti i redditi posseduti dall’imprenditore (e quindi non solo quelli d’impresa, ma anche quelli fondiari, di capitale, ecc.), applicando le aliquote progressive per scaglioni di reddito;

✔ Irap per le società di persone.

Le società di persone, infatti, non sono soggette direttamente ad Irpef, ma sono tassate “per trasparenza”. Pur determinando autonomamente il proprio reddito, le società di persone trasferiscono la tassazione dello stesso in capo ai propri soci o associati, a prescindere dall’effettiva distribuzione dello stesso. L’lrap (Imposta regionale sulle attività produttive) si applica su una base imponibile data dalla differenza tra il valore della produzione e il costo della produzione, così come indicato nello schema del Conto Economico del bilancio. Anche le imprese non obbligate alla predisposizione del bilancio (come quelle in regime semplificato) per determinare l’imposta devono attenersi a questo schema. Sono previste, invece, diverse regole di calcolo per alcune categorie di contribuenti (tra i quali si segnalano le imprese agricole e gli esercenti arti e professioni).

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DICHIARAZIONI ANNUALI Gli imprenditori individuali e le società di persone che esercitano attività d’impresa devono presentare le seguenti dichiarazioni annuali: ✔ dichiarazione dei redditi; ✔ dichiarazione Irap; ✔ dichiarazione Iva;

✔ dichiarazione dei sostituti d’imposta. 21.1 Dichiarazione dei redditi La dichiarazione dei redditi delle persone fisiche deve essere redatta utilizzando il Modello “Unico Persone fisiche”. I quadri da compilare per determinare il reddito d’impresa sono il quadro RF per le ditte individuali con contabilità ordinaria ed il quadro RG per le ditte individuali con contabilità semplificata. La dichiarazione dei redditi delle società di persone deve essere redatta sul modello “Unico Società di Persone” che va utilizzato per dichiarare: ✔ il reddito da attribuire ai soci;

✔ l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze a carico della società;

✔ i redditi soggetti a tassazione separata;

✔ i redditi e i proventi soggetti ad imposta sostitutiva;

✔ l’elenco dei soci alla data di chiusura del periodo d’imposta;

✔ l’ammontare dell’utile o della perdita, delle ritenute d’acconto e dei crediti d’imposta da attribuire ai soci.

I quadri da compilare per determinare il reddito d’impresa all’interno del modello sono il quadro RF per le società in contabilità ordinaria ed il quadro RG per quelle in contabilità semplificata.

Riguardo alle modalità di presentazione, le dichiarazioni dei redditi possono essere presentate: ✔ in via cartacea, ad una banca o ad un ufficio postale;

✔ in via telematica, direttamente dal contribuente o da parte di un intermediario, entro il 31 ottobre.

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21.2 Dichiarazione Irap L’obbligo della dichiarazione spetta all’impresa commerciale, all’impresa agricola o piccola impresa e a chi esercita arti e professioni; sono escluse le collaborazioni e il lavoro autonomo occasionale. Poiché la dichiarazione deve essere inclusa nel modello Unico, i termini di presentazione sono gli stessi.

21.3 Dichiarazione annuale Iva La dichiarazione Iva annuale deve essere presentata da tutti i soggetti passivi d’imposta che effettuano operazioni rilevanti ai fini Iva nel territorio dello Stato.

Permette la determinazione definitiva del debito o del credito d’imposta con l’eventuale recupero di detrazioni non effettuate nei periodi di competenza e la rettifica di eventuali errori compiuti nelle precedenti annotazioni.

La dichiarazione Iva annuale è di solito inclusa nel modello Unico ed il relativo termine di presentazione coincide con quello della dichiarazione unificata. Nel caso in cui dalla dichiarazione risulti un debito d’imposta, il versamento deve essere eseguito entro il 16 marzo o entro i termini previsti per il pagamento di Unico con la maggiorazione dello 0,4%. 21.4 Dichiarazione annuale dei sostituti d’imposta Gli imprenditori devono dichiarare anche i compensi corrisposti nell’anno precedente a dipendenti, collaboratori, professionisti, sui quali è stata operata una ritenuta d’acconto.

La dichiarazione, denominata Modello 770, è suddivisa in due parti omogenee che costituiscono due distinte dichiarazioni:

✔ Modello 770 Semplificato che deve essere presentato, entro il 30 settembre, per comunicare in via telematica all’Agenzia delle Entrate i dati fiscali relativi alle ritenute operate nell’anno precedente sui redditi di lavoro dipendente ed assi-

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milati, indennità di fine rapporto, prestazioni in forma di capitale erogate da fondi pensione, redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi nonché i dati contributivi, previdenziali ed assicurativi e quelli relativi all’assistenza fiscale prestata nello stesso anno;

✔ Modello 770 0rdinario che deve essere presentato, entro il 31 Ottobre, da coloro che sono tenuti a comunicare i dati riguardanti le ritenute operate su dividendi, proventi da partecipazione, redditi di capitale erogati nell’anno precedente od operazioni di natura finanziaria effettuate nello stesso periodo, nonché i dati relativi alle indennità di esproprio e quelli concernenti i versamenti effettuati, le compensazioni operate e i crediti d’imposta utilizzati.

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ALTRI ADEMPIMENTI Nell’esercizio dell’attività, l’impresa è soggetta ad una serie di ulteriori adempimenti, molti dei quali variano secondo la tipologia e le modalità di svolgimento della stessa. Tra gli altri adempimenti comuni alla generalità delle imprese si ricordano: ✔ la comunicazione annuale dati Iva; ✔ il versamento dell’acconto Iva.

22.1 Comunicazione annuale dati Iva Entro la fine del mese di febbraio dell’anno successivo al periodo di riferimento, i contribuenti devono presentare una Comunicazione dati Iva.

In essa vanno riportati i dati delle operazioni attive e passive effettuate nell’anno precedente (senza tener conto delle operazioni di rettifica e conguaglio). Sono esonerati da questo adempimento:

✔ coloro che hanno effettuato solo operazioni esenti (a meno che non abbiano registrato operazioni intracomunitarie);

✔ i contribuenti esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione annuale;

✔ le persone fisiche che hanno realizzato nel periodo di riferimento un volume d’affari fino a 25.822,85 Euro.

Il modello di comunicazione annuale dati Iva deve essere presentato esclusivamente in via telematica direttamente dal contribuente o tramite un intermediario abilitato. È esclusa ogni altra modalità di presentazione.

22.2 Acconto Iva Il versamento dell’acconto Iva va eseguito entro il 27 dicembre di ogni anno, utilizzando per il calcolo uno dei seguenti tre metodi alternativi: ✔ metodo storico: l’acconto è pari all’88% del versamento ef-

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fettuato o che avrebbe dovuto essere effettuato per il mese di dicembre dell’anno precedente (o nel caso di trimestrali, per il quarto trieste dell’anno precedente) senza tener conto dell’eventuale acconto versato per tale periodo;

✔ metodo previsionale: qualora l’impresa preveda che l’importo da versare per la liquidazione di dicembre (o nel caso di trimestrali, per il quarto trimestre) sia inferiore rispetto a quanto versato per il mese di dicembre (o per il quarto trimestre) dell’anno precedente, può versare l’88% di questo minor valore;

✔ metodo effettivo: tale metodologia prende in considerazione le operazioni realmente effettuate alla data del 20 dicembre. In sostanza, l’importo da versare emerge da una liquidazione che tiene conto dell’lva relativa alle operazioni: a) annotate sul registro delle fatture emesse (o dei corrispettivi) dal 1° al 20 dicembre (o, nel caso di trimestrali, dal 1° ottobre al 20 dicembre); b) eseguite dal 1° novembre al 20 dicembre (o, nel caso di trimestrali, fino al 20 dicembre) ma non ancora registrate (sui registri citati) o fatturate, perché i termini di registrazione e/o fatturazione non sono ancora scaduti; c) annotate dal 1° al 20 dicembre (o, nel caso di trimestrali, dal 1° ottobre al 20 dicembre) sul registro degli acquisti.

L’acconto sarà pari alla somma degli importi annotati sul registro delle fatture emesse (Iva a debito) diminuito dell’importo di Iva detraibile, annotato sul registro degli acquisti.

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LE SOCIETÀ MUTUALISTICHE Tipi di società disciplinate dal titolo VI del Libro V del Codice Civile. Lo scopo mutualistico è il presupposto legale di queste particolari organizzazioni sociali. Scopo mutualistico è l’intento di fornire beni, servizi ed occasioni di lavoro direttamente ai membri dell’organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero dal mercato.

Per realizzare lo scopo mutualistico è necessario che la qualità di imprenditore venga assunta dalle stesse persone che sono ad esso contrapposte (clienti, consumatori). L’impresa viene collettivamente esercitata dai medesimi soggetti che fruiranno poi dei beni o servizi da essi prodotti Nelle società mutualistiche i soci ed i destinatari dell’attività sociale sono le medesime persone. Lo scopo mutualistico può avere gradazioni diverse, consistenti o nella mutualità pura, caratterizzata dalla mancanza assoluta di scopo di lucro, ovvero nella mutualità spuria, che consente all’impresa di essere operativa, oltre che con i soci, anche con i terzi a scopo di lucro.

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LE SOCIETÀ COOPERATIVE Sono società predisposte per l’esercizio collettivo a scopo mutualistico di imprese commerciali e non. La partecipazione alle stesse si determina essenzialmente in relazione alla identità dei bisogni sentiti dai soci ed alla possibilità di una soddisfazione di essi attraverso lo svolgimento dell’attività sociale. Il fenomeno cooperativo si può manifestare in vari campi:

✔ consumo: la cooperativa procura ai soci generi alimentari a prezzo di costo lievemente aumentato per le spese generali;

✔ produzione: i soci conferiscono i loro prodotti alla cooperativa e, tramite la stessa, li vendono direttamente ai consumatori, eliminando ogni intermediario; ✔ lavoro: la cooperativa impiega direttamente il lavoro dei soci;

✔ costruzioni: la cooperativa ha come scopo la costruzione di edifici, da assegnarsi in proprietà ai soci, con divieto di alienazione ai non soci ed esclusione di ogni profitto da parte della società;

✔ credito (banche popolari): la cooperativa esercita il credito a vantaggio dei soci, ai quali distribuisce anche gli utili eventualmente conseguiti.

La cooperativa viene attuata, altresì, nel campo delle assicurazioni, sia mediante cooperative di assicurazione, sia attraverso le mutue assicuratrici. La cooperativa offre ai soci occasioni più vantaggiose di acquisto dei beni, di fruizione di servizi, o di lavoro, o di finanziamento. Il vantaggio patrimoniale dei soci, eventualmente ottenuto e/o ambito, non è conseguito solo sulla base del rapporto sociale. La partecipazione alla cooperativa richiede “la creazione di rapporti contrattuali ulteriori rispetto al contratto di società”.

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RAPPORTI MUTUALISTICI E RAPPORTI SOCIALI Questi ultimi sono strumentali ai primi e ne costituiscono il presupposto. a) Cooperative a mutualità prevalente

✔ Svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni e servizi. ✔ Si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento delle attività, delle prestazioni lavorative dei soci. ✔ Si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento delle attività, degli apporti di beni e/o servizi da parte dei soci.

✔ Sono previsti negli statuti particolari requisiti di non lucratività, idonei a garantire l’ammissione delle agevolazioni fiscali.

✔ È disposta l’iscrizione di questo tipo di società cooperative in un apposito albo, presso il quale devono essere depositati i bilanci (Ministero dello Sviluppo Economico). b) Le cooperative non a mutualità prevalente Rispondono ad un nuovo modello di cooperative, maggiormente disponibile all’accesso di capitali esterni e con organizzazioni d’impresa più flessibili. Limiti alla distribuzione degli utili:

✔ limite statutario: nell’atto costitutivo deve essere previsto la modalità di ripartizione e la percentuale massima di utili ripartibili;

✔ limite legale: l’utile di bilancio può essere distribuito (nella percentuale fissata nello statuto) se l’indebitamento della società non sia superiore ad un quarto del patrimonio netto della società.

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c) Costituzione delle cooperative

✔ La società deve costituirsi con la forma dell’atto pubblico, è sottoposta alla iscrizione nel Registro delle Imprese, matura personalità giuridica.

✔ Per costituire una società cooperativa è necessario che vi siano almeno 9 soci (deroghe).

✔ In alcuni tipi di cooperative i soci devono possedere particolari requisiti soggettivi e/o oggettivi (cooperative di lavoro, agricole, sociali, di consumo).

✔ L’atto costitutivo contiene le regole per lo svolgimento dell’attività mutualistica. Contiene, altresì, le regole per la vita sociale. ✔ La denominazione è libera salvo la dicitura “cooperativa”.

✔ Per la costituzione della società è necessario indicare l’importo globale delle spese di costituzione, l’ammontare del capitale sociale, la quota sottoscritta da ciascun socio.

d) Il regime delle responsabilità Per le obbligazioni sociali è responsabile esclusivamente la società con il suo patrimonio. Quello indicato risulta, dopo l’intervenuta Riforma, l’unico regime di Responsabilità IL PRINCIPIO DELLA PORTA APERTA

✔ Il contratto di società è aperto e consente l’ingresso di nuovi soci alle condizioni determinate dallo stesso atto costitutivo.

✔ L’ammissione deve essere deliberata dagli Amministratori, previo accertamento della sussistenza dei requisiti prescritti e la delibera va annotata sul libro dei soci.

Con il principio della porta aperta: non viene protetto l’interesse

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dei terzi all’ingresso nella cooperativa bensì quello dei soci, affinché entrino a far parte della cooperativa, senza limiti di numero, tutti coloro che si dimostrino portatori di interessi omogenei rispetto a quelli che hanno determinato la costituzione della società.

SOCI SOVVENTORI Sono soci i cui conferimenti sono destinati alla costituzione di fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristrutturazione o il potenziamento aziendale. Trattasi di persone fisiche e giuridiche che apportano capitali di rischio: il loro interesse, invero, non è quello di partecipare alle prestazioni mutualistiche della società, bensì quello di effettuare un conveniente investimento di denaro.

SOCI LAVORATORI ✔ sono coloro che concorrono alla gestione dell’impresa partecipando alla formazione degli organi sociali ed alla definizione della struttura di direzione e conduzione dell’impresa; ✔ partecipano alla elaborazione di programmi di sviluppo ed alle decisioni concernenti le scelte strategiche; ✔ contribuiscono alla formazione del capitale sociale e partecipano al rischio d’impresa; ✔ mettono a disposizione le proprie capacità professionali.

Il socio lavoratore stabilisce con la propria adesione un ulteriore rapporto di lavoro, in forma subordinata.

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PARTE SECONDA ALBANIA

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ATTIVITÀ IMPRENDITORIALE IN FORMA INDIVIDUALE L’impresa individuale costituisce in Albania, così come in Italia, la forma più semplice per lo svolgimento di un’attività economica. L’investitore che opta per tale soluzione è tenuto ad iscriversi presso il registro delle persone fisiche presso il Tribunale, mediante presentazione di una domanda che indichi nome, residenza in Albania (domicilio in caso di imprenditore estero) e descrizione dell’attività da sviluppare. In un secondo momento, si dovrà procedere a registrare l’impresa presso le autorità fiscali. Va osservato che l’imprenditore individuale è illimitatamente responsabile per i debiti contratti a seguito dell’attività intrapresa.

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MODELLI DI SOCIETÀ COMMERCIALI IN ALBANIA La normativa di riferimento per la costituzione di società commerciali in Albania è rappresentata dalla legge n. 7638 del 1992. Le forme societarie previste sono essenzialmente quattro: ✔ società in nome collettivo;

✔ società in accomandita semplice;

✔ società a responsabilità limitata; ✔ società per azioni.

Tra esse, così come accade in Italia, le più diffuse per lo svolgimento di attività imprenditoriale sono la società a responsabilità limitata (Sh.p.k.) e la società per azioni (Sh.A.). Esistono, inoltre, altre tipologie di società commerciali (Fondi di Investimento, Società di Credito e Risparmio, Società Cooperative) la cui disciplina è demandata a leggi speciali. 2.1 Società in accomandita semplice La disciplina giuridica di questo modello societario non si discosta complessivamente da quella prevista dall’ordinamento italiano. La società in accomandita semplice è composta da due categorie di soci: accomandatari (illimitatamente responsabili) ed accomandanti (responsabili nei limiti del loro conferimento). La legge 7638 stabilisce che, da un lato, i soci accomandanti hanno diritto di essere informati sulla situazione societaria attraverso l’analisi dei rendiconti finanziari sulla gestione, dall’altro, non possono però partecipare all’amministrazione della società. Per la costituzione di tale modello societario non è richiesto un capitale minimo.

2.2 Società in nome collettivo In questa tipologia societaria tutti i soci sono illimitatamente e solidalmente responsabili per le obbligazioni sociali. Ogni socio è provvisto del potere di rappresentanza e, quindi, del potere di obbligare la società nei confronti dei terzi. Non occorre un capitale minimo per la costituzione e la società si può estinguere come conseguenza di morte, fallimento, revoca della licenza di commercio o incapacità di agire di un socio. Tali società devono annualmente

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presentare un bilancio. 2.3 Società a responsabilità limitata Così come avviene in Italia, questo modello societario può essere costituito da più soci o anche da un solo socio. È una società di capitali in virtù della quale ogni socio risponde delle obbligazioni sociali solo nella misura del capitale conferito; il patrimonio personale di ciascun socio non viene dunque intaccato. L’ammontare minimo del capitale sociale è stabilito in 100.000 lek (circa 800 Euro). Prima di richiedere l’iscrizione di una Sh.p.k. nel Registro commerciale dovrà essere interamente versato il capitale sociale. L’assemblea generale dei soci deve essere convocata almeno una volta l’anno e delibera in genere a maggioranza semplice; tuttavia, le modifiche allo statuto sono validamente adottate con una maggioranza di almeno il 75% del capitale sociale. Tra le funzioni spettanti all’assemblea dei soci vi sono, in particolare, quelle di: a) nominare e revocare amministratori e, quando previsti, gli esperti contabili b) approvare il bilancio c) deliberare su: distribuzione degli utili, copertura delle perdite, aumenti e riduzioni di capitale, misure di controllo sulla gestione della società d) modificare lo statuto. L’amministrazione ordinaria spetta di diritto agli amministratori i quali non necessariamente devono essere soci. 2.4 Società per azioni La società per azioni (Sh.A.) può essere costituita da un unico socio o da più soci. Il capitale sociale minimo per la costituzione è stabilito in 2.000.000 di lek (circa 16.000 Euro), ovvero 10.000.000 di lek (circa 79.000 Euro) ove la società si avvalga di una offerta pubblica per la sottoscrizione delle azioni. Organi obbligatori della società sono l’assemblea generale, gli amministratori ed il consiglio dei supervisori. Le modifiche dello statuto possono essere deliberate solo in seno all’assemblea straordinaria e sono validamente

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approvate con il voto favorevole dei ¾ dei soci presenti. L’assemblea ordinaria è validamente costituita con la presenza di una rappresentanza di azionisti che rappresentino almeno il 25% del capitale sociale. Tale assemblea prende le sue decisioni con la maggioranza semplice dei voti degli azionisti presenti. Il consiglio di amministrazione di una Sh.A. ha il compito di adottare le decisioni relative alla gestione della società (le deliberazioni societarie più rilevanti, tuttavia, sono demandate all’assemblea generale degli azionisti). Tale organo è nominato ed è soggetto al controllo del consiglio dei supervisori. La legge n. 7638 prevede che le Sh.A. possano emettere azioni privilegiate che attribuiscono ai titolari particolari vantaggi in sede di ripartizione degli utili o nel rimborso delle azioni nell’eventualità di scioglimento della società.

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REGISTRAZIONE DELLE SOCIETÀ COMMERCIALI PRESSO IL REGISTRO COMMERCIALE Le società vengono registrate nell’ufficio del Registro commerciale ubicato presso il tribunale distrettuale di Tirana. Il costo medio per la registrazione, comprensivo di costi amministrativi e spese notarili, è di circa 1.000 Euro. Secondo la legge n. 7632 sulla prima parte del Codice di Commercio, la domanda di registrazione (sottoscritta dai soci incaso di società in nome collettivo, ovvero dagli amministratori in caso di società a responsabilità limitata, ovvero dal consiglio di amministrazione in caso di società per azioni) deve indicare: - la richiesta di registrazione: deve indicare il tipo di società prescelto, la sua durata, la denominazione, l’ubicazione della sede legale, l’ammontare del capitale sottoscritto o versato, la data di costituzione ed altre informazioni specifiche sulla società da registrare; - lo statuto e l’atto costitutivo della società; - gli atti di nomina degli amministratori o dei membri del consiglio di amministrazione; - la lista dei membri del consiglio dei supervisori, laddove esista tale organo, con le relative informazioni anagrafiche; - un attestato dei conferimenti in natura ed in denaro dei soci; - una dichiarazione di avvenuto deposito del capitale sociale; se si tratta di una Sh.p.k. o di una Sh.A., è necessario allegare una dichiarazione rilasciata da una banca che attesti il versamento del capitale minimo richiesto; - una copia autenticata dell’autorizzazione governativa (licenza), laddove richiesta per l’esercizio di una determinata attività. Le domande devono essere indirizzate al Ministero incaricato o all’autorità competente; al fine di evitare possibili difficoltà burocratiche viene percorso, di solito, un duplice iter, in virtù del quale viene richiesto all’autorità adita di emettere una licenza provvisoria che non autorizza in modo definitivo l’esercizio dell’attività, ma che, se non altro, permette alla società di essere registrata presso il tribunale distrettuale. A seguito della registrazione alla società viene rilasciata una licenza permanente per avviare la propria attività. Successivamente all’iscrizione nel registro commerciale occorre richiedere alle autorità fiscali una licenza generale

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di commercio (da non confondere con la licenza amministrativa) ed un numero di identificazione fiscale (tale licenza va annualmente rinnovata).

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Dal 1° settembre 2007, ai sensi della Legge n. 9723 del 03/05/2007, le Società sono tenute e registrarsi presso il Registro Commerciale. Ai sensi della Legge n. 9723 del 03/05/2007 “Sul Centro Nazionale di Registrazione”, i soggetti che sono tenuti a registrarsi nel Registro Commerciale sono i seguenti: ✔ le persone fisiche che esercitano attività economico-commerciale; ✔ le società semplici in base alle disposizioni del Codice Civile; ✔ le società commerciali;

✔ le filiali e gli uffici di rappresentanza delle compagnie straniere; ✔ le società e le unioni di credito-risparmio;

✔ le compagnie di collaborazione reciproca;

✔ qualsiasi altro soggetto per il quale è previsto l’obbligo di registrazione in base alla legislazione albanese.

La domanda per la registrazione va presentata entro 15 giorni dall’inizio dell’attività, tranne casi specifici previsti dalla legge. Le modalità di presentazione della domanda di registrazione sono le seguenti:

1. la registrazione viene effettuata con la consegna della relativa domanda alla quale si allegano i documenti che attestano i dati che vengono registrati; 2. la documentazione allegata, elaborata sulla base della relativa legislazione, va consegnata in originale o in copia autenticata conforme all’originale; 3. la documentazione non deve riportare correzioni o cancellazioni e il contenuto deve essere chiaro, leggibile e deve permettere la lettura elettronica del documento. La documentazione deve essere scritta in lingua albanese. Insieme

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alla documentazione in lingua albanese, l’interessato può depositare anche la traduzione attestata in lingua straniera. Gli atti privati e i documenti ufficiali di giurisdizione straniera devono essere accompagnati dalla traduzione in lingua albanese e notificati sulla base delle leggi in vigore e degli accordi internazionali ratificati dalla Repubblica di Albania.

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REGISTRAZIONE/SOGGETTO GIURIDICO Le modalità di presentazione della domanda per la registrazione iniziale sono le seguenti.

1. Le persone fisiche devono depositare la domanda di registrazione iniziale e indicare i dati obbligatori previsti dalla legge ed allegare una copia del documento di identificazione. 2. Le società semplici devono depositare la domanda di registrazione iniziale, indicando tutti i dati obbligatori previsti dalla legge, il contratto relativo secondo quanto previsto dal Codice Civile e copia dei documenti di identificazione dei rispettivi membri. Nel caso in cui le parti non hanno stipulato un contratto scritto, la registrazione della società semplice avviene depositando solo la domanda, compilando tutti i dati obbligatori previsti dalla legge, copia dei documenti di identificazione ed una dichiarazione relativa al funzionamento della società. 3. Le società commerciali, oltre agli obblighi previsti per le persone fisiche, devono presentare lo statuto e l’atto di costituzione 4. Le società collettive, in accomandita e quelle a responsabilità limitata, oltre agli obblighi per le persone fisiche, dovranno presentare i documenti di identificazione dei membri o dei soci, sottoscrivendo l’apposita dichiarazione per il riconoscimento, l’ammissione e l’attuazione delle disposizioni legali in vigore concernenti l’organizzazione ed il funzionamento della tipologia di società che verrà registrata. 5. Le filiali e gli uffici di rappresentanza delle società straniere vengono registrate depositando la domanda di registrazione iniziale compilando adeguatamente tutti i dati obbligatori previsti dalla legge nonché: a. l’atto di costituzione e lo statuto della società straniera, o in assenza, l’atto equivalente della costituzione sulla base della legislazione straniera nonché il testo completo e le ulteriori modifiche; b. la documentazione che attesti la registrazione della società straniera nel proprio Stato; c. la documentazione che attesti lo stato attuale della società straniera, rilasciata entro e non oltre i 90 giorni dalla data di

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domanda di registrazione, i dati di registrazione e di rappresentanza, inclusa l’informazione sull’esistenza o meno di un eventuale processo di liquidazione o di fallimento; d. il bilancio della società straniera relativo all’ultimo anno finanziario, tenuto sulla base degli standard richiesti nel Paese straniero per i casi in cui la compagnia straniera ha esercitato l’attività per più di un anno; e. la decisione o altri atti dell’Organo competente della società straniera sulla base della legge della giurisdizione straniera per l’apertura della filiale o dell’ufficio di rappresentanza. Tali atti potranno essere sostituiti dalla domanda di registrazione nel caso in cui la persona interessata ad effettuare la registrazione costituisce nello stesso tempo anche l’organo competente ad agire da solo a nome della società straniera. 6. Le società e le unioni credito-risparmio nonché le società di collaborazione reciproca, vengono registrate depositando nel Registro Commerciale la domanda di registrazione iniziale compilando tutti i dati obbligatori previsti dalla legge, lo statuto e l’atto di costituzione, e qualsiasi altro documento richiesto dalla legislazione in vigore.

4.1 Soggetti stranieri 1. Nei casi della registrazione delle persone giuridiche o delle società semplici che abbiano come soci, azionisti o membri una persona giuridica straniera, oltre alla documentazione richiesta a seconda della tipologia del soggetto, alla domanda di registrazione iniziale vengono allegati i documenti concernenti la persona giuridica straniera stessa. 2. I soggetti registrati come persone giuridiche acquisiscono la personalità giuridica tramite la Registrazione nel Registro Commerciale, tranne i casi previsti diversamente da apposite leggi.

Il QKR (Centro Nazionale di Registrazione) dopo aver verificato l’adempimento delle condizioni per la registrazione, provvede alla registrazione e rilascia il relativo certificato entro un giorno dal mo-

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mento della presentazione della domanda. La registrazione dei soggetti nel Registro Commerciale costituisce anche la loro registrazione presso le Autorità fiscali per quanto riguarda le assicurazioni sociali e sanitarie presso l’Ispettorato del lavoro. A seguito della registrazione, viene rilasciato il numero di identificazione. Il Numero Unico di Identificazione è valido per l’identificazione dei soggetti presso le Autorità fiscali centrali e locali, per le assicurazioni sociali e sanitarie, per le ispezioni dei rapporti di lavoro e per qualsiasi altro scopo di carattere statistico o identificazione. Il Numero Unico di Identificazione del soggetto viene rilasciato una volta sola al momento della registrazione iniziale. Esso sarà invariabile e non verrà assegnato ad altri soggetti anche in seguito ad eventuali cancellazioni di registrazione. I soggetti registrati sono tenuti a segnare il Numero Unico di Identificazione del Soggetto in ogni loro corrispondenza. Entro i termini previsti per la registrazione iniziale, il QKR rilascia al soggetto registrato il certificato di registrazione che contiene il nome, la forma, il numero unico di identificazione del soggetto, la data di registrazione iniziale ed il recapito della sede principale in cui viene svolta l’attività. Nei casi in cui il soggetto registrato esercita la sua attività in più di un posto, il QKR rilascia un certificato di registrazione per ogni sede in cui viene svolta l’attività. Nei casi in cui il soggetto cambia denominazione, forma, sede o posti in cui viene svolta l’attività, il QKR sostituisce i certificati rilasciati precedentemente con un nuovo certificato per ogni postazione in cui viene svolta l’attività.

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OBBLIGHI DI GESTIONE ORDINARIA Il sistema fiscale albanese è regolato dalla legge n. 8438 del 28/12/1998 “Sull’Imposta sui Redditi”, e successivi emendamenti, e tale disciplina si applica a tutte le persone giuridiche, sia locali che straniere, che esercitano un’attività economica all’interno del territorio albanese.

Dal 1° gennaio 2008 è entrata in vigore una riforma fiscale che ha abolito l’applicazione degli scaglioni di reddito ed ha introdotto una flat tax del 10%. Tutte le persone fisiche e giuridiche sono soggette al pagamento delle tasse secondo il seguente schema:

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TASSE SULLE IMPRESE Tutte le imprese (albanesi o straniere ) registrate per l’Iva sono soggette all’imposta sul reddito aziendale. I soggetti residenti sono tassabili sull’intero reddito, mentre i non residenti sono tassati solo sul reddito prodotto in Albania. Una persona giuridica è considerata come residente in Albania se:

a) ha una struttura permanente (sede principale) nella Repubblica di Albania; b) ha una sede per la reale gestione degli affari in Albania.

6.1 Tassi di imposta sulle persone giuridiche La società deve versare presso l’ufficio tasse un’imposta sui dividendi entro e non oltre il 30 luglio dell’anno in cui il bilancio è stato approvato, indipendentemente dal pagamento dei dividendi. I dividendi distribuiti alla persona giuridica residente vengono interamente tassati a meno che il contribuente non sia già soggetto all’imposta sui redditi e possieda una percentuale azionaria superiore al 25% nella società che ha distribuito i dividendi. L’aliquota è del 10% per quanto riguarda la distribuzione di profitti, dividendi azionari ed interessi a soggetti residenti. Il saldo dell’imposta deve essere effettuato entro 15 giorni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi, prevista per il 31 marzo dell’anno successivo. La nuova normativa introduce inoltre un obbligo di ritenuta d’acconto pari al 10% da applicarsi sui pagamenti relativi a dividendi azionari distribuiti ai non residenti, interessi, diritti d’autore e royalties per proprietà intellettuale, servizi tecnici e di direzione aziendale, attività di costruzione, installazione, assemblaggio e supervisione. Secondo la nuova normativa, il reddito generato dalla vendita di quote o azioni è considerato come un’imposta sul reddito personale. La relativa aliquota d’imposta applicata è pari al 10%. Si prevede, inoltre, una disciplina piuttosto innovativa per l’acconto di imposta. I contribuenti, infatti, sono tenuti a versare entro il 15 di ogni mese un anticipo d’imposta ragguagliato ai due anni precedenti. Per i primi 4 mesi (gennaio–aprile) si dovrà versare men-

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silmente 1/12 dell’imposta versata due anni prima. Per gli altri 8 mesi, l’imposta sarà calcolata sulla base delle risultanze del bilancio depositato il 31 marzo dell’anno in corso (riferito all’anno precedente), previa detrazione dell’acconto di imposta pagato nei primi 4 mesi. Al contribuente viene data la possibilità di recuperare l’eventuale credito di imposta sia deducendolo dai futuri obblighi fiscali sia chiedendone il rimborso. Le autorità fiscali possono procedere ad una valutazione discrezionale dell’imposta da corrispondere in anticipo, se ritengono che i profitti dell’anno corrente siano superiori di almeno il 10% rispetto al periodo di riferimento. Gli utili sono inclusi nel reddito globale tassabile e sono tassati con la percentuale relativa al reddito stesso. In Albania non esiste la tassazione separata degli utili. 6.2 Base imponibile Il reddito imponibile è determinato dai bilanci e relativi annessi. Tali documenti sono redatti in base alla legge n. 7661 “Sulla contabilità”, ed in base ad altre norme e regolamenti emanati dal Ministero delle Finanze Albanese. Il profitto o il reddito tassabile netto si deduce dalla differenza tra le entrate totali e le spese deducibili. L’anno fiscale corrisponde all’anno civile (dal 1° gennaio al 31 dicembre).

6.3 Spese deducibili dalle tasse Come in altri Paesi, le spese deducibili sono quelle necessarie per la formazione, l’assicurazione e il mantenimento del reddito. Sono considerate spese deducibili:

✔ le spese fatte per un’attività economica che genera il reddito, o se sono relative alla normale gestione dell’attività del contribuente; ✔ tali spese devono avere una documentazione che conferma la loro destinazione; ✔ devono essere presenti, inoltre, nei libri contabili ai fini della formazione del patrimonio netto.

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6.4 Tassa di ritenuta alla fonte Tutte le persone, residenti nella Repubblica di Albania, Autorità centrali o locali, organizzazioni senza scopo di lucro e qualunque altra entità, sono sottoposte alla tassa di ritenuta alla fonte con un’aliquota del 10% per i seguenti pagamenti lordi:

a) dividendi; b) dividenti di azioni; c) interessi; d) pagamenti sul copyright e royalties; e) pagamenti sui servizi tecnici, di gestione, finanziari e assicurativi; f) pagamenti per gestione e partecipazione nella direzione di consigli; g) pagamenti per costruzioni, parti di costruzioni, assemblaggi o lavoro di supervisione relativo a tali attività; h) pagamenti per noleggi; i) pagamenti per le prestazioni di attori, musicisti, o “sportivi”, inclusi i pagamenti effettuati alle persone che impiegano artisti o sportivi o agiscono da intermediari nell’organizzare spettacoli ed esibizioni. I non residenti sono obbligati alla tassa di ritenuta alla fonte per tutti i pagamenti sopra elencati se tali pagamenti sono effettuati attraverso un’istituzione permanente nella Repubblica di Albania o dai loro rappresentanti. La tassa di ritenuta alla fonte non è applicabile a:

1) persone giuridiche e associati così come a qualunque altra persona prescindendo dalla forma di registrazione, soggetti a tassa sul valore aggiunto;

2) persone fisiche, soggette alla tassa semplificata sul profitto quando il pagamento è relativo a servizi che fanno parte della loro attività come nel caso di persone che sono impegnate nella raccolta dei residui metalliferi, piante medicinali, latte, olive ecc.; 3) persone giuridiche albanesi o straniere per i pagamenti relativi a

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trasporti internazionali di merci o passeggeri;

4) persone giuridiche o fisiche straniere per i pagamenti che effettuano fuori dal territorio albanese. Tali pagamenti devono essere comprovati dalla documentazione relativa.

6.5 L’Amministrazione Fiscale La Direzione Generale delle Tasse è l’autorità preposta all’amministrazione del sistema fiscale. Le persone fisiche e le persone giuridiche che esercitino un’attività economica debbono essere iscritte presso l’anagrafe Tributaria tramite uno specifico codice fiscale rilasciato dall’Ufficio delle Tasse. Il codice fiscale è emesso a seguito di richiesta presentata dal contribuente che deve allegare, inoltre, la decisione del Tribunale che approva la registrazione. Il pagamento di tasse e imposte può essere effettuato attraverso il sistema bancario, gli uffici postali o altri soggetti che abbiano siglato specifici accordi con l’amministrazione fiscale, entro i termini previsti dalle leggi. Con la legge n. 8560 si è avuta una riforma per quanto riguarda il contenzioso tributario. È stato introdotto il principio per cui il contribuente può appellare ogni atto dell’amministrazione fiscale entro 30 giorni dalla data in cui egli ne abbia avuto notizia. La decisione dell’organo fiscale può essere appellata dinanzi: alla Direzione Generale delle Tasse a Tirana, in primo grado, ed eventualmente alla Commissione Tributaria d’Appello, in secondo grado. La Commissione Tributaria d’Appello è un organo giudiziario indipendente, istituito presso il Ministero delle Finanze e composto da sette membri. Le decisioni della Direzione Generale o della Commissione sono soggette ad impugnazione dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria.

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PARTE TERZA ITALIA FORME GIURIDICHE SUGGERITE PER ATTIVITÀ ARTISTICA La prima forma giuridica suggerita per lo svolgimento di attività culturali ed artistiche in generale è la cooperativa a responsabilità limitata, così come adottata da diversi organismi teatrali di riferimento del nostro territorio. Approfondiamo dunque gli aspetti di tale società, già accennati in precedenza.

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LA COOPERATIVA PRINCIPI DELLA COOPERAZIONE Definizione. Una cooperativa è un’associazione autonoma di persone che si uniscono volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali e le proprie aspirazioni attraverso la creazione di un’impresa a proprietà comune, controllata democraticamente. Valori. Le cooperative si fondano sui valori dell’autosufficienza, dell’autoresponsabilità, della democrazia, dell’eguaglianza, dell’equità e della solidarietà. Fedeli allo spirito dei padri fondatori, i soci delle cooperative aderiscono ai valori etici dell’onestà, della trasparenza, della responsabilità sociale e dell’altruismo. I principi cooperativi sono linee guida mediante le quali le cooperative mettono in pratica i propri valori. 1° Principio - Adesione libera e volontaria. L’adesione ad una cooperativa deve essere volontaria e non deve essere oggetto di restrizioni artificiose, né di discriminazioni sociali, politiche, razziali o religiose. 2° Principio - Controllo democratico da parte dei Soci. Le cooperative sono organizzazioni democratiche: gli affari devono essere amministrati da persone scelte dai soci. I soci devono avere uguale diritto di voto (un socio, un voto). 3° Principio - Partecipazione economica dei Soci. L’eventuale interesse sul capitale sociale deve essere limitato; gli avanzi di gestione appartengono ai soci e devono essere ripartiti in modo che nessuno sia favorito, secondo le seguenti finalità: ✔ sviluppo degli affari sociali;

✔ istituzione di servizi comuni;

✔ distribuzione ai soci in misura proporzionale alle operazioni con la società.

4° Principio - Autonomia e indipendenza. Le cooperative sono organizzazioni autonome, basate sull’auto aiuto e gestite dai loro membri. Se esse stipulano accordi con altre organizzazioni, compresi i governi, o raccolgono capitale dalle fonti

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esterne, fanno ciò a condizioni che assicurano comunque il controllo democratico da parte dei loro soci e mantengono inalterata la loro autonomia cooperativa. 5° Principio - Educazione, formazione e informazione. Le cooperative devono fornire ai loro soci, dirigenti, amministratori e dipendenti l’educazione e la formazione necessarie per poter contribuire efficacemente allo sviluppo delle cooperative stesse. Devono curare, inoltre, la diffusione presso l’opinione pubblica dei principi, dei metodi e dei benefici della cooperazione. 6° Principio - Cooperazione tra cooperative. Ogni cooperativa, al fine di soddisfare più efficacemente i propri soci e di rinforzare l’intero movimento cooperativo, deve operare attivamente ed in modo coordinato assieme alle altre cooperative su scala locale, nazionale ed internazionale. 7° Principio - Impegno verso la collettività. Le cooperative lavorano per lo sviluppo sostenibile della collettività di cui sono espressione ed alla quale appartengono attraverso politiche approvate dai loro soci. 1.1 La Cooperativa - Vademecum del cooperatore L’impegno cooperativo, iniziato tanti anni fa, prosegue oggi, e potrà avere ancora interessanti sviluppi, anche grazie ad apporti lavorativi di nuovi soci. La cooperazione ha oltre un secolo e mezzo di storia. Di cosa si tratta esattamente? Come nasce? La società cooperativa è essenzialmente due cose: ✔ un’impresa;

✔ una società.

Ha quindi (in quanto impresa) un fine economico e non si fa da soli. Nasce, cioè, da un gruppo di persone che si uniscono per soddisfare un bisogno comune. Non si tratta esclusivamente di una semplice entità economica. L’aspetto economico-finanziario ha, infatti, la sua importanza, ma l’attività di una cooperativa va a toccare, in modo non marginale, la

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sfera del sociale, quella economica e non ultima quella culturale. La cooperativa è dunque un’impresa nella quale la persona-socio prevale sull’elemento economico. Alla base della cooperativa sta, infatti, la comune volontà dei suoi membri di tutelare i propri interessi di consumatori, lavoratori, agricoltori, operatori culturali, ecc. La comune gestione dell’impresa permette di collocarsi in una situazione di concorrenza nei confronti di chi, come i grandi gruppi, detiene una posizione di forza sul mercato. 1.2 Che cos’è una società cooperativa La cooperativa è una società che, per costituirsi, deve avere almeno 3 soci (piccola società cooperativa) oppure 9 soci (cooperativa tradizionale). La riforma del diritto societario ha in parte modificato il codice civile. L’articolo 2522 c.c. al primo comma ci ricorda che per costituire una cooperativa è necessario che i soci siano almeno nove. Fino a qui niente di nuovo rispetto al vecchio codice. Appare però, al secondo comma, una grossa novità: può essere costituita una società cooperativa da almeno tre soci, quando i medesimi sono persone fisiche, e la società in questo caso “deve” adottare le norme della società a responsabilità limitata. Questo passaggio segna la fine della piccola società cooperativa come concetto a sé stante. Il numero minimo di soci differisce da quello previsto per le cooperative in generale (9) per particolari categorie di cooperative nel modo che segue: ✔ le cooperative di produzione-lavoro ammissibili ai pubblici appalti devono avere almeno 15 soci;

✔ quelle di consumo necessitano di almeno 50 soci;

✔ quelle edilizie di abitazione che intendono iscriversi all’Albo nazionale, requisito per partecipare al finanziamento agevolato, necessitano di almeno 18 soci; ✔ per costituire una Banca di Credito Cooperativo, infine, sono

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richiesti almeno 200 soci.

Le cooperative si distinguono in società a responsabilità limitata o illimitata, a seconda che delle obbligazioni sociali risponda solo la società con il suo patrimonio o anche i soci in via sussidiaria. Il capitale sociale è variabile ed è formato da quote o azioni. Le cooperative possono unirsi e dar vita ad un consorzio, al fine di realizzare una struttura organizzativa comune in grado di garantire meglio i loro scopi mutualistici. I requisiti per costituire un consorzio: ✔ i soci devono essere prevalentemente società cooperative; ✔ il numero di cooperative non può essere inferiore a tre;

✔ il capitale sociale minimo ammonta a 516,46 Euro, di cui almeno la metà versato al momento della costituzione.

1.3 Come si costituisce una società cooperativa La società cooperativa si costituisce con atto pubblico (fatto dal notaio) e con la partecipazione di almeno nove soci.

Quali sono gli adempimenti successivi? Ottenuta l’iscrizione presso il tribunale, la cooperativa deve effettuare i seguenti ulteriori adempimenti:

✔ iscriversi presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio; ✔ iscriversi al Registro Prefettizio.

Quali sono gli organi sociali di una società cooperativa? ✔ Assemblea dei soci (alla quale è attribuito il compito di stabilire il programma delle attività sociali);

✔ Consiglio di amministrazione (organo di governo dell’impresa, che ne cura l’amministrazione); ✔ Collegio sindacale (organo di controllo).

Il Legislatore, traendo ispirazione da esperienze normative diverse, riconducibili agli Ordinamenti della Germania e dell’Inghilterra, ha introdotto nel sistema italiano due nuovi modelli di gestione, i co-

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siddetti modelli di amministrazione e controllo “dualistico” o “monistico”, applicabili – secondo l’art. 2544 CC, secondo e terzo comma – dalle società cooperative. Tali modelli sono rispettivamente disciplinati dagli artt. 2409-octies e seguenti e dagli articoli 2409-sexiesdecies CC. Anche su tale materia la legge affida la scelta del modello allo statuto: l’art. 2380 CC dispone infatti che “se lo statuto non dispone diversamente, l’amministrazione e il controllo della società” sono disciplinati secondo regole analoghe a quelle attuali (con un consiglio di amministrazione e un collegio sindacale). 1.4 Le altre leggi sulla cooperazione

✔ DLCPS 14 dicembre 1947, n. 1577 e successive modifiche ed integrazioni (legge Basevi) è la legge fondamentale in materia di cooperazione. Reca le norme sulla vigilanza delle imprese cooperative nonché quelle sulla struttura giuridica.

✔ Legge 17 febbraio 1971, n. 127 - Modifiche al DLCPS 14 dicembre 1947, n. 1577.

✔ Legge 19 marzo 1983, n. 72 - Rivalutazione monetaria dei beni e del capitale delle imprese: disposizioni in materia di imposta locale sui redditi concernenti le piccole imprese; norme relative alle banche popolari, alle società per azioni ed alle cooperative nonché disposizioni in materia di trattamento tributario dei conti interbancari.

✔ Legge 31 gennaio 1992, n. 59 - Nuove norme in materia di società cooperative.

✔ Decreto Legislativo 17 gennaio 2003 n. 6 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 17 del 22 gennaio 2003 - S. O. n. 8)- Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 336.

1.5 Adempimenti per costituire una cooperativa Definito un progetto e individuati i requisiti, occorre pensare alla

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costituzione della cooperativa. Gli adempimenti sono:

✔ costituirsi con atto pubblico, di fronte a un notaio, allegando il relativo Statuto della cooperativa;

✔ depositare l’Atto costitutivo e lo Statuto in Tribunale per ottenere l’omologazione e l’iscrizione nel Registro delle imprese;

✔ iscriversi presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro e della Massima Occupazione, affinché la cooperativa sia pubblicata nel B.U.S.C. (Bollettino Ufficiale Società Cooperative); ✔ iscriversi alla Camera di Commercio nel Registro delle Ditte;

✔ iscriversi nel Registro prefettizio in una delle otto sezioni istituite (consumo; produzione e lavoro; agricola; edilizia; trasporto; pesca; mista; sociale);

✔ depositare l’atto costitutivo presso l’Ufficio distrettuale delle imposte dirette;

✔ aprire il numero del contribuente presso l’Esattoria e il numero di partita Iva presso i relativi uffici.

1.6 La normativa della cooperazione 1. Assemblea dei soci È la riunione dei soci alla quale è attribuito il compito di approvare il programma delle attività sociali e di eleggere gli organi sociali. Ogni socio ha diritto ad un voto, qualunque sia la quota o numero di azioni possedute (salvo i casi di soci persone giuridiche e soci sovventori che possono avere fino a cinque voti). Il socio può farsi rappresentare nell’Assemblea soltanto da un altro socio e nei casi previsti dallo Statuto. Ciascun socio non può rappresentare più di cinque soci. La delega va fatta per iscritto e conservata agli atti della cooperativa. Nelle assemblee hanno diritto di voto solo coloro che risultano iscritti da almeno tre mesi nel Libro Soci. L’Assemblea dei soci può essere ordinaria o straordinaria: ✔ ordinaria, quando approva il bilancio annuale di esercizio,

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nomina gli amministratori, i sindaci e il presidente del collegio sindacale, determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, delibera su altri oggetti attinenti la gestione della società.

✔ straordinaria, quando modifica l’atto costitutivo e lo Statuto.

L’Assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta all’anno, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale.

2. Consiglio di amministrazione È l’organo di governo della cooperativa. Ha il compito di curare l’amministrazione della società e redigere il bilancio. I consiglieri, nominati dall’assemblea, devono essere soci o mandatari di persone giuridiche socie. 3. Collegio sindacale È l’organo di controllo, i cui compiti sono:

✔ controllare l’amministrazione della cooperativa

✔ vigilare affinché siano osservate le leggi e lo Statuto

✔ accertare la regolare tenuta della contabilità sociale

Il Collegio sindacale è composto da tre a cinque membri effettivi più due supplenti. La durata del loro incarico è di tre anni.

PARTECIPAZIONE DEI SOCI AL CAPITALE SOCIALE Ogni socio persona fisica può possedere quote e azioni fino a un massimo di € 100.000. Il valore nominale di ciascuna quota o azione non può essere inferiore ad € 25 né superiore ad € 500. Nelle cooperative con più di 500 soci il limite di possesso di € 100.000 può essere elevato fino al 2% del capitale sociale purché tale clausola sia contenuta nell’atto costitutivo. Ogni socio persona fisica, indipendentemente dalla quota versata, ha diritto in Assemblea a un solo voto. I soci sovventori e i soci persone giuridiche hanno diritto a non più di cinque voti. I conferimenti di beni in natura non sono considerati ai fini del limite

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di € 100.000 di cui sopra, applicandosi tale limite solo ai conferimenti in denaro. La nuova Legge 59/92 (cosiddetta Miniriforma della cooperazione) ha introdotto elementi di novità per rispondere al problema della sottocapitalizzazione della impresa cooperativa. Le modalità individuate sono:

✔ l’autofinanziamento. I soci possono fare prestiti alla loro cooperativa per un importo massimo di € 30.031,00 (€ 60.063,00 per le cooperative di produzione e lavoro e quelle edilizie di abitazione);

✔ le azioni di partecipazione. Sono prive di diritto di voto, al portatore, e privilegiate nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale. I possessori di queste azioni hanno diritto a una remunerazione maggiorata rispetto a quella dei soci.

1.7 Costituire e gestire una cooperativa comporta costi contenuti Pensate che costituire e gestire un’impresa cooperativa costi molto? Non è così. E questo proprio perché, come abbiamo detto, l’elemento portante di una cooperativa siete voi, il vostro lavoro, le vostre idee, e non il capitale. Ecco un esempio. IPOTESI DI SPESE PER LA COSTITUZIONE DI UNA SOCIETÀ COOPERATIVA Spese notarili ✔ Atto costitutivo e statuto;

✔ omologazione (l’omologa viene data dopo circa 1 mese dalla costituzione); ✔ iscrizione presso la Cancelleria del Tribunale; ✔ iscrizione presso la Camera di Commercio.

Totale € 1.810 (per le cooperative sociali il costo è inferiore di € 260 in funzione dell’esenzione dall’imposta di bollo) Altre spese ✔ Iscrizione ufficio Iva e apertura partita Iva;

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✔ iscrizione al Registro della Prefettura;

✔ iscrizione all’Albo Nazionale delle Società Cooperative.

Totale € 105 circa ✔ acquisto e vidimazione libri sociali; ✔ acquisto e vidimazione libri fiscali.

Totale € 516 circa (per le cooperative sociali € 387 in quanto non vi è il costo della vidimazione). Totale costi per la costituzione: € 2.431 (per le cooperative sociali € 2.042). Costi annuali

✔ tassa C.C.I.A.A. € 88;

✔ costo biennale per revisione da € 227 circa a € 1.700 circa a seconda delle dimensioni e tipologia della cooperativa; ✔ spese deposito bilancio € 232 circa (per le cooperative sociali il deposito avviene in esenzione di bollo); ✔ eventuale quota associativa ad organizzazioni di rappresentanza (€ 260 circa).

Totale costi per mantenimento da € 807 ad € 2.280 per le cooperative in generale; da € 575 ad € 2.048 per le cooperative sociali. N.B. i costi citati sono indicativi e possono variare in funzione di modificazioni legislative e/o diverse disposizioni localmente vigenti (come nel caso della Tassa C.C.I.A.A.).

1.8 Avete un buon progetto? C’è chi può aiutarvi Leggendo questa guida state pensando di poter costituire una società cooperativa? Siete almeno tre persone? Avete una buona idea imprenditoriale? Il prodotto o il servizio che intendete realizzare avrà un sicuro mercato? Insomma, avete tutto il necessario, ma la base finanziaria (che pure deve esserci) non è sufficiente per porre in essere la vostra cooperativa? Alcune cooperative nascono e si sviluppano per creare occupazione, per migliorare le condizioni di lavoro, per valorizzare le risorse in-

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dividuali e collettive, altre chiedono una partecipazione per aumentare la loro competitività e conquistare nuovi mercati. In tutti i casi il punto di partenza è il progetto, che è al tempo stesso studio, attività creativa ed intuizione: gli elementi fondamentali di un business plan. Il business plan è un documento con il quale si descrive il piano imprenditoriale: dall’analisi di mercato al progetto finanziario, dal marketing alla gestione delle risorse umane. Ma è soprattutto uno strumento che aiuta chi lo scrive e chi lo analizza ad individuare i problemi che si dovranno affrontare e come superarli. Il business plan è quindi uno strumento importante per farsi conoscere prima, e per ottenere risorse e trovare partnership poi, utile sia in fase di avviamento che in fase di gestione. Diventa quindi di basilare importanza aiutare le cooperative nella redazione del business plan, e offrire attività di consulenza e formazione personalizzate alle società che ne fanno richiesta. Ma è la motivazione dell’imprenditore l’elemento che non deve mai mancare in un business plan. Solo la sua determinazione, può consentire a un’idea di trasformarsi in impresa cooperativa e al suo progetto di avere successo. Una modalità di finanziamento può essere l’assunzione di partecipazioni nelle cooperative da parte di società finanziarie, con l’obiettivo di sostenerne lo sviluppo. Si tratta di una partecipazione di minoranza e temporanea, cioè inferiore al 50% del capitale di rischio della cooperativa che ne farà richiesta, e la cui durata non può superare i 10 anni. Le modalità per porre in essere la partecipazione sono quelle previste per i soci persone giuridiche, i soci sovventori e per i sottoscrittori di azioni di partecipazione cooperativa. In caso di utili delle cooperative partecipate, le società finanziarie avranno diritto ad un dividendo superiore di due punti a quello deliberato dall’assemblea per gli altri soci. Un ulteriore strumento è la concessione (diretta o indiretta) di finanziamenti per la realizzazione di programmi di investimento. Si tratta di finanziamenti a sostegno degli investimenti fissi. In luogo

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dei finanziamenti, ci si può avvalere di strumenti equivalenti come certificati di investimento ed obbligazioni, prestiti partecipativi, fideiussioni e locazioni finanziarie. Questi finanziamenti sono sempre subordinati all’accordo di partecipazione. Per informazioni più dettagliate in merito, potete ricorrere al supporto ed alle competenze che il sistema Confcoperative può mettere a vostra disposizione. Confcooperative (denominazione abbreviata di Confederazione Cooperative Italiane) è un’Associazione nazionale di rappresentanza, assistenza, tutela e revisione del movimento cooperativo. É presente su tutto il territorio nazionale, in ogni regione e quasi in ogni provincia. Potete quindi rivolgervi alla sede Confcooperative della vostra provincia allo scopo di avere assistenza e consulenza per costituire e gestire una società cooperativa. La Confcooperative è articolata inoltre in 8 Federazioni settoriali: ✔ Federabitazione

✔ Federagroalimentare

✔ Federazione della Banche di Credito Cooperativo

✔ Federconsumo

✔ Federcoopesca

✔ Federcultura Turismo Sport

✔ Federlavoro e servizi ✔ Federsolidarietà

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ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE La seconda forma giuridica suggerita per le attività teatrali, artistiche o culturali in genere è l’associazione di promozione sociale, l’A.p.s.. Le Associazioni di Promozione Sociale sono disciplinate dalla legge 383/2002 che stabilisce: “sono considerate associazioni di promozione sociale le associazioni riconosciute e non riconosciute, i movimenti, i gruppi e i loro coordinamenti o federazioni costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati. La stessa legge esclude da questa categoria “i partiti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni dei datori di lavoro, le associazioni professionali e di categoria e tutte le associazioni che hanno come finalità la tutela esclusiva di interessi economici degli associati. Non costituiscono altresì associazioni di promozione sociale i circoli privati e le associazioni comunque denominate che dispongono limitazioni con riferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all’ammissione degli associati o prevedono il diritto di trasferimento, a qualsiasi titolo, della quota associativa o che, infine, collegano, in qualsiasi forma, la partecipazione sociale alla titolarità di azioni o quote di natura patrimoniale.” Rientrano ad esempio in questa categoria associazioni come l’ARCI, le ACLI, l’ENDAS, ecc.. Si avvalgono prevalentemente delle attività prestate volontariamente e gratuitamente dai propri aderenti, pur ammettendo la possibilità di retribuire lavoro dipendente e autonomo. Tra le risorse economiche si prevedono espressamente i proventi derivanti da attività commerciali, artigianali o agricole, purché svolte in maniera ausiliaria e sussidiaria e comunque finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali. La legge istituisce un registro nazionale e prevede dei registri regionali ai quali è necessario essere iscritti per poter godere delle agevolazioni della legge e per poter stipulare convenzioni con enti pubblici, come già previsto per gli organismi di volontariato. In questo spazio forniamo alcune indicazioni fondamentali per chi intendesse costituire un’Associazione di Promozione Sociale.

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2.1 Come si costituisce un’associazione di promozione sociale I passaggi che gli aderenti all’associazione devono seguire sono: ✔ Redazione dell’Atto costitutivo e dello Statuto; ✔ Convocazione assemblea costitutiva; ✔ Registrazione;

✔ Richiesta codice fiscale;

✔ Iscrizione al Registro Nazionale.

2.2 Atto costitutivo e Statuto L’Atto costitutivo rappresenta il documento che attesta la creazione e l’esistenza dell’associazione di volontariato. Lo Statuto rappresenta un documento redatto dagli aderenti nel quale vengono esplicitate le regole stabili e fondamentali dell’organizzazione stessa ed esprime la volontà contrattuale delle parti. Nei due documenti devono essere espressamente previsti i seguenti elementi: a) la denominazione dell’ente; b) l’indicazione dello scopo, del patrimonio e della sede; c) le norme sull’ordinamento e sull’amministrazione.

Inoltre, in base all’art. 3 della legge 383/02: a) la denominazione; b) l’oggetto sociale; c) l’attribuzione della rappresentanza legale dell’associazione; d) l’assenza di fini di lucro e la previsione che i proventi delle attività non possono, in nessun caso, essere divisi fra gli associati, anche in forme indirette; e) l’obbligo di reinvestire l’eventuale avanzo di gestione a favore di attività istituzionali statutariamente previste; f) le norme sull’ordinamento interno ispirato a principi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli associati, con la previsione dell’elettività delle cariche associative. In relazione alla particolare natura di talune associazioni, il Ministro per la soli-

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darietà sociale, sentito l’Osservatorio nazionale di cui all’articolo 11, può consentire deroghe alla presente disposizione; i criteri per l’ammissione e l’esclusione degli associati ed i loro diritti e obblighi; l’obbligo di redazione di rendiconti economico-finanziari, nonché le modalità di approvazione degli stessi da parte degli organi statutari; le modalità di scioglimento dell’associazione; l’obbligo di devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento, cessazione o estinzione, dopo la liquidazione, a fini di utilità sociale.

Si consiglia di inserire nell’Atto costitutivo pochi ed essenziali elementi che identifichino l’associazione e che quindi non subiranno variazioni nel lungo periodo, e di inserire tutti gli altri elementi nello Statuto. 2.3 Assemblea costitutiva L’Assemblea costitutiva è il momento in cui tutti i soci fondatori dell’organizzazione si riuniscono per discutere lo statuto ed approvarne la versione definitiva. I soci dovranno sottoscrivere i due documenti. È opportuno che i soci firmino in originale più copie dell’Atto costitutivo e dello Statuto, perché l’ufficio del registro ne trattiene una copia e una la autentica per lasciarla all’associazione. 2.4 Registrazione La costituzione di un’organizzazione collettiva può avvenire con atto pubblico (cioè di fronte al notaio o ad un pubblico ufficiale autorizzato), con scrittura privata poi autenticata da notaio o pubblico ufficiale autorizzato, oppure con scrittura privata registrata. Per le associazioni di promozione sociale la legge stabilisce che l’atto deve essere redatto in forma scritta, senza specificare altro. In teoria quindi sarebbe sufficiente sottoscrivere uno statuto. Ma se l’associazione intende ottenere la qualifica di ONLUS, che le consentirebbe di beneficiare di esenzioni e agevolazioni fiscali, è necessaria

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almeno la scrittura autenticata all’Ufficio del Registro. 2.5 Richiesta del Codice Fiscale Contestualmente alla registrazione dell’Atto costitutivo e dello Statuto va chiesto il codice fiscale. 2.6 Iscrizione al Registro Nazionale La legge prevede sia un Registro Nazionale che registri regionali. Per essere a tutti gli effetti Associazione di Promozione Sociale e quindi rientrare nei benefici della legge, occorre essere iscritti al registro regionale o a quello nazionale. Al Registro Nazionale possono iscriversi le associazioni o le federazioni di associazioni che risultino operanti in almeno cinque regioni ed almeno venti province dislocate sul territorio italiano. 2.7 Agevolazioni fiscali per le Associazioni di Promozione Sociale Imposte sul reddito Le agevolazioni fiscali in materia di IRPEG e Iva sono estese anche ai familiari degli associati. Imposta sugli intrattenimenti Quote e contributi corrisposti ad associazioni di promozione sociale per accedere a manifestazioni da queste organizzate non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta sugli spettacoli. Erogazioni liberali Il finanziamento delle associazioni di promozione sociale viene incentivato prevedendo agevolazioni fiscali a favore dei sostenitori. a) Erogazioni di denaro da parte di persone fisiche.

✔ Benefici fiscali: detrazione dall’imposta lorda del 19% ✔ Limiti: fino a 2.060 Euro

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b) Erogazioni in denaro da imprese.

✔ Benefici fiscali: deduzione dal reddito d’imposta

✔ Limiti: fino a 2.060 Euro o al 2% del reddito d’impresa dichiarato

c) Erogazioni in denaro da enti non commerciali.

✔ Benefici fiscali: deduzione dall’imposta lorda del 19% ✔ Limiti: fino a 2.060 Euro

Tributi locali È prevista la possibilità per gli enti locali di deliberare riduzioni sui tributi di propria competenza per le associazioni di promozione sociale.

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POSSIBILI FONTI DI FINANZIAMENTO Per avviare una nuova attività, sotto forma di lavoro autonomo, di ditta individuale o di società di persone, è possibile accedere ai finanziamenti di Sviluppo Italia (www.sviluppoitalia.it) 3.1 Lavoro autonomo Il Lavoro Autonomo è una misura prevista dal Titolo II del Decreto 185/2000 pensata per chi vuole mettersi in proprio creando un’impresa da solo, in forma di ditta individuale, con un massimo di 25.823 Euro. A chi si rivolge Per presentare la domanda i proponenti devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

✔ essere maggiorenne alla data di presentazione della domanda; ✔ essere non occupato alla data di presentazione della domanda; ✔ residente nei territori di applicazione della normativa alla data del 1° gennaio 2000 oppure da almeno sei mesi alla data di presentazione della domanda.

Nota bene Si considerano occupati ai sensi dell’art.17 del D.Lgs. 185/00 e quindi non possono avvalersi di questa agevolazione:

1. i lavoratori dipendenti (a tempo determinato e indeterminato, anche part-time), i titolari di contratti di lavoro a progetto, intermittente o ripartito, i lavoratori in CIG o in mobilità; 2. i soggetti che esercitano una libera professione; 3. i titolari di partita Iva anche se non movimentata; 4. gli imprenditori, familiari (nel caso di impresa familiare) e coadiutori di imprenditori; 5. gli artigiani. Inoltre, vengono considerati occupati coloro che percepiscono un reddito assimilabile al reddito di lavoro dipendente quali:

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✔ i titolari di pensioni complementari del sistema obbligatorio pubblico; ✔ i titolari di borse di studio;

✔ i soggetti impegnati in lavori socialmente utili; ✔ coloro che percepiscono una rendita vitalizia o a tempo determinato, costituita a titolo oneroso, diversa da quelle aventi funzione previdenziale; ✔ coloro che percepiscono una indennità, gettoni di presenza ed altri compensi corrisposti dallo Stato o da Enti Locali. La ditta individuale deve essere costituita dopo la presentazione della domanda. Attività finanziabili Le iniziative agevolabili possono riguardare qualsiasi settore (produzione di beni, fornitura di servizi, commercio). Sono escluse, però, le attività che si riferiscono a:

✔ produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli ✔ trasporti (di merci o di persone oltre le 9 unità)

L’investimento complessivo non può superare i 25.823 Euro Iva esclusa. L’attività finanziata deve essere svolta per un periodo di almeno 5 anni a decorrere dalla data di delibera di ammissione alle agevolazioni. Le agevolazioni Le agevolazioni previste sono di due tipi:

1. agevolazioni finanziarie, per gli investimenti e per il 1° anno di gestione; 2. servizi di sostegno nella fase di realizzazione e di avvio dell’iniziativa. Le agevolazioni finanziarie concedibili sono: ✔ per gli investimenti, un contributo a fondo perduto e un

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mutuo a tasso agevolato, a copertura del 100% degli investimenti ammissibili;

✔ per la gestione, un contributo a fondo perduto.

Il tasso di interesse è pari al 30% del tasso di riferimento vigente alla data di stipula del contratto di finanziamento in base alla normativa comunitaria. Il mutuo è restituibile in cinque anni, con rate trimestrali costanti posticipate. Il contributo a fondo perduto per le spese di gestione del 1° anno non può superare l’ammontare massimo di 5.165 Euro. Puoi utilizzare i finanziamenti per l’investimento per: ✔ acquisto di attrezzature, macchinari, impianti e allacciamenti; ✔ ristrutturazione di immobili - entro il limite del 10% del totale investimento. Nota bene ✔ La spesa per l’Iva non è ammissibile.

✔ Attrezzature e macchinari possono essere anche usati purché:

1. non siano già stati agevolati; 2. offrano adeguate garanzie di funzionalità, certificate da perizia giurata; 3. per ciascun bene vengano allegate le fatture o le registrazioni comprovanti tutti i passaggi di proprietà, dalla vendita a nuovo fino al proponente. ✔ Le spese considerate ammissibili sono quelle sostenute successivamente alla data di ammissione alle agevolazioni e non alla data di presentazione della domanda.

✔ I beni oggetto delle agevolazioni sono vincolati all’esercizio dell’attività finanziata per un periodo minimo di cinque anni a decorrere dalla data della delibera di ammissione alle agevolazioni e, comunque, fino all’estinzione del mutuo.

Puoi utilizzare i finanziamenti per la gestione per:

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✔ acquisto di materie prime e materiale di consumo inerenti al processo produttivo; ✔ utenze e canoni di affitto per immobili; ✔ garanzie assicurative.

Valutazione della domanda La valutazione della domanda prevede le seguenti verifiche: ✔ la verifica formale (preliminare) della domanda presentata, volta ad accertare la sussistenza di quei requisiti la cui assenza pregiudica direttamente ed oggettivamente la possibilità di accedere ai benefici di legge (requisiti di accoglibilità);

✔ la verifica di merito, basata sui criteri fissati dal CIPE, che riguardano la coerenza tra il profilo del proponente e l’idea imprenditoriale, la fattibilità tecnico-economica dell’iniziativa e, infine, la sua cantierabilità, ovvero l’effettiva e immediata realizzabilità.

Si sottolinea che il proponente deve possedere al momento della presentazione della domanda i requisiti soggettivi richiesti dalla legge per il regolare avvio dell’attività.

Modalità di erogazione È prevista l’erogazione in due soluzioni, un anticipo e un saldo. Per quanto riguarda gli investimenti, al momento della stipula del contratto di finanziamento, è possibile richiedere un anticipo pari al 40% del totale delle agevolazioni per gli investimenti. Il saldo sarà erogato in un’unica soluzione, una volta completati gli stessi, anche sulla base di fatture che possono essere quietanzate (pagate) successivamente all’erogazione del saldo. Gli investimenti dovranno essere realizzati entro 6 mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento. Per quanto riguarda la gestione, è possibile richiedere un anticipo pari al 40% delle spese previste; il saldo sarà erogato, a seguito della presentazione da parte del beneficiario delle fatture quietan-

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zate. La richiesta di rimborso delle spese di gestione del primo anno di attività dovrà essere presentata entro 18 mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento.

3.2 Microimpresa La Microimpresa è una misura prevista dal Titolo II del Decreto 185/2000 pensata per chi vuole creare una piccola impresa nel settore della produzione di beni e della fornitura di servizi, che abbia al massimo 10 dipendenti, con un investimento massimo di 129.114 Euro.

A chi si rivolge Questa agevolazione è rivolta a persone che intendono avviare un’attività imprenditoriale di piccola dimensione in forma di società in nome collettivo, semplici e in accomandita semplice. Sono pertanto escluse le ditte individuali, le società di capitali, le cooperative, le società di fatto e le società aventi un unico socio. Per presentare la domanda, almeno la metà dei soci deve essere in possesso dei seguenti requisiti: ✔ essere maggiorenne alla data di presentazione della domanda;

✔ essere non occupato alla data di presentazione della domanda; ✔ essere residente nei territori di applicazione della normativa alla data del 1° gennaio 2000 oppure da almeno sei mesi alla data di presentazione della domanda.

I soci che rispondono a questi requisiti devono detenere almeno la metà delle quote di partecipazione ed avere la rappresentanza legale.

Nota bene Si considerano occupati ai sensi dell’art.17 del D.Lgs. 185/00 e quindi non possono avvalersi di questa agevolazione: ✔ i lavoratori dipendenti (a tempo determinato e indeterminato, anche part-time); i titolari di contratti di lavoro a progetto, in-

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termittente o ripartito, i lavoratori in CIG o in mobilità; ✔ i soggetti che esercitano una libera professione; ✔ i titolari di partita Iva anche se non movimentata; ✔ gli imprenditori, i familiari (nel caso di impresa familiare) e i coadiutori di imprenditori; ✔ gli artigiani. Inoltre, vengono considerati occupati coloro che percepiscono un reddito assimilabile al reddito di lavoro dipendente quali: ✔ i titolari di pensioni complementari del sistema obbligatorio pubblico; ✔ i titolari di borse di studio; ✔ i soggetti impegnati in lavori socialmente utili; ✔ coloro che percepiscono una rendita vitalizia o a tempo determinato, costituita a titolo oneroso, diversa da quelle aventi funzione previdenziale; ✔ coloro che percepiscono una indennità, gettoni di presenza ed altri compensi corrisposti dallo Stato o da Enti Locali. Le società devono essere già costituite al momento della presentazione della domanda. Attenzione: lo statuto societario deve essere conforme alle prescrizioni contenute nell’art. 12, co. 4 del D.M. 295/01 attuativo del D. Lgs. 185/00, il quale recita: “gli statuti delle società devono contenere una clausola che non consenta atti di trasferimento di quote di partecipazione societaria che facciano venire meno le condizioni soggettive di disoccupazione e di residenza fissate all’articolo 17, commi 1 e 2, del decreto legislativo, per almeno cinque anni dalla data della deliberazione di ammissione alle agevolazioni.” Attività finanziabili Le iniziative possono riguardare la produzione di beni e la fornitura di servizi. Sono escluse le attività che si riferiscono a:

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✔ produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli; ✔ trasporti (di merci o di persone oltre le 9 unità);

✔ commercio.

L’investimento complessivo non può superare i 129.114 Euro Iva esclusa. L’attività finanziata deve essere svolta per un periodo di almeno cinque anni a decorrere dalla data di delibera di ammissione alle agevolazioni.

Le agevolazioni Le agevolazioni previste sono di due tipi: 1. agevolazioni finanziarie, per gli investimenti e per il 1° anno di gestione; 2. servizi di sostegno nella fase di realizzazione e di avvio dell’iniziativa. Le agevolazioni finanziarie concedibili sono: ✔ per gli investimenti, un contributo a fondo perduto e un mutuo a tasso agevolato che può anche arrivare a coprire il 100% degli investimenti ammissibili; ✔ per la gestione, un contributo a fondo perduto sulle spese relative al 1° anno di attività.

Le agevolazioni finanziarie non possono superare complessivamente il limite del “de minimis” pari a € 100.000. Il tasso di interesse del mutuo agevolato è pari al 30% del tasso di riferimento vigente alla data di stipula del contratto di finanziamento in base alla normativa comunitaria. Il mutuo è restituibile in un massimo di sette anni, con rate trimestrali costanti posticipate. Le spese di investimento e di gestione considerate “ammissibili” ai fini del calcolo dell’ammontare delle agevolazioni sono: ✔ per l’investimento ➩ attrezzature, macchinari, impianti e allacciamenti; ➩ beni immateriali a utilità pluriennale;

➩ ristrutturazione di immobili, entro il limite massimo del

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10% del valore degli investimenti.

✔ per la gestione

➩ materiale di consumo, semilavorati e prodotti finiti, nonché altri costi inerenti al processo produttivo; ➩ utenze e canoni di locazione per immobili; ➩ oneri finanziari (con l’esclusione degli interessi del mutuo agevolato); ➩ prestazioni di garanzie assicurative sui beni finanziati; ➩ prestazione di servizi.

Modalità di erogazione È prevista l’erogazione in due soluzioni, un anticipo e un saldo. Per quanto riguarda gli investimenti, al momento della stipula del contratto di finanziamento, è possibile richiedere un anticipo pari al 20% del totale delle agevolazioni per gli investimenti. Il saldo sarà erogato in un’unica soluzione, una volta completati gli stessi, anche sulla base di fatture che possono essere quietanzate (pagate) successivamente all’erogazione del saldo. Gli investimenti dovranno essere realizzati entro 6 mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento. Per quanto riguarda la gestione, è possibile richiedere un anticipo pari al 30% delle spese previste; il saldo sarà erogato a seguito della presentazione, da parte del beneficiario, delle fatture quietanzate. 3.3 Finanziamenti regionali a favore dello Spettacolo Il Programma della Regione Puglia in materia di spettacolo per il triennio 2007/2009, modificato per le annualità 2008 e 2009, ha il proprio riferimento normativo nell’art. 15 della Legge Regionale n.6/2004 e nel Regolamento Regionale n.11/2007 e successive modifiche (Regolamento Regionale n.16/2007).

Con Determina Dirigenziale n. 227 del 16 Ottobre 2007 è stato approvato, ai sensi dell’art.6 comma 2, del Regolamento Regionale

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n.11/07, l’Albo Regionale dello Spettacolo a cui sono stati iscritti i soggetti che operano nell’ambito dello spettacolo pugliese in possesso dei requisiti previsti dall’art.5 dello stesso Regolamento Regionale.

Lo spettacolo è elemento fondamentale dell’azione regionale sul piano dell’identità culturale, della crescita individuale, della coesione sociale, anche in quanto fattore strategico sul piano socioeconomico e della competitività. L’investimento in cultura richiede il coinvolgimento di tutti gli attori (Stato, Regioni, Enti Locali e Istituzioni del territorio, operatori culturali ed artisti) in un forte impegno progettuale e innovativo, che metta a valore tutte le risorse disponibili. Il sostegno e la promozione regionale delle attività dello spettacolo operano nella direzione del riequilibrio territoriale, finalizzato alla perequazione delle opportunità nei territori, al fine di accrescere non soltanto la qualità di vita delle popolazioni, ma anche il senso di appartenenza e di identità culturale e civile. In tale quadro, l’intervento della Regione intende perseguire il sostanziale superamento della frammentazione della domanda e dell’offerta di spettacoli e qualificare l’intero sistema. L’intervento di sostegno e di promozione delle attività è pertanto finalizzato alla creazione di un sistema regionale dello spettacolo imperniato su poli produttivi/distributivi forti e capaci di assicurare adeguati livelli occupazionali, intorno ai quali sviluppare l’ampia ed articolata rete delle attività garantendone il consolidamento, lo sviluppo e l’innovazione sotto il profilo artistico, organizzativo e tecnico. Un sistema “aperto” in cui la storicità e la dimensione “tradizionale” delle imprese rappresenti un importante valore da salvaguardare ma anche da verificare e da innovare. Particolare rilievo dovranno avere, in questo rinnovato sistema, i soggetti a partecipazione regionale e gli Enti Locali, chiamati ad una programmazione sul territorio organica e continuativa che sostenga i giovani talenti, promuova la continuità e la qualità degli interventi e l’allargamento del pubblico.

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Gli obiettivi L’azione politica e finanziaria della Regione, in considerazione degli obiettivi innanzi indicati, si orienterà in favore dell’incremento qualitativo e quantitativo delle fasce di fruitori, dei luoghi di spettacolo, dei soggetti della produzione e dei lavoratori del settore, secondo le seguenti direttrici fondamentali. ✔ Il pubblico

➩ consolidare la domanda di spettacolo; ➩ stimolare nuove fasce di pubblico con particolare riferimento ai territori che presentano bassi indici nel rapporto domanda/residenti ed alle nuove generazioni, attraverso il coinvolgimento diretto del mondo della scuola; ➩ favorire l’accesso e la formazione del pubblico attraverso strumenti di comunicazione e servizi innovativi capaci di superare gli ostacoli alla fruizione (trasporti, parcheggi, vendita on-line, orari non tradizionali, kindergarden, ecc.); ➩ promuovere la più articolata ed equilibrata circuitazione degli spettacoli nell’intero territorio regionale.

✔ I luoghi

➩ incentivare, nella prospettiva del riequilibrio territoriale, l’attività dei teatri comunali; ➩ sostenere il piccolo esercizio cinematografico e le sale d’essai, specialmente nei centri scarsamente dotati di istituzioni culturali; ➩ promuovere la costituzione di reti di teatri pubblici e privati, di sale cinematografiche d’essai e di festival e rassegne anche in luoghi di particolare rilevanza storico-artistica-architettonica e nei centri di affluenza turistica; ➩ favorire l’apertura degli spazi di proprietà pubblica alle attività del territorio anche attraverso il coinvolgimento diretto dei soggetti professionali regionali della produzione/distribuzione nella gestione;

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➩ promuovere la formazione delle competenze gestionali (organizzative e tecniche). ✔ La produzione

➩ sostenere la produzione regionale, in via prioritaria delle imprese che operano con continuità e stabilità, con particolare riferimento al ricambio artistico ed organizzativo; ➩ favorire le collaborazioni produttive ed organizzative, anche a livello sovraregionale, e i progetti interdisciplinari fra le arti; ➩ incentivare l’attività dei nuovi soggetti anche attraverso accordi di collaborazione produttiva con i soggetti storici e accordi di programma e convenzioni con gli Enti Locali territoriali; ➩ promuovere, al di fuori di ogni garantismo, la circuitazione degli spettacoli pugliesi nel territorio regionale, in Italia ed all’estero. ✔ Il lavoro ➩ promuovere, di concerto con le politiche formative regionali e d’intesa con le Università, i Conservatori e le Accademie di Belle Arti, la formazione continua dei lavoratori delle imprese e la formazione di base di giovani che vogliono intraprendere i mestieri dello spettacolo (artistici, organizzativi e tecnici);

➩ tutelare la professionalità dei lavoratori del settore attraverso la verifica, in collaborazione con le Organizzazioni Sindacali e gli Enti previdenziali ed assistenziali, dell’applicazione e del rispetto dei contratti collettivi e delle norme vigenti in materia di lavoro;

➩ privilegiare i finanziamenti alle attività di produzione, distribuzione, esercizio e promozione che creano occasioni di lavoro continue e costanti per i lavoratori pugliesi dello spettacolo.

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Le azioni e le priorità In coerenza con gli obiettivi sopra illustrati ed in sintonia con quanto previsto dalla normativa regionale vigente, la Regione, sulla base dei criteri e modalità di cui al Regolamento Regionale n.11/07 e successive modifiche (Regolamento Regionale n.16/2007), interviene: ✔ a sostegno dei soggetti iscritti all’Albo Regionale dello Spettacolo, con priorità per i soggetti che nell’anno precedente hanno beneficiato dell’intervento finanziario da parte dello Stato;

✔ per la promozione diretta, anche in collaborazione con altri soggetti pubblici e privati, di progetti speciali e di iniziative nei settori dello spettacolo, con priorità per: ➩ i nuovi linguaggi e le nuove generazioni; ➩ la diffusione della conoscenza dei diversi generi dello spettacolo anche in concorso con il sistema scolastico ed universitario; ➩ la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del vasto patrimonio dello spettacolo pugliese, sollecitando il rapporto fra tradizione e contemporaneità; ➩ la valorizzazione dei beni monumentali, archeologici, artistici e naturalistici della Puglia; ➩ le ricerche e gli studi sul sistema dello spettacolo pugliese; ➩ la formazione nei mestieri dello spettacolo, d’intesa con gli altri settori competenti della Regione.

Criteri e modalità di attuazione dell’azione regionale Il Programma per gli anni 2008 e 2009 attua le disposizioni contenute nel Regolamento Regionale n.11/07 e successive modifiche (Regolamento Regionale n.16/2007), che consentono la trasparenza dei criteri valutativi (favorendo la capacità dei soggetti interessati di progettare sulla base di precisi indirizzi programmatici) e introducono criteri di valutazione dei risultati attenti alla rispondenza delle attività svolte con gli obiettivi e le finalità regionali.

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In una logica di sistema regionale sono da valorizzare le iniziative che si svolgono nelle aree meno favorite, promuovendo, anche su scala intercomunale, la costruzione di sinergie organizzative e finanziarie tra esperienze analoghe o integrabili, finalizzate ad un rafforzamento reciproco. Sono altresì da consolidare ed allargare le collaborazioni istituzionali, attraverso la negoziazione progettuale, fra Regione, Enti Locali, altre Istituzioni e operatori, nella prospettiva della condivisione degli obiettivi del Programma regionale. Ai fini della semplificazione delle procedure, tutti i soggetti richiedenti l’intervento finanziario regionale, a sostegno e di promozione, devono utilizzare la modulistica, comune a tutte le attività, funzionale ad ottimizzare l’iter istruttorio ed accelerare i tempi di assegnazione e di liquidazione dei finanziamenti regionali. Riparto del FURS per gli anni 2008 e 2009 Ai sensi dell’art. 9, comma 2, punto b) del Regolamento Regionale n.11/07 e sulla base degli obiettivi e delle priorità del presente Programma, nonché dell’andamento storico dei finanziamenti regionali nel periodo 2005/2007, il FURS per gli anni 2008 e 2009, ai fini degli interventi a sostegno e di promozione, è complessivamente ripartito tra i settori in cui è articolato l’Albo Regionale dello Spettacolo secondo le percentuali di seguito riportate.

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Per gli effetti dell’art. 9, commi 3 e 4, del Regolamento Regionale n.11/07, la Giunta Regionale, sulla base del Programma , entro 45 giorni dalla pubblicazione del Bilancio di Previsione della Regione Puglia per ciascun esercizio finanziario relativo agli anni 2008 e 2009, e comunque entro e non oltre il 31 maggio di ogni anno, approva il Piano annuale delle attività di spettacolo contenente: ✔ la partizione delle risorse finanziarie complessive fra i settori di cui al riparto del FURS per gli interventi di sostegno e di promozione diretta;

✔ l’individuazione degli specifici interventi da finanziare sulla base delle istanze pervenute nei termini previsti dal Programma; ✔ l’elenco degli specifici settori di attività di promozione diretta per cui bandire, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, procedure di evidenza pubblica riservate a soggetti privati non iscritti all’Albo Regionale; ✔ i valori percentuali relativi alla “storicità” ed i punteggi relativi alla “attività”.

Il Dirigente del Settore Attività Culturali, entro i 30 giorni successivi all’approvazione del suddetto Piano annuale, con proprio atto, determina l’entità e l’attribuzione dei finanziamenti di promozione e di sostegno ai singoli soggetti, e predispone i bandi.

I requisiti per accedere al sostegno regionale Possono accedere al sostegno regionale, ai sensi dell’art.11, comma 1 del Regolamento Regionale n.11/07, i soggetti che alla data di presentazione dell’istanza di finanziamento risultano iscritti nell’Albo Regionale dello Spettacolo. Possono altresì accedere al sostegno regionale gli Enti Locali, secondo le modalità previste dal Regolamento Regionale n.11/07 e successive modifiche (Regolamento Regionale n.16/2007).

La promozione regionale La promozione diretta di progetti speciali e di iniziative nei settori dello spettacolo è realizzata secondo le modalità previste dal-

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l’art.17 del Regolamento Regionale n.11/07.

Nel quadro delle attività di promozione diretta la Regione può tra l’altro, compatibilmente con le risorse di bilancio, promuovere e cofinanziare annualmente Progetti speciali attraverso la pubblicazione di appositi bandi di settore indirizzati a soggetti privati dello spettacolo qualificati artisticamente e professionalmente, non iscritti all’Albo Regionale, in particolare con l’obiettivo di favorire e consolidare nuovi talenti e attività innovative e di sperimentazione

I bandi sono definiti con apposito atto del Dirigente del Settore Attività Culturali e indicano per ciascun settore cui sono indirizzati:

a) il numero massimo di progetti da promuovere; b) i requisiti di partecipazione riferiti ai soggetti e alla tipologia dell’attività; c) il massimale di finanziamento regionale differenziato per attività; d) i termini e le modalità di partecipazione al bando; e) i termini e le modalità per la realizzazione e la rendicontazione delle attività. Le attività di promozione diretta sono definite con il Piano annuale degli interventi. Con delibere della Giunta Regionale successive a detto Piano, possono essere finanziate, per effetto dell’art. 17, comma 3 del Regolamento Regionale n.11/07, ulteriori attività di promozione diretta entro il limite massimo complessivo del 10 per cento delle risorse annuali del FURS.

Le convenzioni triennali La Regione, compatibilmente con le risorse del bilancio regionale e nel rispetto delle quote di riparto del FURS fra i diversi settori dello Spettacolo, stipula convenzioni triennali con i soggetti in possesso dei requisiti generali e di settore previsti dall’art. 19 del Regolamento Regionale n.11/07 e secondo le modalità e nel rispetto dei termini indicati negli artt. 20 e 21 dello stesso Regolamento Regionale. La Giunta Regionale approva l’elenco dei progetti triennali ed i relativi schemi di convenzione nell’ambito del Piano annuale degli in-

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terventi di cui all’art.9, comma 3 del Regolamento Regionale n.11/07 Modalità di attuazione dell’intervento regionale La Regione interviene: a) a sostegno delle attività dello spettacolo, attraverso la parziale copertura dei costi e comunque: ✔ per un importo non superiore al 50 per cento del totale dei costi ammissibili come definiti nell’art.13 del Regolamento Regionale n.11/07;

✔ entro il limite del disavanzo preventivo e consuntivo dell’attività proposta; b) per la promozione di iniziative e progetti speciali, attraverso il cofinanziamento dell’attività ovvero con la copertura totale dei costi.

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PARTE QUARTA ALBANIA In Albania la legislazione riguardante le associazioni e le cooperative artistiche è quella relativa alle organizzazioni non profit. ll termine no-profit è una locuzione giuridica di derivazione anglosassone che significa “senza scopo di lucro”. Tali organizzazioni sono disciplinate dalla Legge n. 8788 del 07/05/2001 per le OJF (organizzazioni senza fini di lucro) e dalla legge n. 8789 del 07/05/2001 per la registrazione delle suddette.

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OJF – ORGANIZZAZIONI NON PROFIT (LEGGE 8788/2001) Ogni persona fisica o giuridica, albanese o straniera può fondare un organizzazione non profit, essere suo membro o far parte degli organi direttivi o della amministrazione della stessa. L’attività deve svolgersi nel rispetto, protezione e applicazione dei diritti fondamentali dell’uomo, così come specificato nella Costituzione albanese e nelle leggi e accordi internazionali. Tali organizzazioni svolgono la loro attività in modo indipendente dagli organi e dagli interessi statali 1.1 Forme giuridiche delle O.N.P. (OJF) La fondazione, la forma, l’organizzazione, il funzionamento e l’ambito di azione delle organizzazioni non profit deve svolgersi in base alle leggi del Codice Civile e della legge in oggetto. A seconda della forma organizzativa le OJF si dividono in:

✔ Organizzazioni non profit senza modalità di associazione. Rientrano in tale categoria le fondazioni e i centri e si costituiscono da una o piu persone o da un atto giuridico come il testamento. Il più alto organo direttivo è il board dei dirigenti.

✔ Organizzazioni non profit con modalità di associazione. Questa forma riguarda le associazioni vere e proprie che si costituiscono su libera volontà di un minimo di 5 persone fisiche o di almeno due persone giuridiche. Ogni associato ha diritto di allontanamento; lo statuto prevede obblighi e responsabilità di costui e dell’associazione nei confronti dei terzi fino al momento dell’allontanamento. Tale responsabilità è pari a quella degli altri associati sulla base dell’attività svolta. Il più alto organo direttivo è l’assemblea degli associati che elegge eventuali altri organi i quali rispondono direttamente a quest’ultimo. A seconda del diritto e del paese di iscrizione le organizzazioni non profit si dividono in: ✔ Organizzazioni non profit locali.

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Sono costituite, riconosciute e registrate come tali dalla legge albanese e possono avere filiali in ogni parte del paese, che non godono di personalità giuridica ma sono da ritenere parti dell’organizzazione stessa. Le organizzazioni non profit locali possono creare filiali proprie anche fuori dal territorio albanese.

✔ Organizzazioni non profit estere. Sono costituite, riconosciute e registrate come tali dalla legge di un altro paese e possono esercitare la loro attività in Albania se non in contrasto con la Costituzione e la legislazione albanese. Possono esercitare, inoltre, l’attività anche mediante la costituzione e la registrazione di filiali o di una nuova associazione non profit in base alla legislazione albanese.

1.2 Costituzione e registrazione delle O.N.P. Le organizzazioni non profit assumono personalità giuridica dopo l’avvenuta costituzione e registrazione presso il Tribunale, nel rispetto delle condizioni e delle leggi previste. Le stesse procedure riguardano le filiali delle suddette. I fondatori si riuniscono e approvano l’atto di costituzione e lo statuto e possono autorizzare una o più persone a compiere l’atto della registrazione. La procedura della registrazione delle O.N.P. presso il tribunale ed il deposito degli atti nel rispettivo Registro sono regolati da specifica legge. L’organizzazione non profit si costituisce con o senza tempo indeterminato e tale periodo e eventuali modalità di modifica vengono specificati nello statuto. Essa assume personalità giuridica con atto di accoglimento e approvazione della registrazione da parte del Tribunale e diventa responsabile verso terzi per gli atti compiuti durante lo svolgimento dell’attività della stessa. Perde lo status di persona giuridica con atto di annullamento della registrazione da parte del Tribunale.

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1.3 L’atto costitutivo delle O.N.P. L’atto costitutivo è l’atto scritto con il quale i fondatori esprimono la loro volontà di fondare un organizzazione no profit e deve indicare: ✔ tipo di organizzazione;

✔ nome;

✔ sede;

✔ identità dei fondatori; ✔ scopo;

✔ ambito di azione; ✔ durata;

✔ nome dell’incaricato per le procedure di registrazione ed eventuale responsabilità verso terzi della stessa.

Le decisioni riguardanti modifiche sugli elementi suddetti devono essere comunicati al Tribunale entro 30 giorni dalla decisone. Per le modifiche riguardanti l’atto di costituzione si applica la stessa procedura usata nel caso della registrazione iniziale dell’organizzazione.

1.4 Lo statuto Lo statuto della O.N.P. viene redatto dai fondatori ed approvato dall’assemblea dei fondatori dell’organizzazione e deve specificare: ✔ forma dell’organizzazione non profit (O.J.F.);

✔ nome, sigla e simbolo (specifico) dell’organizzazione;

✔ fondatori;

✔ scopo e ambito di operatività;

✔ divieto di ripartizione degli utili;

✔ durata dell’attività;

✔ organi direttivi e relative competenze;

✔ composizione dei primi organi direttivi previsti nello statuto;

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✔ pratiche e modi di elezione o cambiamenti di tali organi;

✔ regole riguardanti le modalità di riunione, partecipazione, modo e procedure di voto, atti decisionali; ✔ criteri di amministrazione del capitale;

✔ modo di approvazione delle modifiche dello statuto, dell’atto di costituzione, delle regole interne;

✔ regole per l’unione e lo scioglimento dell’organizzazione; ✔ modalità di rappresentanza legale;

✔ regole con riguardo alla destinazione della ricchezza dopo lo scioglimento dell’organizzazione;

✔ regole per l’ammissione degli associati o l’annullamento di tale status; ✔ diritti e obblighi degli associati; ✔ regole riguardanti le quote.

La modifica dello statuto avviene solo nella riunione generale dei componenti, laddove non prevista la maggioranza qualificata, l’approvazione può essere deliberata anche con la maggioranza semplice. La decisione su eventuali modifiche dello statuto dev’essere depositata presso il Registro delle Organizzazioni Non Profit a seconda delle procedure previste dalla legge.

1.5 L’organizzazione e il funzionamento Il più alto organo decisionale delle O.N.P. nella modalità associazionistica è il comitato generale dei suoi associati, che non può avere meno di 5 membri, se non diversamente specificato nello statuto. Per legge si deve riunire non meno del numero e nei tempi delle riunioni previste nello statuto ed in ogni caso non meno di una volta l’anno. Tale organo prende decisioni relative alle modifiche dello statuto, stabilisce gli ambiti e i programmi di azione, coordina e controlla la loro realizzazione, analizza le pratiche economiche, finanziarie e amministrative e approva gli atti più importanti riguardanti il budget dell’organizzazione. Crea le norme per la regolamentazione dell’attività, della struttura dell’organizzazione,

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ed elegge e nomina i membri del più alto organo esecutivo, creando anche appositi comitati. I membri del più alto organo decisionale e gli altri membri dell’organizzazione percepiscono un compenso per il lavoro svolto e possono beneficiare di rimborsi e compensazioni qualora adempiano ai compiti stabiliti. Non sono responsabili, invece, degli atti della stessa verso i terzi, se non nei casi in cui il danno non sia stato causato durante lo svolgimento dei rispettivi compiti. Casi di conflitto d’interesse Ogni membro del più alto organo decisionale o esecutivo dell’organizzazione non profit, non può esercitare il potere decisionale su questioni che direttamente o indirettamente possono riguardare un interesse personale o economico proprio e/o dei propri familiari. Ogni transazione finanziaria per conto dell’organizzazione non governativa fatta da un membro del più alto organo decisionale, o da altra persona fisica o giuridica che ripone in tale atto un proprio interesse economico, può essere compiuto solo se autorizzato dallo stesso comitato decisionale e se nelle condizioni più favorevoli per l’organizzazione. Il personale retribuito non può essere membro dell’organo decisionale ma può partecipare alle riunioni senza diritto di voto. 1.6 Organizzazioni Non Profit straniere Le O.N.P. estere hanno diritto ad esercitare la loro attività a tempo determinato o indeterminato nella Repubblica d’Albania nel rispetto della legislazione albanese e nelle stesse condizioni riguardanti le O.N.P. locali. Le O.N.P. estere, inoltre, possono costituire filiali o nuove organizzazioni secondo la legge prevista nel territorio nazionale. Se non diversamente specificato, le organizzazioni non profit estere che vogliono esercitare un attività a tempo determinato devono avere l’approvazione dell’organo statale albanese che esercita la propria attività nello stesso ambito. L’esito sulla decisione, se approvata o respinta, viene dato non più tardi di un mese dalla data di presentazione della domanda.

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1.7 Documentazione e atti necessari per la domanda di esercizio dell’attività a tempo determinato Le organizzazioni non profit estere che decidono di esercitare un’attività a tempo determinato, oltre agli adempimenti specificati dalla legge in oggetto e all’approvazione dell’ente statale di riguardo, devono presentare i documenti di cui di seguito: ✔ documenti comprovanti la natura giuridica nel paese d’origine;

✔ dichiarazione della stessa O.N.P. estera che l’attività che intende svolgere in Albania è compatibile con lo scopo per la quale è stata costituita e con la legislazione del paese d’origine.

Gli atti allegati rilasciati da paesi terzi devono essere autenticati o certificati regolarmente dall’autorità competente del paese di rilascio dell’atto stesso. Devono essere tradotti, inoltre, e notarizzati in lingua albanese. Le organizzazioni no profit straniere nell’esercizio della loro attività godono degli stessi diritti, agevolazioni e obblighi legali delle organizzazioni locali, tranne nei casi specificati diversamente dalla legge nazionale o da accordi internazionali. 1.8 Disciplina dell’attività economica delle O.N.P. Le organizzazioni non profit nella realizzazione dello scopo prestabilito possono esercitare ogni legittima attività. L’inizio dell’esercizio dell’attività viene autorizzato con decisione del Giudice all’atto della registrazione. Una copia della licenza viene depositata nell’apposito registro del tribunale. Le fonti finanziarie delle O.N.P. possono derivare dalle quote se previste, da specifici fondi, grant o donazioni di soggetti pubblici o privati, esteri o locali, nonché dall’attività economica e dagli averi di proprietà dell’organizzazione. Le spese di tali organizzazioni possono riguardare solo la realizzazione dello scopo e dell’obiettivo dell’attività prefissata, e la gestione del capitale stesso.

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È vietata per legge ogni forma di distribuzione degli utili o del beneficio materiale o finanziario da tali utili tra le persone soggetti dello statuto o dell’atto costitutivo, tranne nella modalità degli stipendi, rimborsi e compensazioni specificate per contratto di lavoro o per atti compiuti per conto dell’organizzazione stessa. L’O.N.P. può esercitare l’attività economica senza dover creare un soggetto indipendente per lo svolgimento di tale attività, a condizione che sia finalizzata agli obiettivi dell’organizzazione, che siano dichiarate le fonti del capitale e che non costituisca obiettivo primario dell’attività non profit. Gli utili raccolti devono essere utilizzati solo per gli scopi e come specificato nell’atto costitutivo e nello statuto. Tali organizzazioni hanno diritto alla raccolta dei fondi nel rispetto delle regole sulla raccolta pubblica dei fondi specificata con apposita legge. I rapporti finanziari, gli obblighi e i doveri, con riguardo ai donatori, devono essere realizzati in compatibilità con quanto specificato nello statuto dell’organizzazione e della legge. È vietata ogni forma di aiuto materiale o finanziario con scopi contrari alla legge, o derivante da fonti illegali. Le organizzazioni non profit hanno diritto a partecipare come tutte le persone giuridiche alle aste, agli appalti per i grant e anche alle aste per la compravendita da parte degli organi statali, di servizi, beni e averi statali, o del trasferimento delle stesse dalla gestione statale a quella non profit. Le organizzazioni non profit possono beneficiare di eventuali agevolazioni fiscali se previste con apposita legge. Sono da considerarsi esclusi dalla tassa sui redditi le donazioni e le quote sottoscritte dai membri dell’organizzazione. Le persone giuridiche o fisiche che danno il loro contributo con donazioni a favore delle O.N.P. beneficiano di agevolazioni fiscali sulla tassazione sui redditi. L’attività delle organizzazioni non profit con riguardo all’applicazione della legislazione fiscale, doganale, della contrattazione e del-

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l’esercizio dei servizi pubblici o sociali, nonché l’utilizzo dei fondi statali per l’adempimento dell’attività, è strettamente controllata da competenti organi statali. 1.9 Disposizioni scioglimento e liquidazione delle O.N.P. Lo scioglimento può avvenire per: ✔ decisione della stessa organizzazione; ✔ decisione del Tribunale.

Nel primo caso la liquidazione viene effettuata da liquidatori designati dallo statuto e prima dell’annullamento della registrazione da parte del tribunale. Nel secondo caso il tribunale decide il liquidatore investendolo delle competenze necessarie per lo svolgimento della procedura di liquidazione. In entrambi i casi i liquidatori hanno personale autorità e responsabilità sugli asset, la ricchezza e la rappresentanza delle O.N.P. dalla data della nomina fino al compimento del procedimento. I Liquidatori compiono la valutazione dello stato finanziario dell’organizzazione non profit e del rispettivo patrimonio ed evidenziano i potenziali creditori e debitori. Dopo la compensazione degli obblighi verso lo stato e gli altri creditori e l’incasso di eventuali crediti da terzi, si valuta il patrimonio rimanente da destinare ai fini stabiliti dallo statuto, e/o dal tribunale o dalla legge. In nessun caso tale distribuzione può avvenire a favore dei membri o di altre persone indicate nello statuto, o nei confronti di loro familiari. Nei casi in cui l’organizzazione abbia beneficiato di agevolazioni fiscali, donazioni pubbliche o grant statali, la ricchezza restante dopo la liquidazione, secondo le norme di legge, viene distribuita tra le altre organizzazioni non profit aventi scopo simile a quella oggetto di scioglimento. In caso di scioglimento volontario le organizzazioni beneficiarie vengono specificate nello statuto o con decisione del più alto organo

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decisionale. Qualora non fosse stato preso nessun simile provvedimento, l’assegnazione viene fatta con specificazione del Tribunale. In caso di scioglimento deciso dall’organizzazione, l’organo competente approva il rapporto definitivo dei liquidatori e chiede al Tribunale la revoca dell’atto di registrazione. Se il rapporto definitivo non viene approvato, o lo scioglimento e la liquidazione è stata attuata con decisione del tribunale, l’organizzazione decide sull’approvazione del rapporto di liquidazione e sulla revoca della registrazione della stessa.

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ESEMPIO RECENTE DI FINANZIAMENTO. ASSOCIAZIONI CULTURALI IN ALBANIA La regione Puglia, tra i principali enti che finanziano le iniziative culturali tra l’Italia e l’Albania, ha istituito nel bilancio autonomo regionale il capitolo 881010, sul quale imputare provvedimenti di spesa relativi ad “iniziative di carattere promozionale finalizzate alla diffusione della cultura della pace e allo sviluppo delle relazioni, degli scambi culturali e degli strumenti di comunicazione e di informazione tra i Paesi del Mediterraneo, nonché al sostegno di attività di tipo interculturale organizzate nel territorio regionale, attribuite alla competenza dell’Assessorato al Mediterraneo”. È riferito al settembre 2008 il contributo finanziario di € 3.000 al Progetto: “Festival internazionale musica da Camera”- III edizione di cui è beneficiaria l’associazione “Arte e Cultura Italo-Albanese” con sede a Durazzo (Albania) Il contributo per la realizzazione della manifestazione, giunta alla sua terza edizione, riguarda la promozione e la organizzazione del “Festival internazionale della Musica da Camera” cui prendono parte ensamble provenienti da diversi Paesi tra cui l’Italia. Organizzata d’intesa con il Ministero della Cultura della Repubblica albanese, con la Prefettura e il Comune di Durazzo, è volta a rinsaldare i rapporti culturali e le relazioni fra i popoli.

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RIFERIMENTI ASSOCIAZIONI CULTURALI (O.N.P.) ALBANESI A.A.I. Albanian Art Institute www.albaniaartinstitute.org/ Cultural Centre Lindart www.lindart.org/

Moving Culture www.movingculture.org/

Associazione culturale Albanese skanderberg www.provincia.milano.it/cultura/progetti/integrando/cd-online/associazioni/albania/cernusco/skanderberg.htm Associazione Culturale Italo Albanese Agimi www.agimi.org

Associazione Culturale Italo Albanese “Vatra�, Torino www.vatrashqiptare.com

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PARTE QUINTA

DISCIPLINA IMPRESE ITALO-ALBANESI

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ARTICOLO 14 CONVENZIONE ITALO-ALBANESE 1. I redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae dall’esercizio di una libera professione o da altre attività indipendenti di carattere analogo sono imponibili soltanto in detto Stato. Dette remunerazioni possono anche essere imponibili nell’altro Stato contraente: a) se egli dispone abitualmente di una base fissa nell’altro Stato contraente per l’esercizio delle sue attività. Se egli dispone di tale base fissa, i redditi sono imponibili nell’altro Stato ma unicamente nella misura in cui sono imputabili a detta base fissa; b) o se egli soggiorna nell’altro Stato contraente per un periodo o periodi che non oltrepassano in totale 183 giorni in un periodo di dodici mesi che inizi o termini nel corso dell’anno fiscale considerato; in tal caso i redditi sono imponibili in detto altro Stato ma unicamente nella misura in cui derivano dalle sue attività esercitate in detto altro Stato. 2. L’espressione “libera professione” comprende in particolare le attività indipendenti di carattere scientifico, letterario, artistico, educativo o pedagogico, nonché le attività indipendenti dei medici, avvocati, ingegneri, architetti, dentisti e contabili.

Quali sono gli accordi economico-commerciali più significativi in vigore tra l’Italia e la Repubblica Albanese? Gli accordi più importanti attualmente in vigore tra i due paesi sono l’Accordo sulla protezione e promozione degli investimenti firmato a Roma il 12/09/1991 e la Convenzione per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito firmato a Tirana il 12/12/1994. Si segnala, inoltre, il Trattato di amicizia e collaborazione tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Albania.

Quale trattamento normativo prevede la legislazione italiana per le società, costituite in Albania, che operano in Italia? Le società costituite in Albania che operano in Italia sono disciplinate in modo diverso a seconda che abbiano la sede effettiva e l’oggetto principale della loro attività in Albania o in Italia, oppure in Italia abbiano istituito una sede secondaria. Ai sensi dell’art. 25 della legge n. 218/95 (diritto internazionale privato italiano), in-

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fatti, le società sono disciplinate dalla legge dello Stato nel cui territorio è stato perfezionato il procedimento di costituzione, purché abbiano in tale Stato la sede effettiva e l’oggetto principale. Una società, costituita in Albania, che soddisfa questo criterio, è riconosciuta automaticamente in Italia con la configurazione e nei limiti stabiliti dall’ordinamento albanese che conferisce loro soggettività (la legge albanese, che viene in tal caso applicata, disciplina i seguenti elementi della società: natura giuridica; ragione sociale; costituzione, trasformazione ed estinzione; capacità; funzionamento degli organi sociali; rappresentanza sociale; disciplina della qualità di socio; responsabilità per le obbligazioni della società; conseguenze derivanti dalla violazione della legge o dell’atto costitutivo). Per contro, una società che, pur costituita in Albania, ha in Italia, alternativamente, la sede effettiva o l’oggetto principale, è sottoposta alla legge italiana. L’atto costitutivo di società rientrante in tale ipotesi deve sottostare ai requisiti di forma e di sostanza prescritti dalla legge italiana, a pena di nullità. Quali sono le caratteristiche di una sede secondaria? Cosa è richiesto dalla legislazione italiana per aprire in Italia una sede secondaria di una società costituita in Albania (“Italian branch of the Albanian company”)? La sede secondaria in Italia di una società estera, che non costituisce un’entità legale, si caratterizza principalmente per la stabilità dell’insediamento e la rappresentanza stabile. Per aprire una sede secondaria in Italia la società albanese deve iscrivere tale sede nel Registro delle imprese e fare denuncia all’ufficio Iva. L’atto di iscrizione di sede secondaria è soggetto, altresì, all’obbligo di registrazione. Ai fini dell’iscrizione, il legale rappresentante deve depositare all’ufficio del registro delle imprese del luogo in cui è stata aperta la sede secondaria, entro 45 giorni dalla redazione dell’atto: un estratto della delibera della società con la quale è stata istituita la sede secondaria (tale estratto va redatto da un pubblico ufficiale albanese che così certifica che la società albanese è regolarmente costituita, che chi ha deliberato ha i relativi poteri e che la delibera è vincolante per la società); l’eventuale procura speciale per lo svol-

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gimento delle formalità relative all’apertura; copia conforme all’originale dell’atto costitutivo e dello statuto della società; dei documenti indicati, se redatti in lingua albanese, deve essere fornita una traduzione asseverata; la domanda di iscrizione redatta con modello S1 e SE. Per l’iscrizione al REA (Repertorio delle notizie economiche e amministrative) si utilizza il modello R. Il legale rappresentante deve richiedere l’attribuzione del codice fiscale e del numero di partita Iva (i due numeri sono uguali) entro 30 giorni dall’inizio effettivo dell’attività della sede secondaria, all’Ufficio delle Entrate ove si trova la sede secondaria. Contestualmente, il legale rappresentante presenta la dichiarazione di inizio attività ai fini Iva redatta in duplice esemplare con modello AA7/6. La società albanese deve rispettare gli obblighi pubblicitari, previsti dalle disposizioni della legge italiana, per rendere noto ai terzi che la sede secondaria è l’organo di una società costituita all’estero. In particolare, i rappresentanti legali della sede secondaria italiana devono pubblicare nel Registro delle imprese i loro estremi anagrafici con l’indicazione dei relativi poteri. Essi devono, altresì, indicare negli atti e nella corrispondenza della sede secondaria i dati sociali obbligatori anche per le società italiane, l’ufficio del Registro delle Imprese presso il quale è iscritta, ed il relativo numero di iscrizione. Tali imprese sono soggette, inoltre, alle norme sulle scritture contabili, sui rapporti di lavoro, sulla necessità di eventuali autorizzazioni amministrative per lo svolgimento dell’attività e sugli adempimenti fiscali. Sotto quest’ultimo aspetto la sede secondaria è considerata una stabile organizzazione e tutti i profitti ottenuti in Italia sono soggetti a tassazione come se essi fossero stati conseguiti da una società italiana. Quali sono le particolarità di una “Unità locale”? Cosa è richiesto dalla legislazione italiana per aprire in Italia un’Unità locale di società costituita in Albania? Tale modalità è sovente utilizzata dagli operatori stranieri per effettuare ricerche di mercato prima di decidere di costituire una sede secondaria o una nuova società. Caratteristica delle unità locali è che esse non possono rappresentare l’impresa estera nei confronti

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di terzi; questa, peraltro, è la principale differenza rispetto alla sede secondaria. Va osservato che tale opzione non consente alcuna transazione commerciale e finanziaria, né può un’unità locale agire come agente o distributore della società estera. Fintanto che essa funge da mero strumento di marketing con nessuna implicazione fiscale, ci sono semplici formalità legali di registrazione, nessun bilancio è richiesto né tasse sui redditi della società. L’unità locale è, quindi, una soluzione possibile solo ove si intenda porre in essere attività di mero: a) deposito, esposizione o consegna di beni o merci appartenenti alla società albanese;

b) acquisto di beni o merci o assunzione di informazioni per la società albanese;

c) svolgimento di attività preparatorie ed ausiliarie all’attività d’impresa della società albanese.

L’unità locale è un’unità produttiva dipendente dalla sede amministrativa estera e va, pertanto, iscritta al solo REA (Repertorio delle notizie economiche e amministrative). L’iscrizione deve avvenire nel termine di 30 giorni dalla data di apertura dell’unità locale, depositando:

1) modello R, con firma semplice del legale rappresentante dell’impresa o di un procuratore delegato per la rappresentanza in Italia e fotocopia di un documento d’identità valido (nel caso di delega a un procuratore bisogna allegare anche la procura tradotta con perizia giurata);

2) intercalare P con i dati anagrafici dei soli soggetti dotati di poteri in Italia; 3) modello UL relativo all’ubicazione effettiva dell’unità locale in Italia, firmato con firma semplice da chi sottoscrive il modello R;

4) certificato tradotto con perizia giurata, rilasciato dall’ente dello stato estero che esercita le funzioni corrispondenti al registro delle imprese in Italia, dal quale risultino i dati anagrafici e i le-

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gali rappresentanti dell’impresa o l’atto costitutivo (con sua traduzione in lingua italiana eseguita da un perito. La traduzione può essere eseguita anche presso l’ambasciata italiana).

Un ulteriore esempio di unità locale è l’ufficio di rappresentanza che costituisce un insediamento il cui fine è essenzialmente quello di saggiare le potenzialità del mercato locale: un’attività tipica di questi uffici è quella di promuovere l’immagine dell’impresa estera sul mercato locale.

Qual è il vantaggio di costituire in Italia una società Cooperativa anziché una sede secondaria? La principale differenza tra i due tipi di struttura è che quest’ultima non è un’entità giuridica. Una sede secondaria, poi, è soggetta sia alla legislazione italiana (societaria e fiscale) sia alle previsioni della legge albanese, il che comporta, normalmente, l’obbligo di tenere duplici libri contabili per conformarsi ad entrambe le legislazioni. Va osservato che banche ed istituti finanziarie sono generalmente meno inclini a concedere prestiti ad una sede secondaria e, quando ciò accade, sovente vengono ad essa applicati tassi di interesse maggiori. Occorre avvertire, inoltre, che una società Cooperativa a responsabilità limitata costituita in Italia da imprenditori albanesi beneficia appunto della responsabilità limitata, mentre una società costituita in Albania, per contro, risponde dei debiti contratti dalla propria sede secondaria in Italia.

Un cittadino albanese può recarsi liberamente in Italia per motivi di affari o per avviare una attività imprenditoriale? L’ingresso in Italia per motivi di affari è consentito al cittadino albanese a fronte dell’ottenimento del visto per affari (operatore economico-commerciale) che può essere richiesto presso l’Ambasciata d’Italia a Tirana o presso il Consolato Italiano sito a Valona (e Scutari). La documentazione richiesta è la seguente: 1) domanda di visto per gli Stati Shengen;

2) fotografia recente in formato tessera;

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3) documento di viaggio in corso di validità con scadenza superiore di almeno tre mesi a quella del visto richiesto; 4) titolo di viaggio (biglietto, prenotazione, mezzi personali);

5) documentazione comprovante l’effettiva condizione di operatore commerciale (ad es.: licenza d’esercizio, certificato di visura camerale, ecc.);

6) programma del viaggio, con indicati i contatti “d’affari” previsti, o lettera d’invito dell’impresa italiana; 7) dimostrazione del possesso di mezzi economici di sostentamento, nella misura prevista dalla Direttiva 01/03/2000 del Ministero dell’Interno; 8) assicurazione sanitaria avente una copertura minima di Euro 30.000 per le spese per il ricovero ospedaliero d’urgenza e le spese di rimpatrio.

Resta fermo, comunque, l’obbligo per il cittadino albanese di richiedere il permesso di soggiorno presso la Questura competente, entro 8 giorni lavorativi dall’ingresso in Italia. In caso di ingresso con visto per affari verrà rilasciato il corrispondente permesso di soggiorno per affari. Il soggiorno in Italia e nello spazio Schengen è limitato a 90 giorni a semestre. È bene sottolineare che con tale tipologia di visto non è consentito svolgere un’attività lavorativa. Per ingressi per motivi di lavoro imprenditoriale, anche se per brevi periodi è necessario, inoltre, ottenere il corrispondente visto per lavoro autonomo. Affinché un cittadino di nazionalità albanese possa svolgere in Italia un’attività imprenditoriale non occasionale deve produrre, presso gli organismi in precedenza indicati, la seguente documentazione:

1) domanda di visto per gli Stati Shengen;

2) fotografia recente in formato tessera;

3) documento di viaggio in corso di validità con scadenza superiore di almeno tre mesi a quella del visto richiesto;

4) attestazione relativa all’astratta individuazione delle risorse ne-

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cessarie all’attività imprenditoriale, commerciale o artigianale da intraprendere, rilasciata dalla Camera di Commercio competente per il territorio di svolgimento dell’attività;

5) disponibilità economica in Italia sufficiente a garantire l’ammontare delle risorse necessarie di cui alla Attestazione (v. punto 4);

6) disponibilità di un alloggio idoneo dimostrabile secondo una delle seguenti modalità: contratto di acquisto o locazione di un immobile; dichiarazione resa ai sensi degli artt. 2 e 4 della legge 04.01.1968, n.15; dichiarazione resa ai sensi delle medesime norme da un cittadino italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia, che attesti di aver messo a disposizione del richiedente il visto un alloggio idoneo, corrispondente ai parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica;

7) disponibilità di un reddito – relativo al precedente esercizio finanziario – di importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (Euro 8.400), già acquisito nel Paese di residenza;

8) nulla osta della Questura territorialmente competente. La rappresentanza diplomatica o consolare italiana in Albania, accertati tali requisiti ed acquisiti i nulla osta rilascia il visto di ingresso. Quindi, dopo aver presentato alla Questura della provincia in cui si intende svolgere l’attività tutta la documentazione richiesta in generale, è rilasciato il permesso di soggiorno. La menzionata procedura, relativa al visto per attività imprenditoriale, necessita diversi ed ulteriori adempimenti nel caso in cui il cittadino albanese voglia essere socio o amministratore di una società in Italia. In quest’ultima ipotesi, ai fini dell’ottenimento del relativo visto, il cittadino albanese dovrà, infatti, produrre (in aggiunta ai punti 1, 2, 3, 6, 8 suindicati): a) certificato di iscrizione della società attiva da almeno tre anni nel registro delle imprese;

b) dichiarazione del rappresentante legale della società che assicuri per il socio prestatore d’opera o per il soggetto che ri-

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veste cariche sociali, un compenso di importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (Euro 8.400);

c) copia dell’ultimo bilancio depositato presso il Registro delle imprese (società di capitali), o dell’ultima dichiarazione dei redditi (società di persone o impresa individuale), dal quale risulti che l’entità dei proventi o dei redditi sia sufficiente a garantire il compenso (v. punto b); d) copia della dichiarazione di responsabilità, già rilasciata o inviata dal committente italiano (o dal suo legale rappresentante) alla competente Direzione Provinciale del Lavoro, Servizio Ispezione del Lavoro, con la quale si indichi che in virtù del contratto stipulato, non verrà instaurato alcun rapporto di lavoro subordinato.

Qual è il modello societario più appropriato per un imprenditore italiano che intenda operare in Albania? La Società a responsabilità limitata (Sh.p.k.) è il modello societario al quale, normalmente, fanno ricorso gli imprenditori stranieri operanti in Albania. Ciò si spiega, anzitutto, per l’estrema facilità del procedimento di costituzione. Va poi rilevato che tale modello gode di un’autonomia organizzativa più ampia, giacché la società può essere amministrata anche da un unico amministratore e che non è obbligatoria la nomina di revisori contabili ufficiali per la revisione del bilancio, se non quando la società registra entrate superiori ad un determinato limite annuale (circa 99.000 Euro).

La legislazione albanese prevede la possibilità, per un investitore italiano, di istituire in Albania una propria filiale o un ufficio di rappresentanza? La modalità in esame è regolata dalla l. n. 7632/1992 sulla prima parte del Codice di commercio e dalla l. n. 7667/1993 sul registro commerciale. Quest’ultima disposizione prevede, in particolare, che la registrazione di un ufficio di rappresentanza debba avvenire con le stesse procedure e formalità previste per la costituzione di una società albanese. Anche le filiali devono, dunque, essere registrate

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nel Registro delle Imprese e devono avere un rappresentante legale con facoltà di amministrazione. Dal punto di vista fiscale la filiale sarà soggetta allo stesso trattamento previsto per gli altri modelli societari.

Un imprenditore italiano può recarsi liberamente in Albania? Qual è la normativa cui occorre riferirsi per ottenere in Albania un permesso di lavoro? L’ingresso in Albania, per un cittadino italiano (occorre munirsi di passaporto), non richiede particolari formalità in quanto il visto consolare si può ottenere anche in aeroporto all’arrivo, dietro pagamento di una tassa d’ingresso pari a 10 Euro. La problematica relativa al permesso di lavoro è, invece, regolata dalla l. n. 8492/1999 “On foreigners” che ha abrogato la vecchia legge sull’immigrazione n. 7939/1995 dettando una nuova disciplina anche per il permesso di lavoro. Ai sensi della nuova normativa, tutti coloro che intendono svolgere in Albania un’attività di lavoro per un periodo superiore ai tre mesi devono essere muniti di un permesso di lavoro (preliminarmente occorre, altresì, ottenere dal Ministero degli interni il permesso di soggiorno). Il permesso di lavoro viene rilasciato dall’Ufficio del lavoro nella cui circoscrizione si trova il luogo in cui lo straniero esercita la sua attività di lavoro autonomo (il documento in oggetto è rilasciato dal Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali qualora lo straniero eserciti la sua attività in più circoscrizioni). Il permesso di lavoro è rilasciato o rifiutato entro 30 giorni (60 se richiesto da uno straniero che si trova fuori dal territorio albanese) da quello in cui sono presentati i documenti richiesti dalla legge. La legge, tuttavia, prevede speciali esenzioni in favore di alcuni cittadini stranieri. Tra i soggetti esenti dall’obbligo di conseguire il permesso di lavoro si segnalano in particolare: gli amministratori e i dirigenti di società e di imprese estere che svolgono o si propongono di svolgere un’attività imprenditoriale in Albania; i dipendenti ed altri professionisti di una società straniera che lavorano in Albania presso una filiale della stessa società.

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Il legislatore albanese ha previsto una normativa antitrust? La normativa albanese in materia di tutela della libertà di concorrenza è contenuta nella legge n. 8044/1995, modificata dalla legge n. 8403/1998 e dalla legge n. 9121/2003. Le disposizioni menzionate trovano applicazione nei confronti di tutti i soggetti, cittadini e non, che esercitano in Albania o all’estero, attività commerciali che abbiano effetti pregiudizievoli per il mercato albanese. Le leggi in esame pongono, in particolare, una serie di divieti verso quelle operazioni commerciali che comportano la formazione di una posizione dominante di una determinata società. Ove si determini siffatto predominio da parte di una società o di un gruppo di società, un ente collegato al Ministero dell’Economia, la Direzione Generale della Concorrenza, può giungere persino a sancire la dissoluzione del gruppo dominante. Tra i comportamenti vietati rientrano, ad esempio, quegli accordi (verticali ed orizzontali) che tendano: alla spartizione del territorio; alla fissazione dei prezzi; alla limitazione degli investimenti e della produzione; a condizionare l’offerta e la domanda di determinati prodotti. È bene osservare che ai sensi della legge albanese si considerano nulli i contratti di distribuzione che contengono clausole di esclusiva (sono previste eccezioni nel caso in cui un tale accordo sia volto a proteggere i diritti di proprietà industriale).

Quale trattamento è previsto dalla legislazione albanese per gli investimenti stranieri? La Repubblica Albanese si è dotata, nel 1993, di una legge sulla “Protezione degli investimenti stranieri” che ha liberalizzato ed agevolato l’ingresso nel Paese di capitali ed iniziative economiche, tutelando gli investitori stranieri e fornendo loro una serie di garanzie molto ampie. Secondo la legge n. 7764/1993, che ha abrogato la precedente legge n. 7594/1991, gli investimenti stranieri vengono, infatti, considerati liberi e devono essere regolati secondo condizioni non meno favorevoli di quelle che vengono applicate agli investitori locali in analoghe circostanze. Rispetto alla precedente disposizione del 1991, il nuovo testo ha abolito le autorizzazioni governative e ha semplificato in modo considerevole l’accesso degli

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operatori stranieri al mercato albanese. La legge attuale non prevede restrizioni riguardo all’entità dell’investimento e sono ammesse ad operare anche società a capitale interamente straniero. L’investimento può riguardare beni mobili ed immobili (per l’acquisto di terreni è tuttavia prevista una normativa specifica), società e partecipazioni al capitale sociale, acquisti di obbligazioni e titoli, proprietà intellettuali, brevetti ecc. Agli investitori stranieri è peraltro riconosciuto, sulla base di disposizioni di legge che non potranno avere carattere discriminatorio, il diritto di trasferire liberamente all’estero tutti i proventi relativi agli investimenti effettuati in Albania (utili, dividendi, capital gain ecc.).

La Repubblica d’Albania ha sottoscritto la Convenzione di New York del 1958 concernente il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze arbitrali estere? La Repubblica d’Albania ha di recente ratificato sia la Convenzione di New York del 1958 sia la Convenzione di Ginevra del 1961. Va osservato, peraltro, che la legge albanese n. 7764/1993 stabilisce che l’Albania si impegna a riconoscere ed applicare qualsiasi lodo arbitrale internazionale avente ad oggetto una controversia relativa ad investimenti stranieri. La normativa albanese contempla quindi la possibilità di inserire all’interno di un contratto una clausola che indichi, in via preventiva, la procedura da adottare per risolvere le controversie. Nel caso in cui tale clausola non sia stata inserita, l’imprenditore straniero potrà rivolgersi, come previsto dalla legge albanese, ad un tribunale o ad un arbitro. Qualora si delinei una controversia riguardante una qualche disparità di trattamento, o espropriazioni di un investimento straniero da parte del Governo albanese, l’investitore italiano potrà sottoporre il caso al Centro internazionale per la risoluzione di controversie sugli investimenti (ICSID), secondo quanto previsto dalla “Convenzione sulla risoluzione delle controversie sugli investimenti”, approvata a Washington nel 1965. Quali sono in Italia le alleanze strategiche più comuni tra imprese? In Italia le tipologie di cooperazione tra imprese maggiormente in

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uso sono la joint-venture, l’associazione in partecipazione, il consorzio e l’associazione temporanea di imprese. L’Associazione in partecipazione è un contratto di cooperazione che prevede che un soggetto (l’associato) apporti nell’impresa di un altro soggetto (associante) beni o denaro ed in cambio riceva da quest’ultimo una partecipazione agli utili dell’impresa stessa. Nel caso di perdite l’associato risponde solamente nel limite del suo apporto. L’associato, a ben vedere, è un mero finanziatore, poiché non acquisisce alcun potere all’interno dell’impresa; i rapporti con i terzi rimangono infatti appannaggio del solo associante. Il Consorzio è un contratto con il quale più imprenditori (in genere di aziende medio-piccole) costituiscono un’organizzazione comune per lo svolgimento di alcune attività delle rispettive imprese (ad es. una fase del processo produttivo, la distribuzione dei prodotti, ecc.). Questa forma di collaborazione consente alle imprese partecipanti di ottenere una riduzione dei costi e delle spese generali. Il consorzio rappresenta per le piccole medie imprese un ottimo strumento per aumentare la loro competitività nel mercato, anche nei confronti delle aziende di più grosse dimensioni. Il codice civile italiano distingue, in particolare, tra consorzi con attività interna ed esterna, secondo il rilievo che assume l’organizzazione comune costituita nei confronti dei terzi. Il primo tipo è destinato ad operare solo tra i consorziati; nel secondo tipo l’organo è destinato ad operare nei confronti dei terzi ed è pertanto dotato di un fondo avente autonomia patrimoniale. L’associazione temporanea tra imprese è un accordo di collaborazione tra imprese allo scopo di svolgere congiuntamente una determinata attività limitatamente al periodo necessario per il suo compimento. Tale forma di associazione, inquadrabile nella jointventure contrattuale, è generalmente utilizzata per la realizzazione di grandi opere, sia pubbliche che private, e permette a più imprese che esercitano attività di diverso tipo di concorrere nella loro attuazione.

Che cos’è una joint-venture? Quali forme può assumere? La joint-venture è una delle forme di collaborazione commerciale (tra società o imprenditori) più comuni a livello internazionale. Lo

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scopo è essenzialmente quello di realizzare, con l’intervento congiunto di due o più co-venturers, uno specifico affare e di perseguire un comune interesse economico e tecnologico. Un accordo di jointventure può attuarsi secondo due modalità principali. In base ad una prima tipologia, denominata joint-venture societaria, due o più partecipanti danno vita ad una nuova società per gestire un affare comune. Nella prassi internazionale una scelta di questo genere si giustifica soltanto ove si intenda stabilire collaborazioni di mediolungo periodo. Il secondo modello, la c.d. joint-venture contrattuale, costituisce un mero contratto di collaborazione e non crea alcuna nuova società. Tale opzione è volta, in particolare, a realizzare progetti determinati per i quali occorrono più soggetti specializzati in diversi settori, tra loro complementari.

Cosa prevede la normativa albanese in tema di joint-venture? La legge albanese non prevede alcuna disposizione in tema di jointventure tra imprese private. Si applicano di conseguenza le norme generali in materia di contratto ovvero di società commerciali a seconda del modello di joint-venture (contrattuale o societaria) cui si intenda dar luogo. Due società possono quindi dar vita ad una jointventure mediante contratto, senza provvedere alla costituzione di una nuova società, oppure, in alternativa, costituire e registrare presso il tribunale una nuova società. Specifiche disposizioni regolano, invece, la joint-venture cui partecipano un imprenditore straniero ed un’impresa statale albanese.

Cosa prevede la legislazione italiana in tema di joint-venture? La legge italiana prevede diverse forme di collaborazione tra imprese. Le joint venture societarie soggiacciono in Italia alla disciplina prevista per il tipo di società prescelto dai partecipanti. I margini di autonomia tra le parti contraenti risultano quindi condizionati dalle norme imperative relative allo schema sociale adottato. L’atto costitutivo di una joint venture italo-albanese costituita in Italia deve dunque contenere gli elementi richiesti per la validità della società creata. Occorre tener presente, comunque, la possibilità per i partecipanti di inserire nell’atto costitutivo degli elementi

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particolari atti a garantire un’idonea partecipazione di tutti i soci (anche di minoranza) nell’amministrazione della joint-venture. La joint-venture contrattuale è regolata, invece, dalle disposizioni del contratto concluso. Tale accordo è in genere utilizzato quando i partecipanti vogliono un legame di collaborazione meno impegnativo rispetto a quello di joint-venture societaria, quando ad esempio l’attività da svolgere ha carattere occasionale. Rientra in tale categoria un modello specificatamente regolamentato, l’associazione temporanea di impresa, utilizzato di solito per l’esercizio di appalti di grandi dimensioni. Qual è il trattamento fiscale di una joint-venture contrattuale in Italia? Occorre distinguere tra due possibili ipotesi. Se il contratto associativo non dà origine ad un soggetto autonomo si avrà imposizione solo in capo alle singole società. Allorché i co-venturers costituiscono un’organizzazione comune per l’esecuzione unitaria di una attività, la joint-venture sarà considerata un soggetto passivo d’imposta distinto dai partecipanti. Nel silenzio della legge tributaria si ritengono applicabili le disposizioni previste per l’associazione temporanea d’impresa.

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A.T.I. ASSOCIAZIONE TEMPORANEA DI IMPRESE 2.1 Aspetti civilistici L’associazione costituisce un’entità di fatto, dotata di struttura unitaria nei soli rapporti derivanti dall’appalto.

Lo strumento tecnico utilizzato per dare luogo a tale forma di associazione è quello del mandato con rappresentanza, anche processuale, ad una società capogruppo che rappresenta l’aggregazione in tutti i rapporti necessari per lo svolgimento dell’attività, fino all’estinzione di ogni rapporto. Il mandato è conferito con atto pubblico o scrittura privata autenticata.

L’A.T.I. operante nel settore pubblico può essere costituita da imprese, anche individuali e artigiane, oppure da società commerciali e cooperative, anche in forma di consorzio.

Per quanto riguarda il soggetto giuridico, l’aggregazione non costituisce autonomo centro di imputazione di situazioni giuridiche soggettive, sicché ogni impresa conserva la propria autonomia ai fini della gestione degli adempimenti fiscali e degli oneri sociali. In altre parole, non vi è una organizzazione o associazione fra le imprese riunite, ognuna delle quali conserva la propria autonomia ai fini della gestione degli adempimenti fiscali e degli oneri sociali.

2.2 Aspetti fiscali Poiché si tratta di figure giuridiche con caratteristiche che le differenziano dalle forme tipiche delle società di capitali e personali, il relativo regime fiscale deve essere ricavato dalle elaborazioni della prassi e della giurisprudenza, prima ancora che dalla normativa.

In riferimento al soggetto passivo di imposta, le imprese associate sono soggette ad imposizione per la parte loro spettante: si conferma che con l’associazione temporanea non nasce un nuovo soggetto fiscale, tranne il caso in cui si ravvisi la presenza di una società di fatto.

Per quanto riguarda gli obblighi facenti capo all’A.T.I. quale società di fatto, ad essa vanno imputati i costi e ricavi relativi all’esecuzione dei lavori appaltati.

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Pubblicazione realizzata nell'ambito del progetto "CREATIVITA. Cooperazione per la Riscoperta delle Espressioni Artistiche Tradizionali ed InnovatiVe tra ITalia e Albania"

È poi soggetta agli obblighi contabili e agli adempimenti fiscali relativi all’esecuzione dei lavori appaltati.

Le imprese associate invece sono soggette ad imposizione solo per le quote di reddito spettanti a ciascuna secondo le quote di partecipazione. Ai fini Iva, sono considerate rilevanti le operazioni intercorrenti tra: ✔ il soggetto collettivo e l’ente appaltante; ✔ le imprese mandanti e capogruppo;

✔ le singole imprese partecipanti alla riunione e l’ente appaltante. In tal caso non è riconosciuta soggettività tributaria alla società di fatto (R.M. prot. 384989/1981).

Nel caso in cui le opere siano indivisibili, o le imprese si comportino in modo unitario, l’associazione è considerata autonomo soggetto Iva (R.M. prot. 363406/1986).

Le specifiche prestazioni di servizio effettuate dalle imprese associate nei confronti dell’associazione devono comunque essere assoggettate ad Iva (R.M. prot. 550231/1988).

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Finito di stampare in novembre 2008

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Vademecum per la creazione di impresa in Italia e Albania