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DISTRIBUZIONE GRATUITA - Nei migliori negozi di audio/video - Sala prove - Studi di registrazione - Università - Club - Centri di formazione / ph.Giovanni Gastel / Poste Italiane S.p.a. - Spedizione in abbonamento postale - D.L.353/03 (CONV.IN L.N°46 DEL 27/02/2004) ART.1COMMA 1 C/RM/04/2018

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MUSICA ZERO MZKN EWS

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Cesare

CREMONINI “POSSIBILI SCENARI”

I MINISTRI GHEMON POGGIPOLLINI SPOTIFY BUSINESS SANREMO 2018 MARIO LAVEZZI SPAZIO MUSICA LE SIGARETTE 126 LOVEGANG NICK MURPHY aka Chet Faker AUDIO RANDOM ‘NA COSETTA DIRITTO MUSICALE VINCI CREMONINI ALLO STADIO OLIMPICO

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#musicazerokm

N°7 MARZO/APRILE 2018


NEW MUSIC

EXPERIENCE PRODUZIONE DISCOGRAFICA / EDIZIONI MUSICALI

AUDIO

Arrangiamenti Mix & Mastering Corsi di audio tecnica Registrazioni in presa diretta

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SOMMARIO

MUSICAZERO KM (MZK NEWS) N°7 Marzo/Aprile 2018

Editore MZK Lab S.r.l.s. Via Flaminia 670, 00191 Roma

Direttore Responsabile Valeria Barbarossa

Project Manager Marco Gargani

Art Director & Progetto Grafico Jacopo Mancini

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Assistenza Legale Avv. Vanessa Ivone

Caporedattore Alessio Boccali

Redattori Carlo Ferraioli, Francesco Nuccitelli

Collaboratori Esterni Alessandro Sgritta, Gianluca Meloni, Guido Pietro Airoldi, Chiara Zaccagnino, Paola Carbone, Cristian Barba

Sede Redazionale Via Emilia 82, 00187 Roma

Sito & Contatti Tel. +39 3331785676 www.mzknews.com redazionemzknews@gmail.com

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Stampa produzione@miligraf.it Via degli Olmetti, 36 Formello 00060 Finito di stampare nel mese di marzo 2018

Marketing & Comunicazione Alice Locuratolo comunicazionemzknews@gmail.com Tel +39 / 3382918589

Autorizzazzione rilasciata dal Tribunale Civile di Roma N°2 / 2017 del 19.1.2017

40 AVVISO IMPORTANTE: Alcune delle foto di questa rivista sono tratte dalla rete internet in totale mancanza di indicazioni sul

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SOMMARIO

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EDITORIALE CESARE CREMONINI CURIOSANDO: Madonna I MINISTRI GHEMON CURIOSANDO pt.1 POGGIPOLLINI QUANTO SI GUADAGNA CON SPOTIFY? SANREMO: I commenti dalla Sala Stampa SANREMO: diario di bordo ULTIMO: vince Sanremo giovani MARIO LAVEZZI MUSICA A TRATTI E RITRATTI CAN'T STOP THE MUSIC SPAZIO MUSICA

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LE SIGARETTE LA 126: Lovegang e... GENERATION: Nick Murphy DJ'S: Tutto il rosa che ci piace MUSIC CALLING: Nuove leve oltreoceano DJ SHOP: Stanton

AUDIO RANDOM: Corsi di audiotecnica LUCA BONAFEDE: 'Na Cosetta WORLD BEATBOX TOP TEN 2018: I piu' quotati su Spotify ANDREA RUGGIERO: Violinista crossover GIULIA MAZZONI: Pianista e compositrice DIRITTO D'AUTORE: Dandi Media CURIOSANDO pt.2 LA LIFE E' BELLA: Klimt Experience

PARTECIPA AL CONTEST: VINCI CESARE CREMONINI ALLO STADIO OLIMPICO! SCOPRI COME A PAG. 67

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yright sulla proprietà e sull’autore, si intendono quindi usate in completa buona fede. Chiunque riconoscesse come suo uno scatto è pregato di segnalarcelo per un’immediata soluzione del problema. Contatta redazionemzknews@gmail.com

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EDITORIALE

THE

(TALENT)

SHOW

MUST go off? di Alessio Boccali

musica 6

I

l talent show è alla frutta. Pensate che sia troppo crudo come esordio? Dati alla mano, direi proprio di no. Se infatti l’eccezione sono casi come i Måneskin o Riki, che almeno per ora – ma glielo auguriamo anche in futuro – riempiono i palazzetti, gli ascolti televisivi sono in calo e le vendite dei ragazzi usciti da questi programmi sono sempre minori. Lasciamo stare poi la voce “talento”… quella ormai sembra proprio una lontana chimera. Allora come spiegare la persistenza di questi show? Mancanza di idee, paura del nuovo e soprattutto quello zoccolo duro dei fedelissimi teenager, che ogni anno si cibano dei 15 minuti di celebrità dei concorrenti, per poi rimpiazzarli l’anno successivo con nuova carne da macello. A questa mattanza non riesce più a sfuggire (quasi) nessuno perché il mercato discografico è saturo di questo tipo prodotto e sente un gran bisogno di novità. Boccate d’aria fresca che arrivano sempre più dal web o dalle scene indie/indipendenti locali, boccate delle quali anche i talent ogni tanto si servono per non annegare. Eppure, tutto ciò non basta; sono ormai lontani i bei tempi e chissà che non sia giunto davvero il momento di salutare questi programmi per il bene - superiore a tutto - della musica.

“La musica è finita, gli Amici se ne vanno…” Ovviamente, ogni riferimento è puramente casuale.

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LE INTERVISTE

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C R E M

Ph. Giovanni Gastel

"Negli stadi

con lo scudetto (del successo)

sul petto..."

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di Alessio Boccali

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LE INTERVISTE

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O N I N I

Ph. Giovanni Gastel

i

l dio della Musica si è fermato a Bologna più e più volte. Tra queste, vi è passato sicuramente il 27 marzo 1980, giorno in cui nasceva il cantautore Cesare Cremonini. N°7 MARZO-APRILE 2018 / #MUSICAZEROKM / WWW.MZKNEWS.COM

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LE INTERVISTE

"1° Volta negli

stadi, 4

con date imperdibili"

15.06

G.TEGHIL LIGNANO

20.06

SAN SIRO MILANO

23.06

OLIMPICO ROMA

26.06

DALL’ARA BOLOGNA

P

RIMA DI POSSIBILI SCENARI...

Da subito un influsso celeste di musica ha riempito ogni istante del quotidiano di Cesare. A sei anni inizia a studiare pianoforte, a undici riceve in regalo un disco dei Queen e chiede alla propria insegnante di poter studiare “Bohemian Rhapsody”, a quattordici inizia ad annotare parole su fogli di carta fino a comporre, all’età di quindici anni, “Vorrei”, il brano che dopo qualche anno diventerà un Ph. Giovanni Gastel

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LE INTERVISTE

grande successo della band della quale sarà il frontman: i Lùnapop.. Un’avventura, quella con la band di “… Squérez?”, che dura circa tre anni e che, prima di sfociare nel percorso da solista, regala tante soddisfazioni a Cremonini & Co grazie a grandi successi come “50 special”, “Qualcosa di grande”, “Se ci sarai” o la stessa sopracitata “Vorrei”. Nel 2002 inizia il percorso da solista di Cesare Cremonini. Il pubblico continua ad apprezzare il suo pop cantautorale fin dagli inizi e i suoi grandi successi entrano a pieno diritto nella memoria collettiva. Si parte da “Vieni a vedere perché”, “Latin lover” e poco dopo “Le tue parole fanno male” o “Marmellata #25”, si passa per “Dicono di me”, “Figlio di un re”, “Il comico (sai che risate)”, “Una come te”, “La nuova stella di Broadway”, “Logico #1” e altri grandissimi successi per approdare all’ultima fatica discografica di Cesare: l’album di inediti “Possibili scenari”.

...DOPO POSSIBILI SCENARI

"In passato registro negli storici Studios Abbey Road... anche i Beatles passarono di lì..."

“Possibili scenari” rappresenta una vetta importante per Cesare Cremonini, forse un turning point. Per la prima volta nella sua carriera, l’artista bolognese si esibirà in quattro date negli stadi (Lignano Sabbiadoro, Milano, Roma e Bologna) celebrando così il suo percorso di successi e presentando al grande pubblico, nel migliore dei modi, un disco bello ed innovativo. Già dal primo singolo “Poetica” e dal successivo primo ascolto dell’album emerge, infatti, la natura artigianale di “Possibili scenari”; un’opera, non un semplice prodotto, lontano dalle costrizioni radiofoniche o di mercato, che ha la pretesa di educare gli ascoltatori al gusto, di precorrere le loro volontà di piacere. Tutto ciò attraverso vestiti di genere completamente differenti tra loro, eppure così perfettamente coesistenti. Ballad struggenti come “Nessuno vuole essere Robin” o la stessa “Poetica”, incontrano il rock di “Un uomo nuovo” o la disco music di “Kashmir Kashmir” sposandosi a meraviglia. Nessuno scontro, ma un vincitore c’è comunque: è il POPular nel senso buono, è il bello.

ROMA NOMENTANO - Scuola di musica / Studio di registrazione / Etichetta discografica

SONUS FACTORY - Music Performance Institute, Via Costantino Corvisieri, 5 / 00162 Roma Tel. 0645421624 - info@sonusfactory.com / www.sonusfactory.com 11


CURIOSANDO

MADONNA L O U I S E

V E R O N I C A

C I C C O N E

di Francesco Nuccitelli

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Come tutti sanno il vero nome di Madonna è Madonna Louise Veronica Ciccone e nasce a Bay City nel Michigan nel 1958. Tuttavia, non tutti sanno che i suoi nonni paterni si chiamavano Michelina e Gaetano Ciccone. Dalle origini abruzzesi i nonni paterni nacquero a Pacentro un paese in provincia dell’Aquila.

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L’esordio musicale di Madonna è stato alla batteria di un gruppo nel 1979, il gruppo in questione si chiamava “The Breakfast Club”. La prima volta davanti al microfono fu durante uno spettacolo a New York. Ricevette molti consensi da parte del pubblico che immediatamente decise di diventare una cantante.

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Il suo concerto del novembre 2000 alla Brixton Academy di Londra è stato uno degli eventi trasmessi in streaming con più seguito di tutti i tempi con i suoi quasi 9 milioni di spettatori collegati.

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Nel settembre 2003 è stato pubblicato simultaneamente in oltre 100 paesi e tradotto in diverse lingue, il suo primo libro per bambini dal nome di: “The English Roses”. Una saga di libri divisi in episodi che raccontano le avventure di cinque amiche.

Fin dai primi anni ottanta Madonna ha alternato nella sua carriera la musica e il cinema. Nel 1996, partecipa al film musicale “Evita” con cui vinse anche il Golden Globe come miglior attrice, interpretando “Evita Peron”.

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ANTEPRIMA EUROPEA DEL TOUR

Officina Pasolini #Concerti

YAMANAKA FEMALE TRIO “THE SPHERES” Feat CHIHIRO YAMANAKA piano, fender rhodes, keys ILARIA CAPALBO bass KAREN TEPERBERG drums

19 Aprile ore 21.00

Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini - Teatro Eduardo De Filippo Viale Antonino di San Giuliano - angolo Via Mario Toscano (zona Ponte Milvio)

INGRESSO GRATUITO FINO A ESAURIMENTO POSTI

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LE INTERVISTE

“Il loro tour, organizzato da

Magellano

Concerti, partirà da

Bologna il

5 aprile e toccherà i

principali palazzetti italiani.”

ph. Chiara Mirelli

I MINISTRI di Alessio Boccali

I M inistri sono tra le migl iori espressioni del nostro rock contemporaneo. Da sempre schietti e d iretti, con i l loro sesto al bum “Fidatevi” rimangono ancora una vol ta fedel i al le loro sonori ta gridando al mondo che anche se fidarsi spesso risul ta stupido, resta l’unico modo per costruire qualcosa che conta. Si e parlato di questo e di molto altro con Federico Dragogna, chitarrista e paroliere della band. 14

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LE INTERVISTE

C

iao Federico, si dice “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, voi invece con questo disco andate controcorrente e urlate “Fidatevi”… Sì, la cosa buffa è che, anche grazie all’uscita del singolo omonimo, questo “Fidatevi” è stato percepito come un messaggio; non sempre quando si dà il titolo ad un album ti viene da rispondergli, qui invece il pubblico l’ha inteso come una richiesta e in tanti hanno risposto di fidarsi di noi; ci è piaciuto molto questo impatto. Avete definito il precedente album “il più onesto e sobrio”. Questo invece com’è? Siamo arrivati a far questo perché ci sono stati tutti i precedenti. Soprattutto l’ultimo disco che è quello che ha avuto la ricezione più complicata. “Fidatevi” è l’album che più assomiglia a quello che avevamo in testa, non a caso una volta arrivati alla fase finale del disco, abbiamo ritoccato poco o niente. Non so se è il nostro disco più maturo, ma sicuramente lo siamo noi nelle nostre vite. Crescendo abbiamo imparato ad essere più sicuri di quello che facciamo ed in questo disco la cosa si percepisce. C’è voluto più di un anno fuori dalle scene prima di tornare… Un anno di pausa cerchiamo sempre di prendercelo. In

quell’anno lontani dalle scene si torna nel mondo “normale”, dove la tua vanità/autostima non è corroborata dal pubblico. Spesso è molto difficile tornare. Molti pezzi parlano proprio dell’aver scelto di vivere di musica, ma di sentirsi ancora in difetto per questo. Questo perché si fa fatica a riconoscere il ruolo del musicista nella nostra società. Nel nostro panorama musicale ultra-pop, quanto è difficile rimanere fedeli al rock? È un rischio. Spesso ci definiscono vecchi, ma è la stessa cosa che ci dicevano anche agli inizi. Quando siamo “usciti”, i nostri discografici di allora volevano addirittura farci inserire delle sonorità dubstep nei nostri pezzi o farci fare dei duetti con dei rapper perché si trattava dei fenomeni del momento. Nonostante questo, non ce n’è mai importato nulla ed abbiamo continuato sulla nostra strada. Sfrutto il tuo essere il paroliere principale dei Ministri e prendo spunto da “Spettri”, un brano del nuovo disco, per chiederti: quant’è difficile scrivere di questa realtà così irreale? “Spettri” è un pezzo sulle paure che ci bloccano. Eppure, la paura è sempre irreale, è un sovradimensionare le cose. Mi sono accorto che il carattere irreale di tante cose che facciamo, come per esempio l’informarsi dai so-

cial network et similia, sta facendo crescere le nostre paure. Ora non dobbiamo più stare attenti a grandi malattie come cent’anni fa, ma siamo tutti vittime dell’ansia. Un altro pezzo del nuovo disco, “Tienimi che ci perdiamo”, tratta d’amore, un tema poco affrontato dalla vostra band. Come mai ne parlate così poco? Ho sempre visto l’amore come un sentimento sfuggente, è un po’ come l’orso sugli Appennini: “c’è perché ne vedi la cacca per terra, ma non lo vedi mai”. Una nuvola che se la guardi da lontano ha dei tratti ben netti, mentre da vicino è un gran casino. Molti nostri pezzi in realtà hanno come fine ultimo l’amore, solo che non sembra così perché si risolvono in un nulla di fatto, in una ricerca a vuoto. Perché avete scelto lo squalo come immagine per il vostro “Fidatevi”? Ci piaceva continuare questa cosa di avere degli animali in copertina come in passato, lo squalo è l’animale che è più lontano dal concetto di fiducia. L’elaborazione dell’immagine poi è molto efficace anche come espressione rock. Fidarsi spesso è una cosa stupida, ma è un concetto limite. Ha senso fidarsi solo di una cosa di cui non ha senso fidarsi; la fiducia richiede un salto, il correre un rischio.

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LE INTERVISTE

Ghemon Ghemon Ghemon

“Queste mani dicono chi sono, se mi volto so che niente e uguale. Questo amore, che a volte imprigiono, mi protegge dal male…”

ph. Ottavio Fantin

di Alessio Boccali

G

hemon è uno dei pezzi da 90 della cultura hip hop italiana. Le sue rime sono sempre profonde e curate al minimo dettaglio, il suo stile e la sua voce sono inconfondibili. Col suo ultimo disco “Mezzanotte” ha sviluppato all’ennesima potenza il suo concetto di “rivoluzione personale”, cantando la sua vita e le sue emozioni per superare i momenti no. Partiamo dal tuo ultimo disco. Questo “Mezzanotte” suona proprio come un concept album sulla tua vita, sbaglio? Sì, è un diario di quello che stavo vivendo. Ho utilizzato la musica per fare un reportage della mia vita, non pensavo nemmeno che ciò sarebbe potuto diventare un eventuale disco. Volevo solo trovare la quadra giusta musicalmente e intimamente. Una scelta che segue il tour dei Dj set raccontati… Lì spiegavo i miei ascolti e le mie influenze, quindi inevitabilmente preparavo il terreno per parlare di me e “Mezzanotte” è proprio il risultato di questo processo. Hai uno stile molto ricercato, nella scrittura ma anche nei suoni, quanto ci è voluto per essere pienamente soddisfatto di questo tuo nuovo lavoro? Quasi un anno, anche se prima c’è almeno un altro anno di preparazione in sala prove. Quello che facevamo durante le prove del tour di “Orchidee” era già propedeutico al nuovo disco; in ogni mio concerto, infatti, aggiungevo un qualcosa di nuovo, che poi mi è servito per “Mezzanotte”. Diciamo che quelle date sono state un laboratorio per nuove scoperte, per nuove canzoni. Il tuo singolo “Un temporale” ha avuto fin dall’uscita un grandissimo successo ed

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LE INTERVISTE

ha calcato palchi, che magari non ti saresti mai aspettato, come quello del talent X-Factor. A proposito, che ne pensi dei talent? Ho avuto modo di vedere dal vivo la macchina di X-Factor quando i Maneskin hanno coverizzato proprio “Un temporale” e mi ha fatto una buona impressione. Ho visto dare importanza alla musica. Bello sarebbe se i talenti usciti da quegli show fossero liberi dalla grande esposizione mediatica e da grandi pressioni. Per gli emergenti puri è tosta sopravvivere all’esplosione della bolla, entro la quale sei chiuso durante il programma tv. Molti ti hanno “accusato” di aver fatto un disco meno pop rispetto al passato... Non voglio sembrare naif, ma ho scelto di parlare di me e penso di essere abbastanza adulto per fare una scelta del genere riguardo alla mia musica. Penso ancora che se si rimane concentrati su sé stessi e si cerca sempre di migliorarsi, prima o poi il talento e la costanza verranno premiati. Credo ancora nel merito. Per adesso questa scelta sta ripagando e ne sono molto felice. Il mio pezzo preferito del disco si chiama “Bellissimo”, in particolare mi ha colpito molto un verso che recita “L’indipendenza è una cosa, l’autonomia è ben altro”. Mi dai la tua interpretazione di questa frase? C’è una fase della vita in cui si è ancora molto legati agli affetti, alle proprie radici, anche se magari vivi da solo o ti sei spostato in un’altra città. Sei ancora dipendente da tutto ciò. Sei sempre il figlio dei tuoi genitori, per capirci. Poi succede che diventi un individuo, punto e basta. Sei anche figlio, marito, amico, ok, ma sei autonomo e cominci a ragionare che devi ragionare su di te, che sei importante… Io credo finalmente di essere passato dall’altro lato della forza (ride, n.d.r.) e di essere totalmente autonomo.

“Penso ancora che se si rimane concentrati su se stessi e si cerca sempre di migliorarsi, prima o poi il talento e la costanza verranno premiati. Credo ancora nel merito.”

ph. Ottavio Fantin

In chiusura ti chiedo di commentare la tua partecipazione al festival di Sanremo con Diodato e Roy Paci… Io e Diodato siamo amici e come per i Maneskin, anche qui c’è lo zampino degli Afterhours. Grazie ad un concerto organizzato da loro a L’Aquila, ho avuto il piacere di conoscere Diodato e siamo entrati subito in sintonia. Ci siamo incontrati spesso, lui mi ha anche invitato sul palco al Primo Maggio di Taranto di qualche tempo fa e poi verso l’inizio dell’anno mi ha chiamato per duettare con lui. Non mi importava di essere sul palco dell’Ariston, quanto invece mi importava di andarci con un pezzo bello ed in compagnia di un amico.

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LO SAPEVI CHE?

Curiosita Music & Lifestyle a cura di Cristian Barba

“100

ORE IN DIRETTA RADIO NO STOP: è RECORD”

Due dj di una radio svizzera, Maxi B. e Michael Casanova, sono entrati nel Guinness dei primati per aver realizzato, dal 10 al 14 febbraio, la diretta radiofonica di coppia più lunga di sempre, superando due colleghi belgi che detenevano il record. Il record in solitaria è di Stefano Venneri, che nel 2016 raggiunse le 205 ore.

2017,

“CHIUDE L’ULTIMA FABBRICA DI CD NEGLI STATI UNITI”

Quasi due anni dopo la chiusura dell’ultimo impianto di produzione di videoregistratori e videocassette da parte dell’azienda giapponese Funai, esala l’ultimo respiro anche l’ultimo impianto di produzione di CD. Sony ha infatti fermato le macchine dell’impianto di Terre Haute, il primo aperto nel continente nordamericano per produrre Compact Disc e l’ultimo ad arrendersi al download e allo streaming musicale.

“IL

VIDEO MUSICALE

ITALIANO PIÙ DEDICATO PER SAN VALENTINO SU YOUTUBE È

“A TE” DI JOVANOTTI ”

YouTube ha certificato come il video di A te di Jovanotti sia ormai da anni il vide o più cercato e condiviso per il giorno più romantico dell’anno, nel quale registra spaventosi trend di crescita che superano il 100% per le views e il 1000% per le condivisioni.

NESSUNA DONNAHEIN TESTA ALLE CLASSIFIC ITALIANE”

za che nessun Lo scorso anno si è chiuso sen ivato al primo poalbum di una donna sia arr ali FIMI. Neanche sto nelle classifiche settiman di Emma, Essere l’ultimo lavoro discografico rotta, classifiqui, è riuscito a invertire la ana di uscita candosi secondo nella settim sta. dietro Rockstar di Sfera Ebba Si attende il ritorno di Laura Pausini.

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“I METALLICA E

AHMAD SARMAST VINCONO “IL PREMIO NOBEL DELLA MUSICA”

Il Polar Music Prize 2018, conosciuto come “il Premio Nobel della musica” è stato assegnato alla storica band heavy met al di Los Angeles e al fondatore del prim o conservatorio in Afghanistan, un pae se nel quale fino alla caduta del regime talebano nel 2006 era reato sia insegnare che ascoltare musica classica.


LE INTERVISTE

ph. Jarno Lotti

Intervista a

G

POGGIPOLLINI

randissimo musicista con una vasta, anzi vastissima esperienza, ma com’è la vita da musicista? La vita del musicista è una vita con la valigia sempre vicino ed è una vita che ti regala sempre grosse emozioni. Hai la possibilità di vedere luoghi e di conoscere persone nuove. Sei sempre in contatto con realtà diverse, con gli organizzatori e con il pubblico.

Com’è iniziata la tua carriera di musicista? Io arrivo da uno studio classico del pianoforte, ma non ero adatto a diventare

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un musicista classico; così intorno ai 9/10 anni mi sono avvicinato alla musica in modo più passionale e ho iniziato a decidere. A 11 anni sono passato al basso, quello che considero il mio primo vero strumento. Da lì in poi, formando le prime band ho cercato di vivere nel modo più serio e possibile la musica. Cosa non deve mai mancare a chi vuole intraprendere questa strada? La cosa fondamentale che porta avanti è il fatto di essere appassionato, di vivere la cosa che stai facendo come se fosse la tua ultima, di metterci veramente il massimo e questa è una cosa che fa parte del carattere. Conosco persone che non sono dei musicisti,

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ma che hanno una passione smisurata per la musica e ho conoscenze di professionisti che lo fanno solo in maniera lavorativa. Io per fortuna lo faccio con quell’entusiasmo adolescenziale. C’è un musicista o una band che ammiri o dalla quale hai preso spunto? Tantissime band mi hanno influenzato e devo dire che probabilmente faccio questo mestiere per una band in particolare come i “The Clash”. Ho vissuto la loro musica in maniera talmente viscerale che probabilmente li ho sventrati, non solo al livello musicale, ma anche per i temi che trattavano. Inoltre, mi hanno portato ad ascoltare tanti generi, perché i The Clash, hanno iniziato con il punk e hanno spostato in seguito


LE INTERVISTE

1990 con Litfiba 1994 con Ligabue 4 album da solista Federico Poggipollini, nasce a Bologna nel 1968.

ph. Jarno Lotti

Tra i grandi musicisti della tradizione emiliana. La sua carriera vanta numerose collaborazioni, dai Litfiba a Ligabue passando per la carriera da solista. di Francesco Nuccitelli

il loro baricentro su quasi tutti i generi musicali, in particolare su un album come: “London Calling”. Avendo come punto di riferimento loro ho seguito i loro cambiamenti e ciò mi ha portato ad ascoltare e a suonare tanti generi (Rhythm and blues, Raggae ndr.). Diciamo che loro mi hanno ampliato la visione musicale e loro, tutti questi generi li suonavano in modo particolare, mantenendo un identità chiara e questo è quello che ho cercato di fare nel mio piccolo. C’è una canzone alla quale sei legato?

Una canzone che mi piace molto cantare e suonare con la chitarra acustica è “Blackbird” dei Beatles. È una canzone che suono in privato, con solo voce e chitarra e con un arpeggio abbastanza ciclico. Diciamo che mi culla e rilassa. Qual è un cantante o una canzone difficile da suonare? Le canzoni troppo complicate non le suono (ride ndr.). Se analizziamo Jimmy Hendrix i suoi accordi non sono difficili, ma non puoi rifarli come li suonava lui. Non ho mai risentito una riproduzione fedele all’originale, con

quella passione e quel trasporto. Il tuo ultimo album da solista è del 2015. Quando il prossimo? Il prossimo disco lo sto già registrando e sto cercando di capire se fare un ep o un album. Questo è un progetto dove suonerò delle canzoni di altri artisti non molto famose. Ho fatto una ricerca di brani, che avessero dei temi attuali e un suono che mi piacesse. Per quanto riguarda l’uscita, ho capito che non essendo uno che va in radio non ho dei tempi discografici e non ho la necessità di farlo uscire. Mi farà un regalo, ma comunque uscirà nel 2018.

FORMELLO / LE RUGHE - Scuola di danza (direzione artistica: Federico Vitrano)

CENTRO DIMENSIONE DANZA - Viale America snc, Le Rughe 00060 Formello, Tel. 06/90128072 Mob. 338 4172011 - Email : federico.vitrano@tiscali.it / www.centrodimensionedanza.net 21


FOCUS

Posso vivere

di musica

con i guadagni di Spotify? “Facciamo i conti con il gigante dello streaming musicale...”

I

l mercato musicale dei supporti fisici è in grande crisi e a giovarne sono le tecnologie di fruizione online come lo streaming. L’azienda leader in questo campo è certamente Spotify, che vanta una quota di circa 140 milioni di utenti che ascoltano musica grazie ai loro servizi – premium o free -. Come si può ben immaginare, questo rappresenta una novità enorme non solo per le etichette e per i produttori di musica, ma anche, e soprattutto, per chi di musica cerca di vivere: il musicista. Quali sono, infatti, i guadagni che l’artista percepisce dallo streaming della sua musica? Secondo stime che l’azienda Spotify stessa ha pubblicato sul sito artists.spotify.com, il gigante dello streaming musicale versa cir-

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di Alessio Boccali

ca il 70% dei suoi guadagni in diritti pagati alle case discografiche, una media compresa tra gli 0.006 dollari agli 0.0084 dollari ad ascolto per ciascun artista. Questo 70% va poi suddiviso tra l’etichetta discografica e il musicista stesso. Stiamo parlando dunque di cifre irrisorie, che diventano ancor più minime dopo quest’ultimo passaggio. Per rendere il tutto un po’ più chiaro, ecco alcuni esempi: calcolando una media di guadagno di 0.007 dollari a riproduzione, “God’s Plan” di Drake, che ad oggi vanta il primato della top50 globale di Spotify con 7 827 545 play, porterebbe alla sua casa discografica circa 55mila dollari - quasi 45mila euro -, ma attenzione stiamo parlando dell’artista più ascoltato in streaming nel mondo. Basta spostarci sulla top50 italiana per notare che, mantenendo la stessa media di guadagno, il nostro Sfera Ebbasta con N°7 MARZO-APRILE 2018 / #MUSICAZEROKM / WWW.MZKNEWS.COM

circa 346mila riproduzioni per il suo brano “Cupido” si spartirebbe con la sua etichetta poco meno di 2000 euro. Davvero poco se pensate che stiamo parlando dell’artista attualmente più ascoltato nel nostro Paese. Tutto questo ragionando su macro-numeri, ma pensiamo per un attimo ad un artista emergente; bene, un nuovo talento ha bisogno di circa 176 riproduzioni per arrivare a spartirsi un solo euro con la sua casa discografica. Ne risulta quindi che, ad oggi, lo streaming musicale non rappresenta certamente una strada praticabile per diventare ricchi con la musica. Tuttavia, se ben sfruttato, lo streaming musicale può considerarsi un ottimo modo per arrivare ad una larga fetta di pubblico con le proprie creazioni. Resta da chiedersi se il gioco valga davvero la candela.


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FOCUS

Dalla sala stampa "Lucio Dalla" di

SANREMO 2018 di Francesco Nuccitelli & Alessio Boccali

Luca Barbarossa: “Passame er sale” è una canzone quasi italiana, dove però c’è quella pigrizia espressiva tipica dell’intimità, di quando si sta fra amici o in famiglia; per questo ho scelto la mia lingua, il mio romanesco.

Lo Stato Sociale: Viviamo in un mondo plasmato sugli obblighi. La nostra è una ribellione verso le imposizioni, almeno per quanto riguarda il lavoro. Il Lavoro dovrebbe essere la nostra passione, una parte di vita fondamentale, nella quale crediamo e nella quale siamo contenti di esprimere noi stessi. Lavorare non deve essere una costrizione per vivere, ma un impiego più che dignitoso delle nostre passioni.

Max Gazze: Ho chiesto io a Claudio Baglioni di partecipare perché volevo avere la possibilità in questo Festival di raccontare il progetto Alchemaya. Questo disco, così particolare, è seguito da un’orchestra sinfonica in una sorta di opera a tema un po’ anacronistico… come lo è il brano sanremese: un pezzo dove non c’è l’elettronica ma il sintetizzatore. Viva la sintonica!

Noemi: “Non smettere mai di cercarmi” parla della distanza. Spesso mi rendo

conto di avere dei modi di fare che ho preso in prestito dal mio fidanzato e forse è quello un modo per non smettere mai di cercarlo e di sentirlo sempre vicino a me.

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FOCUS

D

i seguito le impressioni e le emozioni emerse durante le conferenze stampa di alcuni dei Campioni in gara al festival. C’e chi ha deciso di descrivere la genesi del proprio pezzo in gara e chi, invece, ha scelto di comunicare le proprie emozioni di fronte ad un palco storico come quello dell’Ariston di Sanremo.

Decibel: La canzone è nata quest’estate durante i nostri viaggi abbastanza

lunghi in giro per l’Italia per il precedente tour. In questi viaggi parliamo sempre e Bowie era uno dei nostri argomenti e da qui è nata prima una musica e poi in seguito abbiamo aggiunto il testo. Avevamo bisogno di omaggiare il Duca.

Nina Zilli: “Senza appartenere” è una canzone che è nata durante il tour, perché spesso ho la necessità di staccarmi dalla scaletta e mi capita di scrivere qualche canzone. Ho pensato subito che fosse perfetta per il Festival di Sanremo perché qui può avere una vita e un’attenzione che non avrebbe avuto in un disco o un progetto successivo.

Annalisa: Mi sono accorta di essere arrivata alla fine di un ciclo della mia vita.

Succede a tutti, a me è successo negli ultimi tempi e mi sono riscoperta diversa. Mi sono semplicemente guardata allo specchio e ho capito che avevo cambiato modo di pensare e di esprimermi. Mi sento completa adesso, probabilmente è un fatto legato anche all’età che sto vivendo. È una sorta di rinascita che ho voluto celebrare su questo palco.

Fabrizio Moro: La frase finale di una lettera scritta da un familiare di una vitti-

ma del Bataclan mi ha riportato indietro nel tempo ad una cosa che già esisteva. Io ed Ermal abbiamo ripreso quella parte di una canzone che trattava tutt’altro argomento perché terminava con quella frase “Non mi avete fatto niente” e da lì è nato lo spunto per questa canzone. Ci siamo chiusi in studio insieme ad Andrea Febo che era l’autore del ritornello di quel pezzo ed abbiamo scritto questo nuovo brano.

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FOCUS

DIARIO DI BORDO SANREMO 2018 di Alessio Boccali

G

iorno uno, ore 23. L’intercity partito da Roma Termini arriva a Sanremo. Io e Francesco Nuccitelli scendiamo dal treno insieme ai nostri bagagli pieni del necessario e di tante aspettative. Beh, qual è la prima tappa fondamentale per due giovani redattori giunti per la prima volta nella città della musica? Il Teatro Ariston, senza alcun dubbio. Per strada si respira già l’aria di Festival, c’è gente in giro, ma il viaggio è stato stancante e le nostre teste almeno per oggi possono smettere di pensare. Giorno due. Pronti, via: serata d’esordio del Festival. Tutte le luci della cittadina ligure si concentrano sulla musica; ovunque ci sono speaker radiofonici, giornalisti, artisti, sognatori e fanfaroni… checché se ne dica, Sanremo è sempre Sanremo e l’attenzione mediatica dell’Italia intera è qui per questa settimana. Il primo ingresso mio e di Francesco nella sala stampa “Lucio Dalla” è materiale da romanticoni, che preferisco non raccontarvi: lacrimoni… vi basti questa parola. Giorno tre e giorno quattro. Tra un’intervista ed una conferenza e l’altra, ci si accorge che intorno al festival c’è una cittadina niente male, la visitiamo e ci innamoriamo del cibo. A me e Francesco quest’ultima cosa ci riesce molto bene. Le emozioni sono tante, la concorrenza con le altre testate è molto stimolante, tutti prendiamo d’assalto i vari uffici stampa degli artisti in gara, ma, para26

frasando le parole bartokiane di Lodo de Lo Stato Sociale a proposito proprio della gara tra i campioni, almeno per noi “Competition is for horses, not for artists…and not even for journalists.”. L’ultima parte l’ho aggiunta io. Giorno cinque. Abbiamo imparato a destreggiarci abbastanza abilmente tra posti dove poter mangiare e locali off limits. Casa Sanremo e la sala stampa “Lucio Dalla” oramai sono le nostre seconde case ed i colleghi, oltre che compagni di duetti baglionani durante la diretta televisiva, ci conoscono bene ed apprezzano la nostra realtà editoriale. Giorno sei. Come ogni cosa che finisce, anche quest’avventura porta con sé un po’ di tristezza. C’è già nostalgia nell’ultimo panino sanremese, ma c’è anche la consapevolezza di essere fortunati ad essere lì: ero un bambino che sognava di scrivere, un adolescente che sognava di scrivere di musica ed ora sono un giovane uomo che sta scrivendo di musica direttamente da Sanremo. Risultati e vincitori a parte, per recepire lo stato emozionale mio e di Francesco basti rileggere il nostro stato d’animo al primo ingresso in sala stampa. Ora, qual è l’ultima tappa fondamentale per due redattori alla fine del loro primo Festival della canzone italiana vissuto da addetti ai lavori nella città della musica? Stessa risposta del primo quesito: il Teatro Ariston! Prima però anche uno sguardo al mare che è sempre così emozionante e ti fa sentire libero, libero di sognare di poter vivere davvero delle proprie passioni.

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DAL QUARTIERE

Ultimo

Dalla parte degli ultimi per sentirsi primo... anche a Sanremo di Alessio Boccali

N

iccolò Moriconi, in arte ULTIMO, nasce a Roma nel 1996 e, da allora, vive di musica. Con il suo brano “Il ballo delle incertezze” ha trionfato tra le nuove proposte del Festival di Sanremo 2018. Ti definisci un “cantautorap”, ma a cosa ti trovi più vicino a cantautorato o a rap nella tua scrittura e nelle tue ispirazioni? Sicuramente al cantautorato perché da sempre ho ascoltato maggiormente la musica dei grandi cantautori.

Sì, è stato un premio davvero inaspettato e ne sono davvero felice. Ho da sempre puntato soprattutto sui testi perché penso che siano proprio questi a dar vita alla musica. Sicuramente, per questo motivo, è una soddisfazione doppia.

"Con la musica, con l'arte, si puo' arrivare nella vita della gente, nella loro quotidianita'" Nel pezzo sanremese canti “Ché per stare in pace con te stesso e col mondo devi avere sognato almeno per un secondo” è questo il senso di quel Peter Pan che dà nome al tuo nuovo disco? Sì, si collega tutto. È una frase che ti porta a capire quanto sia importante saper immaginare le cose piuttosto che averle.

Sei cresciuto a San Basilio, quartiere periferico di Roma. Quanta “periferia” c’è nelle tue canzoni? Nelle mie canzoni, nella mia ricerca della verità c’è tanta periferia; dalla provenienza dei miei amici, della gente a cui tengo di più… Lì riesco a trovare un senso di appartenenza, che in altre realtà più confortevoli non c’è, e a trarne ispirazione. Con “Il ballo delle incertezze” hai vinto il premio Lunezia per il miglior testo. Una gran bella soddisfazione, no?

In una precedente intervista hai dichiarato che sogni di far nascere un movimento artistico? Cosa intendi con questo? Vorrei far nascere un qualcosa che comprenda tanti tipi di arti. Con la musica e con l’arte in generale, si può arrivare nella vita della gente, nella loro quotidianità, creare un movimento significa quindi creare una forza, che vada oltre l’opera d’arte, e fornisca un aiuto nella vita di tutti i giorni. Una curiosità. Quella chiave che prima cantavi di tenere sempre al collo (e lo fai tuttora) e che ora hai anche tatuata sulla mano, cosa rappresenta per te? La chiave è un oggetto interessante perché apre e chiude. È una possibilità che dai a te stesso di chiudere ed aprire nuove avventure, nuove possibilità.

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LE INTERVISTE

MARIO

LAVEZZI Il music maker della musica italiana. di Francesco Nuccitelli

C

inquant’anni di carriera e innumerevoli capolavori. Mario Lavezzi, oggi ricopre tutti i ruoli nella musica, dalla produzione all’interpretazione vera e propria fino al ruolo in SIAE. Lo abbiamo incontrato a Sanremo per una piacevole chiacchierata.

Ha scritto pezzi importanti come “Il primo giorno di primavera” che è stato il tuo primo brano edito. Quanto è difficile scrivere una canzone e come è cambiato il modo di farlo negli anni? Io scrivo quando ho qualcosa da dire partendo da una musica ed in seguito aggiungo il testo. Il modo di operare è cambiato con il cambiare del tempo e con le nuove tecnologie che hanno rivoluzionato il settore. Noi vivevamo in un tipo di contesto e i giovani oggi ne vivono un altro. Prima si scriveva per piacere, oggi per esigenza e la musica ne risente. Qual è la qualità migliore che deve avere un autore? Tenacia, determinazione e poi la passione, anche perché gli autori sono spesso tormentati e questa passione poi la mettono nella scrittura. Ad esempio, quando qualcuno è innamorato inventa delle frasi e lo stesso succede quando poi l’amore non va. Per scrivere delle canzoni bisogna avere sempre qualche tormento. Autore, cantautore e produttore. In quale veste si trova meglio? Mi trovo bene in tutte tre le vesti. Sono tutti aspetti importanti, anche perché non si escludono e possono coesistere. Quando giochi su te stesso puoi fare quello che ti pare, ma quando produci o scrivi per un altro devi sempre fare attenzione che il brano sia forte. Nel 1983 28

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LE INTERVISTE

Mario Lavezzi nasce a Milano nel 1948. Nella

ho preso anche il Telegatto come music maker, visto che ricoprivo tutti questi ruoli.

pers e dei Camaleonti. Inoltre ha

Siamo nella città della musica e come recitava lo slogan dello scorso anno: “tutti cantano Sanremo”. Che ricordi ha del festival? Il mio primo ricordo è da autore con la canzone dei Nomadi “Non dimenticarti di me”, ma non ti nascondo che anche l’esibizione del 2009 del brano “Biancaneve” con Alexia è un bel ricordo; era la mia prima partecipazione da interprete. All’inizio non dovevo nemmeno cantare, ma avevo troppa voglia di festeggiare i miei quarant’anni di carriera.

sua carriera ha fatto parte de I

Trap-

fondato i Flora, Fauna e Cemento e Il Volo.

In questo festival c’è stato un trio inedito che ha composto lei (Vanoni-Pacifico-Bungaro). Com’è nato questo progetto? In realtà è nato all’improvviso. Doveva esserci un’altra artista… poi per diverse questioni è stata invitata Ornella Vanoni e abbiamo deciso di puntare su di lei. Ornella all’inizio era molto restia alla partecipazione, ma alla fine ha accettato. Anche grazie al brano e alla presenza di due grandi artisti come Bungaro e Pacifico che le hanno lasciato molta libertà.

“Per scrivere delle canzoni bisogna avere sempre qualche tormento.” “Prima si scriveva per piacere, oggi per esigenza e la musica ne risente.”

Lei ha scritto e prodotto per molte donne. È più semplice scrivere per loro? Ci vuole molta sensibilità. Io ho avuto la fortuna di scrivere, collaborare e produrre molte grandi artiste come Fiorella Mannoia, Anna Oxa, Ornella Vanoni e Loredana Bertè. Specialmente con quest’ultima ho avuto anche una relazione e scrivere per lei era più semplice. Devo dire però che ho scritto anche belle canzoni per gli uomini. In conclusione, quali sono i suoi progetti futuri? Quest’anno farò cinquant’anni di carriera da autore e farò uscire un progetto discografico importante: un cofanetto con 3 album con le canzoni che ho scritto, prodotto e interpretato nella loro versione originale. Poi c’è il “Campus Band”, un progetto per i giovani amanti della musica - cantautori, musicisti ed interpreti – che vi consiglio di tenere d’occhio.

ROMA APPIO LATINO - Scuola di musica

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MUSIC ART

Musica a tratti ILLUSTRAZIONI GRAFICHE DI CHIARA ZACCAGNINO

Fabrizio De Andrè - Amico Fragile

Takagi e Ketra feat. Elisa e Tommaso Paradiso - Da sola/ In the night

Max Gazzè - La leggenda di Cristalda e Pizzomuno

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MUSIC ART

Francesco Guccini

LE CANZONI DEDICATE A GUCCINI.

NASCITA.

Canzone per Francesco di Roberto Vecchioni dall’album Elisir (1976) e Caro il mio Francesco di Luciano Ligabue dall’album Arrivederci, mostro! (2010) .

Guccini è nato lo stesso giorno di Che Guevara, personaggio così tanto amato dal cantautore modenese da avergli dedicato due canzoni.

e ritratti... ILLUSTRAZIONE GRAFICA DI PAOLA CARBONE

ROMA QUARTIERE AFRICANO - Scuola di musica / Sala prove / Studio di registrazione

SOUNDS GOOD - S.r.l. Via Dancalia, 9 - 00199 Roma, www.soundsgoodroma.com soundsgoodsalaprove@gmail.com - Tel. 06 86 08 554 - Mob. 345 5827645 31


FOCUS

Can't stop the music Scopriamo insieme alcune strutture che ricreano melodie uniche nel loro genere Grazie ai lettori portatili possiamo ascoltare musica ovunque. Oramai le sette note ci accompagnano davvero in ogni nostro attimo di vita, ma lo sapevate che ci sono alcune costruzioni architettoniche create appositamente per entrare in comunione con l’ambiente circostante e con questo produrre dei suoni melodici? a cura di Alessio Boccali

L’Organo marino a Zara (Croazia) – Realizzato su progetto dell’architetto Nikola Bašić, l’organo marino è strutturato come una scalinata degradante sul mare ed è formato da trentacinque canne d’organo di diversa forma, lunghezza ed inclinazione. Grazie alla diversa intensità delle onde del mare, le canne d’organo producono in continuazione suoni diversi modulati secondo sette accordi e cinque tonalità.

Il Gran Stalacpipe Organ nelle caverne di Luray (Virginia, USA) – Questo speciale organo situato in una cava batte su stalattiti collegate a vari torni con martelletti di gomma. Per meglio modulare i suoni, l’inventore di questo strumento, tale Leland W. Sprinkle, ha rimodellato le stalattiti cablandole alla tastiera centrale. L’area di risonanza dell’organo si estende per circa quattordicimila metri quadrati.

Singing Ringing Tree nel Lancashire (Inghilterra) – Questo albero artificiale, alto tre metri e costruito utilizzando dei tubi di acciaio di diverse dimensioni, sfrutta l’energia del vento per produrre un suono corale penetrante che copre una gamma di diverse ottave. Alcuni dei tubi sono principalmente elementi strutturali e visivi, mentre altri sono stati tagliati appositamente e in varie posizioni per consentire i suoni.

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Arturarte

L’Arte al prezzo di un caffè

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PROMO ARTISTI

SPAZIO MUSICA a cura di Alessio Boccali & Francesco Nuccitelli

nome: CIMINI titolo: ANCORA MEGLIO genere:POP D'AUTORE

Cimini ci canta la vita quotidiana con empatia ed ironia ricordandoci che la vita è una ruota che gira continuamente ed i cambiamenti sono sempre all’ordine del giorno. Un pop d’autore intelligente e per niente scontato, che prende in esame l’umanità dell’essere umano; gioco di parole appositamente voluto per porre in evidenza l’allegria del disco che si fa ascoltare molto piacevolmente. In definitiva, questo “Ancora meglio” è una ventata di leggerezza e freschezza niente male, un album che lancia dei messaggi di solidarietà quotidiana, come per dire: “siamo tutti sulla stessa barca. Soprattutto se si parla di sfiga.”

nome: DOMENICO IMPERATO titolo: BELLAVISTA genere:POP D'AUTORE

“Bellavista” è il secondo album del cantautore  Domenico Imperato ed è decisamente uno dei progetti più interessanti di questo inizio di 2018. Imperatore è un artista che suona in modo contemporaneo, ma con uno stile legato alla tradizione cantautorale italiana, dimostrando decisamente grande abilità nella scrittura oltre che nell’interpretazione. Il disco è composto da 11 brani tra cui una digital bonus track e la partecipazione di Erica Mou nel brano “Al matrimonio di due nostri amici” che impreziosisce questo progetto musicale. Da non perdere.

nome: GAZE OF LISA titolo: HIDDEN genere:ROCK ELETTRONICO

Un EP che si pone un obiettivo: portare alla luce il nascosto, l’ignoto. Un compito pretestuoso che si sviluppa prevalentemente su due campi: il sé e l’ambiente circostante. In questo “Hidden” i Gaze of Lisa, aiutati da un connubio perfetto tra rock ed elettronica, portano a termine un ottimo lavoro. I cinque brani portano alla luce sentimenti o dettagli troppo spesso bistrattati o trascurati nel quotidiano. Un disco interessante che fa capire che nonostante il Dio della Musica sembra aver già detto tutto, in realtà c’è sempre qualcosa di cui parlare: il nascosto per l’appunto.

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PROMO ARTISTI

PROMOZIONE ARTISTI I N V I AT E L E V O S T R E P R O D U Z I O N I A :

press.spaziomu sica@g mail.com

nome: NUJU titolo: STORIE VERE DI UNA NAVE FANTASMA genere:FOLK

La band NUJU è tornata con il nuovo album di inediti: “Storie vere di una nave fantasma”. Dalle forti sonorità folk, la band calabrese conferma la propria unicità nel panorama musicale italiano attuale con questo bel progetto. La tracklist comprende 12 brani trascinanti, 12 storie diverse che si uniscono in un unico grande racconto, 12 canzoni che si fanno amare già dal primo ascolto. Anche a livello strumentale, questo disco si presenta al meglio grazie alla presenza di tanti strumenti diversi tra loro. Uno di quei progetti che ogni amante della musica deve conoscere e saper apprezzare.

nome: RHO titolo: NEON DESERT genere:ELETTRONICA

In una dimensione clubbing la voce di Rhò intona testi sognanti e talvolta estatici. C’è anche il soul e l’r’n’b nel cantato mondo dell’artista, che spesso e volentieri trasporta l’ascoltatore in una situazione utopica mix tra teatro e cinema. “Neon Desert” è sicuramente un disco che richiede più di un ascolto prima d’essere compreso pienamente, ma vi assicuro che quando si entra nel mood giusto è difficile uscirne. Insomma, un’esperienza extrasensoriale che richiede un coinvolgimento totale e che vale la pena vivere perché fornita da una vera e piacevole novità.

nome: TABACCOBRUCIATO titolo: BELLO DOVE STAVANO GLI HIPPIES genere: BLUES

“Bello dove stavano gli hippies” è il nome dell’ultimo progetto di TabaccoBruciato, alter ego musicale di Giorgio Angelo Cazzola. Ironia, malinconia e disincanto sono i tre stati d’animo che fanno da padrone in questo disco. Un disco che racconta con naturalezza la nostalgia di un passato mai dimenticato: “Bello dove stavano gli hippies, decisamente erano tutti bei posti”. All’interno 11 brani degni del miglior cantautorato italiano con sfumature blues, country rock e quelle sonorità passate, che accrescono la bellezza del progetto.

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LE INTERVISTE

Due chiacchiere con LeSigarette, duo formato da Jacopo Dell’Abate (chitarra e voce) e Lorenzo Lemme (batteria e voce), che a gennaio ha pubblicato il secondo disco “La musica non serve a niente” prodotto da N’etichetta in collaborazione con la Lapidarie Incisioni

Intervista a

LeSigarette di Alessandro Sgritta

P

artiamo dal nome, perché vi chiamate “LeSigarette”, vi piace fumare? Beh, sì... ci piace, o meglio, ci piaceva. A Jacopo ancora, a Lorenzo non più. Per anni

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però Lorenzo ha “scroccato” due tiri a Jacopo ogni sera, perché effettivamente per smettere veramente ci ha messo tanto tempo e durante tutto quel tempo è stato consolato dai mille due tiri che rubava a Jacopo. Ci chiamiamo LeSigarette per motivi

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che vanno oltre il nostro vissuto, ci affascina questo legame controverso che si ha con questo oggetto di consumo, è l’emblema della nostra debolezza, tutti sanno che fa male fumare, eppure si sono diffuse ovunque questi grissini usa e getta, hanno


LE INTERVISTE

acquistato fascino e poi sono stati denigrati come il male peggiore. Nella parabola delle sigarette c’è tanto paradosso e tanta contraddizione, è un nome che ci scopre, che subito ci mette di fronte a una delle nostre debolezze. Perché avete scelto il titolo “La musica non serve a niente”? Ci piace parlare chiaro e anche giocare. La musica effettivamente non serve a niente se la consideri materialmente. La musica non c’è, non si vede, il musicista non fa nulla di concreto. Ci siamo divertiti a ragionare ottusamente sull’assenza di praticità che ha in generale l’arte e scrivendo il testo ci siamo accorti che da un certo punto di vista è un bene considerare la musica “inutile” perché è proprio per questo imprevedibile e libera da meccanismi matematici e schemi di causa e conseguenza.

Come definireste la vostra musica? Ho letto “garage anti-pop”, in effetti avete delle canzoni abbastanza sghembe, molto poco pop e molto post-rock… Sì, garage anti-pop resta la migliore definizione che ci siamo dati finora, anche perché è l’unica. Tuttavia, ci piace anche spaziare nel cantautorato e, a modo nostro, giocare con le parole e le armonie. Un anti-pop: pop un po’ indie con melodie orecchiabili ma stravaganti, soluzioni semplici, ma non banali. In generale, abbiamo suonato insieme per anni in una marching band di percussioni, ci siamo conosciuti così, poi abbiamo preso parte insieme a gruppi busker e lavorato a produzioni in studio di vario genere. Jacopo è un fonico e un pedagogo musicale, Lorenzo ha una lunga esperienza con una band un po’ lisergica, un po’ jazz-core e i gusti musicali che avevamo in adolescenza erano gli stessi. L’ultimo disco è stato prodotto da Na cosetta, cosa si prova ad essere prodotti da un locale? Forse è la prima volta che succede in Italia…È una bomba! La voce si sparge subito perché è un posto frequentato da molti addetti ai lavori. Questi locali che lavorano bene nel circuito musicale sono luoghi fondamentali per i musicisti e sapere che hanno deciso di produrre proprio te tra tutti quelli che hanno visto suonare ti fa fare il pieno di autostima. Poi ‘Na Cosetta non è mica un locale live qualsiasi, sono degli apripista per il modo in cui promuovono e propongono gli spettacoli, è un luogo prezioso e siamo felici di essere stati il loro primo esperimento di produzione.

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FOCUS

FACCIAMO

CHIAREZZA SULLA

126

LOVEGANG E...

di Guido Pietro Airoldi

Ma come e davvero composta all’interno la 126? E da chi? “126 è la famiglia LOVEGANG è la religione PRETTY SOLERO è cristo SOLDY è business “ (cit.Ketama126)

Chi sono? Carl Brave, Franco126, Ketama126, Pretty Solero e Ugo Borghetti poi ci sono gli annessi: Asp126 e i (producer) connessi: Drone 126 e Nino Brown e chi purtroppo non c’è più: il Gordo (RIP).

E prima erano i Guasconi. La Lovegang, invece, è più uno stile di vita, un mood, una filosofia proclamata dal Pretty Solero di cui può sentirsi parte chiunque ci si rispecchi e ne vede come membri onorari Ketama126, Ugo Borghetti e il resto della comitiva. Ma nel gruppo nella sua integrità e fratellanza convivono stili e tematiche molto differenti…

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FOCUS

Entriamo meglio nello specifico:

C

arl Brave e Franco 126 i due nomi di maggior rilievo del collettivo fanno un genere che alcuni hanno definito un po’ Indie, un po’ Trap, addirittura un po’ Pop, e che per noi è un concentrato originalissimo e interessante di Indie, RAP e spunti dal cantautorato italiano, e in particolare romano alla Califano o Venditti. Raccontano Roma così nel dettaglio che alcuni riferimenti non arrivano nemmeno a tutti i romani. Come lo fanno? In romano, ma ad apprezzarli non è solo il pubblico di Roma che con 4 sold out all’Atlantico ha dimostrato di essere dalla loro parte ma anche nel resto di Italia, e a confermare

tutto ciò c’è la nomina di Polaroid come cd migliore dell’anno secondo Rolling Stone Italia. Ketama 126 non me ne voglia la scena ma è assolutamente il più vero della Trap italiana “ma vero per davvero” che prende molto dalla trap americana in temi e sound ma con un flow lento, cantilenato e quasi ipnotico che può essere riconducibile solo a lui. Prima con l’etichetta di Chicoria (storico membro del Truceklan) hanno prodotto due cd: Ketam-City e 10 pezzi e adesso, e adesso l’album Oh Madonna per l’etichetta AsianFake ha spaccato su Spotify con piu di 500 mila riproduzioni mentre continuano le date di “Oh Madonna Tour”. Anche il Pretty Solero, fondatore del Love Gang pensiero, si sta creando un suo sentiero nella trap italiana con uno stile non identificabile con altri rapper ma, anzi, al massimo con il POP americano stile Lana del Rey che lui stesso ha citato a Hip Hop tv; è uscito da poco con il suo (primo album Pullover) Ugo Borghetti, un rapper che con la sua “slam poetry” fa fatica a farsi corrompere dai costumi e dalle sonorità contemporanee (e questo è cosa buona per quel filone di gente legato ancora un po’ a quella che si fa chiamare “Old School”).

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DANCE MUSIC

N T IEO A R SIC U E M DAN C GEN

Un nome d’arte ironico e che resta in testa. Una cover di “No diggity” dei Blackstreet diventata un fenomeno virale in rete. Un EP di successo, che lo ha imposto tra i nomi di punta della nuova scena downtempo/ elettronica.

NICK MURPHY AKA

CHET FAKER

a cura di Carlo Ferraioli

Chet Faker, “come un flusso cosciente di energia” L’artista australiano cambia nome ma non l'umore: intraprendenza e tanta passione

I

n principio era il verbo, ed il verbo recitava Nicholas James Murphy. No, non è un’omelia, tranquilli, ma solo l’inizio di una storia particolare, lo start di un percorso a tappe, ognuna delle quali diversa e, a suo modo, unica. Prossimo ai trent’anni quest’anno, il musicista e cantante oceanico Nick Murphy, conosciuto con lo pseudonimo di Chet Faker, traccia un primissimo giro di boa, senza sembrare stanco di remare. È dell’aprile 2014 il suo primo vero lavoro annoverabile nella categoria studio albums, con il quale Nick, allora noto come Chet, esprime tramite una languida forza interna il groviglio di sentimenti che reca con sé, mostrandosi trasparente, limpido, paziente ma anche estremamente fragile, come il vetro del suo Built on glass, lavoro che lo ha tenuto impegnato per ben due anni. Non lineare ma completo, intimo, profondo, così tanto che a tratti sembra esserlo addirittura troppo. Una collezione di dodici inediti che può parere inizialmente pallida, come la mano che rappresenta la copertina del progetto, con un eccessivo orientamento chill-wave a dettare 40

tempi e modalità. Inizialmente, appunto, perché leggendo fra le righe di una fruizione completa e attenta, si mostra poi per quello che è: il manifesto di un’artista sensibile, tecnicamente molto dotato, umanamente incerto, come del resto chiunque rifletta, pensi, ragioni. E così, dopo l’esperienza di Faker ed alcuni importanti riconoscimenti in cassa, Nicholas decide di diventare Nick, cambia registro, volta pagina, senza però rinnegare o dimenticare il passato. Muta anche ambiente, “le folle australiane sono più esigenti, più difficili da gestire, etichettano con maggiore facilità rispetto a ciò che avviene negli Stati Uniti”, confessò qualche anno fa. Da allora qualcosa è cambiato: lo scorso anno infatti esce con due novità: nome ed EP, titolato Missing Link, pubblicato a sorpresa per Downtown Records/Interscope lo scorso maggio e composto da cinque tracce. Ci si aspettava tanto, e così è stato. Alta qualità, la musica parla da sé, non c’è critica che tenga, come nel caso delle collaborazioni con artisti pari merito eccelsi, quali Marcus Marr e Bonobo, già indagati a fondo fra le pagine di Generation.

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FOCUS

NERVO,

Nate da genitori italiani, cresciute nell’australiana Melbourne, iniziano la loro carriera a diciott’anni. Stiamo parlando di Miriam ed Olivia Nervo, sorelle gemelle, DJ di indubbia fama. Dal 2005 sulla scena, “rischiarono” da giovanissime di finire come modelle.

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DJs

TUTTO IL ROSA CHE CI PIACE di Carlo Ferraioli e Guido Pietro Airoldi

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ettiamo le mani avanti: non c’è nulla di parte, sessista o tendenzioso in ciò che state per leggere. L’incursione decisa, forte, determinata nella scena elettronica di personalità femminili, chi più N°7 MARZO-APRILE 2018 / #MUSICAZEROKM / WWW.MZKNEWS.COM

chi meno, tutte protese a levare la corona di unicità ed esclusività ai colleghi maschietti, da sempre preponderanti in numero all’interno del settore, è quanto mai evidente. Piccola parentesi, chi segue il mondo della musica elettronica ha dei criteri ufficiosi per giudicare il valore di un DJ. Un artista, per considerarsi davvero arrivato, è necessario che abbia a che fare, non tanto con i club ma con due città in particolare: Berlino ed Ibiza. Nella club culture, musica energica, talento e professionalità risultano essere il melting pot perfetto per quella che non rappresenta più una categoria emergente, ma più che emersa. Amelie Lens, Magda, Deborah De Luca, Nina Kraviz, Ellen Allien. Sono alcune delle DJ producer più In della scena attuale, con cachet invidiabili, grande notorietà e tanta stima per impegno, costanza e dedizione. Tanto gentili non sono, ci siamo detti, davvero non hanno nulla di diverso, se non le melodie, i ritmi ed il rapporto con le note e la consolle. L’arte del djing, oggi più che mai, passa anche e soprattutto dalle loro abili ed eccezionali mani, dagli occhi di ghiaccio della Kraviz ai tecnicismi di Ellen Allien, col potente risultato di una miscela avvincente e competitiva. Città. Berlino, luogo enigmatico che ha saputo raccogliere la genuinità e l’estro dell’una, l’abilità e la poliedricità dell’altra. Musica di ottima qualità, piste dove fruirne, ugualmente. C’è chi in-


FOCUS

vece afferma che a sviluppare le migliori Techno ed House siano Detroit e Chicago. Tutti però generalmente concordano su un fatto: che l’aria, la musica più bella ed effervescente la si “respiri” ad Ibiza. Ma perché Ibiza è considerata La Mecca per questo tipo di pubblico? Semplicemente perché lì, gli artisti, prima ancora di lavorare, si divertono: sono la festa, fanno la festa. Per questo motivo ogni anno i diversi club affidano la programmazione di uno dei giorni della settimana ad alcuni selezionatissimi producer che

creano ad hoc il loro party. Carl Cox e Revolution allo Space o, per parlare italiano, Music On di Marco Carola e Afterlife dei Tale of Us (giusto per citarne alcuni). La selezione dei party chiaramente ci dice quali siano stati gli artisti a distinguersi particolarmente durante l’anno e, con tutta probabilità, quali quelli che diventeranno di tendenza. Il DC10 è un club di Ibiza che ospita un party diverso dagli altri: il Circoloco. Ogni lunedì il palinsesto non è incentrato su un’unica personalità, si alternano alla consolle svariati DJ fra i più desiderati del momento. Tut-

ti, ma proprio tutti. Tra questi ci sono, poi, degli habitué: Martinez Brothers, Seth Troxler e, come dicevamo, Ellen Allien, con ben otto date nella passata stagione. Al leggendario closing party del 2017, la Allien si è spartita per un’ora l’intero locale con l’altra grande figura femminile di riferimento: ancora lei, proprio lei: Nina Kraviz. La prima in terrace, B2B con Marcel Dettmann; la seconda in main room, da sola, ma con una techno folle, quasi hardcore, che ha fatto impazzire tutti, specialmente gli italiani.

ELLEN ALLIEN classe ’68, Dj producer techno e acid-house, fondatrice dell’etichetta BPicth Control, sotto la quale firma anche l’italiana Silvie Loto protagonista del Goa Club di Roma. “Stadkind, Berlinette”, “Orchestra of Bubbles” sono alcuni dei suoi Album di maggiore successo.

ROMA FLAMINIO - Danza / Musica / Teatro

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IALS - Via Cesare Fracassini 60, 00196 ROMA - Tutti i giorni dalle 9 alle 23 (domenica compresa) Tel. 06 3236396 - Email: segreteria@ials.info - Web: www.ials.org 43


MUSIC CALLING

Camila Cabello

MUSIC CALLING LE NUOVE LEVE OLTRE

OCEANO di Guido Pietro Airoldi & Carlo Ferraioli

Welshly Arms

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a cinque anni, sei anime a caccia del successo, desiderose di esplodere e trasmettere qualcosa di proprio, di autentico. Sam Getz (solista e chitarra), Jimmy Weaver (basso e voce), Mikey Gould alla batteria, Brett Lindemann (tastiera e voce), Bri e Jon Bryant, entrambi voce: questi sono i nomi che compongono la band di Cleveland, questi sono i Welshly Arms, gruppo rock blues americano con sede stabile nella regione dell’Ohio. Risalente a tre anni fa il loro primo ed unico lavoro, che prende il nome dalla stessa band: Welshly Arms, per l’appunto. Sull’origine di tale dicitura, si farebbe riferimento ad uno sketch del Saturday Night Live, programma di varietà notturno che accompagna gli States verso la buona notte. Protesi verso artisti di spessore quali Jimi Hendrix, The Temptations, Otis Redding  e  Howlin ‘Wolf, gli Arms sono stati ultimamente impegnato in molti piccoli lavoro di prestigio. La loro musica è apparsa, ad esempio, nei trailer di due notevoli produzioni cinematografiche: The D Train e The Hateful Eight, diretto da Quentin Tarantino. 44

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iovanissima,ventuno anni nemmeno e già molto in voga sul palcoscenico internazionale. Che vi abbiano illusi o meno, Camila Cabello e l’omonimo album, uscito lo scorso gennaio sono riusciti ad imporsi su una fetta di pubblico davvero considerevole. In molti si aspettavano maggiore spregiudicatezza da parte dell’artista cubana: più calore, più intensità, più latino. Il risultato (comunque apprezzabilissimo) è stato di un seguito composto prevalentemente da adolescenti, per lo più ragazzine, con connotazioni pop, pezzi radiofonici o da ballare; non mancano anche elementi dark e più smorzanti, per rendere il lavoro in completo equilibrio. Dopo l’uscita dalle Fifth Harmony, la sua vita avrebbe dovuto caratterizzarsi per una maggiore libertà autorale: anche e soprattutto compositiva, che per un’artista è tanto. Questa forza, questa libertà sembra proprio che lei sia riuscita a sprigionarla nel migliore dei suoi modi possibili, ovvero scrivendo e cantando, senza troppe interferenze se non quelle dei fan, già migliaia di migliaia.

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MUSIC CALLING

Post Malone

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seudonimo di Austin Richard Post (classe ’95), è un rapper e producer statunitense. Inizia suonando chitarra e sassofono e ascoltando musica country. Tramite un cugino si interessa al Rap e decide di iniziare a rappare autoproducendosi a 16 anni il primo mixtape. Finito il liceo si trasferisce in California dove entra in contatto con i FKi music (produttori di Diplo, Tyga e 2Chainz) con i quali produce “White Iverson”, il suo singolo di debutto nel grande pubblico. È considerato un rapper ma ha affermato in più interviste di non definirsi tale perchè non ama avere limiti quando crea musica. La sua musica è un mix di genere e i featuring con Quavo e 21Savage lo hanno fatto affermare prepotentemente nella scena Trap mondiale. Il singolo “Rockstar” è stato in prima posizione nella Us Billboard hot 100 e diverse settimane nella Top 10 Global Chart di Spotify.

Anderson Paak

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tilizzato “Anderson .Paak”) è il nome d’arte di Brandon Paak Anderson ed è un rapper e producer degli Stati Uniti. Nel 2012 pubblica i suoi primi due album sotto il nome di Breezy Lovejoy: Lovejoy e O.B.E Vol.1. Nel 2014 fa uscire il primo album sotto il nome di Anderson Paak: Malibu, uscito due anni dopo. Nel 2016 compare nell’ultimo album di Dr. Dre con il singolo “Animals” emergendo come il nuovo protetto del più affermato producer rap della storia. Il suo non è solo rap come molti lo definiscono, ma è un’espressione eccellente della nuova R&B. In certi momenti sembra di essere a New Orleans negli anni dell’esplosione del Jazz con vocalità blues e nella traccia dopo, invece, sembra di essere nel Bronx di NY a fine anni ‘80 quando il soul e il rap si incontravano fondendosi in tracce che venivano ancora definite dance.

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DJ SHOP

Stanton , giradischi e vinili gusto retro, ma neanche tanto

La societa americana di apparecchiature audio fa un salto nel passato, portandolo al presente: STR8.150 M2 ed ST.150 M2 di Carlo Ferraioli

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stetica e design minimal, rifiniture nere, eleganza e tanta professionalità: questo è il ritratto dei due nuovi prodotti lanciati dalla Stanton Magnetics, compagnia fondata settantadue anni fa da Walter O. Stanton, attualmente avente sede in Florida, e sempre a caccia dell’innovazione per quanto riguarda l’armamentario di settore. Chi l’avrebbe detto, eppure dopo anni di “morte apparente”, in cui il fenomeno vinile accompagnato dai mastodontici e vintage giradischi di una volta sembrava essersi ormai arenato, diventato solo un concept per pochi, di nicchia insomma, esce di nuovo fuori. Esce bene, riprende a girare, ricomincia a suonare. A tratti romantica, la situazione vede in sostanza il gruppo Stanton a caccia di quel traguardo che la metterebbe al passo con l’altresì storica, ma più blasonata, Technics, giapponese ed appartenete al gruppo multinazionale Panasonic. Una gamma di prodotti ed accezioni oggi quanto mai diversificata, per DJ, producer o semplici

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amanti del genere, che trova sostanziali differenze a seconda della scelta di mercato che si opera: dall’estetica alla progettazione, passando per funzioni d’uso, prestazioni e performance. Le novità principali delle due creature d’oltreoceano consistono innanzitutto in una differenza del braccio, dritto per l’una, ad S per l’altra. I due deck, appartenenti alla nuova versione M2, differiscono solo per questo, presentando, infatti, le stesse identiche specifiche. Nella parte superiore (composta in alluminio nero) si osservano dettagli argentati, che ne fanno prodotti raffinati. Più leggere delle originali, le due nuove versioni si offrono come composte di resistenti materiali, smorzanti ed isolanti, assicurando un audio caldo e profondo. Il motore è fra quelli al top, inevitabilmente un passo più avanti. I vari pulsanti di cui sono dotate (start/stop, speed e pitch) le rende eclettiche, ben disposte ad un’ampia gamma di soluzioni da fruire e da scoprire; L’STR8.150 e l’ST.150 inoltre possono leggere a 33/45/78 BPM, hanno una selezione del pitch pari all’ 8/25 o 50 percento e, a parer di mercato, un ottimo rapporto qualità prezzo.

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REDAZIONALE

Future in the past 2.0

“La nuova frontiera dello show multimediale”

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ato dall’idea di Stefano Ferri, racconta come nel passato si immaginava la musica del futuro. Ricco di grandi musicisti e grandi canzoni, lo spettacolo presenta, in una veste innovativa, il connubio tra le arti classiche e i nuovi social media. Un tributo alla musica eseguito da esperti professionisti. Di questo importante show ne abbiamo parlato direttamente con l’ideatore. Com’è nato Future in the past 2.0 e in cosa consiste questo spettacolo? È una performance multimediale, una delle poche oggi presenti sul mercato. È uno spettacolo diviso in due tempi di 45 minuti dove si uniscono danza, teatro, musica live, effetti luce e soprattutto l’interattività con il pubblico grazie all’utilizzo di whatsapp e facebook. Siamo partiti dal fatto che noi artisti abbiamo assorbito negli anni brani di autori celebri quali: i Pink Floyd o Alan Parsons e autori italiani come Lucio Dalla, Alan Sorrenti ecc., quindi volevamo creare un filo conduttore che partisse dal concetto di come nel passato si prevedesse la musica del futuro. E in effetti gli autori citati hanno fatto esattamente questo. Come nasce l’idea di questa multimedialità?

Dal duplice ruolo che hanno anche i musicisti come noi che si trovano ad essere spettatori di altri artisti, vivendo lo spettacolo in maniera passiva, assimilandolo o magari subendolo. È stato fatto questo tentativo al cinema Starplex a fine dicembre e abbiamo avuto un grosso successo di pubblico e un buon riscontro dai più giovani. Quanto è importante la partecipazione del pubblico in questo tipo di spettacolo? È importantissima ma rischiosa. Noi comunque partiamo da certezze, visto che i musicisti e le ballerine sono grandi professionisti. Anche il montaggio dei video è stata accuratissimo.

LEGGIAMO DI MUSICA

di Alessio Boccali

Titolo: COME FUNZIONA LA MUSICA? Autore: DAVID BYRNE Editore: BOMPIANI Pagine: 374 p.

Chi meglio di un musicista può provare a spiegare come funziona il pazzo mondo della musica? David Byrne, frontman dei Talking Heads, attinge alla sua pluriennale esperienza musicale per omaggiare l’arte del suono e dimostrare quanto la creazione di un’opera artistica non sia frutto delle riflessioni di un compositore solitario, isolato nel suo studiolo, bensì il prodotto dell’immersione di costui nell’ambiente che lo circonda e quindi lo influenza. Un viaggio nella musica che tocca ogni angolo del mondo sempre ben supportato da un bagaglio di parole chiaro ed approfondito. N°7 MARZO-APRILE 2018 / #MUSICAZEROKM / WWW.MZKNEWS.COM

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AUDIOTECNICA

Benvenuti in Audio Random, IL NUOVO PORTALE DI AUDIO TECNICA A ROMA. Brevi pillole per farvi scoprire le basi per la produzione e la registrazione di musica, curando gli aspetti tecnici delle strumentazioni usate dai produttori e dagli artisti, focalizzandoci sui software e i suoi tips & tricks dei programmi più gettonati come Ableton Live & Logic Pro, facendovi scoprire e risolvere in pochi passi le operazioni più complesse.

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ggi affronteremo alcune modalità tecniche su come costruire un kit per la musica Trap in Ableton Live. Il genere Trap è un fenomeno oramai sempre più diffuso che esplode in questi ultimi anni anche in Italia. Le sue origini derivano dagli appartamenti abbandonati (Trap Houses) nei sobborghi di Atlanta dove sostanzialmente per lo più spacciatori e malviventi di zona costruiscono un quotidiano fra droga, prostituzione e sparatorie. In questo contesto si sviluppa il genere musicale “trap”, che anche dallo slang (trapping) significa spacciare, quindi i contenuti dei testi con le loro storie si basano su argomenti del tipo: farsi la ragazza dell'a-

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mico o meglio le ragazze perché no… Farsi di ogni cosa e marcare ogni eccesso su macchine costose gioielli al collo come se fossero catene. In Italia dal 2013 ci sono vari artisti che ispirati dalla trap hanno iniziato ad affermarsi come Sfera Ebbasta, Ghali, la Dark Polo Gang, Izi, e molti altri, ma anche grandi artisti del pop vengono influenzati da questo genere come ad esempio Beyoncé, Katy Perry, Lady Gaga ecc. La miscela fra rap e pop rap si interseca dando vita a dei suoni più marcati sempre realizzati con le matrici della vecchia, ma potente 808 della Roland. Bassi profondi e distorti e synth graffianti con melodie e arpeggi ipnotici sempre molto semplici, non per nulla gli adolescenti amano questa musica, ed N°7 MARZO-APRILE 2018 / #MUSICAZEROKM / WWW.MZKNEWS.COM

è diventato un vero e proprio fenomeno tra loro. Dedichiamoci al nostro rack instruments di Ableton live, per scoprire insieme alcuni semplici passaggi per costruire il nostro kit trap e come realizzare una figura ritmica che delinea principalmente il genere. La ritmica si muove dai 130 ai 140 bpm, ma ci sono anche delle eccezioni, comunque di solito prendendo una via di mezzo, per esempio 136 bpm, possiamo iniziare a creare il nostro groove trap. Apriamo un canale midi nel nostro arrange, e selezioniamo dalla colonna categorie posta sulla sinistra > instruments > instruments rack > e facciamo drag and drop nel canale, a questo punto nel ri-


AUDIOTECNICA

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quadro vuoto del instruments rack compare in chiaro di trascinare uno strumento o un campione, bene! Noi andiamo sempre nella colonna instruments e prendiamo il Sampler facendo drag and drop all'interno del nostro rack instruments. Ora la faccenda si fa un po' più complessa, almeno per i neofiti che non hanno mai programmato in Ableton live un rack, ma cerchiamo di provare a seguire le istruzioni e vedrete che con pochi passaggi avrete il rack per creare la vostra drum trap. Nel sampler potete lavorare su di un campione singolo, operazione più facile, ma ci sarebbe anche la possibilità di lavorare nelle zone del sampler aggiungendo vari campioni e poi assegnare una zona specifica sul vostro piano roll, ora partiamo dalla situazione più semplice. Immettiamo un campione di 808 nel sampler, costruiamo la nostra figura ritmica del kick cercando di lavorare anche sul suo decay, quindi accorciando ed allungando i nostri eventi midi potrete ottenere non solo la kick, ma anche la sensazione di basso sub che volete; addirittura accordata magari qualche tono sopra o sotto per generare una variazione armonica nel giro di basso. Di seguito per completare potete copiare la battuta del kick ed immettere anche un basso sub per dare proprio “la botta”

come si suol dire. A questo punto facciamo la stessa cosa con lo snare, e ne prendiamo due per fare un esempio, uno dry “senza effetto” ed uno con una coda di reverbero così possiamo alternarli o sovrapporli.

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(Nota importante) Tenete sempre conto delle zone come riferimento alla suddivisione degli spazi che avete fra c1 c2 c3 c4 c5 e così via, questo per non accavallare i campioni nelle zone della tastiera o nel piano roll dove vi trovate per costruire la figura ritmica.

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Passiamo ai piattini “hi-hat” che sono l'elemento più caratterizzante della figura ritmica trap. Inseriamo questa volta sotto la vostra catena un drum rack, tenendo conto delle ottave sul vostro piano roll andate a posizionare un campione nella casella c7 per esempio, e subito dopo andate in midi effect facendo drag and drop di Arpeggiator direttamente nella casella dove avete messo il campione degli “hi-hat”, a questo punto vi trovate così (fig.5). Cliccate sulla casella del vostro campione di “hi-hat” e copiatela per tutte e 4, poi cliccate dalla prima e cambiate per ognuna il “rate” del vostro arpeggiatore così come riportato di seguito: 1 casella 1/8 2 casella 1/16 3 casella 1/2 4 casella 1/32. Ovviamente questo è un suggerimento, lasciamo a voi la libertà di trovare la giusta alternanza che più vi piace. A questo punto mettete in play e iniziate a disegnare il vostro “hi-hat” più crazy!

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Buona musica a tutti, al prossimo Audiorandom! N°7 MARZO-APRILE 2018 / #MUSICAZEROKM / WWW.MZKNEWS.COM

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I PROFESSIONISTI DEL SETTORE

Luca Bonafede

Intervista a Luca Bonafede, Art director & chef. di Alessandro Sgritta

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o intervistato Luca Bonafede, direttore artistico (e chef) del locale ‘Na cosetta, uno dei principali riferimenti per la musica d’autore e indipendente nella

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Capitale degli ultimi anni, e da poco anche fondatore dell’etichetta discografica N’etichetta. Dal 2014 a oggi avete fatto circa 1000 concerti, da voi si suona praticamente tutte le sere a ingresso gratuito, come fate a resistere? Qual è

il segreto? Il segreto? non c’è nessun segreto e niente a cui resistere. Il pubblico c’è, le buone proposte musicali anche, in sostanza ci sono tutti gli ingredienti per fare bene. Certo va trovata una ricetta, ma mia nonna non mi ha mai confessato quella della

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I PROFESSIONISTI DEL SETTORE

sua torta (ride). Hai ospitato tanti artisti soprattutto della scena indie-pop-rock ma non avete alcuna preclusione di genere se non sbaglio, tutti i lunedì c’è una serata swing, avete fatto anche concerti folk, ecc. qual è il criterio di selezione? Seguo il mio istinto. Una proposta mi convince quando, oltre il bel pezzo, noto una professionalità in ogni reparto della produzione. Un buon studio di registrazione, un lavoro di comunicazione ben fatto e tutti quegli elementi che negli anni ho trovato in quei progetti che, guarda caso, hanno riscosso successo. Nulla in questo momento può essere casuale o fatto superficialmente. Voi ad esempio per scelta non fate suonare cover o tribute band, avete tante richieste di questo tipo? Pen-

sate che non farli suonare vi convenga? Abbiamo molte richieste da parte di cover band e in realtà ci converrebbe anche farle suonare poiché il pubblico disattento (ovvero chi ascolta la musica superficialmente), è nettamente più numeroso rispetto a quello che ama scoprire progetti artistici nuovi. In questo caso sì che parliamo di resistenza! Forse non ci sono molte realtà come le nostre perché semplicemente non è facile trovare uno chef che fa il direttore artistico. Come vi è venuto in mente di aprire un’etichetta? Non vi sembra una follia di questi tempi di crisi per la discografia? I dischi non si vendono quasi più, dopo LeSigarette avete intenzione di andare avanti e produrre altri gruppi? Nascono Le Sigarette e poi

l’etichetta. È stata un’esigenza, ma anche una cosa naturale. L’idea di continuare c’è ma ci penseremo molto bene prima di produrre un nuovo disco perché è davvero un lavoro duro e che non conoscevamo. Abbiamo ancora molto da imparare e la prossima volta vorremmo metterci qualcosa in più come in tutto ciò che facciamo. Un simpatico aneddoto legato a un concerto in particolare che ti viene in mente? Qual è la cosa più divertente a cui hai assistito a ‘Na cosetta? Ce ne sono tantissimi e alcuni preferisco non dirli (ride). Però una cosa degli ultimi tempi mi è rimasta impressa: Simone Cristicchi che racconta barzellette al bancone del bar! Non me lo aspettavo davvero, tu te lo aspetteresti da chi ha scritto “Ti regalerò una rosa”?.

“Nulla in questo momento puo essere casuale o fatto superficialmente.”

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ROMA TRIONFALE - Scuola di Musica / Sala Prove / Studio di registrazione

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FOCUS

Beatboxing

WBC NME Performance tutta

Italiana di Carlo Ferraioli

Il giovane trevigiano NME, vittorioso al World Beatbox Camp dello scorso anno, diffonde un’arte mai messa da parte: “percuotere” la voce...

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l genio di produrre vere e proprie colonne sonore col solo ausilio di labbra, lingua, bocca e vocalità, da sempre qualcosa di curioso, nuovo, affascinante, ma mai di veramente grande, e per risonanza pubblica che per valore mediatico. Ed invece, questa vera e propria arte (perché sì, è l’unico modo per definirla), è un dono che in pochi hanno: già, e fra questi c’è anche un italiano, astro nascente del settore. Varie le collaborazioni, fra le quali spicca quella con la Fucina Culturale Machiavelli dello scorso novembre: Suburbia Symphony, questo il titolo scelto da Andrea Cimitan e dalla startup culturale veronese, nata nel 2015, al concerto di inaugurazione della terza stagione musicale. Il Beatboxing, oggi più che mai, rappresenta un elemento nuovo, da indagare in tutte le proprie tecnicalità, caratteristiche e peculiarità al fine di comprenderne il valore e la cifra artistica. Definito la quint’essenza dell’hip-hop, non si limita però solo a quello, e questo Cimitan, piccolo grande pioniere italiano classe ’98, lo sa molto bene. A soli diciannove anni, infatti, ha già vinto il suo primo contest europeo nella categoria Loopstation, a Cracovia, in Polonia.

“ANDREA CIMITAN” si appassiona ad otto anni guardando video di Michael Jackson. I primi suoni che riesce a riprodurre sono quelli della grancassa, del rullante e dei piatti, fin quando non inizia a praticare l’attivita di beatboxer a qualche festa studentesca. Entra definitivamente in gioco con la scoperta di Italian Beatbox Family.

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Il WBC, tradotto World Beatbox Camp, per l’appunto, è una manifestazione musicale e culturale che ha visto la propria ultima edizione, lo scorso agosto, tenersi in terra polacca, dal 6 al 16; qui, Andrea, si è particolarmente distinto in finale, stracciando l’avversario Dr. Nape a “suon’ di suoni”. Beatboxer professionisti si esibiscono dal vivo, tengono workshop e mescolano varie arti dalle quali si ispirano e con le quali generano contenuti davvero interessanti. Trasversali. Fra queste, il ballo, ad esempio, è molto gettonato e calzante, per tale valorizzato e portato a toccare punti e picchi inediti. Non è assolutamente un caso che questo settore sia così tanto in ascesa ed anzi, dovremmo essere molto fieri di aver colorato, una volta tanto, il nostro tricolore di tinte nuove: curiosità, tecnologia, innovazione. Bravo Andrea!

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MUSIC

RADIO KAOS ITALY a cura di Antonio “Drastiko” Ricci

Selection

PUNKREAS - IN EQUILIBRIO

Secondo singolo dell’anno per la storica band di Parabiago. Registrato e prodotto dal mitico Oliviero Olly Riva (Shandon, The Fire) che, ovviamente, ha contribuito anche in fase di arrangiamento, con cori e chitarre. GIUDA - ROCK’N’ROLL MUSIC Glam, power pop, ma soprattutto coerenza. I Giuda sfornano un 7’’ come da manuale, in perfetto stile...che stile? GIUDA. Non ho altro da aggiungere

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TOP 10 Globe

SPOTIFY

“Scopriamo chi conquista le classifiche dei brani più ascoltati su Spotify” Global Chart

Psycho Post Malone, Ty Dolla $ign All The Stars Kendrick Lamar, SZA IDGAF Dua Lipa Mine Bazzi

Aggiornata al 28.02.2018

La Global Chart di Spotify vede fra le prime dieci poche novità ma una forte presenza della scena rap/trap. Resiste Rockstar di Post Malone, in classifica da settembre. Anzi, l’artista americano insidia il primo posto di Drake col suo ultimo brano, Psycho, della scorsa settimana. La sfera pop incontra invece il talento di Dua Lipa, il cui album d’esordio si mostra sempre più un successo, dopo il lancio dell’ennesimo singolo, IDGAF, il settimo per lei. Fra le ultimissime uscite, anche Look Alive, frutto della collaborazione fra BlocBoy JB e Drake, e FRIENDS, ad opera di Marshmello e Anne-Marie.

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God’s Plan Drake

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Pray For Me The Weeknd, Kendrick Lamar FRIENDS Marshmello, Anne-Marie Look Alive BlocBoy JB, Drake Rockstar Post Malone, 21 Savage The Middle Zedd, Maren Morris, Grey


TOP 10 Italy

TOP 10

Cupido Sfera Ebbasta, Quavo Rockstar Sfera Ebbasta a cura di Carlo Ferraioli e Cristian Barba

Sciroppo Sfera Ebbasta, DrefGold Cara Italia Ghali Ricchi x Sempre Sfera Ebbasta

Italy Chart Aggiornata al 28.02.2018 In Italia, a differenza del globo, c’è una netta preponderanza del filone trap grazie al successo e alla notorietà dell’artista che, più di tutti, ha sbancato negli ultimi mesi: Sfera Ebbasta, italiano classe ’92, con ben cinque brani fra le prime dieci in Chart. A preoccuparlo, se così si può dire, Ghali, con Cara Italia, pezzaccio da quasi quaranta milioni di view su YouTube. Sesta, questa volta, la prima della classifica madre: God’s Plan, di Drake. In “ultimo”, un dato curioso: Il ballo delle incertezze di Ultimo, a poche settimane dalla vittoria di Sanremo Giovani, già è sopra la canzone vincitrice del Sanremo “Grandi”: Non mi avete fatto niente.

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God’s Plan Drake Serpenti A Sonagli Sfera Ebbasta Serio Emis Killa, Capo Plaza Pem Pem Elettra Lamborghini Il ballo delle incertezze Ultimo

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LE INTERVISTE

Andrea RUGGIERO Violinista crossover

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iolinista di moltissime formazioni rock, punk e indie italia-

Giorgio Canali, Marina Rei, Motta, Riccardo Sinigallia, Nada, Appino, Enzo Avitabile… ma anche con gli americani Micah P. Hinson e Zach Aschton, è poi tra i fondatori del gruppo Operaja Criminale e ne, Andrea Ruggiero ha collaborato con

titolare del progetto solista Kruscev…

di Alessandro Sgritta

Ciao Andrea, hai collaborato con tanti artisti, ci puoi parlare della tua esperienza di musicista crossover tra i generi sia a livello artistico che professionale? Subito dopo il Diploma mi sono trasferito a Roma con l’intento di farmi conoscere il più possibile nell’ambiente musicale

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capitolino. Le primissime esperienze e collaborazioni le ho fatte con gruppi “storici” come i Frangar Non Flectar, Ratti della Sabina, Spiritual Front, Rein ect. Grazie a queste collaborazioni ho allacciato rapporti con tantissimi altri generi e musicisti. Qual è il ruolo del violino nel

rock? Penso a Mauro Pagani (PFM), Rodrigo D’Erasmo (Afterhours), H.E.R. (Teresa De Sio, Morrissey) tu ti ispiri a qualcuno in particolare? Il violino è uno strumento meraviglioso, non soltanto per il potenziale armonico, ma anche per la versatilità sonora che

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LE INTERVISTE

lo contraddistingue dagli altri strumenti ad arco. Nel rock, se suonato con gusto e con la giusta dose di “equilibrio”, può tranquillamente rappresentare la ciliegina sulla torta. Basti pensare alle incredibili lezioni di stile impartite da Warren Ellis durante i concerti con Nick Cave. Tutti i violinisti da te citati sono musicisti eccezionali. Alcuni di questi hanno influenzato talmente tanto il mio percorso professionale che, ogni qualvolta li vedo suonare su un palco, mi ritrovo a nutrire per loro un senso di

profonda stima e gratitudine. Il tuo lavoro è caratterizzato dall’utilizzo costante di effetti e distorsori sul violino che rendono il tuo suono unico ed imprevedibile, che importanza ha per te la ricerca di una sonorità particolare e originale? Sul palco non amo avere un suono secco. Utilizzo un amplificatore e modifico i miei suoni in base alle necessità e a quello che mi viene richiesto. Ad esempio, con Kruscev, ho un suono costantemente distorto. La ricerca sonora è vitale per un musici-

sta da palco. Rimanere con gli stessi suoni per troppo tempo equivale a fossilizzarsi e ad appiattire la propria creatività. Progetti e concerti futuri? A cosa stai lavorando in questo momento? Sto lavorando al primo disco di Kruscev e sto studiando per prendere una laurea di secondo livello in Musica Antica al Conservatorio di Frosinone. Un po’ come andare in chiesa la domenica mattina con gli anfibi e il giubbotto chiodato. Si può fare.

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LE INTERVISTE

di Alessio Boccali

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iao Giulia, tu non sei soltanto una pianista esecutrice, ma anche e soprattutto una compositrice, com’è nata in te questa passione? Nasco come compositrice, fin da bambina ho sentito forte l’istinto di creare musica. Naturalmente nello studio mi sono anche imbattuta nella parte esecutiva, ma ho sempre preferito scrivere e trasmettere così i miei sentimenti. Comporre è scrivere la propria storia. Ritorni da un’ avventura asiatica, com’è il pubblico di lì? È stata un’avventura importante, ho suonato a Taiwan e Cina e sono stata accolta in una maniera

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Giulia Mazzoni

molto affettuosa. Lì nei confronti del pianoforte e di questa musica c’è un’attenzione molto forte, è il loro pop. Loro adorano le melodie, il belcanto. In Cina poi c’è una grande educazione musicale, studiano obbligatoriamente il pianoforte e alcuni anche il violino, hanno una preparazione molto alta e questo li aiuta anche nell’ascolto. Nel tuo album “ROOM 2041” hai collaborato col grande compositore Michael Nyman. Com’è andata? Abbiamo suonato insieme “The departure”, tratto dalla colonna sonora del film “Gattaca”. Michael ha realizzato di questo brano una versione per due pianoforti, che ha voluto condividere con me. È

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LE INTERVISTE

“Compongo per raccontare la mia storia…” Un' eccellenza italiana, che da qualche anno sta portando nel mondo la sua musica. Fine compositrice e ottima esecutrice, Giulia si e fatta strada nel campo della musica raccontando la propria storia attraverso le note del pianoforte.

stato un onore perché Michael, prima di diventare mio amico, è stato un mio mito, un’ispirazione quando scappavo dagli studi classici per studiare i compositori, soprattutto quelli del minimalismo, la corrente iniziata proprio da Nyman insieme a Philip Glass. Questo disco è un diario di viaggio, mi racconti un po’ com’è nato? Sì, la stanza che cito nel titolo esiste veramente e si trova a Chicago. È un luogo dove ho realizzato di aver fatto un ottimo lavoro col primo disco, ma che era arrivato il momento di un nuovo inizio, di raccontarsi nuovamente. Nella stessa stanza ho ritrovato la scintilla per comporre sui miei desideri, sulle mie paure. Il concetto di stanza è comunque

una metafora, un luogo più o meno fisico dove ti chiudi in te stesso prima di riaprirti agli altri. Le tue composizioni sono spesso popolate da figure femminili coraggiose e irriducibili, è ora di sdoganare, finalmente, l’idea della donna come sesso debole? Assolutamente sì, per fortuna abbiamo tanti esempi di donne che si sono imposte con il loro valore, con il loro talento. Non conta il genere, ma contano l’impegno e il lavoro. Le mie sono sempre delle grandi figure femminili, che cercano di imporsi con la loro luce interiore, con le loro emozioni. Proprio come faccio io riversando su carta e poi suonando sul piano le mie emozioni, la mia vita.

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DIRITTO D'AUTORE

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?? Avv. Claudia Roggero & Valentina Mayer www.dandi.media

Sistemi alternativi per ricevere il giusto

compenso con la musica

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erchè i musicisti sono solitamente depressi? Io, che ho un rapporto insano con il denaro, dico che probabilmente lo sono perché non riescono a guadagnare facendo quello che gli riesce meglio: creare. Il sistema del diritto d'autore e del copyright, pensato per escludere il mondo esterno da utilizzi illeciti o impropri dell'opera, cerca di risolvere la situazione imponendo divieti ed inventando sistemi di registrazione che non sono oggettivamente risolutivi. Ci sono tantissimi creatori di contenuti che non ricevono un giusto compenso perché il sistema della proprietà intellettuale è inefficace.  Prendiamo la musica. 

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Agli artisti rimangono solo le briciole. Se foste dei cantautori e 25 anni fa aveste scritto una canzone che ha avuto successo ottenendo 1 milione di singoli, avreste guadagnato 45.000 dollari in diritti d'autore. Se oggi scrivete una canzone di successo, con 1 milione di ascolti, non ottenete 45,000 dollari, prendete solo 36 dollari, abbastanza per un'ottima pizza senza birra! Imogen Heap sta trasferendo la sua musica su un sistema di blockchain. Lei lo chiama "Mycelia". La musica è gestita da un contratto intelligente, e protegge i suoi diritti di proprietà intellettuale. Se volete ascoltare la canzone è gratis, o costa pochi microcentesimi trasferiti su un conto digitale. Se volete usarla in altri modi dovete sottoscrivere con lei altri accordi sempre digitali.

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La canzone diventa il business, perché sta sulla piattaforma e si vende da sola, proteggendo i diritti dell'autore, e siccome la canzone ha un sistema di pagamento, cioè una specie di conto corrente, tutto il denaro ritorna nelle sue mani, senza bisogno di intermediari. La rivoluzione della blockchain non vale solo per i cantautori, ma per tutti i creatori di contenuti che non ricevono un giusto compenso. Con le blockchain riusciranno a guadagnare quel che spetta loro. Cosi la tecnologia e Internet diventano una grande risorsa per artisti intraprendenti.  Un altro modo trovato dai musicisti per guadagnare facendo musica è rappresentato da crowdfunding. L’avevo dimenticata ma oggi, mentre navigavo online, eccola di nuovo: Amanda Palmer is creating Art.


DIRITTO D'AUTORE

Ha iniziato nel 2015 e dopo il lancio del suo profilo su Patreon, ci sono volute poco più di 14 ore per Amanda Palmer per raggiungere i suoi fan che si sono impegnanti a pagare una media di 9,28 dollari ogni volta che la cantante ha scritto e pubblicato un nuovo contenuto sul suo “patron-only.” La  Palmer  aveva già raccolto $ 1,2 milioni nel 2012 dai suoi fan sul sito crowdfunding Kickstarter e cosi si era  finanziata l’uscita del suo ultimo album, oltre a un libro d’arte e a un tour. Dopo quell’esperienza ha spostato i suoi sforzi su Patreon e con modello di pagamenti regolari meno cospicui riesce a farsi sostenere dai fan. Dal 2015 più di 10,820 patrons LAVORI NEL hanno

lavoro gratuitamente su siti tra cui YouTube, Bandcamp e sul suo sito web, anche se può ancora usare Kickstarter. “Se 1.600 persone vogliono un vinile, farò 1.600 vinili. Nessun problema”, ha scritto. A novembre 2014, Patreon ha dichiarato che ai musicisti, registi, scrittori, illustratori e youtuber iscritti al sito di crowdfunding sono stati pagati mensilmente dai propri fan. Patreon prende una percentuale del 5% sui ricavi dei creativi iscritti e più di 125.000 “patrons” si sono iscritti nei primi 18 mesi di esistenza del sito.

finanziato $37,157  per  “Thing”  (letteralmente qualcosa) che la Palmer stampa – un tipo di pagamento mensile che garantisce un’entrata tipo salario all’artista. Nella tipica tradizione del crowdfunding, è possibile fare piccole donazioni – 3 o 5 dollari – per avere accesso a download o a piccoli servizi speciali; ma per 1.000 dollari la Palmer promette di telefonare e di incontrare il generoso finanziatore per una cena insieme e una bella chiacchierata (già due persone hanno donato i 1.000 dollari, quindi Amanda ha almeno due serate già impegnate per onorare questo impegno). Fuori da Patreon, la Palmer ha in programma di offrire “quasi” tutto il suo

MONDO DELLA MUSICA?

MUSICISTA? MUSICISTA?

Che ne dici? Per me dovrebbero provare anche i musicisti italiani.

SEI UN LAVORI NEL MONDO DELLA MUSICA? STUDI PER DIVENTARE GIORNALISTA SEI UN

? STUDI PER DIVENTARE GIORNALISTA? VUOI DIVENTARE UN GIORNALISTA?

SEI UN MUSICISTA?

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AGAZ INE IL NUO VO M T AL E! DEL LA CA P I

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LO SAPEVI CHE?

Curiosita Music & Lifestyle

“PIÙ MUSICA NELLE SCUOLE”: IL

PROGETTO LIGURIA MUSICA”

a cura di Cristian Barba

ADAM

LAMBERT

Il direttore scolastico regionale per la Liguria, Ernesto Pellecchia, e i due conservatori della regione, Paganini e Puccini, hanno firmato un protocollo d’intesa con l’obiettivo di monitorare, implementare e valorizzare l’educazione musicale nelle scuole liguri di ogni ordine e grado

PREPARA IL SUO RITORNO

Il cantautore statunitense - ormai consolidata voce anche della nuova formazione dei Queen, insieme ai qua li si esibirà il prossimo 25 giugno al Mediolanum Forum di Assago - ha promesso via Twitter ai suoi fan che “quest’anno ci sarà nuova musica”.

L’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE DI IBM DI ODIO AVEVA PREVISTO IL P SANREMO le

“supercervello” digita Si chiama Watson il i di e, analizzando i fluss progettato da IBM ch a della ienti dai social, prim informazioni proven unciann Festival aveva prea serata conclusiva del ste le ppia Meta-Moro. Giu to la vittoria della co pom co etto agli altri due previsioni anche risp ur con ordine invertinenti del podio, sepp infatti previsto to: il computer aveva Stato Annalisa seconda e Lo Sociale terzo.

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I JETHRO TULL

A LUGLIO IN ITALIA PER CELEBRARE I 50 ANNI DELLA BAND

La band rock-progressive britannica fond ata da Ian Anderson festeggerà il cinquan tesimo anniversario dell’uscita dell’album d’es ordio “This was” con un tour mondiale che partirà da Manchester il 3 aprile e avrà anche 5 date italiane a luglio.

A LONDRA UN CONCERTO DI…

ASPIRAPOLVERE

Il compositore David Roche ha coinvolt o l’inventore James Dyson in un progett o molto bizzarro: un concerto che ha vist o sul palco i musicisti della Orion Orchestra e alcuni veri e propri strumenti musica li realizzati dagli ingegneri della Dyson, azienda leader nel campo degli aspirapolvere.

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LA LIFE E BELLA

“Chi vuole sapere di più su di me, cioè sull’artista, l’unico che vale la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio.” - Gustav Klimt -

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LA LIFE E BELLA

Klimt Experience

Dopo il grande successo di pubblico e di critica ottenuti nella prima a Firenze, quindi al MUDEC di Milano ed alla Reggia di Caserta (oltre 250.000 visitatori complessivi), la mostra-spettacolo “Klimt Experience” curata dalla Cross Media Group è approdata a Roma…

I

di Alessio Boccali

mmergersi e poi magicamente riemergere cosparsi di meraviglia. Questo il senso della magnifica “Klimt Experience”, un viaggio avvolgente nell’arte del genio artistico di Gustav Klimt, l’artista forse più significativo della secessione viennese. Attraverso una rappresentazione multimediale incastonata nella monumentale Sala Delle Donne del complesso di San Giovanni Addolorata, la vita e le opere del pittore austriaco si ergono come grandi protagoniste di un’esperienza extrasensoriale. Quattro le aree principali della mostra: nella prima si ripercorre rapidamente la cronistoria

del pittore, nella seconda ci si immerge completamente nella sua arte lasciandosi coccolare la mente dalle immagini animate, che raccontano la genesi delle varie opere, e dalla musica classica - sottofondo perfetto a questo magnifico spettacolo -, nella terza area, allestita una sala degli specchi dove le immagini vengono proiettate e riflesse ovunque intorno allo spettatore ed infine, nel quarto spazio, la possibilità di vivere un’esperienza di realtà virtuale con gli Oculus VR, grazie ai quali è possibile entrare all’interno di alcune opere di Klimt percependone tridimensionalmente ogni dettaglio. Stiamo parlando di una mostra pensata appositamente per i giovani, che magari han conosciuto dai libri o dal web, opere celebri

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come “Il Bacio”, “L’Albero della vita”, oppure “Giuditta”, ormai sono entrate a far parte della cultura popolare, ma che non hanno mai avuto la possibilità di approfondire ed analizzare l’estro - tutto da raccontare - di un artista eclettico come Gustav Klimt. Un cammino, per questa ragione così volutamente immersivo, alla scoperta dei colori e delle ragioni che hanno condotto il pittore attraverso la sua evoluzione artistica. Un esperimento certamente riuscito che dona una nuova vita al pittore austriaco e che contribuisce ad educare al bello artistico una generazione – la nostra - sempre più tremendamente incoraggiata da molti a tenersi lontana dalla storia dell’arte e dalle sue meraviglie.

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MUSIC

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Musica Zero Km - MZK news n°7 marzo 2018  

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