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CITTĂ

EVENTI

TENEDENZE

Un pruriginoso tour nella Napoli del sesso a pagamento

Alla scoperta degli spettacoli in scena a settembre

Esplode la nuova cultura del consumo collaborativo

Le vie del sesso sono infinite

FREEPRESS BIMESTRALE - ANNO 1 - NUMERO 5 - LUGLIO/AGOSTO 2012

FREE PRESS

Napoli Teatro Festival Italia

MYGENERATION

What is mine is yours


COMITATO PARITETICO PER LA PREVENZIONE INFORTUNI, L'IGIENE E L'AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI NAPOLI

via Leonardo Bianchi, 36/40 - 80131 NAPOLI Tel. 081.7705749 - 081 5469244 Fax 081.5452780 www.comitatoparitetico.it FREE PRESS BIMESTRALE DI DISCUSSIONE E DI RIFLESSIONE . ANNO 1 . capitolo 5


MYGENERATION

MYGENERATION è l'erba fuori dal fascio MYGENERATION è glamour MYGENERATION è roba che scotta MYGENERATION è contro il signoraggio bancario MYGENERATION è pinguini volanti MYGENERATION è tamarra MYGENERATION è un porno dall'ottima trama MYGENERATION è libertà condivisa MYGENERATION è carta vivente Abbiamo immaginato MYGENERATION come uno strumento per raccontare il mondo, diffondere idee ed istigare ad un pensiero libero e indipendente. Una rivista, un’occhiata trasparente allo specchio di una generazione che non c’è.

MYGENERATION IS . . .

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SE ME LO CHIEDESSERO Se me lo chiedessero, lo spiegherei così: funziona come l’acqua, è un gioco di suoni liquidi e di forme deboli. Ci sono punti e curve sorridenti, dondolanti. Succede di plasmarsi, restandone all’oscuro, al calco di un perduto campione originale, ordinatore semovente, sorgente di un sangue antico e dimentico. E si trovano gesti che chiudono gli occhi, spingono lo sguardo all’orizzonte della solitudine fin quando, con un po’ di fortuna, sulla tua traiettoria deserta una sua parola precipiterà, capace di agganciarti al racconto delle sue mani, ripescandoti come da un’eco sul fiume che cola. E soltanto allora sarai la sua salvezza unica, inconsapevole. Imbastirete un minuto rotondo, capsula di vita custodita nel bacio tra gli ombelichi. Collimanti come pareti di conchiglia, allaccerete i pendagli dell’iride, incatenando le pupille da parte a parte in un nodo ricamato a forma d’imperfetto infinito. Arterie affini, pulsanti da qualche parte, sarete dietro qualche soglia, sul fondo ventato, muti. Come polvere. Né buoni né cattivi, ancora vivi. di Riccardo Caputo

Far poesie è come far l'amore: non si saprà mai se la propria gioia è condivisa. C. Pavese

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MYGENERATION

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SOMMARIO 8

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SOLDI E PROSTITUZIONE

NO ORDINARY TOYS

di RICCARDO CAPUTO

Meglio fallire per tasse o decidersi a sfruttare un mercato da miliardi di euro?

di ZAPPIA E CAPUTO

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VIaggio alla scoperta dei "giocattoli" del sesso... l'ano-vagina vibrante è solo l'inizio!

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ANFITEATRO CAMPANO di C. E F, BOCCADIFUOCO

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Il gladiatore incatenato di Santa Maria Capua Vetere: un serbatoio di cultura lasciato a sé stesso

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COSA STAI CERCANDO?

glob

spettacolo eventi cultura

MYG scienze nerdzone trends

DARK MATTER 07. COLD di Lorenzo Fattori VIE DEL SESSO SONO INFINITE 08. LE di Mirko Galante SEMPRE SOLDI PER LE PUTTANE 10. HO di Riccardo Caputo DEMOCRATICO FASCINO DEL BIG MAC 13. IL di Giuseppe Fei AND THE CINEMA 14. SEX di Alberto Maraolo A SONG OF ICE AND... BOOBS 16. GoT: di Manuel Crispo TEATRO FESTIVAL ITALIA 18. NAPOLI di Maria Emma Di Lorenzo IN CITTÀ 21. EVENTI a cura della redazione di Napoli da Vivere DA FIABA 22. SESSO di Francesca Paone CAMPANO 24. L'ANFITEATRO di Carla e Francesca Boccadifuoco STROFA SUL SOFÀ 27. LA di Anna Ruotolo 30. MYGENERATION IS 31. YOURGENERATION IS 32. WOMANGENERATION di Pasquale Caiazza ORDINARY TOYS di Emanuele Zappia e Riccardo Caputo * 34. NO NE SAIS PAS MAGRIR 38. JE di Federica De Marco BATTLE OF THE GAMES 40. THE di Gabriele Basile ME LICIA, A PORN STORY 42. KISS di Maky Ciaramella SEX ADDICTION 44. HOLLYWOOD di Pasquale Caiazza ORTEGA GAONA: SR. ZARA 46. AMANCIO di Pasquale Caiazza IN PININFARINA 48. MADE di Marco Capasso IS MINE IS YOURS 50. WHAT by Gianluca De Santis 52. HEROES CASTO 53. IMMANUEL di Pasquale Caiazza

sport

editore MY GENERATION s.r.l. MY GENERATION s.r.l. - 80100 Napoli (NA) registrazione tribunale di napoli n°64 del 28/09/2011 stampato presso Officine Grafiche Francesco Giannini & Figli s.p.a. via Cisterna dell'Olio 6/B - 80134 Napoli direttore editoriale Pasquale Caiazza vicedirettore editoriale Stefano Scarpa direttore responsabile Ciro Cuozzo direttore comunicazione ed eventi Marco Capasso direttore commerciale Massimo Ferrara direttore web Marco Cappa

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1972: Ricordo di una strage 56. MUNICH di Gabriele Basile Balliamo la Pole Dance 58. Noi di Massimo Ferrara e Loredana Ionescu CON MELE E SPEZIE 61. VITELLO dalla redazione L'IMPORTANZA DI FINIRE IN ANO 62. L'OCCHIO: di Dario De Natale caporedattori attualità Gennaro Casoria spettacolo Marco Capasso cultura Riccardo Caputo scienze e nerdzone Emanuele Zappia tendenze Pasquale Caiazza sport Massimo Ferrara impaginazione e progetto grafico Stefano Scarpa grafico Giuseppe Carrano

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MYGENERATION

cold dark matter

LACRIME E SANGUE Analisi non convenzionale dell'ennesima "riforma del lavoro" di LORENZO FATTORI

L

acrime e sangue” è una espressione idiomatica ormai logora in questo momento di crisi, soprattutto da parte di esponenti del mondo politico. Non preoccupatevi, non intendiamo tediarvi con le lunghe e complesse operazioni di ricerca, a metà strada tra la semiotica e la magia, grazie alle quali abbiamo infine compreso cosa vogliano dire queste due parole, ma andiamo subito al dunque: le lacrime ce le mette il Ministro, il sangue i lavoratori. La parola ministro in un articolo in cui si parla di lacrime vi permette, cari lettori, di capire che ci riferiamo alla titolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’accademica torinese nota per le sue gaffes durante le interviste, insomma Elsa Fornero. Noi la chiamiamo affettuosamente Elsina Lacrimina: il soprannome si spiega da solo (fa anche rima e ciò ci rende più gioiosi nel pronunciarlo), il diminutivo invece l’abbiamo preso in prestito da Cesare Damiano. L’ex ministro, infatti, è un vecchio amico d’infanzia della nostra, e proprio lui usava chiamarla così. Elsina, diciamolo subito, è una studiosa di grande competenza: è docente di economia politica all’Università di Torino, collabora con l’Università di Maastricht ed è editorialista per il Sole 24 Ore; inoltre è sposata con Mario Deaglio, uno dei più brillanti economisti italiani, insomma non stiamo parlando di un Brunetta o una Carfagna. Ma perché, ci chiederete, tutto questo parlare di Elsina? Ha

fatto un disco? Ha lanciato una collezione autunno-inverno? Ha firmato una riforma? Qualcosa lo ha firmato, ma riforma, secondo noi, è davvero una parola inadatta. Questo termine, infatti, ha una forte accezione positiva che la “riforma” del mercato del lavoro, approvata il 28 giugno, purtroppo non sembra giustificare. Molti potranno giustamente dissentire, ma noi crediamo che uno dei compiti principali dello Stato debba essere quello di tutelare le fasce più deboli della popolazione; la nostra breve e sommamente incompleta analisi di questa riforma sarà dunque, giocoforza, orientata da questa considerazione preliminare. Cerchiamo di capire innanzitutto quali siano queste fasce deboli: le ultime rilevazioni ISTAT (non ce ne voglia Elsina, che con questi dannati statistici ci ha litigato) danno la disoccupazione al 10,1% e quella giovanile al 36,3%; cifre da crisi del ’29! E ci sono da tenere in considerazione i precari, il cui totale si situa intorno al 17% degli occupati, (al 55% circa per i giovani). Sono dati abbastanza eloquenti, e quindi ci chiediamo, cosa fa la riforma per tutto questo? La risposta, purtroppo, è “poco e niente”. Sul tema del precariato, si sperava che ci fosse una consistente riduzione dell’elevatissimo numero di contratti a tempo determinato previsti dalla legge italiana, ma non è così; c’è un blando disincentivo all’utilizzo dei contratti a termine (un’aliquota dell’1,4%) ed una dichiarata preferenza per il “contratto di apprendistato” come via d’ingresso al mondo del lavoro, ma non si capisce cosa dovrebbe spingere chi assume ad offrire questo contrat-

to, piuttosto che un co.co.co., co.co.pro., coccodé o uno dei vari paronimi, che permettono di mantenere il lavoratore in una condizione poco più vantaggiosa della servitù della gleba. Ma il punto più scottante è, chiaramente, la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori i cui cambiamenti, grosso modo, delineano questa situazione: in caso di licenziamento per motivi disciplinari, si riduce la discrezionalità del giudice nella scelta del reintegro; per quanto riguarda il licenziamento per motivi economici, invece, il reintegro è possibile solo in caso di motivi “manifestamente insussistenti”, in tutti gli altri casi il giudice assegnerà un indennizzo al lavoratore. Da tutto l’accanimento che c’è stato negli ultimi anni contro questo articolo (infatti, già Sacconi lanciò contro di esso una vera e propria crociata) pare quasi che sia esso la causa degli attuali guai del nostro Paese! Non la mafia, non la corruzione, non l’inadeguatezza strutturale del Meridione né l’inetto governo Berlusconi, uno dei maggiori problemi dell’Italia è la possibilità per i lavoratori di ottenere il reintegro, perbacco! Questa riforma, invece, secondo i suoi autori, dovrebbe consentire un più agevole ingresso nel mercato del lavoro ed elevare il totale di occupati; noi non oseremmo mai dubitare dell’autorevole parere dei nostri governanti, dunque ipotizziamo che essi abbiano dei poteri magici, in quanto non si capisce come i lavoratori possano beneficiare della riduzione delle tutele a loro favore. Gli ammortizzatori sociali, invece, si possono rimandare a tra qualche anno; campa, cavallo…


inchiesta

napoli

Le vie del sesso sono infinite Un pruriginoso tour nella Napoli del sesso a pagamento di MIRKO GALANTE

mirkogalante@virgilio.it

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n un anno di grande recessione economica, le vite degli Italiani sembrano essere giunte ad un clamoroso giro di boa. Basta con gli sprechi, bisogna pagare le tasse e controllare il bilancio familiare. E come dargli torto. Tra spread e IMU le casse dei nostri cari connazionali sembrano svuotarsi a ritmi vertiginosi, la disoccupazione giovanile sale ai massimi storici e gli stipendi (quando percepiti regolarmente), per effetto di una misteriosa alchimia, spariscono magicamente dalle tasche dei lavoratori. Ma proprio in questo clima di austerity, ho notato che c’è un settore dell’economia che non conosce crisi e che per incanto sfugge ad ogni forma di tassazione. Sto parlando del grande, anzi gigantesco mercato del sesso a pagamento. L’impressione è che gli Italiani fatichino ad arrivare a fine mese, ma riescano comunque, attraverso magheggi di ogni tipo, a trovare insperati fondi per appagare i propri pruriti. A causa della grande diffusione di questo fenomeno economico, che per comodità chiameremo semplicemente: prostituzione, ho deciso di restringere la mia analisi alla sola città partenopea.

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Il nostro tour parte dalla Napoli bene, ossia l’elegante Vomero. Mai avrei sospettato che in questa zona della città ci fosse un così alto affollamento di escort girl. E’ invece bastata una semplice ricerca su Google e qualche telefonata (alquanto imbarazzante), per scoprire che proprio in questo

quartiere, la prostituzione in casa sembra essere molto vitale. Il prezzo delle prestazioni si aggira intorno ai 100/150€. Ugualmente invasi da escort sono i quartieri di Fuorigrotta, zona Cavalleggeri, e Centro Storico. I più facoltosi possono invece rivolgersi a dei siti internet

specifici per escort top class. Questi forum hanno l’aspetto di veri e propri menù, dove puoi consultare foto, commenti e ovviamente una numerosa lista di prestazioni. Ogni ragazza ha il suo listino prezzi, che mediamente si aggira dai 150 € per trenta minuti, ai 5000€ per una settimana. Le Top class in

LA MAPPA DELLO SFRUTTAMENTO CENTRO DIREZIONALE

Due centri massaggi ed una rinomata sauna gay

GARIBALDI GIANTURCO VOMERO FUORIGROTTA

Escort il cui prezzo si aggira tra i 100 e i 150€

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Escort il cui prezzo si aggira tra i 100 e i 150€

Le prestazioni si aggirano tra un massimo di 50€ e un minimo di 20€


MYGENERATION

Piazza Garibaldi Situata nel quartiere Pendino, non lontano dal quartiere San Lorenzo e a ridosso del quartiere Vicaria, Piazza Garibaldi è una delle piazze più importanti e affollate della città, in quanto dal 1866 si affaccia su di essa la stazione Napoli centrale. Purtroppo, la piazza vive in uno stato di degrado e di giorno e preda di bancarelle abusive, mentre la notte è luogo di spaccio e prostituzione.

genere ricevono in Hotel di tre o quattro stelle nei pressi della stazione centrale, non si trattengono mai per lunghi periodi in quanto come delle vere star, compiono dei tour in tutta Italia, e in casi più rari prendono in fitto per qualche mese dei monolocali. Ovviamente anche le donne possono usufruire di certi “servizi”, infatti anche nella nostra bella città sembra in crescita il fenomeno gigolò. Ma non aspettatevi uomini eleganti come il Richard Gere di American Gigolo. Nella maggior parte dei casi si tratta di muscolosi e tatuatissimi ragazzotti, poco eleganti e tanto tamarri. Il loro rate è lievemente inferiore rispetto a quello delle colleghe precedentemente citate. Altro fenomeno in crescita, che frutta non pochi introiti, è quello dei massaggi erotici. Questo genere di prestazione, svolta in alcuni centri per soli uomini, fino a qualche anno fa consisteva in un normalissimo massaggio che aveva per finale la manipolazione dei genitali. Ora però questo mercato sembra vivere un vero e proprio

boom. Basta leggere qualche annuncio su Bakeca, per rendersi conto di quante strutture, in tutta Napoli, siano votate a questo genere di attività. Con una così grande offerta, si avrà un’altrettanto grande quantità di servizi. Massaggio tantrico, Felino, Sado, Prostati-

ossia restare quarantacinque minuti chiuso in una stanza completamente buia con due massaggiatrici. I prezzi per questo genere di esperienze variano da 80 a 120€. Sempre al Centro Direzionale è presente una sauna molto rinomata negli ambienti gay. Pare infatti,

Una piaga sociale che rovina la vita a migliaia di ragazze portando milioni di euro nelle tasche della camorra co ed argentino, non sono che una piccola parte delle prestazioni offerte; ma la vera innovazione la troviamo al Centro Direzionale. Infatti nel CDN, nei pressi dell’ingresso principale e all’interno dello stesso edificio (ovviamente non posso rivelarvi l’indirizzo preciso), ci sono due centri parecchio innovativi. Il primo promette un massaggio corpo a corpo con due massaggiatrici seguito da un finale a quattro mani, mentre il secondo centro offre un’esperienza “Total Black”,

che questa struttura sia frequentata da anziani facoltosi, ma soprattutto vogliosi, e giovani ragazzi pronti a tutto per qualche soldo. Il nostro tour si conclude con la prostituzione in strada: una piaga sociale che rovina la vita a migliaia di ragazze portando milioni di euro nelle tasche della camorra. Le zone maggiormente affollate da lucciole sono: Piazza Garibaldi, via Marina, via Gianturco e via De Roberto. Le prestazioni, brevi, e consumate nello squallore di

zone infestate da rifiuti, hanno un costo che si aggira tra un massimo di 50€ e un minimo di 20€. Simbolo di questa forma di meretricio è quanto avviene a Poggioreale ai piedi della Procura della Repubblica, dove un gruppo di sei ragazze dell’est Europa, sfruttando uno spiazzale di giorno gestito dalla Napolipark, vendono il proprio corpo all’ombra dell’edificio simbolo della lotta alla criminalità. Permettetemi di concludere con una considerazione personale: senza cadere in falsi moralismi, sono convinto della necessità di riaprire le case del piacere al fine di tassare questa forma di “lavoro”, togliere introiti al crimine e garantire un maggiore igiene. Ma sarebbe ancor più bello iniziare a considerare il corpo delle donne non come un oggetto, bensì come un tempio da rispettare e curare. Un luogo mistico nel quale trovare la pace con se stessi.

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glob

italia

HO SEMPRE SOLDI PER LE PUTTANE Davvero preferiamo fallire per tasse piuttosto che sfruttare un mercato da miliardi di euro? di RICCARDO CAPUTO

riccardo.caputo@mygenerationweb.it

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n periodo di crisi, tagli e tasse, si cercano soluzioni al problema del risanamento dei conti pubblici. Torna così alla ribalta uno dei temi più dibattuti in Italia: la legalizzazione della prostituzione. Nel 1958, la legge Merlin impone la chiusura delle case di tolleranza, l'abolizione della regolamentazione della prostituzione e l'introduzione di una serie di reati intesi a contrastare lo sfruttamento della prostituzione altrui. In Italia, quindi, la prostituzione non è né proibita né illegale, ma tollerata. La Corte di Cassazione nel 2010 ha accolto il ricorso

dell’Agenzia delle Entrate che avanzava pretese fiscali sul lavoro svolto da una ballerina che si prostituiva in un locale notturno. Ma l’impianto della legge Merlin non permette di stabilire in quale categoria reddituale inquadrare le prostitute. Lavoro autonomo? Dipendente? Occasionale? Il fatto che lo Stato non riconosca le squillo come delle professioniste impedisce di associarle al sistema fiscale italiano, che consentirebbe il regolare pagamento delle tasse. Inoltre, forse non tutti sanno che in Italia le prostitute non hanno formalmente diritto al pagamento della prestazione. La Cassazione, nel 1986, ha stabilito che, essendo la causa

lina merlin Nata a Pozzonovo il 15 ottobre 1887, Angelina Merlin è stata una politica e partigiana italiana, membro della Assemblea Costituente e prima donna ad essere eletta al Senato. Il suo nome è legato alla legge n. 75 entrata in vigore il 20 settembre 1958 conosciuta come Legge Merlin - con cui venne abolita la prostituzione legalizzata in Italia.

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del contratto contraria al ‘buon costume’, i relativi guadagni non sono coperti da alcuna tutela legale (non si può andare dal giudice a chiedere giustizia se un cliente non paga) e nemmeno si ha diritto al risarcimento del danno se qualcuno, compiendo un illecito, determina un impedimento totale o parziale all’esercizio della prostituzione. Secondo l’Associazione Contribuenti Italiani, nel 2012 le prostitute avrebbero evaso 2,4 miliardi di euro, con un incremento del 23,6% rispetto al 2011. «In Italia il 92% delle prostitute non rilascia la ricevuta fiscale nonostante la Cassazione abbia ritenuto tassabili i proventi – denuncia Vittorio Carlomagno, presidente dell’Associazione – Il fenomeno è in costante crescita e né il redditometro, né lo spesometro riusciranno ad arginare questo malcostume». Tassare la prostituzione garantirebbe incassi extra miliardari. C’è chi propone una flat tax sul reddito imponibile. Ipotizziamola al 25%. A grandi linee, su 5 miliardi di euro, almeno uno filerebbe dritto nelle casse dello Stato. La prostituzione è legale in molti paesi europei. Soffermiamoci solo su due di questi, attualmente tra più studiati per

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la invidiabile situazione economica in cui versano. Nella efficiente e ricca Germania, la prostituzione è legale dal 2002. Le ragazze hanno diritto di godere (è proprio il caso di dirlo) della copertura sanitaria e hanno diritto al pagamento della prestazione. Le prostitute possono lavorare come dipendenti con un normale contratto di lavoro, ma la gran parte di loro lavora come lavoratore autonomo. Le case di appuntamenti sono imprese registrate e non necessitano di particolari autorizzazioni. Se offrono cibo ed alcolici è necessaria una normale licenza per somministrazione. Le prostitute sono tenute al pagamento delle imposte sul reddito e all’applicazione dell'IVA per i loro servizi. Nella locomotiva europea è anche molto diffusa la Frei Körper Kultur (cultura del corpo libero): si spiega così la massiccia presenza di particolari centri benessere a luci rosse in cui, pagando un ingresso fra i 50 e i 70 euro, si può usufruire di una serie di servizi tra cui: sauna, massaggi e buffet, il tutto andando in giro con un semplice asciugamano! E poi ci sono le ragazze, munite solitamente soltanto di graziose scarpine. Le prostitute costituiscono una spesa a parte per il cliente.


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Anche le ragazze pagano l’ingresso, mentre il prezzo della prestazione rimane un affare tra cliente e ragazza, chi gestisce il centro non può in alcun modo interferire né guadagnare sui ricavi delle donne. Si stima che le donne che esercitano quella che viene a tutti gli effetti definita una professione siano in Germania circa 400

scopo preventivo. Nel Canton Ticino esistono dei bar-alberghi per l’esercizio della professione. Anche qui, le ragazze lavorano in proprio (il proprietario dell’albergo non può infatti chiedere loro alcuna percentuale sugli incassi), ognuna fa quello che vuole e anche qui le ragazze pagano fior fior di tasse a tutto vantaggio dello Stato (cioè dei cittadini!), penPer l'Associazione sate che alcune arrivano a guaContribuenti, le squillo dagnare anche evadono €2,4 miliardi 40 mila franchi l'anno. Al primo posto, le (più di 33 mila euro) al mese! È prostitute di Venezia col ancora più inuti97%, seguite da Genova le specificare di quale nazionalie Milano. A Napoli tà siano i clienti evadono il 90%. di gran lunga più numerosi… mila e che versino nelle casse basta solo ricordare che sui dello Stato circa 4 miliardi di siti internet di alcuni locali di euro all’anno. Inutile dire che Lugano è possibile trovare dei praticamente ovunque si regi- video su come arrivare in auto stra una notevolissima presendirettamente da Milano! za di baldanzosi italici clienti. Sia in Germania che in SvizzeUn altro esempio europeo an- ra è punito l’esercizio abusivo cor più vicino all’Italia è la ri- della professione. dente e fiscalmente vantaggioNei paesi che hanno legalizzasissima Svizzera. Qui, secondo to la prostituzione si registra la legge cantonale del 2001, le un drastico calo del numeragazze devono dichiarare alla ro di lucciole per le strade e Polizia di esercitare le prosti- non esiste più il racket della tuzione e beneficiano di una prostituzione. Si toglie così consulenza medica gratuita a ossigeno alla criminalità 

QUANTO COSTA? OLANDA/AMSTERDAM Ad Amsterdam il prezzo medio delle famose ragazze ‘in vetrina’ si aggira tra i 30 ed i 50 euro a prestazione

FRANCIA/PARIGI A Parigi il costo è di 200 o 300 euro per le escort di lusso mentre si deve pagare sui 25 euro per le prostitute di strada

USA/NEW YORK Oltre oceano, a New York, il prezzo è di 50 dollari per una prostituta media e di 1300 dollari l’ora per le escort di lusso

SUDAFRICA In Sudafrica è di 1 dollaro circa il prezzo medio per una prestazione normale

GIAPPONE/TOKYO In oriente a Tokyo la media è di 125 euro ma nel caso si voglia la compagnia di studentesse teenager il prezzo sale all’equivalente di circa 300 euro

SVIZZERA In Svizzera le prestazioni in bar-alberghi partono da una tariffa di 150 euro

ITALIA Per quanto riguarda invece il nostro Paese, il prezzo per una prostituta di strada varia tra i 10 ed i 50 euro mentre per passare un’ora in compagnia di una escort in casa si deve pagare mediamente tra i 150 ed i 200 euro

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PROSTITUZIONE IN EUROPA In Olanda la prostituzione è legale dal 1815, per essere in regola le prostitute devono pagare le tasse. In Belgio la prostituzione è legale dal 1948, generalmente diffusa in locali a luci rosse che devono essere in regola con il fisco. In Germania l’attività è lecita, regolamentata e tassata, anche nei club. In Austria la prostituzione è consentita nelle case chiuse ed è obbligatoria una registrazione di esercizio. In Svizzera la prostituzione è legale e prevede il pagamento delle imposte. In Grecia è obbligatoria l’iscrizione in appositi registri che equipara questa ad altre attività commerciali e professionali.

IL MESTIERE PIù ANTICO DEL MONDO La prostituzione sacra, argomento delicato e pochissimo trattato, nasce nel mondo dei Sumeri e ha interessato tutta l'area del Mediterraneo fino all'India. In un contesto di società agricola, la sacerdotessa aveva il compito di intermediaria tra le divinità della fertilità (Inanna, Anahit, Ishtar, Afrodite, Astarte) e la comunità. Lo storico greco Erodoto racconta che fra i Babilonesi era obbligatoria la presenza nel tempio, a turno, almeno una volta nella vita, di giovani donne che dovevano offrirsi in onore della dea dell’amore Ishtar. I fedeli, accoppiandosi con le sacerdotesse, entravano in comunione con la dea. La prostituzione sacra era spesso legata al sesso di gruppo. Fra i Sumeri, prima, e fra gli Assiro-Babilonesi, poi, si tenevano le nozze

Sopra, la spintria, l’antica moneta romana che da un lato mostra atti sessuali e dall’altro un numero. Molto probabilmente, queste monete servivano per pagare la prostituzione di entrambi i generi e

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ierogamiche: un sacerdote ed una sacerdotessa (in principio lo stesso re con la consorte) si accoppiavano in pubblico per diffondere la forza della procreazione e favorire la fertilità del terreno e quella delle donne della comunità. Gli spettatori, pronti ad osannare l’orgasmo, erano anche invitati a “darsi da fare” tra loro. I riti di accoppiamento sacro venivano celebrati di solito dietro versamento di un obolo (ecco perché si parla di prostituzione): le prostitute sacre però non si arricchivano poiché tutto quanto veniva offerto era accumulato con il tesoro del tempio.

si ritiene fossero utilizzati dai viaggiatori che non parlavano la lingua locale per far capire quale servizio desiderassero. Il numero dovrebbe indicare il prezzo della prestazione.

 organizzata. I clienti hanno maggiori garanzie in termini di pulizia e di igiene. Inoltre, soprattutto in Svizzera, la necessità di sostenere i costi relativi alla sicurezza, alle strutture e al versamento di contributi fa lievitare le tariffe, selezionando in questo modo la clientela (non tutti possono permettersi dai 150 euro in su per mezz’ora di passione): ciò favorisce ulteriormente la serenità lavorativa delle ragazze. Al contrario, dove, come in Italia, non ci sono regole, regna la paura e lo sfruttamento: si temono gli inconvenienti, per cui si cerca la protezione di persone che diventano veri e propri aguzzini, spesso autori di minacce e violenze a danno delle ragazze, alle quali s’impone ossessivamente di fare cassa, cosa che obbliga la ragazza a svendersi per pochi spiccioli. Inoltre, i paesi privi di regolamentazione sono quelli in cui è più facile smaltire i flussi derivanti dalla tratta di persone ai fini della prostituzione. Infine, a quali implicazioni etiche occorrerebbe, davvero, riferirsi? Cosa significa davvero ‘vendere il proprio corpo’? Un operaio cosa fa se non sfruttare, vendendolo, il proprio corpo? Un qualsiasi lavoratore non vende sé stesso e la quasi totalità del proprio tempo? Chi ce lo ha messo in testa che la scelta di un mestiere diverso dalla puttana sia solo per questo una scelta più libera? Ancora, non sarebbe meglio considerare ‘contraria al buon costume’, ad esempio, la vendita delle proprie opinioni e posizioni politiche? Chi tra voi è stato ad Amster-

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dam sa bene cosa vuol dire percepire distintamente l’atmosfera di leggerezza ed allegria che si respira passeggiando lungo le vie del quartiere a luci rosse della capitale olandese. Si viene raggiunti dalla consapevolezza che in quello che si vede non c’è nulla di sbagliato, che il concetto di errore morale lascia il tempo che trova, scivola sul sorriso di una donna meravigliosa che ti brucia con gli occhi mentre sfili davanti alla sua vetrina luccicante. Si gonfia… lo spirito notando che nel cuore del Red Light District si erge magnifica la ‘Old Church’ (Oude Kerk): la chiesa più antica di Amsterdam. Ma in Italia le parole fottono più delle puttane, l’ipocrisia e questa sorta di pseudo-proibizionismo strisciante galoppano veloci al sentir pronunciare le magiche sillabe: ‘Stato pappone’. Ci vergogniamo tanto di queste parole. Ci fanno ribrezzo. A me, sinceramente, fa più ribrezzo pensare che l’Italia è quel paese felice che ha eletto per quattro volte il nano con tutte le ‘ballerine’ al seguito. Se poi si facessero delle semplici domande alle prostitute che lavorano in Germania, in Svizzera o ad Amsterdam, si scoprirebbe non solo che molte di queste studiano all’università, ma anche che lavorano (indovinate un po’) per costruirsi una casa, una famiglia, per vivere meglio la loro vita in futuro, per girare il mondo. Perché allora si devono trattare in modo differente situazioni simili? Soprattutto, cui prodest?


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corea del nord

Il democratico fascino del Big Mac di GIUSEPPE FEI

giuseppe.fei@mygenerationweb.it

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na volta Andy Warhol affermò: "La cosa più bella di Tokio è McDonald's. La cosa più bella di Stoccolma è McDonald's. La cosa più bella di Firenze è McDonald's, Pechino e Mosca non hanno ancora nulla di bello". Chissà cosa avrebbe pensato di Pyongyang, capitale della Corea del Nord, dove fino al mese scorso chi avesse osato degustare una mal riuscita copia di un Big Mac avrebbe rischiato il carcere? Questo non ci sarà mai dato saperlo. Fortunatamente è più che certo che, sopra un angolo acuto che taglia il 38o parallelo, d'ora in poi, mangiare una pizza, un panino, un hot dog e una porzione di patatine, non sarà più considerato reato. Un sollievo per il popolo nordcoreano che ora dovrà pensare solo a trovalo il cibo (essendo uno stato che soffre di continue carestie) e non preoccuparsi che questo tipo di cibo ricordi, intrinsecamente, la plutocratica e reazionaria cultura occidentale-capitalistica. L'autore di quest'atto "liberale" è, niente meno che, il giovanissimo “Leader” Kim Jong-un, terzo rappresentante della dinastia comunista dei Kim che, da oltre sessanta anni, è a capo della "Repubblica Democratica Popolare di Corea". Oltre ai cibi, il leader più giovane al mondo, ha disposto la legalizzazione di altri comportamenti considera-

ti occidentali: alle donne sarà permesso indossare orecchini e camminare su scarpe con la zeppa; ai bambini di entrare, liberamente, negli zoo e nei parchi divertimento. Che gli studi effettuati sotto falso nome in Svizzera abbiano aperto la mente del giovane dittatore per una transizione democratica? A una domanda così piena di speranza c'è da rispondere solo in un modo: "NO!" Queste concessioni, infatti, fanno parte di una politica dell’immagine promossa con lo scopo di rafforzare la posizione di Jong-un all'interno dell' apparato statale e del partito. Era, infatti, idea condivisa da molti analisti che il suo potere fosse tanto debole da farlo diventare un fantoccio in mano alle alte sfere dell'esercito. Ovviamente ci si è dovuti subito ricredere! Dopo i vari mesi di cordoglio per la morte di Kim Jong-il, con presentatori che trattenevano le lacrime nel ricordo del "caro defunto", la televisione nord coreana ha incominciato a tessere le lodi del giovane rampollo. I servizi dei telegiornali si sono dati da a fare a tessere le lodi di questo grande eroe del socialismo mostrandolo impegnato a: istruire le truppe speciali delle forze armate, dare lezioni ai piloti di aerei da combattimento, primeggiare su un gruppo di atleti, spiegare a una banda musicale come ottenere il massimo dai propri strumenti e, infine, a estirpare le erbacce da un marciapiede durante un incontro

con funzionari dell'esercito. Insomma grazie a loro tutti sanno che il nuovo Presidente della Commissione di Difesa Nazionale e Supremo Comandante del "Chosŏn inmin'gun" (Armata Popolare Coreana) è un abile stratega, un provetto aviatore, un temibile atleta, un poliedrico musicista pronto a strappare via le erbacce che ostacolano il glorioso cammino della nazione. Ma l'avvicinamento all'occidente potrà mai finire con il cibo, i gioielli e le calzature? Certo che no! Infatti, sappiamo che lo studio di scienze informatiche e una laurea in fisica si sono tradotte in una passione per le tecnologie. Tutto questo ha portato alla creazione di un tablet di stato che, anche se non possiede la connessione a Internet (mica siamo fessi! Internet è per i fedelissimi del regime pronti a non farsi fuorviare dalla capitalistica informazione) e niente fotocamera (troppo lusso potrebbe fiaccare lo spirito comunista!). Tuttavia si potranno leggere e-book approvati, video probabilmente di propaganda, consultare un'enciclopedia, e orientarsi per le grandi vie sterrate con un servizio di mappe. Che dire infine? L'epopea di questo leader ci fa un po' sognare tutti! Da giovane studente svizzero che amava il basket e che aveva la fissazione per i capelli, a leader di una nazione ed esempio di moda tricologica. Infatti, ora tutti, in Corea hanno (liberamente?) adottato il suo taglio di capelli ...

La rivoluzione socialista di Kim Jong-un, il nuovo "Leader" nordcoreano, passa anche attraverso una rivoluzione culinaria (dal gusto Capitalista)

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spettacolo

SEX and the

CINEMA

DI ALBERTO MARAOLO

amaraolo.mygeneration@gmail.com

I

l sesso si configura come un’intrigante metafora del cinema: per un verso atto meccanico e ripetitivo, riproducibile all’infinito senza requie; per un altro opera di fantasia e inventiva, sempre nuova e originale. Da un lato, insomma, la pornografia, ovvero il sesso come industria senz’anima e senza racconto; dall’altro l’erotismo sofisticato, dove il sesso si fa storia per spiegare, attraverso l’amplesso, non la semplice attrazione fisica tra amanti, ma la vita nella sua totalità,

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nella morsa delle pulsioni dominanti: eros e thanatos. Al di fuori dell’ambito pornografico, non è certo facile inquadrare l’argomento “sesso”: a volte semplice espediente narrativo, altre furbo specchietto per le allodole, altre ancora cinema di genere – talora con poche pretese, come nelle commedie italiane anni ‘70, imprevedibilmente riabilitate da Tarantino, oscillanti tra il sexy, l’erotico e il soft-core; in altre occasioni invece dotato di forza mitopoietica, come alcune pellicole di Tinto Brass e Salvatore Samperi, capaci


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di turbare il sonno dei maschi italiani per anni – solo però in casi selezionati diventa veramente linguaggio universale, spregiudicato esteticamente eppur valido intellettualmente, nell’ambito di un percorso che arbitrariamente si può intraprendere tra prostituzione, perdizione e perversione – sentieri mai paralleli, spesso intrecciantesi inestricabilmente.

prostituzione

Il mestiere più antico del mondo è tra quelli più rappresentati sul grande schermo. La figura della meretrice ha un suo indiscusso fascino intrinseco, specie nella sua accezione “santa”: tutte figlie di Maria Maddalena, eppur non tutte – anzi, solo una minoranza – destinate alla redenzione. Non è tra le fortunate Nanà (Anna Karina), la protagonista di “Questa è la mia vita” (1962) di Godard, uno dei giganti della Nouvelle Vague: “bisogna prestarsi agli altri e darsi a se stessi” recita un’epigrafe di Montagne all’inizio della pellicola, complessa, fatti a strati sovrapposti, ricca di citazioni e spunti, che segue il percorso di un’aspirante attrice costretta a vendersi per guadagnarsi da vivere, fino al tragico epilogo. Se Nanà incarna la prostituta passiva, che interpreta il sesso come strumento di sopravvivenza, la Séverine (una Catherine Deneuve mozzafiato) di “Bella di giorno” (1967) è all’opposto una cacciatrice attiva di avventure: borghese frigida e insoddisfatta, trascorre i pomeriggi in una casa d’appuntamenti, invocando – e trovandoli – liberazione e orgasmo, ma non considerando le logiche maschili e le incognite delle passioni, scivolando nel gorgo del peccato descritto con insuperabile maestria dal surrealista Buñuel.

perdizione

“In Ultimo tango è successo di tutto e ha fatto succedere tutto” ebbe a dire una volta Tatti Sanguinetti; in effetti, secondo alcuni critici maligni la fortuna del film di Bertolucci fu in buona sostanza determinata dalla vicenda giudiziaria: perseguitata dalla censura, la pellicola fu sequestrata la settimana successiva all’uscita per “esasperato pansessualismo fine a se stesso” e poi condannata persino alla distruzione – il regista, addirittura, fu privato dei diritti politici per cinque anni prima della tardiva riabilitazione – per fortuna alcune copie erano state conservate. Cosa rese “Ultimo tango a Parigi” (1972) bersaglio della furia censoria? Le numerose scene esplicite tra Paul (Marlon Brando) e Jeanne (Maria Schneider), in particolare quella di sesso anale in cui è usato del burro? Può darsi. Tuttavia, più in profondità, dietro le censure abnormi si scorge la visione del sesso come macchina, fuori di ogni altra giustificazione, che il film sembrerebbe voler raccontare, nel contesto di un rapporto fra un vedovo di mezz’età e una giovane che esplorano le rispettive sessualità fino ad annullarsi. Nel cammino della perdizione le distanze geografiche e culturali contano relativamente: il Giappone del 1936 raccontato da Nagisa Oshima in “Ecco l’impe-

ro dei sensi” (1976) non è lontanissimo dalla Parigi bertolucciana: d’altronde, film profondamente nipponico, è impregnato dalle idee del francese Georges Bataille – la passione fisica, il piacere sessuale, il gusto della trasgressione e la morte vi sono indissolubilmente legati. È la storia morbosa e autodistruttiva di una coppia, Kichi, proprietario di una pensione, e Abe Sada, cameriera al suo servizio, che precipitano in un baratro erotico nel compulsivo consumarsi del gesto carnale, hard, che diviene sempre più estremo, fino a conseguenze tragiche. Sesso, insomma, come

rivolta più verso la vita stessa che verso la società.

perversione

L’ultimo sentiero del sesso non solo intreccia gli altri, ma li ingloba: perversi sono pressoché tutti i protagonisti dei film summenzionati, ma la soglia della tollerabilità a volte è ampiamente superata col deliberato intento di choccare, superando ogni convenzione, distruggendo ogni senso del pudore. Un esempio di ciò si rinviene nell’ultimo film di Pasolini, uscito postumo: “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (1975), titanico tentativo di unire con un torbido fil rouge Sade e l’ultimo fascismo in una cornice dantesca dal contenuto orgiastico, per dimostrare come il rapporto sessuale sadico sia una delle tante forme dello sfruttamento da parte dell'uomo. Se Pasolini è netto, ambigua è invece Liliana Cavani ne “Il portiere di notte” (1974), storia di trasgressione sadomasochistica in una coppia vittima-carnefice che si re-incontra nella Vienna del 1957: il primo incontro era avvenuto in un campo di concentramento; magnifica Charlotte Rampling nei panni della deportata sopravvissuta. È un’opera controversa come poche, addirittura giudicata sgradevole, lubrica ed esecrabile dal grande critico americano Roger Ebert, declina tuttavia bene il sesso come forma estrema di abiezione e di annullamento della propria dignità. A quarant’anni di distanza autori e, soprattutto, autrici italiane di tale coraggio nel racconto mancano del tutto, spiegando molto della crisi del cinema nostrano.

salò o le 120 giornate di sodoma

di Pierpaolo Pasolini Italia/Francia 1975

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suggestions ultimo tango a parigi

di Bernardo Bertolucci Italia/Francia 1972 con Marlon Brando e Maria Schneider

bella di giorno

di Luis Buñuel Francia/Italia 1967 con Catherine Deneuve e Jean Sorel

ecco l'impero dei sensi (foto grande) di Nagisa Oshima Giappone/Francia 1976

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spettacolo

GAMES OF THRONES

a song of ice and... boobs! DI MANUEL CRISPO

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on è un segreto che il fantasy sia sempre stato, per tradizione, un genere moralista e bacchettone. Chi ha letto per intero Le Cronache di Narnia (in cui a Susan, una dei protagonisti, verso la fine della saga viene negato l’accesso al Paradiso perché aveva iniziato a truccarsi e ad interessarsi ai ragazzi) sa di cosa parlo. Questo dipende senz’altro da numerosi fattori, ma credo principalmente dal fatto di essere una derivazione della favolistica classica e di condividerne in parte la funzione pedagogica.

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Il Signore degli Anelli è senz’altro un’opera complessa e piena di elementi – per l’epoca – innovativi: abbiamo dei cattivi che sembrano buoni, dei buoni che sembrano cattivi, degli eroi un po’ razzisti, un protagonista che si lascia corrompere dal Male e un solo personaggio – Sam Gamgee – che resiste duro e puro dall’inizio alla fine. Tuttavia anche ad una lettura superficiale si configura come l’opera di un nostalgico nei confronti di un passato senza tecnologia, sfiduciato nei confronti del futuro e fortemente critico nei confronti del potere, allegoricamente rappresentato


MYGENERATION dall’Anello di Sauron. Se non sorprende la presenza di questo sottotesto tradizionalista e retrogrado in un libro scritto da un professore inglese di letteratura a cavallo tra gli anni ‘30 e ‘40, né un certo reazionarismo for dummies nell’opera del teologo dilettante C. S. Lewis, c’è da dire che neppure di recente il genere fantasy ci ha regalato brividi fuori dall’ordinario. La prima cosa che ho pensato, arrivato a quel punto di Harry Potter e i doni della morte in cui muore Colin Canon, è stata: perché in queste storie i ragazzini possono morire in modo brutale ma non si vede mai Ron toccarsi, Hermione farsi la ceretta brasiliana, Harry farsi uno spinello o Ginny assistere a un peepshow di troll? E, come nei casi precedenti, anche la saga di Harry Potter contiene piccoli insegnamenti morali (“sii coraggioso”, “fidati dei tuoi amici”, “non lasciarti andare all’invidia o alla superbia”, “non giudicare”, eccetera). In questo vetusto immaginario popolato da gnomi, fatine e preadolescenti estranei a qualsivoglia pulsione fisica che vada oltre il bacio alla francese, è più facile vedere un bambino morire in battaglia piuttosto che due professori fare sesso fetish nella Stanza delle necessità. Game of Thrones, la serie tv della HBO, colpisce questo datato frame con la rude strafottenza di un calcio volante alla Chuck Norris. Stiamo parlando di: un attacco di non-morti, l’esecuzione di un disertore tramite spadone a due mani, una prostituta nuda che fa sesso con un nano, un rapporto sessuale incestuoso tra gemelli e un bambino di dieci anni che viene brutalmente defenestrato. E tutto questo solo nel primo episodio! Anche GoT è tratto da un’opera letteraria: il lunghissimo e non ancora terminato ciclo A song of Ice and Fire di George R. R. Martin. Cominciamo col dire che Martin è americano. Conterà, non conterà? Non saprei. Certo, è una coincidenza interessante. Poi, si capisce abbastanza rapidamente che l’intento di Asoiaf non è quello di contrabbandare a fragili fanciulli l’importanza dei sani vecchi principi di una volta, giacché anche qui come nel mondo reale i personaggi integri e onesti tendono a morire in modo atroce. Battaglie sanguinose, intrighi, una sessualità non praticata a scopo procreativo, personaggi multisfaccettati e imperfetti capaci di compiere atti assolutamente immorali restando però affascinanti, e una componente fantasy non eccessivamente presente rendono Asoiaf un prodotto assolutamente nuovo in un panorama artistico in cui il massimo dell’inventiva degli ultimi settantadue anni sono state le caramelle al gusto di cerume. Tutto ciò, unito all’introduzione di creature magiche inedite (quindi non i soliti unicorni, eccetera) come gli Estranei e i metalupi. Game of Thrones è la trasposizione telefilmica di tutto questo e, con tutti i suoi difetti, rappresenta senza dubbio una boccata d’aria fresca. Nonostante i cambiamenti operati alla trama, le prime due stagioni di GoT si sono rivelate un prodotto di altissima qualità. Gli immensi Sean Bean (Ned Stark), Mark Addy (Robert Baratheon), presenti solo nella prima stagione, e Peter Dinklage (Tyrion Lannister) spiccano per esperienza e capacità di imme-

desimazione. La colonna sonora di Ramin Djawadi, sublime. Accettabili gli effetti speciali, considerato il budget. Ottimamente scelte le locations. Visti uno dietro l’altro (sacrificando un po’ di tempo al mare) la maggior parte degli episodi appaiono ben girati, ben sceneggiati, equilibrati quanto a ritmo e tensione narrativa. Certo ,ci sono delle pecche: Ros, l’ubiqua prostituta-tappabuchi che viene inserita in tutti i momenti morti dello show o in tutti quei casi in cui c’è necessità di spiegare antefatti; vari cambiamenti operati ai personaggi – alcuni incomprensibili, come i cambi di nome o il rapimento dei draghi di Daenerys nella seconda stagione; una certa sciatteria nell’episodio della battaglia delle Acque nere, motivata da problemi di budget. Ma, nel complesso, e non è poi sorprendente, l’unica vera critica fatta allo show ha riguardato la disinvoltura con cui vi si mostra il sesso, a volte eccessiva persino rispetto alla versione letteraria, in cui certamente non manca. Essendo GoT e la pittoresca figura di Martin entrati immediatamente a far parte dell’immaginario pop globale, non sorprende che alcuni spettatori abbiano effettuato una conta del numero di seni femminili mostrati episodio per episodio (vedi immagine). E, sì: spesso è stato fatto in modo pretestuoso e strumentale; vi è un po’ di maschilismo sottinteso (che poi riflette il maschilismo del contesto in cui è ambientata la serie); ma resta comunque a mio parere il fatto che mostrare delle persone mentre fanno l’amore in un’opera fantasy, oggi, vuol dire abbattere un tabù antichissimo ed è uno dei tanti motivi di fascino di una serie tv forse non perfetta ma senza dubbio rivoluzionaria.

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numbers boobs* per episodio

#1 #2 #3 #4 #5 #6 #7 #8 il peggior episodio #9 #10 la media è di 5.6 tette per episodio by 9GAG.com

sean bean

nella serie televisiva interpetra eddard stark, lord di grande inverno

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teatro

parte seconda 25-30 settembre DI MARIA EMMA DI LORENZO emma.dilorenzo@mygenerationweb.it

A

fine settembre, sette spettacoli, distribuiti in altrettanti teatri cittadini, rappresenteranno l’ideale inaugurazione della prossima stagione napoletana e il passaggio del testimone in un’ipotetica staffetta in cui a correre saranno gli addetti ai lavori del panorama teatrale italiano. Per il suo gran finale, il NTFI 2012 ha riservato un vero e proprio poker d’assi. Valeria Parrella, intervistata da noi a pagina 19, firma la sua personale “Antigone” per la regia del direttore del NTFI Luca De Fusco. La scrittrice napoletana, partendo dalla tragedia di Sofocle e dalle altre versioni del mito greco, rilegge ed attualizza un’opera di ben duemilacinquecento anni fa. Il grande contrasto tra legge di Stato e di natura, tra uomo e donna, nei personaggi di Antigone (Gaia Aprea) e Creonte, trova forte eco in una riflessione attuale sul mondo di oggi. “Antigone” sarà in scena al Teatro Mercadante nei giorni 25 e 26 settembre. Passando da un mito greco ad un altro, altrettanto

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o forse più famoso, apre la stagione del Bellini, il 26 e il 27 settembre, “Odissea Napoletana” di Gabriele Russo, giovane autore ed attuale direttore del teatro. Ulisse Esposito, emigrato partenopeo dal nome altisonante e dal cognome inconfondibile, torna in una Napoli, ormai discarica a cielo aperto, distrutta da un potere corrotto che teme gli eroi. La plebe che, per citare Goethe, non sarebbe mai diventata un popolo, lo accoglie piena di speranza, ma la realtà è che, se un cambiamento è possibile, deve partire dalla collettività e non dal Masaniello di turno destinato sempre, come la storia insegna, a fallire. È un one woman show “Voce ‘e notte”, il 27 e il 28 settembre al teatro Diana. La nostrana Lina Sastri si imbarca in un viaggio musicale vario come è stata, e lo sarà ancora, la sua vita artistica: dai classici napoletani “Malafemmina” , “Maruzzella” , “Era de maggio” e “'O sole mio” agli internazionali “Alfama” , “Corazon encatenado” e “The man I love”. La Sastri nuota sicura in acque che conosce molto bene e contemporaneamente osa e stupisce come solo una vera signora


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del palcoscenico, quale lei è, può fare. Un duo d’assi scende in campo per l’opera più complessa: “una riscrittura, immaginaria e fantastica, attraverso i frammenti della stessa anima del nostro più importante drammaturgo del secolo scorso” parole dell’autore. Testo e regia di Enzo Moscato, “Ta-kaita (eduardo per eduardo)” con Isa Danieli nel ruolo di Luisa De Filippo, si preannuncia uno spettacolo da non perdere per chi, come noi, ama le sperimentazioni dell’autore/regista. Sarà in scena al Teatro Nuovo dal 27 al 29 settembre. Il teatro che fu di Eduardo vede, dal 28 al 30 settembre, una rivisitazione della sceneggiata napoletana, scritta da Linda Dalisi e Antonio Latella, il secondo anche regista. “C’è del pianto in queste lacrime”, in scena al San Ferdinando, rivoluzionerà il vostro modo di percepire il genere che, ad ogni napoletano, fa pensare inevitabilmente a Mario Merola. Mariano Rigillo, diretto da Laura Angiulli, torna al Napoli Teatro Festival, dopo “Ferito a morte” dell’edizione 2011, in “’O paparascianno”, dal 28 al 30 settembre alla Galleria Toledo. Il testo di Antonio Petito, noto soprattutto per essere stato uno dei più importanti interpreti di Pulcinella, è datato 1872 ma la sua

modernità, assicura la regista, anche direttrice della Galleria Toledo, “rivela i segni di una maturità drammaturgica solidamente acquisita dall’Autore e, così, anche i personaggi si propongono con caratteri opportunamente delineati a favore dell’assetto comico”. Pulcinella sarà il deus ex machina che accompagnerà tutta la vicenda. Ultimo, ma non per questo meno importante, porta avanti il progetto “Arrevuoto Il rubacuori dell’ovest”, unica data 29 settembre all’Auditorium di Scampia. Nato da una serie di laboratori invernali che hanno visto cento e otto ragazzi e ragazze delle scuole della periferia e del centro di Napoli lavorare al testo satirico irlandese di John Synge, “Arrevuoto settimo movimento” si interroga sul mito del fuorilegge nell’immaginario collettivo. Il tema è quanto mai attuale tra i giovani, in epoca di mitizzazione televisiva e cinematografica delle varie bande. Tra maestri del teatro, focus internazionali, spettacoli itineranti e nuove drammaturgie, la quinta edizione del Napoli Teatro Festival saluterà il suo pubblico, sperando sempre che sia solo un arrivederci e mai un addio, perché a noi questo festival “ce piace assaie!”.

L'INTERVISTA

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valeria parrella leggi il prosieguo dell'intervista su www.mygenerationweb.it

Abbiamo intervistato per voi la scrittrice napoletana Valeria Parrella. La giovane autrice ha, al suo attivo, diversi racconti, romanzi e pièces teatrali. Dal suo romanzo ‘Lo spazio bianco’, edito da Einaudi nel 2008, è stato tratto l’omonimo film di Cristina Comencini con Margherita Buy, i due monologhi ‘Il verdetto’ e ‘Ciao Maschio’ sono diventati spettacoli teatrali. Il suo ultimo libro è ‘Lettera di dimissioni’, edito da Einaudi nel 2011. Valeria Parrella è autrice dell’ ‘Antigone’, diretta da Luca De Fusco, che aprirà la seconda parte della V edizione del Napoli Teatro Festival Italia. Nella sua ‘Antigone’, dalle poche indiscrezioni di cui siamo in possesso, sembra che l’attualizzazione dell’opera sia un tema centrale. Questa si intende da un punto di vista temporale come ne ‘Il Verdetto’? È certamente presente un’attualizzazione temporale in entrambi ma sono due lavori molto diversi. ‘Il verdetto’ è un’opera di per sé molto chiusa, parte da una storia d’amore in tempo di camorra. In ‘Antigone’ ho voluto rispettare la trama dell’originale di Sofocle, per cui sono presenti quasi tutti i protagonisti e trovano un loro corrispettivo/corrispondente in personaggi più attuali. Ad esempio, Creonte viene chiamato il Legislatore e non più re, è semplicemente colui che detta legge e, nei suoi dialoghi, sono presenti varie sfumature del senso di questa parola.

Saranno dunque presenti vari personaggi. Sono presenti tutti i personaggi della tragedia di Sofocle tranne Ismene (N.d.R. sorella di Antigone). Viene nominata spesso, però non c’è. Ci parli dei personaggi principali della tragedia. Ho immaginato una Antigone giovanissima, anche se probabilmente avrà il volto di Gaia Aprea. E’ un personaggio molto consapevole dei duemilacinquecento anni trascorsi, parte infatti dall’etimologia del suo nome, in cui è insito il contrasto. Tutti i personaggi sono così: Tiresia, ad esempio, raccontando una storia che io ho tratto dalle ‘Metamorfosi’ di Ovidio, risponde al coro, che si fa beffe di lui, che la tragedia è stata scritta affinché loro esistessero, tanto è consapevole di essere un personaggio. Il coro è composto solo da un corifeo e da una corifea e questo risponde anche alle moderne esigenze tecniche della messa in scena. Ci sono una donna e un uomo che parlano l’uno con l’altro, non un coro in cui gli elementi intervengono all’unisono, si evince, da questo, la loro individualità. Ha ripreso anche gli interventi del coro a proposito del dualismo intrinseco nell’ingegno umano, sempre in bilico tra miglioramento e distruzione della società? Ho personalmente ripreso tutte le antinomie di Sofocle: uomo/donna, giovani/anziani, Stato/cittadini, legge della natura/legge dello Stato.

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CONCERTI James Senese

Mario Biondi

Nicola Piovani

Ritornerà a Napoli a fine luglio con il suo Tour 2012 dopo il bellissimo il concerto di maggio con tutta la band di Passione Tour all’Arenile.

Nell’ambito del “Napoli Village Festival” sarà a Napoli Mario Biondi, cantante e compositore dallo straordinario timbro di voce “black”, la voce calda e profonda del Jazz italiano.

Maestro della musica italiana e compositore di colonne sonore di grandi film, come “La vita è Bella”. L’appuntamento del 2 agosto sarà imperdibile per tutti gli amanti del pianoforte.

Dove: Maschio Angioino Quando: 28 luglio 2012 Prezzo: 12€ + 3€ di prevendita

Dove: Terme di Agnano Quando: 2 Agosto 2012 Prezzo: da 44 a 66€

Dove: Terme di Agnano Quando: 2 Agosto 2012 Prezzo: Prezzi da 25 a 30€

TEATRO

DA NON PERDERE

Enrico Brignano

Ridere

Coppa Davis a Napoli

Dopo il successo di marzo al Palasele di Eboli Brignano ritorna in Campania Enrico Brignano con Tutto suo padre. Brignano è un’ artista comico tra i più amati e seguiti oltre che graffiante conduttore delle Iene.

Ridere è una rassegna giunta oramai alla XXII edizione. Spettacoli quasi tutte le sere con grandi nomi come Vittorio Marsiglia, Rosalia Porcaro, Benedetto Casillo, Peppe Lanzetta e tanti altri.

Dopo 17 anni ritorna la Coppa Davis a Napoli. Nel suggestivo scenario del lungomare di Napoli in una struttura dedicata, l'Arena del Tennis, si disputerà Italia-Cile. Ben tre giorni di gare con il programma di Coppa Davis dell'ITF (International Tennis Federation).

Dove: Arena Flegrea Quando: 4 settembre 2012 Prezzo: da 35 a 57€

Dove: Cortile del Maschio Angioino Quando: dal 13 Agosto al 4 settembre 2012 Prezzo: 12€

Dove: Lungomare di Napoli Quando: 14,15 e 16 settembre 2012 Prezzo: da 22 a 44€ per ogni giornata

MOSTRE E INCONTRI

CINEMA ALL'APERTO

Mi chiamo Amir e questa è la mia storia

Stanley Kubrick fotografo

Accordi@Disaccordi

Al Maschio Angioino il bellissimo lavoro fotografico, “Mi chiamo Amir e questa è la mia storia”, di Marco Menduni .L’integrazione degli emigrati nella nostra Napoli è l’oggetto del lavoro fotografico di Menduni.

Al Pan la mostra “Stanley Kubrick fotografo”. 168 fotografie che fino a poco tempo fa erano sconosciute, realizzate da un giovanissimo Kubrick fotografo tra il 1945 e il 1950.

La XIII edizione Accordi@Disaccordi ci sarà dal 6 Luglio all’8 Settembre 2012 al Parco del Poggio ai Colli Aminei (in prossimità di Oviesse). I film iniziano alle ore 21.10 e i titoli di tutti i giorni di Agosto e Settembre sono su Napoli da Vivere.

Dove: sala Carlo V del Maschio Angioino Quando: Fino al 31 agosto 2012 Prezzo: ingresso libero

Dove: Palazzo delle Arti Napoli Quando: Fino al 9 settembre 2012 Prezzo: ingresso libero

Dove: Parco del Poggio ai Colli Aminei Programma: http://bit.ly/accordi-disaccordi Prezzo: 4€

il Festival del Cinema all’Aperto

What’s goin’on in Naples? - www.napolidavivere.it


cultura

sesso DA

FIABA DI FRANCESCA PAONE fpaone.mygeneration@gmail.com

C

hi, da piccolo, non ha ascoltato, visto, letto o raccontato una fiaba fantastica, ricca di colpi di scena, animali parlanti, principi e principesse ed elementi magici? Quello che non tutti sanno, però, è che racconti destinati ad un pubblico prevalentemente “marmocchiesco” fossero originariamente carichi di violenza, crudeltà ed erotismo. Si, avete capito bene, proprio erotismo: quell’aspetto così naturale della vita, eppure così difficile da spiegare alla benedetta prole, che ha costretto generazioni di genitori a inventare storie assurde su api, pollini, cavoli e cicogne. “Mamma, papà, da dove vengono i bambini?”. Ecco. Provate a leggere fra le righe delle dolci favole raccontate al bebè.

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La storia di Cappuccetto rosso è forse l’esempio più lampante del fiabesco lato osè, laddove la bimbetta protagonista non è poi così ingenua come i fratelli Grimm vollero far credere! Pare infatti che, nella versione originale di Perrault, Cappuccetto acconsentisse senza esitare all’esplicito invito del lupo a infilarsi nel letto insieme a lui: Il Lupo, vistala entrare, le disse, nascondendosi sotto le coperte: “Posa la focaccia e il vasetto di burro sulla madia e vieni a letto con me”. Cappuccetto Rosso, non lo fece finire di parlare, si spogliò ed entrò nel letto, dove ebbe una gran sorpresa nel vedere com’era fatta la sua nonna, quando era tutta spogliata. Tralasciando tutti i possibili riferimenti metaforici al


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Cappuccetto Rosso non lo fece finire di parlare, si spogliò ed entrò nel letto, dove ebbe una gran sorpresa nel vedere com'era fatta la sua nonna, quando era tutta spogliata passaggio della fanciullina attraverso l’intricata “foresta” della femminilità, sorprende a dir poco il fatto che la bimba nemmeno «lo fece finire di parlare»!!! E ancora, parlando di Cenerentola, è impossibile non notare la forte carica erotica che scaturisce dall’immagine del piccolo piede nudo (e della scarpa), un tema ricorrente che esercita una forte attrattiva sull’immaginario soprattutto maschile e che giunge fino ai giorni nostri, tanto da essere rintracciabile anche nelle più recenti pellicole hollywoodiane (i film di Quentin Tarantino ne sono una prova). L’origine della storia di Cenerentola, deve esser fatta risalire probabilmente alla tradizione cinese, per la quale, com’è noto, si dava grande valore alle dimensioni dei piedi delle donne, tanto che queste, fin da piccole, erano costrette a fasciarli per impedirne la crescita. Il linguista e antropologo russo, Vladimir Jakovlevič Propp, ha riconosciuto nelle fiabe uno schema del comune senso erotico nella tradizione popolare. Vi è, ad esempio, l’interessante aspetto della “notte di nozze”, analizzato nell’opera Le radici storiche dei racconti di magia, in cui si riconosce una prova che l’eroe deve superare per conquistare la principessa. Nelle fiabe più arcaiche, capita spesso che la principessa, supportata dalla forza sovrumana di un oggetto/potere magico, sia capace di sopraffare i suoi amanti, i quali muoiono durante la prima notte di nozze, tanto che il re padre si vede costretto a promettere tutto il suo regno, a chiunque sia capace di superare “la nottata” con la sua figliola assatanata. Fa sorridere il fatto che, di solito, il principe prescelto riesca a superare la prova, grazie all’intervento di un aiutante molto più

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prestante del suo padrone, capace di sottomettere la principessa (come dimostra, ad esempio, la fiaba di Katem). In altri casi, come riportato da Sternberg nell’opera Materiali per lo studio della lingua e del folclore dei Giliaki, la forza mortifera della principessa non deriva da elementi magici, ma da una particolare conformazione fisica (“particolare” è palesemente un eufemismo) quale la vagina dentata, che l’eroe riesce a “disarmare” introducendovi un sasso al momento opportuno. Queste leggende rimandano ad un’atavica società matriarcale, in cui la deflorazione della donna era quasi temuta e quindi riconosciuta la pericolosità del primo amplesso.

roberto de simone è un regista teatrale, compositore e musicologo, celebre autore dell'opera teatrale la gatta cenerentola. analizzando la sua raccolta di tradizionali fiabe campane, ecco proporsi un'originale classifica:

TOP 5 DELLE FIABE SCONCE Ultimo posto: Bella e poverella

Una fiaba sull’amore vero tra una fanciulla graziosa ma priva di dote e il figlio del re. Una schermaglia di dolci dispetti accompagna la coppia all’altare, tra questi anche una carota ricoperta di olio e peperoncino infilata nel sedere del principino.

Quarto posto: La ragazza soldato

Una giovane e bella fanciulla decide di vestirsi da soldato (non si sa bene per quale motivo), facendo innamorare di sé la figlia del re. La donna-soldato, dopo aver superato una serie di prove, lascerà che un eremita/ mago la trasformi in un uomo per poter tornare dalla principessa e ricambiare il suo amore.

Ok, è una storia senza senso...problems??? Terzo posto: Il racconto di Malizio

cenerentola

è impossibile non notare la forte carica erotica che scaturisce dall'immagine del piccolo piede nudo e della scarpa

padrone, combinandogliele di tutti i colori finanche portarsi a letto le sue due figliole (insieme, è specificato!).

Secondo posto: Il diavolo e l’animaletto

La donna protagonista di questa storia dimostra di saperne una più del diavolo e pur di non vedere suo marito e suo figlio rendere l’anima a Lucifero, sfida quest’ultimo a riconoscere un animale al buio. Così si spoglia e si lascia palpare e il diavolo: “Mi dichiaro vinto! Non ho mai visto questo animaletto: Barba in culo e coglioni in petto!”.

Primo posto: nove fiabe riunite in un capitolo dal titolo I racconti proibiti (‘E cunti spuorchi, titolo quanto mai eloquente) Il migliore dei nove (anche per nonsense) è senza dubbio Le tre cose che andavano a far legna, un interessante saggio scientifico sulla genesi dell’incastro tra i due sessi. La favoletta, lunga non più di mezza pagina, comincia così: “Il Cazzo, la Fessa e i Coglioni si recarono a far legna in montagna”. Ora...c’è qualcuno capace di spiegare per quale assurdo motivo questi tre... personaggi(?) dovrebbero sentire il bisogno di andare a far legna?! Signori, il vincitore!

Un giovane garzone vince una scommessa con il suo

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cultura

FOTO DI EMANUELE ZAPPIA

IL GLADIATORE INCATENATO DI SANTA MARIA CAPUA VETERE

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l'anfiteatro campano FREE PRESS BIMESTRALE DI DISCUSSIONE E DI RIFLESSIONE . ANNO 1 . capitolo 5


MYGENERATION

Santa Maria Capua Vetere rappresenta il palcoscenico su cui si erge il più grande anfiteatro della storia romana dopo il Colosseo

interno dell'anfiteatro

DI CARLA BOCCADIFUOCO E FRANCESCA BOCCADIFUOCO carla.boccadifuoco@mygenerationweb.it francesca.boccadifuoco@mygenerationweb.it

C'

era un tempo in cui correvano voci e leggende su uomini impavidi che esibivano in pubblico le proprie doti di forza e coraggio, suscitando un’ammirazione tale da meritare l’appellativo di “Suspiria Puellarum”. C’era un tempo in cui uomini, donne e giovani di ogni rango sociale venivano ospitati sugli spalti di sontuose ed imponenti strutture architettoniche, per assistere ai combattimenti tra gladiatori. C’era un tempo in cui, dai sotterranei di quelle strutture chiamate Anfiteatri, venivano fatti emergere magici scenari capaci di ricreare l’illusione di ambienti naturali, vere e proprie scenografie poste come cornice dei cruenti duelli tra uomini e belve, cui assistevano gli spettatori. A secoli di distanza, la Storia ci ha concesso la possibilità di immaginare, seduti proprio su quegli stessi spalti dell’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere, le gradinate gremite di spettatori in trepidante attesa delle esilaranti manifestazioni di forza di uomini possenti. Siamo fortunati, perché a noi è permesso percorrere i metri di terreno su cui tanto tempo fa sono caduti celebri eroi dopo aver pronunciato con solennità il giuramento che li aveva resi degni di pochi minuti di gloria.

Ma l’uomo, si sa, non sempre è in grado di cogliere le grandi opportunità che gli sono offerte e, concentrato sul futuro, sembra dimenticare che questa terra ha migliaia di secoli di storia alle spalle, che non sono svaniti ma sono esposti in bella vista tra le rovine di una città che un tempo portava il nome di "Altera Roma”. Un centro urbano, infatti, in grado di competere con la capitale dell'Impero Romano e che oggi non è considerato nulla più che un piccolo comune dell'interland casertano, dimenticato come tanti altri serbatoi di cultura. In verità, sono ben pochi gli italiani a conoscenza di quanto effettivamente la città nasconda, delle ricchezze che in quelle terre hanno le proprie fondamenta; pochissimi coloro che sanno che proprio Santa Maria Capua Vetere rappresenta il palcoscenico su cui si erge l’anfiteatro della storia romana, forse il primo che sia stato eretto, oltre che il più grande per dimensioni dopo il Colosseo. L’Anfiteatro Campano, questo il nome con cui viene solitamente indicato data la sua netta superiorità rispetto alle altre strutture simili presenti nella regione, risale al I-II sec d.C. ed ha una struttura così complessa da far pensare che sia stato usato quasi come una “prova” per la successiva costruzione del Colos-

#1

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colosseo

anfiteatro campano

originariamente conosciuto come anfiteatro flavio, è in grado di contenere fino a 50.000 spettatori. è stato edificato su un'area al limite orientale del foro romano. la sua costruzione fu iniziata da vespasiano nel 72 d.c. e fu inaugurato da tito nell'80 d.c.

secondo per dimensioni solo al colosseo, al quale probabilmente servì come modello essendo stato, verosimilmente, il primo anfiteatro del mondo romano. si trova all'interno della superficie comunale di santa maria capua vetere, di fronte piazza I ottobre

roma

* info

l'anfiteatro sorge in piazza 1 ottobre ed è visitabile tutti i giorni tranne il lunedì. nei mesi da settembre a marzo è aperto dalle 9:00 alle 18:00, mentre da aprile ad agosto dalle 9.00 alle 20.00. il prezzo del biglietto è di soli 2,50 euro, ridotto a 1,20 per i visitatori di età fino ai 24 anni, con il quale è possibile accedere ad uno dei mitrei coni dipinti meglio conservati al mondo e al museo a pochi passi dall'anfiteatro, ricco di preziosi reperti di epoca preromana.

santa maria capua vetere

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Un centro urbano in grado di competere con la capitale dell'Impero Romano e che oggi non è considerato nulla di più che un piccolo comune dell'Interland casertano, dimenticato come tanti altri serbatoi di cultura

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dettagli tecnici l'edificio ha una pianta a forma ellittica il cui asse maggiore misura 167 metri e quello minore 137; la sua arena, chiamata "apolloniana" o perfetta, misura 72 x 46 mq. l'anfiteatro si sviluppava su quattro piani: i primi tre piani inferiori avevano ciascuno 80 arcate con le chiavi d'arco ornate da busti di divinità (visibili attualmente sulla facciata del palazzo comunale e nel museo campano della città di capua) e rette da semicolonne in calcare di uguale ampiezza, tranne gli ingressi principali che erano ornati con imponenti colonne di marmo cipollino; il quarto piano, quello superiore, era in muratura piena.

seo. Mostra, in corrispondenza dei punti cardinali, quattro ingressi principali e poteva ospitare fino a 40 mila spettatori, sviluppandosi per 46 metri in altezza su quattro piani. Anche se oggi la parte superiore è andata distrutta, sappiamo che la cavea presentava una struttura tripartita, cosicché fosse compiuta una distinzione tra i tre ordini sociali per la quale in alto sedesse il popolo, al centro i cittadini più distinti, mentre in basso sedessero senatori, magistrati, tribuni e sacerdoti, a diretto contatto con lo spettacolo, tanto che durante le sfide gladiatorie per protezione erano montate apposite reti. Si narra di un episodio in particolare, verificatosi presso l’anfiteatro di Pozzuoli, che evidenziò la necessità di ricorrere ad una distinzione tra le classi sociali: Svetonio racconta che, in occasione di uno spettacolo al quale erano presenti numerosissimi spettatori, nessuno fu disposto a rinunciare al proprio posto in platea, virilmente conquistato per poter assistere alla rappresentazione, e così un illustrissimo senatore rimasto in piedi non poté fare altro che constatare la poca galanteria della plebe che affollava gli spalti e tornare a casa. Per portare in superficie dai sotterranei gli apparati scenici nella parte centrale dell’anfiteatro in cui si svolgevano i combattimenti, erano necessarie ampie botole tutt’oggi individuabili, celate durante gli spettacoli da tavole lignee ricoperte di una sabbia detta “arena”, da cui il nome assegnato alla specifica zona dell’edificio. Tra i componenti di ineguagliabile fascino dell’intera struttura ci sono proprio i sotterranei, ancora perfettamente conservati: si tratta di aree labirintiche di dimensioni tali da poter ospitare al loro interno tutte le

SporCIZIA E VEGETAZIONE Ecco FREE come PRESS si presentano i sotterranei agli occhi dei BIMESTRALE DI DISCUSSIONE E DIvisitatori RIFLESSIONE . ANNO 1 . capitolo 5

armature e gli strumenti necessari per gli spettacoli, oltre che le belve, prima e dopo che comparissero in scena. Costituite da dieci corridoi comunicanti e dotate anche di una cloaca per lo scolo delle acque, quelle che allora dovevano essere le “quinte” oggi appaiono al visitatore come un intricato intreccio di corridoi abbandonati alle prepotenze della natura. Sembra infatti che la vegetazione abbia voluto assalire gli ammassi di pietra, che sembrano così far parte delle piante stesse e nascere dal terreno: in quella terra vincono le erbacce, e non solo. È disarmante, infatti, lo stato di degrado ed abbandono in cui versa un dei più grandi monumenti della nostra storia, che per altro sappiamo essere stato il punto di partenza della rivolta di schiavi guidata da Spartaco, una tra le vicende più note della storia romana. Purtroppo, pochissime sono le visite giornaliere dei turisti, prevalentemente stranieri, mentre è facile notare una discreta affluenza di bande di bambini pronti a farne il proprio parco giochi, inconsapevoli dei danni che potrebbero arrecare al proprio Passato. Noi cittadini adulti, intanto, dimentichi delle nostre origini, probabilmente non sappiamo neanche dell’esistenza di tesori simili che finiscono così per essere erosi dalla indomabile forza dell’indifferenza umana che si abbatte su di loro senza trovare ostacolo alcuno. Così, allontanandosi da quei resti archeologici tanto intrisi di storia e magia, si ha come la sensazione di abbandonare un gladiatore dotato di forza rara ed invidiabile, ma incatenato e destinato ad essere ritenuto soltanto un ottimo luogo dove poter giocare a nascondino.


MYGENERATION

cultura/la strofa sul sofà a cura di anna ruotolo

Di ' ( DISORDINE)

di Anna Ruotolo

L’ordine dei giorni. Il disordine dell’inciampo, della parola che pronunci dopo dieci giorni di silenzio e fiato rosso. Il disordine dell’ora legale e lunghissima sera, il disordine della tromba sul tetto, il disordine del matto. Il disordine della tua storia lanciata così, il disordine del tuo corpo di bolla e del tuo cuore forte che se fosse più forte lo direi felice. Il disordine delle mani battute nella notte, il disordine dei fuochi d’artificio, il disordine dello scampato all’onda disastrosa, il disordine del regalo nel giorno anonimo, il disordine del gesto gratuito. L’ordine delle stagioni. Il disordine del caldo d’inverno, il disordine del camino acceso a marzo. Il disordine di tutto il cibo comprato, il disordine del libro lasciato in fretta. Il disordine del tuo racconto nelle mani di qualcuno. Il disordine del vento nel sereno. Il disordine del venditore di frutta sotto la tua finestra. Il disordine mondiale del primo dell’anno che dormi e ti perdi quasi, se non fosse che arriviamo in fila, rotta la lentezza della tua stanza, messi i nostri piedi e le ginocchia sul tuo letto, obbligata a bere una cosa frizzante, obbligata all’ultima fotografia di certezza. L’ordine delle cose.

Il disordine e il tumulto del tuo sorriso. da "Dei settantaquattro modi di chiamarti”, Raffaelli editore 2012

LA RACCOLTA Questa raccolta, strutturata su testi brevissimi alternati con equilibrio a passaggi in prosa, è improvvisamente attraversata da una poesia lunga, cantata, con un preciso e battente refrain. Si tratta di “Dì (disordine)”, testo che compare nella seconda parte dell’opera quasi a organizzarne il significato, come se ciò che accade nel resto del libro, così sincopato, lampeggiante ed epifanico persino nelle prose, ruotasse intorno ad un brano che si stacca con tanta evidenza dal resto. […] Il disordine di cui si parla, dunque, è un disordine salutare, che

porta ad un nuovo e vero ordine: si tratta del “disordine del gesto gratuito” e di quello “dei fuochi d’artificio” la cui strabiliante bellezza è in effetti frutto di un disordine splendido, di una forza, quasi una violenza da sparo, da cui scaturisce un nuovo ordine di luce e meraviglia. Anna Ruotolo sembra dire che la poesia concorre a rinominare il mondo. È questo un antico compito dei poeti: risemantizzare instancabilmente la realtà attraverso la sua nominazione. (dalla Prefazione di Gianfranco Lauretano)

illustrazione di loredana ionescu

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MYGENERATION


MYGENERATION IS FREE PRESS BIMESTRALE DI DISCUSSIONE E DI RIFLESSIONE . ANNO 1 . capitolo 5


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YOURGENERATION Come vedete la nostra generazione? Che significato ha per voi? Cosa non è e cosa vorreste che fosse? Cosa vi trasmette questa rivista? Un pensiero tra carta ed esperienza, tra informazione e vissuto.

YOURGENERATION IS . . . “...una pellicola dai molteplici finali”

Ursula Esposito

“...la sveltina dell'informazione”

Antonio Ferrara

“...smart”

Dario Merito

“...detronizzazione morale”

Michele Gobba

Vogliamo le vostre idee, opinioni, proposte, critiche sulla nostra generazione e sul nostro giornale in una frase, un concetto!

Inviateci tutto a yourgenerationis@mygenerationweb.it

Le migliori saranno pubblicate!


WOMANGENERATION

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MYGENERATION

SARA TOMMASI E IL SIGNORAGGIO MARZIANO DI PASQUALE CAIAZZA

pasquale.caiazza@mygenerationweb.it

L

a nostra rubrica elegge il personaggio che nell’ultimo periodo si è distinto come simbolo di questa generazione. Fino ad ora ha reso omaggio unicamente a personaggi maschili, quindi ci è sembrato che fosse arrivato il momento di eleggere finalmente una womangeneration: Sara Tommasi. Se vi state chiedendo il perché, la risposta è molto semplice: siamo al cospetto di un vero e proprio genio (probabilmente inconsapevole, ma pur sempre di genio si tratta). Sara è una bocconiana d.o.c. come l’illustre collega Nina Senicar, ma una volta uscita dal prestigioso istituto milanese pare non abbia intrapreso la strada delle consulenze o della revisione. La Tommasi dopo un periodo da starlette del piccolo schermo ed una serie infinita di paparazzate al fianco di personaggi più o meno famosi, è balzata agli onori della cronaca per il suo flirt con Ronaldinho ed il coinvol-

gimento nell’affaire Berlusconi-Ruby. A chi di voi ha qualche minuto da impiegare in incofessabili attività, consigliamo di dare uno sguardo alle trascrizioni delle intercettazioni tra la nostra Sara e l’ex ministro Ignazio La Russa, che dalla bocconiana viene appellato con i vezzeggiativi “amore” e “tesoro”. Già questo basterebbe per comprendere la straordinarietà del personaggio. È negli ultimi mesi, però, che Sara ha raggiunto l’apoteosi della trash-economy italiana: al fianco del suo fidanzato e padre putativo Alfonso Luigi Marra la Tommasi è divenuta paladina della lotta al signoraggio bancario pubblicizzando i libri accusa del suo boy in spot trasmessi sul web. La grande operazione di marketing messa appunto dalla coppia Tommassi-Marra prevedeva che la showgirl ad ogni spot rinunciasse ad un capo di abbigliamento, finendo così per sponsorizzare completamente nuda il rivoluzionario manifesto del ventunesimo secolo della lotta al potere bancario. Come ogni genio anche Sara Tommasi ha concepito il suo grande capolavoro: il suo primo film a luci rosse. Ciò che ha di straordinario questa pellicola non è di certo la

regia, ma il susseguirsi delle dichiarazioni della Tommasi che dopo aver inizialmente affermato di essere stata drogata durante le riprese con tanto di documento manoscritto e spalleggiata dal fido innamorato Marra, ha poi rincarato la dose aprendo le porte al fantascientifico dichiarando: “alcuni giorni prima di entrare in questo ambiente ho avuto un contatto con entità aliene che mi hanno impiantato un chip nel cervello con lo scopo di diffondere l’amore nel mondo, due di loro sono stati sempre presenti di nascosto sul set”, fugando con queste dichiarazioni ogni dubbio sulla sua genialità. Questa rubrica negli scorsi mesi ci ha mostrato quale caratteristiche deve avere un mangeneration, lo spirito con il quale approccia alla vita, l’entusiasmo con il quale affronta le sfide e la capacità che ha di leggere questa generazione ed in qualche modo di raccontarne l’essenza. In questo numero la relazione che c’è tra uomini e generazione è, però, ribaltata. Con questa scelta non vogliamo raccontare di un personaggio che riesce a decodificare gli impulsi del suo tempo ed esserne dominatore, ma chi invece ne è vittima tragicomica, ed in ogni caso triste.

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scienze

no ordinary

TOYS L'ano-vagina vibrante è solo l'inizio di EMANUELE ZAPPIA E RICCARDO CAPUTO

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MYGENERATION

TOP 3 EXTREME TOYS

I

l nostro viaggio attraverso cazzi di gomma e ritrovati tecnologici ad alto contenuto erotico comincia una torrida mattinata di luglio alla ricerca degli introvabili sexy shops di Napoli. Dopo ore ed ore circondati da sofisticati strumenti di piacere sessuale e film dai curiosi titoli quali “Buttman’s British Extremely Big Tit Adventure” e “Dark Side of Rocco” siamo riusciti ad ampliare le nostre già ben nutrite conoscenze riguardo il mondo dell’intrattenimento sessuale; abbiamo poi completato l’opera con un’approfondita ricerca internet. Il risultato è questo articolo, ricco d’informazioni e alquanto osceno. Parlando con i vari proprietari dei negozi in questione siamo venuti a conoscenza della profonda ignoranza del cliente medio che si appropinqua ai sex shop e della varietà della clientela, si va infatti dalla casalinga vogliosetta all’avvocato di successo; quindi non sorprendetevi se il vostro fiscalista è dildomane o se il minipimer di vostra nonna sia sospettosamente simile ad un vibratore. Ciò che probabilmente molti ignorano è che dietro il mercato dei “giocattoli” sessuali c’è un vero e proprio mondo. Infatti alcuni di questi intriganti prodotti hanno un design molto particolare oppure sono dei veri e propri ritrovati tecnologici, inoltre la fantasia degli ideatori di tali oggetti e gli usi degli stessi spesso e volentieri vi lasceranno piuttosto spiazzati. Prendiamo ad esempio l’oggetto più venduto in questi negozi nonché classico del mondo hard: il vibratore. Di questi sostituti fallici ne esistono di diverse forme e dimensioni nonché utilizzi, passiamo dal clitorideo al vaginale e, per i più raffinati, c’è anche quello anale; inoltre abbiamo di recente 

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STRAP ON-DILDO

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PENIS ENLARGEMENT DEVICE

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VIBRATING LIFE SIZE BREAST COMBO

Conquista il podio, al terzo posto, il c.d. strap on-dildo: un dildo disegnato per essere indossato (mediante un'imbracatura) per rapporti anali, orali, vaginali e per quant'altro provochi desiderio e/o piacere, sia in coppie eterosessuali che in quelle omosessuali. Viene sovente indossato dall’uomo nelle coppie eterosessuali per realizzare la fantasia della doppia penetrazione (chi non hai mai nemmeno una volta nella vita fantasticato sulla possibilità di avere due peni?).

Al secondo posto si piazza autorevolmente il penis enlargement device, una pompa che sfrutta la pressione sanguigna per ottenere un ingrandimento del pene e per avere una più soddisfacente erezione: una specie di campana sottovuoto in cui far crescere a dismisura (nei limiti della sopportabilità) il vostro gabbiano Jonathan ansioso di spiccare il volo.

E passiamo al vincitore, all’unico, inimitabile vibrating life size breast combo! Questo articolo possiede un potente vibratore a più velocità, capace di scaldare la fessura della vagina posta immediatamente sotto la riproduzione di seni che vengono anch’essi riscaldati dall’apparecchio. Ed è tutto, non c’è nient’altro gente! Un marchingegno tanto geniale quanto pratico ed essenziale, per chi non ha tempo da perdere e desidera un piacere intenso senza inutili fronzoli quali braccia, gambe o faccia. Qui non si scherza di certo.

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* more

il primo sexy shop in italia è quello di busche (frazione di cesiomaggiore), aperto nell'aprile del 1969. negli anni 70 e 80 i sexy shop erano posizionati lontani da sguardi indiscreti e dal traffico, in modo tale da offrire riservatezza al cliente. negli anni novanta i sexy shop iniziano un percorso di mutamento diventando dei veri e propri negozi, dove si trova di tutto.

 scoperto una sorta di pistola che funge da stimolatore della prostata! La scelta del materiale è poi di fondamentale importanza sia dal punto di vista tattile che del prezzo. Un vibratore in lattice con controllo remoto wireless, oltre a dare la possibilità al vostro partner di cimentarsi in arditi giochi erotici con uno strumento di alta qualità, vi alleggerirà consistentemente il portafoglio; viceversa con trenta centesimi potrete soddisfarvi con una economica quanto ecologica zucchina. Ma le meraviglie non finiscono qui! I “vibrating eggs” ad esempio sono la soluzione allo spasmodico desiderio, tutto al femminile, di orgasmare ovunque e con discrezione: basta infilarsi queste simpatiche ovette nel proprio boschetto dei piaceri e decidere quando dare il via alle danze, semplicemente pigiando il tasto del telecomando in dotazione. Per chi poi vuole percorrere nuove strade del piacere consigliamo le palline Ben Wa, conosciute anche come palline delle geishe. Queste piccole sfere di metallo o di altro materiale, unite da una corda e non, possono assurgere a vari usi: possono essere utilizzate per un bel massaggio sulla schiena o, nella variante unita dal filo, come strumento di piacere sessuale; infatti tali palline possono essere infilate nell’ano o nella vagina e tirate delicatamente fuori, ad ogni pallina che tornerà alla luce corrisponderanno idilliache sensazioni. E che dire invece del “clitofing”, una copertura di varie forme e materiali per dita progettata per lo sfregamento clitorideo, questo strumento vi aprirà la strada a sensazioni tattili sorprendenti, attenzione però a non prendervi il dito con tutta la mano. Esistono poi strumenti di piacere tanto essenziali quanto sorprendenti, tra questi ci ha colpito in particolar modo l’ano-vagina vibrante. Questo congegno in silicone riproduce le fattezze dei due citati orifizi oltre a produrre stimolanti vibrazioni, uno strumen-

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to di piacere condensato, estremo nella sua intima concezione. Adesso, però, è forse giunto il momento di far entrare i lettori nel fantastico mondo delle bambole gonfiabili. Dimenticatevi dei materassini ad anatomia femminile che siete abituati a regalare alle feste di compleanno dei vostri amici, le bambole di qualità possono aver stampato sul volto la faccia della vostra pornostar preferita, possono vibrare, avere pezzi in diversi materiali per essere più realistiche ed alcune potreste addirittura scambiarle per ragazze vere e proprie! La varietà di modelli e di prestazioni è tale da lasciare sbigottiti, tutto ciò trapela anche dalla differenza di prezzo delle varie signorine, si va da venti euro per le più semplici fino a circa seimila per avere una “real doll”. Bisogna poi dire che le femminucce non sono state dimenticate, esistono infatti anche versioni maschili delle suddette bambole, anche qui abbiamo molti modelli ovviamente provvisti di falli di tutti i generi e misure. Tra gli articoli più originali che abbiamo visto vorremmo segnalare un sofisticato sistema di imbracature da attaccare al soffitto, chiamato romanticamente ‘altalena dell’amore’. Questo sistema di funi e ganci consente a uno dei due copulanti di stare letteralmente a mezz’aria, permettendo così alla coppia di sbizzarrirsi nelle più incredibili posizioni sessuali, accompagnando i partner in un rapporto libero dal vincolo di un appoggio al suolo. Riteniamo che con tale sistema e un po’ di elasticità muscolare si possano perfino mettere in discussione libri sacri quali il Tantra e il Kamasutra. Vorremmo ora soffermarci sull’articolo che ci ha lasciato più spiazzati di tutti: una fedele riproduzione di piedi per feticisti in silicone. Adesso so che il piccolo Peppe Fetish dentro di voi starà esultando, ma vorrei farvi ragionare sull’assurdità del prodotto. Forse è perché non siamo feticisti dei piedi, forse perché non troviamo tanta differenza rispetto ai

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HIGH PRICE HIGH PLEASURE Se la capienza del vostro portafogli è seconda solo alla vostra lussuriosa avidità, la presente classifica potrebbe tornarvi davvero molto utile: 3) 3,475$ Al terzo posto troviamo il sorprendente Unicorn butt plug: con poco meno di 3 mila euro vi porterete a casa una bella coda di cavallo (vera!) raccolta in una specie di corno d’argento che già freme all’idea di essere ospitato nelle cavità intestinali del vostro partner! Una volta in possesso di questo magnifico arnese non vi resterà che decidere se procedere la vostra scampagnata sessuale al passo, al trotto o al galoppo! 2) 6,499$ Medaglia d’argento per una versione super-realistica ed oltremodo accessoriata della sempreverde bambola gonfiabile: capelli, viso, seni e pelle strabilianti vi accoglieranno, una volta tolto il bell’abito da sera alla vostra compagna sintetica, in un abbraccio caldo e sempre disponibile prodotto per voi da RealDolls! È inoltre possibile acquistare più visi da applicare al sensualissimo corpo della vostra gommosa metà! Il tutto alla modica cifra di 6,499 dollari! 1) 13,500$ Primo ed indiscusso campione della nostra classifica è “The Most Exclusive Vibrator Ever Created”! Se i vostri orifizi non si accontentato dei soliti lattice, silicone e gomma, ecco per voi una chicca che sembra uscita dai sogni erotici di Paperon de’ Paperoni: un vibratore interamente laminato in oro 24 carati! E che importa se l’attrezzo costa più di undicimila fruscianti euro? Non mettiamoci a discutere di queste piccolezze! Cosa aggiungere? Buonanotte e cazzi d’oro. FREE PRESS BIMESTRALE DI DISCUSSIONE E DI RIFLESSIONE . ANNO 1 . capitolo 5


MYGENERATION

PROFILI DA SEXY SHOP IL CLIENTE ABITUALE

IL VECCHIETTO SPERSO

Lo si riconosce subito: entra con disinvoltura, acquista senza inibizioni gli articoli più estremi e da del tu al proprietario. La sua grande conoscenza del locale gli consente di individuare subito i nuovi articoli ed è possibile che abbia dato dei nomignoli ai dildo esposti in vetrina, qualche volta potreste chiedergli dei consigli e sarà felice di aiutarvi, a meno che non sia impegnato in un fitto colloquio con il suo vibratore preferito.

LA COMITIVA DEL REGALO

Sono in gruppo, sono chiassosi, fanno battute sconcie e a qualsiasi vostra domanda risponderanno: “Siamo qui solo per un regalo!”. Questi gruppi possono essere di sole donne o di soli uomini, raramente eterogenei. Il più delle volte andranno dritti verso un acquisto mirato, semmai chiedendo indicazioni al commesso di turno. I più temerari li si può vedere curiosare per il negozio, forti dell’alibi “regalo”.

È avanti con l’età, probabilmente non fa sesso da anni e si guarda intorno con circospezione, ma soprattutto non ha la più pallida idea di dove si trovi. Vagando per il negozio alla vista di cazzi enormi e donne nude tappezzate ovunque leggerete nei suoi occhi lo smarrimento più assoluto e una sincera paura. Uscirà dal negozio farfugliando qualcosa su Gesù o sulle zucchine del cognato.

LA COPPIA

Arrivano assieme, si muovono in sincrono e mai, mai e poi mai si divideranno all’interno del locale. I due pollastri sono in cerca di oggetti da usare in coppia o intriganti costumi per ravvivare un po’ la loro vita sessuale. La loro timidezza iniziale andrà scemando sempre più fino a mostrare le loro intenzioni più birichine, a volte tirando in causa il commesso per convincere la/il proprio lei/lui a sottoporsi a porcellose pratiche.

IL CLIENTE TIMIDO

Questo personaggio si presenterà nel sexy shop agli orari più improbabili per non correre il rischio di imbattersi in conoscenti. Tale soggetto avrà stampato perennemente sul viso un’unica espressione, l’espressione da “marò, che grezza!”. Lo si può riconoscere dalla pronunciata balbuzie e dal fatto che, molto probabilmente, qualora qualcuno gli rivolga la parola fuggirà in preda al panico fuori dal negozio.

Si va dalla casalinga vogliosetta all'avvocato di successo; non sorprendetevi se il vostro fiscalista è dildomane o se il minipimer di vostra nonna sembra sospettosamente simile ad un vibratore piedi di un comunissimo manichino o forse semplicemente perché non ci arriviamo, ma l’inutilità e la singolarità di questo oggetto ci ha lasciato piuttosto disorientati. Invitiamo quindi tutti i lettori feticisti di MYGENERATION a contattarci per fugare le nostre perplessità sull’uso e l’utilità di questo articolo. Cosa possiamo dire, tirando le somme? Ci pare che questi ‘giocattoli’, oltre a fungere da trastullo per il solitario incallito e disperato, altro non siano che la concretizzazione di un desiderio, la fantasia realizzata di una voglia che vuole superarsi, che vuole rendere più bello ciò che già piace, facendo del sesso uno strumento sublime e potentissimo di espressione di sé. L’altro lato della medaglia è certamente la funzionalizzazione estrema dell’oggetto del desiderio; il confine tra plastica e persona scompare, attraverso l’esasperazione delle invidie anatomiche e il parto di prodotti di indubbia crudezza. Non sfugge, però, il collegamento evidente tra questo tipo di ‘degenerazioni’ ed i confini spesso troppo insensatamente angusti di un contesto culturale provinciale e un bel po’ borghesuccio. Inoltre, la tendenza contemporanea alla concentrazione esasperata su sé stessi, sui propri bisogni, sul-

la pronta e comoda soddisfazione di necessità impellenti, concorre a spiegare la prosperosità generale di questo mercato. Non dobbiamo però dimenticare gli ulteriori possibili aspetti di questi strumenti di piacere, ad esempio, la notevole forza di relazione che alcuni di essi sprigionano, come l’altalena dell’amore. Insomma il panorama è ampio e molto ricco e per la bigotteria non c’è proprio spazio, questo non significa dover rinunciare alla timidezza, ma forse può voler dire che la forma più pura di inibizione è capire che bisogna vergognarsi solo … di vergognarsi.

emanuele.zappia@mygenerationweb.it riccardo.caputo@mygenerationweb.it

cyberdog (londra)

è un negozio di cyber accessori e gadget situato a camden town a londra. nel seminterrato è presente un sexyshop a tema, ricco di oggetti fluorescenti ed improbabili. esistono altri negozi della catena a brighton, manchester ed ibiza.

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scienze

je ne sais pas

magrir

Dal tormento al tormentone: quando anche la dieta fa glamour

di FEDERICA DE MARCO

J

e ne sais pas magrir : protagonista di più di 4,5 milioni di copie vendute solo in Francia, damigella d’onore alle nozze del secolo, nata da un medico imprudente e troppo ambizioso, ecco a voi la dieta Dukan! Basta seguire un paio di semplici regole e l’irreale modello estetico da sfoggiare al mare è tutto vostro: 1. Cento alimenti da consumare a volontà 2. Abolizione di carboidrati e zuccheri Ma sì, facciamolo questo sforzo: un’ottima alternativa all’apnea da spiaggia . . . se non fosse una dieta iperproteica che provoca un immediato dismetabolismo dei lipidi, un grave sovraccarico renale, un eccesso di colesterolo dannoso per il sistema cardiocircolatorio e un peso ideale mantenuto per troppo poco tempo.

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Pierre Dukan, guru di questo dimagrimento a tutti i costi, si è auto - radiato dall’ordine dei medici di Parigi per evitare provvedimenti disciplinari che lo accusassero di “violare il codice deontologico sospinto da avidità di denaro: la medicina non è un mestiere!”. Caro Pierre, un gesto davvero nobile soprattutto post pensionamento, ma un po’ troppo in ritardo per non incassare provvedimenti. L’ennesimo business da milioni di dollari che travolge l’Europa e non solo: “fortuna che gli italiani sono un popolo dalle passioni veloci” ironizza Fatanti, presidente dell’Associazione italiana di dietetica “… seguono per poco tempo questi tipi di diete fortemente sbilanciate perché mono- alimentari, il che, perlomeno, evita molti danni”. Tutti vantano di essere padroni del proprio corpo, eppure c’è qualche desolata marionetta che sul teatrino dell’apparire tenta di essere glamour dandosi al regime alimentare più in voga del momento. . . Secondo Fulton, consulente


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LE DIETE MIRACOLOSE

Tutti vantano di essere padroni del proprio corpo, eppure c'è qualche desolata marionetta che sul teatrino dell'apparire tenta di essere glamour dandosi al regime alimentare più in voga del momento...

delle star, “ caffè nero , bagni freddi e sano spirito di competizione bastano per garantirsi nove chili in sei settimane ”. Secondo i vegani, convertiti alla dieta per motivi salutistici, una corretta alimentazione prevede la totale assenza di grassi animali, per il guru londinese Nish Joshi è necessario mantenere il pH del corpo uguale a sette. Per altri ancora il regime da seguire è quello ipocalorico, ed in questo caso carenze ematochimiche ed endocrinologiche sono solo i più evidenti squilibri raggiunti. Età, sesso, metabolismo e stile di vita: coordinate imprescindibili per la corretta valutazione del peso ideale. Signori e signore che vi appropinquate alla prova costume, lasciamo i miracoli ai superstiziosi! Tra i miraggi più ambiti e sofferti del momento al primo posto troviamo “pancia piatta“. A confermarlo una ricerca di mercato: il 70% delle intervistate ha infatti dichiarato di essere ossessionata dal girovita molto più rispetto alle gambe a cui fa caso solo il 48 % delle donne. Care afflitte bagnanti, tralasciando i salutari segreti della nonna tra tè verde e lunghi pisolini, ecco a voi i cult del momento: Eat-Clean Diet di Tosca Reno (trainer di Madonna, Sharon Stone e Nicole Kidman) e i consigli del chirurgo Paolo Castaldi, il cui monito è quello di ridurre al massimo la cena compiuti i vent’anni. Bé, forse a vent’anni basterebbe iniziare a sbaragliare pigrizia e poltroneria e dare spazio ad un po’ di attività fisica in più: dal classico jogging al nuovissimo ranking, dalla corsa in bici agli estivissimi sport acquatici e alla green gym al parco, sino all’ultima delizia per gli indecisi tra yoga e pilates: piloga. Dinamismo e vitalità, ecco i protagonisti di un’estate volta al benessere senza mai eliminare relax e distensione. Sinuose sirenette dell’acqua gym uscite dalle vostre piscine c’è un mare che vi aspetta!

DIETA A ZONA

Ideata dal biochimico Statunitense Barry Sears, offre un sistema che, senza sufficienti approfondimenti scientifici e con una buona approssimazione della ricerca di base, punta tutto su un equilibrio nella produzione di insulina e glucagone. “Fa che il cibo sia la tua miglior medicina, fai che la tua migliore medicina sia il tuo cibo", lo diceva Ippocrate e lo ripete Sears: senza dubbio un sano principio, ma preferiamo studi diretti prima di iniziarci al sacrificio!

DIETA TISANOREICA

Sponsorizzata da numerose “Star”, ideata dall’imprenditore Gianluca Mech, ha proseliti in tutta Italia. Un malvagio intreccio tra la superproteica dieta Dukan e quella A Zona, tutto teso all’immediata perdita di peso e molto meno al “post” dieta: spiacenti, ma il “tutto e subito” qui non basta.

DIET TUBE

“Un protocollo per riprendere una vita felice, sana, in bellezza, senza sacrifici. Ti chiediamo solo 10 giorni della tua vita, per cambiare vita: un periodo di 8-10 giorni di alimentazione proteica attraverso un sottilissimo sondino naso gastrico in cui si garantisce una perdita dall’8 al 10% del peso corporeo , esclusivamente dalla massa grassa.” Soltanto dopo la rimozione del sondino il paziente verrà seguito per altre due settimane in cui seguirà un dieta bilanciata. Lasciamo alla fantasia ogni qualsivoglia commento su questa vita di ‘felicità’ e ‘bellezza’ auspicata da diet tube!

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nerdzone

the battle of the

GAMES

New e old generation a confronto

di GABRIELE BASILE

gbasile.mygeneration@gmail.it

I

l gap generazionale riguarda anche i videogiocatori; abbiamo provato ad immaginare una pièce sulle diverse vedute di due tipi di giocatore:

Starbucks, due tavolini occupati, uno libero. Entra il Giovane Player con una ciambella e siede al tavolo libero; entra il Vecchio Player con un cappuccino, siede al tavolo di G e apre il giornale.

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naggi e zero innovazioni significative nel gameplay? G: Beh, sì… cioè no! Senti, tu giri ancora con la macchina di vent’anni fa o c’hai quella nuova di pacca con ABS, vetri elettrici e tutto il resto? V: Ho un’auto nuova, ma non puoi paragonare le cose: giocavo Street Fighter II al bar nell’88 e da allora è cambiata solo la grafica e il numero dei personaggi! G: Ma i picchiaduro bene o male sono sempre tipi che si menano! Le novità rispetto ai giochi vecchi le vedi in altri generi.

Squilla l’iPhone di G. Ciascuno torna alle sue occupazioni. G: Ciao! Sì, ho visto, forte! Ok, va bene, ma tu poi mi presti Street Fighter X Tekken? Bella, Frate’! (posa.) V: Scusa, è uscito un altro Street Fighter? G: Sì, cioè: fai conto che quelli di Street Fighter incontrano quelli di Tekken! V: Dai? Ed è bello? G: (a parte) Ma dove vive questo? (al GV) Regolare! C’è un mare di personaggi, mosse spettacolari, pure a combo! Si può giocare a squadre di due, tipo wrestling e… V: Scusa: è solo l’ennesimo capitolo con più perso-

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G: Cioè, hai visto il nuovo FIFA? V: No, ma so che è meglio di Winning Eleven. G: Meglio di che? V: ISS Pro Evolution. (a parte) Che capra! G: Sì, è meglio, per me! Sembra una partita vera! V: Per la grafica? G: Mica solo quella! A parte le divise e i giocatori identici, l’IA reagisce a seconda di come giochi tu o di che calciatore, tipo Messi, ha davanti! V: Però!


MYGENERATION

Il problema era che la PS non riusciva a gestire bene il tutto: la nebbia e il buio servivano a diminuire il numero dei poligoni, poi sono divenuti il marchio di fabbrica del titolo. Capisci? Prendi un difetto e lo rendi un punto di forza! G: ’spetta! Mica è tutto! Pare strano, ma la parte più bella è la difesa: simulazione vera! Mettiamo che tu stai sull’uomo, no? O gli fai la scivolata o gli puoi stare azzeccato tipo Gattuso: aspetti che fa una vaccata e rubi la palla! Puoi chiamare il compagno a raddoppiare e altre mille ficate! V: Eh… questo non si poteva fare una volta! È vero: i giochi sportivi si sono avvantaggiati di più dei miglioramenti hardware! Ma io mi diverto ancora con Sensibile Soccer o i primi FIFA o PES, poi… Squilla l’iPhone del V. V: Sì? Venerdì? Non posso, mi spiace. Facciamo lunedì? D’accordo! Buona giornata a lei. Ripone il telefono e sorseggia il caffè. G: Allora, che dicevi prima? V: Non ricordo… nulla d’importante, credo! G: Ah, ok. (a parte) Andiamo bene… V: Giochi di avventura? Ti piacciono? G: Ovvio! Ho appena finito Assassin’s Creed: Revelations! Mitico! L’hai fatto? V: Non ancora. Mi hanno detto che è simile ai precedenti. G: Sì, forse un po’… C’è qualche novità, ma i punti di forza sono trama e grafica! V: Grafica, eh? Ruota sempre tutto lì! G: E la trama pure! È grande: ha un pacco di riferimenti di storia, filosofia… Un videogioco, per me, deve avere una trama da film… se non meglio! V: Qui son d’accordo. Che dici di Silent Hill? G: A parte che mi fa un po’ paura? (ride) Niente di che. V: Niente di che? Ma quali hai giocato? G: Downpour. Quello di quest’anno, e quello prima. V: E i vecchi? G: No. Mio cugino dice che il secondo è bello. Il primo è brutto di grafica. V: Il problema era che la PS non riusciva a gestire

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bene il tutto: la nebbia e il buio servivano a diminuire il numero dei poligoni, poi sono divenuti il marchio di fabbrica del titolo. Capisci? Prendi un difetto e lo rendi un punto di forza! G: Se la metti così è geniale! V: Già… G: Comunque le cose geniali le fanno anche ora! Sai Catherine? V: Chi è? Una cantante? G: Macchè! (ride) È un puzzle game mitico: c’è uno con la girl, che fa lo scemo con una ancora più bona, poi… V: Non spoilerare! G: Scusa! Giocalo però: è tosto, ma bello! V: Ok, amo i puzzle, una volta ne uscivano tanti: Tetris, Columns, Puzzle Bobble, Dr Robotnik’s Mean Bean Machine… G: Me ne segno qualcuno! (scrive) Poi li scarico! V: Bravo! Ora vado però! Ultima domanda: GDR? G: Eh… ci vuole un giorno! Recentemente c’è stato l’ultimo Zelda… V: Skyward Sword? L’ho finito! Un capolavoro sotto ogni aspetto! G: Sì! Skyrim ti piace? V: Lo sto facendo ora. Molto bello, secondo solo a Final Fantasy VII! G: Quello l’ho fatto pure io! Personaggi a pupazzetti, ma grande trama! Ma lo sai Dark Souls? V: No. G: Fallo. Un mondo sconfinato, ambientazioni stupende, massima libertà d’azione, trama bellissima. Non per tutti, vista la difficoltà, ma per gli amanti è un must! Questo è il mio ID online, (scrive) poi mi dici.

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playstation 1 presentata dalla sony computer entertainment nel dicembre del 1994. nel 2010 il designer della sony teiyu goto ha rivelato che i quattro tasti triangolo, quadrato, croce e cerchio rappresentano rispettivamente una freccia direzionale (ed è infatti usato solitamente per visualizzare mappe o informazioni-guida), un foglio (nei giochi apre di solito menù e documenti) ed il sistema batsu/maru (×/o), che in Giappone è usato per dire no/sì

Si scambiano gli ID. V: Beh, è stato un piacere. Ci vediamo online! G: Anche per me. Sei ganzo, dopotutto! Exeunt.

OLD VS NEW FIFA ’12 (1) è forse il miglior gioco sportivo in giro, forte di una realizzazione da urlo e di un realismo senza pari. Eppure anche gli omini di Sensibile Soccer assicuravano ore di divertimento, giusto? La saga di Assassin’s Creed è una delle più amate di questi anni: ottimo impianto narrativo e pregevolissima fattura, ma come non farsi travolgere dalle misteriose atmosfere di Tomb Raider I (2)? Molti considerano ancora Final Fantasy VII il miglior RPG di sempre: perfetto in (quasi!) ogni dettaglio, riusciranno le tetre atmosfere di Dark Souls (3) a detronizzarlo? Allo stesso modo, Street Fighter II è stato il padre dei moderni picchiaduro, Street Fighter X Tekken aggiunge qualcosa in più o è solo l’ennesima variazione sul tema infarcita di poligoni? Tetris è ancora il miglior puzzle, o le atmosfere oniriche di Catherine hanno reso obsoleti i blocchi colorati?


nerdzone/manga

MAKI

d

CIARi A

MELLA

Kiss me Licia, a porn story I've seen enough Hentai to know where this is going...

T

ETTE. Bene, ora che ho attirato la vostra attenzione passiamo al secondo punto: PORNO. Spero che la sottoscritta non debba spiegarvi in cosa consiste un porno, in tal caso lungi da me rovinare la vostra innocenza: cambiate pagina e ricordatevi che le donne sono esseri illibati. Infatti mi accingo a parlare di Hentai, il favoloso e fantasioso mondo del porno giapponese. Hentai è una parola giapponese che letteralmente vuol dire “pervertito, perversione”; viene utilizzata per indicare tutto ciò che rientra nel genere delle perversioni sessuali e, dalla nascita di internet, viene collegata anche a tutte le immagini o video che riproducono manga erotici. Adesso immaginate un porno. No, non quello di Sara Tommasi, che oramai mette anche un po' di tristezza, intendo un bel porno. Avete mai pensato che fosse riduttivo limitare l’esperienza pornografica esclusivamente al rapporto sessuale? Non avete mai pensato che ci potesse essere dell’altro? Gli Hentai danno spazio a questo tipo di esigenza. Infatti attraverso personaggi disegnati si può dare spazio alle più assurde fantasie, sfuggendo alle leggi della fisica e, a quanto pare, anche a quelle giudiziarie. La prima differenza che salta all’occhio tra l' Hentai e il porno “reale” risiede inevitabilmente nelle smisurate dimensioni degli organi sessuali e affini. Un ragazzo a sedici anni non brilla per autostima e se nella lontana era b.W. (before Web) il suo paragone avveniva con pornoattori adulti e si convinceva

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che c'era ancora speranza, gli Hentai gliel'hanno annientata. Infatti i protagonisti solitamente sono adolescenti che finiscono in un luogo (scuola, casa, giungla, spazio...) popolato da ragazze che vanno in giro come se un battito d'ali di farfalla potesse far cascare la bretella di dieci reggiseni; formati da coppe che dovrebbero contenere un seno di una fanciulla in fiore, ma che spesso sembrano più essere adibiti al trasporto di due palloni da spiaggia che queste formose adolescenti hanno lì dove le normali donne hanno un seno. Il giovine, tutt'altro che sprovveduto, nel giro di due minuti dall'inizio del video ne ha già circuita una, molto probabilmente quella con gli occhi più grandi. Cosa succede a questo punto fra i due giovani è quello che succede fra un qualsiasi ragazzo e ragazza con gli ormoni in fermento e non sto qua a spiegarvelo; ma quando il ragazzo si spoglia abbiamo un’immane visione, fonte di devastanti paragoni per lui e ingenue speranze per lei (tutto ciò perché l’anatomia umana ci ricorda che il signor pene non può essere più grande della testa del suo detentore). Durante quello che un normale spettatore definirebbe uno scontro tra titani, ma che per un habitué degli Hentai è prassi, possiamo osservare un fenomeno molto particolare: l'assenza di forza di gravità. I diversi organi sembrano essere dotati di vita propria e si può vederli triplicare, aumentare di dimensione e al contempo continuare ad avere una sodezza incredibile, fino ad arrivare al punto di staccarsi dalla ragazza/o a cui appartengono per andarsi a prendere un caffè al bar sotto casa. Un’altra peculiarità degli Hentai riguarda i protagonisti di tali opere.


MYGENERATION

La prima differenza che salta all'occhio tra l'Hentai e il porno "reale" risiede inevitabilmente nelle smisurate dimensioni degli organi sessuali e affini

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hentai è una parola giapponese che significa in questo caso "anormalità", "anormale", o "pervertito", ma anche, in altro contesto, "metamorfosi". In giappone si utilizza soprattutto con il significato di "sessualmente perverso" e ha una connotazione molto negativa, in quanto indica forme di "perversione sessuale" (hentai seiyoku). Al di fuori del Giappone viene usato per

riferirsi a opere a sfondo pornografico, divise principalmente tra hentai anime, hentai manga e videogiochi contenenti riferimenti sessuali (Eroge) o espliciti (H game). Per riferirsi a quanto inteso con esso in Occidente, viene usata invece l'espressione jū hachi kin anime (anime vietato ai minori di 18 anni), oppure seijin manga (manga per adulti).

2 Vi ricordate di Kiss me Licia? C'è un Hentai su di lei! Oppure sapete che fine ha fatto Misty, la simpatica protagonista della serie pokémon? Sappiate solo che Squirtle e Pikachu non sono mai stati tanto affettuosi con lei. Passato il trauma iniziale, so già che la metà dei lettori starà googlando tutte le immagini di Licia in versione hot, per l'altra metà che ancora sta leggendo vi informo purtroppo che, quando i protagonisti di un Hentai sono personaggi di un anime preesistente, la sua qualità è scadente, stesso dicasi per quelli con esseri tentacolari e alieni. Un buon Hentai si riconosce per la qualità del disegno, la cura nei particolari e una trama ben strutturata, anche unita ad un pizzico di ironia; tutte caratteristiche che, a chi vuol passare un pomeriggio in solitaria, importano ben poco. Per ora la produzione di un buon Hentai è perlopiù riservata e apprezzata, per ragioni culturali e d’ignoranza, dal pubblico giapponese. MYGENERATION consiglia“Another Lady Innocent”, un anime Hentai prodotto da Satoshi Urushihara che, oltre ad avere una cura nei disegni apprezzabile in ben pochi manga del genere, presenta una trama curata e misteriosa. Inoltre suggeriamo anche il divertentissimo “La clinica dell'amore”, manga di Haruka Inui in nove volumi, in cui i due protagonisti, il dottor Sawaru Ogekuri e l'assistente Ruko Tatase, insieme all'incredibile pene del dottore che ha la sua stessa faccia, aiutano i diversi pazienti con i loro problemi di natura sessuale. Quindi, basta con il solito porno crudo e scadente, senza trama e che non fa nemmeno divertire. Guardate gli Hentai che, tutto sommato, sono anche più realistici.

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HENTAI MIX 1) ANOTHER LADY INNOCENT è un anime hentai prodotto in Giappone l'11 novembre 2004 dal mangaka Satoshi Urushihara autore di titoli come Plastic Little e Chirality. L'anime si fa apprezzare per la cura maniacale dei dettagli, cosa non frequente per i prodotti hentai e per l'eccellente colonna sonora. Anche se durante i titoli di coda sono presenti alcune scene del secondo episodio attualmente non si hanno ancora notizie al riguardo. 2) BIBLE BLACK è un videogioco hentai creato da Sho Hanebu e Yasuyuki Muto e prodotto in Giappone nel 2000, da cui è stata tratta una serie animata nel 2001. La storia è intrisa di misticismo, simbolismo e ovviamente di scene di sesso. Essa ruota attorno ad un antico libro di incantesimi, la "Bibbia nera" del titolo, e delle conseguenze che essa ha sulle persone abbastanza sfortunate da entrarne in possesso. 3) LA CLINICA DELL'AMORE è un manga hentai disegnato da Haruka Inui a partire dal 1987. Il manga consta di due serie: in Italia la prima è stata pubblicata dalla casa editrice News Market, mentre la seconda dalla Play Press Publishing.


trends

Hollywood SEX ADDICTION di pasquale caiazza

pasquale.caizza@mygenerationweb.it

S

Si potrebbe iniziare, per gradire, da Charlie Sheen, anzi no Micheal Douglas, calma calma, sarebbe invece meglio iniziare scrivendo di David Duchovny. Se la combinazione di queste tre celebrity “made in USA” non vi dice nulla allora si può provare a rincarare la dose ed aggiungere: Tiger Woods, Jack Nicholson, Robert Downey Jr., beh si ora ci siamo, ma per quelli di voi che hanno le sinapsi un po’ intorpidite da questi mitologici anticicloni tropicali, possiamo scomodare Colin Farrell, Robbie Williams ed anche Bill Clinton. Si ora, forse, ci siamo tutti, si tratta di alcune delle super star che hanno ammesso di avere una dipendenza da pratiche sessuali. Sono quei pazienti che oltreoceano vengono definiti sexaddicted. Sono individui affetti da un disturbo psicologico e comportamentale che li

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induce a sperimentare una necessità patologica ossessiva di rapporti sessuali, che per molti versi può essere accostata alla dipendenze da stupefacenti, alcolici e gioco d’azzardo. Esistono dei test per individuare se ci si ritrova dinanzi a ipersessualità o a più comuni devianze sessuali, negli Stati Uniti il test “SAST”, mentre in Italia il “SESAMO”. I trattamenti per dipendenza sessuale solitamente includono psicoterapia, incontri di gruppo simili a quelli degli “alcolisti anonimi”, ed in alcuni casi l’utilizzo di farmaci antidepressivi con il fine di procurare un abbassamento del livello di libido.

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“Sono dipendente dalla pillola blu”. Questo è quanto dichiarato da Micheal Douglas, protagonista di Basic Instinct e “Attrazione Fatale”. La sua interpretazione al fianco di Sharon Stone in una delle pellicole di maggior successo e dal maggior tasso di erotismo degli anni ’90 ha sicuramente accentuato la sua sessodipendenza, costringendolo a trascorrere un periodo di cura in rehab. Patologia dalla quale pare l’ ultrasettantenne Micheal sia riuscito a venirne fuori grazie a Catherine Zeta Jones, sua giovane e bella sposa, e proprio grazie all’aiutino della pillolina blu.

David Duchovny «Sono entrato volontariamente in una clinica per il trattamento della dipendenza da sesso» dichiarò nel 2008 l'ex star della serie "X Files". Secondo una fonte non meglio precisata del National Enquirer, Duchovny ha più e più volte tradito la moglie, l’attrice Tea Leoni, ed ha ammesso i tradimenti solo quanto la moglie – dopo 11 anni, vorrei ben vedere – è diventata sospettosa. Per tentare di salvare il salvabile l'attore è finito in terapia al “The Meadows” per un trattamento di 35 giorni.


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 BILL CLINTON Nel 1995 Monica Lewinsky iniziò una relazione con l'allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. La donna ne rivelò i dettagli a una sua amica, Linda Tripp, che lavorava al Dipartimento della Difesa e registrava le telefonate con la Lewinsky. Quando, nel 1998 scoppiò il caso, la Tripp decise di consegnare i nastri delle telefonate al giudice Kenneth Starr, che indagò sui comportamenti del presidente. Scoppiò lo scandalo, che ebbe risonanza mondiale, e portò la Camera dei Rappresentanti a sfiduciare Clinton per aver mentito sulla presunta relazione.

TIGER WOODS  Nel 2010 Tiger Woods ha svolto una terapia contro la dipendenza da sesso in una esclusiva clinica del Mississippi, specializzata nel trattare questo tipo di disturbi. Woods è finito nella bufera quando si è alzato il velo sulle sue numerosi amanti. Negli ultimi mesi 14 donne hanno raccontato di avere relazioni sessuali con il campione di golf. In basso a sinistra, Rachel Uchitel, la prima, a quanto pare, ad aver ricevuto una proposta a sei zeri per tenere la bocca chiusa. Accanto Elin Nordegren, moglie di Woods.

Ben più grave invece è stato il vortice di problemi nel quale è entrato Tiger Woods, a seguito delle sue incessanti frequentazioni con conigliette e pornostar, che sono andate a spifferare nei talk show di mezzo mondo le abitudini sessuali dell’ asso del golf di origini thailandesi. Woods, però, si è curato in una clinica del Missisipi specializzata per le riabilitazioni da disturbi sessuali, all’ingresso della quale ha dovuto firmare un clausola di astinenza per almeno 18 settimane. Charlie Sheen delle dipendenze non se ne fa proprio mancare una; la rivista Maxim lo ha inserito al secondo posto nella

classifica delle “100 legende sessuali viventi” poiché il buon Charlie pare si sia accompagnato nel corso della sua vita ad almeno 5000 donne, sono state “solo” 2000 invece le partner di Jack Nicholson che in questa speciale classifica si è piazzato all’ottavo posto. Situazione analoga quella di Robert Downey Jr. per il quale però la dipendenza dal sesso ha sicuramente condotto a conseguenze meno gravi rispetto agli anni bui della tossico dipendenza che lo hanno allontanato dal grande schermo ed avvicinato a cliniche e penitenziari. Il vecchio Bill è stato invece protagonista

CHARLIE SHEEN Charlie Sheen può considerarsi un dipendente seriale. Ad esempio, Il 28 gennaio 2011, Sheen ha iniziato un programma di recupero in seguito a un eccessivo uso di alcolici e droghe. L'ottava stagione di "Due uomini e mezzo" fu inizialmente messa in pausa e poi definitivamente conclusa dopo 16 episodi trasmessi. Notizia recente è la dipendenza da Twitter. L'attore sarebbe così legato al social network da "twittare" anche quando fa sesso. A rivelarlo, platealmente, è la sua ex amante, la pornostar Bree Olson, che ha appena inciso una canzone in cui attacca un suo ex flirt.

del più grande sex-scandal della storia del Novecento. La sua scrivania ha fatto da sfondo a mesi di polemiche e barzellette e il suo appetito sessuale extra coniugale lo ha costretto a mentire al Congresso e a lasciare la sua poltrona alla Casa Bianca. David Duchovny nella serie televisiva “Californication” interpreta un depresso scrittore perennemente in crisi di creatività, e soprattutto incapace di controllare i propri desideri sessuali in rapporto ai doveri di padre ed alla necessità di una compagna stabile. Pare proprio che Duchovney abbia traslato in modo integrale le caratteristiche di Hank Moody, suo omologo televisivo, nella propria vita privata, infatti l’attore americano ha ammesso di avere problemi di alcolismo collegati anche ad una dipendenza da materiale pornografico virtuale. Ci sono tante celebrità alle prese con problemi di ipersessualità e poi c’è lui: Umberto Billo, umile portiere di un albergo veneziano e degno erede di Casanova, che in un'aula di tribunale giurando dinanzi alla legge ha dichiarato di avere amato più di ottomila donne, complimenti Umberto!

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trends/moda

Amancio Ortega GaoNa

SR. ZARA di pasquale caiazza

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La storia del self made man è conosciuta tutti: è quella di quegli uomini che dal nulla riescono ad arrivare alla vetta. Per alcuni di loro, però, quella vetta è posta così in alto che, guardandosi alle spalle, quasi non riescono più a ritrovare il proprio punto di partenza. Hollywood ce l’ha dipinta come il sogno americano ma questa che racconteremo nelle prossime righe invece è la storia di un sogno tutto galiziano, di un sogno tutto spagnolo. La Galizia è quella regione spagnola situata sulla costa atlantica al nord del Portogallo, non è chissà quanto rinomata, il tonno è una grande specialità galiziana, è poi c’è Santiago de Compostela ,mistica meta di pellegrinaggi. Questa

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storia comincia invece nella città galiziana di La Coruña. Anni ’50, Amancio Ortega Gaona, si trasferisce da Leon a La Coruña per seguire il padre ferroviere, da ragazzino inizia a lavorare come commesso in alcuni negozi di abbigliamento della cittadina galiziana, evidentemente lì comincia a sviluppare forte senso imprenditoriale, ma soprattutto una incredibile capacità di leggere i bisogni così mutevoli della clientela del settore dell’abbigliamento, ovvero la più efficace chiave di volta per ottenere vantaggio competitivo nel settore del fashion. Nel 1972 Ortega al fianco della prima moglie Rosalia Mera fonda “Confecciones Goa” (Goa è l’acronimo delle sue iniziali al contrario) che era specializzata unicamente in biancheria da bagno, e tre anni dopo fonderà il suo primo rivenditore monomarca di proprietà, quello che poi sarebbe diventato il più grande colosso spagnolo dell’abbigliamento: ZARA. Nell’ultimo decennio ZARA ha completamente rivoluzionato il concetto di fare moda in Europa, ed ha espanso i propri

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confini anche nei mercati americani e dell’estremo oriente, potendo contare su quasi cento punti vendita soltanto in Cina ed altri sessanta negli Stati Uniti. Lettura immediata delle esigenze della clientela con una impareggiabile capacità di rispondere al mercato in poco più di tre settimane, rifornendo circa due volte a settimana gli store di tutto il mondo, ma soprattutto una dinamica produttiva completamente internalizzata che gli consente di godere di una struttura di costo bassissima, a tutto vantaggio della clientela che così ogni mese può trovare lo stesso capo nello store di Roma e quello di Hong Kong ad un prezzo più che dimezzato rispetto alle grandi griffe dell’alta moda. L’impero di Amancio Ortega non è però solo Zara, ma comprende anche Massimo Dutti, Stradivarius, Pull and Bear, Bershka, Oysho, Zara Home, Uterque e Tempe, tutte società che fanno capo alla holding Inditex. Anche gli altri gioelli di famiglia soprattutto Bershka e Pull and Bear, hanno seguito le orme della loro sorella maggiore, puntando tutto su capi di mas-


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GLOBAL COMPANY 1) Interno del negozio di Roma, sito in Via del Corso. Il punto vendita aperto nell'ottocentesco Palazzo Bocconi, ex sede storica dei grandi magazzini La Rinascente, in via del Corso 189, è il più grande flagship store del mondo completamente a impatto zero. 2) Il lussuoso atrio dello store di Milano, sito in in Corso Vittorio Emanuele II. 3) Interno di Zara a New York, 5th Avenue. 4) Una vetrina di Zara a Madrid.

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sima tendenza (ottenuta anche, se non unicamente, rifacendosi alle collezioni dei grandi marchi di moda globali) e leadership di costo, ottenuta anche grazie a zero costi di pubblicità che rientrano nel prezzo per il consumatore finale. La rivista americana Forbes, che ogni anno stila la classifica degli uomini più ricchi del pianeta, nel 2012 lo ha inserito al quinto posto con un patrimonio personale stimato intorno ai 38 miliardi di dollari, e secondo nel settore della moda, dietro solamente a Bernard Harnauld a capo del gruppo Luis Vuitton Moet Hennessy. Il trend degli ultimi è in continua ascesa, ci sono tutti gli indizi per poter credere che ancora pochi mesi e Inditex diventerà il primo gruppo mondiale del fashion. Ortega ha da poco annunciato che lascerà la guida del suo impero all’attuale vice presidente e CEO Pablo Isla.

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PAPERONI D'EUROPA INGVAR FEODOR KAMPRAD

Nato a Ljungby il 30 marzo 1926, Kamprad ha fondato nel 1943 IKEA. Al 2012 risulta essere ,secondo l'autorevole rivista Forbes, il 377esimo uomo più ricco del mondo con un patrimonio di "soli" 3 miliardi di dollari. Tuttavia non è più il proprietario dell'azienda (in una sua dichiarazione spiega di aver dato le dimissioni perché desiderava pagare meno tasse), quindi IKEA non dovrebbe essere inclusa nel computo dei suoi possedimenti.

MICHELE FERRERO

Nato a Dogliani (in provincia di Cueno) il 26 aprile 1925, Ferreo è il proprietario del gruppo di famiglia, la dolciaria "Ferrero". Secondo Forbes risulta essere al 1º posto nella lista degli uomini più ricchi d'Italia ed al 23° nel mondo, con un patrimonio stimato in 19 miliardi di dollari. Il gruppo di Michele Ferrero detiene diversi marchi commerciali, molto famosi, tra cui la linea di prodotti Kinder Cioccolato e la crema Nutella.

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trends/design

MADE IN

PININFARINA

di MARCO CAPASSO

marco.capasso@mygenerationweb.it

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Nelle officine torinesi della Pininfarina, fra gli ingegneri, i designers, gli architetti e chiunque collabori al ciclo creativo della produzione, resta chiaro il messaggio lasciato da Sergio Pininfarina:"In un mondo così sensibile al successo economico, la creatività vince la sua battaglia con l’economia. Solo chi è capace di

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produrre continuamente innovazione nel proprio processo creativo può avere successo." Sergio Pininfarina, torinese classe 1926, insieme a Bertone e Giugiaro ha rivoluzionato il mondo dei designers gettando le basi per la creazione di quella scuola di carrozzieri torinesi divenuta ormai sinonimo di eccellenza italiana. Di sperimentazione in sperimentazione, infatti, il marchio Pinin Farina (dal piemontese "pinin" in riferimento al padre e al suo essere il piccolo della famiglia n.d.r.) divenne sinonimo di carrozzerie eleganti con un design mai fuori tempo ma sempre avanguardista. Da sempre la storia dell’auto è la storia

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delle sue forme, della bellezza e dell’eleganza, della trasformazione di un sogno estetico in realtà. L’artista è lo stilista e le sue opere sono opere d’arte, espressione di un talento che si tramanda di generazione in generazione creando un sogno inconfondibile. Si racconta che nel maggio del 1951, quando Sergio Pininfarina aveva 25 anni, fece un viaggio con il padre fino a Tortona per pranzare in una vecchia trattoria con Enzo Ferrari. Fu questo l'incontro che cambiò per sempre la storia dell'automobile. Ferrari desiderava a tutti i costi che la sua auto fosse vestita "come una donna affascinante e famosa, da uno stilista di


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Solo chi è capace di produrre continuamente innovazione nel proprio processo creativo può avere successo classe mondiale" e spesso scherzando con i giornalisti amava ripetere che "l'auto più bella è quella che vince sempre". Pininfarina, per quel genere di vestiti, era il sarto migliore. L'intesa fra i due fu instantanea, parlavano infatti lo stesso linguaggio da officina, Ferrari descriveva telaio e motore e Pininfarina già immaginava "l'abito" che poteva contenerli. Raramente, in campo automobilistico, una collaborazione è stata cosi fruttuosa e duratura, merito soprattutto di Sergio, il quale anche se appena laureato e con poca esperienza seppe dare fin da subito un'impronta decisiva al processo creativo liberando l’automobile dalle caratteristiche monumentali e decorative che ancora si portava dietro e aprendo finalmente una nuova stagione del design ampiamente testimoniata dalle prime Ferrari-Pininfarina degli Anni 50. Nel 1959, quando Sergio prende le redini dell'azienda di famiglia, la Pininfarina cambia radicalmente aspetto. Vengono progettati e costruiti nuovi stabilimenti, dallo schizzo realizzato a mano si introduce il disegno automatico, viene creato un centro studi e, fiore all'occhiello della società, si inaugura la prima galleria del vento italiana. Il successo del brand Pininfarina è immediato, il team dell’ingegnere infatti si mostra in grado di creare e realizzare carrozzerie esteticamente sempre più sofisticate e in grado di favorire l’aerodinamica dell'auto. Dal 1986, tramite la divisione Pininfarina Extra, l’esperienza maturata nel settore automotive in collaborazione con i più prestigiosi marchi internazionali viene messa al servizio del product design attraverso partnership con aziende operanti nelle più diversificate categorie merceologiche. Con oltre 25 anni di attività nello sviluppo di progetti di Industrial Design e con più di 400 progetti all’attivo, e decine di premi di design già conseguiti, a Londra, proprio in questi mesi estivi, viene celebrato il design Pininfarina. Al centro dell'attenzione mondiale c'è la ricerca, la cura maniacale per i particolari e un’attenzione mirata alle esigenze e ai sogni dell’uomo, che hanno proiettato la Pininfarina Extra al vertice delle case di design industriale. Alcune delle sue creazioni sono diventate delle vere icone e trovano posto nella mostra londinese. A cominciare dal simbolo delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, la Torcia, che Pininfarina ha disegnato, progettato e

costruito in oltre 12.000 esemplari. Tra le altre opere in esposizione, il dispenser di bevande Free Style, che Coca-Cola sta installando in ogni angolo degli Stati Uniti, e la nuova macchina per il caffè Lavazza Firma, che farà presto il giro del mondo, ma anche concetti innovativi come il casco Pininfarina o la bike della linea di macchine per il cardiofitness Panatta Sport Pininfarina. E poi ancora, attraverso le grafiche degli spazi espositivi, il progetto dello stadio Juventus, il Keating Hotel di San Diego, gli appartamenti di lusso per il progetto Millecento di Miami, gli aerei, i treni, le pensiline fotovoltaiche per la ricarica di auto elettriche. Quello che prima era frutto del genio di un solo uomo, sotto la guida di Sergio Pininfarina è diventato un eccellente esempio di lavoro collettivo, ispirato a uno

ESEMPI DI STILE La Ferrari F12 Berlinetta, presentata sul web il 29 febbraio 2012 e "dal vivo" al Salone dell'automobile di Ginevra. È il primo modello della nuova generazione di berlinette Ferrari con motore a 12 cilindri. In basso lo Juventus Stadium, inaugurato l'8 settembre 2011. Il 20 marzo 2012 l'UEFA lo ha designato come sede della finale della UEFA Europa League 2013-2014.

stile sempre nuovo e pur sempre riconoscibile, come si riconosce lo stile di un pittore o di un grande creatore di moda. Il suo più grande merito è stato proprio quello di respingere sempre i tentativi di modificare il codice genetico del marchio, quel misto di equilibrio estetico ed elegante sobrietà che durano nel tempo e rendono tutti i modelli Pininfarina così longevi e resistenti al passare dei gusti e delle mode. Questa è la storia del design Pininfarina. Dal fondatore "Pinìn" al figlio Sergio fino a oggi, con i designers che operano al Centro Stile di Cambiano, il tratto Pininfarina, sinonimo del più autentico made in Italy, attraversa 80 anni di storia ed emozioni e delinea la forma del nostro futuro.


trends/news from the world

What is mine is yours

The big shift from 20th century's hyperconsumption, to 21st century's collaborative consumption

J James Smith wakes up in a room in Victory Ave, Kowloon, Hong Kong. It is not his own flat, it is not a bed and breakfast or a hotel: he is paying a small amount of money to stay at George Sun’s, a HK local, home which he just met the night before. James is paying his vacation with the money he collects from renting out his own flat in San Jose, California to strangers when he is travelling abroad.

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di GIANLUCA DE SANTIS

gianluca.desantis@mygenerationweb.it

While he’s home, he just rents his extra room to help pay the utilities and to enjoy the company. Recently he also gave up his car since he realized that he was paying hundreds of bucks in insurance, maintenance and parking to use it barely 1 hour per day. Now whenever he needs one, he rents his neighbors’ ones for a few dollars and he even gets to choose whether he feels like driving a sport car or a pickup. Similarly, when he had to fix his roof, instead

Renting is better than owning

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of rushing to the hardware shop to purchase items he would have hardly used again in his life, he rented everything he needed from a nice guy from Fresno. When he had to borrow $2000 to buy tiles, concrete and other building materials, instead of walking to a bank he contacted 200 people from around the USA he did not know, and obtained a $10 loan from each of them at much better rates than a bank’s ones. Since his younger son was born, he started to receive lovely boxes full of highquality kids’ clothing from other parents across the country, whose cost is only $15 each. Then when his son no longer wears the clothes, he sends them to other parents that may need them, thus feeling he is doing something good and avoiding the hassle of having his home


MYGENERATION loaded with useless clothes. Then he started wondering whether he could access rather than purchase also other items, and found out that he could share with other consumers, books, DVDs, toys, a garden to grow his own vegetables, even another person’s time and skills to perform tasks he did not have the time to carry out. How can Mr. James Smith possibly do all these things? Although James Smith obviously is a fictitious name, his lifestyle and all the transactions just described are real and are all happening today on collaborative online markets. The renting of flats, houses, rooms and even castles or island, takes place on C2C platforms such as Airbnb and Wimdu; companies like RelayRides enable consumers to safely rent their cars to other consumers; Zilok and Rentoid allow matchmaking of owners and wouldbe renters of practically any kind of item, and so on and so forth. But, what is a collaborative market? Simply put, it is an online platform on which consumers seeking convenient access to a good can meet other consumers that own that good, and are willing to share it within a community at a given price. The market acts as a trusted intermediary for both parts, enabling the coordination of demand and supply, reducing transaction costs and information asymmetries, and easing the self-regulation of the community. It deploys efficiently assets it does not even own, letting consumers rent them at a fraction of the price required by traditional players (if any); it provides support in different ways and makes sure on one hand that the benefits of accessing a service overcome the burdens of owning a product, on the other hand that some value can

be created out of assets that would be otherwise fundamentally depreciating. C2C markets represent the apex of the tremendous changes that e-commerce underwent especially in the last five years, as they introduced the idea that people can efficiently and effortlessly rent online an extremely wide range of items rather than being limited to purchasing them. But let’s to nail down some real data: On average cars sit unused 23 hours/ day and when they are actually used it is only by one occupant, nevertheless many families own more than one car. Car sharing enables users to save an average of $400-$600 monthly on insurance, maintenance, and other costs and educates them to drive less, as reportedly 47% users did, after joining the service. Besides, car sharing schemes have the potential to remove cars off the streets: 15 to 20 privately owned cars for every shared car. Want more? A college textbook swapped 10 times over its life replaces between 5 and 7 new copies, not to mention the environmental and financial savings achievable by swapping owned books on platforms, BookMooch alone has swapped over 3 million books to date. The Lending Club – a P2P lending website – issued over $20 million in consumer loans in July 2011 and passed $335 million in total loan originations as well as $28 million in interest paid to investors since its inception. In plain words, the revolutionary potential on a global scale of the emergence of these markets appears comparable to the impact had by earlier e-commerce businesses. As the spread of online music with iTunes and the Apple Store destroyed the traditional record business,

The sharing of all kinds of assets on a scale never possible before or online booksellers such as Amazon shattered the traditional book retailing industry, C2C marketplaces have the potential to rewrite the rules of competition across several industries and markets. Similarly, why should someone pay for an expansive hotel room when he can sleep at a low cost in a safe and cozy flat rented out by a local peer? If platforms such as Airbnb and Wimdu keep on growing at the same pace they are growing at today, the impact on the hospitality industry and on the demand for hotel rooms will unavoidably be devastating, and perhaps comparable, for instance, to the one had by the rise of online travel agencies on the traditional travel agency business. C2C share-based markets do not seem to be a niche trend, but rather a snowball idea, which millions of people globally have already embraced They embed the potential to radically rewrite the rules of competition as well as to democratize several industries, granting perhaps for the first time consumers the possibility to mold first hand the world they shall live in. What are you waiting for? Keep it up!

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we can be 52

HEROES just for ONE DAY

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trends/music

IMMANUEL

CASTO Il fenomeno del Porn Groove italiano Avvertenza: il contenuto di questo articolo non è adatto ai perbenisti e ai ferrei osteggiatori del trash.

DI PASQUALE CAIAZZA

C

Cominciamo dando una definizione fondamentale. Porn Groove: genere musicale che inizialmente veniva identificato con le colonne sonore delle pellicole pornografiche. Negli ultimi anni si è evoluto in una più ampia accezione che ricomprende una tipologia di musica che fa uso di chitarre e sintetizzatori affondando le radici nella dance anni ’80, con testi dalla scrittura molto spinta e con rifermenti sessuali espliciti. In Europa il pioniere del genere è stato

il cantante svedese Ghunter, ma in Italia il re indiscusso del Porn Groove è Immanuel Casto. Trentadue anni da Alzano Lombardo, Manuel Cuni, in arte Immanuel Casto, è uno dei maggiori fenomeni di Youtube degli ultimi mesi. La sua esperienza nel mondo musicale ha inizio nel 2004, con quella che sarà una delle sue hit principali “Anal beat”. Da lì l’ascesa come cantore di una serie di stereotipi, che portati all’esasperazione attraverso il racconto con testi boccacceschi e senza dubbio trash, lo hanno portato alla ribalta nazionale ed hanno decretato la nascita del Porn Groove italiano. I titoli più interessanti del nostro “casto divo” sono: “Escort 25”, “Sniffate rettali”, “50 bocca/100 amore”. Si, siamo alle prese con un vero fenomeno del buongusto! Cari lettori sarete lieti di sapere che Immanuel Casto, oltre ad essere un così fine dicitore, è anche

membro del Mensa, l’associazione nata ad Oxford che riunisce il 2% della popolazione con un quoziente intellettivo sopra i 141 punti. Interrogarsi sul perché del successo di questo genere è un’operazione che lasciamo fare agli altri: ai critici, ai sociologi, o magari ai massmediologi. Ciò che mi piacerebbe sottolineare è come in realtà la prosa iperbolica del Cuni, che senza dubbio nelle sue espressioni più spinte può essere avvertita come volgare e talvolta fastidiosa non solo per le orecchie più sensibili, non faccia altro che raccontare abitudini o degenerazioni sessuali della penisola, che attraverso un processo di istituzionalizzazione (e in alcuni casi di “parlamentizzazione”) hanno travolto questa stessa società talvolta fastidiosa e quasi sempre imbarazzante, non solo per le orecchie più sensibili.

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sport

munich RICORDO DI UNA STRAGE DI GABRIELE BASILE

gbasile.mygeneration@gmail.com

P

roviamo a visualizzare tutti i popoli riuniti sotto un’unica bandiera, in un clima di festeggiamenti ed allegria; immaginiamo di esaltare – una volta tanto – valori come la lealtà, l’impegno, la sportività, e di riunirci davanti alla TV per supportare i nostri campioni azzurri, e non mi riferisco alla nazionale di calcio… o almeno non solo a quella! Questa descrizione dai toni idilliaci non è uscita dai deliri di qualche figlio dei fiori residuato degli anni ’60 e strafatto di acidi, al contrario si tratta di uno scenario che si verifica con una certa continuità: ogni quattro anni infatti, in occasione dei Giochi Olimpici, smettiamo i panni tipicamente italiani del tifoso “rosicone” e antisportivo, per trasformarci in altrettanti emuli di Pierre de Coubertin, sostenendo tutti i nostri atleti con affetto e partecipazione, indipendentemente dai risultati che essi riusciranno a conseguire.

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Perché, in fondo, è questo lo spirito olimpico: lo sport dev’essere gioia, momento di festa e di aggregazione tra i popoli. Vincere? Assolutamente secondario all’άγών e allo spirito di partecipazione: nient’altro che un contorno al piatto principale. Certo, si potrà obbiettare che questa idea è andata perduta e che anche le Olimpiadi sono dovute scendere a patti con una nuova idea di sport asservita alla vittoria, al profitto e alle multinazionali, ma questi non sono che discorsi ormai triti e ritriti che lasciano il tempo che trovano; ciò che ci interessa è che nei giorni che verranno si discuta di atleti, di medaglie, di record e non di avvenimenti che con lo sport hanno ben poco a che vedere. Eppure già si parla molto del rischio attentati e degli ingenti stanziamenti anti-terrorismo effettuati dal Governo Britannico: in tutto gli addetti alla sicurezza saranno quasi venticinquemila, una cifra davvero notevole che testimonia quanto il ricordo di ciò che


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Sfruttando i livelli minimi della sicurezza, i terroristi riuscirono ad infiltrarsi all'interno del Villaggio Olimpico in più di un'occasione accadde ad Atlanta nel 1996 sia ben viva nell’immaginario collettivo. Quell’edizione dei giochi fu infatti funestata dall’esplosione di un ordigno durante un concerto, che provocò la morte di due persone e il ferimento di molte altre; il responsabile, Eric Robert Rudolph dichiarò di aver agito come conseguenza della politica di Washington in materia di aborto e diritti degli omosessuali. Ma, se associamo Olimpiadi e attentati terroristici il pensiero non può che correre agli avvenimenti di quel settembre 1972, in occasione dei Giochi di Monaco, in Germania Ovest, quando otto Fedayyin appartenenti all’organizzazione palestinese Settembre Nero si resero protagonisti del sequestro di undici atleti appartenenti alla rappresentativa Israeliana. Si trattava di un momento molto delicato: per la prima volta, dopo i Giochi del 1936, la Fiaccola Olimpica faceva ritorno in Germania e gli organizzatori erano desiderosi di mostrare un paese del tutto nuovo e democratico, che guardava al futuro con rinnovato ottimismo. In quest’ottica si spiegano le basse misure di sicurezza adottate a protezione del Villaggio Olimpico: per scacciare quanto più lontano possibile il ricordo dei soldati e delle svastiche di trentasei anni prima, la sorveglianza fu affidata a volontari scarsamente equipaggiati ed addestrati ad intervenire perlopiù in caso di risse o di ubriachezza. Sfortunatamente, il Governo Tedesco non era il solo a voler offrire una nuova immagine di sé: quelli di Settembre Nero erano infatti usciti con le ossa rotte da un tentativo di dirottamento aereo ed individuarono nella manifestazione sportiva l’occasione ideale per ottenere visibilità ed infondere nuova linfa alla loro

causa. Il Comitato Olimpico Internazionale aveva infatti del tutto ignorato la richiesta di partecipazione ai giochi inoltrata dalla Federazione Giovanile della Palestina: un simile trattamento fu la scintilla che, in un caldo giorno di luglio accese la miccia che da lì a poco avrebbe fatto saltare una enorme polveriera. Sfruttando i livelli minimi della sicurezza, i terroristi riuscirono ad infiltrarsi all’interno del Villaggio Olimpico in più di un’occasione, riuscendo in questo modo a farsi un’idea ben precisa della struttura; poi intorno alle 4 del mattino del 5 settembre, armati fino ai denti e spacciandosi per atleti, penetrarono all’interno del Villaggio dirigendosi immediatamente verso gli alloggi del team israeliano. Uno degli atleti, tuttavia, fu svegliato dal rumore delle porte scassinate e dette l’allarme permettendo al suo compagno di stanza di fuggire; seguirono delle colluttazioni e gli sportivi (per la maggior parte pesisti o lottatori) si batterono con valore, ma alla fine due di essi perirono e gli altri furono fatti prigionieri. Poco dopo le ore 5.00, i terroristi resero chiare le loro intenzioni: richiedevano la liberazione di un gran numero di detenuti entro le 9.00, sotto la minaccia dell’uccisione di un ostaggio per ogni ora di ritardo. Mentre iniziavano i negoziati, i Giochi continuavano (e non sarebbero stati sospesi fino al pomeriggio), tuttavia l’ultimatum fu via via spostato finché i Fedayyin non chiesero di essere trasferiti al Cairo e di proseguire le trattative da lì. Fu in quel frangente che i tedeschi decisero di agire, sfortunatamente, non furono in grado di pianificare una buona strategia, commettendo anche un certo numero di imperdonabili errori tattici (disporre due cecchini sulla stessa linea di tiro, tanto per citarne uno): il risultato fu un conflitto a fuoco di oltre un’ora sulle piste dell’aeroporto Fürstenfeldbruck, in cui i terroristi, consci di non poterne più uscire, uccisero barbaramente i rimanenti ostaggi, per poi andare, a loro volta incontro alla morte, o alla cattura. Il mondo intero rimase scosso da quella tragedia, che naturalmente richiamò altro sangue, come documentato anche nel bellissimo film Munich di Steven Spielberg; ma aldilà della speranza in un’Olimpiade (e in un mondo) in cui mai più saremo costretti a spiegare ai bambini perché simili eventi possano verificarsi, il nostro pensiero va a coloro che, partiti, per realizzare il sogno di ogni atleta, cioè rappresentare il proprio paese alle Olimpiadi, finirono col diventare vittime di un conflitto tanto lungo quanto insensato.

*

le vittime qui di seguito le vittime del massacro che distrusse la delegazione israeliana

Amitsur Shapria allenatore di atletica Andre Spitzer allenatore di scherma

David Berger pesista Eliezer Halfin lottatore

Kehot Schorr allenatore tiro a segno Mark Slavin lottatore

Moshe Weinberg allenatore di lotta Yaacov Shpringer giudice sollevamento pesi

Yosef Guttfreund arbitro di lotta Yosef Romano pesista

Zeev Friedman pesista

flash sul dramma

esterni degli alloggi occupati dalla delegazione israeliana

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sport

NOI BALLIAMO

LA POLE DANCE Un interessante viaggio nel mondo della Pole dance, tra speranze Olimpiche e pregiudizi

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DI MASSIMO FERRARA E LOREDANA IONESCU

I

giochi Olimpici sono ormai alle porte; i preparativi fervono, gli occhi del mondo sono già rivolti verso l'Olympic Park di Londra per la cerimonia di apertura della trentesima edizione dei Giochi Olimpici prevista per il prossimo 27 Luglio. Eppure neanche il tempo di pensare a Londra 2012 che i progetti e le idee sono già rivolte alla prossima Olimpiade, quella che si terrà nell'estate del 2016 nella suggestiva location di Rio de Janeiro. Idee e progetti che, il più delle volte, riguardano il coinvolgimento di nuove discipline nella rassegna sportiva più seguita al mondo: a tal proposito, stupore e curiosità ha destato la proposta di inserimento nel prossimo programma Olimpico della Pole dance, nuova espressione della ginnastica ritmica. Noi di MyGeneration abbiamo intervistato una giovane praticante di questo sport, Carmen Palagano, per saperne di più. Ciao Carmen, innanzitutto ti ringraziamo per averci dato la possibilità di far luce su uno sport ancora poco conosciuto. E' un piacere tutto mio, anzi direi che è un'ottima occasione per dissipare un po' di pregiudizi che aleggiano sulla Pole dance. Bene allora iniziamo. In cosa consiste questa disciplina? Prima di spiegare cosa è, ci tengo a precisare che non è assolutamente da confondere con la più nota “Lap dance”; l'erronea associazione è legata all'attrezzo base su cui si svolge l'esercizio, il palo. Definirei la Pole dance un ramo della ginnastica artistica acrobatica, in cui doti come la concentrazione e la forza fisica sono indispensabili. Come hai scoperto questo sport? E da quanto tempo lo pratichi? Ho conosciuto la Pole dance attraverso il web e, ad oggi, è un anno che la pratico. Da appassionata di ginnastica artistica rimasi colpita da un'esibizione dei campionati Nazionali e fu amore a prima vista: decisi di informarmi se in città vi fossero palestre che prevedessero corsi di Pole. Individuata una struttura, dopo una lezione di prova, decisi di intraprendere questa sfida, motivata soprattutto dalla passione e dalla tenacia della mia istruttrice Claudia.

Il palo, l'abbigliamento molto “ridotto”: forse questi fattori generano quel pregiudizio di cui accennavi all'inizio? Sicuramente, e a questi vanno aggiunti la disinformazione che ancora avvolge questo sport, oltre che un pizzico di chiusura mentale piuttosto diffusa. Molti amici sono ancora convinti che faccia la ballerina di Lap dance! I miei genitori, invece, dopo aver assistito ad alcuni saggi, sono molto entusiasti di questa mia nuova passione. Dunque consiglieresti la Pole dance? Assolutamente si. Praticarla è faticoso ma allo stesso tempo divertente; inoltre sviluppa tutti i muscoli del corpo, rappresenta quindi un ottimo allenamento fisico. Hai accennato a dei Campionati Nazionali. Esiste dunque una Federazione. La FIPD (Federazione italiana Pole dance) è stata fondata nel Dicembre del 2009 ed è un movimento in continua espansione. La possibilità che venga inserita nel programma delle prossime Olimpiadi ne è una prova evidente. Le Olimpiadi appunto: la notizia ha entusiasmato tutti gli appassionati del movimento, cosa ne pensi al riguardo? Sarebbe davvero straordinario! In questa disciplina sono presenti tutti i valori cardine delle Olimpiadi: spirito di sacrificio, competitività ed estro. Inoltre rappresenterebbe la spinta mediatica decisiva per rimuovere l'etichetta di “danza erotica” dalla Pole dance. La nostra intervista si conclude qui: ti ringraziamo nuovamente per la disponibilità, magari dandoci appuntamento per la prossima intervista tra quattro anni in Brasile... E' stato davvero un piacere, per il Brasile vedremo (ride). Inoltre vorrei ringraziare, a nome di tutto il movimento, la rivista MyGeneration per aver mostrato interesse verso la nostra disciplina con professionalità ed entusiasmo.

*

storia è probabile che la pole Dance si sia sviluppata in america durante gli anni della depressione del 1920, durante spettacoli itineranti, perfezionata sempre più da ballerini che si esibivano con un palo. il rapporto con i pali cinesi non è chiaro. le truppe cinesi si esibivano nel circo di barnum e bailey dal 1914, ma non si esibivano sui pali. la pole dance incominciò gradualmente ad evolversi passando da spettacolo itinerante ad appuntamento fisso nei bar intorno agli anni '50, quando il burlesque incominciò ad essere riconosciuto.

ginnaste

nella pagina accanto alesia vazmitsel, campionessa mondiale di pole dance acrobatica. sotto hanka venselaar, medaglia d'argento ai mondiali in ungheria

Quante ore alla settimana dedichi per allenarti? Quattro ore circa, e sono più che sufficienti per arrivare a fine settimana distrutta! (ride). E' richiesto un abbigliamento specifico? Culotte e top, o comunque qualsiasi altro tipo di abbigliamento che risulti funzionale all'esercizio: la pelle deve aderire senza ostacoli al palo, in modo da evitare attriti che pregiudicherebbero il corretto svolgimento della prova.

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zapping

VITELLO CON

MELE E SPEZIE In una padella capace riscaldate 2 cucchiai di olio, aggiungete la carne e fatela rosolare affinchÊ diventi leggermente dorata e croccante (15 minuti circa). Intanto lavate la mela, eliminate i semi ed il picciolo e tagliatela a fettine, senza eliminare la pelle. Lavate il timo, asciugatelo e tritate -col coltello- le foglioline. Tagliate i pomodorini a metà . Quando la carne è divenuta croccant, salate, pepate, aggiungete il coriandolo e i semi di cardamomo, le fettine di mele e lasciate la carne a cuocere a fuoco basso, coperta con un coperchio, per 5 minuti. Trascorsi i 5 minuti aggiungete anche i pomodorini tagliati e lasciate cuocere (sempre coperta) per altri 5 minuti.

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ingredienti 1 mela Golden (circa 250g) non trattata 125g pomodorini ciliegia 250g carne tritata di vitello 100g di formaggio sottilette (5 fettine) 1 mazzetto di timo oppure santoreggia 3-4 semi di cardamomo sale pepe coriandolo

Spegnete il fuoco, aggiungete anche le fettine di formaggio, adagiandole sopra la carne, coprite col coperchio e lasciatele fondere. Aggiungete anche il timo e servite.

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l'occhio

di Dario De Natale

dariodenatale@gmail.com

l ' IMPORTANZA DI FINIRE IN ANO Ier sera un uomo curvo, al Parco Virgiliano mi disse: "bella bruna, non darmi del ruffiano se affermo che guardarti mi rizza il pellicano" mentre, contestualmente, apriva il suo pastrano perché il suddetto uccello sfiorasse la mia mano. Forse che s'aspettava che gridassi "VILLANO!" o peggio, o che comunque strillassi da soprano, ma certo non pensava, quel sordido cristiano, che mi sarei occupata del ritto suo gabbiano con tale umida cura e piglio veterano; tant'è che quando venne, nel culo mio gitano sentii che urlava forte un "MAMMA MIA!" freudiano. Son zingara famosa: mi chiamano Modiano a causa del mio mazzo, il dolce melograno ch'assorbe seme russo, scandinavo e africano poiché quand'è il momento -si vede da lontanodi spremere, golosa, lo sperma dal tucano do, rapida, le spalle ed offro il deretano. Perché, mi chiederete, e spiegherò l'arcano: dopo aver, prontamente, estratto il cormorano, passatolo alla lingua con fare ridanciano e infine ringuainato piegata sul divano per essere sicuri che l'uomo venga invano e non trovarsi in ventre un figlio d'artigiano, (di sindaco, tennista o gerarca vaticano) non c'è miglior rimedio che praticar con l'ano.

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Solarium e ristorante aperti tutti i giorni dalle 8:30 alle 18:00 FREE PRESS BIMESTRALE DI DISCUSSIONE E DI RIFLESSIONE . ANNO 1 . capitolo 5

MYGENERATION - Luglio 2012  

La rivista “MYGENERATION” nasce dallo spirito creativo e dalla esigenza comunicativa di una generazione. MYGENERATION è un viaggio attravers...

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