Issuu on Google+

NEWSLETTER MWH SETTEMBRE-OTTOBRE 2013 EDITORIALE di Stefano Susani, Operations Director Sud Europa, MWH

L’energia collaborativa Il futuro secondo Jeremy Rifkin è di una chiarezza lineare. Lo avrà pensato chi ha ascoltato il suo discorso in Assolombarda a Milano lo scorso 5 settembre. Il sociologo ed economista americano autore della “Terza rivoluzione industriale” continua a suscitare dubbi nei più scettici, ma rimane innegabile l’ottimismo pragmatico delle sue tesi e il fascino visionario che fa pensare ad un futuro off-carbon. E, a giudicare dall’aula magna gremita, il tema riscuote un sincero interesse nel mondo del business, spesso diviso tra voglia di sostenibilità, scetticismo tecnologico e aspettative degli azionisti. Il dilemma energetico di un domani non tanto lontano coinvolge tutti: la natura limitata dei combustibili fossili e un pianeta in surriscaldamento sono realtà condivise che hanno già un impatto tangibile sulle nostre vite e sulle nostre imprese. Le risposte a queste sfide, però, non sono ancora univoche e vedono nazioni e aziende operare su piani distanti e continuare a prendere decisioni poco coraggiose. Secondo Rifkin, le grandi rivoluzioni economiche avvengono con l’avvento di due trasformazioni fondamentali: il cambiamento del sistema di comunicazioni e di quello energetico, una congiuntura a cui stiamo assistendo in questi decenni e pensiamo alla tecnologia di Internet e alla generazione di energia da fonti rinnovabili. E’ possibile mantenere un ragionevole dubbio su alcune delle teorie sostenute da Rifkin, ma lo spunto probabilmente più interessante della “Terza rivoluzione industriale” è la prospettiva di una nuova globalizzazione basata sulla collaborazione orizzontale tra soggetti produttori e al contempo consumatori di energia (prosumers) la quale, detto in parole povere, verrebbe scambiata attraverso un’infrastruttura di comunicazione simile a quella di Internet. I cinque pilastri di questa rivoluzione ispirano anche le attuali politiche energetiche dell’Unione 1 Europea , inclusa la Direttiva 20-20-20, e vedono Paesi come la Germania e la Danimarca, ma anche la regione francese del Nord Pas de Calais, in prima linea nella loro applicazione sperimentale nei propri sistemi economici. L’idea è che il mondo stia già naturalmente vivendo una transizione verso la terza era industriale, basata su 1) una graduale sostituzione dei combustibili fossili con fonti di energia rinnovabile, 2) la conversione degli edifici in piccole centrali energetiche diffuse sul territorio, 3) l’utilizzo e la diffusione capillare di tecnologie per conservare l’energia, quali l’idrogeno, 4) reti intelligenti o smart 1

Nel 2007, il Parlamento Europeo pubblica una Dichiarazione di impegno per stabilire e facilitare la transizione verso la Terza Rivoluzione Industriale.

1 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


grid che usino la tecnologia Internet per scambiare eventuali surplus energetici tra regioni collegate, 5) una rete di trasporti elettrici che contribuisca e attinga da questo sistema di “energia distribuita”. La transizione preconizzata da Rifkin di fatto si ritrova in altre teorie e politiche di sviluppo industriale che abbracciano un modello energetico smart. Il secondo “Smart grid report” dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano pubblicato a luglio 2013, si concentra proprio sul nuovo e fondamentale paradigma energetico “distribuito” e non più centralizzato, analizzando, in particolare, le prospettive dell’energy storage e della mobilità urbana sostenibile. La direzione che stiamo prendendo, dunque, è questa, e lo sanno bene i colossi dell’energia e delle telecomunicazioni che hanno cominciato a scommettere su nuove infrastrutture e a collaborare su questo piano. Ma a proposito di collaborazione, ecco la grande sfida. Le difficoltà politico-economiche di una terza era industriale, ancor più di quelle tecnologiche, sono evidenti: un conto è il libero scambio di dati e informazioni tramite Internet e attraverso i confini nazionali, altro è il libero scambio di energia, tradizionalmente fonte di contese e conflitti epocali. La transizione economica sostenuta da Rifkin ha bisogno di un pianeta organizzato in “poli energetici” internodali che costituirebbero un’infrastruttura di “Internet energy” mondiale, senza confini geografici e capace di unire i vari continenti in maniera continua. Per farla funzionare dovremmo immaginare degli accordi tra Paesi, ma soprattutto tra gruppi di Paesi, per sviluppare e condividere queste infrastrutture e stabilire dei meccanismi di rete e mercato “diffuso” cui parteciperebbero anche piccoli e piccolissimi produttori/consumatori. Una specie di democrazia energetica, insomma, che deve fare i conti con la geo-politica. E se è vero, come dice Rifkin, che, sostenendo la terza rivoluzione industriale, l’Europa si assicurerà prosperità e crescita, il nostro Paese dovrebbe per lo meno valutare l’opportunità. La Germania lo sta facendo da anni.

ARTICOLI DI APPROFONDIMENTO DECOMMISSIONING La riqualficazione di un ex polo chimico in Olanda: archeologia industriale e piano residenziale. di Donato Lucadamo, geologo e project manager MWH INTRODUZIONE Il progetto presentato descrive i lavori di bonifica e riqualificazione che hanno interessato un ex sito industriale in Olanda (ubicato a Ede, a circa 40 km a est-sudest di Utrecht e circa 60 km a sud-est di Amsterdam, in prossimità del parco nazionale Veluwe), che apparteneva alla società ENKA (acronimo che deriva da Nederlandse Kunstzijdefabriek – fabbrica olandese della seta – posseduta sino al 2006 da AKZO). La società ENKA, fondata nel 1911, produceva fibre artificiali e filati (da cui, nel secondo dopoguerra, si producevano anche spugne). Il primo insediamento fu costruito ad Arnhem (una 2 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


decina di km a sud-est di Ede), ma già nel 1922, a causa della crescente domanda, fu costruito un nuovo impianto a Ede. Dopo varie traversie industriali e finanziarie, la produzione nello stabilimento di Ede cessò a metà anni 90 del secolo scorso e la produzione venne trasferita in Polonia. Il sito fu in seguito acquistato da un consorzio immobiliare (costituito dalle società AM e a.s.r.), che da metà anni 2000 si sta occupando della bonifica del sito e del suo risviluppo (in Figura 1 la situazione prima degli interventi).

Figura 1 – Situazione pre-intervento (2005).

DETERMINAZIONE DELLO STATO AMBIENTALE DEL SITO E ATTIVITÀ DI BONIFICA Dopo la chiusura del sito e in vista del potenziale risviluppo edilizio, sul sito sono state svolte delle indagini, finalizzate alla comprensione dello stato di contaminazione delle matrici ambientali. In particolare, sono stati realizzati sondaggi e piezometri (per un totale di diverse centinaia di punti di indagine), che hanno permesso di determinare la presenza di sostanze contaminanti, malgrado le sempre più stringenti misure di prevenzione messe in atto nel corso degli anni, sia nel suolo (da parte principalmente di zinco e idrocarburi) sia nelle acque sotterranee (da parte di zinco e solfati). In seguito, come previsto dalla normativa olandese, è stata eseguita direttamente un’analisi di rischio sanitario, al fine di determinare la necessità di un intervento di bonifica; infine, sulla base dei risultati di tutte le indagini precedenti è stato predisposto il piano di bonifica (sottoposto ed 3 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


approvato dall’autorità competente - provincia di Gelderland/Gheldria - che sarà poi responsabile anche della certificazione dell’avvenuta bonifica). Preliminarmente alle attività di bonifica vere e proprie, dai primi anni 2000 sono iniziate le attività propedeutiche: • demolizione della maggior parte degli edifici ancora presenti per un totale di circa 15 ha (alcuni di questi, come l’ex mensa, le ciminiere e altre costruzioni minori, sono stati conservati con l’obiettivo di riutilizzarli, mentre le macerie derivanti da tali operazioni sono state riutilizzate in sito come sottofondo stradale; Figura 2). • bonifica da ordigni bellici (al fine di eliminare i rischi correlati durante le attività di bonifica e i potenziali ritardi legati alla messa in sicurezza di ordigni inesplosi).

Figura 2 – Demolizione degli edifici.

Per quanto riguarda le operazioni di bonifica, sono stati svolti i seguenti interventi: 3 • La porzione di suolo (circa 175.000 m ), interessata da contaminanti potenzialmente “mobili”, è stata scavata e poi, in base al tipo di contaminante, ha subito un destino diverso: Le terre contaminate da zinco sono state trattate tramite inertizzazione e riutilizzate in sito; Le terre contaminate da idrocarburi, invece, sono state scavate e smaltite fuori sito; 3 • La porzione di suolo (circa 200.000 m ), interessata da contaminanti “immobili”, è stata scavata e riutilizzata in sito (in particolare, è stato riempito uno stagno posto in prossimità del sito); 4 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


Le acque di falda sono soggette ad un sistema di emungimento e trattamento, che è tuttora attivo e si prevede durerà ancora diversi anni.

Il riutilizzo in sito dei terreni interessati da contaminazione immobile o poco mobile (processo molto utilizzato in Olanda con il duplice scopo di ridurre per quanto possibile l’utilizzo di terreno vergine e contemporaneamente la quantità di terreno da smaltire) è stato eseguito secondo uno schema consolidato: il terreno più contaminato è stato posto in profondità, ricoperto poi dal terreno meno contaminato; infine, per eliminare qualunque rischio di contatto con il suolo contaminato, il terreno riutilizzato è stato ricoperto con un metro di sabbia pulita. Al termine delle attività di bonifica, le autorità competenti hanno provveduto alla raccolta di campioni di suolo per la verifica dell’efficacia degli interventi, i cui risultati hanno confermato la conclusione delle attività anche in relazione alla destinazione d’uso previsto (residenziale). Sebbene le opere di bonifica messe in atto garantiscano un’elevata protezione dell’ambiente e della popolazione, sono stati comunque messi in atto alcuni ulteriori accorgimenti per evidenziare il passaggio tra terreno pulito e terreno contaminato, in modo ridurre il più possibile il contatto (anche involontario) dei residenti con il terreno contaminato, che si trova al di sotto di 1 m di profondità: Utilizzo di terreno pulito di riempimento di colore diverso dal sottostante; Utilizzo di un telo che demarchi chiaramente il passaggio al terreno contaminato. Questa accorgimenti pongono inevitabilmente dei vincoli all’utilizzo delle aree e del terreno (infatti, in queste aree non potranno essere piantati alberi con apparati radicali che penetrino oltre il metro di profondità e, in caso in futuro fosse necessario eseguire scavi a profondità maggiori di 1 m, dovranno essere contattate le autorità locali per la corretta gestione del terreno contaminato), ma il loro rispetto permetterà una piena fruizione dell’area (inclusi il mantenimento di orti o l’utilizzo di tali aree a scopi ricreativi). PROGETTO DI RISVILUPPO Il progetto, gestito dalle società immobiliari AM e a.s.r. e sviluppato nella parte urbanistica dallo studio di architettura AWG Architecten cvba (Belgio), prevede un investimento totale di circa € 400.000.000, il cui risultato finale sarà la costruzione di circa 1.300 case private, la realizzazione di 2 2 circa 34.000 m di locali commerciali e servizi e la conservazione di circa 13.000 m di edifici originari. Particolare attenzione, poi, è stata posta anche all’integrazione tra progetto di risviluppo e ambiente naturale (da un lato, infatti, si è cercato di preservare la ricolonizzazione dell’area, avvenuta negli anni tra la chiusura del sito e l’inizio delle attività di risviluppo; dall’altro, si è cercato di armonizzare l’intervento con la presenza del parco Veluwe, posto nelle immediate vicinanze del sito). Il progetto di risviluppo (Figura 3) prevede la costruzione di diversi “quartieri”, ognuno con le proprie tipologie di abitazioni, e la realizzazione di un’area a verde nella parte occidentale del sito.

5 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


Figura 3 – Piano di risviluppo del sito.

CONCLUSIONI Il progetto è stato sviluppato in diverse fasi (nelle quali MWH è stata coinvolta per lo svolgimento di: selezione e gestione dei fornitori, supervisione alle attività di campo, progettazione e consulenza in diversi ambiti [bonifica, gestione delle acque, geotecnica, specifiche tecniche e disegni costruttivi]): •

Studio di fattibilità L’obiettivo è stato quello di determinare i rischi e i costi, associati all’operazione immobiliare, attraverso la raccolta di informazioni su tutti gli ambiti di intervento (terreni e acque di falda, flora e fauna, amianto, linee interrate, archeologia, qualità dell’aria, aspetti di salute e sicurezza, esplosivi).

Verifica dei costi della bonifica Attraverso uno studio di svariati fattori (tipo di contaminazione, profondità di intervento, costi legati allo smaltimento, tipologia di sviluppo futuro, ecc.) è stato possibile creare una “visualizzazione” dei costi di bonifica (Figura 4).

6 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


Figura 4 – Visualizzazione schematica dei costi della bonifica (costi espressi in €/m3).

Gestione amianto e demolizioni In questa fase preliminare sono state gestite le attività propedeutiche all’intervento di bonifica ambientale e di mantenimento delle strutture interessate.

Indagini di caratterizzazione Data la complessità della situazione del sito e gli obiettivi, posti dal progetto di risviluppo, è stato necessario condurre diverse tipologie di indagini, mirate ad investigare aspetti specifici: indagini ambientali su suoli, acque e aria; indagini ecologiche su flora e fauna; indagini archeologiche e bonifica di ordigni bellici; indagini per la verifica dell’applicabilità della tecnologia “Aquifer Thermal Energy Storage ” [capacità di immagazzinamento dell’energia termica da parte degli acquiferi], al fine di migliorare la sostenibilità dell’intervento);

Piano di sviluppo Come sopra descritto, il progetto di risviluppo ha definito le diverse aree di intervento e le destinazioni delle stesse.

7 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


•

Ingegneria civile

Questa fase corrisponde alla realizzazione degli edifici. Alla fine del 2012 risultava completato il primo blocco di abitazioni (Figura 5 e Figura 6).

Figura 5 – Vista aerea del primo blocco di abitazioni.

8 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


Figura 6 – Le prime abitazioni completate.

In sostanza, l’approccio integrato al progetto (ossia che tenga conto sin dalle primissime fasi di indagine del risultato finale atteso) e le possibilità offerte dalla normativa hanno permesso di sviluppare un progetto, che da un lato offre soluzioni residenziali e commerciali (mantenendo anche memorie del vecchio insediamento industriale) e dall’altro permette una integrazione con la natura (sia attraverso il mantenimento, per quanto possibile, della ricolonizzazione del sito sia tramite il collegamento naturale [l’area a verde] con il parco nazionale Veluwe).

ACQUE REFLUE E AGRICOLTURA L’utilizzo delle acque reflue in agricoltura: ancora molti vincoli. Il tema è oggetto di dibattito da lungo tempo. La Commissione Europea ha supportato numerosi programmi a favore dell’uso sostenibile delle acque, con particolare attenzione al riutilizzo delle 2 acque reflue in agricoltura . Tuttavia, non si tratta di una pratica sufficientemente diffusa a livello 2

Ricordiamo ad esempio il programma info.eu/mainmed.php?id_type=10&id=30

9 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013

MEDA

WATER

nel

bacino

del

Mediterraneo:

http://www.enpi-


globale, come già rivelava il rapporto del 2010 della FAO “The economics of wastewater use in agriculture”. La situazione italiana di fatto rispecchia il quadro fornito dal rapporto. Per saperne di più abbiamo intervistato l’ing. Giuseppe Lonardini, project engineer di MWH, che ci illustra meglio la questione. “La pratica del riuso delle acque reflue depurate per l’irrigazione in agricoltura nasce diversi decenni fa ed è una tecnica che si è diffusa soprattutto in quei paesi in cui vi è una certa scarsità d’acqua (Messico, stati meridionali degli Stati Uniti, Spagna, ecc). In quest’ottica anche in Italia troviamo alcune applicazioni di tale tecnica soprattutto nelle regioni meridionali del paese. Ad oggi però il tema del riuso delle acque reflue depurate comincia a diffondersi anche in paesi in cui tradizionalmente vi è una disponibilità maggiore delle acque primarie per l’irrigazione, in quanto cresce sempre più l’attenzione e la sensibilità legate al tema dello sviluppo sostenibile. In questi termini anche l’Italia si è dotata di leggi nazionali e regionali volte a normare il riutilizzo delle acque reflue depurate per uso agricolo. Nonostante ciò, esistono ancora dei vincoli tecnici, economici e di qualità delle acque che rendono disincentivante la diffusione di questa pratica su larga scala.” “Tra i principali vincoli che hanno costituito in questi anni un freno alla diffusione di tale tecnica per l’uso irriguo delle acque depurate vi sono: • Oscillazioni delle portate: le acque trattate da un impianto di depurazione subiscono nel tempo delle oscillazioni di portata notevoli, legate soprattutto ai fenomeni meteorici o di stagionalità (un depuratore posto in una località turistica si troverà a gestire dei picchi di portata concentrati solo in alcuni periodi dell’anno). Queste sensibili oscillazioni possono non essere compatibili con una richiesta costante, puntuale, stagionale e affidabile di portata di cui le coltivazioni necessitano. • Localizzazione degli impianti: di norma gli impianti di depurazione trattano acque provenienti da sistemi fognari funzionanti a gravità. Per questa ragione gli impianti sono localizzati ad una quota topograficamente inferiore rispetto al bacino di utenze che devono servire (ciò ha caratterizzato, soprattutto nelle zone centro-meridionali dell’Italia, la localizzazione di impianti di depurazione in prossimità delle zone costiere). Questo fattore costituisce un vincolo notevole alla diffusione della pratica di utilizzo delle acque reflue per scopi irrigui in quanto sarebbe necessario in molti casi costruire un sistema di pompaggio delle acque trattate verso zone poste a quote superiori rispetto allo scarico dei depuratori. E’ facile intuire che la realizzazione di tale sistema di pompaggio determini un incremento dei costi di fornitura di acqua ad uso agricolo legati agli

10 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


investimenti e alla gestione della rete di distribuzione. Tali costi in molti casi non sono confrontabili rispetto all’attuale sistema di distribuzione e utilizzo di acqua primaria per scopi agricoli. • La qualità delle acque reflue depurate che escono da un impianto di depurazione tradizionale non è nella maggior parte dei casi compatibile con la qualità richiesta dalla normativa per l’uso irriguo delle acque. Per raggiungere tali valori è necessario attrezzare le linee di trattamento con tecniche più sofisticate (Membrane, MBBR, ozono, ecc..). Questo aspetto risulta in pratica un fattore limitante per lo sviluppo dell’uso irriguo delle acque depurate in quanto i costi per gli adeguamenti degli impianti e le tariffe di gestione della depurazione potrebbero gravare direttamente, oltre che sui cittadini, anche sugli agricoltori utilizzatori dell’acqua depurata. • Distribuzione e gestione: la maggior parte dei sistemi irrigui italiani è caratterizzato da canali centenari regolati da sistemi di paratoie e soglie di sfioro antiche con logiche di derivazione che si basano sulla disponibilità abbondante di acqua primaria. In molti casi la stima della misura di portata, sulla quale si basa la tariffa da applicare ai diversi proprietari agricoli, avviene misurando i livelli presenti in questi antichi canali di derivazione. Non sono presenti nella maggior parte dei casi degli strumenti di precisione atti ad identificare in modo univoco le portate afferenti a ciascun agricoltore. In quest’ottica, risulterebbe difficile, nel momento in cui la totalità delle portate o una quota parte di esse provenga dalla depurazione delle acque reflue, stabilire correttamente la quota di tariffa da far pagare agli agricoltori. Inoltre la maggior parte degli impianti di depurazione esistenti in Italia non presenta a valle un sistema di canali per recapitare le acque depurate all’uso agricolo; vi sarebbe quindi la necessità di investire notevoli somme per riorganizzare la distribuzione e la gestione dei sistemi di irrigazione. • Contaminazione: alcuni studi hanno dimostrato che in particolari condizioni di coltivazione le colture irrigate con acque reflue depurate possono presentare un grado di contaminazione superiore rispetto a quelle coltivate con acqua di pozzo. Peraltro, come suggerito anche dalle linee guida OMS, prima della raccolta di alcune colture irrigate con acque reflue depurate è necessario utilizzare prima della raccolta acqua di pozzo per almeno due settimane. In quest’ottica risulta necessario mantenere attivo un sistema di irrigazione tradizionale.” Sebbene il riutilizzo delle acque reflue depurate costituisca un’opportunità notevole per le attività irrigue, i vincoli illustrati dall’ing. Lonardini spiegano come il dibattito tenda ancora a prevalere solo nei momenti e nelle aree geografiche in cui la disponibilità di acqua primaria non risulta sufficiente a garantire il corretto apporto di acqua per lo sviluppo dell’agricoltura. Inoltre, da parte delle comunità locali, si riscontra spesso una resistenza di fronte a questa pratica. “In termini di impatto sulla salute e sull’ambiente, se si rispettano i limiti di legge imposti dalla normativa, i rischi legati all’utilizzo delle acque reflue depurate in realtà sono bassi”, sottolinea Lonardini. “In molti casi sono soprattutto gli stessi agricoltori ad essere contrari all’utilizzo delle acque reflue per varie ragioni: 11 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


• Le acque primarie offrono spesso una garanzia di qualità costante nel tempo mentre le acque reflue depurate in uscita dall’impianto subiscono delle oscillazioni di qualità legate ai tempi di risposta del ciclo biologico di trattamento legate alle variazioni di portata in ingresso agli impianti e alla stagionalità; • a parità di qualità, le acque superficiali convenzionali costano decisamente meno delle acque reflue (gli agricoltori potrebbero pagare una quota legata ai costi applicati alla depurazione delle acque); • spesso la popolazione a parità di disponibilità di acqua preferisce, anche solo per motivi ideologici, una irrigazione con acque superficiali convenzionali.” Il dipartimento di ingegneria Ambientale 3 dell’Università di Brescia ha condotto alcuni studi per testare l’efficacia depurativa di alcune tecniche di trattamento delle acque reflue, analizzando e comparando il grado di contaminazione presente su colture irrigate con differenti acque. Le conclusioni di questo studio hanno evidenziato che per raggiungere i limiti imposti dalla normativa Italiana per il riutilizzo diretto delle acque reflue depurate non sono sufficienti le tradizionali tecniche di depurazione, ed è quindi necessario ricorrere a trattamenti più spinti come l’uso di membrane, MBBR, ecc., che però comportano un aumento sensibile dei costi sia dal punto di vista di realizzazione/adeguamento degli impianti che di gestione. Tali tecniche, abbinate a controlli di qualità delle acque in uscita rigorosi, garantirebbero un uso “sicuro” della diffusione delle acque reflue depurate per uso agricolo. Se guardiamo al futuro, dunque, un grosso nodo da sciogliere sarà quello dei costi di queste tecnologie. Tuttavia, lo stato di salute del nostro pianeta suggerisce un progressivo declino della disponibilità di risorse idriche globali e non ci stupiremo se sarà soprattutto questo il propulsore decisivo per il riutilizzo sicuro e massivo delle acque reflue in agricoltura.

3

Esperienze di riutilizzo agricolo di acque reflue sottoposte a diversi livelli di trattamento, DICATA, Università degli studi di Brescia- Ing. Fausta Prandini, 2011

12 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


ENERGIE RINNOVABILI Bielorussia: opportunità per le energie da fonti rinnovabili. Potenzialità del territorio e agevolazioni governative emergono in questa intervista a Vladimir P. Nistiuk, Presidente BREA (Associazione Bielorussa per le Energie Rinnovabili). Il settore delle energie rinnovabili riveste grande importanza per la Bielorussia alla luce dei benefit concessi agli investitori esteri e delle feed-in tariff applicate. 4

Dati promulgati dall’Agenzia Nazionale per gli investimenti e le privatizzazioni confermano che la presenza delle diverse fonti di energia rinnovabile sul territorio è così distribuita: 1600MW di potenziale per l’eolico a fronte di 2,4MW installati; 850MW di potenziale idroelettrico contro i 161MW già realizzati. Non ultimo biogas e biomasse – fonti maggiormente diffuse ed in gran parte già sfruttate – che vedono impianti presenti per una capacità complessiva installata di 131MW per il biogas e di 60MW per le biomasse. Ai dati sulla potenzialità energetica sopra esposti si aggiungono le politiche governative incentivanti, quali per esempio l’acquisto garantito dell’energia prodotta da fonti rinnovabili da parte dello Stato a tariffe preferenziali (feed-in tariffs) e l’impegno dello Stato medesimo affinché i meccanismi della libera concorrenza di mercato vengano rispettati. Non vi è quindi dubbio alcuno sul fatto che la Bielorussia costituisca un’opportunità Paese per i prossimi anni. Per approfondire l’argomento abbiamo intervistato direttamente Vladimir P. Nistiuk – Presidente BREA (Associazione Bielorussa dei produttori di energia da fonti rinnovabili e di dispositivi ed apparecchiature per il loro sfruttamento). BREA è il beneficiario da aprile 2013 (e fino a luglio 2014) di un progetto di Capacity Building promosso dalla BERS (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo).nell’ambito del quale MWH offrirà supporto in qualità di Technical advisor. Mr Nistiuk, ci illustri le finalità di BREA, Associazione da Lei presieduta. BREA consta di 56 membri dei quali 12 sono partner esteri, rappresentanti loro stessi di Associazioni di categoria di produttori (leggasi Ucraina e Polonia), oltre ad aziende private produttrici di componenti e soluzioni tecnologiche a monte e a valle del processo di produzione dell’energia. I soci sono suddivisi in tre categorie merceologiche: energie rinnovabili – efficienza energetica – ecologia. A Suo avviso in che misura e perché BREA dovrebbe costituire un punto di rifermento per potenziali investitori esteri? L’azione da noi svolta più comunemente è quella di agevolare l’ottenimento di autorizzazioni e permessi funzionali da parte delle autorità bielorusse per nuove installazioni. BREA inoltre contribuisce alla identificazione sul mercato di possibili partner tecnologici e/o fornitori di componenti adeguati alle esigenze sia di chi sceglie la Bielorussia come sede potenziale per un proprio 4

Fonte: http://www.investinbelarus.by/en/invest/Priority_Sectors/Renewable_Energy

13 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


dislocamento produttivo da fonti rinnovabili, sia per l’investitore estero che vuole portare a termine un’operazione economica. In entrambi i contesti BREA è in grado di fornire la consulenza legale ed amministrativa necessaria al conseguimento dell’obiettivo. Se dovessimo stabilire un ordine di priorità tra fonti rinnovabili più o meno diffuse in relazione alla potenza installata, quali risultano essere le fonti preferenziali? Nell’ordine: biomasse, biogas, eolico, idroelettrico, solare termico e geotermia. Per quanto attiene biogas e biomasse abbiamo un nostro know how e alcuni dei nostri soci producono impianti dedicati. Componenti da Cina, Polonia e Germania vengono invece acquistati per la produzione di impianti eolici – prevalentemente minieolico, a causa della scarsa ventosità di alcune zone. Per l’idroelettrico, la stazione di Grodna costituisce a tutt’oggi una nostra best practice e due soluzioni analoghe sono in fase di costruzione. Nel campo del solare termico ci limitiamo ad essere installatori di pannelli provenienti da Cina e Germania mentre progetti in cooperazione con Austria e Svizzera sono stati realizzati nel settore geotermico e la partnership da noi realizzata con gli svizzeri è ambita anche da altri membri della Confederazione degli Stati Indipendenti (ex Unione Sovietica). Quali sono i problemi che le vostre aziende devono fronteggiare al fine di agevolare l’incremento della produzione e della distribuzione di energie da fonti rinnovabili? Il primo aspetto deve prevedere la possibilità di lavorare insieme – aziende e Autorità Governative – al fine di predisporre normative che regolamentino il settore da un punto di vista tecnico e di mercato. Dal 2007 lo sviluppo delle FER è stato notevole da una parte ma – nel contempo – non regolamentato dall’altra per mancanza di una normativa che potesse seguire di pari passo lo sviluppo industriale di questi anni. In Bielorussia non esistono standard normativi e per questo motivo i processi autorizzativi diventano lunghi con la conseguenza di dissuadere anche investitori potenzialmente interessati. La carenza di competenze tecniche fa sì che le autorità competenti non abbiano sufficiente coscienza critica per valutare le opportunità e i benefici connessi allo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia. Delle considerazioni di Mr Nistiuk e delle potenzialità di mercato si dibatterà in due prossime occasioni: la conferenza stampa di presentazione del progetto in sede Ecomondo a Rimini il prossimo 6 novembre e durante l’Investment Forum previsto a Minsk a marzo 2014 alla presenza di Enti, istituzioni, Autorità bielorusse e aziende private

14 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


IN PRIMO PIANO SAVE THE DATE: Conferenza stampa internazionale “Bielorussia: opportunità paese per le energie da fonti rinnovabili” 6 novembre, Fiera ECOMONDO, Rimini Intervegono: Miroslav Maly – Principal Banker, BERS (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo) Vladimir Nistiuk – Presidente BREA (Associazione Bielorussa produttori di energia da fonti rinnovabili) Camilla Spinazzi – Energy Project Engineer MWH Giorgio Simbolotti - Responsabile servizio strategie e gestione progetti ENEA (Ente Nazionale per l’Energia e l’Ambiente) MODERATORE: Maria Grazia Persico – Direttore Editoriale Nonsoloambiente.it La conferenza stampa è organizzata dalla testata Nonsoloambiente (www.nonsoloambiente.it). Per informazioni e accrediti: direzione@nonsoloambiente.it

Dall’Italia a Panama, arrivano le porte del nuovo Canale 5

Sono arrivate a Panama lo scorso 20 agosto dopo aver lasciato il porto di Trieste un mese prima ed aver attraversato l’oceano. Sono quattro delle sedici paratoie (otto sul lato atlantico e otto su quello pacifico) che completeranno il Canale di Panama, dove è in corso un grande progetto di espansione che si concluderà nel 2015. MWH è a capo del team internazionale che ha in carico la progettazione del terzo nuovo blocco di chiuse, che raddoppieranno la capacità totale del canale e collegheranno l’oceano Atlantico al Pacifico per un altro secolo e oltre. Ognuna delle prime quattro paratoie pesa circa 3.100 tonnellate, è larga 57,6 metri, spessa 10 e alta 30,19.

5

Fonte: Autoridad del Canal de Panamá, www.pancanal.com

15 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


MWH ottiene la LEED® Gold certification A giugno 2013, il progetto “Vineyard” ha ottenuto la massima certificazione LEED® da parte del U.S. Green Building Council. Si tratta di un impianto di trattamento acque affiancato da un edificio direzionale realizzati nella California Central Valley secondo i più avanzati criteri di edilizia ecosostenibile e un’impronta architettonica vernacolare. Il risultato è un bellissimo complesso architettonico che ricorda più una vecchia cascina toscana (il nome Vineyard vuol dire “vigneto”) che un impianto industriale. MWH ne ha curato la progettazione e la direzione lavori dal 2008 e già nel 2012 aveva ricevuto il premio come miglior progetto ingegneristico da parte della Società americana di Ingegneria Civile. La certificazione LEED® viene assegnata a edifici concepiti e costruiti per avere un impatto positivo sul territorio e la comunità circostanti. Il complesso Vineyard occupa poco più di 11.000 mq, fa largo uso della luce naturale e un utilizzo minimo di acqua, è dotato di pannelli solari e di un meccanismo di controllo computerizzato dei sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento. I progettisti, inoltre, hanno previsto l’impiego di materiali con basso contenuto di composti organici volatili e per un 20% di materiali da riciclo.

MWH tra le prime società USA ad azionariato diffuso MWH si è aggiudicato il quindicesimo posto nella classifica 2013 del National Center for Employee Ownership’s (NCEO), che ogni anno include le 100 maggiori società americane ad azionariato diffuso, vale a dire interamente possedute dai propri dipendenti. Secondo alcune ricerche, le società ad azionariato diffuso tendono a crescere più rapidamente e con un turnover minore rispetto ad altri tipi di società, oltre a mostrare anche una maggiore stabilità finanziaria. Negli ultimi 10 anni MWH ha mostrato una crescita sostenuta e costante e nel 2012 ha registrato un fatturato globale di 1,6 miliardi di dollari. Inoltre, la scelta societaria dell’azionariato diffuso ha il vantaggio di conferire maggiore indipendenza all’azienda che, come referenti principali delle sue decisioni, ha solo i propri dipendenti/azionisti. E’ un assetto che ha delle ricadute positive anche in termini di motivazione del personale e di clima aziendale: partecipando volontariamente all’investimento, ogni dipendente è chiamato a condividere il futuro della propria azienda, valutandone i progressi e beneficiando direttamente dei risultati. Si rafforza, inoltre, il senso d’appartenenza all’azienda e le logiche gestionali tendono ad essere più solide in virtù dell’autonomia dai mercati finanziari.

16 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


PER INFORMAZIONI: MWH S.p.A. Centro Direzionale Milano 2 20090 Segrate (Milano) Tel. +39 02210841 Fax. +39 0226924275 Email: direzione.commerciale@mwhglobal.com www.mwhglobal.com

17 – Newsletter MWH settembre-ottobre 2013


Newsletter MWH settembre-ottobre 2013