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NEWSLETTER MWH LUGLIO-AGOSTO 2012

EDITORIALE di Stefano Susani, Operations Director Sud Europa, MWH

Rio +20: il mondo non ha tempo per il pianeta. A leggere la rassegna stampa (a dire il vero non così corposa, specie in Italia) che ha preceduto e seguito la conferenza di Rio+20, colpisce il tono impietoso della maggioranza delle testate internazionali. E non solo quelle “ambientaliste”. Ovunque si parla di fallimento annunciato, di grande occasione sprecata per il futuro del pianeta. Perché la conferenza di Rio +20 (UNCSD), vertice mondiale della Terra organizzato dalle Nazioni Unite a 20 anni dal primo “Earth Summit” (UNCED) tenuto a Rio de Janeiro nel 1992, è arrivata in una congiuntura politico-economica obbiettivamente sfortunata. Mentre a Rio dal 17 al 20 giugno si sarebbe parlato del futuro del pianeta, a Los Cabos, in Messico, il 18 e il 19 si riunivano i leader del G20 per parlare di finanza e rigore. Evidentemente, molti di loro hanno dovuto scegliere dove essere presenti ed hanno scelto il G20. Ecco, dunque, che a Rio sono mancati nomi cruciali come Barack Obama e David Cameron, insieme ad altri nomi illustri travolti dalla crisi che attanaglia l’area Euro di questi tempi. Tra assenze clamorose e l’attenzione mondiale quasi totalmente assorbita dalla crisi economica, la delusione verso l’esito dei lavori di Rio è palpabile a tutti i livelli. Qualcuno ha anche provocatoriamente parlato di “Rio -20”. L’impressione è che i Paesi ricchi abbiano meno risorse immediate, ma soprattutto meno coraggio di prendere decisioni a lungo termine. Il Ministro Clini, presente al Vertice in rappresentanza del nostro Paese, ha ammesso che “l’accordo finale non è quello che ci aspettavamo” salvo ricordare che è stato il frutto di un 1


negoziato complesso in cui l’Italia ha svolto un ruolo cruciale. Perfino Ban Ki-moon ha detto che si aspettava “un testo più ambizioso”, mentre Hollande lo ha definito “un testo al ribasso”. Come dimenticare che il primo Earth Summit aveva segnato la storia del nostro pianeta aprendo la coscienza collettiva verso una responsabilità da cui nessuno poteva esimersi: la scarsità delle risorse naturali, l’insostenibilità dei nostri ritmi di crescita, l’inesorabile aumento della temperatura globale e le conseguenze sul clima. In quel vertice si gettarono le basi per l’Agenda 21, le dichiarazioni sui principi forestali, le importantissime convenzioni internazionali sui cambiamenti climatici e sulla biodiversità, e la convenzione sulla desertificazione. Rio +20, invece, ha prodotto “Il futuro che vogliamo”, un documento di 49 pagine faticosamente assemblate dalla presidenza brasiliana e fortemente criticate da numerosi opinion leader e, soprattutto, dalle ONG. Due i temi principali della conferenza: la green economy e il quadro internazionale per lo sviluppo sostenibile. A rileggere i 283 articoli del rapporto, tuttavia, non si trova una vera definizione di cosa si intenda per green economy, non si leggono target condivisi e misurabili per dare impulso allo sviluppo sostenibile, si leggono tante promesse e dichiarazioni di intenti, ma veramente poco di stringente. Lo stesso UNEP non riesce nemmeno questa volta a trasformarsi da Programma ad Agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente (vale a dire con finanziamenti e poteri maggiori). Il documento snocciola una serie di buoni principi sull’importanza delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, sull’eradicazione della povertà, sulla lotta alla desertificazione, senza mai fissare obiettivi chiari. Perfino quando si parla di oceani, si rinvia ogni decisione al 2014. Eppure, una novità sembra esserci stata a Rio e riguarda la questione della rendicontazione economica della ricchezza degli Stati e del business. Alla vigilia della conferenza, l’UNEP ha lanciato l’Inclusive Wealth Index (IWI) che in pratica rivoluziona la misurazione del PIL, tenendo conto di fattori quali l’uso delle risorse naturali e il benessere percepito dai cittadini. Se si cominciasse ad applicare questo indicatore, ad esempio, Paesi come la Germania e la Francia mostrerebbero un modesto aumento del “tradizionale” PIL rispetto ad esempio alla Cina, ma un elevato benessere collettivo, mentre Paesi in rapida crescita come il Brasile vedrebbero un incremento del PIL molto più modesto, a causa del depauperamento del proprio “capitale naturale”. Seppur con il solito linguaggio vago, l’articolo 47 de “Il Futuro che vogliamo” riconosce la crucialità del Corporate Sustainability Reporting, in verità non citando l’IWI o altri sistemi di reporting, ma sottolineando la grande responsabilità del business – con i propri costi sociali e ambientali - per il futuro di tutti. Ancora una volta, colpisce la mancanza di obiettivi ben definiti e l’assenza di una vera leadership politica in grado di capitalizzare tutti i buoni propositi di Rio e di dare allo sviluppo sostenibile pari dignità e priorità rispetto al risanamento dei mercati globali. Ma forse il mondo è ancora troppo impegnato per occuparsi del pianeta.

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ARTICOLI DI APPROFONDIMENTO INFRASTRUTTURE Progettare in zone sismiche: una sfida possibile. Come i recenti avvenimenti in Emilia Romagna ci hanno purtroppo ricordato, l’imprevedibilità degli eventi sismici si somma ai continui cambiamenti ambientali che subisce il nostro pianeta e che possono avere effetti devastanti sulle infrastrutture e sugli insediamenti umani. Eppure oggi abbiamo dalla nostra parte gli enormi progressi che l’ingegneria ha compiuto per effettuare interventi di costruzione o ricostruzione volti a minimizzare i danni in caso di terremoti futuri. Il fatto che tali tecnologie vengano o meno applicate è, purtroppo, solo una scelta legata a politiche e prassi locali. In questo articolo, riportiamo due esempi di infrastrutture di importanza mondiale che hanno seguito stringenti e avanzatissimi criteri di progettazione antisismica. Stiamo parlando della diga di Big Tujunga e dell’espansione del Canale di Panama. Costruita nel 1931, la diga di Big Tujunga è situata nel cuore della catena montuosa conosciuta come San Gabriel Mountains, a nord di Los Angeles, California, un’area nota per l’elevato rischio sismico. Recentemente l’impianto è stato sottoposto a un processo di ristrutturazione e modifica dello sfioratore per soddisfare i nuovi standard di sicurezza. In particolare, era necessario rientrare nei parametri previsti dalla legge per far fronte al Maximum Credible Earthquake (MCE) - vale a dire il più grande terremoto che potrebbe verificarsi lungo una determinata faglia - e al Probable Maximum Flood (PMF), che rappresenta il peggiore scenario di inondazione possibile per una particolare area di drenaggio. MWH ha collaborato con il Dipartimento Lavori Pubblici della Contea di Los Angeles per mettere a norma Big Tujunga, attraverso una serie di miglioramenti alla struttura e alle fondazioni della diga. Interventi fondamentali, visti i danni che un evento sismico significativo o un’inondazione potrebbero infliggere alla seconda città più grande d'America: lesioni o perdite a carico della popolazione; danni per 175 milioni di dollari a case, edifici, strutture e strade; interruzione dei servizi di pubblica utilità e commercio per più di 100.000 persone; perdita di uno stoccaggio di acqua che rifornisce quasi 10 milioni di persone nell’area di Los Angeles. Dopo aver analizzato i rischi sismici e idraulici della diga, il team di lavoro ha proposto una serie di alternative di intervento per soddisfare gli standard richiesti. 3


Circa 70.000 metri cubi di calcestruzzo impiegato per rinforzare il lato di valle della diga consentono alla struttura di adeguarsi alla normativa per l’MCE. Una sofisticata modifica dei sistemi di sfioro scarico ha creato una capacità sufficiente per soddisfare la PMF. La forma ricurva e non tradizionale dello sfioratore fa confluire tutta l’acqua fuoriuscita all’interno del bacino sul fondo del canyon, a valle e lontano dalla diga. Uno dei vantaggi principali del progetto è la possibilità di azionare il serbatoio in caso di raggiungimento della piena capacità di stoccaggio. Dopo aver funzionato per più di 30 anni al 25% della capacità per motivi di sicurezza sismica, grazie a questo intervento è stato possibile garantire lo stoccaggio e la fornitura di un quantitativo maggiore di acqua alla città di Los Angeles. Questo ha consentito un risparmio di quasi 2 milioni di dollari all'anno in costi legati all’approvvigionamento di acqua, che altrimenti avrebbe dovuto essere importata da altre zone. Il progetto è stato premiato come “Progetto dell’anno nell’ambito di interventi su impianti esistenti in zone sismiche” da parte dell'Associazione dei Funzionari per la Sicurezza delle Dighe di Stato e come Migliore Progetto di Infrastruttura Civile in California secondo la prestigiosa rivista Engineering News-Record. Un altro intervento di progettazione antisismica particolarmente innovativo è rappresentato dal lavoro di MWH sulla Terza serie di conche nell’ambito dell’espansione del Canale di Panama. All’interno del consorzio internazionale Grupo Unidos por el Canal (GUPC), MWH guida il team responsabile della progettazione dei nuovi gruppi di conche di accesso che regolano il transito delle navi super-post-Panamax. La progettazione antisismica per questo intervento è l'analisi più avanzata che MWH abbia mai intrapreso. Grazie agli studi svolti, le pareti delle conche hanno potuto essere ottimizzate sensibilmente. Il progetto considera due livelli di carichi sismici: il Livello 1 assicura che la struttura risponda a un evento sismico con una possibile deformazione, ma senza compromettere il normale funzionamento delle conche, mentre al Livello 2 la struttura deve rispondere all'evento sismico garantendo la funzionalità delle camere di blocco con un danno "accettabile". La Terza Serie di conche raddoppierà la capacità del canale e dovrebbe essere completata nel 2014. Per ulteriori informazioni sulla diga Big Tujunga e sul progetto della Terza Serie di Chiuse per l'espansione Canale di Panama, è possibile visitare il sito www.mwhglobal.com.

Articolo realizzato con il contributo di Glenn Tarbox, Dams Practice Leader – MWH Global. 4


ENERGIA “Piano d’Azione Italiano per l’Efficienza Energetica 2011: gli ambiziosi obiettivi europei di efficienza energetica al 2020 sono ora più vicini?” di Dario Dilucia La Perna, Energy Efficiency Technical Leader, MWH La Direttiva 2006/32/CE stabilisce che gli Stati Membri devono redigere un Piano d’Azione per l’Efficienza Energetica (PAEE) che mira a conseguire un obiettivo nazionale indicativo globale di risparmio energetico al 2016 pari al 9 % per il nono anno di applicazione calcolato sulla media dei cinque anni precedenti l’entrata in vigore della direttiva (2001-2005). L’obiettivo di riduzione non 1 include i consumi energetici dei settori già inclusi nella direttiva sull’Emission Trading Scheme . Il consumo di energia primaria di riferimento per l’Italia è pari a 113 Mtep per un obiettivo di riduzione cumulato dal 2008 al 2016 pari a 10.9 Mtep (9.6%). Il Governo Italiano ha presentato a luglio 2011 il secondo PAEE in cui sono riportati i risultati del primo periodo di monitoraggio (2007-2010) e le misure di efficienza energetica volte al raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2016. Il primo PAEE (2007) ha consentito di superare gli obiettivi stabiliti per il 2010. Nella seguente tabella sono riportati suddivisi per settori gli obiettivi di risparmio energetico annuale conseguiti al 2010, attesi al 2010 dal primo PAEE (2007) e attesi al 2016 dal primo PAEE (2007). Table 1 – Sintesi settoriale dei risparmi di energia primaria Conseguito al 2010 Residenziale Terziario Industria Trasporti TOTALE

Mtep 2.7 0.4 0.7 0.3 4.1

Atteso al 2010 dal primo PAEE Mtep 1.5 0.7 0.6 0.3 3.1

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Atteso al 2016 dal primo PAEE Mtep 4.9 2.1 1.9 2.0 10.9

Secondo l’analisi inclusa nel secondo PAEE (2011), i meccanismi che hanno inciso per oltre l’80% al raggiungimento degli obiettivi di cui sopra sono i seguenti: 1. standard minimi di prestazione energetica – soprattutto nel settore residenziale e terziario e; 2. meccanismo per il riconoscimento di titoli di efficienza energetica – soprattutto nel settore industriale. Al momento, la Direttiva 2006/32/CE è l’unico strumento normativo che pone degli obiettivi vincolanti ai paesi membri sulla riduzione dei consumi di energia primaria. Infatti, il “pacchetto Energia 20-2020” del gennaio 2008 ha posto obiettivi vincolanti solo sulla riduzione delle emissioni e sulla quota di produzione da fonte rinnovabile. Ad oggi, l’obiettivo al 2020 di riduzione dei consumi di energia primaria del 20% è dunque l’unico a non avere carattere vincolante. Nel 2013 la Commissione Europea mostrerà i risultati del potenziale di risparmio energetico di ciascun paese membro. Qualora la riduzione dei consumi di energia primaria non dovesse raggiungere il 20%, la Commissione Europea definirà degli obiettivi vincolanti da raggiungere entro il 2020 anche per l’efficienza energetica. Ciò non significa che l’Unione Europea stia conferendo poca importanza al ruolo dell’efficienza energetica nel quadro energetico europeo. Come si evince dall’ultimo piano sull’efficienza energetica redatto dall’Unione Europea nel 2011, è esattamente l’opposto: “L'efficienza energetica è 1

Attività energetiche, produzione e trasformazione materiali ferrosi, industria dei prodotti minerali, carta e cartoni. 2 Governo Italiano, “Piano d’Azione Efficienza Energetica” 2011 5


al centro della Strategia "Europa 2020" dell'UE per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e della transizione verso un'economia basata su un uso efficiente delle risorse”. Anche la Energy Road map 2050 (COM 2011 885/2) del 15 dicembre 2011 conferisce all’efficienza energetica un ruolo di primaria importanza per convertire il sistema energetico a zero emissioni. E’ dunque opportuno porsi la seguente domanda: l’attuale impianto normativo e le attuali misure di efficienza energetica adottate in Italia ed incluse nei PAEE sono sufficienti per raggiungere gli ambiziosi obiettivi europei di efficienza energetica al 2020? Nell’ultimo PAEE (2011), le misure previste dal Piano sono state estese fino al 2020 mantenendo invariate le ipotesi e le assunzioni alla base delle misure previste per il 2016. Con questa proiezione e con le attuali normative, la riduzione di energia primaria al 2020 è di circa 15.9 Mtep rispetto alla media dei consumi energetici dei 5 anni precedenti l’entrata in vigore della Direttiva 2006/32/CE.

Figura 1 –Riduzioni di energia primaria per settori al 2016 e al 2020

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Nella seguente figura è rappresentato il contributo di risparmio energetico dei diversi settori previsti al 2020. Si può notare come quasi la metà del contributo di risparmio energetico derivi dal settore residenziale. Il recepimento e la corretta applicazione della nuova Direttiva 2010/31/CE EPBD recast sugli edifici ad energia “quasi zero” saranno cruciali per il raggiungimento degli obiettivi europei.

Figure 2 – Ripartizione dei risparmi energetici attesi al 2020 per settori

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Governo Italiano, “Piano d’Azione Efficienza Energetica” 2011

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Tuttavia, la base di calcolo del risparmio energetico del pacchetto 20-20-20 è diverso da quello definito nella Direttiva 2006/32/CE. Infatti, il pacchetto 20-20-20 definisce l’obiettivo di riduzione dei consumi di energia primaria del 20% rispetto alle proiezioni tendenziali per il medesimo anno e non rispetto alla media dei consumi energetici dei 5 anni precedenti l’entrata in vigore della Direttiva 2006/32/CE. Sulla base di questa osservazione risulta fondamentale definire quale sarà la “proiezione di consumo di energia primaria tendenziale al 2020”. Il recente Rapporto Energia e Ambiente dell’ENEA è di aiuto. Viene infatti definita la possibile evoluzione del sistema energetico nazionale in un arco temporale che arriva al 2030. In particolare, l’ENEA definisce tre scenari: 1. Il primo scenario (Scenario di Riferimento o tendenziale) assume il quadro delle politiche e misure in vigore al dicembre 2009 e descrive l’evoluzione del sistema in linea con il trend attuale; 2. il secondo scenario descrive gli effetti delle politiche energetiche in atto (Scenario a Politiche Correnti), 3. il terzo scenario (Scenario Roadmap) permette di quantificare lo sforzo aggiuntivo, rispetto al quadro politico ed energetico in vigore, necessario per ridurre le emissioni di gas serra in linea con la recente traiettoria di abbattimento delle emissioni al 2050, delineata con la Roadmap 2050 dall’UE. Nella seguente figura, sono riportati i tre scenari previsti con i consumi di energia primaria attesi al 2020 e al 2030.

7.6 %

Figure 3 – Scenari di consumo di energia primaria

12 %

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In base agli scenari dell’ENEA, il consumo di energia primaria dell’Italia rispetto al quale deve essere calcolata la percentuale di risparmio energetico al 2020 è pari a 182 Mtep. Per l’Italia, l’obiettivo di riduzione di energia primaria al 2020 è dunque pari al 20% di tale valore (36.4 Mtep) per un consumo totale di energia primaria al 2020 pari a 145.6 Mtep. L’obiettivo di riduzione del 20% dei consumi di energia primaria entro il 2020 risulta quindi troppo ambizioso per l’Italia. Con le attuali normative e le misure di efficienza energetica incluse nel PAEE 2011, l’Italia potrebbe raggiungere il 7.6% di risparmio. Dovesse l’Italia rafforzare le politiche energetiche in linea con la traiettoria di riduzione delle emissioni indicata dalla Road Map europea 2050, il risparmio conseguibile potrebbe raggiungere il 12% di risparmio, ancora lontano dal valore indicativo del 20% riportato nel pacchetto Energia. Tuttavia, la riduzione dei consumi di energia primaria comporta una riduzione delle emissioni e diminuisce la base di calcolo della quota di produzione da fonti rinnovabili, supportando in modo decisivo il raggiungimento degli obiettivi del pacchetto 20-20-20. Come si evince dalla figura 4 5

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Governo Italiano, “Piano d’Azione Efficienza Energetica” 2011 Fonte: ENEA, “Rapporto Energia e Ambiente” 2011 con elaborazione MWH


seguente, nello Scenario Roadmap quasi la metà della riduzione di CO2eq al 2020 proviene da interventi di efficienza energetica nei settori d’uso finale dell’energia.

Figure 4 – Incidenza dell’efficienza energetica sulla riduzione delle emissioni al 2020 nello 6 scenario Road Map Sulla base dell'accordo di ripartizione raggiunto dagli Stati Membri con l’approvazione del pacchetto Clima Energia, l’Italia entro il 2020 dovrà ridurre del 21% le emissioni relative al settore ETS e del 13% le emissioni relative al settore non-ETS. In base alla figura di cui sopra, l’obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni al 2020 potrebbe essere raggiunto intensificando e rafforzando l’attuale quadro politico ed energetico in materia di efficienza energetica. L’Italia sta dunque rispettando i vincoli imposti dalla Direttiva 2006/32/CE in materia di riduzione dei consumi energetici. Tuttavia, è ben lontana dal raggiungimento dell’obiettivo del 20% fissato dal pacchetto energia, benché questo limite sia puramente indicativo e i limiti vincolanti verranno definiti dalla Commissione Europea per ciascun paese membro nel 2013. Un obiettivo di riduzione dei consumi di energia primaria che risulta ambizioso ma allo stesso tempo realistico è pari al 10-12%. In conclusione, è interessante sottolineare che nel Documento di Economia e Finanza (DEF) del 2012, il Governo Monti ha inserito un capitolo specifico dedicato alla Strategia Energetica Nazionale. Il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera ha precisato che l’efficienza energetica costituisce uno dei quattro strumenti chiave in quanto costituisce “una leva straordinaria che consente di cogliere praticamente tutti gli obiettivi in parallelo: abbattere le emissioni, ridurre le importazioni, spingere lo sviluppo di settori innovativi”. Era da anni che non si includeva nel DEF una strategia energetica nazionale che puntasse chiaramente su efficienza energetica e rinnovabili. Sicuramente un segno di buon auspicio per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi comunitari.

AMBIENTE Attività estrattive e terremoto: quale correlazione? Non è facile rassegnarsi all’impotenza di fronte a fenomeni naturali più grandi di noi. La natura umana è portata a cercarne sempre una causa, a pensare di poter prevedere e sconfiggere la furia degli elementi. Ma con i terremoti – gli esperti continuano a ripeterlo – le cose non stanno esattamente così. Certamente, possiamo premunirci e contenere i danni attraverso una pianificazione infrastrutturale adeguata, ma ancora oggi non ci è dato di prevedere esattamente quando un terremoto avverrà, e soprattutto dove e con quale intensità. Possiamo, poi, comprenderne le cause? Sicuramente quelle geologiche sono oggetto di studi da secoli, ma a seguito dell’ultimo terremoto in Emilia Romagna, ecco comparire sul web una serie di tesi che attribuirebbero a cause umane gli ultimi avvenimenti sismici. In 6

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Fonte: ENEA, “Rapporto Energia e Ambiente” 2011


particolare, abbiamo letto che i movimenti tellurici potrebbero essere stati provocati da attività legate all’estrazione di gas naturale in quei territori e, ancora più specificatamente, alla pratica del fracking o fratturazione idraulica che si applica per l’estrazione di gas non convenzionali come lo shale gas. Il tema, come era prevedibile, ha creato una certa preoccupazione nell’opinione pubblica, ma il rigore scientifico è d’obbligo e non è utile cedere a facili speculazioni. Il dibattito sulla correlazione tra fracking e scosse sismiche è ancora aperto in tutto il mondo e vede da un lato l’allarmismo degli ambientalisti e dall’altro la cautela di alcuni governi che – si pensi al Regno Unito – non proibiscono l’estrazione, ma la monitorano cautamente in attesa di maggiori evidenze scientifiche. Segnaliamo alcuni interventi di esperti italiani che hanno ritenuto di dover fare chiarezza sull’argomento ed hanno spiegato come i timori nel nostro Paese siano al momento infondati. Dal suo blog informale ma seriamente informativo, il prof. Marco Mucciarelli, docente di Sismologia Applicata all’Università di Ingegneria della Basilicata, spiega ai lettori perché le notizie circolate sul web siano false e ribadisce che non solo in Italia non si fa fracking ma anche che gli orizzonti geologici del nostro Paese al momento escluderebbero un futuro per il gas da rocce poco permeabili come lo shale gas. Anche il sito www.petrolioegas.it ha seguito la vicenda da vicino, raccogliendo testimonianze scientifiche di autorevoli esperti. Due di loro, i geologi Enzo Boschi e Fedora Quattrocchi, sono autori di due articoli apparsi su Quotidiano Energia tra fine maggio e inizio giugno: http://www.petrolioegas.it/wpcontent/uploads/2012/06/www.quotidianoenergia.it_Boschi.pdf http://www.petrolioegas.it/wpcontent/uploads/2012/06/www.quotidianoenergia.it_Quattrocchi.pdf In particolare, questi articoli si concentrano sulla problematica degli stoccaggi di gas naturale nelle aree colpite dal sisma e le possibili correlazioni con il terremoto, che, con fatti e elementi scientifici, escludono razionalmente. Un altro intervento che citiamo, ancora una volta raccolto da petrolioegas.it, viene dal prof. Carlo Doglioni, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università della Sapienza di Roma. L’articolo di Doglioni mira a dimostrare come la sequenza sismica della dorsale ferrarese che ha portato al terremoto del 20 maggio sia attribuibile all’attività dell’anticlinale ferrarese, già nota da tempo. Lo stesso vale per le scosse avvertite vicino a Ravenna il 6 9


giugno, che appartengono ad una diversa ma vicina struttura sismica e, ancora una volta, escludono qualunque correlazione con l’attività di estrazione da idrocarburi. Clicca qui per leggere l’articolo del prof. Doglioni.

IN PRIMO PIANO L’ente per i lavori pubblici (Public Works Authority, PWA) del Qatar affida a MWH un programma di asset management quinquennale per le acque reflue del Paese. L’ente per i lavori pubblici (Public Works Authority, PWA) del Qatar ha assegnato a MWH un programma nazionale di durata quinquennale per l’amministrazione degli asset relativi ai servizi di gestione delle acque reflue (Qatar Drainage Asset Management Programme). Il programma si inserisce tra i numerosi investimenti infrastrutturali effettuati nell'ambito della Strategia nazionale del Qatar per il 2030 che comprendono autostrade, interscambi, ferrovie, servizi di pubblica utilità e altri servizi annessi in risposta ad una popolazione crescente e a un’economia in espansione. Il Qatar, inoltre, è stato recentemente selezionato come Paese ospitante la Coppa del Mondo FIFA del 2022. I lavori dovrebbero iniziare immediatamente. MWH e il suo subappaltatore, Scottish Water, collaboreranno con la Direzione dell'ente PWA preposto agli affari patrimoniali per delineare ed implementare il programma in oggetto allo scopo di accrescere il livello qualitativo dei servizi di gestione delle acque reflue forniti a privati e aziende in tutto il Qatar. Nel corso dell'implementazione del programma, MWH gestirà tutti gli aspetti operativi e manutentivi degli asset in questione, compresi gli impianti per la raccolta e il trattamento delle acque reflue, gli impianti di scarico delle acque reflue trattate e gli impianti di gestione dell'acqua piovana e delle acque sotterranee. “MWH sta formando un team di esperti internazionali e intende sfruttare le tecnologie più avanzate in materia di asset management per aiutare il Qatar a concretizzare i suoi piani di rapida espansione e a sviluppare questo importante progetto” ha spiegato Alan Krause, Presidente e CEO di MWH Global. “Siamo lieti di poter cogliere questa opportunità per soddisfare le esigenze dei cittadini del Qatar contribuendo a raggiungere gli obiettivi che il Paese si è posto nell'ambito della sua strategia di sviluppo nazionale e a sviluppare le infrastrutture per la gestione delle acque reflue. Il programma per l’amministrazione degli asset relativi ai servizi di gestione delle acque reflue sosterrà inoltre la trasformazione organizzativa di PWA e aiuterà il Qatar a prepararsi per la Coppa del Mondo FIFA del 2022.” La missione di PWA consiste nell'“offrire e gestire edifici e infrastrutture sostenibili, d'avanguardia e di elevata qualità rispondenti alla Strategia nazionale del Qatar per il 2030”. Questa non è la prima esperienza di MWH in Qatar. Di recente, la società si è aggiudicato il “Qatar Integrated Drainage Master Plan” per identificare le esigenze del Paese in termini di risorse idriche e infrastrutturali per la gestione delle acque reflue per i prossimi cinquant’anni.

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MWH partecipa a Power Gen Europe 2012 con un paper sugli incentivi per il fotovoltaico in Italia. E’ il quarto anno consecutivo che un paper di MWH viene selezionato a Power Gen Europe, che quest’anno si è svolto a Colonia, Germania, dal 12 al 14 giugno. Alessandro Tarantini, project manager di MWH in Italia, ha presentato un’analisi dell’evoluzione del quadro legislativo italiano in merito alla “feed-in tariff” ottenuta da diverse tipologie di impianti fotovoltaici tra il 2011 e il 2016. Il paper, scritto a sei mani da Tarantini, Alessandro Boscarelli e Chiara Camiciotti, questi ultimi project engineer di MWH, analizza l’evoluzione del mercato introducendo anche una comparazione con il caso tedesco e illustrando i possibili sviluppi futuri, anche alla luce dell’imminente introduzione del V Conto Energia. Clicca qui per leggere il paper. Power Gen Europe è una delle conferenze internazionali più prestigiose nel campo della “power generation”. Nell’edizione precedente, il paper di MWH, ancora una volta dedicato al fotovoltaico italiano, si era aggiudicato il premio come migliore articolo (Best paper award 2012).

PER INFORMAZIONI: MWH S.p.A. Centro Direzionale Milano 2 20090 Segrate (Milano) Tel. +39 02210841 Fax. +39 0226924275 Email: mwh.italia@mwhglobal.com www.mwhglobal.com

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Newsletter MWH luglio-agosto 2012