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Muzi Kult

pag. 56 I Camillas "...Quando c'è l'amore basta l'amore "

bimestrale anno 5° | n° 28

PEPPE SERVILLO Presentimento

pag. 30

pag. 74

pag. 68

I 275 di "Musica contro le mafie" 7^Edizione

Momar Gaye

Due Chiacchiere con Libero Reina


MUZI KULT

OSPITI:

anno 05 n° 28

PEPPE SERVILLO Direttore Editoriale: Gennaro de Rosa Produzione: MUZI KULT Editore: Edizioni Emmekappa Responsabile grafico: Salvatore Greco Capo-Redattore: Monica Reale Redazione: Monica Reale, Paolo Fulciniti, Marianna Chiarelli, Gennaro de Rosa Hanno Collaborato a questo numero: Monica Reale, Miriam Caruso, , Debora Borgese, Salvatore Greco, Fabio Nirta, Antonella De Cesare, Grazia Celico Claudia Palermo, Gennaro de Rosa, Victor Solaris, Loredana Ciliberto, Max Sannella, Simone Arminio, Vladimir Costabile, Luisa Marini, Lo Staff di ‘Musica contro le mafie’ (Mary Chiarello), Alessandra Margiotta Concessionaria Esclusiva per la Pubblicità: OnMagPromotion onmagpromotion@gmail.com Pubblicato su www.issuu.com

Peppe Servillo, artista poliedrico e “autodidatta”, come ama definirsi. Una lunga carriera alle spalle, che lo distingue per la versatilità e il grande amore per ogni esperienza che possa produrre arte. Abbiamo avuto occasione di parlare con lui, approfondendo i suoi progetti dedicati al teatro e alla valorizzazione del patrimonio della canzone/poesia napoletana.

I CAMILLAS Ironici, romantici, insoliti, simpatici, anche rock quando serve. Spontanei sulla scena e nella vita, si muovono in un mondo musicale variegato, ricco di sfumature da cui trapela la loro indole prepotentemente presente in ogni canzone.

P-FUNKING BAND L’energia della musica direttamente in strada, tra le piazze, con un ritmo trascinante. Dal funk alla sperimentazione, un viaggio che porta i P-Funking Band a farsi ascoltare e amare tra le gente, sulle vie del bel paese e all’estero. Ma scaviamo un po’ nella loro storia e nella loro originalità.

CLEO T Occhi scuri, labbra rosse e oro nei capelli, Cleo T. compone ineluttabili canti di sirene, proiettandoci in un mondo rovesciato, un mondo visto attraverso uno specchio.

MOMAR GAYE Momar Gaye è un artista senegalese e vive da diversi anni in Sardegna. Il suo nome è molto conosciuto grazie alle sue qualità ed è riuscito a ‘contaminare’ i ritmi in levare con lo stile black africano.

Distribuito gratuitamente © 2012 - Tutti i diritti riservati

TANYA SCHAAP Tanya Schaap è cantante e violinista all’interno dell’ensemble Tango Extremo. La loro musica spazia tra tango, classica, jazz e musica brasiliana.

LIBERO REINA Un viaggio attraverso sé stessi, per scoprire e scoprirsi, un percorso intimo e universale: è questo quello che Libero, giovane cantautore siciliano, ci propone attraverso il suo album d’esordio “Alien Passengers”.

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LE RUBRICHE DI

Promo Highlights Artists Artists 8-27

Live

46-77

28-43

EDITORIALE ...................................................... 6 LE RUBRICHE DI MUZI KULT

Camere a Sud - “Un Nobel per la Musica” di Simone Arminio ................................................... 8 Muzi Fieber di Fabio Nirta ..................................... 10 Onde Social di Antonella De Cesare ........................ 12 Muzi Glam: Smegma Bovary di Debora Borgese... 14 Suoni Pindarici “Creare Connessioni” di Loredana Ciliberto e Pasqualin Caparello .................. 16 Chiamatemi Max... di Max Sannella ...................... 18 Rosso Fisso [Criticare, Apprezzare, Recensire] di Vladimir Costabile .. 20 La Musica è Lavoro: “Sos Musicisti e le Scuole di Musica” di Victor Solaris ................................... 22 Greatest Eats di Muzi Kult ................................... 24

PEPPE SERVILLO “Presentimento” pag. 48

SPECIALE “Musica contro le mafie”

Premio “Musica contro le mafie” 7^ Edizione .. 30 5 Giorni di “Musica contro le mafie” .............. 34 Io Sostengo ...................................................... 42

HIGHLIGHTS ARTISTS

Peppe Servillo .................................................. 48 I Camillas ......................................................... 56 P-Funking Band ................................................ 60 Libero Reina ....................................................... 68 Momar Gaye ..................................................... 74

I CAMILLAS in Highlights pag. 56

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L’EDITORIALE

di Gennaro de Rosa

Numero “speciale” quello che state sfogliando, numero da combattimento, numero combattuto, numero potente, numero sofferto ma non sofferente… In questo “Muzi Kult” troverete tante cose nuove e alcune riproposizioni, vi chiederete e ci chiederete perchè e noi ve lo diremo…ehehehe ! A Gennaio ci si prepara ad un anno di rinnovamento, comincerà a fare capolino il nuovo portale, vi faremo conoscere il nuovo capo-redattore e ci saranno spazi maggiori dedicati agli artisti in promozione e alle recensioni. Sarà un cambiamento che oseremo dire…epocale…senza esagerare; forse un po’ esageriamo…và ! Siamo in un momento di esagerazioni, alle porte di questo Referendum costituzionale, poi, che riempie le nostre giornate di Sì e No…di Ni e So… avrete la possibilità di leggere qualcosa dove la par condicio non esiste ma allo stesso tempo non sono stati usati nè “si” nè “no” su tutto il battuto. Questo non perchè crediamo possa essere argomento di poco conto, ma perchè crediamo fortemente nella discrezione di ognuno di fare la sua scelta, di informarsi ed operare, apponendo questa “importantissima” X sulla casella giusta. Mettendola lì perchè ponderata, studiata, vagliata…e apposta. Tratteggiata con mano ferma, decisa e consapevole e non perchè ce lo ha consigliato l’artista o il personaggio pubblico di turno…! Ci sentiamo perseguitati da questi due monosillabi … in questo clima da “Undressed”…e speriamo che poi almeno ci dicano “…ok ora puoi rivestirti!” oppure “Vi lasciamo da soli!”. Vorrei parlarvi di lavoro, di diritto d’autore, di gioventù, di vecchiaia, di differenza di età, di fiducia, di sfiducia, di desiderio, di apatia, di sanità, di sofferenza, di felicità, di orgoglio, di entusiasmo, di xanax, di cipralex, di sonno, di sogno, di orecchie bucate, di intestini pigri e stomaci troppo dinamici…e di tanto altro…ma questo è un numero strano ve l’ho detto…e quindi vi dico solo: Buona Lettura, Buon Referendum e Buon Natale…!

A Gennaio ci si prepara ad un anno di rinnovamento...

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CAMEREASUD di Simone Arminio

Una finestra aperta, magari sul mare. Le tende che volano, attirate dal vento. Il luogo, comprensibilmente, è a Sud, e ciò influisce non poco sulla musica. Da quando l’ho capito faccio sempre lo stesso esperimento: giudico un disco solo dopo almeno due ascolti. La prima volta mi direziono a nord. Fermo e concentrato, a finestre chiuse. La seconda volta guardo a Sud. L’attenzione tutta rivolta agli errori, la finestra aperta, a volte reale, altre immaginaria, ma quasi sempre orientata a Sud.

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UN NOBEL PER LA MUSICA Siamo alla giusta distanza di sicurezza per poter giudicare il premio Nobel a Bob Dylan senza farci governare dalle emozioni del momento. E’ giusto premiare un menestrello o le canzoni, per quanto belle, non possono essere considerate poesia? Sono vere entrambe le cose, e questo ha giustificato, all’indomani della notizia arrivata da Stoccolma, tutti quei dissidi internazionali. Andiamo con ordine, allora. Si è detto per decenni che Dylan è un poeta, salvo poi lamentarci quando le sue opere, considerate poesia, hanno ottenuto la massima onorificenza in quel campo, il premio Nobel per la letteratura. Polemiche dettate dal fatto che, ok, belle sono belle, ma la letteratura è ben altra cosa. Vero. Verissimo. Per uscirne, forse, occorre cambiare prospettiva. E chiedersi non tanto se i testi di Dylan sono poesia (sì, lo sono), ma se è giusto oggi che la musica, già oggi così avida di spazi culturali, e se abbia il diritto di fagocitare anche il Nobel. Si è detto: beh, una volta tanto che non abbiamo dovuto cercare tutti su Wikipedia il nome del nuovo premio Nobel. Ma il fascino non è poi quello? Non è forse compito del Nobel riconoscere il bello assoluto e porlo all’attenzione del pianeta? Certe canzoni, certo, sono poesie. Ma in quanto tali hanno già avuto la fortuna di conquistare il mondo. ‘Like a rolling stone’, solo per rimanere sul banale e sul risaputo, non ha certo bisogno del Nobel per essere apprezzata. Non era così certo per Wislawa Szymborska, poetessa tra le migliori che la cultura europea abbia mai avuto: se non avesse vinto il Nobel nel 1996 non saremmo certo qui a parlarne. Riempire gli spazi, allora. Da questo punto di vista, ogni premio Nobel sacrificato all’altare del successo facile, o speso per creare dibattito, è un Nobel sprecato. Lo è come lo fu quello assegnato a Dario Fo, cui venne riconosciuto il successo per un’opera che parlava di politica italiana, in un preciso momento storico. Ma ecco che agli occhi di Dylan, anche quel premio assume un inedito valore che chi scrive mai si sarebbe sognato di arrivare a riconoscere: si trattava di teatro, anzi, peggio, di teatro popolare! Il cugino poverissimo della cultura alta, e che oggi vive alla canna degli aiuti di Stato o con il sostegno dei pochi eletti. Esageriamo, volutamente. Ma il punto, sì, è anche economico: il premo Nobel sono un sacco di soldi, utilissimi per aiutare i premiati a proseguire e divulgare la propria opera. E Bob Dylan, per fortuna, non ha bisogno né di un sostegno a proseguire, né tantomeno di divulgare la propria opera. Ha diritto a un premio, sì, che gli riconosca la grandezza letteraria della propria produzione. Ma davvero deve essere il Nobel per la letteratura a sopperire a questo ruolo mancante? Perché non istituire, oggi, un Nobel per la Musica? Questo sì, sarebbe giusto. Perché la musica e la canzone sono oggi la forma culturale più diffusa e questo porta, però, la qualità a inchinarsi al mercato. Un premio Nobel servirebbe a premiare, nel mondo, il veramente bello. Lasciando alla letteratura i suoi spazi. Spazi di cui ha un disperato bisogno.


CONSIGLI BON IVER 22, A million (2016, Jiajiaguwar)

Voto

Un disco concettuale, un capolavoro. Un disco assoluto, un disco forse troppo assoluto. Un disco complicato, che potrebbe cedere, ogni tanto, a una strofa melodica. Bon Iver è di certo l’avanguardia nella musica indie nordamericana. Le avanguardie pagano, spesso, lo scotto di non essere capiti. Il disco, in ogni caso, merita ben più di un ascolto.

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DENTE Canzoni per metà

(2016, Pastiglie)

Se la musica della Leva cantautorale è in crisi, se ha finito il suo tempo, questo disco ne segna allora il De Profundis. Dente è bravo, come sempre, e l’idea di troncare i suoi brani a metà è tanto rischiosa quanto ben fatta. Il disco si ascolta con gusto. Ma il retrogusto dice, chiaro: è ancora tempo, o forse è ora di cambiare?

Voto

6+ RAPHAEL GUALAZZI Love, live, peace (2016, Sugar) Merita, sì, certo che merita. Perché Gualazzi è uno che - se ha davanti un pianoforte - sa bene dove mettere le dita. Idem per tutto ciò che riguarda una composizione o un’interpretazione vocale: un’oasi di qualità in un mare di pop sempre più slavato. Da ascoltare.

Voto

7,5 BOOSTA La stanza intelligente (2016, Sony Music)

Voto

5,5

Per la voglia dei Subsonica, di tanto in tanto, di staccare la spina e dedicarsi ognuno alle proprie cose, il voto da sempre è 10 e lode. Per la resa di questi progetti, la storia cambia e non di poco. Eccelsi erano i Motel Connection. Mediocre questo album di Boosta, e non certo per la mancanza di qualità dell’artista - che ormai è indubbia -, ma perché un progetto solista ha un senso quando sposta l’asticella ed esplora strade mai percorse. Delle due, la stanza intelligente è un bootleg. E tanto vale: curiosità

LITFIBA L’impossibile (2016, Tea)

Voto

Ghigo, sempre uguale a se stesso, è il fascino della tradizione. Piero invece è rimasto incastrato negli anni ‘90, alle lettere ai potenti della terra, cui in questi nuovo singolo suggerisce di fumare un po’ di erba. Un singolo ansiolitico, per l’attesa di quella batosta che potrà darci, a breve, tutto l’album. Sia detto da un litfibiano di ferro, e non certo cristallizzato agli albori. Voto NP, in attesa che il Destino si compia.

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Muzi FIEBER di Fabio Nirta

1

Baba Sissoko & Nicodemo feat. Lilies On Mars. Tre differenti anime artistiche unite in un progetto musicale che attraversa generi e continenti: Baba Sissoko, insieme a Nicodemo, produttore discografico, attento alla ricerca musicale, Nicodemo e le Lilies on Mars, avvezze a territori new wave, sintetici e shoegaziani. Dje Gnua Gna è il primo singolo estratto da DjeliBIT.

BABA SISSOKO & NICODEMO FEAT. LILIES ON MARS - DJE GNUA GNA http://www.youtube.com/watch?v=RMSKpun3wQo

3

Nuovo singolo per il produttore genovese Filo Q (nome d’arte di Filippo Quaglia), dal titolo Payphone, succosa introduzione a quello che sarà il seguito su lunga durata dell’ottimo Il bordo del buio edito nel 2011. Il nuovo album in uscita il prossimo autunno si intitola JazzCrash ed uscirà per la label 100000 bpm.

FILO Q - PAYPHONE https://www.youtube.com/watch?v=tVJxaNUqW8E

5

Un ritorno che ha il sapore di una prima volta, o forse è il contrario. “Here comes the lofi don” è il primo LP di Ioshi, già fondatore e batterista dei Mellow Mood, riesce nell’intenzione di coagulare il sapore lo-fi dei sample anni ‘60 e ‘70 con il dub, inserendosi in un territorio al confine con l’elettronica. Ascolta Xango.

IOSHI - XANGO https://soundcloud.com/ioshimusic/xango?in=ioshimusic%2Fsets%2Flo-fi-don

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Lust Blue di LNDFK uscirà il prossimo 11 novembre per Feelin’ Music. LNDFK è una cantante e songwriter, classe1990, nata a Sousse, in Tunisia, e residente a Parigi. Figlia di due diverse culture, madre italiana e padre arabo, è cresciuta a Napoli con la madre. Il primo singolo che anticipa il lavoro si intitola Tell Me Why e lo trovate su DLSO ascoltare in anteprima.

LNDFK - TELL ME WHY http://www.dlso.it/site/2016/11/02/lndfk/

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Generation One è il disco d’esordio di Ainé uscito a maggio per la Totally Imported. Generation One è il frutto di una ricerca musicale iniziata due anni fa: Ainé, giovane talento formatosi artisticamente tra l’Italia e gli Stati Uniti frequentando la Venice Voice Accademy di Los Angeles e le migliori accademie di musica romane per poi vincere la tanto ambita Borsa di studio alla Berkelee College of Music di Boston.

AINÉ - GENERATION ONE https://www.youtube.com/watch?v=RyrH1wrKHYE

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Il 17 febbraio del 2017 si attende la pubblicazione di A Thousand Skies su Black Acre, secondo disco di Clap! Clap! talento osannato all’estero, Cristiano Crisci, si muoverà al solito tra sample di world music con elementi di footwork, hip-hop e house. Il disco vedrà le collaborazioni con il cantante folk sud africano Bongeziwe Mabandla, il duo berlinese OY, la band sudafricana John Wizards e il producer italiano HDADD. Ar-Raqis è l’anteprima ed il primo singolo estratto.

CLAP! CLAP! - AR-RAQIS https://soundcloud.com/clakclakboomclak/ar-raqis


Stanotte avremo un nuovo presidente degli Stati Uniti, ma a me piace Carpenter e la cosa mi condiziona parecchio. Tanto ciò che fondamentalmente conta di più è poter viaggiare, ascoltare nuove storie, tornare arricchiti da nuove esperienze, avere la libertà di farlo, avere la cultura per sentirsi addosso il profumo della libertà nel rispetto degli altri. Il battito del proprio cuore al ritmo di quello del mondo. Frasi fatte, lo so, anche scontate. Quello che andrete a sentire questo mese è tutt’altro che scontato invece. E buona notte suonatori… anzi no, buona notte sognatori.

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Gli Yombe, ovvero Alfredo Maddaluno e Cyen, sono un duo electropop campano che lo scorso anno ci ha stregati con l’ep d’esordio omonimo, tanto che li abbiamo voluti inviare al MI AMI Festival quest’anno. Oggi sono tornati un nuovo video girato in Islanda, che anticipa la ristampa fisica del primo ep sotto l’egida della loro nuova etichetta, Carosello Records.

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Fricat è il side project di Joe Antani, membro e fondatore del gruppo beat / hip hop nostrano Apes On Tapes. “Fricatism“, il nuovo album in uscita il prossimo 18 Novembre, grazie alla collaborazione di Burnow, Fresh Yo!, Voodoo Rebel e Wasbridge Council, è un ibrido di trap, wonky e abstract hip hop, Africa ed oriente. Antifaçade è l’anteprima dell’album.

FRICAT - ANTIFAÇADE https://www.youtube.com/watch?v=oP0Ijv3y7m4sets/june-ep YOMBE - SDIMS https://www.youtube.com/watch?v=8DOZHXXWG8I

9

E’ finalmente uscito il disco di Tiger & Woods, uno dei miei dischi dell’anno. Per usare le parole dell’amico Carera, descrivere quello che fanno i Tiger & Woods è semplicissimo: il trick consiste nel fare della house potentissima, usando nella costruzione dei brani tutti i paradigmi della techno classica (di cui Marco Passarani, metà di Tiger & Woods, è un assoluto pioniere in Italia). Cassa house in 4, un basso arrovellato e tanto Daft Punk, in fase continuata per un numero di battute in multipli di 4, e ogni tot si aggiunge una nuova linea di suoni o synth, fino ad arrivare al refrain. Qui non c’è canzone preferita, c’è da sentire tutto l’album. Bentornati.

TIGER & WOODS - ON THE GREEN AGAIN https://tandwrecords.bandcamp.com/album/on-the-green-again

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L.U.C.A. “I semi del futuro” di L.UC.A., ovvero Francesco De Bellis, già Francisco (Jolly music) è “un disco che riflette i colori di un eclettismo verace, e che affonda fino alle ginocchia nella tradizione italiana delle colonne sonore: ci sono echi di tributo a Morricone, Piccioni, ma soprattutto all’Umiliani delle sonorizzazioni uscite su Omicron negli anni ‘70 (“Polinesia”, “Relax”, “Il Continente Nero” e via dicendo)”.La mia traccia consigliata è “In the sun.

L.U.C.A. - IN THE SUN https://www.youtube.com/watch?v=4O4vBKKyb_M

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ASTRAL è il disco di esordio di CACAO°, ovvero Diego Pasini (basso) e Matteo Pozzi (chitarra). Anche se gli orizzonti sonori parlano un linguaggio più accessibile deli Actionmen (band di provenienza del duo). Per Baciocchi “non manca la voglia di sperimentare, di accorpare una serie di influenze e riferimenti che pescano dal kraut e dall’elettronica, dalla sperimentazione a sprazzi di post rock o addirittura ambient, sapori western surf con chitarra “twang”, umori funk, new wave alla B52/Devo”. Lo streaming integrale dell’album, uscito poche ore fa, in anteprima su rockit.

CACAO° - ASTRAL https://www.rockit.it/CACAOCACAO/album/astral/36393

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Nessuno meglio di Franco Lys Dimauro può spiegare quello che ascolterete. “L’Electro Acoustic Ensemble tira sassate alle vetrate del jazz. Quello che ascoltate è il rumore di quei vetri che vanno in frantumi. Geometrie disordinate e aguzze disegnate dagli strumenti a corda che si dispiegano come funi di giocolieri e dai pungenti interventi di un sassofono che si cala nelle vesti di un funambolo ardimentoso e virile. E’ musica in qualche modo furiosa, disubbidiente all’ordine. Che medita più su come fuggire dalla gabbia del mondo che sulle leggi che ne regolano la disciplina. Forse sarebbe il caso cominciaste a farlo pure voi”.

ELECTRO ACOUSTIC ENSAMBLE - MEDITATIONS IN MOTION https://manzaneralabel.bandcamp.com/album/meditations-in-motion

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( ONDESOCIAL ( ( di Antonella De Cesare

#1

#2

# IMANY - SILVER LINING (CLAP YOUR HANDS)

# KETTY PASSA- SOGNA 22R

TIME RECORDS

Semplice, orecchiabile, non (solo) per creare una hit ma per lanciare un messaggio di ottimismo e coraggio, per dare forza! “Sfrutta la tua occasione, non avere paura dei cambiamenti” e intanto sorridi e batti le mani! :-)

# Un esordio ricco di contaminazioni che comincia ad abituarci ad ascoltare qualcosa di diverso. Un testo fatto di emozioni, spunti e stimoli a non dimenticare l’arte di sognare! Anche io “Morirei per un nuovo Wow!”

# https://www.facebook.com/imanymusic/

# https://www.facebook.com/kettypassaofficial/

#3

#4 # RIDSA - JE M’EN FOUS

# MINACELENTANO - AMAMI AMAMI

EGO MUSIC

CLAN CELENTANO SRL - PDU MUSIC&PRODUCTION SA

# Se vi aspettate il solito pezzo italiano sanremese, non lo è! Inizia quasi dance per poi prendere le sonorità del tango, quello si all’italiana nel senso di vintage! Sempre tanto di cappello per due delle nostre eccellenze musicali. # https://www.facebook.com/minacelentanoofficial/

# Torna il francese nelle nostre radio. Un mix di elementi e sonorità già note a cui ci ha abituati Stromae. Nonstante ciò l’ho trovato piacevole e non so perché lo definirei sobrio e piacevole! Like! # https://www.facebook.com/Ridsa-1822405931312341/

#5 # WHITE LIES - TAKE IT OUT TO ME SPIN GO

# Questo brano mi ha colpita perché, ignara e inizialmente, pensavo fosse degli anni 80. La voce riporta ancora più indietro negli anni. Piacevole scoprire che invece si tratta di una novità, un po’ vintage! # https://www.facebook.com/WhiteLies/

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Avete sentito cosa c’è di nuovo nei meandri delle classifiche radio? Io qualcosina si ed è più forte di me, devo commentare! Così nasce “Onda Social”! Come in un tweet, le sensazioni di un brano in 140 caratteri, e immancabili faccine! Fidarsi è bene, Ascoltare è meglio!

#6

#7

# JACK SAVORETTI - WHEN WE WERE LOVERS

# SAMUEL ROMANO LA RISPOSTA

BMG RIGHTS MANAGEMENT

# Tra i brani usciti questo non è tra i miei preferiti ma la sua voce calda merita un posto in classifica. Tra l’altro c’è da ammettere che si sente la voglia di provare a proporre qualcosa di diverso e diversamente contaminato.

# Per chi se lo fosse perso, Samuel Umberto Romano è il frontman dei Subsonica ed esce in questi giorni con questo singolo con cui “cerca una risposta! :-)! Lo stile è decisamente riconoscibile! Papabile tormentone!

# https://www.facebook.com/Jacksavoretti/

# https://www.facebook.com/pages/Samuel-Umberto-Romano/113137922033656

#8

#9 # JUDE&FRANK - LA LUNA

# GIULIA REGAIN UNICORN

DO IT YOURSELF

# Il brano dance dell’inverno! Neanche il tempo di uscire (3 ottobre radio date) che già qualcuno ne ha fatto il remix! Italian Dance Music!

# Per chi ama la musica da ballare! Mentre l’ascoltavo però mi è tornato in mente un altro brano “Gigi de Martino - Il canto della sirena”! Che ne pensate?

# https://www.facebook.com/GiuliaRegainDj/

# BOOMDABASH PORTAMI CON TE

# https://www.facebook.com/judeandfrank/

# 10

SOULMATICAL

# Non è rimasta a lungo negli airplay il brano dei salentini. Forse perché più estivo, forse perché un po’ già sentito. Devo dire però che ho sinceramente apprezzato il loro “international love song” rappato in inglese. # https://www.facebook.com/Boomdabash-354138944714882/

#ONDESOCIAL


MUZI GLAM di Debora Borgese

Cos’è la Musica dovremmo saperlo tutti anche se, a volte, ci capita di ascoltare qualcosa o qualcuno che ci fa, quantomeno, venire il dubbio…che sia così. Ma in questa rubrica vogliamo darlo per scontato: “Tutti Sappiamo cos’è la Musica!” (ed anche con la “M” maiuscola). Il Glamour, ahinoi, invece non è così diffuso e di mostruosità al suo riguardo ci capita di vederne tante e, come si suol dire, “L’occhio vuole la sua parte”…e la vuole anche buona; eleganza, sensualità, seduzione…e soprattutto “fascino” gli ingredienti fondamentali di questa rubrica. “Muzi Glam” unisce ciò che tutti pensiamo di sapere cos’è con ciò che tutti dovremmo sapere cos’è. Vi avvisiamo, in questa rubrica “l’abito fa il monaco”…e anche “la monaca”.

SMEGMA BOVARY È “COPPA DEL NONNO”: CHE IL DISAGIO SIA CON NOI Nessun margine di miglioramento: i sintomi di demenza Smegma persistono, per fortuna! Perché a prendersi troppo sul serio è sempre una gran noia. Così, guidati dal disagio costante di un mondo che si evolve alla costante ricerca di nuovi miti e punti di riferimento, escono allo scoperto questo con secondo album: “Coppa del nonno”.

La nostalgia dei tempi andati è riflessa tanto nei testi quanto negli arrangiamenti a forte vocazione elettro pop – rock, come nell’immagine. Che non guasta e che funziona perché senza pretese. Opinabile, certamente. Ma almeno si va sul sicuro, e in questi tempi di totale incertezza identitaria anche in ambito musicale, i Smegma percorrono nell’azzardo la strada paradossalmente più sensata!

Mediaticamente funzionano perché sanno di potersi rivolgere ad ascoltatori di nicchia capaci di comprendere (o facendo finta di comprendere e apprezzare!) il loro apparente e burlone nonsensismo impregnato di sadica blasfemia salvifica. E in questo, converrete che sono dei grandi maestri.

Riusciranno i Smegma Bovary a superare le loro psicolabili condizioni per accedre al grande mercato discografico nazionale? Noi speriamo di no, perché perderemmo la loro vera e apprezzata essenza. Ma chi vivrà, vedrà!

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SUONI PINDARICI Creare connessioni

A spasso per il mondo con Cleo T e Tanya Schaap Questa volta siamo andati a cercare due protagoniste della musica internazionale con qualcosa che è più di un semplice attaccamento all’Italia. Cleto T e Tanya Schaap sono due cantanti, autrici e musiciste, rispettivamente francese e olandese, che in Italia soggiornano spesso, e non solo per vacanza o per i loro concerti. Cleo e Tanya amano “vivere” l’Italia, è qui che alcuni loro lavori sono nati ed è qui che spesso hanno intessuto collaborazioni importanti con altri musicisti. La parigina Cleo T. esordisce nel 2013 con l’album “Songs of Gold & Shadow”, prodotto e registrato a Bristol dal leggendario John Parish (PJ Harvey, Eels, Tracy Chapman), a cui segue un lungo e fortunato tour. Lo scorso 26 ottobre, durante uno showcase tenutosi a Londra, Cleo ha presentato il suo nuovo singolo, “Shine”, che precede l’uscita del suo secondo album, prevista per marzo 2017. Occhi scuri, labbra rosse e oro nei capelli, Cleo T. compone ineluttabili canti di sirene, proiettandoci in un mondo rovesciato, un mondo visto attraverso uno specchio. Tanya Schaap è cantante e violinista all’interno dell’ensemble Tango Extremo. La loro musica spazia tra tango, classica, jazz e musica brasiliana. Unica formazione non argentina ad essere stata ammessa ad esibirsi all’interno del prestigioso “The Buenos Aires Tango Festival”, sono nati nel 2003, proprio per iniziativa di Tanya. Da allora il gruppo si è esibito in tutto il mondo (Argentina, Cina, Russia, Sud Africa, Corea del Sud, Colombia, Egitto, Lettonia, Messico, Cuba, Venezuela), così come in Europa (Spagna, Italia, Francia, Irlanda, Polonia e Regno Unito). In questi anni hanno sfornato ben 9 album, l’ultimo dei quali, “Tango Extremo LIVE!”, raccoglie alcune tra le loro migliori interpretazioni dal vivo. Ecco a voi la nostra chiacchierata con queste due speciali cittadine del mondo.

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di Loredana Ciliberto Le foto di Cleo T sono di Pasqualino Caparello

TANYA SCHAAP

CLEO T.


Quando (e perché) hai deciso che la tua vita sarebbe stata la musica? C’è stato un momento preciso in cui lo hai scelto? Oppure si è trattato di un percorso più lento? Avevo 11 anni quando ho iniziato a suonare il violino, ma in realtà sapevo da sempre che mi sarebbe piaciuto vivere con la musica. Grazie al Conservatorio di Rotterdam sono venuta in contatto con il tango argentino ed è stato amore a prima vista. Quando avevo 25 anni ho messo in piedi la mia orchestra, Tango Extremo. C’è anche un altro motivo per cui sto lavorando nel mondo della musica: è diventato uno stile di vita e sinonimo di libertà. Non posso vivere senza. In realtà, non è stato una scelta cosi precisa. In ogni epoca della mia vita l’arte mi ha accompagnata. Prima la poesia e la letteratura, poi il teatro e finalmente la musica. È un camino di vita, che si muove con me, anno dopo anno. Negli ultimi anni, le belle arti, pittura e visual arts soprattutto, sono diventate molto importanti per me, e questo è il motivo per cui oggi lavoro su progetti tra arti digitali e musica. Ed è sempre un «work in progress».

La musica ti ha portato a girare il mondo, ma c’è un posto in cui ti senti di più “a casa”? La musica mi ha portato davvero in tutto il mondo e l’Olanda è il mio paese, ma l’Italia è il mio grande amore. Cerco di venirci almeno due volte l’anno.

Italia, senza dubbio. Ho scritto il mio nuovo album a Roma, a Villa Medici. E spero di sistemarmi un giorno in Toscana, o Umbria. Sono posti perfetti per lavorare.

Il mondo dei club e la vita “on the road” visti dagli occhi di una donna. Cosa ci racconti su questo aspetto “viaggiante” della tua vita? Nella mia orchestra ci sono solo uomini. All’inizio ho avuto molti problemi a causa di questo. La condivisione di uno spogliatoio per esempio… ma è invece sempre stato utile per gli scambi musicali. Sono io il direttore artistico dell’orchestra e per gli uomini questa è una cosa che trovano difficile accettare. Ma ormai, dopo 15 anni di esperienza, di trattare con gli uomini, sono un’esperta! Ahahaha! Questa è la parte che mi piace di più nel mio lavoro: viaggiare, incontrare persone da tutto il mondo. È un ritmo veramente intenso naturalmente, a volte sono a casa una sola settimana in un mese, a volte pochi giorni. Ma questo mi dà anche l’energia per creare e vivere. Si tratta di una dipendenza: sentirsi vicino al ritmo del mondo. L’arte è un fattore essenziale di comunicazione, e penso che sia un ruolo importante per gli artisti di oggi quello di creare connessioni, ponti e dialoghi. Il prossimo tour ci porterà in Libano, in Asia, in Bosnia, Romania ecc. Non vediamo l’ora.

Negli anni hai conosciuto e suonato con tanti musicisti. Ma c’è qualcuno col quale ti piacerebbe particolarmente poter suonare? Come fosse un sogno nel cassetto? Assolutamente. Con Sting, con Luis Salinas (chitarrista argentino), con ballerini classici (sono una grande fan di danza classica), e tra gli altri con Richard Galliano. Mick Jagger! Ma ci sono anche molti registi con cui mi piacerebbe collaborare, come Sorrentino, Jarmusch o Xavier Dolan. E anche coreografi, o visual artists. Mi interessa soprattutto portare la mia musica in atri territori di collaborazione.

Ti capita di andare ai concerti di band e musicisti che non conosci? Hai conosciuto qualche band o musicista particolarmente interessante, negli ultimi tempi? Ci puoi segnalare qualche nome? Alcuni gruppi che ho scoperto di recente sono: Cory Henry and the Funk Apostels, Panic at the disco e, ultimamente, per un nuovo progetto a cui sto lavorando, ascolto un sacco di grande musica degli anni 30. Si, mi piace ascoltare traditionnal music, la musica che è il cuore di un paese. Mi ricordo di concerti di tango in piccoli club a Buenos Aires, o della musica nelle strade di Cuba. Più di artisti famosi o di musica famosa, mi piace la musica che fa parte della storia collettiva di un paese.


CHIAMATEMI...

MAX

a cura di Max Sannella

“L’intera gamma della pittura, scrittura, musica, film è lì perchè voi la usiate…!”

(W.Burroughs)

ABUSIVI

DADA CIRCUS

EARTHSET

OPEZ

ANCORA ROCK’ N’ROLL

IL LATO DEL CERCHIO

IN A STATE OF ALTERED

DEAD DANCE

Autoproduzione

Autoproduzione

Seahorse Recordings

Rock’n’roll? Roba figa , da morirci dentro ogni volta. Parole sacrosante queste dette da Bangs in una lontanissima intervista al Melody Maker, musica immarcescente che vive nel sangue di tutti come una infezione naturale. I veneti Abusivi vivono con questa infezione, la moltiplicano e la diffondono a suon di watt e riff, e Ancora Rock’n’Roll è la nuova prova discografica con cui la band sbatte forte chitarre e velocità espressive, undici tracks a manetta, puro rock high voltage che spacca e coinvolge non solo orecchi ma anche qualsiasi muscolo atto a tenere il ritmo. Verve e un immaginario sonoro che mette a disposizione occhiate sulla società, rapporti umorali, e necessità generazionali, tutte fatte bypassare attraverso distorsori e pelli fustigate, rock al quadrato e con quel feeling Fm che luccica scintille. Una tracklist che può anche ridisegnare l’odierno profilo rock nostrano e ci riesce specie quando la cavalcata di Tr3, Laika, Piove alcool o le convulsioni di Facebook girano spavalde e indisturbate tra coni e woofer intimoriti.

18 Muzi Kult

Ritmi carretteri e fiati a go go a ricamare Il lato del cerchio, debutto prorompente dei Dada Circus, formazione della provincia romana che in queste sette tracce movimenta il giusto qualsiasi ascolto anche il più refrattario. Stilisticamente meltin’, il disco è una piccola panacea, una “festa mobile” che fa veicolare rock, ska, folk e ammennicoli vari in un vortex piazzaiolo e vivo, e dove si respira a pieni polmoni tutta una energia zingara che una volta innestata da filo da torcere. Ballate, prese di coscienza e stati di agitazione confluiscono insieme, un sound totale di frontiera che piace e fa sognare stando fermi. La band, tra linee melodiche e febbri eccitanti si fa notare bene, lascia integro – dopo il suo passaggio stereo – quel profumo libertario e significativo di libertà, tracce che ti si incollano e ti fanno pensare o slegare a piacimento. Tra le tante il barrito di trombe di Prossimo tango, il volo atmosferico Per le vie della seta e la dolciastra visionarietà che impregna Estatica, e la sincerità di un lavoro che fa centro al “primo colpo”.

Se i nuovi fans di un rock di matrice indie psichedelica si scoprissero nel bisogno vitale di ricarica neuronale, l’esordio ufficiale degli Earthset, In A State Of Altered, potrebbe fare la differenza, il charge ideale. Undici tracciati nerofumo percorsi da elettricità alcaloide che lasciano intuire un qualcosa da saccheggiare con le orecchie, brani, atmosfere metedriniche e carotaggi grunge sono la massa sonica di una band attualissima e che fa riecheggiare nella memoria lontani fasti Settantiani e – più vicino – i Novanta di certi Radiohed allucinati. Disco personale, fuori rotta dalla consuetudine e “sfasciato come si deve”, disco che spinge e irrita piacevolmente i nervi scoperti dell’alternative; il quartetto si muove sicuro e dannato a suo modo, un’indole dinamica e sognante, pestifera e dolciastra che non perdi un attimo ad ospitare nell’anima, specie al passaggio di A.S.T.R.A.Y., diamante grezzo tra delirio e bellezza Buckleyana.

Agogo Records

Dalla bella Cesena un disco di frontiera, languido e cinematico, con la morte rituale mexicana nel cuore e caldo nell’abbraccio istintivo con Morricone, certi Calexico, le celluloidi di Peckinpah e tutto l’assolato dalla California sliddata in giù. Stiamo parlando di un bel disco, Dead Dance, degli Opez, duo cesenate composto da Massimiliano Amadori e Francesco Tappi, duo che s’immola sulle strade sterrate di un Sud americano sensuale e malinconico, undici filamenti sonori di un gusto estetico eccelso quanto libero. Banjo, ukulele, chitarre, percussioni e tutto l’armamentario “sudista” per un ascolto di miraggi, donne perdute e saguari appuntiti, una tracklist che è in fondo un trip consumato tra Santo & Johnny e Django Reinhardt che si scioglie ad ogni passaggio, una libidine accecante per cultori di west & deliri incalliti. Un pensiero mariachi Estelita, la sensazione strisciante di Diavolanza, l’eco solitario Tristu e l’eccitazione di una carica femminile Balera de Mar scaldano il sangue, tutto il resto lo fa bollire.


“Chiamatemi…Max” è la nuova rubrica di recensioni di dischi del panorama indipendente a cura del giornalista e Critico Musicale, Massimo Sannella. Max nella sua vita ha ascoltato milioni di dischi e ha scritto migliaia di recensioni per decine di testate italiane. Vive nella musica e per la musica; la passione per i suoni, i sogni e i segni lasciati dalle opere delle quali scrive, rende le recensioni di Max Sannella un modo unico per ‘impaginare gli sforzi di chi dai sistemi sonori e dalle alchimie delle parole vuol tirar fuori il ritmo vitale dell’anima’. Nel 1965 viene pubblicato un disco dal titolo “Call me Burroughs” ne è l’autore William S. Burroughs, tutti i brani provenivano da letture dei suoi romanzi Naked Lunch, The Soft Machine, Nova Express. I romanzi di Burroughs hanno influenzato generazioni intere di musicisti, scrittori, pittori, registi e quant’altro… hanno influenzato noi. Il parallelo e l’omaggio a Burroughs lo abbiamo trovato nelle parole di un altro grande maestro della Beat Generation : Jack Kerouac «Ci vorrebbe una notte intera a raccontare del vecchio Bull Lee; per ora, diciamo soltanto che era un maestro, e si può affermare che aveva tutti i diritti di insegnare perché aveva passato tutta la sua vita ad imparare». Così Jack Kerouac presenta William Seward Burroughs, nelle pagine di “On the Road” (una pietra miliare della letteratura ‘interplanetaria’)…così noi vogliamo presentare: Max Sannella.

LEGENDA SIMBOLI

ADORE

LOVE

ENJOY

LIKE

DISLIKE

HATE

ST.III

THE RAUNCHIES

THE MANIACS

ZIVAGO

THE KINGDOM IS COMING

FALK

DIE OPTION

LO SPECCHIO

Autoproduzione

Against’Em all Records

I Dischi del Minollo

Factum Est Records

Da Teramo e dintorni, il delirio, il sospiro e l’affanno mid-gotico degli St.III con The Kingdom Is Coming, un disco gonfio di nebbie e litanie ancestrali, un inno alla profondità di passati riemersi, giochi di echi, simbolismi e tutta l’oscurità che si deve a racconti di rimembranze, bui, e sinuosi riflessi progressive d’antan. Qualche giro di prova è necessario, ma poi a scaldare gli animi ci pensano loro, con un senso straniante di rimbombi e solennità che si impadroniscono dell’ascoltatore, un viatico tra spazio e terra che risulta poi alla fine saturo di poetica maudit fino all’osso, divinamente all’osso. I Can gigioneggiano in caos dentro Seeds/Blade Of Grass/A New Forest, la bellissima KoKaiKomiKa (Uber Das Cocaine I) ricorda da vicino il salmodiare verticale di un Giovanni Lindo Ferretti e la lisergia astrale di Norton Empire ci afferra per la collottola e ci spedisce in qualche via lattea disponibile al momento, il resto è un stage diving al centro di un acido Black Star.

La tradizione eclettica dei Seventies addentati da garage Little B. e psichedelica post-beat 22 si combina con successo in questo Falk, debutto dei romani The Raunchies, una tracklist che pare disegnata per le radio station vintage delle università americane, un sound impellente ed elettrico che “spacca” generosamente. Regno di riff, porzioni di feedback, distorsioni, tremoli, brillantine e memorabilie a perdita di memoria, il disco è una istigazione sonica a ballare a sfinimento, rock’n’roll impettito Hogskins e ballate strizza cuore The day we shot each other sono il carburante che muove tutto, il groove che si beve tutto d’un fiato. I nostri coinvolgono notevolmente ed è solo un esordio, presto li ascolteremo alla prova ufficiale - si spera – intanto sudando sulle note piriche di You make me sweet o viaggiando sulla linea tex.mex di The monkey on my back, il pensiero va ad una America lontana, quel sangue rock frastornato che ancora e per lungo sorreggerà le nostre passioni amplificate. Grazie The Raunchies!

Viene fuori da sé. Diciamo subito che Die Option del trio meneghino dei The Maniacs è il disco che fa buon sangue ed è dannatamente sincero, dodici tracce che si mostrano nella loro intimità e nei propri sfoghi liberatori, un rock umorale, elettrico e pensante, distorsori col cervello che riempiono a presa rapida ogni interstizio della giornata. Ad eccezione della parentesi forse meno riuscita del lotto - la Stereophonicsiana A girl called sunshine – tutto gira “di proprietà, un insieme cangiante e tensioattivo sul quale la voce di Riccardo Danieli giostra una bellissima armonia, un enfatico euforico che vale davvero la pena ascoltare. Se il passo brit di Summer fa ruolo trasversale, poi a raddrizzare l’orecchio tocca all’hard blues di Black parrot ma se ci si aspetta uno scatto di funk pop bisogna aspettare Wonderland mentre tocca alla robusta Free as a slave chiudere il disco in nome di un hard rock dal passo elefantino. Una circa 40 minuti da bere d’un fiato, qui la noia non si sa cosa sia.

L’arte delle parole? Qualcosa che può anche farti arrendere davanti al quotidiano per prendere quelle meravigliose scorciatoie poetico esistenzialiste che abbeverano lo spirito. E chi meglio dei Zivago a fare equilibrio su quanto detto, loro questa arte la traducono in melodia foggy e questo loro nuovo disco, Lo specchio, ne è quasi al quintessenza , una attenta e dolce narrazione riflessiva Un cantautorato ora pop ora intimista che fonde benissimo gli anni sabbiosi di un Fidenco, Bindi, Paoli La gatta, Di Capri Abracadabra con una certa contemporaneità alla Zampaglione Luisa, Senza dirtelo, un ascolto rarefatto e profondo che lascia segni indelebili e notturni al suo passaggio. Il duo milanese – Andrea Zonescuti e Lorenzo Parisini – mettono in scena una serie di soggettive atmosferiche, immagini visive e mondi rovesciati come metafore di sogni spargendole nelle stanze della vita, dell’esistenza. Tutto è soffice e ondulato, uno di quei lavori che una volta messi in circolo prendono aria e decantano una tremenda lieve passionalità.

Muzi Kult 19


di Vladimir Costabile

ROSSOFISSO CRITICARE – APPREZZARE – RECENSIRE

“Parliamo di musica e balliamo d’architettura” Arriva quel momento nella vita in cui guardi al passato e fai i conti con il presente. Il futuro fa paura, i tuoi demoni sono oramai a riposo, i tormenti prendono il posto dei sogni, inizi a vivere un mondo disincantato che non procura più alcuna soddisfazione. Fai i conti con le bollette, e ti sbatti a cercare di arrivare a fine mese ma i tuoi sforzi sono sempre troppi rispetto a quello che realmente viene pagato. La lancetta è da troppo a rosso e il serbatoio urla. Cerchi di inventarti una soluzione ma l’unica vera

possibilità è accettare, fare pace e trovare il tuo reale posto. I tuoi sogni spesso sono troppo lontani dalla realtà, cerchi un modo per salvarli ma l’unica soluzione è il cambio radicale e la ripartenza in un nuovo abito. Ho cambiato spesso guardaroba, reinventandomi caduta dopo caduta, non ho paura, ho consapevolezza e amarezza. Ci hanno fatto crescere pensando che potevamo fare ciò che volevamo, costruendo vite dopo vite, bullone dopo bullone un motore che potesse non lasciarci mai senza benza, ma la vita è anaffettiva ai sogni. Volere volare non realizzerà i tuoi sogni. La spia rossa indica uno stile di vita che prima o poi finisce, il carburante prima o poi poeticamente o realmente finisce. E poi? Poi ti ritrovi ad avere quasi 40 anni che sembrano un’infinità, avere la consapevolezza di aver vissuto quasi metà della tua vita ed esserci arrivato a rosso fisso. Realizzi che i tuoi coetanei a cui nessuno avrebbe dato 100 lire, hanno fatto tanto e molto di più. Capisci che i tuoi sogni ti tengono in vita, ma la vita non è fatta di sogni. Paradossi questi a cui non trovi spiegazione, come non trovi spiegazione al perché sei da anni in giro con una macchina scassata senza benzina. Ti chiedi del perché il tuo bicchiere è sempre mezzo pieno e tu non sei mai ubriaco. Forse siamo completamente dipendenti dall’adrenalina che il kilometro rubato alla benza ci regala? Non ho risposte, la macchina singhiozza, paura… no, ho solo scordato di accelerare, lo stereo distorce e le prime luci dell’alba fanno capolino. Parcheggio, metto il freno a mano e scendo. Domani faccio benzina, anche oggi è passato.

EX OTAGO Marassi Universal Music Italy / Metatron / garrincha dischi / INRI

Ritornano gli Ex-otago con MaVOTO: rassi, album che segna la svolta dream/sinth pop. La band genovese, che in quattordici anni d’attività ci ha abituati a diversi cambi e rivoluzioni sonore, ci regala una perla nel panorama della musica italica. Ci raccontano la loro Genova, quella orfana di De Andrè e lo fa abbandonando tutte le chitarrine e i suoni Lo-Fi. Diventano grandi grazie alle sapienti mani di Cantaluppi che, come già ha fatto con i The Giornalisti, regala alla band un sound maturo e corposo, supportato dalle liriche che mantengono il classico stile Ex-Otago.

20 Muzi Kult

GIANLUCA DIBONITO & THE GULP D-vErSi

CHICKN Aleppo/Jam

RIFKIN KAZAN Disco Solare

Inner Ear Records

DREAMINGORILLA REC/ LA BASSA RECORDS/CAVE CANEM DIY/NEBIOLO REC

Autoproduzione

Scuola napoletana per il cantauVOTO: tore Dibonito. Il lavoro si muove su un terreno ben conosciuto di rock di matrice italiano. Un sound vecchiotto ma non per questo figo. I brani ricordano un certo Bennato degli esordi che cercava con la sua ironia di criticare la società. Un lavoro che non emerge per originalità o per suoni ricercatissimi, si nota comunque una penna che scrive bene nella migliore tradizione di quella Napoli che ci piace sempre

Dalla Grecia con furore, un mix di psichedelia, VOTO: rock 70. I Riff di chitarra e tastiera si insinuano leggeri e sinuosi, un suono sporco e ruvido, fatto di consapevolezza. Non ti aspetti che dalla Grecia arrivi un sound così britannico. Impennate dei primi Black sabbath, ma con una costruzione dei brani che farebbe invidia al periodo migliore dei portishead. Un sentore di folk qua e la per condire il tutto e il gioco è fatto. Bravi!

Un mix folle di suoni e generi che non regala serenità all’ascoltatore, un richiamo a un certo med rock di stampo 80 italiano, mischiato a tutto quello che vi viene in mente. Non si riesce a capire realmente la fusion dove vuole andare a parare. I riferimenti sono poco chiari e confusi. Lasciati da parte i problemi di vestiario sonoro, rimane un humus interessante nella scrittura testuale che non è affatto scontata e molto interessante. Spero in un prossimo lavoro curato meglio con le idee più chiare e definite e magari una cover più interessante e meno simbolica. VOTO:


::: IL DISCO CONSIGLIATO :::

BRUCE SPRINGSTEEN - The Ghost of Tom Joad Tom Joad è un ex galeotto che è costretto ad emigrare. Un povero che cerca la speranza di ricominciare in un nuovo posto, la California. Dopo diverse vicende si ritrova nuovamente ad uccidere e a fuggire. Lasciando la meta che si è mostrata non rosea di come si era pensato. Il Boss nel 1995 dedica questo capolavoro al fantasma di Tom Joad, che diviene pretesto per parlare della condizione dei poveri americani e del divario con i ricchi. Uso questi termini perché in qualche modo mi riportano ai suoni che Springsteen usa. Il linguaggio è Folk, ma l’aria che si respira è dark Tom Joad diventa uno spirito guida per coloro che cercano la strada, un lavoro, per i migranti. Un disco poetico, minimal, cinematografico e commuovente. Ascoltatelo in diversi orari, per strada a piedi al tramonto, di notte in macchina, la mattina di corsa nell’autobus. In nessun momento avrete la sensazione di essere fuori posto.

HOLOGRAPH Ep

ZEIN Il Viaggio Il Futuro & Jolanda Ep

Alienated Records

Il lavoro di mix tra le arti che c’è dietro queVOTO: sto ep non è assolutamente da far passare in secondo piano. Musica elettronica che si apre ai visual e alla scienza (cercate in rete i video e capirete). Arduino e altre diavolerie riempiono un progetto a 360 gradi che porta l’ascoltatore immerso nella spettacolarizzazione del suono. Spesso questo tipo di approccio alla musica viene dimenticato, nel 2016 non può che non essere invece così. Una visione europea in un panorama indipendente sempre più chiuso.

Alka Record Label

La giovani età dei componenti in qualche modo giustifica tante ingenuità che si ritrovano in questo EP che però promette bene. Forse loro non sono consapevoli che il loro pop-rock post adolescenziale, che richiama i molti meno adolescenti TARM, funziona tanto. I punti di contatto con la band di Toffolo sono davvero troppo evidenti ma rimane comunque bello ascoltare e ricordare i tempi andati. Chiaro che a parlare non è più un pischello che va in giro con i pantaloni tagliati, e sono sicuro che nelle giovani generazioni questo ep funzionerà alla grande. VOTO:

VUOI INVIARE IL TUO DISCO DA RECENSIRE a “ROSSO FISSO” ? Invia il tuo disco in streaming o in altro modo da concordare via email a: rossofisso.muzikult@gmail.com

ALESSANDRO FIORI Plancton

ALFIO ANTICO Antico Origine Rec.

Woodworm

E’ possibile fare E poi rimani sperimentazione stravolto dal e portare il linVOTO: VOTO: nuovo disco di guaggio del sud Alessandro Fioitalia fuori dal nu ri. Come lo definisce lui, il suo folk? Dopo aver ascoltato questo Kid-A disco la risposta è si! Un disco dove il lato più oscuro Alfio Antico riesce a fondere 50 dell’ex Mariposa esce fuori. Un la- anni di sperimentazione e studio voro dai suoni bellissimi in cui ci sui tamburi a cornice e ne crea un si diverte a uccidere ogni speran- linguaggio solo utilizzando la voce za nel genere umano. L’oscurità e e gli effetti e ogni tanto qualche la malinconia la fanno da padrone suono a contorno. con atmosfere rarefatte ed elet- Un mostro sacro del genere che tronica eccellente. Il sig. Fiori è af- riesce a varcare la soglia del sefiancato da FRNKBRT e Tasto Esc minato e regalarci un gioiello da nella produzione e regalano un custodire con cura. capolavoro. Forse uno dei migliori dischi del 2016.

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VICTOR SOLARIS nome d’arte di Vittorio Di Menno Di Bucchianico, 67 anni, musicista professionista fin dalla giovane età. Da circa venti anni dedica gran parte della propria esistenza al sociale, per la soluzione del noto caos legislativo che mortifica il comparto degli artisti dello spettacolo. Nel 2012 ha fondato SOS MUSICISTI, associazione nazionale di categoria unica nel suo genere, il cui nome dice tutto. E’ autore del MANIFESTO DEI MUSICISTI, in evidenza sul sito www.sosmusicisti.it e di se ama ripetere: “sono un musicista fortunato: sono un pensionato Enpals… Dio esiste!”.

victor.solaris@alice.it

22 Muzi Kult

La Rubrica di Muzi Kult che si occupa, grazie ad esperti e operatori del mondo della musica e della cultura, dei risvolti tecnici, burocratici e del lavoro nel campo della musica.


SOS MUSICISTI E LE SCUOLE DI MUSICA. BUONE NOTIZIE DAL MINISTERO. Cari amici, in questa puntata vorrei affrontare il grosso problema delle scuole di musica, perennemente in difficoltà economiche. E’ noto che, in massima parte, le scuole di musica sono tutte costituite all’interno di associazioni culturali o di promozione sociale (APS). Vi siete mai chiesti il perché? Semplice. A causa delle “lezioni individuali”, se fossero costituite in forma di impresa commerciale, tolte le tasse e i contributi (nonché le spese correnti, ovviamente), ai promotori e/o agli insegnanti rimarrebbero in tasca meno di 5 euro per una ora di lezione. Considerando inoltre che, a causa della inevitabile concorrenza di altri tipi di scuole o dello sport (dove non occorre studiare) si è innescato un trend negativo inarrestabile, il reddito annuale per gli addetti è spesso vicino alla c.d. soglia di povertà. Si salvano (almeno parzialmente) da questa condizione solo le poche scuole sostenute da contributi pubblici (sempre più rari o esigui). Ma vi siete mai chiesti se, fondare una associazione “non a scopo di lucro” unicamente per sbarcare il lunario e non per hobby, né per mero altruismo, sia “legale” o meno? La risposta è no! Non è legale … e meno male che le verifiche delle Agenzie delle Entrate sono rare, altrimenti le scuole di musica cadrebbero una dopo l’altra come le tessere del domino. Stupisce poi che, tra gli addetti ai lavori, si parli così poco di questa questione e ci si adagi nell’associazionismo come una regola data per assunto. Stupisce ancor di più che persino le varie catene di “franchising” di scuole di musica (stendo un velo pietoso sui nomi) che, visti i numeri che hanno a disposizione, pur potrebbero fare qualche “azione sindacale”, rimandino il problema ai commercialisti di ciascuna scuola, … come se i commercialisti stessi fossero illuminati da Padre Pio o dalla Madonna di Lourdes! Stupisce infine che pochissimi sappiano che, proprio in questo periodo, è in corso la Riforma del Terzo Settore (il no profit, appunto). Come dire che stanno mettendo mano anche alle scuole di musica, tra la totale indifferenza di responsabili, insegnanti, franchising, ecc. !?! … Un amico, appassionato di terminologie ardite, così riassume questo stato esistenziale degli artisti: “narcosi culturale in ambito miso-aptico”, che si traduce: “rincoglionimento con avversione a toccar con mano” … finché non ci si sbatte la testa, ovviamente !?! … E, seppur raramente, è accaduto! Però, se la cosa può tranquillizzare, si sappia che c’è una Associazione Nazionale di Categoria che si è fatta portavoce delle scuole di musica proprio per questo problema. Sto parlando di SOS MUSICISTI, sodalizio di cui mi onoro di essere il segretario nazionale. Nonostante la “narcosi” di cui sopra e senza aiuto alcuno, siamo riusciti ad arrivare al Ministero del Lavoro! Per l’esattezza: al Sottosegretariato alle Politiche Sociali, cioè proprio alla istituzione preposta alla stesura della Riforma. Le nostre istanze sono state recepite. Alla ripresa dei lavori per i decreti attuativi della Riforma (fine agosto) ci è stata richiesta una sintesi della problematica e sappiamo per certo che sarà fatto il possibile per la salvaguardia della categoria. Vale però la pena di conoscere il rischio che si stava per correre e … non è detta l’ultima parola! La Riforma del Terzo settore, infatti, nasce soprattutto per contrastare l’abuso di associazionismo a scopo elusivo di tasse e quant’altro; abuso che ha portato il nostro paese ad avere quasi mezzo milione di associazioni. Tra le quali si presume che almeno la metà siano fasulle o ai

limiti della legalità. Qualche esempio: ristoranti dove alla “prima cena” ti fanno la tessera, palestre sistematicamente spacciate per associazioni sportive, ballo liscio spacciato per danza sportiva, e chi ne ha più ne metta. Motivo reale? Un trucco! Se il frequentatore o l’allievo è “socio”, la prestazione (o la retta) si trasforma magicamente in “donazione liberale” o in “quota sociale supplementare” … con esclusione dall’Iva e non solo. … Fino a quanto poteva continuare questa storia? Ad un convegno di presentazione della Riforma, ho personalmente ascoltato il Sottosegretario Luigi Bobba che raccontava di un circolo di golf dove avevano avuto la faccia tosta di chiedere il 5x1000! … In altra occasione, sempre l’on. Bobba ha espressamente dichiarato che: “un conto è una associazione sportiva di calcio in una periferia disagiata, altro è un centro fitness al centro di Milano”. Per farla breve, è da prevedere che con la Riforma del Terzo Settore ci sarà un giro di vite che distinguerà le associazioni in tre categorie. 1. Quelle genuine (volontariato, ecc), da continuare ad essere agevolate come lo sono adesso. 2. Le vie di mezzo, cioè quelle dal no-profit discutibile, ma socialmente utili, da trasformare in IMPRESE SOCIALI (con agevolazioni fiscali) al fine che non debbano ricorrere all’associazionismo di copertura (è il caso delle scuole di musica). 3. Quelle decisamente fasulle sulle quali far convergere le verifiche della Agenzia delle Entrate. Si badi bene che il confine tra il secondo e terzo gruppo è molto sottile, pertanto i nostri sforzi si sono concentrati nell’illustrare due riflessioni inconfutabili a favore delle scuole di musica. 1. Le lezioni individuali. Caratteristica imprescindibile nella musica che rende la redditività così bassa da impedire l’assolvimento degli oneri fiscali e previdenziali. … Come dire: “con quello che si incassa, a mala pena si riescono a pagare l’affitto, le utenze e magri compensi agli insegnanti!” … Insomma: è una attività ai limiti del volontariato. 2. L’altissima valenza sociale delle scuole di musica per le future generazioni. Infatti è ampiamente dimostrato che per apprezzare l’arte della musica bisogna “saper suonare” almeno un po’. Ne consegue che le scuole di musica stanno letteralmente surrogando lo Stato che mai potrebbe permettersi l’educazione musicale capillare della gioventù con lezioni individuali in ogni ordine di scuola pubblica. Oltretutto, il ritardo è generazionale … come dire che andrebbero educati anche genitori e nonni !!! Non c’è spazio per dilungarmi ulteriormente, per saperne di più è sufficiente entrare nel nostro sito: http://www.sosmusicisti.org/manifesto-dei-musicisti/le-scuole-di-musica/ Inoltre per leggere il documento presentato al Ministero si invita a cliccare qui: http://www.sosmusicisti.org/scuole-di-musica-sintesi-per-bobba/

Muzi Kult 23


ph . zia

Gr a o

Ce lic


Greatest Eats


di Monica Reale

Greatest Eats

Per questo numero abbiamo voluto cimentarci noi della redazione ai fornelli musicali di Greatest Eats ma non vi mostriamo i nostri volti…

IN CUCINA CON… La Redazione di MUZI KULT

Linguine con Alici e pane al profumo di Arancia alla MuziKult Ingredienti • Linguine di Gragnano (molto molto ruvide!) • Alici Fresche delle Jonio (fatevele pulire in pescheria oppure pulitele voi con in cuffia sparata a mille “The Nobodies” di Marilyn Manson colonna sonora di “Jack Lo Squartatore”) • Arance della Piana di Sibari • Menta del Balcone di mia nonna (non vi dirò mai dove si trova per evitare furti della sua fantastica menta)

Motivazione della scelta La scelta è caduta su una pasta con il pesce perchè il 90% nel questionario ha preferito così. Le Alici sono state scelte perchè è pesce azzurro e siamo quasi tutti nati sulle sponde dello Jonio o al massimo del Tirreno. La pasta è in bianco perchè il ‘founder’ non va molto d’accordo con il pomodoro. L’arancia e il pane li ho scelti io anche se qualcuno ha passato delle ore a dirmi che arance in questo periodo non se ne trovano…ed io ho risposto che dove vivo io le arance ci sono sempre !

• Pangrattato di pane integrale (se potete, ma so già che non potete, usate pane integrale di Rossano-CS) • Olio extravergine di oliva delle Tenute dei Baroni de Rosis (… questa ve la cercate on line !) • Aglio di Resia (BZ) - (perchè nell’equilibrio delle cose credo che un tocco di Nord sia quel ‘non so ché’ in più…!) • Colatura di Alici di Cetara (…non vi spaventate, forse vi guarderanno con gli occhi sbarrati quando andrete a chiederla nei negozi…potete ordinarla anche qui (Link:http://www.delfinobattistasrl.it/home/la-colatura/) • Pinoli Tostati

in cuffia “Cataldo Perri – Guellarè” https://itunes.apple.com/it/album/guellare/id484753757


Preparazione E’ un piatto molto semplice, per questo bastano solo tre brani per prepararlo (ebbene sì, l’unità di misura non sono più i minuti ma i brani… tempo di preparazione: 3 brani …ehehehe). I sapori se ben dosati, amalgamati e gustati nel modo giusto sono molto intensi e mediterranei, chiudendo gli occhi e gustando un boccone potrete davvero immaginare di essere sulla spiaggia di “le Clastella”(KR), Di Scilla (RC), di Villapiana (CS), con la leggera brezza del mare e il caldo sulla pelle. Mi risveglio dal sogno e …. dicevo : pochi ingredienti che in soli ‘3 brani’ possono trasformarsi in un grande piatto. Mettiamo a Bollire l’acqua in pentola. Nel frattempo in una capiente padella (deve permetterci di saltare la pasta al suo interno senza seminarla per tutto il piano cucina!), mettete l’olio e uno spicchio d’aglio; lasciate riscaldare un pochino e lasciate scottare le alici fresche per qualche secondo. Mi raccomando non lasciatele sul fuoco per molto tempo è importante che mantengano la loro integrità. Prendete il succo d’arancia che avrete precedente preparato e sfumate…e togliete le alici dalla padella. In un altra padella fate tostare il pangrattato facendo estrema attenzione a non farlo bruciare aiutandovi con un pò di succo d’arancia…deve essere bruno, poco più che ambrato. (Se volete, a vostro piacimento, potete tostarlo con l’aggiunta di olio). Scolate la pasta poco più che ‘al dente’ e cominciate a farla saltare nella padella dove avete fatto scottare le alici. Completate la cottura con il succo d’arancia rimasto e la Colatura di alici e inserendo 3/4 delle alici messe da parte. Fate una spruzzata di pangrattato (non tutto…mi raccomando e amalgamate per bene!) Impiattate creando un nido di pasta (io vi consiglio un piatto piano, quadrato…non so perchè ma li amo…e lì dentro le cose hanno un sapore triplo per me). Sul nido andrete a mettere due o tre alicette, una spruzzata di menta, e il pangrattato all’arancia…e per completare l’opera… grattugiate un pò di buccia d’arancia facendo attenzione a non grattare la parte bianca ma solo quella esterna arancione. Infine…i pinoli tostati…e un filo d’olio [dolcetto di Rossano(CS)]

in cuffia “Nuju – Disegnerò”

“Brunori Sas – Guardia ‘82”

“Roy Paci & Aretuska – Cantu Siciliano”

http://www.youtube.com/watch?v=0U_BCJ-iZWE

http://www.youtube.com/watch?v=ETqkKMDazMU

http://www.youtube.com/watch?v=ETqkKMDazMU

Vini consigliati

...Ora possiamo mangiare Il piatto va gustato su una terrazza sul mare…se non si può accendete la Tv e mettete un bel Dvd con con una puntata di ‘Linea-Blu’ senza audio perchè dovrete coinvolgere tutti i sensi nel gustare il piatto.

in cuffia “Nadir Dance - Rosario Jermano” http://www.youtube.com/watch?v=xAYe_ZYmcnE

“Agricantus – Carizzi R’Amuri” http://www.youtube.com/watch?v=jFNqHULveeA

“Novalia - Ebla” http://www.youtube.com/watch?v=nuAZJiq5Yz0

“IMYR” delle cantine “CERAUDO” (Chardonnay 100%) (Crotone) oppure un “FILU’” delle cantine ‘iGRECO’ (Greco Bianco 90%, Montonico 5%, Malvasia 5%) (Cariati-CS)


SPECIALE 16

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I 275 di “MUSICA CONTRO LE MAFIE” 7^ Edizione 22ESIMO QUARTIERE - 4EST - A7ICO - AKRAM - ALDO LOSITO - ALESSANDRO SAVINO PROJECT ALTROQUANDO - AMODIO - ANDREA CAPUTI - ANDREA MAESTRELLI - ANDREA MICCOLI E LEONARDO DI CARA - ANGELA DE GREGORIO - ANGELENGOS - ANGELO FONTANA - ANGOLOGIRO - ANIMARMA ANNALISA INSARDÀ E CARMINE TORCHIA - ANNANANI - ANNEKE&SAMUELE PIGLIAPOCHI - ANTONIO NOLA - AQUILONE - ARCHINUÈ - BABÙ SMILEY - BALERA ELETTRONICA - BELLOT - BIFF - BRIGANTI BAND - BRIGITTE BORDEAUX - BROKEN FRAMES - BRUSCHETTA BROTHERS - BUTIJAH - BYE BYE JAPAN - CAGLIOSTRO - CAME FROM NEVERLAND - CANONI INVERSI - CAPOTASTO - CATO - CÈ - CHIARA MAR CHOP CHOP BAND - CIATUZZA - CICCIUZZI - CIRCOLO VIZIOSO DELLA FARFALLA - COLLETTIVO MUSICALE PEPPINO IMPASTATO - COSIMO MORLEO - DAKOOM ZEGA/SKULLMONKEYS/GLAUCO ZEGA - DANIELA ASARO - DANIELA BUTERA - DARIO SKÈPISI - DAVID CAGE - DAVIDE CADELANO - DEAMANTIDE - DIEGO PUZZO - DOMENICO BUCARELLI - DON CHRISCIOTTE - DUO COPPOLA - EELL SHOUS - EGIN - ELENA E LE MENTI - ELETTRONOIR - ELISABETTA GUIDO & ZIMBARIA - EMANUELE AMMENDOLA - ENRICO CERAVOLA


ENZO FINAMORE - ESSENZA* - EVI - FABIO ABATE - FABIO IANNIELLO - FABIO LICCIARDI - FACTOTUM - FAITILL - FEDERICO SIRIANNI - FOOGA & NICO - FRANCECESCO TRIMANI - FRANCESCO AMORUSO FRANCESCO BOLOGNESI - FRANCESCO COFONE - FRANCESCO DOLCEMASCOLO - FRANCESCO MISITANO - FRANCO CALIÒ - FRANCO FUSCO - FUORICENTRO - GASPARAZZO - GIAN PIERO LUONGO - GIANLUCA D’EUSTACHIO - GIANLUCA DIBONITO - GIANLUCA LUPO - GIANNI MAGI - GIGLI - GIO BRESSANELLI GIOELE MANÉ - GIUSEPPE CILURZO - GIUSEPPE DI BENEDETTO - HUSH PUPPIES ( FUNKTIROL) - I DIS ROBÀS (I GIORNI RUBATI) - I FIGLI DELL’OFFICINA - I GIORNI DELLA MERLA - I MOTI RIVOLUZIONARI - I RIFF - I62ZERO19 - IL CONFINE - IL DEMONE MESCHINO - IL SINFONICO E L’IMPROBABILE ORCHESTRA - IL SOGNO DELLA CRISALIDE - ILE & GIAN - IRENE - IRONICO - ISOLATI FENOMENI - ISOULNATURE - ITALIA COSA NOSTRA - JIMMY CORARO - JIMMY INGRASSIA - JOE PETROSINO & ROCKAMMORRA - JUREDURÈ KAMA - L.S.U.”VITTORINO DA FELTR” - LA COMPAGNIA D’ENCELADO - SUPERBO - LA FIGLIA DEL DOTTORE - LA LANTERNA DI DIOGENE - LA MUSICA DI MARCUOFANO - LA QUADRILLA FOLK BAND - LA SUONATA BALORDA - LA TRACCIA - LA13 - LABASE - LE FOLLI ARIE - LE LABBRA - LE3CORDE - LEFLER - LEGIONE - LEONE MARCO BARTOLO - LEPUC - LIBERTÌÊ - LIFT - LIGHT SOUNDS - LIMONE - LISA ZERBINATI LONTANO DA QUI - LOST ORPHEUS ENSEMBLE - LUCA LASTILLA - LUCA RIGGIO - LUCA RUZZA - LUCIDA CRASH - LUIGI FERRETTI - LUIGI MARINO - MAAK - MAGGIORE - MAKARDÌA - MALAMANERA - MALANOVA - MANTIDEATEA - MANUEL MIRANDA - MANUTSA - MARCO DONNARUMMA - MARIA TERESA LONETTI - MARICA ROBERTO E DAVIDE AMBROGIO - MARIELF - MARTIN LANDAU - MASSIMILIANO D’AMBROSIO MATILDE POLITI - MATTATOIO5 - MATTEO GUBELLINI - MAURO MARSU - MAX SORGENTE - MAZ VILANDER & MAKADAM ZENA - MDM BAND - METAMORFOSI IN VIOLA - METAVIOLA - METEORA7 - MICHELANGELO BALISTRERI E FRANCESCO MARIA MARTORANA - MIKELE BUONOCORE - MILK - MIMMO TAKI & SEBASTIANO DI FALCO - MIREILLE SAFA - MIRKO COLOMBARI BAND - MIRKO FILACCHIONI - MISERO SPETTACOLO MODALITÀ PROVVISORIA - MODEM 25 - MOKA QUARTET - MOLLA - MORGANA - MOSÈ SANTAMARIA - MUD - MUJURA - MUSICAMANOVELLA - MUSKEY - N’TO STINA - NARASSEN - NICOLA PISU - NICOLÒ ANNIBALE - NIGGARADIO - NIRJIA - NITROPHOSKA - NKANTU D’AZIZ - NOAH - NOIR COL - NONAME - NOVAGRANDE NOVAGRANDE - OFFICINE MARCONI - OVEST DI TAHITI - OZIONÀ - PANTA - PAOLO CAPODACQUA - PAPER WALLS - PARISI - PEPPE GIUFFRIDA & LO STR4NIERO - PIVIRAMA - POMPILIO TURTORO BAND - PORNO TEO KOLOSSAL - POSIDONIA - POSITIVA - PUNTINESPANSIONE - QUATTROPERQUATTRO STREETBAND QUELKEDCESARE - QUINTETTO IMPERFETTO 2.0 - RADICI POPOLARI - RANDAGO STOMP - RAPSODISMURINA - RH NEGATIVO - RICCARDO PASQUARELLA & I SANTI BAILOR - ROBERTO FRANCHI - ROBERTO ORMANNI & IL QUARTET - ROCKEROS - ROOFSIZE - SAL DI MARTINO - SALFI - SALVATORE PETTIROSSI - SAM D SAMUELA SCHILIRÒ - SANCTO IANNE - SANDRO BAND - SCOOPPIATI DIVERSAMENTE BAND- SEMANTICA SENZA VALORE - SERGIO ROSSOMALPELO - GAGGIOTTI - SHED OF NOIZ - SIMONE PARAZZOLI - SOUL’S FIRE - SPITO - STEFANO COPPARI QUARTET EUREKA - STEFANO CRIALESI - STEFANO DEVALLE - STORIESTORTE - STRANGE SILVER MAN - TALIGALÈ - TERSA - TERZATRACCIA - TETO D’APRILE - THE BLEACH BAND - THE MOON - THE SHAPE - THERGO - TIZIANA SCIMONE - TONGIO’ BAND - TONIA CESTARI - TONY RIGGI TREBLE & THE DANGEROOTS - TUEFF - UKUS IN FABULA - UNA - UROSS - VALENTINA DE GIOVANNI - VAN DER ROHE - VANESIA - VERSO - VITO RUSSO - VITTORIO MERLO - VXA ROCKBAND (VIPERAROCKBAND) - W.E.B. WORLD ELECTRIC BAND - WAKONDA - WHITEWASHERS - XNOTIKA - ZORAMA


LE FINALI del PREMIO “MUSICA CONTRO LE MAFIE” 7^ Edizione 16 e 17/12/2016 al

TEATRO MORELLI di COSENZA (Via Lungo Busento Oberdan, 37)

ore 10:30 (PER GLI STUDENTI DELLE SCUOLE SECONDARIE DI II GRADO) 32 Muzi Kult


16 DICEMBRE 2016

FINALE 1 DEL PREMIO NAZIONALE “MUSICA CONTRO LE MAFIE” 7^ EDIZIONE PRESENTANO

KIAVE

GUEST

HYST

MAURIZIO CAPONE (BUNGTBANGT)

17 DICEMBRE 2016

FINALE 2 DEL PREMIO NAZIONALE “MUSICA CONTRO LE MAFIE” 7^ EDIZIONE PRESENTANO

KIAVE

GUEST

HYST

KENTO

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GLI ARTISTI DEL CONCERTO DI MUSICA CONTRO LE MAFIE

FABRIZIO MORO

GHEMON 36 Muzi Kult

EMAN


I PRESENTATORI E GLI OSPITI DELLE FINALI DEL PREMIO MUSICA CONTRO LE MAFIE 7^ EDIZIONE

HIST

KIAVE

(TAIYO YAMANOUCHI)

GLI ARTISTI DEGLI SHOWCASE

MAURIZIO CAPONE

CATALDO PERRI Muzi Kult 37


DINASTIA

GIANFRANCO DE FRANCO

KENTO 38 Muzi Kult


GLI ARTISTI DEI DRINK CONCERT

MASSIMO GARRITANO

MR PEACH

ALESSANDRO SKANDERBEG

ROBERT ENO

DJ KERÃ’ Muzi Kult 39


GLI

OSPITI

DARIO BRUNORI ARTISTA

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MARCELLO RAVVEDUTO SCRITTORE, GIORNALISTA


GIOVANNI IMPASTATO

SALVO RUVOLO

CASA MEMORIA FELICIA E PEPPINO IMPASTATO

PRESIDENTE ASS. MUSICA&CULTURA – CINISI-PA

ALESSANDRO ANGRISANO

MASSIMO BONELLI

PRESIDENTE ACEP, CONSIGLIO SORVEGLIANZA SIAE

CEO ICOMPANY, ORG.RE ‘1 MAGGIO ROMA’, AREA SANREMO

VINCENZO RUSSOLILLO

DANIELA SERRA

PRESIDENTE GRUPPO EVENTI, CASA SANREMO

AMM.RE EXIT COMMUNICATION

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IO SOSTENGO

MUSICA CONTRO LE MAFIE Continuano le Adesioni di Nuovi Artisti al Progetto “Musica contro le mafie” Qui alcuni degli artisti che fino ad oggi abbiamo incontrato sul nostro cammino, amici che fanno già parte del gruppo di artisti di “Musica contro le mafie” e altri nuovi amici. Se vuoi conoscere tutti gli artisti di “Musica contro le mafie” clicca su : www.musicacontrolemafie.it

Cristiano Godano (Marlene Kuntz)

Brunori Sas

Samuel

(Subsonica - Motel Connection)

Paolo Rossi

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MKLIVECONCERTI

+39 320.1813404

INFO@MKLIVE.IT


H

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HIGHLIGHTS

ARTISTS

In ogni numero, la redazione di Muzi Kult, dedicherà ad artisti del mondo Indipendente Italiano, monografie, pagine dedicate con notizie sulle loro attività, articoli, interviste, recensioni e tanto altro. La sezione “Highlights Artists” mette”Sotto i Riflettori” le attività degli artisti provenienti dal mondo della musica italiana di ogni tipo.

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PEPPE SERVILLO Muzi Kult 49


di Miriam Caruso Peppe Servillo, artista poliedrico e “autodidatta”, come ama definirsi. Una lunga carriera alle spalle, che lo distingue per la versatilità e il grande amore per ogni esperienza che possa produrre arte. Abbiamo avuto occasione di parlare con lui, approfondendo i suoi progetti dedicati al teatro e alla valorizzazione del patrimonio della canzone/poesia napoletana.

MUZI KULT: Cantante, attore e musicista con una carriera poliedrica alle proprie spalle. Chi è oggi Peppe Servillo? Peppe Servillo: Io sono un autodidatta, il mio mestiere è cominciato con gli Avion Travel. Per tanti anni ho lavorato con loro e ancora oggi continuo questa collaborazione. Da questa esperienza, per me fondante, ne sono nate tante altre come il trio con Javier Girotto e Natalio Mangalavite, i Solis String Quartet, Uomini in Frac con Rita Marcotulli e Furio Di Castri, il progetto con Ambrogio Sparagna, il lavoro a teatro con mio fratello. Tutte occasioni che ho coltivato da autodidatta, cercando di approfondire e sfruttare tutto fino in fondo, assecondando la mia curiosità e cercando di crescere come interprete, perché in tutte queste occasioni mi sono prestato come tale alle cose che avevo modo di conoscere e di proporre al pubblico. MUZI KULT: Facciamo un passo indietro, come nasce il musicista che conosciamo?

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Peppe Servillo: Ripeto, non sono musicista, non conosco la musica pur avendola studiata un po’, però non mi considero uno strumentista, sono un autodidatta. Ho avuto la fortuna nella mia vita di incontrare grandi musicisti e quindi di approfondire il canto e l’espressione del canto da un punto di vista anche più attoriale. Con i musicisti che ho elencato prima, ma anche con produttori discografici importanti, figure come quelle di Lilli Greco e Caterina Caselli. Dagli incontri che facciamo spesso dipende la fortuna nella nostra vita e questo avviene a maggior ragione anche nel mio mestiere. MUZI KULT: Qual è secondo te il filo che collega la musica napoletana che porti al tuo pubblico e la poesia? Peppe Servillo: Molti autori della canzone napoletana dell’800 e del ‘900 erano poeti. Erano autori che si esprimevano in poesia vera e propria, in lirica, in drammaturgia, in teatro. Quindi teatro strettamente legato alla letteratura. Parliamo di Di Giacomo, Bovio, Viviani. Persone che avevano confidenza con la canzone perché la canzone era spesso centrale nel teatro napoletano. Un’espressione che è comune, che di volta in volta sceglie la figura e la forma della canzone, della poesia o del teatro per esprimersi. MUZI KULT: Il tuo amore per la tradizione partenopea ti ha portato alla collaborazione con i Solis String Quartet, alla successiva pubblicazione di Spassiunatamente e il recente Presentimento. Ci parli di questo tuo progetto?

MUZI KULT: Assieme a tuo fratello Toni Servillo e ai Solis String Quartet stai calcando i palchi dei teatri italiani, portando in scena il tuo talento di musicista e attore al fine di divulgare il più possibile il cuore della tradizione napoletana. Ci racconti questo tuo tour? Peppe Servillo: La prima esperienza importantissima che ho condotto con Toni è in prosa. Il primo lavoro che abbiamo fatto insieme, da cinque anni a questa parte, è Sconcerto, uno spettacolo che aveva appunto per protagonista e per regista mio fratello, scritto da Franco Marcoaldi e musicato da Giorgio Battistelli. Questo è stato il primo appuntamento tramite il quale son rientrato nei panni dell’attore. La seconda occasione rilevante di prosa è stata Le voci di dentro di Eduardo De Filippo, al fianco di Toni per interpretare il ruolo dei due fratelli protagonisti dello spettacolo. Ho vissuto il confronto con un autore così importante e la sua scrittura, il confronto col lavoro da regista di mio fratello, l’occasione di collaborare con una grande compagnia, come quella con cui lui lavora da anni, di indagare nella quotidianità il lavoro riguardante la messa in scena teatrale, la scrittura scenica, il rapporto con il pubblico e l’approfondimento nella replica, dato che in questo caso si è rivelato uno spettacolo molto fortunato con oltre 320 repliche. In seguito attraverso La parola canta, in compagnia dei Solis, dove viene indagato il percorso della lingua napoletana dei poeti, approfondendo e sviscerando la loro poesia sia per mezzo dell’interpretazione di Toni, sia per la musica delle loro canzoni.

Peppe Servillo: Da tempo coltivavo il desiderio di approfondire e di mettermi alla prova con il repertorio napoletano. I Solis mi hanno dato questa opportunità grazie al loro essere un quartetto d’archi atipico, versatile, che approfondisce tanto l’armonia quanto un modo percussivo, moderno, anche azzardato dal punto di vista delle sonorità, di interpretare la dimensione strumentale del quartetto. Con loro ho avuto l’opportunità di affrontare un repertorio che va in qualche modo tradito e riproposto in maniera diversa, ma che bisogna anche rispettare per la natura essenziale che ha, sia musicalmente che letterariamente.

MUZI KULT: Quali sono le tematiche principali di Presentimento e come mai proprio questo nome? Peppe Servillo: Una delle canzoni più importanti contenute nell’album è, appunto, Presentimento, che è una canzone di E. A. Mario (che ne scrisse sia testo che musica). A me piace pensare che gli autori e i poeti napoletani siano come degli indovini che presentano prima degli altri il futuro e ce lo raccontino riconoscendo le tracce sentimentali, quindi personali, comuni a tutti. Che ce lo annuncino con l’espressività, con il colore, la vitalità e la passione della loro scrittura. Che ci parlino di noi, di quello che noi siamo e di quello che potremmo essere.

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MUZI KULT: Queste radici legate alla tradizione come vengono accolte dal tuo pubblico? Peppe Servillo: Il pubblico ci accoglie con molto favore, anche perché spesso noi sollecitiamo una memoria preesistente, che ha solo bisogno di essere nuovamente stimolata, suscitata. Il patrimonio della canzone napoletana appartiene a tutti gli italiani in qualche modo. Il rischio che bisogna evitare è quello di banalizzare questo patrimonio, di tradurlo in folclore. Praticandolo si conferma la vitalità di questo patrimonio universale. MUZI KULT: Come abbiamo citato poc’anzi, Servillo attore. Guardiamo il lato cinematografico di questa tua arte poliedrica. E’ uscito quest’anno il film Indivisibilidi di Edoardo De Angelis, in cui interpreti il Professor Fasano, puoi parlarci di questa esperienza lavorativa? Peppe Servillo: E’ stata un’esperienza per me molto interessante, il mio è un piccolo ruolo che serve a portare avanti la storia, quindi altrettanto importante. Mi ha fatto molto piacere partecipare ad un film con la regia di De Angelis perché ha uno stile molto personale. Il modo di indagare sulla nostra terra, essendo entrambi casertani, è molto acuto e profondo. Apprezzo molto il suo connotarsi contemporaneamente sia per il grande amore che porta da casertano alla terra di lavoro, sia per la presenza di accenti di denuncia nel suo cinema. Riesce a narrare il disprezzo ed il grande amore che può animare i casertani e i napoletani verso la propria terra. Utilizza una dialettica molto vivace e anche contraddittoria nel rapporto dei cittadini, delle persone, degli uomini con questa terra straordinaria. Ho fatto delle piccole esperienze al cinema nel corso dei vari anni, sono piccoli appuntamenti nei quali cerco di essere puntuale con il mestiere d’attore e che sicuramente mi insegnano tanto. Quando mi capitano delle occasioni interessanti sono ben lieto di approfondirle. MUZI KULT: Quali nuovi progetti ti coinvolgeranno in futuro? Peppe Servillo: Al momento sto lavorando con i Solis e poi si vedrà. MUZI KULT: Per quanto riguarda il Tour? Peppe Servillo: Abbiamo prossimamente alcuni concerti a Napoli. Il 21 novembre saremo al teatro Diana di Napoli, poi saremo presenti in un’occasione molto particolare in prossimità del natale nella cappella di San Severo. Con l’anno nuovo saremo a Milano, Cremona e così via.

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I CAMILLAS Muzi Kult 57


di Claudia Palermo

Ironici, romantici, insoliti, simpatici, anche rock quando serve. Spontanei sulla scena e nella vita, si muovono in un mondo musicale variegato, ricco di sfumature da cui trapela la loro indole prepotentemente presente in ogni canzone.

Quattro Chiacchiere con I CAMILLAS MUZI KULT: Partiamo dall’inizio... Come nascono I Camillas? I Camillas: I Camillas nascono perché dovevano nascere! Davanti al nome Camillas c’è una I, ovvero un riferimento che non abbiamo cercato, ma che è stato spontaneo per avvicinarci ai gruppi più co-

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nosciuti degli anni sessanta, come “I Camaleonti”, “I Giganti”... È un ricordo di quello che si era vissuto in quel periodo, per immediatezza, semplicità, per italianità. Il nome Camillas non ha un motivo ben preciso, è stato spontaneo, come tutto il resto. MUZI KULT: Nel 2015 avete partecipato ad Italia’s got Talent. Questa esperienza vi ha aiutato a farvi conoscere ancora di più? È stata una buona vetrina? I Camillas: La cosa più importante di Italia’s got Talent è che noi siamo entrati nella televisione, noi vi vedevamo! La televisione è il luogo in cui non succede niente che non sia stato preparato, è l’azzeramento del caso, ma, in questo controllo che esercita sugli eventi, nello stesso tempo, lascia ampi spazi. Basta capire questi spazi per potercisi muovere liberamente, seguire bene il percorso legato alle luci, alle telecamere. Poi nessuno verrà a dirti cosa devi fare. Questa esperienza, indubbiamente, ci ha aiutato molto sia nel reale sia nell’immaginato comunicato, il virtuale.


MUZI KULT: A proposito di Italia’s got Talent, avete partecipato con un brano che è stato subito amato da tutti, anche dai giudici che vi hanno permesso di andare avanti. Siete capaci di cantare con grande serietà dei temi apparentemente molto ironici. Quanto è importante sfruttare l’ironia nella musica? È un elemento su cui lavorate o è spontaneo? I Camillas: È spontaneo, è parte dell’indole e dell’attitudine. Il lavoro che noi facciamo sui testi è proprio quello di evitare la profondità, i doppi sensi, noi siamo esattamente la superficie: quello che ascolti è, non c’è una ricerca dell’ironia, infatti alcuni brani sono ironici altri no. Nella musica siamo nel campo dell’immaginazione, come nei sogni, anzi, molti brano nascono proprio dopo aver sognato. Per i nostri brani serve un’interpretazione libera, è inutile cercare la nostra. Sono dei brani aperti in cui ognuno può mettere il proprio significato. MUZI KULT: “Quando a casa tornerai, vienimi a trovar, io ti posso offrire il pane”: frase presente ne La canzone del pane. Quando c’è l’amore basta l’essenziale, come il pane appunto? I Camillas: No. Quando c’è l’amore basta l’amore! Il pane è un gesto, è la disponibilità verso l’altro, come a dire “Io ci sono”. MUZI KULT: La vostra musica non è mai banale, spesso si evolve, soprattutto nel finale. È frutto di un’attenta ricerca? I Camillas: Attenta ricerca no. Noi siamo i primi ascoltatori di noi stessi, quello che suoniamo ci deve piacere, e noi siamo esigenti, ascoltiamo musica da tanti anni. Può piacerci anche la cosa più semplice, ma ci piace anche incastrarci in qualcosa di più complesso, di sfaccettato. È vero che sul finale abbiamo una tendenza a crescere, però è una tendenza non è una scelta. I nostri brani non rispettano una struttura ben precisa, non sono caratterizzati dallo schema fisso strofa ritornello, alcuni sono solo strofa, altri solo ritornello. Certe nostre canzoni sono delle idee aperte che, ogni volta, prendono forme diverse.

MUZI KULT: Nel brano Bel pomeriggio, attraverso dei suoni che incantano, ripetitivi, sembra che vogliate sottolineare la condizione dell’uomo che vive con l’amore, ma che può farne anche a meno: “Mi addormento con te o senza di te”. È così? I Camillas: È una condizione di pace interiore che si vive quando si sta bene a prescindere, senza essere condizionati da qualcuno o da qualcosa. MUZI KULT: Quando scrivete preferite usare delle metafore o essere diretti? I Camillas: Si può essere diretti, si può essere metaforici, però, spesso, tutto sta nel significato e nel suono delle parole che usiamo: le scegliamo perché hanno un determinato suono, perché stanno bene vicine, perché il suono di una parola può far venire in mente il significato di un’altra parola. MUZI KULT: “A Settembre tornerò a coltivare i campi per te”. Avete la capacità di passare dall’ironia a un grande romanticismo. Possiamo considerarvi degli animi romantici? I Camillas: Forse siamo lirici, costruiamo canzoni che hanno dei lampi che provocano sentimenti di dolcezza, ma ne scriviamo altre provocano altri tipi di sentimenti, come Mi dai fastidio. Il nostro registro è molto ampio. Anche questo fa parte della nostra indole. MUZI KULT: Cosa rappresenta il manicomio per voi? I Camillas: Tensione e confusione, una cosa poco chiara.

MUZI KULT: Mi dai fastidio, non nego che mi ha ricordato Nun te reggae più del grande Rino Gaetano, in una versione, ovviamente, molto più esasperata e con un ritmo decisamente incalzante. La voce è stridula, non proprio musicale, ma perfettamente aderente al vostro stato d’animo. Cos’è che vi dà tanto fastidio? I Camillas: È un’insofferenza di per sé, ha un arrangiamento Rock and Roll accompagnato dalla chitarra elettrica che dà, appunto, elettricità. È il nostro sfogo

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P-FUNKING BAND Muzi Kult 61


di Miriam Caruso

L’energia della musica direttamente in strada, tra le piazze, con un ritmo trascinante. Dal funk alla sperimentazione, un viaggio che porta i P-Funking Band a farsi ascoltare e amare tra le gente, sulle vie del bel paese e all’estero. Ma scaviamo un po’ nella loro storia e nella loro originalità.

Quattro Chiacchiere con P-FUNKING BAND MUZI KULT: Chi è la P-Funking Band P-Funking Band: Siamo un gruppo di amici, veniamo da Perugia e dintorni, adoriamo il funk e la black music, suoniamo, balliamo e trasmettiamo energia per le strade, nelle piazze e nei palchi di tutta Italia e anche all’estero. Siamo in giro dal 2007 e non abbiamo nessuna voglia di fermarci. MUZI KULT: Come nasce il vostro progetto? P-Funking Band: Siamo tutti musicisti appassionati di musica black, ciascuno secondo le sue inclinazioni: dal jazz al soul, dall’hip hop alla disco al funk. Nel 2007 decidiamo di creare un progetto completamen-

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te diverso rispetto a tutto ciò che ciascuno di noi avesse mai fatto: molti di noi avevano già accumulato esperienze in contesti più convenzionali, ma sentivamo di voler fare qualcosa di nuovo. Insomma volevamo suonare la musica che adoravamo andando fuori dal consueto. Volevamo scendere da un palco, staccare i microfoni, metterci in piedi e utilizzare come mezzi espressivi anche i nostri corpi, andare per le strade e trasmettere energia senza intermediazioni, entrare in contesti lontani da quelli tradizionali della musica live, incontrare e coinvolgere persone che non frequentassero locali notturni e che non conoscessero questi generi musicali. Col tempo abbiamo recuperato anche la dimensione del palco, in modo più confacente alle nostre nuove attitudini, cercando di reimmettere in esso l’energia della strada.

ragire col pubblico, coinvolgerlo in quello che stavamo facendo. Molti di noi avevano iniziato a suonare in contesti bandistici ed erano abituati a andare in parata: la nostra, volendo, potrebbe essere considerata un’evoluzione della banda tradizionale, quasi un’esplosione della stessa. Non è stato facile, all’inizio: ballare mentre si suona, andare in sincrono, stare attenti ad occupare gli spazi giusti, mandare a mente coreografie, muoversi in armonia coi compagni di sezione, il tutto suonando, intonati sia coi corpi che nella musica. E’ stato divertentissimo e ci ha fatto evolvere in maniera determinante.

MUZI KULT: Quali sono state le vostre influenze musicali?

P-Funking Band: Andare in studio è stata un’altra esperienza importantissima dal punto di vista formativo. Dopo quattro anni di attività e centinaia di concerti credevamo che fosse giunto il momento di mettere su disco alcune delle cose che facevamo, perché ci piacevano molto ed eravamo curiosi di quello che sarebbe venuto fuori. Abbiamo sottoposto i nostri pezzi a revisione, ci siamo messi belli seduti, abbiamo riacceso i microfoni e ci siamo concentrati esclusivamente sul suono dei nostri strumenti. Volevamo mantenere le nostre caratteristiche, l’energia dei nostri live si sarebbe dovuta sentire, allo stesso tempo non volevamo che il disco fosse mera testimonianza di un concerto, volevamo approfittare delle potenzialità di uno studio di registrazione per far sì che il suono acquistasse maggiore ampiezza, che limpidezza e precisione si

P-Funking Band: Innanzitutto l’amore per il funk di James Brown, di Maceo Parker, di George Clinton. Questa la scintilla, il punto di partenza, il minimo comune denominatore, la pulsazione ritmica che volevamo a tutti i costi riprodurre in chiave “brass”, magari seguendo la strada già intrapresa da altre esperienze musicali, penso alla Dirty Dozen Brass Band, che avevano già preso questa direzione. Fin da subito, però, abbiamo guardato anche in direzione diversa. Ad esempio eravamo tutti innamorati delle sperimentazioni dell’Herbie Hancock elettrico degli anni Settanta e ci siamo posti questa domanda: cosa succede se sostituiamo il calore dei fiati alla freddezza dei synth? Abbiamo provato a ri-arrangiare quei pezzi, il risultato ci è piaciuto tantissimo e allora abbiamo continuato a sperimentare. I primi live e le reazioni del pubblico alle nostre sollecitazioni musicali ci hanno aiutato a definire i contorni della nostra dimensione, in particolare ci sentivamo spinti verso un disco-funk in cui gli intrecci delle varie sezioni fossero sostenuti da una poderosa sezione ritmica (la nostra “ritmo”). Allora siamo andati ad approfondire la nostra conoscenza di un mondo musicale più marcatamente “sixties” e abbiamo scoperto cose bellissime: artisti come Franco Micalizzi, le splendide colonne sonore dei B-movies di quegli anni (le stesse che, ad esempio, sono state riportate a nuova gloria, pur con altro stile, da gruppi come i Calibro 35), l’afrobeat di Fela Kuti e Ebo Taylor. A proposito di quest’ultimo: immagina come ci siamo sentiti, anni dopo, a condividere il suo palcoscenico. Insomma, senza farla troppo lunga, una volta definito il nostro sound ci siamo allargati a mondi musicali più vari, a volte anche lontanissimi dai nostri originari, con la certezza di avere in mano una chiave di lettura funzionale a quello che volevamo realizzare.

MUZI KULT: La vostra musica ha dato vita a due lavori discografici, 1D22 e Dance-O. Raccontateci la vostra esperienza in studio.

MUZI KULT: Mentre suonate dal vivo, immersi nel vostro pubblico, create coreografie in grado di animare e coinvolgere i presenti. Come nasce questa intesa tra di voi e come viene percepita dal vostro pubblico? P-Funking Band: Sin da subito ci siamo detti che volevamo mettere in evidenza coi nostri corpi le azioni sonore che eseguivamo, organizzare l’energia che ci comunicavamo a vicenda, creare azioni sceniche, passare dal concerto alla performance, animare le piazze, inte-

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aggiungessero all’energia. Insomma, volevamo fare alcuni passi avanti, ma senza snaturarci. 1D22 contiene le cose migliori fatte nei nostri primi quattro anni di vita, eravamo molto emozionati mentre registravamo, avere tra le mani le prime copie è stata una sensazione che può capire solo chi ne ha vissuta una simile. Era come nostro figlio! Dance-O porta avanti un discorso già affrontato in precedenza, è una sperimentazione ai confini di noi stessi, la dance ci piace e, si perdoni l’immodestia, ci viene abbastanza bene. Volevamo fare quello che è impossibile da realizzare in un live “su strada”: aggiungere l’elettronica, nella ritmica, negli effetti, nei campionamenti, e vedere, diciamo, “l’effetto che fa”. Insomma, il risultato ci è piaciuto e l’abbiamo messo su disco. MUZI KULT: Avete stretto collaborazioni importanti, tra cui quelle nate con Andrea Giuffredi, Monica Hill e il rapper inglese Lee N. Come avete vissuto la vostra musica con la contaminazione di artisti così tanto diversi fra loro? P-Funking Band: Andrea Giuffredi è, nel panorama italiano, uno dei musicisti più liberi e coraggiosi, attraversare mondi e contesti differenti è nel suo DNA, un giorno lo vedi a Singapore a riempire gli auditorium suonando romanze e arie da operetta, il giorno dopo accendi la radio e lo senti duettare con Cesare Cremonini. Strumentista prodigioso e versatile, umanamente schietto, carismatico, generoso, divertentissimo, ha visto le nostre cose su myspace e ci ha fatto mille complimenti, due mesi dopo avevamo già architettato insieme un progetto ad hoc intitolato “Spaghetti Funkers”, una rivisitazione del repertorio del western all’italiana. Nel nostro disco c’è Green Hornet, un brano che farebbe venire la labirintite al trombettista più navigato, lo abbiamo arrangiato insieme e ne è venuta fuori una bomba. Monica Hill l’abbiamo conosciuta in occasione di un festival. E’ un talento impressionante, ha un timbro vocale che si adatta perfettamente alle nostre atmosfere, abbiamo studiato insieme un repertorio adatto e ci siamo messi a provarlo e sono state le prove più facili e immediate che ci sia mai capitato di fare. Per lei abbiamo composto un pezzo ad hoc, “Last Goodbye”, seconda traccia di 1D22. L’hip hop è un’attitudine che ci sentiamo dentro. Anche noi, a modo nostro, veniamo dalla strada. L’improvvisazione, l’eclettismo, il look e, soprattutto, l’energia sono al centro del nostro progetto sin dalle origini. Di “Lee N” conoscevamo la sua musica e le sue rime e ci piaceva tanto, eravamo letteralmente deliziati dal suo accento londinese, dalla sua pronuncia così pulita, completamente diversa rispetto a quello che ci si aspetta da un rapper anglosassone, perché diciamocelo, le nostre orecchie sono abituate al rap di matrice afroamericana, allo slang del ghetto delle metropoli statunitensi. E invece le sue cose andavano in direzione completamente diversa, insolita. Volevamo sperimentare, avevamo in mente un groove molto potente, l’idea di farci un pezzo hip-hop ci frullava nella testa già da un po’. Ci siamo domandati mille volte, parlando tra di noi, come avrebbe reagito un rapper londinese alla proposta di un gruppo di funkettari da strada umbri sbucati fuori da chissà dove. Insomma, l’abbiamo contattato, la base gli è piaciuta subito e allora una nostra delegazione è volata a Londra per registrare il pezzo. E’ un ragazzo estremamente cordiale e allo stesso tempo molto professionale. Lo abbiamo invitato alla presentazione del disco, è venuto a Pe-

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rugia e ha tenuto un mini-show incendiario che ha entusiasmato tutti. MUZI KULT: Adorate sperimentare e mettere in atto le vostre idee musicali direttamente col pubblico. Com’è stata accolta la vostra musica all’estero? P-Funking Band: Abbiamo fatto dei mini-tour in tre capitali europee, Madrid, Bratislava e Parigi, occupato scenari stupendi, piazze e strade piene di vita, estremamente ricettive, sono stati meravigliosi giorni di festa e di euforia in cui, diciamolo, si è dormito abbastanza poco e non si è lesinato in bagordi. Ogni posto fa storia a sé, a Madrid, ad esempio, abbiamo iniziato in parata partendo da un vicolo e ci siamo diretti a Plaza del sol, in pochi minuti si è radunata una folla enorme che ci ha circondato entusiasta, centinaia di perso-


ne si sono messe a ballare, eravamo sbalorditi. La musica è un linguaggio universale, capace di rompere ogni barriera, ma questo banale concetto, conosciuto e condiviso un po’ da tutti, acquista un senso molto profondo quando lo sperimenti sul campo. MUZI KULT: Da Ceres a Red Bull, da Max Gazzè e il Rock in Roma al concertone del Primo Maggio. Avete solcato palchi importanti. Che differenza c’è, per voi, dalla musica suonata in strada, tra la gente, a quella sui palchi con 5000 spettatori davanti ai vostri occhi? P-Funking Band: Il palco grande ti taglia le gambe, è una dimensione completamente diversa, potremmo tranquillamente dire opposta, a quella che viviamo nelle nostre esibizioni. Siamo abituati alla piazza, a suonare a pochi centimetri da chi ti guarda, a giocare con i

bambini, a prendere le persone per mano e portarle a ballare in mezzo a noi, a fermarci a parlare a fine servizio con chi ti fa i complimenti. Ora, prendi il Concertone del Primo maggio: arrivi due giorni prima per il soundcheck, un esercito di tecnici da palco viene a montarti strani aggeggi addosso, accenni un fraseggio per fare la prova microfono e il tuo suono rimbomba per tutta l’immensa piazza San Giovanni. Poi il gran giorno arriva, tu sei lì nel backstage e ti passa a fianco Piero Pelù che si mette a parlare con Boosta e Samuel dei Subsonica e a te cominciano a tremarti articolazioni che nemmeno pensavi di avere, monti su un palco semovente avveniristico spaziale che ti scaraventa davanti a mezzo milione di persone, le prime file distanti almeno trenta metri, per non parlare delle ultime. Sei la prima band in cartellone e devi suonare l’Inno di Mameli rivisitato funk in diretta televisiva nazionale e nessuno del pubblico sa cosa aspettarsi da te, un milione di occhi ti guarda ammutolito. Insomma, c’è di che rischiare lo svenimento. Per fortuna soffiare dentro uno strumento d’ottone, percuotere una pelle e allo stesso tempo ballare in sincrono sono tutte azioni che aiutano a non pensare alla strizza, centinaia di migliaia di teste cominciano a ondeggiare a ritmo, migliaia di mani verso il cielo, il calore ti arriva addosso a fine intervento e ti arriva tutto insieme, venti minuti di esibizione sono sembrati pochi secondi, il mega-palco gira su se stesso e ti ritrovi dietro, tecnici e artisti ti festeggiano e ti fanno i complimenti, l’immane paura è appena passata ma a quel punto pagheresti oro per tornare in sella, accidenti, proprio ora che cominciavi a divertirti. Max Gazzè l’abbiamo incontrato a “Radio2 Social Club”, eravamo stati invitati per un’esibizione, sapevamo che ci sarebbe stato anche lui, il giorno prima gli avevamo preparato un piccolo omaggio, una nostra versione di Sotto casa, l’hit sanremese che stava spopolando in tutte le radio. In studio, appena ci ha visti con gli strumenti in mano ci è venuto incontro, ci ha detto che da bambino adorava le bande musicali perché suo papà lo portava spesso in piazza ad ascoltarle, si è fermato con noi a chiacchierare. Insomma era ben disposto e incuriosito ancor prima di sentirci suonare la sua canzone. Quando poi gliel’abbiamo fatta sotto i baffi è andato in brodo di giuggiole e ci ha invitato a partecipare ad alcune date della sua tournée. MUZI KULT: Quali nuovi progetti ci dobbiamo aspettare dalla P-Funking Band? P-Funking Band: Il prossimo febbraio festeggiamo dieci anni di attività, nessuno di noi si aspettava che le cose sarebbero andate così bene, vorremmo organizzare una grande festa per condividere la nostra felicità con tutte le persone che ci sono state accanto, in primis i tanti ex componenti del gruppo: vorremmo riaverli tutti con noi almeno per una serata. Non sappiamo ancora niente riguardo a questa festa, sappiamo solo che vogliamo farla bene. Vorremmo anche pubblicare un nuovo disco, il materiale accumulato è tanto e abbiamo una voglia matta di mettere su traccia alcune nostre evoluzioni, testimoniare la nostra crescita, dare opportunità a chi ci segue di godersi a casa sua alcuni pezzi che già facciamo nei nostri live e presentare alcune chicche mai suonate in pubblico. Chissà, magari riusciamo a presentare il nuovo lavoro proprio in occasione della festa del decennale... Sarebbe bellissimo.


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LIBERO REINA Muzi Kult 69


di Claudia Palermo

Alien Passengers Un viaggio attraverso sé stessi, per scoprire e scoprirsi, un percorso intimo e universale: è questo quello che Libero, giovane cantautore siciliano, ci propone attraverso il suo album d’esordio “Alien Passengers”. Un gran bell’inizio in cui le stagioni e i paesaggi diventano metafore dello stato d’animo di un ventenne che non rinuncia alle occasioni, ai sogni, alle illusioni che la vita gli regala. È un viaggio pieno di speranza, in cui l’unione tra il nostro mondo interiore e quello che ci circonda diventa possibile. Ascoltando l’album, non è difficile immergersi nei quadri che i testi e la musica permettono di immaginare, ed è naturale, così, viaggiare insieme a lui!

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Quattro Chiacchiere con LIBERO REINA MUZI KULT: Musicista e cantautore. Come e quando la musica è entrata nella tua vita? Libero Reina: Ricordo che da bambino, all’età di 7 anni, mio padre intuì qualcosa, non so cosa di preciso, ma, a quanto pare, intuì bene. Mi chiese se volessi un qualche strumento musicale, e risposi molto distrattamente che avrei voluto un’armonica a bocca. Non so per quale motivo, neanche adesso. Non ne avevo mai vista una, né sentita suonare a qualcuno. Poi, un giorno, si presentò con una tastiera, mi piacque da morire, e ricordo che fu quello il primo momento in cui “toccai con mano” la musica. Ma mi piaceva solamente giocarci, e preferivo starmene per i fatti miei ad ascoltare le audiocassette di mio padre ed i primi cd che iniziavano ad uscire. Amavo ascoltare musica, di continuo. Poi un giorno decisi che volevo imparare, e mi iscrissi alla ban-


da del paese. Volevo imparare a leggere la musica. Il mio scopo era solamente quello. Il maestro riuscì a convincermi che potevo fare molto di più. Mio padre, così, sotto suo consiglio, mi comprò un Flicorno Soprano. Era alto la metà di me. Dio, che odio! Lo odiavo, davvero. Così iniziai a non voler frequentare più la banda. Abbandonai tutto ciò che avevo fatto fino quel momento, non mi importava. Ricordo che mi faceva salire la nausea. Non suonai più nessuno strumento per i quattro anni successivi. Fortunatamente, non smisi mai di ascoltare musica, e, quando dico musica, intendo tutta la musica, senza barriere, e senza limiti. Un bel giorno si riaccese la scintilla. Avevo circa 14 anni, e decisi che volevo una chitarra. Non sapevo nulla, sapevo soltanto che la volevo, era più forte di me. La comprai per 20 euro, e da lì iniziò tutto. Presa padronanza, iniziai a scrivere e anche a suonare altri strumenti. Adesso ne suono cinque. Chitarra, Mandolino, Ukulele, Armonica a bocca e Piano. Non riuscirei a farne a meno.

ottenere consensi, ma per me la libertà sta già nell’atto creativo. Se ti rende felice, sei libero! Nessuno potrà mai toglierti questo. MUZI KULT: La tua è una scrittura ricca di metafore. È il frutto di una lunga ricerca che tende ad un linguaggio poetico o è semplice e istantanea ispirazione? Libero Reina: Venivo da uno di quei periodi che definirei “cupi”. Una serie di Mio padre mi dice sempre che un opera è 2% ispirazione e 98% sudore. Credo che questo sia vero, ma, nel mio caso, la maggior parte delle volte, l’ispirazione arriva come un uragano che mi colpisce, e non si ferma. Molti dei miei brani sono davvero stati scritti in pochi minuti, e quando provo limarli mi rendo conto che non posso. Probabilmente li rovinerei!

MUZI KULT: “Alien Passengers” è un album in cui racconti di te, del tuo mondo interiore e di ciò che lo circonda. Perché hai pensato all’immagine del viaggiatore? Libero Reina: Perché è quello che mi sento di essere e che sono. L’album stesso è nato e si è formato viaggiando. Attraverso i viaggi e le nuove conoscenze a cui essi mi portavano, scoprivo stranieri dentro me. È stata la scelta più naturale che potessi fare. MUZI KULT: “So solo che da dentro me è uscito questo autunno che sta in un barattolo con scritto su foglie rosse in polvere”, frase presente nella canzone Caffelatte e foglie rosse . Cosa rappresentano le foglie rosse per te? Libero Reina: Le foglie rosse sono la cosa che più amo dell’autunno. Resto a guardarle per pomeriggi interi. Forse sarà strano, ma alcune le ho conservate davvero in un barattolo con su scritto “foglie rosse in polvere”. Mi affascinano terribilmente, non so il vero motivo, e forse voglio restare in questa condizione, così tanto piacevole per me, che è quella che mi porta a non pormi troppe domande, a godermi i momenti fino in fondo. MUZI KULT: Ti chiami Libero e il terzo brano dell’album ha proprio il tuo nome in riferimento alla tua condizione di libertà. Cos’è la libertà per te? Sognare un mondo che si addossi le tue fantasie è già una forma di libertà? Libero Reina: Sicuramente, ma adesso direi che mi sento libero quando ho la possibilità di esprimermi attraverso la musica, o attraverso qualsiasi altra cosa che mi faccia star bene. Questo non vuol dire

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MUZI KULT: A proposito di metafore: cosa sono le città di carta? Libero Reina: Sono, per me, città che volano sulle nostre teste, dove vive chi ha il coraggio di sognare e di credere nel proprio essere. Si muovono seguendo il vento, ed aspettano il momento di unirsi alle nostre, di città. Spetta solo a noi decidere quando questo accadrà, perché le città di carta, non sono altro che noi. Noi, con le nostre gioie, i nostri sogni, le nostre verità. MUZI KULT: La natura è spesso presente nei tuoi testi. Quanto ti lasci ispirare dalle stagioni e dai paesaggi? Libero Reina: La natura è il mio motore creativo. Ho la fortuna di vivere in una realtà meravigliosa che è quella di Santo Stefano Quisquina. Qui è ricco di aria pulita, boschi e paesaggi mozzafiato che sfociano sul mare. La Sicilia è un capolavoro. E poi la luna, le stelle. Sono convinto che non riuscirei mai a vivere in un posto dove, durante la notte, non riesca a vedere il cielo. Mi fa stare bene, mi rilassa e mi ricarica di nuove energie. MUZI KULT: “Alien Passenger” è un album prevalentemente folk, un genere non proprio frequente nella scena dell’indie italiano. A cosa è dovuta questa scelta e come nasce la passione per questo genere? Libero Reina: Ho sempre amato il folk, quantomeno da quando ho scoperto Neil Young. È stata una rivelazione, un amore a primo ascolto. È il genere con cui sono cresciuto, l’atmosfera in cui sono cresciuto: mio padre e mia madre mi portavano sempre, da bambino, in giro per i boschi o in enormi prati pieni di tulipani. Poi la Fattoria di famiglia, il rapporto con gli animali... non posso parlare di “scelta”, perché è stata la cosa più naturale che potessi fare. MUZI KULT: Spesso non ci si accorge di quanto siano preziosi certi anni, certe età se non quando questi passano. Storie da qui dentro , invece, sembra risvegliare la coscienza, sembra un invito a vivere il presente, con quello che ci offre, soprattutto quando si è ancora giovani e pieni di occasioni da cogliere, e amarlo prima che sia troppo tardi. È così? Libero Reina: Sì, è esattamente così. Ho solo ventidue anni, ma non posso non tener conto della preziosità del tempo. Non può e non deve essere sprecato. È importante non far finta di nulla, prendere coscienza ed “afferrare” tutte le cose meravigliose opportunità che ci offre ogni giorno la vita, e sono tante. Il problema è che abbiamo dimenticato come guardare. Non sappiamo più stupirci delle piccole cose.

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MUZI KULT: “Alien passengers” è la canzone che dà il titolo all’album, nonché l’unico brano in inglese. Cantato a voce piena, con un ritmo incalzante, sembra portare con sé l’urgenza di comunicare il tuo messaggio a livello universale, senza barriere linguistiche. Libero Reina: Sì, la scelta della lingua è stata quasi simbolica, perché il protagonista della storia si è perso, forse in un altro mondo, forse ha inseguito per molto tempo qualcosa che lo ha portato troppo lontano. Sa ancora chi è, ricorda ancora il profumo della sua terra, ma non sa più come tornare a casa. È la fine del percorso, è la fine di tutto.

I’m just an Alien Passenger, and i’m a long way from home.


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MOMAR GAYE Muzi Kult 75


di Alessandra Margiotta

Momar Gaye è un artista senegalese e vive da diversi anni in Sardegna. Il suo nome è molto conosciuto grazie alle sue qualità ed è riuscito a ‘contaminare’ i ritmi in levare con lo stile black africano. Dopo diverse sue produzioni, in ultimo l’uscita del singolo ‘La Vie’, accompagnato dal video, che anticipa il disco Shamble. Il brano è in ‘combination’ con il cantautore Alessandro Spedicati dove francese ed italiano si alternano su un ritmo che riprende il versetto ‘La luna bussò’ di Loredana Bertè. Il tutto è personalizzato dai due artisti. In questa intervista Momar racconta come è nato questo nuovo lavoro discografico dandoci anche delle anticipazioni sul disco con l’uscita prevista per fine anno.

Quattro Chiacchiere con MOMAR GAYE MUZI KULT: Ciao Momar, iniziamo con la prima domanda, quando è iniziata la tua passione per la musica? Momar Gaye: La mia passione è iniziata tanti anni fa, anzi, da quando ero ragazzo ascoltavo i vinili che aveva mio padre e ascoltavo principalmente il disco “Exodus” di Bob Marley e mi facevo già dei viaggi trasportato da quelle fantastiche vibes. MUZI KULT: Ti occupi di musica da tantissimi anni con diverse produzioni alle spalle e in ultimo l’uscita del tuo singolo ‘La vie’ in collaborazione con il cantautore Spedicati. Come è nato questo lavoro discografico? Momar Gaye: Il singolo è nato con la voglia di un testo anche in italiano, dato

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che io ero residente in Italia da anni. Poi il pezzo di Loredana Bertè “La Luna Bussò” mi ha colpito in particolare e da molto tempo avevo in mente di riproporla in qualche modo. Ho coinvolto in questo progetto un cantante che stimo molto, Alessandro Spedicati, essendo sicuro che avrebbe dato alla canzone un’interpretazione personale e di qualità, visto che il brano è molto impegnativo essendo nel cuore e nella mente di tutti gli Italiani. MUZI KULT: Cosa vuoi dire riguardo la prossima uscita del tuo nuovo disco ‘Shamble’? Momar Gaye: Tantissime cose! Intanto il titolo del disco “Shambles” significa “Caos” dove parlo in generale dei problemi attuali che vive il nostro mondo e dei conflitti che stanno decimando generazioni e generazioni… MUZI KULT: Ci saranno collaborazioni nell’album? Se sì, quali? Momar Gaye: Ci sono un po’ di collaborazioni, iniziando con Vacca noto rapper in Italia, poi Rootsman I cantante dei Train To Roots, senza lasciare Alessandro Spedicati cantate del gruppo Sikitikis e Sun Sooley con il singolo “Friends” uscito già ma non presente negli stores.

MUZI KULT: Sei africano ma vivi in Sardegna da molti anni. Com’è la situazione musicale sull’isola? Momar Gaye: Sì, Vivo in Italia a Cagliari e direi che la scena sarda attraversa un po’ la crisi che c’è in molti settori musicali negli ultimi anni, con il crollo delle vendite dei dischi, la mancanza di produttori e gente che non investe nella musica. La scena ne risente parecchio perché ovviamente si dimezza tutto, ma io sono convinto che è una fase di transizione perché la musica reggae sarà presente nelle nostre vite per sempre... MUZI KULT: Ti è stato facile occuparti di musica da quando sei in Italia? Momar Gaye: Sì, ho lavorato sempre attorno alla musica, come cantante in primis ma anche come organizzatore di eventi e festival. Faccio anche il mediatore culturale con interventi interculturali nelle scuole in modo da favorire l’integrazione, una delle scommesse dell’umanità in questo secolo.

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