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di Vladimir Costabile

ROSSOFISSO CRITICARE – APPREZZARE – RECENSIRE

“Parliamo di musica e balliamo d’architettura”

Il bisogno di dormire in un posto con lo stesso prefisso per due notti di fila diventa reale quando ti sposti di continuo. Ritornare... Torni a casa, ti fermi e cerchi di recuperare le tue radici e capire se tutti i chilometri percorsi servono al tuo progetto. Metti su un disco, ti sdrai, spegni il telefono, accendi l’ennesima sigaretta e ascolti. La mente corre, rivedi tutti i frame, i momenti, il furgone, le persone incrociate sulla strada, mille numeri di telefono segnati con un si ci sentiamo e immancabilmente il tutto finisce nel dimenticatoio. Il viaggio è dentro di te, avere la reale percezione che quello che scorre dentro è il primo viaggio da fare, forse è la più grande consapevolezza che si possa raggiungere. Bisogna esplorare se stessi, poi i nostri sogni e quello che vorremmo diventare, la nostra percezione di quello che siamo, che immancabilmente si scontra con quello che siamo. Si prepara la valigia solo per ricominciare e dire: Ciao il mio nome è… Ripartire da infiniti punti zeri per non concludere realmente con la tappa d’arrivo. Ho sempre viaggiato “in seconda classe” con la spia perennemente a rosso per capire la precarietà del mio essere, per mettermi in discussione perdendomi e ritrovandomi forse troppe volte. Ho vissuto mille vite, nato e morto decine di volte, riscoperto lati di me che non pensavo esistessero, sempre con la stessa modalità, viaggiando da seduto o da pilota. La musica è da sempre compagna, ispiratrice e attrice protagonista amata e odiata. Ecco oggi devo fare

LUMPEN Il nostro giorno verrà

A distanza di 12 anni, i cosentini Lumpen, ritornano con un VOTO: disco che riafferma la loro capacità di cantare veri e propri inni punk. Sono in forma? Si! E devo dire anche in grande spolvero. Un disco forse anche troppo ben prodotto per il genere che spiazza le carenze tecniche a cui siamo stati abituati con le produzioni di genere. chitarre imponenti, ritmica compatta, voce gridata e graffiata. Cantano la strada, con la giusta rabbia che da sempre li contraddistingue. Sono cresciuti, ma rimasti fedeli alla loro storia. Sanno da dove vengono e dove vogliono andare. Sicuramente un disco che già dal primo ascolto riesce ad imporsi come pietra miliare dell’OI italiano. 22 Muzi Kult

SEBASTIANO DE GENNARO All My Robots

Un curricula di tutto rispetto per questo artista che pubblica VOTO: All My Robots per la neonata etichetta MeMe. Dodici composizioni per pianoforte, percussioni intonate ed elettronica, che calano l’ascoltatore in una dimensione fantastica e surreale. I richiami ad Asimov non sono solo nella copertina ma nelle atmosfere che De Gennaro riesce a disegnare. Un disco di musica contemporanea, non semplice ma che si lascia ascoltare con attenzione e gradevolezza. Gli episodi spaziano da atmosfere acide a momenti di puro ambient. Un disco che lascia un segno indelebile nell’ascoltatore, spiegandoci che il confine tra i mondi (musicali e non) sono oramai completamente crollati.

MY SPEAKING SHOES Siamo mai stati

Leggendo la nota stampa del disco che vi sto presentando ho avuto il VOTO: terrore di trovarmi di fronte al classico tentativo di commercializzare dove la lingua inglese non paga in italiano. Mi sono ricreduto al primo ascolto, i brani della band in italiano sono ancora più belli che in inglese. Sound maturo e granitico, su cui spicca la voce di Camilla che riesce talvolta a tessere melodie sinuose e gentili su un tappeto che trasuda testosterone, talvolta a diventare compagna di violenti giochi armonici. One dimensional man influenza pesantemente, ma i ragazzi sono sulla strada buona per rendere il loro sound migliore e personale. Ottima prova di coraggio il cambio di lingua che li rende sicuramente una Band da tenere in considerazione!

23 AND BEYOND THE INFINITE Faces from the ancient gallery

Prendiamo la psichedelia, i colori accesi, i trip e VOTO: il flower power. Sporchiamoli di nero e di anni bui come i maledettissimi ’90. Avremo in mano un quadro macabro e decadente, con un fascino particolare. I 23 and beyond the infinite riesco nell’intento e lo fanno bene. Un disco che puoi ascoltare e riascoltare con piacere senza stancarti. Non troviamo perle ma tutti i suoni sono al posto gusto, le atmosfere ben curate e nella totalità devo dire un buon disco. I riferimenti sono tanti ma ben strutturati e maturati. Faces from the ancient gallery è un disco da viaggio da avere nel lettore quando il sole all’orizzonte cala e davanti a te la strada è lunga e diritta. Consigliatissimo.

Muzi Kult n°20 - Luglio/Agosto 2015  

Muzi Kult n°20 - Luglio/Agosto 2015

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