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MUSEO IRPINO DEL RISORGIMENTO


patria Il Risorgimento rivendica un’idea di Patria come libertà comune di un popolo che vuole vivere libero tra altri popoli liberi. Le radici storiche di questo concetto risalgono al Rinascimento e all’Illuminismo. È nell’«Enciclopedia» che si legge: «Patria non significa il luogo dove si è nati, come vuole la concezione volgare, bensì uno stato libero di cui siamo membri e le cui leggi proteggono le nostre libertà e la nostra felicità». La Patria, dunque, non è soltanto una conquista immediata a cui il Risorgimento è giunto, ma la traccia di una costruzione costantemente da compiere nel definire un complesso di valori simbolici e regole sostanziali che consentono a tutti i cittadini di essere comunità: di rinnovare il patto in grado di stimolare le passioni e i modi di sentire che aiutano il senso del dovere.

Museo Irpino del Risorgimento Complesso Monumentale Carcere Borbonico

Info: 0825 790733 didatticamusei@mediateur.it

Piazza Alfredo De Marsico 83100 Avellino

facebook.com/museoirpino www.culturaprovinciaavellino.it


MUSEO IRPINO DEL RISORGIMENTO


comunità L’esperienza risorgimentale si fonda sull’idea di nazione intesa come una comunità di discendenza. «Ciascuno di voi, forte degli affetti e dei mezzi di molti milioni di uomini parlanti la stessa lingua, dotati di tendenze uniformi, educati dalla stessa tradizione storica, potrà sperare di giovare coll’opera propria a tutta quanta l’Umanità», ha scritto Giuseppe Mazzini. L’appello è rivolto a chi, nato in un territorio geografico che già può dirsi nazione, muove a renderla anche un’entità politica. I valori da celebrare ed esaltare, dunque, sembrano essere quelli di sangue, suolo e memoria. Ma senza il valore della libertà - che vive nell’alveo risorgimentale almeno quanto gli altri - il senso di appartenenza a una comunità assume il carattere chiuso, finendo per legittimare sentimenti di paura nei confronti dell’altro e della globalità. Soltanto attraverso la libertà, la comunità declina l’appartenenza nelle forme di una moderna e giusta civiltà. Museo Irpino del Risorgimento Complesso Monumentale Carcere Borbonico

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nazione Se la nazione - come sostiene Ernest Renan - è «una grande aggregazione di uomini, sana di spirito e generosa di cuore» che crea una coscienza morale, la libertà è il suo cemento. Una nazione, allora, che sia ben lontana dagli eccessi del nazionalismo che invoca quale valore predominante l’omogeneità culturale, linguistica, religiosa ed etnica di un popolo o l’affermazione nello scontro e nella guerra. La lezione del Risorgimento distingue bene: nazione è la grande comunità storica e politica che fissa traguardi e mete collettive richiedendo ai cittadini identificazione e partecipazione, senza esasperare appartenenze e chiamate alla mobilitazione difensiva.

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identità «Qual è il carattere di un popolo? La sua storia, tutta la sua storia, nient’altro che la sua storia»: così Benedetto Croce rispondeva a chi gli chiedeva quale fosse il tratto identitario dell’italiano. È il frutto di una costruzione storica. Non un dato, ma il risultato di un processo, l’effetto di una storia politica, la consapevolezza di avere dei nodi irrisolti lungo il proprio percorso e di possedere però l’irriducibile incapacità di non riuscire a fare mai fino in fondo i conti con se stessi. Sono elementi che sfuggono una datazione precisa e non possono farsi risalire al 17 marzo 1861: semmai alle riflessioni amare e spietate di Torquato Accetto o Dante Alighieri, Francesco Guicciardini o Niccolò Machiavelli, Francesco De Sanctis o Giacomo Leopardi o Giulio Bollati. Il Risorgimento ne è influenzato e le incongruenze e le contraddizioni del suo svolgersi mostrano i segni profondi di tale processo. Se il carattere di un popolo è la sua storia, soltanto dalla storia può venire l’insegnamento da adottare per misurarsi con l’avvenire e disegnare sulle sfide che verranno il profilo di una identità matura. Museo Irpino del Risorgimento Complesso Monumentale Carcere Borbonico

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memoria Il grado di coesione di un popolo si misura dalla capacità di conservare e alimentare la propria memoria: non con le liturgie del ricordo e le celebrazioni della fissità dei fatti accaduti. Una memoria che abbia senso è il risultato della conoscenza del percorso compiuto, dell’elaborazione critica su quanto realizzato, dell’impegno a individuare i nodi da sciogliere. Quando la cronaca surclassa la storia e le questioni storiografiche vanno al centro dello scontro politico, il rischio è che siano lesi i fondamenti stessi di verità e con essi anche il nucleo di valori e simboli comuni in cui riconoscersi. Se poi ciò avviene sul capitolo relativo al Risorgimento, il pericolo diventa ancora più grave.

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due Italie Il processo dell’Unità d’Italia portò alla scoperta di una frattura profonda nel tessuto nazionale, non soltanto di natura economica e sociale ma anche civile. Qualcuno ne individuò le ragioni addirittura in ambiti antropologici se non pericolosamente in termini razziali, sottolineando così una differenziazione già presente prima del 1861 e poi ampliamente evidenziata nello stereotipo delle due Italie: una europea, l’altra mediterranea. Il dualismo durerà ancora fino a riproporsi oggi, pressoché intatto 150 anni dopo. La realtà era che tra il Nord e il Sud erano scarse le relazioni economiche e le stesse strutture produttive e finanziarie, con larga parte del Settentrione proiettato verso i centri propulsori dello sviluppo e il Mezzogiorno dove a zone di autentico dinamismo si contrapponevano sacche di arretratezza estrema. Non ci fu colonizzazione, semmai esplose in maniera acuta la questione meridionale come squilibrio e contraddizione dell’operazione unitaria. Da allora questa rappresenta il banco di prova per l’Italia, il terreno di verifica delle proprie capacità di modernizzarsi. Museo Irpino del Risorgimento Complesso Monumentale Carcere Borbonico

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