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Prima di scrivere questa testimonianza dedicata alla sua vicenda resistenziale, Ugo Tartarotti si è cimentato nella scrittura pubblicando tre romanzi: nel 1990, Il lungo cammino, nel 1993, La Wilma va in città, nel 1996, La Corte Celeste. Questa volta non è un romanzo ma un’intensa «memoria resistenziale». Anche i suoi romanzi avevano come sfondo la ricca biografia dell’autore: il mondo contadino, la guerra e la Resistenza, la militanza e l’impegno politico. Evocando le fasi principali della sua esperienza vissuta con il nome di battaglia «Giorgio», Ugo Tartarotti riesce a trasmettere un’idea, per quanto ovviamente parziale, di quella che fu la guerra partigiana in una zona geograficamente delimitata del Trentino meridionale. Sommario La memoria del partigiano «Giorgio», di Giuseppe Ferrandi; La Resistenza in Vallagarina; Profili biografici e appendice documentaria.

Ugo Tartarotti La Resistenza in Vallagarina

Ugo Tartarotti La Resistenza in Vallagarina

La Resistenza in Vallagarina Ugo Tartarotti

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Ugo Tartarotti Nato a Pomarolo il 27 luglio 1920, partecipa attivamente alla Resistenza. Dopo la guerra milita nel Partito comunista italiano nelle cui liste sarà eletto consigliere comunale nel 1956 presso il Comune di Trento. Nel 1965 costituisce l’Alleanza Contadini del Trentino assumendone la presidenza fino al 1980. Nel 1974 viene eletto Sindaco di Pomarolo. Nel 1979 approda nel Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige e nel Consiglio della Provincia autonoma di Trento. Dal 1992 è presidente dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (ANPI)-Sezione di Trento.

ISBN 978-88-7197-102-5

E 6,80

www.museostorico.it info@museostorico.it telefono +39.0461.230482 fax +39.0461.237418

16 archivio trentino Quaderni di


Ugo Tartarotti

La Resistenza in Vallagarina sulle montagne della destra Adige dal febbraio 1944 al maggio 1945

disegni di

Paolo Tartarotti con un intervento di

Giuseppe Ferrandi

Fondazione Museo storico del Trentino

2006 2008

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La Resistenza in Vallagarina


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«Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La Vitalità Creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa Creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia». Cesare Pavese

Le radici della Resistenza, di quella armata come di quella passiva, vanno ricercate nell’antifascismo. Nella Vallagarina l’antifascismo ha sempre avuto, fin dal 1922, un buon seguito. Lo dimostra il fatto che degli oltre 600 condannati dal Tribunale speciale fascista1, ben 92 erano della zona della Vallagarina: Terragnolo, Rovereto, Ala, Villa Lagarina, Volano, Nomi e Pomarolo. Questi paesi diedero il loro contributo alla lotta antifascista. Gli esponenti principali del movimento antifascista in Vallagarina provenivano, in gran parte, dalle fila del Partito comunista. Remo Costa, nato nel 1899 a Rovereto, fu arrestato dalla polizia fascista il 3 luglio del 1937. Portato dinnanzi al Tribunale speciale fu condannato a cinque anni di confino a Ponza 1

Ventotene-Monreale. Tornò in libertà nel gennaio del 1941. Giovanni Calmasini, nato nel 1904 a Rovereto, fu arrestato nel settembre del 1937 e condannato a cinque anni di confino a Ponza e alle Tremiti. Fu rilasciato nel gennaio del 1940. Giovanni Rossaro, nato a Cesuino di Pomarolo nel 1909, fu incarcerato nel 1937 e condannato dal Tribunale speciale a tre anni di confino a Ponza e alle Tremiti. Fu liberato nel gennaio del 1940. Valentino Perghem, nato a Nomi nel 1897, diffidato dalle autorità fasciste quale pericoloso per l’ordine nazionale, rimase vigilato fino al 1945. Specie sul terreno teorico, un importante contributo fu fornito dal gruppo di intellettuali socialisti riuniti attorno alla figura di Giannantonio Manci: ricordiamo l’appello

Tra i nuovi organismi introdotti da Mussolini, dal 1927 al 1943, il Tribunale speciale fascista esaminò i casi relativi a 5.619 imputati di reati politici contro il regime fascista, comminando in totale condanne per 27.752 anni, 5 mesi e 19 giorni di prigione. 42 furono le condanne a morte emesse dal Tribunale e 31 quelle effettivamente eseguite, 3 gli ergastoli.


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dell’agosto del 1943 e il manifesto socialista2. Del gruppo facevano parte l’avvocato Giuseppe Ferrandi, l’avvocato Angelo Bettini, i fratelli Augusto e Ottorino Angeli e altri. L’avvocato Bettini fu scoperto e trucidato dai nazisti il 28 giugno del 1944, mentre Giuseppe Ferrandi fu arrestato e portato a Bolzano assieme a Manci, Lubich, Tosi e altri, e rinchiuso presso il Corpo d’Armata3. Giovanni Rossaro, contadino che lavorava con la famiglia a mezzadria il maso «ai Valletti» di proprietà del Baron Todeschi nel comune di Pomarolo, iniziò ancora prima dell’8 settembre 1943 un lavoro minuto, prima individuale su singoli giovani e poi in gruppi, parlando delle idee del comunismo e del fascismo, organizzando i primi gruppi del partito nei comuni della zona, da Isera ad Aldeno. A questo lavoro parteciparono Remo Costa e Valentino Perghem. A Nomi in modo particolare c’era stata una lunga tradizione antifascista, dove ci furono degli scontri con i fascisti ancora negli anni 1922-1923. 2

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Sempre a Nomi, nel 1937, era stato arrestato l’antifascista Mario Springa4. Trasferito a Trento, nel carcere della Questura, fu seviziato a morte e poi impiccato per nascondere l’assassinio e avvalorare la tesi del suicidio. Uno degli animatori della Resistenza in Vallagarina, come abbiamo già detto, è stato Giovanni Rossaro, che già nel gennaio del 1944 aveva reclutato un folto gruppo di giovani. Dall’8 settembre la sua casa, che si trovava in mezzo al bosco all’inizio della Valsorda, distante dalle altre abitazioni, diventò il centro della Resistenza e della lotta partigiana armata. Questo importante centro, al quale affluivano i giovani della zona, fu anche punto di riferimento per i soldati disertori, compresi alcuni russi. Rossaro organizzò anche alcuni punti in zona che servivano di aiuto ai partigiani sia per il rifornimento di armi e di viveri che come ricovero in caso di bisogno: a Savignano, dove il responsabile era Onorio Maffei, a Pomarolo presso la casa di Fulvio Celva, a Nomi da Valentino Perghem, a

Si tratta di due importanti documenti concepiti come strumenti di propaganda antifascista e antinazista. Il primo fu stilato nell’agosto 1943, a seguito della caduta di Mussolini nel luglio precedente, il secondo, vero e proprio manifesto programmatico, fu predisposto da Manci insieme a Egidio Bacchi e a Giuseppe Ferrandi: il Futuro del Trentino, contro le tentazioni separatiste, si inseriva in un’Europa federalista e in un’Italia democratica. L’edificio occupato, fino al settembre 1943, dal IV. Corpo d’Armata alpino di Bolzano, fu occupato dai tedeschi ed utilizzato quale sede della Gestapo. Nell’immediatato dopoguerra, l’istruttoria condotta dalla Corte d’assise di Trento non riuscì a stabilire l’effettiva colpevolezza del Commissario di PS, Cesare Fassari, e dei due agenti di polizia imputati, Ettore Marchetti e Guido Basso.


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La Casa ai Valletti dei Rossaro, una casa in collina in mezzo al bosco, fu uno dei centri del movimento partigiano in Vallagarina dove oltre ai partigiani vi affluivano disertori dell’esercito tedesco.


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Calliano da Gustavo Pompermaier, a Besenello da Guido Rosi, ad Aldeno da Eugenio Beozzo, a Garniga da Sandro Coser, a Castellano da Vito, a Pedersano da Zandonai. Il primo gruppo che andò in montagna, nel febbraio del 1944, era composto da Ugo Tartarotti e da Mario Foladori. Attorno ad essi si costituì la formazione partigiana che poi farà parte della Brigata «Pasubiana» e che opererà nella zona fino al 2 maggio del 1945. Al reparto verrà dato il nome di Compagnia «Mario Springa». Durante questi quattordici mesi la Compagnia perse tre compagni, caduti in combattimento contro i tedeschi: Isidoro Paissan, studente liceale, Carlo Maffei, contadino, ed Enrico Di Monti, marinaio; ebbe due feriti: Mario Foladori e Vincenzo Baffetti; subì due arresti per opera dei tedeschi: Giovanni Rossaro e Vicenzina Giordani, i quali prima furono seviziati presso le carceri di Rovereto5, poi portati in campo di concentramento in via Resia a Bolzano e infine nel campo di Dachau. In quei giorni a Nomi fu arrestato anche Guglielmo Springa, fratello dell’antifascista Mario Springa. La Compagnia era composta da una ventina di partigiani: Giovanni Rossaro – ufficiale di collegamento 5

Nereo Strafelini – comandante Ugo Tartarotti – vice comandante Mario Foladori – vice comandante Giuseppe Petrolli – commissario politico Adamo Adami Isidoro Paissan Eugenio Beozzo Gino Maistri Carlo Maffei Luigi Maistri Livio Perghem Francesco Maffei Francesco Foladori Cornelio Manica Efrem Springa Carlo Paissan Enrico Di Monti Guglielmo Springa Mario Rossaro Vicenzina Giordani. C’erano pure due carabinieri, due fratelli, il maresciallo e l’appuntato Pennesi. Della Compagnia facevano parte come staffetta: Pierina Fasanelli, Margherita Tartarotti, Wilma Perghem, Carmela Tartarotti, Antonietta Perghem, Rosetta Tartarotti. In Vallagarina esistevano altri gruppi di resistenti: il più consistente era quello di «Pigafetta» Pio Marsili, con il quale avevamo contatti, gruppo che poi entrò nella Brigata «Pasubiana». Ma purtroppo, anche in

I detenuti presso il carcere di Rovereto conobbero, in quei mesi, le sevizie di una squadra di repubblichini d’origine toscana – i cosiddetti toscanini – provenienti dalle fila del reparto di polizia fascista inquadrato nelle forze di repressione tedesche e guidato da Mario Carità (banda Carità), di stanza in quel periodo a Padova.


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Arresti, i tedeschi dopo gli arresti di Rossaro e della Vicenzina Giordani avvenuti nel gennaio del 1945.


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Cimana m 1.300, il «Cason» vecchia sede della malga che fu il primo rifugio della Compagnia nell’inverno del 1944.


Prima di scrivere questa testimonianza dedicata alla sua vicenda resistenziale, Ugo Tartarotti si è cimentato nella scrittura pubblicando tre romanzi: nel 1990, Il lungo cammino, nel 1993, La Wilma va in città, nel 1996, La Corte Celeste. Questa volta non è un romanzo ma un’intensa «memoria resistenziale». Anche i suoi romanzi avevano come sfondo la ricca biografia dell’autore: il mondo contadino, la guerra e la Resistenza, la militanza e l’impegno politico. Evocando le fasi principali della sua esperienza vissuta con il nome di battaglia «Giorgio», Ugo Tartarotti riesce a trasmettere un’idea, per quanto ovviamente parziale, di quella che fu la guerra partigiana in una zona geograficamente delimitata del Trentino meridionale. Sommario La memoria del partigiano «Giorgio», di Giuseppe Ferrandi; La Resistenza in Vallagarina; Profili biografici e appendice documentaria.

Ugo Tartarotti La Resistenza in Vallagarina

Ugo Tartarotti La Resistenza in Vallagarina

La Resistenza in Vallagarina Ugo Tartarotti

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Ugo Tartarotti Nato a Pomarolo il 27 luglio 1920, partecipa attivamente alla Resistenza. Dopo la guerra milita nel Partito comunista italiano nelle cui liste sarà eletto consigliere comunale nel 1956 presso il Comune di Trento. Nel 1965 costituisce l’Alleanza Contadini del Trentino assumendone la presidenza fino al 1980. Nel 1974 viene eletto Sindaco di Pomarolo. Nel 1979 approda nel Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige e nel Consiglio della Provincia autonoma di Trento. Dal 1992 è presidente dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (ANPI)-Sezione di Trento.

ISBN 978-88-7197-102-5

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16 archivio trentino Quaderni di

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La Resistenza in Vallagarina: sulle montagne della Destra Adige dal febbraio 1944 al maggio 1945  

Dei 600 condannati dal Tribunale speciale fascista durante la seconda guerra mondiale, ben 92 erano della zona della Vallagarina: Terragnolo...

La Resistenza in Vallagarina: sulle montagne della Destra Adige dal febbraio 1944 al maggio 1945  

Dei 600 condannati dal Tribunale speciale fascista durante la seconda guerra mondiale, ben 92 erano della zona della Vallagarina: Terragnolo...

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