Può realizzarsi un mondo ideale dove tutte le ingiustizie sono sconosciute a una civiltà diventata armoniosa e perfetta grazie al progresso scientifico? Amos Giupponi cerca di immaginarlo in questa pagine, proponendo una più libera etica amorosa ed esprimendo un netto rifiuto verso la religione. Questa utopia d’inizio Novecento di un tipografo socialista della Stet, la piccola casa editrice di Cesare Battisti, fu da subito contrastata dalla polizia che decise il sequestro della pubblicazione alla sua prima uscita. Oggi possiamo rileggere quelle stesse pagine, sottratte all’oblio, con moderna consapevolezza, lasciandoci comunque affascinare da un vecchio sogno di “un avvenire libero, buono e giusto”.