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GRENZEN/CONFINI

I O N I I C A Z L B B P U


ANDREAS OBERHOFER

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2 0 1 0


Sommario

Premessa, Josef Riedmann . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9 1. LA NASCITA DI UN MITO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15 2. CHI ERA ANDREAS HOFER . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 3. GLI SCRITTI DI ANDREAS HOFER . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 87 4. LA CANCELLERIA DEI DIFENSORI DEL TIROLO . . . . . . . . . . . . 109 5. STUDIO DELLE FONTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 125 6. DALLE FONTI ALLA STORIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 147 Appendice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Riferimenti bibliografici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Indici dei nomi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pubblicazioni FMST . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

205 383 405 418




Premessa

Una raccolta sistematica di tutti gli scritti autografi di Andreas Hofer e di quelli da lui firmati è il desiderio che la ricerca storica tirolese spera da tempo di vedere realizzato. Non è stata certamente la casuale assonanza dei nomi a fare sì che Andreas Oberhofer accettasse di misurarsi con questa faticosa impresa attraverso la sua tesi di dottorato conseguita all’Università di Innsbruck nel 2006. I 684 documenti in originale e in copia che Oberhofer, dopo aver setacciato gli archivi e le biblioteche di numerosi paesi, è riuscito a rintracciare costituiscono una base irrinunciabile per un giudizio completo sulla persona e le gesta del capo dell’insurrezione tirolese del 1809. Nella sua introduzione ai regesti qui collezionati, Andreas Oberhofer offre già un valido contributo alla valutazione del materiale da lui raccolto. Spero che la traduzione italiana di questo libro, realizzata grazie all’iniziativa della Fondazione Museo storico del Trentino nella persona del suo direttore Giuseppe Ferrandi, possa contribuire ad arricchire e ad approfondire la conoscenza di Andreas Hofer anche nella provincia di Trento, e dunque in territorio di lingua italiana. I documenti poi specificamente selezionati da Andreas Oberhofer, che consistono sia di scritti rivolti agli abitanti dell’area che di scritti che testimoniano il lungo soggiorno di Hofer nell’odierno Trentino, nonché della familiarità dell’oste del Sand con la lingua italiana, giustificano appieno la scelta della Fondazione. Non va inoltre dimenticato che Andreas Hofer e gli eventi del 1809 riflettono un capitolo particolarmente drammatico della storia di questa regione. Josef Riedmann




INTRODUZIONE




Durante un simposio tenutosi a Colonia il 22 ottobre 2004 Thomas Vogtherr ha osservato come le scienze storiche ausiliarie stessero da tempo soffrendo di una grave riduzione di significato nell’ambito della storia generale. Sebbene queste – secondo Theo Kölzer – stiano sulla difensiva nel tentativo di giustificare la propria raison d’être, invero i documenti storici sono e restano uno strumento «imprescindibile e necessario fino a quando esista una ricerca storica fondata sulla conoscenza delle fonti». L’analisi critica delle fonti si presenta dunque oggi più influente e autorevole che mai, ragione per la quale ho voluto riportare in questa sede una rassegna di lettere e di scritti di Andreas Hofer. Il presente lavoro è una versione ampliata e rielaborata della mia tesi di dottorato proposta nel 2003 dal professor Josef Riedmann e conseguita all’Università di Innsbruck nel 2006. Di Andreas Hofer (1767-1810), «combattente per la libertà» ed «eroe nazionale» tirolese, sono state rinvenute numerosissime testimonianze autografe, la maggior parte delle quali risalenti al 1809. Le lettere, i contratti, gli «scritti commerciali», le ricevute, ma anche gli atti giudiziari sono una preziosa testimonianza sulla vita dell’oste del Sand prima che diventasse il comandante supremo dell’insurrezione del 1809, anno che più di tutti è rimasto impresso nella memoria storica collettiva del popolo tirolese. Obiettivo della tesi era quello di raccogliere tutti i testi scritti da Andreas Hofer e quelli provenienti dalla sua «cancelleria», vale a dire tutte le lettere, le annotazioni e i documenti da cui affiora la vita dell’oste, contadino e commerciante di vino e di bestiame della val Passiria, ma anche tutti i comunicati, le famose «circolari» e i proclami stampati che permettono di ricostruire un quadro dettagliato del (mal)funzionamento dell’amministrazione militare e civile gestita da

  Vogtherr 2005: 2.   Kölzer 2005: 7.   Kölzer 2005: 18.


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Andreas Hofer insieme ai suoi aiutanti e segretari. Sin dagli inizi è stato chiaro che riuscire a produrre una raccolta completa ed esaustiva di tutti i testi si sarebbe rivelata un’impresa ardua e forse irrealizzabile. Basti pensare che fino a poco prima di andare in stampa sono affiorati riferimenti a nuovi documenti sconosciuti. Nel corso del 2009 – anno in cui si è celebrato il giubileo hoferiano – alcuni collezionisti, appreso il valore scientifico dei documenti originali in loro possesso, ne hanno dato accesso a studiosi e a ricercatori oppure li hanno dati direttamente alle stampe. Altri documenti sono stati ritrovati nella biblioteca nell’Abbazia di Monte Maria (Marienberg) in alta val Venosta. Gli scritti sono oggi sparsi in tutto il Tirolo, la Baviera, il Nord d’Italia, l’Austria e la Germania e gran parte di essi si trova nelle mani di collezionisti privati. La ricerca mi ha portato a setacciare tutta l’Austria e il Sudtirolo, il Trentino e poi la Germania; persino a Londra nella British Library è conservato uno scritto originale. Il ritrovamento di un autografo di Hofer presso l’archivio parrocchiale di San Leonardo in Passiria è stato per me e per la dottoressa Monika Mader un piccolo «evento»: lo scritto si è conservato sotto forma di cinque striscioline di carta della stessa dimensione che erano state inserite come segnatura in un manoscritto più antico (il registro di un ufficiale di dogana a San Martino, risalente al 1765). Le abbiamo ricomposte come un puzzle fino a quando la firma «Andere Hofer» non ha confermato chi fosse l’autore del testo. Grazie ai cataloghi d’asta, ai riferimenti in letteratura e agli articoli di giornale del XIX, XX e XXI secolo, ma anche grazie alle informazioni trasmesseci oralmente da ricercatori, collezionisti e appassionati di storia è stato possibile – almeno fino a un dato momento – tracciare il percorso di molti documenti. L’ubicazione di altri scritti resta invece ancora sconosciuta – o perché sono stati venduti all’asta alcuni decenni fa o perché, a seguito di scambi e dona-

  Ad esempio: Lettera di Andreas Hofer indirizzata a Josef Praxmarer a Rattenberg, 10 ottobre

1809. Immagine in: Praxmarer 2008: 137.   Martin Angerer, «Post von Andreas Hofer. Zwei Originalbriefe des Tiroler Oberkommandanten

im Kloster Marienberg entdeckt». Dolomiten. Bolzano, 6 febbraio 2009. Si tratta di due lettere di Andreas Hofer, la prima indirizzata al reverendo padre Langes, prefetto di Merano, del 20 settembre 1809, la seconda datata Innsbruck 10 ottobre 1809 e indirizzata ai padri (benedettini) «professori» di Merano.


INTRODUZIONE - 11

zioni, sono andati dispersi ai quattro venti –. Adolf Pichler spiega nei suoi diari (1850-1899) quella che sarebbe secondo lui la causa dello smarrimento di questi documenti: «Il lascito di Hofer, con lettere indirizzate a persone altolocate, si trova in Passiria in mano ai suoi eredi. Un funzionario di Merano seppe introdursi nella sua cerchia di amici e poiché questi passava solo per un ‹curioso› e nessuno sospettava di lui gli fu concesso di vedere tutti gli scritti. Più tardi si scoprì che i documenti più importanti erano spariti. Questo dubbio personaggio – come altro potrei definirlo? – venne addirittura promosso di rango e con me egli si vantò perfino della sua mascalzonata: aveva eseguito ordini superiori!».

L’unica speranza residua è che il «dubbio personaggio» quantomeno fosse un funzionario d’archivio o un bibliotecario. Le ricerche hanno fatto rinvenire un corpus che consta al momento di oltre 680 documenti tra lettere, appunti e atti, giunti fino a noi in forma di esemplari originali, copie contemporanee o successive (autenticate), fotografie o fotocopie, regesti o citazioni. Pur essendocene giunta traccia, una parte degli scritti è comunque da considerarsi perduta. Purtroppo è impossibile stabilire se questi scritti realmente non esistano più o se siano invece conservati – ma ordinati in modo errato – presso qualche biblioteca o archivio, o se li abbiano invece collezionisti privati. Per colmare la lacuna si fa perlopiù riferimento a fac-simili o a copie più o meno attendibili. Tuttavia durante la revisione dei fondi archivistici da parte dei colleghi dell’Università o degli archivi sono emersi – per nostra immensa gioia – alcuni scritti autografi di Hofer i quali sono stati poi man mano inseriti nel presente lavoro. Che agli scritti autografi di Andreas Hofer si attribuisca da diverso tempo il giusto valore lo dimostra il fatto che i musei e gli archivi abbiano estratto dall’intero corpo degli atti tutti i documenti che lo riguardano e li abbiano riordinati nelle collezioni «hoferiane», corredandoli di illustrazioni, articoli di giornale e simili. Le collezioni autografe di Andreas Hofer sono conservate a Innsbruck presso il Tiroler Landesarchiv e il Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum e a Monaco di Baviera presso la Bayerische Staatsbibliothek. A questo proposito va menzionata anche la cosiddetta Collezione Steiner dell’Archivio provinciale di Bolzano, che presenta una preziosa panoramica dei documenti del 1809 e in   Pichler 1905: 300.


12 - INTRODUZIONE

particolare di quelli riguardanti Andreas Hofer. Il primo orgoglioso possessore di uno scritto autografo di Hofer (datato 12 agosto 1809) si presume sia stato «l’oste di Thurnfeld» e Gerichtsanwalt della circoscrizione giudiziaria della val Passiria Johann Hofer il quale «s’immortalò» sul documento con le seguenti parole: «Appartiene a me Johann Hofer di Thurnfeld Passiria. N. 1». Su un altro scritto datato 3 ottobre 1809, si legge invece la nota lasciata dal suo scopritore: «trovato J. Sigwart». Dal momento che gli scritti autografi di Hofer, così come i documenti su cui è soltanto apposta la sua firma, continuano a essere considerati «reliquie», la ricerca – in particolar modo presso le collezioni private – risulta essere assai difficile. A prescindere dal loro valore ideale e storico, il prezzo con cui tali scritti sono oggi battuti all’asta10 o venduti nei negozi d’antiquariato fa sì che i proprietari custodiscano simili «tesori» con estrema gelosia. Dobbiamo purtroppo accettare il fatto che esistano collezionisti non disponibili a collaborare con la ricerca scientifica. I miei più sentiti ringraziamenti vanno invece a tutte le persone che, in possesso di scritti autografi di Hofer o in grado di fornire indicazioni sull’ubicazione di uno o più di essi, hanno prestato la propria collaborazione rispondendo ai nostri numerosi annunci11.

   La figura del Gerichtsanwalt è paragonabile a quella del «sindico», un rappresentante scelto in seno alla comunità che svolgeva compiti di garante dei diritti comunitari. Nelle circoscrizioni giudiziarie del Tirolo di lingua tedesca, il Gerichtsanwalt rappresentava tutte le comunità comprese entro quel determinato distretto ed era responsabile dell’amministrazione della giurisdizione insieme al giudice, al tesoriere e al cancelliere.    «Gehorret mir Johann Hofer am Thurnfeld Passeyr. No.1» (cfr. regesto 210).   «Aufgefunden J. Sigwart» (cfr. regesto 465). 10  Catalogo d’asta Venator & Hanstein. Colonia, asta n. 96 del 24 marzo 2006. 11  Edition 2004; «Andreas Hofer Autographen – Zur Schriftlichkeit eines Helden». Tiroler Schüt-

zenzeitung, agosto/settembre 2004; «Handschriftliche Zeugnisse von Andreas Hofer gesucht». Stadtzeitung Hall. Hall in Tirol, n. 18, 2005; Edition 2005; «So schrieb der ‹Comendant in diroll›». Tiroler Tageszeitung. Innsbruck, 8 settembre 2006.


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CAPITOLO PRIMO


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La nascita di un mito

«Ciò che rimane, anche in questo caso, è l’uomo. I miti sono ormai anacronismi» In vista delle celebrazioni del 2009, i fatti del 1809 e in particolare la storia di Andreas Hofer sono stati riconsiderati e analizzati dal punto di vista scientifico. Già nel 1984 l’analisi critica dell’insurrezione tirolese contro le truppe bavaresi portò – anche grazie ad alcune pubblicazioni successive – al tentativo di smitizzare la figura dell’oste della val Passiria. Meinrad Pizzinini scrisse per l’allora centosettantacinquesimo anniversario dell’«Anno Nove»: «la scena politica intorno alla figura dell’oste del Sand sembra al momento essersi quietata, questo lascerebbe spazio a un’analisi più oggettiva della figura di Andreas Hofer».

A proposito dell’allontanamento della nuova ricerca da tutta la storiografia tradizionale tirolese sull’«Anno Nove», Martin Schennach ha recentemente commentato: «un’attenta analisi scientifica dei fatti del 1809 appare molto più mirata e promettente se elaborata oltre i sentieri già battuti dalla storia locale tradizionale».

  Chorherr 1985: 64.   Pizzinini 1984a: 245.   Schennach 2006: 389.


26 - CAPITOLO SECONDO

CAPITOLO SECONDO


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Chi era Andreas Hofer?

1. Giudizi coevi, studio delle fonti Le opinioni su Andreas Hofer si fondano perlopiù sulle fonti rivisitate nella letteratura del passato, e in non pochi casi si tratta di trascrizioni di quegli aneddoti che per anni si sono tramandati solo oralmente. In particolare Josef Hirn avrebbe trascritto per la prima volta numerosi «episodi» di questo genere tra cui la «versione originale» della dichiarazione che Hofer avrebbe fatto nel momento in cui assumeva la reggenza del Tirolo: «Oh santo cielo! Perché vi aggirate come vagabondi? Per dar fastidio alla gente e per rubare? E con voi ci sono anche degli Schützen? Non vi vergognate? Cosa dovete fare in città? Piuttosto inseguite il nemico in pianura. Non può essere lontano. Vi ho detto di andare! Non vi voglio più vedere. E se non ubbidite subito ai miei ordini, non sarò più il vostro comandante».

Come per molti altri esempi, anche in questo caso Hirn non riporta la fonte di riferimento, ciononostante gli va riconosciuto il merito di aver saputo ricostruire scrupolosamente il dialetto sudtirolese o addirittura quello della val Passiria (anche in Paulin si trovano trascrizioni dialettali simili).

  «Ös saggra Schwänz! Zwui [warum, nda] treibts enk no alleweil umer? Öpper zum Leutplagn

und Stealn? Und Schützen sein a no drunter? Schamts enk nit? Was habts ös no in der Stadt z’tien? Geats liaber in Feind nach ins Unterland, er kann no nit weit sein. Obaus glei fort, sag i enk! I will koan mer da söchn. Und wenn’s mier nit folgts, so will i enker Kommadant [sic] nit mear sein!» (citato in: Hirn 1909: 632).


86 - CAPITOLO TERZO

CAPITOLO TERZO


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Gli scritti di Andreas Hofer

1. Formazione Josef Daney ha analizzato da vicino e in maniera obiettiva il livello d’istruzione dell’oste del Sand: «La sua formazione intellettuale, come è tipico della gente comune, era piuttosto limitata, ciononostante non così scarsa come quella della maggior parte degli abitanti delle valli e delle montagne di Passiria. Pur scrivendo assai male egli era in grado di mettere i suoi pensieri su carta. Molto meglio di quanto sapesse scrivere, egli sapeva leggere. E sapeva inoltre parlare, […] piuttosto fluentemente, il dialetto trentino».

Le fonti non danno informazioni sul periodo scolastico di Andreas Hofer. L’unica certezza è che egli frequentò per alcuni anni la scuola pubblica (con un’unica classe?) di San Leonardo, più precisamente dal 1774 al 1780 circa.

  Blaas 2005: 364.   Il 6 dicembre 1774 l’imperatrice Maria Teresa introdusse la Allgemeine Schulordnung für die

deutschen Normal-,Haupt- und Trivialschulen in sämtlichen k. k. Erblanden. In ogni villaggio vennero istituite scuole «triviali o comuni» fino a due classi, i cui piani scolastici erano accuratamente stabiliti nel regolamento. I bambini dovevano andare a scuola dall’età di sei anni fino ai dodici. Il monteore, com’è prevedibile, era perlopiù dedicato all’insegnamento della religione. L’aritmetica veniva insegnata solamente per mezz’ora al giorno (Augschöll 2000: 84-86). Nel «regolamento generale» la durata della scuola non fu stabilita con esattezza, nei casi ideali era di almeno sei anni. (Augschöll 2000: 117; cfr. anche Osti 2000: 35-46).


108 - CAPITOLO QUARTO

CAPITOLO QUARTO


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La cancelleria dei difensori del Tirolo

Un prigioniero bavarese ricorda, nelle sue lettere, Andreas Hofer e il rapporto che questi aveva con la sua «cancelleria»: «Quando Hofer doveva scrivere o dettare qualcosa, il sudore gli colava lungo la fronte e dense nuvole di fumo si levavano dalla sua pipa. Riprendeva a respirare solo quando qualcuno dei suoi aiutanti, che egli chiamava scrivani, entrava nella stanza e lo liberava da quello stato straziante. Allora il suo cuore oppresso sbottava: ‹Cos’ho intorno a me buoi e vitelli o forse persone? Come posso governare un paese e preoccuparmi anche di scrivere?›».

Sebbene questa descrizione sia certamente eccessiva e a tratti caricaturale, non si può negare che Hofer potesse provare una certa soggezione di fronte allo scrivere, basti pensare all’enorme difficoltà che molti suoi contemporanei avevano a scrivere anche solo il proprio nome. Durante l’insediamento alla Hofburg, Hofer era circondato da una nutrita schiera di scrivani cui erano affidate svariate mansioni a seconda della loro disponibilità.

  Sul concetto di cancelleria nel XVIII secolo, cfr. Meisner 1969: 56, 168. Meisner definisce can-

celleria uno «spazio isolato […] dove l’autorità esegue il proprio lavoro (scritto)».   «Wenn Hofer selbst etwas schriftlich entwerfen oder diktieren sollte, stand ihm der Angst-

schweiß auf der Stirne und dicke Wolken Tabaksdampf stiegen aus seiner Pfeife empor. Freier atmete er wieder, wenn einer seiner Adjutanten, die er Schreiber nannte, hereintrat und ihn aus solch qualvollem Zustand erlöste. Sein gepreßtes Herz machte sich dann durch folgende Worte Luft: ‹Hob i Ochsen und Kälber oder hob ich Leut um mich? Konn i’s Land regieren und zugleich schreiben Dös konn nicht sein›». Citato in Innsbruck, Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, Biblioteca, 101877, Aegerter, Ein bayrischer Kriegsgefangener über Andreas Hofer, ritaglio di giornale senza indicazioni.


124 - CAPITOLO QUINTO

CAPITOLO QUINTO


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Studio delle fonti

1. Scritti autografi Si considerano lettere in senso stretto tutti quegli scritti «il cui contenuto è un messaggio personale e riservato rivolto a un destinatario inteso come persona privata». Si pensi ad esempio alla «lettera d’addio» che Hofer scrisse a Pühler, datata Mantova, 20 febbraio 1810. Il tratto distintivo di una lettera è dunque il carattere privato della relazione «mittente-destinatario» scevra da vincoli burocratici o commerciali. Da questa categoria resta pertanto esclusa la maggior parte degli scritti raccolti nel presente lavoro – a meno che tra questi non vi siano annotazioni «ad uso interno», vale a dire appunti con valore di promemoria. In particolare, le comunicazioni ufficiali derivanti dall’attività di Hofer con il grado di comandante supremo e di «reggente del paese» sono piuttosto da annoverare tra i documenti (di cancelleria) risultanti dalle scritture preparatorie. Tali documenti, più che sostituire un discorso, sono per così dire ordini trascritti, sebbene in essi si richiedessero anche informazioni, o si sollecitassero azioni ecc. A tali scritti, pur avendo essi in molti casi un carattere strettamente confidenziale, non corrispondeva mai una lettera o uno scritto di risposta: a causa del loro contenuto scottante, e per evitare che cadessero

  Schmid, Irmtraut 2004: 111.   Cfr. regesto 674.   Schmid, Irmtraut 2004: 111.   Gli scritti indirizzati ad Anna Ladurner contenevano, oltre a messaggi privati, anche indicazioni

militari da trasmettere, dopo averne preso visione, a un comandante o a un capitano.


146 - CAPITOLO SESTO

CAPITOLO SESTO


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Dalle fonti alla storia

1. Il significato delle fonti Poche sono le fonti scritte tramandateci dalla popolazione rurale e contadina tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX. Alla scrittura di diari, lettere e memorie, poesie e canzoni si dedicavano perlopiù i ceti urbani, nobiliari ed ecclesiastici. Ciò è da ricondurre alla scarsa formazione scolastica dei ceti contadini, dovuta a sua volta alla mancanza di un effettivo bisogno di alfabetizzazione. Andreas Hofer rappresenta in questo contesto un’eccezione, per due ragioni. In primo luogo, Hofer non era soltanto contadino ma anche oste e commerciante, svolgeva quindi attività che comportavano l’obbligo di scrittura. A quel tempo era, infatti, già consuetudine redigere contratti, obbligazioni e ricevute – seppure gli accordi commerciali continuassero a concludersi principalmente sulla parola o con una «stretta di mano». Di questa tipologia di documenti redatti dall’oste del Sand, disponiamo di alcuni esemplari, sebbene in numero assai esiguo. Le annotazioni relative alla gestione della locanda e dei commerci forniscono importanti informazioni sugli usi commerciali praticati all’epoca, sulla modalità degli scambi e dell’acquisto delle merci, dei pagamenti, del trasporto e della loro dimensione regionale e sovraregionale. La posizione occupata da Andreas Hofer durante l’insurrezione del 1809 lo obbligò a scrivere ancora più frequentemente: per alcuni mesi egli fu a capo dell’amministrazione militare e civile con il grado di «comandante supremo» e «reggente del paese», e dovette dunque redigere e sottoscrivere ordini, compilare e scambiare numerosi atti amministrativi. Ad aiutarlo in queste sua attività vi erano «segretari», aiutanti e scrivani occasionali, ma nei periodi in cui Hofer era solo, era lui stesso a occuparsi della «cancelleria».


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Andreas Hofer (1767-1810) dalle fonti alla storia_13  

Il volume è il frutto di un paziente lavoro di ricerca condotto dall'Autore presso archivi e biblioteche di numerosi paesi. Si tratta della...

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