Issuu on Google+

Taipei, Taiwan (Repubblica di Cina) - Natale 2012 E' quasi Natale… così comincia una canzone di Luca Carboni che nel ritornello fa: o è Natale tutti i giorni o non è Natale mai. A Taiwan, 23 milioni di abitanti con solo l’1 per cento di cattolici, il Natale irrompe sui cartelloni pubblicitari e nei negozi con lo slogan Merry Christmas. Ma del Presepe nemmeno l’ombra. È una festa cui il commercio ha tagliato il contenuto religioso e le radici cristiane, Gesù Cristo è stato cancellato. È la festa dei Babbi Natale e del consumo dei regali: viene, passa, torna e nulla rimane. Mi meraviglio ma fino ad un certo punto perché anche nei paesi storicamente cristiani il Natale si commercializza sempre di più. Le Pontificie Opere Missionarie, anche quest’anno, hanno organizzato nelle piazze e nei parchi pubblici di tutta l’isola l’evangelizzazione di strada del Presepe vivente. Un’occasione per sottolineare che il Natale è una festa cristiana e che il centro non è Babbo Natale ma Gesù, l’incontro decisivo di Dio con l’uomo. Proviamo a raccontarci il Natale con la lingua dei cinesi. Il Natale è 好 hǎo: bene, bontà, buono. 好 è l'unione di 女 nǔ (donna) e 子 zi (bambino). È l'immagine stilizzata della donna seduta per terra con le gambe incrociate e con braccio il bambino. I cinesi antichi non potevano trovare un’immagine più bella della maternità per esprimere la bontà. Il Natale è 好, bontà, è una donna, Maria che, dicendo il suo sì ai progetti di Dio, ha permesso di fare entrare nell’umanità tutta la pienezza della bontà del Cielo.


Il Natale è 天 tiān: nei libri antichi religiosi cinesi significa “Dio”, espresso simbolicamente con la parola “Cielo”. Sulle antiche ossa animali e sui gusci di tartaruga usati per i riti sacri troviamo inciso il carattere 天 col significato di Dio. Si tratta di reperti archeologici importantissimi per lo studio della religione dei cinesi; i reperti più antichi sono datati attorno al 1700 a.C., più di 3700 anni fa. Il Cattolicesimo (chiamato 天主教 tian zhu jiao = insegnamento del Cielo) nel tradurre in cinese Dio, usa proprio il carattere 天. Anche nella Bibbia la parola Cielo è sinonimo di Dio. 天 è un ideogramma che esprime Dio come l’essere in-sieme, in comunione, in relazione, in due. All’interno del carattere troviamo l’uomo 人 rén, la grandezza/totalità 大 dà, il Cielo Supremo (Dio) rappresentato da una linea sulla testa dell’uomo 天 tiān e il numero due 二 èr che indica la relazionalità. Nella cultura cinese tradizionale è inconcepibile l’ateismo, Dio esiste come fondamento della vita. Il Natale è 天, è Gesù, il luogo in cui Dio ha ristabilito e ha ricucito la relazione d’amore tra Dio e l’uomo. Dio colma la distanza e l’allontanamento dell’uomo che c’è stato con il peccato delle origini, lo riavvicina a sé. Il Natale è Dio insieme all’uomo. L’arcivescovo di Taipei, Stanislaus Luó Guāng (1911-2004), in un suo libro scriveva che la parola 仁 rén per Confucio rappresenta tutte le virtù e costituisce il centro di partenza e di arrivo della santità dell’uomo: la benevolenza e la santità sono l’imitazione del Cielo. Il carattere 仁 si traduce con amore, benevolenza e ha i tratti dell’agapé (carità) cristiana. Il Natale è 仁, è la benevolenza (volere bene) e la benedizione (dire bene) di Dio verso gli uomini


che si realizza nella nascita, nella vita, nelle parole, nella passione morte e Risurrezione di Gesù, il Dio con noi, l’Emmanuel. È così impegnativo vivere il Natale tutti i giorni! Praticare la benevolenza in ogni circostanza, il vivere bene insieme e la lealtà. L’amare il prossimo nostro come noi stessi è davvero uno stile di vita diverso che il cristiano può proporre per se stesso e per gli altri. Credo che sia necessario rilanciare l’attenzione al prossimo non solo nei suoi bisogni materiali, ma soprattutto nei bisogni e nelle povertà spirituali. In Asia ci sono masse di persone interiormente misere e la solitudine è il male peggiore. Cina-Taiwan è una parte del mondo cinese che ha avuto uno sviluppo economico impressionante tale da essere definita una “Tigre asiatica” in assieme alla Corea del Sud, Singapore e Cina-Hong Kong. Lo sviluppo economico si è attutato secondo gli slogan dell’essere sempre competitivi, produttivi e consumatori. È una politica che è diventata mentalità, “è normale che sia così”, ha invaso anche la scuola e l’università, oltre che il mondo lavorativo: o ti adegui ai ritmi elevati o sei fuori e non c’è posto. Molte categorie, soprattutto del settore privato, lavorano sette giorni su sette senza straordinario in busta paga e con stipendi tra i 500-600 Euro al mese. Gli studenti hanno carchi di lavoro elevati, a tal punto che molti hanno sempre troppo poco tempo, eccetto l’ora d’aria di pranzo e cena, per incontrarsi con gli amici a bere un caffè o il tè, studiano dalla mattina alla sera tarda. Durante la notte si “distraggono” davanti al computer chattando con i loro amici. Si diffonde sempre più il fenomeno della “tribù dei gufi


notturni” (夜貓主 ye mao zhu); sono giovani e adulti che, non avendo tempo di relazionarsi con gli amici durante il giorno, lo fanno durante le ore notturne collegati a internet, davanti ad un freddo monitor. Di giorno li riconosci perché dormono, nelle biblioteche o nei bar, con la testa poggiata sul tavolo anche per mezz’ora e per più volte al giorno. A Taiwan sono aumentati i sucidi tra i giovani di età compresa tra i 20 e i 30 anni. Il dramma maggiore, però, è in Giappone, dove la soglia si è abbassata in tenera età, ci si suicida a partire tra i 6 e i 12 anni. Credo che il Cristianesimo abbia il compito di stimolare, soprattutto nel dialogo tra le religioni, l’attenzione ai bisogni interiori dell’essere umano che spesso sono dimenticati. L’aiuto economico, pure necessario, non basta. A Natale ricordiamoci di pregare per anche questi poveri. Un Santo Natale a tutti, 馬若柏 Roberto Marinaccio missionario laico dell’Arcidiocesi di Gaeta


Natale (2012) in cinese