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MUMBLE: Mensile a gratis

NumeroTRE V|nove

Mensile distribuito tra Modena, Bologna, Ferrara,Finale Emilia e Camposanto

ATTENZIONE! Contenuti forti

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L'annunciazione.

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Il manifesto dei propositi stabili È per il perduto senso critico e per la gioventù che ci attraversa

Cambiamento nella speranza della ribalta Scrivere, poesia, scrivere Educare al movimento le persone Agitando la curiosità Eccitante Facciamo dell’amore A gratis Che

siamo tutti ugualmente umani

Diciamo di imparare dalla

Farsi tentare dal giusto Abbiamo le nostre priorità Che ci si voglia bene bellezza...la nostra Terra

ascoltandosi Mangiare bene La fantasia, le sue contraddizioni

Credere nella storia e progettarsi l’avvenire e la tecnica Lo sviluppo sostenibile del mondo

Come scopo sociale guardare il diverso Sport dell’aggregazione

Scrivere un giornale Non dire bugie 03_mumble.indd 2

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Quello che avete in mano è

MUMBLE:

Tutti i contenuti e molto altro ancora su w w w.mumbleduepunti.it

In copertina: Federico Ferfoglia, L'annunciazione.

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: EDITORIALE PIERPAOLO SALINO

PAPA NERO Cielo dell’Africa, 17 marzo 2009. Un viaggio storico per papa Ratzinger, la prima volta nel continente nero. In aereo il pontefice concede qualche battuta ai giornalisti che lo seguono “L’Aids non si può superare con la distribuzione dei preservativi che al contrario aumentano il problema.” Un’uscita controversa questa. Milioni di persone afflitte da una piaga, quella del virus mortale dell’HIV, a cui si è sempre indicata come soluzione la prevenzione. Uno dei contraccettivi più efficaci è il profilattico, uno dei sistemi più economici, indolori e sicuri. Le campagne di sensibilizzazione sull’uso del condom non si contano, così come le varie associazioni che ne avvalorano l’importanza. In pochi minuti Ratzinger annulla anni di sforzi. In pochi minuti, la soluzione diventa problema. E ora, quale futuro per un continente in cui esistono stati (come Botswana e Zimbabwe) dove più del 30% della popolazione è affetta da AIDS? L’Africa però non può sentirlo. Esiste una forma di disuguaglianza a livello globale che colpisce i paesi in via di sviluppo nota come digital divide. Sinteticamente, il divario digitale è la possibilità o meno di acceso che una regione possiede rispetto alle nuove tecnologie (internet, televisione, radio) e alle informazioni che vi circolano. La quasi totalità della popolazione africana non è a conoscenza del pensiero del papa proprio perché esclusa dall’accesso alle tecnologie di comunicazione. Ratzinger ha parlato al popolo africano ma il popolo africano non c’era. Il messaggio è arrivato invece al destinatario al quale mirava. E lo si capisce bene quando Ratzinger aggiunge “La soluzione [al problema del preservativo] può essere solo duplice: la prima, un’umanizzazione della sessualità cioè un rinnovamento spirituale e umano […]. La seconda, una vera amicizia soprattutto con le persone sofferenti, una disponibilità anche con sacrifici e con rinunce personali per stare con i sofferenti.”

Il Papa parla a noi.

I giornali di tutta Europa riportano la notizia, la fanno circolare, amplificata dai telegiornali e da internet. Fino all’ultimo sono stato indeciso. Poi ho pensato che sono stanco. E allora viene spontaneo scrivere che le parole del papa altro non vogliono dire che “l’Europa non può usare il preservativo perché deve fare sesso solo quando deve procreare con il partner con cui passerà la vita. Per l’Africa invece si deve avere pietà e carità.” Forse questa però è una liberissima interpretazione e stiamo addebitando al papa un pensiero che non gli appartiene. D’altra parte sono sicuro che il Santo Padre non abbia mai usato il preservativo.

Le dichiarazioni del papa on line in“La Repubblica” e “Panorama”. Le statistiche 2005 sull’ HIV alla voce AIDS di Wikipedia. Sul digital divide, L. Sartori, Il divario digitale. Internet e le nuove disuguaglianze sociali.

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Scrivi a mumbleduepunti@gmail.com Le recenti critiche sollevate dall’intervista del Papa durante il suo viaggio in africa rievocano un ritornello laicista molto noto: la Chiesa condanna l’Africa all’Aids, togliendole i profilattici. Ma questa musica inizia a diventare sgradita anche per più di un ricercatore di fama mondiale. Edward Green, direttore dell’Aids Prevention Research Program di Harvard, ammette1 laicisticamente a malincuore che il Papa ha ragione: l’uso del condom in Africa de-responsabilizza i comportamenti sessuali, portando ad una sensazione di rischio sottostimata. Inoltre il profilattico è sicuramente l’unico metodo di contrasto all’Aids che genera un immediato tornaconto economico per i produttori. Anche “The Lancet”, nota rivista scientifica inglese, unitasi prontamente alla retorica progressista per deridere il Pontefice, ha in passato avallato la stessa tesi, dimostrando come «il senso di sicurezza moltiplichi i comportamenti [sessuali] a rischio» e rilevando che «il rischio di contrarre il virus HIV usando i preservativi durante i rapporti sessuali è nell’ordine del 15%», concludendo che i paesi dove il preservativo è più diffuso sono quelli col più alto tasso di sieropositività. Benedetto XVI ha speso appena una frase della sua risposta per sintetizzare questi risultati: l’accento

del suo intervento era posto sulla vana pretesa di risolvere un’epidemia soltanto con disinteressati sostegni economici: senza una presenza umana al fianco degli ammalati, come quella proposta e attuata dalla Chiesa, l’Africa continuerà a dimenarsi nelle piaghe di quest’epidemia. La farisaica indignazione di molti campioni del laicismo, sopportata senza danno dai cattolici ogni volta che il Papa prende liberamente posizione nella nostra società democratica, potrebbe in quest’occasione essere mossa da qualcosa di più del solito zelo anticlericale. Nei suoi discorsi ai giovani Angolani e Camerunensi, oltre a rinnovare la speranza evangelica posta dalla Resurrezione di Cristo, il Papa non dimentica di dare un nome ai responsabili della situazione africana : “Non arrendetevi alla legge del più forte!”. Legge imposta spesso da dittatori conniventi con più di un governo straniero: in Angola il petrolio, venduto all’Occidente e alla Cina, ha portato lusso ad una ristretta elite, sprofondando nella miseria il resto della popolazione. Non dimentica, Benedetto XVI, nemmeno la ricaduta degli effetti dell’irresponsabilità della finanza internazionale, che deve ancora chiedere il suo tributo ad un continente già martoriato da piaghe insopportabili. Insomma, pare che

questa volta l’attacco progressista sia volto ad insabbiare le responsabilità dei paesi sviluppati, mascherando il tutto con l’ennesima critica alla visione del mondo cristiana, che poco si accorda con il suo diktat ideologico. Una brillante manovra di disinformazione.

Francesco Villa - Modena

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LIN GUA CCE

<Terremoto di Stato› Giacomo ViNcenzi Tra i detriti dell’Aquila è arrivato un signorotto che sa portare l’ottimismo nei posti più impensabili. Qualche giorno fa ha promesso alle popolazioni colpite dal disastro ogni assistenza da parte delle istituzioni competenti. <<Lo Stato non vi lascerà soli>>: il solenne giuramento viene ispirato dalle decine di bare allineate sul selciato della caserma della Guardia di Finanza di Coppito. Sul muro esterno di questo moderno complesso si legge a caratteri cubitali il motto dell’arma Nec recisa recedit, che in questa atmosfera suona come un vero e proprio monito e modello, affinché non si retroceda nemmeno di fronte allo spezzarsi di ogni quotidianità. Parole. Ma pure le parole hanno una forza e un’importanza da non sottovalutare, almeno quelle “ufficiali” delle “istituzioni”. Il saggio Capo dello Stato Napolitano ricorda severamente che <<Nessuno è senza colpe>>. Benissimo. Berlusconi dal canto suo ci informa della presenza di uno Stato in Italia, in Abruzzo, e questo non può che rincuorarci. Ancor più se è uno Stato con tutti i crismi dell’italianità, su tutti una diffusa corruzione della classe

politica dirigente. Cos’è e cosa sarà lo “Stato” all’Aquila, in Abruzzo e in tutta Italia? Consideriamo solo per un attimo lo “Stato” che si ritrovano gli abruzzesi da vent’anni a questa parte: un’intera giunta regionale arrestata nel 1992, un presidente di regione (Del Turco) arrestato soltanto un anno fa, l’ex sindaco di Pescara d’Alfonso arrestato il Dicembre scorso (in quell’occasione fu arrestato tra gli altri il dirigente dell’ufficio appalti del comune di Pescara, Dezio), senza dimenticare l’impresa di costruzioni preferita dal palazzinaro di Arcore (l’Impregilo) direttamente coinvolta nella “messa in funzione” dell’ospedale S. Salvatore, inaugurato appena 10 anni fa. Non suona forse come una tetra condanna quella pronunciata dal padrone di Mediaset?

Lo confesso: non mi sentivo pronto a trattare un argomento del genere, anche se non nego che avrei da sempre voluto avere uno spazio dove esprimere il mio pensiero a riguardo. Non perché fossi spaventato dalla prospettiva di esprimermi in maniera “scomoda” o troppo forte, ma perché non ritenevo di poter padroneggiare al pieno delle mie potenzialità

l’argomento da trattare. Mumble: però è proprio questo, uno spazio libero su cui scrivere le proprie riflessioni; se qualcuno avrà da obiettare qualcosa, lo faccia senza alcun problema. Di posto ce n’è per tutti. Veniamo al dunque. Traendo spunto da una delle ultime dichiarazioni ufficiali del Santo Padre, parleremo di preservativi: tema, soprattutto per un pubblico giovane, sempre d’attualità. Premettendo di non condividere assolutamente quello che Benedetto XVI ha sostenuto, e cioè che “l’Aids non può essere sconfitta con la distribuzione dei preservativi, che, al contrario, aumenterebbe il problema”, quello che mi preoccupa maggiormente è il silenzio che è risuonato nell’opinione pubblica del nostro paese. Se forti preoccupazioni si sono levate da Francia, Germania e Belgio, in Italia tutto si è risolto con la semplice frase “il Papa ha detto quello che doveva dire, ed è suo diritto farlo”. Indolore. Ma se la comunità scientifica compatta sostiene che queste frasi sono prive di fondamento scientifico, perché non ci chiediamo se effettivamente c’è qualcosa che non va. Quentin Sattentau, professore di immunologia all’Università di Oxford, sostiene che “c’è l’evidenza dei fatti a supportare la tesi che la distribuzione dei preservativi riduce il rischio di contagio del virus Hiv e

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non conduce necessariamente ad un incremento dell’attività sessuale”. Infatti, non dimentichiamo che una delle soluzioni indicate dal Pontefice per contrastare la diffusione dell’Aids era praticare l’astinenza sessuale, almeno fino al conseguimento del matrimonio; in seconda battuta, la conduzione di una vita sessuale retta e non macchiata dalla promiscuità. Il coordinatore nazionale del Nepwhan, la rete nazionale delle persone che vivono con l’Aids/Hiv in Nigeria, Matemilola ha commentato così:

Direte voi, i dottori hanno espresso concetti abbastanza semplici e, se vogliamo peccare di superbia, abbastanza scontati e logici. Ma non tutti la pensano in questo modo, anzi. Il Santo Padre ha infatti tutto il diritto di esprimere il suo pensiero, e di farlo in qualsiasi occasione ritenga opportuno farlo; ma, come nella logica funzionale del mercato, sarebbe bene che si esprimesse su temi che può padroneggiare completamente. Soprattutto se in ballo c’è il fine della salvaguardia di milioni di vite umane. In un contesto sociale in cui la promiscuità sta diventando sempre

più “normale” e si sta assistendo ad un spostamento in avanti dell’età in cui si decide di stabilizzare la propria vita sentimentale, sostenere che la contraccezione è dannosa rappresenta un rischio potenziale enorme. Magari non in aree dove la scolarizzazione e l’informazione sono buone, ma sicuramente nelle zone a maggioranza cattolica e dove ci è un basso grado di informazione, tutto ciò potrebbe avere effetti devastanti. A questo punto possiamo spostare l’asticella un po’ più in alto e tentare un discorso più ampio. Quello di cui credo ci sia un assoluto bisogno sia un maggiore dialogo tra i due “mondi”: quello laico e quello cattolico; una disponibilità ulteriore nel riconoscere i propri limiti; ed infine, con una straordinaria dimostrazione di umiltà, prendere atto che ci sono argomenti su cui, a volte, il silenzio può essere più utile di mille parole. Siamo spesso spettatori, nonostante la Costituzione del 1948 sostenga la laicità dello Stato e la sua sacrosanta autonomia decisionale, di intrusioni delle autorità vaticane nell’ambito decisionale della Repubblica Italiana. Anche se le interferenze non sono mai dirette, la capacità di influenzare gran parte dei decisori è sotto gli occhi di tutti. Parliamo di argomenti delicati come il testamento biologico, come la ricerca sulle cellule staminali, come l’adozione dei bambini, fino ad arrivare a temi meno delicati, ma ugualmente importanti, come il riconoscimento dei diritti alle coppie

di fatto (siano esse omosessuali o eterosessuali). Siccome la maggioranza delle misure da discutere sono di natura strettamente personale ed individuale, perché fermarle? Rispettatele e rispettiamole. Rispettiamoci. Non auguro a nessuno di trovarsi in un caso paragonabile a quello del sig. Englaro, ma perché io devo trovarmi costretto ad essere alimentato forzatamente solo perché vi è una forte pressione del Vaticano che si dice contrario allo spegnimento delle macchine in caso di effettiva morte cerebrale? Per quale motivo non si può procedere in Italia, ma non solo, con la ricerca sulle cellule staminali grazie alla quale si potrebbero salvare milioni di vite e combattere malattie che ancora oggi sono un’enorme minaccia per la salute di tutti? O, per chiudere con discorsi più leggeri, perché non posso sentirmi dire che il preservativo, come è scientificamente dimostrato è utile alla salvaguardia della salute umana; ed oltre a ciò, perché non posso avere il diritto di vedermi riconosciuta la possibilità di essere riconosciuta come coppia avendo deciso, legalmente e liberamente, di non sposarmi? Non voglio intraprendere una crociata contro il Vaticano e contro la religione in generale, voglio solo che venga riconosciuto l’effettivo valore alla scienza ed alla tanto sbandierata libertà dell’individuo.

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LA MADONNA PIANGE SPERMA

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ÈUna società pregna, il costante sviluppo, l’incessante desiderio di progresso. L’inammissibile quiete del domani ci traspone ad involontaria fazione di libertinaggio. Troppi e costanti si moltiplicano i simboli, gli spiriti. Il naturale scremarsi del genocidio viene condannato, neppur più le guerre sono purificazione, ma solo stupro e rapina. È un mondo lordo di sperma. La filiazione delle etnie è la gara per la selezione, una roulette di furberie dogmatiche. Ovunque si fotte, giacché il sublime della natura è perso nell’arte. Tale sublime impone un ostentato onanismo ed un coito loquace. Tempi in cui maree di sperma irrompono i canali per ogni verso e riempiono ogni spazio di naturale erosione. Non più vincoli d’amore o di ripudio al male censurano questa incessante foga. Gli alti capi s’intendono pel perdurare di questa bolgia. Per paura dello spreco forse si accaniscono contro gli istinti, che non vogliono abbandonarci né mediare nei discorsi nonostante tutta la storia dell’eterno progredire.

GIOVANNI CA'BIANCA

QUESTIONIDI«PROTEZIONE»

Negli ultimi tempi si è tanto parlato di scarsa cultura della contraccezione, di quanto le tecniche atte a evitare il concepimento snaturino il senso del matrimonio (a detta del Papa) e di quanto ci sia scarsa informazione tra i giovani riguardo ai metodi usati per evitare gravidanze indesiderate o semplicemente per fare in modo che gravi malattie non vengano contratte a causa di ignorante superficialità. Dato che è da poco passato l’8 marzo e in quanto, per il momento, unica donna a scrivere su questo editoriale, vorrei trattare il tema della contraccezione, quello della violenza di genere e quello delle mutilazioni genitali da un punto di vista tutto femminile. Parto da un film che mi era stato consigliato ad un corso di antropo-

logia. Il titolo è Mooladè, che in una delle lingue africane significa “protezione”.Ed è proprio questa che viene invocata da quattro bambine nella casa di Collè Ardo per evitare l’escissione-infibulazione (taglio del clitoride e incisione delle piccole e/o grandi labbra, poi cucite e riaperte solo durante il parto). È una pratica rituale che ha lo scopo di creare una femminilità socialmente adeguata. Come ci dice l’antropologo Marcel Griaule a proposito dei Dogon del Mali: per loro “i corpi originariamente androgini dell’uomo e della donna necessiterebbero di una correzione culturale per assumere una precisa identità di genere”. Il film mette in luce il conflitto fra tradizione e innovazione, tra identità attraverso una costruzione culturale

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del corpo e i diritti umani che vanno rispettati nonostante le usanze locali o religiose. Il nostro giudizio a riguardo sarà sicuramente quello di condanna, di accusa di inumanità e senso di orrore come se fosse una pratica totalmente altra da noi. Invece io credo che la motivazione profonda, che muove a tale azione, appartenga di base anche alla nostra società che tanto si vanta di essere moderna e civile. Infatti, nel film è chiaramente trattato il tema del dominio maschile, che si realizza con il controllo della sessualità e delle fedeltà delle loro spose grazie alla pratica dell’infibulazione. In fondo, però, anche il nostro rifiuto della contraccezione può essere interpretato come un tipo di violenza di genere sulle donne, poichè permette all’uomo di monitorare la vita sessuale delle proprie compagne. E tornando alle parole del Pontefice riguardo alla snaturalizzazione della sacra unione conseguente all’uso di tecniche contraccettive, noto inevitabilmente le somiglianze con la cultura africana e con tutte le campagne che sono state fatte in Giappone per la pianificazione famigliare, dove le responsabilità associate alla riproduzione hanno il sopravvento sulla sessualità. Ci tengo a sottolineare che le mie considerazioni non vengono da fervori femministi, ma vorrei invece spingere ognuno a saper riconoscere senza ipocrisie, che la violenza di genere, morale e religiosa, si occulta spesso sotto le convinzioni e i dogmi di credenze canonizzate e secolari.

DILETTA DALZOVO

AVANGUARDIA

Sicuramente tutti sanno che quest’anno ricorre il centenario della nascita del Futurismo, la più clamorosa avanguardia italiana, se non europea. Ma non tutti sanno che la pubblicazione del Manifesto non fu esattamente il 20 febbraio su Le Figaro, ma bensì 5 febbraio sulla Gazzetta dell’Emilia di Bologna. Nonostante Filippo Tommaso Marinetti, il fondatore del movimento avanguardistico, considerasse Bologna una delle città più passatiste d’Italia, è proprio il capoluogo emiliano ad ospitare per primo questo dinamico ed elettrico movimento. Proprio in questi giorni (30 aprile) sta per concludersi una mostra, “Bologna avanguardia futurista”, comprendente i migliori artisti bolognesi che aderirono al movimento (Casarini, Caviglioni, Korompay, Tato…). Ed è un po’ bizzarro pensare che quest’anno i futuristi saranno ben esposti in mostre e musei, circondati da un cordone rosso da non valicare, sotto pallide luci artificiali

e dentro a libri scolastici da imparare a memoria, proprio loro che dicevano “noi vogliamo distruggere i musei”, loro che aspiravano alla dimenticanza delle loro opere in favore di quelle future, più nuove. Infatti la contraddizione insita in questa avanguardia è ormai fin troppo palese: già il solo termine futurismo è un paradosso. E a proposito di contraddizioni avanguardistiche volevo riportare un passo di una corrispondenza che ebbi col mio amico-regista-fotografovideomaker Mario Genevini, le sue parole mi paiono molto azzeccate: “…i futuristi erano proprio dei bulletti, […] gli artisti futuristi sembrano una contraddizione continua. Per quanto abbiano cercato di fissare lo spirito futurista nei tanti manifesti, di fatto nella pratica non si sono mai dimostrati all’altezza delle loro stesse spacconate. Non sono certo stati critici credibili di loro stessi. Sono d’accordo con te quando dici che la loro poetica muore subito, l’esempio della poesia di Marinetti è esemplare. internoSETTE

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La cosa bella comunque è che (in fondo i futuristi non erano del tutto stupidi), le ricerche futuriste si sono sicuramente emancipate dalla limitatezza dei manifesti e ai nostri occhi mantengono un altissimo valore. Cioè io credo che ‘nonostante’ i futuristi, il futurismo ha davvero portato il nuovo e ci ha regalato molto. In una lettera a Carrà del 1917, Soffici scrive: «ammetto che una ricerca profonda nel senso della più violenta modernità, possa condurre a qualcosa che sia strettamente imparentato con l’antico».” Ma contraddizioni a parte, forse quello che nel 2009 possiamo salvare ed apprezzare del movimento, oltre alle importanti innovazioni artistiche, è il sentimento e il desiderio di un’Italia nuova, fatta di scintille ed elettricità, il collegare la parola “Italia” a concetti di dinamismo, violenza, imprevedibilità, tecnologia e non pensare più al bel paese, immobile da millenni, impolverato, ingrassato di pasta asciutta e arte, non più al bel paese di “avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi, funzionari liberali carogne come gli zii bigotti” per dirla come Pasolini che non gli restava che augurare allo Stivale “Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.”

SANTE CANTUTI

No non stiamo parlando di Gianni, ma di Giorgio. Giorgio è un Artista scomparso nel 1964 a Bologna che, suo malgrado, sta godendo di non poca popolarità grazie a una personale a cura di Robert Lehman Wing in collaborazione col MamBo (Bologna) nientepopodimeno che al Metropolitan Museum di New York (16/09 – 14/12/2008). Mica pizza e fichi, per dire. Se fosse ancora tra noi scommetto che farebbe strano al nostro Giorgio essere esposto al Metropolitan. Lui non si mischierebbe agli artisti da aperitivo: era uno schivo il Morandi in questione. Dicono di lui: riservato, dai tratti nobili, ha fatto discutere Bologna per la sua personalità enigmatica ma fortemente positiva. Quella del Metropolitan è stata la prima personale dedicata a Morandi – 110 opere tra acquarelli, disegni, dipinti e acqueforti volte ad hesplorare l’intera ricerca dell’artista, dalla “metafisica” alle più conosciute nature morte – personale che suona come il tanto aspettato riconoscimento a livello mondiale.

Noi la personale di Morandi l’abbiamo vista al MamBo di Bologna (si è conclusa il 14 aprile) e possiamo dire che l’abbiamo apprezzata assai. Ci piace perché: il suo percorso stilistico è singolare per lucidità e coerenza. Anche se non manca di aderire alle numerose correnti italiane dell’epoca, vedi il Futurismo (1914) e la Metafisica di De Chirico (1918), la sua rimane una ricerca costante che mira alla massima semplificazione dello schema compositivo, la purezza della forma geometrica e alla plastica essenzialità. Non solo nelle nature morte (numerosisisme) il soggetto si libera dall’accessorio e dall’accidentale e viene restituito alla sua elementare essenzialità. Come a dire che non servono troppi fronzoli per essere dei grandi artisti, anzi. Osservare per credere: per gustare la personale è tardi (peggio per voi), ma se capitate a Bologna, il Palazzo d’Accursio ospita da sempre il Museo Morandi. Non sarà proprio come essere al Metropolitan di New York, però…

MARINA FRANZA

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*La maledetta tendenza ad

esprimere un po' meno della reale potenzialità del nostro corpo/ mente è il male di quest'epoca, della nostra epoca. E' ciò che ci resta di quell'iniziale pensiero democratico, che vorrebbe consegnare più vita a chi vive. Tale principio ha purtroppo subito le mistificazioni dell'umano agire, le quali hanno trasformato quel genuino inizio in un rovinoso procedere. Quel "po' meno" di cui sopra, coincide precisamente con questo "rovinoso procedere". La dispersione delle forze individuali nelle dimensioni dei grandi numeri provoca quest'indebolimento del soggetto verso se stesso. Prova ne sono tutte le patologie che invadono ormai ufficialmente da vent'anni i paesi maggiormente civilizzati e avanzati sia dal punto di vista tecnologico sia da quello umano (umano nell'accezione più riduttiva possibile; nella speranza di non essere frainteso vorrei davvero limitare il potere di questa parola al minimo). Parlo dei fenomeni dell' anoressia, della bulimia, del bullismo, del razzismo di nicchia (dio mio quanto razzismo ho davanti agli occhi ogni giorno, al di là di ogni sorta di giudizio sul giusto o sbagliato! Quel che mi interessa è constatarne la presenza assidua, giorno per giorno), delle crisi di panico, tutti fenomeni

derivati dall'assenza di fiducia in se stessi, da quell'ansia da prestazione cui l'individuo è sottoposto contro la vita stessa e da cui esce ad ogni modo sempre sconfitto in partenza, giocando la partita quantomeno contro un futuro invadente. "Sono stufo di essere perseguitato dal benessere, voglio tornare all' età della pietra...", così recita una canzonetta da quattro soldi che ascolto sempre quando il qualunquismo del mondo mi si manifesta troppo violentemente d'innanzi. Chiaramente non voglio tornare alle grotte e alle clave, ma non sarebbe male ogni tanto riprendere il conflitto uomo-natura nelle sue radici e smetterla col conflitto uomo-uomo, che oltre a non portare nulla di buono, crea uomini deboli, siatene certi. La smania dell'utilitarismo del giorno d'oggi non fa altro che spingere il soggetto a dover essere il più utile possibile alla società, col grosso grosso rischio che ogni qualvolta il soggetto risulti non abbastanza utile, esso venga posto in secondo piano, per dare spazio a chi funziona. Oltre a ciò, ne consegue l'incapacità alla vita vera, quella fatta di relazioni interpersonali, quella dove "l'un po' meno della reale potenzialità" viene fuori. E da questo punto di vista, si stava meglio quando si stava peggio.

FRANCESCO GRIMALDI

L. F., uomo, 23 anni, laureando in Scienze Politiche presso l’ Università di Bologna. Ama il nu jazz, la house music, i gialli (leggi “il Modena”) e odiare Berlusconi. Domanda sociologica di rito: la nostra opinione è che, in Italia, sesso e libertà sessuale siano concetti sbandierati in modo eccessivo, in pubblico e dai media, ma che in realtà all’interno della sfera privata rappresentino ancora un tabù, perlomeno sotto certi aspetti. Cosa ne pensi? Tabù forse è un po' eccessivo, certo è che si tende a passare da un estremo all'altro: o viene totalmente sbandierato, o rimane uno di quegli argomenti che se può essere evitato tanto meglio. Ovviamente in questa distinzione si possono trovare motivazioni innocenti (imbarazzo, ritrosie...) e sbagliate (manie di protagonismo, finto perbenismo, integralismo religioso). Ti è mai capitato di avere discussioni riguardo al sesso con i tuoi genitori, aperte e prive di pudori? L'unico argomento trattato è stata la contraccezione, discussione avvenuta senza imbarazzo. Per il resto io sono per la libertà di scoperta, il genitore invasivo (a meno che non gli sia stato espressamente richiesto) credo che sia un elemento destabilizzante. Resto convinto che però per le donne la cosa sia diversa. E' possibile leggere l'articolo integrale su www.mumbleduepunti.it

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FATTORINO MON AMOUR

Sono un fattorino e da tre anni conduco la mia personalissima battaglia contro le pizze. Con l’ausilio del fidato scooter, o di un veicolo dotato di scarsi dispositivi per la sicurezza ma di un forno dalle dimensioni angoscianti, ti sfamo durante qualsiasi serata. Quelle in cui sei a casa di amici a vedere l’Inter che gioca e quelle – le più frequenti - in cui nel tuo triste appartamento da scapolo ci sei solo tu, triste scapolo, che quando suono ci metti sei anni ad aprire perché, proprio come uno scapolo infelice, stavi tristemente vagando per casa in mutande, forse nemmeno quelle. Tu chiami, il capo sforna, io ti sfamo. Abbiamo dei poteri, noi fattorini. Dopo anni passati a lavorare nello stesso posto, per esempio, possiamo vantare un accento cangiante a seconda del nostro interlocutore: siciliano col boss, pugliese col pizzaiolo, napoletano con la cassiera, calabrese col fattorino collega. Abbiamo il potere di coprire distanze chilometriche in pochissimi minuti per consegnarti una pizza veloce – anche se frullata – dalla parte opposta della città, esattamente dove vivi tu. Solitamente in una villa al centro di un gigantesco luna park di pizzerie. Perché noi consegniamo ovunque, e anche se hai svariate decine di ristoranti sotto casa non importa. A volte ci fate aprire dai vostri bambini e loro ci impiegano un’ eternità ad allungarci i soldini che li avete affidato e a contare il resto. Quando la bimba bionda del terzo piano di Via Buozzi mi allunga la moneta e con vocina flebile mi dice: “Tieni pizzaboy, e vai piano in macchina”, ho il potere di volermi mettere

in un angolo a pettinare le bambole insieme a lei, e a piangere, che fuori, amore mio, è un brutto mondo, non fa per noi. Spesso abbiamo anche il potere di mantenere vite parallele a quella di portantino: nelle ore diurne, ma non solo, siamo studenti, baristi, assicuratori, assistenti di studio, poeti, musicisti, dj, operai, cassaintegrati, camerieri, buttafuori e, nonostante questo, continuiamo ad essere considerati dei nullafacenti, perché in fondo “non abbiamo nemmeno un lavoro serio”. Di sera, ci fermiamo in tangenziale per la benzina e le signorine al lavoro ci apostrofano: “Wow, che borsa che hai lì davanti, caro il mio ragazzo delle pizze”: è il potere seduttivo del fattorino. O forse il marsupio. Ma noi siamo cavalieri dal cuore puro, fedeli ai nostri principi e alle nostre donne, una in ogni circoscrizione cittadina. Siamo fattorini, ti sfamiamo, e tu sei quello che mangi. E fino a quando le cose andranno così, avremo potere su quello che sei.

DONATO GAGLIARDI

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Questo mese cercherò di non usare nemmeno un briciolo di retorica per la mia rubrica. Il messaggio che voglio promulgare deve essere schietto e preciso, dovrà arrivare al lettore come una fucilata, per cui, questo è quanto: circa un mese fa, il senatore Franco Orsi (pdl) ha steso una proposta di legge atta a sostituire una precedente legge del 1992 per la regolarizzazione della caccia. L'aberrante testo promuove i seguenti punti: - abolizione del concetto di fauna come patrimonio di interesse comune - abolizione dello status di animali superprotetti e conseguente perdita delle particolari protezioni previste dalle norme comunitarie ed internazionali. Cio riguarda animali quali aquile, orsi, lupi, cicogne, fenicotteri, cigni ecc ecc... - apertura della caccia sulle rotte migratorie. Cosa che causerà probabilmente una multa da parte della comunità europea al nostro Paese, visto che molti volatili di passaggio in Italia sono pure patrimonio di altri stati europei, e che comunque esiste un'importante normativa europea per la tutela degli uccelli migratori. - tutte le specie di uccelli cacciabili e non, potranno essere usate come richiami vivi - ogni cacciatore potrà da solo imbalsamare gli animali, pratica che dora in poi sarà esente da ogni genere di regolamentazione. hhh- possibilità di caccia in deroga, di specie non cacciabili, anche nei

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parchi - libertà di caccia abbassata a 16 anni - blocco dei finanziamenti alle regioni che rendono più del 30% del territorio divieto di caccia. Questo è solo un breve e riassuntivo elenco di quello che è già stato etichettato come uno dei più grandi attacchi alla natura mai messi in atto negli ultimi anni. Dopo decenni di sforzi internazionali, per preservare l'ambiente e la poca fauna rimasta, in Italia viene in mente di tornare indietro. E se ci pensiamo bene PER COSA? PER CHI? PERCHE'? Per una minoranza che non supererà il 4/5 % della popolazione? Personalmente, non finirò mai di stupirmi

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ACQUA Ogni cosa può essere lirica se vista in una certa prospettiva, così come ogni lirismo può valersi a buffonata o ingenua frottola. ARIA Come il vento che non ha potere sulle ombre o le onde radio, se non almeno infinitesimamente, piuttosto meglio riesce ad influir sui mezzi causanti. TERRA Niente sprechi sulle passioni. Anche le emozioni vogliono la loro parte, ma lascia che l’istinto preponderante sia la ragione. FUOCO Cerca di legare gli istanti di verità fitti tra loro. Ogni nuovo inizio verso la coscienza dell’eterno caduco, che non sia supplizio, ma premessa e promessa insieme, e se serve miraggio o decongestionante per lo spirito. Collettivo Egogico

UDITE! UDITE! Ogni volta che vedo segni di cancellatura su un foglio, mi sforzo di capire cosa ci fosse scritto di talmente orrendo da dover essere eliminato. Raschio il bianchetto, guardo il foglio in controluce, stacco il nastro adesivo: voglio sapere, non ci sono cazzi. L'ultima volta che l'ho fatto, sotto lo strato di vernice bianca, ho intravisto l'invito ad una festa. Sono cose che non dovrebbero succedere, ho pensato. Gli inviti alle feste non hanno nulla di orrendo, nulla di impresentabile, nulla di pubblicamente inaccettabile da dover essere cancellate. La pochezza degli impiegati comunali che non rilasciano permessi, l'universo del tedio burocratico, l'incompetenza di chi dovrebbe offrire servizi pubblici: probabilmente chi ha dato la passata di gomma era distratto, ha cancellato l'invito invece di tutto questo.

internoTREDICI

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MUMBLE: Mensile a gratis NUMEROTRE V|nove mumbleduepunti.it mumbleduepunti@gmail.com I Mumblàr: Sante Cantuti Diletta Dalzovo Marina Franza Donato Gagliardi Francesco Grimaldi Alessio Mori Manuele Palazzi Samuele Palazzi Giorgio Po Pierpaolo Salino Giacomo Vincenzi Progetto grafico Elena Golinelli Vignette Paolo d'Antonio Web design Matteo Vallini

A fianco: Luca Domeneghetti, Il Papa

MUMBLE: è un progetto dell'associazione culturale Visionnaire di Camposanto (Mo). Questo è uno spazio pubblico, leggete e scriveteci! Stampato presso Graphic Center Mirandola (Mo)

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MUMBLE: Maggio 2009  

MUMBLE: Maggio 2009