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DOMENICA 9 OTTOBRE 2011

CULTURA

ALIG’ART

Silenziosi e delicati innesti urbani

S

tate attenti. Se in questi giorni passate in via Santa Croce, vicini vicini al Ghetto (quartiere di Castello, Cagliari), guardando a destra e a sinistra, potete scorgere, quasi invisibili, delicate figurine di carta, omini, donnine nude, pesciolini, sedute su un muretto, incastrate in una fessura, dentro una crepa, appese ad una grondaia, nascoste fra rametti e foglioline verdi. Infiltrazioni aeree, “innesti” urbani, non urlati, anzi. È un assaggio di Alig’art (Arte, riciclo e felicità per l'abitare sostenibile), fino al 15 ottobre, fra Ghetto, Liceo Artistico, Facoltà di Architettura, club Muzak. L’autrice di quegli “innesti” è Cecilia Viganò, in arte Cevì, giovanissima performer milanese, racconti e illustrazione intrecciati in modo leggero leggero. “Innestare” è il progetto che ha ideato, inizialmente per un quartiere periferico di Milano, ma esportabile agevolmente ovunque. «Mi è venuta l’idea di lavorare sull’immaginazione delle persone per generare altra immaginazione. Interventi leggeri con disegni su carta, un abitare sussurrato, silenzioso, con l’intento anche di far muovere le persone verso luoghi, strade, vie, poco conosciuti, per scoprire cosa è che ha preso in affitto quel muro o quella crepa», spiega l’artista lombarda. LO SPIRITO DELL’EVENTO Costruire, inventare, creare e ricreare da ciò che di solito si butta via, l’aliga diventa arte. È lo spirito della manifestazione, organizzata dall'associazione Sustainable Happiness. Felicità sostenibile, bel motto. L’esposizione principale è ospitata al Ghetto (dal lunedì al venerdì 9 – 13 e 16 – 20; domenica 9 13), e ha attirato, da diverse parti d’Italia, artisti, designer, fotografi, grafici, artigiani o semplici appassionati del riciclo. E poi laboratori, incontri, mostre nelle mostre, come “Manifesto, quindi abito”, dell’associazione Amanda, dove convergono tre artiste unite dalla voglia di riflettere sull’immaginazione come forma sostenibile di rappresentazione e costruzione del mondo. Della Viganò si è detto, il suo lavoro è ripreso da Giorgia Atzeni, artista cagliaritana ormai affermata, piccole illustrazioni ad acrilico su cartone sagomato, bambine, mostri, tazzine e caffettiere, a stimolare tanta curiosità. E Serena Piccinini, bolognese, nell’ampia sala della Cannoniera di quella che fu caserma militare sabauda, espone un progetto installativo, “Terre selvagge”, universi-arcipelaghi di carta ritagliata, bianche forme tridimensionali distese sul pavimento. «È una riflessione sul concetto di abitare, sul nostro essere nel mondo», dice l’autrice. «L’intento è quello di farci sentire in simbiosi con l’ambiente. Il bianco è una scelta, anche stilistica, legata ad un’immagine di leggerezza, luce, poesia». “Terre selvagge”, perché le composizioni sono appuntite, irte, aspre. «Nel bianco, insieme di tutti i colori, può succedere di tutto». Filosofia affascinante. Nella Cannoniera del Ghetto un concentrato di opere del riuso o ad esso ispirate. Il contemporaneo ecosostenibile. Le fotografie di Ico Gasparri, “Uno sguardo oltre i rifiuti”, tappi, latti-

CASTELLO Il Festival rinnova il quartiere, invaso dalle installazioni della perfomer milanese Cecilia Viganò

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LA FELICITÀ SOSTENIBILE Alig’art (Arte, riciclo e felicità per l’abitare sostenibile), di scena fino al 15 ottobre, fra Ghetto, Liceo Artistico, Facoltà di Architettura, club Muzak.

ne, un’esplosione di colori, pop art in immagini, post industriale, riflessi e impressioni post warholiane. O le visioni di Federico Carta, “Sotto coperta” e “Passaggi” i titoli. Pitture su tela con lamiera arrugginita, più riciclo di così… Un vecchio cartello “divieto di affissione”, appunti sdruciti stesi su un filo, ritagli di vita, usata, da riusare. Al centro dell’esposizione troneggia l'installazione dell'artista e coreografo Alessandro Carboni, una grande cupola realizzata con carta riciclata e giornali. “Like a hot air balloon”, ispirata a Fuller, architetto, inventore, designer, filosofo statunitense. Passeggiando nei meandri dell’ex caserma dei dragoni piemontesi ci si imbatte anche in un castello di bottiglie di vetro e cartone (Luisa Ruina l’autrice). Si arrampica su come alberi e la sensazione è di contemporaneità, anche se poco ecocompatibile: grattacieli, non più futuribili, l’alig’art ti proietta a New York, o verso nuove frontiere, Dubai, Shanghai, Abu Dhabi. Niente paura. Impressioni, solo impressioni. Ma. Me.

LA MOSTRA L’esposizione principale è ospitata al Ghetto (dal lunedì al venerdì 9 – 13 e 16 – 20). La foto sotto è di Davide Lenza.

IS MASCAREDDAS

Ecco il “Grande Teatro dei Piccoli” Il mondo dei burattini visto attraverso la testimonianza del loro papà burattinaio, avventure di bambini coraggiosi alle prese con orchi e lupi cattivi, un viaggio a ritroso nella storia dell’Italia risorgimentale e, ancora, micro storie sulla felicità legata al rito del dono sono gli ingredienti della quarta edizione de “Il Grande Teatro dei Piccoli – Monserrato”, la stagione di teatro ragazzi in programma al MoMoTI (in via 31 marzo 1943 n. 20) a Monserrato (CA) dal 15 ottobre al 29 dicembre. Per questo Grande Teatro dei Piccoli – storico progetto firmato Is Mascareddas, che in dieci anni

di vita oltre alle edizioni monserratine ne vanta altre 12 organizzate a Cagliari – il MoMoTI ospita quattro compagnie. Oltre ai padroni di casa sono di scena, in dieci serate (il sabato e la domenica, sempre alle ore 18) e quattro recite del lunedì dedicate alle scuole (alle ore 10.30), la compagnia di Villasor “Fueddu e Gestu”, l’attore e regista cagliaritano Senio Dattena con il suo Teatro Barbaro e i sassaresi de La Botte e Il Cilindro. In linea di continuità con le precedenti programmazioni, gli spettacoli scelti per la stagione sono calibrati per abbracciare una ampia fascia di età, dai

MONSERRATO Al MoMoTi dal 15 ottobre al 22 dicembre sei titoli per diciotto recite distribuite nell’arco di 3 mesi 3 – 5 anni in su, e offrono al pubblico varie modalità drammaturgiche, dalle animazioni a vista di pupazzi e oggetti a classici per teste di legno, dal teatro di prosa puro, affidato alla sola interpretazione tramite la voce e il corpo dell’attore, a spettacoli realizzati con tecniche

miste: attori, ombre, videoproiezioni e musica dal vivo. Si parte sabato 15 e domenica 16 ottobre (e lunedì 17 per le scuole) con un omaggio alla tradizione italiana dei burattini de Is Mascareddas in “Anima e Coru”. Lo spettacolo è scritto a sei mani dai due creatori di Is Mascareddas – Tonino Murru e Donatella Pau - insieme a Cristiano Bandini e vincitore quest’estate del XXI Premio Nazionale Ai Bravi Burattinai d’Italia. Ottobre si chiude sabato 29, domenica 30 (e lunedì 31 per le scuole) con “Bab’Orcu” di Fueddu e Gestu, scritto e diretto da Giampietro Orrù e interpretato da Rossano Orrù e Nanni Melis. Il costo degli abbonamenti per cinque recite serali è di 20 euro. L’ingresso ad una singola rappresentazione costa 5 euro.

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