Page 1

Periodico di attualità, società, costume, cultura, economia del territorio sicano • Anno 2 • Numero 1 • Aprile 2010 • Distribuzione gratuita

ELISIR

DI LUNGAVITA CIBO,ARIA BUONA, SALITE, DISCESE E UN DNA PARTICOLARMENTE RESISTENTE: QUESTI I SEGRETI DEGLI ANZIANI DEI SICANI DOVE SIVIVE DI PIÙ E MEGLIO

AMBIENTE PRESENTATA LA PROPOSTA DI DELIMITAZIONE DEL PARCO. INTERVISTA A FERRANTELLI PRESIDENTE DEL COMITATO

ECONOMIA UN’IDEA DI SVILUPPO DEL TERRITORIO PUNTANDO SULLA STORIA MEDIEVALE E SU FEDERICO II

SPORT ALTA SCUOLA EQUESTRE: È NATA L’AIASE. OBIETTIVO: RINSALDARE L’AMICIZIA UOMO-CAVALLO

TRADIZIONE RITI PASQUALI: L’ANTICA USANZA DE1 VIAGGI DEL DOLORE A VICARI


DOVE PUOI TROVARE ORIZZONTI SICANI ALIA Municipio Caffè Del Corso Catalano Anna Bar Perrone Bar BAUCINA Municipio Centro scommesse Bar della Piazza Bar del Corso BIVONA Municipio Supermercati Militello BOLOGNETTA Municipio La Collina Saloon West Villeroy Bar Delizia CAMMARATA Municipio Halycos Bar Sicilia Falco Azzurro South pub Supermercati Sisa CAMPOFELICE DI FITALIA Municipio Stazione di Servizio Esso CASTELTERMINI Municipio Bar Del Corso Tuscè Pub CASTRONOVO DI SICILIA Municipio Etno Castel’s Pub Pasticceria - Dolce Tentazione Zambito CIMINNA Municipio Chiosco

Habama Bar Bar del Corso GODRANO Municipio Bar dei giovani Pinacoteca Carbone LERCARA FRIDDI Municipio Un due tre viaggi Parrocchia Maria Santissima della Neve Oriens Bar Morsi e Sorsi MARINEO Municipio Bar Centrale Negozio di computer Torrefazione MEZZOJUSO Municipio Al Chiosco Gesualda Pub Marabella Pub Stazione di servizio Taoil MISILMERI Municipio Bar del Corso Wine Bar Bar dello Sport Coffe Drink Villa Fabiana MUSSOMELI Municipio Pasticceria Normanna Pub Noir PALAZZO ADRIANO Municipio Coscino bar Bar del corso PRIZZI Municipio

Panineria Bar compagno Pub Pizzeria Filaga ROCCAPALUMBA Municipio Il Granaio La Rocca SAN GIOVANNI GEMINI Municipio Leto Pizzeria La Campagnola Virga Pasticceria Sisa Supermercati SANTO STEFANO DI QUISQUINA Municipio Il giardino Bar Ellepi Bar Italia VALLEDOLMO Municipio Bar del Corso VENTIMIGLIA DI SICILIA Municipio Bar del Corso Il ritrovo Pizzeria Tabacchi VICARI Municipio Pub Bar da Rossano Club Milan VILLABATE Municipio Bar Serio Cine Ambassador VILLAFRATI Municipio Jaming pub Little Room Piscina comunale


SOMMARIO 6 Il segreto della longevitĂ sicana 8 Il Parco? Conosciamolo meglio

8

11 Intervista a Vito Ferrantelli 12 RaritĂ botaniche nella riserva 14 Seguendo i passi di Federico II 16 Libri 23 Aiase, alta scuola equestre

14

24 Musica: il jazz a Ficuzza 26 Tradizioni: i viaggi del dolore 28 Le neviere di Monte Cammarata 32 Le sfince di San Giuseppe

23


EDITORIALE

Scrivi a direttore@orizzontisicani.it

L’INVERNO DI PIOGGE E FRANE È FINITO. ARRIVA LA PRIMAVERA È primavera. Lo dico con un senso di sollievo diverso quest’anno: è appena terminato un inverno che oserei definire devastante. Le piogge copiose hanno segnato il territorio dei Monti Sicani e i dintorni con conseguenze nefaste per le attività agricole e per la viabilità interna. Con un gioco di parole si può dire che ha “diluviato sugli alluvioni”, nel senso che sono stati colpiti due degli ambiti più in sofferenza della nostra area. Infatti, l’agricoltura, già profondamente in crisi, farà i conti con i terreni franati e con intere aziende agricole (capannoni, stalle e anche abitazioni) venute giù come nel peggiore dei terremoti. Da questo punto di vista uno dei comuni più colpiti è stato Castronovo di Sicilia dove a quello che già si è accennato si è aggiunto anche lo straripamento del Platani con alcune famiglie che abitano nell’area circostante costrette a lasciare le proprie case. Situazione difficile, anche se non così drammatica, anche a Prizzi, Palazzo Adriano, Cammarata e San Giovanni Gemini. Discorso analogo si può fare per la viabilità. Le strade

dell’entroterra erano già poco percorribili a causa di carenze ataviche nella manutenzione e per la fragilità del territorio. Il colpo di grazia delle piogge invernali ha creato situazioni che sfiorano il paradosso. Ad esempio a Campofelice di Fitalia, comune di 600 abitanti e con molti anziani, non arriva più l’autobus dell’Ast, perché l’unica strada percorribile dal mezzo, la Sp 55, è stata colpita da smottamenti e dalla caduta di massi che hanno costretto alla sua chiusura. I disagi, come si può immaginare, sono notevoli. Una condizione che unita alla crisi economica internazionale, che è arrivata e non vuole più andare via, ha messo in ginocchio la nostra area. Ecco perché dalle colonne di questo giornale voglio lanciare un monito alle istituzioni. Sono consapevole che di fronte alle calamità naturali non c’è rimedio, ma sono altrettanto convinto dell’importanza di ripartire velocemente con una serie di interventi che rimettano in sesto l’economia. Innanzitutto, è importante che venga riconosciuto lo stato di calamità naturale in modo tale che i proprietari delle aziende

coinvolte dai crolli vengano aiutati. Certo, nessuno potrà ridare loro le stalle e i terreni che sono franati, nessuno potrà ripagarli per i gravi disagi che hanno dovuto affrontare, ma un aiuto economico per cercare di salvare il salvabile non va assolutamente negato. In secondo luogo, occorre ripristinare la viabilità nei tempi più celeri possibili. I danni economici ci sono già, è bene che non si moltiplichino con il perdurare di strade disastrate che rallentano i trasporti. Fra l’altro, così come ha recentemente affermato anche il presidente dell’Ance Sicilia, Salvo Ferlito, un piano di manutenzione delle strade darebbe anche una boccata d’ossigeno alle imprese edili e, a caduta, anche agli operai che possono trovarvi occupazione. Un terzo aspetto da affrontare è la prevenzione dal rischio di dissesto idrogeologico. Se agli eventi atmosferici non c’è rimedio, i terreni, però, devono essere messi nelle condizioni di non sciogliersi in questo modo. Occorre creare canali di scolo dell’acqua piovana, occorre piantare alberi dove si ritiene necessario, occorre curare boschi e campagne. Perché l’inverno 2010 rimanga solo un brutto ricordo. • Salvo Butera

WWW.ORIZZONTISICANI.IT

Registrazione al Tribunale di Termini n. 05/2009 in data 19/10/09

Salvatore Butera

Vincenzo Vuono

Salvatore Esposito, Manilia Gentile, Mario Liberto, Gabriella Tirrito, Gianluigi Di Franza, Giusy Notonica, Salvatore Di Grigoli, Carmen Biancorosso, Cettina Mavaro, Sara Favarò, Giovanni Vacante, Massimo Rotolo, Anna Maria Moscato, Onofrio Carruba Toscano, Danilo Caruso, Ferdinando Russo, Elena Gattuso, Orazio Caldarella

4

Tipografia Siculgrafica Contrada Gassena - San Giovanni Gemini (AG)

Associazione culturale Orizzonti Sicani Piazza Pepi 7 - Castronovo di Sicilia Tel. 3393220822 - 3284189256 direttore@orizzontisicani.it - redazione@orizzontisicani.it marketing@orizzontisicani.it


di

Elena Gattuso


PRIMO PIANO

IL SEGRETO DELLA LONGEVITÀ

SICANA

UNO STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DI MESSINA PRESENTATO IN SARDEGNA DIMOSTRA CHE IL DNA E IL CIBO DEI MONTI SICANI CONTRIBUISCONO A VIVERE PIÙ A LUNGO E PIÙ IN SALUTE

U

di

Cettina Mavaro

n po’ per il cibo, un po’ per l’aria, un po’ per le continue salite, discese e scale dei piccoli paesi e un po’ perché ce lo portiamo dentro nelle nostre cellule, nel nostro dna. Sono tutti questi i motivi per i quali sui Monti Sicani si vive di più e meglio. È quello che è emerso durante il convegno Longevità: Binomio di Cannonau & Company - Legame tra cibo e territorio dell’Ogliastra nel Resort Hotel Orlando a Villagrande Strisaili in Sardegna. L’evento è stato un’occasione preziosa per disegnare il profilo ideaAccanto, Mons. Giuseppe Liberto, Direttore del Coro della Cappella Sistina, con la mamma centenaria

le di alcune “aree blu” d’Italia: Ogliastra in Sardegna, Altomonte in Calabria e Monti Sicani in Sicilia i cui territori sono interessati a uno sviluppo economico rispettoso dell’ambiente e delle tradizioni e che sono alcuni dei luoghi dove si vive più a lungo in Italia. Nella “classifica dei longevi” si approda per svariati fattori: ambientali, sociali, genetici e soprattutto legati all’alimentazione. Mario Liberto, intervenendo sulla longevità nell’area dei Monti Sicani, ha fatto cenno al singolare studio condotto dai docenti Calogero Caruso e Sonya Vasto (studiosa di biologia molecolare) della facoltà di Medicina di Palermo al cui lavoro ha partecipato anche lo storico Giuseppe Marchese. La lunga vita dei centenari sicani ri-

LA LUNGA VITA DEI CENTENARI SICANI RISIEDEREBBE NELLE CELLULE IMMUNITARIE DEL GRUPPO “LINFOCITI B NATIVI”, CHE RAPPRESENTANO «UNA DELLE FORME DI PROTEZIONE DEL NOSTRO ORGANISMO NEI CONFRONTI DELLE MALATTIE DI ORIGINE INFETTIVA»

6


siederebbe nelle cellule immunitarie del gruppo “linfociti b nativi”, che rappresentano per Caruso «una delle forme di protezione del nostro organismo nei confronti delle malattie di origine infettiva». Lo studio sulla immunosenescenza dei Monti Sicani è stato presentato di recente negli Stati Uniti e pubblicato sulla rivista britannica New Scientist. Ma per Liberto anche le produzioni tipiche locali sono determinanti della longevità della popolazione sicana. Prodotti esenti da micotossine, sostanze fungine responsabili di grave alterazioni degli organi del corpo umano. Un’agricoltura contenuta rispetto all’utilizzo di forti impieghi di fitofarmaci ed esagerate concimazioni. Tali prodotti vengono consumati quotidianamente dagli stessi anziani. Inoltre, l’orografia viaria, molto accentuata, che gli anziani utilizzano per sbrigare le proprie faccende personali, insieme alle caratteristiche costruzioni che si sviluppano piano su piano, tra l’altro privi di ascensore, e la vita dinamica del contadino che “non va mai in pensione”, impongono

Turismo, Andrea Prato assessore regionale all’Agricoltura, Luigi Cremona, giornalista enogastronomico, ospite quotidiano della trasmissione televisiva la “Prova del cuoco” che ha evidenziato l’importanza del vino e dei prodotti alimentari nella dieta dei longevi delle “aree blu”. L’enogastronomo Angelo Concas, esperto in analisi sensoriale degli alimenti e presidente nazionale dell’Accademia Epulae, nella qualità di moderatore, ha individuato, alla conclusione dei lavori, le numerose sinergie tra cibo, longevità e turismo. Il Resort diVillagrande Strisaili, che ospiterà la seconda edizione del convegno, si è can-

un esercizio fisico quotidiano, quell’attività additata dal mondo scientifico come l’elemento naturale indispensabile per il controllo dell’ipertensione, l’ipercolesterolemia, il diabete, ecc. le cui alterazioni sono campanelli d’allarme del nostro stato di salute. Quindi alimentazione, dna, attività fisica, stile di vita e ambiente sono i componenti che determinano la longevità dell’area. In Sardegna, invece, sarebbero i microrganismi fermentativi naturali del vino rosso Cannonau e del pane Pistoccu, entrambi prodotti locali, gli elementi che assicurano la longevità alla popolazione dell’Ogliastra, poiché capaci di abbassare i valori di diabete, colesterolo e pressione arteriosa. A rappresentare la Calabria c’erano invece Walter Cricrì, direttore Inap (Istituto nazionale assaggiatori pani) di Altomonte (Cosenza) e Gianpietro Coppola Sindaco del Comune di Altomonte. Al convegno erano presenti Giuseppe Loi, sindaco di Villagrande Strisaili, Piero Carta, presidente della Provincia dell’Ogliastra, Luigi Mereu, assessore provinciale al

Mario Liberto

IN SARDEGNA, INVECE, SAREBBERO I MICRORGANISMI FERMENTATIVI NATURALI DEL VINO ROSSO “CANNONAU” E DEL “PANE PISTOCCU,” GLI ELEMENTI CHE ASSICURANO LA LONGEVITÀ POICHÉ CAPACI DI ABBASSARE I VALORI DI DIABETE, COLESTEROLO E PRESSIONE ARTERIOSA

7

didato come “Sede internazionale delle Aree blu”. Per la prossima kermesse Mario Liberto porterà in Sardegna una folta delegazione di esperti e anche i rappresentanti del Gal Sicani e per il prossimo autunno è previsto un convegno nazionale sulle “Aree blu” nei Monti Sicani. La manifestazione è stata organizzata da Cantina sociale Ogliastra, Hotel Resort Orlando ed Epulae (Accademia Internazionale per la Formazione e la Promozione della Cultura Enogastronomica e dell’Analisi Sensoriale degli Alimenti) con direzione tecnica del Monte Carlo Wine Festival. •

Luigi Cremona


AMBIENTE

IL PARCO DEI MONTI SICANI? CONOSCIAMOLO UN PO’ MEGLIO DALLA POSSIBILITÀ DI RACCOGLIERE FINOCCHIETTI E ASPARAGI AI DUBBI DI CACCIATORI, OPERAI FORESTALI E PASTORI. ECCO COME CAMBIERÀ LA VITA NEL PARCO SECONDO UN DIRIGENTE CHE IN UN ALTRO PARCO, QUELLO DELLE MADONIE, LAVORA

I

di

Giovanni Vacante*

l Parco dei Monti Sicani si è presentato al suo territorio. Incontri promossi dal comitato tecnico presieduto da Vito Ferrantelli, sindaco di Burgio. Nel corso degli incontri sono stati coinvolti i rappresentanti delle istituzioni, le scuole, le associazioni culturali, gli operatori economici, raccogliendo notevole consenso per la finalità ed il lavoro svolto dal Comitato, con qualche critica e a volte con un accenno di scetticismo. Ovviamente non sono mancate note polemiche da parte delle associazioni dei cacciatori e non poche voci sulle “conseguenze nefaste” che porterebbe l’istituzione del parco. Gli argomenti affrontati e dibattuti nel corso degli incon-

«La finalità principale del “Parco” è quella di fare conoscere le peculiarità del territorio ed attirare l’attenzione di quanti vorranno visitarlo. La raccolta dei prodotti del sottobosco avverrà nel rispetto di un regolamento che dovrà garantire gli interessi dei residenti. Nel Parco delle Madonie, per i visitatori non residenti è stata limitata la raccolta a ben definite quantità. Per i residenti la raccolta è mantenuta libera secondo le consuetudini ad eccezione delle piante a rischio di estinzione, per le quali vige un regime di tutela internazionale». La pastorizia e gli allevamenti di pecore, vacche, cavalli e altri animali, saranno danneggiati dai vincoli che porterà il “Parco”?

tri hanno generato, poi, una serie di interrogativi in tutti coloro che comunque operano nel comprensorio, dagli operai forestali alle imprese del settore delle cave. Abbiamo raccolto le principali domande emerse nel corso dei dibattiti o formulate per iscritto. Ve le proponiamo con le risposte. Il Parco porterà sviluppo all’economia del nostro comprensorio? «Certamente, se la classe politica e dirigente che gestirà il “Parco”, sarà attenta alle esigenze del territorio e della popolazione in una prospettiva di lungo periodo». Una volta istituito il “Parco”, sarà possibile raccogliere finocchetti, asparagi, origano, lumache, funghi e altri prodotti del sottobosco?

8

«Un’altra finalità del “Parco” è quella della salvaguardia delle tecniche agricole tradizionali, del patrimonio faunistico domestico di rilevanza storica e culturale e, in generale, del territorio, per consentire migliori condizioni di abitabilità nell’ambito dello sviluppo dell’economia. Pertanto non saranno assolutamente danneggiati, anzi saranno tutelati e valorizzati. Sarà vietato realizzare la serricoltura». Alcune voci della “Piazza” hanno creato un certo allarmismo fra gli operai forestali sulla possibile riduzione delle giornate lavorative una volta istituito il “Parco”. È vero? «Con l’istituzione del “Parco” tutto il patrimonio naturalistico au-


*dirigente dell’Ente Parco delle Madonie

menterà il suo valore e con esso l’attenzione quando si dovrà intervenire per gestirlo. Pertanto è verosimile il contrario: l’aumento delle giornate lavorative». Con l’istituzione del “Parco” si potranno realizzare nuovi fabbricati? Si potranno mantenere e ampliare quelli esistenti? «Per tutte le attività di trasformazione del territorio sarà necessario richiedere ed ottenere il nulla osta dell’Ente Parco. Anche in questo caso le deroghe ai divieti previsti dalla l.r. 98/81, art. 17, saranno introdotte col decreto istitutivo del parco. Nel Parco delle Madonie, in zona “A” si può effettuare la manutenzione dei fabbricati esistenti ed è vietata la realizzazione di nuovi fabbricati. In zona “B” si può effettuare la manutenzione dei fabbricati esistenti; si possono ampliare i fabbricati esistenti e/o realizzarne di nuovi per esigenze legate allo svolgimento delle attività consentite (selvicoltura, zootecnia, agricoltura, agriturismo, etc). In zona “C” si può pianificare la realizzazione di opere di urbanizzazione, di centri per la fruizione del Parco (musei, centri di accoglienza, aree attrezzate, ristoranti, parcheggi, osservatori, etc). In zona “D”, infine, tutte le attività sono consentite secondo la pianificazione dei Piani regolatori generali dei comuni, predisposti secondo le direttive formulate dal Pianto territoriale del Parco». Con l’istituzione del “Parco”si continueranno a realizzare recinzioni per delimitare i demani

tuano gli interventi e delle guardie volontarie di associazioni venatorie ed ambientaliste». Essendo vietata l’introduzione di armi di qualsiasi natura entro il perimetro del Parco, come potrà essere garantito l’abbattimento delle specie selvatiche in area di Parco? «Il divieto di introdurre armi ed esplosivi in area di Parco rappresenta una norma di carattere generale che può essere derogata da specifiche disposizioni di legge. Per cui sarà possibile introdurre armi per lo svolgimento del servizio di vigilanza da parte del Corpo Forestale, nonché per l’attuazione dei Piani di abbattimento previsti». In area di Parco sarà possibile praticare la caccia? «In tutto il territorio del Parco sarà vietata la caccia. Tale pratica sarà consentita, invece, nelle aree contigue previste dalla legge. Infatti, l’art. 32 della legge 394/91 “Legge quadro sulle aree protette” prevede la possibilità di individuare delle aree dove si potrà esercitare la caccia controllata, riservata ai soli residenti dei comuni facenti parte del Parco. La Regione Siciliana con legge n. 13/2007 ha equiparato le aree contigue alle aree di protezione di cui all’art. 7, c. 3, della l.r. 98/1981. Quindi, il Comitato di proposta dovrà individuare, oltre alle zone “A”, “B”, “C” e “D” di Parco, le aree di preriserva o di protezione dove consentire la caccia controllata ai soli residenti. Per cui anche i cacciatori potranno essere garantiti nella pra-

forestali e i fondi privati? «In tutto il territorio del Parco dovrà essere garantita la libera circolazione della fauna vertebrata. Pertanto, potrà essere indicata l’opportunità di non realizzare nuove recinzioni e, nei casi in cui tale indicazione non potrà essere rispettata, le recinzioni dovranno essere a maglia progressiva e con le maglie più larghe a partire dal basso o sollevata dal terreno ad opportuna altezza». Con l’istituzione del “Parco”, nel caso di particolare proliferazione di ungulati e di altri animali, quali saranno gli strumenti a disposizione dell’ente di gestione per il contenimento della popolazione di tali animali e, quindi, dei danni ecologico –ambientali che essi provocheranno? «L’art. 4, c. 6, della l.r. 33/97 prevede che nei parchi, ove si verifichi un abnorme sviluppo di singole specie selvatiche o tale da compromettere l’equilibrio ecologico degli ecosistemi esistenti, l’Ente Parco dovrà predisporre piani selettivi, di cattura e/o di abbattimento, al fine di superare gli squilibri ecologici accertati. I piani di cattura o di abbattimento sono attuati dalle ripartizioni faunistico-venatorie che vi provvedono a mezzo di proprio personale, di dipendenti del Corpo delle guardie forestali, delle guardie addette ai parchi o alle riserve e di altri agenti venatori dipendenti da pubbliche amministrazioni. Inoltre, possono altresì avvalersi dei proprietari e dei conduttori dei fondi sui quali si at-

tica tradizionale della caccia». Un argomento ricorrente nelle giornate di animazione sul territorio organizzate dal Comitato di proposta del Parco, è stato quello sulla possibilità che il Parco avrà di utilizzare finanziamenti aggiuntivi per investimenti sul territorio. Ma se la Regione Siciliana, è noto a tutti, riesce appena a pagare gli stipendi dei suoi dipendenti, come farà ad assicurare i tanto annunciati finanziamenti per il territorio del Parco? «I finanziamenti a cui si fa riferimento non proverranno dal bilancio della Regione Siciliana, bensì dai fondi dell’Unione Europea, come ad es. dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (P.O. F.E.S.R. 2007-2013), dal PSR e dai fondi direttamente gestisti dalla Commissione Europea (LIFE, Interreg, etc.)». Con l’istituzione del “Parco” aumenterà l’attenzione delle Istituzioni al problema dei “rifiuti”? «In area di Parco sarà vietata la realizzazione di nuove discariche e l’abbandono dei rifiuti. Per quest’ultimo aspetto sarà applicata la legge attualmente in vigore (d.lgs.152/2006) con la variante che le sanzioni per tali violazioni saranno raddoppiate». Con l’istituzione del “Parco” i rimboschimenti produttivi realizzati con i finanziamenti europei subiranno penalizzazioni? «No. Verranno continuati, fino a conclusione, gli impegni assunti col finanziamento e il terreno non perderà la vocazione agricola. Per esempio nel Parco delle Ma-

SI POTRANNO RACCOGLIERE ASPARAGI, FINOCCHIETTI, LUMACHE E FUNGHI? «PER I VISITATORI NON RESIDENTI È STATA LIMITATA LA RACCOLTA. PER I RESIDENTI È MANTENUTA LIBERA SECONDO LE CONSUETUDINI AD ECCEZIONE DELLE PIANTE A RISCHIO DI ESTINZIONE»

9


AMBIENTE

IN AREA DI PARCO SARÀ POSSIBILE PRATICARE LA CACCIA? «IN TUTTO IL TERRITORIO DEL PARCO SARÀ VIETATA. SARÀ CONSENTITA, INVECE, NELLE AREE CONTIGUE PREVISTE DALLA LEGGE. IN ALCUNE AREE POTRANNO CACCIARE SOLO I RESIDENTI

donie, inoltre sono tutelati i pascoli tradizionali e sono consentiti rimboschimenti a scopo di protezione e difesa idrogeologica». Sarà possibile realizzare impianti eolici e fotovoltaici in area di Parco? «Sono vietati gli impianti eolici. Per esempio nel Parco delle Madonie sono consentiti gli impianti fotovoltaici integrati alle strutture esistenti per lo svolgimento di attività compatibili con la disciplina». In area di Parco sarà possibile aprire nuove cave? Sarà possibile continuare l’attività estrattiva nelle cave esistenti? «Non sarà consentito aprire nuove cave. Nel Parco delle Madonie e solo nelle zone “D”, le cave esistenti, per esempio, continuano a condizione che si proceda al contestuale recupero ambientale delle aree di cava, con l’esclusiva adozione di tecniche di rinaturazione e di ingegneria naturalistica». In area di Parco sarà possibile realizzare nuove opere di captazione di sorgenti idriche? «In area di Parco è vietata la modificazione del regime delle ac-

ritorio di ciascuna provincia va assunto quale limite minimo. Inoltre, la Commissione Europea vigila sulle misure di conservazione dei siti natura 2000 (SIC e ZPS) adottate dalla Regione, ai fini del mantenimento di uno stato soddisfacente degli habitats e della fauna elencati nelle direttive. Se ciò non avviene la Commissione Europea opera la procedura di infrazione a carico della Regione». Perché la Regione siciliana ha deciso di istituire il Parco naturale nel nostro comprensorio dei Monti Sicani? «Il motivo principale è il valore naturalistico, ambientale e storicoculturale che l’area conserva ed esprime, e che già da tempo la Regione ha protetto. Infatti, oggi il Parco conferma quello che, nel corso degli ultimi 30 anni e oltre, lo Stato, la Regione e le Amministrazioni locali hanno già vincolato. Per esempio il vincolo paesaggistico è stato introdotto nel 1939, poi esteso nel 1985 (legge Galasso), e in ultimo aggiornato nel 2004; tutti i proprietari di terreni e fabbricati interessati, prima di effettuare interventi su di essi de-

que. Pertanto sarà vietata la modifica dei corsi di acque fluenti attraverso sbarramenti o imbrigliamenti, sia la captazione di acque sorgive e sotterranee necessarie alla conservazione degli ecosistemi (v. art. 71, l.r.10/99). Per esempio nel Parco delle Madonie e solo nelle zone “B” di Parco è consentita la deroga a tale divieto, esclusivamente per l’approvvigionamento idropotabile dei comuni del Parco». L’istituzione del Parco dei Monti Sicani, tenuto conto delle aree già vincolate nella Regione Siciliana e nella Provincia di Palermo, non viola le previsioni dell’art. 14 della l.r.33/1997, che limita la protezione della fauna selvatica sul territorio agro-silvopastorale provinciale ad una quota del 25%? «Già all’atto dell’istituzione di alcune riserve naturali nel 1997, sono stati presentati dei ricorsi al Presidente della Regione, invocando la violazione della norma citata. Il C.G.A per la Regione Siciliana con parere del 23/10/2001, n. 763/99/SR ha sancito che il richiamato limite del 25% del ter-

10

vono chiedere l’autorizzazione alla Sovrintendenza di Palermo. Il vincolo idrogeologico è stato imposto nel 1971 e tutti i proprietari di terreni prima di effettuare il tagli degli alberi, lo scavo e il movimento terra devono richiedere l’autorizzazione all’Ispettorato forestale. Il Demanio forestale, che per esempio nel comune di Palazzo Adriano riguarda Pizzo Mondello, Pizzo Gallinaro, Monte Colomba, le Contrade Gebbia, Fagugnana e tante altre, è stato costituito in ultimo con la concessione, da parte del Comune di Palazzo Adriano all’Azienda Foreste, di Montagna delle Rose nel 2006. Il Piano delle riserve è stato approvato dalla Regione nel 1991 e nel 1997 è stata istituita la riserva di “Monti di Palazzo Adriano eValle del Sosio”. La Rete natura 2000 (SIC e ZPS) sono state delimitate nel 2002 e, successivamente aggiornate nel 2004/05/06. Quindi la Regione “il Parco” l’ha istituito già da tempo con la condivisione di tutti i cittadini e gli amministratori locali, gli stessi, magari, che oggi si oppongono all’istituzione dell’Area protetta». •


INTERVISTA

PARCO DEI MONTI SICANI, C’È LA PROPOSTA DEL COMITATO

A di

Salvo Butera

Aveva, per legge, sei mesi di tempo e sei mesi sono bastati. Il Comitato tecnico-scientifico del Parco dei Monti Sicani, formato dai 12 sindaci dei comuni coinvolti, dai rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni ambientaliste, e presieduto dal sindaco di Burgio,Vito Ferrantelli, ha approvato la proposta definitiva dell’area protetta e ha presentato la proposta all’assessorato regionale al Territorio e Ambiente. La proposta prevede la perimetrazione (cioè l’individuazione dell’area che ricade nel Parco) e la zonizzazione (l’individuazione delle varie zone – da A a D – che indicano diversi criteri di tutela). Sindaco Ferrantelli, come sarà questo Parco? «Abbiamo cercato di creare un Par-

IL SINDACO DI BURGIO E PRESIDENTE DEL COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO, VITO FERRANTELLI, SPIEGA COME SARÀ L’AREA PROTETTA: «PENSO CHE SARÀ OPERATIVO ENTRO IL 2010» co gestibile, a misura d’uomo e non sproporzionato, partendo dalle quattro riserve naturali (Carcaci, Monte Cammarata,Valle del Sosio e Monte Genuardo, ndr) che coprono una superficie di 82 mila ettari alle quali abbiamo aggiunto alcune zone di grande valenza naturalistica». Quali saranno i vantaggi di quest’area protetta? «Il Parco costituirà un marchio di qualità delle produzioni artigianali e agricole. Solo così si può creare economia nei nostri territori che presentano tante criticità e i cui prodotti sono deprezzati. Gli amministratori saremo chiamati a fare politiche nuove grazie a questo marchio. Inoltre, da non trascurare sono i vantaggi che dà l’appartenenza a un parco quando si

partecipa ai bandi europei». Gli svantaggi, invece? «Si faranno sacrifici nel settore della caccia». Quando si completerà l’iter che porterà ad avere un Parco operativo? «Ci sono vari passaggi, prima in assessorato, poi nella IV commissione all’Ars, poi sarà la volta delle osservazioni da parte dei cittadini e poi ancora in assessorato al Crppm (Comitato regionale per patrimonio parchi naturali) per valutare le proposte dei cittadini. Infine, il decreto istitutivo da parte dell’assessore regionale

11

alTerritorio e ambiente. Ma penso che entro il 2010 potrà partire». Alcuni cittadini hanno proposto che il Parco venisse delimitato solo alle aree del demanio. Sarebbe stato possibile? «L’idea era improponibile: perché fare un Parco allora? Sarebbero bastate le riserve». Entreranno nel Parco altri comuni, per esempio Bisacquino? «Si tratta di un aspetto che non competeva al comitato. Il comitato ha fatto una scelta politica, decidendo di partire dai 12 comuni che sono stati previsti dalla legge». •


AMBIENTE

Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto

LACULLADELLE RARITÀ BOTANICHE Nella riserva scoperte specie vegetali particolarmente pregiate

S

1

di

2

Orazio Caldarella

ono stati recentemente pubblicati i risultati di un’indagine floristica condotta da alcuni docenti e ricercatori del Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università degli Studi di Palermo, all’interno della Riserva Naturale Orientata “Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto”, una delle maggiori riserve siciliane, situata in Provincia di Palermo, tra gli abitati di Altavilla Milicia e Ventimiglia di Sicilia. La riserva, di per sé, offre numerosi spunti capaci di soddisfare anche il visitatore più esigente. Oltre alla possibilità di lunghissimi

che se comodamente raggiungibile dalla rete autostradale e stradale, e non manchino le aree attrezzate. L’indagine volta a migliorare lo stato di conoscenze floristiche dell’area protetta è stata effettuata nel periodo 2003-2007 e ha evidenziato una notevole biodiversità, consentendo nel complesso l’accertamento di 951 specie vegetali, tra cui 59 endemiche (pari al 6,20% della flora censita). Molte di queste vivono anche in altre regioni italiane o nelle grandi isole del Mediterraneo (Sardegna e Malta), altre, invece, hanno una distribuzione circoscritta alla sola Sicilia o a limitate zone di essa. Proprio in seno a queste ul-

trekking facilitati dalla viabilità e dalla sentieristica esistenti, la posizione geografica e la presenza di rilievi superiori in molti casi ai 1.200 metri, favoriscono la visione di ampi panorami aperti sulle Isole Eolie, Madonie, Serre di Ciminna, Sicani, Rocca Busambra e Monti di Palermo fino a Monte Pellegrino. Inoltre, l’area conta numerose testimonianze storico-archeologiche relative a un intervallo temporale compreso tra il paleolitico (Grotta Mazzamuto) e il ‘700 (Casina Artale), con emergenze di origine punica, tardoromana, araba, bizantina e tardomedievale. Resta il fatto che, nonostante ciò, rimane una delle riserve meno note e praticate, an-

12

time vanno citate alcune specie di grande interesse botanico, come un paio di Fiordalisi endemici dei rilievi della fascia costiera nordoccidentale (Centaurea ucriae e Centaurea umbrosa) e la Scilla di Cupani (Oncostema cerulea), bulbosa presente in poche stazioni dell’interno della provincia. Tra le specie considerate “prioritarie” dall’Allegato II della Direttiva Habitat, sono state invece rilevate il Dente di leone siciliano (Leontodon siculus), l’Ofride a mezzaluna (Ophrys lunulata) e un rarissimo Lino delle fate (Stipa austroitalica subsp. appendiculata), la cui presenza certamente costituisce un’eccellenza e implica l’adozione di misure di tutela ca-


1 2 3 4 5

Panoramica della parte interna della Riserva, con la spianata di Piano Ferro e la dorsale di Monte dei Cani sullo sfondo Centaurea ucriae, interessante endemica esclusiva della Sicilia nord-occidentale Stipa austroitalica subsp. appendiculata, specie prioritaria della Direttiva Habitat Veduta della dorsale di Monte S. Onofrio e della Casina Artale, anticamente utilizzata come residenza nobiliare di caccia Hornungia pauciflora, rarissima specie che in Sicilia vive solo all’interno di questa Riserva

4

3

paci di limitarne le minacce, quasi sempre antropiche. Una menzione particolare meritano quelle entità che pur avendo un areale molto ampio, in Sicilia presentano una distribuzione alquanto frammentaria e rarefatta. Emblematico è il caso dell’Iberidella minore (Hornungia pauciflora), rarissima crucifera, che conserva l’unica stazione siciliana proprio all’interno di questa Riserva Naturale. L’importanza floristica del territorio emerge anche dalle citazioni riportate nelle opere di numerosi botanici dell’‘800 e del ‘900, autori di straordinari contributi sulla flora siciliana, in parte ancora ineguagliati e per certi versi utili

5

Fortunatamente, molte aree della Sicilia conservano ancora un discreto grado di naturalità, come nel caso della Riserva di Pizzo Cane, che oltre ad ospitare una flora di assoluto prestigio, custodisce ancor oggi una notevole varietà di aspetti forestali formazioni di macchia mediterranea dominate dal Lentisco (Pistacia lentiscus), dalla Palma nana (Chamaerops humilis), dall’Olivastro (Olea europea var. oleaster) o dall’Euforbia arborescente (Euphorbia dendroides), mentre nelle aree collinari fin quasi al piano montano figurano alcuni lembi di lecceto, di sughereto e di bosco caducifoglio a Quercia castagnara (Quercus virgiliana). La parte sommitale dell’area protetta, culminante nei 1.256 m s.l.m. di Pizzo Trigna, ospita invece un’interessantissima boscaglia ad Agrifoglio (Ilex aquifolium), enti-

anche a interpretare le dimensioni del degrado ambientale che ha investito il territorio regionale nel corso di qualche decennio, con la conseguente perdita di habitat e di specie. Fortunatamente, molte aree della Sicilia conservano ancora un discreto grado di naturalità, come nel caso della Riserva di Pizzo Cane, che oltre ad ospitare una flora di assoluto prestigio, custodisce ancor oggi una notevole varietà di aspetti forestali, seppur a carattere relittuale, ormai rari nelle zone limitrofe. Alle quote più basse, ad esempio, dove il clima è più caldo, sono presenti alcune

13

tà alquanto rara, distribuita in modo puntiforme sui rilievi del palermitano. Studi di questo genere accrescono lo stato delle conoscenze e consentono di perfezionare strategie di salvaguardia per le specie e gli habitat più rari e vulnerabili, che unitamente alle emergenze paesaggistiche ed architettoniche costituiscono un patrimonio inscindibile. Per altro verso, la divulgazione dei loro contenuti, rappresenta un invito ad avvicinarsi al territorio con maggiore consapevolezza ed autentico rispetto. •


ECONOMIA&SVILUPPO

SEGUENDO GLI SPLENDIDI PASSI DI FEDERICO II Una proposta di valorizzazione attiva dell’area dei Monti Sicani e della Valle del Sosio attraverso la realizzazione di un Parco storico culturale del Medioevo 1

2

1 Il nucleo storico di Prizzi 2 L’Eremo di Santa Rosalia nella Riserva Naturale Orientata di Monte Cammarata 3 Il Borgo di Riena all’ingresso della Riserva Naturale Orientata di Monte Carcaci 4 I monti della Ficuzza

3

4


Anna Maria Moscato

6

foto di

5

5 Il castello di Giuliana 6 Ricostruzione della corte di Federico II di Svevia nel castello di Giuliana (l’evento si svolge durante il Settembre federiciano) 7 Il pane artistico di Chiusa Sclafani

I

7

di

Anna Maria Moscato

l Parco Storico-Culturale del Medioevo Federiciano, tema della tesi di Master in “Politiche e Piani per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale Territoriale” che chi scrive ha prodotto nel 2007, nasce come proposta di valorizzazione attiva di un’area della Sicilia Centro-Occidentale e comprende, nello specifico, le aree comunali dei Monti Sicani di Giuliana (il cui castello diviene il fulcro generatore del Parco), Corleone, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Burgio, Palazzo Adriano, Bisacquino, Santo Stefano Quisquina, Lucca Sicula, Alessandria della Rocca, Prizzi e Cammarata, mete e sedi dell’imperatore Federico II di Svevia e della sua corte itinerante e centri urbani che con essi hanno tessuto forti legami storico-culturali. Il Parco si presenta come uno strumento capace di mettere in moto un processo di crescita culturale, sociale ed economica del territo-

boratori per tutte le fasce d’età. Il progetto del Parco storico-culturale del Medioevo Federiciano avvia, dunque, interventi di promozione e comunicazione sistemici e integrati del territorio che valorizzano le sue “caratteristiche identitarie”. I percorsi e gli itinerari sono stati progettati attraverso i luoghi di vita e di ispirazione di un grande personaggio storico quale Federico II di Svevia che, diventando un prezioso patrimonio culturale da proteggere, valorizzano e rendono fruibile i luoghi ai visitatori, in una sorta di viaggio nella storia e nella memoria. Obiettivo strategico della costruzione del Parco è quello di riunire le esperienze materiali e immateriali della realtà dei luoghi, ri-

rio interessato attraverso un nuovo utilizzo della risorsa culturale. Esso racconta i Banchetti “sociogastronomici” della corte di Federico II, offre la degustazione di cibi e del rituale dei banchetti dell’epoca, valorizza l’artigianato tipico, attiva un centro studi e un laboratorio linguistico (valorizzando l’importanza della poesia siciliana e della letteratura al tempo di Federico II), ripristina le simulazioni delle antiche attività di caccia e valorizza il lavoro scientifico di ricerca sull’avifauna, attiva una scuola di falconeria ed escursioni guidate nei boschi cacciati dall’Imperatore Svevo, crea visitors centers e “agriturismi culturali” coinvolgendo aziende e cooperative già attive nel territorio dei Sicani, attiva sperimentazioni e la-

IL PROGETTO DEL PARCO STORICO-CULTURALE DEL MEDIOEVO FEDERICIANO AVVIA INTERVENTI DI PROMOZIONE E COMUNICAZIONE SISTEMICI E INTEGRATI DEL TERRITORIO CHE VALORIZZANO LE SUE “CARATTERISTICHE IDENTITARIE”

15

creando le atmosfere e le suggestioni proprie della vita di corte di Federico II di Svevia sui Monti Sicani. Il Parco coinvolge i “cinque sensi” dei viaggiatori e, contemporaneamente, stimola la loro immaginazione facendo rivivere i luoghi federiciani tramite un contatto fisico di ri-costruzione della storia, che viene riletta come interpretazione del territorio e come costruzione di immagini multiformi e articolate. Intorno al Parco, infatti, si sviluppano attività ricettive, di trasporto, enogastronomiche, ma anche editoriali e artigianali, che riprendono le antiche tradizioni di questo complesso territorio. L’operazione principale della costruzione del Parco passa attraverso la definizione di elementi di “qualità paesaggistica già insiti nei luoghi” e si rivolge alle scuole, ai saperi esperti e comuni, agli outsider e agli abitanti del luogo che diventano gli attori principali del Parco. •


LIBRI

L’“INSULA” DEI FAMOSI

I

Il nuovo libro dello scrittore di Giuliana, Giuseppe Antonio Marchese, raccoglie scritti inediti, articoli e prefazioni. Un testo che pullula di personaggi più o meno celebri del territorio di

Ferdinando Russo

nsula, il nuovo saggio del giulianese Antonio Giuseppe Marchese organico nella sua multiformità, si configura in un’antologica d’inediti e di precedenti scritti pubblicati dall’autore su riviste, giornali, enciclopedie, o storicizzati in ricercate e raffinate prefazioni, redatte per volumi e opere di intellettuali ed operatori sociali e culturali del territorio sicano. Ed è ancora una rivelazione. Insula racchiude, infatti, come in uno scrigno prezioso di genialità, identità scolpite in un’avvincente narrazione della vita e delle opere d’artisti, medici, farmacisti, letterati, storici, musici, operatori sociali, di un’area della Sicilia, studiata per riscoprirla, evidenziarla, renderla fruibile e valorizzabile per il turismo culturale. Un territorio, apparentemente povero di risorse materiali, d’infrastrutture e di servizi della modernità, ma ricco e controbilan-

ciato dai suoi abitanti, dotati di vivaci intelligenze, eredi di un notevole patrimonio archeologico, di una storia documentata da monumenti e opere della creatività umana, di eventi segnati dalla passione civile e dalle diffuse vocazioni artistiche. Marchese ha indagato sui sentimenti, le tradizioni, i costumi, i valori degli uomini e delle donne di questo territorio antico, di questo “mare pietrificato”, per l’autore del Gattopardo, ed i cui abitanti hanno una loro lingua, una civiltà, una predisposizione all’accoglienza degli immigrati, ed ove, precisa l’autore citando Lucio Villari, è come se ci ritrovassimo in “un gran teatro, dove tutti hanno un ruolo e una parte”. E gli attori d’Insula non sono, infatti, pochi. Il Nostro li ha incontrati per strada, nelle piaz-

ze, sempre meno popolate, dei centri storici, come Tornatore in Baaria, nelle Biblioteche, come Borges, negli archivi dei comuni, delle parrocchie, degli studi notarili, come Monsignor Ferina ed il professor Schirò di Monreale, e ora ne svela in Insula la storia, le opere, le identità multiple, che risultano scolpite dalla sua penna di scrittore ormai raffinato. Come poeta della storia locale del corleonese e del territorio sicano, del mondo contadino ed

artigiano, che il pittore Gianbecchina, originario della vicina Sambuca di Sicilia, ha immortalato nelle sue tele, Marchese raccoglie l’eredità del suo illustre collega e predecessore Pitrè, mette assieme cimeli letterari, “frammenti”, come pezzi e beni culturali del Museo etnografico del Corleonese, che Padre Calogero Giovinco e l’Associazione S.Leoluca hanno organizzarto e che migliaia di visitatori annualmente si recano a visitare. •

Giuseppe Antonio Marchese; a fianco uno scorcio di Giuliana


SARA FAVARÒ RACCOGLIE I PROVERBI SICILIANI

U

na raccolta di circa 500 proverbi documentati, in tutte le province siciliane, dalla viva voce di studenti, professionisti, operai, artisti, casalinghe, impiegati, di ogni fascia di età. Un termometro sociale e culturale di un popolo che, grazie alla ricchezza delle proprie tradizioni, tenta di resistere all’incipiente omologazione culturale della globalizzazione. È questo il nuovo libro della scrittrice vicarese Sara Favarò dal titolo Pro-

verbi siciliani in uso (Di Girolamo editore euro 8,90). Tra le fonti sono tanti gli artisti siciliani coinvolti il cantautore Mario Incudine, il cantastorie Nonò Salomone, l’attore David Simone Vinci, il cantautore Alfio Patti, il regista Rino Marino, il compositore Saro Agati, l’attore Antonio Ciurca, il film maker Antonello Longo, il cantautore Franco Sodano, il cantautore Giacomo Scognamillo. Questo volume, inforcando le opportune lenti, si presenta, quindi,

non soltanto come una raccolta di pregevole valore etnografico, ma come un affascinante e duplice viaggio nelle radici più remote del “modo siciliano” di sentire ed interpretare la vita e il mondo da parte delle generazioni che ci hanno preceduto, ma anche un viaggio nel nostro inconscio, un’opportunità per esplorare quanto di quel passato remoto è ancora dentro di noi e quanto ne ispiri le scelte consapevoli e inconsapevoli del nostro presente. •

LA FESTA DI SAN GIUSEPPE A LERCARA SECONDO PINO BLANDA

P

ino Blanda torna a scrivere e lo fa in “punta di piedi”, com’è il suo stile di vita, scegliendo un argomento di grande fede popolare:“I colori del sacro - La festa di S. Giuseppe”. Il volume ricostruisce in maniera semplice ed esaustiva la festività del padre putativo di Gesù a Lercara Friddi. Per fare ciò, si affida ad una intelligente “serie” da lui ideata: “I quaderni della memoria”. E proprio alla memoria ed “ai suoi custodi” che si affida per raccontare «…le

atmosfere di un mondo amato ed irrimediabilmente perso». Nostalgia che riesce a far rivivere anche al lettore, che rende la pubblicazione di una tenerezza ed una sublimità che trova pochi eguali. Il libro oltre a conservare la memoria si rivolge alla popolazione lercarese che nel tempo ha saputo difendere la tradizione. L’autore riesce minuziosamente a raccontare la ritualità della festa evidenziando l’allestimento della “tavolata”, la rappresentazione della

Sacra Famiglia e terminando, con una fedele ricostruzione, il profilo storico ed architettonico della Chiesa di San Giuseppe ed il Collegio di Maria. Il corredo iconografico basta da solo a raccontare la grande devozione lercarese al Patriarca S. Giuseppe. Una tradizione recuperata dallo stesso autore, qualche anno addietro, quando svolgeva la carica politica di Assessore alla Cultura, facendola diventare un appuntamento annuale di grande richiamo. • (Mario Liberto)


PROMOTION

LA PROVINCIA DELLE MERAVIGLIE

L

a provincia di Palermo “in vetrina” alla XXX edizione della Bit di Milano. Le offerte, gli itinerari, le iniziative sono state illustrate alla stampa e agli addetti ai lavori dal presidente della Provincia regionale di Palermo, Giovanni Avanti. «La nostra Provincia – ha spiegato - vuole comunicare i luoghi del turismo unificando territori e motivazioni di vacanza. Da qui nascono le aggregazioni da promuovere e coordinare in maniera organica: il Parco delle Madonie, Palermo città d’arte e le ville, Corleone e l’alto Belice, Borghi rurali, l’isola di Ustica e le città della costa». Due le iniziaitive principali nate dalla sinergia fra l’amministrazione di Palazzo Comitini e il consorzio Palermo Hotels, il primo circuito di imprese dell’accoglienza attivo nel Palermitano. Dal 21 marzo partirà l’iniziativa Week-end di primavera: nei fine-settimana, fino al 21 giugno, gli ospiti delle 24 strutture del circuito usufruiranno di una camera doppia al prezzo di una singola. Previsti inoltre sconti speciali nei ristoranti, nei musei, nei teatri e nei negozi consorziati, con riduzioni fino al 30%. La seconda iniziativa si inserisce invece nell’ambito del progetto lanciato dal Governo

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI PALERMO, GIOVANNI AVANTI, HA PRESENTATO ALLA BIT DI MILANO LE INIZIATIVE TURISTICHE E CULTURALI DEL 2010: PREVISTI SCONTI NEGLI HOTEL E UN CARTELLONE DI SPETTACOLI CON I MIGLIORI NOMI DEL POP ITALIANO

nazionale con i bonus-vacanze: grazie all’accordo tra la Provincia regionale di Palermo e Palermo Hotels, i titolari di buoni-vacanze che sceglieranno le strutture ricettive del circuito usufruiranno di uno sconto ulteriore, ovvero il 10% in più sul contributo erogato dallo Stato. Non solo. Per gli ospiti beneficiari del contributo pubblico, che per esaurimento dei fondi o per altri motivi non hanno ricevuto il bonus, l’accordo introduce di fatto una contribuzione “suppletiva”: lo sconto, infatti, sarà pari al 20% sulle spese complessive di alloggio e verrà praticato anche nei mesi di luglio e agosto che in questa prima fase di lancio sono esclusi dalle agevolazioni statali. «È la nostra formula per le vacanze intelligenti – ha commentato il presidente Avanti – ovvero le vacanze che guardano non solo ai “contenuti” del soggiorno ma anche al fattore “risparmio”, assolutamente da non trascurare in un momento difficile come quello attuale». Tra gli altri punti forti del programma, un ciclo di educational tour incoming per i buyers internazionali; la II edizione di Travelexpo In, a Palermo dal 10 al 12 dicembre. E la kermesse estiva Provincia in Festa, XIII edizione. Il 4 settembre tornerà la Notte in Festa, con vari palcoscenici spar-

L'assessore regionale all'agricoltura Titti Bufardeci, il presidente della Regione Raffaele Lombardo, il presidente della Provincia regionale di Palermo, Giovanni Avanti

il presidente Giovanni Avanti e Vincenzo Conticello, della focacceria S.Francesco

18


• In alto, Katiuska Falbo, nei panni della baronessa di Carini; Nicola Farruggio, presidente del consorzio Palermo Hotels; il presidente della Provincia, Giovanni Avanti; il fondatore e amministratore delegato di 'Logos', Toti Piscopo; Domenico Targia, Giovanni Ruggieri

si per il centro del capoluogo (Palazzo Jung con il jazz, Palazzo Sant’Elia con la musica classica, i ritmi etno-folk tra i vicoli e le viuzze della città vecchia), spettacoli pomeridiani per i più piccoli, una manifestazione dedicata alla gastronomia di strada e la grande ribalta di piazza Politeama, con i nomi più belli del pop italiano (nel 2008 e 2009 salirono sul palco Irene Grandi, i Pooh, Tricarico, i Gemelli diversi, Simone Cristicchi, Giusy Ferreri). «Anche quest’anno – ha spiegato ancora Avanti – Provincia in Festa vuole rivolgersi non solo al pubblico del territorio ma anche ai molti turisti che visitano la città e la sua provincia tra agosto e settembre. L’obiettivo è presentare il territorio con tutte le sue peculiarità e risorse». In questa prospettiva si conferma l’appuntamento con il corteo storico degli 82 Comuni che tornerà a sfilare lungo via Libertà. In programma anche Notte di moda, l’appuntamento con i fashon-designer nei giardini del castello della Zisa. Ma in Provincia in Festa 2010 ci sarà spazio anche per giocare con la memoria e la nostalgia: FabFive sarà un viaggio in cinque anni “gemelli” del 2010 - il 1960, il 1970, il 1980, il 1990, il 2000 – con un doveroso omaggio ai Beatles, che connoterà più di una iniziativa in cartellone. •

•Sopra, uno scorcio dello stand della Provincia nello spazio Fieramilano •Sotto, lo stand della Provincia preso d'assalto dal pubblico per le degustazioni offerte con la collaborazione dei produttori del territorio

19


NEWS

ALIA HA UNA NUOVA CHIESA. È DEDICATA

ALL’IMMACOLATA E SORGE IN CONTRADA CHIANCHITELLE La chiesa “Immacolata” di contrada Chianchitelle ha aperto ufficialmente i battenti con una solenne cerimonia inaugurale alla quale hanno preso parte alte autorità civiche, militari e religiose. Ma soprattutto una folla numerosa di fedeli che ora potranno usufruire di un nuovo tempio. Quarant’anni di “esilio religioso” per gli abitanti del vicino quartiere Chianchitelle e per i residenti delle contrade “Sa-

vuchi” e “Montagna”, costretti a partecipare alle messe festive in una piccola stanza dell’alloggio popolare della famiglia Santino-Genovese. Alto 15 metri, profondo 22 e largo 15, pur privo ancora di arredi e suppellettili, il sacro tempio aiuta alla preghiera e alla riflessione.Alla cerimonia hanno partecipato, fra gli altri, il vescovo di Cefalù, Vincenzo Manzella, e il presidente del Senato, Renato Schifani. •

CASTRONOVO. LA CASERMA DEI CARABINIERI DEDICATA ALL’APPUNTATO GATTUSO Inaugurata con una cerimonia la caserma dei carabinieri di Castronovo di Sicilia, intitolata all’appuntato Giuseppe Gattuso, medaglia d’argento al valor militare. Madrina della cerimonia è stata la figlia del graduato, Concetta Gattuso, 71 anni, nativa di Castronovo e residente a Mestre. Con lei anche diversi parenti venuti per l’occasione. L’appuntato Gattuso il 16 ottobre 1926 il suo ufficiale e ad altri commilitoni, nei pressi di Sant’Arcangelo Muxaro (Agrigento), furono assaliti da una banda di malviventi ai quali rispose con coraggio, uccidendo uno dei cinque banditi e catturando gli atri quattro feriti. La manifestazione è stata organizzata dal Comando provinciale dei Carabinieri e dal Comune. •


CONCORSI

REGOLAMENTO CONCORSO DI POESIA E CANZONE SICILIANA Art.1 L’Associazione Orizzonti Sicani ed Epulae Sicilia, nell’ambito della manifestazione culturale “SICANI IN FESTA” organizza il:

PREMIO “IL SICANO”, 1° CONCORSO DI POESIA E CANZONE SICILIANA la targa “IL SICANO”. Le Associazioni si riservano la facoltà di assegnare altri premi o riconoscimenti ad opere che giudicherà meritevoli. Art. 8 La cerimonia di premiazione avrà luogo nel territorio dei Monti Sicani e, in tempo utile, sarà comunicata data e luogo della premiazione, mentre altre serate di promozione potranno essere realizzate in altri ambiti territoriali. Art. 9 I premi dovranno essere ritirati personalmente dall'autore o da un suo incaricato che dovrà presentare la delega scritta e la fotocopia di un documento di identità del delegante. Art.10 Non è previsto alcun rimborso per spese di viaggio o di soggiorno. Art. 11 Le Associazioni declinano ogni responsabilità per eventuali smarrimenti, ritardi postali od altro. Art.12 Gli elaborati, anche se non premiati, non saranno restituiti. Art.13 I partecipanti non potranno vantare diritti nei confronti di organizzatori e patrocinanti in caso di riprese radiofoniche, televisive o registrazioni, anche se parziali, di parte delle esecuzioni. Art.14 L’autore (poesia e canzone) è responsabile di quanto è contenuto nei propri elaborati. Art.15 Le poesie ed i testi delle canzoni saranno inserite in un volume che verrà distribuiti agli autori, Enti, biblioteche, ecc. Art. 16 Le Associaioni tratteranno i dati personali ai sensi della Legge 675/96 e successive modifiche ed integrazioni.

Art.2 Il concorso comprende due sezioni a) poesia b) canzone. Si può partecipare con un massimo di tre poesie e/o canzone, edita o inedita, a tema dedicati ai Monti Sicani. Per i non iscritti alle due associazioni, si chiede un contributo di € 20,00 (euro venti) per preparare le locandine, spese giuria, pubblicazione volume, ecc. Non possono partecipare le poesie o canzoni prime classificate in altri Concorsi. Art.3 Le poesie (in sei copie cartacee) e le canzoni (registrate su o CD con allegate copie della composizione poetica e, se possibile, eventuale partitura musicale), dovranno pervenire entro il 10 giugno 2010 inviandole per posta a. Associazione culturale “Orizzonti Sicani”, presso via Torre normanna 26 – 90030 Castronovo di Sicilia (Pa). Art. 4 La poesia e/o la canzone dovranno essere dattiloscritte, senza correzioni, in fogli formato A4 (senza alcun dato di riconoscimento) e corredate dell’unita scheda di partecipazione che verrà inserita in una ulteriore busta chiusa, senza elementi di identificazione, con un breve curriculum. Art. 5 La canzone registrata, come detto, dovrà contenere soltanto il titolo della composizione ed essere anonima e dovrà inoltre essere allegata la scheda di partecipazione. Art.6 La Commissione Giudicatrice è formata da letterati ed esperti, scelti da quest’Associazione ed il giudizio sarà inappellabile. Art.7 I primi tre classificati del concorso di poesia siciliana ed i primi tre classificati per la canzone riceveranno

22


SPORT

ALTA SCUOLA EQUESTRE:

L’AMICIZIA TRA CAVALLO E CAVALIERE La disciplina è il principio fondante dell’Aiase, che ha come obiettivi lo sviluppo equestre e l’attenzione al benessere del cavallo

L di

Onofrio Maria Carruba Toscano (fondatore dell’Aiase)

La Sicilia ancora una volta è protagonista dello sviluppo equestre e dell’attenzione al benessere del cavallo con l’interesse al suo corretto addestramento,privo di mezzi coercitivi e di violenza. Questi sono i principi fondanti dell’Aiase – Accademia Italiana Alta Scuola Equestre -,nata nel 2009,fondata dal duca Onofrio Maria CarrubaToscano e riconosciuta dal Consiglio d’Europa. L’Aiase,quindi,riprende e inizia un lungo cammino storico, culturale, sociale e sportivo con l’interesse alla divulgazione e alla pratica dell’Alta Scuola Equestre Italiana, rifacendosi ed ispirandosi totalmente alla gloriosa e antica Accademia Napoletana del 1500.

Il panorama equestre nazionale è sempre più in declino per la scarsa attenzione nella preparazione dei cavalli alle discipline equestri del salto, dressage, attacchi ed endurance, preferendo all’impegno e cura dell’addestramento dei cavalli,l’acquisto di soggetti allevati e addestrati all’estero,svalutando,quindi,le capacità e il talento delle varie razze del Cavallo da Sella Italiano S.I. Al cavallo oggi è solo concesso saltare, galoppare, trottare o addirittura compiere gesti che nulla hanno di naturale, ma realizzati spesso con costrizione e sottomissione, senza tenere conto della sua straordinaria capacità collaborativa.

Onofrio Carruba Toscano, Valentino Mauro, Francesco Mistretta, Giuseppe Macaluso L’Aiase, pertanto, intende riconsegnare sia al cavallo che ad ogni singolo cavaliere quella giusta dignità che meritano e che li ha resi amici sin da tempi lontani. Dal 9 all’11 aprile l’Aiase è stata a Roma Cavalli con un proprio Stand nel Padiglione 7 riservato ad enti e istituzioni, per divulgare l’interesse al ripristino di tutti quei processi formativi, educativi sociali e sportivi che hanno reso in passato l’Italia “Terra di Grandi Cavalli e Cavalieri”. La sede generale dell’Aiase, a Villafra-

ti, è stata nel solo mese di marzo meta di incontri di cavalieri e amazzoni provenienti da molte parti d’Europa e l’interesse verso l’Alta Scuola Equestre è in continua crescita con particolare attenzione alla Formazione. In maggio, luglio e agosto si terranno, infatti, i corsi di Addestratore ufficiale di 1° livello diAlta Scuola Equestre,primi e unici al mondo e relativi all’Arte Equestre Italiana,con cavalieri e amazzoni provenienti da molte regioni italiane e da tutta Europa. Per maggiori informazioni www.aiase.it. •


JAZZ MUSICA

FICUZZA

SUONA IL JAZZ

LA PICCOLA FRAZIONE DI CORLEONE DAL 2003 OSPITA IL “J&B SUMMER FESTIVAL” CHE QUEST’ANNO HAAVUTO UN’APPENDICE INVERNALE CON IL “WINTER CLUB”. CURATORE DELL’INIZIATIVA È ANTONIO MACALUSO

Alessandro Presti

D

di

Salvo Butera

al 2003 il jazz ha preso residenza a Ficuzza. È lì all’Antica Stazione della piccola frazione di Corleone che ogni anno si svolge la rassegna estiva “Ficuzza J&B Summer Fest” che con la prossima (nel periodo di luglio-agosto) giunge all’ottava edizione. E da quest’anno è arrivata una novità: il “Winter club”, un esperimento che ha allargato la positiva esperienza all’inverno. In entrambi i casi il direttore artistico e promotore dell’iniziativa è il godranese jazzofilo (e «musicante», come si definisce lui) Antonio Macaluso. Come nasce questa scommessa? «Dalla mia passione e dall’aper-

tura mentale del locale Antica stazione. Un festival che ha permesso di rilanciare un luogo piccolo come Ficuzza». Le più grandi soddisfazioni? «Aver dato spazio a musicisti siciliani in un contesto non canonico. È un luogo pensato un po’ all’americana, dove la musica interagisce col pubblico in maniera più diretta. Fra l’altro, il jazz siciliano è molto apprezzato e il pubblico di questa musica è molto informato e si rende conto che il nostro non è un jazz di scarto». Possiamo citare alcuni musicisti che sono passati da Ficuzza? «Penso per esempio a Orazio Maugeri, ma anche a tanti giovani di cui sentiremo parlare in

futuro: Sade Mangiaracina, Laura Lala, Alessandro Presti, Seby Burgio, Claudio Guarcello, Carla Restivo». Riuscite a fare questo con lo sole vostre forze? «Esatto, il Ficuzza J&B non è sostenuto da enti pubblici». Quali difficoltà avete incontrato a organizzare questo festival? «Mantenere un livello elevato non è sempre stato facile». Punti di forza, invece? «Aver coniugato la buona musica con la buona cucina e il buon bere». Propositi per il futuro? «Fare un salto di qualità invitando musicisti di calibro internazionale». •

Sade Mangiaracina

Carla Restivo

Claudio Cusmano

Seby Burgio

Laura Lala

24


Z

NEWS

MARINEO, BANDITO

IL PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA Aperte le iscrizioni alla XXXVI edizione del Premio internazionale di poesia “Città di Marineo”, bandito dalla Fondazione Culturale “Gioacchino Arnone”, in collaborazione con il Circolo Culturale di Marineo. Il concorso si articola in quattro sezioni: poesia in lingua italiana edita, poesia in lingua siciliana inedita, poesia in lingua siciliana edita e sezione speciale internazionale. Sono ammesse sia le raccolte edite dall’1 gennaio 2009 al 31 marzo 2010 che le singole poesie dialettali inedite. Le opere concorrenti dovranno essere inviate in dodici copie, unitamente ad una scheda contenente i dati anagrafici e recapiti postali e telefonici dei poeti. Una sezione speciale sarà dedicata alle opere straniere tradotte in lingua italiana. Le poesie vanno inviate, entro il 10 maggio, alla segreteria delle Fondazioni Culturali “G.Arnone“, piazza della Repubblica 20,

90035 Marineo. E-mail: info@fondazionearnone.it. La cerimonia di premiazione si svolgerà nella piazza del castello di Marineo domenica 5 settembre. • (Nella foto la scorsa edizione del concorso con il presidente della Provincia che consegna il premio speciale al giornalista Aldo Forbice)

CAMMARATA, GODRANO, MISILMERI E MUSSOMELI

ALLE ELEZIONI

Maggio sarà un mese dedicato alla campagna elettorale e alle votazioni anche sui Monti Sicani e nei dintorni. Le amministrative del 30 e 31 maggio si terranno, infatti, anche a Cammarata, Godrano, Mussomeli (dove il primo cittadino è xstato sfiduciato) e nella circoscrizione di Portella di Mare di Misilmeri. A Cammarata si vota col maggioritario (15 da consiglieri da eleggere) e con lo stesso metodo a Godrano (12 consiglieri). Si voterà col proporzionale a Mussomeli (20 consiglieri), e Misilmeri (20 consiglieri). Nei Comuni nei quali si voterà con il sistema elettorale proporzionale l’eventuale ballottaggio si terrà il 13 e il 14 giugno. •

SENTENZA CGA ANDREA MANNINA NUOVO SINDACO DI VENTIMIGLIA DI SICILIA. ECCO LA GIUNTA In seguito al riconteggio dei voti (e dopo un lungo iter alTar prima e al Cga dopo) Ventimiglia di Sicilia ha cambiato sindaco. Il primo cittadino, adesso, è Andrea Mannina (nella foto) che prende il posto di Andrea Pagano. I due erano finiti in parità (759 voti) alle elezioni, poi al ballottaggio Pagano aveva superato Mannina di 53 voti. Ma secondo Mannina c’erano state irregolarità nel conteggio dei voti e quindi è stato fatto un ricorso al Tar Sicilia che, però, dopo qualche mese è stato respinto per «difetto di notifica». Il nuovo ricorso presentato al Cga, invece, ha ribaltato le elezioni. Così, per i prossimi tre anni (due nel frattempo sono già trascorsi) il sindaco di Ventimiglia sarà dunque Mannina.

Intanto, il neoprimocittadino ha già nominato la giunta comunale: Antonio Cecala, 41 anni, sarà vicesindaco con delega a personale, edilizia, igiene, sanità, commercio, tutela dell’ambiente, politiche del lavoro, legalità. Antonio Assolvi, 34 anni, si occuperà di pubblica istruzione, agricoltura, attività culturali, sviluppo urbano, diritti umani, fondi europei. Giuseppe Alonge, 30 anni, sarà assessore a turismo, spettacolo, programmazione economica e comunitaria, cooperazione e imprenditoria. Salvatore Milianta,44 anni,seguirà urbanistica, sport, servizi a rete, infrastrutture, protezione civile, politiche giovanili. Rimangono al sindaco le deleghe per bilancio, tributi, servizi sociali e lavori pubblici. •


TRADIZIONI

IVIAGGIDELDOLORE

DEL SABATO SANTOAVICARI SUGGESTIVA PROCESSIONE CHE INIZIA ALLE SEI DEL MATTINO E CHE COINVOLGE LE CONGREGAZIONI RELIGIOSE DEL PAESINO. I DEVOTI SI RECANO IN CHIESA IN GINOCCHIO COL CAPO CINTO DA UNA CORONA INTRECCIATA DI SALICE E AL COLLO IL LIBANO, CORDA ANNODATA COME UN “CAPPIO”

L

di

Sara Favarò

a sera del Venerdì Santo una fila interminabile di uomini, donne e bambini partecipano ad una suggestiva processione. I simulacri diventano per i credenti persone vive e il dolore di duemila anni prima riappare, vivido, a straziarne i cuori. E ora, Sabato Santo, la Madre e il Figlio, nella chiesa di San Vito, stanno a fianco e la porta si apre in continuazione per accogliere i devoti che in “visita di morto” porgono ossequio al sacrificio ed all’afflizione. Ma il cordoglio più grande sembra scaturire proprio dai “Viaggi” che coinvolgono tutte le congregazioni religiose del paesino. Alle sei e mezza del mattino, nello spiazzo antistante la Matrice, si raduna la prima, quella dei Mastri. Dopo un’ora è il turno dei Sacramentini, poi delle Anime Sante e poi ancora del Terzo Ordine dei Francescani. Queste due ultime si radunano, però, davanti un’altra chiesa, detta del Convento. Alle sette in punto un suono di tromba taglia la tela di silenzio

che avvolge la fredda mattina e mentre una marcia funebre innalza la preghiera al cielo, il corteo si avvia verso la chiesa di San Vito. In testa un drappo bianco, simbolo della passione, pende da una pesante croce di legno sorretta con gran devozione, a turno, da uno dei tanti confratelli che la seguono disponendosi in due file parallele. Sopra l’abito scuro, d’uopo in caso di lutto, l’abitino, in pratica lo stemma della confraternita, il capo cinto da una corona intrecciata di salice e al collo il libano, robusta corda che pende a mo’ di cappio. Tutti zitti innanzi alla passione che attraversa le strade, solo alle note musicali è consentito dare voce al dolore. Giunti nella chiesa di San Vito, mentre il capo fila depone la croce ai piedi dell’Addolorata, un altro stende un lungo tappeto dall’ingresso della chiesa fino ai piedi del Cristo morto. Il priore della congregazione, seguito da tutti gli altri, percorre in ginocchio il lungo corridoio che conduce all’altare maggiore. Riverenza e contrizione trovano

26


DIU VI SALVI REGGINA E MATRI ADDULURATA VI SIA RACCUMANNATA CHIST’ARMA MIA. ‘NA GRAZZIA IÒ VURRIA VURRIA STU CORI ‘NGRATU FIRUTU E TRAPASSATU DI LA SO SPATA. LA ME VITA PASSAU TRA TANTI GRAN PICCATI PI GRAZZIA PRIATICCI A VOSTRU FIGGHIU. connubio in un’antica usanza: ad ogni ginocchiata fa eco il rumore del libano percosso da ogni confratello sulle proprie spalle. Un bacio alle piaghe del Salvatore morto e il segno della croce accompagna l’alzata da terra dei penitenti che, prima di andare via, s’inchinano innanzi alla Madonna, baciandole con la mano i nudi piedi. Quando arrivano i confratelli nella chiesa di San Vito, le suore oppure un gruppo di fedeli cantano il “Batter Matri” denominazione sicilianizzata del canto latino “Stabat Mater” e, alternativamente, la Salve Regina del rosario all’Addolorata, in siciliano. L’ultimo “Viaggio”, a mezzogiorno, è quello dell’Associazione Cattolica, congiuntamente alle consorelle della confraternita dell’Addolorata. Calata della tela Prima della riforma liturgica del 1966 le celebrazioni avvenivano in latino, dopo quella data la Chiesa ha ripristinato le celebrazioni nelle lingue originali, mantenendo la possibilità, in tutto il mondo, a discrezione

A NUI RATI CUNSIGGHIU PUTURI CUNTIMPALARI LI VOSTRI PENI AMARI OH MATRI AFFLITTA. quella di San Vito e poi alla Matrice. Mentre nella prima chiesa il segnale della resurrezione era dato da campanelli, che tintinnavano all’interno della chiesa, alla Matrice l’annunzio era dato dalle campane esterne, di modo che tutto il paese ne fosse partecipe. Le campane venivano così “liberate” dopo che erano state sottoposte al rito della legatura dei batacchi. Ultimate le funzioni, il popolo si dava un gran da fare per interpretare i segni delle due calate di tela. Chiaramente la speranza era che fossero cadute entrambe ben dritte ma, in caso di discordanza, prevaleva la divinazione della tela della chiesa madre. Fino agli anni ‘50 la celebrazione della Pasqua avveniva il sabato mattina perché tutte le celebrazioni eucaristiche si svolgevano solo di mattina, in seguito papa Pio XII diede la possibilità di celebrare le funzioni anche in altri orari. •

dell’Ordinario del luogo (Vescovo locale) di potere celebrare in latino. Per quanto attiene le ritualità connesse al rito pasquale, mentre fino al 1966 era obbligatorio coprire le immagini sacre nelle Chiese, dopo è divenuto facoltativo. Le immagini erano scoperte il Sabato Santo prima della Veglia Pasquale. La calata della tela consisteva nell’abbassare un pesante drappo che copriva l’altare principale. Due uomini si ponevano ai lati dell’ara e, quando le campane suonavano per annunciare la resurrezione, entrambi liberavano le corde che tenevano la tela. Se questa cadeva dritta, i contadini vedevano in essa la predizione per l’anno futuro che sarebbe stato prospero, se cadeva storta ritenevano che fosse un segnale di Dio per avvertirli che l’annata non sarebbe stata buona. A Vicari, fino agli inizi degli anni Settanta, la cerimonia si svolgeva in due chiese, prima in

27

AHIMÈ QUANTA MINNITTA AHIMÈ C’HAIU PICCATU E PURU HAIU OLTRAGGIATU Ô NAZZARENU. IÒ CHIANCIU E VEGNU MENU C’UN POZZA MAI CISSARI IÒ STISSU LACRIMARI A LI ME ERRURA. STU CORI CU DULURI SPIZZATIMILLU VUI PICCARI ‘UN VOGGHIU CHIUI CHIUTTOSTU MORTU. A MIA RATI CUNFORTU SINU ALL’URTIMA AGONIA E COMU MATRI MIA NUN MI LASSATI. CHIST’ARMA MIA PURTATI A LI CELI GLURIUSA BEDDA MATRI AMURUSA ETERNAMENTE. LI CELI SU’ CUNTENTI CHIST’ARMA QUANNU ARRIVA VIVA LA MATRI VIVA L’ADDULURATA.

(Tratto dal libro di Sara Favarò “Pasqua dalla terra il cielo – simboli, numeri, misteri, preghiere e riti popolari in Sicilia”, Le Nove Muse Editrice, Catania 2007).


ISOLA DEI TESORI

Itinerari di SICILIANTICA a cura della sezione di Castronovo-Cammarata-San Giovanni Gemini

QUANDO NON C’ERA

IL FREEZER…

FINO ALLA SECONDA METÀ DELL’OTTOCENTO PER CONSERVARE NEVE E GHIACCIO, CHE NON POTEVANO ESSERE PRODOTTI ARTIFICIALMENTE COME OGGI, SI USAVANO LE “NEVIERE”. SU MONTE CAMMARATA SE NE TROVAVANO UNA QUINDICINA E ALCUNE DI QUESTE SONO ANCORA OGGI VISIBILI. DIETRO UNA COPPA DI GELATO C’ERA QUINDI IL DURO LAVORO DI UN’INTERA STAGIONE INVERNALE

Una “neviera” su Monte Cammarata

S

di

Massimo Rotolo conseguente conservazione, fu un’attività molto praticata che si protrasse fino alla seconda metà dell’Ottocento quando si cominciò a produrre il ghiaccio artificialmente. Prima di allora erano le cime più alte ad assolvere a tale compito. Monte Cammarata e le Madonie svolsero, dunque, per la Sicilia Occidentale, lo stesso ruolo che l’Etna svolse per la Sicilia orientale: ac-

ono molteplici le teorie atte a dimostrare le origini del gelato artigianale: alcune fantasiose, altre supportate da testimonianze di reperti archeologici ritrovati in scavi recenti che dimostrano come l’uomo, già nell’antichità, avesse scoperto il modo di conservare la neve e il ghiaccio. La loro raccolta e

28

cumulare neve e conservarla per servirsene durante i mesi estivi. Nei periodi in cui le nevicate scarseggiavano, solo tali cime, in Sicilia, potevano assicurarne l’approvvigionamento. L’ambiente destinato alla conservazione della neve era costituito da un’architettura semplice ma efficace ed era basata su una forma in genere circolare, soprannominata in dialetto “fossa” o “nivera”.


Scavata nel terreno o nella roccia, veniva spesso rinforzata da muri perimetrali in pietra a secco e posta in zone sottovento, sia rispetto al maestrale che al grecale per sfruttare i nevai più consistenti che si erano formati durante le precipitazioni. A corredo delle neviere vi erano altre architetture altrettanto semplici: delle sorte di piccole casupole, anch’esse costruite in pietra a secco, che servivano come riparo per i custodi e come ricovero per gli attrezzi da lavoro. La neve che si accumulava in maniera naturale, aveva una consistenza diversa rispetto a quella raccolta dall’uomo nelle neviere in quanto essa, veniva raccolta e compressa (“ammataffata”) e poi successivamente coperta per essere protetta dal sole e dalla pioggia, mentre la neve che si accumulava in maniera naturale, non essendo compressa, presentava un aspetto più poroso e inoltre, con l’avanzare dell’estate, non essendo protetta si scioglieva più facilmente. Preparata la nivera, bisognava at-

Monte Cammarata erano di proprietà dei feudatari della zona. La loro attività era data in affitto (“gabella”) o subaffitto tramite la formula dei contratti agricoli. Gli operai addetti a questa attività percepivano salari molto bassi e solitamente il loro periodo lavorativo era molto breve, in quanto si svolgeva per lo più durante le nevicate e al momento della vendita. Quest’ultima era di pertinenza dell’affittuario delle neviere o gabelloto che si occupava anche della vendita diretta, attività che si svolgeva, di solito, in giro per i paesi a contattare gli amministratori che, se interessati all’acquisto, formulavano la loro offerta e, concluso l’affare, stipulavano il contratto dinanzi a un notaio. In alcuni casi, venditore e compratore potevano agire mediante procura. Una clausola ricorrente in questo tipo di contratto di fornitura, era quella che impegnava i fornitori a non far mancare la neve nel periodo di tempo stabilito, in tal caso, erano previste delle more altissime.

tendere le nevicate per raccoglierla e conservarla. La neve veniva raccolta fino a quando le neviere non si colmavano, dopodichè bisognava coprirla con uno strato di paglia e poi “frasche” di basilico, ampelodesma o ramaglia sistemata a gronda, per evitare che il vento, la portasse via o che il sole e la pioggia la sciogliessero. Finché la struttura non era piena, occorreva provvedere a una copertura provvisoria facile da togliere. Periodicamente gli addetti andavano a controllare (“riscediri”) lo stato di conservazione e questo per due motivi fondamentali: per rivoltare la paglia, cioè per riportare in superficie la paglia umida ed evitare quindi il contatto con la neve e per assicurarsi che non si fossero formate buche a causa dello scioglimento della neve stessa. In tal caso con l’aiuto di lunghi bastoni bisognava otturarle per evitare il contatto con l’aria che avrebbe accelerato il processo di scioglimento. Le principali neviere ricadenti su

L’unità di misura della neve era il cosiddetto “carico”, ovvero due blocchi di neve ghiacciata, ciascuno dei quali pesava un “cantaro” (circa 100 kg) al momento della vendita. Il trasporto via terra avveniva a dorso di muli che erano gli unici mezzi in grado di trasportare carichi di questo tipo dalle cime dei monti fino a destinazione. Per il trasporto, i blocchi di ghiaccio, venivano avvolti ancora in strati di paglia, che fungevano da isolante, così da formare dei rotoli. Tra le quindici strutture contate un tempo su Monte Cammarata ne rimangono ancora oggi molte, alcune ben conservate, altre di cui si riesce a leggere solamente la morfologia del sito nel quale sorgevano. È incredibile pensare che una coppa di gelato, gustata in una torrida serata estiva, magari su una terrazza di una città di mare, era frutto del lavoro di tutta un’annata dei nevaioli cammaratesi che, instancabili, a fine stagione ripulivano la neviera, preparandola così ad accogliere neve fresca. •

L’UNITÀ DI MISURA DELLA NEVE ERA IL COSIDDETTO “CARICO”, OVVERO DUE BLOCCHI DI NEVE GHIACCIATA, CIASCUNO DEI QUALI PESAVA UN “CANTARO” (CIRCA 100 KG) AL MOMENTO DELLA VENDITA

29


INCHIESTA SUL PASSATO

UNA CHIESA EDIFICATA

?

DAI CASTRONOVESIALERCARA? SECONDO LO STUDIO ELABORATO DA DANILO CARUSO LA CHIESA DI SAN MATTEO IN REALTÀ SAREBBE STATA DEDICATA IN PRECEDENZA ALLE ANIME DEL PURGATORIO E SAREBBE STATA EDIFICATA DA UN GRUPPO DI CASTRONOVESI RESIDENTI A LERCARA

L’

di

Danilo Caruso

odierna chiesa di san Matteo a Lercara Friddi, il Santissimo Crocifisso ligneo ivi venerato e la sua relativa festività di settembre mostrano complessivamente preponderanti segmenti di dna castronovese che non sono stati messi in luce sino ad ora: l’erezione di questa chiesa, l’acquisizione del simulacro (ben più di quanto faccia intendere il vecchio racconto tramandatoci) ed il suo festeggiamento sarebbero risultato di portati castronovesi. Nella Matrice di Castronovo di Sicilia si trova tra i vari altari uno dedicato alle anime del purgatorio che è sormontato da una scritta: «Salubris est / cogitatio / pro defuntis / exorare» («Pregare in suffragio dei defunti è un pensiero utile»). Nell’altare maggiore c’è il simulacro del Santissimo Crocifisso: la statua lignea è del 1301, e viene condotta in processione durante il festeggiamento (in cui aveva luogo pure una fiera di animali) del 3 maggio, giorno della tradizionale festa del rinvenimento della Santa Croce da parte di Sant’Elena sul Golgota (Castronovo ne conserva una reliquia). Il “tre maggio” era nato come principale momento celebrativo reli-

30

gioso. Sempre in quel Comune, nel convento dei cappuccini, c’è pure un dipinto che raffigura san Francesco che intercede presso la Madonna e Gesù Bambino per far liberare delle anime purganti. Non va, infine, trascurato che esisteva una confraternita castronovese delle anime sante. A metà Seicento un quarto dei gruppi residenti – netta maggioranza relativa – a Lercara era di origine castronovese e ce n’erano pure alcuni racalmutesi (cosa da tener presente per capire poi meglio). In più le dichiarazioni dei redditi per il 1651 attestano che nella prima metà di quel secolo c’era stato a Lercara un sacerdote venuto da Castronovo. I “Capitoli della venerabile unione delle anime sante del Purgatorio” (opuscolo stampato a Lercara nel 1889) contengono utilissime informazioni. Questa confraternita lercarese si costituì «il quattordici maggio 1676» presso la Chiesa della Madonna del Rosario (allora «maggior Chiesa di questa terra») eleggendo come «Protettrice la SS. Croce di nostro Signor Gesù fonte d’ogni bene, e causa di tutte le grazie» nella speranza che (come poi avvenne) «s’edificherà la Chiesa propria dell’anime del Santo Purgatorio». Giuseppe Blasco Scam-


? Il Santissimo Crocifisso

La tela “Il sacrificio di Cristo”

La tela “San Gregori

o”

riodo era tenuta da Ercole Carretto (a cui può darsi abbia collaboracati / Maccabei capitolo 2»). Sei macca (di Matteo), signore di Ler(provenuto da famiglia che risieto con qualche finanziamento). Il anni fa una mia ricerca nell’Arcara, dal 1668 al 1716, che fece deva a Castronovo). Propendo a simulacro del Crocifisso all’inchivio parrocchiale sui “libri de«una donazione dell’augustosisritenere che verosimilmente quei terno della chiesa (restaurato nel functorum” mi diede la possibisimo Legno della Santa Croce Racalmutesi venuti ad abitare a 2007-8) potrebbe essere datato lità di notare un’altalena di modi alla Matrice Chiesa», vi è definito Lercara sopra menzionati abbiaalla seconda metà del ’600, e proper indicare la chiesa di san Mat«fondatore della Congregaziono portato qui notizia di quebabilmente il suo impianto nelteo (vidi che era già esistente nel ne»: ma quando si puntualizza st’ultima storia, la quale è stata ril’altare è contemporaneo al sor1687). Quest’alternarsi ci fa inche costui fece sì che «quella presa e sovrapposta al Crocifisso. gere di questo. Da antica data si tuire qualcosa: il ruolo di Giucongregazione che milita sotto la A mio avviso non è possibile actramanda che questo Crocifisso seppe Blasco Scammacca in tutCroce fondata in secreto si facogliere la storicità di un sucfosse destinato a Castronovo di Sita la storia potrebbe essere solo cesse palese a tutti con ridursi in cessivo racconto clonato così cilia e che durante il suo tragitto esteriore e di formalità istituziosocietà» si capisce maggiormente platealmente. Una mia parte in qualche modo restasse a Lernale e sovrapporsi ad un sostrae chiaramente che quell’appeld’analisi un po’ freudiana vede in cara durante una movimentata vito preesistente: ad altri si attaglia lativo è solo d’occasione (formale questo similare, ritenuto invencenda tra Lercaresi e Castronovesi la chiesa con quei connotati, lui ed istituzionale) e che la costitato, per il Crocifisso lercarese una che disputavano su un presunto come intermediario pubblico tuzione non ufficiale di quelrielaborazione l’associazione relidella realtà di giosa era una realtà LA VICENDA SI INTRECCIA CON LE LEGGENDE tensione, tra lo precedente la sua DELLA MADONNA DI RACALMUTO E DEL SANTISSIMO CROCIFISSO DI LERCARA, Scammacca e la azione. Gli oriundi SIMULACRI ENTRAMBI CONTESI CON CASTRONOVO DI SICILIA confraternita, di castronovesi indiziacui si è fatta ipoti principali come tesi. Per concludere è da dirsi che miracolo. I primi ritenevano che possibilmente vi vuole forse lacomponenti e promotori (per lo schema castronovese per la ceil non riuscire a spostarlo fosse sciare un segno con l’intitolazioquanto detto prima), ed i loro dilebrazione del Santissimo Crocimanifestazione di una volontà dine a san Matteo in memoria del scendenti, nel loro insieme ed alfisso è stato ricalcato a Lercara: in vina che lo voleva far rimanere, padre, però questa volontà si cuni in particolare, erano in grapassato la prima domenica di setgli altri volevano portarselo. Alla scontrerebbe con quella dei prodo di promuovere l’erezione deltembre c’erano la fiera e la parfine i Castronovesi – si racconta motori e ne verrebbe fuori un’alla chiesa di san Matteo e di orte religiosa (in origine la proces– riuscirono a portarsi solo la crotalena di incertezza a livello di dedinare successivamente un Crosione si svolgeva il primo lunedì ce (andata distrutta) e non pure il nominazione. La chiesa fu sede cifisso ligneo. Nella chiesa sopra dopo la Commemorazione dei Cristo Crocifisso. Questa narradella parrocchia a Lercara nell’altare maggiore c’è una scritta defunti), oggi tutto ciò avviene rizione ricalca quella ambientata l’attesa dell’erezione del Duomo simile a quella menzionata rispettivamente il 18 ed il 19 setnel 1503 a Racalmuto dove una (i cui lavori si realizzarono nel peguardo a Castronovo: «Salvbris tembre. La serie di coincidenze Madonna marmorea (detta poi riodo 1702-21): ciò può essere un est / pro defvnctis exorare / vt a che ho portato alla luce non si del Monte) diretta ugualmente a indice di come Giuseppe Blasco peccatis / solvantvr / Mach. cap. spiega se non sulla base della mia Castronovo subì analoga sorte: la Scammacca si sia potuto e volu2» («Pregare in suffragio dei detesi di partenza. • signoria di Racalmuto in quel peto intrufolare in una cosa non sua funti è utile per liberarli dai pec-

31


TAVOLA e TRADIZIONE RESORT

Sfince, peccato… NON MANGIARLE

R

DI ORIGINEANTICHISSIMA, QUESTO PRELIBATO DOLCE, DIFFUSO IN TUTTA LASICILIA, È LEGATO IN PARTICOLAREAL NOME DI SAN GIUSEPPE. NE ESISTONO VARIE FORME E MOLTEPLICI RICETTE E OGNI DONNAHAQUELLA… GIUSTA di

Mario Liberto

eligiosità e folklore, la sapiente mistura tutta siciliana obbliga i praticanti della religione cristiana a preparare delle particolari leccornie per tutte le occasioni festaiole. Retaggio sicuramente riconducibile a culture arcaiche, soprattutto d’origine ellenica ed ebrea. Ad esempio, per Santa Lucia, il non mangiar cuccia poteva cagionare la perdita della vista. Pertanto, il calendario liturgico, tra divieti e obblighi, risultava un ricettario a cui tutti dovevano attenersi per guadagnarsi la serenità terrena e preparasi quella in Paradiso. Il padre putativo di Gesù, San Giuseppe, si onora con il pane votivo, con gli innumerevoli piatti di verdure, (100 a Salemi, 20 a Chiusa Sclafani, 13 a Castronovo di Sicilia, ecc.), la pignoccata e

dolci di farina fritti nell’olio, le nostre antesignane sfinci. La ricorrenza del 19 marzo festa di San Giuseppe ha assorbito i due coincidenti festeggiamenti. Le sfinci sono rimaste nella nostra tradizione come dolce tipico e come simbolo di festa del Santo protettore degli umili; come semplici sono i suoi ingredienti: farina, acqua e olio extravergine, zucchero e cannella. Naturalmente l’estro dei pasticcieri, l’abilità delle suore dei monasteri e soprattutto la nuova tecnologia hanno trasformato questa semplice frittella in un dolce prelibato, arricchendolo di altri componenti e di tecniche di preparazione. Esistono diverse tipologie di sfince. Ci sono quelle che, grazie alla sofficità, consentono di essere riempite di crema di ricotta e decorate con frutta candita. Poi quella di patate, “di prescia”, cioè sbrigative, di pasta, sfinci fra-

l’insostituibile sfincia. La sfincia, quindi, è il dolce per antonomasia di S. Giuseppe. Pare che questa piccola pasta sia la ghiottoneria più antica della storia dell’umanità. Camuffata con il nome di frittella la troviamo in centinaia di pagine della Bibbia, del Corano e di vari libri storici e religiosi. La sua origine è persiana. Di lì, si è diffusa in tutto l’Oriente. Paste azzime, più o meno lievitate, dolce o salate, ma, comunque, sfinci. L’origine di questa squisitezza pare che risalga alla festa in onore di Demetra, divinità greca delle messi e a Liber Pater, Padre Libero, dio romano della famiglia e della fecondità dell’uomo e della terra. In entrambe le ricorrenze, mentre bruciavano grandi falò simboleggianti l’allontanamento dell’inverno e dei suoi rigori e l’arrivo della primavera vivificatrice, venivano offerti agli astanti pani e

32

rici, cioè sforme, di riso. Le sfince non sono tutte eguali. Ogni donna ha la sua ricetta e ritiene che sia la vera, unica e sola. Non chiedete mai le modalità di preparazione perché non avrete risposta. Le più furbe, vi daranno il procedimento sbagliato. Non vi meravigliate! La sfincia nel mondo femminile è una cosa seria! Tecniche e accorgimenti che si tramandano da madre in figlia attraverso quel famoso testamento culinario costituito dai vecchi ed imbrattati quaderni, abbelliti da medaglie d’olio, o di chissà quale salsa. Oppure da laboratori familiari dove i saperi vengono tramandati in silenzio scanditi dal cioff, cioff, cioff della pasta che sbatte velocemente e inarrestabile. «Mia figlia deve saper fare tutto….! compreso come si fanno le sfincie, naturalmente per deliziare suo marito». La tradizione vuole che le sfince


Sfinci di San Giuseppi

Sfinci di pasta

INGREDIENTI

INGREDIENTI • 1 kg di farina • 800 gr patate • 100 gr Sugna • 4 uova • un pizzico di sale • latte • 30 gr lievito di birra

• 1 litro di acqua • 225 gr di strutto • 600 gr di farina • 15 nova • 10 gr di sale • la buccia di un limone • crema di ricotta q.b. • scorza candita di arancia q.b. • cioccolato a granella q.b. • zucchero a velo

Le patate bollite e pelate si passano nello schiacciapatate; la farina si mette a monticello con incavo nella parte alta, dove si rompono le uova e si aggiunge la sugna. Si aggiungono inoltre le patate setacciate, un po’ di latte, un pizzico di sale e il lievito di birra. Il tutto viene impastato fino a che si ottiene una massa omogenea. Dall’impasto se ne prende una parte con la mano, si stringe e si fa uscire fra il pollice e l’indice con le estremità delle dita aderente al palmo della mano. Con un cucchiaio se ne prende una piccola porzione, che si butta nella padella in olio bollente. Si ripete l’operazione fino all’esaurimento dell’impasto. Quando le sfingi assumono il colore indorato, si prendono con la schiumarola e si mettono in un piatto concavo; dopo di che queste vengono trattate con miele sciolto e zucchero.

Porre in una casseruola l’acqua, lo strutto e il sale e, quando bolle, incorporare la farina facendola assorbire bene rimestando continuamente. Togliere dal fuoco e fare intiepidire continuando a mescolare. Incorporare uno alla volta le uova sempre mescolando fino a quando la pasta forma delle bolle. Con un cucchiaio da tavola far cadere in una padella con olio e strutto caldi il composto e friggere a fuoco moderato. Far raffreddare, farcire e ricoprire con crema di ricotta piazzando su ciascuna «sfincia» un filetto di scorzetta candita di arancia, cioccolato a granella e spolverare con zucchero a velo. DIFFICOLTÀ

DIFFICOLTÀ

siano preparate dalla suocera per esser date in omaggio alla nuora. I maligni sostengono che è un modo per addolcire i rapporti sempre tesi fra le due donne di famiglia, stracolme di gelosia. La sfincia appartiene anche ad un modo di essere o intendere. Il detto «Sfincia sfatta», sta per persona non affabile che accumula un notevole livello di appiccicosità che ricorda l’intossicazione e intolleranza alimentare. «Mi sentu ‘na sfincia» può avere due significati: sentirsi ammaccatu, malconcio, uno stato di lassismo, oppure, gonfia, bella, piena di orgoglio. Il senso naturalmente dipende da come è pronunciata l’espressione e a quale tipo di sfincia si fa riferimento. È preferibile nel secondo caso dire «Unchia comu ‘na sfincia», espressione popolare di soddisfazione. «Sfinci c’è!» è un’espressione per negar tutto.

Mentre, «Sfincia e sfungia», significa gonfia e sgonfia. «Jttari sfinci» vuole significare affaticarsi inutilmente o esageratamente. Ad una donna indaffarata non dite mai cosa c’è da mangiare perché risponderà «Sta sfincia». Sfince più o meno soffici, altre morbide, altre dolci, altre ancora sforme, comunque, sempre sfince sono. La sfincia dolce è conosciuta nella Sicilia Occidentale, mentre in quella Orientale, assume il nome di crispedda, la si trova anche salata, impastata con acciughe. Per la sfincia c’è una proliferazione annuale di sagre presenti in quasi tutti i comuni siciliani e in diversi periodi dell’anno. Chi predilige l’estate, altri l’inverno, altri ancora la primavera. Per farla breve, questa millenaria frittella addolcisce le feste dei popoli mediterranei da più di dieci secoli e nonostante tutto non è facile da rimpiazzare. •

33


GUSTO VALLEDOLMESE INCORONATO CAMPIONE MONDIALE A RIMINI La pizza valledolmese trionfa all’undicesimo campionato mondiale “Spigamica” organizzato dalla Federazione nazionale pizzaioli nell’ambito della Mostra internazionale dell’alimentazione che si è svolta a “Rimini Fiera”. Due delle quattro categorie in gara sono state vinte da Rosario Mulè, titolare a Valledolmo del ristorante e pizzeria

“Il girasole”. Si è piazzato al primo posto nella specialità “Kamuttpizza” e in quella “Classica tonda”. Hanno partecipato alla gara più di duecento concorrenti provenienti da tutta Italia, ma anche da Francia, Belgio, Spagna, Germania, Romania, Brasile e Marocco. Per un giorno intero si sono contesi la vittoria a colpi di pizza, tra panetti di pasta, salsa di pomodoro, mozzarella, teglie e forni, ognuno dando il meglio di sé per sfornare la pizza migliore della gara. •

CHE PIZZA! CHEF DI CACCAMO TERZO IN ITALIA NELLA CATEGORIA “SENZA GLUTINE” Domenico Sireci, pizzaiolo caccamese e chef Slow Food della condotta Caccamo Himera Monti Sicani, ha conquistato il terzo posto nella categoria «Pizza senza glutine» al sesto campionato nazionale di «Pizza al pesce» che si è disputato a Ca-

stata condita con prodotti del territorio quali il caprino morbido alla menta di San Calogero, la salsiccia pasqualora di Caccamo e gamberoni. Sireci ha conquistato anche il decimo posto nella categoria «Pizza classica». •

tania. La manifestazione, che premia la pizza di qualità ai sapori del mare, è stata organizzata dall’Api, l’Associazione pizzerie italiane, e ha visto la presenza di 180 pizzaioli provenienti da tutta Italia. La pizza vincitrice preparata da Sireci è

34

Profile for mr ocean

aaa  

ererrererxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

aaa  

ererrererxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

Profile for mrocean
Advertisement