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PERIODICO DI INFORMAZIONE CULTURALE POLITICA SINDACALE E SOCIALE

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ANNO VII MERCOLEDI’ 06 - 20 Luglio 2011 N. 168 -169

Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche

LA NUMERO 1

RIUNIONE ARAN DEL 7 LUgLIO 2011 “ATTO DI INDIRIZZO SULLE RELAZIONI SINDACALI NEL PUBBLICO IMPIEGO" ORA ANCHE I “DISPONIBILI” CISL, UIL, CONFSAL E UGL SI RENDONO CONTO CHE L’ACCORDO DEL 4 FEBBRAIO NON PORTA SOLDI NELLE TASCHE DEI LAVORATORI

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o i p p o d o r ume


flp news direttore: Marco Carlomagno direttore reSponSabile: Roberto Sperandini Comitato editoriale:

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Lauro Crispino, Roberto Sperandini, Vincenzo Patricelli Sito www.flp.it e-mail: flpnews@flp.it redazione: Via Roberto Bracco, 45 – 80133 Napoli redazione romana: Via Piave, 61 – 00187 Roma editore: flp – Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche registrazione tribunale di napoli n. 24 del 01.03.2004 Iscrizione al R.O.C. n. 12298 proGetto GrafiCo e impaGinazione: Chiara Sernia FLP News è un periodico gratuito di informazione culturale, politica, sindacale e sociale, dell’Associazione Sindacale FLP (Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche),che informa, tutela e assiste i lavoratori italiani. E’ diffuso in formato cartaceo e disponibile online. Può essere scaricato dal sito internet www.flp.it; in tale sito troverete anche informazioni aggiornate relative ai singoli settori sindacali, nonché tutte le indicazioni per iscriversi alla FLP.

IL PERIODICO DELLA FEDERAZIONE LAVORATORI PUBBLICI E FUNZIONI PUBBLICHE redazione romana : via piave, 61 -00187 roma TEL.1 0642000358 TEL.2 0642010899 FAx. 0642010628 e-mail: flpnews@flp.it

redazione Marco Carlomagno, Roberto Sperandini, Lauro Crispino, Vincenzo Patricelli Collaboratori: Gabriella Carlomagno, Nadia Carlomagno, Elio Di Grazia, Fabio Gigante, Claudio Imperatore, Dario Montalbetti, Elisabetta Pechini, Giancarlo Pittelli, Rinaldo Satolli, Pasquale Nardone, Ilaria Guadagno,

Chiunque può collaborare con la redazione, inviando notizie, commenti o articoli da pubblicare in formato Word, all’indirizzo e-mail: flpnews@flp.it

Fabio Tozzi, Piero Piazza, Raimondo Castellana, Maurizio Polselli

I contenuti espressi negli articoli firmati dai collaboratori, sia interni che esterni, sono da considerare opinioni personali degli autori che non impegnano pertanto la FLP.

Leonardo Bugiolacchi, Nora Capece, Marco Carlomagno, Vittorio

Comitato SCientifiCo Carlomagno, Amelia Crasta, Vincenzo Maria Cesaro, Stefano Dumontet, Ezio Ercole, Gennaro Ferrara, Lucilla Gatt, Riccardo Izzo, Gaetano Laghi,

associato USpi

Unione Stampa periodica italiana pubblicità FLP (Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche) Via Piave 61 00187 Roma Tel. 0642000358 Fax 0642010268 e-mail: flpnews@flp.it www.flp.it RICONOSCIMENTO DEL CREDITO D'IMPOSTA PER INVESTIMENTI IN CAMPAGNE PUBBLICITARIE LOCALIZZATE Grazie alla legge 289 e alla delibera CIPE successiva le imprese che incrementano i propri investimenti pubblicitari in campagne su mezzi locali certificati, anche per l’anno 2006, otterranno delle agevolazioni fiscali. Le informazioni e la modulistica per richiedere il credito d’imposta sono disponibili all'indirizzo dell’Agenzia delle Entrate: Http://www1.agenziaentrate.it/dre/abruzzo/cop/bonus_pubblicita.htm

Francesco Lambiase, Maria Luigia Melillo, Claudio Quintano,Mario Quinto, Antonio Scamardella, Concezio Ezio Sciarra, Maurizio Sibilio


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SOMMARIO l a numero

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RIUNIONE ARAN DEL 7 LUgLIO 2011

pUbbliCa amminiStrazione - La CSE entra nei comitati provinciali Inps

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7 8 - Passaggi Economici - Sala riunioni nuova, parole vecchie e vecchi inganni 9 aGenzie fiSCali :entrate 11 - Se questo è un piano aziendale..... - Sugli esperti l’Agenzia ritiene di non dover contatrattare 12 - Moltissimo bastone, poche e indigeste carote..... 13 Comparto miniSteri: difeSa 15 - Insoddisfacente risposta del Sottosegretario Cossiga 16 - L’Agenzia Industrie Difesa ha chiesto una proroga - Fus e coefficienti Fua 2011 17 - Nessuna novità sul fronte delle nuove scelte di riordino 18 Comparto miniSteri: eConomia e finanze - Vediamo se arrivati sui giornali si troverà una soluzione

Comparto miniSteri: baC - Sciopero generale della categoria

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- Riunione del Gruppo Tecnico ................

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dipartimento politiCHe preVidenziali e aSSiStenziali : - Inpdap dipartimento StUdi e leGiSlazione - Adeguamento e armonizzazione dei sistemi contabili

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i fatti VoStri: -Sistema di classificazione dei pazienti Rafaela

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non Solo arte - Giovanni Allevi

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notizie dal Canile - Adozioni urgenti

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KronoS - Lago di Garda

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anGolo del Vino - Io champagne retroSCena - Harry Potter a SCUola di CUCina - Ricette varie

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Riunione Aran del 7 luglio 2011 “ATTO DI INDIRIZZO SULLE RELAZIONI SINDACALI NEL PUBBLICO IMPIEGO" ORA ANCHE I “DISPONIBILI” CISL, UIL, CONFSAL E UGL SI RENDONO CONTO CHE L’ACCORDO DEL 4 FEBBRAIO NON PORTA SOLDI NELLE TASCHE DEI LAVORATORI

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resso l'Aran, si è svolto il previsto incontro fra l'Agenzia e le Confederazioni maggiormente rappresentative del Pubblico impiego, allo scopo di avviare le trattative per la definizione di un CCNQ in attuazione dell'art. 5 dell'Intesa separata Governo Sindacati del 4 febbraio 2011 (non firmata dalla CSE), sulle nuove relazioni sindacali nel pubblico Impiego. A tal proposito giova ricordare che con l'intesa sopra richiamata, il Governo si impegnava entro 15 giorni a emanare un atto di indirizzo verso l'Aran per la definizione di un nuovo sistema di relazioni sindacali che tenesse di conto del combinato disposto dell'accordo quadro sugli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009 e del decreto legislativo 150/2099. Tutti accordi, quelli richiamati, non firmati da CSE e da molte altre confederazioni sindacali in ragione del poderoso attacco vibrato dal Ministro Brunetta ai lavoratori pubblici e alla loro dignità con una serie di riforme attuate unilateralmente e che, di fatto, avevano cancellato anni di diritti, lotte sindacali e percorsi contrattuali definiti nel tempo. La finanziaria 2010 e quella attualmente in discussione alle Camere hanno fatto il resto, bloccando i contratti di lavoro ed il salario accessorio per un triennio ed oltre, ma ancor di più, dividendo profondamente il mondo sindacale nel pubblico impiego italiano fra “amici” e “nemici” di Brunetta e del Governo, in un gioco al massacro che ha indebolito solo i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali di fronte all'opinione pubblica. Con la presentazione da parte dell'Aran dell'Atto di indirizzo, ad oltre 5 mesi fuori tempo massimo dall'impegno preso con i fiduciosi firmatari dell'accordo del 4 febbraio, si è ulteriormente posto in tutta la sua evidenza il reale mutamento del quadro delle relazioni sindacali anche agli occhi dei più accaniti sostenitori della trattativa ad oltranza.

Il documento illustrato contiene le gabbie e le limitazioni proprie del decreto legislativo 150/2009, richiama accordi non siglati da tutti ma falliti nella loro intenzione pseudo riformatrice, riduce gli spazi di manovra del sindacato, già ulteriormente ridotti dal blocchi delle finanziarie. Poca, pochissima contrattazione – su cosa poi – tanta informazione molta della quale successiva e altro ancora che rimandiamo alla lettura dei colleghi avendo deciso, in ogni caso, di allegare il testo del documento. Così, persino i “disponibili”, cioè quei sindacati che hanno firmato tutti gli accordi con il governo e salvato sin qui il ministro Brunetta che altrimenti, vista anche la considerazione di cui gode all’interno del governo (praticamente pari a zero) sarebbe già caduto nell’oblio con tutta la sua finta riforma, hanno preso finalmente atto che l’atto di indirizzo non modifica le relazioni sindacali e soprattutto non porta soldi nelle tasche dei lavoratori. Hanno anche finalmente scoperto che la riforma Brunetta, con le divisioni in fasce (buoni, brutti e cattivi) dei lavoratori, non risponde a nessun criterio di ordine ma-

nageriale. Resta solo da capire (e da spiegare ai lavoratori, se ci riescono) perché hanno firmato l’accordo del 4 febbraio 2011 che ratifica l’uso delle fasce di merito anche se dal prossimo contratto e perché sino a oggi lo hanno contrabbandato come la manna dal cielo per i lavoratori pubblici, visto che ripropone pari pari quanto fissato dalla “riforma” governativa. La riunione di oggi è stata così caratterizzata da una strana, particolare, condivisione di massima da parte delle forze sociali della necessità di revisione dell'articolato che recuperi spazi di contrattazione per consentire, davvero, il dispiegarsi di relazioni sindacali con effetti concreti anche sul versante economico e su quello giuridico. Quindi, per CSE e FLP, no alle gabbie nelle quali racchiudere il confronto sui contratti nazionali di comparto e integrativi ma, prima, la verifica delle reali disponibilità e degli spazi da riempire con il confronto e, successivamente, l'avvio della fase negoziale che potrebbe anche portare ad un successivo percorso di revisione delle relazioni sindacali.


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Deve essere respinta, a parere di CSE e FLP, il tentativo da qualunque parte provenga, di esportare nel pubblico impiego il modello delle relazioni sindacali di cui all'accordo interconfederale sottoscritto recentemente per i lavoratori privati anche perché, al centro di quel sistema, sono presenti investimenti e interessi che ad oggi, nel settore pubblico, non esistono se non attraverso un “riutilizzo” del salario accessorio dei lavoratori che viene tolto, ridotto e riciclato senza alcuna modificazione sostanziale nell'organizzazione del lavoro e senza nessun mutamento e miglioramento sul fronte del servizio al cittadino ed all'utenza. E allora, forse, è giunto il momento anche di ripensare a un possibile “congelamento” di tutto il Titolo Terzo del decreto legislativo 150/2009, quello del “Merito e dei Premi”, quello delle illogiche tre percentuali dei bravi, meno bravi e cattivi, in maniera tale da affidarlo, insieme ai risparmi di gestione delle singole amministrazioni pubbliche, alla contrattazione nazionale ed integrativa, in aggiunta (e non in sostituzione) dei fondi contrattuali perché, sia chiaro, la CSE non accetta né il blocco dei contratti né quello degli stipendi, men che meno fino al 2014! Ma non basta! Abbiamo chiesto espressamente un atto di buona volontà del governo, un momento di resipiscenza, il ritiro di quel decreto interpretativo in preparazione da parte del ministro Brunetta che, dopo le sentenza dei giudici che hanno chiarito che eventuali modifiche al sistema di relazioni sindacali possono essere applicate solo dal prossimo contratto, interpreterebbe la legge cancellando invece da subito relazioni sindacali e partecipazione dei lavoratori alla vita dei loro uffici. Per intanto, da parte di CSE ed FLP, auguri di buon lavoro al dottor Sergio Gasparrini, neo Presidente dell'Aran. Si allega copia del testo dell'atto di indirizzo presentato dall'Aran e sul quale fra una decina di giorni sarà prevista una nuova riunione di approfondimento.

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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

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LA CSE ENTRA NEI COMITATI PROVINCIALI INPS Emanato dalla Direzione Provinciale del Lavoro di Taranto il primo Decreto di nomina della CSE nel Comitato Provinciale INPS

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on Decreto del Direttore della Direzione Provinciale del Lavoro di Taranto del 13 giugno 2011 si è provveduto a ricostituire il Comitato Provinciale INPS di Taranto per il quadriennio 2011/2015. Dall’esame del grado di rappresentatività, effettuato sulla base della Circolare n. 14 dell’11/01/1995 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e dalle risultanze degli atti istruttori e dalle valutazioni comparative compiute, sono risultate maggiormente rappresentative a livello territoriale le seguenti organizzazioni: per i lavoratori dipendenti dirigenti d’azienda: CIDA per i lavoratori dipendenti: CGIL, CISL, UIL, CISAL, CSe per i datori di lavoro: Confindustria, Confagricoltura. per i lavoratori autonomi: Confcommercio, Coldiretti. Per la CSE, che si è affermata in pochi anni come una delle più rilevanti Confederazioni sindacali nel panorama italiano, è stato nominato il collega Pasquale Nardone, al quale vanno tutte le nostre congratulazioni. Si rammenta a tutte le Segreterie territoriali di prestare la massima attenzione ai rinnovi dei vari organismi presenti nel proprio territorio, in modo da poter presentare le domande in tempo utile.

In foto Pasquale Nardone


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COMPARTO MINISTERI

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ECONOMIA E FINANZE

VEDIAMO SE ARRIVATI SUI GIORNALI SI TROVERA’ UNA SOLUZIONE "Italia Oggi dedica un articolo al caso delle Cartelle pazze per i 7000 dipendenti MEF " Vi riportiamo in allegato l’articolo pubblicato sul quotidiano economico “Italia Oggi”. FLP rilascia al quotidiano importanti dichiarazioni sulla vicenda e su quello che richiede (da giorni) all’Amministrazione del MEF per la sua risoluzione. 12-LUG-2011

Lettori: 164.000 Diffusione: 86.892

Dir. Resp.: Pierluigi Magnaschi

da pag. 25


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ECONOMIA E FINANZE

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Passaggi economici Esperienza di servizio degli ex-tirocinanti

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a Scrivente Organizzazione Sindacale ha ricevuto numerose segnalazioni da parte degli extirocinanti in merito al conteggio della loro esperienza di servizio per i passaggi economici. Pare infatti, che la procedura informatica di compilazione delle domande, nella mascherina predefinita dell’esperienza di servizio, non conteggi come tale i periodi di tirocinio. Se l’orientamento di codesta agenzia fosse realmente quello di non conteggiare tali periodi come esperienza di servizio, si perpetrerebbe ai danni di questi lavoratori una discriminazione inaccettabile.

Ricordiamo che, a differenza delle procedure per i passaggi d’area, per i passaggi economici ciò che rileva è l’esperienza sul campo dei lavoratori ed è indubbio che gli ex-tirocinanti abbiano svolto, nel periodo di tirocinio, attività lavorative vere e proprie non dissimili, ad esempio, da quelle dei lavoratori con contratto di formazione e lavoro ai quali, giustamente, i periodi precedenti all’assunzione a tempo indeterminato vengono conteggiati per intero ai fini della procedura per i passaggi economici. A favore di questa tesi, tra l’altro, milita la stessa agenzia, che ha ritenuto che i periodi di tirocinio fossero computati nei tre anni di requisito minimo per l’accesso

alle posizioni organizzative e di responsabilità (vedi allegato B dell’informativa resa ai sindacati in data 22.12.2010). Pertanto, la scrivente chiede che il tirocinio formativo venga computato integralmente come esperienza di servizio per la procedura relativa ai passaggi economici e chiede di conoscere le determinazioni dell’agenzia in merito alla questione in oggetto. Qualora codesta agenzia lo ritenga opportuno, la FLP si dichiara disponibile a un’interpretazione autentica degli accordi relativi.


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SALA RIUNIONI NUOVA, PAROLE VECCHIE E VECCHI INGANNI

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’è stato un incontro tra la Parte Pubblica, e le OO.SS. per una serie di informative e per la riapertura della trattativa sui turni e reperibilita. La riunione e stata aperta dall’Amministrazione con una rapida introduzione dell’ordine del giorno ed un cenno di spiegazione al problema sorto in questi giorni delle cosiddette cartelle pazze riguardo la liquidazione della Cassa Sovvenzioni per il Personale Centrale dell’Economia e delle Finanze. A tal proposito,l’Amministrazione ha chiesto alle Organizzazioni Sindacali di farsi parte attiva nella capillare diffusione dell’ informativa resa nella giornata del 6 luglio circa la predisposizione di un attestazione da ritirarsi presso l’Ufficio Cassa del MEF a cura degli interessati che dovranno poi consegnarla all’Agenzia delle Entrate per la rideterminazione degli importi. La Parte Pubblica, proprio su quest'ultimo argomento, ha teso a minimizzare la sua responsabilita ed a ribadire che la soluzione comunicata era l’unica cosa possibile stante il verbale rifiuto avuto dalla Agenzia delle Entrate a trovare soluzioni dirette tra le due Amministrazioni. La FLP ha chiesto immediatamente la parola per un intervento ed ha manifestato l'assoluta insoddisfazione per una soluzione che soluzione non e, anzi e un ulteriore appesantimento del disagio per i lavoratori del MEF coinvolti, loro malgrado, nella vicenda. FLP ha proposto all’Amministrazione come soluzione dignitosa e rispettosa dei diritti dei lavoratori (invece della distribuzione di circa 7000 attestati da consegnarsi a cura del singolo lavoratore alle Agenzie delle Entrate) che sia lo stesso MEF a produrre un singolo e complessivo documento che risolva e nello stesso tempo sgravi da ulteriori incombenze tutti i lavoratori colpiti da questo fulmine a ciel sereno. La nostra Organizzazione Sindacale ha informato l’Amministrazione che presso

le Agenzie e attivo un servizio preposto proprio alla soluzione di tali situazioni. La FLP ha pertanto chiesto all’Amministrazione di attivarsi formalmente per richiedere tale servizio e laddove ci documentasse il diniego ufficiale dell’Agenzia delle Entrate allora si ci faremmo parte attiva per appoggiare l’Amministrazione in ogni modo evitando ai dipendenti di essere lasciati soli dall’Amministrazione e trovarsi in posizione di minor forza dinanzi alle richieste dell¡¦amministrazione delle Entrate. La proposta, ci e parso, sia stata presa in seria considerazione. Attendiamo a breve sviluppi positivi della vicenda. FLP ha poi chiesto, preliminarmente all’inizio della discussione dell’ordine del giorno, di avere informativa riguardo ai provvedimenti presi dall’Amministrazione (se mai adottati!) in merito a quanto previsto dal DPCM del 10 marzo 2011 che autorizza assunzioni e trattenimenti in servizio per l'anno 2010, in particolare

per il Ministero dell'Economia e delle Finanze le progressioni verticali. Tale comunicazione era, infatti, da attuarsi entro il 30 giugno 2011 tramite trasmissione agli organi di controllo delle note concernenti il personale assunto e la spesa annua da sostenere a regime. La FLP nel ravvisare in questo l'opportunita di soddisfare, se non altro parzialmente, i dipendenti che hanno concorso al passaggio d'area per la posizione III/F1, tuttavia, considerato che il concorso per la posizione economica area III/F1 prevedeva una graduatoria di merito ed una dei vincitori ma non quella degli idonei, e interessata a conoscere la modalita eventualmente adottata per la determinazione della priorita nella posizione degli idonei, a tutela di tutti gli interessati. A tale riguardo, dobbiamo registrare che l’Amministrazione non ci ha fornito alcun chiarimento durante la riunione, ma non lasceremo che la nostra richiesta cada nel silenzio e riproporremo nuovamente


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la questione magari troveremo anche altri disposti a farsi portavoce di questa istanza che ieri sembra essere passata totalmente inosservata anche alle altre Organizzazioni Sindacali. Tornando alle informative che l’Amministrazione aveva all’ordine del giorno dobbiamo amaramente ancora constatare che, le stesse, vengono ancora una volta fornite solamente verbalmente e pertanto numeri, date e scadenze rimangono scritte sull’acqua. Riportiamo comunque quanto riferitoci: liquidazione dello straordinario (periodo gennaio-maggio) l’Amministrazione ha disposto il pagamento sullo stipendio di agosto per i lavoratori del Dipartimento delle Finanze e sullo stipendio di luglio per gli altri Dipartimenti. pagamento dei turni e delle reperibilita (relativamente al primo trimestre 2011) nelle stesse date previste per lo straordinario. liquidazione FUA prevista ordinariamente sul cedolino di agosto, ma l’Amministrazione si impegnera per vedere se vi possa essere modo per un pagamento extra cedolino entro fine di luglio (chissa che cosi non si possa suffragare le notizie di corridoio o di cortile di certe OO.SS.!). Progressioni economiche ormai al capolinea i controlli, che sono stati ultimati per tutti i Dipartimenti, sono partiti ora i lavori di una Commissione di Valutazione che sta esaminando i pochi casi controversi (una ottantina), nonche l'inserimento di sette ex ETI, proponenti un ricorso per il quale il giudice ha riconosciuto loro il diritto ad essere ammessi al bando (avranno tempo tutto luglio per produrre la domanda). La relativa graduatoria potra vedere la luce entro agosto e da quel momento intercorrano circa novanta giorni perche sia monetizzabile. FLP ha chiesto che di poter acquisire tutta la documentazione indispensabile per una verifica delle procedure di pagamento e la determinazione dei risultati ovvero: - il dato finale distinto per singolo Ufficio concernente la realizzazione degli obiettivi di produttivita assegnati ai dirigenti (SIVAD); - le quote corrispondenti relative alle

ECONOMIA E FINANZE Commissioni Tributarie; - il prospetto riepilogativo di ripartizione delle risorse residue FUA 2010; - il prospetto di ripartizione del FUA (fondi di sede) anno 2010; - il prospetto del numero dei modelli 730/2010 definitivi dal quale si evinca le sedi, il numero dei modelli del dichiarante e del coniuge dichiarante, il totale dei modelli elaborati. La nostra Organizzazione sindacale ha chiesto, inoltre, di armonizzare per il futuro i tempi di liquidazione del salario accessorio per tutti i Dipartimenti, evitando un ulteriore danno per i lavoratori del Dipartimento delle Finanze che ancora una volta subiranno incomprensibili ritardi non piu tollerabili. Inoltre, proprio nel comunicare la liquidazione sul cedolino di luglio di straordinari e turnazioni, si e appreso con meraviglia ed amarezza che si continua ad autorizzare alcuni uffici non previsti a usufruire delle turnazioni senza che cio sia stato oggetto di informativa preventiva e di successivo incontro. L'Amministrazione ha creduto di essere coperta dall'accordo di aprile, che (pur riguardando i criteri di assegnazione del FUA) per una forzatura voluta dall’Amministrazione prevedeva un apposita clausola a sanatoria dei turni dell’anno

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2010 sforanti quelli previsti dall’ultima contrattazione. Clausola che, sebbene sottoscrivemmo l’accordo, contestammo fortemente anche formalmente con una nota allegata all’accordo. Tuttavia, nella clausola, e detto testualmente: Le prestazioni lavorative, articolate su turni effettivamente svolti presso i Dipartimenti del settore Economia nel corso dell'anno 2010, sono liquidate secondo gli importi di cui al contratto integrativo di amministrazione vigente alla data del 31.12.2010. Le parti si impegnano a stipulare quanto prima un nuovo accordo integrativo sulla materia che individui, tra l'altro, gli Uffici destinatari e relativi contingenti. Sino alla stipula, ulteriori esigenze saranno consentite solo a seguito di informativa alle OO.SS. nazionali. E' sin troppo evidente che da parte pubblica c'e stata o malafede o cattiva conoscenza della nostra bella lingua! Ci si e cosi trascinati in uno spettacolo indecoroso che ha visto uno scambio di accuse da tutti verso tutti, con una inutile quanto sconsolante perdita di tempo che ha portato come unico risultato il rinvio per la prosecuzione dei lavori alla prossima riunione che si terra il giorno 14 luglio 2011.


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AGENZIE FISCALI

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ENTRATE

SE QUESTO È UN PIANO AZIENDALE….. Poche e inconcludenti slides, arretramento sugli accertamenti, niente soluzioni per gli uffici territoriali che scoppiano. Niente strategie sul personale se non il blocco delle carriere e soprattutto niente soldi per il personale.

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i come l’Agenzia delle entrate sta trattando i lavoratori e chi li rappresenta abbiamo già parlato diffusamente nei giorni scorsi, ma non credevamo che l’agenzia arrivasse a un appuntamento importante come la concertazione sul piano aziendale presentandoci 17 slides 17, prive di qualunque strategia complessiva, insomma un “finto” piano aziendale. Qualche slide sugli accertamenti previsti, inferiori a quelli consuntivati lo scorso anno soprattutto per quanto riguarda il popolo delle partite IVA tanto caro al governo, così, giusto per far capire l’aria che tira e chi non bisogna disturbare; qualche slide sui servizi al contribuente, il “vaste programme” già presentato dal precedente direttore centrale, che però non risolve il problema degli uffici territoriali, soprattutto metropolitani, che stanno scoppiando oggi e non hanno tempo per aspettare le novità annunciate; e per il personale? Nulla, se non il blocco delle carriere in parte decretato da Brunetta, in larga parte scelto dall’Agenzia. Ma andiamo con ordine. Il direttore centrale aggiunto dell’accertamento ha spiegato la parte di piano di sua competenza, dicendo che non è affatto vero che una diminuzione del numero di accertamenti vuol dire meno lotta all’evasione (e infatti gli obiettivi monetari restano gli stessi), il nuovo direttore centrale servizi ai contribuenti ha spiegato la sua parte di piano, con tanto di programma di recupero dell’arretrato e di priorità da dare ai rimborsi come scelta di civiltà (perché, far pagare le imposte non sarebbe una scelta di civiltà in un paese con 120 miliardi di evasione??). E poi??? E poi nient’altro. Così è toccato a noi far notare che mancava tutta la parte relativa al personale e che anche le slides presentate erano del tutto insufficienti . Abbiamo chiesto come mai se il numero

degli accertamenti diminuisce, l’obiettivo monetario resta lo stesso dell’anno precedente, giusto perché poi non arrivi il direttore dell’agenzia a lamentarsi se le entrate sono insufficienti e non scriva altre lettere censorie dandoci dei vessatori dei contribuenti in caso contrario. Abbiamo chiesto perché, se l’amministrazione aveva così a cuore il rapporto con il sindacato, ha presentato il piano aziendale quando questo è già quasi concluso e perché abbiamo dovuto apprendere dai giornali due mesi fa dell’avvenuta rimodulazione degli obiettivi degli uffici. Abbiamo chiesto cosa dobbiamo dire ai lavoratori degli uffici territoriali che hanno le forze di polizia “in casa” un giorno si e l’altro pure a causa delle file interminabili che certo non sono loro a provocare. E meno male che la FLP Finanze, con la propria azione sindacale, ha evitato che 7.000 lavoratori del MEF destinatari di cartelle errate (non per colpa dell’agenzia) si riversassero sugli uffici di Roma. Non abbiamo ricevuto risposta alle nostre domande. Ma soprattutto non abbiamo ricevuto risposte, se non raccapriccianti, sull’assoluta assenza nel piano di politiche per il personale. Abbiamo perciò chiesto: - con quali soldi pagheremo le attività del 2010 (figuriamoci quelle del 2011) se non c’è ancora traccia del Decreto Ministeriale sul comma 165?? - Perché non sono state quantificate le somme fisse e ricorrenti relative al 2011 per far scorrere le graduatorie dei passaggi economici appena partiti, come da accordo di programma siglato?? - Se una buona parte dei posti messi a concorso esterno per la terza area è relativo al turn-over, e la legge Brunetta (quella che piace tanto ai sindacati “disponibili” CISL, UIL e SALFI, che firmano accordi con il governo per applicarla) ha abolito i concorsi interni per i passaggi d’area, perché nel concorso a

855 posti di funzionario non c’è la riserva dei posti per gli interni come la stessa legge prevede?? Le risposte sono state: il Decreto per il comma 165 prima o poi uscirà (che ve ne pare come risposta??), i fondi 2011 per gli scorrimenti è troppo presto per quantificarli (falso) e poi la chicca sulla riserva dei posti per i passaggi d’area: le prove sono difficili per gli interni perché troppo teoriche e quindi la riserva dei posti non la mettiamo, la legge Brunetta non ci permette di fare i concorsi interni (il concorso a 2.000 posti, se mai si farà, sarà l’ultimo) quindi chi è in seconda area là può pure morire. Siete proprio sicuri, cari lavoratori, di voler raggiungere gli obiettivi dell’agenzia nel 2011 con questi presupposti che si uniscono al blocco dei contratti e degli stipendi fino al 2014, alle revoche dei part-time, all’indeterminatezza del salario accessorio? Noi aspettiamo il confronto sulle Convenzioni con l’autorità politica, che dovrà darci qualche risposta in più e speriamo si possa creare un fronte comune sindacale (pure con i sindacati “disponibili”, hai visto mai?). Ma non andremo oltre, troveremo il modo di incrociare le braccia se non verrà data risposta all’emergenza salariale e al giusto pagamento che si merita chi ogni giorno dimostra professionalità, alta specializzazione e senso dello Stato che, come i fatti di questi giorni sembrano dimostrare, spesso manca ai più alti vertici politici dell’amministrazione finanziaria.


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AGENZIE FISCALI

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SUGLI ESPERTI L’AGENZIA RITIENE DI NON DOVER CONTRATTARE NÉ INFORMARE HA UN’ACCORDO FIRMATO DA CISL E SALFI CHE GLIELO PERMETTE E RIVENDICA LA SUA INTEGRALE APPLICAZIONE

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opo la “finta” concertazione sul piano aziendale, di cui diremo nel prossimo notiziario, si è svolta l’altrettanto finta informativa sugli esperti. Come avevamo immaginato, l’Agenzia ha rivendicato la propria potestà di applicare in pieno l’accordo firmato il 22 dicembre 2010 dai soli CISL e SALFI, che permette di non contrattare alcunché ma esaurisce il ruolo del sindacato con la firma sullo stanziamento dei fondi. Numeri e procedure di conferimento non sono, a norma dell’accordo firmato dai “superdisponibili”, materia d’informazione né di concertazione. Questo è ciò che l’agenzia ha rivendicato senza mezzi termini (noi abbiamo applicato l’accordo, ha detto il direttore del personale), questo è ciò che hanno fatto concedendo al sindacato solo il rinvio al 15 luglio (cioè domani) del conferimento della posizione di esperti. Non eravamo impazziti quindi il 22 dicembre 2010, quando avevamo detto che la firma di CISL e SALFI ci impediva non solo un controllo sulle procedure ma anche di fare ricorso ai giudici se l’agenzia avesse fatto tutto senza contrattazione. Ora, se i “superdisponibili” continuano a dire che loro non hanno firmato l’abdicazione del proprio ruolo, abbiano il coraggio di andare dai giudici e far condannare l’agenzia per comportamento antisindacale perché sta applicando in modo scorretto quanto da loro firmato. Altrimenti stiano zitti e facciano “mea culpa”!!!!! I lavoratori sappiano chi ringraziare per la nomina degli esperti con i soldi di tutti!!


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MOLTISSIMO BASTONE POCHE (E INDIGESTE) CAROTE!!!

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l blocco dei contratti fino al 2013, che la manovra appena varata dal governo vorrebbe estendere fino al 2014; il blocco della contrattazione integrativa che lascia mano libera ai dirigenti; un livello di tassazione ormai insostenibile per dipendenti pubblici e pensionati; il blocco del turn-over fino al 2014 compreso (con qualche deroga per noi delle agenzie fiscali); il comma 165 per il 2010 di cui non si vede nemmeno l’ombra. Queste sono vere e proprie “bastonate” che il governo sta infliggendo ai lavoratori delle Agenzie fiscali. Poi però ci sono i colpi di bastone che l’Agenzia delle entrate ha scelto di infliggerci a sua volta, sposando il nuovo corso governativo: minor numero di passaggi economici rispetto alle altre agenzie (36% del personale rispetto al 70-80% di dogane e territorio), 2.000 passaggi dalla seconda alla terza area bloccati dal 2007, posizioni organizzative e di responsabilità che sono peggio di un telequiz mentre gli incarichi dirigenziali vengono conferiti in via fiduciaria senza nemmeno una procedura, l’Audit presente costantemente negli uffici a contare pure i peli delle barbe dei lavoratori, carichi di lavoro crescenti a fronte di piani aziendali mai presentati ai sindacati e……potremmo continuare all’infinito. Certo, questo non è solo il frutto delle scelte dell’amministrazione ma anche della non-azione di sindacati che, persino quando l’agenzia ha scippato la contrattazione sulle posizioni organizzative, hanno preferito firmare un accordo che sta producendo i suoi frutti avvelenati in questi giorni con la nomina ……regia degli esperti. E ora la ciliegina finale: la convocazione sui piani aziendali 2011 (cioè sugli obiet-


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AGENZIE FISCALI

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ENTRATE

e celt s e dell a non o o t l t fru e del quand le l i h lo anc sino e sul o s n r è on ne ma e, pe ttazio ito fir oi n r o u h to ra ues strazi ati c cont prefe o i s oq i a d , n l ac to in nno e n Cer ’amm i sind ippato e, ha roduc con la l d e l n e d h a sc i z z a t i v s t a p g i o r n i o azi enzia organ o che uesti rti. g l’a izioni accord i in q li espe pos e un elenat a deg r i ma ti avv reg t … fru a … min

tivi) che arriva dopo oltre sei mesi dall’inizio dell’anno al quale si riferisce e, per di più, alle 4 di pomeriggio e senza che la documentazione relativa sia stata preventivamente consegnata. La FLP Finanze nei mesi scorsi ha già fatto presenti i numerosi errori di pianificazione degli obiettivi provvisori comunicati agli uffici, tanto da provocare una diminuzione del 20% circa del numero di accertamenti assegnati alle direzioni regionali, ma tanto resta ancora da fare. Ma come si fa se ogni volta che c’è la possibilità di mettere l’amministrazione di fronte alle proprie responsabilità arriva puntuale una “carotina” indigesta prontamente rilanciata dai sindacati “amici” dell’amministrazione? È quello che è successo puntualmente anche stavolta. Per coprire il fatto che non ci sono ancora le convenzioni (e siamo a luglio), che siamo stati convocati alle 4 del pomeriggio, che l’agenzia si sta decidendo gli esperti (di cosa poi??) per conto proprio, che non ci sono i soldi per pagare la maggior parte del salario accessorio 2010 perché del comma 165 non si vede

nemmeno l’ombra, l’agenzia fa trapelare la notizia che ad agosto sarà pagato l’acconto della produttività 2010, e subito la notizia viene propagandata negli uffici da qualche sindacato che tace su tutto il resto. Ebbene, quella che è stata data è una non-notizia. Sta scritto nell’accordo sulle progressioni economiche che va pagato l’acconto, è previsto dalle convenzioni, e i soldi sarebbero disponibili da luglio quindi l’agenzia è già in ritardo con i pagamenti. E non è vero nemmeno che l’acconto è del 60% (è si e no del 40%) e ammonta a: 1.370 EURO MEDI LORDI PER LA TERZA AREA; 1.223 EURO MEDI LORDI PER LA SECONDA AREA; 774 EURO MEDI LORDI PER LA PRIMA AREA. Le somme sono al lordo anche dei contributi a carico del dipendente. Quindi, come vedete, a fronte di bastonate continue sulle quali nessuno dice niente, arrivano, raramente e con tempestività sospette, “carote” indigeste, propagandate ad arte a chi spaccia i nostri diritti, onorati in ritardo, per favori al

fine di indorare pillole ….dolorose. Intanto aspettiamo ancora che ci dicano come risolvere il problema degli uffici territoriali che scoppiano, dei posti per i passaggi economici per CAM e COP incorporati nella DC Accertamento, poi scorporati, poi di nuovo incorporati senza sapere quanti siano realmente, come pagheremo le attività esterne per il 2010 e anni seguenti. Di questo né l’agenzia né i sindacati “disponibili” dicono nulla. Ah, già dimenticavamo, presto scenderanno in piazza contro il blocco dei contratti per il 2014, dopo aver avallato, con l’accordo governo-sindacati del 4 febbraio 2011, il blocco degli stipendi dal 2011 al 2013. Ma quando i lavoratori si decideranno a togliere definitivamente la loro fiducia a chi continua a presentarsi come soluzione quando è invece parte integrante dei nostri problemi???? Noi mercoledì pomeriggio faremo la nostra parte. Vedremo cosa faranno i sindacati “disponibili”………


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INSODDISFACENTE RISPOSTA DEL SSS COSSIGA AD UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

di Giancarlo Pittelli

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el corso della seduta del 12 luglio u.s. della IV Commissione Difesa della Camera, il Sottosegretario on. Cossiga ha dato risposta (vds. allegato) ad una interrogazione parlamentare su problematiche legate alla formazione del personale civile della Difesa, di cui diamo conto ai colleghi. L’on. Cossiga ha innanzitutto ricordato i tagli disposti dal D.L. 78/2010 che ha ridotto del 50% rispetto al 2009 le risorse destinate alla c.d. “formazione extra-Civilscuoladife”, mentre non ha toccato i fondi destinati alla “formazione Civilscuoladife”. L’on. Cossiga ha quindi fornito alcuni dati relativi all’attività 2010 e 2011 della nostra Scuola: “Nell'anno 2010, la Scuola ha tenuto circa 390 corsi. Tra questi, oltre 120 al di fuori della propria struttura, di cui circa 40 in strutture periferiche della Difesa, destinati a oltre 5.000 unità di personale civile e militare segnalate dalle Direzioni Generali e dagli Stati Maggiori, previa concertazione con le Organizzazioni Sindacali, le quali hanno concordato i criteri per l'individuazione dei destinatari. Nel corso del 2011, in via sperimentale, la Scuola ha tenuto corsi in video-conferenza e attualmente è in fase di svolgimento un corso di lingua inglese….”. Infine, con riferimento alle attività di “formazione dei formatori” del CEFODIMA (Centro per la Formazione Didattica e Manageriale), Ente dell’ Aeronautica Militare con sede a Firenze, ha segnalato che quel Centro “ha qualificato quali formatori 11 dipendenti civili dell'Aeronautica militare e uno appartenente alla Direzione Generale del Personale Civile”, segnalando infine che “per il futuro, il CEFODIMA ha in programma di effettuare annualmente due corsi per formatori” ai quali potrà partecipare anche personale civile di altra F.A. ”sempreché vengano avanzate idonee candidature dagli Enti competenti”. Queste le risposte fornite dall’on. Cos-

siga, che ci sembrano molto parziali e perciò poco soddisfacenti,anche perché eludono altre importanti questioni legate più in generale al “problema formazione”. Alcune brevi considerazioni al riguardo: a tutti i livelli sentiamo esaltare spesso il valore della formazione (lo ha fatto anche stavolta l’ on. Cossiga ricordando “l'importanza per la Difesa di un continuo accrescimento del bagaglio culturale e professionale dei propri lavoratori “), ma le azioni poste in essere ai diversi livelli spesso e volentieri non appaiono coerenti rispetto a questo assunto. A differenza di quanto avviene in altre Amministrazioni, nella nostra non esiste un piano generale di formazione e da anni (ben prima di Brunetta!) non esiste un confronto nazionale con il Sindacato sui temi della formazione. Nella Difesa, la formazione è gestita separatamente dagli Organi Programmatori, con programmazioni diverse sul livello territoriale. Manca un disegno generale; manca un coordinamento superiore; il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali locali il più spesso è privo

di sostanza, atteso che spesso e volentieri gli approdi concertativi vengono il più delle volte disattesi. Non parliamo poi delle criticità che vive da tempo Civilscuoladife, a tutti peraltro ben note, e rispetto alle quali si è fatto davvero poco; e incomprensibile è la mancanza di un albo docenti, oggetto di altre recenti interrogazioni parlamentari. A nostro avviso, sulla formazione occorrerebbe una autentica rivoluzione copernicana, tenuto anche conto del suo valore strategico (CCNL), e della sua centralità anche ai fini delle carriere. Per quanto ci riguarda, in seno alla piattaforma per il 2° CCNI non ancora definito, abbiamo a suo tempo proposto alcune idee per la formazione (vds. allegato), ovviamente datate (luglio 2008) e andranno per questo attualizzate e implementate. Noi abbiamo chiesto da tempo l’avvio del confronto nazionale per disciplinare la materia all’interno del nuovo CCNI, cosa che riteniamo prioritaria, e così pare la pensino molti tra coloro che hanno risposto al sondaggio sul nostro sito.


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NELLA LETTERA DI RISPOSTA, NESSUN ACCENNO ALLA RICHIESTA DI INCONTRO FATTA DA FLP DIFESA

L’AGENZIA INDUSTRIE DIFESA HA CHIESTO UNA PROROGA

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l DPR 15.11.2000, n. 424 recante il Regolamento di organizzazione e di funzionamento dell’Agenzia Industrie Difesa, all’ art. 14 comma 2, prevede che le unità produttive “sono soggette a chiusura qualora entro il secondo esercizio successivo a quello di avvio dell'operatività dell'Agenzia non abbiano raggiunto la capacità di operare secondo criteri di economica gestione”. Detto termine è poi stato prorogato fino al 31.12.2009, giusta disposizione contenuta nel Decreto Legge 31.12.2007, n. 248 (art. 2, comma 4) e, più recentemente, ulteriormente differito dal Decreto Legge 30.12.2008, n. 207 (art.14, comma 4, c.d “milleproroghe”) successivamente convertito nella legge 27.02.2009, n. 14, che ha fissato il 31.12.2011 quale termine ultimo per gli Stabilimenti AID per raggiungere la condizione di c.d. “economica gestione” (e cioè di operare con gestioni che non producano disavanzi), a pena di chiusura. La scadenza non è stata certo dimenticata né da noi né dalle nostre rappresentanze locali, che ci siamo posti importanti interrogativi al riguardo: quali Enti dell’Agenzia sono oggi in una condizione compatibile con la previsione legislativa e con la scadenza del prossimo 31 dicembre, tenuto conto che, in base a quanto ci è stato detto direttamente dal Direttore Generale AID nell’incontro del 21 aprile 2009 (Notiziario n. 54), con la sola eccezione del Chimico Farmaceutico di Firenze, tutte le altre Unità Produttive vivevano una condizione di evidente sofferenza sia sotto il profilo finanziario che produttivo, che non crediamo sia stato oggi ancora superato? Quale è allora, allo stato, la situazione di ciascun Ente conferito all’Agenzia? E ancora: è possibile immaginare un ulteriore differimento dei termini, per esem-

pio per un ulteriore biennio, magari inserito nel prossimo e ormai consueto “decreto milleproroghe” di fine anno? O è anche possibile immaginare una soluzione di carattere diverso, che assicuri maggiore affidabilità sotto il profilo delle prospettive di vita degli Enti, che magari li faccia uscire dal pericoloso recinto della “economica gestione” e li restituisca pienamente al sistema Difesa? Sono interrogativi importanti, e proprio per questo li abbiamo proposti all’Agenzia con specifica nostra nota datata 25 maggio u.s. che abbiamo inviato all’attenzione del dr. Airaghi, nella quale abbiamo chiesto sostanzialmente due cose: in primo luogo, quali iniziative intendesse assumere l’Agenzia in merito alla ravvicinata scadenza del 31 dicembre 2011; in secondo luogo, una volta evidenziata la necessità di fare il punto di situazione in merito alla situazione attuale di ogni Unità Produttiva sia sotto il profilo gestionale sia con riferimento alla produzione, la richiesta di uno specifico incontro con il Direttore Generale finalizzato ad approfondire tutti i termini del problema. Ci è pervenuta una telegrafica risposta

da parte dell’Agenzia con la quale siamo stati informati che la Direzione Generale “ha attivato il Gabinetto del Ministro per una proroga dei termini di scadenza dell’Agenzia Industrie Difesa” , rispetto alla quale, “non appena ottenute assicurazioni concrete”, si procederà da parte dell’Agenzia a dare informativa alle OO.SS. nazionali. Una buona notizia, questa, anche se non ci nascondiamo che andare di proroga in proroga non è mai un bel vivere. Ne seguiremo comunque gli sviluppi, e ne daremo conto ai colleghi. C’è pero un punto della nostra lettera che è stato totalmente eluso: la richiesta di incontro per fare il punto di situazione relativamente ad ogni Unità Produttiva, a distanza di due anni e oltre (dicesi due anni e oltre!) dalla ultima informativa ricevuta da AID. Nessun accenno al riguardo! Perché questo rifiuto? C’è difficoltà a mettere le carte sul tavolo e ad accettare un confronto con il Sindacato? La cosa puzza un po’, francamente, e proprio per questo cercheremo di vederci un po’ più da vicino.


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FUS E COEFFICIENTI FUA 2011: IDENTICO O QUASI IL TESTO, MARTEDI 19 SI FIRMA

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el tardo pomeriggio di venerdì 15 u.s., ci è pervenuto da Persociv il testo finale dell’ipotesi di accordo FUA 2011,con l’invito alle OO.SS. di sottoscriverlo nella giornata di domani martedì 19 lug. Come si ricorderà, la trattativa sul fondo di produttività dell’anno in corso si era sviluppata attraverso tre successive riunioni (11 maggio, 1 e 14 giugno, si vedano rispettivamente i Notiziari nn. 61, 69 e 75), a conclusione delle quali il Direttore Generale, ritenendo evidentemente conclusa la trattativa e avendo (immaginiamo) verificata la convergenza della maggioranza delle OO.SS., aveva inviato alle Parti sociali l’ipotesi di accordo da sottoscrivere. Per quanto ci riguarda, avendo preso atto che le proposte da noi avanzate sul tavolo di trattativa (e di cui c’è traccia puntuale nei Notiziari sopra indicati e diffusi a conclusione di ogni riunione) erano state recepite nel testo finale, in particolare per quanto attiene particolari posizioni di lavoro (PPL), contrattazione locale e finalità/distribuzione FUS, avevamo anticipato la nostra intenzione di sottoscrivere l’ipotesi di accordo, che giudicavamo complessivamente soddisfacente nelle condizioni date. Ebbene, come i colleghi ricorderanno dalla lettura del nostro Notiziario n. 86 del 6 luglio u.s., quell’ipotesi di accordo ha subito uno stop imprevisto da parte di alcune sigle, che hanno avanzato la richiesta per una nuova riunione presentando una nuova serie di proposte, che sono apparse non solo poco lineari con quanto sostenuto nei tavoli precedenti, ma anche poco significative in ordine all’impianto generale e alle linee portanti dell’accordo, che non venivano toccati. Da qui, il nostro appello a chiudere rapidamente il confronto per sottoscrivere l’accordo e consentire così il rapido avvio delle trattative locali per il varo dei progetti di produttività. Un appello andato a buon fine, par di capire! Il testo che ci è pervenuto dalla Direzione generale e che viene sottoposto alla firma delle Parti sociali nella giornata di martedì 19 p.v., è praticamente lo stesso del precedente stoppato: identico l’art. 3 sulle PP.OO.; addirittura

nessun accenno nel testo dell’art. 5 agli elenchi PPL, in ogni caso già consegnati; indennità di cantiere confermata in via sperimentale con misura oraria fissata a 1 €, e anticipazione a tre mesi dalla sottoscrizione dell’avvio del tavolo tecnico sulle P.P.L.; espunti il comma 2 degli articoli 7 e 8, ma solo perche ridondanti rispetto alle previsioni dell’art. 11, comma 1, let. b); perfettamente identici al testo precedente gli artt. 11, 12 e 13 sul Fondo di Sede (FUS), con conferma del coefficiente compreso tra 1,00 e 1,50 per la valutazione dell’apporto individuale del dipendente, e conseguente rigetto delle ipotesi alternative formulate; informazione preventiva sulle c.d. somme variabili. Dunque, testo sostanzialmente identico a quello precedente, della serie: la montagna ha partorito il topolino!!! C’era proprio bisogno di stoppare quell’accordo, con il risultato di far perdere oltre un mese (si ricordi che il terzo e

decisivo ciclo di riunioni nazionali sul FUA 2011 si è tenuto nelle giornate del 14 e 15 giugno!) e ritardare conseguentemente, da una parte l’avvio da parte di Persociv della richiesta fondi al MEF (ritardi che, non va sottaciuto, verranno scontati dai percettori delle indennità di turni, reperibilità e P.P.L. a fronte di prestazioni già rese), e dall’altra, l’avvio dei tavoli di contrattazione decentrata locale? Così è andata, purtroppo! Speriamo solo che sia finita, e che altre manine non alzino nuove palette! Per quel che è possibile, lo diciamo ai nostri dirigenti locali e alle nostre RSU, l’imperativo categorico è ora quello di cercare in tutti i modi di recuperare il tempo perso. Invitiamo pertanto le nostre strutture territoriali di rendersi parte attiva per chiedere, auspicabilmente in modo unitario con le altre rappresentanze, l’urgente avvio dei tavoli di contrattazione locale per la distribuzione del FUS 2011.


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NESSUNA NOVITA’ SUL FRONTE DELLE NUOVE SCELTE DI RIORDINO

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i è tenuta in data 6 luglio u.s., al Palazzo del Quirinale, la riunione del Consiglio Supremo di Difesa (CSD) che è stata presieduta dal Capo dello Stato e alla quale hanno partecipato i Ministri degli Esteri, degli Interni, dell’ Economia e Finanze, della Difesa, dello Sviluppo Economico e il Capo di SMD, e che visto anche la presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Letta, del Segretario Generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra e del Segretario del CSD, gen. Mosca Moschini. La riunione era particolarmente attesa, anche perché dopo le reiterate prese di posizioni molto critiche venute da una forza politica che sostiene il Governo sul mantenimento delle missioni militari e che avevano trovato larga eco sui media, si attendeva di conoscere gli orientamenti al riguardo del CSM. Ebbene, il Consiglio supremo ha “esaminato gli impegni operativi delle FF.AA. italiane nei diversi teatri e la possibilità di una ulteriore qualificazione” ; ha “convenuto sulla opportunità di procedere, di concerto con Istituzioni internazionali e tenuto conto degli sviluppi sul terreno, ad ogni possibile ridefinizione dei nostri contingenti” e, in merito alla crisi libica, ”è stata sottolineata l’opportunità di valutare, insieme agli alleati, le possibili azioni da intraprendere nella situazione post-conflittuale che tende a delinearsi a conclusione della missione di pace su mandato ONU” (il virgolettato è tratto dal Comunicato Stampa del Quirinale). Nulla di nuovo sotto il sole, ci pare… Dunque, la montagna ha partorito il topolino, e la conferma c’è stata nel Consiglio dei Ministri del giorno successivo (7 luglio) che ha approvato il Decreto Legge (DL 12.07.2011, n. 107) che assicura il rifinanziamento per tutto il 2011 delle missioni internazionali. Ma c’era una altra questione sul tappeto, per noi altrettanto importante. Come qualcuno ricorderà, nell’ultima sua riunione

del 10 novembre 2010, il CSD aveva sottolineato l’esigenza di un riordino in senso riduttivo delle FF.AA., anche per far fronte ai corposissimi tagli al bilancio della Difesa disposti con le finanziarie precedenti (D.L. 112/2008 e D.L. 78/2010, in particolare), che hanno prodotto forti sofferenze nella nostra Amministrazione, soprattutto per quanto attiene la parte relativa al c.d. “esercizio”. Quell’esigenza era stata poi ribadita e anche per certi versi quantificata (“modello a 177mila unità”) qualche giorno dopo dall’allora Capo di SMD gen. Camporini (si veda il Notiziario n. 136 del 17 nov) e trovato conferma nella riunione successiva del CSD del 9 mar. u.s., nella quale il Ministro La Russa aveva “illustrato il processo di definizione del provvedimento di legge per la razionalizzazione delle FF.AA. e per l'aggiornamento del modello professionale dello strumento militare…”, e a seguire FLP DIFESA aveva inviato al Sottosegretario Cossiga una richiesta di incontro per conoscere più da vicino gli orientamenti e aprire una fase di confronto con l’A.D., che è rimasta ovviamente lettera morta. Ulteriore e più re-

cente conferma è poi venuta dall’on. Cossiga che, in sede di audizione in Commissione Difesa del Senato, ha esplicitato “l’intendimento di concretizzare un'iniziativa legislativa volta a razionalizzare lo strumento in un'ottica di semplificazione interforze ed in chiave riduttiva” (Notiziario n. 79 del 21 giugno). Attendevamo pertanto con interesse questa riunione del CSD per conoscere eventuali sviluppi in merito a questo “oggetto misterioso” che è apparso finora il nuovo processo di ristrutturazione. Ebbene, il CSD si è limitato solo a ribadire la necessità che “per eliminare fonti di spesa non strettamente rapportabili all'assolvimento dei compiti primari dello strumento militare, si porti avanti concretamente e si intensifichi il processo di razionalizzazione delle FF.AA” . Null’altro al riguardo, e i contenuti del DDL con le nuove scelte di riordino continuano ad essere sempre più un autentico oggetto misterioso.


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BENI E ATTIVITA’ CULTURALI

SCIOPERO GENERALE DELLA CATEGORIA PER L’INTERA GIORNATA DEL 29 LUGLIO 2011 di Rinaldo Satolli

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a FLP-BAC considera inadeguate e insufficienti le risposte ricevute dall’Amministrazione nel corso del tentativo di conciliazione presso il Ministero del Lavoro in merito alle modalità di rimborso delle spese di missione al personale del Mibac. Si sottolinea l’incongruenza generata dal fatto che, mentre viene confermata la possibilità per il dipendente di utilizzare, per lo svolgimento dei suoi compiti istituzionali sul territorio, il proprio mezzo dietro autorizzazione dell’Amministrazione (deliberazione n. 21/CONTR/2011 del 5 aprile 2011 C. d. C. a sezioni riunite), si prevede esclusivamente il rimborso delle spese sostenute nella misura di “forme di ristoro del dipendente dei costi dallo stesso sostenuti”, parametrandolo obbligatoriamente alle tariffe di un analogo percorso chilometrico coperto con mezzi di trasporto pubblico, e non tenendo in alcun conto che il D.L. 78 art. 6 comma 12 esclude i compiti ispettivi. L’inadeguatezza del principio utilizzato per il calcolo dei rimborsi è tale da rendere impossibile per i funzionari tecnici lo svolgimento della tutela del territorio, la vigilanza sui lavori e sul patrimonio archeologico, architettonico, artistico, storico, e paesaggistico della Nazione. In una parola essa determina il blocco della tutela dei beni culturali, dal momento che questo fondamentale compito istituzionale non può essere svolto con l’uso esclusivo dei mezzi di trasporto pubblico. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, le zone da salvaguardare non possono essere raggiunte con tali modalità, ubicate come sono in aperta campagna o in zone impervie ed isolate. Pur ritenendo del tutto paradossale che l’Amministrazione del Mibac, il massimo organo istituzionale preposto alla tutela e alla custodia del patrimonio culturale del

Paese, demandi ai propri funzionari la preoccupazione che sussistano le condizioni per lo svolgimento del compito ad essa stessa affidato, prendiamo atto che, sic stantibus rebus, è inevitabile per gli stessi l’utilizzo esclusivo dei mezzi pubblici. Contro questa decisione proclamiamo una giornata di sciopero generale della categoria e di chiusura degli Istituti del Mibac. La situazione, peraltro, è nel complesso aggravata da una serie di problematiche a tutt’oggi irrisolte. Il blocco dei rinnovi contrattuali, il passaggio dall’area II all’area III è attualmente fermo nonostante l’Amministrazione abbia la possibilità di procedere senza attendere l’esito del ricorso al Consiglio di Stato; il concorso-

farsa dall’area I alla II ha lasciato fuori 700 colleghi; il sacrificio quotidiano del personale Mibac costretto ad operare in condizioni di profondo disagio a causa della grave carenza di personale e del blocco dei pagamenti del salario accessorio seguiti all’applicazione della nuova regolamentazione relativa al cedolino unico; la violazione reiterata della nota n. 297 del 31.1.2011 a firma del Segretario generale da parte di ALES S.p.A. la cui posizione si è fatta ancora più critica per il mancato recupero del personale ex Gepi. Tanto basta a rafforzare la nostra volontà di chiedere conto di tutto ciò direttamente al Ministro Galan che finora si è negato al confronto.


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BENI E ATTIVITA’ CULTURALI

Riunione del Gruppo Tecnico della Direzione Generale del Personale di Rinaldo Satolli

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l 14 luglio, presso il Salone del Consiglio Nazionale, si è riunito il Gruppo Tecnico coordinato dal Dirigente del Servizio IV della Direzione Generale del Personale, Dott. Antonio Parente, per trovare una soluzione coordinata da portare alla contrattazione del Tavolo Nazionale. Per l’esame delle declaratorie professionali di Funzionario Restauratore e Assistente Tecnico erano presenti assistenti restauratori delegati da alcune sigle sindacali: Laura Di Vincenzo (Sopr. B.S.A.E. del Lazio) per FLP, Silvia Borghini e Marina Angelini (Sopr. Speciale per i Beni Archeologici di Roma) per RDB e Alessandra Montedoro (Sopr. B.S.A.E del Lazio) per la UIL. Si è evidenziata la difformità del contenuto dei profili rispetto alla normativa vigente, in particolare il D.M. n. 86/2009 del Mibac, emanato ai sensi dell’art. 29, comma 7 del D. L. n. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali) “Regolamento concernente la definizione dei profili di competenza dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attività complementari al restauro o altre attività di conservazione dei beni culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici”. Sono state evidenziate le difficoltà operative che in molti Istituti stanno portando di fatto ad un demansionamento del personale interessato. L’amministrazione ha prospettato due modalità operative volte alla modifica del profilo: - intervento minimo, attraverso inserimento nella declaratoria di ulteriore descrizione delle mansioni proprie dell’assistente restauratore. - proposta di una nuovo profilo specifico per l’assistente restauratore L’iter procedurale prevede di sottoporre le eventuali modifiche o la nuova declaratoria professionale al Tavolo di Contrattazione Nazionale per acquisire poi il parere dell’ARAN e dei comitati tecnici del Mibac. Una semplice modifica formale del contenuto del profilo , proposta da alcune

sigle, non trova d’accordo i restauratori che hanno presentato una proposta scritta, condivisa da FLP, UIL e RDB, che chiede l’estrapolazione e la ridefinizione di un profilo specifico per l’assistente restauratore, attualmente inserito in una generica definizione di assistente tecnico. La peculiarità dell’attività relativa alle misure di conservazione dei Beni Culturali, che deve essere svolta in via esclusiva da coloro che sono restauratori e collaboratori di beni culturali ai sensi della normativa in materia, non può trovare affinità ed omogeneità con la tipologia di lavorazioni generiche descritte per l’assistente tecnico. La FLP ha fatto presente che si potrebbero abbreviare i tempi proponendo un adeguamento normativo, atto dovuto da parte dell’Amministrazione, considerando la difformità dei profili rispetto alla norma (D.M. 86/09 del Mibac e Codice dei BB.CC.). Per il profilo di Funzionario Restauratore si è fatto presente quanto il contenuto del

profilo non è in linea con la norma e non è assimilabile con l’ impostazione formale degli altri funzionari: di fatto non è riconosciuta quell’ autonomia professionale che la norma gli riserva (D.M. 86/09 - All. A; Codice degli Appalti). Si resta in attesa che l’Amministrazione valuti le questioni poste e comunichi al più presto quale linea intende seguire. Si è chiesto all’Amministrazione d’ intervenire tempestivamente e con urgenza, per sbloccare la situazione di stallo operativo di Laboratori di Restauro ed Istituti del Mibac, disponendo un provvedimento che dia corso all’ applicazione della normativa di settore nelle more della ridefinizione del profilo. Ripartizione 2% dell’incentivo di cui all’art. 92, comma 5, del D. Legislativo 12 aprile 2006, n.163. Si è rimandata alla prossima riunione la discussione relativa a questo argomento per poter, nel frattempo, valutare quanto stabilito dalle Organizzazioni Sindacali.


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INPDAP la Corte dei Conti decide la fine della fase transitoria

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on circolare del 06.05.2011 prot. 60112, il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato – MEF – ha riassunto la problematica del passaggio dei controlli pensionistici dalle Amministrazioni all’INPDAP iniziato nel 2002, proseguito nel 01.10.2005 e terminato con la data del 01.01.2010 per le Forze Armate; pubblichiamo qui di seguito il documento integrale, a beneficio degli uffici del personale che hanno trattato e trattano i problemi pensionistici del personale. “L’articolo 2 - commi 1 e 3 - della legge 8 agosto 1995, n. 335, (legge Dini) nell’istituire presso l’INPDAP la gestione separata dei trattamenti pensionistici ai dipendenti dello Stato, aveva previsto, nelle more della definizione dell’assetto organizzativo dell’Ente medesimo, una fase transitoria durante la quale le amministrazioni centrali e periferiche hanno continuato, in regime convenzionale, ad espletare le attività connesse alla liquidazione dei trattamenti di quiescenza dei dipendenti statali, i cui pagamenti erano e sono imputati direttamente a carico del bilancio dell’INPDAP. L’INPDAP è progressivamente subentrato nelle competenze pensionistiche delle predette amministrazioni nei tempi e con le modalità indicate nell’allegato A della presente circolare, fermo restando il mantenimento della competenza delle amministrazioni statali per la definizione di tutti i provvedimenti pensionistici riferiti al personale cessato, anteriormente alla data di subentro dell’Istituto, nonché delle domande di riscatto, prosecuzione volontaria,ricongiunzione, costituzione della posizione assicurativa, computo e sistemazione contributiva per le istanze presentate anteriormente alla predetta data. Con particolare riferimento al personale delle Forze Armate e della Guardia di Finanza, deve, altresì, evidenziarsi che resta di competenza dell’amministrazione

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di appartenenza anche la liquidazione dei trattamenti previsti per il personale che transita in posizione di ausiliaria. Il suddetto cambiamento di competenze ha avuto una prima importante ripercussione sotto il profilo del controllo. Infatti, con le deliberazioni n. SCCLEG/1/ 2011/PENS e n. SCCLEG/2/2011/PENS del 18.01.2011, la Corte dei conti, Sezione centrale di controllo di legittimità su atti del Governo e delle Amministrazioni dello Stato – Adunanza generale, nello stabilire che i provvedimenti pensionistici non devono più essere sottoposti al proprio controllo successivo, essendo definitivamente trascorso il regime transitorio previsto dalla legge 8 agosto 1995, n. 335, ha,altresì, affermato i principi secondo cui, da un lato, il controllo va effettuato secondo le regole vigenti al tempo in cui lo stesso viene effettuato e, dall’altro, che non rileva il momento in cui l’atto sottoposto a controllo è stato emanato dalle Amministrazioni. Ne consegue che per le tipologie di personale precisate a decorrere dalle date di cessazione del periodo transitorio, i relativi provvedimenti di pensione definitiva non devono essere più sottoposti al controllo successivo della Corte dei conti, non assumendo alcun rilievo né il soggetto che ha adottato l’atto, né la data di adozione, né la data di collocamento a riposo del personale interessato (delibera

Corte dei Conti n.SCCLEG/1/2011/PENS del 18.01.2011). Nella descritta nuova situazione giuridica, è evidente che i provvedimenti di pensione adottati dalle amministrazioni –che prima venivano inviati agli Uffici centrale del bilancio (UCB) ed alle Ragionerie Territoriali dello Stato (RTS) per il successivo inoltro alla Corte dei conti, ai sensi dell’articolo 166 della legge 11 luglio 1980, n. 312 - non debbono più pervenire ai suddettiuffici di controllo. Di conseguenza le amministrazioni competenti trasmetteranno i provvedimenti pensionistici direttamente alla competente sede INPDAP per la successiva messa in pagamento e la relativa notifica agli interessati. Una seconda, del pari rilevante conseguenza delle citate deliberazioni della Corte dei Conti, è la restituzione di tutti i provvedimenti giacenti presso la Corte dei conti, senza l’apposizione dei rituali “Visto e registrazione”. Tali provvedimenti, unitamente alla relativa documentazione, dovranno essere restituiti all’amministrazione adottante, la quale provvederà a trasmettere alla sede dell’INPDAP competente per territorio esclusivamente l’elenco dei provvedimenti restituiti dalla Corte dei conti senza “visto e registrazione” al fine di consentire alla sede INPDAP di notificare al pensionato il provvedimento di pensione, già

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in possesso dell’Istituto, da considerarsi ormai definitivo in quanto non più soggetto a registrazione della Corte dei conti. Una doverosa menzione va fatta anche per quei provvedimenti pensionistici che saranno restituiti dalla Corte dei conti con osservazioni. Anche in questo caso non può che affermarsi la diretta competenza delle amministrazioni ad adeguarsi ad eventuali rilievi di legittimità formulati dalla Corte dei conti, modificando il provvedimento pensionistico, ed alla loro diretta trasmissione alla competente sede INPDAP per la relativa applicazione e la notifica all’interessato. Premesso quanto sopra in materia di controllo successivo, appare opportuno evidenziare anche i risvolti che le delibere della Corte dei conti in argomento hanno in tema di controllo preventivo. A questi fini giova ribadire che, dal punto di vista dell’amministrazione attiva, il venir meno del regime transitorio deve essere inteso con esclusivo riferimento alle cessazioni dal servizio intervenute successivamente alle date di conclusione del regime convenzionale, a decorrere dalle quali si realizza il definitivo subentro dell’INPDAP alle amministrazioni, come riportato in allegato A. In capo alle singole amministrazioni rimane, inoltre, la competenza alla defini-


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zione delle istanze presentate dal proprio personale precedentemente alle date di definitivo subentro. In entrambi i casi, poiché l’onere finanziario derivante dai trattamenti pensionistici grava sul bilancio dell’INPDAP e non sui capitoli di spesa delle singole amministrazioni dello Stato, deve ritenersi escluso anche il controllo preventivo degli UCB e delle RTS, essendo il tutto demandato allo specifico ordinamento autonomo dell’INPDAP. In sintesi, alla luce delle considerazioni sopra sviluppate, è da ritenere che a decorrere dalle date di subentro dell’INPDAP, così come specificate nell’allegato A, gli atti di liquidazione pensionistica, sia gestiti direttamente dall’INPDAP, sia ancora elaborati per convenzione dalle amministrazioni statali, non debbano più essere assoggettati al controllo preventivo di legalità di UCB e RTS. Non fanno eccezione i provvedimenti di pensione del personale collocato direttamente nella riserva o nel congedo assoluto, né quelli relativi alle pensioni privilegiate ordinarie (PPOO) nè i provvedimenti una tantum di costituzione della posizione assicurativa e similari, anch’essi gestiti dall’INPDAP. E’ importante sottolineare che, in ossequio ai sopra enunciati principi della Corte dei conti, anche i provvedimenti pensionistici del personale deceduto anteriormente alle date di subentro di cui all’allegato A, non saranno più assoggettati al controllo di ragioneria, dovendosi per essi escludere ogni tipo di distinzione riferita alla decorrenza del trattamento pensionistico. Ovviamente devono intendersi fuori dal campo di applicazione della presente circolare tutti i provvedimenti per i quali non vi sia stato alcun subentro dell’INPDAP ed i cui oneri rimangono a carico del bilancio dello Stato. Sotto quest’ultimo profilo ed a titolo meramente esemplificativo, si precisa che rimangono nella competenza attiva delle singole amministrazioni ed in quella di controllo degli uffici centrali del bilancio e delle ragionerie territoriali i provvedimenti relativi al personale che transita in posizione di ausiliaria ed alle pensioni tabellari militari. Nulla deve intendersi innovato, infine,

anche per i provvedimenti in materia di pensioni di guerra, per i provvedimenti pensionistici dell’Ordine Militare d’Italia (OMI), per gli assegni vitalizi per le vittime di terrorismo, criminalità organizzata e del dovere ed in generale per tutti i provvedimenti di tipo risarcitorio o indennitario. Un particolare riferimento deve essere fatto, da ultimo, ai provvedimenti di riscatto e ricongiunzione a fini pensionistici per i quali veniva esercitato il controllo preventivo di legalità da parte degli uffici

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facenti parte del sistema delle ragionerie. Anche su tali tipi di provvedimenti deve intendersi cessata la competenza di controllo della RGS, come sopra illustrato, in ragione della mancanza di effetti finanziari sul bilancio dello Stato. Permane, invece, in capo agli UCB ed alle RTS l’attività di riscontro preventivo dei provvedimenti di ricostruzione di carriera, che hanno riflesso sul bilancio dello Stato“.


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Assistenza sociale, lavorativa, giuridica

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ADEGUAMENTO ED ARMONIZZAZIONE DEI SISTEMI CONTABILI Decreto Legislativo 31 maggio 2011, n. 91

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ella GU n. 145 del 24-6-2011, è stato pubblicato il DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011, n.91 "Disposizioni recanti attuazione dell'articolo 2 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di adeguamento ed armonizzazione dei sistemi contabili.", che entrerà in vigore dal 1° settembre 2011. Il provvedimento legislativo: - Disciplina l'armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle amministrazioni pubbliche, al fine di assicurare il coordinamento della finanza pubblica attraverso una disciplina omogenea dei procedimenti di programmazione, gestione, rendicontazione e controllo. - Dispone che le amministrazioni pubbliche conformano i propri ordinamenti finanziari e contabili ai principi contabili generali contenuti nell'allegato 1 del DLvo 91/2001 e uniformano l'esercizio delle funzioni di programmazione, gestione, rendicontazione e controllo a tali principi, che costituiscono regole fondamentali, nonchè ai principi contabili applicati definiti con le modalità di cui all'articolo 4, comma 3 che prevede: "Con uno o più regolamenti da adottare …(omissis) .entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto su proposta del Ministero dell'economia e delle finanze, sono definiti: a) le voci del piano dei conti ed il contenuto di ciascuna voce; b) la revisione delle disposizioni di cui al DPR 27 febbraio 2003, n. 97, tenendo conto anche di quanto previsto dal titolo III del presente decreto; c) i principi contabili riguardanti i comuni criteri di contabilizzazione, cui è allegato un nomenclatore contenente le definizioni degli istituti contabili e le procedure finanziarie per ciascun comparto suddiviso per tipologia di enti, al quale si conformano i relativi regolamenti di contabilità. " - Dispone che le amministrazioni pubbli-

che, nel dare piena attuazione ai principi contabili generali, perseguono gli obiettivi di: a) promuovere l'armonizzazione delle procedure contabili, connesse ai diversi sistemi contabili e di bilancio, al fine di rappresentare in maniera veritiera e corretta, attraverso il sistema dei bilanci, le scelte programmatiche, amministrative e gestionali dell'amministrazione; b) coordinare i principi contabili generali con quelli relativi al consolidamento dei conti delle amministrazioni pubbliche;

c) consentire ai gestori dei sistemi contabili e di bilancio, nonchè ai responsabili dei servizi finanziari, l'applicazione corretta ed efficace delle norme; d) coadiuvare gli organi di revisione e di controllo nel verificare che il sistema dei bilanci e le relative informazioni contabili pubbliche risultino conformi ai principi di efficienza ed efficacia; e) assistere gli utilizzatori del sistema dei bilanci pubblici nell'esame delle informazioni in essi contenute.


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Quale grado di carico di lavoro può provocare un aumento dell’assenteismo per malattia tra gli infermieri? Elementi di prova dal sistema di classificazione dei pazienti RAFAELA di Daniela Coletta

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o studio riportato nell’articolo da me analizzato ha suscitato il mio interesse perché tratta un problema, il sovraccarico di lavoro, comune a tutti gli infermieri che lavorano negli ospedali, soprattutto nelle UUOO più complesse. Negli ultimi anni, in molti paesi la disponibilità di infermieri è insufficiente per soddisfare tutte le richieste del sistema sanitario, e ovunque è aumentato il loro carico di responsabilità. Ritengo che la maggiore motivazione per il personale ospedaliero sia offrire un’alta qualità del servizio ai pazienti, e se il carico di lavoro è troppo elevato non c’è tempo per la qualità. Studi precedenti hanno evidenziato un’associazione tra carico eccessivo di lavoro e livelli ridotti di benessere del personale (Cavanagh & Coffin 1992, Bryant et al. 2000, Hegney et al. 2003, McVicar 2003), inferiore qualità dell’assistenza (Aiken et al. 2002) e conseguenze negative per i pazienti (Needleman et al. 2002); ma, a causa della mancanza di sistemi attendibili e validati del carico di lavoro infermieristico, si hanno poche prove oggettive delle conseguenze negative di eccessivo carico di lavoro sulla salute o sull’assenza per malattia degli infermieri. Lo studio contenuto nell’articolo è, secondo me, molto valido perché fornisce strumenti validati ed affidabili di misurazione dell’associazione tra sovraccarico di lavoro e assenze per malattia. ANALISI METODOLOGICA ARTICOLO N.16 Lo scopo dello studio è di esaminare se il sovraccarico di lavoro degli infermieri è associato ad un aumento delle assenze per malattia, e di quantificare la perdita di

giorni lavorativi da sovraccarico di lavoro. Analisi metodologica dell’articolo scientifico: titolo: la domanda contenuta in esso attira l’attenzione e suscita la curiosità del lettore, e rispecchia il problema trattato nell’articolo. abstract : è chiaro, e presenta in modo schematico ma esauriente gli argomenti affrontati all’interno dell’articolo introduzione: evidenzia alcuni problemi comuni a molti paesi e destinati a peggiorare negli anni a venire: 1. l’insufficiente numero di infermieri ed il crescente carico di responsabilità degli stessi; 2. l’impossibilità di offrire un’ottima qualità dell’assistenza al paziente se il carico di lavoro è eccessivo Fa poi riferimento a studi precedenti che hanno trovato un’associazione tra carico eccessivo di lavoro e livelli ridotti del personale, anche se nessuno di essi è stato in grado di fornire prove oggettive. Conclude introducendo uno studio che ha affrontato il problema dell’associazione tra l’assenza per malattia degli infermieri e il loro carico eccessivo di lavoro utilizzando un nuovo sistema di classificazione dell’intensità assistenziale infermieristica: il sistema RAFAELA. background: analizza in modo soddisfacente i fattori fisici, psicologici e socioeconomici che hanno un’influenza sulla decisione del lavoratore se essere oppure non essere assente dal lavoro. Inoltre presenta il progetto di ricerca effettuato negli anni 2000-2002 per testare l’utilità e la praticabilità del sistema di classificazione dei pazienti RAFAELA nel sistema sanitario finlandese, che permette il monitoraggio e il confronto del ca-

rico di lavoro associato al paziente di infermieri in diversi ospedali in Finlandia. Tuttavia, non chiarisce se il sovraccarico di lavoro sia un fattore di rischio per l’aumento dell’assenteismo per malattia , un problema occupazionale importante nel settore sanitario. tipo di studio: lo studio è primario, in quanto è condotto direttamente su una realtà lavorativa, e di coorte perché è basato sull’osservazione diretta di un gruppo di persone. Materiali I dati riguardanti sia il carico di lavoro sia le assenze per malattia degli infermieri sono stati forniti da 5 ospedali pubblici finlandesi da tre distretti ospedalieri: 31 reparti e 877 infermieri dipendenti, comprendenti sia Infermieri Diplomati che Infermieri non specializzati. Sono stati utilizzati dati del carico di lavoro dalla prima metà del 2004 e dati sui congedi per malattia dell’intero anno 2004, vale a dire i dati disponibili più recenti. Posso quindi affermare che il monitoraggio è durato per un periodo sufficientemente ampio per essere credibile. Metodi raccolta dati Dati carico di lavoro Il carico di lavoro degli infermieri è stato misurato dal sistema di classificazione dei pazienti RAFAELA, che consiste in tre parti: (1) intensità assistenziale infermieristica dei pazienti misurata giornalmente dal sistema/qualisan (OPCq – Optimal Patient Classification Qualisan) di classificazione del paziente, (2) dati sulle risorse giornaliere del personale, (3) valutazione professionale del sistema di misura del livello ottimale di


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intensità assistenziale infermieristica (PAONCIL – Professional Assessment of Optimal Nursing Care Intensity Level). Tutti i giorni ogni infermiera – secondo le istruzioni scritte OPCq – classifica su un computer i pazienti che ha assistito il giorno precedente. Vengono presi in considerazione solo quei bisogni assistenziali che sono stati soddisfatti dalle infermiere. L’intensità assistenziale infermieristica può variare per ogni area da 1 punto (bassa e/o occasionale bisogno di assistenza infermieristica) a 4 punti (continuo o quasi continuo bisogno di assistenza infermieristica) come valori discreti. I punti vengono aggiunti, offrendo una gamma da 6 a 24 punti per paziente. Viene calcolata la somma totale dei punti di intensità assistenziale infermieristica per tutti i pazienti del reparto, per esempio 240 punti per 22 pazienti. Poi il totale dei punti di intensità assistenziale infermieristica per reparto viene diviso per il numero totale di infermieri che hanno seguito i pazienti nel reparto durante quel giorno (per esempio, 10 infermieri). Il carico reale sarebbe allora, in questo caso, 24 punti di intensità assistenziale infermieristica per infermiere (Fagerstrom & Rainio 1999, Fagerstrom et al. 2000°, 2000b). Il valore ottimale del carico di lavoro degli infermieri associato al paziente viene poi stabilito utilizzando contemporaneamente, per 3-4 settimane, anche il sistema di misura PAONCIL (Fagerstrom & Rainio 1999, Fagerstrom et al. 2000°, 2000b). Dopo ogni turno di lavoro tutti gli infermieri registrano su un modulo una stima numerica (su una scala da -3 a 3) di quanto hanno avuto il tempo di soddisfare i bisogni di assistenza del gruppo di pazienti che dovevano seguire durante il turno. La scala comprende sette livelli di intensità assistenziale infermieristica: 3 = molto alta; 2 = alta; 1 = abbastanza alta; 0 = livello ottimale; -1 = piuttosto bassa; 2 = bassa; e -3 = molto bassa. In un manuale vengono presentate le linee guida per la valutazione. Quindi, il carico di lavoro ottimale associato al paziente viene determinato utilizzando uno strumento di auto-valutazione. L’idea base del sistema RAFAELA è che

il carico di lavoro espresso come punti di intensità assistenziale infermieristica per ogni infermiere viene paragonato con l’intensità assistenziale infermieristica ottimale per il reparto. L’ intensità assistenziale infermieristica ottimale viene determinata con una semplice analisi di regressione lineare. In questa analisi i punti OPCq per infermiera vengono utilizzati come variabile indipendente (x) ed il valore medio PAONCIL nello stesso reparto durante la stessa giornata come variabile dipendente (y). I punti OPCq per infermiere che corrispondono al valore ottimale PAONCIL (cioè 0) costituiscono il valore ottimale di intensità assistenziale infermieristica del reparto, purché vengano soddisfatte tutte le condizioni di un’analisi affidabile (Rauhala & Fagerstrom 2004). Per scopi pratici, viene usato un intervallo +/- 15% del valore ottimale di intensità assistenziale infermieristica come intervallo ottimale (Fagerstrrom et al. 2000a, .Rainio & Ohinmaa 2005) L’ intensità assistenziale infermieristica media per infermiere nel reparto durante il periodo di studio dal 1° gennaio al 30 giugno 2004 è stata divisa per l’intensità ottimale di assistenza infermieristica per infermiere. Questo rapporto di intensità assistenziale infermieristica è stato usato come punteggio del carico di lavoro, una misura della ottimalità del carico di lavoro degli infermieri associato al paziente in diversi reparti. dati assenze per malattia I dati riguardanti i congedi per malattia sono stati raccolti dai documenti elettronici tenuti dai distretti ospedalieri. Le procedure per registrare i congedi per malattia nelle strutture del settore pubblico finlandesi sono affidabili (Kivimaki et al. 2004, Vahtera et al. 2004). Ogni periodo di congedo per malattia preso da ogni dipendente è registrato, comprese le date in cui ogni periodo è iniziato e finito. In accordo con il regolamento, ogni certificato di congedo per malattia, indipendentemente da dove è stato emesso, deve essere fatto pervenire per essere registrato. Per periodi di assenza fino a 3 giorni (periodi brevi) i lavoratori dipendenti possono compilare un’auto-certificazione. Per assenze di più di 3 giorni (periodi lunghi) vengono richiesti i certificati medici.

Abbiamo sommato tutti i periodi corti (1-3 giorni) e lunghi (>3 giorni) di assenze per malattia che sono avvenuti tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2004. Abbiamo controllato le registrazioni contraddittorie, e unito i periodi di congedo per malattia coincidenti o consecutivi Validità e affidabilità Viene ribadita la validità dello strumento OPCq e del sistema di misura PAONCIL, in quanto testati in molti modi con risultati soddisfacenti. Inoltre, per verificare ulteriormente l’attendibilità di queste misure del sistema RAFAELA; Qualisan Oy gestisce il suo utilizzo nel benchmarking nazionale dell’intensità assistenziale infermieristica negli ospedali finlandesi e fissa i criteri da seguire. Considerazioni etiche Gli ospedali che hanno partecipato hanno dato la loro approvazione all’ utilizzo dei dati del sistema di benchmarking di intensità assistenziale infermieristica per scopi scientifici, ed è stato ottenuta l’approvazione del comitato etico dell’Istituto Finlandese della Salute sul Lavoro per studiare i documenti relativi ai congedi per malattia dei lavoratori dipendenti. Analisi dei dati e risultati 1.Popolazione presa in esame Tabella 1 Caratteristiche campione Caratteristiche n Frequenza (%) Media (SD) Età <30 156 17,8 31–40 193 22,0 41–50 296 33,8 >50 232 264 Sesso Maschile 9 1,0 Femminile 868 99,0 Punteggio del carico di lavoro* 1Æ09 (0Æ18)

- Intensità assistenziale infermieristica per infermiere in relazione al valore ottimale (gamma 0,76-1,49). 2. assenze per malattia Tabella 2 Rate ratio (rapporto tra tassi) (intervalli di confidenza a 95%) di assenze per malattia attestate da certificati medici (periodi superiori a 3 giorni) con caratteristiche demografiche e carico di lavoro in relazione al valore ottimale (n=877). Modelli univariati e multivariati.


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Altre categorie in questo modello vengono sempre paragonate ad una categoria di riferimento, dato il valore 1.00. Caratteristiche Univariato Multivariato Età <30 1,00 (riferimento) 1,00 (riferimento) 31-40 41-50 > 50 Sesso 1,00 (riferimento) 1,00 (riferimento) Maschile Femminile Punteggio del carico di lavoro <1-0 1,00 (riferimento) 1,00 (riferimento) -Intensità assistenziale infermieristica per infermiera in relazione al valore ottimale (range 0,76-1,49). tabella 3 rate ratios - rapporto tra tassi (intervalli di confidenza a 95%) di assenze per malattia auto certificate (periodi da 1 a 3 giorni) con caratteristiche demografiche e carico di lavoro in relazione al valore ottimale (n=877). Modello univariato e multivari Caratteristiche Univariato Multivariato Età <30 1,00 (riferimento) 1,00 (riferimento) 31-40 41-50 > 50 Sesso 1,00 (riferimento) 1,00 (riferimento) Maschile Femminile Punteggio del carico di lavoro <1-0 1,00 (riferimento) 1,00 (riferimento) P per andamento lineare

-Intensità assistenziale infermieristica per infermiera in relazione al valore ottimale (range 0.76-1.49). discussione Rispetto a ciò che già si conosce riguardo a questo argomento, questo articolo aggiunge alcuni dati nuovi: - un carico di lavoro tra le infermiere che supera l’ optimum di circa il 15% o più può aumentare il rischio di assenza per malattia. - un carico di lavoro tra le infermiere che supera l’optimum del 30% o più aumenta il rischio di assenza per malattia auto certificata del 44% e di assenza per malattia attestata da certificato medico del 49% - circa il 5-6% dell’aumento di produttività che risulta dal sovraccarico di lavoro delle infermiere si perde nell’aumento dei periodi di congedo per malattia. Conclusione Secondo me i risultati sono molto soddisfacenti in quanto mostrano che un sovraccarico di lavoro maggiore, indicato dal sistema RAFAELA, è associato a tassi più alti di assenza per malattia a breve e lungo termine. Inoltre, suggeriscono che il sovraccarico di lavoro può contribuire in modo significativo a creare problemi sanitario-professionali tra i dipendenti e portare ad un considerevole peso economico per i datori di lavoro. Quindi, l’articolo ci fa capire che si può misurare il carico di lavoro degli infermieri e che questo può essere una parte importante di una gestione strategica degli infermieri come risorse umane per ridurre le assenze per malattia tra gli infermieri stessi. Le conclusioni riportate dall’articolo, i ringraziamenti, il riferimento alle collaborazioni e la bibliografia sono complete e ben dettagliate.

* Intensità assistenziale infermieristica per infermiera in relazione al valore ottimale (range 0.76-1.49). 3. associazione assenze per malattia-carico di lavoro Per quantificare ulteriormente l’associazione tra carico di lavoro e assenza per malattia, sono state calcolate le differenze assolute nei tassi di assenza per malattia tra i gruppi (Tabella 4). Il tasso in eccesso dei giorni di assenza per malattia è stato di 12 giorni per persona all’anno per un carico di lavoro di almeno 30% sopra l’ottimo, rispetto alla mancanza di sovraccarico di lavoro. Tabella 4 giorni di assenza per malattia in relazione all’ottimalità del carico di lavoro tra le infermiere finlandesi (n=877) Punteggio n persone giorni di tasso di carico di lavoro* per anno assenza persone per malattia per anno

tasso di eccesso di persone x anno

Cari Lettori, da questo numero FLP NEWS riprende una vecchia abitudine: La pubblicazione dei vostri scritti che siano racconti, poesie, curiosità o anche interventi per migliorare il nostro giornale. FATEVI SENTIRE Vi aspettiamo!! Mandate il vostro materiale a flpnews@flp.it lo pubblicheremo senz’altro!


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giovanni allevi

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iovanni Allevi nasce il 9 aprile 1969 ad Ascoli Piceno.Si diploma nel 1990 in pianoforte con il massimo dei voti al conservatorio "F. Morlacchi" di Perugia e, nel 2001, in composizione al Conservatorio G. Verdi di Milano.Si laurea in filosofia nel 1998 con la tesi "Il vuoto nella Fisica contemporanea" e frequenta l'Accademia Internazionale di Alto Perfezionamento di Arezzo, sotto la guida del maestro Carlo Alberto Neri. Nel 1991 adempie all'obbligo di leva nella Banda Nazionale dell'Esercito Italiano. In

veste di pianista solista della Banda esegue la Rapsodia in blu di George Gershwin e il Concerto di Varsavia di Richard Addinsell, in tour in molti teatri italiani. Allevi inizia a presentare in concerto un repertorio comprendente le proprie composizioni per pianoforte solista oltre a brani di Chopin, Bach, Beethoven e Ravel. Ha frequentato i corsi di "Bio-musica e musicoterapia" del prof. Mario Corradini.Nel 1996, Allevi musica la tragedia Le Troiane di Euripide, rappresentata al Festival Internazionale del Dramma An-

tico di Siracusa, vincendo il premio speciale per le migliori musiche di scena. Nel 1997, vince le selezioni internazionali per giovani concertisti al Teatro San Filippo di Torino. Da Ascoli Piceno, insieme a Saturnino Celani, si trasferisce a Milano per raccogliere in un CD la propria produzione pianistica e il suo lavoro è accolto da Lorenzo Cherubini (Jovanotti), il quale, con la sua etichetta Soleluna, insieme alla Universal Italia, decide di pubblicare il primo album di Giovanni Allevi per pianoforte solo, dal titolo 13 Dita nel 1997 prodotto in studio da Saturnino. In seguito collabora ancora con Saturnino e Jovanotti, nei loro concerti pop; Allevi apre cosÏ, da solo col suo pianoforte, i concerti di Jovanotti durante il tour L'Albero in cui esegue alcuni brani di 13 Dita. Nel 1998 sempre con Saturnino come produttore ha realizzato la colonna sonora del cortometraggio Venceremos presentato al Sundance Film Festival negli Stati Uniti. Nel 1999 la musicista giapponese Nanae Mimura, solista di marimba, ha proposto alcuni brani di 13 Dita, da lei stessa trascritti per il suo strumento,al Teatro di Tokyo e in un concerto alla Weill Recital Hall, sala secondaria della Carnegie Hall di New York. 13 Dita, intanto, riscuote successo di critica e Jovanotti invita nuovamente il musicista a partecipare in qualità di pianista al tour Il quinto mondo - Jovanotti 2002, per il quale cura anche gli arrangiamenti della band di sedici musicisti. All'interno dello spettacolo, Giovanni esegue in anteprima il suo pezzo Piano Karate, contenuto nel nuovo album Composizioni. Finito il tour, Giovanni Allevi promuove un'opera dal vivo dal titolo La favola che vuoi, che lo porta, nel 2003, alla pubblicazione del suo secondo album per pianoforte solista dal titolo Composizioni (Ed. Soleluna/Edel). Dal giugno 2004 Giovanni Allevi inizia un


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tour internazionale dal palco dell'HKAPA Concert Hall di Hong Kong, una sala da 382 posti. Nel 2004 insegna Educazione Musicale in una scuola media statale di Milano. Il 6 marzo 2005 si esibisce gratis sul palco del Blue Note di New York insieme ad altri gruppi italiani, in un concerto organizzato con l'Istituto italiano di cultura, all'interno della rassegna Jazz italiano a New York, per un pubblico prevalentemente italiano. Viene invitato a tenere un seminario su "La musica dei nostri giorni" all'Università di Pedagogia di Stoccarda e su "Il rapporto tra musica e filosofia" alla School of Philosophy di New York. Il Baltimora Opera House gli commissiona la rielaborazione dei recitativi della Carmen di Bizet. Nell'aprile del 2005 Giovanni Allevi si esibisce al Teatro Politeama di Palermo, in una première della sua prima opera per pianoforte e orchestra, "Foglie di Beslan", con i 92 elementi dell'Orchestra Sinfonica Siciliana che gli ha commissionato la composizione. Questa voce o sezione sull'argomento musicisti non cita alcuna fonte o le fonti presenti sono insufficienti. Puoi migliorare questa voce aggiun-

gendo citazioni da fonti attendibili secondo le linee guida sull'uso delle fonti. Il 16 maggio 2005, pubblica il suo terzo album per pianoforte solo: No concept (Bollettino/BMG Ricordi).presentato anche in Cina e a New York. Il brano Come sei veramente, tratto da questo album, è stato scelto dal regista statunitense Spike Lee come colonna sonora per un nuovo spot internazionale della BMW. Da settembre 2005, No concept è pubblicato anche in Germania e Corea. Il 29 settembre 2006 esce ufficialmente il suo quarto album, sempre per pianoforte solista, dal titolo Joy, che nel 2007 è insignito del disco d'oro, avendo raggiunto le 50 000 copie vendute. Allevi affianca, come ospite, Luciano Ligabue, in molte date del suo tour acustico nei teatri. Il disco ha avuto 100 settimane consecutive di permanenza nella classifica Fimi/Nielsen e 150.000 copie vendute. Nel 2007 accompagna al pianoforte Simone Cristicchi nel brano Lettera da Volterra, presente nell'album Dall'altra parte del cancello. Nello stesso anno, il suo brano Back to life viene scelto come colonna sonora per lo spot della nuova Fiat 500.Giovanni Allevi ha accettato inoltre di

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scrivere l'Inno delle Marche: è stato presentato a settembre 2007 in occasione della visita di Papa Benedetto xVI a Loreto all'Incontro nazionale dei giovani. Il 12 ottobre dello stesso anno pubblica Allevilive, un doppio CD contenente 26 brani tratti dai suoi 4 dischi precedenti più Aria, un brano inedito. Il 30 novembre 2007 pubblica il suo primo DVD, dal titolo Joy tour 2007, presentato in anteprima all'università IULM di Milano. Dall'11 dicembre 2007 al 21 dicembre 2007 è in tour con l'ensemble da camera dei Philharmonische Camerata Berlin. Il 13 giugno 2008, è uscito il suo quinto album, per pianoforte e orchestra, dal titolo Evolution, il primo album in cui Allevi non è solo a suonare ma è accompagnato da un'orchestra sinfonica. Nel 2009 ha suonato il pianoforte nell'ultimo disco di Claudio Baglioni, Q.P.G.A., nella canzone Fiumicino. Il 28 settembre 2010, è uscito il suo sesto album, per pianoforte solo, dal titolo Alien a cui è seguito da novembre 2010 l'Alien Tour 2011. Il 21 dicembre 2008 ha tenuto il consueto concerto di Natale presso l'aula del Senato della Repubblica Italiana. All'evento ha presenziato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nonché le più alte cariche istituzionali. Allevi ha diretto l'orchestra sinfonica de "I virtuosi italiani". Oltre che proprie composizioni, ha eseguito musiche del maestro Puccini in ricordo del 150º anniversario della nascita. I proventi di tale concerto sono stati devoluti all'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e tutto l'evento è stato trasmesso in diretta su RAI 1. In questo concerto ha eseguito due brani di Giacomo Puccini ed alcune sue composizioni. Questo concerto ha suscitato alcune polemiche nel mondo musicale classico italiano, scatenate principalmente dall'intervista rilasciata da Uto Ughi,nella quale il famoso violinista criticava aspramente Allevi e la sua musica. Allevi gli ha risposto dopo pochi giorni accusando il musicista di difendere degli interessi di casta. Il dibattito che ne è seguito poi fra gli appassionati, da ambo le parti, è stato talmente acceso, che la rivista Classic Voice, specializzata in mu-


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sica classica, il 6 marzo 2009, decise di pubblicare un libro sull'intera vicenda, dal titolo Beethoven non è Zucchero. Nel 2005 riceve due riconoscimenti: a Vienna è insignito dell'onorificenza di "Bösendorfer Artist" per la "valenza internazionale della sua espressione artistica" e il premio "Recanati Forever per la musica". Il 18 settembre 2006, all'Arena Flegrea di Napoli, Giovanni Allevi riceve il Premio Carosone come miglior pianista dell'anno "per il senso melodico del suo pianismo, [...] per il suo muoversi oltre ogni barriera di genere, al di fuori di qualsiasi categoria e definizione", come annunciato dal direttore artistico del Premio, Federico Vacalebre. Il 30 marzo 2007 al Teatro Rossini di Gioia del Colle Giovanni Allevi ha ricevuto il Magna Grecia Awards Menzione Speciale Giovanni Paisiello, quale musicista dell'anima. Il 2 aprile 2007 al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme riceve il "Riccio d'Argento" di Fatti di Musica, la rassegna del miglior live d'autore diretta da Ruggero Pegna, per il "successo internazionale delle sue composizioni". Il 15 ottobre 2008 Giovanni Allevi vince la prima edizione del premio "12 apostoli-riconoscimento all'arte" nato al ristorante 12 Apostoli di Verona, fratello minore del più anziano "premio 12 Apostoli", che ogni anno premia un giornalista-scrittore, giunto quest'anno alla trentunesima edizione.Il 21 maggio 2011 con "La musica in testa", edito per Rizzoli Editore, è stato uno dei tre vincitori del Premio Elsa Morante Ragazzi (sezione dedicata alla narrativa per giovani lettori). Giovanni Allevi si definisce come un compositore di musica classica contemporanea, ma che impiega un linguaggio nuovo e diverso da quelli sinora sviluppati: «Un linguaggio colto ed emozionale, che prende le distanze dall'esperienza dodecafonica e minimalistica, per affermare una nuova intensità ritmica e melodica europea». Tuttavia le opinioni di altri artisti e critici sul suo lavoro sono invece differenti. Il musicologo Stefano Biosa sostiene sia una musica per l'appunto minimalista, «edulcorata e accattivante», che «in parte si rifà, semplificata, a certe atmosfere del Keith Jarrett anni '70, a Michael

Nyman e altri compositori minimalisti». Il critico musicale Alberto Barbadoro ritiene la sua musica di matrice pop «banale, scontata» perché senza «alcuna ricerca», e che si possa collocare come «musica d'intrattenimento tipo Schlaks, Clayderman». Ramin Bahrami, pianista: «[Allevi] punta su melodie orecchiabili e si spaccia come il profeta della classica». Tino Cennamo, dirigente Ricordi, sarebbe disposto a contrattualizzarlo: «Nel filone della musica moderna, tra la contemporanea e la pop, un genere molto in voga nei paesi anglosassoni. Dopo Einaudi, rappresenta il nuovo fenomeno della musica italiana». Infine, il sito svizzero «Schwingende Klangwelt», che vende i dischi di Allevi, nella recensione del disco Joy sostiene che «il giovane pianista e compositore è regolarmente nelle classifiche italiane dei dischi pop, poiché i suoi pezzi orecchiabili, che si appoggiano alla tradizione classica ma la mescolano con elementi di pop e jazz, sono dei motivetti che non

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si dimenticano. Allevi scrive e suona con mano leggera melodie che sono ben fatte e sono perfette come rilassante passatempo serale, senza essere noiose. Molti dei suoi pezzi trasmettono una nonchalance tutta italiana e mettono di buon umore. Un CD per tutti i fan di Einaudi»,collocandolo quindi nella musica pop e nel crossover, ancora sulla scia di Ludovico Einaudi. Nonostante il suo grande successo televisivo e commerciale, Allevi ha ricevuto giudizi pesantemente negativi da alcuni grandi nomi della musica classica. In particolare sono esplose le polemiche dopo la decisione del Senato di far dirigere ad Allevi il concerto di Natale. Molti degli addetti ai lavori infatti sostengono che il successo di Allevi sia un prodotto di un'abile operazione di marketing e non di una reale capacità di innovazione musicale che lo stesso Allevi rivendica. Il pianista, dal canto suo, considera le critiche a lui rivolte come delle offese personali, astratte e non contestualizzate. Il giornalista Filippo Facci scrisse un arti-


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colo fortemente critico su Allevi e sul concerto del Senato allora imminente, il 20 dicembre 2008; dopo aver definito la sua «un genere di musica minimale, facilona, da aeroporto o da ascensore, priva di elaborazione e sviluppo, qualcosa di amatissimo dagli ascoltatori da aperitivo», sul concerto chiosava affermando: «Credo che a questo punto smetterò di aspettarmi ancora qualcosa dal mio Paese e dalle mie istituzioni [...] dovrebbe andare a Sanremo, non dissacrare un luogo dove hanno diretto Lorin Maazel e Riccardo Muti. A proposito: Allevi in Senato dirigerà un'orchestra. Dettaglio: ha imparato quest'anno, ma ha detto che ha studiato i grandi maestri su Youtube. Non è una battuta. Buon ascolto». Il 24 dicembre 2008, in un'intervista al quotidiano La Stampa, il violinista Uto Ughi ha definito Allevi "un nano", le sue composizioni "musicalmente risibili" e si è detto offeso dai riconoscimenti avuti da Allevi presso le istituzioni pubbliche italiane. Sempre secondo Ughi «non ha alcun grado di parentela con la musica che chiamiamo classica, né con la vecchia né con la nuova. Questo è un equivoco intollerabile. E perfino nel suo campo [la musica pop] ci sono pianisti, cantanti, strumentisti, compositori assai più rilevanti di lui». Il pianista ha replicato alle accuse mosse da Ughi in una lettera aperta allo stesso quotidiano, sostenendo che «il mondo della musica classica è malato», e che «a spartirsi la torta del potere musicale sono in pochi, una casta, impegnata a perpetrare la propria concezione dell'arte e la propria esistenza». Il giornalista Andrea Malan afferma invece che, prima di divenire famoso, Allevi fosse un musicista fusion. Malan, sul Sole 24 Ore, ha sostenuto, spiegandone il meccanismo, come il pianista marchigiano sia un fenomeno mediatico costruito a tavolino. Pareri negativi sono giunti finanche dai corregionali del musicista: in un articolo apparso su il Quotidiano.it della provincia di Ascoli Piceno molti dei nomi più noti della musica colta delle Marche non hanno risparmiato critiche al fenomeno Allevi. In particolare il musicologo Ste-

fano Biosa, presidente del Centro di Documentazione "Arturo Benedetti Michelangeli" di Brescia, ha definito Allevi "inesistente" come direttore d'orchestra e la sua musica «né classica né nuova». Alberto Mattioli, giornalista musicale, ha sostenuto che «[la musica di Allevi] è piacevolmente inutile», riconoscendogli però dei meriti: «Alla fine, lui ha saputo intercettare la voglia di musica classica che c'è e che i colleghi non sanno soddisfare».Piero Maranghi, direttore di Classica: «Considero Allevi un'operazione di marketing. Non credo a quanti affermano che lui sia la risposta alla crisi della classica. Se così fosse, sarei preoccupato. Lui gioca molto sull'immagine di elfo, dell'artistoide e ingenuo, in realtà è un uomo molto concreto». Una stroncatura è arrivata anche dall'Osservatore Romano, dove il giornalista Marcello Filotei equipara Allevi ad un mistificatore, per il suo apparire: «Giovanni Allevi è costruito con una cura assoluta ed è la rappresentazione oleografica del compositore, così come se lo aspetta chi non ha molta consuetudine con le sale da concerto», ma soprattutto per le sue dichiarazioni: «La musica di Allevi non è classica contemporanea semplicemente perché non esprime il mondo che la cir-

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conda, ma si limita ad assecondarlo», «questa è la forza culturalmente pericolosa dell'operazione Allevi: convincerci che tutto quello che non capiamo non vale la pena di essere compreso. Rassicuràti sul fatto che "non siamo noi ignoranti, sono loro che non sanno più scrivere una bella melodia", potremo finalmente andare fieri di non avere mai ascoltato Stravinskij»; concludendo che questo fenomeno è reso possibile dalla limitatezza dell'educazione musicale italiana, «che non fornisce gli strumenti per distinguere Arisa da Billie Holiday, figuriamoci Puccini da Allevi». Uno dei pochi artisti classici a difendere Allevi e il suo successo è stato il pianista Nazzareno Carusi, che in un'intervista al settimanale Panorama ha dichiarato: «Un fatto è certo, la fama di Allevi ha ridato vita al pianoforte e spinto molti ragazzi a studiare lo strumento. Nei suoi confronti c’è solo molta invidia. Lo attaccano quelli della vecchia scuola, alla ricerca disperata di un motivo per sopravvivere al cambiamento. Giovanni non chiede nulla a nessuno, suona la sua musica e lo fa bene».


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NOTIZIE DAL CANILE

ADOZIONI URGENTI

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lettera da parte della Sig.ra Giustina massaro di Caserta per l’adozione del suo cane billy.

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entilissimi amici, mi chiamo Giustina ho 48 anni e dall’età di un anno sono affetta da gravi esiti di poliomielite. Abito in un paese Trentola Ducenta provincia di Caserta con mio marito che ha 53 anni anche lui con gravi problemi di deambulazione. Gentilissimi amici, vi mando questo scritto perchè abbiamo un grosso problema e non sappiamo come risolverlo. In casa con noi vivono 3 cagnolini che amiamo molto che ci tengono compagnia facendoci sentire meno soli. Il primo è Billy ha 5 anni pesa sui 12/13 kg è castrato è un volpino ed è bellissimo. La persona che ce lo diede ci disse che era un cagnolino di piccola statura (avendo problemi di deambulazione non era il caso di adottare un cane di media o grande statura)noi fidandoci di questa signora lo portammo a casa. Billy lo abbiamo cresciuto con grande amore e lui ci ricambia amore ma fin dall’inizio ci ha dato e ci dà problemi. Billy soffre tantissimo perchè noi non riusciamo a portarlo a fare delle passeggiate, corse ecc... (per questo ci sentiamo tanto in colpa) e lui stando sempre in casa annoiandosi senza fare niente tutto il giorno ha iniziato a leccarsi sopratutto il pisellino fino a farsi del male. Abbiamo contattato più veterinari per

avere pareri in proposito e ci hanno risposto che Billy sfoga così la noia. Sempre su consiglio dei medici abbiamo preso altri 2 cagnolini uno pesa 6 kg l’altro 1,5 kg ma non c’è nulla da fare, Billy ci fà capire portandoci dove ha il pettorale che vuole uscire. Abbiamo contattato un dogsitter siamo andati a parlare in centri dove addestrano ma abbiamo dovuto rinunciare perchè costano e noi economicamente non possiamo muoverci. Gentilissimi amici, mi rivolgo a voi per essere aiutata a trovare una persona seria è affidabile che possa prendere Billy in adozione o in affidamento il nostro amatissimo Billy ha un carattere particolare è iperattivo abituato a vivere in casa, buono sensibile e intelligente, vuole sempre vincere lui, ama stare con le persone, con gli altri cani è molto diffidente. Purtroppo per noi più passano i giorni è più ci è difficile gestirlo. Non vogliamo assolutamente mandarlo in qualche canile nè abbandonarlo per strada ma credetemi per noi è diventato veramente pesante. Per Billy cerchiamo il meglio. Non nascondo il tantissimo dolore che proviamo sia io che mio marito ma non abbiamo alternative. Gentilissimi amici faccio appello alla vostra sensibilità e al vostro amore per i nostri amici a quattro zampe vi chiedo di aiutarmi a trovare una giusta sistema-

zione per Billy con persona seria è affidabile che tratti lui con amore come abbiamo fatto e facciamo noi, che faccia a lui tantissime coccole, ma sopratutto faccia fare a lui delle belle passeggiate e corse, cose che stando con noi non ha potuto mai fare. Noi ci impegniamo a rimanere sempre informati su come vive e come stà e perchè no!.. anche andando qualche volta a trovarlo. Ringraziando tutti Voi per ciò che farete per Billy e per noi e in attesa di avere presto Vostre notizie Vi saluto tutti con stima e affetto Giustina Giustina Massaro Via della Repubblica,2 81038 Trentola Ducenta Caserta Telef. cell. 338 9759114


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lago di garda

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I

l livello medio delle acque del Garda, che si trova a 65 metri sopra il livello del mare, subisce variazioni stagionali piuttosto limitate, in particolare se rapportato agli altri grandi laghi prealpini: le oscillazioni massime sono di 1-1,5 metri. La limitatezza di queste variazioni è merito delle dimensioni notevoli dell'invaso rispetto a quelle del bacino imbrifero che lo alimenta. La temperatura media delle sue acque superficiali è di 12 °C, che scende a 8 °C a 100 metri di profondità. La temperatura superficiale dell'acqua è però soggetta a variazioni notevoli nell'arco dell'anno: la temperatura minima a dicembre è di 6 °C mentre quella massima ad agosto è di 27 °C.Uno dei fenomeni caratteristici del lago è quello delle sesse, ovvero un repentino innalzamento del livello del lago, mediamente di 30 cm, collegato a un calo improvviso della pressione atmosferica. Si tratta di un evento che avviene in condizioni di lago calmo, che si manifesta senza preavviso e la cui durata può variare da alcuni minuti fino ad alcune ore, in casi eccezionali anche una giornata intera.

Altro fenomeno ricorrente è quello delle correnti, che consiste nel movimento di una massa d'acqua in una direzione diversa rispetto all'acqua che la circonda. In genere sono correnti subacquee, ma possono diventare visibili in superficie tramite una sorta di fiume che scorre sulla superficie del lago dalla colorazione più chiara rispetto a quella delle acque circostanti. Le correnti hanno andamenti e velocità piuttosto varie e si manifestano in luoghi e momenti sempre diversi, anche se i luoghi in cui compaiono più frequentemente sono nelle acque di fronte a Garda, Bardolino, Lazise, tra Gargnano e la punta di San Vigilio, e a settentrione a Malcesine e a Limone. Causa di questo fenomeno sono squilibri di temperatura. Le sorgenti del Sarca, il maggiore immissario del lago. Il fiume Sarca, le cui sorgenti sono alimentate dall'Adamello e dal gruppo dolomitico del Brenta, è il principale immissario fra i 25 affluenti. Il fiume, che si immette nel lago nelle immediate vicinanze di Torbole, ha formato la piana alluvionale di Arco. Altri immissari

minori sono quelli che scendono dai monti che si affacciano sul lago: il Ponale, alimentato dal lago di Ledro, il Varone o Magnone, che dà origine alle cascate del Varone, il Campione, che ha formato l'omonima penisola, il Toscolano, che ha formato l'ampia penisola di Maderno, e l'Aril o Ri, che con i suoi 175 metri di lunghezza è considerato il fiume più breve d'Italia o forse del mondo. L'Aril è originato da una florida sorgente presso Cassone, alimentata dalle falde acquifere del monte Baldo che, a causa della sua natura carsica, dà vita anche a numerose sorgenti subacquee.Il Mincio a Borghetto, piccola frazione sorta ai piedi del ponte visconteo di Valeggio sul Mincio, nota per i caratteristi edifici con mulini ad acqua. L'alimentazione del lago è quasi completamente controllata dall'uomo a causa della costruzione della diga di Valvestino, delle diga di Ledro, dei versamenti controllati dal lago di Molveno nel Sarca e dalla costruzione del canale scolmatore dell'Adige, la galleria Adige-Garda, il quale viene però utilizzato esclusivamente in caso di piene eccezionali del


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fiume. Pure l'unico emissario del lago, il Mincio, è controllato tramite la chiusa di Salionze. La modesta portata dell'unico emissario (mediamente 58,4 mc/s) rispetto al grande volume d'acqua contenuta nel bacino lacustre genera una condizione di stasi, tanto che le acque restano nel lago in media 26,8 anni. La lentezza del ricambio è la causa della limpidezza delle acque lacustri, anche se oggi l'infittirsi degli insediamenti, l'inquinamento e le imbarcazioni a motore hanno ridotto considerevolmente la qualità dell'acqua. Tra le sorgenti subacquee del Garda la più nota è la Boiola, la cui peculiarità è data dagli attributi termali sodico-sulfurei che rendono quest'acqua di buone qualità terapeutiche. La sorgente sgorga a circa 300 metri di distanza dalla sponda est della penisola di Sirmione, alla profondità di 17 metri. Fino all'Ottocento la sorgente rilasciava in più punti e senza interruzione bolle che risalivano in superficie, dove sprigionavano un intenso odore di zolfo. La sorgente venne incanalata per la prima volta nel 1889 tramite un tubo che portava l'acqua termale fin sopra la superficie del lago, ma solo in seguito a numerosi tentativi si riuscì nell'impresa. Da questo getto uscivano 245 litri d'acqua al secondo a una temperatura di 63 °C,e grazie a questa canalizzazione, che in seguito avrebbe portato l'acqua termale fino a riva, la località divenne nel Novecento un frequentato centro termale. L'acqua che sgorga da questa sorgente ha la sua origine nelle profondità del monte Baldo, dove, a oltre 800 metri di altitudine, l'acqua meteorica si raccoglie, e da qui compie un percorso della durata di circa venti anni durante il quale scende fino a oltre 2.100 metri sotto il livello del mare, arricchendosi di minerali e aumentando di temperatura fino a 69 °C. È classificata come acqua minerale e ipertermale batteriologicamente pura, e ancora come sulfurea salsobromoiodica (in quanto contenente una quantità notevole di zolfo sotto forma di acido solfidrico, sodio, bromo e iodio). Presenta inoltre una grande quantità di oligoelementi, con un residuo fisso di 2,476 g/l.Per approfondire, vedi le voci

Viaggi, Natura, Cultura, Scienza

Stazione meteorologica di Desenzano del Garda, Stazione meteorologica di Malcesine e Stazione meteorologica di Salò. Il lago di Garda fa parte di quell'ampia zona climatica che comprende la Pianura Padana e le prime valli alpine e che denota un clima temperato-continentale, ma che localmente manifesta condizioni notevolmente mitigate dalla massa d'acqua: questo clima può definirsi sub-mediterraneo. Il luogo con le temperature più miti è Malcesine, mentre quello con temperature più rigide e un clima più continentale è Peschiera del Garda. La primavera e l'autunno sono le stagioni più piovose, mentre l'estate è di tipo mediterraneo, quindi asciutta ma interrotta da intensi temporali, specialmente nel mese di agosto. In inverno le temperature sono meno rigide rispetto alle zone circostanti e le precipitazioni sono piuttosto scarse, mentre le nebbie solo in poche occasione riescono a invadere il basso lago. Sulle rive non si presentano quasi mai condizioni di gelo, che si verificano

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solo eccezionalmente: l'ultima è avvenuta nel 1706, in un periodo di freddo generale che gli storici chiamano piccola era glaciale. Fino all'Ottocento gli abitanti del lago hanno conservato molte peculiarità frutto di una storia secolare e di profondi adattamenti all'ambiente in cui vivevano. Queste peculiarità erano particolarmente evidenti tra le genti dell'alto Garda in ragione del minor contatto con il mondo esterno, causato dal territorio impervio in cui vivevano, che rendeva difficili le comunicazioni. Ciò ha portato all'origine di una popolazione con tratti tipologici e morfologici ben precisi, ma anche ad uno stile di vita tipico della gente lacustre. Queste peculiarità sono andate lentamente a perdersi a partire dal Novecento, quando i contatti con l'esterno sono diventati più frequenti. Nella zona gardesana sono state rinvenute tracce di presenza umana afferibili al Paleolitico medio, in particolare strumenti in selce, ma solamente oltre certe altitudini, in quanto a quote minori le


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azioni dei ghiacciai hanno cancellato tutti gli indizi che avrebbero potuto provare la presenza dell'uomo. Del Paleolitico superiore sono rimasti alcuni segni di accampamenti, in particolare sui versanti dei monti Baldo e Stivo, mentre nel Mesolitico pare che la zona più frequentata fosse quella del Baldo a causa della presenza di grandi quantità di selce, anche se testimonianze di questo periodo sono state ritrovate pure nei pressi di Nago, Arco, e Manerba. Nel Neolitico le popolazioni che abitavano il lago entrarono in contatto con la cultura dei vasi a bocca quadrata, come testimoniano anche gli oggetti a corredo di alcune tombe di questo periodo ritrovate nei pressi di Arco. Le maggiori testimonianze di presenza umana in età preistorica risalgono però all'età del bronzo, quando sorsero nel basso lago, ma anche nell'entroterra benacense, numerosi aggregati di case su palafitte, le cui tracce sono piuttosto abbondanti e precise, ma che furono però abbandonate durante l'età del ferro in favore di punti più strategici. Il lago di Garda fu punto d'incontro tra le popolazioni dei Reti e quelle dei Veneti, la cui presenza è testimoniata in particolar modo dalla necropoli veneta di Garda, oltre che degli Etruschi che giunsero a

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trafficare in queste zone. Presenza invadente fu invece quella dei Cenomani, i quali andarono ad insediarsi nell'area tra Brescia e il lago intorno al VI secolo a.C., lasciando loro tracce per lo più nella toponomastica lombarda. Sono numerose le testimonianza romane lungo le sponde del Garda, tra le più note le Grotte di Catullo. L'integrazione tra Romani e Cenomani, i quali controllavano la zona gardesana, iniziò probabilmente nel 225 a.C., quando vi fu un trattato di alleanza tra Cenomani, Veneti e Romani, anche se l'effettiva romanizzazione del territorio avvenne tra il II e il I secolo a.C.tanto che nell'89 a.C. vennero concessi i diritti già delle città latine per volontà del console romano Gneo Pompeo Strabone e una quarantina di anni dopo fu concessa la cittadinanza romana a Brescia (che comprendeva la sponda occidentale e settentrionale del Benaco) e a Verona (che comprendeva invece la sponda orientale).[60] Un secolo strategico fu il I d.C. in quanto vennero realizzate strade di notevole importanza, come la via Gallica, che collegava Verona con Milano passando da Peschiera (l'antica Arilica), e la via Claudia Augusta, che collegava la pianura con il passo di Resia e quindi i

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territori più settentrionali, oltre ad alcune strade di minore importanza che collegavano la val d'Adige con il Garda, la via Benacensis (all'altezza di Torri del Benaco) e la Campiona. Furono inoltre istituiti due pagi, ovvero circoscrizioni territoriali rurali: quello dei Benacenses sul bresciano e il pagus dei Claudienses sul veronese. Nel 268 si combatté la battaglia del lago Benaco tra l'esercito dell'impero romano, comandato dal futuro imperatore Claudio il Gotico, e la federazione germanica degli Alemanni. La schiacciante vittoria ottenuta dai romani permise la definitiva cacciata dall'Italia settentrionale degli Alemanni, a causa delle gravissime perdite che subirono durante la battaglia. La presenza romana è ampiamente testimoniata da insediamenti, ville (in particolare le note Grotte di Catullo), da resti di centuriazione ancora oggi visibili nella piana a nord di Riva, dai resti di un santuario non distante da Riva, da una necropoli situata in una località di Cavaion Veronese in cui furono ritrovati numerosi corredi funebri, da alcune lapidi, testimonianze epigrafiche e dall'altare di Lazise.


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ANGOLO DI ..Vino

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Lo champagne T

ale operazione ha lo scopo di staccare la feccia dalla parete interna della bottiglia e farla scendere in basso verso il collo della stessa. Infatti, dopo ogni scuotimento, le bottiglie sono riposizionate inclinandole sempre più, fino a quando saranno in posizione quasi verticale; in tal modo le fecce saranno tutte a contatto del tappo. Per eliminare le fecce si inserisce il collo della bottiglia in una soluzione salina a bassissima temperatura, che provoca l'istantaneo congelamento delle fecce; a questo punto si toglie il tappo (questa operazione si chiama dégorgément, e se fatta a mano è definita à la volée), e con esso il deposito dei lieviti. Dopo il dégorgément si effettua il dosage, cioè si rabbocca la bottiglia con vino della stessa partita (è il caso degli champagne "millesimati" -con indicazione cioè dell'annata della vendemmia- piuttosto che con una miscela (chiamata liqueur d'expédition) di vini di annate precedenti e zucchero; un tempo era usanza aggiungere anche distillati tipo cognac o armagnac: oggi è una pratica pressoché abbandonata; ogni produttore custodisce gelosamente la composizione di questa miscela, che determina sia le caratteristiche organolettiche finali dello champagne sia, per la quantità di zucchero presente, la sua tipologia o dosage, brut, sec, demi-sec, ecc. Una volta eseguita questa operazione non resta che tappare la bottiglia con il caratteristico tappo di sughero, la capsula metallica e la gabbietta in fil di ferro. Le bottiglie vengono lasciate ad affinare ancora e dopo alcuni mesi sono pronte per il consumo. Gli champagne si possono differenziare per il colore, per il tipo di uve utilizzate, e per il dosaggio (quantità di residuo zuccherino) e per il prezzo. Lo champagne può essere "bianco" o, più raramente, rosé. Lo champagne rosè può essere ottenuto mescolando vini bianchi e vini rossi o da una breve macerazione a contatto

con le bucce delle uve a bacca rossa. Lo champagne ottenuto da sole uve a bacca bianca si chiama blanc de blancs; lo champagne ottenuto da sole uve a bacca nera si chiama blanc de noirs. Dosaggio Tecnicamente è l'aggiunta allo champagne, prima dell'imbottigliamento, di una piccola dose di sciroppo composto da zucchero di canna, vini vecchi e, a volte, cognac o altri distillati. Lo scopo del dosaggio è duplice: da un lato serve ad 'addolcire' un vino che non ha residuo zuccherino e, di conseguenza, si presenta con un'acidità molto elevata, dall'altro lato è fondamentale per fornire allo champagne (soprattutto se non millesimato) quelle sfumature di aroma e di gusto caratteristiche del produttore, cioè quello che in gergo viene definito goût maison. La classica bottiglia da champagne si chiama sciampagnotta, ha una capacità di 75 cl ed è più spessa e resistente delle normali bottiglie di vino. Soltanto la mezza-bottiglia, la bottiglia e la magnum sono utilizzate per la seconda fermentazione; gli altri formati vengono generalmente riempiti con vino già fermentato. Alcuni produttori hanno recentemente messo in commercio bottiglie di capacità superiore alla jéroboam (chiamati, ad eccezione del souverain e del primat, col nome di re biblici) come la salomon (18 litri) o la melchizédec (30 litri); tali formati sono poco usati, in quanto difficilmente maneggiabili, fragili e molto costosi da produrre. Il tappo di sughero delle bottiglie di champagne è caratteristico per la forma a fungo che assume dopo la stappatura. In effetti il tappo non ha quella forma al momento dell'imbottigliamento, ma è cilindrico, di diametro decisamente maggiore di quello del collo della bottiglia in cui deve essere inserito. Affinché possa entrare (per circa la metà della sua lunghezza originaria) è necessario che sia com-

presso radialmente con forza tramite un'apposita attrezzatura, e immediatamente dopo, la parte di esso rimasta fuori della bottiglia deve essere "gabbiettata", cioè compressa assialmente per essere assestata sul "raso bocca" della bottiglia talché si possa instaurare il cosiddetto "effetto tappo corona". L'insieme di queste due compressioni che il tappo subisce, dapprima quella radiale (introduzione in bottiglia) e, di seguito quella assiale (gabbiettatura), agendo in sinergia, consentono al tappo, sottoposto alla pressione dell'anidride carbonica presente nella bottiglia, di contrastare efficacemente la fuoriuscita di questo gas. Col tempo il tappo perde gradualmente la sua elasticità naturale, e la parte situata più vicina all'imboccatura della bottiglia si degraderà più velocemente di quella situata più in basso, costringendo il tappo ad assumere la forma che si conosce. Il tappo è formato da due parti ben distinte, le cui differenze sono facilmente individuabili anche a occhio nudo: Il "corpo", costituito da un agglomerato di sughero di alta qualità (utilizzato per questa parte del tappo per ragioni economiche, ma anche per motivi tecnici). Questa parte non è a contatto con il vino e costituisce la totalità della parte superiore al "raso bocca" della bottiglia. Una parte del "corpo" (9-12 mm) viene introdotta nel "collo" della bottiglia. La "testa", che è costituita (in genere) da due rondelle di sughero massiccio incollate una sull'altra alla base del "corpo" ; si tratta della parte che entra nel "collo" della bottiglia ed è esposta al contatto con il vino. Una volta assemblati, levigati e rifiniti, i tappi vengono selezionati, in alcuni casi, trattati in superficie con (paraffina), ma in ogni caso, devono essere lubrificati con prodotti adatti al fine di rendere possibile la loro introduzione in bottiglia, migliorare la loro tenuta e agevolare la loro futura estrazione. continua nel prossimo numero ....


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RETROSCENA Spettacolo & Cultura Harry Potter e i doni della morte - Parte ii

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ccupati Hogwarts e il mondo della magia, Voldemort e i Mangiamorte hanno ormai un solo obiettivo: disperdere l’Esercito di Silente e uccidere Harry Potter, alla ricerca spasmodica degli ultimi Horcrux. Individuati con l’immancabile aiuto di Ron e Hermione gli oggetti e i soggetti viventi che contengono l’anima frantumata e separata dal corpo del Signore Oscuro, i tre ragazzi hanno soltanto bisogno di tempo per raggiungere quelle schegge di anima e farne scempio. Ripiegati a Hogwarts, presieduta da Severus Piton e difesa da dissennati dissennatori, Harry e compagni vengono accolti trionfalmente da Neville Paciock e il suo esercito di dissidenti armati di bacchetta e coraggio, il coraggio di esporsi al dolore e alla morte dimenticandosi della propria salvezza in nome di un bene superiore. Nella furia della battaglia Harry scoprirà che tra il bianco di Silente e il nero di Piton esiste una zona grigia e una lacrima rivelatrice di ben altre verità. Recatosi al Pensatoio e versato il pianto e i ricordi di Piton, Harry saprà finalmente cosa fare per annullare Voldemort. Recatosi nella Foresta Proibita per affrontarlo, il giovane mago abbraccerà la possibilità della morte, guadagnando la salvezza e il futuro. Quello magico e quello babbano. È da sempre il duello la soluzione alle tensioni create dalla narrazione e all’antitesi dei valori proposti. Lo sa bene David Yates, che alla sua quarta realizzazione punta l’obiettivo su quell’atto decisivo dell’intreccio, sullo scontro fisico tra l’eroe e il suo opponente schierati all’interno delle rovine di Hogwarts, contenitore e palcoscenico dell’epilogo. Spedendo al suolo Lord Voldemort come un volgare villain, Harry, in piedi contro un cielo grigio e spento dal 3D, raccoglie il valore in gioco nello scontro. Valore anticipato nella prima parte dei doni della morte, che dichiarava l’analogia con la logica del fasci-

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RETROSCENA Spettacolo & Cultura

smo e l’ascesa del Nazismo. Il progetto di purificazione razziale di Voldemort, drammaticamente affine all’ideologia razzista hitleriana, ha sterminato senza pietà i mezzosangue, costringendo i sopravvissuti alla clandestinità. Sacrificata letteralmente la generazione dei padri, a resistere sulla scena e nel secondo atto troviamo i figli, lontani dall’egocentrismo dell’infanzia, emancipati dal disordine dell’adolescenza e abili a ‘sbarcare’ sulle sponde di Hogwarts con un’arma più potente di un incantesimo: la capacità di amare e di riconoscere l’altro nella sua singolarità. Portatori sani di un’idea di giustizia e di società giusta e aperta, dove convivere e contaminarsi. Di quel mondo, avviato da Albus Silente e minacciato costantemente da Tom Riddle, Harry è l’eroe dell’apertura, colui che porta in sé proprio ciò contro cui combatte, perché la Rowling non si limita a metterli l’uno contro l’altro ma, forzando la geometria frontale del duello, li mette l’uno nell’altro. Insieme a Voldemort la

saga di Harry Potter esala l’ultimo respiro e lascia orfani una messe inestimabile di spettatori che per dieci anni hanno visto crescere, amare, lottare e invecchiare il maghetto di Privet Drive. Iniziato all’età adulta nel tempo di sette libri e otto film, il sempre uguale Harry Potter è stato affidato a Daniel Radcliffe, che tra azioni magiche e prodigi naturali, ha trovato il tempo di essere attore nei teatri e nel mondo normale dei babbani. Con sacrificio, fedeltà e intraprendenza lo hanno accompagnato Rupert Grint (Ron) e Emma Watson (Hermione), braccati, marchiati e torturati ma sempre pronti a sbrigarsela come potevano dentro camere segrete, foreste proibite, banche o paioli magici. Defezionato da Spielberg, impostato dallo sguardo di Chris Columbus, veterano di film con bambini protagonisti, (pro)seguito dal sentimento dark del messicano Alfonso Cuarón, cresciuto coi turbamenti adolescenziali di Mike Newell e aggiudicato fino all’ultimo respiro e all’ultimo mago a David Yates, Harry

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Potter al cinema si è (purtroppo) limitato a ‘fotocopiare’ i celebri romanzi, eccedendo nella tecnica, nelle convenzioni, negli effetti e dimenticando troppo spesso di produrre la magia. Confezioni sempre troppo lunghe e quasi nulla impegnate nella costruzione dei personaggi, quelle biografie ideali magnificamente immaginate per ognuno di loro dalla Rowling. A dare loro la vita ci hanno pensato tuttavia gli attori, che la scrittrice ha preteso inglesi. Sono loro i produttori di incantesimi che hanno riempito le sale e incantato le masse babbane. Su tutti Alan Rickman, signore di tempeste emotive concentrate in una lacrima che rivela commossa il rovescio del male.


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A SCUOLA DI CUCINA

Triangolini di ricotta con taleggio e pere

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ettete su di una spianatoia la farina, il burro (freddo) tagliato a pezzetti, e la ricotta, ed impastate bene gli ingredienti fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico. Se nell’eseguire tale operazione il composto risulterà appiccicarsi alla spianatoia, cospargetela più volte con della farina, fino a che l’impasto risulterà elastico e asciutto. A questo punto, avvolgete l’impasto nella pellicola trasparente e mettetelo nel frigorifero per almeno mezz’ora. Intanto sbucciate la pera, toglietele il torsolo e tagliatela a piccoli pezzettini. Tagliate a striscioline il prosciutto di Praga e tagliate a scagliette il Gruyere.Accendete il forno a 180°-200°. Togliete l’impasto dal frigorifero e con l’aiuto di un matterello, stendete il composto fino a formare una sfoglia della forma di un rettangolo e dello spessore di 2 mm. Con una rotella tagliapasta dentellata, ricavate dalla sfoglia dei quadrati dai lati di cm 10 e ponete al centro di essi i ripieni precedentemente preparati in questo modo: su di un quadrato di pasta, ponete un pezzetto di taleggio e un cucchiaino di pera a pezzetti; su un altro quadrato di pasta ponete il Prosciutto di Praga a striscioline e il Gruyere a scaglie. Sbattete un uovo in una ciotolina, e con un pennellino spennellate i bordi dei quadrati di pasta, prima di ripiegarli in obliquo per formare dei triangolini. Una volta chiusi, ponete i triangolini su delle teglie foderate di carta forno, e spennellate la loro superficie con l’uovo sbattuto, quindi infornateli per 20-25 minuti . A cottura ultimata ponete i triangolini su di un piatto da portata e servite immediatamente.

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■ Consiglio Se dalla sfoglia ricaverete dei quadrati dal lato di cm 10, otterrete circa 16 triangolini di dimensioni abbastanza consistenti, e come porzione per un antipasto, ne basteranno 2 a testa: se ridurrete il lato dei quadrati a 8 cm, ne ricaverete circa 20, e ne potrete servire anche 3. ■ Curiosita' La sfoglia di questa preparazione, è neutra, e quindi il suo ripieno può essere sia dolce che salato. Se volete un’idea di come preparare un semplice e ghiotto dolcetto per la merenda dei vostri bambini andate alla ricetta dei “Triangolini di ricotta con confettura di ciliegie” o con "Nutella"!


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