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Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art ,1 comma 2, CB Bologna - Anno XLII - n. 3 - III trimestre

Movimento Domenicano del Rosario - Provincia “S. Domenico in Italia”

speciale Convegno del Rosario

3/2009


ROSARIUM Pubblicazione trimestrale del Movimento Domenicano del Rosario Proprietà: Provincia Domenicana S. Domenico in Italia via G.A. Sassi 3 - 20123 Milano Autorizzazione al Tribunale di Bologna n. 3309 del 5/12/1967 Direttore responsabile: fr. Mauro Persici o.p. Rivista fuori commercio

! o i t t a n l i a P u q zio n o P

Le spese di stampa e spedizione sono sostenute dai benefattori Anno 42°- n. 3 stampa: Tipolitografia Angelo Gazzaniga s.a.s. Milano - via P. della Francesca 38 Movimento Domenicano del Rosario Via IV Novembre 19/E 43012 Fontanellato (PR) Tel. 0521822899 Fax 0521824056 Cell. 3355938327 e-mail movrosar@tin.it

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Comitato di redazione: Ermanno Boggio Mauro Faverzani Angelo Gazzaniga Ilaria Giannarelli

SOMMARIO Il mistero dell’Incarnazione: una verità che solo lo Spirito Santo può rivelare Card. Giacomo Biffi

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speciale: “Convegno del Rosario”

Urge una nuova testimonianza con la Croce contro la repressione dei cattolici nel mondo Mauro Faverzani

Pag. 3 e seguenti: CARAVAGGIO, Madonna del Rosario, Olio su tela, Vienna, Kunsthistorisches Museum

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Cristianofobia: una situazione generalizzata, non solo cinese Giacomo de Antonellis

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Testimonianze

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Catechismo per tutti: Il segno della Croce

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In copertina: Gerusalemme in una foto scattata da Paolo Gavina

Manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. L’invio delle fotografie include il consenso per una eventuale pubblicazione.


C a rd i n a l e G i a c o m o B i ff i A rc i ve s c o vo e m e r i t o d i B o l o g n a

Il mistero dell’Incarnazione: una verità che solo lo Spirito Santo può rivelare

A

che debbo che la madre del mio Signore venga a me? (Lc 1,43). Troppe volte abbiamo letto e ascoltato queste parole di Elisabetta, perché riescano ancora a provocare nel nostro animo lo stupore che meritano e possano ancora abbagliarci con lo splendore straordinario della loro verità. Oggi però l’averle riascoltate nel contesto di questa solenne celebrazione, sotto lo sguardo della Madonna di San Luca che da sempre è la nostra più efficace maestra di fede, potrà forse davvero ravvivarle in noi e farcele percepire nella loro singolarità e nel loro nativo vigore. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ci aiuti a capirle – queste parole – colmandoci con la sua grazia, quello stesso Spirito Santo che le ha ispirate alla moglie di Zaccaria.

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Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce (Lc 1,42), ci ha detto la narrazione evangelica. Piena di Spirito Santo: questa arcana sovrabbondanza di luce tracimi, per così dire, e arrivi a noi, che in quel grido di donna ravvisiamo la prima proclamazione del mistero dell’incarnazione risuonata da labbro umano. Ciò che è rivelato dallo Spirito, solo dallo Spirito, che diventa in noi principio di conoscenza soprannaturale, può essere adeguatamente scrutato (cf. 1 Cor 2.1014). Non affidiamoci troppo, allora, alla benemerita schiera degli esegeti umani e alle loro dotte sottigliezze: sia invece lui, il Paraclito che ci guida alla verità tutta intera (cf. Gv 16,13), il nostro esauriente esegeta. Ce ne possiamo tutti avvalere, noi che abbiamo la fortuna di appartenere alla nazione santa (cf. 1 Pt 2,9), dal momento che nel battesimo non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato (1 Cor 2,12). La prima professione di fede nella divina maternità di Maria La madre del mio Signore – dice Elisabetta. Chi mai poteva nominare e riconoscere suo Signore una semplice e religiosa donna del popolo, se non colui del quale ogni buon ebreo quotidianamente ripeteva: Ascolta, Israele! Il Signore Dio nostro è l’unico Signore (cf. Mc 12,29)? Come si vede, sotto la guida di un eccellente Maestro interiore Elisabetta ha bruciato le tappe: non ha avuto bisogno di udire la professione di fede dell’apostolo Tommaso per capire chi era nella sua realtà profonda il bambino che doveva nascere da Maria; non ha aspettato la definizione del concilio di Efeso per accettare senza alcuna titubanza il mistero inaudito della divina maternità di una figlia di Eva. Quel giorno, l’arrivo della sposa di Giuseppe sarà probabilmente apparso ai vicini e ai conoscenti come un atto del tutto plausibile di affetto tra parenti, di umana sollecitudine, di aiuto encomiabile ma abbastanza usuale. E invece era molto di più: era, nel suo significato più alto, un’irruzione di luce, era il disegno eterno del Padre che cominciava a manifestarsi. La casa di Zaccaria, in virtù delle parole di Elisabetta, diventava in quel momento quasi la figura e l’anticipazione della basilica efesina, dove la terza assemblea ecumenica della Chiesa avrebbe sancito la legittimità per Maria del titolo di theotokos, cioè «Madre di Dio». La fede di Elisabetta è la fede della Chiesa Bologna riceve, come ogni anno, la visita della sua Patrona, presidio e decoro della nostra gente. È senza dubbio una visita di consolazione e di soccorso spirituale, da parte della più grande e più fedele amica della nostra città. Ma può e deve diventare altresì una eccezionale irradiazione di verità salvifica su di noi, se la nostra Chiesa, con lo stesso cuore credente di Elisabetta e sotto l’identica ispirazione, farà consapevolmente e intelligentemente sua l’esclama-

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zione umile, commossa e ammirata: A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Tu sei la madre del mio Signore, le dice oggi ciascuno di noi; tu sei la madre dell’Unigenito del Padre che, quando venne la pienezza del tempo, proprio duemila anni fa, è nato da donna (cf. Gal 4,4). Fammi dunque conoscere meglio e più intimamente questo mio Signore che tu hai generato. Il Figlio Signore del cosmo, della storia e dei cuori È il Signore del cosmo: ogni creatura, animata o inanimata, è una partecipazione alla sua ricchezza d’essere e quasi un tenue riverbero del suo valore. Concedimi allora, o madre di Gesù, di contemplare il prodigio del creato, di onorare la natura, di amare ogni vivente, non con l’ottusità di un ecologismo idolatra o di un animalismo senza verità e senza saggezza, ma con l’occhio allietato e gratificato di chi scorge in tutte le cose il pregio e la bellezza di colui nel quale tutte le cose sono state pensate e volute (cf. Col 1,16). È il Signore della storia: donami, Vergine benedetta, di saper «leggere» l’umana vicenda come la leggono i Cherubini, come la «epifanìa» nel mondo contaminato della santità trascendente e indefettibile della Chiesa; della Chiesa, cioè del «Cristo totale» che cammina per le nostre strade polverose senza mai avvilirsi; della Chiesa, cioè della «bella sposa ch’ei si acquistò con la lancia e coi clavi» (cf. Paradiso XXXII, 128-129), come dice il massimo poeta cristiano. È il Signore dei cuori: fa, o Vergine intemerata, che prima di tutto il mio cuore cessi di essere riottoso e ingrato, e si apra davvero e operosamente al suo amore; e poi fa che i cuori degli uomini – quanti vivono, faticano, soffrono sulla terra – si arrendano tutti, alla fine, alla sua signorìa di misericordia e salvezza. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?: lo dica anche ogni sacerdote che in questa liturgia ripensa a tutti i suoi anni di ministero, pochi o tanti che siano, e li presenta alla Madre del Re dell’universo, eterno Pontefice della Nuova Alleanza, perché sia lei a offrirli, purificati e impreziositi, al Figlio suo, cui abbiamo dedicato la nostra unica vita. E la Madonna di San Luca custodisca sempre la nostra fedeltà e la nostra gioia. A conclusione, vi rivolgerò la parola semplicissima ed essenziale con cui sant’Ambrogio chiude una lettera che aveva indirizzato ai suoi preti: «Valete, filii, et servite Dominum, quia bonus dominus» (Epistula 17,13: «State in buona salute, figli miei, e continuate a servire il Signore, perché è un padrone buono»). Omelia in occasione della Solennità della Beata Vergine di San Luca, Cattedrale Metropolitana di San Pietro, giovedì 1° giugno 2000. Pubblicata in BAB, XCI, 6/2000, 152-154.

Gli articoli sono tratti dal libro “La donna ideale ” del Cardinale Giacomo Biffi, Arcivescovo emerito di Bologna. Il libro è in vendita presso Edizioni Studio Domenicano via Dell’Osservanza, 72 40136 Bologna Tel. 051/582034 Fax 051/331583 - esd@esd-domenicani.it

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Urge una nuova testimonianza con la Croce contro la repressione dei cattolici nel mondo

Convegno del Rosario

La situazione della Chiesa che soffre analizzata in occasione del convegno “Rosario e Martirio, oggi”. La condizione di martirio in Cina, nei Paesi islamici e nella stessa Europa chiama i fedeli ad una rinnovata presa di coscienza ed assunzione di responsabilità in termini di Annuncio, Evangelizzazione, Conversione. A Bologna il punto sull’“apostasia silenziosa” Consentire “una presa di coscienza di una situazione ormai mondiale, situazione di cui non si parla volentieri, anzi spesso taciuta”: così Padre Mauro Persici O.P. ha motivato le ragioni che hanno spinto ad organizzare lo scorso aprile presso il Santuario di San Luca, a Bologna, l’annuale convegno del Movimento Domenicano del Rosario sul tema “Rosario e Martirio, oggi”. Già Papa Giovanni Paolo II parlava di “apostasia silenziosa”. Il Card. George Pell, Arcivescovo di Sidney, ha denunciato senza mezzi termini “l’intimidazione e l’emarginazione nei confronti dei cristiani”. Padre Bernardo Cervellera ha evidenziato “un abbandono tout court della fede cattolica”. È tutto vero. Drammaticamente vero. Ma non solo nei luoghi ove, per la propria fede, si perde la vita. Anche nell’Occidente “democratico”, aperto a tutto, fuorché al senso religioso. Ed ancor meno alla testimonianza, bollata come nuova forma di “integralismo” e di “reazione” nella più benevola delle ipotesi. Tutto questo è emerso con chiarezza, grazie alla presenza di relatori qualificati, convinti e convincenti. A partire da Antonello Brandi, Presidente della “Laogai Foundation Italia”, saggista ed attivista per i diritti umani in Cina e Tibet. Brandi (Fondazione Laogai): “Pena di morte, torture, persecuzioni in Cina”. Ma i fedeli sono in aumento. Pur nel silenzio internazionale di media e istituzioni. Che avrebbero strumenti di pressione, se solo li volessero usare. Pochi sanno oggi che cosa siano i laogai, l’equivalente cinese dei gulag comunisti e dei

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Padre Mauro Persici O.P. (il primo da sinistra) spiega ai presenti le ragioni del Convegno del Rosario: ovvero favorire “una presa di coscienza di una situazione ormai mondiale, spesso taciuta”. Dopo di lui (da sinistra verso destra), Giacomo de Antonellis, Mauro Faverzani, Antonello Brandi.

Lager nazisti. Torture e pena di morte comprese. Con una sola differenza: che i laogai – circa 1.422 –, voluti negli anni Cinquanta da Mao Tse Tung su consiglio dei “compagni” sovietici, sono aperti ancora oggi e sono anzi in continuo aumento, per far fronte alle crescenti richieste dell’esportazione. Servono per punire con la detenzione – ha denunciato Brandi – “milioni di uomini, donne e bambini, fedeli e sacerdoti, Vescovi cattolici e monaci buddhisti, oppositori politici e dissidenti”. Il loro numero complessivo “è considerato segreto di Stato”, omertà condannata nel novembre dello scorso anno dalle stesse Nazioni Unite. Invano. Con i laogai è possibile “contare su di un’enorme forza-lavoro a costo zero, sfruttata anche fino a 18 ore al giorno, da affiancare alla manodopera delle imprese-lager, pagata 30 euro al mese, ad esclusivo vantaggio del Partito Comunista Cinese e delle multinazionali”. “Convincere” la manodopera a “collaborare” è molto semplice, servendosi di metodi brutali ma efficaci quali “la riforma del pensiero”, “il lavaggio del cervello”, la cosiddetta “autocritica” e “l’indottrinamento” per avere “ottimi socialisti”. Nel silenzio generale da parte

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CRISTIANOFOBIA È il tema a cui fanno riferimento gli interventi del Convegno. Questo tema, ampiamente trattato da anni in riviste, siti e libri (vedi “Corrispondenza Romana”, “il Timone”, “Zenit”), è stato al centro di numerosi convegni: tra i più importanti l’ultimo Meeting di Rimini (in cui ha parlato Mons. Dominique Mamberti, Segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati). Il termine “cristianofobia” è stato introdotto da una risoluzione ONU nel 2003 ed è citato in una delibera del Parlamento europeo approvata nel dicembre 2007 (“sui gravi episodi che mettono a repentaglio l’esistenza delle comunità cristiane e di altre comunità religiose”). In questi casi “la Santa Sede non si stanca di sottolineare che il fondamento della libertà religiosa si trova nella pari dignità di tutte le persone umane e di conseguenza si deve combattere con efficacia tanto la cristianofobia che l’islamofobia e l’antisemitismo” (Mons. Mamberti, intervento citato).

della comunità e della stampa internazionali. Harry Wu è uno dei pochissimi superstiti dei laogai che sia riuscito a fuggire e di cui si abbia notizia: arrestato nel 1960, quand’era solo uno studente universitario di geologia, fu rilasciato solo nel 1979. Riuscì a trovare scampo negli Stati Uniti nel 1985 e da lì conduce una battaglia per i diritti umani e civili a favore dei propri compatrioti con la “Fondazione Laogai”, di cui lo stesso Brandi è – come detto – Presidente in Italia. Il Partito Comunista in Patria ha incarcerato tutti i parenti di Harry Wu. Tranne sua madre, che ha preferito suicidarsi. Duro, preciso e documentato l’atto di accusa mosso dallo stesso Brandi al convegno di Bologna: “Decine di migliaia le esecuzioni capitali ogni anno, vendite di organi e di cadaveri plastificati, aborti forzati, distruzione di massa di templi: sono, questi, tutti frutti del Partito Comunista Cinese”. Che dal 1947 perseguita la Chiesa Cattolica, in vari modi. Nel 1956 ha creato l’Ufficio degli Affari Religiosi, il 2 agosto 1957 ha rincarato la dose, fondando la “Chiesa Patriottica” ufficiale, sotto il suo stretto controllo, con un unico obiettivo: strappare fedeli a Roma, disobbedire al Papa, distruggere le chiese, por fine all’“invadenza” del Vaticano – considerato alla stregua di una potenza straniera –, azzerare una presenza missionaria di secoli. Ecco i Cardinali, i Vescovi, i religiosi ed i laici incarcerati per interi decenni nei laogai, ecco le migliaia di martiri cristiani, eppure l’annuncio del Vangelo resiste, mai la voce della Chiesa si è spenta: “Ad oggi sarebbero 11 milioni i cattolici ufficiali”, ha spiegato Brandi, definendoli meritatamente “veri cattolici”. Ma altri milioni sfuggono ai conteggi di Stato… “Due studiosi dell’Università di Shangai hanno fatto uno studio alcuni anni fa, da cui si è evidenziato come vi siano circa 500 milioni di credenti in Cina ed almeno 40 mi-

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Un altro momento del Convegno: il Presidente della Fondazione Laogai Italia, Antonello Brandi, autore di diversi libri sulla libertà in Cina, sta illustrando la triste condizione in cui sono costretti a vivere i cattolici (e non solo) in quel paese: pena di morte, carcere, tortura, lavaggio del cervello, la cosiddetta “autocritica” e l’“indottrinamento”, tutto per ottenere “ottimi socialisti”, silenziosi e obbedienti. lioni di cristiani e come questo dato sia oltretutto in crescita”. Averne una stima esatta è impossibile. I cadaveri dei condannati a morte – o di coloro che non hanno resistito al trattamento disumano subìto – vengono immediatamente cremati, per non lasciare traccia delle torture inflitte. “Sotto l’Imperatore in Cina si poteva essere giustiziati per 18 motivi – ha concluso il Presidente della “Laogai Foundation Italia” – adesso per 68, compresi frode fiscale e furto di un panda”. Una situazione disumana, contro la quale, tuttavia, vi sarebbero anche strumenti di pressione idonei ed atti a fermare tutto questo “negli Stati Uniti come in Italia con la legge n. 274, normativa che condanna il lavoro forzato. Solo che non viene applicata. Ci sono convenzioni internazionali sui diritti umani e civili”. Che però restano lettera morta. De Antonellis, giornalista: “Papa Giovanni XXIII parlò di scisma” cinese. Ma fu subito zittito. Giacomo de Antonellis, giornalista Rai, storico, scrittore e saggista, dopo aver ricordato al

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convegno i 120 martiri cinesi santificati da Papa Giovanni Paolo II, ha abbozzato un excursus storico di questo Paese, definito “Terra di Mezzo” poiché si riteneva anticamente al centro del mondo: venne a sapere dell’esistenza di Roma soltanto secoli dopo, grazie ai commerci, ma soprattutto grazie ai religiosi giunti in missione, soprattutto francescani e domenicani prima, gesuiti e saveriani poi: “I martiri cattolici ci sono sempre stati in Cina – ha esordito de Antonellis – Il Cristianesimo qui risale addirittura al VI secolo d.C. All’inizio gli Imperatori l’accolsero bene, poi – dopo 250 anni di presenza operosa – temettero ch’esso potesse corrompere le loro tradizioni, per cui espulsero tutti gli stranieri. Nell’anno 845 vi fu una repressione terribile: da allora e per almeno 400 anni non si parlò più di Cattolicesimo in Cina”. Ai giorni nostri, che cosa è cambiato? Sostanzialmente nulla. Nel documento 19 del 1982 si afferma l’esistenza di una politica religiosa tollerante nei confronti di tutte le fedi, purché “sotto la guida del Partito Comunista Cinese: il che non è indifferente – ha spiegato de Antonellis –, Giovanni XXIII, dopo il 2 agosto 1957, cioè dopo la costituzione dell’Associazione Patriottica dei cattolici cinesi, in un discorso non poté fare a meno di parlare di ‘scisma’ addirittura, subito tacitato però dagli ambienti vaticani. Infatti, la parola ‘scisma’ nell’ambito della Santa Sede non è stata più usata per motivi di cautela e di diplomazia, poiché v’era il pericolo che si potesse inasprire la situazione e quindi che i cattolici fedeli a Roma subissero ulteriori pressioni, rendendo loro la vita impossibile”. Ma sulla tolleranza religiosa in Cina, la realtà è ben diversa dalle apparenze: il movimento più recente, quello del Falun Gong – un’organizzazione dedita ad una sorta di ginnastica te-

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Un esempio di persecuzione anticattolica in Cina: il Card. Kung Pin Mei è stato arrestato e condannato a 32 anni di detenzione nei laogai, per essersi rifiutato di “confessare” come crimine il fatto di essere cattolico.

rapeutica e psicologica – è stato ferocemente perseguitato dalle autorità cinesi, esattamente come accade per i Cattolici. L’Ufficio Affari Religiosi ha l’incarico di controllare quanto avvenga nelle chiese, mantenendo al contempo alta la contrapposizione col Vaticano. Il controllo del Partito sulla vita di tutti i giorni è totale, coinvolge anche Internet, le televisioni straniere... C’è un palazzo con 30 mila web-policeman, per questo. Ciò nonostante, “moltissimi sono i cattolici fedeli a Roma”, sia pure “in clandestinità”. Le minacce dell’Islam all’Occidente. Mario Mauro (Parlamento Europeo): “Anche in Europa cristiani discriminati”. Nella sessione pomeridiana del convegno è stato ricordato il recente rapporto che l’associazione di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che Soffre” annualmente stila, rapporto in cui si evidenzia quanti pericoli la Chiesa Cattolica corra nel mondo non solo nei Paesi dominati dal comunismo, bensì anche in quelli sotto l’egida islamica e nel nostro stesso Occidente. Circa il primo aspetto, quello dell’Islam, il moderatore del convegno, il giornalista Mauro Faverzani, ha, ad esempio, letto e lasciato alla personale riflessione alcune recenti dichiara-

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zioni fatte pubblicamente da autorevoli esponenti musulmani quale quella dell’europarlamentare tedesco di origine turca Vural Öger, che pronunciò queste parole: “Ciò che Solimano ha iniziato con l’assedio di Vienna nel 1683, noi lo porteremo a termine con i nostri abitanti, con il potere dei nostri uomini e donne”. Ed ancora, l’ex-Presidente turco Erbakan, che disse ad un giornalista tedesco: “Lei pensa che noi turchi musulmani veniamo qui solo per lavoro e per raccogliere le briciole del vostro denaro. No, veniamo per assumere il controllo del vostro Paese e per mettervi radici e in seguito costruire ciò che riteniamo appropriato, e tutto questo con il vostro consenso e secondo le vostre leggi”. Per non dimenticare quanto riportato da mons. Giuseppe Germano Bernardini, che, nel corso di un incontro sul dialogo islamo-cristiano, sentì con le proprie orecchie un autorevole personaggio musulmano rivolgersi così ai partecipanti cristiani: “Grazie alle vostre leggi democratiche, vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose, vi domineremo”. Quanto al secondo aspetto, ovvero quello relativo alla persecuzione dei cristiani nel laicista Occidente, è giunto al Convegno un messaggio di saluto da parte del Vicepresidente del Parlamento Europeo, on. Mario Mauro (recentemente rieletto), che è, tra l’altro, rappresentante personale della Presidenza dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) contro razzismo, xenofobia e discriminazione, con particolare riferimento alla discriminazione dei cristiani, e che in tale veste ha scritto di aver personalmente verificato non solo come questa purtroppo avvenga, ma avvenga anche in “diverse forme”, “intenzionali, quando motivata da un’effettiva avversione ai cristiani” e “non intenzionali, quando leggi

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L'intervento del dottor de Antonellis: “Giovanni XXIII – ha ricordato –, dopo la costituzione dell'Associazione Patriottica dei cattolici cinesi, non poté fare a meno di parlare di “scisma”, ma la cosa fu subito “tacitata” dagli stessi ambienti vaticani.

nazionali apparentemente neutrali danno vita a trattamenti ineguali verso i cristiani”. “Per questo motivo – ha spiegato l’on. Mauro – ancora oggi è necessario battersi per la tutela dei cristiani in Europa e nel resto del mondo”, tutelando, ad esempio, “la libertà dei media”, per far sì che “la libertà di espressione non si trasformi in una denigrazione dei Cristiani”. Brandi (Fondazione Laogai): “Occorre una militanza cattolica con la Croce” Oltre al contributo di de Antonellis (che riportiamo nelle pagine successive), ha preso la parola Antonello Brandi, per suonare l’allarme: “Dobbiamo renderci conto – ha detto – che abbiamo subìto 200 anni di fandonie e di violenza anticattolica”. Su tutto. Bisogna smetterla di tacere: “Occorre una militanza cattolica con la Croce” su due piani: “uno interno alla Chiesa, l’altro esterno. Sul fronte interno, troppi cattolici confondono il bene col male: occorre dare coraggio alle vittime del relativismo. Sul fronte esterno, dobbiamo convertire ovvero condurre alla Verità quanti non credono, spostarli dal piano semplicemente etico ad una dimensione profondamente spirituale. Dobbiamo muoverci, poiché la Chiesa è sempre aumentata e cresciuta sotto le persecuzioni”.

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La testimonianza di Tatiana Ivanovskaia: fuggita dal Kazakhistan del comunismo e dell’Islam, in Italia ha trovato una fede troppo tiepida ed insipida. “Ogni battezzato divenga apostolo”. Affermazioni che hanno immediatamente confortato ed acceso gli animi dei tanti presenti, incoraggiandoli ad una testimonianza e ad un annuncio non più nascosti, bensì espliciti, chiari, portati avanti con un autentico spirito missionario. Ed a smuovere quanti fossero eventualmente ancora incerti hanno provveduto le parole di Tatiana Ivanovskaia, nipote di un sacerdote ortodosso, bruciato vivo nella sua chiesa di san Pietroburgo ai tempi della rivoluzione comunista in Russia. La moglie ed i due figli fecero in tempo ad allontanarsi, grazie all’aiuto dato loro dai cristiani, ma – per sfuggire alla terribile persecuzione – le loro strade dovettero dividersi, ciò che fu motivo di grande sofferenza. La donna non resse alla crudele morte del marito ed al precipitare degli eventi: decedette poco dopo. I fratelli crebbero lontani l’uno dall’altro, senza avere reciprocamente notizie. Uno di loro, mutato il cognome di famiglia nell’attuale, Ivanovskaia, per evitare che qualcuno potesse scoprire le loro origini, divenne prima militare, poi ambasciatore. Ma Stalin riuscì comunque a sapere ch’era figlio del sacerdote ucciso e decise di farlo fucilare, mentre era ricoverato in Ospedale. Provvidenzialmente, avvisato della cosa, riuscì a fuggire – benché ferito – ed a far nuovamente perdere le proprie tracce, rifugiandosi in Kazakhistan e trovando qui lavoro come operaio. Il suo maggior timore era che i suoi figli perdessero la fede in una nazione laica, passata sotto comunismo ed islam estremista, senza più missionari – espulsi – e con i cristiani perseguitati ed esclusi dal mercato occupazionale. Tutt’altro. Il

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Nel pomeriggio, i partecipanti al Convegno sono stati scossi dalla toccante testimonianza di Tatiana Ivanovskaia, fuggita da comunismo e islam, ma delusa dalla tiepida fede trovata in Italia: “Una situazione – ha dichiarato – che mi ha fatto spaventare”...

primo motivo per cui Tatiana desiderò lasciare al più presto quel Paese, fu infatti proprio quello di non potervi esprimere il proprio senso religioso. Per questo elesse l’Italia quale sua nuova Patria: ma, una volta giuntavi, “ho trovato una situazione, che mi ha fatto spaventare”, ha dichiarato. L’identità culturale e cristiana del Bel Paese, oggi “tiepida” e minacciata, versa in una situazione di “grande pericolo”. Per molti motivi. Da qui l’esortazione a far sì che “ogni battezzato divenga apostolo, senza timori, senza vergogne, e convertire”. “Noi abbiamo avuto una grave malattia, il Sessantotto – ha commentato a questo punto Brandi –. Per questo ora dobbiamo lavorare sui giovani, se vogliamo guarire la nostra civiltà”. Argomentazioni che hanno convinto e motivato i tanti presenti. Mauro Faverzani

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Una situazione generalizzata, non solo cinese

Cristianofobia

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a situazione dei cattolici in Cina è dunque complessa, come abbiamo esaminato nel corso della mattinata. La presenza dell’Associazione patriottica, promossa e sorvegliata dalle autorità del regime comunista, costituisce una spina nel fianco per i credenti fedeli alla Santa Sede. L’attuale ispiratore di questa istituzione di ispirazione governativa è un laico, Anthony Lin Bainian che – dopo la recente scomparsa del vescovo di Pechino Michele Fu Tieshan, ligio a Pechino e vice-presidente dell’Assemblea nazionale del Popolo (il Parlamento della Cina) – ne ha assunto in pieno la guida. Bainian (secondo la rivista Liberal del 2 aprile scorso) è “uno degli uomini più influenti del mondo cattolico dell’Impero di Mezzo che si frappone con tutte le forze tra il Vaticano e il governo cinese, impedendo di fatto una riconciliazione”. Lin Bainian è un ex-seminarista, nato nella provincia settentrionale di Shandong circa 75 anni fa. Ufficialmente egli è vice-presidente dell’Associazione patriottica che, per statuto, si propone di organizzare una Chiesa cattolica ma indipendente e autonoma rispetto a Roma e di contrapporre i credenti cinesi “patriottici” a quelli rimasti fedeli al pontefice: e quelli che non accettano questa imposizione vengono perseguiti con tutti gli strumenti dalle autorità locali. Migliaia di sacerdoti e fedeli si trovano pertanto in prigione o rinchiusi nei laogai. Di essi si hanno scarsissime notizie. Le uniche regioni ove vige la libera confessione della fede sono Hong Kong e Macao, grazie al loro status politico tutto particolare in quanto sottoposti, fino al 1999, alla sovranità straniera (britannica nel primo caso e portoghese nel secondo). Oltre all’oppressione fisica e ideologica che il governo di Pechino esercita nei confronti dei fedeli cattolici militanti, non possiamo trascurare l’ondata di autentica cristianofobia che in tante parti del mondo si va sviluppando. Al Meeting di Rimini della scorsa estate questa preoccupante tendenza è stata chiaramente denunciata dall’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario della Santa Sede per i rapporti con gli altri Stati. Ciò si verifica non soltanto in regioni lontane dell’Africa e dell’Asia, ma anche nei paesi occidentali, ove formalmente esiste piena libertà di espressione. Spesso sotto l’occulta regia della massoneria e dell’atmosfera anticattolica diffusa a livello di mass media, istituzioni, scuole, società. Qualche esempio: le isteriche reazioni al discorso di papa Ratzinger a Ratisbona, per non dire delle sue recenti dichiarazioni sui profilattici; la bestemmia come uso corrente e giustificato (persino da sentenze della magistratura); l’esposizione di prodotti di pseudo-arte

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Nella foto una testimonianza sui Laogai in Cina: mons. Giuseppe Fan, in carcere per 33 anni e morto sotto tortura

che irridono alla religione e alla santità; la valanga di libri e di pellicole con intenti blasfemi e antivaticani, dal Codice da Vinci al recentissimo Angeli e demoni. Questa ondata anticristiana, ben superiore all’anticlericalismo di stampo ottocentesco, si collega ad una mentalità falsamente libertaria che diffonde disprezzo e odio nei confronti di tutte le cose sacre. Ciò si evidenzia a livello politico e didattico soprattutto nei centri di formazione e di preparazione della gioventù. E tale mentalità è oramai così penetrata che pochi si permettono di contrastarla, quasi temendo di mostrarsi poco “corretti”. Qualche esempio. Nei paesi del nord Europa le chiese trasformate in musei o sale da concerto. La Francia che trasforma l’insegnamento cattolico in storia delle religioni. La nostra stessa Italia ove è sconsigliato, non formalmente proibito, parlare nelle scuole di Natale e di presepio. In Spagna il divieto di processioni religiose e di evidenziare il crocifisso nei luoghi pubblici, quasi un ritorno alla spietata repubblica dei “rossi” negli anni Trenta. Personalmente mi turba ancora la visione del Palacio nacional a Città del Messico, visitato da milioni di turisti ogni anno, il cui interno è interamente decorato dai murales “storici” di Diego Ribera, pittore da regime comunista, il quale – fingendo l’esaltazione di valori indigeni – sviluppa in concreto soltanto una spietata opera denigratoria nei confronti del cattolicesimo con vescovi dipinti in modo disgustoso e missionari tratteggiati come complici dei conquistatori spagnoli. Tanti piccoli e subliminali segni che lasciano sconcertati. Per non parlare dei paesi islamicizzati (dall’Iran alla Turchia, che pure pretende di entrare nell’Unione europea) esiste il divieto assoluto di costruire chiese di fedi diverse da quella coranica e i cristiani non possono neppure girare per le strade con qualche segno di riconoscimento tipo croce al collo o sul vestito (persino in Giordania, paese arabo con minori venature anticattoliche, il numero dei fedeli è in costante diminuzione, come ha constatato il Papa); tuttavia, gli stessi oltranzisti dell’Islam pretendono spazi pubblici e costruiscono fastose moschee – come quella di Roma – in tutti i

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paesi tradizionalmente legati alla cristianità. Non è questa una violenza psicologica? Quanto alle violenze direttamente esercitate su singole persone e su intere comunità basta ricordare quanto avviene nel Sudan (ove due milioni di cristiani sono oppressi, e l’ONU tace), in Nigeria (ventimila fedeli uccisi, distrutte 500 chiese), nell’India settentrionale (con persone torturate e bruciate vive, gente costretta a nascondersi nelle foreste) in Irak con l’emarginazione assoluta dei cristiani, in Turchia dove si moltiplicano le intimidazioni e gli assassini (ha fatto scalpore il caso di padre Santoro, ma non è l’unico), nelle Filippine e in Malesia dove la componente islamica diventa ogni giorno più aggressiva nei confronti dei cattolici. Il caso della Cina – ove i diritti umani vengono calpestati ad ogni livello, dall’inquisizione su Internet alla corrispondenza e alle amicizie – costituisce pertanto uno dei molteplici “buchi neri” della libertà religiosa nella società contemporanea. Giacomo de Antonellis

UNA LETTURA FUORI SCAFFALE Estate, tempo di letture e di critiche letterarie. Recentemente a un dibattito su SAT2000, l’emittente televisiva della Cei, il conduttore ha sentenziato: “Sarebbe meglio fare un elenco dei libri buoni anziché stilare la lista di quelli brutti”. Occorre convenire, e per mantenerci sulla stessa linea ecco tirare fuori dallo scaffale un saggio che merita qualche riflessione: BERNARDO CERVELLERA, Missione Cina, Editrice Ancora di Milano. Si parla molto ai nostri tempi del favoloso Regno di Mezzo, per dirla con l’espressione antica dell’impero asiatico, mai tanto vicina al mondo occidentale per visione tutta globalizzata in materia di economia finanza e cultura. Distante invece anni-luce per l’interpretazione politica della democrazia e dei diritti umani. La Cina continua a primeggiare per antagonismo al senso religioso. I cristiani ne sanno qualcosa sin dalla colonizzazione atea che ha opposto alla tradizione apostolica-romana una chiesa di Stato, detta “patriottica” per mascherare la sua osservanza alle autorità comuniste. Ne sanno qualcosa anche i buddisti del Tibet sui quali si è abbattuta una mannaia genocida. Analoga esperienza, di recente, per i musulmani in rivolta a Urumqui. Sacerdote del Pime (Pontificio istituto di missioni estere), padre Cervellera ha messo in luce la repressione silenziosa che domina tutta la Cina dietro le sembianze del benessere economico e dell’apertura commerciale. In senso anticristiano sono i laogai ovvero i campi di “rieducazione ideologica” attraverso il lavoro che coinvolgono centinaia di migliaia di cittadini non allineati, come pure la campagna per gli aborti legalizzati e per la soppressione dei neonati (soprattutto femmine) nelle campagne, per non parlare del commercio degli organi umani connesso all’abuso della pena di morte. Esistono – è vero – anche semi di speranza legati al desiderio dei giovani di scoprire l’affascinante sfera dell’Eterno. E su questo piano occorre lavorare. GdA

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testimonianze Convegno del Rosario Bologna - Madonna di S. Luca 25 aprile 2009

Il 25 aprile a S. Luca Il convegno è iniziato con la preghiera del

Santo Rosario in Cripta, si è respirata l’unità dei cristiani. La preghiera comunitaria assume una forza dirompente contro il male, suscita in noi l’ossigeno che ci permette di respirare, e soprattutto ci sostiene e ci rafforza per poter continuare un cammino cristiano cattolico nel quotidiano. Abbiamo vissuto una giornata di continue emozioni. Ci siamo confrontati con le realtà che ci circondano e che, come cittadini del mondo e soprattutto come cristiani, ci chiamano in causa e ci rendono corresponsabili delle realtà vicine e lontane di cui eravamo in gran parte all’oscuro. Abbiamo avuto la conferma dell’urgenza e dell’importanza, per il cristiano, di partecipare e vivere nel concreto divulgando e facendo conoscere il suo credo. Il cristiano ha bisogno prima di tutto di essere convertito e di prendere coscienza delle realtà. La mancanza di preparazione, di documentazione, la pigrizia e la leggerezza nel non leggere quotidianamente il Vangelo è uno scoglio da superare. Dobbiamo stimolare e stimolarci. Spesso non siamo in grado di capire se un messaggio è buono oppure no. Dobbiamo essere più critici ed in grado di selezionare in modo costruttivo. Un male

non lo puoi criticare e abbattere se non ne conosci la causa. L’affermazione: l’efficacia del Rosario si ha se si pensa a chi o a che cosa è diretto ci ha fatto notare come mai avessimo pensato a questo e come troppo spesso pregassimo il Rosario senza alcuna intenzione particolare per qualcuno o per qualcosa, appunto. Sono state efficaci le testimonianze di persone che hanno vissuto personalmente e ce le hanno potute trasmettere in modo diretto. Purtroppo dobbiamo costatare la mancanza d’informazione anche nei giornali cattolici. Questa giornata in comunione ci ha fortificato, sensazioni che dormivano in noi si sono risvegliate. Ci siamo accorti di quanto tempo spesso si dedica a parlare dei problemi e ci dimentichiamo che dopo viene “l’agire”. Ci siamo sentiti Chiesa, non eravamo soli. Abbiamo rafforzato la consapevolezza che in altre città che c’è chi, responsabilmente, fa qualcosa con noi. Concludendo, la nostra arma per combattere il male, per aiutare i cristiani cattolici come noi che sono meno fortunati, la nostra arma è la preghiera quotidiana del “Santo Rosario”, la si può recitare in gruppo, o da soli anche quando si aspetta l’autobus, alla fermata. Il convegno si è concluso in unità cristiana numerosa, con la Santa Messa in Cripta, accompagnata da un momento di adorazione Eucaristica: abbandonandoci completamente a Lui, ci siamo sentiti al sicuro. Il nostro sentimento più profondo: ringraziamento e affetto per questa bella Famiglia, specialmente per Padre Mauro che, con il suo sorriso accogliente, ci ha regalato questa giornata. Lucia, Marisa, Nicoletta, Nunzia, Alessandro

C’ero anch’io È la prima volta che partecipo ad un convegno

del rosario e posso affermare che grande è stata la gioia che questo incontro così importante ha recato nella mia vita. L’incontro vivo con il

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Signore e con tanti fratelli e sorelle nel bellissimo Santuario della Madonna di San Luca a Bologna è stato un evidente segno della condiscendenza e della bontà divina nei miei confronti. La giornata si è aperta con la celebrazione di un’ora mariana nella quale padre Mauro con grande sapienza ha meditato i misteri “luminosi” del rosario introducendoci con la riflettuta preghiera nel clima del convegno. Interessante ed anche molto toccante è stata la tavola rotonda dove i relatori hanno messo in luce gli aspetti storici ed attuali dello stato di grande sofferenza e drammatica persecuzione che molti cattolici hanno vissuto e continuano a vivere in ogni parte del mondo soffermandosi in modo particolare sui “laogai”, i moderni campi di concentramento cinesi. Il pranzo al sacco è stato un momento di grande convivialità e amicizia nel quale si è accresciuta e consolidata la conoscenza e la fraternità tra i partecipanti al convegno. La bella giornata di sole ha contribuito non poco a rendere più luminosi e gioiosi i nostri rapporti reciproci. Il pomeriggio è iniziato con una visita guidata al Santuario mariano che ci ospitava. Tutti abbiamo avuto modo di ammirare la splendida icona della Madonna di San Luca “lasciandoci” guardare. Ci siamo poi trovati nuovamente nella sala santa Clelia per ascoltare alcune vive te-

stimonianze, tra cui quella di Tatiana, che hanno messo in luce la necessità per i cristiani di oggi di testimoniare la fede in ogni ambito della vita senza aver paura degli “attacchi” di un mondo che, sempre più secolarizzato e senza veri punti di riferimento, tende ad emarginare più o meno violentemente ogni trascendenza. Il convegno si è concluso con la celebrazione della santa Messa presieduta da padre Mauro che, durante l’omelia, ha invitato tutti a non dissolvere per rispetto umano, nelle fitte tenebre della società in cui viviamo, il messaggio evangelico che resta per tutti un’esigente appello alla testimonianza di una fedeltà alla quale siamo chiamati. Cosa dire di più di questa splendida giornata che il Signore e Maria Santissima hanno regalato a noi tutti e a me in particolare? Un augurio: che questa forte carica di gioiosa speranza che abbiamo ricevuto si stabilisca e si consolidi sempre più nelle nostre vite, le renda libere nella verità, vere icone di Gesù Risorto. Luigi Sorbi – Ascoli Piceno

Rosario e martirio Un saluto a voi tutti fratelli del rosario, io

sono Massimiliano ed ho partecipato al Con-

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vegno del Rosario alla Madonna di S. Luca a Bologna il 25 maggio 2009. Durante questo incontro si sono affrontati molti temi, quali: il martirio subito dai cristiani attraverso l’oppressione, la sacralità della vita e il suo rispetto fin dal concepimento. In particolar modo c’è un elemento che a me ha colpito profondamente: oggi in questa società postmoderna (così definita dai sociologi) si assiste impassibili alla mancanza dell’affermazione dell’identità Cristiana come elemento centrale della vita dell’uomo, cioè il riconoscere Cristo come centro del nostro vivere, fulcro su cui fare leva per basare la nostra esistenza; perché solo con Lui e dai suoi insegnamenti possiamo ogni giorno trarre riflessioni che ci aiutano a guidare le nostre idee, scelte, e azioni, finalizzandole per il bene comune. Sì, cari fratelli, va bene la preghiera e le opere di carità, ma occorre anche esprimere la nostra fede, quali valori permeano la nostra identità e dirigono la nostra vita. Spesso registriamo fenomeni eclatanti di indifferenza nei confronti dello Spirito ed in particolar modo nei confronti di Dio. Ricordo infatti che non molto tempo fa, in una città italiana, giravano mezzi pubblici tappezzati di scritte che inneggiavano alla mancanza di utilità della presenza di Dio. Ora, accertato che il relativismo regna sovrano in questo nostro paese, e che il riduzionismo,

almeno di una parte della comunità scientifica, sembra poterci spiegare tutto; immaginiamoci un mondo senza un’etica comportamentale, dove qualsiasi condizione di degrado può essere giustificata a fronte di qualsiasi piacere o utilità se ne ricavi, sarebbe il caos. Ad esempio la Bioingegneria sta cambiando e ridefinendo continuamente i rapporti sociali, basti pensare ai numerosi esperimenti in campo medico: è possibile procreare senza uno dei genitori, progettare un bambino su misura secondo i nostri gusti, o senza alcuni geni, perché a detta di qualcuno sono sbagliati (vedi Il Secolo Biotech di Jeremy Rifkin), questo per contenere il numero dei sopravvissuti con geni difettosi nelle linee germinali, perché possono “inquinare” il corredo genetico delle generazioni future. Nella Genesi invece, quando Dio creò l’universo disse: era cosa buona, e dopo aver creato l’uomo e la donna disse: era cosa molto buona (Gen 1,31). Fa piacere sapere che c’è qualcuno in grado di fare le cose meglio di Dio e/o senza l’aiuto di Dio! Ora vi chiedo umilmente di condividere con me alcune riflessioni, che arrivano non solo dalla mia partecipazione a questo convegno ma anche a fronte di un cammino che svolgo come membro dell’Azione Cattolica e come studente della Scuola di Formazione Teologica di Fermo. Ritorniamo sul tema del convegno, cioè quello

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del Martirio. Sono rimasto scioccato quando ho appreso dalla voce di Antonello Brandi che una nazione grande come la Cina pratica una forsennata caccia al Cristiano. Il regime comunista non vede di buon occhio la presenza di vescovi, preti, religiosi e laici cristiani nel territorio nazionale, i quali vengono incarcerati, senza valide ragioni, e condotti ai lavori forzati nei laogai (l’equivalente dei Lager nazisti e gulag sovietici), costretti a turni di lavoro massacranti (16-18 ore al giorno), dopo di che ci sono altre 2 ore di lavaggio del cervello, perché il regime mira a distruggere la coscienza, l’individualità, ed il senso di amor proprio insito nell’uomo. Queste persone dopo essere state “riprogrammate” arrivano persino a odiarsi e a reputare giusti i soprusi che ricevono. A chi non collabora tocca la sentenza capitale, ed ai familiari l’onere di risarcire il costo dei proiettili sparati. Ovviamente ne fanno le spese anche adepti di altre religioni o movimenti che in un modo o nell’altro sono di ostacolo al regime. Esiste una Chiesa nazionale riconosciuta dal regime, che però deve sottostare ad esso e non si può permettere di predicare la liberazione e la salvezza operata da Cristo Gesù. Tutto ciò che può essere di aiuto alla vita viene selvaggiamente represso, anche nel sangue: ricordiamoci degli episodi di violenza in Piazza Tien

An Men a Pechino nel 1989. Ero a conoscenza che le cose in Oriente non erano molto floride per i cristiani; ricordo degli episodi in India, dove degli induisti si scagliarono contro dei cristiani, ma in Cina la situazione è decisamente più grave, pura follia che si perpetua nell’indifferenza del mondo occidentale, preso e assorto da problemi, agi e comfort da terzo millennio. Altra storia molto toccante è stata quella della signora Tatiana, che a causa del regime comunista sovietico ha perso il nonno, cristiano ortodosso, arso vivo assieme alla sua chiesa per non aver rinnegato la fedeltà a Dio. Il padre e lei stessa sono stati costretti a fuggire perché ricercati dal regime, essendo cristiani. Ora vive in Italia e si impegna a portare aiuto a quanti sono perseguitati a causa della fede. Queste vicende mi hanno fatto comprendere ancora più profondamente quanto sia importante professare apertamente la Fede ed agire per essa, la stessa Fede che professiamo nel Credo, non solo con parole ma anche con la vita, come ha fatto Gesù nella sua attività pubblica, rimanendo sempre fedele al Padre. È come quando una coppia si ama sinceramente, fa di tutto per stare insieme, così è anche per Dio, che vuole stare con noi, non solo in chiesa, ma ovunque andiamo, al lavoro, a scuola, in palestra, ecc. Inoltre proviamo ad immaginare

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lo sconforto di queste persone che testimoniano con la vita la loro Fede, e sapere poi che ci sono loro fratelli nell’ordine dello Spirito in un’altra parte del mondo che restano nell’indifferenza e non si danno alcuna pena. Queste persone che fanno di tutto perché la Fede rimanga viva, perché l’amore e la speranza continui ad aleggiare nel mondo attraverso Gesù, scoprono che c’è tutto un mondo che si dice cristiano, ma è tanto tiepido nell’affermarlo e incurante di quello che succede. Altra nota dolente poi è lo sfruttamento di questa condizione, infatti quanti prodotti vengono dalla Cina e quasi ognuno di questi è stato lavorato da un fratello oppresso dal sistema. Il mercato è invaso da merce di origine cinese, e non solo cose di poco conto, ma anche prodotti Hi-Tech. Ricordiamoci che la Cina è estremamente competitiva per abbassare i costi dei prodotti perché ha manodopera a costo zero, non riconosce diritti, non ci sono ferie, feste, ecc. Oltre il danno, anche la beffa, perché diamo in pasto alla “belva del mercato” i nostri fratelli. Essendo io un operaio elettronico, ogni giorno ho a che fare con prodotti provenienti da lì, e posso affermare con sicurezza che certi prodotti non si potrebbero mai realizzare qui da noi allo stesso costo. Ora voglio stemperare i toni, perché di cose da dire ce ne sarebbero

molte, tuttavia voglio pregare quanti hanno rapporti commerciali con questo paese, perché si adoperino affinché non vengano importati e/o fabbricati dei prodotti mediante lo sfruttamento selvaggio delle vite umane, o almeno vengano riconosciuti parità di diritti come qui in Italia. C’è poi la questione di una unità interrotta; perché Gesù, effondendo lo Spirito Santo su Maria e gli Apostoli nel giorno della Pentecoste, e per noi nel giorno del Battesimo, ha operato di fatto l’unione definitiva tra Lui e noi tutti che costituiamo le membra vive del suo corpo mistico; come possiamo allora interrompere questa continuità o rimanere passivi nei confronti di chi la interrompe? Con quale coraggio o con quale giustificazione si può sopportare tutto questo? Quella unità che l’uomo interrompe ogni volta che si sostituisce a Dio o che cerca di elevarsi a Dio (come nel caso della torre di Babele, simbolo dell’imperialismo e del predominio di un popolo su di un altro), è stata raggiunta pienamente mediante lo Spirito in Gesù, che ha dato ai suoi apostoli la facoltà di parlare in altre lingue, quale segno di vicinanza anche con razze di lingue diverse, ora viene disgregata in cambio di potere economico, e prodotti facilmente vendibili sul mercato! Inoltre dobbiamo essere coscienti che la nostra Fede si fonda sulle vicende di un popolo, quel-

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lo ebraico, e poi pienamente rivelata in Gesù, quindi è una Fede provata, vissuta, non è qualcosa di vago; certo va rinnovata continuamente, però è fondata su qualcosa di sicuro. Non possiamo deporla per far posto a tutte le tentazioni che ci arrivano dai centri commerciali o dagli eventi mondani che ci si prospettano. La nostra è una identità che ha quasi 4000 anni, soppiantarla per delle abitudini subentrate nel nostro tessuto sociale e nel nostro costume solo 50 anni fa, non mi sembra proprio il caso. A volte affermare che si fa parte di un movimento cattolico suscita ilarità, ci prendono per creduloni, stupidi o addirittura per fannulloni (come il Faraone dice a Mosè: Esodo 5,8). A me, una volta, è stato ribattuto da una persona che nemmeno sua nonna va più in chiesa, sottintendendo che i tempi sono passati, una volta si andava a messa e si pregava, oggi non si fa più. Forse ai tempi in cui non c’era la “televisione”! Però dovrebbero essere stati bei tempi quelli, tutti riuniti intorno al camino a pregare il Rosario, invece oggi è già difficile riunirsi attorno al tavolo e mangiare insieme. Mah! Grazie a tutti dell’attenzione che mi è stata concessa. Una cortesia: pregate per me. Anch’io farò lo stesso per voi. Massimiliano

La nostra fede è forte? Frequentando mensilmente insieme i cenacoli

del Movimento Sacerdotale Mariano, abbiamo maturato la devozione al Santo Rosario, per questo oggi, 25 aprile 2009 illuminati dallo Spirito Santo e chiamati dalla Vergine Maria siamo venuti per la prima volta al convegno del Rosario svoltosi a Bologna nella Basilica della Madonna di San Luca: un piccolo Eden di pace, silenzio e preghiera, reso vivo da relatori che con diapositive e testimonianze dirette ci hanno presentato una realtà in cui il cristianesimo può essere vissuto solo in clandestinità. Di fronte a tante e tante violenze fisiche e psicologiche noi come avremmo reagito? La nostra fede è tanto forte come quella dei nostri fratelli che non hanno avuto paura di testimoniare il loro cristianesimo?! Con questi interrogativi dobbiamo ripartire per rendere vivo e vitale il nostro impegno di cristiani in una realtà apparentemente diversa ma non lontana da loro. Portiamo con noi la consapevolezza del grande lavoro che siamo chiamati a fare, impegno assunto con la nostra confermazione. Non siamo intimoriti o spaventati perché il Santo Rosario è e sarà sempre la nostra chiave d’accesso per il Paradiso. Aldo, Mimma, Maria Splendora, Liliana

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catechismo per tutti

Il segno della Croce

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opo l’antifona d’ingresso della Messa, tutti fanno il segno della croce insieme con il sacerdote che dice: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. È il piccolo rito d’inizio della celebrazione eucaristica; rito, perché realizza un perfetto equilibrio di parola e gesto: le parole sono accompagnate dal gesto del braccio che va dalla fronte alla parte inferiore del petto e dalla spalla sinistra alla destra. Ora cerchiamo di comprendere il valore di questo piccolo rito, semplice ed espressivo, presentando alcuni elementi della sua simbolica storica che ci consentiranno di eseguirlo efficacemente come atto di fede. Simbologia storica del “segno” della croce Per il fatto storico della morte in croce di Gesù, la tradizione cristiana ha straordinariamente arricchito la simbolica naturale della croce, fino a renderla non solo il “segno di riconoscimento” dei cristiani, ma anche il rito dei riti, germe di ogni segno liturgico, attraverso cui la Chiesa fa transitare l’azione santificante della grazia sacramentale nella celebrazione dei divini misteri. Una chiara allusione al segno della croce è abitualmente riconosciuta ad un famoso testo del profeta Ezechiele: «Il Signore disse all’uomo vestito di lino: “Passa in mezzo alla città e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono”. Agli altri disse, in modo che io sentissi: “Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non perdoni, non abbiate misericordia, ma non toccate chi abbia il tau in fronte; cominciate dal mio santuario!”» (Ez 9,4-6). Nell’alfabeto antico il “tau” aveva una forma di croce e, nella tradizione cristiana, fu sempre considerato simbolo prefigurativo della croce di Gesù. Quest’interpretazione s’estende pure all’episodio del serpente di rame: «Quando molti Israeliti cominciarono a morire per i morsi dei serpenti velenosi, Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà, resterà in vita”. Mosè allora fece un serpente di rame e lo pose sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita» (Nm 21,7-9). Nell’incontro con Nicodemo, Gesù presenta quest’episodio come gesto prefigurativo della sua croce: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque aderisce a lui abbia vita eterna» (Gv 3,14-15). - Ogni cristiano è introdotto nella Chiesa con il segno della croce, che diventa così l’inizio della “iniziazione cristiana”.

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Il segno della Croce Allorché i genitori cristiani chiedono il Battesimo per il loro figlio, il celebrante lo accoglie segnandolo sulla fronte con il segno della croce, dicendo: «Con grande gioia la nostra comunità cristiana t’accoglie; in suo nome io ti segno con il segno della croce; e, dopo di me, anche voi, genitori e padrini, farete sul vostro bambino il segno di Cristo Salvatore». - Nell’Eucaristia, coronamento dell’iniziazione, il segno della croce ritorna con frequenza e varietà, soprattutto nell’azione del celebrante, il quale, con il segno della croce, benedice i fedeli, il libro dei Vangeli e le offerte, segna se stesso con la croce semplice o con tre piccole croci sulla fronte, sulle labbra e sul petto. Le “parole” del segno della croce esigono una piccola precisazione “Nel nome” traduce un’espressione greca (eis to ònoma): «Mi è stato dato ogni potere, dice Gesù ai suoi discepoli, in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,18-19). Il termine “nome” significa esattamente questa potestà divina del Crocifisso, glorificato dal Padre per la sua obbedienza, mentre la preposizione “nel” indica un movimento bene espresso dall’accusativo greco; pertanto le parole del segno della croce sono un atto di fede, con il quale ci consegniamo a Cristo Salvatore, entrando con lui nel mistero dell’Uni-Trinità di Dio nostro Padre. Per riassumere: - Il “segno” della Croce indica “l’Incarnazione, Passione e Morte di nostro Signore Gesù Cristo”; - Le “parole” che l’accompagnano sono l’espressione della “fede nella SS. Trinità: noi crediamo in Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo”. È quindi la sintesi del nostro Credo, il “segno” del mio essere cristiano, l’attestazione che Dio è mio Padre. È, perciò, una “consacrazione” di noi e delle nostre opere e azioni a Lui, come figli suoi. Per questo è tanto raccomandato, è così ricco di significato... e quindi è un gesto da compiere in modo serio, composto, convinto. Segno d’ogni benedizione Secondo la sua simbologia storica, per il cristiano la croce significa e dona una salvezza divina, che va oltre ogni stato di perdizione, così che «dove abbondò il peccato, sovrabbonda la grazia» (Rm 5,20); e questo, in forza della risurrezione di Cristo per cui la sua croce di passione si trasfigura

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Il segno della Croce nella croce di risurrezione come segno della sua vittoria sul peccato e sulla morte. Il segno della croce è, perciò, ora benedizione, anzi “la benedizione originaria” del Creatore che ricopre nuovamente l’uomo e tutta la creazione. È la nuova possibilità della vita divina offerta all’uomo; e, per attuarla, è necessario segnarci con il segno della croce, sempre più marcatamente, fino a divenire noi stessi croce di Cristo, nella mente e nel cuore. Possiamo ora capire e rivivere spiritualmente l’esperienza dei mistici cristiani; è per noi particolarmente indicativa quella di Francesco d’Assisi, nella cui festa si canta: “Nel suo fragile corpo reca impressi i sigilli dell’Agnello immolato sul legno della croce”. Le tre piccole croci, con cui ci segniamo la fronte, la bocca e il petto, alla proclamazione del Vangelo, possono suggerire quali percorsi da seguire per rendere profondo il segno della croce nella nostra vita, fino al compimento pieno dell’iniziazione cristiana dal Battesimo all’Eucaristia: - il segno sulla fronte suggerisce di riconoscere che la redenzione viene unicamente «dalla parola della croce, che è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, potenza di Dio per quelli che si salvano» (1 Cor 1,18); - il segno sulla bocca suggerisce di confessare la salvezza che ci viene dalla croce, senza rispetto umano, con saggezza e a tempo opportuno, in modo che «il nostro parlare sia sempre con grazia, condito di sapienza, per sapere come rispondere a ciascuno» (Col 4,6); - il segno sul petto suggerisce di apprezzare la croce, «di non rendere male per male, né ingiuria per ingiuria, ma, al contrario, di rispondere benedicendo, poiché siamo stati chiamati ad avere in eredità la benedizione» (1 Pt 3,9). È chiaro ora come il segno della croce - sia un piccolo rito, che ognuno di noi può celebrare quando e dove vuole; - sia una piccola fessura, attraverso cui può entrare in cuore tutta la grazia sacramentale della Chiesa; - sia la luce dall’alto che rende luminose le nostre “croci” e tiene sempre accesa la speranza di una vita migliore. Padre Claudio Truzzi ocd

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Il Movimento Domenicano del Rosario e la sua rivista ROSARIUM

vivono della Divina Provvidenza che passa attraverso la carità dei fedeli più sensibili. Quanti desiderano rendersene strumenti possono servirsi del: ! c/c postale 22977409 di Poste Italiane intestato a Centro del Rosario - Fontanellato (Pr) IBAN: IT46B0760112700000022977409 BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX ! c/c bancario 879841 della Banca Popolare dell’Emilia Romagna intestato a Centro del Rosario - Fontanellato (Pr) IBAN: IT92L0538765740000000879841 BIC/SWITCH: BPMOIT22XXX


noi vi diamo

tanto ... e tanto

altro ancora

e vi chiediamo

poco

... solo un contributo


ricordatevi

che dalle ore 9,30 di

sabato 19 settembre

Cappella della Madonna de Sesule a Porzus di Attimis (Ud)

sabato 26 settembre

Santuario della B. V. delle Grazie dell’Osservanza a Imola (Bo)

sabato 3 ottobre

Chiesa della B. V. del Rosario a Falconara Marittima (An)

fino al tardo pomeriggio ci ritroveremo per pregare, meditare e condividere gioiosamente celebrando insieme i

raduni regionali del rosario per ogni informazione: Padre Mauro tel. 335 5938327 - movrosar@tin.it

In caso di mancato recapito inviare all’ufficio di Bologna CMP detentore del conto per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tassa

2009-03  

http://www.sulrosario.org/archivio/rosarium/2009-03.pdf

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