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Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art ,1 comma 2, DCB Bologna - Anno XXXVIII - n.2 - II trimestre

Movimento Domenicano del Rosario - Provincia “S. Domenico in Italia”

2/2005


Decano del collegio cardinalizio, il cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e Presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Pontificia Commissione Teologica Internazionale, è nato a Marktl am Inn, nella diocesi di Passau (Germania) il 16 aprile 1927. Nel 1951 - il 29 giugno - è stato ordinato sacerdote. Nel 1969 è diventato professore di dogmatica e di storia dei dogmi. Già dal 1962 ha acquistato notorietà intervenendo al Concilio Vaticano II. Il 24 marzo 1977 Paolo VI lo ha nominato arcivescovo di München und Freising. Il 28 maggio ha ricevuto la consacrazione episcopale. Paolo VI lo ha creato e pubblicato cardinale nel concistoro del 27 giugno 1977, già del titolo di S. Maria Consolatrice al Tiburtino, dei titoli della Chiesa suburbicaria di VelletriSegni e della Chiesa suburbicaria di Ostia. Ha presieduto la Commissione per la preparazione del catechismo della Chiesa Cattolica.


Nuntio vobis gaudium magnum; habemus Papam: Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Josephum Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Ratzinger qui sibi nomen imposuit Benedictum XVI


ROSARIUM Pubblicazione trimestrale del Movimento Domenicano del Rosario Proprietà: Provincia Domenicana S. Domenico in Italia via G.A. Sassi 3 - 20123 Milano Autorizzazione al Tribunale di Bologna n. 3309 del 5/12/1967 Direttore responsabile: P Mauro Persici o.p. Rivista fuori commercio Le spese di stampa e spedizione sono sostenute da tutti gli amici

Anno 38°- n. 2 finito di stampare il 9 maggio 2005 stampa: Tipolitografia Angelo Gazzaniga s.a.s. Milano - via P. della Francesca 38 Movimento Domenicano del Rosario Via IV Novembre 19/E 43012 Fontanellato (PR) Tel. 0521822899 Fax 0521824056 Cell. 3355938327 e-mail movrosar@tin.it

www.sulrosario.org CCP. 22977409 Collaboratori: fr. Vincenzo Rosario Avvinti o.p. P. Roberto Coggi o.p. don Vincenzo Mercante fra Davide Maria Traina o.p. Manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. L’invio delle fotografie include il consenso per una eventuale pubblicazione.

foto a pag 10: PIERO DELLA FRANCESCA, Pala Montefeltro, Milano, Pinacoteca di Brera. foto a pag 23: PICASSO, Fabbrica a Horta de Ebro, San Pietroburgo, Hermitage. foto a pag 24: PICASSO, Natura morta con sedia impagliata, Parigi, Museo nazionale Picasso. foto a pag 25: PICASSO, Natura morta con bottiglia di liquore, New York, MOMA.

LETTERA DEL PROMOTORE Gentilissimi lettori, ciò che è recentemente avvenuto nella Chiesa non può non averci scosso. Quale turbinio di fatti e sentimenti ha coinvolto ognuno di noi e la Chiesa nella Sua mirabile comunione! Come non ricordare e come non ringraziare per ciò che è stato e per ciò che è? Non dimenticate, però, che tutto ciò è sempre stato, è, e sarà sempre, al servizio di tutti coloro che credono, sperano e amano... Un piccolo frutto di questo servizio, il grande dono, da noi ricevuto in modo del tutto particolare: la Lettera apostolica “Rosarium Virginis Mariae”! Memori e grati per l’insegnamento e la luce ricevuti, vogliamo lasciarci guidare, affinché l’amore da cui sono promanati possa plasmarci sempre più profondamente, rendendoci un popolo che si lascia condurre da Maria all’incontro con Cristo Signore. Vogliamo iniziare da questo mese di maggio? ... e, allora, rileggiamo la “Rosarium Virginis Mariae” soffermandoci sull’importanza dell’ascolto, della meditazione e del silenzio nella recita del santo Rosario... Invocando la protezione della Madre celeste, regina del santo Rosario, ricordiamoci vicendevolmente P. Mauro

SOMMARIO Papa Benedetto XVI

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Nelle braccia della Madre

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Preghiera II: il “corpo” dell’orazione

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Così tu nasci in Cristo, così Cristo nasce in te

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Il Cardinale e suor Lucia

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Referendum: né si né no

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Pellegrinaggi: Esodo, sulle orme di Mosè

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Nuovi iscritti

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Pagina della riconoscenza

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In copertina: Vista del lago di Tiberiade dalla chiesa delle Beatitudini in una foto di Paolo Gavina


Nelle braccia della Madre S

in dai primi anni del Pontificato fino agli ultimi giorni della malattia e della morte, nella vita e nel Magistero di Giovanni Paolo II si vedeva con chiarezza, accanto all’aspetto cristologico, una forte caratteristica mariana. Del resto così è stato sempre nella vita del Santo Padre, fin dai primissimi anni. Nacque ottantacinque anni fa, il 18 maggio 1920, nel mese mariano. Sin dall’infanzia volgeva lo sguardo al volto della Madonna del Perpetuo Soccorso, venerata nella chiesa parrocchiale di Wadowice. Davanti a quell'immagine pregava durante gli anni di scuola. Con i suoi genitori si recava anche nel vicino Santuario mariano di Kalwaria Zebrzydowska. A nove anni, con il padre, lì piangeva la morte della mamma Emilia, e quattro anni dopo la dipartita del suo fratello maggiore Edmund, medico, contagiato da uno dei suoi pazienti malato di scarlattina, morto all’età di appena ventisei anni. Le esperienze dell’infanzia trovarono espressione nei versi giovanili del Santo Padre: Sulla tua tomba bianca e il Magnificat. Nella prima poesia, il poeta diciannovenne ricorda la madre spentasi prematuramente: "amore mio spento". Sulla sua tomba "sbocciano i fiori bianchi della vita", ed egli – il figlio – si china su di essa sussurrando una preghiera. La seconda poesia, ispirata dalle parole di Maria, loda il buon Dio per la bellezza del mondo che lo circonda, per la giovinezza, per la gioia e per la sofferenza. Le prime parole della poesia giovanile testimoniano come, dopo la perdita della madre naturale, il cuore del ragazzo di nove anni si strinse ancor più alla Madre di Dio, venerata nella chiesa parrocchiale di Wadowice, nel santuario di Kalwaria e a Jasna Góra a Czestochowa. Nell’archivio del convento viene conservato il documento del pellegrinaggio degli universitari, svoltosi il 23 maggio 1943. Gli studenti – leggiamo – giunsero segretamente ai piedi della Regina della Polonia, “animati da una incrollabile fede nel trionfo della giustizia storica, pieni di speranza nell’ormai prossimo termine delle sofferenze della nostra nazione”, andarono per rinnovare il voto fatto dai giovani nello stesso luogo, nel 1936. Tra le firme visibili sull’elenco, al decimo posto, si legge il nome: Karol Wojtyla - Cracovia. Studente di letteratura e di lingua polacca nella Facoltà di Filosofia dell’Università Jagellonica, era stato a Czestochowa anche nel maggio del 1942; lo ricorda infatti nel libro: Alzatevi, andiamo! Una bella testimonianza della devozione mariana di Karol Wojtyla nei primi anni del sacerdozio è il poema La Madre. Nacque in occasione della proclamazione del dogma sull’Assunzione in Cielo della Vergine Santissima, nel 1950. In questa lunga poesia, Maria medita, ricorda, parla di suo Figlio, “Figlio mio difficile e grande”, che aveva trasformato tutta la

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sua vita ed ora, sulla soglia dell’eternità Lei, la Madre, Lo ritrova per sé e per tutta l’umanità. In quest’opera è presente anche il “discepolo prediletto”. Le umili parole da lui rivolte a Maria sono quasi il ritmo del cuore dell’autore del poema: “Sono Giovanni, il pescatore. Ben poco v’è in me / che tu possa amare. / (...) Ma Lui ha voluto che ti chiamassi “Madre”. / E io prego che così sia e la parola non perda valore per te”. Nella vita del Santo Padre il libro più amato per la meditazione e per la preghiera fu, sin dai tempi dell’università, il Trattato della vera devozione a Maria di San Luigi Grignion de Montfort. Come vicario parrocchiale nella parrocchia di Niegowic leggeva e spiegava questo libretto ai fedeli durante le funzioni del mese di maggio, e successivamente, come cappellano universitario, faceva conoscere il suo contenuto agli studenti di Cracovia. Le due parole attinte da questo libro: “Totus Tuus - io sono tutto tuo”, che esprimono la totale appartenenza a Gesù per mezzo di Maria, quasi una sintesi della spiritualità di Karol Wojtyla, divennero il motto del suo ministero episcopale. Le pose sul suo stemma pastorale, sul quale si trova anche la lettera “M” (Maria) sormontata da una croce. Nel ministero episcopale di Karol Wojtyla la caratteristica mariana era molto chiara, bella e profonda, unita interamente con la sua spiritualità cristologica. L’8 marzo 1964, il giorno del suo ingresso nella Cattedrale di Wawel, disse: “Voglio essere unito a Lui (a Cristo) nel sacerdozio e nella pastorale, per mezzo di sua Madre. Lei è molto nascosta in tutta l’opera della redenzione, noi costantemente la scopriamo, in un certo senso la poniamo davanti, poiché Lei è una particolare porta, un particolare ingresso nell’opera di Cristo. Voglio dunque entrare

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tramite Lei. È da tanto tempo che sono convinto che è molto difficile entrare in quest’opera diversamente che tramite Lei. Voglio dunque entrare per mezzo Suo e per mezzo Suo voglio introdurre anche voi nell’opera che dobbiamo creare tutti insieme e che deve formare noi tutti”. Rimase assolutamente fedele a questo programma. Lo confermò con maggiore fermezza l’8 maggio 1966, durante le celebrazioni del Millennio del Battesimo della Polonia, a Cracovia, a Skalka, alla presenza del Primate, Card. Stefan Wyszynski, e dei Vescovi polacchi. Con la professione di fede in Gesù Cristo, l’Arcivescovo Karol Wojtyla esprimeva, insieme a una moltitudine di centomila fedeli, la venerazione e l’attaccamento alla Sua Madre: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, Tu sei il Cristo, il Figlio di Maria”. Continuando il suo discorso il Metropolita disse: “Quanto sono Suo! Quanto Le appartengo! Tutte le volte che penso alla Chiesa di Cracovia, alla sua grande attuale ricchezza, a tutte queste parrocchie, a tutti gli ordini religiosi, alle congregazioni religiose maschili e femminili, a questi tre seminari maggiori diocesani, a questi dieci seminari maggiori religiosi, come Lei deve essere la padrona mia e nostra, affinché tutto ciò sia nelle Sue mani e sotto il Suo cuore. Eminenza, mi servirò di una sua espressione, affinché tutto sia al sicuro dall’esterno e dall’interno. Al sicuro – mi sia permessa l’espressione – per quanto riguarda il corpo e per quanto riguarda lo spirito”. Maria lo possedeva pienamente. Questo legame con Maria apparteneva alla sua natura ed era molto intenso. Esternava i suoi sentimenti verso la Madonna sul pulpito parlando di Lei molte volte, in occasione delle feste mariane, dell’incoronazione delle immagini, delle feste patronali e dei pellegrinaggi. Era solito sottolineare che Maria, mostrando al mondo il Dio-Uomo, aiuta ciascuno a convertirsi a Cristo. Questo è quasi un carisma di Maria. Dopo l’elezione alla Sede Apostolica, il Card. Karol Wojtyla conservò il suo stemma episcopale con le parole: Totus Tuus. Nel primo messaggio, via radio e televisione, Urbi et Orbi, tenuto il 17 ottobre 1978, nella Cappella Sistina, durante la chiusura del Conclave, confessò: “In quest’ora, per Noi trepida e grave, non possiamo fare a meno di rivolgere con filiale devozione la nostra mente alla Vergine Maria, la quale sempre vive ed opera come Madre nel mistero di Cristo e della Chiesa, ripetendo le dolci parole “Totus Tuus” che vent’anni fa iscrivemmo nel nostro cuore e nel nostro stemma, al momento della nostra Ordinazione episcopale”. Le parole “Totus Tuus” il Santo Padre le pronunciò più volte. Dopo l’attentato alla sua vita nel 1981, le fece scrivere sul mosaico raffigurante la Madre della Chiesa, collocato sul Palazzo Apostolico. Ultimamente le ripeté nel Policlinico Agostino Gemelli, il 24 febbraio di quest’anno. Dopo l’intervento di tracheotomia scrisse su un foglio di carta “Totus Tuus”, affidando totalmente ancora una volta la sua vita alla Madre di Dio. La silenziosa catechesi ospedaliera di Giovanni Paolo II ha commosso il mondo intero.

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Dal momento dell’elezione alla Sede di Pietro, il Santo Padre insegnava ad offrire tutto a Maria: Totus Tuus. Nella sua enciclica Redemptoris Mater il Papa spiegava il significato dell’atto di affidamento, sviluppando la dottrina della Chiesa sulla maternità di Maria. Richiamava alla memoria la scena sul Calvario, quando Cristo, prima di rendere lo spirito, affida sua Madre a Giovanni e allo stesso tempo affida a Lei il discepolo. “L’affidamento è la risposta all’amore di una persona e, in particolare, all’amore della madre” (n. 45). L’affidamento deve portare all’approfondimento della vita cristiana con Maria e sul modello di Maria. In considerazione del suo ruolo nella storia del Salvatore, Lei è stata elevata all’apice di perfezione nella gloria, ma è rimasta per sempre una di noi, nostra Sorella. È dunque per tutti fonte di speranza che ciò che si è compiuto in Lei, può compiersi in ogni uomo che crede, se questi lascerà alla Parola di Dio di pervadere e di trasformare la sua vita a immagine di Gesù Cristo. Ciò si è compiuto pienamente nella vita di Giovanni Paolo II. È passato da questa terra all’eternità in un giorno mariano, il primo sabato del mese. Vicino al suo letto, nel raggio dei suoi occhi che si stavano spegnendo si trovava il quadro della Madonna Nera e tra le preghiere recitate con Lui durante le ultime ore della sua vita terrestre risuonavano anche le parole del Magnificat e della Salve Regina. Czeslaw Drazek (© L’Osservatore Romano - 5 aprile 2005)

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il “corpo” dell’orazione

la meditazione - II

Nel precedente articolo abbiamo esaminato la preparazione alla preghiera, preparazione dalla quale dipende in gran parte la riuscita della preghiera stessa. Terminata la preparazione si entra nel vivo della preghiera mentale, in quello che viene chiamato il “corpo” dell’orazione.

ui vi sono tanti metodi, tante vie. Sarebbe molto bello esaminare almeno i più importanti di questi metodi, in modo che ciascuno, dopo un’adeguata esperienza di essi, possa scegliere quello in cui si trova meglio, nel senso che la preghiera gli risulta più facile e più fruttuosa. Occorre dire però che questi metodi non differiscono fra loro sostanzialmente, poiché l’essenza della preghiera mentale è sempre la stessa. Si tratta di parlare con Dio, pensare a Dio amandolo, contemplare amorosamente Dio. E’ celebre la definizione della preghiera mentale

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che dà S.Teresa d’Avila, la grande maestra dell’orazione: «Per me – ella dice – l’orazione è un intimo rapporto di amicizia, uno scambio a tu per tu con Colui dal quale sappiamo di essere amati». Di solito per entrare nel vivo della preghiera, cioè di questo scambio, conviene avere un materiale già preparato che serva come argomento per l’orazione. I maestri spirituali consigliano addirittura di fissare l’argomento la sera prima. Qui non c’è che da provare… Di solito l’argomento della meditazione è dato da un libro. S. Teresa d’Avila confessa che per una quindicina d’anni non le riusciva di fare l’orazione senza servirsi di un libro. Il libro aiuta a fissare l’attenzione, impedendo alla fantasia (che Santa Teresa chiama la “matta di casa”) di svolazzare qua e là. Trovare il libro adatto è molto importante. Alcuni si servono della liturgia del giorno (letture della Messa o dell’Ufficio Divino), oppure direttamente della Sacra Scrittura. C’è invece chi si trova meglio con un libro di meditazioni già fatte, divise in punti. Comunque i momenti della preghiera sono sostanzialmente tre: lectio, meditatio, contemplatio (lettura, meditazione e contemplazione, cioè colloquio affettivo). Quando, dopo aver letto alcune righe, la mente e il cuore cominciano a sentirsi toccati, è bene chiudere il libro e soffermarsi a pensare a quanto si è letto, suscitando in noi sentimenti di fede, di pentimento, di ammirazione, di lode, di speranza, di amore e così via. Questa è la preghiera mentale vera e propria. Questo è in senso stretto il “cuore” della preghiera.

LA CONCLUSIONE DELLA PREGHIERA La conclusione della preghiera è molto importante. Si tratta di “tirare le fila”. La conclusione comprende il proposito e, almeno secondo il metodo di San Francesco di Sales, il cosiddetto “mazzolino spirituale”.

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Il proposito deve essere formulato in modo concreto. Per esempio, supponiamo che io abbia meditato sul raccoglimento di Maria Santissima. Per tutta la giornata mi sforzerò di non lasciare andare la fantasia e di rinunciare ad ogni parola inutile. Oppure, se ho meditato sulla carità, mi sforzerò di essere gentile e sorridente con tutti quelli che incontro, in particolare con quella persona che a volte mi tratta male. E chiederò l’aiuto del Signore per riuscirci. Il “mazzolino spirituale” consiste nel raccogliere uno o più pensieri, una o più parole, come dei fiori da un giardino, in modo da poter, durante la giornata, sentendo il profumo di quei fiori, rivivere la bella esperienza che ho fatto visitando quel giardino. Ciò ha il vantaggio di far sì che l’orazione mentale non rimanga chiusa in se stessa, come un cassetto che si apre e si tiene chiuso fino al giorno dopo, ma riempia tutta la giornata, e così trasformi tutta la nostra vita quotidiana.

LE DISTRAZIONI E L’ARIDITÀ Chiunque si impegna nella vita di preghiera si troverà prima o dopo a dover affrontare le distrazioni. E’ importante a questo punto distinguere le distrazioni volontarie e quelle involontarie. Le prime possono e devono essere evitate, nella misura consentita dalla nostra debolezza umana, mentre le seconde vanno sì evitate, ma non è possibile, di solito, eliminarle completamente. Le distrazioni involontarie possono essere notevolmente ridotte se la preghiera è stata adeguatamente preparata (si veda l’articolo precedente). Le distrazioni totalmente involontarie non sono un peccato e non compromettono il valore della preghiera. L’aridità è un fenomeno assai frequente nella vita di preghiera (San Giovanni della Croce parla della “notte oscura”). Chi si trova in tale stato deve chiedere al Signore di liberarlo, se questa è la Sua volontà, deve prendere tutti gli accorgimenti necessari per ravvivare la sua preghiera, ma non deve avvilirsi o scoraggiarsi. San Francesco di Sales porta questo esempio molto consolante. Anche le statue in chiesa, dice, sono fredde e non provano alcun sentimento, eppure con la loro semplice presenza danno lode a Dio. Anche noi, se possiamo, nell’aridità non lasciamo mai la preghiera, ma stiamo davanti al Signore. Egli ci ricompenserà, a suo tempo, di questa nostra perseveranza e fedeltà.

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L’ORAZIONE MENTALE E IL ROSARIO Chi vuole intraprendere un cammino spirituale veramente serio deve essere fedele alla meditazione quotidiana (di solito per lo spazio di mezz’ora). Ma non può mancare anche il rosario quotidiano (almeno una corona). L’orazione mentale permette di dire meglio il Rosario (con più attenzione ai misteri), e d’altra parte il rosario crea quel clima spirituale che facilita l’orazione mentale. Quindi i due tipi di preghiera si aiutano reciprocamente. Quando per esempio al primo sabato del mese si medita per almeno un quarto d’ora sui misteri del rosario (come chiede la Madonna), la recita della corona che contiene quei misteri viene come trasfigurata, ed è incomparabilmente più bella e più fruttuosa. Ma il legame fra la preghiera mentale e il rosario sta anche nel fatto che il rosario è anch’esso, sia pure a suo modo, una certa preghiera mentale. Infatti l’anima del rosario sta nella “contemplazione” dei misteri: ora, la contemplazione è proprio l’atto caratteristico della preghiera mentale. Certamente l’unire la preghiera mentale con quella vocale (la recita delle Ave Maria) può comportare delle difficoltà. Per questo alcune anime si trovano a disagio con la recita del Rosario (valga per tutti l’esempio di Santa Teresa di Gesù Bambino). Ma sono casi piuttosto rari. Il rosario detto bene e con calma facilita la contemplazione. L’anima che dice il rosario si trova immersa via via nei singoli misteri, che le sono familiari e nei quali si trova a proprio agio. Il rosario è una preghiera spiritualmente riposante. Portiamo anche qui un esempio: il Papa Giovanni Paolo II, che è stato una grande anima contemplativa, affermava con la massima semplicità: «il rosario è la mia preghiera preferita». P. Roberto Coggi o.p.

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di Fra Davide Maria Traina o.p. el venticinquesimo anno del suo pontificato, Giovanni Paolo II ha voluto donare a tutta la cristianità la possibilità di approfondire il proprio cammino di fede, attraverso il rosario, promulgando la Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae. Ciò che mi ha particolarmente colpito è la proposta che questa Lettera comunica: contemplare con Maria il volto di Cristo, attraverso la meditazione dei misteri della sua vita:

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misteri della vita del Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze» (Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae). Quando si parla di “contemplazione”, è facile smarrirsi. Si pensa a qualcosa di distante dalla vita quotidiana, riservata a pochi eletti (soprattutto religiosi). Ancor più difficile è capire che cosa si intenda con “meditazione dei misteri di

«Il rosario, proprio a partire dall’esperienza di Maria, è un preghiera spiccatamente contemplativa. Privato di questa dimensione, ne uscirebbe snaturato, come sottolineava Paolo VI: “Senza contemplazione, il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule” (...). Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano sull’orante la meditazione dei

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Meditazione dei misteri

Cristo”! Come si attua concretamente la meditazione? Che cos’è? Che cosa devo fare?2 Queste sono alcune delle domande che possono emergere nel nostro animo, quando desideriamo intraprendere seriamente questo cammino di crescita nella fede. Alcune indicazioni molto concrete possono essere attinte dal patrimonio sempre fresco dei monaci medioevali del XII secolo. Inos Biffi3 afferma che il monaco medioevale è uno che legge e che sente leggere e commentare il testo letto. E il suo libro per eccellenza è la Scrittura, da cui nasce la lectio divina. «Il monaco accosta la Bibbia per fare l’esperienza della sua realtà attraverso la “lezione”, la “meditazione”, la “ruminazione”. (...) Ma il primo libro che valga la pena di leggere è Gesù Cristo perché tutta la storia porta a lui, ed è segnata di lui, che è la Rivelazione del disegno di Dio. (...) Cristo stesso è “il Libro”: la Bibbia è il luogo dove attingere al Libro vivente, che è Cristo e dove incontrarlo. In lui leggiamo ciò che Dio, da tutta l’eternità, ha progettato di fare e, nel tempo, ha fatto. Cristo è la Scrittura del disegno divino: Scrittura viva, che nella storia diventa leggibile. (...) Ma Cristo non è un Libro che si ponga staticamente dinnanzi a noi: si entra attivamente nell’intelligenza del Libro che è Cristo, attraverso la propria esperienza, medioevale non va separache ne risulta, così, la sua ta dalla disciplina globale impronta. Ciascuno è chiache caratterizza la vita mato a fare della Scrittura, e monastica, nella quale posperciò di Gesù Cristo, la prosiamo evidenziare due catepria esperienza».4 gorie di esercizi: Tutto l’evangelo è un dispie- esercizi corporali: digiugarsi della vita di Dio fattosi no, veglia, lavoro manuale; uomo in Gesù Cristo per - esercizi spirituali: la “lecopera dello Spirito Santo. tio divina”, preghiera, meL’anima fedele è invitata a ditazione. bere da questa sorgente viva, L’esercizio spirituale meattraverso la meditazione dei dioevale è caratterizzato misteri, cioè degli avveniproprio dalla centralità menti portatori di salvezza, biblica da cui è fatto emerdella vita di Cristo. gere il mistero, che viene La meditazione monastica

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Meditazione dei misteri

svolto attraverso un’analisi attenta, ricca di immagini. Questo mistero solleva la preghiera, cioè la domanda di grazia di affinità, per cui il mistero è motivo per chiedere la grazia di essere in sintonia con il mistero stesso. Come non vedere, in questa premessa, l’articolazione del Rosario? Il suo oggetto principale sono i misteri della vita di Gesù Cristo (dal suo annuncio a Maria, fino alla sua ascensione al cielo e all’assunzione di Maria in anima e corpo e la sua incoronazione), suddivisi in gioiosi, dolorosi e gloriosi. E’ la Parola di Dio il cuore del mistero enunciato, a cui segue la nostra attenzione e “fissazione” nella nostra anima, da cui sgorga, quasi naturalmente, la preghiera (Il Padre Nostro e le Ave Maria, sono presi ancora dalla Sacra Scrittura!). Il fine è proprio quello di: «Imitare ciò che essi (i misteri gioiosi, dolori e gloriosi) contengono e raggiungere ciò che essi promettono» (orazione tradizionale proposta alla fine delle litanie lauretane). Personalmente, non ho nessuna difficoltà a definire il Rosario: l’esercizio spirituale, erede della meditazione monastica, in cui i misteri di Cristo rappresentano i ricchi semi di meditazione effusi nello spirito! Nella spiritualità cistercense, sulla via della dottrina agostiniana, un ruolo fondamentale è svolto dalla memoria e dali monaci medioevali era il l’immaginazione che, «intenponte attraverso il quale dendo con questo termine la l’anima del fedele poteva memoria e il ricordo sensibile rendere vivo e presente della passione di Cristo, è in l’incontro con Dio. noi la condizione e l’annuncio Quale relazione tra questo della visione beatifica della “fare memoria” e i misteri vita futura, ma già di queste della vita di Cristo, propovisite dell’anima da parte del sti nel Rosario? Se ad ogni Verbo in questa vita»5. mistero enunciato corrisponde una pagina del Che cosa vuol dire questo? vangelo, un avvenimento La memoria non ha solo la chiaro della vita di Gesù e funzione di portare al preil nostro intento è quello di sente un felice o triste ricorfar entrare vivamente la do o un’esperienza fatta nel Parola nella nostra esistenpassato e lì conclusa, ma per

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Meditazione dei misteri

za per incontrare personalmente il Signore, allora dovremo rendere presente tale mistero: leggendo il brano evangelico (lectio); immaginando la scena: i luoghi, i personaggi, i gesti, le parole (meditatio); chiedendo a noi stessi che cosa vuol dire tutto questo per la nostra vita (ruminatio). Da questi passaggi scaturisce la gioia della preghiera al Padre per il dono del suo Figlio e dello Spirito Santo, il quale ci ha guidato nella comprensione della sua Parola. E seguendo Colei che «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc. 2,15), La invochiamo ripetutamente come Madre e Maestra, per poi glorificare la SS. Trinità, per i doni ricevuti. Per concludere: la meditazione dei misteri della vita di Gesù Cristo non si può limitare a una brevissima, quasi impercettibile pausa di silenzio tra l’enunciazione del mistero e la recita della decina. Abbiamo visto un’altra strada, indicataci dalla tradizione monastica e più adatta a un cammino di fede che ha come cuore l’esperienza personale con il Signore Gesù attraverso la sua Parola. La meditazione dei misteri così espressa conduce ad una assimilazione della vita di Cristo con la vita del credente: «Così tu nasci in Cristo, così Cristo nasce in te» (Aelredo di Rievaulx).

1) AELREDO DI RIEVAULX, Gesù dodicenne. Preghiera pastorale, a cura di D. Pezzini, Paoline, Milano 2002.

colui che partecipa è ciascuno di noi, con i suoi doni, virtù, limiti e debolezze. Per cui, mi sembra chiaro che è Lui che “fa”, che opera, a noi è chiesto l’ascolto attento della sua Parola, nel silenzio, nella preghiera e nella carità fraterna, per rispondere efficacemente alla sua Grazia.

2) Per quanto riguarda l’ultima provocazione, vorrei spendere qualche parola. Si sta parlando del rosario, che in quanto cammino di fede, si presenta a noi come forma di preghiera. Probabilmente, dovremmo prendere più coscienza di Chi realmente opera come protagonista e chi partecipa di questa. Colui che opera è Dio, ma non “un Dio generico”, bensì il Dio Uno e Trino, rivelatoci dalla stessa persona del Verbo, che si è fatto uomo;

3) INOS BIFFI, Tutta la dolcezza della terra. Cristo e i monaci medioevali, Jaca Book, Milano 2004. 4) Idem, pp. 29-30. 5) E. GILSON, La teologia mistica di San Bernardo, Jaca Book, 1995, p. 88.

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il Cardinale e suor Lucia

Qual è stato il suo rapporto con suor Lucia e come la ricorda? «Con suor Lucia ci siamo incontrati diverse volte e ho di lei dei ricordi bellissimi di una donna solare, luminosa e molto semplice ma, nello stesso tempo, di una donna piena di vivacità e di comunicativa anche se depositaria di grandi segreti e di grandi misteri. Suor Lucia è stata una donna capace di stare vicina, tanto all’umanità nel suo complesso, quanto alle singole persone, ai sofferenti ed a coloro che erano alla ricerca di un autentico cammino di fede e di preghiera. Lei ha risposto a migliaia di lettere di quanti le scrivevano tanto che, ad un certo punto, non potendo più rispondere a tutti coloro che desideravano mettersi in contatto con lei, ha domandato al Santo Padre l’autorizzazione a scrivere un libro al quale affidare i suoi pensieri e le sue interpretazioni sul messaggio di Fatima. Il Santo Padre volentieri ha concesso l’autorizzazione alla stesura del volume, che è stato tradotto in varie lingue ed è stato pubblicato in tutto il mondo. Lucia è stata una donna privilegiata del Signore, che le ha permesso di incontrare la Madonna in modo del tutto speciale. È stata depositaria di messaggi (più che segreti io li chiamerei messaggi) per l’umanità di tutti i tempi. Suor Lucia è stata colei che ci ha insegnato che lavorando con Dio e per Dio e stando nella sua amicizia ci si può salvare e, nello

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stesso tempo, si può trasformare l’umanità. Al contrario, senza Dio, o contro Dio, all’umanità non è dato di salvarsi».

Il terzo mistero di Fatima è stato rivelato per intero? «Posso dire, senza alcun dubbio, che è assolutamente certo che tutto quanto riguarda il segreto di Fatima è stato rivelato e la terza parte del segreto è contenuta in quattro pagine che abbiamo pubblicato anche in maniera anastatica e che corrispondono esattamente al foglio della lettera scritta personalmente da suor Lucia. Io stesso sono andato nella primavera del 2000 da suor Lucia proprio per approfondire questo mistero, dal momento che qualcuno continuava ad affermare che c’erano altri scritti ed altre rivelazioni. Per questo motivo, ho chiesto esplicitamente a suor Lucia se aveva scritto qualcosa prima o dopo la terza parte conosciuta del segreto di Fatima. Lei stessa ha confermato di non aver scritto nulla, né prima, né dopo se non la lettera che era stato consegnata a suo tempo all’arcivescovo di Lisbona e poi portata al palazzo del Sant’Ufficio a Roma. In conclusione, ritengo di poter smentire assolutamente che ci siano altri segreti o qualcosa che non sia ancora stato svelato».

Cosa può dirci delle altre apparizioni della Madonna a suor Lucia? «Sappiamo che, dopo le apparizioni di Fatima del 1917, Lucia ha avuto certamente altre apparizioni e che, in una di queste, ha avuto la conferma esplicita del compiacimento della Madonna per la consacrazione di tutto il mondo, e quindi anche della Russia, al Cuore Immacolato di Maria. Questo era proprio il desiderio espresso della Madonna - suor Lucia la chiamava sempre “Nostra Signora”. Per questo motivo la veggente ha avuto anche la conferma del compiacimento di Giovanni Paolo II perché questo fatto è potuto avvenire anche grazie a lui».

Cosa Le ha detto suor Lucia quando le è stato mostrato il foglio sul quale era stato scritto il terzo segreto di Fatima? «“Questa è la mia carta, questa è la mia scrittura!” ha affermato suor Lucia guardando il foglio contenente il testo del terzo segreto di Fatima che era stato da allora custodito nel palazzo del Sant’Ufficio. In questo modo lei stessa lo ha autenticato, mentre, in precedenza, non aveva mai autenticato fogli o testi portati da altre persone. Sulla interpretazione di questo terzo segreto e dell’attentato al “Vescovo vestito di bianco” ella stessa ha affermato di averlo individuato in Giovanni Paolo II».

Come ha saputo della morte di suor Lucia? «L’ho appreso ieri sera da un giornalista italiano che mi ha rintracciato – mentre ero ad un ritiro con i sacerdoti giovani di Genova – il quale mi ha comunicato questa notizia. Appena appreso del fatto, ho telefonato immediatamente alla superiora del convento di Coimbra che avevo già conosciuto ed incontrato in precedenza, la quale mi ha confermato che suor Lucia è morta alle 15.30 aggiungendo che la veggente è rimasta lucida fino alla morte e che, proprio

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ieri, aveva ricevuto la benedizione del Papa e di questo si rallegrò molto. Tuttavia, suor Lucia non si nutriva già da alcuni giorni, ma nonostante questo, era rimasta in piena lucidità. Durante il colloquio, la superiora non mi ha riferito le ultime parole e le ultime volontà di suor Lucia. Credo che sia morta in un ultimo atto di ringraziamento per la benedizione del Santo Padre e con una preghiera offerta per il Santo Padre per cui ha sempre pregato e per il quale aveva pregato anche recentemente nell’ultima sua recente malattia».

Molte apparizioni alla veggente avvennero di giorno 13 così come l’attentato al Santo Padre e la stessa suor Lucia è tornata al Padre il 13 febbraio. Come commenta? «Il fatto che il numero 13 ricorra in quasi tutte le apparizioni e nel giorno dell’attentato al Papa credo che sia qualcosa di più di una semplice coincidenza. Allo stesso modo penso che sia un segno celeste il fatto che la Madonna l’abbia chiamata a sé proprio il 13 febbraio di quest’anno. Penso anche che, dopo le apparizioni che Le ha donato, sia stata proprio Lei, la Madre celeste, ad accoglierla nel Regno dei Cieli. Sono anche convinto che suor Lucia attendesse questo incontro. Per questo motivo, quando la vidi per l’ultima volta, le promisi che sarei tornato ancora a trovarla ed a visitarla, ma lei mi disse che non l’avrei più rivista viva ma che sarei tornato solamente a dare l’assoluzione alla sua salma. Ha indovinato anche questo! Non dico che sia una profezia ma affermo semplicemente la verità. Pertanto reputo che dobbiamo ricordare questo numero, il 13, non per superstizione o per qualche strana alchimia, ma solo per quanto è accaduto visto che anche l’attentato al Papa è accaduto il giorno 13 maggio, anniversario dell’apparizione della Madonna a Fatima».

Con quale spirito si reca in Portogallo? «Ho ricevuto questo incarico specifico dal Segretario di Stato, Cardinale Angelo Sodano, di andare come inviato Pontificio ai funerali di suor Lucia che si svolgeranno nella Cattedrale di Coimbra. A Lisbona riceverò anche un messaggio del Papa che mi verrà inviato presso la Nunziatura Apostolica di quella città. Ci saranno anche tutti, o quasi, i vescovi portoghesi che adesso sono riuniti a Fatima, insieme al Cardinale di Lisbona. Posso dire di essere onorato di questa scelta del Santo Padre di farmi presiedere i funerali e parto con lo stato d’animo di offrire a Dio questa creatura umana che è stata sì privilegiata ma che, nella sua semplicità, è stata anche una grande amica dell’umanità. Una donna che non ha mai cessato di annunziare al mondo il messaggio di Fatima, che è un

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messaggio di salvezza e di riscatto per l’umanità di tutti i tempi, compresa quella del nuovo millennio».

Come mai il terzo segreto di Fatima è stato rivelato solo nell’anno 2000? «In quegli anni c’erano state diverse pressioni in tal senso da varie parti. Da sempre c’è sempre stata una curiosità morbosa sul terzo segreto di Fatima ma in quel periodo, da varie parti, si diffondevano con maggiore insistenza false rivelazioni e falsi messaggi attribuiti al terzo messaggio che, però, non hanno mai avuto alcun fondamento. Si capiva, nel contempo, che c’era una forte volontà di conoscere. Il Papa decise di rivelarlo in occasione della beatificazione dei due pastorelli, beatificazione tanto attesa e desiderata dalla stessa suor Lucia, sebbene alquanto discussa in quanto alcuni pensavano che con questo gesto diventasse automatica anche la canonizzazione di suor Lucia. Ebbene, fu in questo contesto ed in questa occasione che il Papa ha deciso di rendere pubblico il terzo segreto. Eravamo anche alle soglie dell’inizio del terzo millennio, per cui il Santo Padre era convinto che l’umanità dovesse continuare a riflettere e a conoscere il messaggio di Maria per l’umanità».

L’attribuzione della terza parte del segreto di Fatima a Giovanni Paolo II fu accettata subito: è vero? «Giovanni Paolo II si è riconosciuto subito nella profezia del “Vescovo vestito di bianco”, anche se lo stesso Paolo VI ha avuto più di un attentato, a causa della drammaticità dell’attentato subito, così drammatico e così grave, che ha condotto il Papa così vicino alla morte. Possiamo dire che, davvero, il salvataggio del Papa ha avuto qualcosa di miracoloso. Così come il Papa si è riconosciuto subito come destinatario di questa interpretazione, la stessa suor Lucia, avvertita dell’attentato a Giovanni Paolo II, ha ricordato e pensato subito alle parole che la “Nostra Signora” – come lei la chiamava – le aveva rivelato. La certezza della Chiesa su questa interpretazione è una sicurezza che viene dalla riflessione e dallo studio delle rivelazioni che ha fornito suor Lucia. Io stesso sono stato mandato a Fatima per avvalorare questa interpretazione anche se potrebbe non essere infallibile. D’altronde sappiamo che il martirio della Chiesa, così come è descritto nel terzo segreto di Fatima, non si è concluso nel XX secolo ma è un martirio che continua ogni giorno in ogni parte della terra». Sintesi dell’intervista, non riveduta personalmente, concessa il 14 febbraio 2005 – in merito alla morte di suor Lucia di Fatima – da Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Arcivescovo di Genova, già Vice Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.

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12 giugno Referendum sulla fecondazione artificiale: Associazioni e Movimenti cattolici aderiscono al suggerimento del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana S.E. Cardinale Camillo Ruini, e si mobilitano per l’astensione nel referendum sulla procreazione assistita.

NE’ [SI] NE’ [NO] non andare a votare per non peggiorare la situazione

I

l prossimo 12 giugno si terrà un referendum popolare nel quale gli italiani dovranno prendere posizione riguardo la vigente legge sulla fecondazione artificiale. Questa legge (n. 40/2003, promulgata il 19 febbraio 2004), è stata varata per riempire il vuoto legislativo e regolamentare la fecondazione assistita in modo da provocare il minor danno possibile. Partendo dal presupposto che proibire per legge la fecondazione assistita, pur essendo l’unica soluzione moralmente valida, fosse una scelta praticamente impossibile, se non proprio inaccettabile per uno Stato “laico”, ma d’altra parte ritenendo ingiusto autorizzare la fecondazione assistita senza riserve, si è ripiegato su una terza soluzione, presentandola come “moderata” in quanto intermedia tra quella ottimale e quella “pessimale”: ossia non proibire la fecondazione assistita né permetterla del tutto, ma autorizzarla solo in parte stabilendo numerose e precise limitazioni nell’accesso e nell’uso. Con questo compromesso, si sperava di accontentare un po’ tutti: sia i cattolici, che ottenevano di limitare la fecondazione assistita ai casi di sterilità incurabile, nell’àmbito della famiglia e assicurando una certa tutela del concepito in provetta; sia i laicisti, che ottenevano l’autorizzazione della fecondazione assistita omologa (ossia interna alla coppia, anche se solo convivente); si credeva anche d’isolare gli “opposti estremismi” di coloro che volevano o una totale proibizione o una totale autorizzazione della fecondazione assistita. Com’era da temere, questa soluzione compromissoria non ha accontentato nessuno; ma fra le reazioni suscitate dobbiamo segnalare una netta differenza. Da una parte, infatti, il mondo

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cattolico ha sostanzialmente accettato la legge e si è rassegnato a vedere autorizzata la fecondazione assistita omologa. Dall’altra, invece, il fronte laicista ha sostanzialmente rifiutato la legge e non si è rassegnato a veder vietata la fecondazione assistita eterologa e la sperimentazione genetica; anzi, si è approfittato del cedimento e della rassegnazione della controparte per rilanciare le proprie pretese, promuovendo un referendum popolare che potrebbe peggiorare la situazione rendendo le norme più permissive. I laicisti pretendono di abolire molte delle restrizioni imposte, in modo da legalizzare anche molte pratiche ora vietate, come la fecondazione assistita eterologa e la creazione, conservazione in frigo e sperimentazione di embrioni soprannumerari, abolendo insomma ogni tutela del concepito. Queste crescenti pretese ci fanno capire che il fronte laicista mira ad ottenere la totale liberalizzazione della fecondazione assistita. Ma preferisce arrivarci gradualmente, mediante una serie di compromessi sempre più permissivi; in questo modo evita di provocare fratture e reazioni popolari che potrebbero diventare controproducenti. Stando così la situazione, si profila la scelta fra tre alternative possibili: o peggiorare la vigente legge votando SI al referendum, o infine mantenerla così com’è votando NO, oppure rifiutarsi di pronunciarsi non andando a votare. L’Episcopato ha esortato gli italiani a scegliere la soluzione del non andare a votare. Effettivamente, non andare a votare sembra più prudente che votare NO. Essendo infatti prevedibile che un gran numero di cittadini benpensanti si disinteresseranno del referendum, com’è avvenuto altre volte, c’è il rischio che a votare si presentino soprattutto i progressisti interessati a peggiorare la legge, e che quindi vinca una maggioranza compatta di SI, mentre

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gli italiani che difendono la vita si dividano tra il NO e il non-voto. Se così accadesse, la maggioranza (relativa) dei votanti potrebbe prendere la decisione sbagliata imponendola alla maggioranza (assoluta) degli italiani. C’è però anche un motivo di principio che spinge a preferire la soluzione dell’astensione. Se gli italiani, soprattutto cattolici, andassero a votare in massa per il NO, questo voto potrebbe essere interpretato come una conferma (o, peggio, un’approvazione) popolare della legge vigente. Una tale soluzione sarebbe inaccettabile, in quanto la legge vigente è «gravemente ingiusta», come ha ribadito Mons. Carlo Caffarra (discorso di Verona, 8-2-2003), ed approvarla o difenderla sarebbe moralmente illecito, sia pure col pretesto di evitare un male maggiore. Se così avvenisse, l’opinione pubblica crederebbe che il mondo cattolico consideri ormai la fecondazione assistita come una pratica moralmente lecita in quanto legalmente autorizzabile, sia pure entro certi limiti. Ma, in questo modo, il misero e momentaneo risultato di evitare un peggioramento della situazione legislativa verrebbe pagato col prezzo, davvero troppo alto, di causare un pubblico cedimento della coscienza, anche cattolica, di fronte ad una pratica di per sé iniqua. Invece, astenersi non significa approvare o confermare col voto la legge vigente, non equivale ad accettare la “fecondazione minimale” come “male minore” pur di evitare la “fecondazione massimale”, ma significa semplicemente rifiutarsi di modificare la legge peggiorandola. Si obietterà che questa è una scelta di ripiego, un “gran rifiuto” che non propone alcuna alternativa positiva. Ma quando il gioco viene gestito dai progressisti e le alternative vengono decise da loro, il rifiuto a modificare la situazione è l’unica scelta concretamente valida. Come ieri i benpensanti non hanno potuto promuovere una buona legge sulla fecondazione assistita, così oggi essi non hanno a disposizione un buon referendum che renda la legge meno permissiva.

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Dato quindi che nessuno dei referendum proposti è moralmente accettabile, l’unica soluzione sta nel rifiutare le false alternative che ci vengono proposte, senza cadere nella trappola di scegliere il “male minore” nell’illusione di prevenire un ulteriore peggioramento minacciato dai laicisti. Astenersi al referendum, però, non basta; nella migliore delle ipotesi, si eviterà di peggiorare la situazione, ma non si potrà certo risolverla, lasciando in vigore una legge oggettivamente immorale che apre le porte ad ogni sopruso. Ci sembra invece ben più importante che il mondo cattolico, smettendo di adeguarsi alla strategia messa in atto dai laicisti, sviluppi una propria controffensiva in difesa della vita. In realtà, la sola vera soluzione è quella di attenuare il permissivismo della legge vigente modificandola mediante correzioni restrittive tali, da ottenere la massima proibizione possibile della fecondazione assistita: correzioni che potrebbero essere votate in Parlamento. I cattolici devono ripetere oggi per la legge sulla fecondazione assistita quello che l’Episcopato diceva ieri per la legge sull’aborto: «rientra nell’impegno più propriamente politico dei cristiani operare per un superamento della legge attuale, moralmente inaccettabile, con norme totalmente rispettose del diritto alla vita» (C.E.I., Istruzione pastorale su La comunità cristiana e l’accoglienza della vita umana nascente, § 51). Auguriamoci che i cittadini italiani, rifiutando ogni peggioramento della legge, arrestino questa spirale del cedimento e pongano le premesse della riscossa in difesa della vita. Guido Vignelli Dirigente Associazione Famiglia Domani

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È proprio vero che le cellule staminali prelevate dagli embrioni curano molte malattie? Innanzitutto vediamo che cosa sono le cellule staminali.

Le staminali sono cellule capostipite, cioè sono quelle cellule che stanno all’origine delle più di 200 linee di cellule che compongono il nostro organismo (cellule ematiche, epatiche, nervose, muscolari …). Quando una staminale si riproduce darà vita ad un’altra staminale e a una cellula differenziata. Inoltre, le staminali possiedono una preziosa proprietà, una certa plasticità, cioè possono differenziarsi dando vita anche a cellule diverse da quelle del tessuto da cui sono state prelevate (ad esempio cellule staminali presenti nel sangue sono state prelevate, moltiplicate e trasferite in altre zone del corpo, come il fegato, l’intestino e la cute e hanno curato questi tessuti). Arriviamo ora al dubbio iniziale.

Le staminali prelevate dagli embrioni curano molte malattie? 1. Nessun ricercatore ha mai dimostrato scientificamente che le staminali prelevate da embrioni curino malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, il diabete, le cardiopatie, i tumori: la comunità scientifica non conosce documenti e prove in proposito. 2. Piuttosto è stato dimostrato il contrario: staminali prelevate da embrioni di topo e immesse in topi adulti hanno ingenerato tumori. Che le staminali prelevate da embrioni aumentino notevolmente il rischio della comparsa di tumori è noto almeno dal 2000 grazie ad uno studio di G. Vogel (pubblicato in “Science” 2000 (287), pp. 1418-1419). L’insorgenza dei tumori è dovuta al fatto che le staminali embrionali, potendo dare vita a tutte le linee cellulari, possono moltiplicarsi in modo incontrollato e quindi anche dare vita a cellule maligne. Queste constatazioni hanno indotto i grandi centri di ricerca statunitensi e italiani a orientare le proprie indagini sulle cellule staminali presenti nel corpo adulto (cioè in ognuno di noi, nel cordone ombelicale o nell’organismo allo stadio fetale). Così è stato scoperto che ognuno di noi ha in sé delle riserve di staminali, soprattutto nell’adipe, nel bulbo olfattifero e nel midollo osseo. Perciò, facciamo il caso che mi venga l’infarto al miocardio. Per riparare la lesione prodottasi, i medici individuano nella mia coscia delle cellule staminali di tessuto muscolare (mioblasti), le iniettano nel cuore, e queste staminali, una volta trasferite, si specializzeranno come cellule del miocardio e ripareranno la lesione. In questo caso non dovrò fare nessuna terapia anti-rigetto perché le staminali che mi sono state iniettate provenivano sempre da me stesso. Inoltre, non c’è il rischio dell’insorgenza di tumori, perché le staminali trasferite erano parzialmente differenziate. Quindi la strada più promettente e di fatto già applicata in molti centri ospedalieri italiani è quella che fa uso di cellule staminali prelevate da adulto, in genere dal paziente stesso. Ma allora concludo con una domanda: perché alcuni continuano a dire in modo martellante che è necessario usare le staminali prelevate dagli embrioni? È solo ignoranza? Oppure c’è molta malafede per interessi economici (vendita dei brevetti per la proliferazione delle staminali embrionali) e politici (far risorgere alcuni gruppi politici)? Giorgio Maria Carbone op

Docente di bioetica nella Facoltà di Teologia dell’Emilia-Romagna

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ESODO, sulle orme di Mosè Abbiamo sempre ascoltato con grande interesse ed emozione coloro che ci raccontavano di essere stati in Egitto, in particolare sul Monte Sinai. A volte colorando il racconto come un’avventura, altre ancora testimoniando una grande esperienza di incontro con Dio e con un luogo santo. Maturava così in noi il desiderio di vivere questo momento di fede, di conoscenza immergendoci in quei luoghi che avevamo letto con tanto interesse nella Bibbia. Non sappiamo se per pura coincidenza, se per fortuna o per un preciso disegno di Dio (a noi piace pensare questo) una domenica, entrando in una chiesa, ci siamo trovati tra le mani un opuscoletto del Movimento Domenicano del Rosario dove era previsto anche il pellegrinaggio “Sulle orme di Mosè”. E’ stata per noi una grande gioia, certi che quello sarebbe stato il nostro prossimo viaggio. Nell’attesa ci siamo preparati, oltre che documentandoci con vari libri, anche con l’animo aperto a qualsiasi emozione e sentimento, certi che in questo pellegrinaggio avremo avuto la possibilità di assaporare giorno dopo giorno, luogo dopo luogo, quanto il Signore poteva farci vivere in quei giorni per il nostro cammino spirituale.

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PELLEGRINAGGI

... si è aperto spontaneamente


Messa celebrata sul Giordano nel luogo del battesimo di Gesù.

PELLEGRINAGGI

Ripensare e rivivere questo pellegrinaggio è quasi commovente, perché ha lasciato in noi una profonda sensazione e consapevolezza di avere vissuto un’esperienza esaltante, oltre che per i luoghi visitati, anche per le persone conosciute. La presenza di Padre Mauro è stata determinante per dare significato a questa esperienza. Ripensiamo a quanto abbiamo accolto ed ascoltato da lui, che fin da subito si è dimostrato una persona oltre che schietta (dote quasi rara) anche molto preparata. Abbiamo apprezzato molto il suo costante richiamo alla preghiera del Rosario, alla meditazione dei Misteri, a tutte le riflessioni proposte che hanno dimostrato la sua totale e radicale appartenenza alla Chiesa. Importante è stata la lettura del libro dell’Esodo nel viaggio verso il Sinai, che ci ha preparati all’incontro con questo luogo santo oltre che accompagnarci passo dopo passo in tutto quel cammino che prima di noi aveva fatto Mosè. Con la maggior parte del gruppo è stato piacevole conoscersi, a volte per l’affinità che ci univa, visto che la maggior parte operava in parrocchia, altre solo per il piacere di stare insieme. Forse i primi giorni abbiamo privilegiato la compagnia di alcune persone piuttosto che di altre, ma dopo il gruppo si è aperto spontaneamente, assaporando la presenza di tutti. E di questo ce ne siamo resi conto proprio negli ultimi giorni, quando si sentiva che il distacco era vicino ed era presente in noi la sensazione di avere ancora tante cose da dire, tante emozioni da trasmettere, tanti pensieri da condividere. Ringraziamo il Signore per le belle persone che abbiamo conosciuto, che ci hanno permesso di condividere sofferenze e tristezze che ci portiamo dentro, ma anche tante gioie e che in certi momenti ci hanno dato la spinta per continuare questo nostro cammino spirituale.

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Qui passava l’antico corso del Giordano. Scavi delle antiche basiliche erette nel luogo che la tradizione indica come quello del battesimo di Gesù.


Tenda di un beduino.

La salita al Sinai è stata accompagnata dal pensiero che essa poteva rappresentare la nostra vita; a volte faticosa, a volte rilassante, altre ancora pericolosa, ma che la meta ci dava la forza di andare avanti, dandoci una gioia immensa una volta arrivati. Proprio come la nostra vita quotidiana, fatta di difficoltà, di momenti di sofferenza, di sprazzi di luce, poi altri ancora di incertezza ma che alla fine ti dà la gioia di arrivare. Anche le mete turistiche sono state interessanti ed hanno contribuito a rendere il viaggio piacevole senza togliere niente allo spirito del pellegrinaggio. E questo anche con l’aiuto di Adel, la nostra guida. Dobbiamo dire che Adel ci ha interessati oltre che per la sua preparazione come guida, anche per la sua persona. Ci ha dato la sensazione che pur essendo un musulmano convinto, sia comunque una persona aperta al dialogo e alla conoscenza di altre culture e religioni. Forse anche per la sua permanenza in Italia. Problemi non ne abbiamo avuti, né di tipo logistico, né tanto meno quelli riguardanti l’organizzazione. Le piccole incomprensioni che a volte ci sono state nello scegliere una meta invece che un’altra non hanno certamente influito sulla buona riuscita del pellegrinaggio. E’ anche vero che quando si fa un pellegrinaggio bisogna accettare a maggior ragione anche le difficoltà, con la volontà di arrivare a un punto d’incontro con tutti. Ringraziamo il Movimento Domenicano del Rosario nella persona di Padre Mauro per averci dato questa opportunità di continuare e approfondire il nostro cammino spirituale.

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Scavi di Petra.

PELLEGRINAGGI

Claudio e Rafaella


nuovi iscritti al movimento domenicano del rosario

A) SONO STATI ISCRITTI ALL'ASSOCIAZIONE DEL

ROSARIO VIVENTE:

1. dalla segreteria: Letizia Satanassi di Sarsina (Fe); Manuela Piacenti di Terni; Stefania Naccari di Cagli (Pu); Giuliana Mozzanti di Castel S.Pietro Terme (Bo); Carmela Cozzolino di Barra (Na); Flavio Giovanetti, Elisabetta Jonna e Antonio Ambrosiani di Ancona; Rosalba Minore di Castrocaro Terme (Fo); Chiara Cavicchi di Copparo (Fe); Elena Bini Vecchi e Lorena Biavati di Bologna; Rossana Falsetti di Prato; Jolanda Cornacchini di Pesaro; Stefania Signoretto di Nogare (Vr). 2. da Angela Lamanna di Accadia (Fg): Clementina Mirabella, Pasqualina Maraschiello, Melina Metta, Carmela Pucci, Rosaria Colangelo, Giovanna Solmito, Maria Liberti, Carmela Botticella, Domenica Verini, Russo Antonietta, Incoronata Schiavone, Antonia Rampino, Maria Concetta Salvatore, Donata Mastropieri e Lucia Pascone di Accadia (Fg). 3. dalla segreteria: Anna Di Nuzzo, Giuseppina Campochiaro e Patrizia Verbena di Giugliano in Campania (Na); Mariarosaria Paesano di Ladispoli (Rm); Romeo Fiandra, Giovanna La Grotta, Maddalena e Maria Ciccarelli, Vincenza Verbena, Maria Annunziata Starace di Napoli; Maria Minasi di Villafranca Tirrena (Me); Stefania Loira di Saronno (Va); Rosa Rodilosso di Zafferia (Me); Rita De Salvo e Francesco Cannavò di Messina. 4. dalla sig.a Paola Valvo di Busto Arsizio (Va): Nicola e Alessandra Bocale e Rosa D'Apolito di S.Macario di Somarate (Va); Tanino Golino e Concettina Di Mauro di Canicattini Bagni (Sr); Don Pietro Musolesi di Sasso Marconi (Bo); Salvatore Piacquadio e Domenica Zingarelli, Irenio Delvecchio e Maria Perfetto, Padre Andrea e Padre Valeriano di Busto Arsizio (Va); Mario e Teresa Cozzi di Dairago (Mi); Padre Angelo di Bologna. 5. dalla segreteria: Janina Kowalewska-Gach di Sopot (Polonia); Silvia Silvi di Sassoferrato (An); Anna Maria Palazzi di Albino (Bg); Fiorenza Manzalini di Bologna; Giorgio Nacci di Ostini (Br); Irene Marcet di Barcellona (Spagna); Paola Polverini e Paola Bucci di Agugliano (An); Claudia Salvi di Recanati (Mc); Rita Capone di Naoli; Donatella Galli di Pesaro; Marco Manna di Fano (Pu); Cinzia Marini di Roma; Antonia Ciccarelli di Cardito (Na). 6. dalla segreteria: Francesco Garrubba e Milena Iaschi di Pontetaro (Pr); Teresa, Carlo, Maria e Giovanna Camerani di Ravenna; (mancano 9 iscrizioni). B) SONO STATI ISCRITTI ALLA FRATERNITA O GRUPPO DEL ROSARIO: 1. dalla segreteria: Alda Salvi Pauri di Recanati (Mc); Barbara, Paola e Vincenzo Scalzo; Susanna Rolli di S.Savino di Predappio (Fc); Magda Ceroni di Fognano (Ra); Rita e Teodora Ricci di Borgo S. Maria (Pu); Franca Piga Silesu di Alghero (Ss); Raffaella Bernini di Pesaro; Viviana Loche e Anna Egidia Catenaro di Roma; Raimondo Condello di Bagnara Calabra (Rc); Giuliana Marchesini di Ravenna; Malvina Ferretti di Fognano (Ra). 2. da Salvatore Frischietto di Messina: Mariannina Cinconze, Teresa Lazzaro, Giuseppa Faraone, Carmelo Cannavò, Rosalba Chinelato, Maria De Salvo, Marco Messina, Antonietta Messina, Daniela Messina, Maria Previti, Giuseppa Festa, Domenica Allegra, Anna Marano, Carmelo Emovi, Salvatore Frischietto. 3. dalla segreteria: Giuliana Guicciardini di Firenze; Barbara Manichini di Pistoia; Alessandro Carbonetti di Senigallia (An); Alan Cipriani di Ravenna; Davide Venturini di Ferrara; Rita Rumori, Francesca Ilari, Rosalia Cardinali di Agugliano (An); Maria Sparvoli di Palombina Nuova (An); Ottorino Fortichiari di Caorso (Pc); Gloria Borgiani di Ancona; Don Andrea Avanzini di Bannone di Traversatolo (Pr); Addolorata Minauro e Angela Viscosi di Grasso Telesino (Bn); Luciano Giancotti di Perugina. C) SONO STATI ISCRITTI ALL'ORA DI GUARDIA: Davide Venturini dalle ore 7,30 alle ore 8,30 di ogni 4 del mese. D) SONO STATI NOMINATI ZELATORI O ZELATRICI: Salvatore Frischietto di Messina; Angela Lamanna di Accadia (Fg); Teresa Cavallo di Romans d'Isonzo (Go).

Ricordo che per gli iscritti (vivi o defunti) alle Associazioni del Rosario nella Basilica Patriarcale di S. Domenico a Bologna nelle prime quattro domeniche del mese, alle ore 18, viene celebrata una santa messa.

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HANNO INVIATO OFFERTE: Giacomo Pattini; Priora Generale delle suore domenicane Missionarie di S. Sisto; Maria Benda Bisterzo; Famiglia Lupi Bignami; Maurizio Dall'Oca; Anna maria Focante; Salvatore Francavilla; Edi Gambirasio; Rodolfo Mari; Rina Montanarini; Raffaello Persici; Giulio Pertile con 8 abbonamenti; Pier Raffaele Savarè; Lucia Siciliano; Grazia Stevani; Stella Tombolesi; Giuliano Marsili; Virgilia Colonnella; Parrocchia B.V. del Rosario di Colonnella (Fe); Maria Teresa e Giuseppina Mancini; Ida Urletti; Maria Vecchi; Lilia Bianchi Bencini; Luigi Leonardi; Emanuela Scardovi; Gruppo del rosario di Reggio Calabria; Massimo Scardovelli; Normanno Pierpaoli; Filippo Orati; Dr. Rosina Melissano; Viola Maga; Concetta Gasparini; Alberta Dufour; Luca Cremonesi; Fedora Chiandotto Flaugnacco; Gruppo del Rosario di Fognano (Ra); Monache Domenicane di Faenza (Ra); Francesco Artale; Rossella Di Matteo; Luisa Antoniazzi; Giampaolo Baschetti; Giuseppina Bernardi; Argeo Biasi; Mario Cappi; Tosca Pretin Carraro; Gabriele Da Ros; Domenicane di Melegnano (Mi); Gianni Ermini; Anteo Fratta; Piera Giani; Giuseppina Lorenzi Nozza; Enrica Minelli; Maria Perotti; Angelina Piazzola; Roberta Reali; Attilia Rosa; Giusi Scala; Nicla Taborelli; Loreta Tozzo; Piergiorgio e Irene Zanini; Antonio Boni; Alba Fabian; Antonio Aliata; Natalia Belli; Gabriella Bertinelli; Antonio Caregnato; Vittorio Castellan; Ciro Bux; Sandro De Bortoli; Liviano Del Piccolo; Centro di Spiritualità di Villa Imelda (Bo); Domenicane di Bergamo Alta; Domenicane SS. Rosario di Milano; Giovanni Esposito; Suor Maria Rosilda Favaretto; Andreina Ferrari; Adele Filiaggi; Riccarda Fontana; Fraternita Laica Domenicana di Milano; Emilia Gallazzi; Ester Galvani; Irene Gamberi; Maria Letizia Galeazzi; Teresa Gianoli; Ivana Lorenzini; Famiglia Lubich; Annarosa Minto; Anna OLdani; Matteo Papetti; Pietro Passera; Gilio e Santina Pavarin; Luisella Benvegnù; Secondina Perco; Beppina Picco; Massimo Restano; Patrizia Righi; Maria Rosa Sgarzi; Silvana Silimbani; Anna Stavaolo; Fulvia Vatta; Anna Anania Grasso; Maria Ausiliatrice Carati Odifreddi; Maria Luisa Odifreddi; Vittoriana Bertini; Carolina Avanzi Beltrami; Maria Pia Melandri Fragola; Partecipanti al Pellegrinaggio a Lourdes 10-12 febbraio 2005; Franco Morelli; Gruppo del Rosario di Campagnola (Re); P. Giordano Bonecher o.p.; Mariangela Savini; Pia Riccato; Ida Lucarelli; Ida Mietto; Giuliano Aimi; Antonio Circosta; Oriella Costanzini; Giovanni Dalla Casa; Anna Gibellini; Gino Trombi; Monastero Domenicano di Montefiore dell'Aso (Ap); Ilde D'Algenio; Gruppi del Rosario di Ascoli Piceno; Monastero Domenicano di Cagli (Pu); Gruppo del rosario di Secchiano (Pu); Gruppo del rosario di Portorecanati (Mc); Giuseppe Rodolfi; Renzo Stefanel; Domenicane della B.Imelda di Milano; Maria Colucci; Rosanna Borsoni; Maria Santilli; Diana Angeloni; Daniela Barbaglio con 23 abbonamenti; Carla Rossi Barducci; Paola Boiani; Claudio Campanella; Adelio e Antonietta Rossi Carboni; Santina Cerana Lodrini; Ines Colombo; Caterina Croce; Olga Dolcetta Grisolia; Elsa Fabrio Scarabello; Paolo Fiani; Amedeo Girardello; Franca Gulina; Jolanda Martelli; Luigi Mazzotti; Elena Oriani Monti; Danilo Ongaro; Milena e Daniela Paltrinieri; Savina Pezzuolo; Armanda Pradell; Silvia Scaiola; Olga Sissa; Clara Vacchi; Giuseppina Paletto; Franco Petean; Don Saverio Bravin; Maria Cavallaro; Giuseppe Caraffini; Giancarlo Tione; Dina Signorotto; Andrea e Maria Giovanna Rapalli; Augusta Paridi; Lina Moretti con 90 abbonamenti; Gruppo del Rosario di S. Cassiano (Ra); Don Damiano Marco Greci; Lina Geronzi; Anna Maria Fortichiari; Anna De Pascalis; Aurora De Dominicis; Fernando Dattisi; Maria Dalla Longa; Veronica Boldrini; Giovanna Blatti Scotti; Elide Bernardini Venturoli; Maria Alberghi; De Jesus Maria Da Conceicao; Paola Valvo; Carmen Todaro; Epifani; Angela Mariani; Giuliana Mozzanti di Castel S.Pietro (Bo); Edy Contato; Assunta Santinato; Giancarlo Riccio; Luisa Scarel; Giuseppina Bigoni; Rossella Bindi; Suor Bernardetta Tosi; Jolanda Marconi; Rina Giangiacomi; Franco Ferretti; Erminia Mazzaretto; Maria Orselli; Enzo Lorenzetti; Maria Brilloni; Paola Calandra; Stefano Tomassoni; Felicia Persico; Anna Paola Nocita Bozzacchi; Antonina Valvo; Diletta Lucia Montanari; Famiglia Ermanno e Paola Boggio; Antonietta Cristino; Anna Altomare; Cristiana Bartolini; Vittorio Castellan; Andrea Galdini; Adriana Hinna; Federica e Michele Londero; Luciano Marinelli; Riccardo Mariscoli; Gabriele Martinelli Tempesta; Rina Matteucci; Monastero Domenicano di Alba (Cn); Nazzarena Mori; Maria Perotti; Giuseppina Silvestrini; Serena Turci; Giuseppina Cavedaschi; Caterina Colosetti; Dolores Ferrarese; Anna Fiengo; Alessandra Gestiero; Pier Luisa Livorati; Losi Gianni; Giuliano Migliari; Lorenzo Pedrali; Piccola Opera del Divino Amore; Giovambattista Pivetta; Anna Turini; Anna Caparrini; Romeo Ferretti; Isella Melloni; Orietta Rabini; Maria Maddalena Rinaldi; Ilda Trombini; Marisa Viverelli; Giuseppina Hegi.

2) in memoria dei defunti, per preghiere, chiedere grazie o celebrazione di ss. messe: Paola Giacomin Tinucci per defunti Antoniazzi, Giacomin, Morgan, Tinucci; Giulio Carducci secondo le proprie intenzioni; Giampaola Negri secondo le proprie intenzioni; Valter Fabro in suffragio dei propri defunti; Francesco Trombetta secondo le proprie intenzioni; Partecipanti al Pellegrinaggio a Lourdes 10-12 febbraio 2005 secondo le loro intenzioni; Ilde D'Algenio in ringraziamento; Albertina Cascioli per Luigi e Amato, Gino e Mario, Enrico e Carola, Maria e Paolo e Fulvio e Gemma; Famiglia Radi per Lidia, Giancarlo e famiglia; Partecipanti all'Ora Mariana a Montefiore dell'Aso (Ap) secondo le loro intenzioni; Partecipanti all'Ora Mariana a S.Domenico di Osimo (An) secondo le loro intenzioni; Partecipanti all'Ora Mariana a Secchiano di Cagli (Pu) secondo le loro intenzioni; Emil Radetic secondo le proprie intenzioni; Angelo Maria Zagareo; Anna Maria Farese secondo le proprie intenzioni; Paola Marra in memoria del marito; Maria Crepella per Salvatore e Giovanna, per Maria - Floriana - Loredana e Dolores; Espedito Riccio in suffragio di Imma e Luigi Mascolo; Bianca Maria Castelli secondo le proprie intenzioni; Palma Cornago secondo le proprie intenzioni.

3) per acquisto di sussidi: Mariella Onorati; Partecipanti al Pellegrinaggio a Lourdes 10-12 febbraio 2005; Maria Andreana; Tosca Tosatti; Mimma Zingarelli; Laura Bignamo; P. Giorgio Carbone o.p.; Vittorio Castellan; Francesca Romana Sabella; Paola e Margherita Boggio; Ilaria Giannarelli.

4) per le adozioni a distanza: Ada Giacomello per Matheus Alves Siquiera; Paola Grisenti per Priscila Catarina de Souza; Ambrogio Caserini per Ana Paula Ferriera Caetano; Ambretta Negri per Lucas Oliveira Riston; Giampaola Negri per Isabela Oliveira Riston; Famiglia Seccardini Scarsi per Cristian Inacio da Silva; Patrizia Mandrioli per Luiz Felipe Rodriguez Beraldo; Dorotea Lancellotti per Traina Cristina Ferreira; Marcello Ravaioli per Alex Aparecido Garcia; Famiglia Giantomassi per Amanda Inacio Da Silva; Famiglia Andrea Vanti e Maura Persici per Alex Aparecido Garcia e Tainara Cristina Ferriera; Famiglia Barzotti Lorenzetti per Gelcimara de Fatima Brechò.

HANNO COLLABORATO CON LA LORO OPERA: Margherita, Paola ed Ermanno Boggio; Daniela Triaca e Angelo Gazzaniga; Silvio Valesi; Comune di Fontanellato (Pr); Maria Pia Bartoli; Ilaria Giannarelli; Elvio Barzotti; Vittoria Radi; Tania Rondani; Massimiliano Guerrini; Ciro Reo; Anna Scarpenti e tutti coloro che hanno collaborato per l'organizzazione e la buona riuscita del Convegno del rosario del 17 aprile 2005.

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pagina della riconoscenza

1) per onorare la B.Vergine, sostenere ROSARIUM e il Movimento del Rosario:


Czestochowa

dal 3 al 10 agosto 2005 in aereo Termine ultimo per le iscrizioni 10 giugno 2005

Luoghi domenicani - Pompei

dal 27 al 31 ottobre 2005 in pullman Termine ultimo per le iscrizioni 15 settembre 2005

Terrasanta

organizzazione tecnica: Eteria e Brevivet

dal 28 dicembre 2005 al 6 gennaio 2006 in aereo Termine ultimo per le iscrizioni 30 ottobre 2005

Lourdes

dal 10 al 12 febbraio 2006 in aereo da Bologna Termine ultimo per le iscrizioni 15 novembre 2005

Per ogni informazione rivolgersi a Padre Mauro tel 335 5938327 o consultare il sito internet “www.sulrosario.org” alla voce “Pellegrinaggi” In caso di mancato recapito inviare all’ufficio di Bologna CMP detentore del conto per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tassa

del Rosario guidati dai Frati di San Domenico

Fatima

dal 9 al 13 luglio 2005 in aereo Termine ultimo per le iscrizioni 15 maggio 2005

Pellegrinaggi

La Salette - Ars

dal 2 al 5 giugno 2005 in pullman Termine ultimo per le iscrizioni 20 aprile 2005


Rosarium 2005-02