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N°8 - Febbraio 09 MovidaLife - Magazine mensile - 1 EURO

life Essere o Apparire Marco Travaglio Valenza e la ripresa Il fiume e la città Platone, Aristotele, Berlusconi

Copia Omaggio

Mimmo Candito reporter di guerra


MOVÍDAlife - n°8 - FEB Ø9


SOMMARIO N°8 - Febbraio 09

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Essere o apparire: eterno funambolismo Ma l’abito fa il monaco?

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Platone, Aristotele, Berlusconi Ritorno alla caverna

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L’intervista - Mimmo Candito Reporter di guerra

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MovidArt Carcassone: quando la realtà supera...l’informale

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Dal Sertão Come si conquista un' India

DIRETTORE RESPONSABILE: Enzo Macrì ART DIRECTOR Fabio Falleti IN REDAZIONE: Piero Archenti Danilo Arona Barbara Balbiano Ilaria Barbisan Emiliano Bottacco Maria Grazia Caldirola Diego Cestino Daniele De Florio Flavio Gemma Lucio Laugelli Francesca Liotta Andrea Livraghi Roberto Loddi Sara Macrì Angelo Marenzana Franca Nebbia Ahmed Osman Lavina Piacentini Elena Laura Pozzi

in paradiso 10 Lavorare Come trovare lavoro nella stagione estiva

HANNO COLLABORATO: Fabio Grossi Michela Verardo Roberto Duca Andrea Chierico

16 Post-it Gli appuntamenti del mese

PROGETTO GRAFICO: Salvatore Zagari Eventicomunicazione s.r.l. STAMPA Tipolito Viscardi EDIZIONE & PUBBLICITÀ: Promomedia s.u.r.l. Via Trotti, 58 15100 Alessandria Tel / fax segret. 24h 0131 43201 Email: redazione@movidalife.it REGISTRATO TRIBUNALE DI ALESSANDRIA N. 616 – 20/05/2008

EDITORIALE

ci sono più gli uomini di una volta 11 Non Il racconto: Bloody Mary Il fiume e la città

12 Salviamo il salvabile

13 Valenza e la ripresa: risponde il sindaco 14 Marco Travaglio: per chi suona la banana Marzo e mimose 18 8Violenza alle donne: un primo aiuto Test 19 Movida Qual'è il tuo stile?

20 Movida golosa 21 Il coaching e il fitness tra diete e mode 22 Movida Books 23 Movida Moovies 24 Movida Sonora rabbia e ironia 25 Murderhead: Il dj volante aperto caso chiuso 26 Caso VIII capitolo

28 Annunci economici Per la Pubblicità su Movida: Via Tro Trotti, 58 - Alessandria Segr. 24h 0131 43 201 Tel. Se redazione@movidalife.it redazio

In un folle gioco due adolescenti di 14 e 15 anni si sono cosparsi di benzina e si sono dati fuoco ai giardinetti. Un terzo amico ha filmato la scena con il telefonino e inviato il video ai cellulari di altri amici. Uno dei due ragazzi è ricoverato in prognosi riservata al Cto di Torino con ustioni sul 60 per cento del corpo. L’altro, anche lui ricoverato, ha ustioni a gambe, braccia e mani. L’idea sarebbe stata di mettere il video su Youtube. E’ solo uno degli innumerevoli episodi che vedono giovani e meno giovani compiere atti di inconsulta stupidità pur di apparire in qualche modo sulla rete. Se ti vedono esisti, altrimenti non sei nessuno. Ci troviamo a vivere in tempi che sono il trionfo dell’apparire. I programmi più seguiti in TV sono i cosiddetti “reality”. Ma quale reality? I partecipanti recitano la realtà, che, se vogliamo, è una contraddizione in termini. Personaggi senza arte né parte fanno dell’apparire un vero e proprio mestiere. E’ sufficiente una comparsata in un programma ad alta audience e il gioco è fatto: serate in discoteca, inviti a feste, partecipazioni a inaugurazioni di grandi magazzini, il tutto sempre ben remunerato. “Cosa vuoi fare da grande” – chiede una austera signora alla ragazzina – “la velina” risponde quella senza alcuna esitazione. Ma che studiare, faticare, lavorare, l’importante è partecipare. Senza fare nulla, basta esserci. Anzi apparirci. Un’indagine promossa dal Ministero della Salute, ha evidenziato la propensione delle donne italiane verso gli interventi di chirurgia estetica, esplorandone i percorsi psicologici ed emozionali. Una donna su tre, senza distinzioni di età, ha dichiarato di essere scontenta del proprio aspetto fisico, a partire dal seno e sarebbe propensa a un intervento per rimodellarlo. L’immagine che si ha di se è la vera sostanza. Se non sei gradevole, accettata, ammirata, non esisti. Nei rapporti con gli altri, tutti, bene o male recitiamo una parte cercando di apparire quello che non siamo. Ci mettiamo una maschera e una corazza per proteggerci. A volte facciamo i burberi per non apparire deboli oppure urliamo per non mostrare la nostra insicurezza. Mi tornano alla mente alcuni versi che recitano così: Ognuno di noi ha sul volto una maschera per agli occhi altrui celar la propria anima. Son rare quelle volte che dolcemente parla con il cuore smettendo la commedia senza amore. Su questo numero di Movìda, tra le altre cose, parliamo un po’ dell’eterna dicotomia tra l’essere e l’apparire. Così, tanto per parlarne, ovviamente, ben consapevoli che la risposta, ahinoi, è scritta spicciola dei nostri tempi: appaioo du dunggiàà sc tta nella e a filosofi oso a sp cc o a de ost te p appa que sono.

Leggi M Movida su internet digitando: www.myspace.com/movidamag www www.m myspace.com/movidamag

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Essere o apparire: eterno funambolismo di Ilaria Barbisan

nutile crogiolarsi su eterni dilemmi che difficilmente trovano una risposta univoca. E’ innegabile che l’apparire è la prima frontiera dell’essere. Lo è sempre stato e lo è ancora di più nell’attuale società dell’immagine. Noi siamo innanzi tutto ciò che mostriamo, volenti o nolenti, e su questo si basa la più immediata considerazione di noi stessi da parte degli altri. Che poi può cambiare da persona a persona (ce lo insegnava già Pirandello) ma che in ogni caso è sempre data in primo luogo dal nostro aspetto fisico e dal nostro atteggiamento. Ma ancor prima di tutto ciò, oggi la nostra essenza è più che mai filtrata dagli schermi: vuoi del computer, vuoi dei telefoni cellulari, vuoi delle televisioni (apoteosi di un’interazione totalmente passiva). I rapporti con il mondo esterno sono spesso ridotti a relazioni triangolari uomo-macchina-uomo, tali per cui nel momento in cui scriviamo un sms o parliamo con un’altra persona in tempo reale tramite chat – o se diventiamo fan di qualcuno piuttosto che di qualcosa sui social network -, inevitabilmente scegliamo di apparire e di farci

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conoscere, mettendo però un filtro tra noi e l’altro. Chi ci dice che effettivamente le persone sono così come vengono percepite attraverso le foto mostrate e le parole scritte? Spesso è solo apparenza. Anzi, è un’esaltazione dell’apparenza a scapito della propria vera personalità. Perchè il mondo digitale e i suoi schermi risultano un saldo rifugio dal mondo reale, che fa sempre più paura. Quindi la smaterializzazione dei rapporti ha portato l’essere e l’apparire molto distanti fra loro e ha abbassato la soglia della credibilità. Oggi è molto più facile mentire e non essere scoperti, avere più vite e nel contempo una sola. Allora ecco che occorre fidarsi solo dei gesti e dei fatti concreti. Ma una volta che ci si sposta nel mondo reale, chi non ci dice che siamo di fronte ancora una volta ad apparenza e simulazione? I cine-panettone e i film celebrativi della peggiore italianità sono un triste esempio (o un catalizzatore?) di come molte persone fingono sentimenti e situazioni, specie nelle relazioni di coppia. Sono davvero pochi gli individui virtuosi che non si lasciano intimorire

dalla società che li circonda e non hanno paura di mostrarsi in maniera limpida e trasparente. Sono gli impavidi, o semplicemente le persone con una forte integrità. Si può affermare di conseguenza che coloro i quali decidono di apparire sono quelli più fragili e timorosi, o al contrario che sono i più furbi perchè riescono sempre ad ottenere ciò che vogliono in ogni circostanza? Certo, per essere pienamente inseriti nella società è inevitabile apparire e adeguarsi alle varie situazioni. Quindi il punto non è volere far parte del gioco o meno: il punto è in che modo esserne parte. Vivendolo come un’ossessione e plasmandosi a tal punto da neanche più riconscersi, o in maniera consapevole cercando di rimanere sempre più fedeli a se stessi. Alla fine siamo tutti attori che recitano una parte. Però c’è chi improvvisa e chi recita un copione già scritto. Oltre a scegliere da che lato stare, la vera sfida è capire dove si collocano le persone con le quali di volta in volta incrociamo la nostra esistenza.

Ma l’abito fa il monaco? di Andrea Livraghi

vete presente il vecchio detto “L’abito non fa il monaco”? ... ecco aboliamolo. Fino a qualche anno fa, forse era ancora applicabile ma oggi... eccome se lo fa, il monaco ovviamente. E non solo fa il monaco, ma l’abito ti dice anche a quale ordine monastico appartiene, a quanti anni ha preso i voti, quando ha sentito la chiamata e quante volte al giorno si pente di ciò che ha fatto. Non c’e manco da dirlo, né da aggiungere qualcosa a ciò che già è stato detto: basta farsi un giro in città in un qualsiasi giorno della settimana, accendere la tv in una qualsiasi ora del giorno, ascoltare una qualunque conversazione e si scoprirà che l’essere e l’apparire non sono piu distinguibili. Sono come un’amalgama, cioè due parole che fuse insieme formano una nuova parola ma che poi non sono più distinguibili tra loro. Ecco l’essere e l’apparire: che non esistono più singolarmente, ma solo assieme dato che per essere qualcuno si deve pur apparire e per aver buoni risultati nell’apparire si deve avere un gran essere. Ma credo che ormai ci sia una gran confusione di tutti i concetti: apparire nella massa, che comporta davvero essere qualcuno, e l’essere qualcuno che può comportare

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il mettersi in mostra. Ormai il punto è: chi appare di più essendo se stesso al meglio, cioè chi si mette più in mostra mantenendo una coerenza maggiore con se stesso, facendo coincidere il più possibile la sua persona con il suo personaggio. Bella sfida! Perchè le contaminazioni umane sono peggio dei virus mortali, perciò dite un bel:”CIAO” all’unicità e a quel “non so che” che avevate solo voi, perchè molto probabilmente quel “non so che” è stato brevettato ed ora è in vendita. Oggi nulla più ci stupisce: non usciamo con nessuno?..amen, perchè su facebook abbiamo 1352 amici, e poi c’è sempre la scusa che per le comunicazioni è più semplice e meno dispendioso. Non ci piacciono più i nostri capelli?..amen, ti puoi attaccare in testa quelli di qualcun altro. C’è un modo per risolvere ogni problema, peccato che non sia la soluzione. Tra l’essere e l’apparire, durante la grande sfida, ha vinto l’apparire che, non solo l’ha stracciato con un paio di pugni, ma lo ha anche mangiato l’ha inglobato dentro di se. E così, ecco la conseguenza assurda che ne è derivata: tutti appaiono in un modo o nell’altro, apparire è la condizione prima per essere davvero, perchè se non appari difficilmente MOVÍDAlife - n°8 - FEB Ø9

qualcuno ti darà retta. E così non solo vince la legge della giungla, ma vince la legge del reality; cioè vince il più apparentemente anomalo, chi si differenzia di più in tutto: nei vestiti, nella parlata, per la gentilezza o per la stronzaggine, oppure perché eccede in tutto. E’ come se quell’essere unici, di cui tutti parlavano un po’ di tempo fa, si fosse trasformato in un essere diversamente uguale, con l’aggiunta di una convinzione innaturale di essere davvero inimitabili, mentre invece ogni posto sembra una casa degli specchi. E bisognerebbe anche invalidare quel tanto amato: “le apparenze ingannano” perchè assolutamente le apparenze sono il perfetto ritratto della persona e questo devo ancora decidere se sia un male o un bene. Non ci si nasconde più dietro a nulla, anzi chi si vuol più nascondere? Tutto ciò che facciamo, diciamo, indossiamo e il modo in cui lo facciamo, lo diciamo e lo indossiamo sono indicatori di noi stessi, sono gli altri a decidere come noi appariamo. Non ci resta che adeguarci alla categoria che più ci sembra congeniale e sperare di avere gli accessori adatti per poterne far parte! Bello eh!...


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tema dell’essere o apparire è uno di quei muri di cemento armato spesso tre metri contro il quale tutti noi prima o poi andiamo dolorosamente a sbattere nel corso della nostra vita. E come in tutti gli scontri, non è tanto il muro in sé che ci preoccupa, quanto se ci andiamo a sbattere con un Porche Carrera che non ci rappresenta affatto, o mentre passeggiamo nelle vie del centro mano nella mano con la nostra fidanzata, un po’ bruttina ma che amiamo sinceramente. “Essere o apparire” suona come uno di quei dilemmi che non possono avere una soluzione. “E’ meglio essere o apparire?” “E se si può apparire diversi da come siamo realmente, fino a che punto lo possiamo fare?” Se andiamo indietro nel tempo, scopriamo come il discepolo Aristotele amasse contraddire il suo maestro Platone anche su questo tema. Per Platone “essere” sono le idee, mentre il corporeo è solo un illusione che muta nel tempo. Per Aristotele “essere” è la sostanza, l’uomo concreto, fatto di corpo e intelletto. Due visioni totalmente discordanti. Un interessante studio(basato su fonti scientifiche) mostra come

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non sia tanto importante essere o apparire di per sè, quanto valutare e esprimere giudizi sulle cose che ci circondano in base a quello che sono o in base a come appaiono. Un grosso passo in avanti. Dall’antica Grecia fino ad oggi sembra che nessuno abbia trovato la soluzione a questo problema. Ma non è possibile, una soluzione ci deve essere per forza! E io la soluzione l’ho trovata subito, quando nel giro di 0,87 secondi, scrivendo su Google “essere, apparire” vedo tra i risultati “Silvio Berlusconi, l’uomo che ha fatto dell’apparire il suo essere”. Convinto però che secoli di profonde riflessioni su un tema tanto affascinante non meritino di essere seppellite per sempre sotto due centimetri di fondo tinta, cerco per altre vie. Trovo su un forum, un’appassionante discussione su questo tema. “Sicuramente l’ignoranza è una virtù in questo mondo perchè ti preserva dal dolore della conoscenza di un mondo per gran parte da buttare ma dall’altra parte è anche utile essere conoscitori per poter migliorare la situazione.” Forse la soluzione del problema è trattarlo usando parole a caso senza

nessun nesso logico-sintattico. Ecco una possibile risposta: quando cerchi di APPARIRE Platone su internet ottieni scarsi risultati se non SEI intelligente come lui. “APPARIRE rigorosamente APPARIRE, essere al top of the top in tutto: la casa più bella, l’auto più recente, le vacanze più esclusive, i ristoranti più alla moda......è triste dirlo, ma oggi viviamo in una situazione di continua competizione con tutto e tutti.....” Andare in vacanza ai Caraibi e prenotare il volo direttamente dal tuo iPhone, farà sicuramente tremare di paura tutti quelli con cui sei in competizione. Non trovo nulla di interessante, e ho le idee più confuse di prima. Che davvero non ci sia una soluzione? Eppure molti dicono di averla. Quando avrò una figlia probabilmente vorrà partecipare a un reality show o fare la modella. Se la sua intelligenza sarà inversamente proporzionale alla sua taglia di reggiseno non farà fatica ad avere il suo quarto d’ora di gloria in televisione(spero di no). Finalmente potrà “apparire”. E che consiglio le potrei dare se non “sii te stessa”?

Platone, Aristotele, Berlusconi di Lavina Piacentini

Ritorno alla caverna di Daniele De Florio

duro scontro fra Realtà e Apparenza va avanti, senza che nessuno abbia decretato un vincitore, da qualche migliaio di anni. Secolo più, secolo meno. Sulla carta, sembra che la Realtà sia sempre avvantaggiata. Perché dobbiamo vedere il succo delle cose, perché sarebbe bello dire sempre la verità, perché l’aspetto esteriore non conta ma hanno più valore i buoni sentimenti e la semplicità, perché non è tutto oro quello che luccica, eccetera. L’Apparenza, tuttavia, per niente scoraggiata dal grande consenso pubblico della Realtà, continua imperterrita ad attrarre fans. Tutti quanti arricchiamo i nostri discorsi di innocue menzogne per rendere la vita un po’ più interessante, crediamo in Babbo Natale e in suo nome addobbiamo le città a Dicembre, compriamo più vestiti di quelli di cui realmente abbiamo bisogno e aumentiamo di un paio di taglie i nostri seni perché…non si sa mai. In fondo, con una “seconda” scarsa, è difficile candidarsi per la casa del Grande Fratello. Ma non è solo una questione di pura estetica. Sul binomio Realtà Apparenza si giocano gran parte delle scienze umane e conseguentemente della nostra vita. I filosofi, dall’antichità in poi, hanno cercato di capire se quello che percepiamo corrisponde a ciò che realmente esiste. E se sia più virtuoso

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dedicare la propria vita all’Essere oppure all’Apparire. Proviamo a deciderlo noi? Perché no. Potremmo scegliere il “politically correct”, ovvero la risposta che tutti darebbero a Maria De Filippi nello studio televisivo di Amici, per catturare l’applauso e far sgorgare lacrime dal pubblico. Diciamo, dunque, che la Realtà è più importante, e che l’Apparenza inganna. Pensiamo al Mito della Caverna di Platone. Per quanto ci abbia fatto annoiare a scuola, è sempre un esempio valido. Un uomo è incatenato alla parete di una grotta, nella penombra, e sul muro vede delle ombre che si muovono. Non è troppo diverso dallo studio di Amici di Maria De Filippi, in fondo. Il povero schiavo, senza memoria del passato, pensa che il mondo sia tutto ciò che vede, ovvero le sagome danzanti sulla roccia. Un giorno, non si sa bene come, lo schiavo riesce a liberarsi e scappando vede che le ombre erano proiettate da esseri reali, che può persino toccare. In estasi esce infine dalla grotta, scoprendo che il mondo in cui aveva vissuto sino a quel momento era solo un buco umido dentro una montagna. E gioisce. Prendiamo esempio anche noi dal fuggitivo. Smascheriamo le apparenze in favore della realtà. Diciamo che tutti gli slogan politici sono solo spazzatura. Diciamo sempre la verità. Proviamo MOVÍDAlife - n°8 - FEB Ø9

a essere più concreti, e meno astratti. Vestiamoci come ci pare. Disprezziamo chi si è fatto gonfiare il seno. Non guardiamo più la televisione. Proviamo ad arrivare all’essenza delle cose. E gridiamo al mondo quello che abbiamo scoperto!!! Fatto? Si? Bene. E ora? Siamo davvero contenti? E soprattutto… qualcuno ci apprezza per quello che abbiamo fatto? Non abbiamo ancora detto come finisce il Mito della Caverna di Platone. Il fuggitivo, dopo aver visto il mondo, decide di tornare nella caverna, per raccontare tutto ciò che ha visto nel mondo esterno ai compagni che erano incatenati con lui. Questi non gli credono (o non gli vogliono credere), e gli fanno la pelle come ringraziamento per essere tornato. Vale dunque la pena diventare paladini della Realtà, del cercare ad ogni costo il nocciolo ultimo di ogni questione, quando la dolce Apparenza del mondo in cui viviamo ci culla senza troppi problemi? E quando ciascuno sembra vivere in una propria, personalissima realtà che, per quanto piccola e fittizia, procura felicità? Concludere dicendo che occorrerebbe equilibrare la ricerca della Realtà con l’importanza dell’Apparenza è un po’ troppo scontato, e forse pretenzioso. Proviamo, piuttosto, a superare la barriera dell’esteriorità per comprendere “il prossimo nostro” nelle mille cose di tutti i giorni, banali e al tempo stesso importantissime. Sarebbe già un bel passo in avanti.


L’Intervista di Emiliano Bottacco

L’informazione in tempo di guerra

MIMMO CANDITO INVIATO DI GUERRA DA PIÙ DI TRENT’ANNI, COMMENTATORE DI POLITICA INTERNAZIONALE E DOCENTE DI TEORIA E TECNICA DEL LINGUAGGIO GIORNALISTICO PRESSO L’UNIVERSITÀ DI TORINO, MIMMO CANDITO HA DOCUMENTATO I CONFLITTI DEL MEDIO ORIENTE, DELL’AMERICA LATINA E DELLA EX JUGOSLAVIA. HA SCRITTO REPORTAGE DAL CORNO D’AFRICA, DALLA CAMBOGIA E DALLA GUERRA DEL GOLFO DEL 1990-91, QUANDO È STATO UNO DEI POCHI GIORNALISTI AD ENTRARE A KUWAIT CITY INSIEME ALLE TRUPPE AMERICANE; NEL 2001 HA SEGUITO IL CONFLITTO IN AFGHANISTAN E LA CADUTA DEI TALEBANI. HA SCRITTO PER IL LAVORO E LA STAMPA, QUOTIDIANO DEL QUALE È TUTT’ORA UNA DELLE FIRME PIÙ PRESTIGIOSE. HA RICEVUTO IL PREMIO LUIGI BARZINI COME MIGLIORE INVIATO ED È AUTORE DEL LIBRO “I REPORTER DI GUERRA”, IN CUI UNISCE IL RACCONTO DELLE SUE ESPERIENZE ALLA STORIA DEL GIORNALISMO DI GUERRA. LO ABBIAMO INCONTRATO PER DISCUTERE DELL’ULTIMO CONFLITTO A GAZA E DEL SEMPRE PIÙ DIFFICILE RUOLO DELL’INFORMAZIONE IN TEMPO DI GUERRA. In un articolo sul tuo blog hai parlato, a proposito del conflitto di Gaza, di “crisi della rappresentazione” e di utilizzo manipolatorio delle informazioni. In che senso?

Però si sarebbe potuto approfittarne per cercare di capire i reali rapporti tra la popolazione di Gaza e Hamas

Le informazioni sono state utilizzate in funzione filoisraeliana o filopalestinese, il che ha portato ad una rappresentazione distorta dello scontro. Inoltre il bilancio complessivo (mediatico, non politico) che emerge da questo conflitto dimostra come la tendenza sempre maggiore sia quella di tenere lontani i giornalisti dal campo di battaglia. Ogni guerra, per poter essere portata avanti, ha bisogno di un consenso dell’opinione pubblica: condizionare, gestire e “contenere” i flussi informativi è quindi indispensabile per ottenere questo scopo.

Se però leggi i pezzi pubblicati in precedenza da Repubblica e Corriere vedrai che i racconti che hanno fatto hanno raccolto un sufficiente numero di elementi. Le testimonianze riportate lasciano capire la situazione interna; dico lasciano capire perché nessuno degli abitanti di Gaza può parlare liberamente. Vivono in quello che noi definiamo un regime e, in un’altra condizione, direbbero quindi molto di più di quanto hanno detto anche sotto l’anonimato. Sostanzialmente, però, la realtà che si coglie è che i palestinesi sono divisi in due correnti all’interno della Striscia: ci sono i fedeli di Hamas e quelli invece che, perché legati a Fatah o non coinvolti in una militanza attiva, hanno dimostrato che esiste una forma di repressione da parte di Hamas. Le testimonianze di questi ultimi hanno inoltre confermato ciò che già si sapeva: che Hamas ha utilizzato le strutture cittadine o urbane come copertura per le proprie operazioni militari.

Infatti le informazioni disponibili sono state poche e limitate dalle autorità militari e i giornalisti si sono trovati a trasmettere i servizi con Gaza inquadrata alle spalle, in lontananza. C’è stato un blocco totale. Israele ha vietato ai reporter stranieri di entrare nella Striscia (con la motivazione ufficiale di ragioni di sicurezza). Questo ha fatto mancare ogni fonte di informazione che consentisse di poter effettuare un corretto lavoro giornalistico e quindi raccontare la realtà in modo esaustivo. Alla fine i reportage su quello che accadeva a Gaza sono stati costruiti da giornalisti insediati negli alberghi di Gerusalemme che utilizzavano i lanci delle agenzie e le informazioni date dai giornalisti palestinesi che si trovavano a Gaza. All’interno di Gaza ha però operato anche Al Jazeera, che aveva sul posto i propri inviati e ha trasmesso in tutto il mondo i propri servizi. Questo è un elemento di novità rispetto ad altre situazioni di guerra “non vista”. Alla fine le uniche immagini trasmesse sulla guerra sono state quelle della tv araba. Anche questo ha però portato a una rappresentazione incompleta della realtà. Al Jazeera è sicuramente professionale, ma il suo stile informativo era per forza di cose sensibile alle sofferenze dei cittadini di Gaza. In pratica abbiamo visto molte immagini drammatiche di feriti e morti, ma non abbiamo mai visto un solo miliziano di Hamas. Ho scritto che Hamas è stato come un fantasma in questo conflitto, perché non abbiamo mai visto immagini dei suoi combattenti. Sappiamo come l’immagine abbia una potenza comunicativa che la parola scritta non riesce ad eguagliare, per cui alla fine l’opinione pubblica ha percepito i soldati e l’esercito israeliano come unici responsabile della guerra e dei suoi orrori. Però dopo il conflitto l’attenzione dei media si è come spenta: ora che l’accesso alla Striscia è di nuovo consentito sono pochissimi i giornalisti che sono andati a documentare la realtà di Gaza. Questo perché il racconto fornito in precedenza viene considerato già un quadro di riferimento accettabile. Penso ad esempio al reportage su Repubblica firmato da Bernardo Valli. Dice le stesse cose che tutti quelli che sono potuti passare attraverso Rafah hanno avuto modo di riportare. Certo, ha un maggior valore perché è una testimonianza diretta, ma non aggiunge nulla al quadro generale. E’ un eccellente reportage e Bernardo Valli è sicuramente un grande inviato, ma se i giornali non hanno dato altro è perché evidentemente non si poteva aggiungere altro a quello che già si sapeva, se non aggiungere ovviamente particolari relativi alla disperazione della popolazione civile.

Parliamo di Afghanistan: uno dei primi atti di Obama, pochi giorni dopo il suo insediamento, è stato quello di ordinare dei raid aerei contro postazioni di talebani in territorio pakistano, al confine con l’Afghanistan. I giornali hanno riportato appena la notizia senza però approfondirla. E’ una mia sensazione o, da parte dei media, c’è un interesse minore verso quel teatro di guerra? Bisogna premettere che l’intenzione prima di Obama è quella di spostare l’attenzione degli USA sull’Afghanistan. Ci saranno circa 30.000 soldati che verranno spostati dall’Iraq all’Afghanistan e lungo la frontiera pakistana. Per il momento il giornalismo può registrare queste intenzioni della nuova Amministrazione USA e porre l’attenzione sul fatto che ad agosto, mi pare, cambierà il presidente in Afghanistan e quindi bisognerà capire in che misura Karzai possa ancora incidere sulle scelte oppure dovrà essere sostituito in base alla sua incapacità di gestire una situazione difficile. Una volta preso atto di questi due fattori, però, tutto il resto rimane in sospeso. Per ora non cambia molto sapere che ci sono stati bombardamenti al confine tra Pakistan e Afghanistan: sono episodi sicuramente significativi in quanto confermano una posizione dell’Amministrazione USA, ma che per ora non mutano in maniera sostanziale il quadro di riferimento del giornalismo. Prima hai parlato di come i giornalisti siano tenuti sempre più lontani dai campi di battaglia; è un fenomeno che hai già descritto nel tuo libro “I reporter di guerra” e che vede il suo punto di svolta nella Guerra del Golfo del 1990-91. Sei dunque sempre più pessimista sul futuro del mestiere di inviato, ormai limitato dal cosiddetto “contenimento delle informazioni”? Sì. Tra circa un mese e mezzo uscirà l’edizione aggiornata de “I reporter di guerra”, in cui di fatto racconto la morte di un giornalismo sempre più limitato dal cosiddetto “infotainment”. Attualmente il giornalismo di guerra, inteso come un mestiere che prevede la verifica sul campo dei fatti e delle fonti di informazione è in coma. Magari in futuro potrà risvegliarsi, ma i segnali che ci sono attualmente sono penalizzanti. E l’opinione pubblica è sempre più “anestetizzata”? Non credo: penso che nel momento in cui si danno segnali concreti da parte dell’informazione, l’opinione pubblica sia ancora in grado di riceverli e reagire.

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Carcassone

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Quando la realta’ supera… l’informale di Francesca Liotta

otto la dura scorza di operatore culturale, si può trovare un funzionario pubblico, un ricercatore, un conservatore di museo, ma anche un artista. Carcassonne… nome d’arte per un personaggio – e vi garantisco che è tale – il quale è tutto questo e che svela finalmente le sue opere – quelle di artista, naturalmente, anche perché le altre ci annoierebbero abbastanza - allo sguardo degli astanti: realtà informali che vanno sotto la denominazione tecnica di fotografie, ma che susciterebbero qualche perplessità in alcuni addetti ai lavori e fotografi di mestiere. Fortunatamente, perché Carcassonne non vuole rubare il mestiere che non è suo e perché gli amanti dell’Informale, come la sottoscritta, possono muoversi sereni ad ammirarle e ad assimilarle, tranquillizzati dal fatto di non doverci trovare corrisposti i criteri e i parametri, talvolta differenti, della fotografia. Carcassonne ha sperimentato che lo scatto fotografico dilettantesco e ludico vissuto in occasione di viaggi e di passeggiate in città, gli permette di estrapolare da intonaci, asfalti, ciottolati, delle porzioni di realtà che si affrancano immediatamente dalla materia cui pur continuano ad appartenere, per risultare un’altra cosa, un’altra vita, un’altra dimensione – anche proporzionalmente, andando ad ingrandire a suo piacimento il “reperito” – che suona con quel nome tanto complesso e tanto caro di Informale. Del resto, il movimento sovvertitore in assoluto della pittura tradizionale, quando, a metà novecento, nacque, partì dal presupposto che orizzonti reali davanti ai propri occhi, interiorizzati e drammatizzati secondo la nuova disastrata sensibilità dell’uomo contemporaneo,

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lessandria è la provincia piu’ ricca di appuntamenti podistici di tutto il piemonte, nel 2008 sono stati oltre 115 quelli ufficiali da calendario coordinato dall’AICS sotto la supervisione della FIDAL a cui vanno aggiunti quelli non ufficiali. Il podismo in provincia è nato e cresciuto (forse a dismisura) grazie a una persona ormai mancata e piu’ che mai mancante, che già nel nome a dire poco profetico aveva la capacità di coordinare, organizzare e fare un minuzioso lavoro di taglia e inCOLLA, termine che oggi viene usato per i file di tutti i computers: GIUSEPPE COLLA, appunto. Maestro in tutto e Maestro per tutti. Oggi le cose sono cambiate in ogni campo e i cambiamenti in teoria dovrebbero migliore la vita di tutti ed è proprio in quest’ottica che i promotori hanno fatto il tentativo di rimettere tutto in discussione cercando di guardarsi indietro. L’agonismo ha preso il sopravvento sulla passione trasformandola in una malattia: BoTanPò. Acronimo delle aree fluviali Bormida, Tanaro, Po, occupa una parte importante nell’AGENDA

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fossero in potenza ciò che in atto sarebbe poi risultato stravolto, informe e caotico, cioè informale. La forza stava proprio in quell’atto, l’azione – gestuale, frenetica e fortissima - (almeno all’esordio dell’Action Painting con Pollock) che avrebbe generato attraverso un parto dolorosissimo, il mostro. Chi scatta, come Carcassonne, sceglie un parto assolutamente indolore, che ha l’intuizione di svolgersi in un attimo fortunato e che porta alla luce altrettanto la creatura deforme. In un piccolo spazio di una realtà qualsiasi , egli coglie una vita racchiusa per portarla alla ribalta, senza la pretesa di sacrificio doloroso che fu alla base di tanti pittori informali (pensiamo ai fantasmi di Fautrier che originavano dagli internati dei campi di sterminio nazisti), solo con volontà di ammissione che il riferimento all’essere si può smarrire nel riferimento ad un luogo, se non viene catturato nel caos. Perché si sceglie sempre cosa si è, non cosa c’è. Almeno nell’arte è così e può essere così. Come scriveva Fernando Pessoa: “…ma che non c’è un tutto a cui questo appartenga, che un insieme reale e vero è una malattia delle nostre idee…” il quale è preso come vate nella riflessione di Duccio Demetrio nel suo splendido “Di che giardino sei?”, proprio per esemplificare “… quanto sta accadendo nei pressi, in un angolo del giardino. In quel brulicare di vita racchiuso in pochi metri quadri”. Carcassonne ha attraversato, tra gli altri, un giardino assai singolare, illustre e altrettanto ripugnante: la moquette ammuffita della casa di Cesare Pavese a S.Stefano Belbo…vi ha trovato una ninfea e per, un istante, quello in cui l’ha immortalata e quello che serve a noi per vederla, l’Infor-

degli appuntamenti po distici «Correre che Passione» 2009. Sono trenta gli appuntamenti consorziati su ottanta che formano questo circuito riequilibrando la bilancia con l’attivissima realtà dell’acquese. Sulla neonata agenda sono inserite sia manifestazioni organizzate sotto l’egida della FIDAL (Federazione Italiana Di Atletica Leggera), sia organizzate sotto l’egi-

da dell’AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport). Il loro inserimento è avvenuto su esplicito consenso degli organizzatori e in modo completamente gratuito, cosi come la sua distribuzione territoriale. Gli appuntamenti BoTanPò puntano a portare fuori porta altre persone, nuovi appassionati, non solo le solite

male si inchina all’Impressionismo. Per alcuni giorni invece, dal 16 al 28 febbraio, l’Informale del nostro misterioso artista, si abbasserà ai colori della cancelleria, precisamente a quelli dei post-it che verranno messi a disposizione dei visitatori della sua mostra “Realtà informale” che sarà allestita nella sala polifunzionale della libreria Mondadori di Alessandria, in via Trotti 58 e che sarà presentata al pubblico sabato 21 alle ore 17.30. Chi vorrà, potrà decidere per uno, cento titoli alle opere esposte, interagendo con una situazione sempre diversa, ma soprattutto sempre possibile. Io, non ancora in possesso di post-it, ho già dato un titolo ad una di esse, derivante da un momento di Caracassonne al Porto Antico di Genova: il cuore di Genova. Del resto, Renzo Piano ha spiegato molto bene, in occasione della serata dedicata a Fabrizio De Andrè nella trasmissione “Che tempo che fa”, come la crêusa de mä, parta dall’interno della città per arrivare fino al mare. Sarà un caso che nella Genova medievale fosse presente il panno Carcassonne o Carcasone o Carcascione, proveniente dall’omonima città della Francia? Sarà un caso che in Sicilia, dal dominio degli Angioni si diffondesse il vero nome, o meglio cognome del nostro artista Carcassonne che, seppur astigiano e alessandrino d’adozione, ha origini toscane per parte di madre (proviene da una famiglia di librai della Lunigiana approdati ad Asti) e sicule per parte di padre? A questo punto, chi ha dimestichezza con la vita culturale alessandrina e con l’etimologia, ha capito di chi stiamo parlando.

facce. Ben vengano i «TAPASCIONI», parola che deriva dal dialetto lombardo e significa colui che corre con grande fatica, nomignolo appioppato a quei podisti che partecipano alle strapaesane, insomma ai corridori della Domenica, dove alle premiazioni si usa dare, coppe, targhe, salumi o vino e neanche lontanamente sono mai state considerate agonistiche e competitiva. E ci piacerebbe vedere anche le loro ragazze le loro mogli e i loro figli. In questa agenda sono presenti appuntamenti dal nome accattivante, con il titolo di vecchi films ognuno di quali ha un collegamento e un legame. I sette chilometri di Pietra con «I Magnifici Sette», il maneggio di Pavone con «Sfidall’OK Corral», il colore delle vigne di Fiondi con «Ombre Rosse», 15 agosto «Duello al Sole» a Montecastello. Gli impervi sentieri delle colline di Pecetto con «Sentieri Selvaggi», il mercoledi in collina con «Un Mercoledi da Leoni», Rivarone con «Là dove scende il Fiume» Parola d’ordine «Intanto corro», ovviamente in direzione contraria e ostinata, dove voglio e dove volentieri mi accettano.


Dal Sertão

Come si conquista un’ India di Andrea Chierico

Il nostro amico Andrea Chierico che si trova in Brasile, nel Sertaõ presso una tribù di Indios Kiriri, ci ha inviato una lettera personale, ma che offre interessanti spunti di riflessione e trasmette una freschezza e una gioia di vivere sempre più rare alle nostre latitudini. Con il suo permesso, abbiamo deciso di pubblicarla. crivo dal Brasile, dalla regione del Sertaõ, dove vivono circa 2000 Indios Kiriri, perfettamente “civilizzati” ma ancora legati a riti arcaici, cristianizzati ma ancora fondamentalmente animisti. Da alcuni mesi ho deciso di dedicare un po´del mio tempo e delle mie risorse ad una Missione. Principalmente insegno Inglese, ma do anche una mano al Parroco nell’assistere queste persone che pur vivendo in estrema miseria, alla faccia delle nostre lamentele sulla “crisi”, riescono ad essere generose, felici e a conservare una propria grande dignità. Lo scorso anno, alla festa del “Dia do Indio”, rimasi colpito da una giovane India dalle lunghe trecce, che chiamerò Fernanda, anche se il suo vero nome è un altro, ma un po’ di privacy non guasta. Mi parlò sorridente, mostrando una viva intelligenza emotiva. Ma a quel tempo, io ero impegnato con un’altra ragazza, per cui quando Fernanda lo seppe non mi degnò più di uno sguardo e se mi incontrava per la strada si voltava dall’altra parte. Chissà, per rispetto all’altra ragazza o forse per gelosia. La cosa, sulle prime mi irritò un poco, ma poi mi resi conto che qui non ci sono vie di mezzo, né dietrologie tipiche dei popoli estremamente complessi come il nostro: frasi del tipo:”Ho una mezza storia con uno..” qui non si sentono, quando si sta con una/o è impegnativo. In effetti, a pensarci bene, cosa significa mezza storia? Chi sarà questo “mezzo uomo” o “mezza donna” in ballo? L’estate seguente l’ho trascorsa in Italia, dove ho allestito due mostre fotografiche e organizzato altri incontri culturali con la collaborazione della Provincia di Alessandria, parlando degli Indios

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e dell’esperienza in Missione. L´Italia e´un paese che in fondo amo, dopo essere stato in oltre 50 paesi, alcuni bellissimi, alla fine ci torno sempre, però a mio avviso, lì ci si sta perdendo in una sorta di superficialità che negli anni 90, ritrovavo solo in Florida, o in citta´come NYC o L.A. dove veramente conta solo l’apparenza e il conto in banca, dove l’essere umano é spesso solo un oggetto. Nei mesi trascorsi a casa, però sentivo sempre più forte una nostalgia per quelle persone così povere di risorse economiche, ma ricche dentro, capaci di grandi affetti. Avevo in mente Fernanada e la sua famiglia che mi salutavano davanti alla porta di casa. Un po’ come nelle nostre pubblicità, solo che loro non volevano vendermi nulla... Sentivo una grande aridità di sentimenti nella mia città, accompagnata da un senso di vuoto e insoddisfazione presente in tante persone che, a ben guardare non avrebbero proprio nulla di cui lamentarsi. Ero un po’ dubbioso se tornare o no nel Sertão, perché non è facile comprendere una cultura così diversa, si fanno molti errori di valutazione, ma alla fine il cuore ebbe la meglio e tornai alla Missione con un carico di oltre 100kg in vestiti, penne e giocattoli che ebbi in dono da vari negozi e banche dalla mia città. Con poche semplici cose feci felici molte famiglie, e Fernanda, poiché ero tornato single, iniziò a salutarmi con il suo stupendo sorriso. Il mio occuparmi di loro, la affascinò e un bel giorno, seguendo le regole, presi coraggio e chiesi a suo padre di poter conversare con lei qualche volta. Non mi disse né si, né no... Cominciò così un corteggiamento d’altri tempi: conversazioni controllate a breve distanza

dai fratelli e dalle sorelle, le domande dei vicini, le lettere d’amore. E tutto per ricevere rifiuti continui, seppur velati dal suo splendido sorriso. La donna india vuole essere certa di essere davvero desiderata, di non essere abbandonata nel momento del bisogno (leggi prole), vuole un compagno che possieda un alto valore di sopravvivenza e riproduttività e soprattutto che non si dia per vinto facilmente per qualche NO... Penalizzato dal fatto di non essere indio, ma sopratutto da una discreta esperienza di relazioni facili, ho impiegato un mese a strapparle il primo bacio sotto le stelle, e già mi sembrava una grande conquista. Ero felice di aver trovato una ragazza che mi facesse attendere, perché così si valorizzava: lei era degna di rispetto Arrivare vergini al matrimonio alle nostre latitudini può fare sorridere, qui é quasi la regola. Oggi ho chiesto al capo Tribù (che non é un tizio con le penne in testa, come potrebbe suggerire l’immaginario collettivo, ma un laureato che ha viaggiato molto) il permesso per frequentarla senza il timore che entrambi veniamo espulsi dalla comunità. Me lo ha concesso senza reticenze. Ho espresso a lui le mie intenzioni di sposarla presto con il rito Indio. Don Mario, il sacerdote della Missione, celebrerà le nozze sotto il grande albero di Caju, verranno uccise capre e maiali e ci sarà una grande festa alla quale parteciperà tutta la tribù. La notte seguiranno le danze tribali (Toré) e poi potrò portarla via con me e farle conoscere il mondo, di modo che al nostro ritorno, lei possa trasmettere agli altri le esperienze vissute in prima persona. Sono innamorato e felice, proprio come con la mia prima ragazza, quando avevo 17 anni.

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Lavorare in paradiso Come trovare un lavoro nella stagione estiva

l lavoro nei villaggi e in altre strutture turistiche può offrire una interessante opportunità per tutti coloro che hanno attitudine alla vita ed al lavoro di gruppo, sono disposti a viaggiare ed a trascorrere periodi anche lunghi lontano da casa. Le figure professionali ricercate sono diverse e quella dell’animatore è soltanto una delle possibilità lavorative offerte. I ruoli professionali rientrano nei seguenti settori: animazione: animatori di contatto, animatori responsabili, animatori assistenti, animatori baby mini e junior club, cabarettisti, ballerini e attori, coreografi, costumisti, scenografi, tecnici delle luci e del suono, disc-jockey; arti applicate: atelier per chi ha esperienza in questo settore (pittura, lavorazione del cuoio, del vetro, dei tessuti, della ceramica); insegnamento sportivo: tennis, golf, nuoto, canoa, vela, windsurf, sci nautico, sub, scherma, equitazione, tiro con l’arco, sci alpino, aerobica; ristorazione: chef, pasticcere, panettiere, barman e addetto sala; altre professioni: assistente turistico, hostess, commesso/a boutique, cassiere/a, receptionist, segretario/a, autista, guida turistica, infermiere/a, manutentore, elettricista, amministratore. La via più veloce e efficace per presentare domanda di lavoro è la compilazione on-line dei form, i moduli che si trovano sui siti Internet di quasi tutte le agenzie. E’ possibile anche inviare le domande via posta, fax o mail allegando il curriculum vitae e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali (D. Lgs 196/03). Per quanto riguarda gli animatori, la maggior parte dei tour operator e delle agenzie li assume sia per la stagione estiva che per quella invernale. Per lavorare nella stagione estiva occorre inviare le domande in questo periodo. Le selezioni avvengono generalmente

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attraverso colloqui, casting e audizioni ai quali fanno frequentemente seguito degli stage formativi. Informazioni sui percorsi di selezione e formazione di ciascuna agenzia si trovano sui siti internet delle agenzie medesime. Come per le altre figure professionali che rientrano nel settore ‘artistico’, il rapporto di lavoro degli animatori deve essere regolato dal Contratto Nazionale di categoria dei Lavoratori dello Spettacolo ed è necessaria l’iscrizione, ai fini contributivi, all’E.N.P.A.L.S. (Ente Nazionale per la Previdenza e Assicurazione dei Lavoratori dello Spettacolo). All’Informagiovani/Ufficio Scambi Internazionali di via dei Guasco 19 ad Alessandria (numero verde: 800.116667) è possibile trovare numerose offerte di lavoro specifiche nel settore turistico, sia in Italia che e all’estero, il punto Eurodesk con innumerevoli proposte per tutte le qualifiche e una guida sul lavoro sulle navi da crociera a cura dell’Ufficio Scambi Internazionali. Requisiti:I requisiti generalmente richiesti sono: − età compresa tra i 18 e i 35 anni; − attitudine alla vita e al lavoro di gruppo; − propensione ad instaurare rapporti personali; − conoscenza di una o più lingue straniere; − disponibilità per almeno due mesi consecutivi. Costituiscono titolo preferenziale le abilità di tipo sportivo e musicale (meglio se comprovate da attestati), e le precedenti esperienze lavorative nel settore. Per informazioni dettagliate sui profili ricercati e sulle specifiche modalità di presentazione delle domande è preferibile consultare le offerte presentate sui siti o rivolgersi direttamente alle agenzie.

Eurodesk ’Ufficio Scambi Internazionali dell’Aspal s.p.a è un Punto Locale Decentrato Eurodesk. Ma che cosa è lo sportello Eurodesk? Eurodesk è la struttura del programma comunitario Gioventù in Azione dedicata all’informazione e all’orientamento sui programmi, in favore dei giovani, promossi dall’Unione Europea e dal Consiglio d’Europa. Eurodesk opera in stretta cooperazione e con il supporto della Commissione Europea, Direzione Generale Istruzione e Cultura e del Ministro della Gioventù presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Qual è l’obiettivo dello sportello Eurodesk ? L’obiettivo è quello di rendere sempre più accessibile l’utilizzo delle opportunità offerte dall’Europa ai giovani. Eurodesk fornisce informazioni e orientamento sui programmi europei nell’ambito della cultura, della formazione, della mobilità, della cittadinanza attiva e del volontariato, attraverso la rete

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nazionale italiana dei Punti Locali Decentrati. L’Ufficio Scambi Internazionali di Alessandria insieme a Verbania, Vercelli, Biella, Cuneo e Nichelino è uno dei sei Punti Locali Decentrati presenti sul territorio piemontese. Cosa possono trovare i giovani che si rivolgono allo sportello Eurodesk? Materiale informativo/divulgativo, come opuscoli-riviste in lingua italiana e straniera nell’ambito dell’educazione, della formazione, della cultura, della mobilità e dell’occupazione giovanile all’estero. Gli utenti possono consultare la bacheca aggiornata con offerte di lavoro, stage, borse di studio, Bandi Leonardo Da Vinci, volontariato, concorsi all’estero.Allora, se siete interessati o incuriositi a svolgere un’esperienza all’estero potete venir a trovarci in via dei Guasco 19, nei seguenti orari di apertura al pubblico: dal lunedì al venerdì dalle 10,00 alle 12,30 e in orario pomeridiano il lunedì dalle 16,00 alle 19,00 e martedì e giovedì dalle 16,00 alle 18,00. MOVÍDAlife - n°8 - FEB Ø9

Riferimenti utili Tour operator Alpitour (www.alpitour.it, selezione@alpitour.it), Club Med (www.clubmedjobs.com, infolavoro@ clubmed.com), I Grandi Viaggi (www.igrandiviaggi.it, animazione@igrandiviaggi.it), Valtur (www.valtur.it, risorseumane@valtur.it), Ventaclub (www.ventaglio.com, reclutamento.ventaclub@ventaglio.com) Agenzie Animandia Community (www.animandia.it), Concorde VR (www.concordevr.com, concordehs@concordevr.com), Ainstain Animazione (www.ainstain.com,curriculum@ainstain.it), ART & SHOW S.R.L. (www.art-show.it, info@artshow.it), Azimut (www.campogulliver.it, info@ campogulliver.it) Blue Animation Team (www. blueanimationteam.it, job@blueanimationteam. it), Bluesky Animation & Services (www.blueskyanimazione.com,caiello@blueskyanimazione.com), Claps. (www.animatori-claps.com, info@animatori-claps.com), Club Elite Vacanze (www.clubelitevacanze.it, animatori@selezioni. info), Crazy Service (www.crazyservice.it, info@ crazyservice.it), Darwin Staff (www.darwinstaff. com, darwinstaff@yahoo.it) L’elenco completo delle agenzie con numerosi dettagli sui profili ricercati è disponibile presso l’Informagiovani di Alessandria in via dei Guasco, 19 (numero verde: 800.116667 – informagiovani@aspal.it). Fonte Schede orientative – Informagiovani Torino


Non ci sono più gli uomini di una volta di Barbara Balbiano

ualcuno un po’ di tempo fa mi ha detto che un buon giornalista deve attenersi all’esposizione dei fatti senza inserire negli articoli alcun parere personale. Dato che, se potrò scegliere, un giorno vorrei definirmi scrittrice e non giornalista, preparatevi a leggere assolutamente solo il mio parere personale sulle prossime righe. E’ venuto il momento di abolire quei pochi tabù rimasti nel nostro amato mensile Movida e parlare finalmente di sesso. Si ma non voglio fare un trattato scientifico, e neanche voglio parlarvi di anatomia umana o delle cose giuste e sbagliate, ma voglio rigirare a voi una domanda che sempre più spesso mi frulla nella testa. Dove sono andati a finire i maschi? Ve lo dico io, che ci rifletto da tempo e credo di essere arrivata a una conclusione quasi realistica. Sono stati schiacciati dall’evoluzione della donna. Fin qui nulla di nuovo. Di ansia da prestazione maschile ne parlano all’infinito tutti i talk show televisivi, ma mentre nella casa del Grande Bordello, i reclusi non mostrano il benché minimo problema a rendere pubbliche le loro prestazioni, fra le lenzuola domestiche pare che le cose vadano sempre peggio. Già … ma questa volta non è colpa delle solite fidanzate e mogli col mal di testa, ma anzi la causa pare essere dei maschietti che non hanno la benché minima idea di come soddisfare le voglie delle loro compagne sempre più esigenti. Spiazzati e anche un po’ demoralizzati non possono fare altro che continuare a

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parlarne e a vantarsi di cose successe solo nella loro immaginazione, seduti ai tavolini dei bar. Ragazzi … ma se siete sempre al bar… quando combinate qualcosa? Non valgono night e prostitute, che vanno sempre di moda, anche fra i giovani. Troppo semplice così. Le donne vanno comunque conquistate, apprezzate amate. Il sesso deve essere il completamento di un rapporto, ma deve esserlo nel modo migliore per non diventare un problema di coppia. Alla fine siamo nel 2009 e le avventure ci possono anche stare, con la paura generalizzata dei legami al giorno d’oggi, non si può fare altrimenti. Ma ogni cosa va fatta sempre … con stile. L’emancipazione femminile, oltre a un cambiamento nella famiglia, nel vestire, nel lavoro, addirittura nel mangiare , ha portato soprattutto una radicale modifica mentale nel gentil sesso, che finalmente si è sentito libero di poter desiderare senza limiti, tutto ciò che una volta era considerato peccato mortale. Niente più confini, niente più donne remissive e sottomesse tutte casa e chiesa che prima di concedersi dovevano indossare l’abito bianco, né donne acide e fredde che vedevano il sesso come un obbligo del rapporto di coppia. Finalmente abbiamo imparato ad amare il nostro corpo e fra lezioni di tantra yoga e il diffondersi dei ristoranti giapponesi con il loro afrodisiaco sushi, siamo arrivate a una nuova consapevolezza. Raggiungere sempre l’orgasmo è una gran bella cosa, e lo diventa ancora di più se le nostre

Il Racconto di Angelo Marenzana

Bloody Mary

fantasie si trasformano in realtà. Infatti mentre la mente dell’uomo si accontenta dell’atto di per se, noi che siamo sempre un pezzo avanti, amiamo le sfumature, i contorni, le situazioni strane, ambigue. Insomma ometti diamoci una svegliata! Che mentre le vostre fidanzate sognano di essere incatenate a un letto a baldacchino e possedute da un uomo pieno di virilità voi continuate a incavolarvi se l’Inter non vince la partita e la vostra massima aspirazione rimane fare le prove del vostro gruppetto rock senza sapere cosa vi state perdendo. Poi basta con questo gran parlare che ne fate. Non se ne può davvero più, sempre con sto chiodo in testa e poi finite per fare delle figuracce madornali. Immagazzinate le energie nel preparare una bella serata, avvolgente, romantica e al tempo stesso provocante e sono certa che la vostra donna ve ne sarà molto grata. Ai single e alle single come me, non resta che sperare che qualcosa cambi e che quando finalmente arriverà il nostro principe azzurro, non sia noioso come quello delle favole. Chi il compagno ha la fortuna di averlo già trovato, può solo mettere un po’ di pepe nel condimento e mescolare per bene. Domando scusa per queste righe un po’…femministe, quale tra l’altro io non mi ritengo, ma… quando ci vuole ci vuole. E poi in fondo, ragazze la colpa è anche nostra. Facciamo paura a questi maschietti dei nostri giorni, un po’ tontoloni. Ma in fondo che ci volete fare … “Non ci sono più gli uomini di una volta”.

i solito Mary beveva vodka con succo di pomodoro tabasco peperoncino e un sacco di altre spezie mescolate insieme, un long drink dal colore rosso smorto, ma dal sapore vitale, forte e pungente. Bloody Mary. Il perché del nome non lo sapeva, sapeva solo che lei non c’entrava nulla con la storia del cocktail, e aveva imparato ad apprezzarlo lavorando sulle navi da crociera. Ogni sera, come d’abitudine, in un momento di pausa Mary scivolava davanti al banco del bar, strizzava l’occhio al cameriere e lui zitto zitto sapeva già cosa fare. Poi usciva sul ponte a prendere una boccata di fresco, e rimaneva in piedi, insieme alle ore della notte, immobile, con il mare di fronte, l’aria fredda che pizzicava gli occhi, e la testa rivolta verso l’alto a godere di un bagno di luce lunare. Mary lo sorseggiava giusto per rilassare la testa e anestetizzare i pensieri, e sentirsi un tutt’uno con mare, notte, e cielo. Quella sera, racconta ancora oggi, era stato proprio quel sapore rimastole sulle labbra a scuotere l’improvvisa passione. Quella nata tra lei e Amedeo… quasi un film in bianco e nero… Amedeo l’aveva seguita e agganciata porgendole un Bloody Mary, con un gamberetto appollaiato sul bordo del bicchiere.“Lo so cosa ti piace…” le aveva detto sorridendo. “è da qualche sera che ti osservo”. Poi si era fatto triste. Colpa di una luna malinconica che stuzzica il dolore, secondo lui, e aveva incominciato a dirle che aveva scelto di fare quella vacanza in nave per sfuggire alla solitudine, per dare un taglio netto alla relazione difficile che lo legava a sua moglie. Una lontananza per dire finalmente basta. Le aveva confessato che quella donna aveva aggredito il suo stato d’animo con il manto appiccicaticcio dei suoi mille problemi. Non aveva mai provato gioia nel vederla, nell’aspettarla, ma solo paura e imbarazzo. Non le aveva mai detto ti amo, ma nemmeno ti voglio bene, oppure sei bella, ti desidero, e cose del genere. Provava solo un profondo senso di libertà quando si allontanava da lui. Spesso aveva anche sperato che morisse, di ricevere una telefonata dove qualche voce sconosciuta gli diceva che sua moglie era morta, magari in un banale incidente, niente di più. Mary era cosciente che si trattava di un trucco vecchio come il mondo. Ma le stesse parole dette da Amedeo erano diverse, e si era accorta di scivolare piano piano nel mare di chiacchiere dello sconosciuto, mielose e traditrici, e ci stava cascando come un’adolescente. Era completamente calamitata dal suo sguardo. Lui la desiderava e non faceva nulla per nascondere questo suo desiderio. Ed era disposto a giocare qualsiasi carta. Ma anche lei lo voleva. MOVÍDAlife - n°8 - FEB Ø9

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Appena lo aveva visto fermarsi sul ponte e offrirle vodka succo di pomodoro tabasco e peperoncino. Si sentiva già ben disposta a correre qualunque rischio. Cedette definitivamente quando lui le sussurrò in un orecchio di aver trovato in lei un anticorpo al dolore, che in un battito di ciglia aveva saputo annientare ogni sua paura e fare posto a un sentimento tutto nuovo, mai provato. E che nel momento in cui aveva sentito il profumo del Bloody Mary sulle sue labbra, e solo allora, solo in quel momento preciso Amdeo era stato capace di liberarsi definitivamente della presenza ingombrante di sua moglie. Del peso che gravava sulla sua anima… …dopo quattro giorni di foga appassionata Amedeo si zittì all’improvviso, come svuotato, e quando lei si avvicinò per baciarlo con le labbra che profumavano di Bloody Mary lui si scostò dall’altra parte. Aveva lo sguardo distratto ma si sforzò di sorridere e le disse che andava tutto bene. Lei si allontanò in silenzio, con una morsa di freddo a stringerle lo stomaco. Non bevve alcun Bloody Mary quella notte. Non voleva alcun profumo speziato sulle labbra, e non voleva cacciare i pensieri. Lo bevve la mattina dopo, alla luce del sole, a stomaco vuoto, solo qualche istante prima che la nave approdasse allo stesso molo da dove era partita dieci giorni prima. Il contratto di lavoro era scaduto, e la vacanza di Amedeo conclusa. Mary scese dalla Blue Carnival controllando un leggero tremore alle gambe e trascinando i suoi bagagli. Si avvicinò al taxi con le portiere spalancate. Amedeo era già seduto all’interno, con gli occhi bassi e la voce che sussurrava… non posso… non posso proprio farlo.“Vuoi sentire un’ultima volta il profumo delle mie labbra?” gli chiese Mary facendogli una carezza sulla guancia, e lui annuì. Socchiusero entrambi gli occhi, ma fu quando le loro labbra si sfiorarono che Mary li spalancò di colpo, con il calore di quel Bloody Mary buttato giù tutto d’un fiato solo pochi minuti prima che le saliva dentro, le graffiava lo stomaco come avesse ingoiato una manciata di schegge di vetro insieme al resto. L’istinto prevalse. Senza controllo. Mary strinse con i denti il labbro superiore di Amedeo, e percepì subito l’uomo irrigidirsi e trattenere il respiro. Vide i suoi occhi spalancarsi mentre lei incominciava a tormentarlo tirando piano verso di se quel sottile e fragile lembo di carne. Sentì il gusto del dubbio diventare paura. Poi mollò la presa, alzò la testa, e notò sul labbro stirato e senza più colore una macchiolina di sangue grande come una punta di spillo. Densa. Rosso smorto. Ma questa volta senza il sapore di vodka e tabasco e senza nemmeno il profumo di spezie varie e peperoncino.


Il fiume e la città Salviamo il salvabile di Piero Archenti

n quali condizioni si trova il Tanaro oggi, ad oltre quattordici anni da quel disastroso novembre 1994?. A parte i lavori effettuati nei tre anni successivi all’evento calamitoso, poco si è fatto riguardo la condizione del fiume nel tratto cittadino. Infatti, se si osserva il Tanaro, nel tratto che va dal Cittadella al Forlanini, si noterà che il fiume è costretto a un brusco restringimento dovuto al cosiddetto “naso” alimentato dai depositi che trascina a valle. Cosa ha provocato quella protuberanza è presto detto: quando fu costruita la Cittadella, si pensò di dotarla anche di una postazione supplementare sul Tanaro, fortificando l’isolotto che il fiume aveva creato nel corso degli anni con i suoi depositi alluvionali. L’isolotto in questione, è citato dalle carte dell’epoca (1846), come “Isola Galateri”, dal nome del Generale di cavalleria, conte Gabriele Galateri, nominato governatore militare di Alessandria dai Savoia dopo l’insurrezione del 1821, e probabilmente a lui si deve l’opera che oggi non esiste più. Con lo scorrere del tempo e la mancata manutenzione del letto del fiume, a poco a poco, il braccio che scorreva a sinistra dell’isolotto Galateri, finì per congiungersi definitivamente con la sponda sinistra del Tanaro, formando appunto il “naso” che costringe il fiume in una specie di imbuto che ne riduce sensibilmente la portata. Per fare un paragone, considerate cosa accadrebbe se si consentisse al Tevere di intasare il lato destro dell’Isola Tiberina a Roma. Solo l’ultima piena

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di qualche settimana fa avrebbe causato una vera e propria catastrofe. E allora ecco spuntare la parola sempre tenuta in scarsa considerazione per il Tanaro, ossia, “manutenzione”. Il vecchio ponte degli Orti, è stato abbattuto qualche anno fa, non tanto perché era un pericolo di per se, ma piuttosto perché era in buona parte intasato dalla sabbia accumulata nel corso dei suoi cento e più anni di vita. Sarebbe stato sufficiente ripulire l’alveo, con i mezzi meccanici di oggi, uno scherzo da ragazzi, invece no, meglio la demolizione e un nuovo ponte. Si vadano a vedere i resti del vecchio ponte Forlanini che l’amministrazione dell’epoca volle mantenere a futura memoria. I piloni di sostegno dell’arcata sono completamente sommersi. Non solo, si osservi anche la distanza fra i suoi resti e il letto del fiume oggi, c’è spazio per altre due arcate, il che sta a significare che non si è mai effettuata alcuna manutenzione delle sponde lasciando al fiume il permesso di ostruire i ponti e restringere l’alveo. Stessa cosa per il vecchio ponte ferroviario alle porte di Alessandria. In quel caso si è addirittura consentito di edificare in alveo e, colpevolmente, ignorarne anche lì la manutenzione con la sempre presente vecchia logica, secondo la quale, la piena successiva avrebbe trascinato a valle i residui accumulati ai piedi dei piloni di sostegno. Già, li trascinerà a valle, dicono, ma se non lo fa? Se, come appare già evidente oggi, le arcate si intasano nuovamente grazie ad una piena eccezionale? Che faccia-

mo, lo ributtiamo giù un’altra volta? Le autorità che hanno giurisdizione sul fiume sostengono, da sempre, che mancano o sono scarsi i mezzi finanziari per procedere ad una sua sistematica manutenzione. Sarà forse anche vero, però non possiamo esimerci dal porci una domanda: “Da quando un ponte costa meno della sua manutenzione?” In conclusione citerei il passaggio conclusivo del “Gruppo di Lavoro Alessandria Nord” pubblicato nel 1998, dove sono illustrate le opere di ricalibratura del Tanaro effettuate in sponda destra e sinistra: “Oltre che all’allargamento dell’alveo sono in corso lavori di regolarizzazione del fondo (primavera - estate 1998). Il fiume comunque tende a ricreare le situazioni di equilibrio precedenti ai lavori per cui - ribadiscono i tecnici relatori dell’Opera (Roberto Oberti e Tiziano Rosi) - è indispensabile garantire un’opera di costante ed efficiente manutenzione dei lavori appena realizzati”. Insomma, da alessandrino riterrei più assennato contribuire alla salvaguardia dei beni che le generazioni precedenti ci hanno affidato “in comodato d’uso” e pertanto, curarne la manutenzione piuttosto dell’abbattimento. Una logica, quella dell’ “abbattimento preventivo”, in grado di far la gioia delle imprese di demolizione, non quella di coloro, e sono molti, che vogliono mantenere la memoria storica di Alessandria. Già troppi scempi sono stati praticati seguendo quella logica, salviamo almeno il salvabile adottando il buon senso, non il martello pneumatico. Le generazioni future ce ne saranno riconoscenti.


Valenza e la ripresa Risponde il Sindaco GIANNI RASELLI di Emiliano Bottacco

ignor Sindaco, che bilancio si sente di dare del 2008 per la città di Valenza? Sufficiente; non dico estremamente positivo, ma comunque abbastanza buono. La città ha continuato pian piano a crescere e ha saputo destreggiarsi in una crisi che negli ultimi due mesi ha cominciato a farsi sentire. Per quanto riguarda la parte pubblica, il Comune di Valenza ha saputo mantenere nel 2008 una serie di servizi per il cittadino, ma è difficile che potrà farlo anche nel 2009, visto il ruolo di marginalità in cui sono relegati i Comuni. A cosa si riferisce di preciso parlando di marginalità? Penso alla minore disponibilità di risorse economiche dovuta, ad esempio, all’abolizione dell’ICI sulla prima casa. Inoltre lo Stato ha determinato che l’ICI sulla prima casa da trasferire ai Comuni fosse, per ora, solo quella del 2005, lasciando nel dimenticatoio il 2006, il 2007 e il 2008, anno in cui è stata poi definitivamente abolita. I Comuni si ritrovano oggi in un processo di marginalizzazione che forse potremmo vedere iniziare con la riforma del Titolo V della Costituzione, per la quale i servizi devono essere progressivamente garantiti dalle Istituzioni più vicine al cittadino. Ormai i Comuni vivono, però, praticamente di finanza derivata dallo Stato, il quale paga quando ne ha

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la possibilità; di conseguenza i cittadini dovranno abituarsi a una riduzione e un abbassamento dell’offerta di servizi. Quelli essenziali e rivolti alle fasce di cittadini più deboli e bisognose saranno mantenuti, gli altri saranno affidati al mercato (nel caso ci sia un mercato per certi servizi). Quali saranno i servizi che avete intenzione di ridurre? Lo stiamo ancora discutendo e decidendo in questo inizio anno. Di sicuro ci sarà una discesa generale di tutti i servizi, da quelli di manutenzione ai servizi alla persona. E’ lo stesso discorso che è valso per la neve: si è cercato di fare bene, ma con un occhio al portafoglio. In quest’ottica cosa pensa del federalismo fiscale? Potrebbe essere una soluzione se ci saranno misure concrete, quali ad esempio un compartecipazione dell’Irpef immediata ed effettiva. Il nostro Comune non ha ancora avuto dallo Stato il saldo dell’Irpef del 1999, anno in cui la compartecipazione è stata aperta. Ci sono stati degli acconti, ma non il saldo completo. Quali prospettive vede per Valenza con la crisi economica in corso? La città ne ha risentito a dicembre, ma non così tanto come altre città della Provincia, quali ad esempio Casale con il settore del freddo. Detto questo, se teniamo conto degli indicatori dell’economia

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mondiale che leggiamo sui giornali, Valenza ha di fronte sicuramente un periodo di difficoltà. Il settore orafo è infatti legato al mercato mondiale; il mercato dell’Europa dell’est (paesi dell’ex URSS o l’Ucraina) è al momento bloccato, anche per i ricchissimi di quei paesi. Il 40% del mercato orafo è però legato agli Stati Uniti; fatta questa valutazione si presume che, con il cambio di Presidente e le misure economiche annunciate, gli Stati Uniti potranno avere una maggiore spinta verso l’autunno del 2009, per cui pensiamo che anche per Valenza una ripresa potrà coincidere con quel periodo. La fiera orafa si ripeterà nel 2009? Sì, con la scelta, che io ritengo positiva, di essere maggiormente rivolta ai terzisti, ossia quelle ditte che lavorano, spesso anche con decine di maestranze, per le grandi firme del gioiello. Il periodo tornerà ad essere il primo fine settimana di ottobre, diversamente da quanto fatto nel 2008 in cui si era deciso di posticiparla perché bisognava prima rendere “presentabile” la nuova sede. Nel 2008 abbiamo riscosso buoni giudizi, come anche testimoniano i numerosi articoli che la stampa ha dedicato all’iniziativa, e riteniamo quindi che sia un buon biglietto da visita per la città.

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Marco Travaglio: per chi suona la banana di Roberto Duca

l 20 gennaio Marco Travaglio ha presentato, presso l’associazione Cultura e Sviluppo di Alessandria, il suo ultimo libro “Per chi suona la banana – il suicidio dell’Unione Brancaleone e l’eterno ritorno di Al Tappone” (Garzanti libri, 2008) Il libro è una raccolta degli articoli scritti dal giornalista torinese per l’Unità nel periodo compreso tra il marzo 2007, quando la rubrica quotidiana si chiamava ancora “Uliwood party”, e il settembre 2008, quando la rubrica ha già mutato nome in “Ora d’aria” (attualmente si chiama “Zorro”). Sfogliando il volume ci ripassano davanti agli occhi, con cadenza quasi quotidiana, gli episodi e i personaggi che sono stati al centro degli ultimi dodici mesi del Governo Prodi e i primi sei mesi del Berlusconi III: l’occasione per ripercorrere un anno e mezzo che ha rappresentato un vero e proprio terremoto politico e che ha visto il Paese mutare profondamente nei suoi equilibri e nelle sue problematiche. Recensire il volume significherebbe, in realtà, recensire l’attività stessa di Travaglio come giornalista. In tutte le sue rubriche e i suoi articoli sulle varie testate con cui collabora (oltre a l’Unità, Micromega, l’Espresso, il settimanale A e il blog di Beppe Grillo) Travaglio applica lo stesso criterio giornalistico e la stessa metodologia: raccontare i fatti e la politica di questo Paese senza fare sconti a nessuno. E attirandosi spesso il biasimo bipartisan di molti politici nonché di molti giornalisti cosiddetti “terzisti”. Se non cessa di attaccare Berlusconi e il suo Governo, neppure risparmia pesanti critiche alla sinistra e al PD, che ritiene responsabili di avere prima spianato la strada al ritorno del Cavaliere a Palazzo Chigi e, successivamente, di non fare opposizione o meglio, di fare un’opposizione di “diversamente concordi”, utilizzando una frase di Ellekappa. “L’unica cosa che la sinistra riesce a fare in Italia è aiutare Berlusconi”, afferma Travaglio

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durante la presentazione del libro, “Ogni volta che Berlusconi è in crisi riescono a rianimarlo: bombole d’ossigeno, respirazione bocca a bocca, lo riportano sempre in vita politicamente. Quando Berlusconi ha tenuto il famoso discorso dal predellino dell’auto, in piazza San Babila, era ormai stato abbandonato da tutti i suoi alleati e si ritrovava accanto solo la Brambilla. Veltroni, però, proponendogli un tavolo per la riforma della legge elettorale, lo ha riportato al centro della scena politica e ha, di fatto, rianimato quello che era ormai un personaggio politicamente finito. ” La presentazione di “Per chi suona la banana” è il punto di partenza per trattare temi di più stretta attualità quali l’inchiesta Why Not, il conseguente scontro tra procura di Salerno e di Reggio Calabria e gli ultimi sviluppi sulla riforma della giustizia. Nella sua analisi Travaglio descrive un Paese in cui banche, grandi imprenditori, grandi giornali (spesso in mano ai primi due) e politica tentano di tenere il tappo sulla giustizia cercando di impedire che vengano portate avanti importanti inchieste giudiziarie. Travaglio parla come scrive: in maniera sobria e asciutta, estremamente chiaro nell’esposizione dei fatti e nella loro concatenazione, senza mai rinunciare all’ironia. A chi gli rimprovera di essere troppo pessimista nel descrivere i mali di questa Seconda Repubblica, il giornalista torinese dichiara, spiazzante, di sperare che resuscitino personaggi come Einaudi o De Gasperi, ma di non vederne per ora molte possibilità. Sa decisamente fare il suo mestiere e dichiara di non voler fare altro né di sentirsi investito di missioni politiche: quando il moderatore lo paragona all’ ”Obama dell’informazione” dicendogli che molte persone vedono in lui una speranza, Travaglio si schermisce definendo il paragone “una bestemmia” e ribadendo che vuole solo fare il giornalista. “Io non sono in grado di dare soluzioni” dichiara “io faccio il giornalista e posso solo raccontare le cose che vedo, ma non posso suggerire soluzioni: se mi mettessi a suggerire soluzioni avrei già cambiato mestiere. I politici devono trovare e attuare soluzioni, io non saprei da che parte iniziare. Mi limito a raccontare i problemi come li vedo per stimolare l’attenzione di chi vuole poi passare all’azione. I cittadini informati sono sicuramente meglio che i cittadini disinformati. Il nostro lavoro di giornalisti è quello di informarli, quindi cerco di fare questo lavoro e di farlo bene, parlando solo di quello che

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conosco.” Nel dibattito conclusivo ne approfitto per rivolgergli una domanda, chiedendogli cosa pensa della travagliata vicenda della Commissione di Vigilanza Rai e, soprattutto, se sia un bene che esista un organismo politico che si occupa di vigilare sull’informazione. “La commissione di vigilanza è una contraddizione in termini” replica senza mezzi termini “In una democrazia sono la televisione e l’informazione che devono controllare il Parlamento, quindi è semplicemente ridicolo che il Parlamento si doti di un organismo per vigilare sulla televisione. La televisione è di proprietà del Governo, i suoi dirigenti vengono scelti dalla Commissione di vigilanza, cioè dai partiti, e quindi la vigilanza è diventata un organo fondamentale perché i partiti non vogliono rinunciare a tenere le mani sulla televisione. I nostri politici parlano solo di televisione o parlano solo in televisione. Praticamente in Parlamento non ci vanno nemmeno: sono sempre in televisione e quando non ci sono pontificano su quello che hanno visto in televisione. E’ una cosa che non succede in nessun Paese del mondo; non esiste proprio che un politico si permetta di commentare quello che succede in tv o peggio, addirittura, di stabilire chi può lavorare in tv e chi no.” Un ultimo dettaglio: per le quasi due ore di conferenza in cui Travaglio ha parlato l’ampia sala in cui si è svolta la presentazione era piena e, nell’ingresso della sede dell’associazione, persone in piedi assistevano guardando lo schermo che pendeva dal soffitto. Forse tutto questo dimostra che c’è fame di informazione in un momento storico in cui quest’ultima è concentrata in poche mani. E sembra così che un avvenimento di per sé non eclatante, come la presentazione di una raccolta di articoli da parte di un giornalista, appaia invece un’occasione imperdibile per aggiornarsi e sentir raccontare fatti in maniera diversa da quelli ai quali molta televisione spesso abitua. Dimostra, infine, che un giornalismo che sia fatto di inchieste, e non di semplice opinionismo, possa avere ancora un ruolo nella comprensione della realtà. Montanelli definì sé stesso “la stecca nel coro”, come recitava il titolo di un suo libro; ci piace pensare che sia una definizione calzante anche per un giornalista come Travaglio, che di Montanelli è erede ed orfano, e che nel gran coro dell’informazione di questo Paese appare sempre più spesso come una delle poche voci che valga la pena ascoltare.


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POST-IT VENERDI’ 20 La parola ai giurati - Casale - Teatro Municipale Secondo ed ultimo appuntamento con lo spettacolo di Reginald Rose. Gli interpreti saranno Alessandro Gassman, Manrico Gammarota, Sergio Meogrossi e molti altri. Regia di Alessandro Gassman. Inizio alle 21.

Federica Pallante ed Erika Celesti in ricordo di Gino Defrancisci. Inizio alle 21.

VENERDI’ 20 La parola ai giurati - Casale - Teatro Municipale Secondo ed ultimo appuntamento con lo spettacolo di Reginald Rose. Gli interpreti saranno Alessandro Gassman, Manrico Gammarota, Sergio Meogrossi e molti altri. Regia di Alessandro Gassman. Inizio alle 21.

DOMENICA 22 Cala Giù Bella!! - Alessandria - Museo Etnografico - Piazza Gambarina In occasione di “Nebbia e Musica”, si terrà la prima edizione di Musica DOC con lo spettacolo realizzato dal Gruppo “Calagiubella”. Inizio alle 16.30. Ingresso libero.

Un certo signor G - Alessandria Teatro Comunale Spettacolo con Neri Marcorè tratto dall’opera di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Elaborazione musicale di Paolo Silvestri. Regia di Giorgio Gallone. Inizio alle 20.45.

Ivano Fossati - Milano – Conservatorio

Concerto aperitivo - Alessandria - A casa di Josephine - Via Parma Appuntamento con il duo composto da Giuliana Sardi, violino e Martina Triviglio, pianoforte. Il concerto è realizzato in collaborazione con il Conservatorio Vivaldi di Alessandria. Inizio ore 18.30. SABATO 21 Sabato a Teatro - Valenza - Teatro Sociale “Attento Pierino.... arriva il lupo”, spettacolo della Compagnia teatrale “Il Baule Volante”. Tratto da “Pierino e il lupo” di Sergej Prokofiev, testo e regia di Andrea Lugli. Inizio ore 16. Andar per fiabe - Gamalero - Biblioteca Civica Nell’ambito del progetto “Nati per leggere”, a cura della Ludoteca “C’è sole e la luna”, oggi si terrà una lettura animata dal titolo “Andar per fiabe”. A seguire “Laboratorio di costumi e maschere”. Ore 16.30-18. I volontari e... l’arte - Alessandria - Teatro Parvum - Via Mazzini Appuntamento con lo spettacolo “Luoghi ed atmosfere”. Concerto per fisarmonica. Fisarmonicista Carlo Fortunati. Musiche di autori vari. Inizio alle 21.15. Teatro per la Famiglia - Ovada - Teatro Splendor La rassegna Ovadese di teatro per i bambini si conclude con lo spettacolo “Rosaspina”, presentato dal Teatro del Piccione. Inizio alle 16.30. Al termine dello spettacolo verrà offerta a tutti i bambini una merenda equo-solidale.

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Soulfly - Milano - Rolling Stone Il leader e fondatore dei brasiliani Sepoltura, Max Cavalera torna in Italia con la sua nuova band per presentare l’ultimo lavoro “Conquer”

I volontari e... l’arte - Alessandria - Via Mazzini - Teatro Parvum Appuntamento con il concerto di canti e musiche del Direttore Maestro Don Giosy Cento. Inizio alle 21.15.

un ciclo di appuntamenti dedicati al confronto tra genitori, insegnanti, educatori e assistenti sociali, per tentare di leggere insieme il mondo dei giovani e costruire relazioni sempre più “adulte”. Inizio ore 21.

Dumije n’andi, Tunin - Bistagno - Teatro SOMS Spettacolo teatrale di Carlo Artuffo realizzato dalla Compagnia Teatrale Carmagnola. Regia di Francesco Rizzati. Inizio alle 21.

VENERDI’ 6 I volontari e... l’arte - Alessandria - Teatro Parvum - Via Mazzini Appuntamento con lo spettacolo “La regina di favoland”, una storia interpretata e raccontata dai ragazzi del Servizio. Le donne del mio paese - Bistagno - Teatro SOMS In occasione della rassegna “Aggiungi un posto a teatro”, verrà proposto lo spettacolo tratto da B. Fenoglio, A. Monti, N. Revelli e R. Sicco e realizzato dalla Compagnia Teatro Novi. Regia di Mariangela Santi. Inizio alle 21.

DOMENICA 1 Volpino e la luna - Tortona - Teatro Civico Appuntamento con la compagnia “L’asina sull’isola”, che realizzerà lo spettacolo intitolato “Ombre”. Inizio alle 16.30

LUNEDI’ 23 Album d’Aprile - Tortona - Teatro Civico Spettacolo di e con Marco Paolini. Inizio alle 21.

I volontari e... l’arte - Alessandria Via Mazzini - Teatro Parvum Concerto del pianista Walter Orsingher, musica di autori vari. Inizio alle 16.30.

MARTEDI’ 24 I volontari e... l’arte - Alessandria - Via Mazzini - Teatro Parvum Spettacolo “Il carnevale dei bambini” con mamma, papà e nonni, ma soprattutto musiche, favole e animazione! Rottura delle pentolacce per grandi e piccini e, per concludere, merendina. Inizio alle 15.

Il caso di Alessandro e Maria - Alessandria - Teatro Comunale Appuntamento con la visione dello spettacolo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini con Luca Barbareschi e Chiara Noschese. Regia di Luca Barbareschi. Inizio alle 20.45

Martedì all’Ambra - Alessandria - Cinema Ambra - Viale Brigata Ravenna Due spettacoli: “Die Gross Koalition” di Pier Paolo Fiorini e “I passi sul ghiaccio” di Daniela Ariano, per le regie di Laura Bombonato. Inizio alle 21.

MARTEDI’ 3 Stor todero brontolon - Tortona - Teatro Civico Spettacolo di Carlo Goldoni interpretato da Giulio Bosetti, Marina Bonfigli, Nora Fuser, Sandra Franzo, Roberto Dilani e molti altri. Regia di Giuseppe Emiliani. Inizio alle 21.

True Blue in concerto - Alessandria - Zogra Live Music Café The Gaslight Anthem - Milano – Zoe Club MERCOLEDI’ 25 Intorno all’Ottocento 2 - Alessandria Auditorium Pittaluga - Palazzo Cuttica Concerto di Maurizio Cadossi, (violino), Marcello Bianchi, (viola), Claudio Merlo, (violoncello) e Marco Vincenzi, (pianoforte). Musiche di Schumann e Brahms. Inizio alle 17. Ingresso libero. GIOVEDI’ 26 Lordi - Milano - Rolling Stone Camaleò - Ovada - Biblioteca Civica Letture di Chisato Taschiro, Nord Sud Edizioni, seguirà “laboratorio stancil” con sale colorato. Orari 17-18.

La Locandiera - Gavi - Teatro Civico Spettacolo teatrale di Carlo Goldoni realizzato dal “Progetto U.R.T. - Compagnia di Jurij Ferrini”. Con Roberta Calia, Jurij Ferrini, Andrea Cappadona e molti altri. Regia di Jurij Ferrini. Inizio alle 21.15.

VENERDI’ 27 The Script - Milano - Magazzini Generali Unica data italiana per gli irlandesi autori di un suono a cavallo tra rock e pop, come dimostrano i loro successi del momento, The Man Who Can Be Moved e We Cry.

The Blue Dolls Show - Pontestura - Teatro Verdi Le più belle canzoni Italiane degli anni trenta – cinquanta saranno interpretate da Viviana Dragani,

SABATO 28 Vicini di casa - Fubine - Casa del Popolo Spettacolo di David Conati. Inizio alle 21.15.

Quaranta ma non li dimostra - Casale Teatro Municipale Primo appuntamento con lo spettacolo di Peppino e Titina De Filippo. L’interprete e il regista sarà Luigi De Filippo. Inizio alle 21. Martedì all’Ambra - Alessandria - Cinema Ambra - Viale Brigata Ravenna Spettacolo “Cosi è (se vi pare)” di Luigi Pirandello, per la regia di Giuseppe Costantino. Inizio alle 21 Le Minigonne in concerto - Alessandria - Zogra Live Music Cafè Musica Beat MERCOLEDI’ 4 Quartetto Michelangelo - Tortona - Teatro Civico Si terrà un concerto per archi del Quartetto Michelangelo che eseguirà brani di Schumann, Beethoven e Ciaikowski. Inizio alle 21.15 The Puppini sisters - Valenza - Teatro Sociale Spettacolo di Katie Mullins, Stephanie O’Brien e Marcella Puppini. Inizio alle 20.45. GIOVEDI’ 5 EmotivaMente (se ti arrabbi... non vale!) - Spinetta M.go - Sede Circoscrizione Fraschetta - Via Gozzo Incontro dal titolo “La devianza”, che fa parte di

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SABATO 7 I volontari e... l’arte - Alessandria - Teatro Parvum - Via Mazzini Appuntamento con la 2^ edizione di “Fantasie d’Oriente”. Esibizione delle allieve del corso di danze orientali. Inizio alle 21.15. Concerto grosso in re maggiore - Valenza Teatro Sociale Concerto con musiche di Charles Avison e Domenico Scarlatti. Regia e scene di Vittorio Borrelli. Inizio alle 20.45. DOMENICA 8 Di nobile canzone - Alessandria - Museo Etnografico - Piazza Gambarina In occasione di “Nebbia e Musica”, si terrà la prima edizione di Musica DOC con lo spettacolo realizzato dal Gruppo “Dell’Incanto”. Inizio alle 16.30. Ingresso libero. SEDNA in concerto - Alessandria - Four Bears Pub LUNEDI’ 9 The Sister of Mercy - Milano – Alcatraz MARTEDI’ 10 Sillabari - Valenza - Teatro Sociale Spettacolo dell’attore Paolo Poli, tratto da un’opera di Goffredo Parise con scene di Emanuele Luzzati. Inizio ore 20.45. Martedì all’Ambra - Alessandria - Cinema Ambra - Viale Brigata Ravenna Appuntamento con lo spettacolo “Yo Yo Mundi e il Gioco del Mondo” per festeggiare vent’anni di musica. Inizio alle 21. GIOVEDI’ 12 Hair - The tribal Rock Musical - Alessandria - Teatro Comunale Va in scena ad Alessandria lo spettacolo simbolo della fine degli anni Sessanta, che ha testimoniato gli inizi della contestazione. La regia di questa nuova versione con musica dal vivo è di Giampiero Solari e Luca Tommasini, le coreografie sono di David Parsons, mentre la direzione musicale è stata


Marzo affidata ad Elisa. Inizio ore 20.45. Info biglietti: www.teatroregionalealessandrino.it.

Le forme del populismo - Ovada - Piazza Cereseto Incontro sul tema l’altra faccia della democrazia moderna e valori popolari, introduzione di Pier Paolo Poggio. Inizio alle 21. VENERDI’ 13 L’istruttoria - Tortona - Teatro Civico Spettacolo di Claudio Fava interpretato da Donatella Finocchiaro e Claudio Gioè. Regia di Ninni Bruschetta. Inizio alle 21. Buzzcocks - Milano – Musicdrome Cheap Wine - Vercelli - Officine Sonore SABATO 14 Sabato a Teatro - Alessandria - Teatro Comunale “Abbecedario” spettacolo della Compagnia teatrale “Teatro Dell’Archivolto”. Per la regia di Giorgio Scaramuzzino. Inizio ore 16. India - Gavi - Teatro Civico Spettacolo teatrale di Mara Baronti realizzato dal “Teatro Stabile di Genova” e dal “Mercadante Teatro Stabile di Napoli”. Con Mara Baronti, Cristina Alioto e Patrizia Belardi. Regia di Alfonso Santagata. Inizio alle 21.15 DOMENICA 15 Ballo al savoy - Casale - Teatro Municipale Operetta di Alfredo Grunwald e Fritz LohnerBeda. Adattamento di Corrado Abbat, coreografie di Giada Bardelli, direzione musicale di Marco Fiorini e musiche di Paul Abraham. Regia di Corrado Abbati. Inizio alle 16. Giandoja e la corte del re - Castelnuovo Scrivia - Sala Pessini Spettacolo di burattini tradizionali piemontesi della compagnia “Marionette Grilli” di Torino. Inizio ore 17. Briciole e trucioli - Tortona Fiera di oggettistica e prodotti tipici locali in dodici edizioni, composta da un massimo di cinquanta banchi, che si sviluppa in via Emilia sud, nelle vie del centro storico. Ingresso gratuito. FINO AL 7 GIUGNO Milano – Fondazione Stelline In occasione del centenario della nascita del Futurismo, la prima grande mostra dedicata interamente all’artista e letterato futurista Filippo Tommaso Martinetti

FINO AL 20 MARZO CORSO DI FORMAZIONE “SICUREZZA INSICUREZZA NEI CONTESTI MULTICULTURALI” Giovedì 12 febbraio ore 15.00 - 18,00 “Conflitto e rischio nella costruzione identitaria dei bambini e degli adolescenti stranieri di seconda generazione.” Simona Taliani Psicologa, Centro Frantz Fanon di Torino, Docente di Antropologia Culturale, Università di Torino Giovedì 26 febbraio ore 15.00 - 18.00 "La produzione dello straniero. Identità e violenza nei processi relativi alla costruzione dell’immagine dell’altro.” Marco Aime, Professore di Antropologia Culturale, Università di Genova Giovedì 5 marzo ore 15.00 - 18.00 “Città divise: conflitti etnici e insicurezza nei contesti urbani.” Daniele Cologna, Sociologo, Codici. Agenzia di ricerca sociale, Milano Venerdì 20 marzo ore 15.00 - 18.00 “I conflitti a scuola. La mediazione pedagogico- didattica.” Elisabetta Nigris, Pedagogista, Università di Milano Bicocca.

HAT’S PHOTO ART GALLERY SPAZIO ESPOSITIVO PERMANENTE, VIA VENEZIA 7 PRIMO SEMESTRE 2009: Febbraio, mostra personale al fotografo argentino Nicolas Berlingieri di Buenos Aires Marzo, personale con opere b/n della fotografa canadese di Toronto, Yvonne Vaar Aprile, personale al fotografo del Bangladesch, G.M.B. Akash di Dakka Maggio, mostra reportage e ciclo conferenze “Antartide” opere della francese Lucia Simion di Parigi, rappresentata in Italia dall’Agenzia Grazia Neri . Giugno nel contesto di scambi culturali con la città di Ingham in Australia la presentazione di una mostra con Artiste locali. Luglio, in occasione dei 40° Rencontres de la photographie all’Hotel La Muette presentazione ad opera di fotografi del CIFA di una retrospettiva di ritratti di fotografi famosi del passato e del presente.

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FINO AL 28 FEBBRAIO AL MUSEO ETNOGRAFICO DELLA GAMBARINA, LA MOSTRA DI CONCETTA ORLANDO “PSICOANALISI DI UN SOGNO”. Concetta ORLANDO è nata a Niscemi il 6 ottobre 1955. Proveniente dalla “calda” Sicilia vaga da molti anni in vari paesi del Nord Italia acquisendo usi, costumi e culture dei vari luoghi. Pittrice sensibile, tratta con personale tecnica tutto ciò che la natura mostra ai suoi occhi. Dalle sue opere si evince un cromatismo deciso e squillante. Di lei hanno parlato “La Sicilia”, “La Stampa”, “Il Corriere della Sera”, “Notizia Oggi”, “La Repubblica”, “La Nuova Periferia”. Ha allestito parecchie mostre personali e partecipato a collettive ricevendo premi, elogi e gratifiche. La mostra è a ingresso libero tutti i giorni escluso il mercoledì e la domenica pomeriggio. Per info: 0131 40030.

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Otto marzo e mimose di Roberto Loddi

e donne considerano l’8 marzo un giorno di follie, un giorno tutto loro, una piacevole giornata dove tutto è lecito. Approfittano di questa ricorrenza per trascorrere con le amiche una serata tutta loro, all’insegna dello svago, dell’allegria, del divertimento, della buona tavola, tant’è che i ristoranti dichiarano immancabilmente il tutto esaurito, facendosi una concorrenza spietata a suon di promozioni e menu originali. Gli uomini offrono mazzi di mimosa per strappare un benevolo sorriso e allo stesso tempo corteggiare. Insomma una bella festa con tutti i crismi, commerciali compresi. Ma questa festa ricorda anche una giornata molto triste. Infatti le sue origini risalgono al lontano 8 Marzo del 1908, quando pochi giorni prima di quella data, a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton iniziarono uno sciopero per protestare contro le pessime condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero andava avanti da diversi giorni, finché l’8 marzo il padrone della Cotton, Mr. Johnson, ebbe la malaugurata idea di serrare tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Inevitabile fu il dramma: allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie tra le quali c’erano pure alcune italiane, prigioniere all’interno morirono bruciate. L’unica colpa di queste donne era stata quella di lottare per ottenere delle condizioni di vita più dignitose. Col tempo questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia e per ricordare a tutto il mondo i sacrifici, le difficoltà e gli abusi che le donne hanno subito nel corso dei secoli.

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Vi siete mai domandati perché il simbolo della festa della donna è la mimosa? E questa tradizione da dove nasce? Pare che questo bellissimo fiore dal profumo intenso sia stato adottato come simbolo della festa della donna dalle femministe italiane. In Italia la giornata della donna è diventata una celebrazione regolare solo a partire dal 1946. Pare che si cercasse un fiore che potesse contraddistinguere e simboleggiare la giornata e furono proprio le donne italiane a trovare in quel fiore giallo intenso, nella profumata mimosa il simbolo della festa delle donne. Questo fiore dall’aspetto così fragile, divenuto purtroppo un simbolo prettamente commerciale, dovrebbe ritornare al suo significato originario di passaggio dal buio alla luce: emblema dunque di rinascita e di vittoria. Ma come conservare al meglio la mimosa recisa? Basta un piccolo accorgimento per allungarle la vita, eliminando (con l’aiuto di un taglierino affilato) tutte le foglie che si sono deteriorate e quelle che crescono in basso, a contatto con l’acqua del vaso. E’ utile colmare il vasetto con dell’acqua tiepida in modo da far fiorire i capolini non ancora aperti e a rendere più soffici quelli già sbocciati. Inoltre bisogna assolutamente tenere il vasetto lontano da ogni fonte di calore altrimenti l’aria secca peggiorerebbe l’aspetto della mimosa. Se poi si vogliono far seccare i fiori, è sufficiente eliminare del tutto le foglie dagli steli, poi basta appendere il mazzolino a testa in giù in un locale asciutto, poco luminoso e con buon ricambio d’ aria e tenerlo così finché non è seccato. Si possono anche seccare posti fra due fogli di carta oleata in mezzo alle pagine di un libro: è anche un accorgimento adottato per far seccare molti tipi di fiori.

Violenza alle donne: un primo aiuto di Franca Nebbia

Firmato un protocollo d’intesa per l’accoglienza nei Dea della provincia ono stati 539 i casi di persone, in maggioranza donne, che nel 2007 in provincia si sono rivolti ai pronto soccorso come vittime di violenza, dagli stupri a violenze domestiche. Ad Acqui 38, Alessanadria 288, Casale 91, Novi 37, Tortina 45, Ovada 27, Valenza 13. E si tratta dei soli casi che approdano al pronto soccorso, quindi una minoranza rispetto a un “sommerso” fatto soprattutto di violenze domestiche esercitate in modo specifico su donne, spesso su minori, in qualche caso anche su uomini. Negli ultimi tempi però il fenomeno ha subito una recrudescenza ed è facile immaginare che i dati del 2008 siano più preoccupanti dell’anno precedente. Un primo aiuto arriva da un accordo siglato in questi giorni tra Provincia, Aso alessandrina, Asl-Al per far sì che in tutti gli ospedali dei centri zona (Alessandria, Casale, Tortona, Novi, Acqui, Ovada e Valenza)i pronto soccorso possano prestare visite, aiuto, assistenza e denunce ai violentatori. Un protocollo unificato insomma che va dall’accoglienza della vittima, dalla storia dell’aggressione subita, dalle visite necessarie (ginecologiche o chirurgiche), fino all’acquisizione delle prove giudiziarie e all’informazione alle

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stesse autorità, con referto alla vittima in caso di successiva denuncia. Il tutto gratuitamente e con la cautela del caso, cioè isolando la vittima da eventuali accompagnatori che potrebbero influenzare il suo racconto. Alla firma del protocollo in Provincia cui hanno presenziato l’assessore alle Pari Opportunità, Maria Grazia Morando, Gianfranco Ghiazza, direttore sanitario dell’Asl-Al, Nicola Giorgione per l’Aso alessandrina, accompagnato dal direttore sanitario, Massimo Leporati, la Morando ha annunciato che “sono a disposizione per questo progetto circa 130 mila euro, stanziati da Regione e Provincia e che si cercherà di metterne a disposizione altri”. L’assessore regionale, Giuliana Manica, che non è potuta essere presente alla firma del protocollo, annuncia che tra il 2007 e il 2008 sono stati stanziati per le Pari opportunità circa 1,5 milioni di euro. Sempre per dare maggiore forza a questo progetto è già stato concluso dalla Provincia - come ha sottolineato Morando – un corso di formazione di nove giorni tenuto dalla Casa delle donne di Bologna a operatori che presteranno la loro opera nei pronto soccorso: 25 sono state le volontarie.

TELEFONI UTILI Enti gestori di servizi socio-assistenziali: Cissaca, Alessandria tel.0131-229711; Asl, Servizio sociale, Casale tel. 0142–434520; Csp, Novi tel. 0143-334331; Cisa, Tortona tel. 0131-829211; Consorzio servizi sociali, Acqui Terme, tel. 0144–321519; Css, Ovada, tel. 0143–81364; Ciss, Valenza ,tel 0131-977011.

PROCURA Presso il tribunale di Alessandria, C.so Crimea, 81 tel. 0131-284311/0131-284121; presso il tribunale di Casale, piazza Pernotti, 2 tel. 0142-334345


Qual’e’ il tuo stile ?

TEST

Dimmi come appari e ti dirò chi sei a cura di Maria Grazia Caldirola

Riservato alle signore - Test no men allowed. 1)Nel tuo guardaroba non può mancare; a) una camicia bianca da uomo b) una gonna lunga di seta c) stivali col tacco d) tailleur pastello 2)Qual è il tuo menù per una cena tra amici ? a) crèpes di verdura e gamberoni b) carbonara + roastbeef c) una grande bourguignonne + verdure crude d) riso thai, sushi e enchiladas 3)Cosa ne pensi di Monica Bellucci ? a) un po’ troppo “mediterranea” b) preferisco Merryll Streep c) un tantino le assomiglio d) una vera diva, niente da dire 4)Com’è la tua borsa ? a) una pochette luccicante: non ci sta niente, ma è troppo carina b) tipo cartella da avvocato c) tracolla di pelle morbida, ci sta tutto d) di stoffa colorata e ricamata 5) Com’è arredata la tua casa ? a) mobili antichi e stoffe preziose b) rustica e calda, stile country c) moderna, colorata, funzionale d) stile etnico, piena di ricordi di viaggio 6)Qual è il tuo preferito tra . a) Denzel Washington b) George Clooney c) Hug Jackmann d) Giorgio Rocca 7) Chi è Jimmy Choo ? a) Il presidente della Repubblica Popolare cinese b) un giocatore di pallacanestro c) un famoso attore d) uno stilista 8) Come ti vesti per la cena di S.Valentino ? a) un vestitino nero con una bellissima spilla b) minigonna e maglietta con paillettes c) vestito lungo e romantico d) pantaloni e camicetta di seta 9) Gli amici ti amano perché: a) sei divertente b) sai mettere tutti a loro agio c) sai ascoltare d) parlare con te è sempre interessante 10) Quale pettinatura hai scelto ? a) capelli corti, scalati sulla nuca b) ricci e scompigliati c) fronte scoperta o la riga da un lato d) lisci e con la frangia 11) Dove vorresti andare in vacanza ? a) spiaggia tropicale b) Giro delle oasi nel Sahel c) San Pietroburgo d) safari fotografico in Kenya 12) Com’è, o come potrebbe essere, il tuo giardino ? a) romantico e spettinato b) curato e fiorito in ogni stagione c) aromatiche, fiori e ortaggi l’uno accanto all’altro d) grandi alberi, prati e arbusti spontanei, il più naturale possibile 13) Le tue scarpe preferite: a) un paio di ballerine dorate b) scollate e con tacchi vertiginosi c) mocassini di pelle d) stivali

Punteggi: Annota il colore corrispondente alla tua risposta

1) 2) 3) 4) 5) 6) 7) 8) 9) 10) 11) 12) 13)

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Profili : Maggioranza di - Affronti la vita con allegria e non hai paura di buttarti. Sei ottimista e calorosa e ti piace il contatto con gli altri, incontrare persone nuove ed essere al centro dell’attenzione. Ti senti in sintonia con il mondo in cui vivi e non vorresti perderti niente di quello che può offrire. I lati migliori del tuo carattere sono la sincerità, l’apertura mentale e la dinamicità, ma la tua energia può farti dimenticare di essere sensibile. Maggioranza di - Cerchi l’autenticità in ogni cosa che fai. Riflessiva, fedele alle amicizie, dai molta importanza alle relazioni intime. Sei a tuo agio con gli altri ma non sempre esprimi i tuoi veri sentimenti, la tua sensibilità ha bisogno di essere protetta. Credi molto nei valori della giustizia e della sincerità, hai bisogno di una vita spirituale e cerchi di stare alla larga da persone superficiali e inquiete. A volte ti è difficile prendere delle decisioni. Maggioranza di - La tua è una ricerca di armonia e di equilibrio. Ami la dolcezza ed i piaceri della vita, sei attenta ai bisogni degli altri e sei capace di creare intorno a te un ambiente piacevole. Credi nella stabilità, nei valori della famiglia, apprezzi le cose belle e cerchi uno stile di vita caratterizzato dalla qualità. I tuoi rapporti con gli altri non sono sempre spontanei, talvolta la tua paura dei conflitti ti porta ad essere eccessivamente diplomatica e a non potere esprimere i tuoi veri sentimenti. Maggioranza di - Hai bisogno di esprimerti, di essere creativa, di sentirti speciale. Riuscirai a essere felice solo se troverai modo di soddisfare queste esigenze profonde. Hai una parte ribelle e ti dà fastidio tutto quello che è conformista o banale. La vita di tutti i giorni forse non ti aiuta a vivere la dose di avventura di cui il tuo carattere scoppiettante avrebbe bisogno. Cerca di guardare con più tolleranza e affetto le piccole cose che hai vicino, in attesa di lanciarti verso grandi imprese.


GOLOSA

Tapas | Fingerfood | Drinks

a cura di Roberto Loddi

Carnevale SSemel Se el in an anno llicet insanire ns ire (Unaa vo ((U volta v a all’anno ll’annno è lecito impazzire) pa

Le bugie di carnevale

I farciò di nonna Pina

I fricciulìn di mele

Ingredienti: g 500 circa di farina bianca, un litro di latte intero della centrale, oppure metà latte e metà acqua, g 80 di burro o strutto, 8 uova freschissime, zucchero comune o zucchero al velo, olio d’oliva per friggere, sale q.b.

Ingredienti: ed g 250 di farina bianca, 2 uova freschissime, un cucchiaio di strutto, una cucchiaiata di zucchero comune, mezzo cucchiaino di lievito in polvere per pasticceria, un bicchierino di grappa o altro liquore a piacere, la scorza di un limone e di un arancio non trattate, olio di oliva per friggere, zucchero al velo, sale q.b. Preparazione: disponi la farina setacciata a fontana su una spianatoia e al centro, sgusciaci le uova, aggiungi lo strutto, lo zucchero, le scorze degli agrumi grattugiate, il lievito, il liquore e una presa di sale. Fatto ciò, lavora energicamente il tutto fino ad ottenere un composto liscio e malleabile, quindi forma un panetto, infarinalo ed avvolgilo con un canovaccio da cucina, dopodiché ponilo a riposare in frigorifero per mezz’ora. Trascorso questo tempo, rimaneggia la pasta e tirala a sfoglie sottili con l’apposita macchinetta, poi ritagliale a losanghe con la rotellina dentata e poche alla volta friggile in abbondante olio ben caldo. Quando le bugie saranno ben gonfie e dorate, scolale su dei fogli di carta assorbente da cucina a perdere il grasso in esubero; prosegui in questo modi fino a quando avrai terminato la pasta. Arrivati a questo punto, disponi a strati le frittelle su un vassoio da portata e man mano che le impili, cospargile abbondantemente di zucchero al velo. Vino consigliato: Brachetto d’Acqui.

Preparazione: in un recipiente porta a bollore il latte con una presa di sale e il burro poi unisci la farina piano, piano come quando prepari la polenta, quindi lasciala cuocere sempre mescolando, fino a quando l’impasto si staccherà dalle pareti del recipiente (occorreranno circa 25/30 minuti). Trascorso il tempo occorso, allontana la preparazione dal fuoco e lasciala intiepidire, dopodiché incorpora le uova una alla volta con delicatezza, sempre mescolando fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Terminata questa operazione, preleva parte del composto a cucchiaiate e tuffale poco alla volta in abbondante olio caldo, appena le frittelle risulteranno dorate da ambo le parti, scolale su dei fogli di carta assorbente da cucina a perdere l’unto in eccesso. Servi i farciò cosparsi abbondantemente con lo zucchero preferito. Ricetta piemontese di inizio 900. Vino consigliato: Moscato d’Asti tappo raso.

Ingredienti: g 200 di farina bianca, 2 uova freschissime, g 100 di zucchero comune, g 50 di burro fuso, mezzo bicchiere scarso di moscato passito, la scorza di limone non trattato grattugiata, un cucchiaino di lievito per dolci, latte intero fresco, cannella in polvere, 2 mele, olio di oliva per friggere, zucchero al velo, sale, q.b. Preparazione: in un recipiente, prepara una pastella non troppo liquida con le uova, lo zucchero, il burro, un pizzico di sale e la scorza del limone. Fatto ciò, aggiungi la farina con il lievito, una presa di cannella e tre cucchiaiate di latte a filo, mescolando il tutto con una frusta, avendo cura di evitare la formazione di grumi. Terminata questa operazione, sbuccia le mele, asportane il torsolo e riducile a spicchi, quindi infila ogni spicchio con uno stecco di legno, intingili pochi alla volta nella pastella e successivamente tuffali nell’olio caldo. Quando le mele risulteranno dorate tutt’ intorno, scolale su dei fogli di carta assorbente da cucina a perdere l’unto in eccesso. Servi i fricciulin immediatamente ben cosparsi di zucchero al velo oppure insieme ad un fumante zabaione. Vino consigliato: Piemonte Moscato passito.

Quando si parla di carnevale si è portati subito a pensare ai grandiosi avvenimenti festosi che coinvolgono un intero paese: giovani, anziani, uomini, donne, tutti sfilano lungo le vie seguendo i carri in maschera e gozzovigliando senza limiti; questi avvenimenti oltre che ad essere un impegno di spettacolo, sono soprattutto un impegno culturale, buffe maschere, sgargianti costumi, un mare di coriandoli e tanta allegria. In preda ad un movimento quasi frenetico, la gente sembra volersi scrollare di dosso le preoccupazioni di ogni giorno (come diceva il Magnifico: “Chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza”). Questi sono gli ingredienti tipici del Carnevale, la più allegra delle feste popolari che riesce sempre a scaldare le fredde atmosfere dell’inverno e a regalare un po’ di spensieratezza e, perché no, scorpacciate di dolci squisiti che in tutta la penisola si preparano proprio in questo periodo, riunendo intere famiglie che per l’occasione si prodigano a impastare gli ingredienti con tanta passione e fantasia, ricavandone alla fine le deliziose frittelle che profumano di zucchero e vaniglia. Ogni regione le chiama in un modo diverso: in Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria sono le “bugie”, sempre in Piemonte “gasse”, le “chiacchiere” in Lombardia, “lattughe” a Brescia e a Mantova, “grostoli” in Trentino, “gale” o “galani” in Veneto, “crostoli” o “grostoli” a Venezia e nel Triveneto, “cenci, frappe, donzelle, donzellette o donzelline” in Toscana, in Emilia sono “lasagne”, “sfrappole” a Bologna, “spreli” a Parma, “ciarline” e “intrigoni” a Reggio Emilia, nelle Marche diventano “lingue delle donne” o “fiocchi e frappe” ad Ascoli, in Abruzzo, Lazio e Umbria ancora “frappe”, in Molise “rosachitarre o rosacatarre”, “pampuglie” in Campania, “carteddate, nastri di suora e nodi d’amore” in Puglia, di nuovo “chiacchiere” in Basilicata, in Calabria “nacatole”, sempre “chiacchiere” in Sicilia, “bugie e chiacchiere” in Sardegna e chissà quanti altri nomi ancora esistono di queste meravigliose frittelle, sparsi per tutta la penisola. Ma in sostanza si tratta sempre dello stesso dolce con l’impiego degli ingredienti: zucchero, farina, uova, strutto o burro o olio; l’importante è che le materie prime siano di ottima qualità. Il sapore dolce dovrebbe essere abbastanza moderato, così come nelle vecchie ricette (probabilmente perché lo zucchero era costoso). Mano alle padelle gente!!!

Ristorante Torino 27 FEBBRAIO La cena vegetariana 8 MARZO Festeggiamo la Donna Mimosa omaggio e il dessert lo offriamo noi 13 MARZO Degustazione vini e cibi biologici € 18 a persona 15 MARZO A tutta pizza al ristorante Torino pizza per intolleranti e celiaci 19 MARZO Festa del Papà porta a cena il Papà e il bambino non paga 20 MARZO Cena vegetariana 27 MARZO Cena del pescatore È GRADITA LA PRENOTAZIONE

RISTORANTE TORINO VIA VOCHIERI 108 ALESSANDRIA - TEL/FAX 0131 55752 - WWW.BIORISTORANTETORINO.IT


Il coaching e il fitness tra diete e mode del momento l Diet Coach! È questa l’ultima moda made in Usa in fatto di diete e lifestyle. Un vero professionista del mangiar sano che ci segue da vicino, con visite a domicilio, per controllare frigo e rifornimenti ed in particolare per farci mangiare in maniera equilibrata e personalizzata. In generale, cos’è il coaching? E’ un fenomeno di grande successo, nato e sviluppatosi intorno agli anni ’80 negli Stati Uniti. Ormai esiste un coach davvero per tutto: per affrontare un divorzio o una separazione, per aiutarci ad essere felici, per far carriera, per migliorare il rapporto con il proprio partner, ecc. ecc. Il termine coaching rappresenta letteralmente il processo attraverso il quale si aiutano individui e gruppi di persone a raggiungere il massimo livello delle proprie capacità di performance. Comporta l’espressione piena della forza delle persone, che vengono aiutate a sfruttare al meglio le proprie potenzialità, perché possano affrontare con maggiore decisione gli ostacoli e le problematiche della vita (da “Il Manuale del Coach”, di Robert Dilts). Ottimizzare l’alimentazione, per perdere i chili di troppo con una dieta equilibrata, è alla portata di tutti. Di diete e mode alimentari ce ne sono veramente di tutti i tipi e per tutti i gusti. Ma se durante i primi giorni la strada si presenta in discesa sulla scia dell’entusiasmo e dei buoni propositi, ben presto il momento del pasto si trasforma in un vero supplizio; verso la fine del primo mese, nel migliore dei casi, ci si ritrova punto e a capo, con un forte senso di frustrazione per il peso recuperato “con gli interessi”. Perché a quanto pare è la solitudine, la mancanza di partnership, la principale nemica dei regimi dimagranti. Di conseguenza si ricorre a un coach personale che ti tiene sotto controllo e ti fa visita sul “luogo del delitto”, ossia la tua cucina. Come funziona il diet coaching? Durante il primo incontro il coach redige un’anamnesi sulla base della storia personale del cliente e poi richiede di annotare con precisione tutto ciò che si mangia, senza tralasciare niente… nemmeno una caramella.

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Tutto ciò per farsi un’idea di ciò che viene consumato realmente. Di fatto la confusione è all’ordine del giorno: dietro a ciò che viene definito superficialmente -e con un pizzico di ipocrisia- tazza di riso, si potrebbe nascondere tanto una piccola tazza da macedonia quanto un’insalatiera. A tal proposito, il cliente potrà mandare al coach un MMS tramite telefonino con l’immagine del piatto che si appresta a consumare, per avere l’approvazione sulla quantità del cibo. I programmi alimentari dovranno tenere in grande considerazione i ritmi vitali dei clienti, per esempio i tempi dedicati ai pasti e l’ambiente in cui vengono consumati. Non si conteranno le calorie assunte, bensì le misure e le quantità che generalmente si utilizzano. Un servizio personalizzatissimo, senza ombra di dubbio. Al coach non sfugge niente: non richiede solo la lista della spesa, ma anche come vengono cucinate le pietanze. Nulla è lasciato al caso; una volta stabiliti gli obiettivi, si seguirà alla lettera un preciso piano d’azione. In questa fase il coach non farà sentire il proprio cliente solo e abbandonato: ogni settimana si presenterà a casa della persona per discutere e verificare i progressi compiuti e gli aggiustamenti da apportare, nel caso si siano presentate delle difficoltà a seguire il piano alimentare. Il coach si permetterà addirittura di aprire le dispense e, ovviamente, il frigo... proprio lui, il frigo! In questo modo potrà procedere a fare un inventario completo dei rifornimenti settimanali. Questo nuovo fenomeno made in U.S.A. ha trovato naturalmente grande seguito tra i VIPs, come apprendiamo da un articolo del Corriere della Sera del febbraio 2008, scritto da Claudia Voltattorni: un personaggio come Madonna ne ha un numero imprecisato. Li sceglie e li cambia con una frequenza disarmante; infatti, quando viveva mangiando solo pesce crudo, aveva un diet coach giapponese e lo portava con sé da ogni parte. Poi è stata la volta della macrobiotica ed ora tocca al raw food: per mantenersi in forma, la cinquantenne cantante si ciba ormai

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soltanto di alimenti crudi. E meno male che negli Stati Uniti ce ne sono davvero parecchi, di questi diet coaches! In pratica oggi, senza un diet coach, non si va da nessuna parte, soprattutto se sei una Star. Le celebrità non si muovono più se di fianco non hanno il dietologo personale, il loro fitness coach, quello che spiega cosa mangiare e cosa bisogna evitare, quello che stabilisce come, quando e perché sia necessario bere. In molti casi il diet coach diventa un amico, un confessore, un compagno di lavoro, oppure una celebrità a sua volta: è il caso del canadese Harley Pasternak, considerato un semi-dio in quanto con la sua 5 Factor Diet ha rimesso in forma parecchie star ed a Hollywood è decisamente il più ambito tra i diet coaches. In cosa consiste questa “5 Factor”? Molto semplice: 5 pasti al giorno, 5 componenti per pasto, 5 brevissime sessioni di esercizio fisico al giorno, il tutto per un totale di 1.200 calorie quotidiane (sulle 1.200 kcal giornaliere preferiamo sorvolare… contente le Stars…). In questo contesto ha avuto rilevante successo il libro “La dieta furba”, scritto dalla nutrizionista Samantha Biale, in cui si trovano precisi suggerimenti e consigli per tenersi in forma nella vita quotidiana: in pochi mesi ha venduto decine di migliaia copie. Sarà l’ennesima moda nel panorama del wellness alimentare?

A cura di Michela e Fabio Grossi, Personal Trainers certificati ISSA CFT1 Esperti in rivalutazione della forma fisica, stile alimentare, fitness posturale. SALUTE IN MOVIMENTO Via Dante 2/9 - Genova Tel. 0106801234 - 3491574074 info@saluteinmovimento.com


BOOKS di Maria Grazia Caldirola REVOLUTIONARY ROAD di Richard Yates Minimun fax, euro 18 Questa è la riedizione recente, traQu scinata da un film blasonato e plusc ricandidato agli Oscar, di un libro di ric più di quarant’anni fa. Anni che non pi dimostra minimamente. “Revolutiodi nary road” è un rom romanzo bellissimo, intenso, impietoso, il ritratto di una generazione disegnato con l’implacabile freddezza del chirurgo e uno stile lucido, brillante, preciso, senza una parola di troppo. Richard Yates non scrisse più niente di così riuscito come questo suo primo romanzo, affiancandosi così a tutta una serie di scrittori americani capaci di fare centro al primo tentativo ma la cui creatività si è in seguito ristretta, come Henry Roth o Jonathan Franzen. Negli stessi anni ’60 usciva un altro romanzo americano che ha segnato un’epoca, “Il giovane Holden” di Salinger. Come lui April e Frank sono due ragazzini che non vogliono diventare grandi, che rifiutano un mondo di adulti capace solo di offrire grigia mediocrità, conformismo e rassegnazione. Ma la storia di questa coppia è raccontata con realismo sofferto, senza la consolazione della poesia, della metafora, dell’immaginazione in cui rifugiarsi. April e Frank non possono come Holden difendersi con l’idealizzazione di una infanzia innocente e saggia, e devono fare i conti con la realtà, contro cui è destinato a sbriciolarsi il mito lungamente accarezzato della loro superiorità spirituale. L’ambizione ad una vita diversa, speciale, inseguendo i sogni intrecciati durante infanzie povere e solitarie, si trasforma a poco a poco in una successione di scelte obbligate, “una sequela di cose che non avevano davvero voluto”. Marito e moglie scoprono di non volere, di non avere mai voluto, le stesse cose, e che l’altro non è quello che credevano. La soddisfacente sensazione di essere “gli unici dolorosamente vivi, nell’ambito di una civiltà intossicata e morente” va rovinosamente a sbattere contro la meschinità e la mancanza di coraggio di Frank e il bisogno di approvazione e di affetto di April, il cui gesto di indipendenza e di autoaffermazione arriva troppo tardi per non sfociare in tragedia. “Se nella letteratura americana moderna ci vuole qualcos’altro per fare un capolavoro, non saprei dire cosa” – fu la recensione di Tennessee Williams a questo libro.

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“DOPO TUTTO QUESTO” di Alice Mc Dermott, Einaudi, euro 15,50 Al Alice Mc Dermott non è molto nota in Ita ma è stata tre volte finalista al Italia, Pr Premio Pulitzer, la terza volta nel 2007 co questo romanzo. E’ la storia di una con qu qualunque famiglia americana, due ragazzi che si incontrano incon alla fine della Seconda guerra mondiale, si sposano, fanno quattro figli, che crescono, si innamorano, se ne vanno. Sullo sfondo trent’anni di storia, il Vietnam, la contestazione, la liberazione sessuale. Un’epica del quotidiano in cui le vicende vengono raccontate con un linguaggio semplice e quasi pudico, fatto spesso di silenzi, di riflessioni, di sfumature. Le storie di Mary e di John e dei loro figli assomigliano alle storie di tanti, fatte di noia, di dolori, di piccole felicità, di sorprese, e sono raccontate attraverso istantanee nitide e affettuose, con l’eccezionale capacità di fare grande storia con gli avvenimenti della vita di tutti i giorni. Nella psicologia dei protagonisti non esiste un “altrove” in cui potrebbero prendere corpo i sogni di una esistenza diversa. L’orizzonte mondano e scintillante della Parigi mitteleuropea è completamente estraneo alla loro esperienza, la sola Europa che conoscono è quella povera e fredda delle loro radici irlandesi. L’unico ”altrove” che compare nei sogni e nelle preghiere di Mary e di John è il possibile riscatto promesso dalla religione. Un premio che ricompensi i giusti e gli onesti, che “Dopo tutto questo” – “dopo questo esilio”, come recita il Salve Regina, conceda sollievo e pace, dando senso alla sofferenza e alla morte. I Keane sono gli “anti-Wheeler”, i protagonisti di “Revolutionary Road”. Tanto quelli coltivavano fieramente la loro illusione di superiorità culturale e morale, con la stessa tenacia questi vivono le loro vite all’insegna dell’umiltà, della rassegnazione, dell’obbedienza alle regole sociali e religiose. “Fai che io possa accontentarmi di quello che ho” prega Mary nelle prime pagine del romanzo. Purtroppo il loro atteggiamento sommesso non li mette al riparo dal dolore e dalla tragedia, che si abbattono indifferentemente sui mascalzoni come sulle brave persone, in questa America dei sobborghi dove la storia sommerge le esistenze individuali nel suo grande flusso.

“IL PROFESSORE E LA CANTANTE” di Paolo Mazzarello, Bollati Boringhieri, euro 15

Storia di un Alessandro Volta inedito, St non solo brillante scienziato ma freno quentatore di salotti, portatore di una qu “scienza mondana” utilizzata spesso “s come gioco di società e pretesto per approcci galanso ti. A 44 anni lo scienziato, molto noto e rispettato per i suoi studi, si scopre turbinosamente innamorato di Marianna Paris, affascinante cantante lirica che nel 1789 si esibiva nel “Barbiere di Siviglia” al teatro di Pavia dove il Volta insegnava. La decisione di sposare la giovane crea un tremendo scandalo, dal momento che la professione della futura sposa veniva considerata assolutamente “inadatta”. Si oppone non solo la famiglia di lui, in prima fila il temibile fratello arcidiacono, ma lo stesso governo di Milano e persino l’imperatore d’Austria Leopoldo II. A nulla valsero le missive in bilico tra passione e raziocinio con cui il povero Alessandro cercò di convincere il fratello a concedere la sua approvazione alle nozze. Alla fine fu costretto a rinunciare e si buttò a capofitto nel lavoro e nella polemica con Luigi Galvani, alla cui teoria dell’”elettricità animale” il Volta opponeva la propria idea dell’”elettricità naturale”.Come sappiamo, aveva ragione lui, e proprio agli studi e agli esperimenti di questo tormentato periodo si deve l’invenzione della pila: come se nello studio di questa forza misteriosa e potente, l’elettricità, il nostro romantico scienziato avesse trovato modo di sublimare le passioni e le emozioni che gli agitavano il cuore. La storia è raccontata in modo sobrio e leggero da un docente di storia della medicina che usa abilmente lettere e documenti d’epoca per darci il sapore di un mondo tanto libertino e disinvolto nel privato dei salotti quanto determinato nel sancire la rigidità delle convenzioni sociali e delle barriere di classe.


MOOVIES di Lucio Laugelli

Il cinema dell’essere e dell’apparire. n tema molto inflazionato e ricorrente, molto definitivo e scriverne non è facile: si rischia come niente di sbattere in qualunquismi e banalità allucinanti. Per questa pagina di Movida poi, che si occupa di cinema, è ancora più semplice scivolare nel già scritto: si finisce con il dare etichette a questo o quel film, al regista x o all’attore y diventando stupidamente classificatori del nulla. Si potrebbe dire allora quanto l’arte del cinematografo sia, per eccellenza, l’arte della simulazione, del non-vero e quindi incarni perfettamente la logica dell’apparire; ma anche qui si aprirebbe un dibattito e qualcuno potrebbe obiettare subito citando due nonni del nostro cinema come Monicelli e Risi che invece credevano (Monicelli ancora ci crede essendo uno splendido ultra novantenne) nel cinema che è, nel cinema che incarna il quotidiano di tutti noi che ci specchiamo poi nel grande schermo. Da che ho memoria mi è sempre stato insegnato che è più importante l’essere dell’avere e dell’apparire: sono certo che non è sempre così e per avvalorare tutto ciò mi viene in mente (tanto per rimanere nell’ambito cinematografico e non divagare troppo) una bella intervista a Woody Allen, il Maestro (con 5 “m” maiuscole) che ama sempre non prendersi troppo sul serio e non si definisce intellettuale (pur essendolo a pieno titolo al contrario di tanti millantatori) che in quella occasione raccontava al giornalista di come nella vita sia meglio essere fortunati e di quanto sia fondamentale apparire in un certo modo agli occhi degli altri per riuscire nei propri intenti. Questa sua visione delle cose (che emerge in diversi suoi film, su tutti “Crimini e misfatti” e il più recente “Mach Point”) credo sia più che veritiera. Anche volendo parlare di uscite cinematografiche ci rendiamo conto di quanto, nella maggior parte dei casi, sia fondamentale sfornare un certo cinema superficiale

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(che additeremo come “dell’apparire”) per poter poi occuparsi di produrre un cinema più impegnato (che invece elogeremo come “dell’essere”). Ecco sta avvenendo. Quando all’inizio parlavo di alti rischi nello scrivere di questo tema intendevo questo: sto andando nella direzione sbagliata e allora mi rendo conto di quanto sia più semplice dare le etichette, di quanto sia comoda la superficialità: e quindi inizierò con il dirvi quanto l’essere emerga oggi nel cinema dei fratelli Coen, del già citato Allen, nei grandi maestri come Kubrick, Hitchcock e Kurosawa ma anche di quanto siano importanti i classici muti di Griffith, di Lang, di Murnau e Chaplin senza poi dimenticare la Francia e la sua Novelle Vague (ovviamente su tutti Truffaut e Godard) e di quanto sia utile oggi, in Italia, coccolarci i Moretti, i Lucchetti, i Benigni eccetera eccetera. Poi concluderò parlando male del cinema che pensa solo alla confezione e che vuole solo apparire come quello dei Vanzina, degli Oldoini, dei Muccino, dei Moccia, dei Veronesi e dei Brizzi e, a livello internazionale, dei fanta-apocalittici-splatter-horror che ogni mese ci arrivano dall’America, dal Giappone e dal resto del mondo. A questo punto vi sarete resi conto di quanto non mi entusiasmi il tema in questione. Vorrei concludere questo pezzo sgangherato dicendo che spero continui la serie di film con protagonista il binomio Muccino-Smith perché “Sette anime”, che tanto ha fatto piangere la platea, e di cui avevo già parlato male il numero scorso, conferma quanto alla stragrande maggioranza del pubblico basti una bella sfornata di luoghi comuni patinati conditi da pseudo-sentimentalismi dove per far commuovere lo spettatore medio basta costruire un meccanismo del tipo: “si sa che va tutto a rotoli alla fine del film ma che bello essere prima dei riccastri-manager-distratti e poi degli eroi-autolesionisti che si sacrificano per giuste cause”, e allora viva l’apparire.

I FILM DA FEBBRAIO AD APRILE ALLA SALA ZANDRINO DEL COMUNALE DI ALESSANDRIA PRIME VISIONI Giovedì 26 febbraio Pa-ra-da di Marco Pontecorvo Giovedì 5 marzo Machan – La vera storia di una falsa squadra di Uberto Pasolini François Truffaut l’uomo che amava le donne e il cinema Giovedì 12 marzo L’ultimo metrò di François Truffaut SCREWBALL & ROMANTIC CAPOLAVORI DELLA COMMEDIA HOLLYWOODIANA Giovedì 19 marzo L’orribile verità di Leo McCarey Giovedì 26 marzo La signora di mezzanotte di Mitchell Leisen Giovedì 2 aprile Lady Eva di Preston Sturges OMAGGIO A JACQUES DEMY Giovedì 16 aprile Lola di Jacques Demy Giovedì 23 aprile La baie des anges di Jacques Demy

Runnering: Tenersi in forma...NATURALMENTE egli ultimi anni hanno preso piede in palestra allenamenti sempre più tendenti al controllo del proprio corpo e della respirazione. Pilates e yoga si sono affiancati a quelli di aerobica, step e tonificazione. In alcuni casi questi corsi hanno avuto una notevole spinta dovuta al fatto che attività come l'aerobica e lo spin sono stati portati all'accesso, con coreografie quasi impossibili o lavori assai stancanti e poco allenanti. Su queste basi, è nato il RUNNERING ®. Un allenamento aerobico su tapis roulant che si basa sul movimento più naturale e semplice che il nostro corpo sappia fare: camminare. Tutti lo possono praticare, gli obiettivi principali sono: • il CONTROLLO E LA DIMINUZIONE DEL PESO CORPOREO attraverso l'utilizzo del metabolismo AEROBICO con frequenze cardiache fra il 55% e il 65% della frequenza cardiaca massima. Inoltre con la capillariz-

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zazione si migliora la circolazione a livello periferico • miglioramento della resistenza; con un'intensità dell'esercizio, che potrà raggiungere anche il 75% della frequenza cardiaca massimale. • SALUTE E al BENESSERE psico fisico, essendo adatto per i principianti che si avvicinano per la prima volta all'attività aerobica e per chi invece corre e si allena già abitualmente. • MIGLIORAMETNTO DELLE CAPACITA' CARDIOVASCOLARI con un lavoro che sta tra il 65% e l'85% della frequenza cardiaca massima. Come mirare a raggiungere questi obiettivi? Semplice, attraverso lezioni differenziate che si suddividono in: LAND: percorso in pianura con variazioni di velocità MOVÍDAlife - n°8 - FEB Ø9

WAVES: percorso con variazioni di velocità e pendenza ad intervalli PEAKS: percorso collinare con sensibile variazione di pendenza CROSS: percorso con variazione di velocità e pendenza (fartlek) Il tutto grazie alla preziosa collaborazione dalla musica, che darà il ritmo e la cadenza di camminata e corsa. Fattore da non trascurare l'importanza del trainer che vi guiderà nel vostro allenamento motivandovi e controllando che l'esercizio sia fatto sempre in sicurezza. Infine l'utilizzo del cardiofrequenzimetro vi permetterà di monitorare le vostre frequenze cardiache per raggiungere più velocemente i vostri obiettivi. I corsi di runnering ® li trovate presso EGO PALESTRE fitness club (ex american club) ad Alessandria in via Boidi, 6 (traversa di via Guasco). Per maggiori info e orari www.egopalestre.com


OGNI LUNEDÌ ALLE 20.00 ASCOLTA RADIOROCK CON FLAVIO GEMMA SU RADIOGOLD 88.8

SONORA NIGHT HORSE “The dark won’t hide you” TeePee 2008

OMAR RODRIGUEZ LOPEZ “Old money” Stones throw 2009

WINO “Punctuated equilibrium” SouthernLord 2009

23 SKIDOO “Just like everybody” Ltm 2009

di Flavio Gemma LEGENDA

HEAVY

PSYCHO

UNDERGROUND

D’AUTORE

Amanti del rock-blues verace,southern hard che più non si può,questo è la voce della tradizione americana che si rinnova,ruvida e sanguigna come da tempo non si sentiva,figli dei più grandi Allman Brothers,i Night Horse ci mettono davanti a fiumi di riff e canti rochi come il whisky. Attitudine rock(oggi si dice stoner) ,cavalcate su praterie elettriche,un pizzico di psichedelia e una solidità da far tremare gli AC/DC,fanno mucchio(selvaggio)….. ed è già storia. Alla chitarra c’è Justin Maranga,nome per ora sconosciuto qui da noi,ma ascoltandolo qui e nel suo progetto parallelo Ancestors,mi verrebbe da ringraziarlo mille volte!

Eclettico e geniale,freak e logorroico,musicista sopraffino(come chitarrista e compositore) Mr.Lopez ha già fatto storia con i suoi sette album solisti e soprattutto con i suoi Mars Volta. Questo album suona e poi suona,inventa e poi inventa,mozzafiato e coinvolgente,tra jazz-rock e psichedelia,funk e melodie latine,il meglio deve ancora venire,visto la sua giovane età. Accompagnato dalla sua”family”di incredibili musicisti,talenti sanguigni e ispirati,ci ricorda come ascoltare un buon disco e riprendere Frank Zappa come icona della musica.

Album solo per Steve”Wino”Weinrich,chitarrista mitologico della scena stoner,già a capo di bands come St.Vitus,Obsessed,Hidden hand,figura storica del”rock alternativo”,underground fino al midollo ma indispensabile per chi ama la MUSICA. Disco scolpito da chitarre wah-wah,incede tra hard-blues e psichedelia,fa occhiolino ai riff dei Sabbath,ma lui dice di aver amato ascoltare Coltrane e Mahavisnu Orchestra. Piacevole e creativo, è un disco ottimamente suonato da Wino,sempre versatile e incisivo con la sua chitarra,specie se coadiuvato da un’ottimo bassista(Jon Blank)e da un ultra batterista(Paul Gaster).

Ristampa dei primi lavori di uno dei gruppi più importanti e seminali della scena musicale underground inglese,questo doppio cd raccoglie il meglio dall’82 al 2002,offrendo oltre due ore di funk tribale,ritmi afro,elettro ambient da chi è stato ispiratore e fondatore di una scena che ha ormai trent’anni di storia. La musica dei 23 Skidoo è ancora all’ava nguardia,coinvolgente,esotica,geniale,da ascoltare e da danzare,un mix di ascolti che vanno da Fela Kuti alla cultura “nigthclubbin”,passando attraverso i festival etnici come il Womad(ideato da Peter Gabriel).

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Murderhead: rabbia e ironia. i chiamano Murderhead e sono una band alessandrina che sta muovendo i primi passi nella scena metal-alternativa con l’esplicito proposito di “voler fare la differenza”, intrecciando differenti sonorità e influenze personali in un mix di metal, groove funk e growl scream. Il gruppo è formato da quattro elementi, provenienti da precedenti progetti musicali: Oscar (voce, ex Deformachine), Mos e Alberto (chitarra e batteria, ex Madido Respiro), Andrea (chitarra, ex K.D.M.) e Gio (basso, ex Rex Devon). Nonostante le differenze di genere e di stile, l’amalgama sembra aver funzionato bene, tanto che i MH sono già arrivati ad incidere il loro primo disco di 5 tracce: “Try to use it as a ringtone”, presto in uscita e distribuito da Andromeda per Bukkake Records. La musica è potente, come nel migliore crossover metal, con testi carichi di rabbia, ma dissacranti e nutriti di una buona dose di ironia. Chi non volesse aspettare l’uscita del disco può ascoltarne alcune tracce su www.myspace.com/murderhead oppure andare a sentirli dal vivo: le prossime date sono il 1 marzo al Thunder Road e il 6 marzo al Mephisto Rock Café di Lu Monferrato. Nel frattempo, li abbiamo incontrati per farci raccontare alcune anticipazioni. Pensate che nell’attuale scena musicale, italiana e straniera, ci siano gli spazi per qualcosa di nuovo? Gio: Purtroppo di “novo” (a parte la scena sperimentale) non c’è nulla; gli anni Zero non hanno apportato nulla di innovativo. Noi abbiamo ripreso sonorità anni ‘90 che ci hanno appassionato e le abbiamo rinnovate e modernizzate...e quello che facciamo per fortuna/purtroppo non lo fa nessuno. Quali sono le sonorità che vi hanno appassionato? Gio: Sicuramente gruppi come Slipknot, Botch, Converse, Soulfly. Poi, ognuno di noi viene da percorsi ed esperienze diverse e quindi è stato influenzato da generi e gruppi differenti: dai Faith No More ai Sick of it All, dai Sottopressione ai Fear Factory. Perché la scelta dei testi in inglese? Andrea: Questa scelta è dettata dal fatto che le nostre ambizioni musicali e comunicative non si limitano al mercato nazionale! Se non fai pop è è un mercato che, tra l’altro, ha sbocco difficile oltre confine; inoltre anche al proprio interno è penalizzante per quanto riguarda il nostro genere! Siamo anni luce indietro rispetto ai paesi scandinavi e dell’Est in quanto a spazi-ascolti metal... Una costante nei testi e nei titoli delle vostre canzoni, oltre alla rabbia, è l’ironia. Penso a titoli come Automitomania o Al Jazeera Soubrette. Quest’ultimo in particolare mi ha incuriosito: di cosa parla? Alberto: Questo è forse il testo più sarcastico e dissacrante: è un’ironica condanna al mondo dei media che censurano,mistificano e monopolizzano a proprio piacere le notizie a discapito di una corretta informazione! La CNN ha esportato il suo modello di propaganda e varietà camuffato da notizia. Una soubrette su Al Jazeera è la rappresentazione simbolica di questo triste e inesorabile processo. Dichiarate di voler cercare di fare la differenza nella scena metal - alternativa: pensate che sia un genere che corre il rischio di diventare ripetitivo o standardizzato? Mos: Il metal secondo me è sempre stato molto standardizzato. Io arrivo dal punk e spero di apportare un po’ di caos in tutto questo... Fare la differenza è fondamentale altrimenti avremmo fatto cover! Basta vedere il nostro impatto live per capire che è qualcosa che da noi non c’è!

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Per maggiori informazioni: www.myspace.com/murderhead www.murderhead.com

Il Dj volante Stefano Venneri, 35 anni, pubblicista, speaker , Dj, animatore di manifestazioni in Alessandria, personaggio di spicco di Radio B.B.S.I. ci prova ancora. Nel 2006 è entrato di diritto nel Guinness Wordl riuscendo ad abbattere il primato di un dj Sloveno, restando sveglio ai microfoni di BBSI per 126 ore. Nel 2007 rivince il Record portandolo a 135 ore di diretta senza dormire, iscrivendo di diritto il proprio nome a pagina 8 del Libro dei Record 2009. Nel Giugno 2008 sempre ad Alessandria in un campo sportivo porta 865 persone, abbatte un altro primato, li abbraccia uno per uno in 21 minuti. Tanti gesti di solidarietà legati a questi progetti, dalla raccolta di giocattoli per i bambini dell’ospedaletto Cesare Arrigo di Alessandria, alla raccolta di Cibo per il Canile, al sostegno di progetti altri progetti quali la costruzione di un orfanotrofio a Karlovac per la Croce Rossa Piemontese e la raccolta fondi per Telethon. Stefano Venneri torna in pista il 18 aprile in Piazza Ceriana ad Alessandria, dove tenterà di restare a 20 metri di altezza appeso ad una gru per 20 minuti a testa in giù, trasmettendo un vero programma radiofonico con tanto di consolle (trasportata da una pedana), intervistando coloro che saliranno con un cestello mobile, leggendo gli sms, cantando con il Pubblico, sempre a testa in giù.

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Sarà una Grande Festa con ospiti e tante sorprese. Con lui ci sarà anche Jack Hill , il Bambino prodigio inglese, che all’età di 6 anni miscelando la musica in discoteca è entrato di diritto nei Record. Ad Alessandria cerchèrà prima di Venneri un’altra impresa. Stefano realizzerà questo tentativo da matti, cercando di realizzare due sogni: donare una consolle, mixer, cd e casse ai ragazzi diversamente abili di Alessandria e l’avvio dei lavori di costruzione di una scuola. “ La storia è dalla sua parte, gli esami medici anche, l’entusiasmo non manca, l’interà Città di Alessandria lo sostiene” dicono i suoi numerosi ammiratori. 4 Record in 4 anni, il dj Alessandrino tenta di arrivare dove nessuno prima di lui ci è riuscito, il tentativo di Record a testa in giu’ per un dj, servirà anche quale esperimento medico su una persona umana e la sua capacità di stare a testa in giù. Prima di lui solo un cantante pugliese ci è riuscito, ma si è fermato allo show dei record di Barbara D’urso, poco piu’ di 3 minuti cantando, poi ha detto basta. Venneri vuole andare oltre. Il dj Volante, così definito dalla stampa, non solo canterà ma farà il dj con una vera consolle a 20 metri d’altezza. E poi a maggio tenterà di abbattere il primato che una volta era suo, stare ai microfono per 170 ore senza dormire.... Ma questa sarà ancora un’altra storia e la racconteremo a tempo debito.

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PULP GENERATION a cura di Angelo Marenzana

CASO APERTO, CASO CHIUSO

PULP GENERATION • ROMANZO A PUNTATE • CAPITOLO VIII • Scritto da Mariangela Ciceri l commissario salì in macchina è posò il portagioie sul sedile libero accanto a lui. Giocare non gli era mai piaciuto. Le gare di ruolo poi, le detestava e la posta in palio questa volta, si disse cercando di ragionare in modo razionale, era troppo alta. Il pensiero di Sara per un istante lo fece sentire meno solo e disperato. Prese il cellulare e compose il suo numero. ‘Ti devo vedere ’ disse senza bisogno di presentarsi. ‘Per favore, non dirmi di no.’ Si incontrarono in un bar del centro. Lo stesso dove per mesi, si erano dati appuntamento durante la loro relazione. Mancini amava sua moglie e Sara era stata un errore, anche se adesso, averla lì, sentire il suo profumo, poterle confessare la sua angoscia, era l’unica cosa che gli dava speranza. La donna, che non aveva affatto programmato di rivederlo, sedeva, tranquilla, ostentando un indifferenza fasulla e lottando contro i ricordi del periodo in cui stavano insieme, prima che una patetica crisi di coscienza lo facesse tornare dalla moglie. ‘Non ti avrei fatta venire se non avessi davvero bisogno di te ’ attaccò Mancini tenendo lo sguardo inchiodato su di lei. ‘Elena è stata rapita, da un pazzo che ha già ucciso una donna, sgozzandola in un parcheggio.’ ‘Il caso Bellia. Ma non avete già fermato qualcuno?’

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‘Evidentemente abbiamo preso la persona sbagliata’ replicò lui avvicinandosi perché nessuno sentisse quello che aveva da dire. ‘Sul tavolo di casa mia c’era una busta’ la prese dalla tasca interna della giacca e la fece scivolare verso la donna, a mani nude. ‘Niente impronte?’ chiese Sara che era una psichiatra forense e di procedure investigative, un po’, se ne intendeva. ‘Le mie di sicuro! Come potevo immaginare, senza aprirla, quello che avrei trovato dentro?’ Sara fissò prima la busta, poi Mancini. ‘Non è una buona ragione, per lasciarci sopra anche le mie. Metti sul tavolo quello che vuoi che veda.’ Il commissario obbedì, consapevole che i tra i due era lei quella lucida e professionale. ‘Cosa c’è di vero in tutto questo?’ domandò Sara dopo aver esaminato la lettera. ‘Che vuoi dire?’ ‘Dice che la vittima era “incastrata da un compagno ... senza spina dorsale” è questo ciò che è emerso dalle indagini?’ ‘Non lo so. La donna era incinta di poche settimane, il medico legale ipotizza che possa essere stato quello il movente del delitto, ma non sa di questa lettera.’ ‘Perché?’ ‘Perché lui, mi osserva!’ rispose il commissa-

rio guardandosi attorno. ‘Può darsi, ma se così fosse non credi che adesso sarebbe qui a spiarti mentre parli con me?’ Mancini si passò una mano trai capelli, confuso e incapace ormai di ragionare in modo lucido e concreto. ‘E’ vero’ continuò Sara. ‘Che ha giocato con Polito? Sai se l’uomo ha ricevuto veramente una lettera come questa?’ ‘E’ ricoverato e non permettono a nessuno di interrogarlo. Tanto non servirebbe a nulla visto che da quando lo hanno trovato con il pugnale in mano, non ha più detto una parola.’ ‘Ed Elena? E vero ciò che scrive di lei?’ ‘Elena voleva un figlio.’ Sara posa nuovamente gli occhi sulla lettera. ‘I bambini non si comprano in gioielleria e ciò che il rapitore dice di tua moglie, è adattabile a qualunque altra donna abbia un marito che lavora molto fuori casa. Non devi sentirti in colpa per quello che è successo tra di noi.’ Mancini solleva il capo. Ha gli occhi lucidi, spaventati: ‘Puoi aiutarmi?’ Sara non ha bisogno di riflettere. ‘Posso provarci.’ E’ la sua risposta.

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POSSESSIONE MEDIATICA DI DANILO ARONA

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ntimo desiderio di ogni scrittore e saggista e quello di riuscire a scrivere un libro profetico. Io con “Possessione mediatica”, libro che ha dieci anni sul groppone, forse l’ho fatto. Naturalmente langue quel minimo di approvazione corale a sancire la bontà delle mie intuizioni, ma quello contemporaneo è un mondo distratto e sempre in corsia di sorpasso con se stesso. Poi, alla fine, chissenefrega. Dunque, a marzo del 1998, uscì “Possessione mediatica”, libro nel quale – dicendola in due parole – si attribuiva ai media un potere invasivo e in alcuni casi destabilizzante, avvalorando la tesi che la mente umana, addirittura la stessa personalità, lungi dall’essere un qualcosa di unico e immodificabile, fossero in realtà strutture pericolosamente aperte e malleabili. “Gli infiniti spazi vuoti che si nascondono nelle pieghe riposte dell’io”, si sosteneva, “sono quelli che ci mantengono aperti alla comunicazione con gli altri e a possibilità di sviluppo sempre nuove, ma sono anche quelli che possono trasformarsi in pericolosi abissi, dove l’affascinante illusione dei media a volte scatena imprevedibili reazioni”. Ci avevo preso? Giudicate voi. Ad aprile, un mese dopo, gli psichiatri italiani cominciarono a lanciare i primi, non tiepidi, allarmi sulla “dipendenza da Internet”, una vera e propria “intossicazione da rete” che si manifesta con agitazione psicomotoria, pensieri ossessivi e fantasie, catalogata da tempo in America come “Internet Addiction Disorder”. A maggio, dato

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che a qualche psichiatra la mia teoria sui “film perturbanti” era apparsa fantasiosa (il sesto capitolo di “Possessione mediatica”), giunse da Milano la notizia che una ventiduenne aveva ingiustamente accusato uno zio di stupro (sedici mesi di prigione si è fatto il poveraccio), prendendo spunto dal film “Rivelazioni”, dove Demi Moore accusava perfidamente Michael Douglas d’averla violentata. “Una videocassetta che la ragazza guardava ogni giorno, fino ad immedesimarsi”, scriveva Fabio Poletti su “La Stampa”. Ma la notizia, a mio parere, più clamorosa era quella che si rifaceva al cosiddetto “stadio dello specchio”. Che, sia chiaro, non è opera mia, ma dello psicanalista francese Jacques Lacan. Tutt’al più, se ho un merito (assieme ad altri), è di aver “contestualizzato” l’argomento all’interno dei meccanismi invasivi mediatici. Ma procediamo con ordine. Lo stadio dello specchio, descritto da Lacan nel ‘74, è una regressione patologica in cui i soggetti proiettano le loro qualità negative in un “Altro Speculare” che assume su di sé, sulla propria “forma”, tutta la negatività rimossa. Non di rado i soggetti avvertono il bruciante desiderio di rompere gli specchi in frammenti minuti allo scopo di sottrarsi alla minaccia dell’Altro, vissuto come persecutore. “Come un mostro dell’inconscio, l’Altro tenta di assorbire il soggetto in un mondo – aldilà dello specchio, o aldilà dello schermo, se si tratta di un medium visivo – da cui non potrebbe più tornare”. Venerdì 15

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maggio 1998, a poca distanza da Alessandria, in Lomellina, la postina Antonella Tempella, 35 anni, dopo mesi di allenamento in un poligono di tiro, uccide in sequenza l’ex marito, il convivente, la madre e una cugina. Poi si ritira nella sua camera, nella casa materna, e si piazza davanti ad uno specchio. In questa posizione, punta la pistola alla tempia e lascia andare il grilletto. Diventa sin troppo banale chiedersi “chi” ha ucciso Antonella in quel modo. Alla luce delle tesi di Lacan, l’Altro persecutore – il vero colpevole degli omicidi secondo molti killer schizoidi – è stato così “eliminato” per avere massacrato, in contrasto con l’Io, i parenti della povera ragazza. Esiste un famoso caso di “possessione mediatica”, che in qualche modo prefigura l’evento della Lomellina. A Parigi nell’aprile del ‘96, una donna polacca, l’architetto Marguerite Zakrewski, dopo aver visto il film “Copycat”, uccide marito e figli e s’impicca nello stesso modo in cui, nella finzione filmica, il serial killer tentava di eliminare la bella Sigourney Weaver. Le indagini avevano appurato che la donna, sofferente da tempo per esaurimento nervoso e sotto cura di forti antidepressivi, ultimamente manifestava disagio di fronte alla propria immagine riflessa e, che dopo la strage, aveva distrutto gli specchi di casa prima del suicidio. Tutti tranne uno: quello che si trovava nella stanza in cui si era consumato l’ultimo atto della tragedia, l’autoimpiccagione.


ANNUNCI ECONOMICI

LAVORO CERCO, OFFRO, VENDO, AUTO MOTO, REGALO, ABBIGLIAMENTO, MOBILI, MUSICA, DISCHI, DVD, SCARPE, CASA, ANTICHITÀ, INFORMATICA, ACCESSORI, ANIMALI, GIARDINAGGIO, LEZIONI PRIVATE, MUSICA, SPORT, VIDEOGIOCHI, VARIE, ETC... OFFRO LAVORO AZIENDA SETTORE GOMMAPLASTICA SEDE: RIVALTA SCRIVIA CERCA 1 LITOGRAFO E TRAFILISTA Rif . 16251 REQUISITI RICHIESTI : Età: min 18 anni Patente B – AUTOMUNITO Preferibile diploma - Conoscenza di word Si valuteranno anche giovani motivati senza esperienza CONDIZIONI CONTRATTUALI: Contratto a tempo determinato,3 mesi, full-time, su turni (anche le notti) Prospettiva di assunzione a tempo indeterminato

NUTENTORE E ISTRUTTORE DI SOFTWARE PRESSO UTENTI FINALI Rif . 16757 REQUISITI RICHIESTI : EtĂ : 20/26 anni Patente B – AUTOMUNITO Diploma, qualiďŹ ca o laurea settore meccanico E’ richiesta un’ottima conoscenza della meccanica e delle macchine utensili a CNC CONDIZIONI CONTRATTUALI: Contratto a tempo indeterminato, full-time Orario di lavoro: 8.30-12.30 e 13.30-17.30

AGENZIA ASSICURATIVA SEDE: TORTONA CERCA 1 CONSULENTE ASSICURATIVO Rif . 16543 REQUISITI RICHIESTI : Età: min 18 anni Patente B – AUTOMUNITO Diploma di scuola media superiore o laurea Conoscenza di word, excel, internet Conoscenza lingua inglese Preferibile esperienza nella stessa mansione CONDIZIONI CONTRATTUALI: Contratto di lavoro autonomo

AZIENDA METALMECCANICA SEDE: CARBONARA CERCA 1 MECCANICO ADDETTO PROGRAMMAZIONE MACCHINA PER TAGLIO Rif . 16775 REQUISITI RICHIESTI : EtĂ : 16/24 anni Diploma o qualiďŹ ca settore meccanico E’ richiesta una conoscenza, anche minima, di AUTOCAD CONDIZIONI CONTRATTUALI: Contratto a tempo determinato o di apprendistato, full-time Orario di lavoro: 8.00-12.00 e 13.0017.0 Prospettiva di trasformazione del contratto a tempo indeterminato0

AZIENDA PRODUTTRICE DI SOFTWARE SEDE: PONTECURONE CERCA 1 INSTALLATORE, MA-

IMPRESA DI SPEDIZIONE E LOGISTICA SEDE: TORTONA CERCA 1 GRAFICO/A PUBBLICITARIO/A

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Rif . 16923 REQUISITI RICHIESTI : Età: min 18 anni Patente B - AUTOMUNITO E’richiesto un titolo di studio adeguato o una precedente esperienza nella stessa mansione CONDIZIONI CONTRATTUALI: Contratto a tempo determinato, full-time Prospettiva di trasformazione del contratto a tempo indeterminato AZIENDA DI RESTURO MOBILI ANTICHI SEDE: GREMIASCO CERCA 4 PROCACCIATORI D’AFFARI Rif . 16936 REQUISITI RICHIESTI : Patente B - AUTOMUNITO E’ gradita una precedente esperienza, anche minima, nella stessa mansione CONDIZIONI CONTRATTUALI: Contratto a progetto E’ previsto un pagamento su provvigione IMPRESA EDILE SEDE: CASEI GEROLA CERCA 1 IMPIEGATA AMMINISTRATIVA Rif . 16944 REQUISITI RICHIESTI : Età: min 25 anni Patente B - AUTOMUNITA Diploma di ragioneria Conoscenza di word, excel e Internet E’ richiesta una precedente mansione di almeno 2 anni nella fatturazione, bollettazione e logistica E’ INDI-

PENSABILE L’ISCRIZIONE NELLE LISTE DI MOBILITA’ CONDIZIONI CONTRATTUALI: Contratto a tempo determinato 12 mesi full-time Prospettiva di trasformazione del contratto a tempo indeterminato Orario di lavoro: 7.30-12.00 e13.30 - 17.00 AZIENDA DI SPEDIZIONI E LOGISTICA SEDE: TORTONA CERCA 1 APPRENDISTA CONTABILE Rif . 17005 REQUISITI RICHIESTI : Età: 18/28 anni Patente B – AUTOMUNITO Diploma di ragioneria Conoscenza informatica di word, excel e Internet E’ richiesta una precedente esperienza, anche minima, nella stessa mansione o un titolo di studio adeguato CONDIZIONI CONTRATTUALI: Contratto di apprendistato, full-time Prospettiva di trasformazione del contratto a tempo indeterminato RESIDENZA SANITARIA ASSISTENZIALE SEDE: TORTONA CERCA 1 ADDETTO/A GESTIONE ED AMMINISTRAZIONE DEL PERSONALE Rif . 17057 REQUISITI RICHIESTI : Laurea specialistica Patente B – AUTOMUNITO Cono-

IMMAR CASA AGENZIA IMMOBILIARE

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MATRIMONIALI/INCONTRI Clara infermiera 51enne .A volte mi fermo ed il pensiero fugge via lontano a cercare qualcosa che sia oltre ciò che appare , qualcosa che gli occhi non riescono a vedere . Un incontro, guardarsi negli occhi, parlare della nostra vita vissuta, scherzare ridere. Poi se il destino ha deciso che questo incontro cambierà il nostro futuro ben venga l’amore . Penso di essere di una donna che valga la pena conoscere anche solo per amicizia. Tel. 333 5209427

ed un futuro tutto da immaginare accanto ad un uomo romantico e presente. Tel. 346 0193568

Adoro la semplicità, la sincerità, la riservatezza, il dialogo sereno e la capacità di essere se stessi. Sono Michela una 27enne seria e sto cercando un ragazzo che come me desideri una storia importante, inizialmente come amicizia. Tel. 333 6481766

Ciao sono una 38 enne briosa, spiritosa, esuberante, fantasiosa, romantica. Nonostante queste mie caratteristiche non frequento discoteche, e la mia vita scivola tra il lavoro , le giornate a casa e le mie amiche di sempre. Sento il bisogno di avere un compagno al mio fianco, per rimettere in gioco tutto l’amore dimenticato. Chiamami magari ne parliamo! Tel. 340 1677410

Di un uomo vorrei essere la sua donna , la sua amica, la sua complice, la sua compagna. Vorrei condividere con lui una giornata normale, una risata,una passeggiata. Mi chiamo Paola, 40 anni impiegata single alla ricerca di un uomo che abbia voglia di assaporare il piacere di un futuro senza solitudine. Tel. 345 4510031 Sono una donna a volte fantasiosa, a volte curiosa, spesso allegra, sempre innamorata della vita e delle emozioni che i sentimenti trasmettono. 45 anni che non dimostro e che non sento di avere. Divorziata un figlio indipendente

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Sono Chiara 34 anni e non cerco avventure , né l’amore furtivo di poche settimane. Cerco l’amico, , il compagno di un viaggio importante: quello della vita. Sono spontanea, indipendente, coccolona. Mi piace ridere , le serate trascorse in buona compagnia: che dire di più……..se vuoi facciamo quattro chiacchiere. Tel. 347 3957469

47 anni, Annamaria una donna semplice, lunghi capelli e bellissimi occhi nocciola. Sono vedova e sola da molto tempo. In questi anni mi sono dedicata al lavoro lasciando in disparte le cose belle, le emozioni che la vita mi ha proposto. Ora vorrei pensare anche a me stessa; i ricordi restano ma non possono pesare sul mio futuro che desidero vivere accanto ad un uomo gentile. Non ho figli e non mi pesa un rapporto con un uomo che li abbia. Tel. 346 0193577

50 anni sono alle porte e mio marito mi ha lasciato per una donna più giovane. Eppure mi sono guardata allo specchio con tutta la crudezza della sincerità, ed ho scoperto una donna ancora bella, di classe, femminile . Mi sono sentita trascurata, mai capita….. così l’ho lasciato andare. Forse il tradimento lo capisce solo chi lo ha subito……o forse il tradimento serve a conoscere meglio chi tanto tempo prima abbiamo sposato. Desidero conoscere un uomo vero, sincero che consideri seriamente il rapporto con una donna. Tel. 338 7311688 42enne molto bella, mediterranea, sensuale. Amo leggere, la natura sono sincera spontanea e difficilmente accetto compromessi con la vita e con l’amore. Cerco l’amore la passione, la sincerità di un “lui”rassicurante allegro che come me desideri un rapporto vero,solido, profondo. Se ci sei…e se esisti… Tel. 347 2806237 Daniela 57 anni proprietaria di un negozio di abbigliamento. Economicamente indipendente, sicuramente benestante ed in un rapporto non cerco né sistemazione, né denaro. Cerco un uomo tranquillo che mi voglia bene, di buon aspetto, intelligente e di buona cultura. Tel. 345 3553526 Antonio è un medico sulla cinquantina . Ama il suo lavoro e lo svolge con dedizione e cura. Dopo una separazione vissuta male ha

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voluto staccare i fili con sentimenti, storie d’amore, ed implicazioni amorose. Superato quel momento desidera innamorarsi ancora di una donna dolce, femminile, seriamente intenzionata a vivere una storia d’amore coinvolgente e definitiva. Tel. 0131 235551 Alessandro è un bell’uomo sulla quarantina : capelli castano chiari, occhi verdi, abbronzato, abbigliamento “giusto” né elegante né casual. E’ gentile, simpatico, e se lo incontri ti colpisce la sua gentilezza il suo fascino, il suo modo di parlare, la voce, lo sguardo. Dirigente di una casa automobilistica ha un buon tenore di vita e desidera conoscere una ragazza seria e per la quale valga la pena “perdere la testa”. Tel. 0131 235551 Sono un giovane ingegnere di 32 anni . Finora le ragazze mi hanno ferito e deluso ma non perdo la speranza. Se nel rapporto con un uomo cerchi romanticismo, coinvolgimento, passione sicurezza, allora sto aspettando proprio te…..Tel. 349 6194130

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