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Il Mosai K o

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Il Mosaiko Kids si riceve tramite abbonamento annuale, richiedendolo al seguente indirizzo: Favolarevia Editore, via C. Alberto 13 15053 Castelnuovo Scrivia (AL) - Tel. 0131 856018 e-mail: favola03@favolarevia.191.it ilmosaiko @tiscali.it

stupefacente

A l e s s a n d r a Ta v a , u n “ p e z z o ” d e l n o s t r o B a s k e t a R o m a

q u a t t r o creatività...

è solo la nostra

La premiazione!

Anno 3 - n° 8, settembre - ottobre 2006 Aut. Tribunale di Tortona N° 2/04 reg. periodici del 22/09/2004 Proprietà ed Editore: Favolarevia, via C. Alberto, 13 - Castelnuovo S. (AL) Periodico mensile Direttore responsabile: Antonella Mariotti Stampa: Tipografia-litografia Fadia, via Soldini 12 - Castelnuovo Scrivia (AL)

c h i a c c h i e r e

sotto il canestro

Anche un campetto di provincia può aprire molte porte... Livia Granata

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elle prime file del Cinema Teatro Sociale di Tortona siedono, come per ogni evento importante, le autorità: il Sindaco Francesco Marguati, l’Assessore alle politiche giovanili Gianluca Silvestri, e i medici che hanno seguito con affetto e partecipazione la nostra iniziativa, il dott. Costantino Girardengo e il dott. Luigi Bartoletti. Accanto a loro, i volti a noi meno noti di altre autorità e cariche istituzionali, la cui presenza insinua nell’attesa dell’inizio quella fredda tensione che appartiene a tutte le cerimonie ufficiali. All’improvviso 500 persone trattengono il respiro, gli occhi sgranati verso il palco su cui si intuiscono i primi movimenti. Tutti attendono la consueta cerimonia di premiazione, con discorsi, letture e targhe d’ottone, e invece, sorpresa! Quattro splendide bambine (nonché redattrici del Mosaiko per i piccoli, Laura Mandirola, Cecilia Crivelli, Federica Marini e Irene Gavio) hanno spiegato con classe e semplicità che cos’è il nostro mensile, a chi si rivolge e dove vuole arrivare. Ma la mattinata scivola subito verso la sua naturale dimensione artistica con l’ingresso di Veronica Bello, che con una canzone toccante e diretta ci trascina nella quotidianità disperata di chi si trova a dipendere dalla droga. La musica, la coreografia, le luci, l’argomento: tutto improvvisamente si tinge di emozioni forti e un brivido corre sulla pelle. Dalla scaletta laterale del palco entrano tre angioletti azzurri, e, sopraffatta dall’emozione, stento a riconoscere i ragazzi della nostra redazione, Laura Mandirola, Cecilia Crivelli

Un’intervista, o meglio una chiacchierata, con Franco Balduzzi, allenatore del Basket Club Castelnuovo Scrivia, che ha ottenuto ottimi risultati con la squadra femminile, riuscendo a costruire un gruppo affiatato ed unito anche al di fuori dei confini del campo da gioco! er iniziare ci piacerebbe avere qualche notizia riguardo la nascita e l’evoluzione della squadra femminile…

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A Castelnuovo, in passato, abbiamo avuto delle ottime giocatrici, quali Luigina Damiani, Desi Cermelli, Laura Bisio, ma negli anni seguenti non eravamo riusciti a mantenere una squadra. La squadra femminile attuale è quindi nata dopo un periodo di “stop”, grazie a Michela Tollentino che nel 1996/1997 è riuscita a raccogliere attorno a sé questo gruppo formato inizialmente da circa una quindicina di ragazze. Io sono subentrato a lei nel 2000, ereditando una squadra formata da ragazze molto giovani, dai 12 ai 14 anni. Nel 2001 si sono poi aggiunte

Quali risultati avete ottenuto sinora e quali sono le vostre speranze per il futuro? L’anno scorso abbiamo ottenuto un buon risultato classificandoci terzi in serie C ed abbiamo partecipato alle finali regionali juniores piazzandoci in quinta posizione. Per quanto riguarda quest’anno, invece, c’è il progetto di confrontarsi con la serie B, ma non ne siamo ancora del tutto sicuri. Inoltre abbiamo formato anche un nuovo gruppo, che raccoglie ragazze nate dal 1994 al 1996, che speriamo possano in futuro fornire i ricambi generazionali per la prima squadra. Pensa che ci siano più possibilità di emergere nel settore femminile piuttosto che in quello maschile? Sì, penso proprio di sì. Nel settore maschile c’è più concorrenza, ci sono molte più squadre e, di conseguenza, anche

segue a pag. 2

“Stupefacente è solo la nostra creatività” pag.3

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P R E M I A Z I O N E !

Mimma Franco, Marta Lamanuzzi, Davide Varni

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Coscritti in piazza a Castelnuovo I CAMPIONI DEL MONDO SIAMO NOI! di Elena Pisa

Isola S. Antonio - Intervista a Carola Picotto pag.5

L’EMOZIONE DEL PATTINAGGIO di Marta Lamanuzzi

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Voghera - Intervista a Veronica Bello UNA CANTANTE... VERA! di Mimma Franco

Mimma Franco, segue a pag.3

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anche giocatrici provenienti da altre squadre, soprattutto da Tortona, e fondendo così questi due gruppi siamo riusciti a creare una squadra competitiva.

Alessandra Tava (foto Bruno De Faveri)

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I racconti fantastici del Mosaiko FURETTI ROSA & CO. di Sofia Falchetto


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più giocatori. Nel femminile invece c’è più possibilità, logicamente bisogna lavorare molto bene!

molto. E i risultati si sono visti dal momento che quest’anno è stata convocata per disputare i campionati europei giovanili.

Alcune giocatrici del Castelnuovo sono giunte ad imporsi anche sulla scena nazionale, potrebbe parlarcene?

Potrebbe raccontarci qualcosa di più su questa esperienza “europea” di Alessandra?

Sì, dalla squadra sono emerse in particolar modo due giocatrici: Alessandra Tava(che quest’anno ha anche partecipato all’Europeo in Finlandia), e Giulia Leva, entrambe sono state convocate in *Azzurrina*. Azzurrina è un progetto voluto dal settore nazionale femminile, nato a Roma, esteso poi a tutte le regioni italiane. Ogni regione, all’interno di questo progetto, seleziona le 15 migliori giocatrici di ogni annata, e noi dal 2000 ad ora abbiamo avuto quattro convocate: oltre ad Alessandra Tava e a Giulia Leva sono state notate anche Codispoti e Marciano. Per un paese come Castelnuovo avere avuto ben quattro convocazioni è sicuramente una grande soddisfazione. E cosa può dirci di Alessandra Tava? Ci piacerebbe conoscere un po’ il suo percorso… Alessandra è stata inizialmente allenata da Michela, poi è stata allenata sia da me che da Cristiano Lunaschi, in quanto disputava due campionati: con Cristiano giocava nel campionato riservato alle ragazze della sua età, nate cioè nel 1990/1991 (NdM. Alessandra è nata nel 1991), e poi io la aggregavo alla squadra delle più grandi, delle ragazze nate nel 1988 e disputava anche il loro campionato. Alessandra ha sempre dimostrato molto impegno, scegliendo di allenarsi quattro volte alla settimana invece di due, e sicuramente allenarsi e confrontarsi con giocatrici che avevano due o tre anni più di lei l’ha aiutata

G r a n a t a

Per entrare a far parte della nazionale under 16 ha prima dovuto superare una pre-selezione a Caorle, dove c’erano venti ragazze. Dalle venti iniziali ne sono state scartate quattro, e le sedici rimanenti si sono trasferite a Bormio, dove altre quattro sono state eliminate. Alessandra era invece fra le dodici che sono state selezionate per partecipare in Finlandia agli Europei B. Non so se sapete come funziona il torneo…. No, in effetti no, potrebbe spiegarcelo? C’è un girone A, che è il girone in cui si gioca per vincere il torneo vero e proprio, e poi c’è il girone B, in cui l’Italia è retrocessa due anni fa perché si era classificata agli ultimi posti. Per poter ritornare nel girone A l’Italia quest’anno doveva classificarsi fra le prime due del girone B, purtroppo sono arrivate terze, perdendo la semifinale con la Svezia, quindi l’anno prossimo rigiocheranno l’Europeo B. Ma comunque non capita certo tutti i giorni di partecipare ad un torneo di questo calibro! In Finlandia inoltre Alessandra ha anche conosciuto l’allenatore di Roma, che è la squadra in cui giocherà la prossima stagione. Quindi Alessandra ha deciso di trasferirsi? Alessandra ha indubbiamente fatto una scelta coraggiosa, nonostante avesse ricevuto proposte interessanti da alcune squadre più vicine quali Broni e Torino ha scelto di tra-

sferirsi a Roma, per giocare nel *San Raffaele Roma*, una squadra di serie A1, neopromossa, che milita nel campionato nazionale. Lei disputerà sia il campionato cadette che quello juniores, quindi inizialmente si dedicherà solo ai campionati giovanili, e poi, se riuscirà a meritarselo, verrà aggregata alla prima squadra, cominciando quindi a conoscere un ambiente sempre più professionale. Può dirci qualcosa sulla giornata tipo di Alessandra? Io purtroppo non conosco bene i particolari, so che abita con un’altra ragazza in una famiglia di Roma. Al mattino frequenta la scuola, il secondo anno di liceo scientifico per la precisione, e sicuramente nel pomeriggio è impegnata con gli allenamenti. E quali possibilità per il futuro può offrirle,secondo lei, questa esperienza? Per quest’anno Alessandra è solo in prestito, a giugno deciderà se si è trovata bene e ha intenzione di proseguire con il *San Raffaele* oppure se accettare una delle altre numerose proposte che ha ricevuto da svariate società di serie A, oltre a Torino e a Broni erano interessate infatti anche Parma e La Spezia. Pertanto Alessandra può scegliere fra molte possibilità. E’ sicuramente una ragazza molto matura, perciò sono sicuro che saprà scegliere per il meglio! Tornando invece a parlare un po’ di lei, che cosa le trasmette il basket? Il Basket per me è prima di tutto una grandissima passione, che è stata capace di regalarmi anche grandissime soddisfazioni. Abbiamo cercato di costruire delle squadre che fossero senz’altro compe-

Alessandra Tava e Gianmarco Pozzecco, icona del Basket italiano

sotto il canestro titive, ma in cui non mancassero mai, prima di tutto, il divertimento e la voglia di stare insieme. Il Basket è infatti, oltre che uno sport completo e motivante, un’occasione e un momento per conoscersi, fare nuove amicizie ed imparare a collaborare con gli altri. Io personalmente adoro allenare i ragazzi giovani, fra i dodici e i quattordici anni, perché a quell’età sono presenti soprattutto la purezza e la voglia di divertirsi, qualità che purtroppo, con il passare degli anni, alcuni perdono.

Che consiglio si sentirebbe di dare ad un ragazzo che volesse cominciare a praticare questo sport? Secondo me il Basket è uno sport bellissimo, oltre che uno dei più completi in assoluto insieme al nuoto!Inoltre è uno sport di gruppo, e credo che gli sport di gruppo, in generale, aiutino a crescere in quanto insegnano a condividere con gli altri determinate cose: devi imparare a impegnarti e anche a sacrificarti per il bene

della squadra, sviluppando così un notevole senso di responsabilità. Soprattutto al giorno d’oggi credo che sia davvero importante per i ragazzi stare insieme agli altri. Fondamentale però sono prima di tutto l’impegno e la correttezza, pertanto ad un ragazzo che si avvicina per la prima volta a questo sport consiglierei prima di tutto di impegnarsi, perché, anche se si gioca per divertirsi, l’impegno e la correttezza non devono mai venire meno, anzi!

Ha un sogno nel cassetto che può raccontarci? Sì, a dire il vero c’è un sogno nel cassetto. Io, e chi come me collabora da tempo con la società di Basket, abbiamo sempre sperato di poter creare un giorno una Polisportiva qui a Castelnuovo, finalizzata a fare in modo che i ragazzi pratichino sport, non importa quale. Si tratta chiaramente di una cosa complicata da realizzare, perché bisognerebbe che tutti facessero un passo indietro, rinunciando a qualcosa di loro per poter però dare qualcos’altro a tutti gli altri. Penso che molta gente potrebbe essere coinvolta in questo progetto, e sono sicuro che troverebbe molti riscontri e approvazione.

Franco Balduzzi e Livia Granata (foto Elena Pisa)


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La premiazione!

Emozioni e arte per suggellare il concorso

è solo la nostra

creatività...

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Mimma Franco, segue dalla prima e Andrea Marcone. Vederli così, in veste di ballerini di grande talento, tessere la loro tela di figure sotto l’occhio attento di Margherita Roda, che li ha formati e diretti alla California Dance School di Voghera, mi commuove e mi riempie d’orgoglio. Dalla sinistra del palco entra Sonia Bedeschi, si siede per terra scalza in abito lungo verde e si mette a leggere una frase davvero toccante che mette in gioco tutto ciò che di più importante ci può essere nella vita, e a quel punto sono quasi alle lacrime. Lo spettacolo delicato che va in scena, animato, diretto e interpretato da Margherita Roda, si intitola Balletto alla vita. Come si può insegnare ad amare la vita, apprezzarla, gustarla e difenderla? Come si può insegnare che non basta una pillola per condire la realtà di tutto il sale che le manca? Forse ci si può

riuscire solo con l’arte, e questi straordinari ragazzi sono sul palco per farlo… Il rito della premiazione a questo punto può iniziare in un clima di forte emozione e completamente spoglio di inutili cerimoniosità. Devo davvero ringraziare dal profondo del cuore tutte le persone che hanno reso possibile l’avventura del Concorso Nazionale “Stupefacente è solo la nostra creatività” e che hanno permesso che prendesse questi accenti di intensa espressività. L’elenco dei collaboratori, degli entusiasti, dei sostenitori, di tutte le persone a qualche titolo coinvolte sarebbe lunghissimo e finirebbe inevitabilmente per escludere qualcuno. Mi limiterò qui ad abbracciare idealmente le persone e le istituzioni che più hanno partecipato, offerto e sofferto: Margherita e tut-

to il suo corpo di ballo, Antonella Mariotti, Giovanna Spantigati, il Comune di Tortona, la Consulta Comunale Giovani, Il dott. Girardengo e il dott. Bartoletti, la redazione del Mosaiko, Elena e Claudio, in particolare, che sono sempre al mio fianco. Sono profondamente convinta che i giovani e i meno giovani che hanno partecipato a questa esperienza sapranno avvicinarsi al drammatico problema delle dipendenze da stupefacenti con minore incertezza e senza quel carico di pregiudizi che crea un muro invisibile ma invalicabile in cui la persona che ha bisogno di aiuto si trova rinchiusa e ghettizzata. Credo anche che da questo concorso tutti abbiamo imparato una verità semplice quanto difficile: fuggire la propria vita è rincorrere la propria morte.

Da sinistra: Federica Oliva, Alice Marzella, Chiara Fossati (vincitori 1° premio Slogan), Sonia Bedeschi, Margherita Roda.

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Davide Varni

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settembre 2006, il concorso “Stupefacente è solo la nostra creatività” ha avuto termine in un tripudio di premi. Anche il sottoscritto ha preso parte alla manifestazione, non solo come rappresentante della redazione ma, udite udite, nell’inedita veste di presentatore. Nonostante il terrore di “impappinarmi” (gergo squisitamente tecnico che descrive bene la figura che fa il presentatore quando non parla, comin-

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l e z i o n e

Marta Lamanuzzi

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Dall’alto al Basso: Andrea Marcone e Margherita Roda (foto 1), Laura Mandirola, Sonia Bedeschi e Cecilia Crivelli (foto 2) interpretano “Balletto alla vita”. Foto 3: una scena dallo spettacolo “La rinascita” (foto Guido Colla).

cia a sudare e balbetta), ho intrattenuto il pubblico per cinque minuti, insieme a Marta, per lodare e ringraziare i partecipanti e gli sponsor in nome del nostro giornale. Non ho però l’ardire di prendermi un qualche merito per l’organizzazione del tutto: i complimenti vanno tutti a Mimma ed Elena, che, nonostante le ore di sonno perse, i frequenti trasferimenti Castelnuovo- Tortona e le ore passate a revisionare la scaletta, hanno portato a termine la premiazione vive, vegete e stanche morte. Una “sfacchinata” che però è valsa i riconoscimenti delle auto-

a mattinata di sabato 30 settembre non è stata, come potrebbe sembrare ai più distratti, un bell’espediente per saltare cinque ore di noiose spiegazioni di matematica, storia e letteratura; né un lasso di tempo da dedicare all’ascolto della musica o alla lettura di fumetti; è stata al contrario una piacevole ed alternativa fonte di insegnamento, crescita e disincanto. Una prova solida ed evidente dell’importanza della manifestazione è stata la presenza di diverse autorità: il sindaco di Tortona Francesco Marguati, l’assessore alle politiche giovanili Gianluca

Silvestri, il dottor Girardengo e il dottor Bartoletti. Le tossicodipendenze, e in modo particolare alcool e canne, che sono le più vicine al mondo dei giovani, sono state il filo conduttore dei diversi interventi previsti dalla scaletta. Come la serietà del tema richiedeva, un’equipe di esperti ha relazionato, analizzando il problema da più angolazioni e in molti dei suoi aspetti. È stato proprio grazie alle fondamenta gettate da queste trattazioni, che la premiazione del concorso del Mosaico Kids ha assunto un significato che va oltre al riconoscimento della fantasia e della creatività dei vincitori, oltre al valore estetico delle coreografie e dei canti. Credo che sabato mattina il nostro concorso sia apparso agli

f a t t a ! rità presenti per l’ottima riuscita dell’originale connubio di ballo e canto, idea non molto sfruttata nel contesto delle campagne contro le tossicodipendenza, ma indubbiamente avvincente. E chissà che, dato il successo sia della tavola rotonda che della premiazione, questo colloquio non possa diventare un appuntamento fisso nel processo di sensibilizzazione giovanile, insieme al comune di Tortona, sempre molto attento a queste necessità. E se avete bisogno di un presentatore, sapete a chi rivolgervi.

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occhi del pubblico, sia a quelli dei ragazzi sia a quelli degli adulti, come un’iniziativa davvero profonda, degna di attenzione ed innovativa. Non si è trattato solo di un potente mezzo di sensibilizzazione, ma, forse inaspettatamente, ha anche messo in luce che sono i giovani stessi a possedere la forza e l’ingegno più stupefacenti per la risoluzione dei loro problemi. Una scoperta che avvalora ulteriormente gli elaborati dei partecipanti rendendoli preziosi spunti di riflessione. In quest’ottica si spiega la suggestione che hanno suscitato la coreografia di Margherita Roda e la canzone di Veronica Bello, toccanti interpretazioni della sofferenza, ma anche del coraggio e della determinazione che accompagnano l’abisso delle tossicodipendenze.


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I campioni del mondo siamo noi! Elena Pisa coscritta ‘88

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erto che è strana la vita… sembra che il tempo dei coscritti non arrivi mai, invece ecco che gli anni passano alla velocità della luce… e non riesci neanche a gustarteli a dovere… Dopo molti anni di lontananza, dovuti alle differenti scelte della scuola superiore, ci siamo ritrovati tutti per festeggiare la nostra entrata in società… Non eravamo più quelli di un tempo, siamo cresciuti, siamo cambiati oltre che fisicamente anche caratterialmente, abbiamo avuto tutti esperienze diverse e nuove amicizie, ma siamo riusciti a mettere da parte tutte le rivalità per realizzare uno splendido (anche se un po’ noioso) spettacolo nella piazza del nostro paese. Il momento più affascinante è stata l’attesa della nostra entrata… urlavamo eccitati, strombazzavamo, rombavamo, fischiavamo, saltavamo… l’agitazione e l’emozione erano alle stelle! Il momento tanto atteso è arrivato… siamo partiti con risciò e scooter verso la piazza con quanta più foga avevamo in corpo! ECCO A VOI I COSCRITTI DEL 1988!!! Non avevo mai provato un’emozione simile in tutta la mia vita… è proprio vero che i coscritti sono un’esperienza indimenticabile che non bisogna perdere! Sei di noi hanno ballato la sigla dei presentatori: il nostro sindaco Gianni Tagliani e la nostra migliore e amatissima ballerina ed insegnante di danza Margherita Roda! Finalmente dopo tutto ciò, è iniziata la sfilata delle 17 coppie partecipanti, ad ognuna veniva concesso qualche minuto di conversazione per dare la possibilità di presentarsi al pubblico…

Ero in stato confusionale: ero agitata ed eccitata, avevo paura di inciampare, di dire qualche strafalcione, non riuscivo a stare ferma, non sapevo dove andare… passato il mio momento sono riuscita a tranquillizzarmi

Danza Caraibica Latino - Americani Corsi per bambini

Funky Bambini - Adulti

mo pronti per la cena della sera! Sono stati due giorni intensi ma purtroppo brevi! Tutti abbiamo una gran voglia di ripercorrere ancora quei fantastici momenti! Ora siamo maggiorenni e questo im-

Propedeutica alla Danza classica e moderna da 3/5 anni Danza Classica Principianti - Intermedio - Avanzato - Professionisti Danza Moderna Principianti - Intermedio - Avanzato - Professionisti Psicomotricità dell’età evolutiva Danza - Terapia (Novità) Studio sui Musical (Novità) Coreografie Televisive

in collaborazione con il Gruppo Amici San Vittore

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rimproverava! La serata passò volando, purtroppo…e lo stesso vale per la discoteca! Il giorno seguente pochi i superstiti che sono riusciti a trovare la forza di venire a messa… ma dopo una bella dormita erava-

plica avere a tutti gli effetti serie responsabilità delle nostre azioni, una continua maturazione… che ci permetterà di crescere in modo migliore! SIAMO NOI, SOLO NOI I COSCRITTI DEL 1988!!!

foto Controluce

Corso di Majorette

Hip Hop

leggermente. Un particolare della serata che ricordo con divertimento, sono stati i simpatici “battibecchi” tra i presentatori: Gianni impegnato con il cellulare per leggere i messaggi e Margherita che lo

Stage nel corso dell’anno con i massimi esponenti del settore

Proprietà artistica letteraria Casa Editrice Favolarevia

Break Dance Contemporaneo

Collaborazione e supervisione artistica

di Garrison Via Sturla, 21 VOGHERA presso

Via C. Alberto, 13 15053 Castelnuovo Scrivia (AL)

CD AAN LC EI F O R N I A ACADEMY FUTURA

Direzione Artistica Margherita Roda Garrison Rochelle

Infoschool 338 8340527

Vietato riprodurre senza autorizzazione testi, fotografie e impostazione grafica

Progetto grafico e impaginazione: Favolarevia Fotografie: favolarevia - Manuela Gandolfi - Elena Pisa - Bruno De Faveri - Studio Controluce - Guido Colla. Redazione Direttore Resp.: Antonella Mariotti Presidente: Mimma Franco Giovanna Spantigati - Paola Maggi - Silvia Pareti - Marta Lamanuzzi - Livia Granata - Simona Lucarno - Davide Varni Elena Pisa - Giorgia Bresciani - Andrea Accatino - Claudio Bertoletti - Elio Pisa Manuela Gandolfi - Paola Picena - Riccardo Torti - Mattia Conte. Piccoli Piccoli Lisa R. Magnaghi - Cecilia Crivelli - Chiara Fossati - Federica Oliva - Cecilia Mariotti - Martina Ruta - Sofia Falchetto Daniele Accatino - Federica Marini - Marta Chiapedi - Laura Mandirola - Marco Mandirola - Irene Gavio - Andrea Marcone - Riccardo Allegrone. Illustrazioni Carlotta Ruotolo - Martina Delfanti Segreteria Elena Pisa


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Carola

Picotto,

promessa

del

pattinaggio

artistico

attinaggio :

un’emozione che non si riesce a spiegare... Marta Lamanuzzi

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enerdì 8 settembre quattro inviati della redazione del Mosaiko Kids sono stati calorosamente accolti nella corte antistante un grazioso casale di campagna ad Isola Sant’Antonio. Motivo della visita l’intervista a Carola Picotto, giovane promessa della Nazionale di pattinaggio artistico. Ripercorrere insieme a lei le tappe del suo percorso e ricevere informazioni su allenamenti, obblighi e sacrifici che l’agonismo richiede induce a riflettere seriamente sulla costanza e sull’impegno che una forte passione sportiva può generare nell’animo di una ragazza di soli sedici anni, quella costanza e quell’impegno che potrebbero costituire per ognuno di noi la chiave per realizzare i propri sogni. Riportiamo i passaggi più interessanti dell’intervista per mettere a fuoco la personalità e la storia di Carola.

Carola Picotto, 16 anni, gareggia nella categoria Allievi.

Come è nata la tua passione per il pattinaggio? A nove anni vedendo su Stream gli europei e i mondiali di pattinaggio ho detto a mia mamma: “voglio pattinare come loro”. Quali sono le tappe del tuo percorso artistico? Ho iniziato a frequentare un corso di pattinaggio artistico, tre volte alla settimana, allo Sportincontro di Torino, dove sono nata e ho passato l’infanzia. Nel giro di poco tempo sono entrata nell’agonismo e ho passato cinque settimane in Slovenia per il mio primo stage estivo, che gli anni successivi si è sempre tenuto a Courchevel (AlbertVille) insieme a Pierre Trènt, supervisore della Nazionale italiana, francese e finlandese. A quattordici anni ho cominciato ad allenarmi con gli insegnanti della Nazionale all’Ice Academy, oggi Forum S.s.d.r.l. , di Milano. Nel frattempo mi ero trasferita prima in un paese vicino a Torino e di recente qui a Isola Sant’Antonio, un posto tranquillo e che soddisfaceva sia la mia esigenza di avvicinarmi a Milano, sia il desiderio di campagna di mio papà. Qual è la tua giornata tipo? Alle nove mi sveglio e vado a fare allenamento, tre ore su ghiaccio, una di balletto e una di ginnastica, che consiste ad esempio in addominali e pesi, sfrutto le pause per studiare. Poi prendo la metropolitana e vado alla scuola della Scala, dove frequento un normale corso di Liceo scientifico dalle sei e mezza alle undici meno un quarto di sera. Tornata a casa verso mezzanotte ceno e vado a letto per poi ricominciare l’indomani. Devi seguire qualche dieta particolare? Sì, veniamo sottoposte a molti esami e frequenti controlli in base ai quali il Prof. Boselli, che è il nostro dietologo, elabora una dieta su misura per ciascuna di noi. Io ad esempio posso mangiare un po' di tutto, tranne il formaggio, ma in determinate dosi; devo pesare tutto, anche l’acqua. Tra i sacrifici che l’agonismo comporta, quali ti pesano di più? A volte , il fatto che quando gli altri ragazzi escono, io ho allenamento oppure le gare, ma nel momento stesso in cui entro in pista questa sensazione svanisce. Il sabato vado a scuola dalle due alle sei e mezza, così spesso mi metto d’accordo con i miei compagni di pattinaggio ed esco con loro. Hai pause e vacanze durante l’anno? Ho una settimana di vacanze a giugno, due a luglio e una ad agosto, per il resto durante l’estate gli allenamenti sono più lunghi e c’è lo stage di cinque settimane. Come si svolgono le gare? Occupano due giorni, il pri-

mo giorno eseguiamo il “corto”, un pezzo breve, il secondo il “lungo”, di tre minuti. Ci sono tre giudici che analizzano la tecnica di esecuzione e la coreografia, più due technical specialists che osservano la precisione degli elementi: passi, salti , trottole, angeli e contano le cadute.. Ti sei mai fatta male? Sono dovuta rimanere ferma per quattro mesi per una distorsione al ginocchio e mi sono rotta due volte il polso. Ti capita di agitarti prima e durante le gare? Capita spesso, soprattutto a chi come me è nel pieno dell’adolescenza. Per questo vengono organizzate sedute con lo psicologo della Nazionale, Cignozzi, che ci aiuta a concentrarci, ci fa immaginare il nostro programma cronometrandoci per vedere se rispettiamo i tempi, e ci aiuta a evitare crisi e paranoie. In che categoria sei? Negli allievi, siamo una trentina in tutta Italia. Io ho iniziato tardi, di solito si comincia a tre, quattro anni, ma se riesco a guadagnare punti nelle prossime gare forse passo subito alla categoria successiva anziché l’anno prossimo. Le categorie sono: esordienti, principianti, cadetti, allievi, junior e senior, grandi campioni. Se sei bravo, però, già nella categoria junior hai la possibilità di partecipare a Grand Prix e Coppe del mondo. Hai un idolo o un modello a cui ispirarti? Mi piace molto Yevgeniy Plyushenko, che vedremo esibirsi a Ottobre a Milano, Alexei Yagudin, Michelle Kwan e la Sasha Cohen. In questo sport spesso si emerge tardi, dopo i vent’anni, perché solo allora, dopo aver assimilato al meglio la tecnica, si riesce a dare il massimo in gara. Il tuo sogno? Portare il nome dei Picotto alle Olimpiadi. Nel 1955 mio nonno Carlo aveva vinto le pre-olimpiadi di lotta grecoromana medio leggeri, ma la sua squadra si ritirò dalle competizioni e lui non potè partecipare alle Olimpiadi l’anno successivo a Melbourne/Stoccolma del 1956. Dopo le Olimpiadi, fare qualche anno di professionismo facendo un tour di spettacoli per tutto il mondo, per poi diventare insegnante di pattinaggio. Vorrei anche entrare nell’Arma dei Carabinieri come avevano fatto papà ed il bisnonno. In ogni caso vedremo cosa mi riserverà il futuro. Determinazione, coraggio e ottimismo, questo lo spirito con cui Carola, tramite le sue risposte, ha dimostrato di affrontare le difficoltà, le delusioni e le soddisfazioni che compongono il mondo dell’agonismo.


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Una cantante...Vera! a cura di Mimma Franco Abbiamo ascoltato Veronica al Ranch Saloon di Voghera e ci siamo lasciati trasportare dalla sua passione e dalla sua voglia di riscattare la quotidianità opprimente coltivando la propria dimensione creativa. Un sogno che non è mai evasione ma che, anzi, diventa impegno e adorabile sacrificio. Non a caso cantava una canzone che parla di droga, lo stesso desiderio di fuggire dalla vita di tutti i giorni, ma trasformato in un incubo mortale. Per capire meglio come l’ansia di sognare possa portare a imboccare strade così drasticamente lontane, abbiamo chiesto a Veronica di raccontarsi alla redazione del Mosaiko.

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i chiamo Veronica Bello (Vera per gli amici e nome d’arte), sono nata a Cantu’ (Como) il 12/10/1984 e vivo a Voghera.. Fin da piccola, ho sempre avuto una passione tormentata per il canto...ovunque ero e ovunque andavo senza timore portavo allegria e intonavo sempre qualche canzoncina... ai tempi quelle di Cristina D’avena... per poi arrivare a Laura Pausini e Ivana Spagna (miei idoli da piccina). Crescendo ero sempre piu’ sicura di me stessa e quasi tutti i giorni dicevo ai miei genitori che da “grande” avrei voluto fa-

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re la cantante, scrivere canzoni e fare tournée... e devo dire che il mio tragitto inizia proprio 12anni fa... nel 1994, andavo ancora a scuola alle elementari se non erro... dai, ero ancora piccina... Mi iscrissi alla corale di Voghera “Pietra Gavina” dove lì l’insegnante Sara Bonini mi insegnò i piccoli esercizi di respirazione, e fece di me un soprano, anche se ricoprivo entrambi i ruoli di “basso e soprano”.Feci una bella esperienza, perchè la musica lirica è proprio quella che imposta la voce e la crescere. Feci diversi concerti di gruppo alla quale associavo anche divertimento e nuove amicizie. Nel 1998 decisi di smettere di cantare in quella corale e arrivata alle scuole medie, chiesi alla mia insegnante di darmi qualche lezione di tastiera, perchè mi interessava imparare anche a suonare qualcosa. Anche quelle lezioni servirono molto, e avendo tanto orecchio, riuscì a comporre anche un breve pezzetto di musica... diciamo che ero bravina.Dico bravina perché ora è passato un pò di tempo da quando suonavo. Queste lezioni sono durate un annetto, dopodiché, crescendo, mi appassionai di karaoke, mi documentai su qualche libro di musica, mi feci dare una chitarra dallo zio cantante (di Como), ma per quel-

la chitarra non trovai mai tempo... Negli anni continuai a canticchiare nel mio privato finché nel febbraio 2003 sempre in un karaoke al “Movie Stop” di Montebello D.B., mi informarono di una gara di canto alla quale partecipai, arrivando in finale e classificandomi terza. Eravamo in 45, e per me era già una vittoria aver superato tutte quelle persone.Vinsi con la canzone di Dolcenera “Siamo tutti là fuori”.Con quella vincita mi diedero la possibilità di andare in sala di registrazione a Codevilla e registrare per 2 ore. In quel momento ero alle stelle, agitatissima... e non immaginate quando arrivò il giorno della registrazione e feci il mio primo cd. Incisi “Luce tramonti a nord est” di Elisa, “Come saprei” di Giorgia. Nello stesso anno partecipai alla trasmissione “Superstar” presentata da Daniele Bossari e M. Di Cataldo. Anche quel giorno era importante e anche lì portai il mio cavallo di battaglia “Siamo tutti là fuori”. Arrivai alla seconda selezione e alla terza andai a casa...(dispiaciuta), si sa in quel giro come funzionano tante cose...se paghi o dai... ma non voglio dilungarmi o generalizzare perché non per tutti funziona nella stessa maniera. Chiamiamolo successo ugualmente: mi sono vista in tv e da lì mi son sentita cantante anche fuori... Ma non è tutto. Nel frattempo ho fatto diverse registrazioni, anche se le chiamerei bozze (perché non son state registrazioni fatte bene). Nel 2004 non ho fatto altro che qualche serata con lo zio nei pressi di Como, girando locali nelle vicinanze per farmi co-

noscere. Tutto avviene nel 2005 (ottobre-novembre) quando a fine estate la mia carissima amica (nonché manager) mi propone di partecipare ad una gara canora in un locale (con iscrizione obbligatoria) vicino a Milano, e precisamente a Roncaro. Qui a presentare il tutto era la famigerata Lidia Mingrone... C’era la giuria, e tantissima gente. Le fasi sono state tre. Io Alla prima e seconda fase mi son classificata prima e alle finali quarta (anche se tutti dicevano che meritavo di piu’). Ho vinto un libro autografato e ho fatto tante, ma tante conoscenze che mi han portato al Ranch di Voghera (ma prima di arrivarci mi sono allenata parecchio). Al ranch nel febbraio 2006 ho partecipato al concorso “Open Stage” dedicato ai cantanti emergenti. In quel momento capii che era una buonissima occasione per farsi conoscere nella zona stessa...e non solo. Ogni giovedì c’era un solista e un gruppo e alla fine in dieci arrivavano in finale. Io ci speravo... ma non troppo, perché erano veramente tutti bravi e meritavano di vincere davvero. Ricordo ancora che quella sera ho portato un repertorio tutto mio, misto, senza seguire un vero ordine: Irene Grandi, John Lennon, Mery Claire D’ubaldo, Giorgia, Ana Johnson, Tina Turner, Lene Marlin.. Ogni cantante aveva a disposizione 40minuti per esibirsi. E devo dire che son riuscita a trasmettere tutta la grinta che ho dentro facendo divertire anche i più grandi. Non pensavo, ma quella sera fu un vero successo, e mi sentì davvero importante. Una valanga di fotografie e complimenti, ma nulla mi distraeva dalle mie canzoni! A giugno vengo a sapere che sono tra i finalisti e lì vinco il PRIMO PREMIO DELLA CRITICA con l’inedito “TI UCCIDERO’”, canzone dedicata al delicato tema della droga. Questo inedito l’ho presentato prima an-

cora al concorso del “VideoFestival live” a Cattolica....dove arrivai alle semifinali e per un pelo non entrai in finale...ma eravamo in 700, e per me arrivare a Cattolica e presentare il mio primo singolo, è già stata una vittoria!!!!!!!!! Questo inedito è stato scritto da Giuseppe Sette, un ragazzo foggiano che non ho mai conosciuto, e che ho visto solo in foto quando mi fecero ascoltare l’inedito. E’ da quel momento che ho deciso di “acquistarlo” e farlo diventare mio: il tema mi piace, è una canzone dal ritmo grintoso... fa per me... e poi finora mai nessuno aveva portato un canzone che parlasse di quel tema. Dopotutto, oggi viviamo in una società dove i ragazzi della mia età fanno uso e abuso di stupefacenti, come se fosse una cosa NORMALE ..ROVINANDOSI LA VITA POCO A POCO..E ROVINANDO SOPRATTUTTO LA VITA DELLE PERSONE CHE HANNO ACCANTO.Penso che questo sia un buon motivo per ascoltare la canzone e riflettere. ..chissà che un giorno non andrà in onda su qualche radio.. Mi piacerebbe metterlo in vendita, ma oggi di case discografiche che finanziano non ce ne sono più, ed io sinceramente ho poco denaro...o meglio, cerco di metterlo via, sperando che un giorno tutti i ragazzi della mia età e non solo, ascoltino Vera! Ora come ora in questo periodo ho fatto qualche serata a Salice Terme, qualche matrimonio... e nient’altro. Ho scritto una canzone dedicata ad un ragazzo a cui ho voluto bene e sono in attesa di arrangiamenti musicali da un amico di Piacenza. Spero di inciderla quest’inverno. Sono una cantante che scrive di botto, sul momento, quello che sente, quello che percepisce in quell’istante. Se mi trovo a lavoro, per esempio, e mi viene in mente una frase, prendo un pezzo di carta e scrivooo! E’ questo il segreto.. ..

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r a c c o n t i

f a n t a s t i c i

F u r e t t i C h i Sofia Falchetto

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olto spesso gli errori possono portare spiacevoli conseguenze, ma c’è anche chi per errore scopre cose mai viste, interessanti, affascinanti e, perchè no, magiche!!! Ebbene io sono una di queste persone. Accadde tutto circa quattro anni fa, mentre stavo tranquilla in camera mia a pensare ad una storia da scrivere per un compito assegnatoci dal professore che consisteva nell’inventare un racconto fantastico. Io ero in crisi: erano già dieci alle quattro e stavo ancora con la penna in mano a giocherellare cercando di farmi venire in mente qualcosa. Fu proprio in quel momento che accadde un fatto in grado di stravolgermi la giornata. Mi capitò di chiudere tre volte il tappo della biro e di far rimbalzare a terra l’oggetto altrettante volte. Fino a qui vi chiederete che c’è di strano, non c’è nulla di male a giocherellare con una penna, e poi lo fanno così tante persone, ma fu proprio quella involontaria sequenza la causa di ciò che vi sto per raccontare. Dopo aver eseguito i tre apri e chiudi e gli altrettanti rimbalzi sentii un forte rumore che mi fece sobbalzare, e vidi che la mia libreria si stava girando. Una volta compiuti 180° si fermò; era praticamente girata al contrario. Il mio sguardo fu subito attratto da una porta, alta più o meno un metro e settanta, situata nel centro del retro della mia libreria. Doveva essere abbastanza antica dato che in certi punti era stata bucata da tarme, ma nonostante ciò conservava meravigliosamente (tanto da sembrare appena dipinta) il suo colorino verde pistacchio. Non credevo ai miei occhi, mi misi pure a scrutare la penna per verificare che fosse totalmente normale e toccai anche la porta per assicurarmi che fosse vera. Improvvisamente un rumore uscì da quella porta. Spaventata iniziai ad indietreggiare, ma dato che dietro di me era situato il mio letto, ci inciampai e mi ritrovai seduta sopra ad esso. Dopo quel suono udii una voce proveniente dalla porta che disse queste parole: “Arrivo, arrivo!!!”. Provavo contemporaneamente paura e curiosità, ma dal tono di voce mi sembrava che, chiunque fosse stato dietro a quella porta, non avesse cattive intenzioni. Vedevo la maniglia della porta abbassarsi, avevo il cuore a mille, tanto che mi venne automatico nascondermi dietro ad un lato del mio letto. Ad un tratto la porta si spalancò, non ebbi il coraggio di guardare, sentii solo una voce che disse: “Voilà, eccomi qua!!!”. Sinceramente non mi aspettavo tanta cordialità! Questa voce così allegra mi spinse a lasciare il mio rifugio per scrutare ciò che fosse uscito dalla mia libreria. Osservai quell’ “essere” che a prima vista sembrava una persona normale; già, perchè indossava un paio di scarpe da ginnastica nere (apparentemente normali), un paio di pantaloni scuri pieni di tasche ed una maglia blu a maniche lunghe. Anche la faccia non era strana: la pelle era come quella di un ragazzino (anche se l’aspetto era quello di una persona sui 40 anni) la bocca era normale, gli occhi erano marroni ed i suoi capelli erano anch’essi marroni e acconciati in una tipica pettinatura corta da maschio. Finito questo mio rapido esame, rimasi un istante a guardarlo in

p o p o l a

faccia sperando che iniziasse lui a dire qualcosa, perché io non avevo la minima idea di cosa chiedergli. Per fortuna con un sorrisetto lui mi domandò subito: “Ciao! a che cosa ti servo?” Mi venne di getto rispondergli: “Non lo so! Non so chi sei, come ti chiami, da dove vieni, cosa fai, e soprattutto cosa ci facevi dietro alla mia libreria!”. Lui mi guardò sgranando gli occhi e disse: “Va bene, calma,ti spiegherò. Allora, mi chiamo Moby Olef, faccio parte della più grande e famosa famiglia di ispiratori del mondo, e… ”. Lo interruppi: “Scusa un attimo che cosa sarebbero gli ispiratori?”; rispose: “Gli ispiratori svolgono lo stesso lavoro delle muse ispiratrici. Pensa che la mia bis bis bis bis bis bis bis bis bis bis nonna aiutò Dante a scrivere la “Divina Commedia” e la mia bis bis bis bis bis bis nonna aiutò Manzoni a scrivere “I Promessi Sposi”. Non sempre appaiamo alle persone (anzi, quasi mai) però a me è sempre piaciuto lavorare a stretto contatto con le persone che devo aiutare; infine volevo dirti che noi non abbiamo un corpo, siamo degli spiriti, ma per il motivo che ti ho detto prima ho dovuto per forza fabbricarmene uno. Ora posso finire il mio discorso?” Gli risposi positivamente, quindi lui mi propose di sederci sopra al letto e continuò: “Come ti stavo dicendo mi chiamo Moby Olef e sono un ispiratore. Tu sei abbastanza fortunata perchè noi viviamo solo nelle case di chi è o diventerà famoso per la sua fantasia, per ciò che scriverà!” Il mio stupore per queste parole fu enorme, tanto che stetti quasi per svenire, comunque cercai di mantenere il controllo e tornai ad ascoltare Moby che proseguiva: “Sono qui per svolgere il mio lavoro, o meglio per aiutarti a fare questo tema fantastico; innanzitutto per quando lo devi preparare?” Risposi: “Oggi è venerdì ed il tema è per sabato, quindi devo assolutamente farlo oggi!”. Guardando l’orologio mi disse: “Bene, bene, bene, ora sono le quattro quindi possiamo iniziare già da subito”. Appena finì di pronunciare queste parole sentii bussare alla porta e udii la voce di mia mamma che mi diceva: “Allora, tesoro, stai facendo i compiti?” le dissi (facendo segno a Moby di nascondersi da qualche parte, ma lui restava immobile): “Sì mamma, sto facendo i compiti di italiano”. Ribatté lei: “Ok, vedi di finire presto, ora vado a fare la spesa e poi devo fare due commissioni. Non so a che ora arriverò, comunque quando arrivo mi prendi. Ciao!”. Le risposi: “Ciao! ci vediamo!”. Appena sentii il rumore della macchina che se ne andava chiesi a Moby: “Perchè non ti sei mosso, se fosse entrata ti avrebbe visto!” Lui replicò: “Tua madre, come qualsiasi altra persona, non mi può vedere, tu sei l’unica perché solo la persona che riceve il mio aiuto può vedermi”. Gli replicai: “Ah! Comunque occupiamoci del mio tema, che cosa puoi fare per me?” Mi rispose: “Allora, ci sono tre possibilità: Ti faccio fare un bel viaggetto Faccio venire qui qualcuno Ti faccio scoprire la tua camera” Mi attirava molto la 3° possibilità perciò gli chiesi in che cosa consisteva. Lui mi spiegò: “Tu non sai che nella tua camera, come in quella di ogni altra persona, abitano delle creature fantastiche, anche molto simpatiche, solo che per sopravvivere si sono dovute cercare un nascondiglio molto sicuro, comunque io so dove sono. Allora, le vuoi vedere?” Ero entusiasta e incuriosita, chi mai poteva abitare nella mia stan-

d e l

Ro s a l e

za? Allora gli dissi: “Ok, mi piacerebbe proprio vederle. E’ da sempre che abitano qui?” rispose: “Certo! vivono qui da quando è stata costruita la casa. Da dove vuoi iniziare?” Lo guardai stupita perché non sapevo nulla, quindi lui si corresse: “Scusa, che sbadato, è vero non sai dove si trovano. Dunque: 3 razze abitano sotto al tuo letto ed una nella presa della corrente che non usi, vedi tu da dove vuoi iniziare” Gli dissi: “Andiamo nell’ordine che mi hai detto tu, iniziamo da sotto il letto” Lui annuì. Mi fece segno di andare sotto al letto e mi disse di rimanere con la faccia girata verso il muro, venne sotto anche lui e si mise a toccare il muro come se stesse digitando qualcosa; quando ebbe finito spuntarono, o meglio si resero visibili perché prima erano invisibili, 3 porticine con ognuna sopra un’etichetta. Le lessi partendo da

n o s t r e va per entrare dentro a quella porticina. Sempre lui bussò e ci venne ad aprire una di quelle simpatiche creature: era davvero un furetto rosa!!! Moby e l’animale si salutarono come se fossero degli amici di lunga data, parlando tutti e due benissimo l’italiano, cosa che mi stupì molto; poi il furetto si rivolse a me: “Ciao! Tu non sai quante volte ti ho visto, ma tu non mi potevi vedere senza la magia di Moby. Comunque mi chiamo Fotigno e vivo qui da sempre.” Poi aggiunse facendoci cenno con la mano: “Venite, vi faccio vedere dove vivo”. Attraversammo un corto tunnel nero che ci portò in un giardino largo a perdita d’occhio: invece dell’erba c’erano una miriade di strani e simpatici fiori gialli, tutti dotati di due occhi, un naso e una bocca, che sorridevano, gli alberi presenti nel giardino erano tutti ciliegi in piena fioritura, cosa che mi stupì molto dato

Disegni di Carlotta Ruotolo

destra: IPPOPOTAMI VERDI, FURETTI ROSA, RANE AZZURRE. Non credevo ai miei occhi, guardai ancora incredula Moby che mi disse: “Dentro ci abitano i rispettivi animali, vuoi provare ad entrare?” Gli risposi: “Volentieri, ma non ce la farò mai ad entrare in una porta così piccola” Lui ribatté: “Ovviamente io posso farti rimpicciolire e farti passare perfino attraverso ad una zanzariera, perciò puoi entrare dove vuoi” Replicai: “Wow! Allora non vedo l’ora di entrare nella porta dei furetti rosa, hanno l’aria di essere molto carini e simpatici”. Moby scrocchiò le dita ed improvvisamente diventammo piccoli quanto basta-

che eravamo in autunno, allora domandai a Fotigno il perchè di quegli alberi fioriti e lui mi rispose: “Questi alberi sono magici, hanno sempre i fiori e non solo! Riescono ad avere contemporaneamente fiori e frutti, infatti noi ci cibiamo di ciliegie, è per questo che siamo rosa!”. Sarei rimasta in quel giardino per sempre a vedere quegli animali giocare, a sentire l’odore delle ciliegie, a salutare quei simpatici fiori che quando camminavi scomparivano prima che tu appoggiassi il piede per non essere pestati e riapparivano subito dopo, a osservare le farfalle, anch’esse rosa, cosparse di brillantini che facevano riflessi di

M o s a i k o

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C o .

s t a n z e ? ogni colore mentre volteggiavano in quel cielo azzurrissimo senza neanche l’ombra di una nuvola; ma sentii la voce di Moby che mi disse: “Dobbiamo andare, Sofia, non vorrai mica parlare solo dei furetti rosa nel tuo tema!! Abbiamo ancora gli ippopotami verdi, le rane azzurre e l’altra razza della presa elettrica che ci aspettano!!” Io mi ero totalmente dimenticata del tema, e in fondo Moby aveva ragione, perciò salutai tutti i furetti, i fiori, e, assieme a Moby e a Fotigno, mi diressi verso l’uscita. Una volta venuti fuori da quel regno incantato mi ricordai anche di essere nella mia camera e rimasi stupita, perchè mi resi conto di come era straordinario tutto ciò. Mi fece uscire da tutto quello stupore Moby che mi disse: “Allora, vieni o no?! Non sei curiosa di visitare gli ippopotami verdi?” dirigendomi assieme a lui verso la porta di quegli strani animali, gli risposi: “Certo che sono curiosa!”. Moby bussò e ci venne ad aprire un autentico ippopotamo verde. La scena iniziale fu identica a quella con i furetti, e, finita la conversazione, Fibimese (questo era il nome dell’animale) ci accompagnò dentro alla sua porta. Anche qui c’era un corto tunnel nero solo che non sbucava in un giardino enorme, ma in una specie di ufficio: a differenza della casa dei furetti dove il prato non aveva confini, in questa degli ippopotami si distinguevano i muri perchè erano ricoperti da disegni bellissimi, fatti con straordinaria bravura e precisione. Intanto che Moby e Fibimese chiacchieravano, io mi allontanai ed andai ad osservare da vicino quei capolavori. Mentre ero a circa 30 centimetri da quelle opere sentii la voce di Fibimese che mi urlò: “Ferma! Non avvicinarti! L’anidride carbonica rovina i nostri disegni!” mi girai di scatto e risposi: “I vostri disegni?” l’ippopotamo verde ribattè: “Sì, i nostri disegni” e mi indicò un lungo tavolo, poco lontano, al quale erano seduti tantissimi suoi simili. Tutti e tre ci avvicinammo e vedemmo ogni esemplare che dipingeva e disegnava degli autentici capolavori di perfezione con qualsiasi tecnica: pastelli a cera, matite colorate, gessi, acquerelli, tempere, pennarelli, ecc… Fibimese ci spiegò che da quando avevano scoperto di possedere quella dote erano andati avanti a dipingere quasi senza interruzione, ed una volta finiti, appendevano i loro lavori sulle pareti per poter farli vedere agli altri ippopotami verdi. Dopo questa spiegazione di Fibimese, uscimmo per andare a visitare il regno delle rane azzurre. Moby bussò a quella porticina che ci fu aperta da una rana azzurra di nome Rambo; l’impatto iniziale fu sempre il solito, solo che, a differenza dell’abitazione degli ippopotami verdi dove regnava il silenzio, qui mentre attraversavamo il consueto tunnel nero si sentivano tanti strani rumori che facevano così “TIC-TIC TIC-TICTIC”. Incuriosita chiesi a Rambo perchè udivamo quel rumore e lui mi rispose: “Aspetta e vedrai” . Una volta entrati nel loro regno fummo accolti da una stanza con le pareti coperte da enormi scaffali tutti colmi di coppe di qualsiasi forma, colore, dimensione ed anche lì quei rumori erano presenti; Rambo ci spiegò: “Vedete, noi rane azzurre siamo le più brave giocatrici di ping pong di tutto il regno fantastico e queste sono tutte le coppe che abbiamo vinto fino ad ora. Venite, vi faccio vedere dove ci alleniamo”. Tra tutti quegli scaffali c’era una porta, Rambo la aprì e sbucammo in un’enorme sala piena di tavoli da ping pong con rispettivi gioca-

tori. Sempre lui ci presentò Ereilla, una bravissima (ma come del resto tutte le rane azzurre) giocatrice di ping pong con la quale Rambo si stava allenando prima di venirci ad aprire. Ci proposero di restare ancora un po’, così avrebbero potuto insegnarci bene quella disciplina, ma io e Moby rifiutammo perché dovevamo ancora visitare una razza, e, una volta salutati Rambo ed Ereilla, uscimmo da quel regno. Appena usciti Moby battè le mani e tutte le tre porte tornarono invisibili; poi mi disse: “Ora ci manca solo di andare a visitare la razza che vive nella presa elettrica che non usi, andiamo!”. Tra la fine del mio armadio e il muro c’era una presa della corrente che non usavo, e proprio lì, secondo Moby, si trovava una razza fantastica. Eravamo ancora piccoli, a misura di porticina, quindi riuscimmo perfettamente a passare tra il muro e l’armadio, e la nostra testa arrivava proprio all’altezza della presa. Una volta arrivati Moby toccò contemporaneamente, per circa tre secondi, le due viti che tenevano attaccato il bordo della presa al muro ed improvvisamente i due fori praticati per inserire la spina si unirono formando una porta ancora più piccola di quelle sotto il letto; guardai Moby sorridendo e una volta scrocchiate le sue dita diventammo ancora più piccoli, grandi come una formica. Ci arrampicammo sul muro e raggiunta la porta vedemmo che sopra c’era scritto: FORMICHE GIALLE, bussammo. Ci aprì una vera formica gialla di nome Nilvo e, passata la consueta scena iniziale ed il solito tunnel nero giungemmo in una strana città: infatti ogni singola cosa (dagli alberi alle case, dal cibo ai loro vestiti) era fatta di quei fili di rame che si trovano dentro ai fili della corrente, tutto tranne le formiche. Al posto del cielo c’era una grande, enorme lampadina che, secondo i racconti di Nilvo, tenevano accesa di giorno e spegnevano di notte. Camminando per quella città mi accorsi che non c’era acqua, allora chiesi il perchè di ciò a Nilvo che mi rispose: “Noi non abbiamo bisogno d’acqua, ci basta mangiare i prodotti fatti con questo filo di rame per nutrirci, e ci basta la luce della lampadina per vivere. Noi ci troviamo bene qui e, come avrai notato, tutte le nostre cose sono fatte di questo materiale che troviamo nei fili della corrente; quando vedi una lampadina che non funziona più da ora in poi saprai il motivo: siamo noi che abbiamo preso i fili per costruire qualcosa di nuovo!”. Mi sarebbe piaciuto visitare tutta quella città, ma dovevo assolutamente scrivere il tema per l’indomani, perciò salutai Nilvo e me ne andai assieme a Moby. Battendo le mani Moby fece ritornare la presa normale e sempre la sua magia, con il solito scrocchio di dita, ci fece tornare alla nostra comune altezza; sempre lui mi disse: “Il mio dovere l’ho fatto ora devo andare. Non potrai visitare nuovamente, senza di me, queste creature, comunque ti assicuro che ci rincontreremo ancora, la prossima volta che avrai bisogno. Ciao!” Appena ebbe finito di dire queste parole lo salutai anch’io ringraziandolo di tutto; lui entrò nella porta da cui era uscito e, una volta chiusa, la mia libreria si girò nel verso giusto. Pensavo che fosse già tardi, ma erano solo le quattro e cinque minuti!!!! Tutti quei miei straordinari viaggi erano avvenuti in soli cinque minuti, incredibile!!! Comunque, non persi un minuto di più ed iniziai a scrivere la mia avventura convinta di fare un figurone il giorno dopo a scuola.


Pikkoli P i k k o l i P

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Scuola

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i chiamo Cecilia e ho 11 anni. Dopo la scuola Materna e la scuola Primaria ho iniziato il triennio della scuola Secondaria. Durante le vacanze ho pensato spesso a questa nuova esperienza scolastica e devo confessare con un po’ di timore. La struttura diversa, i nuovi compagni, i professori al posto dei maestri, alcune materie nuove e i programmi più approfonditi mi hanno spaventata un po’. Tutte le cose che non si conoscono ti fanno sorgere tanti dubbi e tanti interrogativi. Poi però quando si affrontano queste nuove esperienze piano piano molti dubbi e molti interrogativi svaniscono. Non bisogna dimenticare però che servono volontà, impegno e concentrazione per raggiungere gli obbiettivi finali. Cecilia Crivelli Istituto Comprensivo “F. M. Baxilio” Castelnuovo Scrivia

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uest’anno noi, che facciamo parte della classe 1995, abbiamo iniziato una nuova avventura scolastica. Il giorno prima di iniziare la scuola eravamo un po’ tese e agitate, ma poi abbiamo scoperto che non è nient’altro che una nuova esperienza. Dopo avere salutato calorosamente i nostri “vecchi” insegnanti, con cui non perderemo mai il contatto, intendiamo incontrare altri insegnanti che sicuramente ci aiuteranno nella nostra “carriera” scolastica; ci daranno insegnamenti che non dimenticheremo mai. Speriamo anche di incontrare nuovi compagni con cui possa nascere una grande amicizia. Cresceremo con vari insegnamenti che ci aiuteranno sicuramente nella vita. Soprattutto d’ora in poi non ci spaventeremo più dei cambiamenti. La scuola secondaria di primo grado ci piace molto. Speriamo che continui a piacerci. Inoltre speriamo di essere sempre in buoni rapporti con gli insegnanti e soprattutto di non avere mai problemi. Laura Mandirola e Federica Marini Istituto Comprensivo “F. M. Baxilio” Castelnuovo Scrivia

s c r i t t o r i

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illole ianconere

di Daniele Accatino

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Settembre ore 16.oo Juventus – Rimini, prima partita di campionato in serie b . Sono seduto sul divano e aspetto impaziente il fischio d’inizio. Sono un po’ teso, emozionato, voglio vedere la MIA squadra del cuore in campo, voglio vedere il MIO “campione” Alex Del Piero, bandiera e simbolo della Juve che ha dimostrato, oltre alle sue capacità e alla sua tecnica, grande serietà nel restare fedele alla sua squadra in un momento difficile. Voglio vedere in tutti i ragazzi la voglia di giocare, l’agonismo, la determinazione: il calcio è e deve rimanere uno sport pulito. La juve è e sarà sempre la Juve! Forza ragazzi, tutti i veri bianconeri sono con voi!

e r b a

La farfalla vanitosa i limiti del prato viveva una farfalla bellissima, tutta variopinta, più grande di qualunque altra. Sapendo di essere ammirata non solo dalle sue compagne, ma da tutti gli altri animali, era diventata superba e non aveva più rispetto per nessuno, né dava aiuto a chi glielo chiedeva. Gli altri animali la prendevano in giro, ma la farfalla vanitosa era troppo occupata a rimirarsi per dar loro retta. Un giorno il ragno decise di darle una lezione. Le chiese di prendere una mosca fastidiosa, benchè la farfalla fosse veloce la mosca era più rapida, allora in pochi istanti il ragno la intrappolò nella sua ragnatela. Una volta tornato a terra il ragno disse alla farfalla “ Vedi, mia cara, sei la più colorata, la più bella, però non puoi fare a meno degli altri animali”. La farfalla imparò la lezione e da quel giorno cominciò a collaborare con gli altri e a rispettarli.

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