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Il Mosai K o

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Il Mosaiko Kids si riceve tramite abbonamento annuale, richiedendolo al seguente indirizzo: Favolarevia Editore, via C. Alberto 13 15053 Castelnuovo Scrivia (AL) - Tel. 0131 856018 e-mail: ilmosaiko @tiscali.it

Mosaiko cresce

Il terzo anno Cara Mimma, Ricevo fin dal primo numero “Il Mosaiko Kids” e ne ho seguito il cammino in ascesa costante. Grazie per il dono di un giornale tanto spontaneo e fresco, giovane e limpido. Eppure tratta problemi molto seri, fin dall’inizio con la campagna antistupefacenti, vince premi autorevoli ed esce con regolarità migliore di tanti periodici per adulti. Complimenti a tutta l'équipe, alla direzione, alla redazione e soprattutto a te, cara Mimma, Presidente a pieno merito, che dopo tante altre pubblicazioni ti sei avviata per la via del Mosaiko con tutto il tuo entusiasmo, le tue idee brillanti, la tua sensibilità verso i ragazzi, la loro vita e il loro mondo. Ti avevo già scritto tempo fa, ma forse non lo ricordi, presa come sei da tanto appassionante lavoro. Oggi però, vedendo iniziare il terzo anno del tuo periodico, con risultati sempre più incisivi, desidero congratularmi per il progetto a cui hai dato vita e continui a portare avanti con l’entusiasmo che trasmetti attraverso i tuoi redattori motivati e aperti, attraverso i loro articoli originali, impegnati, documentati. Anche la veste tipografica rispecchia le tue scelte; il Mosaiko è colorato, lieto, festoso, come piace a te: una vera pubblicazione per i ragazzi. Ricevendo il secondo numero del 2006 desidero augurarti di proseguire in questa direzione, così aiuti i giovani lettori e i giornalisti in erba, permetti loro di confrontarsi con qualche voce adulta, autorevole, come per esempio il prof. Charmet nelle parole di Elisa Pareti. Grazie Mimma per questo tuo progetto che realizzi puntualmente ogni mese; attraverso il Mosaiko seguo anche la tua vita. Avv. Prof. Amelia Boccassi

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Anno 3 - n° 3, marzo 2006 Aut. Tribunale di Tortona N° 2/04 reg. periodici del 22/09/2004 Proprietà ed Editore: Favolarevia, via C. Alberto, 13 - Castelnuovo S. (AL) Periodico mensile Direttore responsabile: Antonella Mariotti Stampa: Tipografia-litografia Fadia, via Soldini 12 - Castelnuovo Scrivia (AL)

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D a r i o

A r g e n t o

l’horror esce dallo schermo O c c i d e n t e

Marta Lamanuzzi

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mmagini agghiaccianti. Criminologi e medici legali stanno ultimamente collezionando “quadretti” e riprese che Dario Argento non si sogna nemmeno. Neonati soffocati, strangolati, annegati, addirittura gettati nel W.C. e ripetutamente percossi e trafitti con lo scopino, come dimostrano gli studi effettuati su alcuni corpicini trucidati. I luoghi a cui vengono destinati, cassonetti e W.C., la dicono lunga sulla considerazione che queste mamme, che definirei senza alcuno scrupolo mostruose, hanno delle loro creature. Gli orrori non finiscono qui. Ulteriori ribrezzo e incredulità sono suscitati dalle notizie dei maltrattamenti atroci e degli abusi sessuali, in così stridente disaccordo con l’innocenza e il candore dell’età delle vittime. Dare una spiegazione a certi gesti è inequivocabilmente impossibile. Si può giusto pensare ad un “riimbestialimento” della società occidentale, che vanta tanto il proprio grado di civilizza-

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zione, ad una rarefazione o pericolosa alienazione dei valori, o, più semplicemente, a raptus di follia. Resta un dubbio: delitti di questo tipo sono il frutto recente di qualche recondita valvola di sfogo dell’inconscio umano o sono sempre esistiti e solo ora vengono smascherati, grazie alle moderne tecniche e ai sofisticati mezzi di indagine, e ampiamente veicolati dai MassMedia? Sono certa che non vi sia un solo italiano che non abbia mai sentito parlare delle sevizie che Erika, con la collaborazione del partner Omar, ha usato al fratellino undicenne; lo stesso vale per il caso ambiguo e ancora irrisolto di Anna Maria Franzoni, o per la fresca vicenda di Tommy, dai retroscena che lasciano presagire esiti raccapriccianti. È sconfortante, ma le possibili strategie di intervento sono davvero limitate, la tutela e i controlli sui minori si scontrano violentemente con il diritto alla privacy del focolare domestico. Il fenomeno sembra essere il gioco di un sadico enigmista che ha celato troppo bene le sue soluzioni. Salvador Dalì, Costruzione molle con fagioli bolliti, premonizione di guerra civile - 1936

eutanasia

il dibattito bio-etico che ha percorso la storia Simona Lucarno

Il significato etimologico del termine eutanasia deriva dal greco e significa “buona morte” (eu=buono; thanatos=morte). Nell’antichità, infatti, ci si dava in taluni casi la morte per evitare la vecchiaia e le debolezze derivanti o addirittura per la troppa felicità, temendo che ad un periodo di grande positività ne potesse succedere

uno fortemente contrastante. Questo perché si supponeva che ognuno godesse di pieni poteri decisionali sul proprio corpo, almeno fino all’avvento del Cristianesimo, che tutt’ora non riconosce tale pratica: essendo la vita dono di Dio, tocca esclusivamente a Lui toglierla agli uomini. Molti gruppi religiosi pensano inoltre che la sofferenza possa avere un valore purificante. Questa posizione era condivisa anche da prestigiosi pagani dei tempi più antichi: Pitagora addirittura diceva che

“senza il comando dell’imperatore, cioè di Dio, non è lecito abbandonare il posto che ci fu assegnato nella vita.”; Cicerone scriveva questa parole: “tu o Publio e tutte le persone rette, dovete conservare la vostra vita e non dovete allontanarvi da essa senza il comando di colui che ve l’ ha data, affinché non sembriate sottrarvi all’ufficio umano che Dio vi ha stabilito”. Tuttavia la maggior parte degli enti religiosi non sono

segue a pag. 2

pag.2

QUALCHE ORA CON GLI ANZIANI di Cecilia Sacco CHI VUOL ESSERE TUTELATO? La tragedia di Tommy di Davide Varni

pag. 3

LE DONNE NELLA LETTERATURA... ...E NELLA CHIESA di Marta Lamanuzzi

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DELIZIE ITALIANE SOSPETTE di Silvia Pareti L’UMILTA’

di Andrea Accatino

PACS O NON PACS ? di Marta Lamanuzzi FENOMENI EXTRASENSORIALI di Giada Gatti

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LE PARALIMPIADI di Giovanna Spantigati MA LA BELLEZZA COS’E’ ? di Martina Ruta


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eutanasia Qualche ora con gli anziani Simona Lucarno - segue dalla prima

contrari alla eutanasia passiva, che è altro non è se non lasciare avvenire la morte in modo naturale. Bisogna infatti distinguere tra: eutanasia passiva, quando cioè viene sospeso l’uso degli strumenti vitali o delle medicine in modo che si verifichi una morte completamente naturale; eutanasia attiva, quando la morte viene procurata allo scopo di alleviare il dolore del paziente; suicidio assistito, quando qualcuno dà delle informazioni e i mezzi necessari ad un paziente affinché possa far finire facilmente la sua propria vita. Eutanasia era anche sentimento di pietà nei confronti di malati inguaribili o per Platone una liberatrice di tutte quelle persone che per lo stato fisico e di salute risultavano inutili alla società. Stesso fu il principio teorico con cui l’eutanasia venne largamente utilizzata dal regime fascista, col nome di copertura “operazione T4”. Ma in pratica, oltre alle “bocche inutili”, cioè ai malati terminali, vennero assassinati anche bambini nati mongoli, malformati o handicappati; pazienti dei manicomi; ebrei deportati nei campi di concentramento; partigiani ed esponenti politici della Resistenza. Anche la risiera di San Sabba a Trieste fu teatro di pratiche di questo genere. In tutto si contano più di 230mila persone. Fatta eccezione di questa triste realtà di guerra, la scienza e le tecniche mediche hanno rifuggito sempre più l’opzione dell’eutanasia in nome del “vitalismo”, cioè di salvare quante più vite possibili, non limitandosi solo ad alleviare i dolori fisici dei malati, in un’epoca in cui molto poco poteva essere fatto per salvare la vita del paziente e quel poco doveva essere tentato. Si legge nel cosiddetto “giuramento di Ippocrate”: (io medico) non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio”. Oggi i nuovi ritrovati medici possono fare moltissimo non solo per salvare la vita, ma anche per prolungarla a persone a cui questa ha ormai poco da promettere. Si pone al-

lora il problema di sapere se vale sempre la pena di fare tutto quello che è possibile. E’ giusto somministrare cure costosissime a pazienti terminali la cui vita può essere prolungata magari solo di poco, invece di utilizzare quei soldi per trattamenti prenatali o sui bambini, insomma per migliorare una vita a lungo termine? Queste ed altre sono le domande che ci si pone su una questione che presenta grandi interrogativi etico-morali. Dato che il suicidio è un atto legale, anche se molte giurisdizioni lo ritengono atto criminale, i malati terminali negli ospedali non dovrebbero godere della stessa possibilità? Soffrendo oltre che per il dolore fisico anche per la mancanza di indipendenza, di controllo e di gestione del proprio corpo e per la depressione che ne deriva, non è forse comprensibile il desiderio di certi malati di porre fine alla propria vita? Tra i Paesi più a favore dell’eutanasia si hanno: Australia 81%, Gran Bretagna 80%; Canada 74% e Stati Uniti 60%. In Italia il 49,4% è favorevole. Appare assai difficile prendere posizioni su basi oggettive, senza farsi influenzare dalle posizioni etico-religiose di ognuno. Certo è che in alcuni casi estremi, quando si deve combattere con malattie logoranti e inguaribili, che divorano il corpo ma lasciano vigile la mente, forse l’eutanasia dovrebbe essere ammessa, ovviamente solo se richiesta dal malato, essendosi accertati che questi non abbia subito pressioni. Tutti coloro che non sono d’accordo possono decidere di non utilizzarla, ma personalmente non ritengo corretto che il dissenso di una parte precluda certe possibilità a chi invece sarebbe favorevole, proprio come questi ultimi non costringerebbero i primi a praticare l’eutanasia contro volontà. L’eutanasia dovrebbe essere una scelta, così come l’aborto e la fecondazione assistita. Non dovrebbero essere imposti e nemmeno negati: in nome del libero arbitrio, ognuno potrebbe così scegliere in base ai propri ideali e concezioni.

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quando il volontariato diventa ponte tra passato e futuro Cecilia Sacco

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ssieme ad alcuni miei compagni abbiamo deciso come impegno di vita sociale di fare visita saltuariamente alla casa di riposo Balduzzi. Entrare in contatto con questa realtà offre il tema ad alcune considerazioni. Personalmente ho riscontrato che parlando con gli “ospiti” di questo istituto le tendenze che emergono, al di là dell’enorme piacere che in tutti si riscontra da visite, sono due. La prima è data dal fatto che incontri persone che preferiscono parlare di loro stessi, di quando erano giovani, di cosa hanno fatto durante la vita attiva e, con nostalgia e a volte rimpianti per quello che avrebbero potuto fare e non hanno fatto, del loro lavoro, delle loro attività e persino della loro vita affettiva, non smettendo mai di parlare, quasi parlando a se stessi e chiedendo solo di essere ascoltati. Un pensiero frequente che risalta dalle loro parole è la differenza tra i giovani di oggi

e i giovani dei loro tempi ovvero i loro coetanei. Ci hanno raccontato che nella loro infanzia non c’erano tutti i privilegi che ci sono oggi come la Playstation, i computer e la televisione, ma ne vanno fieri, sono felici di essere cresciuti sen-

oggi purtroppo non è proprio così. Altre persone invece fanno domande chiedendo come è il mondo fuori da quelle mura, curiose di come vanno le cose adesso che loro non sono più parte attiva del nostro tempo. In entrambi i

La casa di Riposo “Balduzzi” a Castelnuovo Scrivia

za queste nuove tecnologie che, pur essendo utili, possono creare problemi nei bambini che ne abusano. Sono cresciuti, giocando all’aria aperta, senza pregiudizi e nel rispetto verso il prossimo; cosa che

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casi si riscontra una grande solitudine che a volte è più dura e difficile da sopportare delle malattie e degli acciacchi che inevitabilmente queste persone hanno. Nel nostro piccolo noi ragazzi, per alleviare

tragedia

del

piccolo

la loro solitudine, abbiamo deciso di organizzare delle partite, dei tornei a briscola, ottenendo un buon successo, rendendo più felici gli anziani e trascorrendo in modo diverso un sabato pomeriggio. Affrontare il problema della vecchiaia per i ragazzi di 16 anni può essere una cosa incomprensibile perché niente è più lontano da noi che pensare come saremo da vecchi avendo tutta la vita da vivere. Entrare in contatto con questo mondo che di solito si tende a ghettizzare o addirittura dimenticare ci fa capire come il mondo abbia bisogno di più sensibilità e di un po’ più di impegno verso il prossimo. Noi con questa iniziativa non ci sentiamo migliori dei nostri coetanei ma cerchiamo di dare, con i nostri limiti, più dignità alla vita umana. In fondo loro chiedono soltanto di essere ascoltati e non essere dimenticati. Auguro a tutti noi di diventare anziani e di avere la fortuna che qualcuno ascolti i nostri problemi, le nostre lamentele e i nostri ricordi perché sarà un modo per sentirci ancora vivi.

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Chi vuol esser tutelato? Davide Varni

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ommy è un bambino rapito non si sa da chi, non si sa perché, ma soprattutto incarna, fino al prossimo e più grave abuso, secoli di sofferenza di tante flebili voci che chiedono giustizia per non trasformarsi a loro volta in carnefici. Quest’ultimo caso mediatico, che ha sconvolto l’Italia più del Grande Fratello, ha già messo in moto la pubblica accusa, anzi, l’accusa del pubblico,

che tra gli abitanti della cascina ha già eliminato il padre. Anche la sofferenza è mediatica, come da copione. Non è più un sentimento privato da celare sotto il proprio dolore, ma anzi deve essere palesato il più possibile. Mentre la ragione, già narcotizzata dalle provocazioni scosciate in prima serata, viene soppressa con l’obolo al Telefono Azzurro, forse già sappiamo che questo non estirperà la piaga delle violenze sui bambini, ma basta per farci dormire tranquilli. Fino a quando non toccherà a qualcuno che

amiamo. E allora non basteranno ne’ i luoghi comuni ne’ le barzellette sui Carabinieri. Sarà in quei momenti che chiederemo di arginare e fortificare le carenze della tutela dell’infanzia nella società occidentale, come si cerca da fare da molti decenni. La tutela non ci sarà finché continueremo a considerarla affare dello stato e non affari nostri. Per

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quanto possano le leggi, rispetto, comprensione e amore possono di più. Ma oggi sono atrofizzati, e per utilizzarli serve molto coraggio. Fino a quel momento, il mondo sarà pieno di Tommy, di Erika e Omar, di Denise, Di Samuele. Ma anche di Carlo, Giovanni, Luca, Maria, Francesca e molti altri: sono tutti bambini. La loro felicità dipende da noi.

Progetto grafico e impaginazione: Favolarevia - Mauro Mainoli Fotografie: favolarevia - Paola Maggi. Redazione Direttore Resp.: Antonella Mariotti Presidente: Mimma Franco Anna Bruni - Giovanna Spantigati Paola Maggi - Elisa Pareti - Silvia Pareti - Marta Lamanuzzi - Livia Granata - Giada Gatti - Simona Lucarno - Davide Varni - Elena Pisa Paolo Pareti - Marcello Spinetta Giorgia Bresciani - Cecilia Sacco Andrea Accatino - Claudio Bertoletti Elio Pisa - Manuela Gandolfi - Paola Picena Piccoli Piccoli Lisa R. Magnaghi - Cecilia Mariotti Martina Ruta - Sofia Falchetto - Daniele Accatino - Marta Poggio - Fabio Porta Scarta - Claudia Poggio Federica Marini - Marta Chiapedi Laura Mandirola. Illustrazioni Carlotta Ruotolo - Martina Delfanti

Vietato riprodurre senza autorizzazione testi, fotografie e impostazione grafica


le donne

nella letteratura... L e d o n n e d i Ta s s o nelle ragazze di oggi

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el paladino della Controriforma si cela uno psicanalista ante litteram. O, per farla più semplice, i personaggi femminili de La Gerusalemme liberata, poema eroico-cavalleresco del ‘500, rivelano atteggiamenti che possiamo riscontrare nelle giovani dei giorni nostri. Fin dall’inizio dell’opera, impegnata in una teikoscopia (osservazione dall’alto delle mura) insieme ad Aladino, re di Gerusalemme, troviamo la prima delle figure femminili prese in esame: Erminia. La fragile figlia del re di Antiochia, perde la testa, non ricambiata, per Tancredi, cavaliere cristiano; non appena lo vede ferito, cela la sua insicurezza nell’armatura di Clorinda, eroina pagana, e si precipita in suo soccorso. La missione non riesce e la fanciulla si ritrova nel bosco, in mezzo ai pastori, ad incidere iniziali sui tronchi e a fantasticare, un po' rassegnata, sul suo amato. La seconda donna in questione è Clorinda, spietata, potente e tenace guerriera pagana, mai pavida, mai esitante, mai donna di fatto. Anche ei indossa l’armatura come schermo del proprio “io”, cercando di reprimere al suo interno tutta la sua femminilità, che fuoriesce, casta, pia e passionale al tempo stesso, solo pochi istanti prima della morte. Infine, nel locus amenus che costituisce il suo giardino, plasmato dai suoi stessi incantesimi, incontriamo Armida, la maga discinta e ammaliante che, a mo' di Circe, trasforma gli uomini in bestie, soggiogati dalle loro stesse passioni. Attualizziamo. Tipico dell’adolescenza è l’atteggiamento-Erminia, quello scoraggiamento e quell’insicurezza, dovuti ad una scorretta e deformata percezione di sé, che porta molte ragazze a sentirsi brutte, grasse, inadeguate, non volute. In

alcuni casi la ragazza-Erminia si trasforma in ragazza-Clorinda che, per non apparire debole e insicura, si finge spavalda e scontrosa, rifiuta la dolcezza e simula disprezzo e cinismo verso tutto ciò che è romantico e sentimentale. Per concludere

di Marta Lamanuzzi

. . . e n e l l a C h i e s a ? Vi t a b r e v e a i “ G i n e s c e t t i c i ”

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e donne possono tutto. Un lento, faticoso, ma assolutamente necessa-

Francesco Hayez, Rinaldo e Armida. Olio su tela, 1812 - 1813

pensiamo alle ragazze-Armida, talvolta fin troppo sicure e disinvolte, molte altre volte più fragili delle altre. Appaiono volgari, disinibite, disposte a tutto, fiere di sé e delle proprie azioni, ma spesso la loro soddisfazione e la loro felicità sono un’illusione a cui nemmeno loro riescono a credere.

rio processo di emancipazione ha portato le donne a giudicare reati, operare pazienti e rivestire cariche politiche; cosa impedisce che somministrino l’ostia e dicano messa? Il tradizionalismo e l’anticonformismo della Chiesa e del

nuovo pontefice sostanzialmente. L’importanza che la donna ha rivestito nella storia della Chiesa è unanimemente riconosciuta e lo stesso Ratzinger si è impegnato a riflettere sulla dovuta valorizzazione delle figure femminili in ambito ecclesiastico, ma di sacerdozio non se ne parla. Un vero peccato che i fedeli non possano ancora godere della sensibilità, dell’umanità e della grinta che molte donne saprebbero trasmettere dall’altare. Senza contare che non esiste un ruolo più “unisex” di quello del ministro del culto, nessuna gestione familiare, nessuna maternità, insomma nessun deterrente può essere addotto dai “ginescettici”. L’ a b i t o s a c e r d o tale, e, perché no, quello vescovile e cardinalizio appaiono, alla luce delle attuali condizioni sociali, così conformi al gentil sesso, da far sperare in una futura estinzione delle perplessità e della reticenza della Chiesa a questo proposito.

colpo di fulmine Elena Pisa

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on ti conosco, ti saluto a mala pena, ho scambiato con te qualche parola, le più belle della mia vita. Sei stupendo: il tuo modo di fare, di coprire l’imbarazzo, il tuo sorriso, il modo in cui ti concentri, il modo in cui leggi, incidono profondamente il mio cuore. Darei di tutto per poter accarezzare i tuoi buffi, simpatici riccioli mori… gli stessi che illuminano il tuo sguardo, che danno un senso alla mia vita. Farei pazzie per sentire il gusto delle tue labbra carnose… sembrano morbide e dolci. Sogno di essere stretta dalle tue braccia sicure, di dormire sul tuo petto, di addormentarmi al battito del tuo cuore. Non so che sorriso abbia l’amore ma spero che quel sorriso sia il tuo! Cosa mi hai fatto? Ti avrò visto, si e no, una

decina di volte… non posso essermi innamorata di te in così poco tempo… o forse è bastato? Non ti ricorderai neanche più di me… sono stata per te una piccola cometa in un cielo stellato… un attimo sfuggente nella tua vita! Distrutto anche tu dall’amore verso una donna, del quale non valevi che un po’ più di niente,ora vivi nell’amicizia. Ti dissi che anch’io passai la tua stessa situazione… ma omettendo che quella ragazza non è riuscita ad apprezzare la tua persona, quanto tu realmente vali. Mi sono bastati pochi secondi per capirlo. Solo tu puoi curare la mia malattia per te! Eri un pensiero assillante… ballavo in mezzo alla pista stracolma di ragazzi e ragazze, ma per me era deserta… tu non c’eri. Pensavo sempre a te… ai tuoi messaggi… parlavo con gli amici e mi guardavo intorno aspettando il tuo arrivo. Il tempo sembrava non passare

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mai, una tortura finchè… eccoti! Splendente come il primo raggio di sole che attraversa invincibile il buio della notte… il buio della mia mente… il buio della malinconia che mi possedeva! Mi sono illuminata di gioia, sentivo il calore espandersi in tutto il corpo… ho dimenticato tutto… quel attimo è stato eterno! Mi è bastato per dimenticare tutti i miei problemi e l’angoscia di quella sera nell’aspettarti! Mi sarebbe piaciuto fissarti ininterrottamente, ma ti ho perso… non ti trovavo più… l’ansia è ritornata, stavolta nella versione più crudele! Avevo la certezza che c’eri ma non ti trovavo! Sei stato come l’angelo apparso alla Vergine Maria! Tutta la sofferenza è sparita, ma la tua notizia ha spento in me le speranze che la tua visione aveva acceso nuovamente… te ne saresti andato, per sempre questa volta! Chissà se un giorno ti ricorderai di me?

Pablo Picasso, L’abbraccio - Olio su tela, 1971


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delizie italiane sospette P

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Silvia Pareti

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ra le specialità italiane riconosciute all’estero non ci sono solo pasta pizza e mafia. Famosissimo anche il tiramisù, il sugo alla bolognese (per noi detto anche ragù), il pesto, il ‘parmesan’ (che assomiglia al dialetto più che all’italiano parmigiano), il caffé (specie nelle varianti ‘café’ o ‘mocha’ che ho scoperto essere con cioccolato e può essere ‘regular’, ‘tall’ o ‘grande’) e il mitico cappuccino (scritto con grande libertà di doppie scempiate o acca improvvisate). Ma ci sono cose sui ripiani dei nostri supermercati non troveremo mai, spero. Come la pasta in lattina, cotta e condita pronta da mangiare, o in pacchi da 5 kg, che assomigliano a sacchi per cani più che per persone, il caffé lunghissimo servito in tazzoni e generalmente solubile. Non hanno mai visto la polenta, ma non solo gli inglesi pare che sia molto impopolare perché in tutta Europa non c’è nessuno che ne abbia sentito parlare. In compenso si sono tutti innamorati di panettone e pandoro e come potevano resistere. Comunque una delle delizie italiane qui molto apprezzate sono i celeberrimi ‘garlic bread’. Ok, volete sapere il nome italiano di questa prelibatezza? Ebbene non ne esi-

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ste uno, ma una traduzione verosimile sarebbe pane all’aglio. Il ‘garlic bread’ non è altro che pane inzuppato di burro e aglio. Tradizionalmente servito con la pizza come accompagnamento. Lo si trova in tutte le migliori pizzerie d’asporto (tutte appartenenti a catene americane) e anche in alcune con pretese di italianità. Qualcuno di voi ne ha mai sentito parlare? Glielo spiego io o glielo dite voi che il ‘garlic bread non ci appartiene? Assomiglia piuttosto a un rinforzo di grassi che accompagnano alla pizza troppo da dieta mediterranea per lo standard a cui sono abituati i loro palati. Tipiche pizze sono poi la ‘pepperoni’, no non è un errore di grafia, è tutta la pizza ad essere sbagliata, è fatta con salame piccante, di peperoni nemmeno l’ombra. Altra molto tipica quella con l’ananas e ovviamente l’immancabile margherita. Qui sì che sentiamo finalmente un nome conosciuto. Solo il nome però perché odore e gusto non ricordano tanto casa. D’altronde è fatta con salse di pomodoro zuccherate, tipo ketchup, e l’immancabile formaggio ‘cheddar’, che davvero ti ricorda quanto la mozzarella sia insostituibile, per favore esportiamone di più!! E insegnamogli a fare il sugo senza lo zucchero… non è proprio necessario. Un consiglio per tutti gli italiani all’estero: non fatevi accalappiare da prodotti che sventolano sulla confezione il tricolore, a un esame più

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attento vi accorgerete che non hanno nient’altro di lontanamente italiano. Altra chicca è la preparazione della pasta, tutti i non italiani sono concordi nel seguire questa procedura sicuramente non autorizzata dalla lega italiana pastai e buongustai, e non c’è da stupirsi che il risultato li stupisca del nostro amarla così tanto. Istruzioni: prendere una quantità di pasta non ben misurata e riempirci un pentolino appena più grande, accendere il fuoco, posizionare il pentolino sopra, dopo aver appena coperto la pasta con acqua presa dal bollitore, fare attenzione a usarne il meno possibile, che è sempre meglio se gli strati superficiali cuociono più per vapore che per immersione. Posizionare sopra un piatto o un coperchio o nulla se non si trova, e tornare dopo un tempo non ben definito, ma sufficiente alla pasta per assorbire quasi tutta l’acqua e dare segni evidenti e preoccupanti di cedimento strutturale. Quando farfalle, conchiglie, pipette, fusilli o fettuccine hanno raggiunto tutti la caratteristica forma nebulosa non identificabile, dedurre che è ora di fermare il supplizio. Scolarla e preparare il sugo, premurandosi di aggiungere acqua o lavarla perché non si attacchi (olio proprio no, eh?) nell’attesa. Unirla al sugo e… mangiare. Buon appetito è una parola che non ha una vera traduzione in inglese… che strano, chissà perché.

Un sentimento spesso trascurato nella moderna società

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Andrea Accatino

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ono poche le persone delle quali posso dire con certezza che sono umili. Per chi non conosce il significato di questo aggettivo, sul dizionario trovo: “Si dice di chi, consapevole dei propri limiti, non si inorgoglisce per le proprie virtù né si esalta per i propri meriti o successi personali, ma frena ogni moto di superbia”. L’”esser umili”, secondo me, va molto aldilà di questa definizione, perché chi non conosce questo sentimento lo potrebbe ritener facile da mettere in pratica ed invece io so che non è così. Leggendo distrattamente questa definizione, si potrebbe trarre la conclusione che chi è umile è sottomesso, non ha il coraggio, proprio il contrario, perché la persona umile conosce i propri limiti, non si esalta e, come diciamo noi giovani d’oggi, “non se la tira” per un successo personale o per un complimento ricevuto. Inoltre chi è umile, “frena ogni moto di superbia” come dice la definizione e, come tutti sappiamo, la superbia è una qualità da non possedere. Io, per esperienza

personale, posso dire che l’umiltà è un pregio molto difficile da possedere; vorrei essere sempre umile ma non ci riesco, perché è dura gioire per un bel voto senza dare nell’occhio, ed è ancora più difficile trattenersi dal dire di aver realizzato trenta punti in una partita di basket vinta con la mia squadra. Eppure, essere umili significa anche questo, significa non “tirarsi addosso” la definizione di antipatico, di “cianciarone” e appunto, ci vogliono tanta forza nell’animo e un cuore puro per farlo. Nell’ambiente in cui io “lavoro”, la scuola, l’esser umile può, secondo me, assumere sfumature diverse: umiltà è ascoltare i problemi del tuo compagno e dargli conforto e consigli utili, umiltà è difendere chi viene preso in giro ingiustamente, umiltà è aiutare un compagno in difficoltà in qualche materia, impaurito dalla figura del professore e timoroso nel chiedere spiegazioni: con la pazienza e la buona volontà, magari senza saperlo, si diventa umili. Forse però, nella società moderna, l’umiltà è un sentimento troppo trascurato. Quando parlo di società moderna, mi viene in

mente il grande e difficile mondo del lavoro. Molte volte si premia l’impiegato egoista, malizioso che vuole strafare pur di ricevere un complimento dal capo, mentre si dà poca importanza al lavoratore modesto, sempre ben disposto verso gli altri, magari anche preso in giro dai colleghi proprio per la sua tranquillità, pacatezza e senso della disciplina. Fortunatamente esistono anche gli uomini maturi, capaci di distinguere le due diverse persone. L’esempio che ho appena portato può essere applicabile in diversi campi del lavoro: il semplice e genuino ragazzo di campagna che magari si ritrova ad essere un famoso centravanti della Juventus o del Milan. In questi casi si riconosce se un uomo possiede veramente l’umiltà. Un nemico di questo e di altri splendidi sentimenti è il denaro, i soldi, gli euro, che possono trasformare radicalmente una persona da così a così e farle perdere quanto acquisito in anni di vita. L’umiltà è, secondo me, uno dei valori su cui l’uomo deve fondare il mondo e che deve trasmettere correttamente ai suoi figli, che saranno i cittadini del futuro.

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PACS O NON PACS?

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Marta Lamanuzzi

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a alcuni mesi il PACS proposto da Prodi fa arrovellare e bisticciare politici ed ecclesiastici. Non stupisce che in Italia, sede del Vaticano, sorgano tante polemiche riguardo ad un Patto Civile di Solidarietà che garantirebbe diritti e riconoscimenti giuridici alle “coppie di fatto”, conviventi non uniti dal sacro vincolo del matrimonio. Sono d’accordo i Socialisti di Boselli, il quale afferma che “è in gioco la laicità dello Stato”, membri della Margherita, di DS, di Rifondazione, Fassino, spesso difensore degli omosessuali, e la Prestigiacomo. Contrari i Verdi e Mastella. Titubanti Fini e Rutelli, così come Casini, che propone i CCS, Contratti di Convivenza Sociale e di Diritto Privato, una riforma più moderata, di minor impatto innovativo. La Chiesa, scandalizzata, percepisce il PACS come “un tentativo di relativizzare e ideologizzare la famiglia (…) una lacerazione inaccettabile”. Il Cardinale Ruini teme che possa portare ad un “piccolo matrimonio” e per Ratzinger sarebbe solo “un grave errore”, un provvedimento improprio che

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manca di “effettiva esigenza sociale”. Questo Patto è stato formulato al fine di tutelare i diritti di coppie che non sono in condizioni idonee al matrimonio, come le coppie di omosessuali o di separati o divorziati, e quelle che per svariati motivi decidono d non sposarsi. La Chiesa da che mondo è mondo è tradizionalista, ancorata ai precetti ed allergica alle novità, ma l’evoluzione della società non può essere ignorata. La riforma di Prodi è stata modellata per rispondere alle esigenze che le condizioni attuali hanno fatto sorgere. L’esistenza delle coppie omosessuali è un dato di fatto, e lo stesso vale per quelle non cristiane o che non si sentono inclini al matrimonio. A maggior ragione, proprio in quest’Italia, sempre più influenzata dal pluralismo etnico-religioso del mondo, non si può prescindere da pilastri di riferimento, norme e condotte da seguire, ma forse non è nella dottrina cristiana che vanno cercate, ma piuttosto nella Carta dei Diritti Umani. Tutte le unioni affettive meritano dignità e tutela (così come tutti gli individui). Ci sono coppie di anziani che, ri-

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masti vedovi, decidono di convivere per farsi compagnia. Se uno dei due viene ricoverato in ospedale, l’altro, nella situazione attuale, non essendo il coniuge ufficiale, non avrebbe diritto di chiedere informazioni sulle sue condizioni di salute. Lo stesso discorso vale per gli omosessuali e le altre coppie non regolarmente sposate. Con il PACS probabilmente il numero di matrimoni diminuirebbe, è vero, ma questa non sarebbe una sconfitta per Ratzinger. Molte coppie che, al giorno d’oggi, si sposano più per convenzione che per convinzione reale e sincera fede cristiana, e che magari, una volta sposati, divorziano dopo breve tempo senza alcuno scrupolo, avendo una valida alternativa per essere tutelati, forse rifletterebbero più a lungo prima di scegliere di ricevere questo sacramento. Per farla breve, pochi matrimoni, ma buoni. In questo mondo di mali di cui scandalizzarsi e contro i quali innalzare barricate ce ne sono davvero tanti, offrire protezione e riconoscimento alle unioni affettive non mi sembra tra i peggiori.

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Coppia di donne del Michigan agli inizi del secolo scorso - Lesbian Herstory Archives.

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I FENOMENI EXTRASENSORIALI D

a dove hanno origine i fenomeni extrasensoriali?

Nel mondo di oggi le facoltà extrasensoriali, in particolare l’ip-

nosi e la telepatia, suscitano particolare interesse negli uomini. L’ipnosi o ipnotismo è una condizione da una parte simile alla veglia e dall’altra vicina al sonno, attraverso la quale il soggetto entra in un contatto stretto e coerente con l’ipnotizzatore. La telepatia è, invece, un modo di comunicare informazioni o sensa-

zioni che non si serve dei sensi conosciuti, e che può avvenire a distanza ravvicinata o a centinaia di chilometri di distanza. Di questi fenomeni si occupa la parapsicologia, che studia e analizza tutto ciò che non può essere spiegato attraverso le scienze esatte, e l’influenza del pensiero umano sulle cose e sulla mente di

altri uomini. Si pensa che questi particolari fenomeni abbiano radici molto antiche nella magia , poiché i riti magici possono provocare lo scatenamento di facoltà paranormali. La magia è l’arte di dominare le forze occulte della natura e della vita attraverso mezzi naturali o pratiche arcane, in virtù del

potere di cui un mago dispone. Può essere divisa in imitativa, la quale simula dei dati reali per mezzo di rituali o rappresentazioni e simpatico- contagiosa, cui si riferiscono riti cannibalici (per esempio l’ingerimento del cuore per sottrarre alcune virtù alla vittima). Il termine magia deriva dai Magi, che erano sacerdoti

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della religione iranica primitiva ed erano considerati indovini, astrologi e fattucchieri. Nel nuovo testamento si citano tre magi, Melchiorre, Baldassarre e Gaspare che portarono a Betlemme per la nascita di Gesù oro, incenso e mirra. Presso le antiche civiltà dei Caldei o forse degli Accadi la magia diventò una “scienza codificata”, tanto che alcune popolazioni, come per esempio i babilonesi utilizzavano i riti magici per guarire le malattie. Nel VI secolo a.C. i greci introdussero alcuni riti magici nel loro culto ufficiale, ma la magia in sé era guardata con sospetto e diffidenza. Nel tardo ellenismo la si considerava scienza suprema. Nel medioevo si introdusse la distinzione tra due tipi di magia: quella bianca che ha scopi buoni e che si avvale delle potenze celesti, e quella nera che evoca le potenze infernali con riti e formule magiche e che ha fini malvagi e perversi. Gli esponenti della magia nera, le streghe, vennero in questo periodo bruciate sul rogo o torturate dall’Inquisizione per conto della chiesa. Dal XII secolo le opere magico- filosofiche e astrologiche greco- ellenistiche e arabe vennero riscoperte in occidente, e da allora si moltiplicarono traduzioni e testi. L’uomo, nel corso dei secoli si è, perciò, sempre di più interessato alla magia forse perché cercava di trovare nei rituali magici la risposta ad alcune sue domande o la spiegazione di alcuni avvenimenti che non si potevano spiegare razionalmente. Oggi la telepatia e l’ipnosi, anche si guardano con ammirazione e stupore e si giudicano quasi come doni naturali, in realtà si pensa siano provocati dalla magia nera, che avvicina l’uomo alle potenze infernali…Se fosse così, gli ipnotizzatori e quelli che praticano la telepatia potrebbero essere considerati quasi come le streghe medievali.


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la forza, il coraggio, l’amore per la vita, l’entusiasmo amplificato Giovanna Spantigati

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niziano le Paralimpiadi. Ho cercato i biglietti per la cerimonia di apertura, ma sembrano essere già esauriti. Eppure io volevo esserci, l’avevo promesso a me stessa. Quello sì che è lo Spettacolo. La forza, il coraggio, l’amore per la vita, l’entusiasmo amplificato. Ma non mi arrendo, farò una cosa ancora migliore: porterò mio figlio a Sestriere a vedere lo slalom. Se lo merita, il ragazzino. Siamo stati da poco in montagna, settimana bianca, l’ho portato a sciare. Quanta fatica camminare sulla neve, quante cadute, quanto male alle gambe. Fatica mia a sorreggerlo per portarlo sulle piste. Lui dentro ai suoi scarponcini rigidi non riusciva a camminare; io, il suo bastone, portavo anche il casco e gli sci, e alla sera mi doleva il braccio che lo sosteneva per riuscire a trascinarlo sulla neve, senza fargli capire che mi faceva male. Mi faceva male il braccio, mi faceva male il cuore. Nevicava, c’era vento, faceva freddo; cielo grigio e triste, ma non ci siamo arresi. Un’ora di camminata quasi impossibile, ma senza fermarci mai. Lui, coi suoi grandi pensieri in una giovane vita, io, con la mia solitudine ma

con la mia tenacia, il mio angelo custode. Ma lui era felice. E questo è solo ciò che conta. Il maestro, che per scelta insegna solo ai disabili, ammirato dal suo coraggio ha voluto portarlo su uno skilift che andava in alto, in alto… lui, Emanuele, impavido, seguiva le istruzioni, pieno di eccitazione, di orgoglio. E a fatica veniva giù, piccoli pezzettini ma da solo. Chi l’avrebbe mai detto. Ma lui si, lui lo sapeva che ce l’avrebbe fatta, perché non si tira mai indietro, perché non sa cosa sia la paura. E perché non ha niente da perdere. Ne è valsa la pena. Il maestro era entusiasta e lui, quando scendeva, mi cercava, sorrideva. Come a dire: guarda mamma come sono bravo. Si, Emanuele, tu meriti di vedere questi ragazzi sfrecciare sugli sci perché mentre io posso solo ammirarli tu puoi capirli, puoi fare il tifo per loro e puoi attingere dal loro coraggio, dal loro “non mollare mai”. Puoi essere orgoglioso di loro, senza vergognarti più, senza sentirti sconfitto per ogni tua caduta. E io? Io dovrò fare attenzione a non commuovermi, a non piangere davanti a te. Perché io invece conosco chi sta dietro alle quinte; un’altra parte di dolore, di coraggio, di amore. Quella delle mamme.

L E T T E R A A P E R T A A D U N C A P O D I S T A T O Egregio Sig. Presidente della Repubblica Italiana, sono uno studente italiano iscritto alla scuola media superiore a Tortona. Ho quindici anni e frequento la classe prima liceo scientifico. In questa lettera vorrei rivolgerle alcune domande e richieste su problemi che mi toccano particolarmente da vicino. Uno su tutti: la scuola. Sig. Presidente vorrei chiederle di mobilitarsi in qualche modo per far si che la scuola italiana ritorni a livelli quanto meno accettabili. Non mi pare che negli ultimi anni i governi che si sono succeduti al potere abbiano fatto qualcosa per migliorare la nostra scuola. Il livello degli istituti d’istruzione nel nostro paese si è notevolmente abbassato e bisogna fare qualcosa per evitare che cali ancora di più. A mio modesto parere negli ultimi anni si è cercato sempre più di creare nuovi indirizzi per ampliare le possibilità di scelta e ci si è dimenticati di migliorare le condizioni degli istituti già esistenti. Sono sicuro che il suo carisma e la sua grande esperienza sarebbe capace di mettere d’accordo tutti su questo problema. Perché se l’Italia si preoccupa per il suo futuro deve preoccuparsi pure per il futuro dei suoi giovani. Un altro problema che mi tocca meno da vicino ma che credo le interesserà ugualmente riguarda la guerra. La Costituzione Italiana, entrata in vigore il 1° Gennaio 1948, dice testualmente di ripudiare la guerra. Pertanto vorrei chiederle per quale motivo l’Italia negli ultimi anni ha partecipato a varie guerre con interventi definiti benevolmente “missioni di pace”. Ho visto in questi ultimi tempi morire molti dei nostri giovani in queste “missioni di pace” all’estero. Trovo moralmente assurdo che molti dei nostri giovani debbano rischiare la vita in paesi lontani per ideali, quali la democrazia, che sono troppo difficili da raggiungere. Perciò evitare le guerre credo che faccia solo bene al nostro paese. Lei Sig. Presidente rappresenta l’Unità dello Stato Italiano che si identifica nel tricolore, simbolo di pace e giustizia. So bene Sig. Presidente che il suo mandato a breve volgerà al termine e penso che sia impossibile per lei intervenire a breve sui problemi che le ho presentato. Mi auguro con tutto il cuore però che il suo mandato venga rinnovato perché credo che negli ultimi anni lei sia stato una guida importante per il nostro paese. Cordiali saluti,

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Tutto ruota freneticamente intorno alla dimensione estetica

ma la bellezza, cos’è? p r o v i a m o

Martina Ruta

La bellezza è… Bè, per tutti la bellezza è importante. Però nessuno sa cos’è veramente. Tutti pensano che la bellezza sia un fattore importante della vita, tutti vogliono essere alla moda, per così dire “Trendy”… Tutti pensano al loro “look”, al trucco, ai capelli, ma non sanno il vero significato della parola bellezza. Ormai se cerchi sul vocabolario bellezza trovi come sinonimo fotomodelle. Se una persona è bella dentro, automaticamente scatta un meccanismo che la fa apparire fantastica. Per tutte le ragazze la bellezza è diventata una dipendenza. “Sono troppo grassa, sono troppo magra, guarda che fianchi, guarda che pancia, ora mi metto subito a dieta!” Mamma mia! Ecco questo è un tipico discorso che ascolto di solito, di alcune ragazze, passando per le vie cittadine… Io sono stufa che le ragazze di questi tempi non sanno parlare d’altro… “Il mio uomo ideale è alto, bello, con un fisico da commuoversi…” Ecco un altro stupido argomento, ma possibile che una donna o uomo che sia, non sappia guardare nient’altro che la bellezza? Il tuo compagno ideale dovrebbe anche essere simpatico, farti vivere delle piacevoli emozioni, saperti far ridere… Poi se non sei così umoristica vai pure a prenderti un uomo senza umorismo, in tal caso… Sapete cos’è veramente il “look”? Il “look” è una mania insopportabile, fa mettere a dieta le persone già magre e

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così si rovinano la vita, si guardano allo specchio e ogni giorno si vedono sempre più brutte, brutte, brutte fino ad ammalarsi (alcune ragazze preferiscono mangiare un’insalatina piuttosto che un bel cheeseburger, ma come si fa?) Ad esempio mi ricordo un bellissimo film che parlava di un ragazzo che da piccolo aveva avuto un incidente e la sua faccia da quel giorno fu rovinata, tutti lo trovavano orribile, finché un giorno si innamora di una ragazza cieca; lei si innamora di lui, bè è ovvio è cieca, non potrà mai vedere quell’orribile mostro… Però questo dimostra che lei si è innamorata di lui perché era buono, gentile, affettuoso, ma nessuno l’aveva scoperto perché tutti lo caratterizzavano solo per l’aspetto esteriore. Io personalmente la bellezza purtroppo la valuto, però sono una persona che soprattutto valuta anche la simpatia. Una persona che mi faccia ridere diventa automaticamente mia amica. Io amo ridere, mi fa sentire bene, è un’emozione fantastica, con la risata mi scompaiono i problemi della mente… Io la mia bellezza la curo, mi piace essere a posto, in ordine, ma non è il

fattore più importante. Una donna quando è bella veramente non ha bisogno del trucco, e non deve per forza esse-

Illustrazione di Martina Delfanti

re magra, ma ha bisogno solo del suo umore, perché è l’umore che dà vita alla vera bellezza!!!

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Viaggio nel misterioso baule di Florindo

La Quinta Stagione

Un giardino può essere pieno di sorprese... signore chiese loro:” Vedo che abbiamo visite, allora qualcuno ha scoperto il mio prezioso tesoro, sentiamo un po’: chi siete?”. Francesca rispose:” Siamo Francesca ed Elisa”, quest’ultima proseguì:” Abbiamo trovato un baule nel mio giardino, abbiamo letto la scritta sul dietro, ce l’abbiamo fatta a prendere la busta ed eccoci qui. E lei chi è?”. Il signore spilungone rispose:” Siete delle ragazzine in gamba!!! Io mi chiamo Florindo, facevo parte del consiglio dei sapientoni, ma la mia proposta di stagione non è stata accettata.” Le due ragazzine non capirono molto del suo racconto,

più sviluppati) e mio fratello Floro inventò una vegetazione per la futura terra”. Elisa e Francesca erano affascinate dal suo racconto, però non capivano come mai la sua stagione non fosse stata scelta, allora glielo chiesero. Lui rispose:” Perché dicevano che il mondo doveva essere più serio di come me lo immaginavo io, quindi la mia stagione non andava bene (anche se, secondo me, un po’ di colore e fantasia non avrebbero fatto male a nessuno). Il consiglio mi chiese di inventarne una un po’ più reale, ma io rifiutai quindi, per punizione, rinchiusero la mia stagione e

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lle tre di pomeriggio di una calda giornata estiva Francesca era già arrivata a casa della sua migliore amica Elisa. Queste due bambine si divertivano molto assieme e a loro piaceva tantissimo giocare ai detective, per ciò, anche quel giorno, fu il gioco scelto. Il giardino di Elisa era a dir poco enorme quindi tutte le puntate delle loro misteriose avventure si svolgevano lì. Quella puntata era la numero 47 e secondo i loro accordi si intitolava il baule rubato. Camminando con aria da Sherlock Holmes, le nostre due amiche, munite di tutto il necessario per affrontare un’altra avventura, si avviarono verso la base (cioè un piccolo capanno costruito dal padre di Elisa). Francesca fece finta di ricevere una telefonata da una duchessa disperata perché i ladri le avevano rubato un baule, di media grandezza, d’oro cosparso da preziosissime gemme che aveva comprato all’asta di New York per tantissimo denaro. Allora Francesca finse di chiamare un taxi che arrivò subito (in realtà era Elisa che arrivava con una macchinina a pedali) e a tutta velocità si avviarono verso il luogo del furto. Si immaginarono di parlare con la duchessa vittima dell’accaduto ed infine si diressero con il taxi alla base per organizzare le ricerche del prezioso baule rubato. Una volta rivisti gli appunti basati sul racconto della signora (logicamente inventato), sempre con il taxi si avviarono verso la città di Westridge, dove secondo loro era scappato il ladro. In realtà questa città immaginaria era situata in un angolo del giardino che Elisa non aveva mai esplorato a fondo prima di allora, perché lì c’era la cuccia della sua cagnolina Violet, e da quando morì (circa 4 anni prima) non ci volle più andare. In quel momento era talmente presa dal gioco che non se ne accorse nemmeno, quindi per la prima volta dopo tanto tempo rimise piede in quell’angolo del giardino. Una volta scese dal taxi, le due detective in erba iniziarono ad esplorare il luogo fino a quando Elisa ordinò di scavare vicino ad un albero dove secondo lei era stato sepolto dal ladro il prezioso tesoro per poi venirlo a riprendere con più calma quando ormai tutti avrebbero sospeso le ricerche e si sarebbero completamente dimenticati del furto. Dopo poco tempo Francesca si imbatté con la sua paletta contro qualcosa di duro che aveva un colore giallastro spento. Chiamò subito Elisa e assieme si misero a scavare per scoprire di che cosa si trattasse. INCREDIBILE!!!!! Era proprio un baule d’oro, anche se un po’ consumato, cosparso di tantissime gemme brillanti. Le due amiche rimasero a bocca aperta pensando a che cosa potesse essere, a chi l’avesse messo lì e soprattutto se dirlo a qualcuno; infine decisero di mantenere il segreto tra di loro e di aprire il baule. Dapprima ne uscì una tenue luce azzurra, fecero appena in tempo ad intravedere una figura rettangolare simile ad una busta situata sul coperchio quando un forte bagliore le accecò quasi. D’istinto richiusero il baule e, una volta ripresa bene la vista, esplorarono il baule sulla cui parte posteriore trovarono scritto così: “CHIUNQUE TU SIA SAPPI CHE HAI TROVATO IL BAULE DOVE DENTRO

E’ RACCHIUSA LA 5° STAGIONE BOCCIATA DAL GRAN CONSIGLIO DEI SAPIENTONI IL 38/89/-32748. NON TI CONSIGLIAMO, MA SE VUOI APRIRE QUESTO BAULE SENZA ESSERE ABBAGLIATO DEVI CERCARE DI PRENDERE LA BUSTA INCOLLATA DENTRO AL COPERCHIO E RECITARE LA FORMULA CHE C’E’ DENTRO E BUONA FORTUNA!!!! (P.S. A PARTE CHE NON CE LA FARAI, COMUNQUE TI CONSIGLIAMO DI ARRENDERTI, RISEPPELLIRE IL BAULE E NON PARLARNE A NESSUNO SE NON VUOI CHE LA MALEDIZIONE DEI SAPIENTONI RICADA SU DI TE. ADDIO”. Elisa e Francesca si guardarono negli occhi quasi incredule di quello che avevano letto; la 5° stagione? Il gran consiglio dei sapientoni? E poi che data strana che c’era: 38/89/-32748. Chi mai avrebbe potuto scrivere una roba del genere? Ma non si persero d’animo e cercarono di prendere la busta per scoprire di che cosa si trattasse. Indossarono gli occhiali da sole per attenuare, anche se di poco, quell’accecante bagliore, si fecero coraggio e aprirono di nuovo il baule……… tastarono con le mani sul coperchio fino a quando Elisa sentì la carta della busta sotto le sue dita, la strappò velocemente ed improvvisamente il forte bagliore si placò, e come se fosse svenuto il coperchio si richiuse con un tonfo, Francesca provò a riaprirlo, ma non ci riuscì. Intanto Elisa aprì la busta. Dentro c’era scritto così : “Se il baule vuoi aprire questa formula devi dire: Hai mai provato a saltare 3 volte come una rana zoppa, o ad uno squalo salire in groppa? Oppure gracchiare 3 volte come un corvo muto, o in porcellese chiedere aiuto? Ed infine, signori e signore, hai mai provato a tenere il respiro per 50 ore? Ovviamente queste cose non puoi fare, ma se in Florileco, la 5° stagione, riuscirai ad entrare queste cose potrai anche fare”. A Elisa e Francesca sembrava molto buffa questa filastrocca, ma non persero un attimo e la recitarono subito all’unisono. Finito di recitarla aprirono il baule. Videro una piccola porta, grande più o meno la metà di una loro gamba; piene di curiosità la aprirono. Improvvisamente si sentirono risucchiate da una strana forza che le trascinò dentro alla porta; attraversarono, a folle velocità, una specie di tunnel che cambiava colore ogni secondo. Elisa e Francesca si divertivano molto, ma erano altrettanto preoccupate perché non avevano la più pallida idea di dove stessero andando. Improvvisamente, dopo una decina di minuti di viaggio, si ritrovarono in una strana città che aveva case costruite al contrario o dei più svariati colori, aveva alberi dal tronco trasparente contornato da una riga bianca e con foglie a forme stranissime, erano altrettanto strane le nuvole: quella che fissavi prendeva la forma e il colore di quello che immaginavi e lo manteneva fino a che tu non decidessi di cambiarlo. Erano talmente affascinate da quelle stranezze che non si accorsero neanche che davanti a loro era comparso un signore altissimo e magrissimo con una lunga barba; indossava una leggera tonaca azzurra decorata con immagini di fiori. Quando le due amiche se ne accorsero dapprima si spaventarono, però vedendo la sua faccia sorridente capirono subito che si doveva trattare di una brava (anche se un po’ strana) persona. Prima ancora che potessero aprire bocca l’anziano

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così gli pregarono di ripetere più dettagliatamente la sua storia. Florindo accettò e le invitò a sedersi su una panchina perché la sua storia era abbastanza lunga. Una volta accomodati Florindo iniziò: “Tanto tempo fa, più di quanto voi possiate immaginare, il mondo non era come lo vedete voi adesso, ma era un vasto territorio piatto, e non rotondo, abitato solo da dieci persone della mia stessa razza, eravamo: io, Invernizio, Primulo, Estito e Attunnio che facevamo parte del Gran Consiglio dei Sapientoni. Poi c’erano: Ominio, Animio, Floro (mio fratello) e Cilio che facevano parte del Gran Consiglio degli Intelligentoni. Un giorno, stanchi della solita vita decidemmo di inventare un mondo più bello e colorato e di inventare anche degli abitanti per questa squallida terra. Allora ci dividemmo i compiti: io, Invernizio, Primulo, Estito e Attunnio, aiutati da Cilio che decise anche di cambiare forma alla terra, decidemmo di inventare delle situazioni climatiche per il mondo (voi le conoscete meglio come stagioni), invece Ominio e Animio decisero di inventare degli abitanti per questo mondo (Ominio li fece

me dentro ad un baule così io potevo vivere nella mia stagione. Invece loro andarono ad abitare in un pianeta a circa 4.780 anni luce dalla terra lasciandomi qui tutto solo”. Elisa intenerita dalla sua storia gli chiese se potevano fare qualcosa per lui, ma Florindo le rispose che era meglio che lasciasse tutto come era e che, una volta uscite seppellissero il baule dove l’avevano trovato e senza dire niente a nessuno. Appena ebbe finito di dire queste parole Florindo scomparve, ed Elisa e Francesca si sentirono risucchiate da una forza proveniente da una porta (quella da dove erano entrate nella 5° stagione), attraversarono lo stesso tunnel, e si ritrovarono fuori dal baule. Subito dopo la loro uscita la lettera tornò al suo posto sopra al coperchio ed immediatamente si richiuse. Le due amiche riseppellirono il baule e non dissero niente a nessuno secondo il volere di Florindo. Quella è stata la loro più bella avventura, ed ogni giorno che si incontrarono dopo l’accaduto parlavano sempre del loro strano viaggio, però assicurandosi che non ci fossero spie a sentirle.

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