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Il Mosai K o i

Il Mosaiko cammina con le sue gambe... Il Mosaiko Kids è diventato un mensile indipendente ed è possibile riceverlo tramite abbonamento annuale, richiedendolo al seguente indirizzo: Favolarevia Editore via C. Alberto, 13 15053 Castelnuovo Scrivia (AL) - Tel. 0131 856018

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Anno 2 - n° 3 - marzo 2005 Aut. Tribunale di Tortona N° 2/04 reg. periodici del 22/09/2004 Proprietà ed Editore: Favolarevia, via C. Alberto, 13 - Castelnuovo S. (AL) Periodico mensile Direttore responsabile: Antonella Mariotti Stampa: Dieffe - v.le Scrivia, 18 - Castelnuovo S. (AL)

Dieta sì, palestra no: non basta ridurre l’alimentazione a un calcolo matematico

Storie (vere) di ordinaria follia Marta Lamanuzzi

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i sono pomeriggi in cui ti siedi alla scrivania, prendi in mano il diario, lo leggi da capo a piedi e da piedi a capo e poi hai la strana sensazione che non farai niente di tutto ciò che c'è scritto, per lo meno non quel giorno. Senti che forze sconosciute, misteriose e potenti stanno avanzando contro di te e paralizzeranno ogni tuo tentativo di studiare. Sono pomeriggi in cui il tuo spirito ti calamita davanti ad un documentario, ad una telenovela o addirittura a un varietà di Maria De Filippi o Alda Deusanio, piuttosto che lasciarti fare i compiti. Non capisci perché, ma, inconscia-

mente, hai sollievo e piacere ad annoiarti e rammollirti sprofondando inerte nel divano, a patto di rimanere a debita distanza da quei libri che più passano le ore e più si trasformano in dinamite sul punto di esplodere. In quei pomeriggi quel riposo non è affatto costruttivo, ma più estenuante di qualunque attività (la noia stanca) ed è probabile che acquisterai pure un paio di fantastici ciccioli sul ventre o sui glutei o qualche brufolo o magari un po' di acetone, perché ci sono miliardi di dolcetti, salatini, paciughi, patatine, cioccolati e noccioline che vivono in passionale simbiosi con i

divani, il rifiuto dei libri, la noia e la De Filippi in TV. Purtroppo a questo morbo non sono state trovate né cure né lenitivi per il momento, anche se migliaia di scienziati in tutto il mondo ci stanno lavorando. Per fortuna però i sintomi si manifestano così devastanti solo per la durata di un pomeriggio, l'indomani generalmente tutto svanisce… a meno che la sigla della soap opera abbia lasciato i due amanti a pochi istanti da un bacio, o uno schiaffo, o l'arrivo del marito di lei, o della sorella del patrigno omosessuale di lui... In questo caso si prevede una ricaduta il giorno seguente.

Non lo vol evo lasciare

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ra così caldo, affettuoso, dolce, amabile, piacevole, innocente, candido, ma anche attraente e affascinante. Lui sì che ci sapeva fare con me. Non riuscivo a stare un giorno solo senza stringerlo tra le mie braccia. Per quanto mi sforzassi mi era impossibile resistergli. La sera cresceva

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to solo sul mio letto, e io sono qui, 8:25, ora di filosofia, intorno a me diciannove zombi: i miei compagni. È passata poco più di un'ora da quando l'ho lasciato, ma mi sembra una vita. Un abisso ci separa. Quella sveglia ci ha divisi, maledetta! Quanto mi manca il mio cuscino!

“La vita dietro” - Gli anziani di Montecastello

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in me una voglia terribile di lui, volevo possederlo, solo io, per tutta la notte, e anche di più. Poi però l'ho dovuto lasciare, e l'ho fatto con violenza, con rabbia, ferita nel mio orgoglio, perché non volevo farlo, volevo stare con lui ancora e ancora, solo noi due, per sempre. Invece ora lui è là, tut-

Lettera del Prefetto al Mosaiko

La voce fuori campo: magia del cibo

Pikkolissimi: micropoeti, micropittori

Pianeta cane n. 2 - “Presentazioni”

Silvia Pareti

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ccidenti, chi non si è mai accorto con sorpresa disperata di un piccolo scarto in più dell’ago della bilancia ed è corso ai ripari, ricorrendo a tutti i tipi di diete, così bizzarre a volte da somigliare più a formule magiche o rituali che a cure veritiere? Chi non si è trovato attanagliato dai sensi di colpa per qualche delizia del palato che proprio non si poteva rifiutare, ma che pesa sulla coscienza come un macigno di calorie, e ancora non ha raggiunto lo stomaco, che già sentiamo di avere un rotolino in più da qualche parte, autosuggestionati dall’adipe fobia? Chi non si è sottoposto a estenuanti rinunce primaverili, intervallate da rovinose cadute, per arrivare ad avere il coraggio d’estate di rientrare nel costume con un corpicino asciutto e secco da esibire con orgoglio? Spero nessuno si sia dato tanto da fare per qualcosa che vale così poco la pena, ma purtroppo l’esperienza mi dice che la mode delle diete è un mercato in continua crescita. Le pubblicità e la televisione ci spiegano come dovremmo essere (ma secondo chi?), le riviste e i cialtroni ci vendono mille rimedi fai-da-te, sfruttando il nostro desiderio di omologazione. Qualcuno per dissentire dal sistema con una protesta “in grande”, si è fatto paladino delle forme morbide e cadendo nell’eccesso opposto, si sforza di ingrassare per sentirsi controtendenza. Forse come atteggiamento è un po’ eccessivo, visto che la salute e la bellezza stanno nell’equilibrio e nelle mezze misure, quelle che detta la nostra costituzione e che sono diverse da individuo a individuo. Ma il fenomeno delle diete a tutti i costi non fa

distinzione di sesso, età o reale eccesso di peso, persino le magrissime sono spesso ossessionate dalla cioccolata con panna coma se fosse una nemica capace di rendere mostruosamente brutti. Anche il fumo rende brutti, anche l’alcool rende brutti, anche gli incidenti stradali o le notti insonni, eppure finiscono tutti col

ni non sono mai troppo sane. La dieta migliore che ci sia, è quella che quasi nessuno segue, quella che parte dall’accettazione di un corpo al quale dovremmo volere bene, passando dal mangiare tanto al mangiare meno (se non si è tra i pochi fortunati che non ingrassano mai), ma di tutto, senza tagli settoriali, per finire al-

fare meno paura. Sorrido quando un mio amico mi parla di nuovi amminoacidi buonissimi che ha appena comprato e di sostanze per gonfiare i muscoli e del suo sguardo terrorizzato alla vista dei carboidrati, ma non c’è niente che faccia sorridere. L’ossessione del corpo perfetto, palestrato, scolpito non secondo natura ma con l’aiuto di farmaci catalizza i suoi pensieri, è lo scopo, la funzione di una vita che ruota intorno a calcoli precisi di calorie e gocce miracolose. E le ossessio-

meno due volte la settimana in palestra, per un benessere che solo la sport ci regala. Nessuno fa così, e nel collegio di 160 ragazze in cui vivo, tutte o quasi alle prese con diete da giornaletti femminili, il registro di chi prende le chiavi della palestra riporta i soliti 7-8 nomi. Molte sono studentesse straniere, provenienti da culture più orientate allo sport e all’attività sportiva, che ci potrebbero insegnare molto. La salute e la bellezza del nostro corpo, passano proprio da lì.

Illustrazioni di Martina Delfanti

Il letargo pomeridiano, una sindrome diffusa


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Un pomeriggio con gli anziani della Residenza Chiavi d’Argento a Montecastello

Silvia Pareti

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ome si può vivere al meglio la terza età, quella in cui si torna un po’ bambini, ma senza la stessa energia, quella in cui si è saggi, ma nessuno che dia retta, quella in cui si ha tanto da raccontare, ma nessuno che abbia la pazienza di stare a sentire, quella con tanto tempo a disposizione, e poche occasioni di sfruttarlo, che passa spesso nell’attesa di un qualcosa che tanto arriva lo stesso, lamentandosi degli acciacchi quasi medaglie da esibire, perché non vogliono fare invidia, l’unica competizione che conoscono è quella a chi sta peggio, per un qualche gusto per me incomprensibile di farsi commiserare. Eppure non è una brutta età, se si accettano i limiti di un corpo che non sta più dietro all’energie della testa, e soprattutto se non si è soli. Tutti preferirebbero restare nella propria casa, quale luogo più caro, più familiare, dove essere padroni e circondati da ricordi, ma se non ci sono figli con grandi disponibilità di tempo e uno stuolo di nipotini allegri, restare a casa può essere un vero problema, le giornate si riempiono di silenzi e non c’è nessuno a prestare il suo aiuto quando la fiacchezza prende il sopravvento. Non resta allora che andare a vivere in una delle tante residenze per anziani sparse sul territorio, e che possono rivelarsi luoghi incantevoli, di intrattenimento e nuove amicizie così come prigioni dove sentirsi ancora più soli. La Residenza per anziani Chiavi d’Argento (di Montecastello), è un edificio nuovo, di buon gusto, pulito e funzionale, ci sono balconi, vetrate luminose, la scala per tenersi in allenamento e l’ascensore per quando si è troppo stanchi, la sala da pranzo con appeso il menù della settimana che

La vita dietro... hanno deciso tutti insieme, e quella tv con le poltroncine e le riviste e poi il minialloggio della coppia che si occupa di tutti loro. Fuori il grande cortile pavimentato sembra un’ampia terrazza che domina la pianura e il resto del paese, non manca di certo lo spazio per feste o rappresentazioni e c’è anche un piccolo anfiteatro a gradoni per gli spettacoli di intrattenimento nella bella stagione e alle sue spalle risa-

(nella foto) sono disponibili e incuriosite dalla mia presenza, un po’ meno Renzo e Giovanni, che fanno appena capolino. Dopo un po’ che parliamo l’atmosfera è quella di una chiacchierata da amici e mi accorgo che è troppo tardi per la formalità delle domande che mi ero preparata, le ragazze dai capelli di neve, parlano tutte insieme a ruota libera e posso solo provare a tirar fuori indirettamente le notizie che vado cercando.

lendo la collina, piante da frutta, un orto e un pollaio che ha anche le gabbie dei conigli e poco più in alto, da sfondo all’edificio, il castello del paese. Il posto è veramente incantevole ma a essere sinceri un po’ tutti gli ospiti sono concordi che ha un piccolo difetto, ci si arriva con una strada ripida che nemmeno chi ha le gambe buone si azzarda a percorrere perchè in paese non c’è nemmeno un bar o un ritrovo dove sedersi a fare 4 chiacchiere, così mentre all’interno della cancellata che delimita la residenza, la compagnia non manca, lamentano un po’ l’isolamento esterno. Quando vogliono fare un giro però, salgono tutti sul pulmino della Residenza verso Alessandria, Valenza, o altre mete, potendo quindi sbrigare le loro faccende e fare acquisti in assoluta libertà. Quando spiego le motivazioni della visita, vengo accolta come in una famiglia e i custodi mi fanno accomodare nel grande salotto dove a poco a poco arrivano la maggior parte degli abitanti della casa: Bruna, Norma, Ofelia, Caterina (che mi chiede sempre se sono del Veneto) e Luigina

“I giovani non pensano che verranno vecchi” mi ripetono tutti, ma mi sembra una delle solite generalizzazioni, un modo per giudicarci senza cercare di capirci, eppure un fondo di verità ci deve essere, anche loro sono state giovani e si vede che non hanno mai pensato alla vecchiaia fino al giorno in cui ci sono inciampate dentro all’improvviso e si sono accorte che quella sensazione di avere tutta una vita davanti di tempo, era solo un’illusione che si era portata vie le esperienze e i sogni rimandati a miglior tempo. Comunque io sono qui, ed è proprio perché di tanto in tanto magari ci penso che voglio provare a capire come si possa passare l’età della saggezza nel modo migliore possibile. Sicuramente pensandoci prima, come mi dicono anche loro, perché è lo stile di vita che conduciamo, le sane o cattive abitudini che ci renderanno la vecchiaia più o meno sopportabile. Partecipare alla conduzione della casa aiuta a mantenersi attivi, e ognuno dei suoi abitanti, può fare quello che si sente scegliendo l’attività che preferisce, aiutare a fare le pulizie, a cucinare, ad alleva-

re gli animali o coltivare frutta e ortaggi, oppure può starsene semplicemente in poltrona davanti alla tv. Un importante abitante della casa, ma più ancora del cortile, è Briciola, un cagnolino grande come un gattino, ma così pieno di energie e giocherellone da essere diventato la mascotte di tutti, anzi, gli anziani spesso se lo litigano, cercando di accattivarsene l’affetto, e lui se ne approfitta prendendosi i vizi da tutti. La coppia che gestisce la casa è composta da due persone stupende, persone di cuore che riescono sempre a strappare un sorriso anche ai più introversi. È lei che si occupa della cucina, e a dire di tutti è anche molto brava, e poi, se qualcosa non è di loro gradimento, mi spiega, non mancano di farlo subito notare così la volta dopo riprova ad accontentarli tutti. Per i compleanni e le festività, la casa si anima di musica e intrattenimenti, si organizzano festicciole (grazie anche all’iniziativa e alla generosità del Rotari), si balla e si canta. L’atmosfera è veramente quella di una grande famiglia, certo non sarà lo stesso che restare con i propri parenti, col conforto dei legami familiari, ma grazie allo sforzo e ai sorrisi di tutti, lo stacco è meno forte e la differenza sopportabile. Parlando con loro capisco che sono contenti di stare in una Residenza di piccole dimensioni, nella quale possono prendere parte alle decisioni che li riguardano e avere un rapporto più stretto tra loro. Ma c’è una cosa che manca di quelle grandi, e un po’ mi fa sorridere: è più facile trovarsi il fidanzato, perchè si conosce più gente, mi spiega una di loro, che ha una qualche parente alla quale è capitato di ritrovare l’amore anche se a questa età. Perchè no, mi dico, anzi è bellissimo che dentro l’amore non l’abbiano dimenticato.

UN'OASI DI LUCE Marta Lamanuzzi li occhi di un bambino subnormale contengono semplicemente l'infinito. A volte è allegro, altre sereno o agitato o disperato o nervoso, e non lo nasconde, non se ne vergogna, lui non se ne rende conto. Quando il suo sguardo incontra il tuo, in quel momento, il tempo si ferma e lui entra in totale simbiosi con te, diventa parte di te, ti riempie con la sua luce. Durante quel contatto profondo e assoluto inconsciamente ti parla, il suo cuore ti chiede aiuto, o affetto, o gioia, o sicurezza. E tu non devi fare altro che lasciarti andare. Ogni tuo gesto diventerà limpido, spontaneo, quasi necessario. Gli darai ciò che desidera, soddisferai perfettamente il suo bisogno, e in cambio riceverai una melodia di pace, intensissima e inebriante. I bambini gravemente andicappati non usano il filtro del corpo, della parola e del pensiero per esprimere se stessi, è come se fossero fatti di solo spirito e sole emozioni. Proprio per questo avere contatto con loro è un'esperienza unica, che tocca l'anima, che appaga, fa crescere, a qualunque età, che ti migliora, ti cambia la vita e il cuore.

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Disegno di Martina Delfanti

GENITORI E FIGLI: GENERAZIONI A CONFRONTO di Marcello Nicolò Spinetta enitore e figlio; due persone che spesso si amano ma che a volte non condividono idee comuni, un rapporto fatto d’intesa e di aiuto reciproco, che in alcuni casi viene messo in discussione e dimostra una certa fragilità. Questa considerazione descrive brevemente e in modo poco approfondito la situazione attuale e le varie dinamiche che esistono tra i figli e i genitori, mettendo in evidenza soprattutto la variabilità di un rapporto che si è evoluto nel corso del tempo, cambiando principalmente sotto l’aspetto ideologico che un genitore aveva nei confronti del figlio e viceversa, e che tutt’ora sta subendo trasformazioni evidenti rispecchiando anche il mutamento che la società ha avuto nell’ultimo secolo. Una conferma concreta a questa mia considerazione mi arriva direttamente dalla storia di una mia bisnonna che mi ha spesso ribadito come il rapporto che lei teneva con i suoi genitori era abbastanza formale; infatti i discorsi tra i due componenti della famiglia erano piuttosto “serrati” e in essi la figlia o il figlio si rivolgevano al genitore abitualmente “dando del lei”; inoltre le decisioni all’interno dell’ambiente-famiglia venivano solitamente prese da un adulto, spesso il padre, e il figlio non poteva esprimere molto liberamente la propria opinione. Tali atteggiamenti escono totalmente dagli schemi di vita attuali e dal rapporto tra un padre e una madre e il proprio figlio e non rientrano neanche nella mentalità delle persone di oggi; infatti, almeno così accade nella mia famiglia e credo anche nella maggior parte di quelle italiane. L’abitudine e la consuetudine di dare del lei, o anche del voi, a un genitore è praticamente caduta nel dimenticatoio e oggi, a differenza di cent’anni fa, lo spazio che i ragazzi si ritagliano all’interno delle decisioni famigliari è molto più ampio ed è loro consentito esprimere la propria idea in modo più autonomo. Tuttavia il rapporto genitori-figli che appare, in base a questa considerazione, migliorato o più vicino alle esigenze dei ragazzi di oggi nasconde ancora molti lati negativi, caratterizzati soprattutto dai casi di incomprensione e di scontro ideologico, e a volte fisico, che si verificano sempre più frequentemente all’interno della casa. A mio parere la causa principale di questi momento di disaccordo è dovuta principalmente alla differenza di mentalità che intercore oggi tra un figlio e un genitore e dal grande divario nello stile di vita di uno e dell’altro, che si è creato anche a causa dell’arrivo delle nuove tecnologie che hanno sconvolto i canoni di vita in pochi decenni; credo anche che una delle cause di questa incomprensione sia la necessità da parte di un figlio di maggiore autonomia anche se questa richiesta è spesso esagerata o più correttamente va contro al volere di un genitore. Un esempio mi arriva dalla mia condizione famigliare, in cui la richiesta di uscire con gli amici per un certo periodo di tempo genera molte discussioni legate soprattutto all’orario del rientro. Dal mio punto di vista per eliminare o almeno ridurre le incomprensioni tra genitori e figli e per trovare punti di incontro tra queste due mentalità penso si debba innanzitutto instaurare un rapporto basato sul dialogo, in cui sia le esigenze del ragazzo sia le richieste dell’adulto possano essere discusse insieme, cercando una situazione favorevole ad entrambi, e non rifiutate senza la ricerca della comunicazione. Infine credo che, per avvicinarsi alla mentalità di noi ragazzi, gli adulti debbano provare a immergersi nel mondo delle nuove tecnologie e non considerare questa realtà con distacco, poiché esse sono ormai parte integrante della nostra vita quotidiana. Ma dopo tante parole credo sia utile ricordare, come ci hanno insegnato due realtà opposte, il Vangelo attraverso i Comandamenti e la televisione attraverso la pubblicità, che i genitori devono essere rispettati e onorati e che “la mamma è sempre la mamma” e di conseguenza “il papà è sempre il papà” poiché penso che l’educazione sia l’elemento fondamentale per dar vita ad un rapporto sereno e poiché anche per noi, figli del 2004, il cammino esistenziale ci conserva una vita da genitori, in cui chissà dovremmo immergerci nella nuova e differente mentalità dei nostri figli.

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In ris alla pro

Lettera del Prefetto alla redazione del Mosaiko

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“splendida iniziativa”

uesto mese – magno cum gaudio - commentiamo la prima lettera non minatoria giunta alla rubrica di posta.

Caro Mosaiko kids, sono un ragazzo di un paese vicino a Castelnuovo con una grande passione: le moto. Ma nonostante tutti i miei sforzi i miei genitori hanno deciso di non comprarmi il motorino anche se io ho insistito a lungo. Visto che loro leggono il mosaiko kids più di me ho pensato che forse, se mi pubblicavi, potevo avere qualche speranza di averlo. Per favore puoi scrivere il mio soprannome come firma? Grazie Graz. Caro Grazie Graz, il tuo è un problema molto serio che merita la dovuta attenzione. Forse non lo sai, ma sono in molti ad avere la tua stessa necessità senza riuscire a cavare il classico ragno dal buco. Per questo ho deciso di sintetizzare brevemente i due sistemi che - parola dei miei compagni! - funzionano meglio per convincere i riottosi genitori. Il primo sistema è detto “ logorropedia carburatorica acuta” oppure anche “teoria dello sfinimento”. In pratica, devi tirare in ballo l’argomento motorino in ogni occasione, anche in quelle più impensabili. Ad esempio, la mamma dice “vai a salutare la nonna!” e tu devi rispondere “no perché non mi comprate il motorino!”. Oppure il papà ti consiglia di fare i compiti perché è da due mesi che fai lo sciopero dei libri e tu devi rispondere, in tono gentile ma inequivocabile, “non posso perché non ho il motorino!” E se, mettiamo, i tuoi si lamentano perché entri a scuola giusto in tempo per la campanella d’uscita, in tono pacato ma duro devi affermare che ti perdi per strada perché non hai il motorino. Continuando con questo sistema mattina pomeriggio e sera, prima e dopo i pasti, anche con i tuoi parenti più prossimi, con MOLTA COSTANZA, alla fine i risultati arriveranno. Dopo due anni i tuoi genitori – ormai pressoché collassati - saranno sull’orlo della separazione e uno dei due ti regalerà il rombante bolide per farti stare zitto. A quel punto avrai compiuto diciotto anni e sarà l’ora di pensare alla macchina, ma i tuoi genitori faranno nuovamente orecchie da mercante, sicché dovrai ricominciare la tiritera per una buona decina d’anni (non dimenticare che la macchina è più cara!). Per quanto riguarda il secondo sistema te ne parlerò un’ altra volta perché non ho più spazio, ma non contarci troppo perché sono molto scostante. Alla prossima, e continuate a scrivere a mosaikokids@hotmail.com Aspetto posta… Davide Varni

Pubblicato su “Mission” l’iniziativa del Mosaiko

La FeDerSerD ci ascolta...

on la consueta gentilezza e sensibilità, il Prefetto di Alessandria dott. Vincenzo Pellegrini ha scritto alla redazione del Mosaiko per esprimere il suo “vivo compiacimento per l’impegno, la costanza e la fantasia con cui vengono trattati ed illustrati i temi più vari”. Le Istituzioni paiono spesso, ai giovani ma anche ai meno giovani, cosa astratta e lontana, regno chiuso e inaccessibile in cui si muovono oscuri alfieri che nascondono il loro volto umano dietro la corazza indossata per sopravvivere ai taglienti equilibri del potere. Un fossato profondo divide spesso i palazzi dalle piazze. Con il suo gesto semplice ma intenso, prendendo carta e penna, il dott. Pellegrini ha colmato il fossato e gettato uno splendido ponte. Un gesto prezioso e simbolico: in questi tempi difficili avremmo tutti bisogno di riconoscere che quei palazzi dove sventola il tricolore sono casa nostra.

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Mimma Franco

ission, periodico trimestrale della Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze (FeDerSerD), ha pubblicato un’ampia relazione sull’iniziativa contro le tossicodipendenze realizzata il 26 giugno 2004 dai ragazzi del Mosaiko Kids .

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Segno che l’opinione dei giovani, quando è davvero sincera e motivata, può essere preziosa anche per chi professionalmente opera da decenni nel problematico settore della lotta alle dipendenze. Chi paga il prezzo più alto alla droga, del resto, siamo proprio noi ragazzi: coinvolgerci e ascoltarci è senza dub-

bio una scelta lungimirante. L’attenzione della FeDerSerD ci gratifica e ci stimola a proseguire nel nostro progetto. Un ringraziamento sentito da parte della Redazione a tutti gli operatori della FeDerSerD che ci hanno accordato la loro fiducia.

via Emilia Sud, 22 15055 Pontecurone Tel. 0131 886373 0131 886932 Fax 0131 887637 N. verde 800-603471 e-mail: info@hotellarosablu.it www.hotellarosablu.it

Favolarevia


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la voce fuori campo Riforma Moratti e tagli all’organico

MAESTRA: CHE FATICA!

Ma davvero interessa il bene dei bambini?

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uando una mamma inizia il percorso scolastico a fianco del proprio figlio si pone mille interrogativi e nutre alcune ansie. Tra queste, l’incertezza dovuta al fatto di dover affidare l’educazione e l’istruzione del suo bambino al lavoro di “un’équipe psicopedagogica” - come la Riforma Moratti denomina il team di maestre che si occuperanno di lui. Riusciranno a capirlo? E ad avvertire i suoi timori, le sue titubanze? Come reagiranno alle sue intemperanze? A dire il vero il termine che contraddistingue la figura degli insegnanti di classe le pare un po’ distaccato, asettico. Arriva il primo giorno di scuola e il bambino si immerge “ a tempo pieno” in questa esperienza che si rivela, già dall’inizio, UNICA. I giorni trascorrono veloci, le attività si susseguono con ritmo regolare ed il bambino impara con entusiasmo: la fiducia nelle sue MAESTRE (ma sì, si possono ancora chiamare così!) aumenta. Crescono quotidianamente la sua voglia di imparare ed il suo entusiasmo. La mamma comprende di aver nutrito dubbi infondati: il suo bambino sta bene a scuola perché le sue insegnanti riescono, con un lavoro incessante ed attento, a rendere ogni momento irripetibile ed adatto a lui, al suo carattere, al suo stile di apprendimento. Ma un giorno, verso la metà del secondo quadrimestre, succede qualcosa di brusco: si parla di “tagli all’organico”, di “perdita di posti” e dalle stesse insegnanti la mamma viene a sapere che con ogni probabilità il prossimo anno le maestre non potranno più lavorare in questa scuola, non ovviamente per loro scelta ma per qualche perverso meccanismo burocratico (graduatorie, numero di classi, punteggi, trasferimenti d’ufficio) che lei stenta a comprendere. Ma davvero a chi fa funzionare la scuola interessa il bene dei bambini? Un gruppo di mamme - Scuola Elementare “M. M. Bandello” - Castelnuovo Scrivia

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a b u l a

Gli amici di Caltabellota (AG) raccontano...

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erafino non si sente molto bene, è stanco e si lamenta con la mamma. “Oggi a scuola è stata dura! La maestra ci ha fatto scrivere un’intera pagina!” Beh, diciamo che a Serafino la scuola non piace tanto. E’ in prima elementare e il passaggio dall’asilo, dove poteva giocare tutto il giorno, alla scuola, dove deve vedersela con i suoi primi impegni e doveri, non è passato del tutto inosservato. “Dovresti mangiare un po’ più di verdura e di frutta” gli diceva la mamma. “Ma cosa vuoi che c’entri il fatto che mi riesce difficile fare 5+6 con la frutta e la verdura?” risponde Serafino. La mamma non sa più cosa fare con lui. “Ora fai i compiti, più tardi ti porterò dal medico” decide la mamma. “Uffa, il dottore no!” pensò Serafino. “E se poi mi dà uno sciroppo cattivo?”. Lo sguardo di Serafino si pose sul quaderno di matematica... “I compiti, devo fare i compiti! Uffa, uffa, uffa e riuffa!”. A furia di fissare tutti quei numeri, a Serafino si appesantiscono le palpebre, la vista gli si annebbia e il bambino si addormenta sul quaderno. “Serafino, ehi Serafino!”; il bimbo apre gli occhi e si trova davanti una banana che lo guarda. “Aaah!”; grida il bambino. “E tu, chi diavolo sei?” domanda. “Ma no, ma no! Cosa c’entra lei col cavolo? Il cavolo sono io! Non riesci neppure a distinguerci? Andiamo bene! “ interviene l’ortaggio. Serafino è esterrefatto. Si sentì toccare un braccio. “Ahi! E tu vedi di non spingere che pungi!” grida il bambino. “Hai ragione, scusami!”; rispose il carciofo.

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“Volevamo dirti che tu sei ingiusto con noi!”, lo rimprovera il peperone. “Spesso non vuoi neppure assaggiarci” interviene contrariato lo zucchino. “Eppure, noi siamo i tuoi alleati!”, grida con entusiasmo il sedano. “Ora ti spieghiamo come stanno le cose”, propone il fagiolino. “Il tuo corpo ha bisogno di noi, è come se tu fossi un castello che dobbiamo difendere e proteggere! I tuoi nemici sono la stanchezza, la tosse, il mal di gola, la febbre. Il castello ha però i suoi alleati che combattono per lui: sono la verdura e la frutta!”. “Lasciaci presentare e conoscendoci meglio capirai che noi stiamo davvero dalla tua parte!”, gli spiega la ciliegia. “Forza verdure, presentatevi a Serafino!” invitò la pera. “Noi siamo le verdure!” gridarono all’unisono. “La nostra parola d’ordine è: DEPURIAMO!”. ‘Io sono il cavolfiore, sono ricco di vitamina C e di calcio, rafforzo le ossa!”. ‘Io sono il pomodoro e aiuto i tuoi reni a lavorare bene!”. “Ciao Serafino, io sono la patata, contengo vitamine e carboidrati e sono quella che fornisce energia al tuo cervello”. “Noi spinaci siamo ricchi di ferro, siamo il carburante per i tuoi muscoli e aumentiamo la tua resistenza fisica”. “lo sono la zucca, faccio il pieno di vitamina A e rafforzo le tue difese naturali”. Io, invece, sono la caro-

magia

ta e proteggo i tuoi occhi dall’affaticamento!”. “Noi che siamo foglie di insalata abbiamo poteri tonificanti e purificanti!”. “Passiamo ora a conoscere un po’ di frutta”, sollecita la cipolla. “Io sono il kiwi, sono ricco di potassio e posso aiutarti a regolare il tuo intestino!”. “Io sono la banana, anch’io sono ricchissima di potassio e aumento la tua concentrazione “. “Noi albicocche e pure il melone, come la maggior parte dei frutti e degli ortaggi di colore giallo-arancione, siamo ricchi di vitamine e ci prendiamo cura della tua pelle”. “Io sono la mela, ricca di carboidrati, ti riservo l’energia di cui hai bisogno durante la giornata.” “Noi arance abbiamo moltissima vitamina C e anche spremute garantiamo la nostra protezione dai raffreddori”. “Noi frutti siamo anche chiamati zuccheri semplici, siamo dolci e quindi un po’ amati dai bambini che ci possono prendere anche sotto forma di succhi di frutta, frullati e marmellate per colazioni e merende sane e nutrienti! E’ molto

on riferimento all’articolo comparso sul n.2, anno 2, “Maestra, che fatica!”, le insegnanti del team, che hanno avuto il piacere di annoverare tra i loro alunni un “giornalista in erba” e di cui hanno apprezzato la forma stilistica, vogliono ancora una volta, come hanno fatto spesso in cinque anni di intenso lavoro, lasciare una traccia del loro sentimento e affetto con questa citazione.... “La natura vuole che i bambini siano bambini prima di diventare uomini. Alterando questo ordine, produrremo dei frutti precoci privi di sapore di una completa maturazione e che non tarderanno a guastarsi: avremo prodotto giovani dottori e bambini vecchi. L’infanzia ha un modo di vedere, di pensare, di sentire che le è proprio e che sarebbe insensato voler sostituire con il nostro”.( J.J. Rousseau)..... Ti invitiamo a continuare questa esperienza di giornalista, che hai intrapreso con entusiasmo e bravura, dimostrando dì averne “la stoffa”, raccontandoci il tuo cammino di crescita, le tue aspettative per il futuro, le tue nuove esperienze di vita... Sereno avvenire, Stefano! Con affetto, le tue maestre (di Italiano e Geografia)

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importante che nell’alimentazione di ogni persona sia presente sia la verdura che la frutta. Noi siamo i tuoi alleati, siamo leali e sinceri, non ti vogliamo raccontare bugie. Noi non abbiamo poteri magici, perciò non possiamo garantirti che se bevi tante spremute d’arancia non ti prenderai La classe 2ª A della Scuola Media “E. De Amicis” di Caltabelpiù un raffreddolotta (AG) con il dirigente scolastico prof. Antonino Ciaccio, la re o che diventeprof.ssa Pinuccia Diecidue e il prof. Pino Aiello. rai un atleta e vincerai tutte le no svegliati! Non hai eseguito i matica! partite se mangi gli spinaci, “Lo so che non è una maoppure ancora che sarai un ge- compiti e ti sei addormentagia! to!” lo rimprovera la mamma. nio a scuola se mangerai il puMi serviva solo un po’ di con“Sì, è vero, maora ci penso io rè di patate o le banane, ma centrazione e le vitamine sono al mio castello, non temere forse quest’inverno, invece di corse in mio aiuto!”, pensò il mamma, conosco i miei alleatre raffreddori, potresti prenpiccolo Serafino, strizzando derne uno solo e avrai più resi- ti, vado a chiedere il loro aiul’occhietto alla buccia di bato!”. Castello? Alleati? La stenza nello sport, affaticannana! mamma di Serafino è un po’ doti meno e ti sentirai più concentrato a scuola riuscendo confusa. Lo segue in cucina e vede il meglio nello studio”, spiega bimbo che mangia una banana. Marco Caterina l’anguria. Valeria Lozano In pochi minuti Serafino riesce Capisci Serafino?...”. Lucia Romagnolo a terminare i compiti di mate... “Serafino, Serafino, Serafi-

e cerchi la qualità e la sicurezza di prodotti naturali, senza conservanti né pesticidi, vieni da noi in

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VIA CAVOUR, 4 CASTELNUOVO SCRIVIA

TEL.0131 826588

Decoratore Progettista d’ambienti

Imbianchino

Bertoletti Claudio via Mazzini, 72 15050 Isola S. Antonio (AL) Tel. 0131/85.72.59 -cell. 3387592232


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Pikkolissimi Di solito sono felice quando sono con la mamma e quando ricevo dei regali. Anche la scuola mi rende felice perché ho tanti amici, imparo tante cose e le maestre sono bravissime! Un bacio da Carlotta Rubin

La vita è una pagina di libro strappato...

Carlotta Rubin “La maga Ballerotta”

La vita è un foglio scritto a metà...

Victoria Ferrari “Il castello”

Comunque è sempre pieno di speranza e di libertà !!! Victoria Ferrari

Viola Chetta “Il mio cane Fiocchetta” Victoria Ferrari, Edo e i loro amici

B E N V E N U TA A L I C E !

Castelnuovo a colori

Alice Morgavi, figlia di Silvia Sacco, Assessore alla Pubblica Istruzione di Castelnuovo

sport kids C

A

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Samba Seck

P Il fulmine

Andrea Accatino n camp è una vacanza per tutti gli appassionati di sport in particolare basket, calcio, tennis....... In Italia sono molte le strutture adibite a tale scopo: esse sorgono in rinomati luoghi di villeggiatura sia al mare che in montagna: Bardonecchia, Alghero, S. Marino, Ponte di Legno, il Brallo...... Io ho avuto l’opportunità di partecipare a due camp di basket durante le vacanze estive. Selezionati per gruppi di età e di abilità, i ragazzi e le ragazze trascorrono una o più settimane facendo una full-immersion sportiva, guidati da abili istruttori. Nel tempo libero si ha la possibilità di fare escursioni, giochi di gruppo e, soprattutto, di approfondire l’amicizia nata sui campi con altri coetanei. È sicuramente un’esperienza da provare e che io consiglio vivamente.

U

l fulmine, nonostante che sia molto pericoloso, è molto bello ed è un fenomeno che mi attrae anche se ne ho molta paura. Mi piace perché è veloce e quando appare sembra un tronco con tante radici, è luminoso tanto da farmi chiudere gli occhi per non esserne abbagliata. Dura lo spazio di un attimo. Il fulmine diventa molto pericoloso in montagna, quando si sta sotto gli alberi e quando si hanno oggetti metallici in mano. Il fulmine è sempre seguito a breve distanza dal tuono di cui ha molta paura mia sorella. Il momento migliore per osservare il fulmine è di notte. Va fatto con le dovute precauzioni: stare al buio spegnendo la luce, staccare la corrente elettrica, non tenere in mano nessun oggetto buon conduttore di corrente, appoggiare i piedi possibilmente sul legno. Se i fulmini si succedono rapidamente l’un l’altro sembra quasi un fantastico gioco pirotecnico. Marta Poggio

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6 Si è laureato Marcello Medagliani

K r i t i K a LA BOUTIQUE

DEL

MISTERO di Dino Buzzati

L’ignoto e la moderna faccia del mistero Paolo Pareti uesto è il succo, il contenuto primario di ogni racconto, l’occulto che fugge tra le pagine, dagli occhi inquietati del lettore. Dino Buzzati lo ha scritto e lo ha intitolato “La boutique del mistero”. È diviso in una trentina di racconti, dai più famosi agli inediti. Ognuno presenta qualcosa, qualche grande fenomeno o qualche piccolo dettaglio che sfugge alla ragione e preannuncia qualcosa di occulto ed inquietante. Mentre le parole scorrono e le pagine svoltano, la situazione si spiega e si coglie in tutta la sua chiarezza ma solo per presentare un ancor più sconcertante mistero di cui il primo non era che un presagio. Non sempre è intuibile il “vero ignoto”, il nesso oscuro che collega l’occulto del libro al nostro mondo, spesso Buzzati lo nasconde nei particolari più “umani”, dove pensiamo di trovare sicurezza e scampo. Ma al di là di questo i racconti sono principalmente interessanti, non vi è ironia ma il divertimento è presente grazie alla scorrevole scrittura e al fascino delle avvincenti situazioni. I più famosi sono: “Il colombre”, “I sette messaggeri”, “Il mantello” o “Sette piani”. Ma altri che ho molto apprezzato sono: “Una cosa che comincia per elle”, “Il cane che ha visto Dio”, “Il disco si posò”, “Il tiranno malato”, “Conigli sotto la luna”, “Questioni ospedaliere”, “L’umiltà”, “La giacca stregata”,”La torre Eiffel”. Altri ancora sono: “Una goccia”, dove l’autore spiega il proprio senso dell’ignoto e la propria idea dell’occulto, “Qualcosa era successo”, dove a mio parere Buzzati porta ai suoi massimi livelli l’essenza del mistero, tenendo sempre altissima la tensione pur non facendo mai accadere niente e senza rivelare mai nessun dettaglio, “I topi”, racconto molto inquietante, “Riservatissima al signor direttore” dove mostra la sua umiltà. Sebbene lui abbia scritto all’inizio del secolo scorso i suoi racconti parlano ancora di attualità, del mistero che circonda il nostro quotidiano o che si nasconde invisibile nelle nostre menti.

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Un farmacista nuovo di Zecca ! isto al microscopio elettronico, il virus dell’herpes simplex (in figura) è una creatura straordinaria e affascinante, capace di espugnare le cellule come una vera macchina da guerra e sostituirsi al nucleo per assumere il comando e dettare alla cellula gli ordini che la rendono schiava e la costringono a fare da incubatrice per i tanti piccoli virus che correranno a spasso per lo sfortunato organismo. Visto sulla propria pelle, è quella creatura odiosa che riduce le labbra a crostoni infuocati e rovina puntualmente la festa agli adolescenti. E l’herpes simplex è solo uno dei tanti componenti dell’allegra famiglia degli herpesvirus,

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pronti a nascondersi in qualche angolo remoto del nostro corpo per attaccarci quando siamo stanchi o depressi. Meglio, allora, dimenticare che esistono simili creature e stare allegri e su di morale, così i dannati herpesvirus dovranno starsene buoni buoni a dormire dove non danno fastidio. E se proprio salta fuori il crostone, si va in farmacia e ci penserà il farmacista a trovare la pomatina giusta... E difatti i farmacisti a certe cose non possono fare a meno di pensare, profession oblige... Così Marcello Medagliani, per conseguire l’ambito traguardo, ha dovuto destreggiarsi tra herpesvirus storici ed herpesvirus rivoluzionari di ultima genera-

M UU SS II KK AA NN DD OO M Marcello Medagliani al momento della laurea

zione, tutti ugualmente bravi a creare grande scompiglio nell’organismo e ad associarsi ai più spietati nemici della nostra salute. La tesi di laurea di Medagliani - I nuovi herpesvirus. Recenti acquisizioni su Human Herpesvirus 8 (HHV 8) - approfondisce in particolare gli effetti, non ancora del tutto chiari, dell’ultimo dei virus erpetici individuati. A Marcello, che come il padre e la madre entra a far parte dei personaggi storici di ogni paese - il parroco, il sindaco e il farmacista - i migliori auguri della redazione de Il Mosaiko Kids. Sperando che la notizia si sparga anche tra gli herpesvirus che hanno intenzione di entrare a Castelnuovo... Favolarevia

L’ultimo album di Biagio Antonacci

Musica di emozioni Giada Gatti

“D

icono che col tempo arriverò a far convivere io, te, l’amore. Dicono che per stare insieme a te, bisognerebbe darti e mai privarti. Io ci voglio credere e tu? Io ci voglio credere convivendo…”. Questo il ritornello di una nota canzone di Biagio Antonacci, convivendo. A questa parola, che da il titolo all’album, il cantante attribuisce vari significati. Infatti non si parla solo di convivenza amorosa, ma anche di convivenza con le persone che ci circondano, con la fede e i valori che trovano dimora nell’intimo di Biagio e con sé stessi e le proprie debolezze. Il filo conduttore che lega tutto l’album è l’amore vero e autentico verso la persona amata e la vita in generale.

La canzone “passo da te”, per esempio, parla di un fortissimo sentimento che lega il cantante ad un’altra persona, ma che non avrebbe ragioni di esistere, a causa delle differenze tra i due. Biagio chiede spiegazioni a Dio del suo comportamento, cioè quello di passare da una persona con cui non ha niente in comune; alla fine capisce che il sentimento che prova è troppo grande per perderlo per sempre. L’interiorità del cantante è esplorata nel brano “dopo il viaggio”, in cui definisce il suo animo un’insieme di suoni, colori, profumi e aperto alla scoperta, ai viaggi, alla conoscenza. La canzone più commovente è sicuramente “il fiume dei profumi” in cui un sol-

dato in trincea rivolge dolcissime parole all’amata, cercando di rassicurarla sul suo ritorno. Lo consiglio a tutte le persone un po’ romantiche e sognatrici che cercano di trovare un equilibrio con il mondo. La sua musica trasmette grandi emozioni ed è ricca d’amore, di colore e di sentimenti. Ogni parola è spontanea e viene dal cuore, per esprimere i pensieri e le sensazioni dell’autore.

Maria Teresa taglia il traguardo...

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colleghi del Comune di Castelnuovo Scrivia, in occasione del pensionamento, si congratulano con la collega Lazzaro Maria Teresa per il raggiungimento dell'ambito traguardo e la ringraziano per gli anni di proficua collaborazione professionale.

Sarta esegue lavori di ogni genere. Tel. 0131 823087

Esiste anche la seconda parte del cd (convivendo, parte seconda). Biagio ha infatti preferito dividere il suo lavoro in due parti per dimezzarne il prezzo; un’iniziativa favorevole per i giovani, che spesso non comprano cd originali, a causa del costo elevato.

Nota per chi vuole inviare i suoi scritti: La rubrica Una voce fuori campo è espressamente dedicata alla pubblicazione di articoli, saggi, racconti, componimenti poetici o segnalazioni di chiunque desideri far uscire la propria voce dalle mura di casa. L’indirizzo a cui inviare il materiale è: Una voce fuori campo, redazione de “Il Mosaiko Kids” Via C. Alberto 13 - 15053 Castelnuovo Scrivia (AL) La redazione, ovviamente, si riserva il diritto di pubblicare solo ciò che ritiene meritevole.

Progetto grafico e impaginazione: Favolarevia Fotografie: Bruno De Faveri, Beppe Sacco, Paola Maggi Redazione Direttore Resp.: Antonella Mariotti Presidente: Mimma Franco Anna Bruni - Giovanna Spantigati Paola Maggi - Marziano Allegrone Alessandro Pugliese

Proprietà artistica letteraria Casa Editrice Favolarevia Via C. Alberto, 13 15053 Castelnuovo Scrivia (AL)

Silvia Pareti (Capo redattore) Marta Lamanuzzi (Capo redattore) - Livia Granata (Capo redattore) Anna Baiardi (inviato) - Sara Serafin - Giada Gatti - Simona Lucarno (inviato) - Davide Varni (Capo redattore) - Elena Pisa - Paolo Pareti (Capo redattore) - Costanza De Faveri - Marcello Spinetta - Giorgia Bresciani - Cecilia Sacco - Andrea Accatino (inviato)

Mini reporter Stefano Pugliese (Capo redattore) Piccoli Piccoli Lisa R. Magnaghi (Capo redattore) Cecilia Mariotti (Capo redattore) Martina Ruta (Capo redattore) Sofia Falchetto (Capo redattore) Daniele Accatino (inviato) - Marta Poggio (inviato) - Alberto Arzani Fabio Porta Scarta Piccoli Artisti Carlotta Rubin, Victoria Ferrari Collaboratori Maria Serafini - Cristiana Nespolo Claudio Bertoletti - Cristina Bailo Bruno De Faveri - Elisabeth Daffunchio Illustrazioni Martina Delfanti Vietato riprodurre senza autorizzazione testi, fotografie e impostazione grafica


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Pikkoli Storia di Marta e Claudia, intrepide sognatrici Sofia Falchetto

La Porta Magica

Seconda parte

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l viaggio stava andando bene quando un gruppo di meteoriti impazzite le sfiorò e le fece andare a sbattere contro la costellazione del Toro. Mentre facevano retromarcia un disco volante le tamponò e furono costrette ad un atterraggio di emergenza al pianeta più vicino: era il pianeta Fantasy. Lasciarono l'astronave in un parcheggio gratuito e andarono in un negozio di ricambi per navicelle. Il negoziante era un orso con le orecchie da elefante, con il becco d'anatra e con le zampe da gallina. G.A. gli chiese: "Avete una tendina per la nostra astronave C. A. G. ? "Quello strano essere rispose: "La tendina per astronavi ?!?! Sapete che è il pezzo più ricercato del pianeta? Comunque se volete averla dovete prendere un lasciacomprare dal mio amico Grande Occhio che abita al centro della Foresta Incantata, buon viaggio!". Detto questo G.A. e GN. corsero subito alla Foresta Incantata..... La strada è lunga, molto lunga. Ce la faranno le nostre eroine a raggiungere la casa di Grande Occhio?

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M a r t i n a

Favola di: Lisa Rita Magnaghi 5ª elementare

sesta puntata

ome prima cosa andremo a Cartagine perché, secondo alcuni dati, l’uomo che noi cerchiamo ora si trova lì”, disse Popotus. Arrivati nel mercato della città videro un gruppo di persone affollate intorno a un uomo che diceva cose straordinarie e Jenny disse: “Secondo me fra tutte quelle persone troviamo quello strano uomo”. I quattro amici guidati da Popotus corsero verso quelle persone e l’uomo che era in mezzo ad esse, non si sa perché, scappò velocemente. Alex suggerì al gruppo di seguire quella persona che dopo un lungo tragitto li portò in un posto isolato con degli animali. Elisabet si avvicinò all’uomo e gli disse: “Guarda che noi non ti vogliamo fare niente di male; vogliamo solo sapere chi sei, da dove vieni e cosa vuoi fare qui”. “Io vengo da un’epoca lontana nel futuro e sono venuto a cercare la Fonte…”.

“C

I m p r e s s i o n i di Fabio Porta Scart a DALLA FINESTRA

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Questo lo scopriremo nel prossimo numero.

T e m a

Pikkoli

R u t a

Scrivi sotto forma di diario le tue ambizioni, i tuoi desideri, i tuoi sogni e quali motivazioni ti spingono a raggiungerli. aro diario, oggi è il primo giorno che ti scrivo; vorrei raccontarti un po’ come sto, come va in generale, visto che tu sei il mio migliore confidente. In questi giorni sono un po’ triste, non so bene il perché, si lo so, sono strana, ma c’è qualcosa che mi manca dentro di me. Stai tranquillo, la scuola tutto sommato va bene, non sono la prima della classe, ma non sono neanche l’ultima. Forse è un pò di amicizia, affetto che mi manca ma non fa niente, questo momento passerà. Intanto per fare girare un po’ di armonia, ti racconto cose belle. Io sono molto vivace e mi diverto molto con i miei amici, loro mi considerano un po’ pazza, perché qualche volta dico, penso, faccio cose assurde, però ne sono felice perché almeno io ho il senso dell’umorismo. Tanti sogni ho in mente, tanti sogni di cosa vorrei fare da grande, dove vorrei andare. Mi piacerebbe moltissimo andare in vacanza con le mie migliori amiche, al mare, in montagna, in un’isola, basta solo che ci siano amici veri, simpatici e tanta armonia che fa stare bene il cuore e noi stessi. Il sogno nel cassetto è andare in America con mia madre (che sa molto bene l’inglese) per conoscere Illustrazione di Martina Delfanti posti nuovi, gente nuova. Io e mia madre siamo molto legate, diciamo che è come una seconda amica, non le racconto proprio tutto di quello che racconto alle mie amiche più fidate, ma dei piccoli ma significativi segreti glieli racconto. Insieme ridiamo, scherziamo, andiamo al mare, ma la sorpresa più bella di tutta la mia vita è stata quando mi ha portata a fare i buchi nelle orecchie; lì è stata la giornata più bella che potevo immaginare: “una sorpresa coi fiocchi”. Quello che voglio fare da grande non ce l’ho bene in mente, posso solo dire che mi piacerebbe lavorare nei villaggi turistici, far divertire i bambini, insegnando loro a divertirsi e a giocare insieme, farli ridere, questo è il mio mondo, ridere e far ridere! Tutto questo grazie alla mia grinta e voglia di fare qualcuno felice. Ci risentiamo in questi giorni!

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CIAO, Martina Ruta, II Media F.lli Gualandi, Pianezza (Torino).

alla mia finestra al mattino vedo nubi bianche e nere che si rincorrono, come una gara di velocità, le nubi nere vincono e si raggruppano numerose. All’improvviso piccole gocce d’acqua cadono sul vetro della mia finestra, sta per piovere. La pioggia che cade è fine e leggera, ora il cielo è tutto uniforme, di colore grigio e qualche soffio di vento agita i rami del mio albero addormentato. Come per magia, minuscoli fiocchi di neve si alternano alla pioggerellina, fino a trasformarsi in tantissimi fiocchi bianchi, ora nevica. In poco tempo tutto si trasforma, il mio albero si veste di bianco, la strada, il cancello e i vasi vuoti. Mi affascina molto veder nevicare, i fiocchi di neve cadono giù silenziosi e senza permesso ricoprono ogni cosa.

FELICITA’

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ggi è una bellissima giornata, c’è voglia di uscire e stare all’aria aperta. Io e la mia famiglia decidiamo di stare a contatto con la natura e arriviamo in un posto dove c’è un bosco e un piccolo fiume. Mio padre e mia sorella decidono di camminare tra i sassi in riva al fiume, mentre io e mia madre di costeggiare il bosco. Ad un tratto da lontano sento una musica, si libera nell’aria da chissà dove, quasi ritmica, prolungata, assomiglia ad una grande orchestra con molti strumenti. Anche mia madre la sente, si ferma e sale su un grande sasso, il suo sguardo cerca nell’orizzonte e in silenzio ascolta, allunga la sua mano e salgo anch’io sulla pietra, : “Guarda!” mi indica laggiù. Poco lontano, a destra del bosco, c’è un ampio spazio pianeggiante dove gli alberi si diradano, vedo una lunga autostrada percorsa da molti camion e macchine. Il rumore del rombo dei motori si fonde nell’aria, in lontananza si trasformano, creando suoni di musica lontani. Ora, mia madre mi sorride, i suoi capelli biondi all’improvviso si muovono al vento e accarezzano il suo viso, il suo sguardo così sicuro e protettivo mi infonde sicurezza e serenità. Come è bella mia madre! E in questo momento mi sento felice. Decidiamo di muoverci e ci inoltriamo nel bosco, gli alberi sono alti e fitti, i rami lasciano passare a malapena qualche raggio di sole. Nell’aria c’è profumo di legno umido, di muschio e fiori selvatici, si sentono richiami di uccelli, quelli vicini cinguettano allegri e quelli lontani rispondono altrettanto. Seguo mia madre e mi accorgo che i suoi passi sono leggeri, come se sfiorasse appena il terreno, come se al suo passaggio non fosse passato nessuno. Ogni tanto si ferma a guardare un albero, ora è ferma sotto ad uno grande e rugoso, appoggia la sua mano sul tronco e mi dice: “Guarda Fabio! Quest’albero è molto vecchio, sarà il bis-bis-bis nonno di tutti questi alberi… è bellissimo…”. Sorridiamo e guardiamo in su, i suoi rami sembrano pendere in giù come se volesse abbracciarci e il vento tra le sue foglie emette suoni come se volesse darci il suo benvenuto. Anche in questo momento mi sento felice. Ora torniamo indietro e lasciamo alle nostre spalle il bosco con un pizzico di nostalgia, la pace e l’allegria che regna lì dentro è contagiosa, non si vorrebbe mai lasciarla, mi viene voglia di portare il bosco con me, davanti a casa mia. Andiamo incontro a mio padre e mia sorella, che nel frattempo sono vicino alla riva del fiume, hanno costruito con le pietre una piccola piscina d’acqua. Mia sorella mi vede e grida: “Fabio vieni! Ci sono tanti pesciolini”. Papà è scalzo, ha i bordi dei pantaloni tirati fin sopra le ginocchia, lo vedo piegato con le mani unite nell’acqua, si rialza e si avvicina piano piano a noi, come se trasportasse qualcosa di delicato. Con cautela mette il pesciolino travasandolo dalle sue mani alla costruita piscina. Sono veramente belli i pesciolini, così piccoli ma veloci, il sole riflette su di loro e li rende scintillanti come l’argento. Mia sorella mette la sua mano nell’acqua e la tiene lì ferma, dopo poco i pesciolini si avvicinano incuriositi o pronti per fuggire. Ad un tratto Gloria toglie la sua mano con un urletto e dice: “Ehi! Mi fanno il solletico!”. Ci siamo tutti messi a ridere, anche i pesciolini sembrano divertirsi, come contenti di essere riusciti a fare il solletico tra le sue dita. Anche in questo momento mi sento felice. La giornata è trascorsa velocemente ed è ora di tornare a casa. Papà toglie tre pietre dalla piscina, l’acqua con i pesciolini ritorna al fiume. Li vedo nuotare veloci e ognuno in direzioni diverse, mi è sembrato che alcuni con le pinne alzate, facessero un segno di saluto, per poi svanire nei flutti dell’acqua. Tornati a casa, parliamo della nostra giornata trascorsa all’aperto, ora mia sorella dorme in braccio alla mamma, papà mi accarezza la testa e sto quasi per addormentarmi. Anche adesso mi sento felice.


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Pianeta n. 2

a cura di Paola Maggi

i siamo lasciati lo scorso numero con la promessa di parlare di “presentazioni”, questo è un passaggio molto delicato su cui si fonda buona parte del rapporto futuro di un “umano” con un cane o tra due cani. Nel lupo, che sentirete citare spesso su queste pagine come “mappa” dei comportamenti canini, il rituale d’ingresso di un nuovo membro nel branco è una questione che dura parecchie ore… il cane domestico ha “compresso” molto questi tempi ma necessita comunque di una serie di verifiche prima di accettare il contatto con un estraneo è importante sapere che noi dobbiamo che sia esso della sua rispettare una sorta di “galateo canino” specie oppure di che consentirà all’animale di interpretaun’altra. Vediamo re correttamente le nostre intenzioni prima il caso che ci coinvolge in prima persona: molti pensano che il cane sia per definizione il migliore amico dell’uomo e che quindi non ci si deva pensare due volte prima di avvicinarci e carezzarlo perché lui ne sarà sicuramentrarre in inganno dai te contento… altri invece hanno una fortissima difmeticci, loro non sono fidenza ed evitano volentieri di fare un passo nelaltro che la somma della direzione di un canide. Come sempre la via mile caratteristiche delle gliore sta nel mezzo, un cane è la somma di molti razze che li hanno genefattori che determineranno il suo modo di reagire rati quindi esibiranno ad un approccio: la sua storia durante il periodo comportamenti che le giovanile (eventuali traumi o mancata socializza“ricalcano”) unita al tipo zione), i segnali che gli vengono trasmessi dal padi educazione che ha (o drone (un padrone in ansia metterà certamente in non ha) ricevuto. allarme il suo cane) ed infine la sua “memoria di razza” (razze diverse sono state create per scopi importante sadiversi quindi le reazioni varieranno molto tra un pere che noi cane che è stato selezionato per la guardia e quindobbiamo rispetdi esibirà un forte grado di diffidenza ed un cane tare una sorta di “galateo canino” che consentirà selezionato per la compagnia, e non lasciamoci all’animale di interpretare correttamente le nostre intenzioni. Per prima cosa è fondamentale capire che il cane comunica con noi solo in minima parte attraverso la parola, per lui sono molto più importanti i messaggi olfattivi e visivi che derivano dalla posizione del nostro corpo: se noi ci avviciniamo mormorando frasette dolci ma in realtà siamo agitati il nostro corpo emette delle sostanze chiamate feromoni che comunicano il nostro stato d’animo al cane e lui a sua volta reagirà mettendosi in allarme… e il più delle volte questo porta ad un circolo vizioso in cui più si agita il cane più si mette in al-

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il sorriso dell’uomo dal cane è interpretato come lo scoprire dei denti larme l’uomo. Altro discorso sono le posture del corpo, per il cane alcune cose che negli umani significano accoglienza sono segnali completamente opposti: il sorriso, lo sguardo diretto, la carezza sulla testa. Il sorriso dell’uomo dal cane è interpretato come lo scoprire dei denti, cosa che nei migliore dei casi sta a significare un avvertimento

foto Bruno De Faveri

il fissarlo direttamente negli occhi è un gesto permesso in natura solo ai capibranco e nel peggiore un segno di minaccia. Anche l’incombere sul cane (in special modo per quelli di taglia piccola) non è ben visto così come il fissarlo direttamente negli occhi che è un gesto permesso in natura solo ai capibranco e che quindi non è “corretto” se fatto parte di un estraneo e viene interpretato come una sfida a cui un cane timido reagirà con paura mentre un cane dominante potrà reagire anche con una possibile minaccia. L’ultimo e forse più eclatante caso di “incomprensione” è la tipica carezza sulla sommità della testa che in realtà per il cane è tutto tranne che una coccola. Quando un cane vuole eprimere dominanza su un altro uno dei segnali più forti è proprio una zampa appoggiata nella zona che va dalla parte alta della schiena (detta garrese) alla testa. Quindi accarezzando sulla testa un cane che non è il nostro non gli stiamo facendo il piacere che crediamo noi. Se vogliamo che sia veramente felice un buon approccio è abbassarsi lentamente di fronte a lui senza guardalo direttamente negli occhi, permettergli di prendere confidenza con il nostro odore lasciando magari che sia lui a protendersi verso di noi e poi, sempre con movimenti misurati, accarezziamolo pure ma sotto le orecchie, grattiamogli il petto o i fianchi… allora sì che sarà un cane felice!!! Se poi ad un certo punto il cane si volta porgendoci il posteriore vuol dire che abbiamo raggiunto in pieno il nostro scopo perché lui ci sta dando uno dei più forti segnali di fiducia di cui è capace: dare le spalle ad un individuo in natura lo metterebbe in una posizione che non permette difesa quindi ci sta dicendo che si fida di noi.


Il Mosaiko Kids 3-2005