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Isola di Sant’Antioco Monumenti Aperti 4

5 Maggio 2013

COMUNE DI CALASETTA

COMUNE DI SANT’ANTIOCO


Gruppi di Coordinamento locale Calasetta

Comune di Calasetta Antonio Vigo - Sindaco Remigio Scopelliti - Vicesindaco e Assessore alla Cultura Maria Carla Armeni - Cons. Delegato al Turismo e Spettacolo Marilisa Granara - Cons. Delegato alle Politiche Sociali Segreteria Organizzativa Loreta Armeni - Vice Segretario La visita guidata e le schede dei monumenti sono curate da: Studenti ed insegnanti, Istituto Comprensivo Sant’Antioco-Calasetta Scuola Primaria e Secondaria

SANT’ANTIOCO

Comune di Sant’Antioco Mario Corongiu - Sindaco Marco Massa – Assessore alla Cultura Massimo Melis – Assessore all’Ambiente Luca Cabras – Assessore al Commercio Museo Archeologico “Ferruccio Barreca” Piero Bartoloni - Direttore Museo Sara Muscuso - Curatrice Museale Cooperativa Archeotur Cooperativa Studio ‘87 Chiara Vigo Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano Territorio Sulcis Iglesiente – Sabrina Cisci Sede di Sant’Antioco – Centro Operativo - Franco Mereu ATI IFRAS - Remigio Pireddu ATISALE spa - Salina di Sant’Antioco Responsabile del Servizio Cultura Antonella Serrenti Segreteria Organizzativa e Coordinamento Lia Selis Collaborazione, supporto Tecnico, Logistico e di Sicurezza Franco Crastus, Paolo Pinna, Angelo Putzolu, Ennio Bardi, Antonello Pinna, Gianfranco Lefons, Angelo Mocci, Gianni Pau, Franco Scibilia Traduzione Testi Maria Grazia Massa

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ccoci anche quest’anno partecipi di questa eccellente manifeE stazione regionale, che ritengo un grande evento culturale atto ad agevolare la condivisione dell’arte, della cultura, delle tradizioni

e della storia sarda e per noi in particolare quella di un piccolo paese come Calasetta, nella maniera più semplice, aperta e diretta: dal linguaggio dei bambini e ragazzi, protagonisti di promuovere la cultura del proprio paese, ai visitatori, amanti della cultura. In questa edizione entrano a far parte della manifestazione anche i piccoli ragazzi della scuola primaria che coinvolgeranno i visitatori nella visita di “Turista non per caso, a spasso per le vie di Calasetta” alla scoperta della Cantina Sociale e dei numerosi Magazzin, tipici del territorio. Di notevole interesse sarà la visita alla Galleria Mangiabarche, inaugurata lo scorso Novembre, il nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea e fra le poche residenze d’artista in Sardegna. Monumenti aperti è la risposta ai desideri dei turisti, che oltre alla vacanza al mare possono scoprire e vivere la cultura del luogo a 360°, ma non solo, perché come ha detto P. Fresu nella lectio intitolata L’impossibile possibile, “Produrre cultura non significa solo generare economia, ma promuovere l’uomo, prima ancora di ciò che egli produce”. Infatti, la cultura è utile alla crescita della società e, dunque, del Paese. Ringrazio di cuore tutti coloro che parteciperanno come volontari, come studenti-guide, come insegnati, come semplici cittadini e come turisti, non per caso, a questi due giorni di autentica cultura. Maricarla Armeni Assessorato Turismo e Spettacolo, Comune di Calasetta a primavera ci consegna anche quest’anno l’importante apL puntamento con Monumenti Aperti. Prima di tutto un grande ringraziamento a Daniela Ibba che ha gestito con entusiasmo e

profonda convinzione tutte le riuscitissime edizioni a cui il nostro Comune ha aderito fin dal 2007. Il nostro lavoro si può identificare nel segno della continuità per “uno degli eventi più coinvolgenti dal punto di vista sociale e più interessanti sotto l’aspetto storico, archeologico, antropologico e culturale”. Noi non riusciamo ad immaginare un futuro sviluppo economico senza la valorizzazione dei nostri patrimoni naturalistici e culturali e non possiamo progettare un percorso virtuoso senza il convincimento diffuso di larghi strati della popolazione insediata nel territorio. Possiamo escludere quel grande patrimonio di ricchezza sociale che possiamo definire senso civico? Noi intendiamo per senso civico l’attitudine al rispetto, alla considerazione ed alla valorizzazione di ciò che rientra nel concetto di patrimonio pubblico. È senso civico l’apprezzamento e la cura dei monumenti storici, dei tessuti urbani antichi, delle caratteristiche fisiche e paesaggistiche del territorio come fattori di riconoscimento della identità culturale in cui una comunità sente di riconoscersi. Si può identificare in questo percorso la convinta adesione a Monumenti Aperti. Questi due giorni nella nostra isola saranno sicuramente “l’esperimento ideale di viaggio nel tempo”, per scoprire ciò che “è il summum bonum di tutto ciò che per noi abbia valore nel Mediterraneo”. Il nostro augurio è che tutti insieme si lavori, con passione e caparbietà, affinchè percorsi di conoscenza siano sempre aperti ed attivi, perché senza conoscenza (in particolare in un territorio come il nostro colpito da forte crisi sociale ed economica) non ci potrà mai essere innovazione e sviluppo economico. Niente Cultura Niente Sviluppo. Marco Massa Assessorato alla Cultura, Comune di Sant’Antioco

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Informazioni Utili Informazioni utili Calasetta I monumenti saranno visitabili gratuitamente il pomeriggio del sabato 4 Maggio dalle 16.00 alle 20.00 e la domenica 5 Maggio dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. Per una migliore organizzazione si consiglia di iniziare l’itinerario culturale dalla sede della Biblioteca sul lungomare C. Colombo. Per la visita del parco culturale di Mangiabarche si consiglia un abbigliamento comodo.

Informazioni utili Sant’Antioco I monumenti saranno visitabili gratuitamente il pomeriggio del sabato 4 Maggio dalle ore 16.00 alle ore 20.00 e la domenica 5 maggio dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 20.00. Per la visita ai siti archeologici si suggeriscono abbigliamento e scarpe comode. Le visite alle catacombe verranno sospese durante le funzioni religiose. L’ingresso alle Saline, con visita guidata, è previsto nei seguenti orari: sabato 4 maggio: alle ore 16.00 e alle ore 18.00; domenica 5 maggio: alle ore 9.30, 11.30, 16.00 e 18.00. Ogni gruppo dovrà seguire l’itinerario guidato. È facoltà dei responsabili e degli organizzatori della manifestazione limitare o sospendere, per la sicurezza dei beni o dei visitatori, in qualsiasi momento le visite ai monumenti.

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Museo d’Arte Contemporanea

MACC Calasetta

Il museo d’arte contemporanea di Calasetta, oggi gestito dalla Fondazione MACC, è stato inaugurato l’11 novembre 2000. Il Museo fu allestito nella vecchia sede del mattatoio comunale e fondato per iniziativa dell’artista Ermanno Leinardi. Contiene la collezione “E. Leinardi” che consiste in centoventi opere di cento artisti europei e che riguarda in particolare la produzione degli anni 1960/1980. Sono presenti due direzioni di ricerca: una che riguarda l’arte concreta e l’altra l’arte astratta. Un parte della collezione è esposta stabilmente al piano superiore, unita ad esposizioni di opere che documentano lo sviluppo dell’astrazione geometrica dal 1950 fino ai nostri giorni grazie al contributo di giovani artisti. Al piano terra invece nelle due grandi sale oggi si trasformano in luogo di produzione, un open studio aperto tutto l’anno che ospita artisti in residenza che si alternano ogni mese. Una Kunsthalle dove gli sviluppi locali si intersecano con quelli internazionali. Vi è poi una sala cosiddetta “ovale” dove vengono allestite mostre personali dietro invito. Fra le altre sono esposte opere di: Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Michael Seuphor, Bice Lazzari, Piero Dorazio, Aurelie Nemours, Ode, Bertrand, Lucio Battaglia, Ermanno Leinardi, Arturo Vermi, Ettore Sordini, Atanasio Soldati, Carla Badiali, MarioRadice, Achille Pace, Philippe Morisson, Yves Popet, Peter Staechelin, Gilbert Decock, Virginia Fagini, Italo Utzeri, Mauro Reggiani, Godfried Honegger, Giulio Turcato, Mauro Manca, Jean Leppien, ecc. The Civic Museum of Contemporary Art of Calasetta, now administred by Macc Fondation, was inaugurated 2000 November 11. The Museum founded by Ermanno Leinardi, contains the collection “E. Leinardi” that is in 120 works of one hundred European artists and which concerns in particular the production of the 1960/1980. Are these two directions: one that concerns the art concrete and other abstract art. The collection is exposed permanently at. A part of the permanent collection is on display on the first floor, together with exhibitions of works documenting the development of geometric abstraction from the 1950s to the present day with the help of young artists. On the ground floor instead of in two large rooms now become the place of production, an open studio, open all year hosting artists in residence that alternate every month. Kunsthalle where a local development intersect with international ones. Then there is a room socalled “oval” where are staged personal exhibitions at the invitation. Among other works are shown below: Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Michael Seuphor, Bice Lazzari, Piero Dorazio, Aurelie Nemours, Ode Bertrand, Lucio Battaglia, Ermanno Leinardi, Arturo Vermi, Ettore Sordini, Atanasio Soldati, Carla Badiali, MarioRadice, Achille Pace, Philippe Morisson, Yves Popet,Peter Staechelin, Gilbert Decock, Virginia Fagini, Italo Utzeri, Mauro Reggiani,Godfried Honegger, Giulio Turcato, Mauro Manca, Jean Leppien, ecc.

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Galleria a cielo aperto

Mangiabarche Calasetta Un progetto artistico innovativo, la Galleria a Cielo Aperto “Mangiabarche”, nasce nel 2010 dal restauro di un edificio denominato “La Batteria”, dimora del comandante e dei soldati dell’esercito durante la II guerra mondiale, su idea dell’Agenzia regionale Conservatoria delle Coste in collaborazione il Comune di Calasetta e l’associazione londinese Beyond Entropy. Fino al 1997 la postazione militare fu trasformata in una trattoria tipica Calasettana. Oggi l’edificio ha cambiato immagine e ospiterà i più rappresentativi artisti internazionali e locali che eseguiranno, in perfetta sintonia con il paesaggio, installazioni temporanee e murales. La particolarità e unicità della galleria è l’essere a Cielo Aperto, quindi esposta a tutti gli agenti atmosferici che saranno protagonisti di quell’usura terrena che rende la nostra vita e le nostre opere più vere e vicine alla vita reale. A pochi metri di distanza è ubicata la torre di avvistamento “La Vedetta”che durante la II guerra Mondiale aveva la funzione di controllare e proteggere il braccio di mare tra Sant’antioco e Calasetta, con le quattro postazioni di cannone per far fronte ad un eventuale sbarco nemico. Ancora oggi possiamo trovare i depositi delle munizioni, le basi per i cannoni e particolari “pietre triangolari”, necessarie per calcolare l’esatto puntamento al fine di colpire l’obiettivo. Mangiabarche: Il faro in mare fu situato in un area dove le rocce emergono da un basso fondale causando in passato numerosi naufragi, da qui deriva il nome mangiabarche. The open air gallery at “Mangiabarche”, started as an innovative art project in 2010, in a restored building called “The Battery”, home of a commander and soldiers from the Army in the Second World War. The idea came from the Regional Coastal Conservatory in collaboration with the municipal authority of Calasetta Gallery and an london association Beyond Entropy. In 1997 “The Battery” was transformed into a typical Calasetta tavern or trattoria. Today the building has changed its image and accommodates the most representative international artists together with local artists who will be making contemporary art and murals, perfectly tuned to the surroundings. The particularity and uniqueness of the gallery is that of being in the open air, therefore exposed to the atmospheric agents that will be the protagonists of true weathering that makes our life and our works more realistic and truer to life. Not far away, on the cliffs overlooking the lighthouse and sea towards Carloforte, there is a look-out tower called “The Look-out” which was used during the Second World War to control and protect the area of sea between Sant’Antioco and Calasetta. There were four cannon emplacements to defend from and prevent any enemy landing. Even today it is still possible to see munition deposits, the base for the cannons and the particular “triangular stones” necessary to calculate the exact point to hit the objective. Mangiabarche: The lighthouse is situated in an area of shallow waters hiding a rocky bottom which has been the cause of many shipwrecks – from which the name ‘boat eater’ or ‘mangiabarca’ is derived.

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Torre Sabauda Calasetta La Torre di Calasetta, è situata nel centro storico di Calasetta, risale al 1756. Fu eretta per garantire protezione dagli attacchi provenienti dal mare e oggi è utilizzata per attività culturali, didattiche e per ospitare un importante raccolta di reperti fenicio punici. Atta a sorvegliare tutto lo specchio di mare e le coste tra le isole di Sant’Antioco e di San Pietro e la terraferma, consentiva una visuale che spaziava in un raggio di 20 Km. La massiccia Torre di Calasetta ha la classica forma a tronco di cono con un diametro di base di oltre 16 metri ed un’altezza di 11 metri sul terrazzo. Si compone di due ambienti sovrapposti, di cui quello sottostante - che contiene l’antica cisterna - è stato riportato alla luce in epoca recente. Oggi assume una veste nuova con la preziosa collezione di reperti archeologici di epoca feniciopunico-romana, proveniente dalla donazione ricevuta dagli eredi di Don Salvatore Armeni. La scala esterna, anch’essa di età moderna, conduce all’ingresso situato a 4 metri di quota. Si entra in una camera circolare di 10 metri di diametro, coperta con volta a cupola sorretta da un pilastro. Il vano è diviso in più ambienti da alcuni tramezzi già d’impianto, di cui si possono riconoscere l’alloggio dell’alcade e dei soldati. Tutte le troniere e il boccaporto di questa camera sono disposti in maniera simmetrica come agli spigoli di un esagono regolare. Dalla scala aperta sulla destra del boccaporto e ricavata nello spessore murario, si arriva al lastrico d’armi, oggi irriconoscibile dopo vari interventi che hanno trasformato merloni, cannoniere e garitte. Dell’antica struttura rimane parte del cordolo marcapiano in pietra. The Savoy Tower of Calasetta is in the historical town centre, originally erected to guarantee protection from feasible sea attacks. Today it’s used for cultural and didactic activities and it houses an important collection of Phoenician-Punic artifacts. The position of the civic tower of Calasetta enables to monitor the stretch of water between the Island of Sant’Antioco and the island of San Pietro: a view that extends for forty miles.The tower of Calasetta presents the typical shape of a truncated cone, its foundations have a diameter of 16 meters. The height of the tower reaches 11 meters. The tower is divided into two floors, each containing a room. Today there is an important collection of Phoenician-Punic-Roman artifacts, donation received by the heirs of Don Salvatore Armeni. The ground floor room was previously a cistern and it has been discovered very recently. The external staircase was added only afterwards: it leads to the first floor room which is located at an altitude of four meters. This room is circular, it has a diameter of ten meters and it is covered by a dome- shaped roof sustained by a pillar. The area is split in various rooms in which the spanish governor and the soldiers were quartered. The loopholes and the hatchway are symmetrically positioned, as if they were placed in an hexagon’s corners. From the ancient staircase (tailored in the width of the wall on the right of the hatchway) we discover the paving, today unrecognizable because of the numerous architectural interventions that have transformed the crenellations, the loopholes and the hatchways. All that remains of the ancient structure is the floor edge.

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Turisti non per caso: passeggiando per le vie di Calasetta

Alla scoperta di u’magazin Calasetta Il borgo tabarchino si presenta immediatamente per quello che è: un paese giovane, che porta ancora oggi l’impronta della sua origine ligure, datato appena 1770, costruito sul tranquillo reticolo ortogonale di sapore militare del Belly, a ricordare la sua natura di colonia. Il percorso si snoda attraverso la via Umberto (u Caruggiu da Gexa), che porta sino alla parrocchiale di San Maurizio, a ricordo dell’Ordine religioso cavalleresco dei SS Maurizio e Lazzaro; la Piazza del Municipio, centro della vita sociale del paese, col palazzo comunale e il monumento ai Caduti; la via Roma (via Grande), luogo di ritrovo per le passeggiate di turisti e locali, ogni qualvolta il tempo lo conceda. In uso ancora oggi, le vecchie cantine private chiamate “U’ Magazìn”, luoghi di produzione del vino locale, il Carignano e il Moscato, attrezzati di tutti gli arnesi per la lavorazione della vite, solitamente adiacenti alle abitazioni. Nell’ordinato incrocio delle vie calasettane è possibile ammirare qualche esempio di abitazioni padronali dei primi decenni del sec. XX: decorate con ornati, pietre e stucchi, in stile Liberty coloniale francese, testimoniano i contatti con la vicina Tunisia. Nella cura che viene riposta nei particolari - balconi, terrazze, numeri civici, piante alle porte - si percepisce come, ancora oggi, sopravviva lo “spirito tabarchino” di amore per la propria casa. Calasetta immediately presents itself for what is: a young village, which bears, the imprint of its Ligurian origin till now. It was founded in 1770 and built on an orthogonal grid of the military flavor of Belly. The grid is a reminder of its nature of colony. The path winds through via Umberto (u Caruggiu da Gexa), which leads till the parish of saint Maurice, consecrated to the religious order of chivalry of Maurice and Lazarus; the Town Hall square is the center of social life of the village, where we find the municipal building and the war memorial; via Roma (via Grande) is a place used to meeting, by tourists and local people, whenever the weather is good. Following this path through the village you may see some wine cellars built close to the houses; in the local dialect they are called U’ Magazìn. Since the very beginning this space has been used to produce the local wines Carignano and Moscato, and to store the working equipment, this tradition is still alive. In this tidy crossing of the streets it is possible to admire some example of houses from the beginning of the XX century decorated, stones and plaster, in Art Nouveau style derived from the French colonies. This style is a witness of the frequent contacts with the Tunisia. Our citizens love their houses and they demonstrate it in the care they put in the details: balconies, terraces, house numbers, plants outside the doors. This love is a cultural aspect that descend from our Tunisian origins, and lasts till nowadays.

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Cantina di Calasetta Calasetta La Cantina di Calasetta, Società Cooperativa Agricola fondata nel 1932 da 13 viticoltori, è situata nella parte settentrionale dell’Isola di Sant’Antioco, nell’estrema zona sud-occidentale della Sardegna. Il territorio in cui opera è caratterizzato da suoli prevalentemente sabbiosi, che consentono di poter allevare la vite “franca di piede”, cioè senza ricorrere al portainnesto di vite americana. I vigneti hanno un’età media intorno ai 50 anni, in alcuni casi raggiungono i 200 anni. Le rese di uva per ceppo sono molto contenute, massimo 1 Kg. di uva per ceppo, questo consente alle uve il raggiungimento di un grado ottimale di maturazione. Le caratteristiche del clima e dei terreni consentono una coltivazione dei vigneti con tecniche a bassissimo impatto ambientale, per via dell’ambiente sfavorevole alla diffusione delle malattie della vite. La combinazione dei fattori vitigno Carignano, forma di allevamento della vite ad alberello franco di piede, clima tipicamente mediterraneo molto ventilato e suolo prevalentemente sabbioso, concorre all’ottenimento di un vino dalle caratteristiche uniche ed inconfondibili. La filosofia produttiva seguita negli anni dalla Cantina di Calasetta ha operato per conservare la diversità, per esaltare la complessità gustativa, per valorizzare gli originali profumi mediterranei, per dare al vino Carignano grande armonia ed eleganza. Il Carignano del Sulcis doc prodotto nell’Isola di Sant’Antioco è un vino di grande ricchezza compositiva e si distingue per il suo colore rosso rubino intenso, per la sua fragranza olfattiva e per la sua alta concentrazione in estratti, ricchi di tannini nobili e dolci, che conferiscono al vino un gusto intenso, persistente e molto equilibrato. Attualmente la Cantina di Calasetta produce circa 250.000 bottiglie l’anno, distribuite prevalentemente sul mercato nazionale, con prospettive incoraggianti verso i principali mercati esteri. The Calasetta Winery, Agricultural Cooperative Society founded in 1932 by 13 grapes growers, is situated in the northern part of Sant’Antioco Island in extreme south-western Sardinia. The territory in which it operates is characterized by predominantly sandy soils that allow the screw to raise “franc de pied”, namely without recourse to the rootstock of American vine. The vineyards have an average age of 50 years, in some cases reaching 200 years. The yields of grapes per vine are very small, not more than 1 Kg of grapes per vine, this allows the grapes to achieve an optimal degree of ripeness. The climatic characteristics of the climate and soils allow cultivation of vineyards with low environmental impact techniques, due to unfavorable environment for the dissemination of diseases of the vine.The combination of factors vine Carignan, shape of vine cultivation in bush “franc de pied”, mediterranean climate very windy and mostly sandy soil, contributes to obtaining a wine unique and unmistakable.The production philosophy followed over the years by the Calasetta Winery has worked to preserve the diversity, complexity to enhance the original scents of the Mediterranean, to give the wine Carignano great harmony and elegance.The Carignano del Sulcis doc produced on the island of Sant’Antioco is a wine of great richness and composition is characterized by its intense ruby red color, its fragrance and aroma to its high concentration of extracts rich in tannins noble and sweet, which gives the wine an intense taste, persistent and well balanced. Currently Calasetta Winery produces about 250,000 bottles a year, distributed mainly on the domestic market, with encouraging prospects to major markets. 

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Acropoli Sant'Antioco A nord del Castello sabaudo, sotto il declivio, si situa l’acropoli della città punica. Le sue fortificazioni poggiavano sugli affioramenti rocciosi naturali. La zona ha avuto diverse fasi d’uso che si sono susseguite tra l’età punica e quella tardo-romana. I resti più antichi sono riferibili alle fortificazioni puniche. Si può ancora vedere un tratto delle mura che difendevano l’acropoli, costruite da blocchi di ignimbrite squadrati, con la tecnica del doppio paramento: il muro aveva i due prospetti rivestiti dai blocchi, mentre lo spazio interno era riempito da terra e pietre. Rimane in buono stato di conservazione un tratto di muro con direzione estovest, con i blocchi bugnati dalle dimensioni di 80 x 50 x 120 cm. L’altezza massima conservata è di 1,50 m. La tipologia delle mura, in assenza di sicuri dati di scavo, consente di datarle al IV sec. a. C. A meridione del complesso fortificato insistono i resti di una struttura di periodo romano, interpretata come luogo di culto. La base della costruzione è composta da un basamento, conservato per una lunghezza est ovest di circa 10 m., su cui si imposta un colonnato di cui rimangono nove colonne. Questo piano è stato pavimentato in due tempi successivi: il pavimento più antico è quello visibile a sud delle colonne, del tipo detto signinum, ossia in cocciopesto frammisto a tesserine bianche; in seguito questo è stato ricoperto da uno strato di cocciopesto più scuro, conservato fra le colonne e il bordo esterno dell’edificio. A Sud delle colonne si trova un grande zoccolo costituito da grandi blocchi bugnati di ignimbrite, dal quale si alza un ulteriore livello ad un’altezza di 1 m., il cui perimetro è costituito dallo stesso tipo di blocchi, mentre la pavimentazione, di cui rimangono pochi resti, è in mosaico a tesserine bianche. Il tempio aveva la fronte ad est, dal momento che ad ovest la struttura è chiusa. Verosimilmente siamo di fronte a quanto rimane di un tempio pseudoperiptero sine postico, vale a dire un tempio circondato da colonne sulle parti laterali e frontale (dove doveva trovare posto anche una gradinata di accesso), mentre quella posteriore ne era sprovvista. Per informazioni Soprintendenza Archeologica sede di Sant’Antioco via Bolzano, tel. 0781.82311 Comune di Sant’Antioco tel. 0781.8030219/220/221 www.comune.santantioco.ca.it - info@ comune.santantioco.ca.it The fortifications of the Punic acropolis rested on the natural rocky outcrops. The area was used in different ways between the Punic Era and the Late Roman Times. The oldest remains relate to the Punic fortifications. Some sections of the walls that defended the acropolis are clearly visible, made with square blocks. One of the east-west sections, about 1.5m high, is in a good state of repair. The type of walls found here allow us to date them at around the 4th century B.C. Further to the south, we can find the remains of a structure from the Roman period, probably used as a place of worship. The base on which there are nine columns was paved in two subsequent periods. The oldest floor is made of beaten earth with white tesserae, covered later with a layer of darker beaten earth, which is found between the columns and the outer edge of the building. The Temple faced east, as the west-facing side is closed.

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Archivio

Storico Comunale Sant'Antioco L’archivio storico comuna le di Sant’Antioco, diventato separata sezione d’archivio nel gennaio 1995, conserva i fondi dell’archivio storico del Comune (1793-1969) e di alcuni archivi aggregati (Congregazione di Carità poi E.C.A., Tiro a Segno, Asilo Infantile Gen. Carlo Sanna, Conciliatura e Patronato Scolastico). La documentazione è conservata nei locali dell’ex Caserma dei Carabinieri a Cavallo, edificio restaurato nell’aprile 2000, dove è attivo il laboratorio didattico che consente alle scuole di studiare la storia locale dalle fonti documentarie. Notevole importanza riveste un volume della Comunità (Registro de entrada y salida de los dineros de esta comunidad de San Antiogo ut intus) che racconta l’attività istituzionale della Comunità dal 1793 al 1815. Oltre alle attività economiche (di tipo prevalentemente agro-pastorale) vengono descritti alcuni momenti salienti della storia moderna di Sant’Antioco. Si possono ricordare la devozione al Santo Patrono che ha dato il nome all’isola o le invasioni barbaresche, che hanno impedito per diversi secoli, lo sviluppo economico e demografico e mantenuto per lungo tempo la comunità lontana dal mare. Nel marzo 2010 l’Archivio Storico Comunale ha realizzato un lavoro di ricerca presso l’Archivio della Corona d’Aragona in Barcellona che conserva importantissime testimonianze documentarie del territorio sulcitano e dell’isola di Sant’Antioco (chiamata subito dopo la conquista aragonese del 1323 Illa de Sols). Nello specifico sono stati trovati e acquisiti in copia importantissimi documenti, appartenenti al fondo della Real Cancelleria, che confermano la festa di S.Antioco nel 1360 e che attestano la denominazione dell’isola a S.Antioco nel 1375. Per informazioni Coop Studio ’87 Largo dei Cavalieri dell’Ordine SS. Maurizio e Lazzaro, 2 Tel. 0781/828027 - Email: info@studio87.it The Historical Archive of Sant’Antioco preserves and provides access to the collections of the Municipality of Sant’Antioco as well as of some other documents belonging to other archives. The collections are preserved in a building, renovated in 2000, which used to be the Caserma dei Carabinieri a cavallo (Horse Carabinieri Station). One of the most important document in the Archive is the Book of the Community (Registro de entradas y salidas de los dineros de esta comunidad de San Antiogo ut intus) which describes the institutional life as well as the commercial activities of the town from 1793 to 1815.

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Museo del Bisso Sant'Antioco Il bisso marino, un prezioso materiale tessile dai riflessi dorati e scintillanti, veniva lavorato per realizzare tessuti pregiati molto apprezzati dalla nobiltà secolare ed ecclesiastica. La seta di bisso è un prodotto della nacchera, o Pinna nobilis, la più grande bivalve presente nel mar Mediterraneo che può raggiungere la lunghezza di un metro e, ai giorni nostri, è una specie protetta. I suoi filamenti, chiamati bisso, servono alla Pinna nobilis ad ancorarsi al fondale fangoso e venivano usati come materiale grezzo da cui trarre la seta di bisso. La produzione della seta era laboriosa e richiedeva molte tappe di lavoro. Eppure le conoscenze di questa tradizione artigianale non sono ancora del tutto scomparse: Chiara Vigo rimane l’unico Maestro di bisso del Mediterraneo, l’unica depositaria ormai della tradizione e di una manualità che si perde indietro nel tempo. Di bisso, infatti, si parla già nella Bibbia: furono i Caldei a trasmettere il segreto al popolo ebraico e i loro vicini Fenici a diffonderlo nel Mediterraneo e soprattutto le loro donne videro che pettinando quei fili potevano renderli talmente serici e lucenti (esodo 27) da riuscire a filarli. Caldei, Fenici, Egiziani diventarono maestri in quest’arte. Re e sacerdoti usarono il bisso per vesti e paramenti sacri. I Fenici approdarono in Sardegna portando con sé anche la tecnica per tingere le fibre del bisso in vari colori. Secoli più tardi le donne di Sant’Antioco appresero da una principessa di origine caldea, chiamata Berenice, altri segreti sull’arte della tessitura del bisso e cominciarono a tramandarseli di generazione in generazione secondo una ritualità quasi sacra. Chiara Vigo, definita l’unica erede di Berenice, può infatti spiegare la tecnica della tessitura del bisso a tutti, ma solo uno sarà il suo legittimo erede, l’unico a cui svelerà tutti i suoi segreti. Per informazioni Chiara Vigo (+039) 347.3302237 Email: chiaravigo@hotmail.it - www.chiaravigo.com The production of the textiles in Sant’Antioco takes on a very distinctive form: the production of sea silk. This precious fabric is obtained from byssus, silky filaments secreted by a shellfish threatened with extinction, the Pinna Nobilis, the largest bivalve mollusc in the Mediterranean, which can grow to a length of one metre; it has been declared a protected species since 1997. This mollusc secretes byssus to attach itself to the seabed: the threads are collected in the period in which the sea bottom is softest, allowing re-planting of the shell. The filaments are then gradually de-salted to keep them from stiffening. The production of sea silk is almost a ritual, whose mysterious meaning go back to ancient times, when this fabric was used to make ceremonial dresses for illustrious people of the Mediterranean communities. At the Museum of Byssus, visitors can admire the creations of Chiara Vigo, the last master of this technique who still works the same way women in ancient Mesopotamia used to weave it. Her works include the “Leone di Tiro” (the Lion of Tyre), a tapestry dedicated to the silent labour of the women of Sardinia.

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Catacombe di Sant’Antioco Martire Sant'Antioco

Tra le prime testimonianze della cristianità in Sardegna fanno certamente parte le Catacombe di S.Antioco, sviluppatesi a partire dal III sec. Intorno alla Cripta dell’omonimo Santo, patrono dell’Isola. Con riadattamento di cinque camere ipogeiche, facenti parte della vasta area della Necropoli punica risalente al VI sec. a.C. (alcuni di questi ambienti sono ancora apprezzabili nella loro completezza e struttura originaria con la stessa visita alle Catacombe), la comunità cristiana di Sulci (nome fenicio punico dell’Isola Antiochense), creò un vero e proprio cimitero collettivo per gli aderenti alla fede professata fino alla morte dal “seguace di Cristo” Antioco. Quest’ultimo, “medico dei corpi e delle anime” originario della Mauritania (in periodo romano tutto il settentrione africano), sarebbe stato deportato, a cavallo tra il I e II sec. d.C., come schiavo, ribelle alle leggi pagane dell’Impero, nell’Isola Sulcitana; in questa terra, con la sua incessante predicazione, avrebbe fondato la prima comunità cristiana della zona. Dopo la morte del martire, fissata dalla tradizione nel 127, il suo corpo venne de deposto nel sarcofago-altare oggi all’ingresso delle Catacombe, e ivi conservato sino al 18 marzo 1615: durante tale periodo la Cripta manterrà la primitiva funzione di area culturale. Anche se in condizioni di progressivo disfacimento, le Catacombe di S.Antioco conservano tutt’oggi elementi molto importanti, tali da far risaltare il luogo a capo di tutti i complessi cimiteriali della Sardegna. Vanno a proposito ricordate le pitture murali, pregevoli seppure nella loro frammentarietà: la figura del “Buon Pastore”, rappresentazione di Gesù nel ruolo di guida e maestro; una iscrizione funeraria che suonava “IN PACE VIBAS“, oggi decifrabili nelle ultime lettere; ed ancora raffigurazioni animali e floreali, tipiche della iconografia cristiana. Tali pitture interessano sostanzialmente le tombe cosiddette ad arcosolio, le più importanti e caratteristiche sepolture di questo complesso, che prendono il nome della forma appunto ad arco. Non di minore importanza la tomba a baldacchino costruita nella camera dove la tradizione vede spirare S. Antioco. E poi le diverse sepolture sotterranee, i loculi e le sovrapposizioni in cassoni d’arenaria, che contribuirono, già in periodo paleocristiano, alla distruzione degli affreschi. The Catacombs under the Basilica of Sant’Antioco are the only catacombs in Sardinia. They were obtained by the early Christians from the underground tombs of the Punic necropolis, by excavating corridors linking the tombs to one another. The chamber tombs themselves were altered: in the walls were cut niches at times surmounted by an arcosolium, such as the one decorated with the “Good Shepherd” fresco. The catacombs were used for burials from the 4th to the 7th centuries A.D. They comprise two sectors, known as “Sant’Antioco” and “Santa Rosa” (mother of the Saint). In the first chamber of the “Sant’Antioco” sector is the altar-sarcophagus where the remains of the Saint were found.

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Basilica di

Sant’Antioco Sant'Antioco La Basilica di S. Antioco Martire, sorta sulla tomba del Santo, è uno dei monumenti più antichi dell’intera regione. Prima sede vescovile della Diocesi Sulcitana Iglesiente, fu eretta intorno al V sec., con pianta quadrifida a croce greca, presbiterio rivolto ad Est ed un probabile corpo cupolato poi rivisto ed arricchito di elementi architettonici. Nel XII sec. la chiesa di S.Antioco subì degli ampliamenti che ne mutarono la struttura fino a rendere irriconoscibile l’originaria costruzione altomedievale. Ascrivibili a questa data sono: l’inserimento delle navate laterali e l’allungamento della navata centrale, con il conseguente abbandono della croce greca; la costruzione dell’abside maggiore e della cappella a Nord; una totale copertura delle pareti con intonaci ed affreschi di scarsa rilevanza artistica, sottratti alle mura solamente nel 1966. È ammissibile che la pavimentazione bizantina, presumibilmente musiva, sia andata rovinata e poi perduta a partire da suddetto secolo. I lavori di ampliamento non terminarono nel 1100, ma si deve giungere al XVIII sec. Per vedere un ulteriore prolungamento delle navate e la creazione di una facciata in stile provinciale tardo barocco. Dopo l’intervento di ripristino del ’66, un’ultima considerevole scoperta all’interno della Basilica consiste nel ritrovamento di una fonte battesimale quadrata in pietra e di quattro sarcofagi, rinvenuti privi di qualsiasi materiale, in una campata della navata laterale: un primo studio suppose l’esistenza, in un periodo paleocristiano, di un luogo battisteriale esterno al Martyrium del V sec., caduto in disuso forse in epoca vittoriana. Per informazioni 0781-83044 www.basilicasantantioco.org Built over the tomb of the Saint, this is one of the oldest monuments in the whole of Sardinia. It was built around the 5th century and was the original bishop’s seat for the Diocese of Sulcis Iglesiente. The floorplan is in Greek cross style with the presbytery facing East and a probable domed section which was renovated and enriched with architectural features. In the 12th century, the Church of S. Antioco was enlarged leading to changes in the structure which made the original, early Middle Ages construction unrecognizable. A number of works date back to this period, including the side aisles and the lengthening of the central nave, leading to the abandonment of the Greek Cross floorplan. The main apse was built and the north-facing chapel; the walls were covered with plaster and frescoes, which were only removed in 1966. The extension work was not concluded in the 1100s but continued into the 18th century when a further extension to the naves was made with the creation of a Late Baroque facade. A square baptismal font in stone was found in a bay of the central nave after the works performed in 1966. This led to the hypothesis that a baptismal site existed outside the 5th century Martyrium in Early Christian Times, which fell into disuse at the time of the monks.

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Fonte Romana Sant'Antioco La colonizzazione dell’isola di Sant’Antioco fu dovuta sin dall’antichità alla presenza di numerose sorgenti d’acqua che sgorgavano copiosamente nel lungomare prospiciente la laguna. I fenici quando percorrevano il Mediterraneo facevano meta nell’antica Sulky dove potevano approvvigionarsi d’acqua per proseguire il loro viaggio. I Romani con la costruzione della città di Sulci realizzarono tutte quelle opere necessarie all’urbanizzazione della città. Tra queste, di particolare importanza, la realizzazione della canalizzazione delle acque sorgive con la costruzione della fontana romana (is solus) nell’attuale Piazza Italia. Probabilmente il toponimo is solus sarebbe il plurale de su solu che indicava la sorgente. Fin dall’antichità e sino ai nostri giorni la fontana romana è stata l’unica forma di approvvigionamento idrico per la popolazione. L’Angius nel 1849 chiama la fontana Is Quattru Solus. Durante la festa di Sant’Antioco nel XVII secolo migliaia di fedeli accorrevano per rendere omaggio al Santo Patrono, le traccas che provenivano dai villaggi vicini si fermavano presso la fontana romana per abbeverare gli animali. Ancora nell’Ottocento la fontana si trovava alla periferia del paese. Le donne che abitavano nel Borgo Solci e nelle grotte si recavano quotidianamente alla fontana per riempire le brocche che poi trasportavano sulla testa con grande maestria. Nel 1891 esistevano ancora i pozzetti in muratura con una profondità di mt. 3,50 e un battente d’acqua di mt. 1,25, ma essendo le fontane a cielo aperto, l’acqua si sporcava e perciò spesso ne veniva sospeso temporaneamente l’utilizzo fino a quando non fosse stata pulita. Quattro serbatoi in pietra con volta a botte, con una luce di due metri ciascuno, comunicanti fra loro. Essi quelli centrali essendo più lunghi di quelli laterali, attraversano per venti metri il sottosuolo della piazza e costituiscono le cisterne dal cui fondo sabbioso sgorga l’acqua. A quel punto l’Amministrazione Comunale diede l’incarico all’Ing. Dionigi Scano di compiere uno studio al fine di poter conservare il monumento . Tale incarico fu espletato anche con la consulenza dell’Ing. Asproni e dell’Ing. Tronci venuti a sant’Antioco per un sopralluogo il 28 dicembre 1906 (Angelo Marongiu). I lavori furono portati a termine nel 1911 nascondendo completamente l’antico manufatto romano. Oggi la fontana romana non svolge più la funzione di un tempo. Ha subito vari interventi di manutenzione e di abbellimento ed è meta dei giovani che passano il tempo libero nella centrale Piazza Italia. The “Is Solus” Fountain, which was used by the Romans and arranged by them architecturally, was the only lasting place where the whole population used to come for their water supplies. The fountain was still used until a few years ago and originally consisted of four connecting, open-air fountains and due to this it was constantly subject to the risk of pollution. In order to protect against such problems and to satisfy the needs of a constantly-growing population, certain modifications were made which partially changed the structure of the fountain. The last and most important works under the direction of Gracco Tronci and Dionigi Scano led to the discovery of an underground tank covered by a vault which was connected to some wells. The works which were completed by the two engineers in 1911 can still be admired today.

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Grotta della

Natività o del Presepe Sant'Antioco

La Grotta della Natività è un ipogeo punico utilizzato come propria abitazione da Ciu Canteddu e da sua moglie. Dopo la morte di questi fu abbandonata poiché la coppia non ebbe figli. Agli inizi degli anni ‘80 la Soprintendenza ai Beni archeologici per la Provincia di Cagliari e Oristano affidò la gestione dell’ipogeo allo scultore locale Gianni Salidu perché venisse utilizzata in occasione di mostre ed eventi culturali. In questo ambiente lo scultore Gianni Salidu espose il suo primo Presepe e da allora la grotta fu denominata Grotta della Natività. La tradizione del Presepe continuò per parecchi anni e si diffuse nel resto del paese. Seguirono gli allestimenti dei presepi presso le grotte de Is Zuddas (Santadi), il Palazzo del Consiglio regionale a Cagliari in collaborazione con il Liceo artistico, l’Orto botanico di Cagliari in collaborazione con l’Università di Cagliari. Un altro fu allestito a Hallwang bei Salzurg (Svizzera), un altro in India presso la chiesa cristiana di Baratmata Asram Curu Cetra di Ariane e in diversi centri italiani. Ricordiamo, inoltre, l’allestimento postumo voluto dall’Amministrazione Comunale di Sant’Antioco e dall’Associazione Culturale “Sant’Antioco Abbraccia il Mare” presso il Chiostro San Ponziano e Arena Verona. La Grotta della Natività ha riaperto al pubblico in occasione di Monumenti aperti 2009 ed è divenuta mostra permanente. Oggi, oltre al presepe il pubblico potrà godere degli allestimenti degli ambienti che ricreano l’ambiente abitativo delle persone che l’abitarono per decenni. Per informazioni Associazione Culturale “Sant’Antioco Abbraccia il Mare” 0781/82283 (+039) 347.8526510 http://digilander.iol.it/giannisalidu The Cave of the Nativity is a Punic hypogea which takes its name from the exposition of the first Nativity scene by the sculptor Gianni Salidu. Before being entrusted in the eighties to the above mentioned sculptor, the hypogea was inhabited for many years by a childless couple. Today, the set up of the cave recreates the living environment of the people who inhabited it for decades.

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Museo Archeologico Barreca Sant'Antioco

In un nuovo allestimento curato dall’Archeologa Sara Muscuso, il Museo Archeologico Barreca di Sant’Antioco mostra un’ampia sezione di materiali rinvenuti durante le varie campagne di scavo tenutesi nella nostra isola e pertinenti ad un periodo che va dai primi insediamenti neolitici (III millennio a. C.) alle fasi tarde della romanizzazione. Il percorso inizia con un tabellone cronologico generale che riporta le successioni culturali della Sardegna antica e prosegue con un’illustrazione dei numerosi materiali litici utilizzati nel Neolitico recente (cultura di Ozieri). Le fasi successive della cultura nuragica hanno invece una presentazione minima, data la scarsità delle indagini archeologiche verificatesi in questo campo. La mostra prosegue con le testimonianze del più antico centro fenicio finora rinvenuto in Sardegna, che è da individuarsi proprio in Sulky (antica Sant’Antioco) fondata intorno alla metà dell’VIII sec. a. C. La fase punica è illustrata sia dai materiali provenienti dal tofet sia dai corredi funerari provenienti dalla grande necropoli ipogea del colle di Is Pirixeddus. Numerose vetrine ospitano un ricco campionario di oggetti ritrovati nelle tombe a camera puniche scavate nel tufo. Sulky, nel III sec. a. C., entra a far parte del dominio di Roma col nome di Sulci; questa fase è documentata da corredi funerari composti prevalentemente da ceramica d’uso comune. In conclusione, un settore dell’esposizione è dedicato al tofet, per la cui illustrazione è stato ricostruito un angolo in cui su piani artificiali di terra, sabbia e pietre sono state collocate una parte delle migliaia di urne, che contenevano le ceneri di bambini e animali, e stele raffiguranti rappresentazioni divine simboliche, antropomorfe o animali da attribuire al rito che si svolgeva in tale area. A settembre 2009, grazie all’opera del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, è stato ricontestualizzato un prezioso e originale bronzetto nuragico l’“Arciere”, rinvenuto presso il prestigioso Museo di Cleveland, e oggi in mostra permanente presso il Museo Archeologico F.Barreca. Per informazioni Coop. Archeotur via Foscolo, 4, tel. 0781.82105 - 389.0505107 www.archeotur.it - Email: archeotur@tiscali.it Comune di Sant’Antioco, tel. 0781.8030219/220/221 www.comune.santantioco.ca.it - info@comune.santantioco.ca.it The “Ferruccio Barreca” Archaeological Museum was inaugurated in 2006 and it has an extensive collection of items and artifacts from Sant’Antioco and other localities in the Sulcis area, together with a scale reconstruction of the tophet. There are findings belonging to the Ozieri culture (III millennium BC), Phoenician material found in the tophet and funerary goods from the Punic necropolis, such as pottery utensils, gold jewellery, scarabs in green jasper and some objects imported from the Greek area. In addition to that, the visitor can enjoy the reconstruction of Phoenician and Punic warships and cargo boats. The Museum’s star exhibits, however, are the two lions sculpted in limestone, dating back to the 6th century B.C.. In Phoenician times, the lions likely acted as guardians of one of the city gateways and, with the same purpose, they were reused by the Punics for the acropolis. Amongst items dating from Roman times, there is a fine mosaic with figures of panthers of the 2nd century AD and a small marble female statue of the 1st century AD.

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Forte Sabaudo Sant'Antioco

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Museo Etnografico Sant'Antioco Il Museo etnografico di Sant’Antioco, inaugurato nel luglio del 1996 è ubicato lungo Via Necropoli, distante pochi metri dal Villaggio Ipogeo. La struttura restaurata di recenti faceva parte d un antico magazzino utilizzato per la vinificazione ed è composto da un’ampia sala e da un cortile porticato dialettalmente chiamato lolla. Al suo interno sono esposti attrezzi utilizzati sino agli anni ’50 per svolgere i vari mestieri praticati nell’isola di Sant’Antioco. La prima sezione espone tutti i processi e gli utensili legati alla panificazione, dal prodotto principale grano ai prodotti ottenuti grazie alla sua macinazione: farina, semola e crusca, e ai pani coccoi, focacce ed anche i tradizionali coccois de su santu. L’esposizione prosegue con gli attrezzi utilizzati per la coltivazione della vite, per ottenere il vino intenso il Carignano ancor oggi richiestissimo dai più esperti intenditori. Di particolare interesse il settore dedicato alla storia di un’importantissima scuola di tessitura attiva sino alla fine degli anni ’30, in cui le allieve seguite dal maestro Italo Diana, apprendevano l’arte della filatura e tessitura del Bisso, introdotta nell’isola dagli antichi fenici. L’esposizione interna si conclude con la parte dedicata alla raccolta e all’intreccio delle foglie di palma nana grazie alla quale le famiglie più povere del paese, in particolare coloro che vivevano nel rione delle grotte, hanno ottenuto un sostentamento economico in mancanza di un vero e proprio mestiere. Con le foglie essiccate confezionavano scope, borse, cordami, crine per imbottiture ed altri manufatti. La parte esterna si conclude con gli attrezzi indispensabili per la vinificazione come tini, botti ed altro. Per informazioni Coop. Archeotur Via Foscolo, 4, Tel. 0781.82105 - 389.0505107 www.archeotur.it - Email: archeotur@tiscali.it Comune di Sant’Antioco tel. 0781.8030219/220/221 www.comune.santantioco.ca.it - serviziocultura@comune.santantioco.ca.it Open in 1996, the Ethnographical Museum is also called “Su Magasinu de su Binu” (the wine warehouse) because the building was originally used for processing and preserving wine. The structure consists of a large room and a colonnaded courtyard. The collections exposed inside include everyday use items as well as tools used in the past for different activities such as breadmaking, wine-making or weaving.

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Necropoli Punica di Sulky Sant'Antioco

La comunità punica che, nel V sec. a. C., abitava l’importante centro urbano di Sulky, l’odierna cittadina di Sant’Antioco, sito sulla costa occidentale della Sardegna, scelse di costruire la propria necropoli sui fianchi rocciosi dolcemente degradante verso la piana, lambita dagli stagni, sede dell’insediamento civile. I sepolcri, scavati e costruiti nel morbido tufo delle alture, sono delle camere sotterranee, spesso di dimensioni ragguardevoli, alle quali si accede percorrendo un corridoio a scalini che, aperto sul piano di campagna, scende a rampa obliqua in profondità fino a raggiungere la soglia del sepolcro, collocato in genere a circa due, tre metri dalla superficie. L’impianto necropolare sulcitano è ben noto nelle sue caratteristiche generali; analisi accurate, disponibili anche in volumi e guide di facile accesso, ne descrivono le tipologie architettoniche, le componenti dei corredi, lo svolgimento dei rituali, l’apparato scenografico e ideologico delle cerimonie funebri che vi avevano luogo; anche il suo inquadramento cronologico, sostanzialmente in relazione con lo sviluppo della città tra il V e il III sec. a. C., è un dato acquisito. Da alcuni anni la Soprintendenza Archeologica di Cagliari e la società Geoparco s.c. a r.l., società operativa dell’ATI Ifras, hanno attivato un programma di recupero nel settore occidentale di questa grande città dei morti; l’area interessata dal progetto di intervento si trova a immediato ridosso del colle del fortino sabaudo e sovrasta la fascia più bassa dell’impianto funerario, che ha restituito una serie di tombe di particolare interesse e che è stato successivamente riconvertito in spazio scenico nel corso della fase imperiale romana di vita della città. Anche in questa parte della necropoli alcune tombe puniche sono state riutilizzate anche in età paleocristiana. Per informazioni ATI IFRAS, via delle miniere snc, zona Casic, 09030 Elmas (CA) Tel. 070 2425100, www.ifras-spa.it Soprintendenza Archeologica sede di Sant’Antioco via Bolzano, tel. 0781.82311 The Punic necropolis in the site of Sulci was discovered on the hill where the Savoy Castle is located and on its north-eastern slopes. The earliest evidence of occupation dates back to about the 6th or 5th centuries B.C., when the Punics used the area for mainly multiple burials. It continued to be used well into the Republican Age (3rd to 2nd centuries B.C.) when the Romans made use of part of it for the burial of cremated remains inside containers (nearly always boxes in stone or lead). It would appear that during the 1st century B.C., the necropolis fell into disuse as no materials dating back to this period have been found inside the tombs. Some material, on the other hand has been found in the filling earth of the tombs which accumulated after they were abandoned. When the burial site was at its height, it extended over an area of about 6 hectares, which now includes the area between the parish church and the Savoy Fort been restructured and visitors can admire daily use objects on show there.

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Tofet Sant'Antioco La parola tofet è un termine di origine biblica che indica una località nei pressi di Gerusalemme, in cui venivano bruciati e sepolti i bambini e che oggi, convenzionalmente, indica le aree sacre di età fenicia e punica, nelle quali sono state recuperate urne contenenti ossa bruciate di bambini e animali. Il tofet di Sulci, utilizzato a partire dall’VIII sec. a. C. e sino al I sec. a. C., si presenta come un’area all’aperto, ubicata all’estrema periferia settentrionale dell’abitato, che si appoggia ad una roccia trachitica denominata Sa Guardia de is Pingiadas (la guardia delle pentole) a causa della gran quantità di urne cinerarie, oltre 3000, rinvenute nel corso dei secoli e fino ad ora recuperate. Ai piedi di tale roccia, verso sud, un recinto quadrangolare di età punica ne include uno più piccolo, di età fenicia, che indica il punto in cui sono state ritrovate le urne più antiche. Un recinto molto più grande, rettangolare, costituito da blocchi di trachite bugnati delimita l’intero tofet: si tratta di un fortilizio di età punica edificato a difesa dell’area, nel IV sec. a.C.. Le urne conservano ossa bruciate di bambini, talvolta di piccoli animali e qualche oggetto votivo; solitamente deposte tra le cavità naturali della roccia, sono spesso accompagnate da stele di pietra (ad oggi se ne contano circa 1.700, conservate nei Musei di Cagliari e di Sant’Antioco) recanti immagini umane, simboliche e più raramente zoomorfe. Per informazioni Coop. Archeotur via Foscolo, 4, tel. 0781.82105 - 389.0505107 www.archeotur.it - Email: archeotur@tiscali.it Comune di Sant’Antioco tel. 0781.8030219/220/221 www.comune.santantioco.ca.it - info@ comune.santantioco.ca.it The Tophet of Sulky, which was used from the 8th to the 1st centuries B.C. is an open area, located at the extreme northern edge of the built-up area and rests upon a trachyte rock known as “Sa guardia de is pingiadas” (The Guard of the Pots) due to the enormous quantity of cinerary urns (more than 3,000) found here over the centuries. At the foot of this rock, towards the south, a rectangular enclosure from the Punic Era includes a smaller one from the Phoenician period, which indicates the point where the oldest urns were found. A much bigger, rectangular enclosure made of ashlared blocks of trachyte marks off the entire tophet. It is a fortress from the Punic Era built to defend the area in the 4th century B.C.. The urns hold the burnt remains of children, sometimes of small animals and a few votive objects and were usually laid in the natural crevices of the rock. They are often accompanied by stone stelae with human, symbolic and, more rarely, animal-like images: about 1,700 have been found to date and are kept in the Archaeological Museums in Cagliari and Sant’Antioco.

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Tomba di

Giganti Sant'Antioco Tra le Tombe di Giganti la più evidente, perché l’unica ad aver avuto uno scavo razionale, è quella di su Niu de su crobu, situata in loc. sa Corona de su crabì, a circa 1 km dal nuraghe Gruttiacqua e a poche decine di metri dalla strada bianca di circonvallazione del pianoro di Serra di is porcus. La sepoltura, che occupa un lieve rialzo di roccia trachitica, è formata da un corridoio funerario rettangolare absidato, lungo poco più di m 10 e largo in media m 1,20. Un piccolo portello di m 0,60 x 0,70 orientato ad ESE, costituito da un sistema trilitico con architrave molto robusto lavorato in forma di parallelepipedo, mette in comunicazione la camera sepolcrale con l’area delimitata da una esedra costituita da massi, più o meno lavorati, in posizione ortostatica. In questa area si svolgevano le cerimonie funerarie ed i riti terapeutici-sacrali dell’incubazione. La tomba di Giganti, così chiamata dalla fantasia popolare, è un monumento funerario con funzione di sepoltura plurima e luogo di culto. Come tomba si affianca nel primo periodo alle domus de janas per poi diventare durante la piena età nuragica l’unica forma di sepolcro monumentale. La forma planimetrica, nella massima espressione formale, è modellata sullo schema della protome taurina, con il muso rappresentato dall’abside, le corna dall’esedra e la testa dalla camera rettangolare; la protome taurina rimanda al dio-toro che incarna il principio maschile in una società divenuta patriarcale. Indizio del passaggio dalla società matriarcale alla società patriarcale nel culto funerario è l’abbandono dell’utilizzo degli ipogei artificiali, dove la figura centrale e fondamentale è la Gran Madre. Una Dea Madre genitrice che partorisce il toro, suo maschio e suo paredro, il quale durante l’età prenuragica è solo una figura complementare anche se necessaria. La Dea Madre prenuragica, quasi sempre rappresentata con numerose mammelle, potente nutrice, non ha bisogno di enfatizzare il suo essere sessuale perché ha già insito l’idea di antro genitale: le domus de janas sono uteri dove il defunto ritorna per poi rinascere, similmente al toro. Le pareti dipinte di rosso, oppure lo stesso defunto trattato con ocra rossa, rappresentano la rinascita, il sangue che sempre accompagna il parto. Con il definitivo passaggio ad una società patriarcale prevale la figura del dio-toro; la simbologia dell’utero abbandona la cavità per adagiarsi al suolo. L’anticella, più o meno allungata, che precedeva la camera della domus, si ritrova nella tomba di Giganti, dapprima come prolungamento naturale delle pareti della camera stessa con portello d’accesso, simbolo vulvare, per poi aprirsi ad assumere l’aspetto di corna taurine, delimitando uno spazio sacro per il culto funerario. Bibliografia: G. Pinna “Sant’Antioco Ricerca e storia dell’identità” - Zonza Editori - dicembre 2007, pp. 37-41-43

Per informazioni A.ST.RI.S. Associazione STudi e RIcerche Sardegna via Vittorio Veneto, 9 - Sant’Antioco – Presidente Stefano Castello - cell. 3475126056 - fax 1782222090 - mail: associazione.astris@gmail.com The Giant’s Tombs are funerary monuments intended for multiple burials and worship. In Sant’Antioco, the most important is the giants’ tomb called “Su Niu de su Crobu” (the nest of the crow), located close to the Gruttiacqua Nuraghe, which is the only nuragic building excavated by the archaeologists. The planimetry of the tomb is shaped in a bull-like scheme. The apse represents the nose, the horns are symbolised by the exedra while the rectangular room corresponds to the head. Such a bull-like scheme refers to the Bull God who embodies the “male” in a society shifted from a matriarchal to a patriarchal society.

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Torre Canai Sant'Antioco Nella parte meridionale dell’isola di Sant’Antioco in località Turri, sorge una torre di avvistamento che venne realizzata sotto il governo del conte Lorenzo Bogino. Egli infatti riordinò l’amministrazione delle torri litoranee erette sotto la dominazione spagnola del re Filippo II. Già parecchio tempo prima i cittadini di Iglesias, interessati a coltivare terre nell’isola di Sant’Antioco, avevano rivolto una supplica al re di Sardegna, nella quale offrivano il proprio aiuto per la costruzione di torri nell’isola. Carlo Emanuele III, per questo, diede ordine al viceré Cacherano di Bricherasio di predisporre la costruzione delle due torri già progettate nell’isola. Nel 1757 fu costruita la torre progettata dall’ingegnere militare Vallin; essa sorge sul capo su moru, promontorio meridionale dell’isola di Sant’Antioco, oggi chiamato Turri. In questo tratto di mare erano solite ancorarsi le flottiglie turche, fino ai primi decenni dell’Ottocento. La Torre svolse un’importante opera di avvistamento e comunicazione di notizie ai reparti militari preposti alla difesa dell’isola di Sant’Antioco durante il tentativo di invasione francese del 1793 ed in occasione delle ultime due incursioni tunisine del 1812 e del 1815 nell’isola. La torre di Canai restò attiva fino al 1815. Il tempi recenti la torre è stata utilizzata come residenza turistica da un privato che, a tal fine, l’ha rimaneggiata in modo discutibile. Solo dal 1994 è stata finalmente restituita alla fruizione collettiva dall’associazione Italia Nostra che, dopo averla ottenuta in concessione, ha effettuato un intervento di restauro in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali di Cagliari e con il Ministero dell’Ambiente. Al suo interno è visitabile una mostra fotografica e cartografica sugli aspetti culturali e naturalistici dell’isola di Sant’Antioco con una sezione dedicata alle vicende storiche della Torre. Dalla Piazza d’Armi si può inoltre apprezzare un incomparabile panorama del golfo di Palmas. Per informazioni Graziano Bullegas 0781.800111 Torre Canai 09017 Sant’Antioco (CA) e-mail santantioco@italianostra.org www.torrecanai.altervista.or In the 16th century, when the coasts of Sardinia were still be harried by pirate raids, Phillip II, King of Spain, decided to strengthen the defence system with a series of new towers. The island of Sant’Antioco, however, had to await the advent of the Savoy monarchs, during whose reign the Canai tower was constructed. Canai was one of the few towers equipped with artillery, but in the following century, when the raids ceased, the usefulness of these towers came to an end: in 1867 Vittorio Emanuele II decommissioned them and handed them over to the State Demesne. Since 1994 the Canai tower is managed by Italia Nostra (National Heritage Association) which has restored this interesting monument in collaboration with the Cagliari Architectural Heritage Agency and has opened it to visitors.

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Villaggio

Ipogeo Sant'Antioco Unica nel suo genere, l’area è costituita da una parte dell’antica necropoli punica di Sulky e raggruppa numerose tombe ipogee scavate nel tufo tra il VI ed il III secolo a. C., riutilizzate da famiglie molto povere dalla seconda metà del XVIII sec. come abitazioni. In seguito al ritrovamento delle spoglie di Sant’Antioco sotto la Basilica a lui dedicata, avvenuto nel 1615, il Vescovo tentò di porre fine al lungo abbandono dell’isola dovuto alle continue incursioni dei pirati barbareschi. Così, richiamati dalle concessioni di terreni promesse dalla chiesa, furono numerose le famiglie che iniziarono una nuova vita nell’isola, seguiti da tantissime altre che pur non ottenendo niente in cambio del loro coraggioso ritorno si adattarono a questa vita fatta di miseria, povertà ed emarginazione. Nei primi decenni sicuramente si tentò un adattamento provvisorio che si trasformò poi in stabile. Nella zona conosciuta sino al 1998 con il nome di Sa arroga de is gruttas.Numerosissime le famiglie che vissero nel rione sino agli inizi degli anni ’70. Dediti da sempre alla raccolta di tutto ciò che la natura offre spontaneamente si recavano in campagna a raccogliere funghi, cardi, carciofini selvatici, legna, e in laguna per la raccolta di bocconi, arselle ed quant’altro barattando questi prodotti in cambio di beni di prima necessità. I gruttaius, questo l’appellativo che li distingueva dagli altri abitanti di S.Antioco, si occupavano nel mese di maggio della raccolta delle foglie di palma nana che, fatte essiccare durante l’estate, venivano poi intrecciate abilmente. Da questa umile pianta potevano confezionare scope, borse, cordami, crine per le imbottiture ed ancor oggi sono numerosi gli anziani che si occupano della produzione di questi manufatti intrecciati. Per informazioni Coop. Archeotur via Foscolo, 4, tel. 0781.82105 - 389.0505107 www.archeotur.it - Email: archeotur@tiscali.it Comune di Sant’Antioco tel. 0781.8030219/220/221 www.comune.santantioco.ca.it - info@ comune.santantioco.ca.it On the hill overlooking the town and its surrounds stretches the Punic necropolis, consisting of underground tombs dating back to about 500 B.C. These tombs consisted of one or more chambers and could be accessed by a stairway. They contained the bodies of entire families while the wall niches contained funerary goods, consisting of pottery used in daily life, gold jewellery amulets in glass paste and scarabs seals. Abandoned in the 1st century B.C., the tombs were re-used by the Christians in the 4th century A.D. as catacombs and were subsequently again occupied starting from the 17th century. They were in fact re-constructed and used as dwellings by the poorer townspeople and they continued to be used up to the 1970s. Known as “Sa arruga de is gruttasa” (the street of the caves), the zone gave the name of “gruttaiusu” (cave-dwellers) to its inhabitants. Today the hypogeum village has been restructured and visitors can admire daily use objects on show there.

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Cronicario Sant'Antioco L’area archeologica emersa, a partire dal 1983, nel cuore del tessuto urbano moderno di Sant’Antioco conserva un prezioso spaccato dell’insediamento umano nell’antica Sulky. Gli scavi allora condotti rivelarono infatti una potente stratigrafia che conservava in successione, a partire dal basso, le testimonianze di un insediamento di capanne del Neolitico, la sovrapposizione dell’abitato fenicio e, alla sommità, la ristrutturazione urbana della città nella prima età imperiale romana: uno spaccato di storia che si distende dal 3.000 al I sec. d. C. I ruderi immediatamente visibili appartengono a quest’ultima fase: due strade, che si incrociano in senso ortogonale, individuano un insieme di case di abitazione e di edifici di rappresentanza pubblica che si dispongono, con sistemazione a gradoni, ai lati del tracciato viario. Al di sotto dell’impianto del quartiere di età romana, le indagini hanno rivelato i ruderi consistenti dell’abitato fenicio, di età molto antica, risalente all’VIII sec. a. C.; la stessa viabilità romana riprende un tracciato stradale più antico, in uso in età fenicia. Il nucleo meglio conservato di questo insediamento, che è certamente all’origine dell’abitato fenicio di Sulky, si trova nel settore III, dove sono tuttora visibili una serie di ambienti delimitati da muri con pietre irregolari e con pavimenti in terra battuta mescolata a scaglie di tufo, forniti di siloi, di pozzi e di cisterne. I nuovi scavi hanno finora individuato alcuni interessanti ambienti di età romana che conservavano ancora anfore sistemate presso le pareti e tracce forti della presenza di un luogo di culto, forse di Iside, che fa sospettare l’esistenza, negli strati inferiori fenici, ancora da indagare, di un luogo sacro precedente, verosimilmente dedicato ad Astarte. Coop. Archeotur via Foscolo, 4, tel. 0781.82105 - 389.0505107 www.archeotur.it - E-mail: archeotur@tiscali.it Comune di Sant’Antioco, tel. 0781.8030219/220/221 www.comune.santantioco.ca.it - info@ comune.santantioco.ca.it This archaeological site was excavated from 1983 onwards and is located in the very heart of the modern town of Sant’Antioco, close to the town nursery school and old people’s home. It provides an excellent snapshot of Man’s settlement in the ancient town of Sulky. The excavation work has revealed a significant number of successive layers, starting from the bottom, with the evidence of a Neolithic settlement of huts. On top of this, you can see the main built-up area from Phoenician times and at the top, the town’s urban redevelopment from the early part of the Roman Imperial times, providing a view of its history from 3,000 B.C. to the 1st cent. B.C. The remains that are immediately visible belong to this last phase: two roads crossing each other show the location of a group of residential houses and public buildings which run along the sides of the road organized in tiers. Beneath the structure of the district dating back to Roman Times, the excavations have revealed significant remains from the Phoenician settlement, which is much older and dates back to the 8th cent. B.C.. The Roman roads re-trace an older road system in use during Phoencian Times.

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Villaggio Nuragico

Grutti ‘e acqua Sant'Antioco

Presso Grutti ‘e Acqua, imponente complesso nuragico abbarbicato su un’altura che domina l’ampia e fertile pianura, sono visibili crolli di capanne dell’antico villaggio, mentre poco a valle si trova l’antica vena sorgiva, racchiusa in un tempio a pozzo dove in particolari occasioni venivano celebrati i riti sacri. Il villaggio è immerso in una lussureggiante vegetazione dove sono presenti tutte le specie appartenenti alla macchia mediterranea. Poco distante, verso la località denominata Su niu ‘e su crobu è possibile ammirare una delle varie tombe dei giganti presenti nell’isola di Sant’Antioco. Questa conserva ancora integro lo sviluppo planimetrico, riproducente il classico impianto a protome taurina, tipico della cultura nuragica. Per informazioni Soprintendenza Archeologica sede di Sant’Antioco via Bolzano, tel. 0781.82311 Comune di Sant’Antioco tel. 0781.8030219/220/221 www.comune.santantioco.ca.it - info@ comune.santantioco.ca.it The Gruttiacqua complex covers a vast area and includes several monuments providing evidence of human settlement over several centuries. The hills are 137 and 113 metres high and are joined by a wide valley with a number of conspicuous rocky outcrops. The hills have the remains of several nuraghi which document the various phases of the Nuragic civilization. You can visit a variety of monuments in the nuragic zone including a sacred well, tanks, stone circles, a nuragic village, an apsidal hut, giants’ tombs and enjoy the splendid view westwards towards Cala di Mezzaluna and Calasapone, southwards towards Africa and northwards towards the Plain of Cannai and the nuraghi in the interior of the island.

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Villaggio Nuragico

Corongiu Murvonis Sant'Antioco Il Villaggio Corungiu Murvonis è un complesso nuragico, posto in posizione strategica, sopra uno sperone roccioso da cui spazia una vista ampia e panoramica. Da qui vediamo il settore a nord fino a Calasetta e a sud fino a Capo Sperone. A ovest tutta la costa di Calasapone sullo sconfinato orizzonte del mare di Sardegna che guarda verso la Spagna. L’ampio complesso era formato sicuramente da un mastio centrale e da altre torri addossate ad esso. Inoltre era difeso da un ampio bastione murario, di cui si vedono i ruderi e da altre torri e cortine, mentre intorno era presente un villaggio. Nella parte ovest del complesso è presente un laghetto alimentato presumibilmente da acqua sorgiva. La natura del paesaggio circostante incontaminato e la ricca vegetazione di macchia mediterranea sono l’abitat per falchi e in antichità dei mufloni (murvonis) di cui oggi è rimasto solo il toponimo. Per informazioni Soprintendenza Archeologica sede di Sant’Antioco via Bolzano, tel. 0781.82311 Comune di Sant’Antioco tel. 0781.8030219/220/221 www.comune.santantioco.ca.it - info@ comune.santantioco.ca.it The Corongiu Murvonis nuraghe is located on top of a rocky spur which provides the structure with an excellent strategic position since it combines two control functions: over the area and over the landing places towards the West. It has a round area in the centre with additional buildings surrounding it. It could be a central tower or a hut built during a later period, considering the size of the stones used. The external perimeter of the tower is complete although it only has one row. The internal perimeter wall of the tower is visible along the sides facing North and around to the South-East. Along the other sides there are only a few rocks in their original position. It is clear that at these points the cella is completely covered with earth and fallen material. Alongside the rocky ridge on which the northern tower is located, you can see an ellipsoid enclosure which surrounds two natural cavities about 2 metres deep. The investigative work carried out around the area where the nuraghe is positioned, has provided a number of pieces of pottery dating back to the Nuragic Age, the Roman Imperial Age and the Late Roman Age.

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Antico laboratorio delle Arti e dei Saperi Sant'Antioco

L’Antico Laboratorio espone le opere dei coniugi Gianni e Pinella, frutto della passione per le arti e l’impegno per la trasmissione degli antichi saperi. Le opere dello scultore isolano di fama internazionale Gianni Salidu, sono realizzate sia col legno (olivastro e ginepro) che con la pietra (granito, onice, ecc.). Le sue sculture alcune di notevole altezza (oltre i 2,50 metri) sono posizionate in diverse piazze del centro abitato di Sant’Antioco e in varie parti d’Italia e d’Europa. Di particolare effetto La Sirena, collocata a 12 metri di profondità all’interno di una grotta nell’Isola della Vacca. Qui, l’ultima domenica di luglio, si celebra l’anniversario con un corteo di barche. In omaggio alla Sirena, viene depositata una corona di alloro. Il Maestro Gianni Salidu è, altresì, noto in tutto il mondo per i suoi originali Presepi. Pinella Bullegas apprende l’arte della tessitura dalla nonna e, in particolare dalla zia Tullia, dalla quale eredita le conoscenze della lavorazione e composizione dei disegni. Dal nonno Bullegas eredita il laboratorio, originariamente Su magazinu de su binu (Il magazzino del vino). Ha lavorato per il Cavaliere Badas e L’Architetto Tavolara, che hanno contribuito a promuovere l’arte tessile e i manufatti di Pinella presso le fiere regionali e nazionali. Da più di quarant’anni il Laboratorio delle Arti del Maestro Salidu e di Pinella è a disposizione di quanti vogliano ammirare la pregiata lavorazione del tappeto a pibbionis (acini) e le sculture create dalle loro sapienti abili mani. In questa edizione, l’Antico Laboratorio delle Arti e dei Saperi, sarà arricchito dalle opere di quatto pittori locali: Bruno Piga, Antonello Calabrò, Gianni Mannai e Pino Piras. Per informazioni: Pinella Bullegas - Via Dante, 33 - 09017 Sant’Antioco (CI) 0781/82283 - (+039)3478526510 Email: giannisalidu@libero.it The Old Laboratory of Arts and Knowledge displays the work of husband and wife Gianni e Pinella, the result of passion for the arts and commitment to the transmission of ancient knowledge. The works of Gianni, an internationally renowned sculptor, are made of wood (oleaster and juniper) or stone (granite, onyx etc). Some of the sculptures are very tall (over 2.5 meters) and located in different places of the town of Sant’Antioco as well as in various parts of Italy and Europe. A particularly valuable sculpture is “La Sirena”, the mermaid, located 12 metres deep, in a sea cave in the Island of “La Vacca”. Here, every year, the last Sunday of July, the anniversary is celebrated with a parade of boats and a wreath of laurel is deposited in homage to “La Sirena”. Gianni’s wife, Pinella, learned the art of weaving from her grandmother and aunt and she inherited the laboratory, originally called Su magasinu de su binu (The stock of wine), from her grandfather. For over forty years and up to the present day, the Old Laboratory of Arts and Knowledge of Gianni Salidu and Pinella Bullegas is open to all those who wish to admire the fine workmanship of the “pibbionis” (grapes) carpet as well as the sculptures created by their gifted hands. This year, the Old Laboratory of Arts and Knowledge houses the works of three local artists: Bruno Piga, Antonello Calabrò and Gianni Mannai. .

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Domus de Janas Sant'Antioco

Le domus de janas sono delle strutture sepolcrali preistoriche costituite da tombe scavate nella roccia. Si trovano lungo tutto il bacino del Mediterraneo, ma particolarmente in Sardegna dove si possono scorgere in tutto il territorio dell'isola sia isolate che in grandi concentrazioni costituite spesso da più di 40 tombe. In lingua sarda il termine domus de janas significa case delle fate o delle streghe, ma sono conosciute anche con il nome di forrus o forreddus. A partire dal Neolitico finale fino ad arrivare all'Età del Bronzo antico, queste strutture caratterizzarono tutte le culture prenuragiche. Alla cultura denominata San Michele di Ozieri risale la costruzione delle due domus de janas del territorio di Is Pruinis, scavate sul monte Is Baccas. Le grotte presentano una pianta quadrangolare, preceduta da un atrio e provvista di tre loculi sopraelevati dal pavimento e di ampiezza adatta a ricevere più sepolture, secondo schemi architettonici che riproducono la struttura di abitazioni e santuari. Di particolare interesse sono le colonnine antistanti i loculi che indicano chiari caratteri simbolici propri della mitologia mediterranea. È probabile che all’interno delle tombe si praticasse il rito dell’incubazione, pratica che consisteva nel dormire presso le tombe degli antenati in attesa di sogni rivelatori, anche in relazione a pratiche medico-sacrali. Nel periodo Calcolitico ed Eneolitico la presenza delle Culture di Monte Claro e del vaso campaniforme nel territorio del Sulcis, comportarono l’occupazione degli stessi spazi funerari, i defunti venivano quindi inumati nelle stesse grotte all’interno delle quali sono state rinvenute numerose ceramiche relative a tali culture. Per informazioni: Guida Turistica Regione Sardegna Pietro Marroccu - cell. +393480357936 - E-mail: pietro.marroccu@ hotmail.it The Domus de Janas are tombs dug in the rock. In the Sardinian language, “Domus de Janas” means “the fairies’ or the witches’ house” but they are even referred to by the term “forrus” (oven). The two Domus de Janas located in the “Is Pruinis” area, on the hill called “Is Baccas”, date back to the San Michele from Ozieri culture, IV -III millennium B.C. According to architectural schemes used to reproduce the structure of houses and sanctuaries, they have a hall which precedes a quadrangular plan and three wall niches large enough to contain multiple burials.

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Saline di Sant’Antioco Sant'Antioco La Salina di Sant’Antioco si estende su una fascia pericostiera lunga circa 20 Km, per una profondità massima di circa 3 km. Realizzata nei primi anni 60 mediante opere di regimazione e collegamento di lagune costiere esistenti, entrò in produzione nel finire dello stesso decennio. La superficie utile coperta dalle acque, variabile stagionalmente, è di circa 1500 ettari, suddivisa, in evaporante (1300 ettari) e salante (200 ettari). La funzione produttiva assolta dalle zone evaporanti consiste principalmente nel portare le acque di mare a saturazione rispetto al cloruro di sodio, provvedendo all’aumento dalla densità caratteristica dell’acqua di mare, di 3,5° Baumè (Bè), a quella di saturazione, che si raggiunge ad una densità di 25,7° Bè alla temperatura di 15°C. L’intero percorso viene compiuto dall’acqua in 40-60 giorni in funzione delle condizioni meteorologiche. La restante parte di sperficie coperta dalle acque costituisce la zona salante, nella quale si ha la precipitazione del cloruro di sodio. Questa zona viene continuamente alimentata durante la campagna salifera con l’acqua satura preparata nella zona evaporante, che qui raggiunge densità prossime ai 30° Bè. Il movimento delle acque a ciclo continuo viene realizzato sfruttando per la maggior parte della superficie il dislivello naturale del terreno; ove ciò non è possibile provvedono 6 stazioni idrovore di sollevamento dislocate in diverse zone della Salina. Il periodo più favorevole alla produzione va da maggio a settembre: le operazioni di pompaggio hanno inizio quando le evaporazioni prendono il netto sopravvento sulle piogge. Durante il restante periodo dell’anno l’attività produttiva è tesa alla conservazione delle caratteristiche delle acque presenti nelle diverse zone evaporanti. Le caratteristiche di questi importantissimi siti, costituiscono uno straordinario habitat soprattutto per la sosta e lo svernamento dei limicoli, di spatole, gru, aironi bianchi maggiori e di piccoli gruppi di oche, per i nidificanti abituali quali il cavaliere d’Italia, l’avoceta, il fratino, il fraticello, la sterna zampenere, la pernice di mare, il gabbiano roseo ed il gabbiano corallino, anatre di varie specie oltre al famoso fenicottero rosa che, ormai costantemente al di sopra del migliaio di individui, rappresenta proprio nella salina una delle più importanti popolazioni europee di questa specie. ATISALE spa – Salina di Sant’Antioco Loc. Is Cortiois – tel 0781689780 – fax 0781689450 santioco@atisale.com - www.atisale.it The Saltern of Sant’Antioco covers a coastal strip about 20 km long, and 3 km wide. It was built in the early sixties through water drainage works and connection of existing coastal lagoons. It went into production at the end of the same decade. The surface area covered by water is about 1500 acres divided according to its productive functions (1300 evaporation zone – 200 salting zone). The artificial ponds are designed to produce salts from sea water. The seawater is fed into large ponds and water is drawn out through natural evaporation which allows the salt to be subsequently harvested. The ponds also provide a productive resting and feeding ground for many species of waterbirds, which include endangered species. In fact, these sites constitute a unique habitat primarily for the staging and wintering waterbirds, (spoonbills, sandhill cranes, egrets, small groups of geese) but also for the nesting birds (avocets, Kentish, little terns, Pratincole, sea gull, ducks of various species). In addition to the above mentioned species, the well known pink flamingo is also worth mentioning. These wading birds live in large colonies which are visible from the lagoon of Sant’Antioco.

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Eventi collaterali Calasetta Scatti d’allievo - museo Macc Mostra conclusiva del corso di fotografia di 1° livello a cura di Giorgio Marturana. Il macc ospitera’ inoltre alcuni scatti del progetto fotografico “Punti di Vista”;

Artisti in residenza al museo macc Jesse Wine e Frank Ammerlaan martyrium performance Galleria Mangiabarche Performance di Federico Cozzucoli, domenica 5 maggio dalle ore 9.00. Mercatini della Creatività Fronte museo macc in via Savoia 2

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Eventi collaterali SANT’ANTIOCO CONCORSO ARTISTICO PER PICCOLI ARTISTI Arena Fenicia

Sabato 4 e domenica 5 maggio Dalle ore 16.00 alle 19.00 La Cooperativa Sociale Le Api di Sant’Antioco, in occasione delle giornate dedicate alla manifestazione culturale“Monumenti Aperti”, realizzerà un concorso e un laboratorio artistico all’aria aperta dove i giovani protagonisti saranno impegnati nella rivisitazione del nostro patrimonio artistico culturale, attraverso la riproduzione grafica e plastica dei principali monumenti caratteristici della nostra Isola. Il laboratorio prevede l’allestimento di tavoli e sedie sotto ad un gazebo dove i giovani ospiti potranno cimentarsi con le varie tecniche, da quella pittorica/ grafica attraverso l’uso di materiali di tipo tempera, matite colorate, acquerelli, a quella plastica attraverso l’uso dell’argilla, a quella mista del collage. Al termine delle due giornate è prevista la premiazione degli elaborati dove i primi tre classificati. MERCATO ARTIGIANALE sabato 4 maggio dalle ore 16.00 alle 20.00 domenica 5 maggio dalle ore 09.00 alle 20.00 Arti e Mestieri delle Antiche Tradizioni Via Castello e Via Necropoli monumentiaperti

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Partecipano alla Manifestazione Calasetta La visita guidata e le schede monumenti sono curate da: Istituto Comprensivo Sant’antioco-Calasetta Plesso Calasetta Volontari Amministratori Comune di Calasetta Marinai d’italia Sez. Calasetta Proloco Calasetta Ancilla Domini Cantina Di Calasetta Auser Calasetta Cittadini

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Partecipano alla Manifestazione SANT’ANTIOCO La visita guidata e le schede dei monumenti sono curate da: Istituto Comprensivo Sant’Antioco/Calasetta - Plessi di Sant’Antiocoi I.P.I.A. Liceo Scientifico “E. Lussu” Collaborano i volontari delle Associazioni: Italia Nostra ATI IFRAS ATISALE S.p.A. Gruppo Guida Catacombe S.Antioco Martire Comitato “Festeggiamenti S.Pietro Apostolo” Cooperativa Dimensione Umana Cooperativa “La Locomotiva” Cooperativa Studio ‘87 Cooperativa Archeotur Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna Pro Loco Assosulcis A.ST.RI.S. Associazione Studi e Ricerche Sardegna Associazione Culturale Sant’Antioco Abbraccia il mare Associazione Culturale “Il Gabbiano” Associazione Nazionale Marinai d’Italia Associazione Culturale “Le Api” Gruppo Folk Isola di Sant’Antioco Avas Auser AGESCI Gruppo Scout Banda Musicale “G.Verdi” Banda Musicale “Santa Cecilia” Compagnia Barracellare Soccorso Alpino e Speleologico della Sardegna Pietro Marroccu Angelo Balia Paolo Basciu

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Note

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Isola di Sant'Antioco MA 2013  

La guida ai monumenti dell'Isola di Sant'Antioco 2013

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