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Monica Gigante

Vecchie e Nuove Poesie

Pubblicato da Monica Gigante Giugno 2012 1


LA CASA DELLA NOSTRA INFANZIA

Una piccola casa, a tratti compare e scompare, come un orizzonte dai muti sospiri si acciglia di fuoco, improvviso, a rivangare in cerca dei sogni sospinti nel muto passato.

Cercavo qualcuno che potesse aprirmi una porta, ma la casa pareva non avere abitanti. Mi chiedevo qual era il suo segreto, da dove, la luce accecante, che d’improvviso mi aveva assalito, potesse giungere. Da quali profondità, quali meandri? Mi ritrovai in una stanza piena di sole, dolce un calore era espanso nell’aria: i colori dei giochi dei bambini accarezzavano quelle forme che con i loro delicati profili, tracciavano armonie di fiaba, in uno spazio senza fine. Una tenue armonia di filastrocca mi circondava, quasi a ricordare la mia dimensione finita.

Non ricordo – non volli svelare il segretodella casa della nostra infanziami rimane solo il sapore, un vago disegno di allora. E tuttora, quando vedo ricomparire La casa dai contorni sfumati Mi si ripropone il dilemma Che colorò l’alba della nostra esistenza.

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UN SOGNO Sinuosa la luce si diffondeva tra i larghi spazi della cittĂ , nel sole -ora illuminata dalla luce di quel sapere che non potevamo conoscere. Si spandevano le vie di quella cittĂ  a raggiera; un sussurro: i capelli della fanciulla seguivano le onde dello snodarsi delle strade, attraverso le case; leggera si muoveva nel tepore del vento che accompagnava il vociare fatuo dei pensieri di giovinezza.

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LA NOIA

La noia la trovi avvolta e svolta per te, in quei pomeriggi afosi e soffocanti- ove immobilità non è più vita eterna, ma morte senza riscatto né ricompenricompensa; Ove la luce abbaglia, per non voler lasciar trapelare il più precario senso vitale; Ove il sentire spento riappare muto e stravolto, a vanificare e appiattire un moto che fin dall’inizio non trova di che nutrirsi, per poter dire.

La noia, poi, è il senso più fondo della disperazione e della ispirazione, ché, per non sparire inghiottito nel suo pacato e silenzioso vortice, forza al cercare e scrutare nelle plaghe più misteriose di una essenza che minaccia di scomparire, dissolvendosi nella sua stessa vana luce.

La noia, più vera, però, è quel straziante tormento senza nome né voce: eterno riaffacciarsi alla vita, soffocati e senza una parola da poter urlare!

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BOSCO DI QUERCE

Anima silvestre, occhio cupo a smarrirsi in fosche dimore di minori presenze, invisibili essenze di vita, rinnovandosi, tralucendo in silente armonia di toni oscuri e lievi e, a un tempo, densi e tonanti, a risuonare nelle vibranti corde della inquieta indomita anima, della stessa natura.

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MAGGIO

Il tuo corpo suggella Il ritmo del mio destino, nell’eterno respiro che trasuda il nostro nome.

Era maggio, ed io ti amavo quando la città, inondata di luce, riecheggiava nel vuoto assolato dell’inebriante sussurro, l’azzurro del mio desiderio.

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TINA

Tina, ti ho conosciuta tra le brume e gli spiriti erranti, vaghe presenze, aspre e sfuggenti e spettri di esistenze disperanti e silenzi strappati a mai detti spaventi. E non riesco ad uscire dal vortice, dal cerchio vizioso dei miei passi; E non riesco trovare la via che altrove mi porti. Non so che pensare alle tombe di qua; Non so che sentire le urla dei morti senza memoria, senza nome, di nuovo e ancora nello stesso circolo infernale.

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