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Uffici legislativi Gruppi Sinistra Democratica - PSE Camera dei Deputati e Senato della Repubblica

19 MESI DI GOVERNO PRODI

UN PRIMO BILANCIO


A cura di: Anna Maria Pedrazzi, Alessandro De Toni, Daniel Pommier Vincelli, Emanuela Valoppi, Grazia Pagnotta, Antonio Rotelli, Franco Calistri 2


INDICE1 UN BILANCIO IN CHIAROSCURO L’EREDITA’ DEL GOVERNO BERLUSCONI A. IL RISANAMENTO DEI CONTI E DELLE ISTITUZIONI      

I conti pubblici - la lotta all’evasione La riforma e la riduzione dei costi della politica Le autonomie territoriali Le politiche per la sicurezza - la lotta alla criminalità - la difesa La politica estera - la cooperazione internazionale Il conflitto di interessi - la riforma del sistema radiotelevisivo

B. L’EQUITA’       

Fisco e redistribuzione Il lavoro La previdenza Le politiche a favore delle donne Le politiche sociali e la sanità Le politiche per la casa I diritti civili - i disabili - l’immigrazione - le unioni civili  L’amministrazione della giustizia C. LO SVILUPPO SOSTENIBILE         

Le misure per le imprese Il Mezzogiorno Infrastrutture e trasporti Le politiche ambientali La scuola L’Università e la ricerca La cultura come risorsa La tutela dei consumatori L’Agricoltura

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Le nostre schede sono state ordinate seguendo lo slogan prodiano: “Dobbiamo perseguire insieme il risanamento, l‟equità, lo sviluppo”. 3


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UN BILANCIO IN CHIAROSCURO I giudizi espressi sul Governo Prodi sono ora molto negativi, non solo da parte della Destra ma anche da parti consistenti dell‟ex-Centrosinistra. Sarebbe sciocco negare i problemi e, in particolare, il calo di consensi nell‟opinione pubblica verso il Governo, ma questo non giustifica dichiarazioni autolesioniste di esponenti del centro sinistra che finiscono con il portare acqua al mulino dei detrattori, sottovalutando e qualche volta addirittura negando i risultati ottenuti. Questa Nota non vuole certo fare un bilancio politico complessivo di quest‟esperienza ma solo elencare le cose fatte bene, quelle discutibili e le molte cose non fatte. Il punto di riferimento obbligato è il “famoso” Programma di 280 pagine con il quale l‟Unione si è presentata alle elezioni. Un programma ridondante da assumere per un‟intera stagione politica, più che da realizzare in una legislatura, figuriamoci in 19 mesi. Tutti hanno sottolineato la diversità eccessiva di culture e di politiche dei vari raggruppamenti che sostenevano il Governo Prodi. La feroce ed ingiusta contestazione dei risultati elettorali da parte di Berlusconi non ha poi facilitato lo svolgersi di un bilancio più realistico dei dati che hanno visto l‟Unione perdere le elezioni al Senato e vincerle di stretta misura alla Camera. Quel risultato rendeva possibili due politiche, o un loro mix: aprire un dialogo sulle grandi questioni con una parte del centrodestra oppure fare scelte nette e mobilitanti del proprio elettorato, in stile Zapatero. L'azione del Governo è sembrata invece che procedesse come se niente fosse. Le varie componenti la coalizione sono sembrate, in molti occasioni, più interessate a distinguersi dai provvedimenti dell‟Esecutivo per delineare la loro identità che a sostenere le scelte e a valorizzare i risultati che, pure sono stati raggiunti. E poi ha giocato il fattore “tempo”. Da due punti di vista. Un governo dovrebbe avere la possibilità di impostare una politica per tutto il proprio mandato, per essere giudicato su come lo ha realizzato: questo tempo non è stato concesso a Prodi. La politica economica non produce effetti immediati, sia nel male che nel bene. Il Governo di Centrosinistra ha dovuto raccogliere l‟eredità della finanza “creativa” di Tremonti e del suo “laissez faire” fiscale, mentre i risultati virtuosi dell‟opera di risanamento saranno a disposizione del prossimo Esecutivo. Ci sono stati momenti di grande sofferenza del governo sui temi della politica estera, del lavoro e dei redditi delle famiglie, dello stato sociale. Del resto la pace e il ruolo sociale del lavoro, i suoi diritti, la sua sicurezza sono temi centrali per una qualsiasi forza che voglia dirsi di sinistra. Si è discusso molto ma la nostra lealtà non è mai venuta meno. Le richieste da noi avanzate, su queste questioni, non si sono mai discostate dal programma che avevamo tutti sottoscritto. Le sinistre tutte non solo hanno partecipato alla esperienza di governo con spirito costruttivo ma hanno anche “coperto” settori e temi assai in ombra nella maggioranza e nel dibattito politico. Pensiamo al surreale coro che si è alzato sull‟esigenza di alzare i salari solo dopo il rapporto della Banca d‟Italia… mentre quando lo dicevamo noi erano le solite velleità della sinistra”radicale”! Raffigurare la sinistra italiana come un insieme di forze estremiste e irresponsabili è un modo poco leale di nascondere la verità : il programma dell‟Unione, in alcune delle sue parti più significative, si è bloccato nella palude centrista : è accaduto sui temi della laicità e dei diritti civili, sul conflitto

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di interessi come sul falso in bilancio, sulla tassazione delle rendite e dei grandi patrimoni, sulla lotta al precariato. Punti sui quali avevamo promesso molto e poco purtroppo siamo riusciti a fare. Il Governo può rivendicare di avere rimesso in ordine in poco tempo i conti pubblici. Perfino alcuni osservatori internazionali, che erano stati molto benevoli verso la “finanza allegra” di Tremonti quanto, successivamente, molto severi con il centro sinistra, hanno dovuto ammettere che i risultati sono buoni e che l‟Italia, sui conti pubblici, può ragionevolmente pensare di uscire tra qualche mese dalla condizione di sorvegliato speciale dell‟Unione Europea. Condizione, ricordiamolo, in cui l‟ha portata il centro destra due anni fa. Ma questo non è certo l‟unico aspetto positivo dell‟azione del Governo, basti pensare al ritiro dall‟Iraq e alla ben diversa missione di pace in Libano, e senza fare la lista completa si ricordano le misure nella finanziaria 2008, proposte dalla sinistra della coalizione, che parlano di assunzioni al sud, di ambiente, di sviluppo di qualità. Per questo si può affermare ragionevolmente che il governo Prodi ha fatto cose buone ma, per come le ha fatte e per la natura della discussione sviluppatasi nella coalizione, i risultati positivi hanno pesato troppo poco e comunque non sono stati ritenuti o percepiti importanti dall‟opinione pubblica. Dovrebbe essere chiaro che un governo da solo, anche quando fa cose buone, non è in grado di costruire un rapporto adeguato con l‟opinione pubblica. E' l‟iniziativa delle forze politiche che può costruire e rinsaldare un rapporto forte con l‟opinione pubblica che, anche con le critiche espresse quando necessarie, aiutano il governo a verificare la validità e l'impatto delle deliberazioni assunte, e la loro coerenza con i programmi presentati. Un rapporto forte con il paese, non un compito esclusivo del Governo quindi ma, anche di fronte alle difficoltà, un'assunzione di responsabilità diretta dei partiti della coalizione e, in particolare di quelli maggiori. In certi casi, invece, l‟impegno dei due partiti maggiori è stato addirittura minore di quello di altri settori della maggioranza. L'impegno per la costruzione del partito democratico , scelta in sé legittima, ha tuttavia condizionato l'apporto e il sostegno al governo, ed è risultato fuorviante rispetto alla realizzazione del programma ed alla tenuta della coalizione. Pensiamo alle scelte compiute con l‟ultima finanziaria. Molte sono a favore della redistribuzione e della riduzione della pressione fiscale: dalla prima casa ( riduzione Ici, detrazione affitti, finanziamenti per case in affitto a basso costo ) fino ai tanti interventi a sostegno delle imprese cosiddette marginali. Eppure Berlusconi oggi parla, senza essere sbugiardato di una campagna di controinformazione di massa, di 67 nuove tasse che vede solo lui perché non ci sono. La verità è che molti cittadini non sanno (anche perché gli effetti dei provvedimenti approvati saranno percepibili durante, o alla fine del 2008) e pochi hanno cercato di fare corretta informazione. Ha molto influito anche l‟idea che ci sarebbero stati 5 anni per dimostrare la validità delle scelte, sottovalutando sia la debolezza dei risultati del Senato, sia il pericolo di finire - di nuovo- nella politica dei due tempi: prima il risanamento, poi lo sviluppo. Si è sottovalutato anche che, una certa inversione di priorità tra sostegno alle imprese (cuneo fiscale) e sostegno ai redditi più in sofferenza (rinviato in larga misura al 2008 / 2010) avrebbe dato adito alla martellante campagna dell‟aumento delle tasse. In ogni caso, non sono state richieste adeguate contropartite alle imprese in termini di nuovi investimenti, con particolare riguardo all‟innovazione, alla competitività, alla qualità del lavoro. Il risultato paradossale è che il cuneo fiscale,una misura che vale miliardi di euro, è stata incassata dal mondo delle imprese come dovuta, senza battere ciglio, senza assicurare reali impegni per gli investimenti tecnologici e per competere meglio sui mercati internazionali: se viceversa si parla di ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti viene chiesto immediatamente di legarla all‟aumento della produttività. 6


L’EREDITA’ DEL GOVERNO BERLUSCONI Il Governo Berlusconi si è insediato al grido del “nuovo miracolo economico” che avrebbe compiuto, ma nel tempo intercorso tra il maggio 2001 e il maggio 2006, in realtà, sono maturati: - la dissipazione dell’avanzo primario - l’aumento costante del debito pubblico - l’aumento costante della spesa corrente, pur a fronte della riduzione dei tassi d’interesse sul debito - il rallentamento della crescita economica - la precarizzazione crescente del lavoro - la riduzione del reddito reale di lavoratori e pensionati La situazione che il Governo Berlusconi ha consegnato al Governo Prodi è sintetizzabile in pochi dati: - il rapporto fra lo stock di debito pubblico e il Prodotto interno lordo, aveva ripreso a salire dopo un decennio di progressiva discesa (peraltro molto rallentata negli ultimi anni: fra il 1996 e il 2001 venne ridotto di 14,9 punti; dal 2001 al 2004 è sceso di 4,3 punti, dopodiché è risalito di 2,5 punti al 106,4); - il deficit ha oltrepassato il 4% del Pil nonostante la riduzione costante (ora interrotta) del costo degli interessi sul debito; - la spesa al netto degli interessi era cresciuta di oltre 2 punti sul Pil; - le entrate ordinarie sono state frenate dalla crescente evasione; - il saldo primario, che nel 2001 era pari al 3,2% del Pil, nel 2005 è risultato pari allo 0,5: ciò significa che se soltanto nell‟arco della XIV legislatura la differenza fra spese al netto degli interessi e entrate fosse rimasto costante in rapporto al Pil rispetto al 2001 (ossia mantenendo invariato il saldo primario), nel 2006 il deficit di bilancio sarebbe stato pari all‟1,4% del Pil e non al 4,1. La fase di stagnazione dell’economia italiana, il cui tasso di crescita medio degli ultimi 4 anni della XIV legislatura è stato inferiore allo 0,5%, è infatti attribuibile in larga parte alla crisi del sistema industriale che, dopo aver garantito un costante supporto ai processi di sviluppo del paese, appariva alla ricerca di una solida collocazione nell‟ambito della divisione internazionale del lavoro. I dati sulla produzione evidenziavano la presenza di una prolungata fase recessiva. A partire dal 2001 il livello dell‟attività produttiva si era costantemente ridotto determinando un arretramento di quasi 4 punti percentuali (6 punti se si considera solo il comparto manifatturiero) rispetto ai valori dell‟inizio del nuovo millennio. Nello stesso periodo la produzione nell‟area dell‟Euro è cresciuta di oltre 4 punti percentuali, quella della Germania di 7 punti, quella della Spagna del 4% quella della Francia dell‟2% per non parlare di Finlandia e Svezia che hanno registrato incrementi superiori al 7 %. La caduta della produzione industriale si è accompagnata ad una consistente perdita di competitività sui mercati internazionali. In questi anni, infatti, la dinamica delle esportazioni, che avevano rappresentato il motore della crescita degli anni 90, era risultata decisamente deludente e comunque inferiore rispetto alla crescita del commercio mondiale.

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Le difficoltà incontrate dalle imprese italiane sui mercati internazionali, unite ad una crescente dipendenza del nostro paese dalle importazioni dall‟estero, hanno fortemente indebolito la nostra bilancia commerciale che dopo oltre un decennio di attivo è tornata a manifestare un consistente deficit. In gran parte si tratta di problemi che risalgono indietro nel tempo. Non si può quindi imputare al governo del centrodestra di essere stato la causa del declino italiano. Berlusconi e il suo governo hanno tuttavia una responsabilità forse ancora più pesante: non solo quella di non aver fatto nulla per contrastare lo stallo in cui si trovava la nostra economia, cosa già grave di per sé, ma quella di essersi ostinati a negare persino che il problema esistesse, e nelle rare occasioni in cui lo hanno fatto ad ostinarsi a dare la colpa a “nemici esterni”, la Cina, l‟euro, il Patto di Stabilità europeo. Preoccupato di apparire come il governo delle tasse e di inimicarsi ampie fasce di imprenditori abituati ad essere concorrenziali con le ripetute svalutazioni della lira e il popolo delle partite Iva, il tandem Berlusconi-Tremonti ha continuato a spendere e spandere andando avanti a forza di unatantum, condoni, cartolarizzazioni e quanto altro partorisse ogni settembre la fervida e fantasiosa mente del titolare di via XX settembre. Risultato: avanzo primario azzerato e rapporto debito/PIL in salita per la prima volta dal 1994. Roba da primato. Invece di approfittare dei bassi tassi d‟interesse per abbattere il debito, l‟incredibile duo è riuscito addirittura a rimetterlo su un trend di crescita. Nessun programma di spesa pubblica in grado di rilanciare la crescita, nessun abbattimento del cuneo fiscale, nessun provvedimento serio a favore delle imprese, nulla a favore delle scuole o delle università, nulla a favore della ricerca. Solo un‟irrisoria ed inutile riduzione generalizzata delle tasse. Qualche cappuccino al mese in più. Nel 2001, il Governo Berlusconi decide che tutti i mali dell’economia italiana risiedono nell’eccessiva rigidità del mercato del lavoro. Tesi singolare vista l‟elevata incidenza di partite Iva e Co.co.co, per non parlare del 27% o giù di là di sommerso, ma tant‟è. Il governo si imbarca in una estenuante quanto totalmente inutile e priva di senso battaglia contro l‟art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, la cui incidenza sulla presunta rigidità del mercato del lavoro era ed è pressoché nulla. Due anni persi a prezzo di un conflitto sociale che porterà in piazza oltre tre milioni di lavoratori. Intanto viene approvata una riforma del mercato del lavoro con il nobile intento di eliminare un po‟ di lacci e lacciuoli per le imprese e fornire finalmente una tutela alla fascia più debole dei lavoratori: i precari. I co.co.co, ribattezzati nel frattempo co.co.pro, non hanno alcuna tutela in più e non solo non diminuiscono, ma aumentano esponenzialmente. E insieme a loro aumentano le “false” partite Iva, in realtà contratti di lavoro più o meno temporanei camuffati. Secondo la Banca d‟Italia nel 2006 tra i giovani un quarto dei lavoratori era precario, e tra i neo-assunti lo era addirittura uno su due. Un bel risultato che non è neppure servito per alimentare la crescita economica. Le imprese, dopo l‟avvento dell‟euro, non possono più truccare la partita invocando e ottenendo svalutazioni competitive. Le loro produzioni soffrono in misura crescente la competizione delle economie dell‟estremo oriente, Cina in testa. E date le loro dimensioni, e anche la loro limitata visione strategica, non sono in grado di controbattere, al contrario di quelle degli altri principali Paesi europei. Piuttosto che avviare una politica industriale che avesse come obiettivo di medio-lungo periodo il

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riposizionamento del tessuto produttivo italiano in settori tecnologicamente più avanzati, l’Esecutivo berlusconiano ha continuato a sostenere la validità dell’attuale modello basato su produzioni a basso valore aggiunto, limitandosi sostanzialmente a proporre e perseguire politiche protezionistiche nei confronti della Cina. Tutto questo senza considerare il Mezzogiorno, per cinque anni scomparso dagli schermi radar di Palazzo Chigi e totalmente abbandonato al suo destino. BOX: UNA PESANTE EREDITA’2 In cinque anni il Governo Berlusconi-Tremonti ha dilapidato i risultati della politica di risanamento realizzata, dal 1992 in poi, dai governi sostenuti dal centrosinistra: è stato prosciugato l‟avanzo primario (2.7 punti di Pil dal 2001 al 2005 secondo la Relazione Previsionale e Programmatica, ma oltre 3 punti di PIL secondo più realistiche previsioni), le entrate tributarie correnti si sono drasticamente ridotte (1,6 punti percentuali in rapporto al Pil dal 2001 al 2005). La spesa corrente al netto degli interessi è andata fuori controllo con un aumento di oltre 2 punti di PIL. Nel periodo 2001-2005 il PIL è cresciuto in media dello 0.7% l‟anno. Durante gli anni di governo del centrosinistra la crescita media era stata del 2.1%. Certo, il rallentamento dell‟economia ha riguardato tutti i Paesi europei; tuttavia l‟Italia è andata peggio perché è cresciuta la metà di quanto, nello stesso periodo, è cresciuta l‟Unione europea (+ 1,5). Il debito ha ripreso a crescere, passando dal 106.5 del 2004 al 108.2 del PIL nel 2005 indicato nella Relazione Previsionale e Programmatica, ma secondo più realistiche previsioni potrebbe attestarsi al 109.5% del PIL. L‟unico freno a un andamento così disastroso della finanza pubblica è stato posto dal doppio beneficio derivante dalla fase di tassi d‟interesse internazionali molto contenuti: il basso livello dei tassi di emissione e la pressione sui differenziali, che in questi casi premia i paesi meno virtuosi. Nonostante il beneficio dei tassi bassi, il deficit ha sfondato il 3% del PIL e nel 2006 (anno al quale sono stati rinviati molti pagamenti tra cui quello del contratto degli statali), stando alle valutazioni di molti analisti e osservatori indipendenti, rischia di arrivare al 5%, pur tenendo conto dei ripetuti interventi attuati dal Governo nei mesi settembrenovembre 2005. E anche il 2007 si proietta con un rapporto deficit/PIL vicino al 5% (considerato che verranno a scadenza molte misure una tantum) e comunque a un livello più elevato di quello concordato in sede europea. Come da ultimo sottolineato anche dal rapporto del Fondo Monetario Internazionale, la trasparenza dei dati di bilancio è peggiorata negli ultimi anni. Il reale andamento dei conti pubblici è stato e continua ad essere occultato dal Governo che nega la gravità della situazione rendendo inaccessibili i dati reali. Ancor più pesanti sono stati gli effetti sociali ed economici delle politiche di finanza pubblica: la riforma fiscale di Tremonti ha reso i poveri ancora più poveri e i ricchi ancora più ricchi, il potere d‟acquisto dei salari e degli stipendi si è ulteriormente ridotto, non sono state fatte serie politiche di sostegno alle imprese le quali hanno dovuto affrontare una pesante crisi di ristrutturazione del sistema industriale oltre che un appesantimento del carico fiscale e adempimenti burocratici ancor più complicati. Gli evasori sono stati invece premiati dai condoni. La politica di bilancio del centrodestra si è rivelata fallimentare: è del tutto mancato il controllo delle principali voci di spesa, non sono state realizzate politiche di razionalizzazione e di gestione dei flussi finanziari mentre si sono perpetrati enormi sprechi; nello stesso tempo sono crollate le entrate ordinarie con una massiccia ripresa dell‟evasione fiscale.

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Box tratto dal Programma dell‟Unione

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A. Il RISANAMENTO DEI CONTI E DELLE ISTITUZIONI

IL RISANAMENTO DEI CONTI I conti pubblici

IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Riportare i conti pubblici sotto controllo è per noi una priorità. Una finanza pubblica sana, una equa distribuzione del reddito ed un'economia forte sono tre aspetti, tra loro interdipendenti, di un'unica strategia di politica economica per uscire dalla crisi e ricostruire il Paese. Per questa ragione non è oggi tollerabile una politica dei due tempi: risanamento finanziario e politiche per la redistribuzione del reddito e lo sviluppo sostenibile devono camminare insieme se vogliamo che il risanamento sia duraturo e che il sistema economico non collassi definitivamente. In questa prospettiva l'indispensabile politica di risanamento finanziario deve essere intrecciata con politiche di redistribuzione del reddito e della ricchezza e di promozione di nuove linee di sviluppo e riqualificazione del nostro sistema economico. È dunque in questa ottica e con questa consapevolezza che il nuovo Governo dovrà affrontare sia gli interventi di breve che quelli di medio lungo periodo. L‟Unione intende governare la finanza pubblica ispirandosi rigorosamente ai principi di trasparenza e di accessibilità dei conti pubblici. La lotta all‟evasione, all'elusione e all'erosione sarà la nostra priorità di politica fiscale perché essa è condizione di equità e di efficienza del sistema. La prima condizione per fare la lotta all‟evasione è porre fine per sempre alla pratica dei condoni di qualsiasi natura e restituire strumenti, autonomia e risorse alle Agenzie fiscali.

Dopo soli 19 mesi di Governo Prodi i conti pubblici sono risanati:  il deficit pubblico (saldo tra il totale delle spese ed il totale delle entrate) nel 2007 è sceso al di sotto della soglia del 2 per cento del PIL (1,9%) rispetto al 3,3% ereditato dal Governo Berlusconi;  ritorna positivo l‟avanzo primario (saldo tra spesa totale al netto della componente interessi ed entrate totali) + 2,5%, contro lo 0 degli ultimi lasciti tremontiani;  La spesa pubblica si presenta sotto controllo (49,2% del PIL la spesa pubblica totale e 44,4% quella primaria, ovvero al netto della spesa per interessi);  Lo stock complessivo di debito scende al 106% rispetto a circa il 107% del 2006. In meno di due anni il Governo Prodi è riuscito a produrre una correzione dei conti dello Stato di 1,3 punti percentuali di PIL, oltre 20 miliardi di euro. A contribuire in maniera determinante al raggiungimento di questo risultato è stata la politica forte e determinata fin da subito attuata di contrasto all‟evasione e all‟elusione fiscale, che ha portato ad incrementi di gettito sempre più significativi e che rimarranno costanti e duraturi nel tempo. Una delle caratteristiche principali della manovra di risanamento dei conti pubblici attuata dal Governo è stata quella di mettere in atto interventi di tipo strutturale e, quindi, duraturi nel tempo (ad esempio le misure in campo fiscale di lotta all‟evasione) laddove il precedente Governo si era affidato tutto a misure una tantum (scelta dei condoni). Nel 2007 – come certificato dalla Banca d‟Italia - la spesa corrente primaria (cioè al netto degli investimenti e degli interessi sul debito) dopo ben 25 anni è calata in termini reali di circa il 2 %. 11


La lotta all’evasione Tra il 2006 e il 2007 sono stati recuperati al fisco circa 23 miliardi di euro di maggiori entrate precedentemente non pagate e che ora sono da considerarsi strutturali, ossia permanenti, non legate a condoni, una tantum, nuova tassazione. Il primo segnale forte dato dal Governo Prodi in materia fiscale è che non vi sarebbero stati più condoni. Infatti, già con il decreto del luglio 2006 (n. 223) è stata soppressa la programmazione fiscale. Questo, insieme all‟aumento delle probabilità di essere “scoperti” – dovuto all‟immediato potenziamento di strumenti accertativi e di personale dedicato dell‟amministrazione finanziaria – ha immediatamente fatto registrare il cambio di rotta rispetto al Governo Berlusconi. Un buon risultato è stato ottenuto anche grazie alla capacità del Governo Prodi di ascoltare le categorie maggiormente interessate – professionisti, autonomi, imprese – e di avviare un percorso di semplificazione della legislazione fiscale e degli adempimenti burocratici. Ma i risultati ottenuti dal Governo Prodi sono da considerarsi solo un inizio, un meccanismo iniziale che ha cominciato ad intaccare il fenomeno dell‟evasione e che avrebbe bisogno di radicarsi per poter assicurare risultati ancora maggiori. L‟evasione è da considerarsi vera e propria “piaga” per le conseguenze e le alterazioni che comporta: induce ad una tassazione più elevata del dovuto, distorce la concorrenza (rispetto a chi, a parità di categoria, le tasse le paga), crea iniquità (rispetto a chi non può decidere se pagare o meno le tasse).

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A. Il RISANAMENTO DEI CONTI E DELLE ISTITUZIONI

LA RIFORMA E LA RIDUZIONE DEI COSTI DELLA POLITICA IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Riduzione dei costi della politica Il tema dei costi della politica è centrale per un sistema politico funzionante e legittimato. Il problema non è “se” la politica costa, ma “quanto” e attraverso quali modi: i costi devono essere trasparenti e controllabili e la collettività deve conoscerli con chiarezza. I costi trasparenti sono anche un ostacolo alla corruzione: ai costi occulti corrispondono spesso rendimenti occulti, che pesano su tutta la collettività e falsano il gioco democratico. La politica non può e non deve finanziarsi a spese dell'amministrazione pubblica. Le ricette populistiche e contingenti non servono. Quello che serve è un impegno vero, quello di una politica che prenda in carico questo grande sforzo di risanamento.

L’inizio di un’inversione di tendenza, nel contenimento e nella riduzione dei costi impropri della politica, è stata visibile nelle due Finanziarie approvate dal centrosinistra e in particolare in quella per il 2008. Il tema dei costi della politica ha segnato profondamente la vita di questa legislatura. Il Governo Prodi non è certamente costato più del Governo Berlusconi, sebbene la proliferazione di incarichi di Governo (103 nella composizione definitiva) abbia trasmesso un‟immagine negativa di tutta la classe politica, esemplificata dal termine “casta” che è entrato nel linguaggio comune del Paese. Non si è agito con intenti repressivi o moralistici, né con visioni pauperistiche. Si è voluto affermare una diversa concezione della pubblica amministrazione e della politica, per recuperarne il corretto funzionamento ed i valori democratici che esigono criteri di equità, moralità e trasparenza. Si è agito in modo strutturale colpendo non soltanto i costi impropri della rappresentanza politica, ma soprattutto le degenerazioni della pubblica amministrazione annidate in quella “zona grigia” tra amministrazione e politica. Si sono individuate, prioritariamente, le modiche normative per contenere le dotazioni e le spese dei vertici delle istituzioni: il Governo, gli Organi Costituzionali, le maxiretribuzioni dei dirigenti delle pubbliche amministrazioni.  Con la finanziaria del 2007, si è deliberato: o un primo limite alle remunerazioni degli amministratori di società partecipate dallo Stato, fissandolo in Euro 500.000; o la riduzione del numero dei consiglieri di amministrazione delle società Sviluppo Italia e Sogin;

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o il riordino della società Sviluppo Italia, delle sue controllate e delle sue emanazioni regionali al fine della dismissione delle partecipazioni pubbliche; o la delega alle regioni per la riduzione delle indennità dei consiglieri regionali; o la soppressione degli enti inutili e la semplificazione delle strutture amministrative; o la riduzione dei costi per compensi dei membri di consigli di amministrazione partecipati dagli enti locali; o la pubblicazione sul sito web della funzione pubblica delle società partecipate e dei consorzi; o la pubblicazione sul sito web dell‟amministrazione erogante dell'entità delle retribuzioni e dei contratti dei dirigenti e consulenti. 

Nella finanziaria 2008 i provvedimenti sono stati più ampi ed incisivi grazie, soprattutto, alla forza politica innovativa delle proposte emendative avanzate, unitariamente, dai gruppi parlamentari della Sinistra.

Si è introdotto: o la riduzione dei componenti il governo che, dal prossimo esecutivo, non potrà superare i 60 componenti: 12 ministri, 48 tra viceministri e sottosegretari ed introdotto l'equilibrio di genere; o viene stabilito un tetto omnicomprensivo per le indennità ed i compensi percepiti a qualsiasi titolo a carico delle pubbliche finanze: non può superare quello del primo presidente della Corte di Cassazione cioè circa 270.000 euro lordi; o congelate, per 5 anni, le indennità dei parlamentari ed, a cascata, quelle dei parlamentari europei, di ministri e sottosegretari, consiglieri regionali; o concordato l'aumento della dotazione annua degli Organi Costituzionali al tetto di inflazione programmata; o i compensi erogati dalla RAI, a dirigenti ed artisti, devono essere comunicati alla Commissione di Vigilanza; o viene stabilito l‟obbligo per le pubbliche amministrazioni di non ricorrere più agli arbitrati e di dismettere i collegi arbitrali già costituiti; o vengono ridotte le cilindrate delle macchine di servizio in uso alla magistratura e alla pubblica amministrazione; o viene imposto l‟uso del più economico VOIP (la trasmissione locale attraverso la rete Internet) per le comunicazioni telefoniche nella pubblica amministrazione; In riferimento agli enti locali territoriali si è agito per ridurre le spese ritenute eccessive o "improprie", non per comprimere l'espressione democratica della rappresentanza elettiva: o vengono ridotti le indennità ed i gettoni di presenza, la possibilità di aspettativa, i rimborsi per spese per viaggi, la possibilità di cumulo degli incarichi; o si limitano gli incarichi di studio, ricerca e consulenza negli enti locali; o si fissano nuovi e più stringenti requisiti per la costituzione delle comunità montane, che dovranno comportano una riduzione della spesa attuale pari ad un terzo; o viene ridotto da 16 a 12 il numero massimo di assessori comunali e provinciali nei comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti o capoluogo di provincia, nelle province con popolazione superiore a 1.400.000 abitanti; o vengono individuati nuovi criteri per l‟istituzione di circoscrizioni nei comuni, prevedendone l'obbligo per i soli comuni al di sopra dei 250.000 abitanti (rispetto ai 100.000 attuali) e la facoltà nei comuni con popolazione compresa tra 100.000 e 250.000 (rispetto alla fascia attuale tra 30.000 e 100.000);

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o prevista la riduzione dei componenti dei consigli di amministrazione e degli organi esecutivi dei consorzi di bonifica e dei bacini imbriferi montani o, in alternativa, la loro soppressione e trasferimento alle province delle funzioni; o rielaborati i criteri per la individuazione e costituzione degli "ATO" per la gestione dei rifiuti e del ciclo integrato delle acque, per qualificarne i servizi, ridurne i costi di gestione, difendere l'ambiente;

Molti di questi provvedimenti entrano in vigore subito, altri alle elezioni successive, alcuni richiedono decreti attuativi dei ministri o della presidenza del consiglio. OccorrerĂ  vigilare ed agire in difesa delle scelte compiute e per la loro piena e rapida attuazione.

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A. Il RISANAMENTO DEI CONTI E DELLE ISTITUZIONI

LE AUTONOMIE TERRITORIALI IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA - Imporre il rispetto di un patto interno sui saldi di bilancio, per evitare che il federalismo fiscale porti ad un incremento del debito pubblico; - attribuire alle Regioni e agli enti locali tributi propri e quote di partecipazione al gettito dei tributi erariali: in questo modo disporranno dell‟integrale funzionamento delle funzioni loro attribuite. Regioni ed enti locali potranno inoltre modificare le aliquote e le condizioni di esenzione od agevolazione per questi tributi; - attivare gli strumenti di perequazione tra territori ed i finanziamenti di obiettivi straordinari di sviluppo; I pilastri su cui deve reggersi un federalismo fiscale equo e efficiente sono: - garanzia dei diritti di cittadinanza su tutto il territorio nazionale. - migliore aderenza dell‟intervento pubblico alle preferenze locali. - responsabilizzazione di bilancio degli Enti territoriali realizzabile con l‟autonomia tributaria basata su tributi propri, sovraimposte a tributi erariali e compartecipazioni a tributi erariali. - incentivo al riequilibrio economico delle diverse aree del Paese in particolare per il Mezzogiorno.

Il rapporto con gli enti territoriali è stato particolarmente burrascoso durante il Governo di centrodestra, soprattutto a causa del rinnovato centralismo che, ad onta dei proclami, lo ha caratterizzato. L’imposizione di tetti alle spese ha posto gli enti locali di fronte a scelte impopolari: ridurre i servizi ai cittadini o aumentare le tasse o rinunciare agli investimenti. Il Governo Prodi ha impostato, da subito, una nuova rotta: maggiore autonomia finanziaria agli enti con il vincolo di rispettare non tetti prefissati alle spese, ma il saldo di bilancio (differenza tra entrate e spese) entro certi parametri, misure ad hoc per gli enti locali con i conti in ordine, sostegno per quelli in difficoltà, sblocco delle addizionali dopo anni di blocco, possibilità di introdurre imposte di scopo per finanziare investimenti e opere pubbliche locali. All’autonomia finanziaria degli enti dovrà corrispondere una minore spesa statale, già in parte prodotta, ma, chiaramente, ci vorrà del tempo ed una forte azione di coordinamento affinché questo meccanismo produca effetti benefici. Il Governo ha predisposto anche una serie di disegni di legge – federalismo fiscale, Codice delle Autonomie, servizi pubblici locali – per definire snodi fondamentali del rapporto, economico finanziario in particolare, tra i diversi livelli di governo. Depositati in Parlamento, sono rimasti lettera morta. Il delicato equilibrio con lo Stato centrale Nel settembre 2007, per la prima volta, è stato firmato un Accordo tra il Governo e gli enti locali per impostare, insieme, regole ed obiettivi condivisi. Ne sono scaturite misure importanti, soprattutto con riguardo ad una nuova autonomia finanziaria e gestionale, che avrà ricadute positive sui servizi per i cittadini, destinatari delle scelte dei governi locali. Sono stati ridotti, inoltre, i costi dell‟amministrazione locale con un taglio alle indennità e alla composizione degli organi politici, ma anche attraverso la razionalizzazione degli organismi facenti capo agli enti locali (consorzi, enti diversi, società partecipate e controllate): è previsto 17


un risparmio di 313 milioni di euro, gran parte dei quali è servita al Governo per non far pagare ai cittadini il ticket sulle prescrizioni sanitarie. Le risorse (e loro destinazione) a disposizione degli enti locali -

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Aumento delle risorse del fondo per le politiche sociali, strumento principale delle regioni e dei comuni per finanziare i servizi di assistenza ai cittadini (il Fondo ha ora una dotazione di oltre un miliardo e mezzo di euro) Si potrà detrarre dall‟IRPEF parte del costo dell‟abbonamento ai mezzi di trasporto Risorse per aumentare il numero di immobili destinati alla locazione per chi ha redditi bassi Incremento dei servizi di polizia e sicurezza Nuovi e maggiori fondi per l‟edilizia scolastica Risorse maggiori per i servizi alla popolazione anziana e ai minori Incremento delle risorse per i piccoli comuni e per la montagna destinate agli interventi di natura socio-assistenziale Raddoppio delle risorse da destinare ai servizi per i non autosufficienti e le loro famiglie Risorse per la stabilizzazione del personale LSU dei comuni Istituito un fondo per l‟acquisto di veicoli per il trasporto pubblico locale, per migliorare la mobilità dei pendolari Per le politiche in favore dei giovani, anche al fine di alleviare il problema degli alloggi, sono stati assegnati 60 milioni di euro alle Regioni e 15 ai comuni e alle province, oltre a 5 milioni di euro da destinare ai servizi per gli studenti universitari nelle grandi città Sostegno straordinario ai comuni in dissesto economico-finanziario Sostegno ai comuni e alle province che utilizzano i loro avanzi di amministrazione per estinguere i debiti (mutui e i prestiti) in cambio dell‟esonero dal pagamento di oneri e penali accessorie

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A. Il RISANAMENTO DEI CONTI E DELLE ISTITUZIONI

LE POLITICHE PER LA SICUREZZA La lotta alla criminalità

IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Il programma della coalizione strutturava gli interventi per la sicurezza in tre grandi capitoli così articolati: 1) Lotta al crimine organizzato 2) Una strategia per la sicurezza 3) Valorizzare gli operatori della sicurezza.

Il tema della sicurezza è molto sentito dai cittadini e su di esso il programma del centro-sinistra molto aveva puntato. La fine anticipata della legislatura non ha permesso di realizzare il complesso della azioni per la sicurezza programmate. Il Consiglio dei Ministri del 30 ottobre 2007 ha approvato il cd. “pacchetto sicurezza” consistenze in quattro disegni di leggi il cui iter però non ha avuto inizio in Parlamento. Si tratta dei disegni di legge: 1. Disposizioni in materia di sicurezza urbana. 2. Disposizioni in tema di reati di grave allarme sociale e di certezza della pena. 3. Adesione al Trattato di Pruem. Istituzione della Banca Dati Nazionale del DNA e del Laboratorio Centrale per la Banca Dati Nazionale del DNA. 4. Misure di contrasto alla criminalità organizzata. Delega al Governo per l‟emanazione di un Testo Unico delle disposizioni in materia di misure di prevenzione. Disposizioni in materia di patrocinio a spese dello Stato e per il potenziamento degli uffici giudiziari. Al pacchetto si accompagnava un altro Ddl presentato dal ministero della Giustizia che reintroduce il reato di falso in bilancio. Le azioni più significative del Governo in materia di sicurezza dei cittadini sono sicuramente rappresentate dai Patti per la sicurezza siglati con l’ANCI e con le città metropolitane. A livello europeo è di rilievo la firma del Trattato di Pruem che regola la collaborazione transfrontaliera tra le polizie europee. 

Trattato di Pruem: rappresenta l‟alleanza europea contro le criminalità che regola la collaborazione transfrontaliera tra le polizie europee. È stato firmato il 5 luglio 2007 a Berlino dal Governo italiano ed ora dovrà essere ratificato dal Parlamento. L‟intesa subito ribattezzata la Schengen delle polizie, regola lo scambio tra gli Stati europei delle impronte digitali e dei dati genetici per facilitare le operazioni di polizia contro la criminalità organizzata, il terrorismo e l‟immigrazione clandestina. Riforma dell’intelligence: Legge 3 agosto 2007 n. 124 che riforma il sistema dei servizi segreti italiani. Sismi e Sisde sono trasformati rispettivamente in Aise (Agenzia di 19


Informazione e Sicurezza Esterna) e Aisi (Agenzia di Informazione e Sicurezza Interna). Il capo dei servizi segreti è il Presidente del Consiglio, il cui ruolo è bilanciato dal rafforzamento del potere di controllo del comitato parlamentare sui servizi. Il personale dei servizi segreti non è passibile di incriminazione per aver commesso reati, autorizzati di volta in volta, indispensabili al raggiungimento degli obiettivi delle missioni affidategli, tranne i casi in cui si configurino "delitti diretti a mettere in pericolo o a ledere la vita, l’integrità fisica, la personalità individuale, la libertà personale, la libertà morale, la salute o l’incolumità di una o più persone". Tali condotte non possono inoltre essere messe in atto nelle sedi di partiti politici rappresentati in Parlamento (o in un‟assemblea o consiglio regionale) né nelle sedi di organizzazioni sindacali o nei confronti di giornalisti professionisti iscritti all‟albo. Sono inoltre escluse dalla speciale causa di giustificazione i reati di attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali, gli attentati contro i diritti politici del cittadino, i delitti contro l‟amministrazione della giustizia (salvo casi particolari di favoreggiamento personale specifici). Infine il nuovo segreto di stato, non apponibile in caso di stragi e fatti eversivi, ha una durata di 15 anni.  Piano di videosorveglianza delle città del sud: lanciato dal Viminale nell‟agosto 2006. Prevede l‟installazione di telecamere intelligenti capaci di attivarsi solo in caso di movimenti sospetti, come la corsa improvvisa di un uomo che prelude ad uno scippo o un motorino con la targa coperta o un auto sospetta che sfreccia in autostrada. Il piano dal costo di 40 milioni di euro, partito dalla Campania, avrebbe dovuto essere ultimato entro fine 2007. L‟operazione ha avuto l‟autorizzazione del garante della privacy in quanto queste telecamere, a differenza di quelle installate dai comuni o dai privati, sono autorizzate ad immagazzinare e archiviare i dati raccolti, in nome della sicurezza generale, tenendo conto che si attivano solo a causa di movimenti sospetti.  Patto per Napoli città sicura: firmato il 4 novembre 2006. Prevede l‟aumento a 79 delle pattuglie sulle strade: 39 dislocate in provincia e 18 in motocicletta per essere più agili negli inseguimento. Alla polizia di stato è stato affidato il compito di garantire l‟ordine pubblico, mentre ai carabinieri lo svolgimento delle indagini. Aumentate di 1000 unità gli uomini disponibili: 150 poliziotti, 70 finanzieri, 30 forestali, 239 carabinieri, più i temporanei che sono circa 400.  Patti per la sicurezza: firmati a marzo 2007 tra il Viminale e tutti i sindaci delle città metropolitane. Il primo patto è un accordo tra l‟ANCI e il Viminale per sviluppare con i comuni italiani progetti condivisi contro la criminalità. Il secondo è un‟intesa che impegnava Ministero dell‟interno e sindaci delle città metropolitane a siglare singoli protocolli per la legalità «che prevedano risorse organizzative e finanziarie adeguate da parte di tutti i soggetti contraenti». Gli accordi sono stati firmati a partire da maggio 2007, cominciando da Milano e Roma e a seguire tutti gli altri. L‟accordo prevede pattuglie miste polizia-vigili urbani per fronteggiare situazioni di illegalità e collaborazione tra le rispettive sale operative. Collaborazione più stretta tra i sistemi informativi del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell‟interno e quelli delle Polizie locali. Potenziamento degli apparati di video-sorveglianza. Tra le possibilità del piano, c‟è quella di istituire anche dei numeri unici di pronto intervento ai quali il cittadino potrà rivolgersi per eventuali emergenze. Previsti anche più mezzi di sicurezza. Viene rafforzata la Forza di intervento rapido portando i suoi uomini a 600. I Patti sono stati efficaci e già dopo il primo semestre di applicazione si registra un evidente calo dei reati: il primato spetta a Roma, dove si è passati dai 272.866 illeciti del 2006 ai 269.879 del 2007; cali consistenti anche a Bari e soprattutto a Napoli. Ma i delitti “predatori”, come furti e rapine, quelli che maggiormente allarmano i cittadini continuano ad aumentare.

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Usura e racket estorsioni: buon successo della campagna informativa antiracket e antiusura: il call center attivato dal 30 novembre al 22 dicembre 2006 ha ricevuto 1702 chiamate, di cui l‟89% sono state identificate; nessun anonimato insomma, i cittadini si sono fidati di fare le loro denuncia. Sicurezza negli stadi: convertito in legge il decreto Melandri, numero 8/2007, con il quale si prevedono una serie di norme antiviolenza. Le pene per chi commette negli stadi lesioni gravissime contro pubblici ufficiali va da un minimo di 8 a un massimo di 16 anni; la diffida è aumentata sino ad 8 anni; il biglietto diventa nominativo e si potrà entrare allo stadio solo con un documento d‟identità; l‟arresto in flagranza differita viene portato da 36 a 48 ore. La messa a norma degli stadi a carico delle società non è stata inserita nella legge, ma il Governo aveva promesso di provvedervi presentando un successivo disegno di legge. Indulto: votato nel luglio 2006. A seguito dell‟indulto (dati gennaio 2007) sono stati liberati 25.694 detenuti, dei quali è rientrato in carcere l‟11%, 2.855 persone. L‟indulto ha riguardato per la maggioranza (80%) detenuti con un‟età tra i 25 e i 44 anni. Il tasso di recidiva più alto d‟Italia è stato registrato in Campania, 3,5% in più della media nazionale. Va sottolineato che tutti gli studi sulla recidiva affermano che negli anni successivi alla liberazione commette nuovi reati il 75% degli scarcerati e tra questi solo il 15% è rappresentato da chi ha goduto di misure alternative alla detenzione. Parlando di tasso di recidiva di coloro che hanno beneficiato dell‟indulto, è importante sottolineare alcuni dati diffusi dal governo a fine settembre 2006, quando i reingressi in carcere erano stati 609. Di questi, 271 erano cittadini stranieri e a 118 di loro veniva contestato il solo reato di inottemperanza all‟obbligo di allontanamento dallo Stato, che nella sostanza configura un mero illecito amministrativo. Stando a questi dati si trattava di una persona su sei che tornava in carcere senza aver commesso nessun reato sostanziale. Finanziaria 2008: finanziato all‟arma dei carabinieri il sistema di comunicazione «Sicote» da utilizzare in funzione anti terrorismo. Stanziati complessivamente 200 milioni per le forze di polizia e i vigili del fuoco. Alle vittime della mafia e del dovere verrà erogato un vitalizio di 1.033 euro al mese e a loro saranno estesi i benefici delle vittime del terrorismo. È istituito un fondo per la legalità alimentato dai beni confiscati ai mafiosi. Decreto sicurezza: con due successivi decreti il Governo ha inteso modificare e/o integrare il decreto legislativo 30/2007 che recepisce la direttiva europea 38/2004 in materia di libera circolazione e stabilimento dei cittadini dell‟Unione e dei loro familiari all‟interno dei paesi membri. Il primo decreto legge è decaduto senza essere stato convertito, mentre il secondo è ancora all‟ordine del giorno della Camera dei Deputati per la conversione. Quest‟ultimo decreto oltre a prevedere l‟allontanamento dal territorio nazionale per motivi di terrorismo, individua fattispecie di reato che determinano l‟accompagnamento immediato alla frontiera del cittadino dell‟unione e dei suoi familiari, pur garantendo il preventivo controllo e nulla osta giudiziario.

I successi contro la criminalità organizzata Tra le operazioni di maggior rilievo realizzata dalle forze dell‟ordine ne ricordiamo alcune. Contro la mafia si richiama la cattura, avvenuta l‟11 aprile 2006, da parte di personale della Polizia di Stato, di Bernardo Provenzano, capo indiscusso di cosa nostra, latitante da alcuni decenni; nonché l‟operazione “Gotha”, sviluppata a Palermo il 20 giugno 2006 da personale della Polizia di Stato, che ha eseguito 45 provvedimenti per i delitti di associazione di tipo mafioso, estorsione ed altri gravi reati. Contro la „ndrangheta, invece, di rilievo l'operazione "Odissea", sviluppata il 19 settembre 2006 a Vibo Valentia dalla Polizia di Stato, che ha dato esecuzione a 35 provvedimenti restrittivi.

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Contro la Camorra si richiamano il fermo, eseguito il 29 giugno 2006 a Napoli dai Carabinieri, di 8 affiliati al clan Misso, con la disarticolazione di un sodalizio criminale responsabile, unitamente ai componenti del clan Scissionista, di una cruenta contesa per il controllo del quartiere “Sanità”. Nel corso del 2007 invece le forze di polizia hanno catturato importanti latitanti tra i quali Giuseppe BELLOCCO, Salvatore PELLE, Salvatore FRATERRIGO appartenenti a „ndrangheta e mafia e inseriti nell‟elenco dei più pericolosi ricercati nel nostro Paese. Sopra tutti spicca la cattura del boss Salvatore Lo Piccolo, detto il Barone, latitante da ben 25 anni, il quale custodiva tra i documenti che gli inquirenti hanno sequestrato, un curioso e singolare decalogo del perfetto mafioso così A dicembre, infine, è stato catturato il cassiere di Matteo Messina Denaro, latitante, Giuseppe Grigoli, citato nei pizzini rinvenuti durante la cattura di Bernardo Provenzano, sequestrando anche 200 milioni di euro.

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A. Il RISANAMENTO DEI CONTI E DELLE ISTITUZIONI

La politica della difesa

IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Politiche di difesa La pace nel mondo, l‟unità e la sovranità nazionali sono i valori che devono informare le politiche nazionali di difesa e sicurezza; per questo la prossima legislatura deve avere, sui temi della Sicurezza e della Difesa, un carattere costituente. Sono tre le questioni di fondo su cui intendiamo lavorare nella prossima legislatura: - la difesa europea e la cooperazione tra Unione Europea e Stati Uniti; - la riorganizzazione di un nuovo e moderno sistema di difesa; - la centralità delle risorse umane. In questo quadro reputiamo necessario arrivare ad una ridefinizione delle servitù militari che gravano sui nostri territori (…) Quando saremo al governo daremo impulso alla seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari, coinvolgendo l‟Amministrazione centrale della Difesa, le Forze Armate, le Regioni e gli Enti Locali, al fine di arrivare ad una soluzione condivisa che salvaguardi al contempo gli interessi della difesa nazionale e quelli altrettanto legittimi delle popolazioni locali. L'Unione si impegna, nell'ambito della cooperazione europea, a sostenere una politica che consenta la riduzione delle spese per armamenti.

Il programma dell’Unione non è stato realizzato, se non in piccolissima parte. Le spese per il funzionamento ordinario delle forze armate, missioni all'estero e finanziamento pubblico al comparto militar-industriale sono cresciute dell'11% nel 2007 rispetto al 2006; la finanziaria 2008 prevede un ulteriore aumento del 11,3% raggiungendo la cifra record di oltre 23 miliardi. Il dispositivo militare è stato ammodernato con nuovi investimenti in armamenti ad alto contenuto tecnologico; alcune scelte, soprattutto grazie all‟azione della sinistra, sono state compiuti in merito alla valorizzazione delle risorse umane all‟interno delle Forze Armate. E‟ stata disattesa, invece, sia la parte di programma relativa alla riduzione quantitativa delle spese per gli armamenti sia all‟organizzazione della conferenza sulle servitù militari. Emblematica, della contraddittorietà delle scelte rispetto al programma presentato agli elettori, è la decisione assunta dal Governo sull'autorizzazione all‟allargamento della base militare aerea statunitense “Dal Molin” a Vicenza. Nel complesso con le finanziarie 2007 e 2008 le spese per armamenti non diminuiscono, ma aumentano sensibilmente:  per i grandi sistemi d'armi, aerei caccia e navi da guerra, si spenderanno un miliardo e 200 milioni quest'anno ed oltre 5 miliardi nei prossimi tre anni. 23


L'Italia partecipa a due grandi programmi internazionali per la costruzione di aerei da guerra: Eurofighter, con l'acquisto di 121 esemplari per una spesa di oltre 5 miliardi fino al 2012, e il Joint Strike Fighter, con l'acquisto di 131 aerei per una spesa oggi prevista di oltre 100 miliardi. Per le navi da guerra Fremm, sono stanziati 155 milioni di euro e 20 milioni per altri sistemi di difesa.

Sono programmi di lunghissima durata (i cui costi potranno sensibilmente lievitare), viziati anche da un macroscopico conflitto di interessi: sono sei gli ex generali che, dopo essere stati decisivi nello Stato Maggiore che ha proposto e sostenuto l'acquisto dei sistemi d'armi, oggi sono presidenti o membri dei Consigli di amministrazione di Finmeccanica, Vitrociset, Orizzonti Sistemi Navali, Ams, Augusta ed Oto Melara, tutte società che questi sistemi d'armi li costruiscono e forniscono all'esercito italiano. Abbiamo presentato un disegno di legge che prevede l'incompatibilità assoluta, e rigorose sanzioni, tra la carriera militare e l'assunzione di responsabilità in società costruttrici di sistemi di armi e difesa, ma l'interruzione della legislatura non ci consente uno sviluppo del confronto parlamentare. Sono lievitate sensibilmente le spese per la "funzione difesa" - mantenimento di esercito, aeronautica e marina- in considerazione della decisione di portare a 190.000 uomini la consistenza delle Forze Armate e dell' esubero, per ammissione dello stesso Capo di Stato Maggiore, di quasi 40.000 marescialli e di circa 3.000 ufficiali rispetto a quelli stabiliti. Oltre 1 miliardo di euro viene impiegato per il finanziamento delle missioni all'estero. Attualmente sono 27 le missioni all'estero che coinvolgono, in 19 Paesi, quasi 8.000 militari. Le spese sono assorbite, prevalentemente, dalle tre missioni principali:  ISAF Afghanistan: 2.290 militari e 310 milioni di euro;  UNIFIL in Libano: 2.600 militari e 380 milioni di euro;  Balcani: 2.600 militari e 190 milioni di euro. I principali provvedimenti, in sintonia con il programma dell'Unione, approvati sono: 

con la finanziaria 2007 o 25 milioni di euro per la bonifiche di aree militari di pertinenza dei poligoni militari di tiro ed unità navali; o 20 milioni di euro per ristrutturare arsenali, darsene e stabilimenti militari; o 10 milioni di euro per l'anno 2007 per interventi sanitari a favore di personale militare e civile italiano impiegato in missioni internazionali e di assistenza umanitaria, in poligoni di tiro nazionali, nei quali siano sperimentati munizionamento e sistemi di armamento. con la finanziaria 2008: o A favore delle vittime dell‟uranio impoverito si stanziano 30 milioni di euro nel triennio 2008-2010 per il riconoscimento della causa di servizio e indennizzi al personale militare impiegato nelle missioni all‟estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati i munizionamenti; o 30 milioni, nel triennio, per la bonifica dei siti contaminati dall'uranio impoverito; o Si introduce una norma per la salvaguardia del posto di lavoro per il personale civile delle basi Nato smantellate; 24


o un fondo di 8 milioni di euro per la ristrutturazione e l‟adeguamento degli arsenali militari di Taranto e Piacenza. o l'avvio di un programma pluriennale per la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio per il personale militare; o Si riducono i Tribunali militari, cha passano da nove a tre, trasferendo 50 magistrati alla magistratura ordinaria, conseguendo un risparmio di 838 nel 2008 e 2.800 milioni nel triennio. Sottolineature politiche 1) Unitariamente la sinistra ha presentato un ordine del giorno approvato in commissione difesa nell‟ultima finanziaria che chiedeva la convocazione entro la prima metà del 2008 della II Conferenza sulle servitù militari 2) Unitariamente la sinistra ha presentato una mozione per chiedere la moratoria sulla base di Vicenza. Mozione che non ha avuto il tempo di arrivare alla discussione dell‟aula 3) nel corso dell‟ultima finanziaria sono stati presentati molti emendamenti che introducevano forme di stabilizzazione definitive per i precari civili e militari del Comparto Difesa. Emendamenti respinti. Accanto a questo abbiamo prodotto un‟iniziativa sempre emendativa per l‟istituzione dell‟Agenzia nazionale per la riconversione dell‟industria militare, così come prevista dalla legge 285. Anche questo tentativo non è stato accolto. Tant‟è che abbiamo deciso unitariamente con il resto della sinistra di non votare il mandato al relatore di maggioranza. 4) infine, abbiamo chiesto lo stralcio dal decreto missioni della parte relativa all‟Afghanistan, in quanto chiedevamo una revisione di tale scelta. Anche qui, si è rotta l‟unità della maggioranza perché i nostri emendamenti sono stati respinti.

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A. Il RISANAMENTO DEI CONTI E DELLE ISTITUZIONI

LA POLITICA ESTERA Il Governo Berlusconi, deliberando la partecipazione dell'Italia a supporto degli USA nella occupazione militare dell'IRAQ ha violato lo spirito e la lettera della Costituzione ed ha fatto pagare all'Italia un alto prezzo in vite umane, 32 militari e civili deceduti: siamo il terzo paese, dopo gli USA e l'Inghilterra, per numero di vittime. Le vittime militari accertate, in cinque anni di conflitto in IRAQ, sono oltre 88.000. Indagini recenti promosse da Opinion Research Business (Orb britannico) stima il totale delle vittime, militari e civili, in oltre 1 milione. IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Iraq Consideriamo la guerra in Iraq e l'occupazione un grave errore. Essa non ha risolto, anzi ha complicato il problema della sicurezza. Il terrorismo ha trovato in Iraq una nuova base e nuovi pretesti per azioni terroristiche interne ed esterne ai confini iracheni. La guerra, avviata in violazione della legalità internazionale, ha avuto l‟effetto di indebolire l‟Onu e minare il principio di una governance multilaterale del mondo.

Il Governo Prodi ha disposto il ritiro del contingente italiano in Iraq ed ha avviato una politica di cooperazione internazionale a sostegno della ricostruzione di quel Paese.  Il 2 dicembre 2006 il ritiro del contingente italiano era completato.  Sono stati stanziati 30 milioni di euro l'anno per interventi di ricostruzione nei settori delle infrastrutture, scolastico e sanitario. IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA L’Italia nelle Nazioni Unite. Il Mediterraneo Il rafforzamento dell‟ONU come contributo ad un mondo multipolare,e più in generale il rafforzamento delle organizzazioni internazionali cui l‟Italia appartiene, insieme ad un progetto di unità europea, è il primo interesse nazionale: è una convinzione che segnato la politica estera repubblicana. Tale convinzione è sancita da un preciso dettato costituzionale che prevede sacrifici di sovranità nazionale, purché su base di reciprocità, ad organismi democraticamente rappresentativi. Queste considerazioni ci dovranno indurre a un‟applicazione rigorosa dell‟articolo 11 della Costituzione che, oltre all‟ovvio principio di autodifesa, prevede e consente l‟uso della forza soltanto in quanto misura di sicurezza collettiva,come previsto dal capitolo VII della Carta della Nazioni Unite, secondo criteri che distinguono la funzione di polizia internazionale dalla guerra: il mandato dell‟Onu, una forza delle Nazioni Unite, di natura tale da garantire la terzietà rispetto al Paese e agli interessi in campo; la congruità dei mezzi rispetto ai fini perseguiti. Il Mediterraneo continua ad essere un teatro geopolitico estremamente critico. L‟Italia deve operare per un Mediterraneo pacifico, stabile e democratico. Se la politica estera italiana deve avere un ancoraggio europeo e deve manifestarsi soprattutto attraverso le istituzioni europee, è necessario dunque rafforzare l‟attenzione dell‟Europa verso il Mediterraneo.

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In coerenza con il mandato programmatico, l’azione del Governo Prodi si è manifestata anche nel ruolo di forza di interposizione di pace nel conflitto tra Israele e Libano, su mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che, con la risoluzione 1701 per un cessate il fuoco tra libanesi e israeliani, ha disposto l’invio di una forza militare delle Nazioni Unite che garantisse la cessazione delle ostilità. 

La guerra in Libano è durata poche settimane, ma ha avuto un prezzo altissimo in termini di vite, circa 2000, e di danni ambientali ed economici. La forza ONU e il ruolo di leadership assunto dall‟Italia hanno determinato un cessate il fuoco che, pur su basi incerte e nella grande instabilità politica della scena libanese, resiste da 18 mesi.  Il contingente italiano è, all‟interno della forza delle Nazioni Unite, quello più numeroso e attualmente è al comando della missione con il compito del mantenimento della pace tra i due schieramenti;  la missione ha anche l'obiettivo di garantire l‟assistenza al Governo e all‟esercito libanese e la ricostruzione delle infrastrutture, per la quale sono stati stanziati 30 milioni per la cooperazione civile in quel paese. Le altre missioni militari italiane, deliberate nel quadro delle alleanze nato, dell’Ue o dell’ONU e prorogate nel corso del 2006 e del 2007, vedono impegnati oltre 7000 militari italiani. Grande preoccupazione desta la missione in Afghanistan La missione, a guida NATO, che occupa quasi 3000 militari italiani e costa 310 milioni di euro, sottoposta ad atti terroristici talebani, si trova ad operare in una situazione che diviene sempre più critica per il rincrudirsi di azioni di guerra civile nelle quali si tende a coinvolgere anche il contingente italiano. Lo sviluppo di azioni di guerra, il sempre più alto numero di sequestri e di morti anche civili, producono sia un progressivo logoramento politico e militare del governo afgano, sia la validità dei presuppostisi cui si fonda la presenza e ruolo della coalizione internazionale. La sinistra ha chiesto, in più occasione, di rivedere le condizioni, il mandato e la permanenza del contingente italiano oggi schierato per garantire la ricostruzione della democrazia nel paese. La crisi di governo non ha consentito il dibattito parlamentare sul futuro della missione.

La cooperazione internazionale IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA La cooperazione internazionale La cooperazione allo sviluppo nel nostro Paese ha una lunga tradizione d’impegno delle Istituzioni e della società civile, ed è radicata nella nostra cultura della solidarietà. Con il suo impegno per l’aiuto pubblico allo sviluppo l’Italia ha svolto un ruolo importante nel processo di riequilibrio della disuguaglianza tra Nord e Sud del mondo, che le ha conferito maggiore visibilità e peso nelle scelte presso le diverse sedi internazionali. È questo il patrimonio che oggi rischia di venire meno. La cooperazione allo sviluppo e l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) devono inoltre misurarsi con una nuova realtà: l’emergenza umanitaria, il mancato rispetto dei diritti umani, le migrazioni,i disastri ambientali. Il governo di centro-destra non è stato in grado di operare in questo nuovo quadro. Con l’ultima legge finanziaria si sono tagliate ancora le risorse collocando il contributo italiano all’APS allo 0,1% in rapporto al PIL. Ma la riduzione delle risorse si è accompagnata alla rinuncia ad una seria politica di cooperazione. L’assenza di una specifica delega in materia ad un sottosegretario e il progressivo smantellamento della struttura tecnica della Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo hanno reso ancora più inadeguati gli strumenti della nostra cooperazione. In questa dimensione la cooperazione allo sviluppo può interagire con la politica estera, con l’insieme delle politiche di

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cooperazione internazionale e proporre con trasparenza un nuovo patto fra cittadini e Governo. In questo senso la cooperazione diviene elemento di cerniera tra la politica interna e la politica estera. Dovremo innanzitutto delineare un nuovo sistema della cooperazione con: - una delega forte – un’autorità politica chiaramente definita e con piena responsabilità su tutti gli aspetti della cooperazione (attualmente divisa tra Esteri,Economia ed Ambiente) – che definisca gli indirizzi e li sottoponga all’approvazione del Parlamento; - un nuovo impegno, un rilancio virtuoso della cooperazione attraverso la definizione di un nuovo quadro legislativo che superi quello stabilito dalla legge 49/87 e la costituzione di un ente distinto, con una funzione di gestione delle risorse. L’Italia non è stata in grado di rispettare gli impegni presi. - In primo luogo dobbiamo dunque armonizzare le nostre risorse con un incremento, chiaro anche se modulato, che ci avvicini agli altri Paesi europei, per raggiungere progressivamente l’obiettivo dello 0,7% del PIL; - sulla base della legge 209/2000, ci impegniamo a promuovere e sostenere processi equi e trasparenti per la riduzione e/o cancellazione del debito estero dei Paesi in via di sviluppo.

L'impegno del Governo Prodi ha innalzato lo stanziamento per la cooperazione al 0,29% del Pil che, se pur inferiore a quanto richiesto e promesso alla cooperazione 0,33%, è stato un passo aventi rispetto allo stanziamento dello 0,2 del governo Berlusconi. 

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Per progetti di cooperazione sono stati stanziati: 40 milioni di euro per l‟Afghanistan, 30 milioni di euro per il Libano e 5.500.000 euro per il Sudan, oltre che altri 9 milioni di euro per il ripristino dei servizi essenziali per le popolazioni civili di questi paesi, 500.000 euro per la conferenza di pace internazionale sull‟Afghanistan e si è ospitato a Roma la conferenza internazionale sulla giustizia in quel paese. Nella manovra finanziaria 2008 si sono stanziati 499 milioni di euro: di cui 130 milioni per la lotta all‟Aids e oltre 220 milioni per l‟assistenza ai paesi in via di sviluppo (PVS). L‟Italia ha inoltre ratificato la convenzione internazionale di Parigi del 2005 sulla protezione e la promozione delle diversità delle espressioni culturali e ratificato moltissimi accordi bilaterali con i PVS. Sono stati completati gli accordi per la cancellazione del debito, presi dal governo Berlusconi e ne sono stati firmati altri, tra cui con il Perù per oltre 70 milioni; Il Governo ha presentato un disegno di legge (A.S. n. 1537) per la riforma del settore della cooperazione;la commissione Esteri del Senato è giunta, dopo un intenso lavoro, alla redazione di un testo unificato. L'interruzione della legislatura vanifica un atto di riforma atteso da molti anni dagli operatori del settore, giudicato necessario al rilancio della cooperazione italiana.

La moratoria della pena di morte

IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Nel nostro ordinamento dovrà essere eliminato qualsiasi riferimento alla pena di morte.

Questa parte del programma è stata rispettata in pieno: con l'approvazione della Legge costituzionale 2 ottobre 2007 n. 1, ogni riferimento alla pena di morte è stato cancellato dalla Costituzione italiana, che la consentiva soltanto nei casi prescritti dal codice penale militare di guerra. Ma per il superamento della pena di morte, dalle leggi e dai codici degli Stati di tutto il mondo, è stato fatto molto di più, soprattutto a livello internazionale. 28


Nel dicembre 2007 per la prima volta l'Assemblea dell'ONU ha deliberato, a maggioranza, la moratoria della pena di morte Lâ€&#x;Italia è stata, su mandato unanime dellâ€&#x;Unione Europea, la principale promotrice di questo importante fatto storico.

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A. Il RISANAMENTO DEI CONTI E DELLE ISTITUZIONI

IL CONFLITTO DI INTERESSI IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Da quando Berlusconi è entrato in politica il conflitto di interessi ha costantemente segnato la vita pubblica italiana. Ogni settore dell‟iniziativa di Governo è stato viziato dal conflitto di interessi: dall‟informazione alle assicurazioni, dalle opere pubbliche alle società sportive. Un opaco intreccio tra politica e affari. Il governo di centro-destra ha risposto con una legge-simulacro sul conflitto di interessi che concretamente non modifica nulla, lasciando che il conflitto di interessi venga affrontato con le estemporanee uscite di Berlusconi dal Consiglio dei Ministri al momento dell‟ennesimo voto su questioni di suo personale interesse. Attribuendo poi le funzioni sul conflitto d‟interesse all‟Autorità antitrust, questa è stata gravata di compiti estranei. Dobbiamo quindi colmare una profonda lacuna, adeguando l‟ordinamento italiano a quello di altre grandi democrazie occidentali, attraverso un modello di provata efficacia e di sicuro equilibrio che mira a prevenire l‟insorgere di conflitti di interessi tra gli incarichi istituzionali (sia nazionali che locali) e l‟esercizio diretto di attività professionali o imprenditoriali o il possesso di attività patrimoniali che possano confliggere con le funzioni di governo. Gli strumenti che utilizzeremo sono: la revisione del regime delle incompatibilità; l‟istituzione di un‟apposita autorità garante; l‟obbligo di conferire le attività patrimoniali a un blind trust

Cosa è stato fatto: Per la legge sul conflitto di interessi si è seguita, vista la sua natura di “legge di sistema”, cioè di uno strumento capace di determinare le regole per l‟intero sistema politico, una strada esclusivamente parlamentare. Il governo Prodi ha esercitato una sorta di "moral suasion" discutendo in Consiglio dei Ministri, le linee di indirizzo generali quali contributo al Parlamento per la stesura della legge. L‟iter della legge era in uno stadio molto avanzato: la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato un testo unificato che è attualmente in discussione nell‟Assemblea di Montecitorio. Il testo approvato in Commissione riprende le linee principali contenute nel programma dell'Unione presentato agli elettori. Tra i principali punti, contiene:  l‟estensione della nozione di conflitto di interessi per le cariche di governo anche ai governi locali (presidenti di regione, sindaci, assessori);  l‟istituzione di una apposita autorità che valuterà l‟esistenza dei conflitti e irrogherà le sanzioni in caso di violazione;  l‟istituzione di un trust cieco cioè di un organismo di gestione indipendente al quale il titolare di cariche di governo conferisce la gestione dei propri interessi economici liberandolo così dalle incompatibilità previste dalla legge e sollevandolo dal potenziale conflitto di interessi. Lo scioglimento anticipato della legislatura impedisce, ancora una volta dopo i tentativi falliti del 1994 e 2001 (si ricorda che nel 2001 il solo Senato a maggioranza di centro sinistra approvò un testo simile, che non giunse però alla Camera a causa delle elezioni), l‟approvazione di una legge seria sulla regolazione del conflitto di interesse.

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La riforma del sistema radiotelevisivo

IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Sul sistema radiotelevisivo Nel quinquennio del centrodestra, però, la libertà di informazione è stata duramente condizionata dal conflitto di interessi e da norme, come la Legge Gasparri, che hanno consolidato le posizioni dominanti del mercato, limitando il pluralismo e la concorrenza. Per quanto riguarda il futuro dei media, si è cercato di proiettarvi le medesime posizioni di forza della situazione attuale, con strumenti vaghi o artificiali e con incentivi pubblici indirizzati a favorire singole piattaforme o tecnologie. Per uscire da questa situazione è necessario riequilibrare ed aprire il sistema, garantendo il pluralismo e la completezza delle voci e delle culture e limitando le concentrazioni, ribadendo appositi limiti anticoncentrazione in luogo del cosiddetto "Sistema integrato delle comunicazioni" (SIC) della Legge Gasparri e limiti al possesso delle reti. Sulla Rai Dobbiamo dare una nuova dimensione anche al servizio pubblico radiotelevisivo, allargandolo ai nuovi media, valorizzando le nuove competenze e puntando a guadagnare ascolti e consensi grazie alla qualità del servizio anziché inseguendo al ribasso format di livello molto discutibile. Serve un‟azienda forte, qualificata nella sua struttura industriale ed editoriale in modo da renderla pronta ai nuovi scenari. La Rai dovrà conservare ma anche rafforzare e migliorare la sua attività di servizio pubblico, nei contenuti editoriali e culturali, nell'informazione e nella qualità della programmazione. È perciò importante che essa si rinnovi e si ristrutturi, come holding pubblica, in modo tale da attuare al meglio il duplice compito, che già oggi svolge, di servizio pubblico e di televisione commerciale.

La riforma del sistema radiotelevisivo e dell’assetto della Rai non sono state portate a compimento a causa dello scioglimento anticipato della Camere. Gli interventi, deliberati dal Governo, sono contenuti in due disegni di legge presentati, su iniziativa del ministro Gentiloni alle Camere. La proposta di riassetto del sistema radiotelevisivo si pone in netta discontinuità con la legge Gasparri, voluta dal Governo Berlusconi (legge che si può definire "un abito confezionato sugli interessi di Mediaset"), che ha distorto gravemente i principi della concorrenza e delle pari opportunità per ciascun operatore. Secondo la Corte di Giustizia Europea la cosidetta legge Gasparri, nell‟assegnazione delle frequenze televisive, “non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione di obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”. E‟ in corso contro l‟Italia una procedura di infrazione per violazione delle direttive europee.       

In sintesi i punti del ddl Gentiloni sul sistema radiotelevisivo prevedono: nuovi criteri per la definizione di posizioni dominanti nel mercato pubblicitario. Si stabilisce infatti che una posizione dominante nel mercato pubblicitario sia quella dei soggetti che superano la soglia del 45% delle risorse; eliminazione degli sbarramenti per l‟ingresso di nuovi operatori nel digitale terrestre; migrazione anticipata di una rete Rai e di una rete Mediaset sul digitale; liberazione di numerose frequenze per l‟ingresso, attraverso offerta pubblica, di nuovi operatori; separazione tra fornitori di contenuti e operatori di rete; limiti alla capacità trasmissiva dei fornitori di contenuti; riforma dell‟Auditel e riforma del sistema delle sanzioni.

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Per quanto riguarda la Rai il provvedimento prevede di affidare ad una Fondazione la proprietà, la scelta delle strategie e dei vertici operativi della RAI, a garanzia dell‟autonomia del servizio pubblico dal Governo e della sua qualità. La Fondazione svolgerà l‟attività di servizio pubblico tramite la holding RAIRadiotelevisione Italiana Spa e le sociètà da questa controllate, sulla base della Carta del servizio pubblico. Tale Carta, stipulata tra il Ministero delle Comunicazioni e la Fondazione, stabilisce le linee generali di svolgimento del servizio pubblico, nonché, in attuazione dei principi dell‟ ordinamento, i compiti e gli obblighi del soggetto titolare della concessione.

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B. EQUITA’

FISCO E REDISTRIBUZIONE IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Dal programma dell‟Unione: La lotta all‟evasione, all'elusione e all'erosione sarà la nostra priorità di politica fiscale perché essa è condizione di equità e di efficienza del sistema. …..Una politica fiscale che realizzi: - il sostegno alle responsabilità familiari attraverso la riforma degli assegni al nucleo familiare con una correlata revisione dell‟IRPEF, ispirata al recupero di una maggiore progressività fortemente ridotta dalle riforme del centrodestra; -la restituzione del fiscal drag; - la uniformità del sistema di tassazione delle rendite finanziarie a un livello intermedio tra l‟attuale tassazione degli interessi sui depositi bancari e quella sulle altre attività finanziarie, Per le imprese le principali priorità sono: - procedere, per quanto possibile, nella direzione di ridurre le aliquote legali e ampliare la base imponibile,in modo da consentire, a parità di gettito, che il sistema sia più neutrale e più favorevole alla localizzazione degli investimenti dall‟estero ; per le piccole imprese prevedere un meccanismo di imposizione forfetario sia ai fini IVA che per le imposte sui redditi, in modo da contenere fortemente gli adempimenti tributari. - per il mezzogiorno promuovere in sede europea la introduzione di una fiscalità di vantaggio limitata ai nuovi investimenti e alla nuova occupazione che possa rappresentare un incentivo automatico all‟attrazione di investimenti; - introdurre forme di fiscalità “premiale” per il rafforzamento patrimoniale delle imprese, riducendo la tassazione complessiva del capitale di rischio.

L'evasione fiscale ''brucia'' in Italia oltre 100 miliardi di tasse, un valore pari a circa 7 punti percentuali del Pil. I due anni del Governo Prodi sono stati contrassegnati da un evidente successo nella lotta all’evasione fiscale, che si è tradotta nell’aumento delle risorse provenienti dalla leva fiscale. Sono stati gli anni del cosiddetto extragettito cioè l’aumento reale delle entrate fiscali rispetto all’anno precedente. Tra il 2006 e il 2007 sono stati recuperati al fisco circa 23 miliardi di euro di maggiori entrate precedentemente non pagate e in parte legate ad un miglioramento dell'adesione tributaria dei cittadini, allo stesso tempo le entrate da ruoli e riscossioni sono aumentate di oltre il 20%. Le entrate rilevate nell’intero anno 2006 sono state pari a 397.556 milioni di euro con una maggiorazione di 35.843 milioni di euro pari a una crescita del +9,9%. I primi dati relativi al 2007 mostrano che da gennaio a novembre le entrate erariali, al netto delle una tantum sono risultate superiori di 27,8 miliardi di euro (+8,0%) rispetto allo stesso periodo del 2006. Parte di questo extragettito è servito a finanziare provvedimenti di redistribuzione come l’aumento delle pensioni minime e parte a consolidare gli obiettivi di discesa del debito pubblico. Nella finanziaria 2007: 

in considerazione dello stato allarmante dei conti pubblici si è provveduto a una revisione dell’Irpef, introducendo aliquote nette più basse sui redditi medio-bassi e più alte su quelli medio-alti 33


sono state aumentate le risorse per gli assegni familiari (istituto a favore dei soli lavoratori dipendenti) per 1,4 miliardi. Prima, al sostegno della famiglie con figli andavano circa 12 miliardi di euro, tra deduzioni fiscali (7) e assegni al nucleo familiare (5); ora 15 miliardi di cui 8,5 per detrazioni e 6,5 per assegni. Per quanto riguarda la riduzione del costo del lavoro (il cosiddetto cuneo fiscale) essa è stata realizzata soltanto per la parte dei datori di lavoro, che si sono visti ridurre di circa tre punti percentuali tale costo.

La riduzione per i lavoratori dipendenti realizzata all‟interno della riforma dell‟Irpef ha avuto, secondo gli studi, uno scarso effetto redistributivo anche per l‟aumento delle addizionali locali. Si è avuta in sostanza una percezione e in molti casi un effettivo riscontro di un aumento della tassazione senza che a ciò corrispondesse una crescita dei servizi e in presenza, oltretutto, di un forte inasprimento del costo della vita. Con la Finanziaria per il 2008:           

Le eventuali maggiori entrate registrate nel 2008, derivanti dalla lotta all'evasione fiscale andranno a ridurre la pressione fiscale sui lavoratori, aumentando l‟importo delle detrazioni per lavoro dipendente e pensioni; è stata aumentata la detrazione Ici sulla prima casa; è stata realizzato il finanziamento di un bonus a favore dei contribuenti incapienti: prima della finanziaria il Governo ha provveduto ad aumentare le pensioni minime, stanziando 900 milioni nel 2007 e oltre un miliardo a partire dal 2008; sono state introdotte nuove detrazioni per i contribuenti a basso reddito che vivono in affitto; e‟ stato introdotto un nuovo sistema opzionale di tassazione per i piccoli imprenditori e lavoratori autonomi a basso reddito che pagheranno un‟unica imposta forfetaria con un‟aliquota del 20%; è stato reintrodotto il credito di imposta per il sud legato alla creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato. [vedi scheda mezzogiorno]; è stato attenuato il valore probante dei nuovi studi di settore: i loro risultati non implicano accertamento automatico e in ogni caso l‟amministrazione deve addurre elementi di prova di comportamenti evasivo o elusivo del contribuente; è stato innalzato da 3.615 a 4.000 euro il tetto massimo di detraibilità al 19% degli interessi sui mutui contratti per l’acquisto della prima casa; l‟aliquota sui profitti societari (IRES) scende dal 33 al 27,5%; l‟aliquota IRAP scende dal 4,25 al 3,9%.

Lo scontro tra sindacati, settori moderati della maggioranza uscente e forze della sinistra di questi giorni è proprio sul primo punto riguardo alla finanziaria 2008: la diminuzione della pressione fiscale su dipendenti e pensionati da realizzare con le risorse dell‟extragettito. SI configurerebbe una prima seria manovra di restituzione del drenaggio fiscale come previsto nel programma dell‟Unione. Le forze della sinistra alla Camera hanno presentato un emendamento al decreto “milleproproghe” che prevede un utilizzo dell‟extragettito (la cui consistenza si conoscerà a marzo) per un limite prudenziale di 6 miliardi di euro. Rimane disattesa la parte di programma sulla tassazione delle rendite finanziarie, la cui attuazione è stata bloccata in sede di finanziaria per il veto dei settori più moderati della coalizione. Proprio alla vigilia della crisi di Governo, il Presidente del Consiglio aveva annunciato che si sarebbe proceduto ad una riforma delle tassazione delle rendite finanziarie secondo standard europei al fine di impegnare risorse per la riduzione della

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pressione fiscale sulle famiglie. Anche questo importante strumenti di equità viene sepolto, con straordinario tempismo, dalla crisi dell‟Unione. Il sostegno dei redditi dei lavoratori dipendenti 

riduzione del carico fiscale: le entrate tributarie e fiscali del 2008 eccedenti rispetto a quelle destinate dal Governo a ridurre il deficit, saranno utilizzate per ridurre le tasse dei lavoratori dipendenti, attraverso un aumento, almeno del 20%, delle detrazioni vigenti per i redditi di lavoro, in particolare per le fasce di reddito basse dal 1° aprile 2008, chi andrà in pensione pagherà meno tasse: sarà ridotta la tassazione sul trattamento di fine rapporto, in una misura che sarà stabilita dal ministro dell‟economia che, a tal fine, ha destinato 135 milioni di euro quest‟anno e 180 a decorrere dal prossimo Lavoratori e famiglie

      

Riforma fiscale: ritorno, in campo fiscale, delle detrazioni (e conseguente soppressione delle deduzioni, che sono più favorevoli ai redditi alti) Aumentate le detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti, i pensionati e i pensionati ultra settantacinquenni Per un maggior sostegno alle famiglie sono state aumentate le detrazioni per il coniuge ed i figli a carico, con incrementi differenziati, via via più sostanziosi, per i figli fino a tre anni di età, oltre il terzo figlio, per il figlio disabile Aumentati del 15% gli assegni familiari, anche per i figli fino a 21 anni compiuti se studenti o apprendisti e se in famiglia vi sono più di tre figli Aumentate le pensioni minime: il Governo ha destinato 900 milioni di euro nel 2007 e oltre un miliardo da quest‟anno in poi Per sostenere i redditi dei contribuenti la cui imposta sui redditi è stata nel 2006 pari a zero – i cosiddetti incapienti – è stato riconosciuto un bonus di 150 euro per ciascun avente diritto e di ulteriori 150 euro per ogni familiare a suo carico per le famiglie (anche in stato di separazione) con almeno 4 figli a carico la detrazione IRPEF vigente viene aumentata di ulteriori 1.200 euro (nel caso di in capienza, vale a dire di imposta sul reddito pari a zero e, dunque, impossibilità di detrarre, sono previsti trasferimenti di denaro tramite assegni)

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B. L’EQUITÀ

IL LAVORO IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA - promuovere la professionalizzazione del lavoro pubblico per valorizzare il lavoro pubblico e la sua qualità, ripristinando il concorso come principale strumento di reclutamento dei migliori e investendo sul capitale umano delle amministrazioni. Tra gli obiettivi vi era anche quello di restituire alla dirigenza amministrativa lo statuto di imparzialità che merita. - sotto il titolo di «Lavoro, diritti e crescita camminano insieme», sono stati inseriti i progetti per una piena e buona occupazione, una previdenza sicura e sostenibile; il "non profit" e le reti di protezione sociale; - sviluppare un fisco più equo per la redistribuzione, la lotta all'evasione e la riduzione del costo del lavoro; - come intervento di legge costituzionale era proposta una migliore definizione delle materie di esclusiva competenza statale, che ricomprenda la disciplina dei rapporti di lavoro, la tutela e la sicurezza del lavoro, fatta salva la competenza delle Regioni in tema di mercato del lavoro e formazione professionale.

Nel 2002, con la c.d. legge Frattini, il Governo ha rimosso tutti i dirigenti generali dell‟amministrazione centrale dello Stato, dichiarando cessati i loro contratti di lavoro con una operazione senza precedenti nella storia delle istituzioni italiane. In quella stessa occasione il governo ha sostituito centinaia di dirigenti rimossi con persone di propria fiducia, senza alcuna attenzione ai principi del merito e della competenza. L‟obiettivo di una dirigenza asservita è stato perseguito anche strumentalizzando e distorcendo meccanismi come le forme di contratto a tempo determinato, previsto negli anni novanta per portare competenze professionali nuove in ambito amministrativo. E’ stato riaffermato il principio per cui il rapporto di lavoro subordinato è di norma a tempo indeterminato. In materia di pubblico impiego si è rivista la disciplina dei contratti di lavoro flessibile e si è cominciato a stabilizzare i lavoratori precari. Con la legge 247/2007, che ha recepito il Protocollo sul Welfare, sottoscritto con le parti sociali nel luglio 2007, si è intervenuto su ammortizzatori sociali, lavoro precario, lavoro giovanile e femminile. Inoltre, è diventata legge la proposta di Sinistra Democratica per tutelare i lavoratori dalle dimissioni fatte firmare con la data “in bianco”. Una legge contro le dimissioni “in bianco” Il 31 gennaio 2008, il ministro del Lavoro ha firmato, e trasmesso al ministro per le Riforme nella pubblica amministrazione, il decreto interministeriale che dovrebbe servire ad arginare i ricatti subiti dai lavoratori con le “dimissioni in bianco”. Previsto dalla legge n. del 188 del 2007 (approvata su iniziativa di Sinistra democratica) - che individua le caratteristiche ed i requisiti dei moduli informatizzati attraverso i quali i lavoratori devono formalizzare, a pena di nullità, le proprie dimissioni- è un atto importante, in quanto la definizione del modulo consente di rendere effettivamente operative le nuove disposizioni introdotte a tutela del lavoratore, per evitare il fenomeno delle “dimissioni in bianco”.

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Quello delle dimissioni firmate in bianco che il datore di lavoro estorce al momento dell'assunzione, e' una pratica diffusa che tiene i lavoratori costantemente sotto scacco. Secondo gli uffici vertenza della Cgil, ogni anno 1.800 donne chiedono assistenza legale per questo motivo. Disposizioni in materia di pubblico impiego (Vedi anche “Il superamento del precariato nella pubblica amministrazione”)

• con la finanziaria 2008 si è riaffermato il principio che le PP.AA. assumono esclusivamente con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

• è stata introdotta una nuova disciplina dell‟utilizzo dei contratti di lavoro flessibile, non derogabile dalla contrattazione collettiva, riducendo ulteriormente la spesa complessiva destinata ad essi. Le PP.AA. potranno avvalersi di contratti di lavoro flessibile solo per esigenze stagionali e per periodi non superiori a tre mesi. Questi contratti non saranno rinnovabili e il lavoratore non potrà essere assunto con altra tipologia contrattuale. Invece per esigenze temporanee ed eccezionali le amministrazioni dovranno farvi fronte assegnando temporaneamente personale di altre amministrazioni per un periodo non superiore a sei mesi non rinnovabile. Le amministrazioni pubbliche che operano in violazione delle disposizioni sul lavoro flessibile non potranno effettuare assunzioni ad alcun titolo per il triennio successivo alla violazione.

• è stata ridotta ulteriormente la possibilità di ricorrere al lavoro a tempo determinato o a convenzioni ovvero a contratti di collaborazione coordinata e continuativa da parte di tutte le amministrazioni dello Stato, inclusi gli enti pubblici non economici, gli enti di ricerca, le università: la spesa destinata al tempo determinato deve essere contenuta nel limite del 15 % di quella sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2003, percentuale che la finanziaria 2007 aveva già ridotto al 40 %. Tuttavia per il comparto scuola e per quello delle istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale trovano applicazione le specifiche disposizioni di settore.

• si è cominciato a rimuovere il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato nelle PP.AA. stabilito dalla finanziaria 2005. Con la prima finanziaria del Governo Prodi, è stato stabilito che a partire da quest‟anno, previo svolgimento delle procedure di mobilità, si potrà procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20% di quella relativa alle cessazioni avvenute nell‟anno precedente. La finanziaria 2008, porta questa percentuale al 60% a partire dal 2010, mentre dal 2011 la percentuale è portata al 100%, cioè si potranno effettuare assunzioni entro i limiti delle cessazioni dal servizio verificatesi nell'anno precedente. Questa assunzioni, che avvengono per mezzo di procedure concorsuali, sono comunque subordinate all‟emanazione di apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

• in deroga alla previsione che precede, la finanziaria 2008 ha disposto ulteriori assunzioni nei corpi di polizia, nei limiti di 50 milioni di euro si spesa per il 2008, per far fronte alle esigenze connesse alla tutela dell‟ordine pubblico, alla prevenzione ed al contrasto del crimine, alla repressione delle frodi e delle violazioni degli obblighi fiscali ed alla tutela del patrimonio agroforestale; il Ministero per i beni e le attività culturali è stato autorizzato all'assunzione straordinaria di 500 unità; il Ministero dell‟economia all‟assunzione straordinaria di personale di particolare qualificazione professionale. Deroghe sono state previste anche per le Camere di commercio.

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Il rinnovo dei contratti del pubblico impiego La legge finanziaria, per il biennio 2008-2009, stanzia le risorse solo per l’indennità di vacanza contrattuale e non per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego per i 3,5 milioni di dipendenti pubblici (700 milioni per il 2008 e 1,2 miliardi per gli anni seguenti). Tuttavia se si fossero reperite le risorse per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego si sarebbe dato un segnale importante anche per i milioni di lavoratrici e lavoratori del settore privato, anch'essi in attesa del rinnovo del proprio contratto nazionale di lavoro. Riteniamo che il Governo debba attivare con urgenza un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali per rinnovare i contratti del pubblico impiego per il biennio 2008-2009 in attuazione dell’Intesa tra Esecutivo, Enti territoriali e sindacati del 29 maggio scorso e reperire le somme necessarie allo scopo di concludere le trattative con le organizzazioni sindacali entro i primi mesi dell’anno 2008. Il protocollo sul Welfare – legge 247/2007 Il protocollo sul Welfare contiene disposizioni in materia di mercato del lavoro. In generale: • revisione delle norme che regolano i rapporti di lavoro discontinui previsti dalla legge 30 e da altre normative; • modifiche alla disciplina del contratto a termine e del contratto a tempo parziale; • abolizione dello staff leasing e del job on call; • potenziamento dei servizi pubblici per l‟impiego; • miglioramento delle norme sui disabili (soprattutto il regime delle convenzioni); • conferma dell‟agevolazione contributiva dell‟11,5% per l‟edilizia che sarà resa strutturale per favorire la diffusione del contratto a tempo indeterminato; • deroga per il c.d. lavoro a chiamata: i settori dello spettacolo e del turismo potranno continuare ad utilizzarlo. Più in dettaglio: • Sul fronte dei contratti a tempo determinato è stato confermato il limite di 36 mesi di durata comprensivo di proroghe e rinnovi, dopodiché il contratto si considererà a tempo indeterminato. È previsto un solo rinnovo, da stipulare davanti ad un esponente sindacale delle sigle più rappresentative. Non c‟è una modifica del ruolo della contrattazione nella definizione delle causali di ricorso al contratto a termine. In generale su questo fronte il decreto Welfare segna alcuni avanzamenti, ma rimane da definire con certezza la cancellazione delle esclusioni che la legge precedente imponeva alla definizione dei limiti per il ricorso ai contratti a termine (ad es. le intensificazioni delle attività o i rapporti inferiori a sette mesi); la cosiddetta norma “antiripetitività” è gravemente sbilanciata sul versante dell‟impresa e rischia di trasformarsi in una “tagliola” per il sindacato che dovrà assistere un lavoratore minacciato di perdere il lavoro. • Introduce norme di maggior favore relativamente al passaggio dal lavoro a tempo pieno a quello parziale (e viceversa). Il lavoratore che abbia trasformato il rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale ha diritto di precedenza nelle assunzioni con contratto a tempo pieno per l'espletamento delle stesse mansioni o di quelle equivalenti a quelle oggetto del rapporto di lavoro a tempo parziale. Una particolare tutela è stata introdotta per i lavoratori affetti da patologie oncologiche, con una ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, accertata da una commissione medica istituita presso la ASL territorialmente competente: questi hanno diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale verticale od orizzontale. Il rapporto di lavoro a tempo parziale deve essere trasformato nuovamente in rapporto di lavoro a tempo pieno a richiesta del lavoratore. 38


• Diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato. Ha stabilito che, qualora il dipendente dichiari la propria volontà di esercitare il diritto di precedenza al datore di lavoro entro 6 mesi (o 3 mesi se stagionale) dalla data di cessazione del rapporto stesso, avrà diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro. La richiesta di esercizio del diritto di precedenza all‟assunzione deve essere esercitata a pena dei decadenza entro i successivi 12 mesi con riferimento alle mansioni già espletate. Il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato riguarda i dipendenti: a) che nell'esecuzione di uno o più contratti a termine presso la stessa azienda, abbiano prestato attività lavorativa per un periodo superiore a 6 mesi; b) assunti a termine per lo svolgimento di attività stagionali, rispetto a nuove assunzioni a termine da parte dello stesso datore di lavoro per le medesime attività stagionali. • Norme sul diritto al lavoro delle persone con disabilità. Modifica una parte della legge 68/1999 che tratta di diritto al lavoro delle persone con disabilità in particolare nella parte relativa alle convenzioni per l'inserimento lavorativo, aspetto su cui era intervenuta - con decise contestazioni da parte delle associazioni dei disabili - anche la cosiddetta legge Biagi. Le convenzioni per l'inserimento temporaneo a fini formativi di persone disabili potranno ora essere stipulate anche con imprese sociali (Decreto Legislativo 155/2006) e datori di lavoro non soggetti agli obblighi di assunzione, oltre che con le cooperative sociali e liberi professionisti disabili. Viene poi introdotto un meccanismo per favorire ulteriormente l'assunzione di persone disabili con particolari difficoltà di inserimento. Viene prevista l'opportunità di stipulare convenzioni tra centri per l'impiego, datori di lavoro tenuti all'obbligo di assunzione di persone disabili e soggetti destinatari (cooperative sociali, imprese sociali e datori di lavoro non soggetti all'obbligo di assumere). Novità anche sul fronte degli incentivi nel caso di assunzioni di disabili a tempo indeterminato. L'agevolazione è diversa a seconda del grado di invalidità della persona assunta in forza di convenzioni e varia dal 25% al 60% del costo salariale. Confermato il rimborso forfetario delle spese per trasformare e adeguare il posto di lavoro o per l'uso di tecnologie di telelavoro o per la rimozione di barriere architettoniche. In particolare per quanto riguarda giovani e donne è previsto: Giovani: • copertura figurativa periodi di disoccupazione; • totalizzazione e riscatto laurea; • miglioramento previdenza parasubordinati; • attivazione di tre fondi di rotazione per i lavoratori parasubordinati, per il microcredito e per i giovani lavoratori autonomi per un ammontare di 150 milioni. Donne: • interventi mirati a incentivare i regimi d‟orario legati alla necessità di conciliare lavoro e vita familiare, potenziando quanto già previsto dall‟articolo 9 della legge 53/2000. • iniziative di sostegno ai servizi per l‟infanzia e per gli anziani non autosufficienti. • programmazione dei fondi comunitari per l'orientamento di accompagnamento, formazione e inserimento al lavoro per le donne. • potenziamento delle azioni per evitare forme discriminatorie in materia di lavoro, salari, carriere. Con riguardo alla riforma degli Ammortizzatori sociali: • fissa l'obiettivo dell‟unificazione dei trattamenti di disoccupazione e mobilità e l‟universalizzazione degli strumenti per l‟integrazione al reddito (con la progressiva estensione e unificazione della cassa integrazione ordinaria e straordinaria); • aumenta la durata dell‟indennità di disoccupazione (da sei a otto mesi, mentre sarà di 12 mesi per gli ultracinquantenni) e del suo importo (60% dell‟ultima retribuzione per sei mesi, 50% dal 7° all‟8° mese, 40% nei mesi successivi); 39


• modifica l‟indennità di disoccupazione per i contratti di lavoro a termine di breve durata, che passerà dal 30 al 35% per i primi 120 giorni e al 40% per i successivi, per una durata massima di 180 giorni. Infine attribuisce al Governo un'ampia delega a legiferare - "garantendo l'uniformità della tutela dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali" - su vari aspetti del mondo del lavoro ma con alcuni importanti principi direttivi fra i quali: - la previsione di incentivi e sgravi contributivi mirati a sostenere i regimi di orari flessibili legati alle necessità della conciliazione tra lavoro e vita familiare, nonché a favorire l'aumento dell'occupazione femminile; - la revisione della vigente normativa in materia di congedi parentali, con particolare riferimento all'estensione della durata di tali congedi e all'incremento della relativa indennità al fine di incentivarne l'utilizzo; - il rafforzamento delle opportunità di lavoro a tempo parziale e di telelavoro; - il rafforzamento dei servizi per l'infanzia e agli anziani non autosufficienti, in funzione di sostegno dell'esercizio della libertà di scelta da parte delle donne nel campo del lavoro. Altri interventi in materia di lavoro La Finanziaria 2008 ha fissato l‟impegno di destinare l‟extra gettito fiscale che affluirà nelle casse dello Stato all‟aumento delle detrazioni per i lavoratori dipendenti. - La stessa finanziaria contiene l‟impegno a diminuire la tassazione sul trattamento di fine rapporto, - l'impegno ad assumere quasi tutti gli idonei dell‟'Agenzia delle Entrate e delle Dogane, determinante per rafforzare l'apparato di controllo e lotta all'evasione. - il credito d’imposta per assunzioni nel Mezzogiorno, che punta a favorire nuove assunzioni a tempo indeterminato nel Sud, con un'attenzione particolare al lavoro femminile.

La sicurezza sui luoghi di lavoro Dal D.Lgs. n. 626/1994 alla Legge 3 agosto 2007 n. 123, la normativa italiana si pone all‟avanguardia nel panorama europeo, ma necessita di contesti idonei per essere applicata in modo ottimale. Per tali ragioni, il Governo stava procedendo alla scrittura di un “Testo Unico” in materia di salute e sicurezza sul lavoro, che ha come obiettivo non solo quello di riordinare il sistema vigente, ma anche quello di innovarlo, perfezionandolo nel rispetto della filosofia delle direttive comunitarie in materia e del D.Lgs. n. 626/1994, il quale trova i suoi capisaldi nella programmazione della sicurezza in azienda, da realizzare tramite la partecipazione di tutti i soggetti delle comunità di lavoro. Sin dal suo insediamento, il Governo ha inserito il tema della salute e sicurezza tra le assolute priorità, tanto che già nel Documento di Programmazione Economico-Finanziaria 2007-2011, esso è stato collocato tra le linee programmatiche degli interventi in materia di lavoro e occupazione, unitamente all‟intensificazione del contrasto al lavoro nero e irregolare e al potenziamento dei servizi ispettivi.

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L‟indirizzo politico in tal modo individuato ha avuto concreto seguito attraverso: - la predisposizione di un primo “pacchetto” di interventi con il “Decreto Bersani”. - le misure introdotte dalla legge Finanziaria 2007 in tema di salute e sicurezza. - l‟attivazione di tavoli di lavoro tra amministrazioni e parti sociali per trovare soluzioni condivise sui temi in discussione. Nello specifico dei i provvedimenti normativi adottati in materia di sicurezza si ricordano: - Legge 248/2006 (art. 36 bis) (Decreto Bersani) - “Misure urgenti per il contrasto del lavoro nero e per la promozione dei luoghi di lavoro”, che prevedeva: sospensione dei cantieri in caso di impiego di lavoratori trovati a nero; introduzione della tessera di riconoscimento; obbligo di comunicazione di assunzione il giorno antecedente; inasprimento delle sanzioni per omessa iscrizione nei libri obbligatori; reintroduzione dell‟indennità di trasferta. - Legge 296/2006 (Finanziaria 2007) - Nuova immissione di personale ispettivo; estensione a tutti i settori del DURC; quintuplicazione delle sanzioni amministrative; misure volte a favorire l‟emersione spontanea e la stabilizzazione delle collaborazioni a progetto in lavoro subordinato (vedi i Call Center); comunicazione di assunzione obbligatoria informatizzata. - Legge n. 123 del 3 Agosto 2007 - Misure in tema di tutela e sicurezza delega al governo per la riformulazione del TU: estensione della sospensione a tutti i settori in caso di utilizzo di manodopera in nero. Con la legge 3 agosto 2007 n. 123 - cosiddetta legge delega - si è concretamente intrapresa un‟opera di integrale riforma in materia di salute e sicurezza sul lavoro. La legge delega n. 123 prevede non solo una operazione di riorganizzazione della normativa vigente, ma anche la rivisitazione della materia stessa attraverso l‟armonizzazione di tutte le leggi in vigore, in una logica unitaria e innovativa e nel pieno rispetto di quanto previsto dall‟art. 117 della Costituzione, il cui terzo comma attribuisce alla competenza ripartita di Stato e Regioni la materia della “tutela e sicurezza del lavoro”. Inoltre, recependo anche la sollecitazione del rapporto intermedio della Commissione parlamentare d‟inchiesta sulla salute e sicurezza sul lavoro, la medesima legge affronta da subito alcuni dei problemi di maggiore urgenza in materia, attraverso l‟introduzione immediata di misure di contrasto del fenomeno infortunistico. In dettaglio, il Testo Unico allo studio dei Ministeri competenti si poneva come obiettivi: - la costruzione di un sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi che tenga conto della esperienza o delle competenze e conoscenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro, acquisite attraverso percorsi formativi mirati. - la formazione come strumento essenziale di prevenzione e tutela. - la diversificazione delle normative in relazione alla specificità dei rischi nei settori di riferimento. Inoltre, il Testo Unico mirava a promuovere strumenti volontari quali: - le Buone Prassi, intese come soluzioni sperimentate per prevenire o ridurre i rischi per i lavoratori, fondate sulla valutazione del rischio specifico e consistenti nella concreta applicazione di misure preventive contro i rischi di volta in volta considerati - la Responsabilità Sociale delle Imprese, per cui una impresa può dirsi socialmente responsabile quando adotta una strategia di gestione della propria attività che coniuga la ricerca del profitto con i principi sociali ed ambientali di un determinato momento storico - i Codici Etici

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Il superamento del precariato nella pubblica amministrazione IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena. In tal senso, crediamo che il lavoro flessibile non possa costare meno di quello stabile e che tutte le tipologie contrattuali a termine debbano essere motivate sulla base di un oggettivo carattere temporaneo delle prestazioni richieste e che non debbano superare una soglia dell‟occupazione complessiva dell‟impresa.

Uno dei tratti significativi dell’azione del Governo Prodi sono stati gli interventi, contenuti nella Finanziaria 2007 ed in quella 2008, indirizzati al superamento del precariato nelle Pubbliche Amministrazioni; alla stabilizzazione di coloro che da anni lavorano nelle Pubbliche Amministrazioni con rapporti di lavoro precario (contratti a tempo determinato, co,co,co. e co.co.pro., altre forme di lavoro di lavoro flessibile), a limitare il ricorso a contratti di collaborazione solo in casi specifici e limitati, a riaffermare il principio che: il rapporto di lavoro nella Pubblica Amministrazione si attua attraverso contratti a tempo indeterminato. La Finanziaria 2007 e successivamente quella 2008 hanno previsto una serie di interventi indirizzati al superamento del precariato e alla progressiva stabilizzazione dei lavoratori, che prevedono: la trasformazione in contratti a tempo indeterminato dei lavoratori con contratto a tempo determinato che alla data del 28 settembre 2007 abbiano maturato un’anzianità di servizio, anche con contratti non continuativi, di tre anni; la predisposizione, entro il 30 aprile 2008, da parte delle Amministrazioni Pubbliche di piani triennali per la progressiva stabilizzazione del personale precario. La stabilizzazione riguarda, oltre i lavoratori a tempo determinato, i lavoratori co.co.co. purché siano in servizio al 1° gennaio 2008 e abbiano maturato tre anni di servizio nel quinquennio antecedente al 28 settembre 2007 o li maturino in forza di contratti in essere alla data del 28 settembre 2007. Da queste procedure è escluso il personale utilizzato negli uffici di diretta collaborazione politica; sono state stanziate risorse specifiche la per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili (LSU) ; nel mentre vengono attuate le procedure di stabilizzazione, le amministrazioni interessate continuano ad avvalersi dello stesso personale prorogando, fino a stabilizzazione avvenuta i contratti in essere; viene affrontato anche il problema della stabilizzazione dei titolari di rapporti di lavoro diversi da co.co.co. e tempo determinato, come gli interinali prevedendo che entro marzo 2008 un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri disciplini i requisiti professionali, la durata minima delle esperienze professionali maturate presso la stessa amministrazione e le modalità di valutazione da applicare in sede di procedure selettive, garantendo, in caso di superamento delle prove stesse, l'assimilazione ai co.co.co. e la conseguente partecipazione alle procedure di stabilizzazione; tutte queste norme interessano l’intero complesso delle Pubbliche amministrazioni, enti locali e Regioni comprese.

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B. L’EQUITÀ

LA PREVIDENZA IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA - eliminare l‟inaccettabile “gradino” e la riduzione del numero delle finestre che innalzano bruscamente e in modo del tutto iniquo l‟età pensionabile, come prevede per il 2008 la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra; - affrontare il fenomeno dell'evasione contributiva con opportuni strumenti di controllo e accertamento, compreso un aumento di organico degli ispettori del lavoro del Ministero e degli enti, dai quali verrebbe anche un consistente aiuto per la lotta al sommerso; - per compensare la tendenza al ribasso dei trattamenti pensionistici, intervenire sull‟adeguamento delle pensioni al costo della vita e approntare misure efficaci che accompagnino verso un graduale e volontario innalzamento dell'età media di pensionamento - incentivi per le imprese che mantengano nel posto di lavoro le persone sopra i cinquant‟anni,...accompagnati da “politiche per l‟invecchiamento attivo”.

E’ stato superato lo “scalone”determinato dalla legge” Maroni sia pure con i cosidetti “scalini”, salvaguardando i lavori usuranti; si è iniziato ad adeguare meglio le pensioni all’inflazione (con la modifica del meccanismo di adeguamento al costo della vita) ed a incrementare quelle più basse, sia con la quattordicesima che con il bonus per i contribuenti fiscalmente incapienti (cioè, che non pagano le tasse per via del loro basso reddito); raggiunti buoni risultati nella lotta all’evasione contributiva. Il superamento della legge “Maroni” 

Gli “scalini”: per un anno e mezzo (tutto il 2008 ed il primo semestre del 2009) vige il requisito di 58 anni di età e 35 di contribuzione, dal 1° luglio 2009 e fino al 31 dicembre 2012 si entra invece in un meccanismo di quote vincolate. Ciò significa che il meccanismo del raggiungimento dei requisiti (età + contribuzione) previsti dalle quote è comunque legato ad un‟età minima da raggiungere. Dal 1° luglio 2009 fino al 31 dicembre 2010 sarà quota 95 che si può raggiungere con 59 anni di età e 36 di contribuzione o con 60 anni di età e 35 di contribuzione. Dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2012 sarà quota 96, a partire da 60 anni di età e 36 di contribuzione o con 61 anni di età e 35 di contribuzione. Il 1° gennaio 2013 non scatterà automaticamente la quota 97 (61 + 36 o 62 + 35). Entro il 30 settembre 2012 è prevista, infatti, una verifica tra Governo e Sindacati per valutare l‟andamento dei flussi pensionistici e dei costi finanziari relativi agli anni precedenti. I lavoratori con 40 anni di contribuzione,infatti, continueranno ad andare in pensione di anzianità indipendentemente dall‟età anagrafica. Lavori usuranti: finalmente con l‟accordo Governo Sindacati si è stabilito un principio molto importante: i diversi lavori non sono tutti uguali, l‟aspettativa di vita non è uguale per tutti. Pertanto tali lavoratori devono essere salvaguardati nei loro diritti previdenziali per quanto riguarda l‟età di pensionamento. Avendo a riferimento il suddetto principio si è quindi determinato un ampliamento della platea dei lavoratori addetti alle attività usuranti

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escludendoli dall‟aumento dell‟età pensionabile. Nello stesso tempo sono state individuate le risorse disponibili che ammontano a 2,52 miliardi di euro nel decennio 2008-2017. Finestre per il pensionamento: il testo ripristina le 4 finestre per il pensionamento di anzianità previsto dalla legge Dini del 1995. Sarebbero diventate 2 se entrava in vigore la legge Maroni. Come misura compensativa sono state introdotte 4 finestre per il pensionamento di vecchiaia. L’adeguamento delle pensioni

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Gli aumenti per le pensioni minime: introduzione dal 2007 di una somma aggiuntiva concessa a soggetti con età pari o superiore a 64 anni, pensionati previdenziali, a condizione che il soggetto non possieda redditi complessivi pari o superiori a 1,5 volte il trattamento minimo pensionistico (8.504,73 euro annui per l'anno 2007). Tale somma aggiuntiva è così articolata in dipendenza dell'anzianità contributiva complessiva del pensionato e varia da 336 a 504 euro all‟anno. L’aumento delle maggiorazioni sociali: la disposizione è diretta ad aumentare dal 2008 le maggiorazioni sociali fino a garantire un reddito proprio pari a 580 euro al mese per 13 mensilità (pari a 7.540 euro su base annua). La rivalutazione dei trattamenti pensionistici La normativa vigente prevede un meccanismo di rivalutazione ai prezzi delle pensioni previdenziali con l'applicazione dell'indice di rivalutazione per fasce di importo, sulla base dei seguenti coefficienti: - fino a 3 volte trattamento minimo INPS 100% - da 3 a 5 volte trattamento minimo INPS 90% (nel triennio 2008-2010: 100%) - oltre 5 volte trattamento minimo INPS 75% Le pensioni dei giovani

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Coefficienti di trasformazione: il Governo si impegna a “proporre politiche attive che possano favorire il raggiungimento” di un “tasso di sostituzione non inferiore al 60%”(della retribuzione). Fondo per interventi e agevolazioni in materia previdenziale: si costituisce un Fondo per il finanziamento, nel limite complessivo di 267 milioni di euro per l'anno 2008, di 234 milioni di euro per l'anno 2009 e di 200 milioni di euro a decorrere dall'anno 2010, di interventi e misure agevolative in materia di riscatto ai fini pensionistici del corso legale di laurea e per la totalizzazione dei periodi, contributivi maturati in diversi regimi pensionistici. Parasubordinati, Apprendisti e Autonomi

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Apprendisti: dal 2007 la contribuzione dovuta dai datori di lavoro per gli apprendisti sarà pari al 10% dell‟imponibile previdenziale. Per le imprese fino a 9 addetti la contribuzione è ridotta all‟1,5% per il primo anno di apprendistato e al 3% per il secondo. Inail: riduzione dei premi per la gestione relativa all‟artigianato (100 milioni di € per il 2007, fino a 300 milioni di € a decorrere dal 2008 in funzione dell‟incremento del gettito contributivo). La riduzione dei premi per l‟assicurazione è prioritariamente riconosciuta alle

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aziende che hanno adottato piani di prevenzione e che non hanno registrato infortuni per almeno 2 anni. Parasubordinati: aumento dei contributi per i lavoratori parasubordinati, sia che non risultino assicurati presso altre forme obbligatorie (l‟aliquota passa al 23,5%) sia per gli altri iscritti (l‟aliquota passa al 16%). Artigiani e commercianti: Le aliquote contributive INPS per artigiani e commercianti aumentano, per il 2007, al 19,5% e dal 2008, al 20%. Professionisti: le gestioni previdenziali privatizzate devono garantire l‟equilibrio finanziario per almeno 30 anni. Soci di cooperative: la retribuzione giornaliera imponibile per i contributi previdenziali ed assistenziali per i lavoratori soci di cooperative sociali è del 30% per l‟anno 2007, del 60% per il 2008, del 100% per il 2009. Lotta all’evasione contributiva e aliquote contributive

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Ispettori: assunzione di centinaia di nuovi ispettori; stanziati 1 milione di euro per il 2008, 8 milioni per il 2009 e 16 milioni a decorrere dal 2010. In particolare, Dal 2008 saranno assunti altri 300 ispettori del lavoro in modo da completare l‟organico di 3.750 unità. Sanzioni: quintuplicate le sanzioni amministrative per la violazione di norme in materia di lavoro, legislazione sociale, previdenza e tutela della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro; punite con sanzioni amministrative, da euro 4.000 a euro 12.000, le omissioni in materia di istituzione e esibizione dei libri matricola e paga. Obblighi dei datori di lavoro in caso di assunzione: i datori di lavoro sono tenuti a segnalare, ai competenti Centri per l‟impiego, l‟eventuale assunzione di personale (con contratto di lavoro subordinato, autonomo in forma coordinata e continuativa, o a progetto, o di socio lavoratore di cooperativa o associato);la stessa procedura si applica ai tirocini di formazione e di orientamento. La lotta in favore dell’emersione del lavoro nero: 206.000 lavoratori usciti dal sommerso, con un recupero di contributi evasi pari a 1,9 miliardi. Previdenza complementare

TFR : Anticipato al 1° gennaio 2007 l‟avvio della previdenza integrativa; istituito il Fondo per l‟erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto gestito, per conto dello Stato, dall‟INPS; dal 1° gennaio 2007 le imprese con almeno 50 addetti versano mensilmente al fondo la quota di TFR maturato, al netto del contributo dovuto al fondo di garanzia; le risorse del Fondo finanziano specifici interventi per infrastrutture, trasporti e investimenti. Invecchiamento attivo

Patto di solidarietà tra generazioni: istituito l‟accordo di solidarietà tra generazioni per creare nuovi posti di lavoro e ridurre le uscite dal lavoro per i lavoratori con più di 55 anni di età; prevista, su base volontaria, la trasformazione a tempo parziale dei contratti di lavoro dei dipendenti che abbiano compiuto i 55 anni di età e l‟assunzione con contratto di lavoro a tempo parziale, per un orario pari a quello ridotto, di giovani disoccupati di età inferiore ai 45


25 anni, oppure ai 29 anni se in possesso di diploma di laurea; stanziati 3 milioni di euro per il 2007 e 82,2 milioni per ciascuno degli anni 2008 e 2009. Invalidi  

Rivalutazione delle rendite Inail: le prestazioni dell‟INAIL a favore dei mutilati ed invalidi di lavoro vengono rivalutate con effetto dall‟anno 2006. Infortuni e malattie professionali: ai lavoratori che, per infortuni o malattie professionali, hanno subito dal 2007 una menomazione dell‟integrità psicofisica sono riconosciute ulteriori prestazioni, fino a quelle riservate ai grandi invalidi se la menomazione è uguale o superiore al 60%.

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B. L’EQUITÀ

LE POLITICHE PER LE DONNE IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Il programma non conteneva punti specifici sulle politiche a favore delle donne, ma brevi considerazioni sulla necessità di agire in questo senso su più fronti: - il lavoro, - l‟istruzione, - i diritti, - l‟imprenditoria, - i servizi sociali, - la salute, - l‟ancora esistente divario tra le opportunità delle donne delle regioni settentrionali e quelle del meridione.

E‟ stato istituito il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità (finanziato con 3 milioni di euro per il 2006 e 10 milioni di euro per il 2007, e poi incrementato di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009). Una quota dello stanziamento è stata destinata al Fondo nazionale contro la violenza sessuale e di genere, all‟Osservatorio nazionale contro la violenza sessuale e di genere, e al piano d‟azione nazionale contro la violenza sessuale e di genere.

E‟ stata recepita la direttiva comunitaria per la parità di trattamento tra uomini e donne, che prevede: l‟attuazione del principio della parità di trattamento tra uomini e donne per l‟accesso a beni e servizi (compresi servizi assicurativi e finanziari) e la loro fornitura; il divieto di ogni discriminazione diretta e indiretta fondata sul sesso; un procedimento per la tutela contro le discriminazioni nell‟accesso a beni e servizi; la legittimazione ad agire anche per associazioni ed enti inseriti in apposito elenco approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Sono state inserite norme antidiscriminatorie nella composizione degli organi statutari degli enti di ricerca.

Sono stati effettuati stanziamenti contro le mutilazioni femminili

FINANZIARIA 2008 Il grande tema delle questioni delle donne è presente nella finanziaria 2008 oltre che con provvedimenti relativi alla famiglia che incidono positivamente sulla loro vita e facilitano il loro lavoro, con:  Aiuti all’imprenditoria femminile. Il significato è dare importanza all‟intraprendenza femminile e alla sua autorevolezza presente in tanti campi, sia industriali che commerciali, cercando così di incidere su una realtà che in Italia, differentemente da altri paesi europei, vede purtroppo le donne ancora in secondo piano e con ruoli, nella stragrande maggioranza dei settori e dei casi, di secondo piano e con ruoli dirigenziali di livello inferiore. 47


L‟intenzione insomma è quella di dare protagonismo alle capacità e alle professionalità delle donne.  Finanziamento per l’introduzione del bilancio di genere per le amministrazioni statali.  Finanziamento per l‟inserimento nel programma statistico nazionale delle rilevazioni statistiche di genere. Questi due finanziamenti hanno la finalità di superare l‟invisibilità della presenza femminile nella società. Lo scopo è di adeguare le politiche pubbliche generali all'esistenza non di un cittadino neutro, ma di cittadine e cittadini, al fine di perseguire con efficacia le politiche che sono caratterizzate da equità e che superano le disparità tra i sessi nella distribuzione e gestione delle risorse. Il Bilancio di genere è uno strumento che permette di allocare la spesa pubblica secondo criteri di promozione delle pari opportunità uomo-donna e di realizzare l'integrazione della prospettiva di genere nella programmazione di bilancio e nelle politiche. Da qualche anno è stato introdotto nella propria attività da alcune amministrazioni locali, e si ritiene che sia opportuno estenderlo anche alle amministrazioni dello Stato. Le Statistiche di genere, invece, sono lo strumento per monitorare i progressi compiuti in tema di pari opportunità. Le unioni civili In questa materia il Governo ha presentato un proprio DDL contenente la disciplina dei diritti e doveri delle persone conviventi (DICO). Il progetto del governo tendeva a valorizzare il dato fattuale dell‟esistenza di una coabitazione, regolarmente annotata sui registri anagrafici, mentre tendeva con forza ad ignorare l‟elemento della volontà dei partner di stabilire una convivenza stabile e di sottoporla a regole, cui corrispondessero diritti e doveri. Escluso che si trattasse di una forma contrattualistica, i DICO collegavano al fatto della coabitazione una serie limitata di diritti che potevano essere acquisiti solo con il passare di un periodo di tempo che andava dal mediolungo (3 anni), al lungo (9 anni). In entrambi i progetti elaborati non si faceva distinzione tra coppie dello stesso o diverso sesso. Il Parlamento ha preferito accantonare il progetto DICO, predisponendo un proprio progetto dal titolo Contratti di Unione Solidale. Il testo unificato, approvato dalla Commissione giustizia del Senato, disciplinando la pluralità di forme dello stare insieme, rappresenta anche l'attuazione del dovere dello Stato di tutelare la libertà di realizzazione della persona nei suoi rapporti con gli altri. Il riconoscimento delle forme plurali di convivenza valorizzava, inoltre, i principi costituzionali e limitava l'ingerenza statale sul terreno delle relazioni famigliari. Il testo si fondava, chiaramente, sulla libera scelta dei partners; sulla previsione di diritti e doveri reciproci e sulla pubblicità della convivenza, che si esprimeva in un contratto, con il quale si potevano regolare i propri reciproci rapporti patrimoniali e non. In parte si riproponeva, nella parte relativa ai diritti riconosciuti i DICO, là dove si prevedeva che si potessero acquisire diritti solo col trascorrere di anni. In entrambi i progetti elaborati non si faceva distinzione tra coppie dello stesso o diverso sesso. L'interruzione della legislatura, ma soprattutto l'ostilità di una parte del Partito Democratico, hanno impedito l'approvazione dei C.U.S. Il pacchetto antiviolenza Non ha terminato il proprio iter parlamentare il DDL governativo anti-violenza, nonostante lo stralcio votato alla Camera negli ultimi mesi del 2007. In materia di tutela dei diritti, il disegno di legge originaria si poneva l‟obiettivo di sensibilizzare e prevenire, nonché di reprimere i delitti contro la persona e nell‟ambito della famiglia, per l‟orientamento sessuale, l‟identità di genere e ogni altra causa di discriminazione. Il provvedimento mirava in particolare a combattere la violenza 48


contro le donne tramite misure di sensibilizzazione e prevenzione e di riconoscimento dei diritti e di tutela penale e processuale delle vittime di violenza. Inoltre sono state portate avanti azioni inerenti la promozione della parità di genere e della parità di trattamento con un Piano nazionale di azione coordinato dal Dipartimento per i diritti e le pari opportunità. Sono stati avviati programmi di prima assistenza alle vittime della tratta di esseri umani e di contrasto alla pratica delle mutilazioni genitali ed è continuata l‟attività dell‟Ufficio nazionale per il contrasto alle discriminazioni razziali e fondate sull‟origine etnica. Il Piano Strategico Nazionale per la salute delle donne La promozione della salute rappresenta un modello complesso che si basa sulla integrazione delle politiche sanitarie, economiche, sociali, ambientali e produttive che, in modo congiunto, possono meglio garantire i risultati attesi di salute, prevenire e ridurre le disuguaglianze. Tale strategia complessiva permette un maggiore controllo dei determinanti sanitari, sociali, economici e ambientali, favorendo il miglioramento delle misure di prevenzione e di promozione della salute, che rappresentano i cardini della politica sanitaria. Gli interventi su questi determinati della salute richiedono un coordinamento intersettoriale, a livello sia governativo sia regionale e locale, che si traduca in strategie condivise per obiettivi comuni. Il ministero della Salute ha lanciato il Piano per la Salute delle donne e dei bambini, ed ha diffuso i dati relativi alla situazione delle donne nel campo della salute: - le donne oggi rappresentano il 52% della popolazione nella Comunità europea; - la speranza di vita delle donne è aumentata fino a superare gli 80 anni, mediamente 6 anni di più rispetto alla media maschile; - il tasso di nuzialità è diminuito in maniera significativa e i divorzi sono più che triplicati; - l'età media del primo matrimonio e l'età corrispondente alla prima nascita sono aumentate; il tasso di attività delle donne è aumentato ma con grandi differenze tra i paesi (il 70% nei paesi nordici e il 40% nei paesi del sud); - il 10% delle donne della Comunità segnalano di essere state ricoverate nel corso dell'anno precedente (per motivi diversi dalla maternità) per una durata complessiva di circa 10 giorni; - le donne europee muoiono per malattie dell'apparato circolatorio (40%), di cancro (25%), di malattie dell'apparato respiratorio (circa 5%), suicidi e gli infortuni (circa 5%); - la percentuale delle donne fumatrici nella maggior parte degli Stati membri è intorno al 25% ed è in costante aumento; - una donna su cinque pesa troppo mentre il 15% delle donne presentano un peso insufficiente; - nell'anno precedente, circa il 15-20% delle donne della Comunità ha avuto un esame di controllo dell'osteoporosi; - alta la percentuale dei controlli per la prevenzione del cancro; tra il 40 ed il 45% delle donne ha fatto uno striscio vaginale; circa il 40% ha eseguito un'autopalpazione del seno nel corso dell'anno precedente e circa il 20 % delle donne segnala di aver subito una mammografia nel corso dello stesso periodo; - i contraccettivi di più ampio uso sono la pillola, seguita dal preservativo; - la menopausa arriva in media fra 50 e 52 anni e i suoi effetti sulle donne sono variabili (il 75% delle donne in menopausa presentano sintomi sgradevoli, ma soltanto 10-20% di queste richiedono un'assistenza medica); - le principali cause di decesso variano in base all'età: quelle di età inferiore a 30 anni, la causa è l'incidente stradale; per la fascia d'età 30-34 anni, suicidio; per quella 35-64, tumori,

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in particolare del seno e dell'utero; oltre 65 anni, le malattie dell'apparato circolatorio sono responsabili della metà dei decessi; la violenza sessuale e domestica rimane un fenomeno esteso e sempre più rilevante.

Il Piano strategico intersettoriale, di durata triennale, assume la salute delle donne come obiettivo strategico di una politica nazionale pubblica di promozione della salute. La salute delle donne è l‟indicatore più efficace per valutare l‟impatto sulla salute e per rimuovere tutte le disuguaglianze, non solo quelle economiche e sociali, ma anche quelle fra uomini e donne. La salute delle donne misura non solo la qualità e l‟efficacia di un sistema sanitario, ma molto di più. E‟ la misura della qualità di una democrazia, della coesione sociale e dello stesso sviluppo economico. Investire sulla salute delle donne, come hanno ampiamente documentato tutti gli studi internazionali, dalle Nazioni Unite alla Banca Mondiale, offre ritorni più elevati sotto forma di sviluppo più rapido, efficienza elevata, maggior risparmio e riduzione della povertà. Investire sulla salute delle donne significa assumere la centralità del rapporto tra produzione e riproduzione sociale, riconoscendo il ruolo delle donne nella costruzione dei rapporti sociali, umani, familiari. Nell‟ottobre del 2007, anno europeo delle pari opportunità per tutti, si è svolta la Prima Conferenza nazionale sulla salute delle donne, evento del tutto inedito per i governi del nostro paese, dove è stato presentato lo schema di Piano Intersettoriale e dove si è promosso un Forum nazionale delle associazioni femminili e degli utenti interessati.

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A. Equita’

LE POLITICHE SOCIALI IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Le nostro linee d'azione per un nuovo sistema di welfare: - La conciliazione tra vita lavorativa e vita personale e familiare. - Servizi educativi per l’infanzia e le famiglie. - La rete dei servizi per l’infanzia. - Servizi per la non-autosufficienza. - Il sostegno dei redditi da lavoro. - Il contrasto della povertà e dell’esclusione sociale. - Investire sul futuro: una dote per ogni bambino, un capitale per ogni giovane. …………………………. Indichiamo cinque priorità: 1)la preferenza dei servizi alle persone e alle famiglie rispetto ai trasferimenti monetari; 2)il mantenimento di una funzione nazionale di indirizzo,definizione di obiettivi, accompagnamento, monitoraggio dei risultati ottenuti; 3)l'incremento del Fondo sociale nazionale per garantire il finanziamento dei livelli essenziali di assistenza; 4)l‟integrazione tra le politiche sociali, sanitarie di inserimento lavorativo e scolastico con le politiche urbanistiche, dei trasporti e del territorio attuando veri e propri “Piani regolatori del sociale”. 5)la promozione, l'incentivazione e il sostegno a tutte le forme di legame sociale, dal volontariato all‟associazionismo,al mutuo aiuto, alla partecipazione civica dei cittadini;

La politica di sostegno dei settori e delle fasce sociali interessate si è articolata in varie direzioni. A volte ha assunto la veste di aiuto esclusivamente monetario, sostitutivo di una prospettiva più ampia di riforma, riequilibrio e riorganizzazione. E’ anche vero che impegni di questo tipo necessitano di ingenti risorse economiche e di tempo, due condizioni che il Governo Prodi non ha avuto. In altre occasioni, non sono stati considerati tetti di reddito dei beneficiari né differenziazioni per nuclei familiari, cosa che frena la pienezza degli effetti redistributivi ed impedisce di raggiungere gli strati effettivamente più bisognosi. E’ la continuità ciò che occorrerebbe di più in ambito sociale per avere risultati concreti e poterne valutare gli effetti. Famiglie   

Detrazioni per famiglie numerose: 1200 euro di detrazione IRPEF aggiuntiva per le famiglie con almeno quattro figli a carico (in caso di in capienza è prevista l‟elargizione di un assegno) Aumento degli assegni per il nucleo familiare a favore di persone inabili al lavoro e di orfani di entrambi i genitori Detrazione delle spese sostenute per la frequenza di asili nido (detrazione del 19% di una cifra massima pari a 632 euro annui per ogni figlio) 51


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Asili nido: è il primo intervento importante di sviluppo della copertura statale di posti in asili nido (anche se ancora insufficiente rispetto ai bisogni), sono stati stanziati 300 milioni di euro nel triennio, oltre ad ulteriori 35 milioni per gli asili dedicati ai bambini di età 24-36 mesi Estensione del congedo di maternità in caso di adozione e affidamento (cinque mesi per figli adottivi o affidati di qualunque età) Istituito il fondo per le politiche della famiglia, al fine di : istituire e finanziare l‟Osservatorio nazionale sulla famiglia, iniziative per conciliare il tempo di vita e di lavoro, di abbattimento dei costi dei servizi per le famiglie numerose, i progetti in materia di politiche familiari adottati da enti locali e imprese, finanziare l‟elaborazione di un piano nazionale per la famiglia; una quota del fondo, di cui almeno il 50% è destinato ad imprese fino a 50 dipendenti, è assegnata a imprese che applicano accordi che prevedono iniziative per la lavoratrice madre o al lavoratore padre per la flessibilità dell‟organizzazione e dell‟orario di lavoro (part-time, telelavoro, lavoro a domicilio, orario flessibile in entrata o in uscita, banca delle ore, flessibilità sui turni, orario concentrato) Protezione sociale (Per i disabili vedi anche “La previdenza”)

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Il fondo nazionale per le politiche sociali, principale strumento per l‟erogazione dei servizi di assistenza sociale, è arrivato ad una dotazione di 1,6 miliardi di euro Istituzione del Fondo per le vittime dell‟amianto Abolizione del pagamento del canone Rai per le persone a basso reddito di almeno 75 anni di età Istituito il fondo per le non autosufficienze per supportare a livello locale l'assistenza a persone con grave dipendenza assistenziale Presentato dal Governo un disegno di legge, collegato alla manovra finanziaria per il 2008 ma non esaminato, che introduce nell‟ordinamento norme per le persone non autosufficienti, in materia di politiche sociali e di sostegno della famiglia .Istituito il fondo contro la violenza alle donne Incremento della quota del 5 per mille dedicata, in base alla scelta del contribuente, al sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, al finanziamento della ricerca scientifica e sanitaria, dell‟università, delle attività sociali svolte dal comune di residenza Sanità (Vedi anche “Le politiche per le donne – Il Piano strategico nazionale per la salute delle donne”)

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Prestito trentennale di 9 miliardi alle cinque Regioni con un forte deficit nei conti sanitari Risarcimento per danneggiati da trattamenti sanitari: stanziati 180 milioni di euro all‟anno dal Governo Incremento dei fondi per il progetto “Ospedale senza dolore” Adozione di misure per la sicurezza dei trapianti Sostegno ai giovani ricercatori sanitari Le confezioni di medicinali non utilizzate dai degenti ma ancora integre potranno essere riutilizzate o donate alle organizzazioni senza fini di lucro 52


Incentivi alle Regioni per la diffusione gratuita tra le ragazze dodicenni del vaccino contro alcune tipologie di papilloma virus (responsabile del cancro alla cervice uterina) Il governo clinico

Con il termine "governo clinico", importato dall‟anglosassone clinical governance, si intende più comunemente un programma di gestione e miglioramento della qualità e dell‟efficienza di un‟attività medica, generalmente operata a livello di Dipartimento di una Azienda ospedaliera. Il programma è primaria responsabilità del Capo Dipartimento che, con l‟aiuto di personale amministrativo, predispone e sottopone all‟Amministrazione dell‟Ente (Ospedale o ASL) un piano d‟azione triennale che miri, nell‟ambito di un budget assegnato con ampia facoltà di spesa, a trattare il maggior numero possibile di casi e a garantire l‟outcome del trattamento. Il programma di clinical governance non può prescindere da una sistematica azione di aggiornamento del personale in tutte le sue forme, da un sistematico sostegno della cultura della qualità, da incentivi che premino la partecipazione del personale ai programmi di miglioramento della qualità e che premino il conseguimento degli obiettivi prefissati. Il Parlamento ha operato lo stralcio di un disegno di legge (AS 1598-bis), approvato dal Consiglio dei Ministri nel maggio 2007, che prevede modifiche in materia di gestione del rischio clinico su: o sicurezza delle cure o responsabilità civile delle strutture e del personale sanitario o definizione stragiudiziale delle controversie Ma il provvedimento è rimasto fermo al Senato

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B. EQUITA’

LE POLITICHE PER LA CASA IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Crediamo che occorra recuperare un ruolo pubblico di indirizzo, intervento e regolazione del mercato, finalizzato all‟aumento dell‟offerta di alloggi a canoni accessibili attraverso: - programmi di edilizia sociale impostati sul recupero della città esistente (recupero, sostituzione, completamento); - interventi di edilizia residenziale pubblica finalizzati ad una locazione agevolata e selettiva, realizzabili anche mediante partnership pubblico-private e strumenti di project financing. D'altra parte, vogliamo anche rendere più mirati ed efficaci i sostegni finanziari alla domanda: - ristabilendo una fonte di finanziamento certa, stabile e adeguata al fondo di sostegno per le famiglie in affitto con difficoltà; - predisponendo una serie di misure per favorire la concessione di mutui adeguati per la prima casa e l‟accesso alla proprietà per le giovani coppie e altri soggetti, anche attraverso l‟attivazione di un fondo di garanzia, in grado di favorire l‟adempimento dell‟obbligazione della restituzione del capitale mutuato. Con riferimento alla questione degli sfratti, proponiamo interventi volti a garantire il passaggio da casa a casa per i soggetti deboli. A questo scopo, vanno promosse e sostenute le iniziative regionali per l‟istituzione di “fondi di rotazione” per alloggi in locazione. Infine, crediamo che il mercato degli affitti privati possa essere moderato anche attraverso lo strumento dell‟incentivazione fiscale. Per riequilibrare a favore dei cittadini meno abbienti la contribuzione fiscale sulla casa, riteniamo opportune anche la revisione delle zone censuarie e degli estimi catastali.

L’entità e l’organicità delle misure adottate sono senza dubbio importanti, in particolare va ricordato che da quindici anni non si metteva mano ad un piano di edilizia pubblica. Diversi gli ambiti di intervento, i più importanti dei quali appaiono l’incremento degli immobili destinati alla locazione agevolata e le detrazioni per gli affitti, anche se la misura più reclamizzata è stata la riduzione dell’imposta sulla prima casa (ICI) per tutti i proprietari. L’attenzione al disagio abitativo, sofferto soprattutto dalle fasce più deboli, ma non solo da esse, è stato uno dei primi e più forti segnali della volontà, politica, di alleviare le difficoltà materiali più impellenti ed inique.

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le misure per i proprietari ulteriore detrazione ICI dell‟imposta sulla prima casa, fino ad un massimo di 200 euro, secondo il valore catastale dell‟immobile; spetta anche ai soggetti che, in seguito a separazione o divorzio, non risultino assegnatari della casa coniugale; i comuni potranno applicare, dal 2009, una aliquota agevolata ICI inferiore al 4 per mille per chi installa impianti di riqualificazione e risparmio energetico sul proprio immobile; le misure per chi è in affitto 54


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detrazioni IRPEF per gli inquilini: di 300 euro se hanno un reddito fino a 15.500 euro, di 150 euro se hanno un reddito da 15.500 a 31.000 euro; detrazioni IRPEF per gli inquilini giovani, tra i 20 e i 30 anni: di 990 euro se hanno un reddito inferiore a 15.000 euro, di 495 euro se hanno un reddito tra 15.000 e 30.000 euro; le detrazioni IRPEF per gli inquilini si tradurranno in trasferimenti veri e propri di denaro se essi sono incapienti (quando l‟imposta sui redditi è pari a zero e dunque non si può detrarre nulla) ; detrazione IRPEF del 19% delle spese per l‟affitto degli studenti universitari fuori sede è stato approvato un disegno di legge di proroga degli sfratti per finita locazione fino al 15 ottobre 2008, che non ha avuto corso a causa del termine della legislatura: il Governo avrebbe voluto trasformare il disegno di legge in decreto legge, in modo da bloccare da subito gli sfratti, ma le parti “moderate” della maggioranza non hanno acconsentito, edilizia pubblica

sono stati sbloccati 550 milioni di euro per un programma straordinario triennale di edilizia residenziale pubblica a canone sociale, a partire dal 2007, nei comuni capoluoghi di provincia e nei comuni con essi confinanti con popolazione superiore a 10.000 abitanti e nei comuni ad alta tensione abitativa, per alloggi da destinare, in particolare, ad inquilini con un reddito annuo lordo inferiore a 27.000 euro, che siano essi stessi o abbiano nel nucleo familiare un componente di oltre 65 anni o malati gravi, che si trovino in condizione di sfratto; al fine i incrementare il patrimonio immobiliare destinato alla locazione, soprattutto quella a canone agevolato, nei comuni con disagio e alta tensione abitativi, il ministero dell‟economia costituirà un‟apposita società dedicata all‟acquisto, al recupero, alla ristrutturazione o costruzione ex novo di immobili per abitazione, anche utilizzando beni di proprietà dello Stato o di altri soggetti pubblici: saranno resi disponibili almeno 8.000 alloggi l‟anno per i prossimi dieci anni. sostegno per i mutui prima casa

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aumento della detrazione (19%) da 3.615 a 4.000 euro (sette milioni di lire) delle spese per interessi sui mutui accesi o da accendere per l‟acquisto della prima casa; istituito un fondo di solidarietà in favore di chi si trovi nell‟impossibilità, certificata, di sostenere le rate del mutuo: le rate potranno essere sospese - per non più di due volte e per un periodo massimo complessivo di diciotto mesi - e la durata del mutuo sarà prorogata, mentre il fondo provvederà ai costi bancari e notarili derivanti dalla sospensione; eliminate le penali, gli oneri e le commissioni dovuti alle banche nei casi di trasferimento del contratto di mutuo. casa e ambiente

Cento milioni per la riqualificazione delle città (biennio 2008-2009): finanziate le zone franche urbane, grandi aree metropolitane alle quali sono destinate azioni di riqualificazione del tessuto sociale ed economico. 55


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Sgravi del 55% sugli interventi di ristrutturazione energetica degli edifici Per tutelare lâ€&#x;ambiente, per consentire ai cittadini di conseguire risparmi tangibili in bolletta e allo stesso tempo di pagare meno tasse, sono previsti sgravi fiscali sulle spese sostenute per cambiare gli infissi e isolare le pareti (allo scopo di ridurre le dispersioni termiche) e per installare pannelli solari (allo scopo di riscaldare lâ€&#x;acqua).

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B. L’Equità

I DIRITTI CIVILI IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Sotto il titolo di «I nuovi diritti» il programma dell‟Unione si proponeva di intervenire nelle seguenti materie: - La difesa dei diritti civili delle persone con disabilità - Tutelare chi soffre - I diritti dei cittadini stranieri - Unioni civili - Il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale - Un consumo tutelato - Diritti dell'ambiente e diritto all'ambiente - Il Garante per l'infanzia e l'adolescenza

Gli interventi del Governo in materia di diritti civili si è stato frammentato e la fine anticipata della legislatura non ha permesso di portare a conclusione l’iter dei due provvedimenti maggiormente attesi: la riforma della Bossi-Fini e la legge sulle unioni civili. Fondamentale è stato l’impegno del Governo italiano nell’approvazione della moratoria ONU sulla pena di morte. La difesa delle persone con disabilità L‟azione di Governo in quest‟ambito è stato contraddistinto da numerosi piccoli ma importanti interventi. • Non vedenti ed ipovedenti. Sul piano simbolico, si rimarca l‟Istituzione della Giornata Nazionale del Braille (Legge n. 126 del 3 Agosto 2007). Con la finanziaria 2007 sono stati stanziati ulteriori 10 milioni di euro per l‟anno 2007, per il restauro, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali e per l‟istituzione del Fondo in favore dell‟editoria per ipovedenti e non vedenti. Con la legge 17/2007 si è invece disposto che non si possono vendere farmaci privi delle indicazioni d‟uso in carattere braille (fatto salvo l‟esaurimento dei farmaci già confezionati ed immessi nel circuito commerciale). Se un soggetto non vedente o ipovedente non trova un farmaco con le indicazioni d‟uso in braille, le aziende debbono provvedere con la massima urgenza a rifornire la farmacia. • Autoveicoli per disabili. Sono previste agevolazioni per l‟acquisto solo se gli autoveicoli sono utilizzati prevalentemente per i disabili. • Invalidi da atti di terrorismo. La finanziaria 2007 ha modificato il trattamento di quiescenza. Per gli invalidi per atti di terrorismo avvenuti prima del 2004 che hanno proseguito l'attività lavorativa fino alla pensione viene rivalutato il trattamento economico. L'aumento figurativo di dieci anni di contributi previdenziali previsto per gli invalidi è esteso al coniuge, figli anche maggiorenni e genitori, in mancanza di figli. Si prescinde dalla percentuale di invalidità • Fondo per il diritto al lavoro dei disabili. Costituito con la finanziaria 2007, è stato dotato di 37 milioni di euro per l‟anno 2007 e 42 milioni di euro dal 2008.

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• Fondo per le non autosufficienze. Istituito dalla legge Finanziaria per il 2007, per supportare a livello locale l'assistenza a persone con grave dipendenza assistenziale, è stato incrementato dalla legge Finanziaria per il 2008 di 100 milioni di euro. La dotazione per il 2008 quindi sale a 300 milioni. Per il 2009 il Fondo sarà di 400 milioni di euro. La cifra viene considerata da molti analisti largamente insufficiente a coprire le necessità assistenziali delle persone con grave disabilità. • Norme sul diritto al lavoro delle persone con disabilità. Il protocollo Welfare modifica una parte della legge 68/1999 che tratta di diritto al lavoro delle persone con disabilità in particolare nella parte relativa alle convenzioni per l'inserimento lavorativo, aspetto su cui era intervenuta - con decise contestazioni da parte delle associazioni dei disabili - anche la cosiddetta legge Biagi. Le convenzioni per l'inserimento temporaneo a fini formativi di persone disabili potranno ora essere stipulate anche con imprese sociali (Decreto Legislativo 155/2006) e datori di lavoro non soggetti agli obblighi di assunzione, oltre che con le cooperative sociali e liberi professionisti disabili. Viene poi introdotto un meccanismo per favorire ulteriormente l'assunzione di persone disabili con particolari difficoltà di inserimento. Viene prevista l'opportunità di stipulare convenzioni tra centri per l'impiego, datori di lavoro tenuti all'obbligo di assunzione di persone disabili e soggetti destinatari (cooperative sociali, imprese sociali e datori di lavoro non soggetti all'obbligo di assumere). Novità anche sul fronte degli incentivi nel caso di assunzioni di disabili a tempo indeterminato. L'agevolazione è diversa a seconda del grado di invalidità della persona assunta in forza di convenzioni e varia dal 25% al 60% del costo salariale. Confermato il rimborso forfetario delle spese per trasformare e adeguare il posto di lavoro o per l'uso di tecnologie di telelavoro o per la rimozione di barriere architettoniche. I diritti dei cittadini stranieri • È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 15 giugno 2007 il decreto riguardante la “Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione”, elaborata su richiesta del Ministro dell‟interno. La Carta enuclea, anche in un'ottica programmatica ed in vista di una più ampia realizzazione, i principi ispiratori dell'ordinamento e della società italiana nell'accoglienza e regolazione del fenomeno migratorio in un quadro di pluralismo culturale e religioso; ha valore di direttiva generale per l‟Amministrazione dell‟Interno, e stabilisce che il Ministero si ispiri ad essa ed orienti le relazioni con le comunità di immigrati e religiose al comune rispetto dei principi della Carta stessa, nella prospettiva dell‟integrazione e della coesione sociale. La Carta afferma l‟impegno dell‟Italia perché ogni persona sin dal primo momento in cui si trova sul territorio italiano possa fruire dei diritti fondamentali, senza distinzione di sesso, etnia, religione, condizioni sociali. Al tempo stesso, ogni persona che vive in Italia deve rispettare i valori su cui poggia la società, i diritti degli altri, i doveri di solidarietà richiesti dalle leggi. Alle condizioni previste dalla legge, l'Italia offre asilo e protezione a quanti, nei propri paesi, sono perseguitati o impediti nell'esercizio delle libertà fondamentali. La legge offre, altresì, il suo sostegno a chi subisce discriminazioni, o vive in stato di bisogno, in particolare alle donne e ai minori, rimuovendo gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona. I diritti di libertà e quelli sociali devono essere estesi a tutti gli immigrati; e riafferma tra i suoi principi cardine la centralità della persona umana e della sua dignità, l‟uguaglianza dei diritti fra uomo e donna, il diritto alla libertà religiosa. La Carta enuncia valori e principi validi per tutti coloro che desiderano risiedere stabilmente in Italia, di qualsiasi gruppo o comunità facciano parte, di natura culturale, etnica o religiosa. Non avrà valore vincolante o di atto normativo, ma potrebbe accompagnare il processo d‟integrazione e il percorso per la cittadinanza degli immigrati. Sempre nello spirito di ricerca di forme aperte e partecipate di composizione dei potenziali conflitti sociali, culturali e religiosi legati alla crescita del numero di cittadini italiani e di immigrati di altre religioni e per favorire politiche di integrazione e di promozione dei diritti costituzionali opera la Consulta dell‟Islam Italiano, cui sono stati affiancati 58


il Comitato contro la discriminazione e l‟antisemitismo e la Consulta giovanile per il pluralismo religioso e culturale. Tramite questi strumenti si vuole contribuire a costruire un modello italiano originale di integrazione multiculturale e multireligiosa, rispondente alle caratteristiche più profonde e peculiari del nostro patrimonio costituzionale.

• Inclusione sociale degli immigrati. La finanziaria 2007 ha istituito il Fondo per l'inclusione sociale degli immigrati, dotandolo di 50 milioni di euro, per favorire l‟inclusione sociale dei migranti e dei loro familiari; realizzare un piano per l‟accoglienza degli alunni stranieri; favorire il rapporto scuola famiglia; utilizzare professionisti madre lingua come mediatori culturali.

• Immigrazione ed asilo. Stanziati 3 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007 per interventi in materia di immigrazione ed asilo e per emergenze derivanti dai flussi migratori.

• Disciplina dei soggiorni di breve durata degli stranieri per visite, affari, turismo e studio (Legge n. 68 del 28 Maggio 2007). Per l'ingresso in Italia per visite, affari, turismo e studio non è richiesto il permesso di soggiorno qualora la durata del soggiorno stesso sia non superiore a tre mesi Al momento dell'ingresso o, in caso di provenienza da Paesi dell'area Schengen, entro otto giorni dall'ingresso, lo straniero dichiara la sua presenza, rispettivamente all'autorità di frontiera o al questore della provincia in cui si trova, secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro dell'interno.

• La Camera dei Deputati non è riuscita a concludere l‟iter di approvazione del DDL FerreroAmato che costituiva il superamento della legge Bossi-Fini in materia di immigrazione. Va segnalato che a seguito dei fatti accaduti a Roma il 31 ottobre 2007, il Governo è intervenuti con un primo decreto legge, non convertito dal Parlamento, e successivamente con un secondo decreto, per rivedere la disciplina dell‟allontanamento dal territorio italiano dei cittadini dell‟Unione europea e dei loro familiari. Il secondo decreto, ancora in Parlamento, ha tra i suoi obiettivi principali quello di consentire l‟allontanamento coatto e immediato quando siano stati commessi determinati gravi reati. Si prevede sempre il controllo preventivo dell‟autorità giudiziaria. Il Governo aveva anche presentato un DDL, in discussione in Parlamento, sulla riforma della cittadinanza, che prevedeva strumenti di integrazione degli immigrati tramite l‟acquisizione di diritti: tra cui l‟ampliamento dello “ius soli”, con la concessione della cittadinanza agli stranieri nati nel territorio da genitori di cui almeno uno nato in Italia, o che sia da tempo legalmente residente nel nostro Paese, l‟introduzione dello “ius domicilii”, con la concessione della cittadinanza al minore straniero, nato od entrato in Italia in tenera età, che abbia compiuto in Italia una significativa esperienza scolastica o lavorativa al compimento della maggiore età, l‟elevazione del periodo di residenza legale richiesto per l‟acquisto della cittadinanza per matrimonio, finalizzata a combattere il fenomeno dei cosiddetti “matrimoni di comodo” e la riduzione a cinque anni del periodo di residenza legale attualmente richiesto nel caso di naturalizzazione, per gli stranieri non comunitari se in possesso di determinati requisiti e con verifica del grado di integrazione nel nostro contesto sociale (conoscenza della lingua, dei principi fondamentali di storia e cultura italiana, di educazione civica e della Costituzione italiana). Le unioni civili In questa materia il Governo ha presentato un proprio DDL contenente la disciplina dei diritti e doveri delle persone conviventi (DICO). Il progetto del governo tendeva a valorizzare il dato fattuale dell‟esistenza di una coabitazione, regolarmente annotata sui registri anagrafici, mentre tendeva con forza ad ignorare l‟elemento della volontà dei partner di stabilire una convivenza 59


stabile e di sottoporla a regole, cui corrispondessero diritti e doveri. Escluso che si trattasse di una forma contrattualistica, i DICO collegavano al fatto della coabitazione una serie limitata di diritti che potevano essere acquisiti solo con il passare di un periodo di tempo che andava dal mediolungo (3 anni), al lungo (9 anni). In entrambi i progetti elaborati non si faceva distinzione tra coppie dello stesso o diverso sesso. Il Parlamento ha preferito accantonare il progetto DICO, predisponendo un proprio progetto dal titolo Contratti di Unione Solidale. Il testo unificato, approvato dalla Commissione giustizia del Senato, disciplinando la pluralità di forme dello stare insieme, rappresenta anche l'attuazione del dovere dello Stato di tutelare la libertà di realizzazione della persona nei suoi rapporti con gli altri. Il riconoscimento delle forme plurali di convivenza valorizzava, inoltre, i principi costituzionali e limitava l'ingerenza statale sul terreno delle relazioni famigliari. Il testo si fondava, chiaramente, sulla libera scelta dei partners; sulla previsione di diritti e doveri reciproci e sulla pubblicità della convivenza, che si esprimeva in un contratto, con il quale si potevano regolare i propri reciproci rapporti patrimoniali e non. In parte si riproponeva, nella parte relativa ai diritti riconosciuti i DICO, là dove si prevedeva che si potessero acquisire diritti solo col trascorrere di anni. In entrambi i progetti elaborati non si faceva distinzione tra coppie dello stesso o diverso sesso. L'interruzione della legislatura, ma soprattutto l'ostilità di una parte del Partito Democratico, hanno impedito l'approvazione dei C.U.S.

Il pacchetto antiviolenza Non ha terminato il proprio iter parlamentare il DDL governativo anti-violenza, nonostante lo stralcio votato alla Camera negli ultimi mesi del 2007. In materia di tutela dei diritti, il disegno di legge originaria si poneva l‟obiettivo di sensibilizzare e prevenire, nonché di reprimere i delitti contro la persona e nell‟ambito della famiglia, per l‟orientamento sessuale, l‟identità di genere e ogni altra causa di discriminazione. Il provvedimento mirava in particolare a combattere la violenza contro le donne tramite misure di sensibilizzazione e prevenzione e di riconoscimento dei diritti e di tutela penale e processuale delle vittime di violenza. Inoltre sono state portate avanti azioni inerenti la promozione della parità di genere e della parità di trattamento con un Piano nazionale di azione coordinato dal Dipartimento per i diritti e le pari opportunità. Sono stati avviati programmi di prima assistenza alle vittime della tratta di esseri umani e di contrasto alla pratica delle mutilazioni genitali ed è continuata l‟attività dell‟Ufficio nazionale per il contrasto alle discriminazioni razziali e fondate sull‟origine etnica. L’abolizione della pena di morte in caso di guerra. Il Governo italiano è stato l‟artefice della moratoria ONU contro la pena di morte. L‟Italia nel corso del 2007 (Legge Costituzionale n. 1) ha modificato la propria Costituzione sopprimendo all' articolo 27 della Costituzione, la pena di morte nei casi previsti dalle leggi militari di guerra. Altri interventi in materia di diritti civili • Stanziati fondi contro la mutilazione dei genitali femminili. • Con decreto del Ministro dell‟interno del 21 giugno 2006, a tutela dei dati personali, si è stabilito che i dati sensibili e giudiziari contenuti in elenchi, registri o banche di dati sono cifrati e resi inintelligibili e si possono identificare gli interessati solo in caso di necessità. I dati sullo stato di 60


salute e la vita sessuale sono conservati separatamente. I dati sullo stato di salute non possono essere diffusi. • Fondo per le politiche per la famiglia. È stato incrementato con le due finanziarie, prevedendo che con le sue risorse si alimentino l‟attività dell‟Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile; l‟attività dell‟Osservatorio nazionale per l‟infanzia e del Centro nazionale di documentazione e di analisi per l‟infanzia; le adozioni internazionali e la relativa Commissione. • Le due leggi finanziarie hanno incrementato il fondo relativo ai diritti e alle pari opportunità e hanno varato un piano straordinario per i servizi socio educativi per aumentare entro il 2010 i posti disponibili negli asili nido al 33%, in linea con l‟Agenda di Lisbona.

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B. L’Equità

L’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Le questioni che riguardano la giustizia sono particolarmente complesse in Italia. Il programma partiva utilizzando lo slogan «amministrare la giustizia per rendere giustizia». Il cammino tracciato partiva dalla riforma dell‟ordinamento giudiziario, per assicurare una magistratura indipendente, passando per la revisione della magistratura onoraria e l‟individuazione di un nuovo valore da dare all‟avvocatura. In materia di giustizia civile il programma conteneva i seguenti punti: - Una nuova cultura dell'organizzazione - Un processo più rapido - La giustizia italiana nella giustizia europea - La tutela del cittadino davanti allo Stato In materia di giustizia penale: - I diritti della difesa e la tutela delle vittime di reato - Un nuovo codice penale - Il carcere - Lotta al crimine organizzato - Principi e proposte per la giustizia minorile

Il corposo bilancio della produzione legislativa in materia di Giustizia nei venti mesi di vita conta 16 provvedimenti conclusi, 41 all'esame del Parlamento. Le riforme attuate, in particolare quella di riforma dell’ordinamento giudiziario, sono nella gran parte dei casi strutturali e il loro impatto richiede dai due ai cinque anni per essere misurato. Non sono giunte in porto, invece, la modifica della legge sul falso in bilancio, che nel 2002 è stato derubricato per lo più a semplice illecito amministrativo, e la riforma della legge Cirielli che ha diminuito i termini di prescrizione dei reati, che tanto incide, per esempio, sui reati di corruzione contro la Pubblica amministrazione.

La riforma dell’ordinamento giudiziario

• La legge 111/ 2007 sostituisce in gran parte quella varata nella scorsa legislatura dal governo Berlusconi. La riforma è un insieme di provvedimenti molto complesso il cui successo dipenderà in gran parte da come verrà applicata. Sul piano della cosiddetta separazione delle carriere di giudice e pubblico ministero, è stata individuata una soluzione di compromesso per assicurare l‟imparzialità del giudice. Sono state, infatti, stabilite incompatibilità regionali, per i passaggi nel settore penale, e provinciali, per quelli che toccano il civile. Per quanto riguarda la progressione di carriera dei magistrati viene eliminato il macchinoso sistema di concorsi ideato da Castelli e lo si sostituisce con verifiche e valutazioni quadriennali secondo parametri minuziosamente indicati. Viene creata la Scuola della magistratura con il compito di curare la formazione iniziale e permanente dei magistrati. L‟Italia era ormai il solo fra i grandi paesi europei a non avere un‟istituzione specializzata nella formazione giudiziaria. L‟accesso alla magistratura contiene novità finalizzate a superare gli inconvenienti legati 62


all'eccessiva lunghezza delle procedure concorsuali ed alla scarsa adeguatezza di prove scritte di taglio prevalentemente teorico, per cui è stata introdotta anche una prova di carattere pratico e si è deciso, fra l'altro, di potenziare la commissione d'esame per ridurre i tempi delle procedure concorsuali. Il numero dei componenti eletti del Consiglio superiore della magistratura (C.S.M.) è stato riportato a trenta unità, venti togati e dieci laici, secondo le proporzioni esistenti anteriormente alla data di entrata in vigore della legge 28 marzo 2002. L’organizzazione della Giustizia

• Informatizzazione del casellario giudiziario. Nel decreto 159/2007, collegato alla finanziaria 2008, sono stati stanziati 20 milioni di euro per l‟informatizzazione del casellario giudiziario su base nazionale e la creazione della banca dati delle misure cautelari personali. • Riorganizzazione della giustizia militare. La finanziaria 2008 ha disposto che dal 1° maggio 2008 i tribunali e le procure militari siano ridotti da 9 a 3 e che il personale in esubero, magistrati e cancellieri, passino nei ruoli della giustizia ordinaria. La riforma non comporta nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato. • Giustizia minorile. La finanziaria 2008 ha autorizzato uno stanziamento destinato alla corresponsione dell'indennità di turnazione a operatori e assistenti di vigilanza in servizio presso le comunità dell'amministrazione della giustizia minorile. • Avvio sperimentale della spending review nel settore giustizia, proposta avanzata nel 2007 dal Libro verde sulla spesa pubblica, al fine di modificare l‟organizzazione giudiziaria per aumentare l‟efficienza e l‟efficacia dell‟amministrazione della giustizia.

L’indulto e le carceri (Attenzione: la voce indulto è inserita anche nelle “Politiche per la sicurezza” perché argomento correlato)

• Indulto: votato nel luglio 2006. A seguito dell‟indulto (dati gennaio 2007) sono stati liberati 25.694 detenuti, dei quali è rientrato in carcere l‟11%, 2.855 persone. L‟indulto ha riguardato per la maggioranza (80%) detenuti con un‟età tra i 25 e i 44 anni. Il tasso di recidiva più alto d‟Italia è stato registrato in Campania, 3,5% in più della media nazionale. Va sottolineato che gli studi sulla recidiva affermano che negli anni successivi alla liberazione commette nuovi reati il 75% degli scarcerati e tra questi solo il 15% è rappresentato da chi ha goduto di misure alternative alla detenzione. Parlando di tasso di recidiva di coloro che hanno beneficiato dell‟indulto, è importante sottolineare alcuni dati diffusi dal governo a fine settembre 2006, quando i reingressi in carcere erano stati 609. Di questi, 271 erano cittadini stranieri e a 118 di loro veniva contestato il solo reato di inottemperanza all‟obbligo di allontanamento dallo Stato, che nella sostanza configura un mero illecito amministrativo. Stando a questi dati si trattava di una persona su sei che tornava in carcere senza aver commesso nessun reato sostanziale. • Edilizia e sanità carceraria nella finanziaria 2008. Per fronteggiare l'emergenza penitenziaria tramite un adeguamento delle infrastrutture o la realizzazione di nuovi edifici sono stanziati 20 milioni di euro l'anno per il 2008 e il 2009 e 30 milioni di euro per il 2010 per l‟avvio di un piano straordinario di edilizia penitenziaria. È stato anche sancito il passaggio della Sanità penitenziaria molto carente al Servizio sanitario nazionale".

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L’azione di risarcimento collettivo – Class action Introdotta dalla Finanziaria 2008, è utile perché abbassa i costi di accesso alla giustizia e attenua le conseguenze sociali derivanti da estese e traumatiche perdite patrimoniali di masse di piccoli investitori. Ma è utile anche per l‟effetto preventivo: l‟esistenza di un efficace strumento risarcitorio ha un valore di deterrenza che contribuisce a incentivare comportamenti virtuosi, e quindi rappresenta un elemento essenziale per il buon funzionamento dei mercati finanziari. La «class action» all‟italiana (ma è più appropriato chiamarla azione di risarcimento collettivo) presenta due filtri. Il primo, giudiziario, prevede che il giudice valuti preventivamente l‟eventuale ammissibilità della richiesta di risarcimento, verificando l‟esistenza “di un interesse collettivo suscettibile di adeguata tutela”. Il secondo filtro riguarda la legittimazione ad agire, riservata alle associazioni dei consumatori e a tutte quelle associazioni e comitati “adeguatamente rappresentativi degli interessi collettivi fatti valere”. A prescindere dalle difficoltà di valutazione del grado di rappresentatività del richiedente, la scelta del legislatore italiano è diversa da quella di altri sistemi dove non esistono preclusioni per i soggetti legittimati ad agire. Oltre ai due filtri sono previste due fasi: nella prima il giudice si limita ad accertare i criteri di determinazione della somma da restituire e, se possibile, definisce quantomeno la somma minima da corrispondere a ciascun singolo danneggiato. Nella seconda si sviluppa una conciliazione tra imprese e consumatori che, quando non riesce, lascia aperta ai singoli consumatori la strada dell‟avvio di nuove cause individuali per la liquidazione del danno.

Altre azioni

• Decreto Bersani, n. 223 del 4 luglio 2006. Elimina la tariffa minima per i liberi professionisti, quindi anche gli avvocati, con possibilità del cliente di negoziare la parcella. I professionisti - ad eccezione dei medici nell'esercizio della professione reso nell'ambito del Servizio sanitario nazionale o in rapporto convenzionale con lo stesso - potranno pubblicizzare la propria attività.

• Decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169. Il decreto legislativo modifica e aggiorna la legge fallimentare (regio decreto n. 267 del 1942), in particolare in materia di fallimento, concordato preventivo e liquidazione coatta amministrativa. Alcuni tra i punti più significativi della riforma concernono l‟individuazione degli imprenditori soggetti al fallimento, il coordinamento della disciplina del concordato preventivo con quella del concordato fallimentare, nonché modifiche che nascono da esigenze di adeguamento emerse in sede di prima applicazione della recente riforma introdotta con il decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5.

• Legge 20 novembre 2006, n. 281, di conversione in legge, con modificazioni, del decretolegge 22 settembre 2006, n. 259. Il decreto-legge contrasta la detenzione di contenuti e dati relativi a intercettazioni illecite perché effettuate senza autorizzazione dell‟autorità giudiziaria. La legge prevede che venga disposta l‟immediata distruzione da parte dell‟autorità giudiziaria di tutti gli atti e i dati acquisiti ovvero anche solo illecitamente detenuti, sì da evitare la possibilità di una loro qualunque diffusione con conseguente pregiudizio per la riservatezza dei soggetti coinvolti. Nel decreto si prevede una nuova fattispecie di reato in relazione all‟illecita detenzione degli atti o dei documenti indebitamente detenuti; per tale reato è prevista la reclusione da sei mesi a quattro anni, da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio.

• Legge 4 aprile 2007, n. 41, di conversione in legge con modificazioni, del decreto-legge 8 febbraio 2007, n. 8 recante. Sicurezza negli stadi. Sono previste una serie di norme antiviolenza. Le pene

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per chi commette negli stadi lesioni gravissime contro pubblici ufficiali va da un minimo di 8 a un massimo di 16 anni; la diffida è aumentata sino ad 8 anni; il biglietto diventa nominativo e si potrà entrare allo stadio solo con un documento d‟identità; l‟arresto in flagranza differita viene portato da 36 a 48 ore. La messa a norma degli stadi a carico delle società non è stata inserita nella legge, ma il Governo aveva promesso di provvedervi presentando un successivo disegno di legge.

• Decreto legislativo 12 gennaio 2007, n. 11. Il decreto legislativo stabilisce le sanzioni che verranno applicate in Italia per le violazioni della disciplina comunitaria riguardante il commercio di oggetti che possono essere utilizzati per infliggere la pena di morte, torture o trattamenti crudeli o degradanti. L‟individuazione espressa di tali oggetti da parte delle norme europee direttamente applicabili in tutti gli Stati membri (regolamento n. 1236 del 2005) costituisce uno degli aspetti della politica di promozione del rispetto dei diritti umani e di lotta contro ogni genere di violazione della dignità umana perseguita dalla Comunità europea.

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C. Lo Sviluppo sostenibile

LE MISURE PER LE IMPRESE IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA I punti programmatici previsti per le imprese e il rilancio della competitività del nostro sistema produttivo erano molteplici. Ne citiamo solo alcuni tra i principali. Dovremo attuare una politica industriale …attraverso: - un sistema di incentivi mirato, oltre che a favorire lo sviluppo occupazionale nel suo complesso, allo sviluppo di attività di ricerca, al rafforzamento patrimoniale e dimensionale di impresa, all'incoraggiamento dei progetti di riconversione e all‟innovazione di prodotto nei settori individuati come strategici, con particolare riferimento al settore manufatturiero; - una riqualificazione della domanda pubblica, attraverso l'investimento in alcuni progetti nazionali prioritari. In particolare, crediamo che si debba chiaramente indicare dove si indirizzerà la domanda pubblica, offrendo le informazioni necessarie perché intraprendano adeguati investimenti: ad esempio, nelle tecnologie dell‟informazione e della comunicazione (ICT) in connessione con una politica di informatizzazione della PA; in pannelli solari, nei motori a metano, nella progettazione dei motori a idrogeno nel quadro di una politica di risparmio energetico, ecc; - il sostegno ai settori emergenti (biotecnologie, nanotecnologie, ecc), favorendo la crescita di nuove imprese ad alta tecnologia e rafforzando le imprese esistenti (aerospazio), anche attraverso interventi di sostegno fiscale all‟innovazione e al “venture capital”. Sarà importante attuare una nuova politica fiscale orientata a: - incoraggiare l‟accesso al capitale di rischio proprio o di terzi ed essere il più possibile neutrale riguardo alla scelta di finanziare l‟azienda con capitale proprio o di debito; - ritornare ad una dual income tax (DIT) semplificata; - favorire la crescita dimensionale e incoraggiare il consolidamento.

E’ stato il governo di centro sinistra a realizzare misure notevoli per le imprese, grandi, medie e piccole, al fine di favorirne lo sviluppo e la competitività. Dato per assunto che i rischi dell’iniziativa imprenditoriale vadano compensati con un prelievo fiscale equo – il nostro era il più alto d’Europa di parecchi punti – occorre che gli imprenditori si comportino come tali, che reinvestano gli utili, che accrescano le loro dimensioni, che si finanzino da sole il più possibile, che siano soggetto della crescita del Paese: questo il “segno” politico della ristrutturazione del prelievo fiscale sulle imprese. Anche per favorire l’accumulazione di capitale, la tassazione sulle imprese è stata ridotta dal 33 al 27,5% per l’IRES, dal 4,25 al 3,9% per l’IRAP. Al fianco della riduzione del prelievo è stata compiuta un’operazione di trasparenza dei bilanci delle imprese: vigeva, infatti, una differenza esagerata tra i risultati economici e l’imponibile fiscale, tra il cosiddetto bilancio civile e quello fiscale, oltre ad una complessità rara per arrivare alla base imponibile. E’ chiaro che non si tratta solo di una semplificazione, l’intera operazione decisa dal Governo ha comportato una “raddrizzata” alle operazioni di bilancio prima consentite - ai riporti delle perdite, al riconoscimento dei costi deducibili, al calcolo degli interessi passivi che però, paradossalmente, potevano rendere conveniente, in alcuni casi e per alcune imprese, di essere in perdita. 67


Sempre in favore degli imprenditori, prima ancora dell’intervento sulla tassazione, il Governo ha ridotto il costo del lavoro – favorendo in particolare l’impiego di lavoratori dipendenti, delle fasce salariali più bassi, del Mezzogiorno - per tutte le imprese (cosiddetto “cuneo fiscale”), con un intervento di riduzione pari a circa tre punti percentuali di retribuzione. La misura avrebbe forse dovuto essere meno “ecumenica” e agganciata, invece, ad obiettivi o risultati in termini di investimento, innovazione, ricerca. Riguardo al “popolo delle partite IVA”, è stata introdotta una riduzione degli adempimenti richiesti e una tassazione sostitutiva forfetaria del 20% per i contribuenti “minimi”, coloro il cui reddito lordo non superi i 30.000 euro l’anno, non abbiano dipendenti, non abbiano fatto investimenti oltre i 15.000 euro negli ultimi tre anni: non è chiaro quanti aderiranno, perché l’adesione comporta la rinuncia ad una serie di deducibilità (IVA e detrazioni di costi di varia natura). Da segnalare il fatto che l’imposta forfetaria ha una conseguenza: facendo un grossolano e rapido conto, chi ha un reddito doppio rispetto ai “minimi”, mettiamo pari a 60.000 euro, si ritroverà in tasca, al netto delle imposte che per lui non sono cambiate, rispetto al contribuente minimo, solo 8.000 euro in più (oltre ad essere poco equo, questo rischia di tradursi in un forte incentivo ad evadere?). La partita che è riuscita meglio al Governo è l’azione di contrasto all’evasione e all’elusione, avviata da subito, con il primo decreto legge, e che ha prodotto risultati anche molto maggiori delle aspettative: tali risultati hanno contribuito al risanamento dei conti pubblici e alla volontà di procedere ad una redistribuzione dei redditi, fortemente squilibrata negli ultimi anni. La tassazione sulle imprese 

 

IRAP (imposta regionale sulle attività produttive), sono ammessi in deduzione i contributi INAIL, 5.000 euro annui, per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato, 10.000 euro annui, per ogni lavoratore a tempo indeterminato impiegato in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, i contributi assistenziali e previdenziali per i lavoratori a tempo indeterminato, le spese per gli apprendisti, i disabili, gli assunti con contratti di formazione e lavoro e personale addetto alla ricerca e sviluppo, per le lavoratrici svantaggiate la deduzione è, rispettivamente, moltiplicata per 7 e per 5 nelle suddette aree, ma la maggiorazione deve rispettare il regolamento CE. Riduzione IRES dal 33 al 27,5%. Riduzione IRAP dal 4,25 al 3,9%. Riduzione del costo del lavoro: ai fini

Piccole e medie imprese, autonomi  

Agevolazioni fiscali fino a 5 milioni di euro per le piccole imprese, operative da almeno 2 anni, impegnate in operazioni di aggregazione aziendale. Alle piccole e medie imprese di produzioni musicali è attribuito un credito di imposta per la produzione e la promozione di opere prime o seconde di artisti emergenti (sono ammesse alle agevolazioni le imprese con fatturato annuo superiore a 15 milioni di euro e non possedute da un editore di servizi radiotelevisivi). Semplificazioni fiscali per i contribuenti minimi e marginali: imposta sostitutiva forfettaria del 20% per i redditi fino a 30.000 euro, nessun costo per dipendenti, nessun investimento superiore a 15.000 euro nell‟ultimo triennio. 68


Sviluppo e competitività 

  

Istituito il fondo per la competitività e lo sviluppo, presso il Ministero dello sviluppo economico: il fondo finanzia i progetti di innovazione industriale nelle aree tecnologiche dell‟efficienza energetica, della mobilità sostenibile, delle nuove tecnologie della vita, delle nuove tecnologie per il made in Italy e delle tecnologie innovative per i beni e le attività culturali. Istituito il fondo per la finanza d‟impresa: opera con interventi mirati a facilitare operazioni di concessione di garanzie su finanziamenti e di partecipazione al capitale di rischio delle imprese, gli interventi sono prioritariamente destinati al finanziamento di programmi di investimento delle imprese operanti in comparti di attività ad elevato contenuto tecnologico, al rafforzamento patrimoniale delle piccole e medie imprese localizzate nelle aree sottoutilizzate, a programmi di sviluppo di piccole e medie imprese. Istituito il fondo salvataggio e ristrutturazione imprese in difficoltà. Alta tecnologia: previsti contributi quindicennali per la partecipazione delle imprese aeronautiche a programmi industriali aeronautici e per lo sviluppo dell‟industria aeronautica ad alta tecnologia. Ai datori di lavoro di imprese interessate da processi di cessione è concessa l‟applicazione di sgravi contributivi fino a 10 milioni di euro.

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C. Lo Sviluppo sostenibile

IL MEZZOGIORNO IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Noi crediamo che, nell‟interesse dell‟intero paese, il Mezzogiorno rappresenti una priorità dell‟agenda politica dell‟Unione. Il primo dei progetti guida sui quali investire fin dal primo anno di legislatura riguarda la realizzazione di una rete di infrastrutture logistiche per lo sviluppo. Per questo saranno prioritari: - i collegamenti via cielo, mare e ferro; - i completamenti delle opere in corso e le loro interconnessioni; - i raccordi fra le reti locali e le reti “lunghe”; - la diffusione e l‟utilizzo delle nuove tecnologie logistiche. sarà anche indispensabile un intervento immediato, tanto sul fronte dei mezzi quanto dell‟organizzazione della giustizia al Sud che ne incrementi l‟efficienza, in modo progressivo ma monitorabile rispetto ad obiettivi prefissati e ne riduca i tempi. Alle aree urbane del Mezzogiorno sarà dedicato un Fondo per la riqualificazione e il recupero. la spesa per incentivi alle imprese andrà il più possibile finalizzata non a difendere l‟esistente ma ad accompagnare la transizione del sistema produttivo meridionale verso un assetto, per soggetti e prodotti, in grado di realizzare una competizione “alta” nel quadro internazionale. Gli incentivi saranno finalizzati a sostenere l‟innovazione di prodotto e di servizio, la riorganizzazione aziendale per una ottimale adozione delle nuove tecnologie; i processi di internazionalizzazione; l‟aumento stabile e qualificato dell‟occupazione. Saranno finalizzati ad interventi per filiere (specie agroalimentari) e distretti, per favorire processi di riorganizzazione produttiva e l‟attività di centri di servizi e di trasferimento tecnologico. In questo senso sarà declinato un intervento di fiscalità di vantaggio, da definire nelle sue modalità tecniche, d‟intesa con la Commissione Europea. Saranno potenziati i maniera particolare i consorzi fidi, e i fondi di garanzia (specie in agricoltura); così come gli strumenti per favorire crescita dimensionale delle imprese e la nascita di nuove imprese maggiormente innovative, come i fondi chiusi di investimento e le iniziative di venture capital. Non si tratterà di moltiplicare gli strumenti.

Anche nel caso del Mezzogiorno il programma di Governo è stato realizzato soltanto in parte. Molto carenti sono gli interventi sulle infrastrutture che continuano ad essere localizzati al Nord. Altrettanto grave è la presa di posizione di settori moderati della maggioranza che hanno difeso l’esistenza della società per il ponte di Messina tradendo così il programma con gli elettori. Dall’altro lato si inizia a ridefinire positivamente il sistema degli incentivi alle imprese. Ancora molto resta da fare sul fronte della legalità e della questione morale. La questioni spazzatura in Campania e sanità in Calabria hanno offuscato quanto di positivo realizzato, soprattutto nella finanziaria 2008 e soprattutto grazie all’azione dei gruppi della sinistra, dal Governo per il Mezzogiorno.

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NELLA FINANZIARIA 2007:  

Viene elevato il credito di imposta per le imprese del sud che acquistano nuovi beni strumentali. Viene aumentato il Fondo per le Aree Sottoutilizzate.

NELLA FINANZIARIA 2008 si introduce : 

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Credito d'imposta per nuova occupazione: per le regioni del Mezzogiorno si introduce uno sgravio di imposta automatico per le assunzioni a tempo indeterminato differenziato per sesso (416 euro per le lavoratrici e 333 euro per i lavoratori). L‟incentivo viene concesso a patto che le aziende siano in regola con le norme in materia di sicurezza, che non abbiano proceduto a licenziamenti nel periodo immediatamente precedente e si impegnino a conservare i posti di lavoro creati almeno per tre anni. Stanziati 600 milioni di euro nel triennio. [introdotto al Senato] Proroga al 2013 del credito d‟imposta per gli investimenti produttivi; E‟ stata differita al periodo d‟imposta 2008 (quindi al 2009) l‟applicazione del credito d‟imposta per i nuovi investimenti, previsto in favore delle imprese che investono nelle aree svantaggiate del Mezzogiorno. I “risparmi” così conseguiti – pari a 350 milioni per il 2008 - sono stati destinati al Fondo per gli interventi strutturali di politica economica. Il Governo attende la decisione di Bruxelles sulla legittimità della misura agevolativa: in caso di via libera dall‟Europa retrodaterà il credito di imposta. Finanziamento di un programma per giovani neo laureati finalizzato al loro inserimento nel mondo del lavoro con contratti a tempo indeterminato; completamente coperto dalle economie e/o dalle revoche dei programmi di agevolazione alle imprese, Finanziamento di Accordi di programma per l'industrializzazione e Poli di Innovazione nel Mezzogiorno; completamente coperto dalle economie e/o dalle revoche dei programmi di agevolazione alle imprese. Riduzione, alle imprese del sud che avviano programmi di innovazione tecnologica, degli oneri sociali per l‟impiego di tecnici e ricercatori; completamente coperto dalle economie e/o dalle revoche dei programmi di agevolazione alle imprese. Avvio delle zone franche urbane (zone degradate nelle grandi aree metropolitane del Sud) con azioni di riqualificazione del tessuto sociale ed economico. Stanziati 50 milioni di euro per il 2008 e 50 milioni di euro per il 2009; Creazione di un Fondo per la gestione delle quote di emissione di gas serra; completamente coperto dalle economie e/o dalle revoche dei programmi di agevolazione alle imprese. Finanziamento aggiuntivo per il FAS (Fondo aree sottoutilizzate) di 1.000 milioni di euro per il 2008. il FAS costituisce l‟elemento principale del quadro strategico nazionale 20072013 che è il programma di investimenti nazionali, regionali e comunitari diretto a favorire i processi di sviluppo economico-sociale delle regioni del Sud Italia Agevolazioni fiscali: per le imprese del sud che fatturano meno di 5 milioni di euro i tetti ai crediti di imposta vengono derogati per gli investimenti in ricerca e sviluppo. Stanziati 10 milioni di euro a partire dall‟anno 2008. Finanziamento degli interventi per lo sviluppo delle attività produttive in essere dentro gli “accordi di programma”; completamente coperto dalle economie e/o dalle revoche dei programmi di agevolazione alle imprese. Rinegoziazione dei mutui accesi ai sensi della legge 44 del 1986 sull'imprenditoria giovanile nelle aree disagiate del Mezzogiorno: Sviluppo Italia potrà rinegoziare i mutui

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concessi ai giovani imprenditori del sud sanando così molte situazioni critiche dovute al precedente vuoto normativo. 3 milioni di euro nel triennio. PER LA CALABRIA E LA SICILIA sono stati varati una serie di provvedimenti specifici: • Ammodernamento e potenziamento della viabilità secondaria, non gestita da Anas, esistente in Calabria e Sicilia: si prevedono nel triennio stanziamenti complessivi pari 1.050 milioni di euro per la Regione siciliana e 450 milioni per la Regione Calabria. • Stabilizzazione degli LSU: contributo di 50 milioni di euro a decorrere dall‟anno 2008. Nel Decreto legge n. 159 si era già riusciti ad attribuire, oltre ai 60 milioni di euro previsti per la stabilizzazione degli LSU della Calabria, anche 10 milioni per gli LSU della Campania. Nel complesso, dal 2007 al 2010, saranno spesi 340 milioni per la stabilizzazione degli LSU. • Potenziamento del trasporto merci marittimo da e per la Sicilia, anche con riferimento alle merci pericolose, per la realizzazione di interventi di adeguamento dei servizi nei porti calabresi e siciliani. Stanziati 12 milioni di euro per il 2007. • Viabilità: realizzazione di interventi e servizi di messa in sicurezza della viabilità statale,della Calabria e della Sicilia per l'emergenza di trasferimento del traffico per i lavori sul tratto Bagnara-Reggio Calabria dell'autostrada A3. Stanziati 7 milioni di euro per l'anno 2007. • Potenziamento del trasporto ferroviario pendolare sulla tratta Rosarno-Reggio CalabriaMelito Porto Salvo e del collegamento ferroviario con l'aeroporto di Reggio Calabria. Stanziati 40 milioni di euro. • Potenziamento del trasporto marittimo passeggeri nello Stretto di Messina e potenziamento del collegamento veloce dell'aeroporto di Reggio Calabria con Messina ed altri eventuali scali. Stanziati 40 milioni di euro. • Adeguamento dei collegamenti marittimi tra le città di Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni. 1 milione di euro per la stipula di nuovi contratti di servizio. (D.L. 159) • Definizione della posizione creditizia vantata dalla società Ferrovie della Calabria S.r.l. nei confronti della Regione Calabria. • finanziamento dei lavori di ammodernamento dell’autostrada A3 nel tratto Gioia Tauro – Reggio Calabria e per migliorare la qualità del servizio di trasporto e di sicurezza nello Stretto di Messina. Stanziati 50 milioni di euro nel triennio • Finanziamento dei lavori di ammodernamento dell’aeroporto di Reggio Calabria. Stanziati 1,5 milioni di euro. • Aumento del capitale sociale delle Ferrovie della Calabria S.r.l., delle ferrovie Apulo Lucane S.r.l., delle ferrovie del Sud-Est S.r.l. Stanziati 10 milioni di euro. • Stabilizzazione dei lavoratori precari della protezione civile della Regione siciliana. • Valorizzazione dei parchi archeologici siciliani nei siti UNESCO. Stanziati 3 milioni di euro nel triennio.

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C. Lo Sviluppo sostenibile

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Il programma dell‟Unione individuava tra le molteplici cause del declino del sistema Paese gli alti costi e la bassa qualità delle infrastrutture (logistica, acqua, ambiente) e in particolare la debolezza delle infrastrutture viarie e della logistica. Per questo da un lato si proponeva di rilanciare la politica economica e sociale realizzando nuove infrastrutture per competere nell‟economia globale, e dall‟altro riteneva che il successo delle proprie politiche economiche si sarebbe misurato in base alle infrastrutture e ai sistemi di mobilità che si sarebbe riusciti a creare, in grado di migliorare la qualità dei territori e delle città. Con riferimento alle infrastrutture dei trasporti – ferma restando la necessità di migliorare la qualità, l‟efficienza e la sicurezza delle infrastrutture esistenti – erano indicate alcune priorità da realizzare, così sintetizzabili: - l'investimento sulle aree portuali e retroportuali nel quadro del più generale investimento sulle autostrade del mare; - l‟integrazione con le grandi reti europee, attraverso opere nuove oppure ristrutturazioni delle esistenti; - la valorizzazione del coinvolgimento dei cittadini e delle istituzioni dei territori interessati dagli interventi di infrastrutturazione; - la scelta di dare priorità alle direttrici già vicine alla saturazione dei traffici, come ad esempio quelle verso il Gottardo e il Brennero; - la scelta di avvantaggiare la ferrovia nella ripartizione modale; Prioritario veniva considerato anche il rifinanziamento degli incentivi per l‟intermodalità e il sostegno alle attività delle imprese armatoriali finalizzate allo sviluppo del sistema intermodale; lo sviluppo delle reti metropolitane e del trasporto pubblico locale. Con riferimento al settore specifico delle ferrovie, ci si proponeva di proseguire lungo il solco tracciato dai governi di centrosinistra nell'adozione dello standard di Alta Capacità della rete; di adottare un programma pluriennale di investimento sul materiale rotabile; di investire sulla sicurezza nei trasporti, anche stradali in questo caso. Per quanto riguarda il Mezzogiorno, ci si proponeva di lanciare lo sviluppo partendo dalla realizzazione di una rete di infrastrutture logistiche e sospendendo l‟iter procedurale riguardo al ponte sullo Stretto di Messina per realizzare altre priorità infrastrutturali (sistema autostradale e ferroviario, Salerno-Reggio Calabria-Palermo, reti idriche, Statale Ionica, porti e cabotaggio).

Al momento dell’insediamento nel maggio 2006 del Governo Prodi la suddivisione, per motivi legati più agli equilibri politici all’interno della coalizione che non ad esigenze funzionali, in due diversi e distinti dicasteri delle competenze in tema di Infrastrutture e Trasporti è il vizio di fondo che ipoteca sin dalle sue origini l’efficacia dell’azione del nuovo Governo Prodi. In ogni caso, viene sospeso il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, mentre il Progetto TAV TorinoLione viene escluso dalla Legge Obiettivo e rinviato alle procedure ordinarie. Sono stati rescissi alcuni dei contratti dell’Alta velocità ferroviaria che hanno portato nell’arco di 14 anni ad una lievitazione dei costi del 400-500%. Il Ministro per le infrastrutture ha selezionato le opere prioritarie ma la selezione è stata effettuata senza criteri di sostenibilità e valutazione ambientale strategica e senza dialogo con i Ministri dei Trasporti e per l’Ambiente. Il Governo ha dovuto intervenire per correggere il tiro. E’ stato costituito un fondo, derivante dalla quota inoptata del TFR, per reperire risorse ingenti

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per la costruzione di opere di interesse nazionale. Ci sono anche le prime risposte a favore della mobilità sostenibile (vedi anche la scheda sui Trasporti). GLI IMPEGNI A FUTURA MEMORIA DEL DUO BERLUSCONI-LUNARDI Il nuovo Piano Generale dei Trasporti e della Logistica (PGTL), è stato adottato nel marzo 2001 al termine di un lungo confronto tecnico e politico dal Governo dell'Ulivo. Il nuovo piano, impostato con chiari obiettivi di sostenibilità ambientale e riconoscimento dei costi esterni nei trasporti, con una strategia di non "solo infrastrutture", puntava sulla logistica, efficienza e risparmio energetico nei trasporti. Le città erano considerate una priorità nell'azione per la mobilità sostenibile. Il PGTL non viene attuato perché il Governo Berlusconi vince le elezioni del 2001 e punta a “solo Infrastrutture e Grandi Opere”, con il Piano di opere strategiche (Legge obiettivo, n. 443/2001), pari a 173,4 miliardi di euro per investimenti nei successivi 10 anni. Di queste opere ben il 58% sono investimenti stradali ed autostradali a sostegno del traffico motorizzato. Si sottolinea che gli Enti Locali venivano esclusi di fatto da ogni processo decisionale. Nell‟ ottobre 2006 il Cipe ha realizzato una ricognizione sullo stato di attuazione della legge obiettivo, verificando che a quella data: - su 173,4 mld di opere, era avviata la procedura per circa il 52% di esse. Di queste lo 0,7% era ultimato, l‟8,8% in cantiere, il 7,4% affidate, il 3,4 in gara, il 32% al progetto preliminare, il 26% al progetto definitivo. In totale il 78,9% degli interventi inclusi nella lista risultava privo di copertura; - per coprire il costo delle opere approvate dal 2002 al 2006, pari a 90,9 miliardi di euro, esisterebbero risorse finanziarie ad oggi disponibili solo per 36,6 miliardi di euro, mentre mancherebbero ben 54,3 miliardi di euro. Le opere ultimate sono state pari a poco più di 1 miliardo di euro di investimenti e le opere cantierate pari a 15,3 miliardi di euro. Il Governo Berlusconi aveva assunto tutta una serie di impegni, ma ….a futura memoria. IL GOVERNO PRODI Appena insediato il governo Prodi si è trovato di fronte ad una situazione finanziaria gravissima: FS Spa, a partire da giugno 2006 non aveva un solo euro in cassa; stessa situazione per l‟ANAS Spa con il rischio, non solo per le retribuzioni dei lavoratori ma anche del blocco dei lavori di infrastrutturazione su ferrovie e strade ove lavoravano centinaia di imprese e centinaia di migliaia di lavoratori. Inoltre nei porti si era in presenza di un blocco quinquennale di finanziamenti. Sul trasporto pubblico locale non erano previsti fondi spendibili neanche per il rinnovo contrattuale degli autoferrotranviari. Per far fronte all‟emergenza il Governo emana il decreto legge n. 223 del 2006 e assegna: - 60 milioni di euro all‟anno a decorrere dal 2006, direttamente alle regioni per i servizi di trasporto pubblico locale. - 1.800 milioni di euro per il 2006 a FS Spa. - 1.000 milioni di euro per il 2006 a ANAS Spa. - 90 milioni di euro per il 2006 e 2007 per gli investimenti delle Autorità Portuali. L’Allegato Infrastrutture al DPEF 2007: elaborato a metà luglio del 2006 dal Ministro delle Infrastrutture Di Pietro risente della mancanza di concertazione con gli altri dicasteri e presenta un quadro ricognitivo irrealistico degli impegni e dei fabbisogni economico e finanziari e fa proprie le stime del Governo Berlusconi che valutava gli impegni per le infrastrutture strategiche in 173 miliardi di euro e i finanziamenti disponibili in 58 miliardi e 400 milioni. In realtà, il costo complessivo del programma ammontava ad oltre 264 miliardi di euro e il CIPE ha calcolato in soli 74


36 miliardi di euro i finanziamenti disponibili. Nell‟Allegato, inoltre, si trovano inaspettate valutazioni positive sulle norme e le procedure derivanti dalla legge Obiettivo, che risultano essere in aperto contrasto con la valutazione contenuta nel programma di governo dell‟Unione. Prodi e Padoa-Schioppa correggono il tiro dichiarando, invece, in relazione alle procedure e all‟attuazione del programma delle infrastrutture strategiche, che la condizione è preoccupante per il numero di progetti esorbitante rispetto alla compatibilità finanziaria, richiamando, tra l‟altro, esplicitamente la valutazione dei 264 miliardi di euro. A partire dalla Finanziaria 2007 (legge 296/2006) vengono concretizzate una serie di misure volte a: 

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per la prosecuzione degli interventi relativi al Sistema "Alta Velocita/AltaCapacita'" della linea Torino-Milano-Napoli è autorizzata la spesa complessiva di 8.100 milioni di euro nel periodo 2007-2021 e, inoltre, viene data continuità agli impegni quindicennali per l‟AV per complessivi 200 milioni di euro. iscritto a bilancio il debito sommerso di 12,5 miliardi di euro accumulato da Infrastrutture SpA nel periodo 2001-2005 per finanziare l’Alta Velocità, dati 2.000 milioni di euro al capitale sociale di FS SpA e alla rete ferroviaria ordinaria (pari al deficit accumulato nel solo 2006 da FS SpA). Trenitalia: 3.600 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007-2008 per la rete tradizionale. Attuazione del piano degli investimenti per 400 milioni di euro nel 2007; 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007-2008 destinati ai sistemi di sicurezza ferroviari e del materiale rotabile; 400 milioni di euro per il 2007 per gli obblighi di servizio pubblico resi da Trenitalia fino al 2003 e 311 milioni di euro per il 2007 per i contratti di servizio con le Regioni. per la prosecuzione delle opere strategiche di preminente interesse nazionale previste dalla Legge Obiettivo si concedono contributi quindicennali di 100 milioni di euro annui di cui 50 milioni per 3 anni per la Pedemontana Lombarda, che si aggiungono allo stanziamento di 189 milioni di euro, autorizzati a decorrere da ciascuno degli anni 2007, 2008, 2009. Mezzogiorno: finanziamento di 500 milioni di euro per l‟autostrada Salerno-Reggio Calabria e 2,4 miliardi di euro per opere stradali e viarie in Sicilia e in Calabria. Roma: stanziati 150 milioni di euro annui, risorse anche per Roma sede EXPO 2015. Venezia: stanziati 15 milioni di euro annui per la salvaguardia di Venezia. costituito un fondo, derivante dalla quota inoptata del TFR pari a 6.876 milioni per il 2007, 6.803 milioni per il 2008 e 10.799 milioni di euro per il 2009, di cui la maggior parte delle risorse sono destinate alla costruzione di opere di interesse nazionale. nuove disposizioni sulle concessionarie autostradali: un nuovo regime regolatorio che mette in discussione le posizioni di rendita acquisite, chiedendo ai concessionari vecchi (nel momento del rinnovo delle concessioni) e nuovi la presentazione di piani economicofinanziari, che includano anche le spese accessorie e documentino, nel dettaglio, gli investimenti realizzati e da realizzare (sulla base di analisi accurate delle stime previsionali di traffico). Vengono rafforzati così i poteri del Ministeri dell‟Economia e delle Infrastrutture che, sulla base di informazioni più dettagliate e complete possono, d‟ora in poi, valutare se gli aumenti tariffari richiesti sono giustificati o no. Sicurezza stradale: 60 milioni di euro annui nel triennio 2007-2009; 23 milioni di euro per le Autostrade Torino-Savona e Firenze-Bologna; messa in sicurezza delle gallerie a canna singola. Porti e cantieristica navale: 12 milioni di euro per le giornate di mancato avviamento al lavoro dei portuali per il 2007; autonomia finanziaria delle Autorità Portuali; 100 milioni di 75


euro per gli hub portuali di interesse nazionale a partire da Gioia Tauro; 30 milioni di euro annui per il triennio 2007-2009 per la ricerca e la cantieristica navale; 30 milioni di euro per incentivare la demolizione dei traghetti vetusti; 8 milioni di euro per le strutture delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera. Trasporto pubblico locale: fondo per le Regioni di 100 milioni di euro annui per il triennio 2007-2009, destinato a contributi per l‟acquisto di nuovi veicoli a minor impatto ambientale; 60 milioni di euro annui dal 2007 per il rifinanziamento del trasporto pubblico; 190 milioni di euro a decorrere dal 2007 per il cofinanziamento degli oneri sostenuti dalle Regioni per il rinnovo del contratto collettivo 2004-2007 degli autoferrotranvieri. Autotrasporto: 330 milioni di euro per favorire la riforma dell‟autotrasporto e salvaguardare la competitività delle imprese, favorendone la riqualificazione imprenditoriale; agevolazioni fiscali per le imprese di autotrasporto (ciò produrrà un abbattimento del reddito d‟impresa ai fini Irpef e Irap).

Allegato Infrastrutture Dpef 2008: Il documento identifica le opere prioritarie che il governo Prodi intende realizzare o avviare nel periodo 2008-2012. Il complesso degli interventi selezionati risulta di 118 miliardi, di cui 44 mld da reperire (il 38%). Gli investimenti sono divisi tra: opere prioritarie della Legge Obiettivo “in corso”, infrastrutture delle reti TEN dei grandi valichi alpini, interventi per il Mezzogiorno del PON Reti e Mobilità. Il 50% del costo degli investimenti previsti è un elenco di strade ed autostrade per un totale circa di 1100 km. Le risorse pubbliche da reperire per gli investimenti sono destinate per il 22% alle autostrade, per il 61% alle ferrovie, per l‟11% ai sistemi metropolitani, 2,5% ai porti ed 1,1% agli aeroporti. Le risorse per autostrade devono essere reperite mediante project financing e proroghe delle concessioni autostradali. Secondo la Sinistra la selezione è stata effettuata senza criteri di sostenibilità e valutazione ambientale strategica e senza dialogo con i Ministri dei Trasporti e per l‟Ambiente. Nella legge finanziaria 2008:  

Circa due miliardi e mezzo di euro vengono destinati al capitolo investimenti da realizzare nell'anno in corso, di questi: oltre un miliardo è destinato al gruppo Ferrovie, mentre 215 milioni sono stati stanziati a favore dell'ANAS. circa un miliardo, infine, è destinato ad interventi per la mobilità a Milano, Roma, Napoli e per il Mose di Venezia; il resto è stato destinato ad investimenti in materiale rotabile nella regione Calabria, al potenziamento del trasporto marittimo passeggeri nello stretto di Messina e a interventi di collegamento stradale nella Regione Friuli-Venezia Giulia. A ciò si aggiungono 7 miliardi di euro complessivamente previsti per investimenti in infrastrutture, anche grazie al rifinanziamento delle opere previste dalla legge obiettivo per il triennio 2008-2010, risorse che si aggiungono agli oltre 3 miliardi stanziati nella precedente finanziaria.

Nel complesso, si perviene ad un importo complessivo destinato alle infrastrutture pari a quasi 35 miliardi di euro. L'effettiva allocazione di tutte queste risorse ai progetti inseriti nei principali programmi infrastrutturali è stata accompagnata – secondo il Governo - da una attenta verifica. Ricordiamo che la media annuale della precedente legislatura è stata di circa 1,8 miliardi di euro.

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Trasporto pubblico locale: si tratta di una innovazione profonda per la soluzione strutturale del sistema del trasporto pubblico locale, mediante un diverso meccanismo di attribuzioni di risorse economiche attraverso la compartecipazione al gettito dell‟accisa sul gasolio per autotrazione e l‟istituzione di un apposito Fondo per la promozione e il sostegno allo sviluppo del trasporto pubblico locale (dotazione di 113 milioni di euro per il 2008, 130 milioni di euro per il 2009 e 110 milioni di euro per il 2010). La regione è individuata come unico soggetto regolatore del comparto. A loro volta le regioni conferiscono a province, comuni ed enti locali le funzioni in materia di trasporto pubblico locale che non richiedano un unitario esercizio a livello regionale. La compartecipazione al gettito dell‟accisa sul gasolio per autotrazione, consente la realizzazione dei seguenti obiettivi: a) promozione dello sviluppo dei servizi; b) attuazione del processo di riforma del settore; c) garanzia delle risorse necessarie per il mantenimento dell‟attuale livello dei servizi, incluso il recupero dell‟inflazione degli anni precedenti. Inoltre viene finalmente riconosciuto il diritto alla detrazione d'imposta dal reddito delle persone degli oneri sostenuti, nel corso del 2008, per l'acquisto degli abbonamenti nella misura del 19 per cento per un importo non superiore a 250 euro. Porti, cantieristica e armatoria: 6 milioni di euro nel 2008 e 14 milioni di euro nel 2009 per il completamento degli interventi in favore delle costruzioni e trasformazioni navali e degli investimenti; 14 milioni di euro nel 2008, 21 milioni di euro nel 2009 e 25 milioni di euro nel 2010 per gli investimenti delle imprese marittime per il rinnovo e l'ammodernamento della flotta; 4 milioni di euro nel 2008 e 10 milioni di euro nel 2009 per la demolizione del naviglio obsoleto, nonché l‟istituzione di un fondo per interventi per migliorare l‟efficienza energetica e ridurre le emissioni in atmosfera delle navi passeggeri. Si dispone infine la modifica del regime di determinazione della base imponibile di alcune imprese marittime (c.d. tonnage tax). Autotrasporto e intermodalita’: utilizzo delle risorse volte a incentivare, attraverso gli Ecobonus (77 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010), l‟utilizzo delle autostrade del mare da parte delle imprese di autotrasporto; 20 milioni di euro per il 2008, 22 milioni di euro per il 2009 e 7 milioni di euro per il 2010 finalizzato a fronteggiare i problemi di mobilità e sicurezza a seguito dei lavori di ammodernamento della A3 nel tratto Gioia Tauro-Reggio Calabria e la sicurezza dello Stretto di Messina, per il potenziamento della sicurezza dell‟aeroporto di Reggio Calabria a valere sulle risorse destinate all‟ENAC; 1,5 milioni di euro per assicurare la continuità territoriale dell‟Isola d‟Elba; 20 milioni di euro nel 2008 e 15 milioni di euro negli anni 2009 e 2010 per gli investimenti per lo sviluppo del trasporto merci per ferrovia, il trasporto combinato e di merci pericolose e gli investimenti per le “autostrade viaggianti”; 30 milioni di euro per il 2008 per la ricapitalizzazione di alcune società ferroviarie in concessione; 104 milioni di euro per l‟anno 2008; per il finanziamento dei servizi pubblici ferroviari di viaggiatori e merci sulla media e lunga percorrenza. Trenitalia: nelle more della stipula dei nuovi contratti di servizio pubblico, si autorizza il Ministero dell‟economia a corrispondere a Trenitalia spa le somme (1.391 milioni di euro) previste nel bilancio di previsione dello Stato per il 2008, destinate agli obblighi di servizio pubblico nel settore dei trasporti per ferrovia. Infrastrutture: ai fini della realizzazione del Sistema Alta Velocità-Alta Capacità, compreso nella Rete Transeuropea di trasporto, il CIPE con delibera, su proposta del Ministro delle infrastrutture, di concerto con i Ministri dei trasporti e dell‟economia e delle finanze, determina l‟ammontare della quota del canone di utilizzo dell‟infrastruttura ferroviaria che concorre, fino a copertura dei costi del Sistema, alla copertura dei costi di investimento, nonché i criteri e le modalità attuative; 10 milioni di euro per il 2010 per la progettazione e l‟avvio delle tratte metropolitane di Bologna e Torino, e di 10 milioni di 77


euro per il 2009 per la progettazione e l‟avvio della metropolitana di Firenze; 5 milioni di euro per il 2008 e di 4 milioni di euro per il 2009, per la progettazione e l‟avvio della realizzazione del passante grande di Bologna; per la prosecuzione degli interventi di realizzazione delle opere strategiche (legge obiettivo) è autorizzata la concessione di contributi quindicennali di 100 milioni di euro a decorrere da ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010. Tale finanziamento quindicennale corrisponde, in termini di volume attivabile, a circa 3,29 miliardi di euro, di cui 5 milioni di euro, a decorrere rispettivamente dall‟anno 2008 e dall‟anno 2009, per la prosecuzione degli interventi di ricostruzione nelle zone del Molise e della provincia di Foggia colpite dal sisma del 2002 e 3 milioni di euro per il 2008 e 2 milioni di euro per il 2009, per la realizzazione delle opere accessorie agli interventi per la Pedemontana di Formia; per la realizzazione di importanti arterie viarie si dispone la possibilità di costituire apposite società di diritto pubblico partecipato da ANAS e regioni interessate, cui trasferire i poteri concessori e aggiudicatori di ANAS. Le attività di gestione e manutenzione del raccordo autostradale di collegamento tra il tronco Venezia-Trieste della A4 e della tratta Venezia-Padova saranno trasferiti, una volta completati le opere di realizzazione, ad apposita società per azioni costituita tra ANAS e regione Veneto; 4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 le risorse per la prosecuzione degli interventi per la salvaguardia di Venezia: contributo decennale di 10 milioni di euro annui a decorrere dall‟anno 2008 per la realizzazione del secondo stralcio del sistema ferroviario metropolitano-regionale veneto che intende collegare le maggiori città venete con treni regionali per alleggerire il traffico su gomma. Per i porti La legge 247/07 ha previsto il finanziamento di 12 milioni di euro per il 2008 per le giornate di mancato avviamento al lavoro dei lavoratori portuali. Inoltre viene sancito che le imprese autorizzate a lavorare nei porti dovranno certificare, già in sede di rilascio della oncessione, l‟applicazione del contratto collettivo nazionale dei lavoratori portuali anche ai fini della sicurezza sul lavoro. Gli appalti TAV Con il decreto legge liberalizzazioni del 31 gennaio 2007, n. 7 il Governo ha revocato i contratti di appalto per l'alta capacità ferroviaria Milano- Verona, Verona-Padova e Terzo Valico Genova-Milano. Il Tar Lazio aveva a luglio sospeso l'efficacia dei provvedimenti, successivi alla legge, con cui Rfi ha revocato la concessione a Tav e con cui la stessa Tav ha disposto la risoluzione dei contratti con i tre general contractor. Il Tar ha inoltre rinviato la questione alla Corte di Giustizia europea per verificare, come chiesto dalle imprese ricorrenti, la presunta incompatibilità con le norme europee. I contratti TAV revocati erano stati affidati senza gara nel 1991. Ad ottobre, invece, il Consiglio di Stato ha dato ragione al Governo dando il via libera alla norma del pacchetto di liberalizzazioni, che introduceva l'obbligo di rimettere a gara le tre tratte TAV. La sentenza del Consiglio di Stato mette nelle condizioni di fare finalmente le gare per la Tav, senza rallentamento dei tempi.

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C. Lo Sviluppo sostenibile

LE POLITICHE AMBIENTALI IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA I principi generali su cui si è basato il programma sono stati: una nuova alleanza con la natura e l’innovazione e la sicurezza in campo energetico. Gli obiettivi iniziali erano molteplici: - attuazione del protocollo di Kyoto con misure interne che consentissero di raggiungere almeno l‟80 % degli obblighi di riduzione, e facendo ricorso, per la parte restante, agli interventi di cooperazione internazionale previsti dal Protocollo stesso; - raddoppio delle “nuove fonti rinnovabili” (eolico, biomasse, fotovoltaico, solare a concentrazione, solare termico, idroelettrico di piccola taglia , geotermia), in modo da giungere al 2011 al 25% di produzione elettrica da rinnovabili; a tal fine s‟intendeva rivedere il sistema d‟incentivazione delle fonti rinnovabili; - stop definitivo ai condoni e una legge quadro sul governo del territorio, affinché esso non sia più consumato ma recuperato, affinché si tenga conto della biodiversità e si promuova la prevenzione dai rischi di dissesto; - provvedimenti per la montagna; - tutela del mare; - conservazione e arricchimento del grande patrimonio della biodiversità anche grazie a reti ecologiche entranti nella pianificazione territoriale; - priorità alla mobilità sostenibile con risorse per il miglioramento del trasporto pubblico locale cittadino; - particolare attenzione alle politiche per i rifiuti, con la garanzia del principio di prossimità e responsabilità territoriale nella gestione dei rifiuti solidi urbani, con la priorità alla prevenzione, al riuso ed al riciclo dei materiali, con la promozione della riduzione della loro produzione, con incisivi controlli sulla legalità, l‟economicità e l‟efficacia delle gestioni, con la bonifica dei siti contaminati, e con la riorganizzazione e il rafforzamento del sistema dei controlli, in particolare dell‟Agenzia nazionale per la protezione dell‟ambiente e per i servizi tecnici (APAT).

I provvedimenti sulle tematiche ambientali sono stati collocati soprattutto all’interno delle due leggi finanziarie 2007 e 2008, che possono essere quindi considerate due tappe della politica in merito del governo; la finanziaria 2008 ha in gran parte prorogato decisioni della precedente e ne aggiunte di nuove. Gran parte di quanto indicato nel programma di governo è stato attuato o avviato. Inoltre è stata promossa la “Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici”, un‟iniziativa importante non soltanto per l‟obiettivo (integrazione delle azioni di riduzione delle emissioni di gas serra e delle azioni di adattamento sostenibile nelle politiche sociali, finanziarie, economiche e del territori), ma anche per la promozione di una coscienza collettiva dei cittadini e della responsabilità delle istituzioni. Tuttavia l’operato del governo su due questioni è rimasto insufficiente: l’aggiornamento e il miglioramento del Codice dell’ambiente, il cui iter si è interrotto, e il problema dei rifiuti (seppure siano stati emanati diversi provvedimenti) soprattutto alla luce dell‟emergenza in Campania nell‟ultima parte della legislatura. Va inoltre segnalato che lo scioglimento anticipato del Parlamento non ha permesso di portare a termine la formulazione della nuova legge urbanistica.

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Protocollo di Kyoto e qualità dell’aria  

Con la finanziaria 2007 è stato istituito un Fondo per l‟attuazione del Protocollo di Kyoto e sono stati stanziati 200 milioni di euro all‟anno nel triennio 2007-2009; la finanziaria 2008 ha riconfermato lo stanziamento. E‟ stata attuata la direttiva CE sull‟inquinamento dell‟aria (livelli e limiti degli inquinanti, valutazioni, stazioni di misurazione, trasmissione informazioni).

Biodiversità e Aree protette  

Nel 2007 sono stati stanziati: 20 milioni di euro per attuare programmi di intervento per le aree protette, per la difesa del mare e la tutela della biodiversità nel Canale di Sicilia. Per sostenere i parchi sono stati stanziati 250.000 euro per il 2007 per l‟istituzione del Parco delle Egadi e del litorale trapanese, del Parco delle Eolie, del Parco dell‟isola di Pantelleria, e del Parco degli Iblei; 150 milioni di euro per il triennio 2008-2010 per la riforestazione di aree incolte e per la creazione di parchi nei comuni in situazione di maggiore crisi ambientale. Inoltre è stato stabilizzato il personale dei parchi Gran Sasso, Monti della Laga, Maiella, ed è stato riperimetrato quello dello Stelvio. Per la montagna è stato istituito l‟Ente italiano montagna ed è stato istituito un fondo. Acqua

E‟ stata stabilita una moratoria di un anno alle concessioni della risorsa idrica, con effetto sospensivo anche per le procedure avviate, recependo così quanto da tempo i movimenti per l'acqua chiedevano, attraverso le mobilitazioni territoriali e la campagna nazionale di raccolta firme per una nuova legge d'iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua. Energia Sulla materia il provvedimento più importante è stata l‟incentivazione alle energie rinnovabili effettuata con la finanziaria 2008 (tariffe favorevoli; semplificazione delle procedure di autorizzazione degli impianti; facilitazione nelle fasi di connessione degli impianti, di acquisto e trasmissione dell'elettricità da fonti rinnovabili; 'armonizzazione delle funzioni di Stato e Regioni in materia; ulteriori incentivazioni per il fotovoltaico riservate agli enti locali). Inoltre è stata fatta chiarezza in merito a quali impianti vantino il diritto di accesso agli incentivi riservati alle rinnovabili, superando il noto inganno del regime del CIP6. E‟ stata incentivata la cogenerazione ad alto rendimento di calore ed energia (generazione simultanea in un unico processo di energia termica ed elettrica o di energia termica e meccanica o di energia termica, elettrica e meccanica). Salvaguardia del territorio

Con le finanziarie 2007 e 2008 sono stati stanziati fondi molto ampi per il monitoraggio della difesa del suolo (acquisizione dati e integrazione con il sistema informativo unico e la 80


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rete nazionale integrati di rilevamento), ed è stato istituito un Osservatorio per la raccolta, l‟aggiornamento, l‟elaborazione e la diffusione dei dati. E‟ stata riformata l‟Agenzia per la protezione dell‟ambiente e per i servizi tecnici. E‟ stato finanziato il piano irriguo nazionale, volto ad intervenire con interventi di ammodernamento delle opere per l’irrigazione. Istituito il Fondo per lo sviluppo sostenibile per finanziare progetti per la sostenibilità ambientale di settori economico-produttivi o aree geografiche, l‟educazione e l‟informazione ambientale e progetti internazionali per la cooperazione ambientale sostenibile (25 milioni di euro l‟anno per il triennio 2007-2009). Trasporto sostenibile

E‟ stato istituito il Fondo per la mobilità sostenibile con la finanziaria 2007, e l‟attenzione è stata riconfermata con la finanziaria 2008 (potenziamento ed aumento dell‟efficienza dei mezzi pubblici, con particolare riguardo a quelli meno inquinanti e ai comuni a maggiore crisi ambientale, incentivazione dell‟intermodalità, incentivi e disincentivi per privilegiare la mobilità sostenibile, strumenti del mobility management e del carsharing, realizzazione di centri direzionali di smistamento merci per migliorare la logistica e per il progressivo uso di veicoli a basso impatto ambientale). I rifiuti Il commissariamento straordinario di alcune regioni nella gestione dei rifiuti dura da troppo tempo e si è rivelato inefficace. Anche in Campania doveva finire prima ed è stato impostato su un piano sbagliato. Il governo Prodi ha ereditato una situazione incancrenita, oltre che dal fallimento delle classi dirigenti locali che si sono succedute al governo della regione, dall‟inerzia e dagli errori del governo Berlusconi. Per 5 anni il ministro Matteoli non ha fatto nulla e il suo sottosegretario campano (capo di Forza Italia in Campania) non ha mai parlato di rifiuti, facendosi vedere a rappresentare il Governo in Parlamento meno di dieci volte su migliaia di sedute d‟aula e di commissione. In meno di due anni il governo Prodi ha affrontato la questione arrivando infine a definire alcuni indirizzi generali e specifici sulla Campania: 1) La gestione straordinaria ora ha finalmente un termine ed è stato nominato per questo un commissario liquidatore. Al di là delle responsabilità trascorse (che non dimentichiamo) tutti ora si stanno misurando su piani urgenti di corretta gestione. 2) La priorità adesso è la raccolta differenziata e decisiva in tal senso è la responsabilizzazione piena delle province . Separando gli imballaggi e distinguendo la frazione secca dall'umido si possono drasticamente ridurre i rifiuti da smaltire. 3) I rifiuti accumulati finora vanno tolti dalla strada e dalle discariche abusive della Campania, anche con l'aiuto del genio militare, per scongiurare i rischi per la salute e la sicurezza dei cittadini campani e per bloccare il sistema camorristico sulla movimentazione. A tal fine le soluzioni tampone e la scelta dei siti necessari a superare l‟emergenza dovranno essere ricercate attraverso il massimo coinvolgimento delle comunità e dei poteri locali evitando ogni tentazione di militarizzazione dell‟emergenza. 4) Anche in Campania non serve una disputa ideologica sui termovalorizzatori. Non sono "la" soluzione, non sono "la" priorità. La loro funzione integrativa (come quella delle discariche) dipende dalle attività di differenziazione e di riduzione/riuso. SD non rimette certo in discussione l‟attività dei termovalorizzatori del nord e l‟utilità di costruirne in ciascuna delle regioni più grandi del centro sud, anche in Campania. Va comunque scongiurato il rischio di una proliferazione di

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termovalorizzatori in Campania perché, nonostante siano già tre quelli ad oggi previsti, ulteriori proposte di realizzazione di nuovi termovalorizzatori vengono continuamente avanzate. Quello che SD contesta è l‟utilizzo dei fondi delle energie rinnovabili in contrasto con le direttive comunitarie, in Campania e ovunque: la truffa del CIP6 deve finire come si è cominciato a fare nell‟ultima legge finanziaria. Il rientro dai poteri commissariali in Campania deve riguardare anche le bonifiche assegnando le funzioni in tal senso alle province.

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C. Lo Sviluppo sostenibile

LA SCUOLA IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Elementi guida dal programma: - L‟autonomia scolastica non è solo un insieme di norme, ma esprime un sistema di valori ed una cultura; i suoi connotati essenziali (didattica, organizzativa, amministrativa, di ricerca e sviluppo) sono chiari, ma bisogna evitare da una parte che gli apparati amministrativi la neghino e dall‟altra che essa si risolva nel localismo e nell‟autoreferenzialità. - Obiettivo del programma di governo è portare tutti i ragazzi al conseguimento di un titolo di studio superiore; questo richiede un forte collegamento tra autonomie scolastiche, enti locali, associazionismo e volontariato. - Si devono valorizzare ed incentivare i percorsi di studio in discipline scientifiche e tecnologiche, facendo raddoppiare in un quinquennio il totale dei laureati in tali materie. - Per la scuola da 0 a 6 anni si vuole potenziare l‟offerta educativa, incrementando fortemente l'offerta quantitativa e l‟utenza degli asili nido entro la fine della legislatura. Per questo deve essere garantito più tempo scuola e vanno eliminate le riduzioni dell‟orario di tutti apportate dalla Moratti, per questo si punta alla valorizzazione del tempo pieno e del tempo prolungato. - Prioritario è l‟elevamento dell‟obbligo di istruzione gratuita fino a 16 anni (primo biennio della scuola superiore); tale biennio sarà da un lato interrelato con la scuola media ed avrà dall‟altro valenza orientativa rispetto ai percorsi successivi. - Lo stato di forte disagio in cui versa il mondo della Scuola deriva anche dal disconoscimento e dalla sottovalutazione della funzione e dell‟autorevolezza sociale degli insegnanti. Non sono possibili riforme senza che i destinatari ne siano anche protagonisti; bisogna riconquistarne la fiducia, ed occorre attivare politiche per valorizzare il loro lavoro, il loro ruolo e la loro formazione scientifica in una scuola concepita come comunità professionale, educativa, di apprendimento e di ricerca, e dove ogni soggetto partecipa ad un progetto condiviso.

L’obbligo scolastico è stato innalzato da 15 a 16 anni; sono stati stanziati 150 milioni per sostenere l‟obbligo d‟istruzione, anche se nella fase transitoria fino al 2009 permane il doppio canale regionale. Conseguentemente all‟allungamento dell‟obbligo scolastico anche l‟ingresso nel mondo del lavoro è stato alzato a 16 anni.

E‟ stato riformato l’esame di Stato: ammissione all‟esame dopo aver superato scrutinio finale e saldato i debiti formativi degli anni scolastici precedenti, ripristinate le commissioni d‟esame miste (metà commissari interni e metà esterni).

E‟ stato avviato il riordino dell’istruzione tecnica e professionale: riduzione del numero degli indirizzi e loro ammodernamento, verifica del monte ore annuale di lezioni sostenibili per gli allievi, riorganizzazione delle discipline d‟insegnamento per potenziare le attività di laboratorio, di stage e di tirocini, orientamento agli studi universitari e al recentemente istituito sistema dell‟istruzione e formazione tecnica superiore. Il sistema nazionale di istruzione tecnica superiore dovrà accordarsi con i percorsi di Istruzione e formazione superiore (Ifts) presenti nelle regioni. E‟ bastato che si dicesse con chiarezza che istruzione tecnica ed istruzione professionale fanno parte del sistema nazionale per far si che già da

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quest‟anno siano risalite le iscrizioni a questi indirizzi, paurosamente calate durante il quinquennio Moratti. 

Reintrodotta nella scuola primaria l’organizzazione del tempo pieno, con orario settimanale di quaranta ore (compreso il tempo per il pranzo); è stata avviata la definizione di un piano triennale per incrementare l‟offerta di classi a tempo pieno, garantire uguali condizioni su tutto il territorio, sostenere i disabili e integrare i minori immigrati.

Immissione in ruolo di 150.000 docenti precari con la finanziaria 2007, mantenendo le graduatorie ad esaurimento. Rimane purtroppo la logica di considerare la scuola come un costo e non come investimento, continuando ad operare tagli soprattutto dei docenti.

Varati i curricula nazionali per la scuola primaria e secondaria di I grado che superano i programmi Moratti.

Con la chiusura anticipata delle Camere restano in sospeso: - la riforma della scuola secondaria superiore, - la questione del reclutamento insegnanti, - l’emanazione di una legge sull’apprendimento permanente.

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C. Lo Sviluppo sostenibile

L’UNIVERSITA’ E LA RICERCA IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Occorre orientare le strategie di riforma verso: (…) - la promozione della qualità in tutti gli atenei, tramite una valutazione continua ed efficace, e lo sviluppo dell‟eccellenza nelle migliori esperienze in atto nel sistema università - enti di ricerca; ... - aumentare e qualificare decisamente la spesa per l‟università e per la ricerca, - dare spazio ai giovani nell‟università e nella ricerca; - aumentare il numero dei dottori e delle dottoresse di ricerca; … Per raggiungere questi obiettivi l‟Unione svilupperà diversi piani d‟azione: (…) - riforma della didattica universitaria; - le borse di studio dovranno essere garantite a tutti coloro che ne hanno diritto adeguando i finanziamenti alle medie europee; - garantire un costante flusso d‟immissione nelle università e negli enti di ricerca di giovani qualificati, varando immediatamente un piano pluriennale d‟assunzioni a tempo indeterminato; - incentivare le offerte universitarie di lauree di primo e secondo livello e di dottorati di ricerca di area scientificotecnologica; - sostenere la ricerca di base; - far nascere iniziative d‟eccellenza dalla rete dei migliori gruppi di ricerca e laboratori universitari e degli enti di ricerca; - promuovere azioni a favore della ricerca industriale; - la revisione dei criteri per il riconoscimento dei nuovi atenei; - la revisione dei criteri e delle metodologie dei finanziamenti ministeriali alle università (rendendoli più equi in relazione agli obiettivi di riequilibrio territoriale e di miglioramento degli standard qualitativi del sistema); - creare un‟Agenzia indipendente per la valutazione della ricerca, della didattica, delle funzioni di gestione delle istituzioni universitarie e di ricerca, dei docenti universitari e dei ricercatori degli enti di ricerca; - varare una legge di sistema per l‟autonomia universitaria in tutti i suoi aspetti; - la revisione, sulla base di un‟ampia consultazione di tutti i soggetti interessati, della forma di governo degli atenei che la renda più efficiente e più responsabile nel rispetto dei principi dell‟autonomia e della democrazia collegiale. Sul piano degli investimenti necessari al sistema università – enti di ricerca – ricerca industriale, occorre varare un piano d‟incremento, che comprenda anche le risorse umane, e che permetta di raggiungere, entro la fine della legislatura, l‟attuale media europea, pari al 2% del PIL.

Con il governo Prodi sono stati attuati significativi cambiamenti per l’università e per gli enti di ricerca, finalizzati a migliorare l’efficienza della produzione di ricerca del nostro paese. L’obiettivo del Ministro dell’università è stato quello di correggere gli elementi critici dell’attuale università italiana, così come è oggi dopo le modifiche apportate negli anni novanta con l’autonomia finanziaria (l. 537/1993), il decentramento dei concorsi (l. 210/1998) e la riforma degli ordinamenti didattici (dm. 509/1999). Complessivamente si può dire che i problemi più grossi dell’università italiana sono:  un sistema di governo con una tendenza, 85


 una modalità di remunerazione e di avanzamenti di carriera dei docenti che non compensa l’impegno e la qualità del lavoro prestato nella didattica e nella ricerca,  meccanismi concorsuali inefficienti che non sempre hanno premiato i migliori,  una composizione del corpo docente inadeguata con troppi professori ordinari e associati rispetto al numero dei ricercatori (un sistema a piramide rovesciata con 18.000 ordinari, altrettanti associati e soltanto 21.000 ricercatori, causato dal fatto che tutti gli atenei hanno preferito spendere risorse per garantire la progressione di carriera dei docenti piuttosto che assumere nuovi ricercatori). Anche per quanto riguarda la qualità dell’insegnamento e il diritto allo studio sono molti gli aspetti negativi, tra i cui maggiori si possono citare:  la proliferazione dei corsi di laurea triennale e specialistica,  la diffusione di sedi universitarie di modeste dimensioni, scarsamente dotate di strutture e di personale di ruolo incardinato nell’ateneo,  le università telematiche,  un rapporto docenti/studenti inadeguato e più basso che negli altri paesi avanzati,  scarsi servizi per il diritto allo studio (mense, alloggi, ecc.) messi a disposizione degli studenti fuori sede,  un numero di borse di studio insufficiente e di importo inadeguato. Anche guardando alle risorse impiegate finora si nota un’arretratezza dell’università italiana. Il nostro Paese si segnala, infatti, per un’incidenza della spesa per l’Università sul PIL ai valori minimi fra i paesi di area OCSE, con l’aggravante di un tasso di crescita fra il 2000 e il 2003 fra i più bassi in assoluto. Significativo è poi il dato economico del costo per studente: di soli 5.658 dollari contro la media UE 19 di 6.962, e una media OCSE di 8.093. Per il governo parte di questi problemi poteva essere risolta soltanto con interventi di medio-lungo termine di varia natura, quali una riforma dello stato giuridico dei docenti, l’individuazione di nuove forme di governance, l’avvio di una riflessione sui percorsi didattici mediante un sistema di valutazione, interventi nell’edilizia ed altri per il diritto allo studio. Nel breve periodo il governo ha ritenuto utilizzabile lo strumento finanziario per avere un riequilibrio delle voci di spesa e introdurre un’incentivazione degli atenei con migliori parametri e comportamenti di sana gestione. Università 

Con la finanziaria 2008 per l‟Università è stato istituito un fondo ripartito in 550 milioni di euro per ciascun anno 2008, 2009, 2010, concepito come aumento del Fondo di finanziamento ordinario per le Università (Ffo). Tale assegnazione sarà regolamentata da un Piano programmatico che il Ministro dell‟università deve emanare. Le finalità del Piano saranno: miglioramento della qualità e dell‟efficienza del sistema universitario; rafforzamento dell‟incentivazione di un uso appropriato ed efficace delle risorse, contenendo i costi di personale per aumentare le risorse per la ricerca e la didattica; riequilibrio finanziario tra gli atenei, in base a parametri vincolanti e valutazioni dei costi futuri (in caso di superamento del limite del 90% della spesa per il personale del FFO saranno previste disposizioni che vincoleranno le assunzioni di ruolo rispetto alle cessazioni); ridefinizione del vincolo dell‟indebitamento degli atenei; un sistema programmatorio degli interventi, composto di adeguati strumenti di verifica e monitoraggio, che condizioni erogazione delle maggiori risorse all‟adesione da parte degli atenei agli obiettivi del Piano. 86


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Con la finanziaria 2008 è stato aumentato l’assegno di dottorato di ricerca (sono stati stanziati 40 milioni di euro). Con la finanziaria 2008 il periodo di fuori ruolo dei docenti universitari è stato ridotto a due anni. E‟ stato emanato il nuovo regolamento per il reclutamento dei ricercatori (maggiore importanza alla qualità della produzione scientifica, commissione interna d‟ateneo per la prima selezione, valutazione esterna da parte di una commissione di revisori anonimi). Il provvedimento è molto importante perché rappresenta un cambiamento che incide nei meccanismi di potere baronale dei docenti; la Corte dei conti lo ha però bloccato, considerando improprio il percorso normativo seguito. Sulla questione dei concorsi va aggiunto che il decreto mille proroghe ha ripristinato per una sola tornata concorsuale la precedente legge Berlinguer (l. 210/1998) con la correzione apportata nel 2005 (concorso locale commissione per quattro quinti nazionale, un solo idoneo). A favore dei giovani ricercatori è stato anche lo stanziamento di 15 milioni per progetti nel campo medico. Circa la formazione universitaria, è stata avviata la revisione generale di tutti i corsi di laurea che dovrà adeguare e migliorare la qualità dei percorsi riducendo l‟eccesso di frammentazione. E‟ stata avviata anche la riforma del dottorato di ricerca per trasformalo in suola dottorale (verifica dell‟impegno dei docenti, verifica dell‟attività di ricerca della scuola, dei curricula e delle pubblicazioni). E‟ stata definita la creazione dell‟Agenzia per la valutazione dell’università e della ricerca (Anvur), con il ruolo di terzo ente che valuta i programmi di sviluppo e la performance degli atenei secondo canoni internazionalmente condivisi. Enti di ricerca

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Con la finanziaria 2008 sono stati finanziati diversi istituti di ricerca. E‟ stato avviato il riordino degli enti di ricerca, che prevede l‟autonomia scientifica degli enti, la valutazione dei risultati legata all‟aumento dei fondi, diritto ad eleggere i propri organi di governo.

Con la chiusura anticipata delle Camere restano in sospeso la riforma della governance degli atenei e il riordino dei concorsi per docenti di prima e seconda fascia.

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C. Lo Sviluppo sostenibile

LA CULTURA COME RISORSA IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA La considerazione base del programma è stata che cultura e le istituzioni culturali non hanno bisogno di un governo statico con finanziamenti a pioggia, ma di una governance dinamica che tenga conto del loro ruolo nello sviluppo del Paese. Il governo di centrodestra, a causa sia di interventi legislativi che della costante riduzione delle risorse pubbliche, ha aggravato tutti i problemi. Si riteneva urgente: - ristabilire il bilancio complessivo del Ministero per i beni e le attività culturali al livello previsto per il 2001; - riportare gli stanziamenti del Fondo Unico dello Spettacolo almeno al livello previsto per il 2001, garantendone la stabilità triennale; - stabilire l‟obiettivo dell‟1% del PIL di risorse pubbliche destinate alla cultura nel medio - lungo periodo; - aiutare la cultura con incentivi fiscali e tax shelter (scudo fiscale); - sostenere la domanda di prodotti culturali. Per la valorizzazione del patrimonio culturale nazionale i criteri a cui ispirare le nostre politiche erano: - il diritto-dovere delle comunità locali, regionali e nazionale a riconoscere, salvaguardare, usare correttamente e tramandare al futuro il patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale; - il coinvolgimento dell'Università nella tutela e valorizzazione del patrimonio; - l‟impiego delle nuove tecnologie e di abilità professionali elevate e certificate; - l‟apertura dei canali di formazione e di assunzione che consentano un adeguato ricambio generazionale; - il perseguimento dell‟obiettivo della tutela con vincoli e restauri, ma soprattutto tramite una conservazione preventiva e programmata da realizzare in modo continuativo sul territorio; - la compatibilità delle politiche economiche con uno sviluppo sostenibile; - sospensione della vendita di beni culturali pubblici prevista dal governo Berlusconi e ripristino del vaglio delle Soprintendenze secondo il regolamento Melandri del 2000.

Riforma del settore dell’editoria 

In base alla finanziaria 2007 i contributi sono corrisposti solo alle imprese radiofoniche che sono organi di partiti politici che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle Camere o due rappresentanti nel Parlamento europeo, nonché alle imprese radiofoniche private che hanno svolto attività di informazione di interesse generale; le emittenti radiofoniche locali legittimamente esercenti ricevono il 15% del totale dei contributi stanziati. il governo ha elaborato la propria proposta sull‟editoria che prevede: - limite di concentrazione (un editore non può superare il 20% della tiratura complessiva); tutti gli operatori devono iscriversi al registro dell‟Agcom; - si perdono le tariffe ridotte per spedizioni editoriali, ottenendo in cambio un credito d‟imposta di 160 milioni massimo; - difficile ottenere contributi come organi di partito, ma restano sussidi per coop, minoranze linguistiche, giornali italiani all‟estero, no-profit; - dal 2008 5 milioni di euro per la riqualificazione dei giornalisti; osservatorio sull‟occupazione nel settore; aumento dei contributi; 88


- per i libri lo sconto massimo ai consumatori non potrà superare il 15%. Numerosi interventi per la valorizzazione dei beni culturali Si possono ricordare:  20 milioni di euro per ciascun anno per il triennio 2007-2009 per il fondo per la produzione e la distribuzione cinematografica;  sostegno ad attività di produzione nel settore cinematografico (per i lungometraggi riconosciuti di interesse culturale, è stato concesso un contributo fino al 50 % del costo del film; per le opere prime e seconde, un contributo fino al 90 %; per i cortometraggi riconosciuti di interesse culturale, un contributo fino al 100 %);  79 milioni di euro per il 2007 e 87 milioni di euro annui a decorrere dal 2008 per interventi urgenti per la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici, progetti di gestione di modelli museali, archivistici e librari, progetti di tutela paesaggistica e archeologico-monumentale, manutenzione, restauro e valorizzazione di beni culturali e paesaggistici.

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C. Lo Sviluppo sostenibile

LA TUTELA DEI CONSUMATORI IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA Primo obiettivo deve essere la trasparenza, che si articola in: - sicurezza dei prodotti e attivazione di regole circa il ciclo produttivo e la circolazione; - informazione al consumatore perché sappia cosa acquista e a quali condizioni contrattuali ; una più severa normativa sull‟etichettatura dei prodotti; - vigilanza rispetto alla pubblicità ingannevole e/o seduttiva, persuasiva, occulta; - controllo sulle condizioni generali di contratto, con particolare attenzione per le clausole vessatorie o ambigue; - carta dei diritti dell‟utente dei servizi pubblici, distinguendo tra i diritti dell‟utente di servizi pubblici a carattere imprenditoriale e quelli dell‟utente di servizi a carattere sociale. Per questi ultimi, quali sanità e istruzione, la tutela va collegata anche ad incisive politiche di perequazione sociale; - diritto all‟accesso ai dati e ai documenti amministrativi e contestuale protezione della privacy della persona.

La tutela dei consumatori è strettamente legata ad una attenzione nuova alle misure in favore di una maggiore (e più equa) concorrenza, al fenomeno delle liberalizzazioni, della trasparenza e della semplificazione burocratica, nel solco dell’idea che questi siano fattori determinanti per la politica di rilancio dell’economia, con forti ricadute sulle “tasche” dei cittadini. Le “lenzuolate” dispiegate dal ministro Bersani hanno avuto, insieme al merito del coraggio, la pecca della confusione, ma di certo hanno scontato forti resistenze da parte delle categorie economiche e dei settori oggetto delle mini-rivoluzioni. Lo scarso sostegno da parte della maggioranza ha fatto il resto. Le “lenzuolate” hanno toccato molti ambiti della vita del cittadino, con diversi benefici, ma sui grandi settori, ad esempio i servizi pubblici, le autorità di regolazione, l’energia, i risultati sono mancati. Diverse misure hanno comportato problemi (e ostilità) applicativi, ad esempio la portabilità dei mutui, e anche i provvedimenti sulle tariffe, assicurative e bancarie in particolare, stentano ad avere risultati apprezzabili. I propositi sono stati buoni, i risultati alterni, anche se ci vorrà del tempo per valutarli con precisione: di certo si è inaugurato un percorso, ancora lungo da percorrere e abbastanza insidioso. LE MISURE AVVIATE 

Professioni: soppressione delle tariffe fisse o minime per le parcelle dei professionisti e possibilità di concordarle con il cliente, anche secondo il risultato ottenuto, possibilità per i liberi professionisti di farsi pubblicità e di aprire studi interprofessionali (architetti, avvocati, commercialisti).

Commercio: comunicazione unica per l‟avvio di un‟impresa (un solo giorno di “burocrazia”), soppressione delle regole sulla distanza minima tra esercizi commerciali; niente più divieti per le vendite promozionali; possibilità di vendita aperta a tutte le merci;

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vendita dei farmaci da banco nei negozi e nei supermercati, con libertà di applicare sconti; soppresso il principio ereditario per le farmacie. 

Auto: superamento del limite delle licenze per i taxi, previsione di turni giornalieri aggiuntivi, fissazione di tariffe fisse per determinati percorsi; soppresso l‟obbligo di rivolgersi al notaio per il passaggio di proprietà dei veicoli; possibilità, per gli agenti delle polizze RC Auto di gestire polizze di compagnie diverse, mantenimento della classe bonus malus per il secondo veicolo, libertà di disdire annualmente le polizze assicurative.

Banche: il cliente deve essere informato delle variazioni economiche del contratto; la chiusura del conto corrente non deve avere costi né penalità; divieto di clausole penali sull‟estinzione anticipata dei mutui immobiliari e semplificazione della cancellazione dell‟ipoteca; il trasferimento o la rinegoziazione di un mutuo non deve comportare spese aggiuntive né la perdita di eventuali benefici.

Prezzi: aboliti i costi di ricarica dei telefonini, il credito telefonico delle carte prepagate non ha più scadenza, libertà di cambiare gestore anche per la telefonia fissa; informazioni chiare ed in evidenza dei costi del carburante; abbattimento del maggior costo dell‟IVA: se il prezzo del petrolio dovesse aumentare di almeno due punti percentuali rispetto al valore indicato dal Governo, saranno ridotte le accise sui prodotti petroliferi al fine di compensare l‟aumento dell‟IVA; istituito il Garante per la sorveglianza dei prezzi, che dovrà monitorare l‟andamento e le eventuali anomalie dei prezzi; alle camere di commercio potranno essere segnalati andamenti anomali dei prezzi, che dovranno esse stesse verificare.

Trasporti: per la prima volta è stata introdotta la possibilità di detrarre, nella misura del 19%, il costo dell‟abbonamento ai trasporti pubblici, per un importo massimo di 250 euro; i comuni potranno prevedere linee di trasporto pubblico comunali ed intercomunali ulteriori, anche affidandole ai privati.

Tutele: - Per rifondere i risparmiatori che hanno subito i crack fraudolenti della Parmalat e dei Bond argentini è stato istituito un fondo specifico. - Introduzione dell’azione collettiva risarcitoria (class action), per tutelare gli interessi dei consumatori e per consentire il loro risarcimento nei rapporti con le imprese, facilitandolo anche per contenziosi di piccolo valore, oltre che per garantire gli imprenditori virtuosi dalla concorrenza sleale e da comportamenti scorretti da parte di altre imprese: si consente un‟azione giudiziale di gruppo, finora estranea al nostro ordinamento giudiziario, attivabile da associazioni di consumatori o utenti ai fini di risarcimento dei danni derivanti da diverse tipologie di illeciti contrattuali. - Tutele prestabilite e definizione delle pratiche sleali, false, ingannevoli, aggressive in vari settori (in particolare per gli investimenti azionari, vendita di prodotti finanziari): dlgs 146/2007.

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C. Lo Sviluppo sostenibile

AGRICOLTURA IL PROGRAMMA DEL CENTRO SINISTRA L‟agricoltura italiana, fondamento del made in Italy agroa-limentare apprezzato ed imitato in tutto il mondo, è tra le più ricche di diversità e tradizione ed è capace di produrre innovazione scientifica e tecnologica per vincere le sfide incerte e di nuova generazione. Consapevoli della complessità di un mercato globalizzato, è necessario affermare che il perseguimento dell‟apertura dei mercati e la lotta ad un protezionismo egoistico devono procedere assieme all‟affermazione di politiche che garantiscano la sostenibilità, la sicurezza alimentare dei consumatori, la sovranità alimentare, il ruolo ambientale dell‟agricoltura, il rispetto dei diritti dei lavoratori e la tutela della biodiversità. A questo proposito noi crediamo nella necessità di aprire spazi competitivi legati alla qualità, alla trasparenza dell‟etichettatura, alla tracciabilità ed al riconoscimento dell‟origine dei prodotti. In particolare, riteniamo necessario affrontare, in un qua-dro di federalismo efficace basato sul principio di sussidiarietà, alcune questioni centrali. Questione importante è quella del ruolo fondamentale che svolge l‟Europa nella costruzione dei nuovi equilibri, attraverso i negoziati internazionali e le politiche comuni. A questo proposito occorre: impedire che nelle prospettive finanziarie dell‟UE il bilancio comunitario venga ridotto rispetto a quanto garantito dalla Commissione Prodi: e‟ necessario confermare l‟importanza della Politica Agricola Comunitaria nel quadro delle strategie di Lisbona, anche attraverso un rinnovato protagonismo dell‟Italia; affermare che una corretta tutela della concorrenza risiede nella difesa dei marchi di denominazione di ori-gine (DOP e IGP) nei mercati extra Ue, nel rispetto delle regole comunitarie sulla sicurezza alimentare, sulle legislazioni sociali, sulla sostenibilità ambientale e sul benessere animale anche da parte dei prodotti importati dai paesi extra Ue e infine nell‟eliminazione dei sostegni comunitari alle esportazioni agricole e nella riduzione del protezionismo doganale nei confronti delle importazioni dei prodotti agricoli dai paesi in via di sviluppo”.

L’attività del Governo Prodi, nei meno di due anni di sua vita, si è caratterizzata, rispetto al programma presentato dall’Unione per una serie di aspetti e risultati postivi, ma anche di alcune incompiute, sia per oggettiva responsabilità, che per la caduta anticipata della Legislatura. Tra gli aspetti positivi si segnalano: 1. un‟attiva partecipazione alle discussioni ed ai negoziati in sede Ue che hanno positivamente connotato i risultati ottenuti in particolare nella riforma dell‟OCM ortofrutta; 2. un impegno preciso e tenace a spingere la Ue ad adottare l‟origine dei prodotti in etichetta. Va in questa direzione l‟attuazione della norma che riguarda l‟etichettatura dell‟olio sia per l‟origine della materia prima che della trasformazione. Si tratta di due decreti del Ministero delle Politiche agricole, il primo del 9/10 /2007 ed il secondo in corso di pubblicazione; 3. un attività sempre maggiore per contrastare i fenomeni di falsificazione e immissione sul mercato di prodotti che si pongono in contrasto sia con le norme igienico-sanitarie che le contraffazioni del Made in Italy attraverso la riorganizzazione della”Repressioni frodi” ed un maggior coordinamento tra tutti gli enti interessati; 4. l‟invarianza del peso fiscale verso l‟agricoltura (IRAP, ect) a fronte di una non facile congiuntura economica e delle esigenze di ripiano del Bilancio dello Stato; 92


5. una sostanziale tenuta delle risorse assegnate all‟agricoltura sia nella Finanziaria 2007 che in quella 2008; 6. la definitiva soluzione dell‟annoso contenzioso del debito del mondo agricolo verso l‟INPS con l‟accordo tra Banche e Società di cartolarizzazione; 7. la sottoscrizione e relativa inclusione della parte agricola nell‟intesa sul lavoro tradotta nei commi dal 55 al 66 della Legge 247/2007; 8. l‟avvio di azioni per il rafforzamento delle filiere agroalimentari attraverso il finanziamento dei “contratti di filiera”. Tra quelli incompiuti ci sembra opportuno segnalare: 1. la mancata attuazione dei Piani di settore; 2. una certa confusione e ritardi sul tema degli incentivi per l‟utilizzo delle materie agricole a favore dell‟agroenergia; 3. la mancata attuazione del credito d‟imposta per le imprese che certificavano i loro prodotti; 4. la piena attuazione delle delega in materia di agricoltura biologica.

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Skema