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arte e cultura

Il condottiero cartaginese Annibale, grande antagonista di Roma nella conquista del Sud Italia Affacciatasi nel Meridione fin dalla guerra contro Pirro (280-275 a.C.), combattuta prevalentemente in Lucania, Irpinia e Sicilia, Roma inizia di fatto ad avere un ruolo politico e militare nelle vicende dopo la prima metà del III secolo a.C., dopo la devastante campagna dell’esercito cartaginese guidato da Annibale durante la seconda guerra punica. Pur non avendo fondato centri urbani rilevanti (le grandi città del Bruzio sono quasi tutte di fondazione greca o brettia), i Romani influirono profondamente, con la loro gestione accorta del territorio agricolo e delle infrastrutture, sull’assetto dei paesaggi, lasciando tracce percepibili ancora oggi. Se i nuovi abitanti romani non modificarono sostanzialmente l’urbanistica delle città (del resto, le fondazioni greche d’Occidente erano indiscussi capolavori di progettazione, sulla scorta delle realizzazioni di Ippodamo di Mileto), essi agirono profondamente sulla sistemazione del paesaggio rurale, introducendo la villa rustica come modello razionale di gestione dei fondi agricoli. Le villae, disseminate a centinaia sul territorio, sono ancor oggi il segno che più facilmente si coglie della dominazione romana sul territorio calabro. Vere e proprie fattorie autosufficienti, organizzate per trasformare e stoccare al meglio i prodotti dei grandi fundi a cui facevano riferimento, le villae erano nuclei complessi, in cui gli edifici a carattere residenziale (pars urbana) si affiancavano agli impianti di lavorazione agricola (pars rustica); mentre gli appartamenti residenziali (destinati a ospitare il padrone – dominus – o il suo procuratore) erano improntati ai dettami

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la colonizzazione romana delle coste ioniche La presenza romana in Calabria ha lasciato, a ben guardare, tracce più profonde della stessa colonizzazione greca.

dell’edilizia urbana delle domus, spesso con notevoli concessioni al lusso, gli impianti agricoli (frantoi per la produzione dell’olio, torchi per l’uva, magazzini con cisterne interrate per la fermentazione del mosto, locali di stoccaggio delle granaglie e delle anfore vinarie...) erano realizzati all’insegna della massima funzionalità e solidità. Molte soluzioni costruttive (per esempio i palmenti per la pigiatura dell’uva o i torchi a vite) sono tuttora utilizzate nelle fattorie calabresi, praticamente immutate dopo più di duemila anni, a riprova della loro efficacia. In età repubblicana le villae apparivano come centri nevralgici di grandi distese di latifondo messe a coltura, e spesso erano situate nei pressi delle grandi vie di comunicazione, per consentire una rapida immissione dei prodotti agricoli nei mercati urbani. Proprio le vie di comunicazione, nella

fattispecie le strade, sono un altro importantissimo elemento di modifica del paesaggio introdotto dalla presenza romana nel Bruzio. Fino alla dominazione romana, le principali vie di comunicazione erano le due vie costiere (tirrenica e ionica) che univano i territori calabri alla Lucania e alla Campania, sfruttando la vocazione costiera dei centri di fondazione greca; le vie dell’interno, in territorio brettio, erano legate all’aspra orografia del Pollino, della Sila e delle Serre, e solo in un punto (l’istmo tra il golfo di Squillace e il golfo di Lamezia) l’attraversamento tra le due coste era relativamente agevole.

Scavi recenti hanno messo in luce i resti di una «villa» romana nei pressi di Casignana

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Moldova_in_Progres_Nr_4 Dicembre_Gennaio_2012  

Moldova în Progres este o revistă de economie, cultură şi societate din Republica Moldova. Editată în două limbi, revista are drept scop pro...

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