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Professore, l’Assessore regionale Bracco riferisce che “Lo Sposalizio della Vergine” essendo su tavola, non è trasportabile a Città di Castello… «Sono tutte balle, tutte cretinate: tutto si può muovere ed è la logica a suggerire questi avvincenti temporanei ritorni per far rivivere lo spirito del luogo e lo spirito del tempo, visto che è impensabile svuotare i musei e riportare le opere dove furono realizzate… ormai quel che Napoleone ha fatto è fatto…» Palazzo Vitelli a S.Egidio, acquisito dalla Fondazione Caricast, potrebbe valorizzare il carattere rinascimentale della città? «Meraviglioso, con affreschi di chiara influenza vasariana e difatti Prospero Fontana è il più toscano degli emiliani… la Fondazione locale del presidente Cesarotti ha agito per la cultura come fa quella di Perugia di Carlo Colaiacovo ed è già un fatto importante che il bene col suo immenso valore sia stato riconsegnato alla città poi io, più che un centro per l’arte contemporanea, ci vedrei un contenitore di arte antica anche perché possa divenire veicolo turistico…» Musei Burri, un’altra risorsa da promozionare in modo diverso? «Avevo con lui un rapporto bellissimo, forse per la particolarità dei nostri caratteri. La sua idea era perfetta: Città di Castello ha il museo più importante del mondo dedicato a un solo artista… so delle complicate vicende della Fondazione che sinora ha fatto più conservazione che promozione… certo ci vorrebbe una gestione amministrativa meno burocratica, più fantasiosa, come fanno gli americani; del resto il museo che funziona meglio in Italia è il privato Guggenheim di Venezia… e pensare che con Burri si potrebbe fare di tutto, magari ogni anno raffronti e accostamenti con i grandi del Novecento, da Mirò a Picasso, da Pollock a Rothko». Ci risiamo con il suo fastidio nei confronti dell’arte contemporanea? «Dicono che la odio ma non è vero, ha il vantaggio che si può scorrere veloci nei musei mentre sull’arte antica ci si deve soffermare sui particolari; certo Manzoni con la sua “Merda d’artista”, ogni vasetto della quale è quotato 400 mila €, dimostra che spesso l’arte contemporanea è merda… ma in realtà io odio le camarille dei critici che ammettono solo i loro entourage e così molti artisti d’oggi restano esclusi, destinati all’indifferenza…»

Se il Governo le chiedesse un piano per fare dei beni culturali un fattore di sviluppo economico? «Io ho pronto il progetto del ‘tesoro dell’economia’ cioè un ministero che si occupi proprio di ciò specificatamente,ci vogliono soldi certo ma non si possono lesinare fondi alla bellezza; in Italia c’è tanta arte, anche troppa, ma se non si valorizza è come se non esistesse sul piano del ritorno economico…» Lei vorrebbe musei più vivi… «Aperti al mattino per gli studenti e i turisti prenotati e poi in grado di divenire luoghi di vita dove si mangia e ci s’intrattiene dalle sei del pomeriggio sino a notte fonda e così si finanzierebbero pure…» Lei è la prova provata che la comunicazione aiuta la cultura… «Prova provata e mortificata: tv e giornali hanno parlato di Salemi quando ne ero sindaco come mai era accaduto… lì hanno sciolto il consiglio comunale per collusione mafiosa e poi si è scoperto che il promotore dello scioglimento è indagato per affiliazione alla n’drangheta!» Proprio mentre si apre a Firenze la grande mostra su Rosso Fiorentino e Pontormo lei da “Sereno variabile” ha lanciato un appello per venire ad ammirare il Rosso del Museo del Duomo… «Lo ribadisco: per vedere questo assoluto capolavoro insieme a tutti quelli che possiede questa bellissima città bisogna venirci…» Altrimenti? «Siete CAPRE!»

Vittorio Sgarbi Nato a Ferrara l’8 maggio 1952. Laureato in filosofia con specializzazione in storia dell’arte presso l’Università di Bologna. È funzionario, storico dell’arte, direttore coordinatore assegnato alla Soprintendenza ai beni artistici e storici di Venezia. Saggista e conduttore televisivo. 89

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The Mag 9  

Indagare il senso della bellezza è impresa ardua, inavvicinabile e potrebbe condurre dritti dritti ad un errore di valutazione. Diciamo dunq...

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