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Da Città di Castello a Milano con l'idea di fare la giornalista, poi la moda... raccontaci dei tuoi esordi. «Quando sono partita da Città di Castello volevo scrivere, dove e come, non lo sapevo ancora. Dopo la laurea in lettere moderne e un master in comunicazione ho pensato più di una volta che avrei dovuto scegliere qualcosa di più sicuro. Senza santi in paradiso ho preso parecchie porte in faccia, svolto lavori sottopagati, accettato mansioni noiose, come spesso accade durante la gavetta. Però sono stata molto determinata e ho avuto quella che a posteriori considero una grande fortuna: sono entrata nella rete quando internet muoveva i primi passi. Ero giovane e visionaria quanto bastava per prendere in mano una delle prime e più importanti redazioni web. Era il 1999. Da quel momento sono stata una storyteller, ho creato e condiviso in rete contenuti, video, audio o parole scritte». Da dove nasce la tua passione per la moda? «La moda è una passione, un grande amore totalizzante. Io vengo da una famiglia di insegnanti, tanti classici, discussioni di politica a tavola e per fortuna le riviste di moda che mia madre comprava in grande quantità. Erano una finestra sul mondo nelle lunghe giornate di provincia. Quel sogno che mi portava via ogni volta che aprivo Anna, Cosmo, Moda. Era lì che volevo stare: abiti da favola, donne bellissime e, immaginavo, una vita da globe trotter. Dal punto di vista professionale è stata una fortuita casualità, mi sono trovata al posto giusto nel momento giusto: ho sostituito una giornalista a Fashion Tv come inviata dalle passerelle milanesi. E ci ho preso gusto. Così mi sono presentata al corriere.it, che all’epoca non aveva un’inviata sulla moda e ho proposto di farmi provare a realizzare dei report. È andata bene ed ho continuato a collaborare con loro per quasi 11 anni». Nella tua professione moda e tecnologia vanno a braccetto: come lavora una fashion blogger? «Il termine fashion blogger è molto ambiguo e racchiude l’intrinseca suggestione di ragazzine svampite che si fotografano con capi più o meno belli, più o meno adatti, alternando selfie a post su Instagram. Preferisco mi si definisca blogger: in realtà non ho fatto altro che portare il mio desiderio di raccontare su una piattaforma diversa, dove esprimere un punto di vista non solo è lecito, ma dovuto». Qual è la tua giornata tipo? «Lavoro sempre, se per lavoro intendiamo cercare notizie, aggiornarsi, frequentare community online. Ma faccio una professione che amo e spesso la distinzione tra lavoro e piacere è labile. Sto moltissimo

tempo connessa per cercare notizie che siano interessanti per chi segue il mio blog. Partecipo a eventi e presentazioni, incontro persone e trovo delle storie da raccontare. Immaginatevi il lavoro di un reporter che deve anche avere molta dimestichezza con la tecnologia. Non ho una giornata tipo, anche perché i progetti sono sempre in divenire e bloggare non è l’unica cosa che faccio. Comunque d’abitudine la prima cosa che faccio è colazione con i miei cari con tutta la tecnologia rigorosamente spenta. Poi controllo le mails e se non ci sono sfilate o presentazioni mi metto a scrivere». Sei fondatrice di FashionCamp, ce ne parli? «FashionCamp: l’evento dedicato al fashion e nuove tecnologie ha compiuto 4 anni e quest’anno, con una edizione ridotta, sarà ospitato all’interno della Blogfest a

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The Mag 9  

Indagare il senso della bellezza è impresa ardua, inavvicinabile e potrebbe condurre dritti dritti ad un errore di valutazione. Diciamo dunq...

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