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FRANCESCO MOTTA «QUELLO CHE CONTA È ANDARE A TEMPO» di Sonia Pulcinelli - foto Erica Andreini

Chitarra, parole, canzoni e qualche sigaretta: il cantautore si è raccontato in «Sei pezzi facili» «Sei pezzi facili che, in realtà, non sono facili per niente!», esordisce Francesco Motta sul palco dell'Ex Scuola Luca Pacioli a Sansepolcro, pronto per iniziare la cover de “L’isola che non c’è” di Edoardo Bennato. Un pezzo fondamentale per la sua carriera artistica e che, inoltre, è stato quello che lo ha fatto innamorare delle note, delle melodie e dei testi. Sotto il ciuffo scuro

e arricciato, tra una sigaretta e l'altra («Dà fastidio se fumo?») si nasconde l’esile figura del polistrumentista pisano che ha deciso di vivere la vita in nome di una sola amante: la musica. «Ho avuto la fortuna di avere un pianoforte in casa», dice Motta parlando di come sia nata questa grande passione che lo ha portato, nel 2006, a fondare il suo primo gruppo, i Criminal Jokers.

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