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HO SCRITTO UN LIBRO

BOCCADARIDE UN EROE DELLA SOLITUDINE NEL PRIMO ROMANZO DI MARCO MILLI di Sara Scarabottini

A Marco Milli piacciono le persone: sono loro la molla della sua scrittura. Può sembrare un assunto troppo perentorio per una recensione. Ipoteca indebitamente il suo futuro letterario ma strappare vite e facce all’oblio o all’indistinto, giunto alla quarta pubblicazione e al primo romanzo, emerge come il filo rosso del suo appassionato raccontare. Dopo aver disegnato i tratti, come sul carboncino che lo ritrae in copertina, del partigiano libertario Samuele Panichi, aver restituito fisionomia umana a chi, come il Galletto di Serramaggio, era divenuto una caricatura, Marco Milli in “Boccadaride”, per la casa editrice Sensibili alle Foglie, fa giustizia di un’esistenza anonima senza sottrarla all’anonimato. “Boccadaride” parla di una persona di cui l’autore non pronuncerà neanche una volta il nome. Potremmo essere indotti a pensare che si tratti di uno degli espedienti letterari che Marco Milli usa con sapienza (ad esempio, la cornice impalpabile che avvolge la trama) ma in realtà non gridarne l’identità è stato l’unico modo per parlare della parabola del suo protagonista, senza farne un’attrazione da gossip di provincia. Di materia per far parlare la gente su “Boccadaride” ce ne è molta: agnizioni da commedia plautina ma in salsa drammatica, panorami mozzafiato sulla collina appenninica, sradicamenti repentini e senza

riscatto, morti precoci e una tardiva scoperta dell’omosessualità fanno del nostro ormai familiare sconosciuto l’amico un po’ sfortunato che fin dalle prime pagine vorremmo aiutare e che seguiamo incapaci di cambiare il suo destino tragico. Sarebbe un peccato anticipare i dettagli una storia che cavalca tra l’Umbria e Roma come un romanzo di formazione fino alla maturità, per poi diventare il diario intimo e straordinariamente coinvolgente di un lungo addio alla vita. “Boccadaride” chiamiamolo così - non è un buontempone: incline ad una certa malinconia, convive con molti irrisolti, verso la madre, verso il padre, verso il suo stesso orientamento sessuale e sembra spesso indifferente ad ognuno di questi nodi che, sciogliendosi, potrebbero invece regalargli quel po’ di felicità a cui tutti aspiriamo. Marco Milli nel tratteggiare questo affresco biografico non cede alla tentazione di scioglierli per lui, nonostante il processo di identificazione sia, nella scrittura, forte e riuscito. Dopo l’eroe partigiano, dopo l’eroe della malagiustizia, ecco “Boccadaride” l’ultimo eroe uscito dalla penna di Marco Milli: eroe di una solitudine irriducibile e così autentica da sembrare uguale a quella che almeno una volta ognuno di noi - senza confessarselo o cercando di scapparne il più lontano possibile - ha provato.

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Estate è quando non riesco a smettere di meravigliarmi di fronte a un campo di grano dorato, alle distese di girasoli, al verde ridondante d...

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