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di lavoro in un multinazionale farmaceutica tedesca, la Fresenius Kabi, che da Francoforte mi ha spostato ad Hong Kong. Faccio parte di un programma di training per giovani professionisti che si focalizza sullo sviluppo di talenti nel settore del controllo qualità per l´industria farmaceutica. Ogni sei mesi mi spostano in nuova città». Torniamo a noi: sei all'estero... «Dal 2009. Da quel momento in poi mi è scattato qualcosa. Volevo conoscere qualcosa al di fuori del Belpaese, imparare bene nuove lingue e mettermi in gioco fuori. Quindi ecco l'opportunità, voluta fortemente, di partire per Houston dove mi davano la possibilità di conseguire il titolo di studio in un'università cinese e vivere così tra Pechino e gli USA. Insomma, senza pensarci troppo ho fatto le valigie e sono andata». Stai conquistando l'Asia... com'è viverci? «Ma guarda, Hong Kong è un posto incredibile, pieno di vita. Nonostante sia arrivata qui senza conoscere nessuno non mi sono mai sentita sola. La città è un vero e proprio melting-pot culturale, per non parlare delle innumerevoli attività culturali e ricreative. Per me poi che sono una fanatica dello sport esiste un abbonamento che ti permette di andare in tutte le palestre della città».

È come se fossi al centro di un immenso continente. «Infatti un altro punto forte di Hong Kong è la posizione geografica. Si trova in una zona nevralgica del sud-est asiatico e ha un aeroporto con decine di voli giornalieri molto economici. Pensa, ho trascorso il compleanno in Malesia, Pasqua in Vietnam e Cambogia. Però lasciamo stare il rumore, il traffico e l'inquinamento. Da paura». Quanti viaggi! Ma se ti dicessero «Laura c'è un'occasione per te in Italia». Cosa faresti? «Ovviamente in Italia si vive molto bene, mi manca il calore e il contatto fisico che trasmettiamo noi anche se qui sono molto educati e cortesi, mi manca il mio forno dove cucinare, un ottimo spritz a buon prezzo; la qualità della vita e la bellezza dei luoghi sono secondo me imparagonabili. Ma qualcosa deve cambiare per invogliare i professionisti a tornare o a non partire. Purtroppo non si tratta solo di lavoro in sé, sono sicura di poter trovare lo stesso lavoro in una delle grandi città italiane. Ottenessi una offerta con gli stessi privilegi che ho ora, mi trasferirei in Italia domani stesso. Ma per ora purtroppo non vedo la possibilità».

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The mag27 issuue  

Addio, o forse basta un ciao. La decisione è una: partire, poi si vedrà. Casomai si torna a casa. Anzi no. Cresce di anno in anno il numero...

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