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così fino al brano finale della prima parte del live con “Ragazzina”. Le luci si spengono e dietro al palco dei led bianchi vanno a comporre la scritta “non muovetevi relax”. Qualche minuto di pausa e si riparte con i grandi classici del repertorio Baustelle. A cominciare da “Charlie fa surf”. L'arrangiamento non rende giustizia al primo singolo del disco “Amen” che esce sgangherato e con la batteria che spesso va a sbattere con le ritmiche di basso e chitarre. Peccato. Ci si riprende con “Bruci la città”, la canzone che Bianconi ha scritto per Irene Grandi e che è stata riproposta in una versione acustica intesa ed emozionante. Il resto è accademia del ricordo con “Un romantico a Milano”, la gustosissima “Gomma” e poi “La canzone del parco”, “L'aeroplano”, “La moda del lento”, il

gioiellino di inizio carriera, ovvero “La canzone del riformatorio”, “La guerra è finita” dal fortunatissimo “La malavita” e poi i due bis, “Il futuro” e “Le rane”. Alla fine grandi applausi, autografi per tutti e la sensazione di aver assistito ad un bel concerto nonostante qualche intoppo. L'amalgama arriverà solo tra qualche data e concerti come quello di Foligno servono anche a questo. Meglio la prima parte del live. Il nuovo disco dal vivo si fa apprezzare, così come il ritorno al pop-rock degli inizi che si era perso nelle ultime due prove in studio. I Baustelle confermano tutto il loro talento e le loro imperfezioni che ce li fanno amare ancora di più. Potevano essere una meteora nella musica italiana e invece negli anni hanno confermato di essere una preziosa certezza.

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The mag27 issuue  

Addio, o forse basta un ciao. La decisione è una: partire, poi si vedrà. Casomai si torna a casa. Anzi no. Cresce di anno in anno il numero...

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