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Molto amore, poca violenza e un concerto buono per metà. A oltre vent'anni dalla loro formazione, i Baustelle sono diventati questo: un gruppo di (ex) ragazzi che hanno smesso (in parte) i panni di sofisticati bohémienne per infilare quelli un po' più stretti e

rigidi della maturità artistica e anagrafica. Il concerto andato in scena all'Auditorium San Domenico di Foligno, ovvero la data zero del loro tour, è stato questo: lo specchio della nuova vita di Francesco Bianconi, Rachele Bastrenghi e Claudio Brasini. E che immagine abbiamo visto riflessa sul palco? Quella di un gruppo sicuramente consapevole del proprio potenziale, alla ricerca di un nuovo equilibrio e che non si formalizza troppo di fronte alle sbavature

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che ad inizio tournée ci possono stare. Sgombriamo il campo alle facili adulazioni: la dimensione live dei Baustelle non è sicuramente la loro incarnazione migliore, anche se a Foligno si sono viste e sentite cose buone. A voler essere estremamente sintetici si potrebbe dire che la prima metà del concerto, quella in cui il gruppo ha proposto interamente l'ultimo disco “L'amore e la violenza”, è stata ben suonata nonostante il “tiro” dei nuovi pezzi dal vivo non sia eccezionale. La seconda metà, invece, quella farcita dei pezzi più conosciuti, è stata più coinvolgente ma suonata maluccio. Ripetiamo, ci sta ad inizio del tour. Attendiamo qualche data di rodaggio per capire veramente come stanno le cose. Torniamo al punto di partenza. Chi sono i Baustelle nel 2017? Lo dice lo stesso Bianconi dopo qualche pezzo: “Mi ero promesso di non scrivere mai una canzone di Natale e una canzone per un figlio. Bene, la prossima canzone è entrambe le cose”. E questo dice molto. Ma il gruppo toscano non dimentica le proprie origini e poco dopo, in un siparietto tra un pezzo e l'altro, sempre il frontman se ne esce con un'affermazione che è un manifesto: “Siamo troppo snob? Siamo troppo pessimisti? In effetti un po' lo siamo”. E va benissimo così, visto che all'Auditorium non c'è un posto libero e sono tutti lì a cantare ogni singolo pezzo. Uno spettacolo nello spettacolo. Il palco allestito sembra un salotto vintage pieno di tastiere e sintetizzatori. Il suono che esce è pieno e arricchito dall'elettronica che rende più rotondo il muro del suono del gruppo. Il concerto si apre con “Love”, l'intro dell'ultimo disco e poi scivolano via “il Vangelo di Giovanni”, “Amanda Lear”, “Betty” ed “Eurofestival”. Si cambia registro e arrivano “Basso e batteria”, “La musica sinfonica”, “Lepidottera” e via

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The mag27 issuue  

Addio, o forse basta un ciao. La decisione è una: partire, poi si vedrà. Casomai si torna a casa. Anzi no. Cresce di anno in anno il numero...

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