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A casa tutto bene? Sì. Soprattutto a casa di Dario Brunori, ovvero il signor Brunori Sas. Il cantautore cosentino è tornato in Umbria, dopo un paio d’anni d’assenza, con un disco nuovo e un live che ha portato in scena all’Afterlife di Perugia. Tappa sold out, atmosfera da rimpatriata hipster e canzoni da cantare tutti insieme: questa la sintesi dell’appuntamento perugino. Ma a noi le sintesi non bastano ed ecco cosa è successo al concerto di Dario e, soprattutto, cosa è cambiato in questi ultimi due anni di silenzio.

hipster. E così, una dopo l’altra, scorrono via le canzoni dell’ultimo disco, da “L’uomo nero” a “Canzone contro la paura”, poi “Lamezia Milano”, “Colpo di pistola” e “La vita liquida”. I pezzi nuovi vanno forte anche dal vivo e ogni ritornello diventa un coro grazie ai tantissimi fan che gli hanno regalato l’ennesimo sold out (meritato) della sua fortunata carriera. Darione si diverte con il pubblico, chiede l’età ad una ragazza, lei risponde “21 anni” e lui ci scherza su: “Se a questa età ascolti Brunori Sas è una tragedia!”.

Lo avevamo lasciato al Teatro Morlacchi in una versione intima e raccolta e lo ritroviamo più rock che mai, frizzante e pieno di energia. In questi due anni, a quanto pare, le pile sono state ricaricate alla grande e questo si capiva anche dall’ascolto dell’album appena uscito, “A casa tutto bene”. Con tutta probabilità il disco migliore della produzione targata Brunori Sas, ricco di spunti, testi sempre intelligenti e venati di malinconica ironia. Un marchio di fabbrica su cui Dario, o “Darione” per gli amici, ha costruito un brand e una solida reputazione. Chitarra in mano, occhiali e grandi sorrisi: è “La verità”, singolo apripista dell’album, il primo brano suonato all’Afterlife. Partenza forte, mani alzate e occhi tutti puntati su di lui. Sul palco Dario ha la camicia bianca d’ordinanza, gli occhiali e l’inconfondibile barba.

«Facciamo un bell’urlo liberatorio, mandiamo via le tossine! Ooohhh!», grida Brunori a metà della sua esibizione. Subito dopo arrivano i brani più conosciuti del suo repertorio, da “Come stai” a “Fra milioni di stelle” passando per “Lei, lui, Firenze”. E poi “Arrivederci tristezza”, la dolcissima “Una domenica notte”, e via così fino a “Rosa” che chiude il concerto prima dei bis.

Sempre più brizzolata, sempre più lunga. Che fa molto indie, che fa molto

Buio, ma solo per qualche minuto. I bis sono tre. Si inizia con la famosissima “Guardia ‘82” che viene eseguita in una versione lenta e praticamente acustica e poi spazio a “Kurt Cobain” e gran finale con “Secondo me”. Un’ora e tre quarti di concerto e grandi applausi. Bentornato Brunori!

Dietro al palco ci sono delle luci a led che ogni tanto passano i testi dei brani, altre volte servono a cambiare mood da brano a brano. Sul palco, insieme a Dario, la sua band storica: Simona Marrazzo (synth), Dario Della Rossa (pianoforte), Stefano Amato (basso, violoncello), Mirko Onofrio (fiati), Massimo Palermo (batteria) e la “perugina” d’adozione, Lucia Sagretti (violino).

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The mag27 issuue  

Addio, o forse basta un ciao. La decisione è una: partire, poi si vedrà. Casomai si torna a casa. Anzi no. Cresce di anno in anno il numero...

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